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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 01/02/2007 @ 07:37:02, in Internet, linkato 1668 volte)

L'annuncio a Davos dal fondatore del servizio di condivisione video I filmati conterranno pubblicità. Nei prossimi mesi i dettagli

YouTube condividerà i propri ricavi con i propri utenti. L'annuncio è stato dato a Davos, nel corso del World Economic Forum, da Chad Hurley, cofondatore della piattaforma acquistata da Google per 1,65 miliardi di dollari. Hurley ha illustrato, a grandi linee, il progetto che porterà a guadagnare anche chi usa il sito.

Ci vorranno un paio di mesi, alla fine dei quali il sistema permetterà agli utenti che inviano i filmati di avere diritto a una parte dei ricavi pubblicitari. L'offerta, una forma di "creatività ricompensata", interesserà esclusivamente coloro che detengono il copyright dei video pubblicati in rete.

"Nei mesi a venire - ha spiegato Hurley alla Bbc durante l'incontro dedicato al "social networking" - faremo esperimenti per vedere come la gente interagisce con questi annunci per costruire un modello efficace destinato sia agli utenti che ai pubblicitari".

La tecnologia attualmente allo studio, sulla quale non sono stati forniti altri dettagli, aggiungerà un breve spot (di circa tre secondi) in testa al video "uploadato" su YouTube dagli autori stessi. Il sistema, già in uso su altri siti, verrà ora adottato dal numero uno in assoluto per quanto riguarda il "video sharing", al momento l'unico che vanta un'audience di più di 70 milioni di utenti al mese.

Via Marketing Journal

 
Di Altri Autori (del 31/01/2007 @ 07:48:09, in Internet, linkato 2563 volte)

MySpace.com è pronta a sbarcare in Cina. Il magnate dei media, Rupert Murdoch, si starebbe preparando a lanciare il popolare sito di networking anche nella Repubblica cinese. Secondo indiscrezioni di stampa News Corp, il gruppo media guidato da Murdoch, avrebbe avviato le trattative per ottenere le necessarie licenze internet. Il nuovo progetto potrebbe vedere la luce già nel giro di qualche mese e avrà il suo quartier generale a Pechino. News Corp deterrà una quota inferiore al 50% e all’operazione parteciperà anche il fondo IDG-Accel China Growth Fund, controllato dalla International Data Group Technology Venture Investment. Il principale candidato a ricoprire il ruolo di Ceo della versione cinese di MySpace.com è Luo Chuan, già alto dirigente di Microsoft. MySpace vanta oggi 130 milioni di user in rapida crescita in tutto il mondo. La piattaforma è stata acquisita da Murdoch nel 2005 per 580 milioni di dollari.

Via Pubblicità Italia

 
Di Altri Autori (del 22/01/2007 @ 08:23:56, in Internet, linkato 2440 volte)

Pronto il primo motore di ricerca per anziani. La guida per seniores si chiama Cranky.com e condurrà per la rete le persone con più di 50anni. Il progetto è nato dalla collaborazione del gruppo media americano Eons e della società di ricerce di mercato Compete. Si fonda sull’idea che le persone di una certa età non hanno lo stesso approccio alla rete di chi è giovane e per questo i risultati devono essere selezionati e tarati per soddisfare la facia di età di chi è meno giovane e meno allenato alle tante informazioni che arrivano dal web. Come ha spiegato, Jeff Taylor, il fondatore del google per chi ha i capelli grigi: è molto semplice avviare la ricerca “viaggio in Cina” con uno dei grandi motori della rete. E’ difficile invece orientarsi tra i 60 milioni di risultati ottenuti. Ai suoi user Cranky faciliterà il lavoro fornendo soltanto quattro risultati a ricerca.

