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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 03/03/2009 @ 07:23:32, in Internet, linkato 714 volte)

Il computer è diventato un mezzo presente nella quotidianità delle giornate degli adolescenti e da qualche hanno la sua presenza si è imposta anche nella vita dei bambini: il computer viene utilizzato in Italia dal 44,9% della popolazione dai 3 anni in su, con una frequenza di utilizzo giornaliera del 24,2%, mentre l’accesso a internet avviene per il 40,2% della popolazione dai 6 anni in su con frequenza giornaliera del 17,7%.

La crescita di utilizzo del pc più significativa si è registrata nella fascia d’età che va dai 15 ai 19 anni con l’80% e per internet tra i 15 e i 24 anni per il 71%. Per le persone più adulte tra i 35 e i 44 anni l’uso del pc è più contenuto, del 58,6% e per internet del 53,8%.

La fascia di età tra i 60 e i 64 anni registra un uso del pc del 20,5% e di internet del 18%. Rispetto agli anni scorsi il divario tra le diverse fasce di età si è accentuato sia per l’uso del computer che per quello di internet, così come è cresciuta la differenza tra i generi: il 50,4% degli uomini a fronte del 39,7% delle donne usano il pc e il 45,8% degli uomini  a fronte del 35% delle donne navigano su internet.

Via Quo Media

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 02/03/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 883 volte)
La popolarità dei social network ormai non è più in discussione, nemmeno in Italia dove il fenomeno Facebook ha ridotto il gap con gli altri paesi.

Quello che invece sta emergendo con forza è il successo di questi siti in versione mobile: secondo le stime di una ricerca di Informa per Buongiorno in Europa si passerà dai 26,7 milioni di utilizzatori nel 2008 ai 45,2 milioni nel 2009, per arrivare a circa 134 milioni di utenti nel 2012.
In altri termini, considerando il numero di coloro che possiedono un cellulare, uno su cinque utilizzerà sul device un social network.

Un’altra ricerca di ComScore parla di una crescita nel 2008 del 152% medio in Europa occidentale, con un tasso di penetrazione sugli utenti complessivi di telefonia del 5,4%.

Perché tanto successo?

Il mobile web sicuramente ha dei vantaggi:

  • Disponibilità (in qualsiasi posto e in qualsiasi momento)
  • Posizione specifica (mi trovo in un luogo sempre diverso e localizzabile)
  • Consente di impegnarsi in attività interstiziali (si usa in momenti in cui non penseresti mai di aprire il pc).

I social network infine sono un modo di sviluppare e governare relazioni e rappresentano un’estensione della nostra personalità, proprio come i cellulari.

Ecco dunque perché questi siti sono ideali per il mobile web: esprimono noi stessi e ci consentono di mantenere relazioni ovunque noi siamo, anche nei ritagli di tempo.

Certo in questa evoluzione  ci sono ancora degli ostacoli, come i pericoli per la privacy legati alla localizzazione del device, le piattaforme proprietarie e le tariffe di navigazione alte, tuttavia i social network sembrano sicuramente destinati ad alimentare la diffusione della navigazione in mobilità.

Voi che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

sul tema vedi anche http://www.slideshare.net/gzarantonello/mobile-social-network

 
 
 
Di Altri Autori (del 26/02/2009 @ 07:21:24, in Internet, linkato 1017 volte)

I consumatori che navigano in rete sono più ricettivi alle pubblicità e agli annunci al calare del sole. Questo è quanto rivelato da una ricerca coordinata da Lightspeed Research e dall’Internet Advertising Bureau sugli utenti del Regno Unito.

Mano a mano che il giorno procede verso la sera, l’attenzione ai messaggi promozionali va aumentando, in particolare per quanto riguarda i giovani tra i 18 e i 35 anni.

Le fasce più anziane interessate dall’inchiesta, quelle superiori ai 55 anni, hanno invece picchi di attenzione tra le due e le sei del pomeriggio. Il sondaggio approfondisce anche che i consumatori risultano più ricettivi alle inserzioni mentre stanno facendo ricerche generiche, shopping online o nel momento in cui stanno cercando informazioni su prodotti specifici.

Viceversa, gli internauti tendono a prestare scarsa attenzione agli spot mentre sono impegnati nella visione di filmati o di programmi tv in streaming: l’interruzione viene a quel punto percepita come una intromissione inopportuna.


