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WebLog
 
Di Max Da Via' (del 21/06/2017 @ 07:36:32, in Brand, linkato 259 volte)

Quali sono i brand che influenzano di più i consumatori nel nostro Paese? Che differenze ci sono se si confrontano le due generazioni Millennials (21-35 anni) e Boomers (53-71 anni)?
Risponde l'indagine annuale di Ipsos Italia, che ha analizzato il tema dell’influenza attraverso un indice che considera numerosi parametri, dall’engagement alla credibilità.

A livello nazionale, i brand più influenti sono questi:

Il primato assoluto è del mondo tech e di coloro che hanno cambiato il nostro modo di informarci, di comunicare, di condividere la nostra quotidianità e di fare acquisti. A fare da eccezione come esponente dell'alimentare è il marchio numero uno di Ferrero.

Nutella non è solo una crema spalmabile, è una compagna di vita, quasi un membro della famiglia cresciuto con noi e nelle case di tutti a prescindere dalle generazioni - Daniele Destefanis, senior brand manager di Nutella

Tra le new entry nel ranking 2017 c'è Mastercard, che “è riuscita ad avvicinarsi sempre di più alle abitudini e allo stile di vita dei consumatori, creando una relazione e dando l’opportunità di vivere esperienze esclusive anche grazie all’apporto dell’innovazione digitale. Una vittoria di prossimità”, spiega Silvia Brugnara di Mastercard.

Riconferma invece per Facebook, che resta al vertice grazie “a una capacità di innovazione costante, che è il nostro valore numero uno”,  sottolinea Sylvain Querne, head of marketing di Facebook: “Segue in seconda posizione la fiducia, ovvero la promessa al consumatore di poter scegliere con chi condividere le informazioni”.

Millennials e Boomers: due target diversi

Gli asset che determinano l’influenza di un brand variano e pesano diversamente se guardiamo ai due target Millennial e Boomer. La fiducia, ad esempio, è un asset fondamentale per ambo le generazioni (rispettivamente 71% e 73% della rilevanza), ma per i Boomers è il driver principale.

Il Boomer premia di più il valore del brand, la solidità che affonda le radici nella tradizione italiana (Parmigiano Reggiano, Coop, ma anche Lavazza e Mutti), mentre al Millennials del marchio attrae maggiormente l’orientamento all’innovazione (Ryanair), ma anche la capacità di coinvolgere emotivamente e fare tendenza (Campari, H&M).

“Abbiamo risposto all’esigenza di connessione dei Millennials materializzandola nella dimensione fisica”, sottolinea John F. Alborante, Sales & Marketing Manager Ryanair Italy. Vediamo allora nel dettaglio la top 10 dei marchi più influenti su base generazionale.

Come emerge dal confronto, ci sono marchi come WhatsApp che riescono a posizionarsi contemporaneamente vicino a Millennials e Boomers grazie alla loro forza trasversale. La ricerca evidenzia inoltre che a questi si aggiungono anche Nike, Booking e Huawei.

Come spiega Valeria Raffa di Cabiria, “uno degli asset principali dei marchi di maggiore successo è l’identità visiva. Sembrerà banale, ma un brand che non riconosciamo non esiste. Lo swoosh di Nike non a caso è l’antesignano dei pittogrammi, vero e proprio simbolo iconico cross-generazionale”.

Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 20/06/2017 @ 07:22:18, in Advertising, linkato 169 volte)

I risultati emersi della survey annuale di Ogilvy Media Influence condotta a livello globale su un campione di oltre 250 giornalisti e redattori, hanno identificato Facebook come il gatekeeper principale per le notizie, superando i canali media tradizionali e, in modo significativo, tutti gli altri social/piattaforme digitali come Google e Twitter. L’unica discordanza è stata rilevata nei risultati tra EMEA e Asia Pacific. Condotta dai membri del team di Ogilvy Media Influence in 22 uffici in tutto il Nord America, nelle aree EMEA e Asia Pacific, la survey ha rivelato anche che la stampa si sta adattando con successo al mondo digital, in tutte le aree geografiche.

“La nostra survey dimostra che l’innovazione tecnologica e dei media digitali sta cambiando il modo attraverso cui attingiamo alle notizie – ha dichiarato Jennifer Risi, worldwide chief communications officer di Ogilvy -. Al giorno d’oggi, quando gli utenti entrano su Facebook sono esposti a fonti di informazione tradizionali come il Wall Street Journal, che probabilmente non avrebbero letto. Adesso più che mai i brand hanno l’opportunità di raggiungere un pubblico più ampio direttamente dove vive e lavora”.

Digital storytelling e mobile

La survey di Ogilvy Media Influence ha anche rivelato che il digital storytelling e i dispositivi mobile risultano essere driver per la crescita. La maggior parte dei giornalisti (34%) ritiene che le piattaforme digitali – come i video in diretta e i podcast – rappresentino le più importanti opportunità di crescita per gli organi di informazione per reinventare un nuovo modello dell’industria dei media.

Altri risultati chiave di Ogilvy Media Influence
  • Facebook è il gatekeeper numero uno per le notizie (37%), superando i canali media tradizionali (33%) e, in modo significativo, gli altri social network/piattaforme digitali come Google (15%) e Twitter (4%). Tuttavia, a livello regionale, si notano differenze tra EMEA (60%) e Asia-Pacific (22%).
  • In sintesi, la stampa (41%) è considerata il media che si sta adattando con più successo al mondo digitale, con lievi differenze tra regione e regione. Nord America (40%), Asia Pafic (42%) ed EMEA (30%).
  • In tutto il mondo i giornalisti considerano lo smartphone e/o i dispositivi mobile (28%) come un modo per ripensare la diffusione delle notizie nell’era mobile. Altre tecnologie promettenti, come la realtà virtuale (8%) e l’intelligenza artificiale (7%), devono ancora trovare il favore dei media.
  • Il mix di earned media (40%), social media (26%) e influencer engagement (14%) è l’approccio più efficace per promuovere la reputazione e l’influenza del brand in tutte le aree geografiche.

Via DailyOnline
 
Di Max Da Via' (del 16/06/2017 @ 07:18:54, in Pubblicità, linkato 254 volte)

Dopo anni di contrazione il mercato dei media (pay e advertising) ha chiuso il 2016 in crescita, raggiungendo quota 15,8 miliardi di euro. In questo contesto, ad assorbire sempre più investimenti è internet, che dopo la televisione (50%), occupa la seconda posizione tra i mezzi pubblicitari italiani con una quota del 30%.

Questi alcuni dei risultati presentati dall'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, che nel 2017 per il mercato prevede una crescita con tasso analogo a quello del 2016. "Siamo al giro di boa per il mercato della pubblicità online. Da quattro anni è ormai il secondo mezzo in Italia, ma proprio perché i numeri in gioco iniziano a essere significativi, è ora chiamato ad affrontare alcune prove per dimostrare la propria efficacia e il proprio impatto sugli obiettivi di business delle aziende", sottolinea il responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuliano Noci.

