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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 31/10/2008 @ 07:05:23, in Internet, linkato 4478 volte)

Un noto slogan di qualche tempo fa – «Time is what you make of it» (Il tempo è rappresentato da ciò che ne si fa) – si adatta molto bene alla realtà di Facebook, il social network di cui gli italiani sembrano oggi essersi innamorati. In poco più di sette settimane gli iscritti sono triplicati e si avviano in queste ore a superare i due milioni, con circa 35mila nuove registrazioni al giorno. Numeri non ancora straordinari, se paragonati con altre community già consolidate come Virgilio, Libero o MySpace, ma indicativi di un nuovo modo di vivere internet, da protagonisti.

Considerando le fasce d'età rappresentate, con una lieve predominanza giovanile in via di dissolvimento, e il profilo professionale, Facebook è quanto di più trasversale visto finora. Con un ritardo imputabile alla non conoscenza delle lingue straniere – Facebook italiano è arrivato solo la primavera scorsa – e alla scarsa dimestichezza con le tecnologie, gli italiani sono risaliti così al decimo posto nella classifica globale dei Paesi più attivi, molto lontani però dai cugini francesi, già oltre i quattro milioni.

La novità sostanziale del fenomeno è l'arrivo sulle piattaforme di social networking di centinaia di migliaia di persone, mai iscritte prima a simili servizi, in larga parte a digiuno di blog e Web 2.0. Un passaparola intergenerazionale che ha innescato un circolo virtuoso, stuzzicando l'interesse dei media, già colpiti dai numeri di Facebook – globalmente il network ha oltre 110 milioni di membri – e dalle sue potenzialità economiche: circa un anno fa Microsoft attribuì al l'azienda un valore di 15 miliardi di dollari.

Grazie a un restyling lanciato negli ultimi mesi, con una interfaccia immediata, ancor più semplice da usare, Facebook è l'ambiente ideale in cui chiunque può riallacciare contatti lontani nel tempo – non è così insolito essere tirati dentro da compagni di scuola o dell'università – e replicare la propria rete sociale, con cui si passano fine settimana e tempo libero. Niente a che vedere con i mondi virtuali e l'isolamento sociale – presunto – di cui internet sarebbe responsabile: per trarne i maggiori benefici, Facebook invita gli utenti a iscriversi con il proprio vero nome, riducendo l'anonimato e i suoi effetti a percentuali irrilevanti.

Rispetto a network quali Badoo, in cui la componente dominante è costituita dallo stringere nuove relazioni tra sconosciuti – come sostiene Fabio Giglietto, Università di Urbino, in una ricerca presentata recentemente alla conferenze IR 9.0 a Copenhagen – su Facebook si rintracciano vecchi amici e se ne attivano di nuovi, per promuovere attività comuni dentro e fuori la rete. Un ambiente abilitante quindi, in cui l'organizzazione di movimenti informali, di protesta, come i ricercatori precari riuniti sotto il gruppo PrecaRicerca, o di informazione, gode di un livello di accesso elementare. Elisa Delaini racconta il suo "sdoppiamento di personalità": da un lato lo strumento le permette di aggiornare gli amici con nuove foto – Facebook dichiara di ospitarne 10 miliardi (!) – e dall'altro di promuovere la propria attività professionale.

Il confine tra pubblico e privato diventa labile e, senza un uso consapevole, l'effetto può essere dirompente. Alcuni utenti più evoluti hanno cominciato a dichiarare proprie regole per l'accettazione di nuovi amici. Simone Tornabene ne individua due categorie: i conservatori, attenti a replicare la propria rete online senza ulteriori aggiunte, e i progressisti, aperti a nuovi contatti in un'ottica di integrazione tra mondo online e offline. La diffusione di informazioni strettamente personali o la pubblicazione di immagini compromettenti, senza un settaggio adeguato dei livelli di privacy, può raggiungere chi meno te l'aspetti: efficace in tal senso la recente decisione dei Garanti della privacy europei di chiedere ai gestori di rendere invisibili i profili ai motori di ricerca, salvo diversa decisione degli utenti.