Via Pubblicità Italia

 
Di Altri Autori (del 08/01/2007 @ 08:29:31, in Internet, linkato 1656 volte)

I dati sono impressionanti e danno da pensare: ogni giorno 40 milioni di utenti Internet in America (circa un terzo del totale) naviga sul web senza uno scopo particolare se non quello di passare il tempo e di divertirsi (possibilmente). Il recente studio curato da Pew Internet life ci dice che la ricerca di divertimento è la terza attività più popolare tra gli utenti della Rete, alle spalle solo dello scambio di email e delle ricerche sui motori.
E il fenomeno non riguarda solo i giovani, i teen-agers come sarebbe logico attendersi: una recente indagine curata da eMarketer dimostra ad esempio che la metà dei frequentatori di YouTube ha più di 35 anni.

Si tratta di un trend assolutamente rilevante se è vero che questo numero di utenti “goderecci” si è raddoppiato nel corso di un paio d’anni.
L’ affermarsi di siti di user generated content (come YouTube e I-tune) dove è possibile scaricare e scambiare filmati, musica, animazioni ecc in modo anche del tutto gratuito ha rappresentato un fattore rilevante nell’alimentare questa tendenza; lo stesso grande sviluppo che hanno avuto i cd social networking (come ad esempio MySpace e LinkedIn) dove gli utenti sono invogliati a relazionarsi anche in modo molto informale per conoscersi, scambiarsi esperienze, passioni, ecc. Come fattore di facilitazione rispetto a questo fenomeno dobbiamo anche segnalare il diffondersi molto rapido di connessioni ad alta velocità che consentono di scaricare ( e caricare) files da Internet anche di dimensione molto consistente in tempi relativamente brevi.

Nonostante l’enorme successo riscosso da siti di user generated content e social networking, gli investimenti pubblicitari in questi settori sono ancora molto modesti: si stima che nel 2006 saranno spesi negli USA 16 miliardi di dollari in advertising online con una straordinaria crescita del 33% rispetto al 2005. Ebbene solo l’ 1,75% di questo ammontare (pari a 280 milioni di dollari) riguarda questa tipologia di siti.

Perchè le agenzie e le aziende sono ancora così riluttanti a investire su questi fenomeni ? Ci sono due motivi fondamentali: il primo è che il modello del classico online advertisment (banner, intestitial, link sponsorizzato, ecc) non funziona bene in questo tipo di siti; il secondo è che postare un commento o inserire un filmato o effettuare qualsiasi altra attività in queste community è un rischio che la maggior parte delle aziende non vuole assumersi. Potremmo dire con un linguaggio un po’ colorito che “non vogliono sputtanarsi”; in realtà temono spesso le reazioni che gli utenti della Rete potrebbero avere su un determinato prodotto o servizio, magari attivando spirali di viral marketing negativo.

Peraltro i primi tentativi di comunicazione commerciale all’interno di questi siti, studiata in maniera specifica rispetto alle dinamiche delle varie community, hanno avuto esiti molto promettenti: è il caso ad esempio della campagna effettuata su MySpace per promuovere il film Clerks 2. I primi 10.000 che avessero segnalato il film ad un amico avrebbero avuto l’onore di vedere il loro nome nei titoli di coda; ebbene nel giro di 6 ore ben 180.000 persone hanno effettuato questa segnalazione nella speranza di poter “apparire” come supporters del film.

Secondo molti analisti, vi è un gap evidente tra quello che gli esperti di web marketing e gli investitori pubblicitari credono siano le motivazioni degli utenti di queste comunità virtuali e invece il comportamento reale online: sfruttando la facilità di interazione di Internet e la velocità del passa-parola ci sono enormi possibilità di veicolare messaggi su prodotti, servizi, iniziative delle aziende.
Bisogna però avere l’umiltà e l’attenzione di inserirsi in qualità di utenti nei social network o nelle altre community per capire bene quali sono i meccanismi individuali e collettivi per poi poter proporre una propria iniziativa commerciale che potrebbe riscuotere anche un grande successo.

