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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Secondo un recente studio condotto dalla società di ricerca Gartner, i profitti del mobile advertising raggiungeranno, a livello mondiale, 11,4 miliardi di dollari entro il 2013, superando i 9,6 miliardi di fatturato del 2012. Nel 2016, invece, secondo le previsioni, la cifra arriverà a toccare i 24,5 miliardi e la pubblicità su mobile creerà nuove opportunità per gli sviluppatori di app, piattaforme mobile ed agenzie specializzate.

“Il mercato della pubblicità su mobile è cresciuto più velocemente di quanto ci aspettassimo dovuto sicuramente all’incremento delle vendite di smartphone e tablet” ha affermato Stephanie Baghdassarian, direttore della ricerca a Gartner, che continua sostenendo: “la crescita del mobile advertising viene in parte a spese del formato cartaceo, soprattutto per i giornali locali che devono affrontare rendimenti più bassi a seguito delle iniziative editoriali su mobile”.

“Smartphone e tablet estendono il mercato indirizzabile per la pubblicità su mobile in aree geografiche sempre più estese e in questo modo il mercato sarà più facilmente segmentabile. Questo  guiderà la crescita del mobile advertising in modo che le aziende possano investire in modo più intelligente” ha dichiarato Andrew Frank, Vice Presidente della ricerca a Gartner.

Le regioni geografie si evolveranno ad un ritmo diverso e verso varie direzioni. Storicamente, l’atipico utilizzo di cellulari per il consumo di contenuti digitale da parte di giapponesi e coreani, ha dato alla regioni dell’Asia del Pacifico una prematura leadership nel mercato del mobile advertising. Guardando avanti, però, la veloce crescita economica della Cina e dell’India, permetterà molto probabilmente di incrementare anche qui lo sviluppo di un fiorente mercato della pubblicità.

Tuttavia, Nord America ed Europa stringeranno il gap con l’Asia del Pacifico quando i canali mobile saranno integrati a 360° con campagne pubblicitarie che succhieranno i finanziamenti storicamente allocati per la stampa e per la radio.

Nel resto del mondo e, quindi, in America Latina, Europa dell’Est, Africa e Medio Oriente, il mobile advertising crescerà in base alle tecnologie adottate e alla stabilizzazione delle emergenti economie, ma molto probabilmente verranno guidate da mercati pi grandi come quello della Russia, Brasile o Messico.

Via Tech Economy

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La prima conferma del 2013 è che i media e la politica nostrana hanno scoperto i social network, e sopratutto Twitter, in chiave di comunicazione elettorale, abbandonando le ultime resistenze sotto i colpi dei cinguettii del premier Monti, che si è dato anche a una sessione di “conversazione” live di cui trovate un’accurata trascrizione qui.

In molti si sono subito attivati per discutere dei pro e dei contro di questi nuovi canali di comunicazione politica, sia in chiave negativa in quanto non sposterebbero voti e sarebbero solo un simulacro della democrazia, sia in ottica positiva per l’apertura al nuovo (e con qualche stoccata ai critici).

Visto che in rete c’è ottima documentazione circa i fatti digitali in questione non ho interesse a analizzare i particolari e le scelte di Monti e degli altri leader italiani, mi piace però fare qualche considerazione sui social media in politica ma anche negli argomenti sociali e civili in genere.

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La prima nota è che Facebook, Twitter e compagnia non possono essere un mezzo auto consistente come pretenderebbe qualcuno e quindi è ovvio e naturale che siano una parte di un insieme di strumenti più vasto e che lo scopo sia prima di tutto quello di amplificare un messaggio e una storia che nascono altrove.
Lo si può fare poi più o meno bene, e secondo me chi lo fa in modo coordinato con altri mezzi di espressione dimostra di avere capito meglio, e non peggio.

