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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 29/05/2008 @ 07:02:55, in Internet, linkato 2000 volte)

A detta dello stesso Google, proprietario del sito YouTube, la causa legale che vede protagonista il numero uno della condivisione di video, potrebbe minacciare la libertà del web. La lamentela mossa dal gigante della ricerca online è stata esposta a seguito dell’azione legale intrapresa da Viacom nei confronti di YouTube, accusata di non essere in grado di proteggere il copyright del materiale pubblicato che ammonta a 150.000 di clip incriminate.
 
L’accusa di Viacom verte soprattutto sulla diffusione all’interno del sito di famosi programmi televisivi e film, resi pubblici senza autorizzazione. Sumner Redstone, presidente di Viacom ha dichiarato: “Quando abbiamo aperto la causa non abbiamo pensato solo al nostro interesse ma anche a quello di tutti coloro che vedono violato il diritto d’autore relativo a materiale che dovrebbe essere protetto”. I legali di Google hanno definito l’azione legale come “una minaccia per milioni di utenti che si scambiano informazioni in modo legale”.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 27/05/2008 @ 07:56:41, in Internet, linkato 2410 volte)

I ragazzi del muretto hanno smesso di incontrarsi al solito posto, da una certa ora in poi. Il loro spazio se lo sono ritagliato sul web. E così hanno fatto trionfare quello che gli americani chiamano social networking che in Italia è diventato sinonimo di MySpace. Maggio è il mese in cui il portale festeggia il primo anno di attività della sede di Milano, per ora l'unica nel nostro Paese. «Non che prima MySpace fosse sconosciuto, ma le dimensioni della rete si sono notevolmente ampliate nell'arco di questo anno. L'incremento degli utenti unici è stato del 70% e oggi sono due milioni e 200mila ogni mese», spiega il country manager Francesco Barbarani. Un milione e 470mila sono invece coloro che si sono costruiti uno spazio su questa rete molto amata da artisti, musicisti, designer, fotografi. Ogni 20 secondi sul network viene inserito un nuovo profilo e così l'Italia risulta il Paese con la crescita maggiore in Europa.

Sulla scia dell'apprezzamento dei suoi giovani user - «il 61% hanno tra i 16 e i 35 anni», aggiunge Barbarani - il portale americano, acquisito da Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari nel 2005, ha deciso di rafforzare la sede in Italia. Così due mesi fa è arrivato Barbarani insieme a Stefano Rocco che è il nuovo marketing and country editor. Pur non volendo fornire dati finanziari, la società sta conoscendo una crescita rapidissima, anche grazie alla presenza tra gli user di molte celebrities, da Eros Ramazzotti a Laura Pausini, dallo scrittore Roberto Saviano al dj Claudio Coccoluto. C'è chi è già famoso, ma anche chi ha raggiunto la celebrità con Myspace. È il caso del gruppo dei Melody Fall, i giovanissimi artisti che quest'anno hanno partecipato a Sanremo. «Hanno messo un demo su MySpace e così si sono creati una fan base – racconta Rocco –. Strano ma vero, sono piaciuti soprattutto in Giappone dove nel giro di pochissimo tempo hanno raggiunto migliaia e migliaia di giovani, vendendo altrettanti dischi. Adesso hanno partecipato a Sanremo e soprattutto dal nulla hanno un contratto con una major discografica». Una storia che, in piccolo certo, ricorda quella del cantante inglese Mika che ha venduto molti milioni di copie e conserva ancora uno spazio su MySpace a cui si può accedere anche dall'icona sul suo sito ufficiale.

