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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Lo studio riguardante le caratteristiche del brand, le opportunità del knowledge management ed il modo in cui questi si stanno evolvendo nel contesto economico della moda, rappresenta un’opportunità per capire un settore che negli ultimi anni si è accampato al centro della vita economica e sociale. Un approccio alla moda basato sul marketing risulta interessante soprattutto quando permette di avvicinarsi maggiormente ad una visione ed una strategia aziendale fondate sulla gestione delle risorse intellettuali, la valorizzazione del capitale umano, le sinergie e l’eccellenza totale. Alla base di ogni teoria di fashion marketing c’è un’attitudine a creare valore, un valore che non è solo economico, ma prima e soprattutto, estetico, morale, universale e fortemente legato alla centralità della persona, dell’umano. Alle conoscenze tecniche ed economiche si affiancano le intuizioni creative ed innovative. C’è bisogno della rinascita degli asset intangibili, spesso sottovalorizzati.
Le moderne sfide nel settore della moda si giocheranno in particolare sulla capacità di saper creare e gestire dei marchi fortemente coerenti con la cultura aziendale. La cultura aziendale dà unicità e deve essere forte e differenziante. Essa deve corrispondere a dei valori che devono essere vissuti dal management per poter essere trasferiti a tutti i livelli dell’immagine e dell’identità aziendale. Nel fashion marketing la ricerca assume un ruolo rilevante poiché aiuta l’osservazione e la comprensione di un particolare contesto, sempre in evoluzione e fortemente aderente ai cambiamenti sociali.
Le ricerche degli ultimi anni stanno cercando di capire in modo particolare il lusso; la moda di lusso. Il consumatore è sempre più disposto, addirittura con entusiasmo, ad investire un premium price in categorie di prodotti dai superiori benefici non solo funzionali, ma soprattutto emotivi, auto-finanziandosi con l’acquisto di prodotti a prezzo minimo in quelle categorie che non rivestono per lui un’importanza particolare (Silverstein e Fiske, 2003). Tra le categorie di prodotto capaci di creare un legame emotivo, un’aspirazione al sogno, i prodotti moda rivestono un ruolo da veri protagonisti. Si sente il bisogno di un neo management della moda proiettato verso questo new luxury, questo desiderio di un lusso sempre più elitario in cui i prodotti medi senza vero valore aggiunto perdono consistenza ed i prodotti di massa si elevano al prestigio potendosi permettere un premium price rispetto ai prodotti tradizionali ma restando molto al di sotto dei beni super-premium.
Il fashion marketing si arricchisce e si estende ad obiettivi sempre più profondi: cercare di accrescere la condivisione di know-how trasversali, identificare il marketing come essenza culturale per la conduzione complessiva del sistema azienda e preparare brand managers (o meglio brand developers) che sappiano incarnare il DNA del marchio andando a riscoprire l’elemento heritage (le origini e la storia) adattandolo al gusto del giorno, ad un lifestyle ed a un social target.
Di Eli (del 17/10/2005 @ 07:39:24, in Marketing, linkato 2030 volte)
Notizia non molto recente ma sicuramente interessante: per festeggiare la vittoria del campionato NBA ad opera dei dei San Antonio Spurs la Nike ha deciso di fare un'operazione di marketing decisamente non convenzionale.La copia parigina della Statua della Libertà, che si trova su un'isolotto nella Senna, è stata vestita con una copia esatta della maglia di Tony Parker, giocatore simbolo della squadra.L'operazione non era stata autorizzata, e di conseguenza pompieri e polizia sono intervenuti per liberare la statua, con un'interevento che è durato ore sotto lo sguardo di una folla divertita.La foto ha fatto il giro del mondo,offrendo un'ottima visibilità alla Nike. Qualche altro monumento potrebbe improvvisamente ritrovarsi con un capo d'abbigliamento firmato?
Vi propongo due casi di affissioni alternative che hanno come protagonista una Mini. La foto in cui la celebre autovettura sembra scalare un palazzo fa parte di una campagna pubblicitria ideata dalla Blow-Up chiamata "Mini climbs the walls". Inizialmente si potevanono trovare solo in nove punti strategici del Regno Unito e per rendere ogni elemento di questa trovata il più esclusivo possibile, ogni creazione ha un padre diverso. A mio avviso l'impatto è immediato, peccato che in Italia raramente si provi ad investire in publicità di questo genere.


Il marketing negli ultimi anni sta (ri)scoprendo il valore degli elementi affettivi ed irrazionali che caratterizzano il consumo, in una società dove cresce sempre di più l'importanza della componente immateriale dei prodotti (Shostack, 1982; Grandinetti, 2002), al punto che Codeluppi (1992) afferma che "quando ci nutriamo di cibo, ci nutriamo anche di segni e simboli."
