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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Gianluigi Zarantonello (del 17/10/2006 @ 20:03:05, in Internet, linkato 4577 volte)

Molti di voi navigando su Internet avranno notato dei link caratterizzati da un’iconcina xml o rss che parlava dei feed del sito da poter scaricare.

Se avete cliccato il link probabilmente vi siete trovati davanti ad un blocco di informazioni incomprensibili ed avete chiuso la finestra senza pensarci più.

Bene, quello che avete intravisto era un feed rss.

Di che cosa si tratta? RSS (acronimo di RDF Site Summary ed anche di Really Simple Syndication) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti Web, basato sul linguaggio XML, ossia quella cosa poco comprensibile che avete visto dopo il click sul link.

Al dì là degli aspetti tecnici di costruzione del feed comunque per l’utente questo strumento non è altro che un link da copiare (tasto destro del mouse sull’iconcina di turno e poi “copia collegamento”) in un apposito programma di lettura, di cui esistono diverse versioni gratuite.

A questo punto avremo in un lettore paragonabile ad un programma di posta elettronica i titoli degli articoli e dei contenuti prodotti dal sito da dove abbiamo preso il feed stesso.

Li potremo leggere quando vorremmo e saremo aggiornati su tutte le novità.

Capite bene che i vantaggi sono diversi: l’utente sceglie volontariamente di ricevere i feed, non si deve iscrivere né disiscrivere (come avviene per una newsletter), l’aggiornamento riguarda tutti i contenuti che vogliamo ed è in tempo reale.

Tutto ciò per chi fa comunicazione non può certo non essere considerato prezioso, tanto più che all’interno di questi contenuti possono essere anche inseriti degli spazi pubblicitari.

Ancora oggi tramite dei semplici codici è possibile inserire nel proprio sito dei contenuti altrui richiamati proprio dai feed, che permettono al sito terzo che li produce di vederli comparire sul vostro in tempo reale senza alcun lavoro da parte di entrambi.

Questo può dare luogo a fruttuosi e semplici (tecnicamente scambi) che permettono di diffondere in modo capillare i propri contenuti sul web e di vedere sempre aggiornato da fonti selezionate il proprio sito.

L’unico limite alla diffusione dei feed finora è stata dunque la scarsa comunicazione fatta per presentarli e diffonderli (nella maggior parte dei siti non ci sono istruzioni per l’uso) che li ha confinati ad un mondo di tecnici e specialisti.

E’ giunta l’ora invece di spiegare anche all’utente finale e all’uomo di business non tecnico tutte le opportunità di questo mezzo, per poter finalmente usufruire di un nuovo e potente canale di comunicazione sul web.

La sfida è aperta e molti grandi player, anche di beni di largo consumo, la stanno già percorrendo.

Gianluigi Zarantonello

 
Di Roberto Venturini (del 22/09/2006 @ 08:25:39, in Internet, linkato 2840 volte)

Google ha rilasciato la versione beta di Writely, text editor che funziona online, via web, senza applicazioni da scaricare e che tiene i documenti in memoria su un qualche server e quindi sempre disponibili anche quando siamo in viaggio o considivibili con altri ( ma invisibili a Google e agli altri motori a meno che non si disponga il contrario).

Potenzialmente un applicazione molto interessante per PDA e simili, non richiedendo una applicazione residente

A breve lo testerò a fondo con il portatile e il Nokia 770, provando ad esempio a scrivere qualche pezzo dal bar della palestra (dotato di wifi gratuito, con mia grade gioia) - unico problema riscontrato: non funziona con Safari, ma con Firefox si' (e del resto anche blogger funziona molto meglio con Firefox...)

Writely permette di pubblicare direttamente sul proprio blog, quindi si configura anche come blog editor - ma qui non ci siamo ancora del tutto, ho incontrato qualche baco da risolvere.

La beta di Writely la trovate qui.

 
Di Eli (del 01/07/2006 @ 14:01:48, in Internet, linkato 2362 volte)
Nuovo e divertente puzzle-game della Vodka Absolut. Avete solo 2 minuti per trovare le 82 bottiglie nascoste nell’immagine. Oltre a partecipare al gioco è possibile scaricare wallpaper e inviare una sfida via email ad un amico.



