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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marcello Tansini (del 11/04/2006 @ 08:34:44, in Internet, linkato 2598 volte)

Quest'ultimo anno abbiamo visto finalmente anche in Italia alcune nuove tipologie di banner nel tentativo, finalmente, di andare oltre ai classici banner tradizionali

Iniziamo subito con il dire che in quest'ultimo anno abbiamo visto finalmente anche in Italia alcune nuove tipologie di banner nel tentativo, finalmente, di andare oltre ai classici banner tradizionali.

Certo, numerose sono le aziende italiane che approciando al web per la prima volta, hanno utilizzato (e continuano ad utilizzare) i classici banner seguendo gli standard IAB internazionali: stiamo parlando del large rectangle (336x280 pixel), dello skyscreaper 120x600 (Pixel) e del leaderboard (728x90).

Rimangono utilizzati, soprattutto per le sponsorizzazione fisse, non basate sul CPM (costo per migliaia di impressions) anche i banner 120x60 pixel o 120x90 una sorta di manchete simile a quelle che si trova accanto ai titoli dei giornali sulla stampa cartacea.

La stragrande maggioranza di questi banner "canonici" viene realizzata in Flash che permette sicuramente un maggior impatto visivo. A livello di risultati, il large rectangle è sicuramente quello che, generalmente, registra i risultati migliori, anche perchè spesso è ben posizionato all'interno degli articoli o all'interno di gallery fotografiche, molto apprezzate da una buona parte di utenti.

Il leaderboard risulta avere un minor click-trough rispetto al large rectangle, probabilmente per la sua posizione che si colloca nella parte superiore dello schermo dove l'utente è meno restio a prestare attenzione interessato soprattutto a leggere i contenuti della pagina web che ha aperto. Stesso discorso vale per lo sky-screaper a cui gli italiani si sono, forse, fin troppo abituati e che, nonostante accompagni verticalmente, la lettura del contenuto di una pagina web, è il banner, tra quelli classici ad avere in proporzione un minore numero di click.

Non a caso, iniziano a vedersi già da diverso tempo, dei nuovi formati di skyscreaper, chiamati mini-skyscreper 120x240 (si vedono spesso su Repubblica.it) che seguono il lettore durante lo scrolling della pagina, attirando con la propria dinamicità maggiormente l'utente.

Anche per quanto riguarda i leaderboard iniziano ad essere creati dei formati estendibili, ovvero che quando una persona apre la pagina dove è contenuta tale creatività o ci passa sopra il mouse, il leaderboard si espande per arrivare a coprire un buon pezzo della parte superiore della pagina web, per poi "ritirarsi" in automatico.

Il trend attuale è quello, dunque, di creare dei banner in flash più dinamici, che consentano addirittura di giocare all'interno del banner.

Abbiamo parlato di Ibm non a caso, perchè insieme a Microsoft e ad alcune società di case automobilistiche, sono le società che più stanno provando nuovi formati pubblicitari. Microsoft ha fatto un uso molto forte di creatività basate sul fumetto, ma anche dei cosidetti overlay, ovvero animazioni in flash che si caricano sopra il contenuto che si sta leggendo per scomparire dopo una decina di secondi. A qualche utente questo tipo di pubblicità non piace, ma i risultati sono più che buoni e d'altra parte i pubblicitari come fanno da anni in Tv, cercano in tutti i modi anche sul web di attirare l'attenzione dell'utente.

Molto simile alla pubblicità televisiva sono gli interstial, anche questa una forma di creatività che spesso si ritrova su Repubblica.it, che consiste in una pagina vera e propria che si apre a tutto schermo mentre si aspetta il caricamento della pagina per la quale abbiamo cliccato.

Di solito l'interstial dura una decina di secondi e dalle ultime statistiche sembra essere ben "sopportata" dall'utenza.