Secondo punto, un media come Twitter si presta magnificamente all’aggregazione di persone che discutono su di un argomento ma è non così adatto all’approfondimento in quanto 140 caratteri sono pochi e ancora meno sono gli utenti che seguono eventuali link (i più fanno RT o commenti senza leggere).
Facebook invece non permette facilmente questo tipo di aggregazione, anche a causa del rumore di fondo che genera, mentre gli altri mezzi in Italia sono di nicchia.
Difficile dunque pensare a dibattiti articolati e documentati, l’output non può che essere invece quello di concetti brevi e, nel caso peggiore, di slogan.
Basta dunque non aspettarsi altro e intercettare piuttosto quanto può uscire di buono dalla conversazione globale sui diversi argomenti (tema non nuovo ma ancora piuttosto disatteso).
Come giustamente rileva Vincenzo Cosenza analizzando la presenza web dei nostri politici, finora invece poco si è ascoltato, a differenza di quanto è stato fatto negli Usa dallo staff di Obama.

Ancora, è piuttosto ovvio che in un paese disamorato della politica a interagire siano soprattutto i relativamente pochi supporter, oppositori e influencer/media/giornalisti e il fatto che la stampa e la tv riprenda gli slogan (in 140 caratteri o meno) non è altro che la prosecuzione di talk show, giornali e commenti televisivi vari in cui non c’è ormai più alcun tipo di approfondimento. Anche perché tale prodotto giornalistico ha poca domanda.
Episodi come quello raccontato qui nascono, a mio avviso, anche dall’abitudine di sentire attacchi vuoti e offensivi perché tale è la modalità di comunicazione cui siamo esposti.

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Non che per questo i social media siano inutili alle cause politiche e anche sociali: il successo della campagna elettorale di Obama (e soprattutto del fund raising collegato) ne è un esempio clamoroso, come per certi versi lo sono state anche le primavere arabe o altri movimenti democratici.
Altrettanto corretto poi è evidenziare come non sia tutto trasparente e come ci sia un hype mediatico su questo settore.

Ma ogni cosa nasce prima di tutto da un contesto: i social media sono solo uno dei tanti mezzi con cui una società esprime i propri valori e le proprie priorità ma non sono un mondo separato, anzi, ormai sono parte della realtà di un pubblico meno elitario e addicted di un tempo (che spesso fatica a concepire questa “volgarizzazione”).
Dove questa società si muove attorno a qualcosa che veramente unisce, entusiasma e coinvolge anche un piccolo cinguettio può assumere un significato rilevante. Altrimenti diventa una recita online, e ancora una volta che cosa c’è di nuovo rispetto a un comizio politico?

Molti leader e capi di Stato ormai sono su Twitter o su altri social, ma non è questo a fare la differenza.
Il digitale non può dare sostanza a ciò che non ne ha e lo stato di salute della nostra democrazia dubito passi solo dal livello di competenza nell’usare i social o nel fatto che i nostri politici twittino in prima persona o meno.

Che ne dite?

Gianluigi Zarantonello via internetmanagerblog.com

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Di Roberto Venturini (del 08/02/2013 @ 07:14:31, in Pubblicità, linkato 1604 volte)

Provenendo da una lunga carriera come pubblicitario, naturale che il tema m’interessi, molto. E ogni tanto ne scriva.
Anche perché regolarmente mi capita di imbattermi in opinionisti che predicano la fine di questa disciplina, sorpassata dalle magnifiche sorti del social/digitale.

Un digitale, mi permetto di aggiungere, che ancora raggiunge poco più di una metà degli italiani. E che quindi è inutile per comunicare con l’altra metà. Sulla metà che c’è, ci sono da fare un po’ di distinguo.

La parte più visibile e glorificata dell’utenza è quella che spinge l’innovazione nei modi di rapportarsi socialmente col prossimo, di relazionarsi con marche e prodotti. L’italiano 2.0, se volete.
Ma facendo un giro in Rete in occasione di eventi nazional popolari, ascoltando quella maggioranza che normalmente interagisce poco, scopriremo un’Italia (ovvio, dati i tempi dei movimenti culturali epocali) ancora parecchio 1.0. Specialmente al di sopra di una certa età. Su questa fascia di utenza, tanti dei discorsi che leggiamo non si applicano molto. Non basta comprare ogni tanto i biglietti per le vacanze online per essere dei veri e propri digitali.

