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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Qualche giorno fa ho parlato di Enterprise 2.0 ed ho citato anche due interessanti post di Leonardo Bellini (li trovate qui e qui) sui 10 principi delle reti sociali ripresi da il Passaparola di Emanuel Rosen.

Dal momento che ho sottolineato che la costruzione dell’enterprise 2.0 parte da un clima organizzativo e culturale ho provato ad applicare alcuni dei 10 principi in questione alla comunicazione interna e mi sembra che vi siano degli spunti interessanti su cui riflettere.

Un grafo di social network analysis, fonte http://www.thedailybit.net

1° : le reti sociali sono invisibili, al di là dei disegni fatti sull’organigramma da sempre si creano delle reti di relazioni e collaborazione tra diverse aree e funzioni, in presenza di un sistema di condivisione fluido e accettato da tutti delle informazioni questa situazione non potrà che essere massimizzata crescendo oltre le previsioni che si possono fare all’inizio.

2° : simile cerca simile (Affinità elettive) e 3° : chi si assomiglia tende a raggrupparsi,  il che può creare paradossalmente dei problemi, perché tende a mantere l’informazione all’interno di gruppi di lavoro chiusi. Questo viene evidenziato anche nel 5° principio: le informazioni restano intrappolate nei gruppi. L’abilità di chi governa le informazioni deve essere dunque quella di portare costantemente a contatto gruppi diversi e farli interagire in un ambiente comune.

Al contrario, il fatto che persone che non sono in un rapporto diretto e continuativo (legame forte) entrino in interazione con altre aree e con le loro informazioni esalta la forza dei legami deboli “scoperti” da Mark Granovetter che sono l’oggetto dell’8° principio (i legami deboli sono sorprendentemente forti).

Nel momento in cui il clima organizzativo e gli strumenti tecnologici permettono l’accesso alle informazioni e alle conoscenze da parte di molteplici persone, anche senza un’interazione personale approfondita, saranno proprio i legami deboli a far viaggiare la collaborazione attraverso i diversi gruppi, tramite delle persone che fanno da connettori e nodi di rete (6° principio).

La tecnologia ovviamente potenzia alla grande il potere dei legami deboli (9° principio) mettendo il dubbio il tradizionale limite posto dal numero di Dumbar e permettendo anche in grandi organizzazioni l’interazione e la condivisione fra centinaia di persone.

E dunque che cosa ci dice questa breve carrellata di principi applicati alle organizzazioni?

1) Le informazioni devono essere accessibili anche al di fuori dei propri gruppi abituali di lavoro disegnati sull’organigramma.

2) Per fare questo ci deve essere un clima organizzativo e delle policy che incentivino le persone a non tenere per sè le informazioni e ad essere proattive nell’utilizzo di quelle rese disponibili da altri.

3) Nel momento in cui le persone sono aperte a questo approccio è necessario dare loro degli strumenti tecnologici semplici e potenti per parlarsi e per mettere in circolo l’informazione.

La vostra esperienza lavorativa è così o c’è ancora da lavorare?

Gianluigi Zarantonello

via http://webspecialist.wordpress.com

 
Di Altri Autori (del 09/10/2009 @ 07:53:36, in Internet, linkato 1453 volte)

Cos’è il Widget Marketing? Con il termine Widget si indicano tutte quelle piccole applicazioni, molto leggere, che rimangono costantemente attive sul desktop fornendo svariati servizi di calcolo, news, o intrattenimento. Tra le loro funzioni la più interessante è quella di ricevere in tempo reale ogni sorta di informazione da internet, facendo risparmiare la necessità di visitare diversi siti web.

I Widget funzionano grazie ad un motore che nei sistemi Mac è integrato e prende il nome di Dashboard, mentre per i pc non ne esiste uno compreso nel sistema Windows, ma ne sono disponibili alcuni da scaricare, il più completo e diffuso dei quali è sicuramente Yahoo! Widgets Engine.
Cerchiamo di capire perchè i Widget rappresentano il futuro prossimo del branded content. Le motivazioni principali sono sicuramente due: la facile diffusione e la praticità di utilizzo.