Superata la fase iniziale di entusiasmo prende forma una seconda fase di assestamento, se non in alcuni casi di rigetto dello strumento, a causa degli eccessivi solleciti ai quali l'utente è sottoposto e in altri casi alla dispersione di tempo che la gestione dei contatti può provocare. L'amicizia diventa inoltre una relazione dal valore mutabile: alcuni aggiungono al proprio network solo chi hanno già conosciuto personalmente, altri si aprono a qualsiasi opportunità di nuova conoscenza, senza porsi alcun problema di riservatezza. Quale l'approccio più corretto? Probabilmente la risposta cambia con il variare dell'uso dello strumento: chi lo prende seriamente, pubblicando dati sensibili, accetterà solo legami forti, a differenza di chi vuole esplorare nuovi territori, barattando informazioni personali in cambio di opportunità imprevedibili. Ciò che è più importante è mantenere il controllo di ciò che si pubblica, senza pentirsi quando è già troppo tardi. Che persino Facebook sia destinato a un rapido tramonto, terminata la crescita esponenziale, pronto a lasciare il passo alla prossima moda? L'importante, per ora, è che se ne continui a parlare. Domani, è un altro giorno.

di Luca Conti su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Roberto Venturini (del 28/10/2008 @ 07:40:28, in Internet, linkato 1801 volte)

Ma di che cosa parliamo sui blog? L'impressione che ho è che una vasta parte del contenuto proposto sui vari blog non sia che una riproposizione di materiale pubblicato da altri blog, che a loro volta l'hanno preso da altri blog che a loro volta...

Questo fenomeno metacomunicativo (e metà copia incolla), da' da pensare.

Si tratta di fenomeni di amplificazione, che permettono ad un contenuto "buono" di essere ripreso e ridiffuso oltre i limiti del singolo mezzo / testata... si tratta di un fenomeno di scarsa fantasia e creatività, si tratta di appropriarsi del contenuto di altri per generare pageviews e quindi income pubblicitarie...

Si tratta di un po' di tutto questo ed è un fenomeno che mi fa riflettere anche rispetto al mio, di blog , dove anch'io riprendo content da terze parti, anzi, la ripresa costituisce forse la maggior parte del contenuto. Ma quello che cerco sempre di fare è riprendere e commentare, dare valore aggiunto, addizionare un contributo originale.

Ad ogni modo, il fenomeno non è strettamente legato solo ai blog o ai siti; arriva anche sui media tradizionali, in un circolo che porta il content dall'on all'off o dall'off ad un altro offline.

Cito infatto la notizia, a titolo di esempio, del lancio di una nuova testata-"Distill", un bimestrale londinese che raccoglie il meglio (ovviamente....) del materiale pubblicato da riviste di moda anche di nicchia e di limitata circolazione, per raccogliere in un unico punto un'informazione dispersa in rivoletti in mille parti del mondo, con (ovviamente) il tentativo di dare un valore aggiunto rispetto alla semplice antologia, attraverso commenti di autorevoli opinionisti.

Insomma, anche sulla carta, stiamo mungendo il content, cercando di ottenere dal nostro ma sopratutto da quello degli altri la massima monetizzazione. Da un certo punto di vista criticabile ma, d'altra parte, bisogna ammettere che con tutto il content disperso e quindi difficilmente scopribile / raggiungibile, una certa collazione ed amplificazione puo' avere il suo senso...

 
Di Altri Autori (del 27/10/2008 @ 07:06:20, in Internet, linkato 2173 volte)

L’e-mail marketing stenta a decollare. Colpa della legge sulla privacy e di poca cultura. Il punto da uno dei maggiori esperti del settore.

L’insopportabile boing che accompagna l’arrivo di decine di messaggi di posta indesiderati stimola in noi un riflesso quasi pavloviano. Di ciò è vittima un settore del marketing che in molti paesi è invece un volano del successo delle imprese, soprattutto in alcuni settori: l’e-mail marketing.
In Italia la situazione è resa complessa dalla legge sulla privacy che tutela fortemente i dati personali, e quindi li rende indisponibili per chi opera nel settore. Il risultato è che avendo scarsa profilazione si massificano gli invii ottenendo un disastroso effetto spamming.