Ma vediamo nel dettaglio alcune tendenze:

  1. Video al traino
    All’interno della display advertising, il video advertising nel 2016 ha superato ampiamente i 500 milioni di euro, grazie in particolare alla crescita della raccolta pubblicitaria da parte degli Ott, ma anche dei principali broadcaster. La componente video pesa già il 22% del totale internet advertising e rappresenta il formato che nell’ultimo anno è cresciuto di più in valore assoluto. Nel 2017 si prevede un’ulteriore crescita intorno al 35%, che la porterà a rappresentare oltre un quarto del totale internet grazie non solo alla raccolta all’interno delle piattaforme di social network, ma anche alla crescita di molti altri player e alla diffusione di nuovi formati out-stream a fianco di quelli in-stream.
  2. Boom del native
    Il comparto con la maggiore crescita percentuale (+76%) è rappresentato dal native (ossia gli elementi testuali/grafici/video all’interno di widget di raccomandazione, di flussi di news o di pagine di navigazione) che raggiunge nel 2016 i 30 milioni di euro grazie alla capacità di superare gli ad blocker e alle potenzialità di questi formati in termini di minor invasività e maggior engagement verso i consumatori. Bene anche il formato dei classified, che vale quasi 200 milioni grazie alla crescita dei nuovi portali verticali di annunci e che sarà sempre più importante in futuro.
  3. Il mobile pesa di più, ma ancora meno del pc
    La raccolta pubblicitaria in larga parte avviene ancora su pc, con un peso pari al 65% del totale. Lo smartphone raggiunge un valore di 706 milioni di euro, in crescita del 54% rispetto al 2015 e con un peso pari al 30% dell’internet advertising complessivo (era il 21% lo scorso anno); nel 2017 potrebbe crescere ancora oltre il 30%, arrivando vicino al miliardo di euro di raccolta. Nel 2016, come lo scorso anno, lo smartphone è il device che ha il peso maggiore sulla crescita complessiva del mercato, compensando più che a sufficienza il calo su desktop. Con il tablet (solo app) che rimane marginale (5% del mercato pubblicitario online seppur in crescita del 36%), i canali mobile raccolgono quindi oltre un terzo del mercato digital advertising.
  4. Il programmatic si farà strada
    Il mercato del programmatic advertising in Italia a fine 2016 vale 315 milioni di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2015. L’incidenza sul totale display advertising è passata dal 19% al 23%, mentre il peso sul totale internet advertising dall’11% al 13%.
    Si stima che nel 2017 la categoria possa crescere intorno al 25%, arrivando complessivamente a un valore di 400 milioni di euro, con peso sul totale display superiore al 25% e sul totale internet advertising superiore al 15%.
  5. La vendita di servizi online cresce, ma è ancora limitata
    Il mercato complessivo delle vendite di contenuti media (pay tv, stampa e internet media) nel 2016 vale poco più di 8 miliardi di euro, in leggera crescita (+2%) rispetto al 2015. La componente derivante da internet si assesta a circa 160 milioni di euro (+42% rispetto al 2015). La market share dell’online rispetto alla vendita complessiva di contenuti media rimane quindi marginale, pari a circa il 2% dell’intero mercato. Oltre metà (55%) della componente internet fa riferimento alla spesa dei consumatori per i contenuti video online (in Svod, abbonamenti di contenuti Video On Demand) in crescita del 69%; il resto è suddiviso quasi equamente tra i ricavi legati alle news (il 23% del mercato), in crescita del 3%, e i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (22%), in crescita del 40%.
Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 15/06/2017 @ 07:31:26, in Internet, linkato 255 volte)

La total digital audience rilevata da Audiweb ad aprile ha raggiunto 30,4 milioni di italiani dai 2 anni in su, collegati almeno una volta dai device rilevati (PC e mobile – smartphone e tablet), complessivamente, per circa 2 giorni e 8 ore (56 ore e 24 minuti). Nel giorno medio sono stati 23,7 milioni gli italiani che hanno navigato dai device rilevati (PC e mobile – smartphone e tablet -, al netto delle sovrapposizioni tra i device), collegandosi in media per 2 ore e 25 minuti. Più in dettaglio, nel giorno medio sono stati 10,2 milioni gli italiani (+2 anni) che hanno navigato da un computer desktop e 21,2 milioni (18-74 anni) da mobile (smartphone e/o tablet), con 13,5 milioni di 18-74enni che hanno navigato esclusivamente da mobile.

Il profilo degli utenti

Dai dati sul profilo degli utenti online nel giorno medio risulta quanto sia molto diffuso l’uso abituale di internet tra i più giovani, in particolare tramite mobile. Infatti, sono online quotidianamente il 69% dei 18-24enni e il 67% dei 25-34enni, mentre la fruizione abituale di internet si attesta a poco più della metà dei 35-54enni (il 59,5%) e al 31,7% degli over 55 che abbattono la media complessiva nazionale.

La composizione dell’audience

La composizione dell’audience si riflette anche sui dati di consumo. Sono ancora i giovani di 18-24 anni a dedicare più tempo alla fruizione a internet, raggiungendo le 2 ore e 48 minuti, seguiti dai 25-34enni – online in media per 2 ore e 35 minuti – e dai 35-54enni – online per 2 ore e 27 minuti. Per quanto riguarda la distribuzione del tempo trascorso online, nel mese di aprile risulta che circa l’80% del tempo totale online è stato generato dalla navigazione da mobile (smartphone e tablet).

Mobile

Per i 18-24enni la fruizione di internet è principalmente da mobile, considerando che il 91,5% del tempo totale trascorso online da questo segmento è basato sul consumo in mobilità. Ma la navigazione da mobile è preferita in modo trasversale da tutti i profili, in particolare dalle donne maggiorenni, che ad aprile hanno dedicato l’84,8% del proprio tempo online alla fruizione da mobile, al pari dei 25-34enni, che vi hanno dedicato l’84,6% del tempo totale online.

Search sempre al vertice delle categorie Audiweb

Gli italiani online ad aprile, dopo “Search” (93,7% degli utenti nel mese), “General Interest Portals & Communities” (90,9% degli utenti), “Member Communities” e “Internet Tools / Web Services” (circa l’87% degli utenti), hanno preferito i contenuti video, nell’83,4% dei casi (categoria Video/Movies, con 25,4 milioni di utenti nel mese), i servizi di messaggistica da mobile, nel 77,5% dei casi (“Cellular Paging”, con 23,6 milioni di utenti nel mese), l’e-commerce, nel 72,8% dei casi (Mass Merchandiser), con 22,2 milioni di utenti.


Via DailyOnline
 
Di Max Da Via' (del 14/06/2017 @ 07:50:23, in Social Networks, linkato 322 volte)

L’edizione di maggio dell’indagine Top Brands, l’osservatorio di Blogmeter che monitora le social performance dei brand che si rivolgono al mercato italiano, svela le migliori acque minerali su Facebook e Instagram in termini di engagement e nuovi fan/follower. Se si fa un primo confronto tra i due social, emerge che i numeri di Instagram sono nettamente più bassi rispetto a Facebook per entrambe le metriche prese in analisi. Facebook quindi si attesta come il social network più efficace in termini di comunicazione per i brand del mondo “Waters”.

