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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 28/01/2008 @ 07:48:46, in Internet, linkato 2160 volte)

Il fatturato globale della musica "scaricata" da internet (attraverso internet e telefonia mobile)è stato nel 2007 pari a 2,9 miliardi di dollari con una crescita secca del 40% rispetto all'anno precedente. Il download delle singole tracce è cresciuto del 53% facendo registrare un fatturato pari a 1,7 miliardi di dollari. Sono ormai più di 6 milioni i titoli disponibili in rete attraverso le oltre 500 piattaforme legali diffuse in tutto il mondo.
Questo è quanto emerge dal Digital Music Report 2008 diffuso dall'Ifpi - International federation of musicphonographic Industry - documento che racchiude tutti i dati internazionali relativi al mercato della musica fruita attraverso la rete.
Le aziende discografiche hanno proseguito nel corso del 2007 ad investire nel digitale, mercato che nel 2003 era pari a zero e che nel 2007 ha raggiunto il 15% dell'intero settore musicale. Ancora cruciale resta il nodo della diffusione illegale di musica in rete, dove continua la scarsa cooperazione degli Isp contro la pirateria che limita ancora pesantemente lo sviluppo legale di questo nuovo business e di conseguenza anche l'investimento verso nuovi giovani artisti.
Il rapporto Ifpi evidenza anche come il mercato digitale abbia aperto a nuovi modelli di business attraverso canali innovativi, come ad esempio l'advertising o i social networking, che hanno di fatto reso la musica ancor più fruibile al grande pubblico e permesso di sperimentare nuove politiche per la ripartizione dei diritti e delle royalty.
Il fenomeno della pirateria continua a rappresentare un forte freno per lo sviluppo del digitale anche se grazie alle ormai più di 500 piattaforme internet legali presenti a livello mondiale con oltre 6 milioni di canzoni disponibili e un'incisiva politica di repressione del fenomeno del file sharing da parte delle aziende discografiche, si è cercato di contenere il problema. Un esempio in questo senso è rappresentato dalla Cina dove, in un mercato digitale prevalentemente pirata, si stanno sviluppando numerose piattaforme legali.

Via Il Sole 24 ORE

 
Di Roberto Venturini (del 25/01/2008 @ 07:26:17, in Internet, linkato 2084 volte)

Sono già oltre 4 miliardi i brani musicali venduti su iTunes dal suo lancio.

A Natale, stabilito il nuovo record giornaliero, con 20 milioni di pezzi acquistati in un solo giorno.

A quanto pare, qualche pazzo che la musica la compra c'è ancora...

Venduti anche 125 milioni di episodi di serie televisive e 7 milioni di film.

Steve Jobs ha appena annunciato che da ora, su iTunes i film si potranno anche noleggiare, non solo comprare...( e vedere su Mac, PC, iPods e iPhone...)

La disponibilità per gli US è da oggi, più in là nell'anno per gli altri paesi...(personalmente sulla diponibilità in Italia non ci scommetterei...)

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 14/01/2008 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1394 volte)
Viviamo in un mondo fatto di reti. Oggi non è possibile sottrarsi al fatto che è necessario sempre più interagire con una rete di connessioni vasta, non sempre sviluppata solo nei luoghi che ci sono più vicini e fortemente caratterizzata dalla tecnologia.

I media infatti hanno contratto spazio e tempo, creando nuovi modi di relazione e gli strumenti di cui disponiamo attualmente ci permettono di interagire in modo ricco e multimediale con delle persone che si trovano a migliaia di chilometri da noi come se ci stessero davanti, con costi che si approssimano sempre di più allo zero.

In questa situazione sta ritornando evidente qualcosa che gli antichi avevano capito già qualche tempo fa, ossia che “l’uomo è un animale sociale. Le persone non sono fatte per vivere da sole” (Seneca).

In tempi un po’ più recenti poi altri si sono pronunciati per evidenziare in modo forte ed esplicito quanto siano importanti per noi le relazioni.