Ma soprattutto manca la cultura di questo mezzo. Pochi libri, scarsi incontri divulgativi dedicati ai manager di singoli settori merceologici, atteggiamento ostile spesso anche da parte dei mezzi di informazione.
Nel mondo ideale le e-mail che arrivano ci interessano tutte. Chi ce le invia sa cosa desideriamo e si fa da garante che non ci arrivino quelle che potrebbero disturbarci.

Questo l’obiettivo dei professionisti del settore che affogano in un mare frammentato di operatori che puntano solo al volume.
Una situazione che non fa bene a nessuno e di cui abbiamo parlato con Gianni Lombardi, per tre anni segretario generale dello IAB, l’Interactive Advertising Bureau, per sette dell’Art Director Club, e ora consulente di internet marketing.

Lombardi, lo ammetta, che noia spesso il boing della posta. Non c’è da stupirsi che poi buttiamo via le cose senza leggerle. Non si abusa del mezzo? “Consideri che per l’Italia non abbiamo nemmeno dati attendibili sull’utilizzo dell’e-mail marketing. Solo l’impressione di mercato e le statistiche sul traffico, che è in costante aumento. Però dobbiamo distinguere bene e subito la differenza tra e-mail marketing e lo spamming”.
Ce la spieghi. “Lo spamming si basa sulla quantità, e sul fatto che è poco costoso spedire la posta. Se mando un milione di e-mail e le risposte sono poche unità mi è convenuto ugualmente. In sostanza spedisco un messaggio a tutti gli indirizzi su cui riesco a mettere le mani. L’e-mail marketing è una vera e propria professione, usato  per spedire messaggi a clienti e potenziali clienti ben identificati”.

La differenza dunque è nella conoscenza dei destinatari? “L’azienda che fa e-mail marketing registra diligentemente tutti i dati dei suoi clienti e potenziali clienti con cui entra in contatto, si fa rilasciare autorizzazione per conservarli e li usa per informarli di cose che li interessano.

Quali sono i costi? “I costi tecnici sono trascurabili, però bisogna investire in formazione delle persone che se ne occupano e nella scrittura di testi efficaci”.
Poi ci sono le aziende specializzate... “In Italia per chi fa questo mestiere è difficile lavorare per via della legge sulla privacy. Quasi nessuno che gestisce o vende indirizzi è realmente in regola. Quello che si fa solitamente è noleggiare la lista ed è il proprietario della lista che lo invia”.

La qualità dei nomi e della profilazione? “In genere le liste sono di bassa qualità. Negli Stati Uniti, in Germania e in Francia il mercato è più voluto. Negli Usa ad esempio le persone si abbonano molto ai giornali e l’incrocio dei temi trattati dalle riviste a cui sono abbonati permette di avere delle profilazioni anche molto precise. In Italia questo non si può fare, perché gli abbonati sono pochi e gli editori gelosi dei dati che hanno”.
Le aziende hanno le competenze per utilizzare l’e-mail marketing? “Generalmente no, manca la cultura, le opportunità sono molto sottovalutate”.

I giornali come trattano l’argomento? “In modo superficiale, è poco compreso, confuso con lo spamming. I giornali potrebbero diventare degli evangelizzatori dell’e-mail marketing e incrementare la loro base abbonati a pagamento”.
Quali sono secondo lei le aziende più attive nel settore? “E’ un mercato molto frazionato, nel quale operano sia aziende di e-mail marketing puro, sia banche dati o editori online. Non ci sono dei veri leader”.
Meglio aziende italiane o internazionali? “La competenza internazionale è sicuramente utile perché in molti paesi sono più avanti di noi, hanno più esperienza su più mercati. Talvolta le particolarità italiane sono mitizzate. E’ vero che spesso c’è un diverso metodo di lavoro degli imprenditori, per cui bisogna sapersi adattare anche a un po’ di improvvisazione”.
In quali settori è più efficace? “Ad esempio nel found raising. L’e-mail marketing credo che oggi sia il modo principale per raccogliere soldi. Questo vale un po’ per tutto il terzo settore, soggetti che in teoria sono i più lontani dal marketing e dall’orientamento commerciale. Ma in realtà tutti ne possono trarre beneficio”.