I migliori su Facebook

Dando un’occhiata alle performance dei singoli brand, vediamo che su Facebook Acqua Vitasnella conquista la vetta delle acque più coinvolgenti totalizzando quasi 50 mila interazioni. Il brand dal noto payoff “L’acqua che elimina l’acqua” riesce a coinvolgere la community di Facebook con una serie di post divertenti ed originali che sfruttano l’utilizzo di simpatici neologismi per generare engagement e stimolare gli utenti. Segue in seconda posizione con oltre 32 mila interazioni Ferrarelle che in maniera strategica accompagna la maggior parte dei suoi post con l’hashtag #vivieffervescente. A maggio ha fatto centro con un post pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, con lo slogan “siamo tutti effervescenti” per ribadire il concetto di uguaglianza. Terzo posto per Acqua San Benedetto con un terzo delle interazioni di Ferrarelle: a maggio la multinazionale italiana ha coinvolto principalmente con il suo progetto “La Foresta di San Benedetto” in partnership con l’organizzazione di tutela ambientale Treedom. In quarta posizione spunta Acqua Rocchetta Brio Blu con un boom di interazioni in occasione della festa della mamma, mentre la quinta pagina Facebook più coinvolgente di maggio è Levissima che ha appassionato con il progetto #everydayclimbers. A trionfare per numero di nuovi fan acquisiti è invece Acqua Sant’Anna, che conquista oltre sei mila nuovi seguaci, probabilmente anche in virtù del lancio della nuova linea Karma. A distanza di una manciata di fan, troviamo i brand Fonte Essenziale Acqua Uliveto, entrambi bravi  a coinvolgere con dei post dedicati alla #FestaDellaMamma. Chiudono la Top 5 delle pagine che accrescono maggiormente la propria community le già citate Vitasnella e Rocchetta.

I migliori su Instagram

Entrando invece nel dettaglio dei risultati di Instagram, ad aggiudicarsi lo scettro dei profili più coinvolgenti è Levissima che a maggio genera 1.300 interazioni, grazie soprattutto al successo del progetto #everydayclimbers, che racconta le storie di persone comuni e anche di volti noti, come l’instagrammer @labettarossa.  Medaglia d’argento per Acqua San Bernardo, la cui iniziativa San Bernardo Kitchen ottiene un buon seguito su Instagram. Chiude il podio Ferrarelle che anche sul social delle immagini appassiona gli utenti con il post #noomofobia. Buone performance inoltre per Acqua Vitasnella che conquista il quarto posto della classifica dell’engagement e il quinto di quella per nuovi follower: efficace soprattutto per la campagna #TuAlMeglio con l’esperta di fitness Sayonara Motta. Ricordiamo infine che anche su Instagram, Acqua Sant’Anna riesce a distinguersi, posizionandosi come il brand che incrementa maggiormente la propria follower-base.

classifica


Via Spot and Web
 
Di Max Da Via' (del 13/06/2017 @ 07:41:34, in Pubblicità, linkato 293 volte)

Sentiamo spesso parlare di loro per l’elevato valore del brand e un grandissimo business pubblicitario. E come sentenziato da un recente studio di Zenith sono tra le concessionarie più grandi in termini di ricavi a livello globale, oltre a registrare il più elevato incremento delle entrate. Ma quanto spendono per promuoversi i big hi tech americani? Uno studio di Kantar Media ha dato una risposta numerica al quesito. Ne sono emerse interessanti evidenze.

Google punta sulla televisione, Microsoft leader

Nel 2016, per esempio, Google ha investito 350 milioni di dollari, oltre cento in più rispetto all’anno passato, preferendo soprattutto soluzioni display, search, mobile e video. Ne ha sborsati di più Microsoft, ben 746 milioni e in aumento dai 700 milioni dell’anno prima. Una curiosità: Bing ha veicolato poco meno di 8 milioni su Google Search, in netto rialzo dai 5,6 milioni del 2015. Lo studio specifica che anche Google compra regolarmente pubblicità sul motore di ricerca rivale, ma in questo caso non ci sono cifre. La televisione rimane un canale privilegiato per entrambe le aziende: per Google vale 260 milioni, per Microsoft 506.

Facebook e gli altri social secondo Kantar Media

Anche il social network professionale LinkedIn, acquistato l’anno scorso da Microsoft per 26 miliardi di dollari, ha investito  2,2 milioni, 1,7 dei quali per sponsorizzare uno spot durante la prestigiosa vetrina della notte degli Oscar. E Facebook? A dispetto di volumi inferiori di spesa, il social è quello che accresciuto il budget con la percentuale maggiore (260%) per un totale di 80,7 milioni, più della metà dei quali destinati alla televisione. Facebook Live è stato il prodotto chiave: solo la sua sponsorizzazione è costata 51 milioni. In controtendenza Twitter, la cui spesa marketing è stata tagliata del 70% a 9,2 milioni. Snapchat invece raddoppia a 3,2 milioni mentre Pinterest continua la traiettoria positiva a 2,1 milioni, come si evince dal report di Kantar Media.

Il modello opposto di Facebook e LinkedIn

Particolarmente interessante è notare la divergenza nelle strategie pubblicitarie di Facebook e LinkedIn, a conferma del fatto che sono due social molto differenti. L’utilizzo della televisione è tipicamente volto a raggiungere un pubblico di massa e aumentare la percezione del brand, oltre a naturalmente promuovere un prodotto specifico. Se la piattaforma di Zuckerberg è stata impegnata soprattutto a valorizzare lo strumento Live, LinkedIn ha adottato un approccio più emozionale mostrando alla platea televisiva degli Oscar il filmato da trenta secondi  “You’re closer than you think” in cui è protagonista un astronauta, non certo lo stereotipo del lavoro che ci si aspetta di trovare su LinkedIn. La creatività è stata curata da BBDO San Francisco con la collaborazione del team creativo interno nell’ambito di una campagna più ampia che ha incluso anche stampa sul New York Times e digital marketing.


Dalla tv al digital

Lontano dagli schermi televisivi LinkedIn ha concentrato i suoi sforzi sul display, puntando a specifiche audience di professionisti in determinati settori. Si potrebbe dire che Facebook e LinkedIn mirano ad audience completamente opposte: la prima è alla ricerca di un pubblico molto ampio e si focalizza sul prodotto, mentre la seconda punta su un target definito con l’obiettivo di elevare lo status del brand. Insomma, l’uso di un media persuasivo come la televisione rimane un caposaldo anche per chi sta facendo la lotta per accaparrarsene i budget. D’altra parte non è un mistero: lo stesso Zuckerberg ha detto più volte di essere quasi “ossessionato” dal live video e broadcaster e spendere si stanno muovendo nella direzione dell’online. Il video sembra aver già vinto.