“Conoscere quando gli internauti sono più sensibili ai messaggi pubblicitari permette alle aziende di settore di centrare meglio il target delle proprie campagne - dice il responsabile della ricerca - Le attività intraprese dalla popolazione della rete sono così tante che conoscere il momento in cui recapitare la tua pubblicità può fare la differenza tra il successo e il fallimento di una campagna online”.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 24/02/2009 @ 07:43:15, in Internet, linkato 1731 volte)
Ecco qualche altro dato sull'uso di Internet in Italia... dati di fonte Audiweb che, per certi versi, sono un po' diversi da quelli di cui vi ho parlato qualche giorno fa.

Se l'Osservatorio Multicanalità (che si appoggia sul Panel Nielsen Online) dichiara che 22 milioni di Italiani usano Internet a Dicembre 2008 (saremmo ad un 37% abbondante), Audiweb (nel suo comunicato stampa) da un dato un po' differente:

- "il 58,5% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni (27,8 milioni) dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi device, con una particolare preferenza per l'accesso da casa (49,6% della popolazione) soprattutto tra gli studenti universitari (88,2%), nelle prime due fasce d'età, 11-17 (62,7%) e 18-34 (61,6%), con percentuali significative anche tra gli individui in cerca di prima occupazione (46,6%). "

A leggerla così mi sembra ci sia una differenza tra "avere accesso" ed effettivamente usare...

Prosegue il comunicato:

"Le famiglie italiane con un accesso a Internet da casa sono 9,3 milioni (45,7% delle famiglie italiane) e 11,4 milioni le famiglie che possiedono almeno un computer di proprietà o in leasing - oltre la metà delle famiglie italiane, un grande potenziale per l'audience di internet. Le famiglie con accesso a internet da casa presentano anche una maggiore disponibilità di device tecnologici: oltre alla TV tradizionale (96,2% delle famiglie con accesso a internet) e al telefono fisso (93,7%), il 33,3% possiede una console di giochi, il 32,4% è dotato di TV Satellitare, il 26% di TV Digitale Terrestre e solo il 3% di TV via cavo. Inoltre, quasi i tre quarti delle famiglie con accesso a internet scelgono l'ADSL (71,1%) con un abbonamento flat (88,8%), un dato che lascia supporre un uso maturo e consolidato di internet nelle case italiane. "

"Tornando agli individui, in generale, l'accesso a internet da qualsiasi luogo e da qualsiasi strumento è ben rappresentato sia tra gli uomini (62,2%) che tra le donne (54,9%) di tutte le fasce d'età ed è ben distribuito nell'Italia del Nord-Centro, con una maggiore concentrazione nel Nord Est/Centro (con un 65,1% per entrambi i casi) e nel Nord Ovest (con il 61,2% dei casi). Il profilo degli individui che dichiarano di avere un accesso a internet è medio/alto: il 92,6% dei laureati e l'80,9% dei diplomati, con una condizione professionale qualificata (il 96,3% dei dirigenti/quadri/docenti universitari e il 91,9% degli imprenditori e dei liberi professionisti) e il 95% degli studenti universitari. "

"Dalla ricerca risulta infine che il 9,6% degli individui tra gli 11 e i 74 anni (4,5 milioni) dichiara di avere accesso a internet in luoghi "non convenzionali" e in movimento (grazie alla disponibilità di smartphone o cellulari dotati di accesso a internet oppure in luoghi pubblici quali internet point e biblioteche). In particolare, risulta che, nonostante l'alto livello di diffusione di telefoni cellulari in Italia, la disponibilità di accesso a internet via cellulare/smartphone o PDA non è abbastanza diffusa, coprendo solo il 6,1% della popolazione (2,9 milioni di individui). Il profilo dei possessori di cellulare con accesso a internet in movimento (smartphone/cellulare/PDA), è rappresentato principalmente nella fascia d'età tra i 18 e i 34 anni (10,1%), al Centro Italia (10,1%), tra i laureati (11,1%) e nelle categorie professionali qualificate (17,2% degli imprenditori/liberi professionisti e 13,7% dei dirigenti/quadri/docenti universitari), lasciando supporre una disponibilità soprattutto nei casi in cui l'accesso a internet rappresenta un utile strumento lavorativo anche in mobilità. "