La distribuzione di questi programmi è completamente libera e gratuita e tra breve gli stessi Widget che oggi utilizziamo con il computer potranno essere usati con il telefono cellulare: la rivoluzione è arrivata con iPhone di Apple, ma anche Nokia sta sviluppando una tecnologia simile. Ci sono tutti i presupposti per effettuare un salto di qualità dai “tradizionali” siti web interattivi e bypassare i canonici sistemi di navigazione web.

Con l’utilizzo del Widget gli utenti possono stringere un rapporto più stretto con la marca. Il brand, dal canto suo, può scegliere se creare un contenuto che trasmetta puramente il proprio messaggio, oppure creare una sorta di estensione dei valori del marchio.

Possiamo citare due esempi, entrambi dello scorso anno, che rappresentano questi due diversi approcci:
* H&M ha creato un Widget puramente legato alla propria catena di moda, che fornisce notizie in tempo reale sulle ultime novità disponibili nei negozi o altre attività promozionali, dedicato quindi esclusivamente agli estimatori del brand.
* Adidas, invece, ha scelto di fornire news in tempo reale raccolte da diverse fonti (Yahoo!, Sky, Radio 1) durante i mondiali di calcio in Germania, aggiungendo un pizzico di personalità con servizi esclusivi e speaker d’eccezione come David Beckham: di certo un modo per consolidare il rapporto con i propri consumatori ed eventuali prospect.
* Altri esempi: Purina ha creato un servizio meteo al quale gli utenti possono inviare le foto dei propri animali per vederli apparire sullo sfondo; Honda, per la sua Acura RDX, fornisce bollettini del traffico in tempo reale ricreando una delle novità del navigatore installato sulla vettura; Sony Pictures ha utilizzato un Widget per promuovere il film Zathura; il Rijksmuseum di Amsterdam regala immagini e informazioni sui capolavori esposti; ultimo, in ordine di tempo, il Rabbit Widget di Volkswagen che aggiorna in tempo reale su eventi gratuiti tra concerti, mostre, spettacoli e feste nelle principali città statunitensi.

Siamo sicuramente ancora agli albori del Widget Marketing: i casi esaminati non sono certo eclatanti e non riescono ancora a eguagliare lo sfruttamento di potenzialità del sistema ottenuto da altri Widget non brandizzati, ma si tratta pur sempre di una prima fase di rodaggio che sicuramente porterà a migliorie.

Da questi esempi possiamo intanto capire cosa fare e non fare per ottenere la massima efficacia:
* Fornire un servizio o una fonte di intrattenimento (Honda ha registrato più 10.000 download in un mese).
* Cercare di essere poco invasivi (purtroppo non basta una grafica decorativa come quella utilizzata da H&M)

Riguardo agli aspetti tecnici, utilizzare i motori standard, ovvero Dashboard e Yahoo! Widgets: sul web popolano altri pseudo-widget che non stanno risquotendo molto successo perchè forzano gli utenti a complicate installazioni di diversi motori (andando contro al principale plus dei Widget, la semplicità).

Non dobbiamo dimenticare che alla base dell’approccio del branded content c’è sì l’intrattenimento del consumatore, ma bastano dei piccoli errori per far sì che egli viva la marca in un modo indesiderato. E’ un peccato che le marche non siano ancora in grado di sfruttare a pieno i benefit di questo nuovo mezzo utile, poco invasivo e durevole, ma siamo sicuri che si tratti solo di una questione di tempo. Irrisoria.

Via Marketing Journal

 
Di Altri Autori (del 07/10/2009 @ 07:04:24, in Internet, linkato 1512 volte)

Oggi parliamo di SEO, e di alcune informazioni fondamentali per il posizionamento del proprio sito web nei motori di ricerca. In particolare dei fattori più importanti da considerare nell’ottimizzazione delle nostre pagine web.

Vediamo quali sono i 5 elementi dal peso specifico maggiore per un ottimo posizionamento:


1. Il primo fattore riguarda l’anchor text di tutti i link in entrata al vostro sito web. Per chi non lo sapesse Google, ma anche tutti i motori di ricerca in generale, usano gli anchor text degli altri siti che ci linkano per capire di cosa tratta il nostro sito, ma soprattutto per capire le keywords con la quale indicizzarci nelle pagine di ricerca. Quindi è sempre meglio avere link in entrata provenienti da anchor text contenti keywords piuttosto che anchor text che riproducono la nostra url.