Via DailyOnline
 
Di Max Da Via' (del 09/06/2017 @ 07:03:02, in Pubblicità, linkato 400 volte)

Nel 2021 il mercato E&M mondiale varrà 2.237 miliardi di US$ (CAGR +4,2%) rispetto ai 1.818 miliardi del 2016
L’imperativo strategico per le aziende E&M, oggi, è trasformare i clienti in “fan”
Per la prima volta nel 2016 i ricavi Internet Advertising (190 miliardi US$) hanno superato i ricavi TV Advertising (169 miliardi US$).
I ricavi Internet Video – con un CAGR dell’11,6% al 2021 – supereranno quelli dell’Home Video nel 2017
I ricavi da vendita dei quotidiani (61,9 miliardi US$) superano i ricavi da pubblicità (61,6 miliardi US$) per la prima volta nel 2016
Nel 2016 i ricavi del segmento Digital Recorded Music (11 miliardi US$) hanno superato quelli Physical Recorded Music (8,5 miliardi US$), mentre la musica in streaming (6,6 miliardi US$) ha superato i download (3,4 miliardi US$)

 Per prosperare in un mercato sempre più competitivo, affollato e caratterizzato da bassi tassi di crescita, le aziende del settore Entertainment & Media (E&M) dovranno sviluppare efficaci strategie e soluzioni per coinvolgere e monetizzare i loro utenti più fedeli e appassionati: in altre parole, i loro fan. Secondo le previsioni di PwC pubblicate nel rapporto Global Entertainment&Media Outlook 2017-2021, le aziende devono essere in grado di combinare contenuti coinvolgenti con un’ampia e profonda capacità di distribuzione, connettendo questi asset con una user experience altamente interattiva, dove il contenuto risulta facilmente fruibile su un’ampia varietà di piattaforme e device ad un prezzo competitivo.

Lo studio, giunto alla 18esima edizione, rappresenta un’analisi complessiva circa l’evoluzione della spesa nel settore, raccogliendo le previsioni al 2021 sull’andamento in 54 paesi dei 17 principali segmenti: libri, business-to-business, cinema, data consumption, e-sports, accesso ad Internet, pubblicità online, video online, periodici, musica, quotidiani, pubblicità out-of-home, radio, TV e home video, pubblicità televisiva, videogames, realtà virtuale.

Le previsioni Pwc di crescita delle revenue da video online negli Usa

Le previsioni Pwc di crescita delle revenue da video online negli Usa

Le previsioni Pwc sulla crescita delle revenue dagli sport online nelle diversi Paesi

Le previsioni Pwc sulla crescita delle revenue dagli sport online nelle diversi Paesi

Le previsioni Pwc sull'andamento della diffusione e advertising dei quotidiani in  diversi Paesi

Le previsioni Pwc sull’andamento della diffusione e advertising dei quotidiani in diversi Paesi

Il posizionamento del mercato Entertainment & Media dei diversi Paesi secondo Pwc

Il posizionamento del mercato Entertainment & Media dei diversi Paesi secondo Pwc

I comparti del mercato Entertainment & Media che cresceranno di più nei prossimi anni secondo le previsioni Pwc

I comparti del mercato Entertainment & Media che cresceranno di più nei prossimi anni secondo le previsioni Pwc

Le innovazioni della tecnologia orientano le strategie direct-to-consumer

Mentre le aziende del settore competono per sviluppare user experience sempre più coinvolgenti, anche gli investimenti in tecnologia sono al centro delle loro strategie. Oltre a migliorare l’esperienza di fruizione dei propri servizi, le aziende possono sfruttare le nuove tecnologie ed i dati raccolti per creare un circolo virtuoso, in cui l’incremento dell’interazione e dell’interesse del consumatore consenta di raccogliere sempre più dati e informazioni su ciò che gli utenti desiderano.

Grazie alla maggiore comprensione delle abitudini e delle esigenze degli utenti, le aziende potranno migliorare la loro offerta, coinvolgendo il loro target di riferimento e creando nuove opportunità per generare ricavi. A tale scopo, si stanno diffondendo modelli di business basati su strategie direct-to-consumer (D2C), abilitate dalla tecnologia e caratterizzate da una maggiore possibilità di scelta e controllo da parte degli utenti: nei prossimi cinque anni i segmenti Internet video e music streaming cresceranno ad un CAGR, rispettivamente, dell’11,6% e del 20,7%.

Il settore E&M crescerà meno del PIL

L’attenzione sulla ricerca di nuove fonti di ricavo, trasformando i consumatori in fan, è accentuata dal rallentamento complessivo dell’industry E&M e dalle pressioni sul segmento pubblicitario. Nei prossimi cinque anni l’industry E&M mondiale crescerà ad un CAGR pari al 4,2%, in ritardo rispetto alla crescita del PIL globale.

All’interno del dato complessivo, anche i ricavi pubblicitari globali cresceranno ad un CAGR del 4,2%, in calo rispetto al 5,1% stimato nella scorsa edizione del presente studio. Questo rallentamento riflette le pressioni sui modelli tradizionali di business basati sulla raccolta pubblicitaria, guidate dalla preferenza dei consumatori per esperienze ad-free e dall’insoddisfazione degli inserzionisti verso le attuali capacità di misurazione dei media digitali. Gli inserzionisti sono ancora disposti a investire, ma la spesa pubblicitaria è attualmente guidata dagli investimenti su internet.

Cresce la pubblicità mobile, ma servono migliori strumenti di misurazione

La crescita del segmento Internet advertising è alimentata dai ricavi mobile, cresciuti del 58,7% nell’ultimo anno e con un’espansione prevista del 18,5% fino al 2021. Nonostante questa crescita, la pubblicità online via cavo rappresenta il 61,6% del totale della pubblicità online nel 2016.

Inoltre, la forte crescita della pubblicità online in realtà maschera una forma di inerzia. Senza sistemi di misurazione che siano in grado di garantire trasparenza dell’efficacia e dell’efficienza delle principali piattaforme, i brand premium sono riluttanti ad assumersi il rischio legato ad una maggiore concentrazione della pubblicità sui media digitali, con la conseguenza che i grandi centri media e i loro clienti non investono ulteriori risorse in pubblicità.

Maria Teresa Capobianco, PwC Italian E&M Leader commenta: “Per qualsiasi operatore Media è prioritaria la capacità di conoscere e predire esigenze, interessi ed aspirazioni del consumatore, mediante strumenti di analytics, ma soprattutto modelli e processi previsionali evoluti. Le aziende del comparto Media per fare ciò devono adeguare i propri processi operativi alle esigenze del mercato e dei consumatori e devono dotarsi di processi snelli e flessibili. I dati hanno un valore anche per ridefinire le modalità di ingaggio e di retention dei consumatori. Fidelizzare attraverso gli strumenti tradizionali può essere più costoso e meno efficace di fidelizzare attraverso il prodotto e la user experience, creando fan.”

Andrea Samaja, PwC Italian Technology Media & Telecommunications (TMT) Leader commenta: “Il mercato Media & Entertainment attraversa da anni una fase di profonda trasformazione dei paradigmi tradizionali; le tecnologie, in particolare, hanno favorito, l’affermazione di modelli di business direct-to-consumer e di un’offerta più ricca ed eterogenea che va incontro ai gusti e agli interessi del consumatore. Tecnologia e digitalizzazione sono inoltre elementi che rendono dinamico lo scenario competitivo con player che sono tanto più forti quanto più in grado di differenziarsi mediante utilizzo di tecnologie innovative. La crescente affermazione di modelli di business direct-to-consumer ed attenzione strategica sulla user experience dei propri consumatori da parte delle aziende è un fattore addizionale che distoglie una parte d’investimenti che erano tradizionalmente orientati ai piani di comunicazione”.