Davvero tutti? “Ci sono molti pregiudizi. L’e-mail marketing viene visto da tanti imprenditori come l’arte del fumo e dell’inganno. Invece è la scienza di comunicare in modo efficace i vantaggi del proprio prodotto o servizio al mercato, indispensabile per chiunque”.

Per chi vuole studiare e imparare tutto sull’e-mail marketing cosa suggerisce? “Oltre ai miei libri segnalo un volume intitolato proprio “E-mail marketing” che è appena uscito, molto aggiornato, scritto da Rioberto Ghislandi”.
Per formarsi attraverso convegni, eventi? Al prossimo Iab di Milano ci saranno delle sessioni su questo tema. Sarà un momento di confronto importante. Poi ci sono eventi più occasionali distribuiti sul territorio”.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 16/10/2008 @ 09:52:34, in Internet, linkato 2296 volte)

Il numero uno delle aste online eBay ha fornito nella notte stime deludenti: il business risente di una frenata generale dei consumi che continuerà nel 2009, ha avvertito, deprimendo il titolo nel dopo borsa.
Il gruppo internet, cui fanno capo i servizi di pagamento online PayPal e quello di chiamate Skype ha ridotto le previsioni di ricavi per l'esercizio a 8,53-8,68 miliardi di dollari, sotto la stima precedente di 8,8-9,05 miliardi.

Nel quarto trimestre, tradizionalmente il più robusto grazie alle vendite legate alle feste natalizie, gli utili sono attesi a 39-41 cent per azione, una stima inferiore a quella di Wall Street di 47 cent che darebbe un risultato più basso di quello dell'anno scorso.

Via Quo Media

 

 
Di Altri Autori (del 15/10/2008 @ 09:05:16, in Internet, linkato 2046 volte)

La Rai ha formalizzato un accordo con il sito di video sharing YouTube per rendere disponibile online una selezione della propria produzione. L'intesa arriva "dopo un soddisfacente periodo di test", si legge in una nota congiunta di Rai e YouTube. L'accordo è stato stretto attraverso RaiNet e segna la nuova strategia editoriale del sito di proprietà di Google, volta a massimizzare la distribuzione e monetizzazione di contenuti mediante collaborazioni e condivisione dei guadagni con partner chiave.

 Il sodalizio prevede che ogni settimana RaiNet carichi i propri contenuti sul proprio branded Channel YouTube, http://it.youtube.com/rai. Al momento sono già disponibili alcuni contenuti relativi a L'Isola dei Famosi, a Che Tempo che Fa e alle notizie del Tg1.

 "RaiNet userà inoltre l'avanzata tecnologia VideoID di YouTube per gestire e proteggere i propri contenuti sul sito. - si legge ancora nella nota - VideoID è uno strumento che permette ai proprietari dei contenuti di identificare i loro materiali su YouTube e di decidere come renderli disponibili. Con YouTube VideoID, i titolari dei diritti possono infatti agevolmente gestire i propri contenuti e stabilire se ottenerne ricavi, rimuoverli o semplicemente monitorarli".

 Rai si aggiunge ai molti altri partner di YouTube che hanno adottato questo strumento, tra  cui CBS, Lionsgate, Electronic Arts, Sony BMG Europe e AFP.

Secondo l'amministratore delegato di RaiNet e direttore di Rai Nuovi Media, Piero Gaffuri, "la conclusione di questo accordo va nella direzione indicata dal nostro piano editoriale, che prevede la diffusione dei contenuti Rai su più piattaforme e partnership con operatori web di alto profilo internazionale".