Marco De Alberti  

 
Di Altri Autori (del 28/12/2006 @ 15:58:53, in Internet, linkato 2977 volte)
L'osservatorio del Politecnico di Milano stima una crescita del 40% per i negozi online specializzati nell'It e nell'elettronica di consumo

It ed elettronica di consumo sul Web viaggiano a gonfie vele. Secondo i dati dell'osservatorio sull'e-commerce del Politecnico di Milano il 2006 dovrebbe chiudersi con una crescita del 40% per i negozi online specializzati nell'high tech che dovrebbero registrare un fatturato di poco superiore ai 430 milioni di euro. Non cambia rispetto al 2005 l'incidenza sulle vendite complessive che staziona attorno all'11%, mentre il tasso di penetrazione su totale retail del comparto è attorno al 3%.

Secondo le stime del Politecnico, i negozi online quest'anno dovrebbero evadere circa 2,5 milioni di ordini con uno scontrino medio di 180 euro in calo del 15% rispetto allo scorso anno. Il calo si spiega anche con la crescita delle vendite di consumabili e accessori, ma anche con l'aumento del numero di negozi di eBay che vendono prodotti informatici e che di solito hanno scontrini medi con un valore inferiore rispetto agli altri punti vendita sul Web.

Gran parte del mercato rimarrà nelle mani dei pure player (i negozi solo online) e dei pochi operatori della distribuzione moderna che hanno deciso di investire su Internet. Il settore rimane comunque uno dei più concorrenziali. I primi cinque operatori hanno una quota del 36% delle vendite, la più bassa fra i vari comparti presenti in rete. Una situazione che mette sempre più a rischio la marginalità degli operatori. Secondo il rapporto, infatti, pochissimi nomi riescono a raggiungere volumi di vendita tali da avere un seppur basso potere negoziale nei confronti dei fornitori.

Per questo gli operatori cercano di non affidarsi completamente a un modello di virtual reseller puro, ma cercare per quanto possibile di operare secondo una logica mista, accettando di non acquistare solo sul venduto e cogliere occasioni di acquisto con margini più interessanti. Altri cercano di allargare la gamma di prodotti puntando anche su sport e tempo libero, fai da te e salute che garantiscono margini più elevati, mentre un'altra strada è rappresentata dalle iniziative cross & up selling sul modello di Pixmania. In pratica per ogni prodotto che il cliente mette nel carrello vengono proposti upgrade e accessori che garantiscono qualche punto percentuale in più di margine.

I principali negozi online

Bow
Fatturato 2005: 9,5 milioni (+27%)
Fatturato 2006: 15 milioni (stima)
Assortimento: 6.500 referenze

Gruppo Chl
Fatturato 2005: 31 milioni di euro
Assortimento: 8.000 prodotti

ePrice
Assortimento: oltre 37.000 codici
Fatturato 2005: 18 milioni
Fatturato 2006: 25 milioni (stima)

Mallteam
Fatturato 2005: 16 milioni (+75%)
Fatturato 2006: 18 milioni (stima)
Assortimento: 24.000 referenze

Mediamarket
Fatturato 2005: 32,4 milioni (+15,2%)
Assortimento: 3.000 articoli


Monclick
Fatturato 2005: 3,8 milioni
Fatturato 2006: 18-19 milioni (stima)

MrPrice
Fatturato 2005: 23 milioni (+10%)
Fatturato 2006: 28 milioni (stima)
Assortimento: oltre 10.000 codici

Luigi Ferro
 
Di Gianluigi Zarantonello (del 11/12/2006 @ 19:43:19, in Internet, linkato 1992 volte)

Si parla molto in questi giorni di contenuti prodotti da privati cittadini (film con il telefonino, blog, foto messe in rete), non senza una certa preoccupazione per alcune derive violente o devianti.

Di sicuro, come ho avuto modo di scrivere diverse volte in passato, nelle nuove tecnologie il successo rispetto al consumo viene determinato sempre più spesso dai contenuti offerti.