Via Prima Comunicazione
 

Nel 2016 il mercato del turismo italiano cresce. Lo rileva l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano, che da tre anni passa al setaccio la industry per aiutare i player a identificarne e risolverne le inefficienze. Al termine del 2016 il valore degli acquisti per turismo e viaggi nel nostro paese supera i 52 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. In dettaglio, la componente tradizionale cresce dell’1%, come nel 2015, mentre il canale digitale mette a segno il +8%, attestandosi su un valore complessivo di 10,3 milioni di euro. Nel 2016 il peso del digital sul mercato turistico italiano nel suo complesso è salito al 20% e da qui passa un quinto del transato. La maggior parte della spesa turistica che transita sul digitale è quella per i viaggi degli italiani all’estero (outgoing), che rappresenta il 43% del totale (era il 39% nel 2015), seguita dalla spesa per i viaggi domestici al 40% (41% nel 2015) e da quella dei turisti che vengono in Italia (incoming) al 17% (20% nel 2015). “Il nostro sistema di offerta digitale per l’incoming non è ancora in grado di aumentare l’attrattività della destinazione Italia nei confronti dei flussi turistici digitali provenienti dall’estero”, spiegano dall’Osservatori del PoliMi.

Segmentando la spesa digitale nei tre prodotti oggetto dell’indagine, strutture ricettive, pacchetti di viaggio e trasporti, sono proprio questi ultimi a raccogliere il 72% del mercato (in linea col 2015). Seguono con il 16% le strutture ricettive e con il 12% i pacchetti di viaggi. All’interno delle strutture ricettive, diminuisce il peso del comparto alberghiero dal 70% nel 2015 al 63% nel 2016, in parte grazie al crescente utilizzo delle piattaforme di sharing economy nel mondo dell’accomodation. La quota di mercato delle Online Travel Agency e dei vari siti aggregatori passa dal 23 al 24%, in crescita in valore assoluto del 10% rispetto al 2015.

L’incidenza del mobile commerce da smartphone sulla spesa digitale turistica è di poco inferiore al 10% e nel 2016 si attesta intorno ai 980 milioni in crescita di circa il 65% rispetto al 2015. Il tablet ha tassi percentuali più ridotti, ma comunque a due cifre.

Infine, il business travel incide per oltre il 10% sul transato online, attestandosi in valore assoluto in oltre un miliardo di euro. Considerando la sua incidenza nel mercato tradizionale, è secondo il PoliMi uno degli ambiti da cui è attesa la maggiore crescita futura.

Il digital tourist journey degli italiani

L’Osservatorio del PoliMi ha poi condotto uno studio sull’impatto del digitale nelle diverse fasi della vacanza breve degli italiani. Internet si conferma estremamente pervasivo soprattutto nella fase pre-viaggio. Ispirazione, ricerca e prenotazione avvengono online rispettivamente per il 67%, l’83% e l’84% del campione di 1013 turisti digitali coinvolti nella ricerca. Condivisione dell’esperienza, scrittura di recensioni, risposta a sollecitazioni commerciali post-viaggio riguardano rispettivamente il 34%, il37% e il 39% dei viaggiatori. Recensioni e commenti online sono essenziali per il 48% degli intervistati.

Le vacanze brevi così come quelle più lunghe vengono pianificate in media tre mesi prima, con una media di investimento di 361 euro contro i 755 della vacanza principale. I motori di ricerca sono lo strumento principale per la scelta della vacanza breve: ma è utilizzato al 75% per quella lunga e solo al 45% per quella corta. E il turista dello short break in 4 ore è pronto a prenotare.

È nella prenotazione dei servizi prima della partenza che internet la fa da padrone. L’81% degli intervistati, infatti, ha prenotato almeno un servizio online. In prima posizione l’alloggio al 73%, seguito dall’aereo al 27% e dal treno al 16%. Sul fronte dei servizi aggiuntivi pre-partenza, internet è usato soprattutto per attività culturali (13%), attività di relax (13%), ristoranti (12%) e assicurazioni (10%).

Infine, sono i giovanissimi (18-24 anni) a usare di più lo smartphone per la ricerca e prenotazione di vacanze brevi. E sono anche più attivi nel condividere l’esperienza sui social (40% rispetto al 34% sul totale), ma meno nella scrittura di recensioni (29% rispetto al 37%).


Via DailyOnline
 

Audiweb rende disponibili i dati di aprile 2017 della survey sull’audience dei contenuti editoriali fruiti all’interno dell’applicazione mobile di Facebook mediante browsing e/o Instant Articles.  I dati, spiega la società nella nota, sono riferiti ai brand/siti iscritti dagli editori che hanno aderito al servizi.

Nel mese di aprile hanno partecipato alla survey i seguenti editori associati ad Audiweb: 21st Century Fox, Athesis Editrice, Caltagirone Editore, Ciaopeople, Conde Nast Digital, Editoriale il Fatto, Gruppo De Agostini, Gruppo Espresso, Il Post, Il Sole 24 ore, Italiana editrice, Libero Quotidiano, Mediaset, Meteosolutions, Mondadori, RCS MediaGroup e Sky Italia.

La metodologia standard di Audiweb già rileva i dati dell’applicazione mobile di Facebook, ma la fruizione dei contenuti editoriali visti mediante browsing in-app e/o Instant Articles non è attribuita all’editore che ne è titolare. La nuova survey consente di attribuire correttamente i dati di consumo dei contenuti editoriali fruiti all’interno dell’applicazione mobile di Facebook, in queste due particolari modalità di fruizione.

- Leggi o scarica la nota stampa di Audiweb (.pdf)
- Leggi o scarica la tabella con i dati (.xls)

Via Prima Comunicazione
 
Di Max Da Via' (del 01/06/2017 @ 07:26:13, in Marketing, linkato 508 volte)

Nate tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, le mamme della generazione Y rappresentano un gruppo demografico sempre più rilevante in ambito di decisioni d'acquisto. Uno studio di Weber Shandwick evidenzia che, ad oggi, 1 mamma su 5 appartiene già alla fascia delle millennial.

Parliamo di un target destinato a guadagnare peso sullo shopping globale e che, come tale, va compreso e conosciuto nella propria evoluzione. A tracciare un quadro di queste consumatrici è l'indagine effettuata dal portale online Tiendeo, che con il supporto anche di altre ricerche evidenzia alcune modalità comportamentali in relazione alla spesa.

1 - Democratizzano le decisioni d'acquisto
Il 33% delle millennial mum sono le capofamiglia nella gestione della casa, ma rispetto alle mamme della generazione X tendono a democratizzare molto di più le decisioni d'acquisto. Mentre il 77% delle loro predecessore è infatti pienamente responsabile della gestione della pianificazione e degli acquisti per la casa, nel caso delle millennial mum la percentuale crolla al 66%. Questo perché 1 mamma su 4 della generazione Y preferisce condividere le responsabilità con il resto della famiglia.

2 - Il 90% pianifica in anticipo gli acquisti, soprattutto via online
Durante la pianificazione, le nuove mamme seguono il comportamento delle loro mamme: il 90% pianifica i propri acquisti in anticipo e 1 mamma su 5 tra coloro che pianificano ha fiducia negli strumenti di pianificazione. Tra i più usati ci sono le piattaforme che geolocalizzano cataloghi e brochure digitali, visitate dal 58% delle mamme della generazione Y.