 "Siamo davvero soddisfatti che un player europeo importante come la Rai abbia deciso di abbracciare la nostra piattaforma e di usare il nostro strumento VideoID per gestire e proteggere i propri contenuti. – ha spiegato Chad Hurley, co-fondatore e Ceo di YouTube - Attraverso il suo canale YouTube, Rai perseguirà in un modo innovativo sia il suo ruolo di servizio pubblico sia i propri obiettivi commerciali. Il valore delle produzioni Rai e la ricchezza del suo archivio riscuoteranno certamente un ampio successo presso la comunità YouTube".

 In una prima fase, l'offerta di RaiNet su YouTube consisterà nel rafforzamento del branded Channel già attivo da gennaio di quest’anno. Dai prossimi mesi saranno strutturati dei canali tematici - news, Junior, fiction, cult clip e comicità – indirizzati al pubblico giovane.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 10/10/2008 @ 07:18:44, in Internet, linkato 3012 volte)

Dopo aver lanciato una piattaforma più estesa per la pubblicità, il motore di ricerca numero uno al mondo, Google, ha deciso di proporre una tecnologia per inserire degli spot nei videogame online. Con questo software, chiamato AdSense for Games, gli utili del settore dei giochi dovrebbero registrare una sensibile crescita.

Per ora è AdSense for Games è disponibile solo nella versione beta test, che permette di inserire pubblicità video, fotografiche e con delle parti di testo all’inizio, alla fine o nei cambi di livello di un videogame in rete.

Per avere uno spazio, gli inserzionisti pagheranno una quota fissa determinata sulla base del numero di contatti del sito, poi gli utili saranno spartiti tra Google e gli editori o gli sviluppatori dei giochi.

Il colosso di Mountain View sta lavorando con produttori come Konami e Demand Media, gestita dall'ex presidente di MySpace Richard Rosenblatt, e con  inserzionisti come Sprint Nextel e Sony Pictures di Sony.

I dati forniti da comScore indicano che oltre un quarto degli utenti  di internet, circa 200 milioni di persone, gioca online con una crescita annuale del 17%.

Google ha deciso di investire massicciamente nel campo pubblicitario per cercare di reagire alla crisi economica mondiale. Oltre al software AdSense for Games, recentemente ha siglato un accordo molto discusso con il portale Yahoo!, grazie a cui potrà controllare la maggior parte del mercato pubblicitario della rete. Questo matrimonio è stato osteggiato da più fronti: Antitrust, World Federation of Advertisers e governo canadese sostengono che sia pericoloso per la concorrenza e che causerà un dannoso aumento dei prezzi.

Inoltre, il motore di ricerca ha promosso e venduto la sua piattaforma pubblicitaria a nuovi clienti, tra cui Ask.com.

Yahoo!, da parte sua, ha creato una nuova piattaforma per la pubblicazione degli annunci online, più semplice e meno costosa.

Il fermento del web non si limita alla pubblicità: nei giorni scorsi i colossi YouTube, Amazon e iTunes hanno unito le forze per aumentare le entrate. Il sito di YouTube si è lanciato nell’e-commerce di musica e di videogiochi, tramite link che dirottano gli interauti sui siti partner. In questo modo il popolare sito di video sharing amplia la gamma delle sue offerte, mentre i due siti di e-commerce ottengono maggiore visibilità. 

Via Quo Media

 


YouTube, sito di video sharing numero uno al mondo, non pago dei successi ottenuti nel suo settore ha deciso di lanciarsi in nuova impresa: la vendita  musica e videogiochi. Inoltre, cercherà di aumentare le proprie entrate grazie a nuovi formati pubblicitari. Il portale si sta già adoperando per realizzare il servzio di e-commerce, attraverso cui vendere agli internauti musica, film, programmi televisive, videogiochi, libri, biglietti per concerti e altri prodotti per l’intrattenimento.

I visitatori del sito di proprietà del motore di ricerca Google, potranno comprare i file musicali, attraverso i video che guardano sul sito, ciccando un pulsante che si indirizzarà al negozio online di mp3 di Amazon.com o all’Apple store iTunes.