2. Il secondo elemento riguarda le parole chiave nel tag title. Più sarà unica e di qualità la keyphrase che inseriamo nel nostro title e più saranno di qualità i nostri risultati nei motori di ricerca. Importante dunque assicurarsi che la pagina che si sta ottimizzando abbia nel tag title la parola chiave per noi più importante. Se possibile è meglio includere sola la frase chiave, così questa avrà più peso e maggiore importanza. Va evidenziato che questo fattore riguarda si il tag title della nostra web page ma anche il tag title dei siti che ci linkano. Più le keywords dei siti che ci linkano saranno di qualità e analoghe alle nostre, rispettivamente nei loro title e nelle loro description, e meglio sarà anche per noi che da queste pagine web veniamo linkati.

3. Il terzo fattore è la link popularity, un termine che riecheggia molto nell’ambito SEO e che ha una stretta correlazione con il Page Rank. Con questo termine si indica la quantità e la qualità dei link nella rete che puntano al nostro sito web. Importante in questo caso che i link provengano da siti che hanno per Google un’ottima reputazione e di conseguenza un buon Page Rank. Fondamentale dunque la costruzione di collegamenti che hanno un buon PR Google. Diciamo così più il nostro sito viene citato, più avrà ottimi risultati nelle pagine di risposta Google, ancor più se le citazioni vengono da siti autorevoli.

4. Il quarto elemento di elevata importanza riguarda la diversità dei domini che ci linkano. Se ad esempio abbiamo 100 link dallo stesso dominio avremmo benefici minori rispetto ad averne 100 da 100 siti diversi.

5. Il quinto e ultimo fattore riguarda la parola chiave nel dominio principale, o meglio, nella url del sito. Siti che hanno la parola chiave che si vuole indicizzare nella url hanno risultati migliori e persistenti nel ranking Google rispetto a quelli in cui non è contenuta. Parliamoci chiaro questa non è una regola assoluta, ci sono siti che magari non hanno la keyword nel dominio principale e comunque hanno ottimi risultati, anche migliori magari, ma solo grazie all’esperienza ed alla persistenza nel lavoro di ottimizzazione. Va quindi sottolineato che includere la keyword nella url aiuta sempre.

Via Marketing Journal

 
Di Altri Autori (del 05/10/2009 @ 07:20:34, in Internet, linkato 912 volte)

Ottobre è un mese importante per Microsoft. Infatti, insieme al lancio del nuovo sistema operativo per i PC, Windows 7, atteso per il 22 ottobre, il 6 ottobre verrà ufficializzato il lancio di Windows Phone 6.5, il sistema operativo per i cellulari.

Ma le novità non finiscono qui: infatti, per i cellulari di nuova generazione è prevista la creazione del MarketPlace, un negozio virtuale dove scaricare le applicazioni per il telefono, gratuite e a pagamento e prima della fine dell'anno verrà attivato anche per i modelli dotati di sistema operativo precedente. Microsoft, nel frattempo, è impegnata nel supporto degli sviluppatori che potranno realizzare applicazioni che possono essere vendute in ogni paese del mondo, creando anche eventi con le principali università italiane. Inoltre, per la prima volta, Microsoft venderà direttamente il proprio software per PC attraverso internet.

E' già attivo il sito dove si possono acquistare i tools di sviluppo per i programmatori e i programmi per la produttività in ufficio. Il pagamento, attraverso carta di credito, anche ricaricabile, permette l'immediato scaricamento dell'applicazione, eliminando i tempi di consegna. Si può masterizzare il file scaricato, salvarlo su una chiavetta e, chiaramente, richiedere l'invio di una copia su DVD (in questo caso, si pagherà la spedizione).