Interessante rilevare dunque che al momento il bacino di utenza potenzale di Internet mobile è attorno al 6% della popolazione (il dato dell'Osservatorio indicherebbe, a giudicare dai dati cui ho accesso, che sarebe il 15% dei possessori di telefonino -50 milioni - ad utilizzare Internet mobile, un numero pari a 7,5 milioni, contro i 2.9 rilevati da Audiweb)
 
Di Altri Autori (del 23/02/2009 @ 07:31:26, in Internet, linkato 957 volte)

Un'inversione di rotta in tempi record. Facebook, pochi giorni fa, ha modificato le condizioni del servizio. Tra le novità, la possibilità di appropriarsi dei contenuti degli utenti per sempre. Particolare che ha sollevando diverse proteste e perplessità in Rete. Conclusione: Mark Zuckerberg, dopo aver provato a spiegare le finalità delle modifiche, ha deciso di tornare sui suoi passi proprio in seguito alle «numerose domande e commenti circa le modifiche e cosa queste possano significare per le persone e le loro informazioni», ha spiegato.

Le modifiche. Le modifiche ai termini d'uso sono state introdotte il 4 febbraio. La parte che ha preoccupato gli iscritti più attenti è la possibilità di appropriarsi dei loro contenuti in maniera indefinita. Un tema su cui Facebook partiva già in difetto d'immagine, viste le critiche dei mesi passati. Zuckerberg non ha lasciato molto tempo all'onda di proteste del web, intervenendo tempestivamente con alcune spiegazioni. In sostanza ha spiegato che le modifiche servivano a tutelare la conservazione dei contenuti condivisi con i propri amici sul servizio. Non tutti i contenuti dunque. Il fondatore del social network spiega ha fatto il paragone con le mail. Una volta che hai mandato un messaggio, questo rimane nella casella dell'utente anche se cancelli l'account.

Tutto come prima dunque, almeno per il momento. Le condizioni del servizio verranno comunque modificate, ma «in termini comprensibili a tutti». Facebook ha fatto un errore di comunicazione potenzialmente molto dannoso. La privacy, sul web, è un tema spinoso. Le novità che verranno introdotte nasceranno dalla conversazione con gli utenti su un nuovo gruppo. Chiamato, non a caso, «Facebook Bill of Rights and Responsibilities».

di Luca Salvioli su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 16/02/2009 @ 07:18:02, in Internet, linkato 1138 volte)

YouTube, popolare sito di video online, ha rinnovato l'accordo globale sui diritti con Sony Music Entertainment che gli permetterà di continuare a proporre video musicali di artisti come Beyonce e Avril Lavrigne.

L'intesa con Sony, secondo gruppo discografico del mondo, è importante alla luce della scelta di Warner Music Group di recedere da un accordo analogo con YouTube lo scorso dicembre in una controversia sull'ammontare dei diritti da pagare. Warner ha chiesto al portale di user-genrated-content di togliere dal sito i suoi video.

YouTube ha accordi in corso sui diritti con Universal Music di Vivendi, prima società al mondo di musica, e con Emi Music. Con entrambe le etichette il portale di proprietà di Google deve discutere nuovamente i termini.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 11/02/2009 @ 07:19:38, in Internet, linkato 2242 volte)

La Rai spalanca le porte al web trasformando il suo sito e lanciando la televisione pubblica su internet. L’azienda pubblica infatti intende utilizzare sempre di più la tecnologia e i suoi linguaggi per proporre agli utenti contenuti e servizi personalizzabili. Nascono da questo progetto i nuovi portali Rai.it e Rai.tv con tutti i contenuti Rai, 22 canali visibili dal pc e immagini di alta qualità.

La home page di Rai.it si presenta ora progettabile da tutti gli utenti sia nei contenuti che nella forma, grazie alla possibilità che gli utenti hanno di scegliere i contenuti che vogliono visualizzare, gli aggiornamenti tematici, il posizionamento nella pagina e persino i colori della grafica di fondo.