Tramite il link di Amazon, i navigatori potranno accedere al negozio virtuale di videogiochi, in cui saranno disponibili i prodotti della Electronic Arts, come ad esempio Spore.

Le entrate saranno proporzionalmente ripartite tra Amazon, iTunes e YouTube.

La decisione di trasformare YouTube in un canale di vendita è dovuta alla pressione degli investitori, che chiedono alla società di Mountain View maggior entrate per il sito di video sharing. L’acquisto di YouTube è avvenuto nel 2006 ed è costato al motore di ricerca ben 1,65 miliardi di dollari.

Google non ha rivelato le stime di guadagno previste per questa impresa, ma secondo gli analisti di Piper Jaffray Research la cifra si aggirerà intorno ai 200 milioni di dollari per il 2009, rispetto ai circa 27 miliardi incassati in media da Google. 

Secondo comScore gli utenti di YouTube aumenteranno, considerando che nell’agosto 2008 il sito ha raggiunto i 330 milioni di visitatori.

La società sta scommettendo anche sul sistema di riconoscimento dei video, sperando che posa contribuire a migliorare le entrate pubblicitarie. Il sistema video ID consente ai titolari dei contenuti, come produttori tv e musicali, di sapere quante copie dei loro videoclip vengono caricate su YouTube dagli utenti e di rimuovere i video non autorizzati.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 07/10/2008 @ 07:55:45, in Internet, linkato 1503 volte)

L'utente attivo della rete oggi non si identifica più, come in passato, con il blogger. La blogosfera è un universo variegato, in cui il divario tra professionisti e amatori cresce esponenzialmente. I blogger continuano a crescere in valore assoluto, ma l'attenzione dedicata al proprio blog diminuisce in favore di nuove forme di comunicazione figlie del blogging – Twitter, Tumblr, FriendFeed – e del fenomeno del social networking, altrettanto complesso e sfaccettato.

La grande conversazione viene sempre più monitorata da aziende e brand, consapevoli che gli utenti attivi parlano spesso di loro raccontando le proprie esperienze positive e negative. Curare un blog è una attività prevalentemente maschile, giovani ma non troppo, più ricchi e istruiti rispetto alla media di tutti i navigatori. Questi i dati più interessanti tra quelli emersi dallo Stato della Blogosfera 2008, recentemente pubblicato da Technorati, frutto di una ricerca demoscopica condotta per mail tra un campione casuale di utenti registrati al motore di ricerca per blog, con 1.290 questionari compilati da 66 Paesi da tutto il mondo.

Anche se i valori assoluti appaiono impressionanti – 133 milioni di blog indicizzati e 1,5 milioni di blog aggiornati negli ultimi sette giorni con 81 lingue tracciate – il fenomeno del blogging visto da Technorati sembra stabilizzarsi e non crescere più. Diminuiscono infatti rispetto alla precedente rilevazione i singoli contenuti, passati da 1,5 milioni a 900mila al giorno. È evidente come oggi il blogger sia un utente molto più evoluto e complesso di quanto poteva essere solo un paio di anni fa. L'avvento del microblogging e di piattaforme di immediato consumo per la citazione di contenuti altrui e per la comunicazione e la segnalazione in tempo reale – Twitter e Tumblr hanno in breve generato un insieme di cloni molto vivace e per usi specialistici – hanno consentito a nuovi blogger di attivarsi e ai vecchi di esprimersi più semplicemente al di là del proprio blog principale. Technorati ha deciso da qualche tempo di non considerare questi strumenti blog al pari dei cugini di Blogger, WordPress e TypePad, finendo per restringere l'oggetto della propria indagine.