Due le particolarità. La prima è che l'utente potrà scaricare per 3 volte il prodotto acquistato nell'arco di un anno, per cui è ipotizzabile che Microsoft stia iniziando ad attrezzarsi a forme di noleggio delle applicazioni, come annunciato per Office 2010. La seconda è che Windows 7 sarà disponibile in digitale, probabilmente, dalla mezzanotte e un minuto del 22 Ottobre, prima quindi dei negozi tradizionali.
 
di Gigi Beltrame su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 30/09/2009 @ 07:52:28, in Internet, linkato 1311 volte)

Negli Stati Uniti sono 161 milioni gli internauti che ad agosto hanno guardato video online, il più alto numero mai registrato. Lo dice l'ultimo rapporto di comScore. Secondo la società specializzata in misurazioni e rilevazioni su Internet, i video visti su Internet sono stati complessivamente più di 25 miliardi, oltre 10 miliardi dei quali su siti del gruppo Google, pari al 40% del totale.
Spopola Youtube, che ha totalizzato il 99% delle 'visitè per la visione dei video di Google. Al secondo posto si piazzano i siti di Microsoft con un totale di 547 milioni di 'accessi videò (2,2%), seguiti da Viacom Digital con 539 milioni di video visti (2,1 %) e Hulu, con 488 milioni (1,9%).
Secondo i dati, in media nel solo mese di agosto ogni cittadino statunitense ha visto 157 video. I più gettonati rimangono i siti a marchio Google con oltre 121,4 milioni di utenti unici, Microsoft ne totalizza 54,9 milioni e i siti di Yahoo! chiudono la classifica con 51,6 milioni di visitatori.

Via ILSOLE24ORE.COM

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 28/09/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1651 volte)

E’ innegabile che ormai nell’immaginario collettivo i siti e gli strumenti del web 2.0 sono diventati dei media a tutti gli effetti e per tale ragione sono sempre più corteggiati dai marketing manager.


I dati che vengono dalle ricerche che riguardano gli USA sono significativi: secondo l'indagine "Social Media: Embracing the Opportunities, Averting the Risks" (di Russell Herder e Ethos Business Law, sondaggio realizzato a luglio di quest’anno) 8 su 10 degli uomini di marketing attribuiscono ai social network un ruolo importante per il potenziamento del brand, oltre che per il recruiting e il customer care.

Anche gli investimenti in advertising si muovono di conseguenza e, secondo uno studio di comScore, i siti di social media hanno rappresentato il 21,1% della distribuzione di inserzioni nel web Usa a luglio (anche se la raccolta è molto concentrata su MySpace e Facebook, con oltre l'80% del mercato).

D’altronde l'ultima indagine semestrale Nielsen (oltre 25.000 consumatori di 50 Paesi del mondo), evidenzia che il 90% dei consumatori internet si fida dei consigli di persone che conoscono e il 70% crede alle opinioni dei consumatori pubblicate online.


Tutto bene dunque? Sì ma con dei distinguo.

Il primo aspetto riguarda l’effettiva fiducia che i consumatori hanno nei brand attivi nei social media: nello studio "Women & Brands Online: 'The Digital Disconnect" il 52% delle 1.000 donne intervistate diventa amica o almeno fan di un brand nei social network, l'83% comunque si sente "neutrale" o "negativa" al rispetto al marchio. Il 75% poi dice di non essere influenzata da canali di social networking per l'acquisto di prodotti e servizi.

Inoltre io sono sempre scettico nella pubblicità in quanto tale sui social media, alla quale preferisco un linguaggio e degli strumenti più di stampo dialogico.

Infine non dimentichiamo che gli iscritti ai social media non sono registrati al nostro sito e non diventano lead per il nostro database, per cui di fatto contribuiamo alla crescita altrui.

Dal mio punto di vista dunque i social media sono un’estensione importante del brand e permettono di contattare nuovi prospect per iniziare un dialogo con loro ma alla fine devono riportare sulle pagine di proprietà dell’azienda.
Non ha senso creare infatti un social network proprio o un nuovo Twitter brandizzato se si può sfruttare l’enorme bacino di questi siti ma le rendini le si deve tenere in azienda con una corretta impostazione strategica e servendosi dei social media (non servendo loro).

E voi che ne dite?