Ad esempio il teologo Raimon Panikkar scrive:”Si può anzi dire che il grado e il valore dell’esistenza di un uomo sono tanto maggiori quanto più numerose sono le relazioni che egli instaura con gli altri e il mondo circostante. L’identità delle persone non si rafforza, ma s’indebolisce o addirittura viene annientata se si riducono o si eliminano le relazioni con l’alterità in generale. La relazione non è accidentale rispetto all’identità: come i nodi di una rete non esisterebbero senza i fili che li collegano, così nessun essere umano potrebbe esistere o sarebbe tale senza le relazioni con l’altro”. 

E ancora, in relazione ad un discorso più strettamente economico, cito un pensiero del 2005 di Jeremy Rifkin, Presidente di The Foundation on Economic Trends di Washington D.C.: "Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni“.

Questo valore insito nelle relazioni è stato poi moltiplicato all’ennesima potenza dalle nuove tecnologie. Infatti a livello di scambio d’informazioni una recente ricerca britannica ha calcolato che un abitante di un paese occidentale in un giorno medio viene a contatto con un numero di nozioni e di notizie superiore a quelle che un contadino inglese del medioevo acquisiva nel corso di un’intera vita.

Non mi sembra difficile pensare che qualcosa di simile si possa ipotizzare anche per il numero delle relazioni con altri soggetti, più o meno vicini geograficamente, che esso intraprende.

Dunque che ci piaccia o meno siamo all’interno di una grande rete di scambi di merci e d’informazioni, di relazioni, di azioni e reazioni, una vera e propria ragnatela nella quale, per riprendere la felice metafora di Alberto De Toni e Luca Comello , possiamo essere prede o ragni, ossia protagonisti o vittime.

Proprio l’inevitabilità dell’essere nella rete è una delle principali fonti di disagio dell’impresa, specialmente quella medio-piccola, che in tal modo avverte il suo mercato come caotico e incontrollabile dal momento che non si relaziona in modo efficace con tutti i possibili interlocutori di riferimento ma ne subisce comunque in modo più o meno diretto le influenze. Ma ciò si può superare, gestendo le relazioni.

La nostra rete è fatta di tanti nodi, ciascuno dei quali, per rimanere nell’ambito aziendale, può essere metafora di un’azienda, collegata a diversi altri punti che rappresentano altrettanti soggetti.

I flussi che viaggiano nella ragnatela creano delle forze che toccano tutti i nodi, con due elementi prevalenti, ossia vantaggi e pressioni. Essere in rete infatti è un insieme di costi (pressioni) ed opportunità (vantaggi) e in nessun punto della rete uno di questi due elementi è pienamente assente, tuttavia possiamo dire che i vantaggi aumentano andando vero il centro della rete e le pressioni invece aumentano andando verso l’esterno.

Dunque i nodi più centrali (più relazioni, direttamente gestite) presentano un prevalere dei vantaggi sulle pressioni in quanto di fatto essi hanno una gestione più ampia e controllata dei rapporti con gli altri soggetti, a differenza di chi si trova in posizione più periferica e dunque subisce in modo più passivo le azioni e reazioni interne alla ragnatela.

Questa semplice e schematica rappresentazione ci permette di capire che la gestione della relazione ed il suo valore sta diventando il terreno della nuova competizione globale, in cui anche i correnti in determinati contesti di collaborazione di massa (cfr. ad es. il libro Wikinomics) si scambiano informazioni e interagiscono in quanto ciò crea una logica in cui entrambi sono vincitori e nessuno sconfitto.

In tale approccio relazionale ovviamente è incluso un passaggio culturale da fare, quello dell’evoluzione da una cultura del possesso ad una del presidio.