Non è un caso se nella parte della blogosfera più attenta alle evoluzioni tecnologiche Technorati sia considerato sempre meno autorevole e utile, nello storico servizio di indicizzazione e tracciamento della conversazione in rete, concentrato oramai nel perseguimento di altri obiettivi, come per Technorati Media, concessionaria di pubblicità per blog lanciata nel corso del 2008.
La blogosfera è sempre più terreno di conquista dei professionisti e del mondo corporate, con brand e aziende attente al monitoraggio, alla comunicazione e alla relazione con i blogger considerati più influenti. È così che i primi 500 blog per quantità di link in ingresso da altri blog, metrica che per Technorati è utile a stimare l'autorevolezza del blog medesimo, si avvicinano molto ai media tradizionali per frequenza di aggiornamento, contenuti di carattere giornalistico, temi già all'interno dell'agenda dei grandi media e ricavi provenienti da annunci pubblicitari. Non è un caso se il 95% dei primi 100 giornali americani per diffusione di copie abbia affiancato alle notizie del sito uno o più blog curati da reporter.

La blogosfera globale – seppur con la postilla che Technorati sottostima fortemente l'Asia, con popolarissime piattaforme in Cina e Corea del Sud che non comunicano gli aggiornamenti dei propri blog al motore di ricerca – emerge progressivamente divisa in due sfere: una microsfera business, composta da blog d'informazione professionali e da blog con finalità aziendali, e una macrosfera personale, composta da moltissimi blog senza alcuna pubblicità, curati per il semplice piacere di esprimere liberamente le proprie opinioni sull'attualità e di stabilire nuove conoscenze.

Da ultimo emerge uno stretto rapporto tra blogger e brand, con i primi molto attivi nel pubblicare recensioni su prodotti e servizi (quattro su cinque) e i secondi consapevoli che i blogger sono opinion leader, attraverso l'ottimo posizionamento sui motori di ricerca e la capacità di influenzare i media tradizionali. Un blogger su tre dichiara inoltre di essere stato oggetto di attenzioni da parte di aziende, con l'invio di campioni gratuiti.
Quale sarà l'evoluzione del blogging nei prossimi anni? È facile prevedere che le tendenze evidenziate dalla ricerca condotta da Michele Madansky e Polly Arenberg per Technorati siano destinate ad amplificarsi nei mesi a venire, con la moltiplicazione di microblog e altre modalità di espressione e condivisione all'interno dei social network quali MySpace, Netlog, Badoo e Facebook. Il blog sta diventando adulto ed è tutt'altro che morto.

di Luca Conti su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 06/10/2008 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1716 volte)

Si parla sempre più spesso ormai di marketing del territorio.

Sostanzialmente si tratta di valorizzazione, ovviamente anche economica, d'aree geografiche e della loro cultura, termine quest'ultimo che va inteso nel senso più ampio possibile, spaziando dall'arte alle tradizioni popolari, dall'artigianato all'enogastronomia.

Come si fa a pensare un progetto realmente vincente?

A monte di un progetto di valorizzazione del territorio c'è sicuramente la conoscenza della sua storia e l'individuazione, all'interno dell'ambiente analizzato, delle eccellenze dei diversi settori, quali i migliori artigiani, ristoratori e simili: la qualità di ciò che si mette in campo infatti è un fattore critico di successo.

A questo punto un altro passo importante è quello della tematizzazione: vado a cercare un tema che attraversi in qualche modo tutto il territorio e che permetta di creare una chiave di lettura attraverso cui poi comunicarlo all'esterno.
L'importante è che questo carattere permetta un riscontro emotivo (e quindi un interesse) forte nel visitatore, che gli permetta al limite di immedesimarsi nella situazione, processo quest'ultimo che è particolarmente centrale per eventi puntuali, quali un carnevale o una festa popolare, una grande mostra, una ricostruzione storica.

Infine tematizzare può permettere di "estrarre" anche i simboli necessari a creare un brand per quell'area, sotto forma di vero e proprio logo che permetta di ricollegare al territorio eventi, prodotti e anche sensazioni, una sorta di marchio di qualità insomma.
Una volta avviato questo sistema sta a tutto il territorio comunicarsi, naturalmente con l'ausilio d'uffici stampa, di grandi o piccoli eventi, di pubblicità ma soprattutto di partecipazione degli abitanti al mantenimento di standard elevati d'accoglienza e di qualità in genere.