Per il consumatore finale infatti è inutile avere bande larghissime, schermi ad altissima definizione e decine di formati multimediali se poi non può disporre di nessun contenuto adeguato tale da giustificare il costo del passaggio al nuovo standard.

Il reale passaggio epocale in questo senso è dato dal fatto che i mass media, tradizionalmente unidirezionali nella produzione del messaggio, sono sempre più aperti e permeabili ai contenuti prodotti dal basso dagli utenti che li rilanciano nel grande circuito mediatico.

Infatti l’interattività e la possibilità concreta per gli utenti di creare e condividere materiali è un’altra delle caratteristiche che si sono rivelate vincenti per la Rete prima e per i nuovi media poi, grazie allo sviluppo di strumenti che hanno reso sempre più accessibile la pubblicazione, la diffusione e la gestione di contenuti anche da parte di utenti non tecnici.

Videotelefoni, macchine digitali, strumenti di creazione di audiovisivi sempre più piccoli, potenti, facili da usare e di costo accessibile hanno dunque reso una realtà un concetto che qualche anno fa sembrava futuribile:i “prosumer”.

Il consumatore (consumer) di media diventa attore e produttore (producer) di quello che poi fruirà in rete o su altri supporti digitali insieme alle creazioni di altri come lui, non subendo più il contenuto dei media ma contribuendo a crearlo.

Questa grande opportunità naturalmente ha in sé dei rischi di devianza, testimoniati, ad esempio, dai molti casi di bullismo messi in rete da minorenni desiderosi di pavoneggiarsi di atti tutt’altro che edificanti davanti ad una platea più o meno grande, in rete o sui cellulari.

Sicuramente è un fenomeno preoccupante che pone anche il problema del controllo degli upload da parte di siti, come ad esempio YouTube, che consentono la diffusione planetaria di tali contenuti.

Bisogna però che più di un ente di socializzazione ed educazione primaria e secondaria si faccia un serio esame di coscienza prima di crocifiggere tali tecnologie che sono solo degli strumenti il cui valore morale dipende dall’uso che se ne fa.

Come tutti i fenomeni sociali dunque bisognerebbe prima di tutto rivedere i modelli che la tv e gli altri media broadcasting offrono già da tempo con i reality show e con una serie di starlette maschili e femminili pagate non per le loro capacità ma per il loro vuoto e i loro difetti.

Inoltre la violenza e la rissa via massmedia non sembrano essere delle rarità nei palinsesti che ancora sono decisi unilateralmente dalla produzione dei network editoriali.

Chiusa la parentesi etica bisogna anche dire che c’è già chi ha intuito il business e si appresta a sfruttarlo, basti pensare agli investimenti milionari in social network e community (tra cui la stessa YouTube) messi in campo dai giganti della rete come Google e Yahoo.

Quello che però ancora probabilmente manca è un reale format efficace di inserimenti di break pubblicitari e di inserzioni all’interno di questi contenuti autoprodotti dagli utenti, spesso e volentieri fruiti in real time dal loro pubblico via rss feed e podcast.

Per questa la sfida del mercato dei prosumer è davvero solo all’inizio.

Keep in touch.

GIANLUIGI ZARANTONELLO
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È ormai da più di un anno che Google , il re dei motori di ricerca, ha concentrato i suoi sforzi sul mercato della telefonia mobile.

La compagnia ha lanciato diversi nuovi servizi dedicati al piccolo schermo dei cellulari: da Google Personalized Home – che offre l'accesso a Gmail, news, feed rss e altre informazioni personalizzate dal telefonino – a Google Maps , servizio che permette agli utenti di avere informazioni su ristoranti, cinema e traffico. Allo stesso tempo, la società sta siglando accordi con gli operatori mobili e si è messa a testare nuovi business model come il mobile advertising via sms. Con oltre due miliardi di utenti, il mercato mobile è decisamente molto appetibile ed è ovvio che i grandi nomi del web siano tutti in prima fila a cercare di conquistarne una fetta.