Via Advertising/Design Goodness
 
Di Max Da Via' (del 26/06/2006 @ 07:15:42, in Internet, linkato 3864 volte)
Della Coca Cola Blak avevamo già parlato lo scorso dicembre. Si tratta del nuovo prodotto della multinazionale di Atlanta, ed è un soft drink nato dall’unione tra la classica Coca Cola e vero caffè. Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto è stato il lancio parigino. Per la prima volta nella sua storia, infatti, Coca Cola ha presentato un prodotto prima all’estero che in America.

A qualche mese di distanza è stato presentato anche il sito ufficiale della Coca-Cola Blak, disponibile per ora solo in inglese ed in francese. I colori dominanti delle pagine sono dominati dalle tinte calde e rihiamano alla mente il packaging del prodotto.

Un aspetto curioso è la struttura del sito completamente diversa tra e due lingue: più di design quella francese, dove ci si nuove all’interno di un loft virtuale, più statica (e noiosa) quella americana, che presenta però un’inedita sezione “Gallery”, all’interno della quale è possibile realizzare un proprio wallaper (a tema) da esporre all’interno della galleria virtuale insieme alle creazioni degli. altri visitatori.



Via Adverblog
 
Di Max Da Via' (del 24/06/2006 @ 16:22:49, in Internet, linkato 3240 volte)
Interessante iniziativa di marketing di Nike, che cavalca la febbre da mondiali che in questi giorni sembra aver contagiato un pò tutti. Tramite un apposito plugin per Firefox è possibile seguire i risultati delle partite, pesnonalizzando il browser con i colori della nazionale preferita. Oltre a a tutto questo il plugin consente di visualizzare i video pubblicitari Nike presenti in Google Video.

Alla base di questo progetto c'è Joga, un'interessante a online community creata da Google e Nike che si rivolge agli appassionati del pallone sfruttando le potenzialità on-line del motore di Mountain View e il forte legame con il mondo calcistico, oltre alle le costosissime sponsorizzazioni, della mulinazionale americana.

Joga is an online community created by Google and Nike for anyone anywhere in the world who shares a love for soccer, the world's most popular sport. Joga is about getting to know your fellow fans; creating games and clubs; accessing athletes from Nike; and enjoying video clips and photos (you can even upload your own). You can strengthen existing friendships and begin new ones, join a wide variety of professional athletes and soccer communities, and even create your own to discuss soccer, exchange tips on the coolest moves, browse through various pitches worldwide, and plan your next game.



Via Briciole di internet marketing
 
Di Gianluigi Zarantonello (del 13/06/2006 @ 16:50:50, in Internet, linkato 2029 volte)

Internet sembra davvero un media senza misura: o cresce in modo esponenziale o crolla miseramente. Almeno questa è l'impressione seguendo le cronache economiche che riguardano la rete.

Sul boom prima e lo scoppio poi della bolla speculativa della New (o Net) Economy si è scritto tanto e si è capito quasi tutto, ossia all'epoca si è pensato che qualsiasi progetto in rete fosse una miniera d'ora, indipendentemente dalle sue basi economiche.
E invece anche in rete i conti e i bilanci devono tornare.
Ma oggi qual è la reale situazione del business di Internet?

La diffusione della rete internet in Italia cresce, questo è indubbio, la banda larga è sempre più presente e gli utenti aumentano costantemente (oggi sono 16,6 milioni, dati Nielsen//NetRatings).

Quello che non si capisce invece è il reale stato delle attività imprenditoriali sulla rete.

Sicuramente da questo punto di vista non c'è una grande cultura del mezzo e le aziende ne fanno un uso limitato e diffidente, impaurite dopo i tonfi della new economy o semplicemente poco interessate ad uno strumento che ritengono marginale.