Niente push, non facciamoci notare
Potremmo tentare di farli interagire con iniziative social, aprendo per esempio una nuova pagina Facebook; ma come farlo sapere? Non a caso ormai sappiamo che la maniera migliore per lanciare un’iniziativa social è quello di fargli un po’ di pubblicità. Così facciamo della metacomunicazione, pubblicizziamo una nostra forma di comunicazione commerciale… ma ormai il mondo funziona così.

Non possiamo poi negare il fatto che uno spot potente possa arrestarci, emozionarci, farci di botto pensare, prendere coscienza. Possa convertirci a una causa sociale, farci cambiare idea su un prodotto, con una potenza emozionale che spesso il digitale si sogna.
Ma nemmeno sorvolare su un altro fatto: che la pubblicità è più superficiale del digitale, che non è un buon strumento per dare informazione e approfondimento e che non è una verità indipendente essendo pagata da una parte in causa.

Ci sono alternative?
Potremmo tentare di farli interagire con iniziative social, aprendo per esempio una nuova pagina Facebook; ma come farlo sapere? Non a caso ormai sappiamo che la maniera migliore per lanciare un’iniziativa social è quello di fargli un po’ di pubblicità. Così facciamo della metacomunicazione, pubblicizziamo una nostra forma di comunicazione commerciale… ma ormai il mondo funziona così.

Non possiamo poi negare il fatto che uno spot potente possa arrestarci, emozionarci, farci di botto pensare, prendere coscienza. Possa convertirci a una causa sociale, farci cambiare idea su un prodotto, con una potenza emozionale che spesso il digitale si sogna.
Ma nemmeno sorvolare su un altro fatto: che la pubblicità è più superficiale del digitale, che non è un buon strumento per dare informazione e approfondimento e che non è una verità indipendente essendo pagata da una parte in causa.

Quello che cambia è prendersi i rischi
La vera differenza è che la pubblicità è sempre (o quasi) stata fatta facendo attenzione a non rischiare troppo, prioritario non fare un autogol. Mentre online il perbenino non buca, non se lo fila nessuno, non interessa e non funziona. Ma soprattutto quello che conta è avere un’idea. Senza di quella, ne’ la pubblicità ne’ i social cosi funzioneranno mai.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 11/02/2013 @ 07:44:33, in Aziende, linkato 1537 volte)

Si attestano a 74 gli oggetti venduti al minuto, contro i 60 del 2011. Ma l’anno scorso è stato anche l’anno dell’m-commerce, il commercio via dispositivi mobili. L’e-commerce nel 2012 registra un incremento delle compere via smartphone: ogni 17,5 secondi, contro i 34 del 2011, avviene una transazione via mobile. Lo shopping online sta rivestendo un ruolo importante nel risparmio, diventando il motore principale degli acquisti degli italiani, sia da cc che da mobile.

eBay che, forte delle 6.700 categorie merceologiche, offre un osservatorio per studiare le abitudini d’acquisto degli italiani. La tecnologia è la categoria più gettonata dai suoi utenti. Ammontano a 26 acquisti all’ora i prodotti tecnologici. Questa categoria sta galoppando di gran lena, visto che nel 2009 trascorrevano 4 secondi fra un acquisto e l’altro, che ora si sono assottigliati ad appena 2,3 secondi.

Gli oggetti più comprati dagli appassionati di hi-tech sono gli accessori: vengono comprati al ritmo di uno ogni 41 secondi, e conquistano la palma d’oro cover e custodie, seguite da proteggi schermo per i dispositivi touch screen che registrano un acquisti ogni minuto. Apple, Samsung e Nokia sono i brand più richiesti.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 12/02/2013 @ 07:50:14, in Aziende, linkato 1567 volte)

L’anno di Apple è cominciato con le indiscrezioni sulla prossima nascita di un iPhone Mini, per struttura e prezzo. Voci che si fanno sempre più insistenti e che portano addirittura a pensare che il Melafonino low cost arriverà sugli scaffali prima della fine di questo 2013, ricco di progetti per gli ingegneri di Cupertino.