Collaborare con i proprio concorrenti, accettare i feedback del proprio cliente attraverso le tecnologie del web 2.0, aprire la propria ricerca e sviluppo a un ecosistema esterno di tecnici, scienziati e semplici cittadini attraverso uno strumento di collaborazione di massa vuol dire cedere una parte del proprio potere.

Eppure la visione del manager (e della persona) che ha capito il nuovo scenario competitivo gli permette di essere colui che presidia e governa queste relazioni, ricavandone un vantaggio assolutamente premiante, in quanto la fiducia e la relazione si costruiscono nel tempo e sono un patrimonio che ci si porta dietro indipendentemente dal luogo dove si lavora e si vive.

Naturalmente ciascuno a seconda il ruolo che ricopre e anche la propria natura può essere pronto ad una più o meno ampia apertura, ciò che è importante però è percepire il valore culturale che c’è in questo nuovo paradigma.

Può sembrare complicato ma in realtà, come in tutte le novità, all’interno di questo nuovo modo di competere ci sono delle grandissime opportunità, anche perché, come ci insegnano la teoria della complessità, dall’interazione di due elementi nasce un risultato che è maggiore della mera somma delle parti.

Infine tutto questo, al di là degli aspetti economici, ci può insegnare qualcosa di molto importante, cioè che davanti al caos la certezza delle strutture e dei meccanismi non è più così salda e ciò che ci permette davvero di mantenere l’equilibrio fra ordine e disordine sono le persone e perciò sono esse che vanno messe al centro dell’attenzione.

Come dovrebbe essere da sempre.
 
Di Altri Autori (del 07/01/2008 @ 07:50:51, in Internet, linkato 1732 volte)

Social networking, riscoperta dei contenuti, aggregatori: vediamo insieme cosa ci proporrà la rete di particolarmente interessante nel 2008.


Nel mondo
Facebook. Forse l'esempio più in auge di social network. In breve, è un sito che consente di mantenere i contatti con la propria rete di amicizie.
In realtà, Facebook più che un sito monolitico è un insieme di funzionalità, fornite anche da società terze parti, con una struttura modulare. Ciascun utente ha una propria pagina, ove può aggiungere delle applicazioni: dalle lavagne multimediali per scambiare film e immagini con i propri amici, ai giochino, alle sfide. Bello, ma richiede un certo tempo e una certa dedizione.

LinkedIn. Ancora un sito di social networking, ma questa volta più finalizzato al business. Per mantenere i contatti con ex colleghi, compagni di studi e, in genere, persone che conosciamo e che ci interessano da un punto di vista professionale. Molto utile se lo visitiamo con regolarità, teniamo aggiornata la nostra pagina personale con il curriculum e, ovviamente, se lavoriamo in un ambito dove Internet è diffuso ed utilizzato.

Slashdot. Non certo nuovissimo, ma ancora valido, è un sito con una struttura simile a quella dei blog, contenente notizie aggiornate sul mondo dei media, dell'information technology e dell'open source, attento anche a tematiche scientifiche, di privacy e di curiosità hi-tech. E' il capostipite di molti siti simili, che hanno cercato di imitarlo e di scalzarlo, senza riuscirci, anche grazie alla grandissima rete di utenti "attivi" e di informatori, costantemente impegnati a setacciare la Rete a caccia di notizie.

Techcrunch. E' un blog di informazione sul web 2.0, aggiornato, informato e giustamente scettico su un fenomeno a volte sopravvalutato. Ottima risorsa per scoprire cosa si muove di nuovo sulla Rete, soprattutto nell'ambito del social networking e degli "user generated contents" (contenuti generati dagli utenti).

Siti di condivisione video. Tutto iniziò con
YouTube, ora non c'è grande portale che non abbia il suo sito con migliaia di video degli utenti. Probabilmente, anche qui il 2008 annovererà le prime vittime: resteranno i contenitori più grandi (sicuramente, oltre a YouTube, quello di Microsoft), mentre gli altri vivacchieranno o moriranno.