La strategia di Google verte su tre assunti: il primo è che il telefonino è lo strumento di comunicazione più personale attualmente il circolazione. La gente lo porta sempre con sé e, a differenza del Pc, i proprietari non sono ben disposti a condividerlo. Bisogna dunque puntare su contenuti e servizi personalizzati. Per questo – ha spiegato il direttore del product management Deep Nishar , la società ha lanciato Google Personalized Home e Gmail mobile, garantendo agli utenti mobili la possibilità di avere questi servizi direttamente sul cellulare, senza dover navigare siti diversi.

La seconda grande opportunità è quella dei servizi location-based , dedicati a tutti quegli utenti che cercano informazioni specifiche nel contesto di una determinata location.  Con Google Maps – ha spiegato Nishar – “possiamo mostrare all'utente che digita ad esempio la parola ‘cinema', informazioni dettagliate sui cinema che si trovano nei paraggi, tipo l'orario degli spettacoli, i film in proiezione, e anche la possibilità di acquistare il biglietto direttamente dal telefonino”.  Al momento, per ottenere queste informazioni si deve digitare o il codice postale o uno specifico indirizzo, ma presto – grazie all'integrazione delle tecnologie GPS – il telefonino conoscerà esattamente la posizione dell'utente e questo renderà le cose molto più facili.

Il terzo assunto è che sul telefonino, non c'è una soluzione valida per tutti: quello che è popolare in un Paese, dunque, può non esserlo in un altro. Nishar fa l'esempio degli sms : “sono molto popolari in Europa e lo stanno diventando anche negli Usa, ma in Giappone non sono usati più di tanto perché si preferiscono le email mobili, perciò non avrebbe senso lanciare un'applicazione di ricerca sms-based lì”. Bisogna dunque assicurarsi che i servizi siano accessibili ovunque, ma che i prodotti siano confezionati su base locale.

Per monetizzare queste applicazioni, Google punta ovviamente sulla pubblicità , che sta testano – pare con successo – su diversi mercati, ma col passare del tempo, Nishar si dice certo che emergeranno nuovi modelli di business. Il Ceo di Google, poco tempo fa aveva dichiarato che presto la pubblicità farà sì che i telefonini siano gratuiti per i consumatori.

Certo, ha spiegato ancora Nishar, è nell'interesse di tutti gli attori della catena assicurare che il più alto numero di persone possibile possieda un cellulare. Ma il mercato mobile – a differenza di internet – ha un ecosistema ben definito fatto di costruttori, operatori, fornitori di contenuti e ora anche service provider che offrono le applicazioni.

Per fare in modo che i cellulari siano ancora più diffusi e i servizi più utilizzati si deve guardare all'esempio del Giappone , dove i dati sono molto utilizzati perché si sono creati modelli di business aperti che hanno incoraggiato l'uso dei servizi avanzati. Occorre inoltre definire modelli tariffari che invoglino gli utenti a provare i nuovi servizi dati, che non sono solo il download di suonerie ma possono realmente offrire un valore aggiunto. Per esempio gli utenti occidentali non sarebbero disposti o a pagare per leggere le news sul telefonino, accessibili gratuitamente dal web o in Tv. I service provider – dice ancora Nishar – devono essere “smart”, fornendo gratuitamente questi servizi e applicando il giusto prezzo per quelli con un vero valore aggiunto.

Altro fattore da non sottovalutare è quello della trasparenza delle tariffe: gli utenti allo stato attuale, sanno che devono pagare per i servizi, ma non capiscono quanto. Gli operatori cominciano a comprenderlo e ad adottare strutture tariffarie semplificate, ma devono ancora lavorare molto per far comprendere agli utenti il vero valore dei servizi. Superata l'iniziale diffidenza degli operatori, Google si è dunque lanciata a capo fitto sul mobile e Nishar anticipa che nel prossimo anno ci saranno nuove sorprese, dopo che quest'anno il gruppo ha iniziato a cogliere il frutto dell'intenso lavoro portato avanti negli anni scorsi.