Naturalmente è particolarmente importante creare consenso e consapevolezza fra i "pubblici influenti", quali le amministrazioni locali, i gruppi sociali più attivi, le aziende legate al territorio (che possono diventare ottimi sponsor) e tutti coloro che possono favorire od ostacolare la riuscita dell'operazione.

La rete Internet sicuramente in questo senso ha un potenziale straordinario, anche se non sempre gestito al meglio, come il triste caso di Italia.it ha recentemente dimostrato.

Grazie a Internet infatti è possibile creare dei percorsi ipertestuali attraverso le eccellenze del territorio, collegati fra loro da dei punti di congiunzione fra le pagine e arricchibili da vari contenuti multimediali.

Inoltre un sito web permette un aggiornamento continuo dei contenuti, con la possiiblità di tenere viva l'attenzione del pubblico con newsletter e feed rss.

Ancora, non dimentichiamoci che il turismo è uno dei settori trainanti nell'e-commerce e che dunque una valida piattaforma web non è solo un investimento pubblicitario per il territorio ma può diventare uno dei motori dell'accoglienza turistica.

Inoltre con l'avvento del web 2.0 il portale turistico si può aprire anche ai contributi degli appassionati e delle persone del luogo che possono arricchirlo e renderlo vivo e convolgente grazie ai propri contributi, facendo che sì che esso sia una reale espressione del territorio.

Tutto questo putroppo in italia, il paese che meglio potrebbe trarre vantaggio da quanto scritto sopra, è ancora appannaggio di poche realtà non colelgate fra loro e non validamente supportate dallo stato e dagli enti locali (salvo naturalmente delle felici eccezioni).

E' ora dunque di fare sistema, affidando a dei professionisti della rete il compito di sviluppare insieme alle realtà locali un valido complesso di siti e servizi web collegati fra loro in un network.

Nella speranza che il caso di Italia.it serva da monito per evitare nuove scelte sbagliate.

Gianluigi Zarantonello

 
Di Altri Autori (del 02/10/2008 @ 07:35:20, in Internet, linkato 1687 volte)

Dopo aver lanciato il canale Warner Tv, Fastweb renderà disponibili per i propri clienti le serie televisive prodotte dagli Abc Studios. Grazie all'accordo siglato con Disney-Abc-Espn Television, i telefilm saranno disponibili on demand per tutti gli abbonati FastwebTv.

L'accordo include serie molto popolari, come Criminal Minds o Alias, e prevede il lancio speciale con un'apposita area di Lost, il telefilm che racconta le vicende di un gruppo di sopravvissuti a un disastro aereo su una misteriosa isola tropicale.

L'intesa è stata raggiunta da Edward Humphrey, direttore New Media Distribution della Disney-Abc-Espn Television, da Stefania Severini, senior manager della Programme Distribution di Emea, e da Claudio Bellinzona, Head of Content and Programming di Fastweb.

Alessandro Petrazzi, Head of Media & Tv di Fastweb, ha dichiarato: "Siamo molto orgogliosi di collaborare con Disney perché ci permette di offrire ai nostri abbonati la possibilità di accedere ad alcune delle migliori serie televisive internazionali, ma siamo anche molto felici di essere con Disney all'avanguardia nell'innovazione, con il lancio della prima area video-on-demand interamente dedicata a una serie così popolare come Lost".

La soddisfazione per l'accordo è stata manifestata anche da Maria Kyriacou, Senior Vice President, New Media Distribution della Disney-Abc-Espn Television, afferma: "Siamo onorati di lavorare con Fastweb perché possiamo offrire al pubblico italiano, per la prima volta, alcune delle nostre migliori serie on-demand. Rendere i nostri contenuti disponibili agli spettatori internazionali in varie modalità, accessibili quando e dove vogliono, è un impegno importante per noi, e questo accordo ci permette di avvicinarci ancor più al raggiungimento del nostro obiettivo".

Via Quo Media

 

 
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