Siti di condivisione foto. In questo segmento il dominatore quasi incontrastato è
Flickr. Nel 2008 vedremo se altri concorrenti (Fotki?) avranno la possibilità di contrastare il dominio del colosso dell'image sharing, che fa parte di Yahoo.

In Italia
Blogbabel Italia. Aggregatore di blog. La sua parte più interessante è questa, con la classifica costantemente aggiornata dei blog nostrani che vanno per la maggiore. Oltre ad essere oggettivamente utile per sapere chi sale, chi scende, chi nasce e chi muore nella blogosfera, diventa uno strumento quasi indispensabile se si frequentano quelle comunità un po' ristrette e un po' snob che parlano 20 ore al giorno di Web 2.0. Pronostichiamo che nel 2008 un'occhiata a Blogbabel la daranno anche i frequentatori dei salotti: «Sai cara, ho visto su Blogbabel che nell'ultima settimana è nato un blog troooooppo informato sulla vita sessuale dei canguri, ed è gia 459esimo nella classifica generale!»

Beppegrillo.it. Il blog del comico-polemista genovese (oltre ad essere di gran lunga quello più visto nella blogosfera italiana) nel corso del 2007 è assurto spesso agli onori della cronaca, e i post del brizzolato Beppe sono stati spesso ripresi dalle agenzie di stampa e dai giornali, senza contare il fenomeno del Vaff. Day. Che ci combinerà nel 2008 Grillo?

di Franco Sarcina su Il Sole 24ORE.com

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 07/01/2008 @ 07:00:00, in Internet, linkato 1587 volte)

Negli ultimi mesi il concetto di Web 2.0 è diventato ormai noto anche ai non addetti al settore e viene usato, più o meno a sproposito, dai media quasi tutti i giorni.

Questa evoluzione tecnologica e sociale del web, reso più accessibile e facile da usare a tutti gli utenti, ne ha causato anche un aumento della sua complessità, già latente, per chi ne fa un uso professionale.

Infatti si stanno facendo sempre più largo le attività e i contenuti generati dagli utenti e il mezzo, già di suo interattivo, vede sfumare sempre di più la differenza tra editore professionale e semplice appassionato, con tutti i pro e i contro del caso.

Per questo recentemente mentre leggevo il libro Viaggio nella complessità” di De Toni e Comello, ho provato ad applicare alle nuove tendenze di Internet i 7 principi della complessità ed ho visto che questi ultimi possono descrivere molto bene il fenomeno del web 2.0.

Si tratta, a mio avviso, di un esercizio interessante perché evidenzia come il web si sia evoluto verso un sempre maggiore grado di complessità, in linea con la società, l’economia e la scienza moderna.

Vediamo dunque il parallelo con i diversi principi.

1) Auto-organizzazione: il principio postula la comparsa spontanea di ordine in sistemi con un’organizzazione chiusa ma aperti comunque verso l’esterno.

L’esempio classico è uno stormo di uccelli che vola in formazione, sul web invece possiamo applicare il principio ai motori di ricerca “umani” come Wikipedia o Yahoo Answer dove gli utenti, all’interno di un sito chiuso, sulla base di semplici regole si danno un’organizzazione che crea qualcosa di molto articolato sebbene di fatto spontaneo.

2) Orlo del caos: tutti i sistemi viventi evolvono quando si trovano in uno stato di confine tra il caos e l’ordine, troppo caos provoca la disintegrazione, troppo ordine la fossilizzazione.

Per il web 2.0 il ragionamento non può essere diverso: se un sito o una tecnologia non consente nessuna variazione e sperimentazione agli utenti presto muore, così come un sistema senza nessun tipo di regola è destinato a disintegrarsi.

Per questo ad esempio esistono le API o i codici sorgenti dell’open source, che consentono di spingersi sempre più avanti ma che sono gestiti da gruppi più o meno ampi  quando devono essere messe a disposizione di tutti in modo da applicare solo quelle novità che portano un reale beneficio e da indirizzare il lavoro verso le soluzioni davvero utili.