Molta musica se si guarda al passato, ma anche altri nuovi contenuti, se si guarda al futuro. Fra questi ci sono il calcio, soprattutto adesso che siamo a ridosso degli Europei, la moda, il design, la televisione e il cinema. «Da poco abbiamo lanciato la MySpace Tv, che è il secondo video site del mondo, con 50 milioni di unique stream al mese, circa 80mila video caricati ogni giorno», continua Barbarani. Ma il futuro del social networking in Italia saranno anche MySpace developer platform, che consentirà di realizzare applicazioni di nuova generazione che interagiscano direttamente con gli utenti, Post to MySpace che consente ai siti partner di veicolare il proprio contenuto attraverso MySpace, controllandone la diffusione e infine Data availability che consentirà di condividere il proprio profilo MySpace su altri siti partner. La piattaforma insomma socializzerà attraverso tutto il web.

di Cristina Casadei su ILSOLE24ORE.com

 
Di Altri Autori (del 23/05/2008 @ 07:07:04, in Internet, linkato 2028 volte)

Nessun dubbio che Internet continui la sua fase crescente come raccoglitore di pubblicità.

Secondo gli ultimi dati Nielsen Media Research, nel primo trimestre 2008 la raccolta publicitaria dell'online cresce quasi del 31% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso - mentre il totale pubblicità sale del 2.2%.

Rallenta il tasso di crescita ma è ovvio, più si cresce più si va verso cifre serie, dove un aumento di qualche punto sono soldi veri...

Anno su anno cresce pochino (meno del 2%) la TV, scende un pochino la stampa, particolarmente i quotidiani a pagamento.

 
Di Altri Autori (del 22/05/2008 @ 07:16:14, in Internet, linkato 1834 volte)

Il servizio di musica digitale Napster ha inaugurato il più grande negozio virtuale di download di Mp3 al mondo, aprendo una sfida con il colosso iTunes di Apple.

Il catalogo del nuovo punto vendita conterrà più di sei milioni di brani musicali, appartenenti a tutte le più grosse etichette discografiche e a migliaia di etichette indipendenti. Il formato Mp3 sarà compatibile con la maggior parte di dispositivi e telefonini, compresi iPod e iPhone.

Il nuovo servizio vuole arginare il dominio di Apple offrendo agli utenti più canzoni senza la protezione delle copie, grazie al digital rights management (Drm), che previene la possibilità di far girare lo stesso brano su più dispositivi. La maggior parte dei brani sarà disponibile al prezzo di 99 centesimi l'uno, mentre un album costerà 9,95 dollari.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 15/05/2008 @ 07:02:03, in Internet, linkato 1495 volte)

Una maggioranza schiacciante dei circa cinque milioni di navigatori italiani che hanno fatto almeno una volta shopping online stanno diventando degli habitué del commercio elettronico, che considerano sicuro e affidabile. La restante parte dei 18 milioni di italiani che frequentano il web rifuggono l'e-commerce, perché, guarda un po', lo considerano insicuro e inaffidabile. Una cosa unisce il popolo del web: l'infocommerce, che viene considerato utile, anzi utilissimo, tanto da incidere profondamente nelle abitudini di acquisto.

Tutto questo, ed altro, si legge in due ricerche che aiutano a capire presente e futuro dell'e-commerce in Italia, realizzate da Netcomm e Gfk Eurisko la prima, e da Netcomm e Università Bocconi la seconda. Sono state presentate nell'ambito della terza edizione dell'e-commerce Forum che si svolge a Fieramilanocity il 14 e il 15 maggio organizzato da Netcomm, l'associazione delle società italiane di e-commerce. Dalla prima ricerca risulta che più del 90% degli intervistati (il campione intero comprende un migliaio di utenti internet) intende ripetere l'acquisto online, quasi il 100% degli acquirenti esprime un giudizio più che positivo dell'esperienza. Però, c'è ancora moltissima gente che non ha mai fatto shopping online, ad alcuni addirittura non passa manco per la testa di fare l'esperienza.