D'altronde, come ai tempi delle prime polemiche riguardanti i pop-up e dei pop-under considerati troppo invasivi (da sottolineare che nonostante la diffusione dei software per bloccarli sia i pop-up che i pop-under vengono sempre utilizzati con risultati sopra le medie) gli utenti accettano queste forme pubblicitarie in cambio di contenuti interessanti.

Più i contenuti sono interessanti e gratuiti (parola sempre magica !), più gli utenti sono disposti ad accettare forme pubblicitarie simili a quelle televisive (con tempi, però, molto più ridotti). Sullo stesso livello, si possono considerare i video-web, della durata di 10-15 secondi, che compaiono prima del caricamento di un video (vedi ad esempio Rosso Alice) o all'interno di un large rectangle (vedi la homepage di Repubblica). Spesso il video caricato è lo stesso filmato, ovviamente più corto, che viene proposto in televisione: ripetere lo stesso messaggio pubblicitario su più mezzi è uno dei principi base di qualunque tipo di pubblicità per far ricordare il proprio messaggio al pubblico. E il web, grazie ai video e alla sua interatività, può sicuramente rafforzare il messaggio del classico spot televisivo.

Il vero problema di tutte queste forme pubblicitarie è la velocità con cui l'utente naviga su Internet. Senza Adsl, le cose iniziano a diventare più complicate e l'utente può rimanere frustato per l'attesa dei caricamenti. Ma la colpa, come ben sappiamo, non è della pubblicità e dei pubblicitari...

 
Di Matteo B. (del 05/04/2006 @ 21:00:10, in Internet, linkato 2785 volte)
Google, protagonista assoluto in molti blog italiani e non, sempre pronti a pubblicare il minimo rumor dove si parli della grande G, ha finalmente deciso di aprire un corporate blog in lingua italiana. Inaugurato ufficialmente lo scorso 3 aprile ha visto come primo articolo pubblicato un post di Stefano Hesse, Corporate Communications Manager.

Calcio d'inizio

Fin dal mio primo giorno in Google, ho cominciato a pensare che un blog ufficiale di Google Italia, insomma, avremmo dovuto farlo. Nel frattempo, di cose da lanciare ne abbiamo avute diverse, alcune sono nel menu’ qua a destra, altre saranno online tra un po’.

Ora e’ tempo di blog. Siamo entusiasti di poter aprire questo spazio. Posteremo regolarmente, a seconda di quello che al momento ci sembrera’ piu’ attuale. Oh si, parleremo anche di prodotti e di chi li gestisce, avremo modo di raccontare meglio alcuni aspetti di quello che facciamo e, ogni tanto, leggeremo anche qualcosa scritto da qualche ospite speciale.

Ovviamente questo blog cambiera’, crescendo. Per questo c’e’ bisogno del tuo feedback. Abbiamo creato una casella email dedicata. Speriamo di leggerti presto.

Tra le peculiarità da evidenziare c’è la gestione dei commenti, filtrata tramite email. Non è possibile cioè commentare direttamente gli articoli, ma occorre inviare un’email con le proprie osservazioni, che saranno vagliate prima di essere pubblicate. In questo modo i gestori del blog evitano la presenza di commenti inopportuni o poco pertinenti, sacrificando però, almeno in parte, la trasparenza e l’interattività.

Riuscirà questo blog a bissare il successo di Google come motore di ricerca? Ma soprattutto diventerà il punto di riferimento per essere sempre aggiornati sulle novità di Mountain View o sarà limitato ad una mera comunicazione istituzionale lasciando agli altri blog la pubblicazione delle anteprime e dei rumors più interessanti?
 
Di Gianluigi Zarantonello (del 22/03/2006 @ 22:56:02, in Internet, linkato 2624 volte)

Internet è un media che suscita grandi entusiasmi e grandi paure: se ne vedono le grandissime potenzialità ma i soldi buttati in tante avventure della new economy o anche in progetti di siti sbagliati e costosi hanno reso guardinghe le aziende.