In un contesto simile anche l'esperienza del consumo, in sé e non rispetto al bene o al servizio acquistato, assume un valore di tipo economico, a patto che essa sia realmente significativa e rilevante per il consumatore. Un esempio classico della capacità di vendere un'esperienza è data dai parchi di divertimento tematici, che hanno come capostipite storico la Disney, dove il consumatore si immerge in un mondo unico e diverso da quello della realtà quotidiana. Un altro caso può essere quello di uno dei caffè di Piazza S.Marco a Venezia o dei bar della Piazzetta di Capri, dove il costo elevato della consumazione include anche, e soprattutto, il contesto in cui essa avviene e le sensazione che suscita nel cliente. In tutti questi casi ad essere venduto non è tanto un bene o servizio ma un'esperienza.
Questo non vuol dire però che la via dell'experience economy sia preclusa anche ai produttori di beni di largo consumo: un altro esempio infatti è Mc Donald's, dove è il locale, il servizio e gli elementi accessori costituiscono parte integrante del prodotto, inteso come valenza tangibile, venduto. Pine e Gilmore (2000) per questo consigliano alle imprese di "esperenziale il prodotto" (ing the thing), in modo che il consumatore attribuisca un valore all'esperienza nel suo complesso, che verrà ricompensata attraverso un premium price.
La via più semplice può essere quella di realizzare esperienze significative sul punto vendita, attraverso gli strumenti del marketing emozionale e esperenziale, rendendo l'acquisto una parte integrante del benefit offerto dal prodotto. Infatti i valori dell'esperienza trasformano il luogo di vendita in un palcoscenico, gli acquirenti in ospiti (attori e spettatori), la fornitura in un'abitudine, la sorgente della domanda nel ricordo di una sensazione, il venditore in un regista di teatro.
Tuttavia le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie in termini di profilazione degli utenti permettono di individuare i bisogni e le potenzialità dei singoli clienti, e dunque l'offerta di servizi post vendita e di assistenza. L'esperienza cui si riferiscono infatti gli autori è un qualsiasi evento memorabile che impegni sul piano personale il consumatore nell'atto stesso del consumo e sono proprio le esperienze a realizzare la personalizzazione del prodotto e quindi a farne aumentare la desiderabilità.
E dunque l'unico limite è la fantasia dell'impresa.
Bibliografia essenziale CODELUPPI V.(1992), I consumatori. Storia, tendenze, modelli, Franco Angeli, Milano GRANDINETTI R. (2002), Concetti e Strumenti di Marketing, Etas, Milano PINE, B. J II, GILMORE, J. H., (2000), L'economia delle esperienze. Oltre il servizio, Etas , Milano. SHOSTACK G.L. (1982), "How to design a service", European Journal of Marketing, n.1
Gianluigi Zarantonello
Qualche giorno fa Alessandro ha pubblicato un articolo che riguardava uno studente di nome Alex Tew che, messo alle strette dal costo delle tasse universitarie, ha deciso di offrire spazio per pubblicità su una sua home page appositamente creata, raccogliendo centinaia di migliaia di dollari vendendo i singoli pixel che la componevano.L’aspetto a mio parere più interessante è capire come questa iniziativa, che sarebbe potuta passare tranquillamente inosservata come la maggior parte trovate bizzarre pubblicate sulla rete, abbia invece potuto rivelarsi una miniera d’oro.Sembra che, come nella migliore tradizione internettiana, sia partita con un passaparola tra i vari blog, che si è poi tramutato in un vero e proprio ciclone non appena anche i media tradizionali hanno cominciato ad occuparsene.La copertura mediatica infatti ha garantito al nostro Alex una media di oltre 200 mila visitatori alla settimana, e una crescente popolarità del sito che ha spinto molti investitori a piazzare i propri banner. Qualche dubbio legato al progetto ci può anche essere: man mano che aumenta il numero di sponsor la pagina diventa praticamente illeggibile, riducendo la visibilità dei singoli banner. Nonostante questo ad oggi sono già stati venduti pixel per 406.400 $, sufficienti per garantire ad Alex di continuare i suoi studi.
Ormai potremmo dedicare un blog solo ai movimenti che rivoluzionano la competizione sul web. Non molto tempo fa aveva fatto scalpore la notizia che Microsoft volesse acquisire da Time Warner Aol, per integrare l’elevato numero di utenti di quest’ultima all’interno della sua offerta di servizi.
Queste previsioni sono state recentemente smentite dall’annuncio che la società di Bill Gates aveva fatto un accordo strategico con Yahoo! per quanto riguarda l’interoperabilità tra i propri sistemi di instant messaging. Messi assieme i due big player hanno un numero complessivo di 275 milioni di persone che utilizzano i loro servizi e costituiscono la più grande comunità di utenti del mondo.