Come mai? Non sarà mica "colpa" delle aziende di e-commerce, incapaci di interpretare le esigenze dei consumatori? Tutto lascia pensare a una frattura tra domanda e offerta. Ed ecco allora l'altra ricerca, quella in collaborazione con Bocconi, che si pone l'obiettivo di capire meglio le ragioni del gap, nella convinzione che ridurlo o eliminarlo consente ai fornitori di dare le risposte giuste al mercato. Che le potenzialità del mezzo siano enormi e che le abitudini di spesa degli italiano stiano cambiando, lo si capisce anche dalla continua espansione dell'info-commerce, quella affascinante attività che consiste nel cercare sul web i prodotti desiderati, confrontare prezzi e modalità di pagamento, per procedere poi all'acquisto su internet o, più spesso, sui canali tradizionali.

Ma vediamo più da vicino alcuni dati delle due ricerche. Secondo la ricerca di Netcomm–GfK Eurisko, a fronte di un numero di utenti internet (che hanno navigato negli ultimi tre mesi) di circa 18 milioni, gli acquirenti che almeno una volta in Italia hanno fatto un acquisto online sono poco più di 5 milioni. Diventano circa 4,5 milioni coloro che hanno fatto un acquisto negli ultimi 12 mesi, e 2,7 milioni quelli che l'hanno fatto negli ultimi tre mesi. La qualità del servizio è valutata molto buona (70%) o buona (30%). Più che buone anche le valutazioni su prodotti, siti, sistemi di pagamento, spedizioni e, un vero e proprio plus dell'e-commerce, la comodità. Il 92% degli intervistati esprime l'intenzione di fare altri acquisti su Internet. Acquisti molto ben ponderati, visto che il tempo medio passato online prima di comprare è di circa 3 ore. Grazie alle precedenti attività di info-commerce, l'acquirente arriva molto preparato, addirittura nel 53% dei casi sa già tutto del prodotto da acquistare. Il 77% degli intervistati compra per sé , il 20% per la famiglia. L'indagine rileva una forte ripetizione di acquisto delle stesse merceologie (il 70% dei casi), e stessi siti (40%). In generale, la decisione di acquisto è autonoma nel 76% dei casi, mentre arriva dal passaparola con membri della famiglia nel 23%, per il 16,9% dal web, solo per il 3% dalla pubblicità tradizionale. Le ragioni che spingono ad acquistare online sono soprattutto la convenienza economica (22%), la comodità (17%), l'apertura del "negozio" 24 ore su 24 (11%). Le fonti sono sul web nell'82% dei casi: 49% motori di ricerca, 41% sito del produttore, 28% sito di commercio elettronico, 28% sito specializzato, 23% comparatore. Il passaparola pesa per il 46%. L'utilità percepita è molto positiva per motori di ricerca, siti dei produttori, comparatori di prezzo, portali, recensioni sul web e passaparola. Risulta invece bassa per i negozi, i call center, i numeri verdi e la pubblicità fuori dal web. L'acquisto avviene prevalentemente dai siti di vendita specializzati. (38%), seguiti dai siti dei produttori (24%) e dalle piattaforme di e-commerce (21%).
L'altra ricerca, quella di Netcomm-Università Bocconi, è di tipo più qualitativo, basata com'è sulla comparazione delle percezioni tra manager e clienti. La ricerca è stata condotta su 52 principali operatori del commercio elettronico che coprono oltre l'85% del traffico sui siti di commercio elettronico censito da Nielsen Online, con la sola esclusione del comparto finanziario/assicurativo, musicale e delle ricariche telefoniche, e sui consumatori online attraverso un pop up su quattro siti campione.
In questo contesto, emergono alcune divergenze. Per esempio, i manager tendono a sopravvalutare gli investimenti in pubblicità e a sottovalutare l'assortimento dell'offerta. Da parte loro, i consumatori tendono a dare più importanza ad aspetti come l'efficienza della logistica, la competizione a livello di prezzo e l'efficacia dei pagamenti. C'è sostanziale accordo tra manager e consumatori sull'importanza del ruolo che assumono le funzionalità del sito e le garanzie legate alla transazione, e di quello, ritenuto meno importante, della presenza di community e di servizi di customer care. Marginale il numero dei casi di recesso da parte dei clienti dopo l'acquisto (appena il 4%). I clienti abbandonano nel 38,8% dei casi dopo aver ricercato informazioni (qui si vede la forza dell'impatto dell'info-commerce), nel 16,8% dei casi nel corso della registrazione, nel 24% dei casi durante l'acquisto, e nel 16,4% nel corso delle procedure di pagamento.