3) Principio ologrammatico: il tutto è in una parte, la parte è nel tutto. Ciò è quanto mai vero nei social network e nei siti che consentono di condividere informazioni o file, dove il contributo individuale (ad es. una voce in Wikipedia) acquista piena importanza solo all’interno della community e dove allo stesso tempo il sito contenitore ha senso e funziona solo grazie a tutte le piccole parti che lo compongono e che appaiono all’esterno come un insieme unico.

4) Impossibilità della previsione: sembra anche qui chiaro che in un contesto dove sono gli utenti a creare la maggior parte dei contenuti e del valore aggiunto è di fatto impossibile prevedere tutti gli usi del servizio che si va erogando.

Per fare un esempio concreto, nel progettare un social network si possono prevedere una serie di funzioni ma poi bisogna essere pronti a capire e gestire tutti gli usi imprevisti dello strumento che gli utenti adottano e che possono diventare poi la killer application dell’intero sistema, imprevedibile finché le persone non iniziano a interagire fra loro.

5) Potere delle connessioni: il tutto è maggiore della somma delle sue parti. Nel Web 2.0 questo è particolarmente vero dato che le relazioni e gli interscambi che le persone attuano fra loro portano ad un risultato finale superiore ad un’addizione dei singoli contributi.

Una cosa vera per tutte le relazioni ma che sul web, grazie all’enorme bacino disponibile e all’aiuto della tecnologia, porta ad un’accelerazione notevole del fenomeno.

6) Causalità circolare: nei sistemi complessi la causa genera l’effetto che retroagisce di nuovo sulla causa in modo circolare.

Per quanto riguarda il web possiamo individuare questa situazione in qualsiasi nuovo servizio a carattere relazionale dove la tecnologia genera degli usi sociale del mezzo comportando delle modifiche della tecnologia che di nuovo agiscono sui modi d’uso in processo circolare.

7) Apprendimento try&learn: in un contesto complesso l’unico modo di apprendere è quello che procede per tentativi. In un mondo dinamico come quello dell’online moderno gli stessi professionisti del settore si trovano continuamente davanti a sfide e comportamenti che impongono un modo di procedere fatto di prove, che in combinazione con gli altri principi portano alla continua e veloce evoluzione di Internet.

Questa, in estrema sintesi, può essere la lettura del nuovo web 2.0 alla luce della teoria della complessità, il discorso naturalmente potrebbe essere approfondito moltissimo ma questo vuole essere solo un breve spunto di riflessione.

A mio modo di vedere in ogni caso questa modalità sociale, interconnessa ed emergente di vivere Internet valorizza ancora un volta la complessità del reale, confermandoci che le leggi deterministiche, pur nel loro valore, non sono sufficienti a spiegare compiutamente tutti i fenomeni.

In più tutto ciò è l’ennesima conferma del fatto che sono le relazioni a creare e far evolvere la società umana, i mass media classici, dove lo spazio di relazione e interazione era minimo, non possono minimamente competere in velocità con un mezzo dove l’innovazione avviene dal basso attraverso milioni di piccoli contributi.

Direi che c’è di che riflettere.

Gianluigi Zarantonello

 
Di Altri Autori (del 12/12/2007 @ 08:09:38, in Internet, linkato 2590 volte)

Tiscali ha lanciato ieri in Italia la propria iptv, la televisione che viaggia su rete ip e arriva direttamente sul televisore di casa. Tiscali Tv sarà inizialmente disponibile nelle città di Roma, Milano e Cagliari.

"Il servizio - ha spiegato l’ad di Tiscali Italia Mario Mariani - sarà progressivamente esteso su tutte le altre città italiane dove è presente la nostra rete unbundling. Credo che entro il prossimo marzo riusciremo ad aggiungere altre cinque città, Torino, Firenze, Napoli, Catania e Bologna”.