Gianluigi Zarantonello

via http://webspecialist.wordpress.com

 
Di Roberto Venturini (del 24/09/2009 @ 07:36:14, in Internet, linkato 1492 volte)

Procter & Gamble ha deciso che l'e-commerce dovrà diventare un canale distributivo di importanza pari ai drugstore, in termini di fatturato (anche attraverso le vendite su Amazon e Walmart online). Un obiettivo di 4 miliardi di dollari.
Lo sappiamo tutti, quelli di P&G in genere quando si muovono lo fanno avendoci pensato bene e ci vanno giù molto seri.

L'obiettivo è sicuramente ambizioso, significando moltiplicare per otto i fatturati attuali,.Per riferimento, i fatturati complessivi sono sui 79 miliardi di dollari.

Via: Adage.com, leggete l'articolo per approfondimenti

 
Di Altri Autori (del 22/09/2009 @ 07:38:59, in Internet, linkato 1473 volte)

Cattive nuove per l’editoria d’informazione d’Oltremanica. Secondo una ricerca condotta da Harris Interactive, solo il 5% dei lettori britannici sarebbe disposto a pagare per le news online.
 
Il 74% degli utenti abituali dei più popolari quotidiani web, qualora questi divenissero a pagamento, fuggirebbero verso altri lidi digitali, dove le notizie si trovano gratis. L’8% si limiterebbe alla lettura dei titoli, che rimarrebbero ad accesso libero. Il 12% degli interpellati si dice incerto sul da farsi, ma c’è da credere che opterebbe più facilmente per siti d’informazione free.
 
“Fino a che esisterà l’alternativa gratuita, i consumatori si orienteranno su di essa per le loro informazioni quotidiane” ha detto Andrew Freeman, consulente per la ricerca. I risultati dello studio sono stati resi noti pochi giorni dopo l’annuncio di News Corp., che dal 24 ottobre renderà a pagamento il sito del Wall Street Journal, mentre altre importanti testate (Liberation, per esempio) preparano la medesima svolta.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 15/09/2009 @ 07:52:36, in Internet, linkato 1024 volte)

Gli italiani non sono internauti provetti, almeno stando all’indagine realizzata da Nielsen per l'Osservatorio permanente sui contenuti digitali, che verrà presentata questo venerdì a Milano.

Il 45% dei cittadini del Belpaese, con età superiore ai 14 anni, non usa internet, mentre per il 25% degli intervistati la tecnologia digitale è sinonimo esclusivamente di svago o gioco. Questi i dati più significativi svelati dalla ricerca.

L’utilizzo del web è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi due anni (+5 milioni di persone), coinvolgendo oltre 28 milioni di connazionali. Ma restano pochi gli adulti che praticano un utilizzo consapevole del mezzo. Chi vi accede lo fa sempre più in modo superficiale, in sostituzione del vecchio zapping tv.

Via Quo Media

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 08/09/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1077 volte)

Ci siamo, o meglio siamo arrivati a maturazione: i media trazionali si sono accorti di Twitter e ne stanno facendo il nuovo oggetto delle loro attenzioni, mentre già di Facebook si parla spesso anche per gli aspetti negativi (razzismo, eccessi, problemi di privacy).

Questa estate, oltre al problema dell’attacco dos, Twitter ha visto un sacco di articoli dedicati ai suo vari usi: vip che raccontano vacanze, lavori artistici colaborativi, ricerca di lavoro, funerali di persone importanti e molto altro.

Insomma secondo il noto Ciclo di Hype la nuova tecnologia con impatto sociale inizia ad essere molto nota e, a torto o a favore, celebrata e resa molto appetibile anche per i non addetti ai lavori.

Sicuramente Twitter è uno strumento interessante per fare marketing, sarà interessante capire però quale sarà il suo futuro e la sua evoluzione, visto che molti utenti non sono attivi e che per adesso utili economici se ne sono visti pochi per i suoi creatori.

Intanto però con questo batage mediatico gli utenti italiani aumenteranno e dunque sarà possibile vedere sul campo cosa succederà nel nostro paese, nel quale i social network sono usati in modo piuttosto particolare, molto legato alla condivisione di fatti privati e conversazioni private gestite su profili pubblici.

Voi avete qualche previsione in merito?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

 
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