Eppure la rete internet non sembra certo aver esaurito le proprie potenzialità. Le tecnologie attuali permettono infatti di svincolare l'utilizzo di molte funzioni dei siti dalla mediazione dei tecnici, il loro costo si è enormemente abbassato e con esso anche molte barriere competitive all'ingresso nel settore.

Anche la tanto famigerata pubblicità online mostra segnali di ripresa incoraggianti, il dato italiano circa gli investimenti pubblicitari in internet parla di un aumento, in linea con quanto accade nel resto del mondo.

Ci sono poi i business legati ai motori di ricerca che sono la seconda applicazione per utilizzo su Internet dopo la posta elettronica.
I navigatori del pianeta infatti svolgono mediamente 550 milioni di interrogazioni al giorno ed il mercato delle ricerche sponsorizzate si aggira oggi sui 2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 35% che consente di prevedere un valore di 5,6 miliardi nel 2007 (fonti: Time, ComScore Networks, First Albany Capital).
Il leader Google da solo ha ricavi circa 1 miliardo di dollari ed un utile percentuale notevole (si parla del 30% circa del fatturato).

Ancora, c'è tutto il mondo dei blog, che oltre ad essere miniere di informazioni sui consumatori, iniziano ad essere anche una possibile fonte di business.
L'agenzia americana Burst infatti ha lanciato a gennaio 2005 un circuito pubblicitario costituito da 20 blog selezionati con circa 9 milioni di pagine viste totali mensili.
Questo fatto, anche se limitato, dimostra come anche questi strumenti, nati per dare libero sfogo alle proprie idee sulla rete, stiano diventando d'interesse commerciale.

Ci sono poi tutte le idee imprenditoriali innovative, in termini di prodotti e servizi, che molte aziende sviluppano ogni giorno attraverso la rete.

Si potrebbe obiettare però che mancano mediamente i fondi, erogati un tempo generosamente dai venture capital.
Questo, almeno in Italia, tende ad essere vero, anche se non mancano casi in contro tendenza, come ad esempio quello della Regione Lombardia, che un pò più di anno fa insieme con Banca del monte di Lombardia finanziò con 200mila euro in 18 mesi il progetto "Match di competenze per lo start up".
Il progetto offriva a laureati, ricercatori, docenti, start up e altri soggetti provenienti dai centri di ricerca, dall'industria e dall'università, l'opportunità di consolidare il proprio gruppo di lavoro per avviare una propria attività imprenditoriale (fonte: Sole 24 Ore).

In generale dunque sembra necessario superare la paura della tecnologia sapendo che internet non è un luogo miracoloso dove i soldi si generano da soli ma nemmeno un buco nero che inghiotte le proprie finanze.
E tanto meno la rete non è solo un luogo di svago o di informazione dove non si può pensare di fare business, ultima fra gli interessi (e gli strumenti del media mix) di un'azienda.
Occorre invece concepire Internet come un qualsiasi settore competitivo dove occorre strategia, pianificazione anche creatività e dove davvero gli spazi per il business sono ancora ampi.

Gianluigi Zarantonello

 
Di Altri Autori (del 16/05/2006 @ 19:48:22, in Internet, linkato 2784 volte)

MTV , il network televisivo che ha un ruolo centrale nella diffusione della cultura musicale contemporanea, sta per entrare nel mercato della musica digitale grazie alla piattaforma URGE, un vero e proprio anti-iTunes sviluppato insieme a Microsoft .

URGE verrà integrato nelle prossime versioni di Windows Media Player e permetterà di accedere ad un vasto repertorio digitale ricco d'oltre due milioni di canzoni.
Il servizio, operativo sin dai prossimi giorni, offrirà tariffe flat mensili per l'ascolto di radio digitali o per ottenere l'abilitazione al download illimitato di tracce audio: con 9,95 dollari al mese, si legge sul New York Times , sarà possibile ascoltare le canzoni in streaming mentre con 14,95 dollari si potranno caricare le canzoni sui propri player multimediali. I file saranno poi acquistabili singolarmente al prezzo di 99 centesimi , in linea con lo "standard" imposto da Apple.