Apple non si limita ad allungare le mani sul mercato degli smartphone di media gamma con iPhone Mini, ma è pronta a entrare nel campo dell’orologeria con iWatch, anticipando Google e Samsung, che a loro volta stanno progettando un orologio hi-tech. iWatch punterebbe a rendere indossabili il web, i social network e alcuni contenuti digitali (la musica su tutti). Una versione da polso di iPod Touch, praticamente, con annessa versione leggera di iOs.

Il sistema operativo della Mela potrà contare su una nuova evoluzione: iOs 7 dovrebbe essere presentato a giugno, a supporto delle prossime versioni dei dispositivi della linea iPhone e iPad. I tablet saranno aggiornati entri fine anno, così come i computer Mac Pro. Ma il pezzo forte è iTv, che però potrebbe arrivare a inizio 2014. Con la televisione interattiva, Apple vorrebbe raccogliere web e intrattenimento, iTunes e divertimento da salotto. La sfida è a tutto campo, il 2013 è appena cominciato.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 12/02/2013 @ 09:00:00, in Internet, linkato 1920 volte)

La tecnologia oggi è estremamente pervasiva, con una possibilità senza precedenti di accedere dovunque e in molti modi a dati, occasioni di contatto, strumenti di lavoro e di svago.
Questo processo evolutivo ha accelerato molto anche il classico effetto di hype legato a tutte quelle innovazioni che hanno un impatto sociale e sul modo di vivere e lavorare delle persone, rendendo ancora più pericoloso l’errore di seguire le mode tecnologiche, soprattutto per quanto riguarda le aziende.

A mio avviso infatti i risultati sono spesso deludenti in quanto si prende il tema da una prospettiva errata, non solo per la mancata riflessione sulla penetrazione nel target di determinati strumenti ma anche perché si trascura il fatto che le persone usano le tecnologie per appagare delle necessità, i famosi bisogni, di cui oggi si parla sempre meno nel marketing legato alle nuove tecnologie.

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Al centro della nuova rivoluzione tecnologica infatti ci sono più che mai le persone, che diventano padrone di tecnologie consumer simili se non superiori a quelli presenti nelle aziende, mentre ancora oggi nelle imprese e sui media si guarda solo ai singoli nuovi mezzi, per altro in modo piuttosto superficiale.

E partiamo proprio dagli strumenti più popolari, i social media, che come dovrebbe essere ovvio a tutti traggono valore dalla partecipazione degli utenti e che non servono a nulla senza i contenuti generati dagli iscritti.
Come si fa dunque a puntare su di un contenitore abilitante ma vuoto senza considerare il perché le persone che ci interessano dovrebbero essere lì e volere interagire con noi (senza comprare dei nomi un tanto al kilo)? Eppure è questo che si fa quotidianamente.

Un altro esempio lampante (e in rapido hype mediatico) è il cloud computing che, al di là delle esigenze di chi si occupa delle infrastrutture tecnologiche, diventa interessante per le persone nel momento in cui ne possono trarre un utilità ma che per esse è ( e deve restare) trasparente.
E il cloud poi sarebbe molto meno interessante senza un’altra rivoluzione trasparente per l’utilizzatore finale, quella degli smartphone e tablet.

Questo mi porta al cuore del discorso, che diventa più chiaro se rispondiamo a una semplice domanda: quanti oggetti sono stati di fatto cannibalizzati e integrati in telefono cellulare, come sveglie, orologi, calcolatrici e tutto quello che oggi viene assolto da una app? Un’enormità.

Ma chi ci dice che tra 5-10 anni gli smartphone non esisteranno più, cancellati da nuovi device?
E allora? Allora diventa cruciale capire cosa le persone vogliono (o potrebbero volere) e cosa fanno (o farebbero) con questi strumenti e dunque lavorare su questi concetti e non sul device o la tecnologia singola.
I successi della Apple nel mercato consumer nascono proprio da qui, mettere sul mercato, a prezzi alti per altro, nuovi strumenti che hanno fatto di tecnologie in parte esistenti qualcosa di più bello, di tendenza e di irrinunciabile.