Rai tv invece presenta 22 canali: i sette canali televisivi sono Raiuno, Raidue, Raitre, Rainews24, Rai Sport Più, Rai Storia e Rai Edu, i sette radiofonici sono Radio 1, 2 e 3, Gr Parlamento, Isoradio, Filodiffusioni - musica leggera e classica e poi ci sono otto canali web.

Oltre alle dirette sono disponibili 500 canali on demand. Tra circa un 
mese sarà inoltre possibile creare con MyRai.tv una playlist personale 
audio e video.

“Questo portale e’ un tassello importante di quella metamorfosi Rai che da broadcaster diventa operatore multimediale. Canali tematici di sport, news, tv, radio, fiction, junior; 22 canali tra cui scegliere, piu’ di 500 programmi on demand, qualità dell’immagine raddoppiata. Siamo partiti con qualche ritardo, ma cu posizioniamo ai massimi livelli europei. Questo lavoro e’ anche l’esito di una strategia varata 2 anni fa, quando ci siamo resi conto che la Rai doveva avere una profonda trasformazione sul digitale terrestre e sul web. E con questo portale andiamo avanti nel progetto. Ed invito anche gli investitori pubblicitari a visitare il portale”, ha dichiarato il direttore generale Claudio Cappon. Il sottosegretario dello sviluppo economico Paolo Romani aggiunge: “Siamo di fronte ad eventi tecnologici importanti. Il web probabilmente non sostituirà mai la tv digitale, ma e’ fondamentale per i cambiamenti generazionali”.

I nuovi portali saranno dunque un’ottima occasione per gli investitori, ha voluto precisare Claudio Cappon: “…un’occasione formidabile per gli investitori e il mondo della pubblicità… la risposta dell’azienda agli investitori in un momento di chiara contrazione delle risorse e del mercato. Auspichiamo che anche in questo modo così come cambia la televisione ci sia un mutamento della pubblicità… tassello fondamentale nell’azione di un grande operatore multiofferta. Due portali gratuiti per tutti e che continuano a fare 
della Rai azienda leader nel servizio pubblico a livello europeo, con l’obiettivo di raggiungere sempre l’eccellenza”.

Via Quo Media

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 09/02/2009 @ 09:00:00, in Internet, linkato 1812 volte)

Forse ricorderete un mio recente post sull’importanza del monitoraggio della reputazione online e sulla gestione dei casi di emergenza quando ci sono delle voci negative.

Avevo messo un link ad un celebre caso negativo di gestione della blogosfera, quello dell’azienda americana Kryptonite.

Ebbene ora abbiamo un caso italiano. I fatti: un signore, Sergio Sarnari, si lamenta sul suo blog di alcuni prodotti (dei mobili acquistati per la propria casa) di un’azienda di nome Mosaico Arredamenti.

Ne nasce un dibattito tra alcuni che gli danno ragione ed altri che invece sono soddisfatti dei prodotti dell’azienda e tutto sembra finire così.

Invece arriva il fulmine a ciel sereno: l’amministratore delegato della Mosaico Arredi, senza invitare il blogger al dialogo, a smentire, insomma a cercare di chiudere la minipolemica, lo informa di avere proceduto legalmente contro di lui, chiedendo un risarcimento di 400 mila euro!

Nella blogosfera si scatena un dibattito micidiale, che culmina in una lettera inviata da molti blogger al manager per invitarlo a rinunciare, spiegandogli le logiche di internet e della conversazione in rete.

Alla fine, come leggo su Brand 2.0, l’azienda ha rinuciato all’azione.

Ma ora qual è la reputazione che si è costruita la Mosaico Arredamenti sul web? Basta provare a fare una ricerca con il nome dell’azienda per vedere che i danni sono ben maggiori di quelli del primo post.

Questa storia insegna dunque che bisogna essere prudenti e preparati nell’affrontare le voci della blogosfera, infatti l’azienda poteva avere anche ragione sul commento negativo (non sono in grado di giudicare) ma con l’azione legale così come si è sviluppata ha danneggiato pesantemente la propria reputazione.