Alessandra Talarico

 
Di Altri Autori (del 22/11/2006 @ 07:42:54, in Internet, linkato 3185 volte)
Il futuro del Web è amatoriale. Ne sono convinti gli esperti del settore e lo confermano anche gli ultimi dati raccolti da Google. Stando a Nikesh Arora, a capo della divisione europea del colosso di Mountain View, presto la Rete potrebbe infatti assistere a uno storico sorpasso dei contenuti autoprodotti su quelli professionali. Un fenomeno che ripropone la centralità dei cybernauti nella crescita e nell'evoluzione del Web e che sottolinea ancora una volta l'importanza dei contributi home-produced su Internet.

"Diciotto mesi fa YouTube non esisteva, e ora milioni di persone guardano video su quel sito. - ha spiegato Arora, sottolineando che molti cantanti e attori amatoriali adesso hanno un pubblico più ampio di artisti affermati - Per la prima volta, Internet consente alla gente di dire: ho sentito cos'hai detto, ora lascia che ti dica quello che penso io".

Ma quali sono i materiali autoprodotti più diffusi in Rete? Prevalentemente si tratta di video, canzoni, blog, articoli e commenti. Il tutto, ovviamente, diffuso gratuitamente e senza l'intervento di alcun soggetto che funge da tramite tra chi realizza il contributo online e chi ne usufruisce. Una realtà con cui i media tradizionali dovranno inevitabilmente confrontarsi.

"Il Web che parte dal basso finirà per essere il terreno di coltura di altri contenuti prodotti professionalmente", ha spiegato ancora Arora, indicando la via dei nuovi business online del motore di ricerca più cliccato al mondo e del futuro della comunicazione su Intenet. "Già il 15% dell'informazione mondiale è disponibile online, ma che ci vorranno altri 300 anni perché il resto dell'informazione globale in tutte le sue forme sia in Rete", ha concluso Arora. La parola ora passa ai cybernauti, sempre più protagonisti del Web.

Via Marketing Journal
 
Di Max Da Via' (del 07/11/2006 @ 06:43:29, in Internet, linkato 2003 volte)
La notizia rappresenta una svolta significativa per tutto il mondo della pubblicità: per la prima volta nella storia un motore di ricerca (non a caso Google), sta per superare uno dei principali canali televisivi britannici come fatturato pubblicitario.

Secondo l’autorevole Financial Times Google entro fine anno raggiungerà un fatturato pubblicitario di oltre 900 milioni di sterline (pari a 1.300 milion di Euro), ben al di sopra degli 800 milioni di sterline raccolti dall’emittente Channel Four.

Ma la notizia ancora più sorprendente è che crescita prevista di Google per l’anno prossimo è tale da far pronosticare addirittura il sorpasso di Itv, la rete televisiva inglese attualmente leader nella raccolta pubblicitaria, confermando la sussidiaria britannica Google UK come il mercato più redditizio per l’azienda al di fuori degli Stati Uniti.

L’ascesa pubblicitaria di Google è il segnale dell’importanza fondamentale rappresentata dal web all’interno del panorama dei media. Così come in passato la radio ha superato la stampa in termini di investimenti per essere poi a sua volta sorpassata dalla televisione assistiamo in questi giorni all’affermazione di internet come canale di primo piano per una comunicazione efficace e puntuale in grado di rivolgersi ad un pubblico sempre più ampio.

Se già da tempo si parla degli ottimi risultati del web in termini di audience e utilizzo, ora la sfida agli altri media si estende anche ai profitti, sfatando la diffusa convinzione che la rete non sia premiante per la diffusione di messaggi pubblicitari.