Tiscali stima di poter raggiungere nel 2009 una penetrazione dell'11% sul totale della base clienti adsl. Ad oggi conta in Italia circa mezzo milione di utenti broadband, anche se l’iptv può però essere fruita solo da 300.000 persone. Tiscali pensa di poter raddoppiare nel 2008 questo bacino di utenza arivando così a quota 600.000.

L’azienda sarda, inoltre, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per la distribuzione su Tiscali Tv, a partire dal primo semestre 2008, dei pacchetti Sky, che si aggiungono a un palinsesto già esistente di canali lineari e on demand. Tiscali ha in corso anche colloqui con Mediaset. Quanto a Sky, ha già altri tre accordi per la distribuzione dei propri canali su piattaforma iptv: con Fastweb, con Alice Home Tv di Telecom Italia e con la nuovissima Infostrada Tv di Wind, partita a inizio dicembre.

Via Pubblicità Italia

 
Di Roberto Venturini (del 10/12/2007 @ 07:41:18, in Internet, linkato 2258 volte)
Come qualcuno si ricorderà, a Gennaio avevo parlato di Pay per Post, un circuito nel quale i blogger potevano venir remunerati pubblicando post (favorevoli) a prodotti o aziende (lo potete rileggere qui).

Beh, Google ha deciso che non gli piace questa forma di comunicazione - e di raccolta pubblicitaria. Negli ultimi giorni, infatti, i partecipanti a questo programma si sono visti annichiliti i propri Page Rank.

Il che significa essere penalizzati nel ranking, essere molto in basso dei risultati che compaiono facendo una ricerca su Google... insomma introvabili - e non come gli introvabili di Euronova.

Da un lato, i danneggiati affermano che si tratta di una mossa di Google per stroncare forme pubblicitarie che gli porterebbero via raccolta di investimenti in Adsense da parte degli inserzionisti.

Altri fanno invece notare che nel Pay per Post spesso (o quasi sempre?) si omette di indicare che il post favorevole e' sponsorizzato - configurandosi come pubblicità occulta o manipolazione della blogosfera.
 
Di Altri Autori (del 27/11/2007 @ 07:58:46, in Internet, linkato 2274 volte)

Secondo i dati di Nielsen Online (ex Nielsen//Netratings) relativi al mese di Ottobre, sono sostanzialmente stabili gli utenti che nel mese si sono connessi al web almeno una volta da casa e da ufficio: oltre 22,5 milioni, 23,8 milioni includendo anche gli utilizzatori di applicazioni come instant messenger, software per lo streaming video-audio, o applicativi quali iTunes e Google Earth. Nel dettaglio, gli utenti che accedono al web da casa sono 17,2 milioni (+1% rispetto a Settembre), mentre da ufficio i navigatori attivi sono 8,6 milioni (+2%). Rispetto a settembre aumentano tutte le metriche dei consumi: le sessioni per persona sono 33 nel mese (+6%), ovvero in media ogni utente si collega più di una volta al giorno, le pagine viste crescono del 5%, il tempo speso online per persona aumenta di circa mezz’ora, arrivando a superare le 22 ore mensili. Per quanto riguarda i comparti più performanti in termini di utenti unici, da segnalare, come ogni anno in questo periodo con l’avvicinarsi delle festività natalizie, l’aumento di traffico sui siti dei rivenditori, che crescono in media dell’11% (Amazon +27%, Mediaworld +20%, Eprice.it +18%). Crescono anche i siti per la ricerca dei prodotti e la comparazione dei prezzi: Ciao! +16%, TrovaPrezzi +24%. Ottimi risultati anche per tutto il comparto del Web 2.0, dalle enciclopedie online come Wikipedia (+10%) ai motori di ricerca ‘umani’ come Yahoo! Answers, che cresce del 15% su settembre.