A questo bisogna aggiungere il fatto che spesso chi deve prendere decisioni all’interno dell’azienda ha una familiarità solo parziale con il mezzo e dunque non sa precisamente cosa potrebbe farci e, aggiungiamo, cosa non può oppure non dovrebbe.
Ancora, per qualche arcano motivo anche le aziende più strutturate quando approcciano la rete lo fanno senza alcuna strategia e con molta improvvisazione, come se quasi non si trattasse di un’attività aziendale.

Il risultato spesso è che l’impresa si affida a dei fornitori di tecnologia o a delle web agency, anche molto brave, senza sapere davvero cosa vuole dalla tecnologia e/o dalla grande rete e quali possono essere mezzi e obiettivi più adatti al proprio business.
Per questo, parlando due lingue “tecniche” diverse, l’azienda e la web agency si capiscono solo in parte e per questo, anche se sono in buonissima fede, spesso gli investimenti diventano onerosi e, soprattutto, non produttivi.
Per lo stesso motivo, o per passate esperienze negative, c’è chi si ferma ancora prima e ci rinuncia.

Quale potrebbe essere la soluzione?Beh, potrebbe stare in una nuova figura professionale, una persona che si intenda di management e di problemi aziendali avendoli vissuti sulla propria pelle e, allo stesso tempo, abbia una buona pratica di tecnologiche informatiche, utilizzate in prima persona.
Non un tecnico dunque ma una figura che capisca sia la lingua degli informatici sia quella degli uomini d’azienda. E traduca per entrambi le rispettive esigenze.

Quanto detto può sembra una banalità ma alla prova dei fatti della mia personale esperienza non è così, questi problemi di formulazione di una strategia e di comprensione reciproca invece incidono per una percentuale pesantissima sulla riuscita dei progetti sul web (o comunque basati su nuove tecnologie).
I costi aggiuntivi per l’azienda sono in linea di massima modesti, in quanto è perlopiù un’attività data in outsourcing ad un consulente che permette, oltre tutto, di far risparmiare molto tempo e fatica (inutile) al personale interno.

Si tratta dunque di un supporto molto semplice che può risolvere tanti problemi prima ancora che si verifichino o, almeno, può permettere di capire in anticipo se un progetto è realmente fattibile e produttivo oppure no.
Non è così semplice trovare la professionalità descritta però è sicuramente un settore con un buon futuro in quanto nessuno può davvero più prescindere da Internet e dalle nuove tecnologie per fare business ma è giusto che ciascuno possa ottenere il massimo in proporzione ai propri obiettivi ed al proprio budget.

Internet può dare grandi soddisfazioni con piccoli costi, basta sapere come gestirlo con intelligenza e sapendo fin dall’inizio cosa si vuole fare e con che mezzi.

LINKS UTILI
Mini book 'Come fare business su Internet e vivere felici (con il proprio budget)'

GIANLUIGI ZARANTONELLO

 
Di Max Da Via' (del 18/03/2006 @ 15:36:39, in Internet, linkato 1783 volte)
Secondo alcune indiscrezioni pubblicate sul New York Times (richiede sottoscrizione) Amazon.com, sarebbe in procinto di lanciare un nuovo servizio per il download di film e programmi televisivi che potrebbero poi essere masterizzati direttamente su cd. L’articolo riporta come sarebbero già in corso alcune trattative con grosse case produttrici quali Paramount Pictures, Universal Studios and Warner Bros.

In questo modo la principale libreria on-line al mondo si troverebbe a rivaleggiare ad armi pari con iTunes, che già da tempo offre con buoni risultati l’accesso a video musicali e serie televisive di successo.

Un ulteriore motivo di dispiacere per la Apple deriva da fatto che Amazon pare sia intenzionata a lanciare a breve anche un servizio di download di brani musicali oltre ad un proprio lettore MP3, con la chiara intenzione di porsi in concorrenza con iTunes anche in questo settore, che si sta affermando, almeno in America come uno dei principali canali distributivi per la musica.