3 - Usano lo smartphone per tutto
Il 67% delle nuove mamme fa del proprio smartphone lo strumento preferito per pianificare gli acquisti. Tuttavia, l’uso di questi strumenti mobili non è solo relegato alla fase di pianificazione: il cellulare serve anche alle mamme quando acquistano. I report di Iab e BabyCenter sottolineano che le principali operazioni svolte dalle millennial mum con lo smartphone nei negozi fisici sono la ricerca e il download di coupon per lo sconto (62%); il confronto tra i diversi marchi e negozi per individuare i prezzi migliori (51%) e la ricerca di ricette (51%).

4 - Alla ricerca del risparmio in store
Il 65% delle millennial mum conferma di pianificare i propri acquisti nei supermarket e negli ipermercati allo scopo principale di risparmiare il più possibile durante la visita in store e rintracciare le promozioni più convenienti. Il 41% pianifica gli acquisti anche per non dimenticare nulla di ciò che deve acquistare. Alimenti, prodotti di farmacia e profumeria sono tra le categorie su cui si concentra il maggiore sforzo di risparmio.


Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 31/05/2017 @ 07:27:28, in Social Networks, linkato 545 volte)

Second screen e Social TV si confermano una grande passione per gli italiani. Nel primo quadrimestre del 2017 mediamente 5,1 milioni di persone ogni mese hanno commentato su Facebook e Twitter i 2.500 contenuti trasmessi da 34 emittenti televisive monitorate da Nielsen, più quelli offerti da Netflix.

Il numero delle interazioni (post, tweet e successive reazioni) ha superato gli 87 milioni, il 38% delle quali sono state registrate nei giorni precedenti o successivi alla messa in onda dei programmi. La Social TV, quindi, non offre solo un ampliamento della reach potenziale, ma anche un’estensione dei tempi di valorizzazione di una property editoriale, attraverso l’attività organica ma soprattutto attraverso gli account proprietari di editori, sponsor e star televisive.

Da sottolineare la rilevanza delle conversazioni relative ai contenuti distribuiti non da editori puramente televisivi ma da Over-The-Top, nel caso specifico Netflix, che, nel periodo preso in considerazione, rappresentano il 2% del totale.

Febbraio è stato il mese con il più alto volume di interazioni, grazie  principalmente al festival di Sanremo. Nel corso del quadrimestre, i principali Talent e Reality in onda (Ballando con le stelle, Isola dei Famosi, Amici, Masterchef) e gli eventi sportivi (più di tutti calcio e motori) hanno contribuito a generare i volumi citati.

 

Il numero degli utenti coinvolti è ancora più rilevante considerando che l’attività monitorata rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio. Andando a stimare il potenziale di utenti Social che non scrivono, ma sono semplicemente esposti a questa attività, la Social TV fornisce a editori e inserzioniste l’opportunità di intercettare tra i 10 e i 15 milioni di utenti ogni mese.

Via Nielsen
 
Di Max Da Via' (del 30/05/2017 @ 07:19:05, in Aziende, linkato 532 volte)

Se ne era già parlato, ma ora è arrivata la conferma del direttore advertising Sridhar Ramaswamy nel corso della Google Marketing Next. Il colosso dell'online implementerà le funzionalità pubblicitarie all'interno della sezione home, dove le aziende potranno comparire via spot, ma anche tra i consigli d'acquisto.

Questi ultimi verranno forniti sulla base della ricerca e delle richieste degli utenti, effettuabili attraverso il comando vocale. Un modello di business ancora tutto in fase di sviluppo per Google, che si muove con cautela sulla scia di quanto implementato da Amazon con Echo. Tra i suggerimenti anche un aggancio diretto con il mondo retail e il negozio più vicino attraverso la geo-localizzazione.

Via Mark Up

 
Di Max Da Via' (del 29/05/2017 @ 07:22:07, in Mobile, linkato 888 volte)

Nel 2016, anche grazie ad alcuni interventi legislativi a livello europeo e nazionale, il Mobile Remote Payment ha raggiunto la cifra di oltre 600 milioni di euro, aumentando la quota di mercato di un +61% rispetto all’anno precedente. Cresciuti i pagamenti di bollette e bollettini, arrivati a sfiorare la quota di oltre 115 milioni di euro, erogati solo tramite Mobile Wallet non considerando in questa cifra ad esempio tutti gli altri pagamenti da Mobile Banking. Questo è il quadro che emerge dall’analisi dal report dell’Osservatorio  & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano.

I pagamenti innovativi hanno superato i 30 miliardi di euro, sostenuti dalla crescita dei pagamenti con tecnologia contactless: 7 miliardi di euro con un aumento di +700% e pagamenti mobile che raggiungono la cifra di 3,9 miliardi di euro registrando una crescita del 63%.

Raddoppiati i pagamenti da cellulare legati ai trasporti come i biglietti del bus, pagamento delle soste, taxi e car/bike sharing, che raggiungono i 90 milioni di euro segnalando una crescita del 97%. In particolare, grazie allo sviluppo e diffusione dell’offerta di questi nuovi servizi, nel 2016 sono stati acquistati oltre 8 milioni di biglietti, pagate quasi 7 milioni di soste e oltre 10 milioni di corse di car sharing attraverso metodi di pagamento digitali.

Anche il settore del trasporto attraverso taxi rappresenta una quota di mercato pari quasi a 4,5 milioni di euro pagati attraverso dispositivi mobile come smartphone e tablet. E’ pur vero che i servizi di Mobile Remote Payment hanno un valore medio della transazione molto basso, ma evidenziano una frequenza di utilizzo sempre più alta e interessante da parte degli utenti. Indubbiamente più che l’impatto in termini di fatturato in questo caso andrebbe posta l’attenzione sul merito di riuscire ad abbattere progressivamente le barriere all’utilizzo del cellulare per i pagamenti di questo tipo da parte degli utenti e a fare da traino anche agli altri servizi di Mobile Payment & Commerce.

IL MERCATO

Cresce l’interesse verso il Mobile Payment & Commerce a livello globale: ma se il mobile remote commerce è ormai consolidato, il mobile proximity payment deve ancora esprimere appieno il suo potenziale. Il mercato non è dunque saturo e esisterebbero, anzi, spazi di espansione in questo ambito molto ampi. Ciò è testimoniato da quanto sta avvenendo a livello internazionale attraverso il lancio dei servizi di Mobile Payment. Produttori di telefoni come ad esempio Apple, Huawei, Samsung, Xiaomi o fornitori di sistemi operativi (Android e Microsoft) ed alcuni operatori telefonici come Vodafone confermano la volontà di entrare nel mercato dei pagamenti sia di prossimità che a distanza. Questa volontà è confermata dal lancio delle offerte legate ai Mobile Wallet in quei Paesi dove sono già presenti con proprie soluzioni; in questo contesto gli attori maggiormente attivi risultano essere Apple e Samsung, che hanno già lanciato l’offerta in ben 13 Paesi a testa, seguiti da Android che ha raggiunto al momento almeno 9 Paesi. Nel mese di gennaio 2017 erano 22 i Paesi in cui era presente almeno uno dei servizi dei 7 attori sopra citati di cui 11 con un solo un servizio attivo (Brasile, Corea del Sud, Francia, Irlanda, Italia, Malesia, Olanda, Porto Rico, Svizzera, Tailandia, UEA), 5 paesi con due tipologie di servizi (Canada, Giappone, Hong Kong, Nuova Zelanda, Russia) e 6 paesi con almeno 3 servizi attivati (Australia, Cina, Singapore, Spagna, UK, USA). Ancora pochi quelli che hanno integrato servizi aggiuntivi alla fase di pagamento, come ad esempio il couponing o le carte fedeltà.