Che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

 
Di Altri Autori (del 09/02/2009 @ 07:05:59, in Internet, linkato 680 volte)

Il fenomeno del Web del momento ha compiuto in questi giorni cinque anni. Facebook nasceva infatti nel febbraio del 2004 dall'intuizione di Mark Zuckerberg - non un ingegnere della Silicon Valley bensì un facoltoso e assai capace studente diciannovenne della Harvard University - e di Dustin Moscovitz e Chris Hughes. La ricorrenza per il sito di social networking più famoso al mondo, creato come rete virtuale per mantenere i contatti tra ex compagni di classe, ha due facce. Quella splendente dei suoi adepti, ormai oltre 150 milioni in tutto il mondo, ognuno dei quali con una media di 120 "amici" con i quali chattare e altro on line, e quella triste di un fatturato che stenta a decollare, visto e considerato che i 210 milioni di dollari di ricavi stimati per il 2008 (e i 230 milioni previsti dalla società di ricerca eMarketer per quest'anno) sono poco cosa rispetto ai numeri che muove Facebook. Che sono fra gli altri i seguenti: tre miliardi di minuti di accesso giornaliero a tutti i siti del network mentre, 850 milioni di nuove fotografie caricate ogni mese, un'audience in aumento del 127% (dati ComScore).

Facebook ha sbancato ovunque – in Italia i suoi utenti sono ormai sei milioni (il 30% della popolazione Internet del Bel Paese – ed è globalmente riconosciuto come la massima espressione del Web 2.0. Eppure i suoi 800 dipendenti devono sperare in una veloce inversione di tendenza quanto a capacità di generare ricavi e conseguentemente utili: le entrate pubblicitarie sono quelle che sono e a pagare il conto delle grandi risorse informatiche necessarie per far funzionare l'attività di milioni e milioni di "amici" sono i soldi di fatto i soldi degli investitori (Microsoft, che ha una quota dell'1,6% della società fra questi). Senza scomodare Google, Yahoo! e Msn, la rivale MySpace ha un giro d'affari quasi triplo rispetto a Facebook (585 milioni di dollari di entrate nel 2008 e una previsione di 630 milioni quest'anno) in un mercato, quello del social network advertising, che si presuma possa arrivare nel 2009 a quota 2,8 miliardi di dollari su scala mondiale. Gli analisti finanziari continuano a valutarla dai 15 ai 20 miliardi di dollari ma di sbarco in Borsa – se n'è parlato a più riprese – al momento non se ne parla. In attesa di spegnere la sesta candelina in onore della sua creatura, Zuckerberg ha comunque ben donde di essere al settimo cielo: il suo patrimonio personale, secondo la rivista Forbes, oggi 24enne, è di circa 1,5 miliardi di dollari.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 

In questi ultimi tempi sono venuti alla ribalta degli episodi piuttosto inquietanti avvenuti nel web 2.0, come ad esempio l’apertura di gruppi pro mafia o pro stupro su Facebook.

Pochi iscritti ma grande clamore, come ampiamente prevedibile.

Come possiamo spiegare questi fenomeni? Beh, la rete dei social media segue le regole della coda lunga di Anderson, consentendo ad ogni nicchia di trovare un proprio pubblico. Anche nei comportamenti devianti o quantomeno, nei casi meno gravi, discutibili.

Devianze sempre presenti ma che la rete consente di aggregare velocemente dando loro grande visibilità.

Inoltre molte persone, come scrivevo pochi giorni fa, non hanno piena consapevolezza delle proprie azioni quando agiscono con un’identità digitale, prendendo sottogamba ciò che pubblicano, scrivono o sottoscrivono sulla rete.

D’altra parte gli strumenti del web 2.0 per loro natura non possono essere considerati cattivi o buoni, sono mezzi potenti e veloci per esprimersi e connettersi, il bene o il male sta nell’utilizzo che se ne fa.

E dunque che soluzioni? Sicuramente è difficile stabilire quali devono essere le regole, credo che ciascuno di noi potrebbe fissare dei limiti, quello che credo sia fondamentale è una regolamentazione di base condivisa non lasciata alla sensibilità particolare, ad esempio del Facebook di turno.

Non si può infatti censurare la foto di una donna che allatta perché contraria al decoro per il seno nudo e poi rifiutarsi esplicitamente di chiudere gruppi come quelli citati all’inizio in nome della libertà di espressione.

I “cattivi” ci saranno sempre ma possiamo davvero pensare di non avere alcuna regolamentazione (o forse autoregolamentazione) su ciò che è lecito e ciò che non lo è?

Che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

 
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