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È anche il caso del Bring Your Own Device (BYOD), croce e delizia dei CTO/CIO moderni, dove l’attenzione si sposta dallo strumento da fornire al dipendente all’obiettivo di produttività, che può essere raggiunto in vari modi e con tecnologie che vengono in parte scelte dall’utilizzatore finale.
Lo stesso concetto sta poi alla base della creazione di strumenti collaborativi e di social media corporate, dove una struttura abilitante può poi far emergere dinamiche sociali non del tutto prevedibili che portino innovazione e miglioramento.

Ancora una volta però al centro di tutto ci sono le persone, perché gli strumenti di collaborazione oggi ci sono ma ciò che fa la differenza è la cultura della condivisione e l’utilità che il singolo trova nell’utilizzo di questi mezzi e di queste opportunità.

Le sfide dunque per le aziende rispetto alle nuove tecnologie e i nuovi paradigmi sono due:

A) Tema organizzativo interno, le competenze sono sempre più ibride e anche i processi interni devono adeguarsi sfruttando in modo intelligente le opportunità degli strumenti esistenti e futuri, partendo però dagli individui

B) Chi lavora con il cliente finale deve pensare alle persone e a ciò che viene da loro percepito come valore, per spostarsi da una tecnologia all’altra solo in base a ciò che meglio ci può rendere competitivi. Questo richiede delle persone con una profonda conoscenza degli strumenti ma anche dell’azienda nel suo complesso.

E su entrambi i fronti le nuove generazioni sono già dentro questo mondo, per cui non c’è poi tanto tempo residuo per muoversi.

Gianluigi Zarantonello via internetmanagerblog.com

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Di Altri Autori (del 15/02/2013 @ 07:14:04, in Mobile, linkato 1516 volte)

Secondo un ultimo studio firmato Gartner, le vendite dei cellulari hanno visto un leggero calo nel 2012.

Le vendite, infatti, hanno raggiunto 1,75 miliardi di unità, cioè l’1,7% in meno rispetto a quelle totalizzate nel 2011. Nonostante questo gli smartphone continuano a guidare il mercato delle vendite raggiungendo nell’ultimo trimestre 2012 il record di unità vendute: 207,7 milioni di pezzi, su del 38,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Lultima volta in cui il mercato dei cellulari è caduto così è stato nel 2009” ha riferito Anshul Gupta, analista di Gartner che ha aggiunto “le difficili condizioni economiche, le mutevoli preferenze dei consumatori e l’intensa concorrenza hanno indebolito il mercato dei telefoni quest’anno”.

La domanda per i cellulari è rimasta debole nel 2012 e nell’ultimo trimestre. Le vendite si sono attestate intorno ai 264,4 milioni di unità nell’ultimo quarto dell’anno, giù del 19,3% e i ricercatori Gartner si aspettano che il trend continuerà ad essere questo anche nel 2013. Le aspettative sono quelle che vedono per il 2013 vendite totali di smartphone intorno al miliardo di unità mentre tutti i tipi di cellulari intorno al miliardo e 900 mila unità.

Nel quarto trimestre 2012, Apple e Samsung insieme hanno aumentato la loro quota del mercato smartphone al 52% rispetto al 46,4% rispetto al trimestre precedente. Samsung ha terminato l’anno al primo posto in entrambi i mercati smartphone e cellulari.

“Non c’è nessuno al mondo che può attestarsi al terzo posto nelle vendite di smartphone” ha dichiarato Gupta. “il successo di Apple e Samsung deriva dalla forza del loro brand quanto dei loro prodotti. I loro diretti competitor lottano per ottenere la stessa reputazione tra i loro consumatori che, in un contesto economico difficile, cercano prodotti meno cari”.

Huawei ha avuto un buon ultimo quarto, il che ha contribuito a far si che raggiungesse il terzo posto tra i fornitori di smartphone per la prima volta. Nel 2012, la compagnia cinese ha venduto 27,2 milioni di smartphone, in crescita del 73,8%  dal 2011. Secondo gli analisti di Gartner saranno i mercati internazionali la chiave per la crescita di Huawei nel 2013.

Nel quarto trimestre del 2012, le vendite di smartphone Samsung hanno continuato ad accelerare raggiungendo un totale di 64,5 milioni di unità, in crescita del 85,3% rispetto al quarto trimestre del 2011, mentre le vendite di cellulari sono pari a 384,6 milioni.