Il formato digitale delle tracce vendute su URGE è compatibile con i lettori multimediali prodotti da Samsung e con qualsiasi altro apparecchio di riproduzione che utilizzi i DRM Microsoft. Anche MTV ha abbracciato la strategia adottata da RealNetworks e Napster : i file della libreria URGE non sono assolutamente compatibili con i lettori della famiglia iPod.


MTV intende utilizzare URGE come canale preferenziale per la vendita di contenuti esclusivi : registrazioni di concerti e trasmissioni televisive, speciali e programmazioni radiofoniche dedicate all'audience di URGE. Secondo Phil Leigh , uno dei maggiori esperti statunitensi nel campo dei nuovi media, MTV è destinata ad avere un grande successo in questa nuova impresa.


Il brand di MTV è già vincente", dice Leigh, "specialmente su quei segmenti demografici di consumatori che utilizzano più volentieri le tecnologie digitali". L'accoppiata tra l'esperienza ventennale di MTV nel ruolo di trendsetter e l'onnipresenza di Windows Media Player, praticamente diffuso su qualsiasi terminale informatico equipaggiato con Windows, potrebbero rappresentare un problema non da poco per Apple, oggi leader pressoché incontrastato del settore.

Via Punto Informatico

 
Di Jacopo Gonzales (del 05/05/2006 @ 13:47:19, in Internet, linkato 3012 volte)

Quando sentite dire che in rete si trova davvero di tutto, beh non è una leggenda metropolitana. Specie se volete fare dello shopping online, e magari vi trovate dalle parti di Yahoo! Shopping.

Se poi siete appassionati di armi, di mitragliatori magari (sembrano molto in voga in questo periodo), se pensate "ma sì anche usati vanno benissimo", non sapete dove trovarli e avete poco meno di 3000 dollari in tasca, la risposta per voi è: Yahoo! Shopping. Miracoli dell'ecommerce, della Niu Economi come la chiama simpaticamente qualcuno.

Guardate che non scherzo. Lo trovate sul serio. Questo è un piccolo screenshot di un M2 "Ma Deuce" che ho trovato:

Di seguito invece un piccolo estratto dal sito del merchant:
This is the real deal folks, not an imitation, and quantities are extremely limited. Don't miss out!
Here's more:

  • All working parts still function... top opens, operating handle moves and is spring loaded, trigger moves but does not fire
  • Original Parkerized finish
  • Overall length is 65", with 45" barrel
  • Weighs a battle-ready 85 lbs.
  • Note: does not include tripod. (il treppiedi ve lo dovete comprare a parte)

Putroppo per voi il grilletto non funziona, quindi se non sapete come ripararlo...

La domanda è: chi controlla il controllore?

[fonte Marketing Routes]

 
Di Altri Autori (del 05/05/2006 @ 07:21:16, in Internet, linkato 3023 volte)
La ITU ( International Telecommunication Union) ha dato il grande annuncio (di cui i rumors giravano da tempo). A partire dall’anno 2015 scomparirà Internet dai cavi telefonici transoceanici (e dal 2030 –circa - da tutti gli altri cavi telefonici).

La trasmissione dei dati da un continente all’altro avverrà, da quella data, attraverso una nuova tecnologia – classico esempio di trasferimento di know-how dal mondo militare a quello civile.

Il progetto Sea Transfer Internet
Tutti sanno che le onde acustiche si trasmettono sott’acqua per migliaia di km: lo sanno le balene, che si parlano da distanze incredibili, lo sanno i sonaristi dei sommergibili US che sono in grado di riconoscere una nave a 5000 km analizzando la sua traccia sonora.

Grazie ad anni di ricerche condotte principalmente dal MIT e dal CERN (il centro inventore del web), si è arrivati a sviluppare una tecnologia di trasmissione subacquea che combina la capacità di propagazione a lunga distanza delle onde acustiche a bassa frequenza con la capacità di portare banda propria delle onde elettromagnetiche di corta lunghezza d’onda. Il risultato è capacità di banda stimata attorno ai 7 – 8 Tbs, almeno nella prima versione del sistema.