Via Pubblicità Italia

 
Di Altri Autori (del 30/10/2007 @ 13:41:48, in Internet, linkato 1964 volte)

Fine della corsa, in realtà mai iniziata per Italia.it. Il triplice fischio è arrivato da Francesco Rutelli, vicepresidente del consiglio e ministro per i Beni culturali, che in un'audizione alla Camera ha dichiarato chiusa la tormentata vicenda del portale del turismo italiano.
Le regioni però non sono d'accordo. Il coordinamento nazionale degli assessori al Turismo ha infatti deciso di dare mandato ai tecnici di elaborare un progetto per la realizzazione completa di un nuovo portale. Il coordinamento ha elaborato un ordine del giorno in cui si ribadisce "la volontà di dare seguito agli accordi a suo tempo stretti con il ministero dell'Innovazione tecnologica in merito alla realizzazione del portale Italia.it, con il quale si è sempre avuto un rapporto di leale collaborazione".
Nel documento si sottolinea che "le Regioni di certo non rappresentano un problema ostativo alla realizzazione del portale, ma vogliono essere la soluzione in quanto pronte ad accollarsi la realizzazione tecnica e contenutistica dello strumento di promozione, previo accertamento delle condizioni tecniche in cui si trova attualmente il portale. In questo senso - prosegue l'ordine del giorno - le Regioni sono abituate a produrre fatti e per questo vogliono indicare la tempistica di realizzazione del portale per non rompere quella governance che finora è stata alla base della politica di promozione turistica".
Nella riunione del coordinamento gli assessori hanno inoltre sottolineato la volontà di "mantenere gli impegni relativamente ai 21 milioni di euro assegnati nella finanziaria 2005", necessari per gli adempimenti tecnici e contenutistici in capo alle Regioni. La responsabile del portale per le Regioni, Margherita Bozzano, ha poi annunciato che dall'estate ad oggi tutte le regioni sono pervenute alla sottoscrizione della convenzione con il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie (Dit). Sulla base di queste convenzioni, sei regioni hanno già presentato al Dit i rispettivi progetti che hanno ottenuto la formale approvazione.

Via Smaunews.it

 
Di Altri Autori (del 22/10/2007 @ 07:37:08, in Internet, linkato 2454 volte)

Google forse sperava di chiudere una volta per tutte la questione copyright legata al download di video da YouTube, ma pare che la soluzione presentata pochi giorni fa non piaccia alle media e internet company, che oggi hanno deciso di mettersi insieme proprio per la difesa del diritto d'autore. Il sistema di tutela del copyright messo a punto da YouTube si chiama "Video fingerprinting": un database che archivia riferimenti a file di contenuti video coperti da diritto di proprietà e li confronta con quelli che gli utenti di YouTube cercano di caricare.
Se il file corrisponde all'"impronta digitale" già registrata, viene cancellato. Secondo il Financial Times Google ha condotto a luglio una sperimentazione con nove media company, tra cui Time Warner, che si è detta sostanzialmente soddisfatta. Oggi però un gruppo di media e internet company del calibro di Viacom, Walt Disney, Microsoft, Fox e MySpace di NewsCorp, e Nbc Universal hanno annunciato un accordo per la tutela del copyright. Colpisce il fatto che Google non faccia parte di questo nutrito gruppetto, e la scelta suona come una bocciatura della tecnologia appena lanciata da Mountain View.

Philippe Dauman, Ceo di Viacom, ha detto che si tratta di una soluzione non abbastanza convincente, per questo ha deciso di far parte di questa partnership con l'obiettivo di studiare delle serie linee guida per regolare l'accesso di contenuti protetti, in particolare video, da internet. Va ricordato che in marzo, Viacom ha intentato una delle numerose cause contro YouTube, chiedendo un miliardo di dollari di risarcimento danni. È comunque possibile che Google partecipi alle discussioni insieme alle media company.

Luca Salvioli su Il Sole 24 ORE

 
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