Dal canto suo, Apple ha raggiunto i 43,5 milioni di unità vendute nel quarto trimestre del 2012, con un incremento del 22,6% anno su anno. Nel 2012, la società di Cupertino ha venduto 130 milioni di smartphone in tutto il mondo. Mentre la domanda di iPhone nel quarto trimestre è rimasta sostenuta, la domanda dei consumatori ha favorito i più economici iPhone 4 e 4S.

Per quanto riguarda Nokia, invece, i buoni risultati ottenuti nell’ultimo trimestre 2012, dovuti principalmente ai cellulari Asha e al lancio del nuovo Lumia Windows 8, non sono stati sufficienti a fermare la caduta in basso della società che ha perso in totale il 18% della propria quota di mercato.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 18/02/2013 @ 07:33:02, in Internet, linkato 1519 volte)

Bandi per oltre 900 milioni di euro per contribuire ad azzerare il digital divide e accelerare lo sviluppo della banda ultralarga. Questa la notizia rilanciata dal Ministero dello Sviluppo economico e quello della Coesione territoriale, con cui si annuncia l’avvio di iniziative volte a portare la banda ultraveloce nelle case di oltre 7 milioni di cittadini, di cui 4 milioni al Sud.

Dei 900 milioni , specifica la nota, 237 sono privati e la procedura dei bandi partirà entro l’inizio di marzo. L’obiettivo è portare una velocità di almeno 2 mbps a tutti i cittadini e di accelerare lo sviluppo della banda ultralarga (da 30 mbps a 100 mbps) per circa il 40 per cento dei cittadini della Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia.

I bandi porteranno infatti la banda larga a 2,8 milioni di cittadini residenti in 3600 località in tutta Italia e la banda ultralarga a 4 milioni di cittadini residenti in 180 comuni del Sud Italia. “A questo risultato – si legge nella nota – ha concorso in modo rilevante la rimodulazione dei programmi cofinanziati che, attraverso il Piano d’Azione per la Coesione d’intesa con le Regioni interessate, ha fatto confluire nel progetto più di 347 milioni“.

Il Piano Nazionale Banda Larga è nato nel 2009 con l’obiettivo di raggiungere gli 8 milioni di cittadini. Fino ad ora ha già portato internet di base a 4 milioni di cittadini, e si stanno realizzando le infrastrutture per connettere ulteriori 1,2 milioni di cittadini. Con questo ultimo bando la banda larga sarà portata anche ai residui 2,8 milioni di italiani sprovvisti di connettività.

“Oggi facciamo – dichiarano nella nota i ministri Corrado Passera e Fabrizio Barca – un passo in avanti fondamentale per lo sviluppo del Paese, contribuendo ad azzerare il divario digitale e dotando il Mezzogiorno della banda ultralarga. Era un impegno importante – hanno proseguito – che abbiamo assunto con il recepimento dell’Agenda Digitale Europea e che siamo riusciti a mantenere grazie a una forte collaborazione tra Governo e Regioni. Presto ogni cittadino e impresa italiani potranno avere la possibilità di collegarsi ad internet veloce, accedendo a opportunità professionali e personali che erano loro preclusi. Per questo azzerare il digital divide era innanzitutto un dovere morale della politica oltre che un’opportunità di sviluppo“.

I bandi possono rappresentare una forte spinta per l’intera filiera delle tlc, per il settore dell’impiantistica civile e dell’elettronica, generando circa 5000 nuovi posti di lavoro. Senza contare il vantaggio che tali investimento potranno generare sul Pil: un incremento pari a circa 1,3 miliardi di euro.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 19/02/2013 @ 07:28:03, in Aziende, linkato 1644 volte)

Il noto marchio di alta moda londinese Burberry ha deciso di virare verso l’utilizzo smart della tecnologia a radio frequenze. In occasione del London Fashion Week di questi giorni, la casa di moda ha deciso di implementare nei suoi capi dei microchip a radio frequenze capaci di sbloccare contenuti gratuiti sui cellulari degli utenti presenti in sala per la sfilata di moda.