La rete di trasmissione sarà disponibile in tempi cosi brevi (e a costi relativamente contenuti) in quanto saranno almeno parzialmente convertite a questo progetto le vaste reti di ascolto subacqueo (come ad esempio l’americana SOSUS) sviluppate dalle grandi potenze negli anni della guerra fredda, che coprono quasi tutti i mari del mondo e che oggi hanno perso gran parte della loro utilità strategica

A partire dal 2020 si estenderà il protocollo ST-Internet anche (ove possibile) alle acque interne, utlizzando quindi grandi laghi e grandi fiumi come backbone di una Internet sempre più capillare e probabilmente senza costi di connessione, data l’economicità delle tecnologie e la quasi totale assenza di infrastrutture dedicate.

Nel 2025, secondo il protocollo d’intesa che si firmerà lunedi', si inzieranno poi a cablare anche gli acquedotti locali, di modo che entro 5 anni, si possa disaccoppiare Internet dalla rete telefonica e convogliare la rete attraverso le tubature dell’acqua.

Senza arrivare alle ipotesi da fantascienza di certi scienziati dell’ITU che prevedono (in modo un po’ ironico) l’assegnazione di un numero IP ad ogni rubinetto, un domani sarà proprio a questo accessorio che ci potremmo collegare, in caso di nomadismo digitale, per connetterci in rete.
Al CEBIT sono già stati annunciati, oltre ai primi router in grado di collegarsi all’iimpianto idraulico, prototipi di adattatori da rubinetto a porta Ethernet (ovviamente con dell’elettronica di mezzo e non dell’idraulica…) e il prototipo di una fontanella urbana che potrà convertire questo utile pezzo di arredo urbano in centralina Wi-Fi.

Grandi vantaggi dunque – ma anche grandi problemi.

Il primo problema è legato al fatto che, come detto, le reti intercontinentali di comunicazione non trasporteranno più Internet, e saranno destinate ad altro uso.

La condizione che hanno posto le major delle telecomunicazioni mondali per accettare questo progetto, è stato di rendere il ST-Internet incompatibile con il VoiP, assicurandosi che il protocollo Atlantic Protocol Release Internet Long distance (che sostituirà nella trasmissione sottomarina il TCP/IP) non possa reggere i pacchetti voce “gratuiti” ne’ essere hackerato in tal senso.

Le telefonate gratuite in rete sono dunque destinate a scomparire entro pochi anni, permettendo alle Telco di recuperare sul traffico voce i fatturati che perderanno sul traffico dati (si presume infatti che il collegamento alla Rete diventerà sostanzialmente universale e gratuito).

Il secondo problema è di stampo ecologico.
L’uso di onde acustiche subacquee è probabilmente destinato a creare problemi ai cetacei. Anche se la banda usata da ST-Internet sarà molto stretta e e le onde acustiche polarizzate in senso ortogonale ai fondali marini, non si può escludere che le armoniche causate dall’interferenza del segnale sonoro con i fondali possano disorientare i cetacei.

Conditio sine qua non dell’accordo dell’ITU, dunque, è stato il nulla osta della Preservation Entity for Safeguard of Cetacean on planet Earth, l’organismo transnazionale che, come è noto si occupa dei temi legati alla protezione (e sfruttamento commerciale…) dei cetacei.

Questo ente ha infatti allestito un ambizioso piano che prevede di catturare temporaneamente (con l’aiuto delle principali fondazioni oceanografiche e delle flotte baleniere giapponesi e norvegesi) almeno il 56% dei cetacei adulti presenti nei mari, entro la messa in opera di ST-Internet; per dotarli di appositi filtri acustici in grado di discriminare il segnale artificiale umano (filtri immediatamente battezzati, in modo dispregiativo “paraorecchi” o “cuffiette” da parte dei detrattori). Con l’occasione si collocherà a bordo dei cetacei di maggiore dimensione anche un apparato di localizzazione GPS, che permetterà agli studiosi di comprendere molto di più sulla vita ancora misteriosa di questi colossi marini.