di Pino Fondati su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 13/05/2008 @ 07:00:51, in Internet, linkato 1466 volte)

Con il passare degli anni il web diventa sempre più al femminile: sono in aumento le donne che si dilettano navigando sul web. Pur non essendo ancora una percentuale schiacciante quella delle internaute, a oggi il 35% delle donne utilizza regolarmente internet per svolgere attività di vario tipo.

A dirlo è stata una ricerca condotta dall’associazione Donneuropee-Federcasalinghe, Esperya.com e La Feltrinelli.it, che hanno confrontato i dati Istat e Nielsen con quelli contenuti all’interno del proprio database.

Nel 2007 il 31,7% delle donne utilizzava internet in modo regolare, mentre gli uomini erano il 42,3%. Pur non essendo frequentatrici assidue della rete è interessante constatare che l’85% degli accessi “rosa” sono da ricollegarsi ad attività sociali come mandare e ricevere email (72,6%), ricercare informazioni (58,9%), apprendere nozioni varie (53,2%), cercare offerte di viaggi (43,3%), leggere giornali (39,3%).

A collegarsi alla rete sono comunque donne di età compresa tra i 18 e 20 anni (73,3%), segue la fascia tra i 15 e i 17 anni (72,2%), quella tra i 20 e i 24 (69,8%) e infine quella tra i 25 e i 34 anni (53,6%). Per quanto riguarda l’attività professionale, utilizza abitualmente internet il 40,3% delle donne lavoratrici, il 18,6% delle studentesse e l’8% delle casalinghe. Il fenomeno dell’e-commerce nel 2007 aveva un valore di 4,868 miliardi di euro così distribuiti: turismo (48,7%), tempo libero (15,4%) e elettronica di consumo (13,4%).

In Italia sono stati eseguiti circa 23 milioni di ordini online: il 22,7% degli italiani nel 2007 ha utilizzato la rete per acquistare merci o servizi per uso privato, di cui il 27,2% uomini e il 17,2% donne.

La carta di credito rimane lo strumento di pagamento preferito per gli acquisti online con circa il 43% degli intervistati. Rispetto allo scorso anno, la tendenza vede un aumento del pagamento alla consegna (30%, rispetto al 24% dello scorso anno).

Tra i motivi della sfiducia verso il pagamento con carta: la preferenza ad acquistare di persona (52,3%), l'assenza di bisogno (43,8%), i problemi di sicurezza legati alla carta di credito (23,1%), la mancanza di fiducia (14,8%).

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 12/05/2008 @ 07:54:42, in Internet, linkato 1490 volte)

Advertising on line : social networking via maestra
In realtà sembra che l'appetito di Steve Ballmer & Co. sia quanto mai elevato e si parla addirittura di un fantomatico "Project Granola", un piano "B" che metterebbe nel mirino della società vari siti di spicco del social networking. Facebook, come ha scritto anche il Wall Street Journal, sarebbe la prima di una lunga serie di acquisizioni che il gigante del software potrebbe operare per ovviare al "fallimento" dell'operazione Yahoo!. In Facebook, tra l'altro, Microsoft detiene già una quota dell'1,6% (pagata un anno fa 240 milioni di dollari) e le attività in fortissima crescita di quest'ultima – oltre 100 milioni di visitatori unici mensili e 350 milioni di dollari di fatturato previsto per il 2008, numeri più che raddoppiati rispetto a dodici mesi fa – fanno assai gola ai vertici di Redmond sebbene possano costare parecchio in termini di investimento (non meno di 10-15 miliardi di dollari secondo alcuni analisti). Siamo ovviamente nell'ambito delle indiscrezioni, anche se è confermato il fatto che le banche d'affari vicine a Microsoft abbiano in effetti bussato di recente alla porta di Mark Zuckerberg (Ceo di Facebook) e che alcuni executive di Redmond abbiano discusso di possibili accordi con la News Corp. di Rupert Murdoch. Facebook, però, non è il solo nome caldo del Web 2.0 che solletica l'attenzione di Ballmer: nella sua lista della spesa ci sarebbero stando ai bene informati, anche "fenomeni emergenti" come Digg.com e LinkedIn, o realtà ultra consolidate come MySpace, il "social site" di proprietà della Fox Interactive Media. Ma la domanda da porsi non è tanto chi finirà nella pancia di Microsoft quanto come Facebook (con la quale la società ha in essere un contratto di esclusiva per la rivendita di display advertising sul sito di social networking) o chi altri potrà aiutarla a crescere in modo sostanzioso nel business della pubblicità on line. Ed è quest'ultimo il terreno dove Ballmer vuole primeggiare.