IN ITALIA 

Secondo lo studio del PoliMi si stima che, a livello globale, nei prossimi tre anni la frequenza di utilizzo dei dispositivi mobili aumenterà ulteriormente per arrivare nel 2019 al raddoppio delle le transazioni attraverso Mobile Remote Payment. L’evoluzione, lo sviluppo e la crescita del settore passerà attraverso l’utilizzo dello smartphone sempre più quale strumento di accettazione: a fine 2016 si stimava fossero circa 85.000 le unità di Mobile POS, per una crescita del 21% rispetto all’anno precedente.

In aumento anche il transato che ha raggiunto gli 800 milioni di euro (+75% rispetto al 2015), a dimostrazione del fatto che gli utenti che lo hanno provato ne sono rimasti soddisfatti.

Anche in Italia, analizzando i dati dello scorso anno, si registrano nel settore digital payment segnali incoraggianti: da un lato, finalmente gli esercenti italiani hanno iniziato a mostrare maggior interesse ad accettare i pagamenti con il cellulare e dall’altro i consumatori appaiono sempre più incuriositi dalle opportunità offerte. 

I pagamenti digitali con carta in Italia nel 2016 sono cresciuti del 9%,raggiungendo i 190 miliardi di euro, pari al 24% dei consumi delle famiglie italiane. Crescita riconducibile ai New Digital Payment ovvero modalità più innovative di pagamento digitale, come eCommerce, ePayment, Mobile Payment & Commerce, Contactless Payment, Mobile POS, che complessivamente hanno superato i 30 miliardi di euro (+46% rispetto al 2015) e valgono ormai il 16% del totale dei pagamenti digitali con carta, mentre nel 2015 rappresentavano appena il 12%. Con gli attuali andamenti del mercato si stima che nel 2019 supereranno la cifra di 100 miliardi di euro.

Fonte: Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management, Politecnico di Milano, Marzo 2017

Il 2016 è stato l’anno in cui a fare da promotori nella direzione dei pagamenti innovativi sono stati gli esercenti. Secondo il rapporto, infatti, su 68 Top Retailer italiani oltre il 44% ha indicato come prioritaria per il 2017 l’innovazione dei sistemi di pagamento. I grandi esercenti italiani, in particolare nel campo della ristorazione, si sono messi in gioco in due modi: da un lato integrando alcuni sistemi di pagamento all’interno delle loro app e dall’altro accettando i pagamenti offerti da altri attori.

GLI SVILUPPI ATTESI

L’analisi di 378 startup e lo studio del contesto internazionale hanno permesso di individuare cinque direzioni di innovazione che potranno rivoluzionare i pagamenti nei prossimi anni e con le quali il Mobile Payment si dovrà confrontare:

  • Mobile Wallet: lo smartphone può arricchire l’esperienza di acquisto degli utenti in un punto vendita integrando il pagamento anche ad altri servizi. Sono state individuate 97 startup che si muovono in questa direzione.
  • Geo-localizzazione: lo smartphone dotato di sistemi di localizzazione può aiutare a capire chi sia l’individuo che si trova in negozio e abilitarne il pagamento. Nel corso del 2016 Google ha lanciato e dismesso un servizio denominato “Payments hands free”, che attraverso la geo-localizzazione consentiva di pagare senza dover estrarre il cellulare dalla tasca. Altro esperimento interessante quello di Amazon Go, un negozio fisico in cui il pagamento avviene tramite l’account Amazon dell’utente senza cassa e senza code, utilizzando il telefono per identificare l’utente entrato in negozio;
  • Biometria: l’attivazione dei pagamenti può essere abilitata da varie tecnologie biometriche quali lettura dell’iride, lettura dell’impronta digitale, riconoscimento facciale, e lo smartphone può diventare un valido strumento di riconoscimento. Nel 2016 Mastercard ha sperimentato il selfie payment con riconoscimento facciale tramite la videocamera del cellulare o del PC; dal 2014 Apple Pay utilizza l’impronta digitale sostitutiva del PIN per confermare il pagamento tramite Mobile;

La biometria – osserva Alessandro Bottalico, Head of Channels Integration and Mobile Payments di Banca Mediolanum – rappresenta il fattore abilitante di alcune caratteristiche fondamentali per una user Experience realmente efficace. Il servizio offerto deve infatti essere innanzitutto facile, e la biometria permette di non dover ricordare codici segreti. Deve poi essere veloce, ed è sufficiente appoggiare il dito sul telefono o semplicemente guardarlo per confermare la propria identità e autorizzare le disposizioni. E dev’essere infine sicuro, e la lettura dell’iride o dell’impronta digitale risponde a questo requisito perché elementi biologici unici e impossibili da rubare”.

  • Criptovalute e blockchain: le monete virtuali possono aprire nuove opportunità grazie alle tecnologie blockchain che possono garantire tracciabilità, trasparenza e immutabilità delle transazioni;
  • Internet of Things: l’attivazione del pagamento può avvenire direttamente dagli oggetti, escludendo la necessità di utilizzare lo smartphone. Barclaycard nel Regno Unito consente di pagare tramite wearable; Mastercard, Samsung e Eataly hanno annunciato il pagamento dal frigorifero smart in Italia; Amazon sta lavorando sul Dash Button per attivare l’acquisto direttamente da un pulsante; i produttori di automobili stanno integrando i pagamenti dei parcheggi direttamente dal sistema operativo dell’auto.

Leggendo l’ultimo rapporto sulla situazione del Mobile Payment verrebbe da dire che siamo solo all’inizio.

Via Tech Economy
 
Di Max Da Via' (del 26/05/2017 @ 07:53:23, in Brand, linkato 560 volte)

La società leader di consulenza strategica e valutazione degli asset intangibili Brand Finance, ha analizzato anche quest’anno centinaia di brand italiani basandosi sui bilanci e i dati di marketing, disponibili a novembre 2016, per stilare la Brand Finance Italy 50 2017, la classifica dei principali brand (non delle imprese) italiani ordinati per valore monetario e per la forza con la quale influenzano le scelte dei clienti, rispetto alla media del proprio segmento a livello internazionale.

Le marche italiane più forti sono soprattutto quelle del lusso, sia moda sia auto. Tra queste Gucci e, soprattutto, Ferrari dominano. Questo indica che rispetto alla media dei brand del lusso, gli italiani sono ben posizionati. Ferrari pare aver trovato il giusto equilibrio tra utilizzo commerciale e protezione della propria brand equity. Infatti il Brand value è cresciuto del 35% a €5,5 miliardi e anche la forza del brand è aumentata fino a giungere ad un BSI score di 91.9. Confermata anche l’estrema forza di ENEL, che ha sostanzialmente lo stesso score di Gucci. Generali - cui valori degli scorsi anni sono stati ricalcolati in seguito ad una sovrastima delle previsioni di fatturato – è la marca la cui forza quest’anno cresce maggiormente.