Non c’è bisogno di sottolineare come questa decisione abbia già causato vigorose proteste di gran parte delle organizzazioni ecologiste, che non sembrano però destinate a spuntarla dati gli enormi interessi in gioco. Anche perché il ruolo dei cetacei non dovrebbe solo di essere vittime ma anche di “collaboratori” della rete: dopo il 2030 si ipotizza infatti, all’atto della sostituzione dei filtri sui cetacei, la installazione sopra questi animali di “hotspot” o ripetitori di segnale che permettano una maggiore ridiffusione, granularità e potenza del segnale sottomarino.

In maniera correlata, sempre da quella data (ma questa non è una ipotesi bensì una decisione già presa) ogni imbarcazione sopra i 5 metri di lunghezza e che navighi ad oltre 300 metri dalla costa dovrà avere installato un proprio piccolo ripetitore ST-Internet con antenna sommersa per costruire una rete a maglie sempre più fini ( è già infuriano nel mondo del diporto le polemiche su chi dovrà pagare per l’acquisto e la manutenzione dell’apparato).

Anche se la decisione finale è già stata presa ai più alti livelli internazionali e le macchine sono già in marcia è opportuno riflettere.
Il compromesso che ci viene proposto è complesso, è pesante: la perdità della libertà di telefonia over IP e potenziali danni ai cetacei marini, in cambio di un Internet gratis per tutti ed ubiquo.

Per i privati è una decisione difficile, piena di pro e di contro. E forse possiamo anche fare poco, contro gli enormi interessi e gli straordinari benefici che particolari categorie potranno trarre da ST-Internet, prime fra tutti l’industria ittica (qualsiasi nave sarà sempre e ovunque connessa in rete senza costosi apparati satellitari), le aziende della trasformazione agroalimentare ( si veda il video ) o gli esperti di content providing.

Roberto Venturini
 
Di Max Da Via' (del 02/05/2006 @ 21:02:01, in Internet, linkato 2293 volte)
L’onnipresenza di Google è ormai da mesi argomento quotidiano di discussione in numerosi siti e blog. Una recente newsletter di Buongiorno, Osservatorio High Tech, stimola qualche ulteriore riflessione . Oggi più che mai infatti Google offre una serie progressivamente crescente ed estremamente differenziata di servizi, che hanno cambiato, almeno in parte, il modo di utilizzare internet di una considerevole percentuale dei navigatori più esperti.

Mapping, VoIP, Wi-Fi, posta elettronica, word processing, riconoscimento vocale, document management, blogging, mappe: non passa settimana senza che venga pubblicato qualche rumor su una prossima iniziativa di Mountain View, spesso seguito dalla beta release ufficiale.

Nonostante i numerosi progetti in corso e le varie acquisizioni che hanno come protagonista la grande G il “core business” sembra però rimanere internet, in un concetto esteso di rete che rivoluziona in parte il tradizionale e ormai maturo concetto di advertising on-line e di pay per view.

Questa iperattività ha finora fornito buoni risultati, con tassi di crescita e fluttuazioni in borsa più adatte ad una realtà in rapida evoluzione che ad un’azienda stabile e consolidata. La prima trimestrale del 2006 ha infatti evidenziato un incremento annuo in termini di fatturato del 79% (per un totale di 2,25 miliardi di dollari) e del 60% per quanto riguarda l’utile, corrispondente a 592,3 milioni di dollari, oltre il 17% rispetto al trimestre precedente.

Quali saranno le prossime mosse del motore di ricerca più famoso al mondo? Una prima interessante tendenza, prevalentemente europea, è il crescente interesse di molti operatori internet per i contenuti accessibili con dispositivi wireless, in particolare con i cellulari, che vantano in numerosi Paesi tassi di diffusione elevatissimi.

Secondo il Wall Street Journal Google è fortemente orientato alla ricerca geolocalizzata, e l’ampliamento delle funzionalità offerte da Google Map disponibili recentemente anche nella versione per cellulare, sembra anticipare la prossima battaglia di Page e Brin, che con ogni probabilità riguarderà il wireless e la mobilità.

 
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