Ma a Google come sappiamo non piace stare alla finestra e, in accordo con Comcast, una società di comunicazioni via cavo , ha avviato le trattative con Time Warner per dare vita ad una nuova società per una spesa totale di poco meno di 5 miliardi di dollari. Quest’alleanza consentirebbe a Google e Comcast di accedere ai contenuti del portale di Aol, che negli Stati Uniti, anche se in declino, è il secondo internet provider in termini di visitatori con ricavi che nel 2004 hanno sfiorato i 9 miliardi di dollari. L’accordo inoltre cementerebbe ulteriormente le relazioni tra Google e Aol. Il primo infatti ricava ingenti profitti dall’adwords derivante dalle ricerche sul portale, e nel 2004 ha pagato ad Aol una quota di ricavi pari a oltre 300 milioni di dollari.
I numerosi servizi di Google, i contenuti informativi di Aol e le connessioni ad alta velocità di Comcast, potrebbero creare un network integrato un grado di garantire a Yahoo! e Microsoft più di un grattacapo. Qualche altra novità in vista?
Una bara piena di libri ha attraversato sabato 15 Ottobre le vie del centro di Roma. L'iniziativa progettata dall'editore Gargoyle insieme all'agenzia di comunicazione non convenzionale guerrigliamarketing.it nasce per promuovere il libro Hanno sete di Robert McCammon, uscito proprio il 15 ottobre. La bara ha percorso diverse vie del centro storico ed è stata portata a spalla da quattro giovani vampiri che inoltre hanno distribuito alcune copie omaggio del libro ed un buono per una bara gratuita in caso di morte per vampirismo offerta da CofaniFunebri.it. 
La promozione in totale stile dark, oggettivamente difficile da valutare, ha destato in alcuni passanti un pò di inquietudine ma è riuscita comunque a suscitare quella curiosità e quella dose di clamore che gli ideatori si erano probabilmente preposti.
Sempre a proposito di Viral Marketing, al quale abbiamo finalmente dedicato una sezione, vi segnalo l’iniziativa varata in occasione del restyling del sito studentesco matura.it. Il concetto alla base dell’iniziativa è che chi non usufruisce dei servizi del sito prova un evidente piacere nel farsi maltrattare da professori sadici e perversi. A questi studenti non rimane quindi che recarsi su sadomasoprof.com e trovare il tipo di maltrattamento più adatto ai loro gusti. Dal sito è possibile scaricare contenuti vari come suonerie e wallpaper, oltre che, come nella migliore tradizione viral, invitare amici e conoscenti a provare la stessa esperienza… Mal comune mezzo gaudio?
Una segnalazione molto carina e adatta all'ora da aperitivo. La marca di birra australiana Carlton Draught ha realizzato un gran video, che a breve comincerà a girare come link nei vari siti. Stupite i vostri amici e anticipateli segnalandolo per primi.

Diamo ormai per acquisito che negli ultimi tempi la musica abbia nel web uno dei principali canali di distribuzione. Costo competitivi, vasta scelta, comodità nell’acquisto e la diffusione dei lettori imp3 hanno infatti decretato il successo di molti siti di musica on-line.
Ma anche per quanto riguarda il video qualcosa sta cambiando. Ne è una prova il recentissimo agreement tra Walt Disney e Apple. Grazie a questa collaborazione iTunes offrirà il download digitale delle principali serie televisive targate Walt Disney in onda sul canale ABC alla modica cifra di 1,99 dollari a episodio.
Ma ancora più illuminanti sono state le parole del neoamministratore delegato Dinsey, Robert Iger, che ha indicato questa iniziativa come “il primo grande passo per rendere disponibili i contenuti a più persone in più posti”, alludendo a futuri passi che la sua azienda farà con la Apple. Per non creare poco utili scontri di interesse con la ABC i nuovi episodi saranno disponibili su iTunes il giorno successivo delle messa in onda televisiva, mentre quelli delle passate stagioni saranno immediatamente accessibili.
Il progetto comincerà con il download gratuito di alcuni episodi promozionali di “Lost” e “Desperate Housewives”, ma a seguire numerose serie saranno messe a disposizione.Per la Apple l’accordo è anche un’ottima occasione per focalizzare l’attenzione sull’ultimo accessorio destinato a scatenare l’interesse dei numerosi appassionati di gadgets elettronici, l’attesissimo iPod Video.La domanda più che lecita è se il download di video musicali, telefilm o altro sia destinato ad avere lo stesso impatto che ha avuto nel campo musicale. In questo caso però si scontra con una maggiore serie di difficoltà: dalla lunghezza del download decisamente superiore alla visibilità delle scene nei limitati schermi dei dispositivi portatili.
Molte aziende sembrano comunque intenzionate a esplorare questo nuovo canale distributivo, anche se le difficoltà non mancano. Matteo aveva pubblicato un interessante articolo dove il sistema di pagamento delle royalties di iTunes veniva messo in discussione in quanto poco redditizio per gli autori. Anche per i video il problema sussiste. Ad un prezzo di 1,99 dollari a episodio attori, scenografi, e realizzatori rischiano di non essere remunerati quanto gli altri media come DVD e pay-per-view, e per questo motivo le major cinematografiche sono già pronte a dare battaglia.
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