Complessivamente le 50 maggiori marche italiane valgono €94 miliardi. Le prime 10 marche valgono oltre la metà dell’intera classifica. Le marche più influenti valgono oltre un terzo della classifica; quelle relativamente meno influenti sono in classifica perché hanno la capacità di produrre fatturati elevati. La moda è il settore con più valore in classifica. ENI è la marca italiana che vale di più, infatti questo asset vale oltre €10 miliardi; seguono ENEL e poi Gucci. Il valore monetario delle marche ENI, Ferrari e Gucci è cresciuto più di tutti gli altri brand italiani.

Come lo scorso anno, nella Brand Finance Italy 50 2017, le top 10 marche Italiane crescono in valore monetario anche grazie alla forza con la quale influenzano i clienti. Tutt’altra musica per le marche oltre il 10° posto che perdono mediamente il 10% in valore. Complessivamente le marche italiane hanno avuto crescita zero, diversamente le 500 top marche mondiali hanno avuto una buona crescita.

“La ragione della stagnazione italiana è chiaramente individuabile anche nella relativa debolezza delle nostre marche nell’influenzare i clienti, rispetto alla concorrenza internazionale” - afferma Massimo Pizzo managing director Italia di Brand Finance. Infatti mediamente le 50 principali marche italiane risultano il 5% meno forti di quelli di Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. La differenza non è ampia, ma nel momento della vendita il cliente sceglie il brand più forte, cioè quello con i fattori emozionali e funzionali che lo attraggono di più. Diversamente, se le imprese italiane avessero rafforzato anche solo del 5% in più le proprie marche, a pari condizioni, si sarebbero ritrovate un asset con un valore del 5% superiore a quello attuale, quindi mediamente con €100 milioni in più di valore a brand.

Via Mark Up
 

Si è svolto ieri Google Marketing Next, l’evento annuale di Bg G in cui vengono annunciate le ultime novità per l’advertising, gli analytics e per la piattaforma DoubleClick. Al centro dell’appuntamento in cui è intervenuto Sridhar Ramaswamy, Senior Vice President of Ads & Commerce di Google, il machine learning, un gtema che ha infinite declinazioni in ambito pubblicitario. Il machine learning, spiega Google, è fondamentale per aiutare gli esperti di marketing ad analizzare innumerevoli segnali in tempo reale, e per raggiungere i consumatori con gli annunci più utili nel momento giusto. Il machine learning è anche fondamentale per misurare i percorsi d’acquisto che ormai comprendono più dispositivi e canali, sia in digitale che nel mondo fisico. È una tendenza importante e in crescita, che continuerà a definire le modalità di successo per il futuro.

Google Attribution

Debutta sul mercato Google Attribution, un nuovo prodotto per rispondere alla domanda che da sempre si pongono gli esperti di marketing: “La mia strategia di marketing funziona?”. Per la prima volta, Google Attribution consentirà di misurare l’impatto di una campagna di marketing su più dispositivi e canali – tutto su un unico schermo e senza costi aggiuntivi. Considerata la complessità a cui è arrivato il percorso di acquisto, le interazioni digitali con il consumatore sono molte – il display, il video, la ricerca, i social e il sito o l’app. E tutti questi momenti di contatto avvengono su più dispositivi, diventando ancora più difficili da misurare. Di conseguenza, si tende a considerare solo l’ultimo clic, perdendo l’impatto della maggior parte dei punti di contatto con il consumatore. Google Attribution permette di capire il contributo di tutte le diverse attività di marketing, e fornisce l’insieme di informazioni necessarie per migliorare la loro integrazione.

 Il processo di integrazione con AdWords, Google Analytics e DoubleClick Search semplifica l’integrazione dei dati tra tutti i canali di marketing. Il risultato finale è una visione complessiva della performance di una campagna. Google Attribution semplifica inoltre il passaggio all’attribuzione basata sui dati. L’attribuzione basata sui dati utilizza il machine learning per stabilire quanto investire su ciascun punto del percorso d’acquisto – dalla prima volta in cui i consumatori entrano in contatto con un brand per una ricerca iniziale, fino all’ultimo clic prima dell’acquisto. Grazie all’analisi delle ricorrenze nei percorsi di acquisto, il machine learning permette di ottimizzare i risultati per ogni attività specifica. Google Attribution è in versione beta.

Le innovazioni sui dispositivi mobili aumentano le visite in negozio

I dispositivi mobili hanno attenuato la linea di separazione tra digitale e mondo fisico. Anche se la maggior parte degli acquisti avviene ancora in negozio, sempre di più le persone si rivolgono allo smartphone per fare ricerche prima dell’acquisto, in particolare sul motore di ricerca di Google e su Google Maps.

Per aiutare i consumatori con informazioni di prossimità, chi si occupa di marketing usa già strumenti innovativi come Promoted Places e gli annunci di prodotti disponibili localmente, per mostrare le offerte speciali e quali prodotti sono reperibili nei negozi più vicini. Ora è possibile trovare un negozio attraverso gli annunci su YouTube, grazie alle estensioni di località.

Abbiamo introdotto, prosegue Google, il monitoraggio delle conversioni sulle visite in negozio nel 2014, per permettere di avere maggiori informazioni sul percorso d’acquisto che comincia online e finisce in negozio. In meno di tre anni, gli investitori pubblicitari hanno misurato complessivamente oltre 5 miliardi di visite in negozio grazie all’uso di AdWords.

Grazie alla tecnologia avanzata di machine learning e agli evoluti strumenti di mappatura, Google permette di misurare con precisione le visite in negozio su ampia scala, e di utilizzare questi risultati per migliorare ancora l’esperienza pubblicitaria a livello locale. Questo include le visite che avvengono nei centri commerciali con molti punti vendita, oppure in città densamente popolate come Tokyo e San Paolo, dove molti negozi si trovano a distanza ravvicinata.

Il monitoraggio delle visite in negozio è già disponibile per le campagne sulla Ricerca, su Shopping e su Display. Presto sarà anche disponibile per YouTube TrueView, così da misurare l’impatto dei video sul passaggio in negozio.

Il monitoraggio delle visite in negozio è solo una parte della formula. Sono necessarie anche informazioni su come la pubblicità online porti effettivamente a una vendita. Nei prossimi mesi lanceremo la misurazione delle vendite in negozio, a livello di dispositivo e di campagna. Questo permetterà di misurare, oltre alle visite in negozio derivate dalla campagna online, anche la vendita effettiva conseguente a un annuncio su Search e su Shopping.

Se un’azienda raccoglie informazioni in negozio, come l’e-mail per i programmi fedeltà, è possibile importare queste attività in AdWords. Non sono necessarie impostazioni che fanno perdere tempo, né integrazioni costose. E non ci sarà bisogno di condividere alcuna informazione dei clienti. Quando si attiva la funzionalità, le vendite in negozio verranno inserite automaticamente nei resoconti di AdWords.

Via DailyOnline
 
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