Il nuovo motore pronto entro maggio
In attesa dei prossimi sviluppi, Microsoft ha calamitato l'attenzione dei media americani anche su un altro fronte, quello del proprio motore di ricerca on line, Live Search. La rivalità con Google, su questo fronte, è quanto mai sentita e stando ai bene informati la casa di Redmond annuncerà sostanziali miglioramenti alla piattaforma entro la fine di questo mese. Lo stesso Bill Gates, ieri l'altro, parlava di una prossima versione del motore made in Windows (il cui nome in codice sarebbe "Roma") in cui convergeranno aggiornamenti sotto vari profili, dalla rilevanza delle "query"di ricerca a tool intelligenti che guideranno in modo più mirato (e contestuale) le richieste degli utenti e i risultati loro proposti. Microsoft, ad oggi, lamenta un gap notevole nella classifica dei motori di ricerca più utilizzati dagli americani: stando ai dati di ComScore, infatti il 59.8% delle ricerche sul Web transita da Google, il 21,3% da Yahoo e solo il 9,4% da Msn e Windows Live. Logico quindi che lo sforzo della società non possa prescindere da una più marcata attenzione del grande pubblico verso i propri servizi di search e che il fine ultimo delle novità in rampa di lancio sia quello di offrire agli investitori pubblicitari strumenti di interazione con i potenziali clienti allo stato dell'arte.

Di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 05/05/2008 @ 07:52:57, in Internet, linkato 1747 volte)

Il giornalismo della carta stampata sta attraversando momenti davvero bui, profondamente penalizzato dall’avvento di internet e dall’evoluzione tecnologica.
 
Molte testate si trovano costrette a chiudere i battenti delle proprie redazioni che devono trasferirsi sul web, ultimo tra tutti Il Capital Times. Il mercato dei giornali perde colpi mentre quello online gode di ottima salute: negli ultimi mesi l’audit bureau of circulation, agenzia statunitense che monitora le tirature, ha registrato un crollo globale delle copie vendute pari al 3,5%.
 
Tra le testate più colpite dalla crisi, il New York Times che perde il 9,2% per l’edizione domenicale e il 3,8% per il resto della settimana. Imminenti i problemi sul fronte dell’occupazione: sono previsti tagli per 100 unità. Abbastanza negativa anche la situazione del Washington Post che subisce un calo del 3,5% sulle vendite settimanali e del 4,3% su quelle domenicali.
 
Il Wall Street Journal di Rupert Murdoch segna invece una tiratura in leggero aumento (+0,3%), destinata a crescere con l’introduzione della nuova edizione generalista con cui il magnate australiano vuole fare concorrenza al rivale New York Times. Usa Today, il quotidiano più diffuso, sale dello 0,27%, mentre il Los Angeles Times perde il 5,1% nelle edizioni settimanali e il 6% in quelle domenicali.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 28/04/2008 @ 07:08:34, in Internet, linkato 4239 volte)

Sono 97 milioni gli esseri umani che a Dicembre 2007 hanno visitato nel mondo siti di incontri per l'anima gemella (un calo del 10% rispetto al 2006), secondo ComScore.