Tra i motivi di questa affermazione spicca sicuramente la continua crescita del numero di navigatori, ma anche i notevoli miglioramenti qualitativi dell’offerta pubblicitaria in rete. Se qualche anno fa erano banner e pop up gli strumenti principe della comunicazione on-line, i notevoli progressi tecnologici, l’interattività, la diffusione di connessioni veloci in grado di consentire il trasferimento di notevoli quantitativi di dati in tempi brevi e soprattutto una maggiore maturità ad esperienza degli operatori coinvolti hanno innalzato sensibilmente l’appealing dell’advertising in rete.

Recenti studi di settore indicano come i navigatori prestino maggiore attenzione ai messaggi pubblicitari sul web, quando realizzati efficacemente. Filmati in streaming di elevata qualità, advergames, wallpapers, screensavers, icone per il messanger tematizzate e messaggi promozionali su misura delle reali necessità informative del visitatore costituiscono strumenti in grado garantire una fruizione piena e interattiva da parte del consumatore, contrariamente a quanto avviene nell’advertising sui media tradizionali.

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 25/10/2006 @ 21:23:13, in Internet, linkato 3075 volte)

I giganti della rete sono estremamente attivi in questo periodo ed uno degli ambiti dove la competizione si va facendo sempre più dura è quello dei social network.

A proposito di tali soggetti su Wikipedia si legge che “una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale ai vincoli familiari”.

All’interno della definizione ci sono due elementi chiave: l’universalità di questo tipo di reti e l’importanza che al loro interno rivestono le relazioni e, soprattutto, le persone.

La riscoperta della centralità dell’uomo, anche in economia, è di grande attualità nella letteratura manageriale e per questo le reti di relazioni online stanno avendo un grande successo sulla rete.

Un successo che non è sfuggito ai big del web, e non solo.

Ad esempio My Space, sito di social networking, è stato acquistato lo scorso anno da Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari e, secondo Rohan, un analista della RBC Capital, potrebbe valerne 15 miliardi nel giro di tre anni.

Attualmente gli utenti sono più di 90 milioni, in seguito a un incremento senza precedenti, e Google ha appena messo sul tappeto 900 milioni di euro per avere l’esclusiva sulla raccolta pubblicitaria del network.

Dal canto suo Yahoo parrebbe disposta ad acquistare, per la modica cifra di 1 miliardo di dollari, il social network Facebook, creato due anni fa dal giovane Mark Zuckerberg e che oggi è visitato da 15 milioni di visitatori al mese.

Questi due esempi dimostrano come i giganti del web si stanno scontrando su di un nuovo terreno, quello degli aggregatori di persone, le reti che permettono agli individui di incontrarsi, scambiare file ed idee e collaborare. Google stessa produce più di 80 prodotti ogni anno ma l’unico limite che sembra ancora porsi all’avanzata del gigante di Mountain View è dato dalla concorrenza dei player che permettono alle persone di comunicare fra loro: instant messaging, voip e,appunto social network.

Si parla con grande frequenza negli ultimi anni di fare squadra, di network, di organizzazioni flessibili e reticolari. La tecnologia, soprattutto quella di rete, ha aperto all'uomo spazi inimmaginabili per entrare in contatto e in relazione con i suoi simili. Ne nasce dunque una forma di interazione a distanza che può essere considerata un’evoluzione di quella simultaneità despazializzata creata già da strumenti come il telegrafo o il telefono, l’uomo può interagire in modo sempre più veloce, preciso e ricco con il suo simile senza dover essere presente nello stesso luogo. Una rivoluzione che vale tanto nelle aziende e nelle organizzazioni quanto nella vita privata.

I grandi operatori di Internet se ne sono accorti ed hanno spostato su questo fronte la loro competizione. E penso che ne vedremo ancora delle belle.

Gianluigi Zarantonello

 
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