Sugli smartphone dei presenti in sala compariranno, al passaggio della modella, dei contenuti video che illustreranno come quegli stessi capi sono stati creati, dagli schizzi sino alla passerella.

L’applicazione è stata creata principalmente per permettere agli utenti di pre-ordinare i capi osservati e di comprarli direttamente dal proprio dispositivo mobile. È per questo che nei video proposti, verrà illustrato anche il modo in cui i capi desiderati saranno personalizzati con delle targhette che riportano il nome del cliente che li acquista.

Il chip non funzionerà soltanto durante la sfilata ma potrà essere attivato anche nei negozi rivenditori ufficiali del brand che metteranno a disposizione degli specchi che fungeranno da monitor sui quali, avvicinandosi, manderanno le immagini video della storia del capo d’abbigliamento indossato in quel momento.

La strategia di Burberry non si ferma all’utilizzo della nuova tecnologia, ma continua sui social media. Il giorno dopo la sfilata, infatti, la casa di moda inviterà tutti i follower di Twitter a postare messaggi con l’hashtag #madefor, in modo da poter ricevere immagini personalizzate della propria targhetta.

L’evento sarà inoltre fruibile tramite il live streaming sul canale Twitter di Burberry, sul web e nello store londinese di Regent Street. Altri accessi potranno essere fatti da due account Instagram: all’indirizzo @Burberry si condivideranno immagini dal backstage, dalla passerella e dal red carpet; da @Burberry_Live, invece, verranno condivise immagini più dettagliate della collezione.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 20/02/2013 @ 07:46:37, in Social Networks, linkato 1577 volte)

Facebook e Twitter si aprono ai pagamenti social con American Express. I noti social network scoprono un particolare interesse nei confronti dell’economia, proponendo due iniziative molto interessanti. In questo modo vengono ampliate le loro prospettive, facendo un salto direttamente nel settore dell’e-commerce. Vediamo nello specifico che cosa ci propongono la popolare rete sociale e il famoso servizio di microblogging. Per quanto riguarda Facebook, è già stata avviata da qualche tempo la funzionalità Gift. Attraverso di essa possono essere acquistati dei prodotti e dei servizi, per poi regalarli.
Adesso tutto viene amplificato per mezzo di Azimo, un servizio di trasferimento di denaro. Si tratta di un’integrazione con Facebook, che, a poco a poco, troverà l’opportunità di permettere agli utenti di scambiarsi denaro.
L’app di Azimo su Facebook avrà il compito di gestire tutta la transazione e il denaro potrà essere ritirato veramente, sfruttando i 150.000 punti che Azimo, con sede nel Regno Unito, possiede in tutto il mondo.
C’è chi potrebbe obiettare che tutto ciò va contro la sicurezza informatica, aprendo la strada a delle vere e proprie frodi. D’altronde non dobbiamo dimenticare che gli imbrogli e i furti d’identità sono sempre dietro l’angolo. Tuttavia l’azienda garantisce che le varie operazioni finanziarie potranno essere svolte nella più totale sicurezza.
Twitter ha lanciato un particolare hashtag. Il servizio di microblogging, utilizzando questa parola chiave, diventa una sorta di carrello. La parola chiave è comunque riservata agli utenti del servizio Amexsync della carta di credito.
E’ come se gli utenti avessero a loro disposizione un pin, che viene richiesto nei tweet di carattere commerciale. Proprio attraverso i tweet, digitando il pin, l’utente comunica di voler acquistare un prodotto e riceverà un tweet di conferma.
Un messaggio di posta elettronica completa il tutto, specificando che ci sono 15 minuti per confermare l’intenzione di acquisto espressa attraverso il cinguettio. In questo modo viene comprato un determinato prodotto, che verrà spedito direttamente a casa.
Naturalmente, per sfruttare queste possibilità, la propria carta di credito deve essere collegata all’account Twitter. Niente di più facile, insomma: un mix fra social ed e-commerce che appare come una svolta importante, da non sottovalutare. D’altronde gli acquisti online degli Italiani fanno registrare numeri ormai consistenti. Tutto questo ci fa comprendere come le possibilità social della vita virtuale vengano enormemente ampliate, creando un collegamento essenziale con la vita reale.

Via trackback.it

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