Il calo potrebbe essere dovuto ai siti di networking sociale (Facebook etc) che in parte assolvono anche alla funziona di radunare cuori solitari...?

Il leader è sempre match.com (a livello globale), presente in 37 nazioni.

Negli USA i servizi di matchmaking sono usati da circa il 3% dei singles. Il business dunque ha grandi possibilità di crescere e di far ulteriormente salire i fatturati degli operatori.

Le donne rappresentano (a seconda della nazione e delle politiche promozionali adottate dagli operatori) tra il 40 e il 55% degli utenti.

 
Di Altri Autori (del 21/04/2008 @ 07:15:49, in Internet, linkato 2163 volte)

Il botto sparato da Google alla lettura della trimestrale (profitti netti in crescita del 31% a quota 1,3 miliardi di dollari e ricavi saliti a 5,2 miliardi nel primo periodo dell'esercizio fiscale 2008) ha subito avuto un degno seguito. Dal quartier generale di Yahoo, infatti, sarebbe arrivato il via libera – lo ha scritto ieri, citando fonti non meglio precisate, il "Wall Street Journal" – per sancire l'accordo fra le due grandi rivali di Microsoft. Un accordo che è il frutto della sperimentazione avviata dai due giganti del Web californiani giorni addietro e che prevede l'affidamento a Google in outsourcing dei servizi di search advertising di Yahoo, nell'ottica di abbinare i messaggi pubblicitari ai risultati delle ricerche effettuate sul Web. C'è, per contro, chi fa notare come Yahoo abbia investito milioni di dollari nello sviluppo della piattaforma Panama e l'annuncio di cui sopra equivalerebbe a una precoce dismissione del progetto e, di fatto, dell'intera propria infrastruttura per la pubblicità on line.

Il buon esito dei test avrebbe quindi spianato la strada a un'intesa – soggetta però al vaglio delle normative antitrust - che da un lato potrebbe complicare il futuro dell'offerta messa sul piatto dal gigante di Redmond e dall'altro gettare le basi per la nascita di una (clamorosa) triplice alleanza anti Microsoft (composta da Google, Yahoo e Aol). Dai vertici di Google, e in particolare dal Ceo Eric Schmidt, sono arrivate in queste ultime ore espliciti riferimenti alla bontà della collaborazione fra le due compagnie ma quello che osserva il Wsj è soprattutto il possibile impatto che la "partnership" avrebbe nei confronti del tentativo di scalata perseguito da Steve Ballmer (il Ceo di Microsoft). E quale sia l'impatto è facile immaginarlo: una Yahoo più forte avrebbe maggiore forza per esortare la società di Redmond ad alzare la posta e andare ben oltre i 31 dollari per azione offerti finora. Ed è questo pare, in fondo in fondo, il vero obiettivo del Board di Sunnyvale.
I risultati fiscali attesi per Yahoo (in predicato di toccare nell'esercizio 2008 quota 8 miliardi di dollari, rispetto ai poco meno di 7 del 2007) e soprattutto per Google (avviata a raggiungere quest'anno un fatturato vicino ai 25 miliardi di dollari) sono ben in vista agli occhi di Microsoft. A detta degli analisti americani, tali risultati non fanno altro che aumentare le mire del gigante del software, i cui ricavi previsti per l'anno fiscale, in chiusura al 30 giugno, sono intorno ai 60 miliardi di dollari. Il mercato della pubblicità on line e dei servizi di search advertising in particolare è assai profittevole e l'idea di un gemellaggio fra Yahoo e Google non può certo far sorridere (gelosie e arrabbiature a parte) il cassiere di Microsoft. Per questo, scrive ancora il Wsj, è lecito pensare che Ballmer (e Bill Gates nell'ombra) siano sempre convinti di mettere le mani sulla preda tanto ambita: per non dare ulteriore slancio al ruolo di Google nell'universo dei servizi Web e per cercare di ripetere nella Rete il successo ottenuto nei computer con Windows e Office.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
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