Se quindi almeno per ora Steve Jobs può dormire sonni tranquilli, forte del suo recente primato di 1 miliardo di download di brani musicali dal famoso iTunes, la situazione potrebbe rapidamente complicarsi per la Apple, visto la popolarità ma soprattutto la vasta base di utenti che Amazon può mettere in campo.
 
Di Matteo B. (del 09/03/2006 @ 06:10:05, in Internet, linkato 2791 volte)
L’anticipazione è decisamente interessante. Secondo quanto riportato da CNET News un gruppo di blogger sarebbe riuscito a impossessarsi di alcune schermate dell’ennesima sorpresa di Google, un calendario tuttora in fase di testing.

Secondo queste voci questo programma dovrebbe integrarsi con Gmail, ma offrire anche la possibilità di dialogare con altre applicazioni simili condividendo i dati. Altro aspetto interessante sarebbe la possibilità di inviare appositi alert tramite SMS.

Le funzionalità previste dovrebbero inoltre consentire di segnalare eventi che a discrezione dell’utente potrebbero anche essere condivisi ed eventualmente resi pubblici, accessibili anche a chi utilizza un programma diverso.

Anche se il progetto è tuttora in fase di sviluppo la notizia ha subito suscitato un forte interesse, come sempre succede quanto le anticipazioni riguardano Google.

L’integrazione con Gmail, che recentemente ha cominciato ad offrire anche funzionalità di chat, potrebbe far pensare a questo strumento come ad un’alternativa gratuita e web-based al popolare Outlook.

Google tra l’altro ha già da tempo lanciato una partnership con Sun per la distribuzione del popolare pacchetto OpenOffice, ponendosi a favore di soluzioni gratutite e basate sull’open source.

Vedremo se la notizia sarà confermata e se, come già successo altre volte, darà lo spunto ad altri player per arricchire la gamma di servizi offerti.

 
Di Matteo B. (del 06/03/2006 @ 06:24:32, in Internet, linkato 2624 volte)
Degli ormai famosi RSS abbiamo già parlato in qualche occasione. L’acronimo, che significa Really Simple Syndacation, si riferisce ad una modalità per distribuire informazioni su internet. Il formato alternativo, denominato Atom, ha funzionalità simili e consente anch’esso di gestire questi particolari contenuti informativi attraverso appositi strumenti, denominati aggregator o feeder.

RSS e Atom (chiamati anche feed), più complicati da spiegare che da utilizzare, stanno rivoluzionando la gestione delle informazioni sul web, consentendo ad esempio ai navigatori di importare numerosi contenuti nella propria homepage così come in altri siti e community, favorendo una sorta di effetto virale.

Numerosi portali, tra i quali Netvibes e My Yahoo, offrono la possibilità di crearsi delle pagine personalizzate utilizzando i feed dei siti di proprio interesse. In questo modo il navigatore non ha più la necessità di aprire numerose pagine per seguire gli aggiornamenti dei propri siti preferiti, ma grazie ad un’home page personalizzata può comodamente controllare il tutto utilizzando un unico punto di accesso, ricevendo le informazioni di proprio interesse con pochi click.

Il crescente affermarsi di questi strumenti evidenzia secondo molti una variazione importante nelle modalità di fare marketing on-line, con il passaggio da strategie opt-in e messaggi email più o meno schedulati all’effettiva gestione di contenuti a valore aggiunto: i consumatori desiderano accedere a determinati contenuti nei tempi e modi da loro preferiti.

La prima conseguenza è evidentemente la volontà di controllare quando ricevere i contenuti e le aziende più attente alle evoluzioni del web si sono già attivate in questo senso, offrendo numerose alternative tra le quali scegliere.

Feed relativi a news, shopping e blog, così come i più recenti audiopodcasts (strumenti simili ma in formato audio) sono solo alcuni degli strumenti messi a disposizione, mentre anche i principali motori di ricerca, Google e Yahoo in testa, consentono la ricerca dei feed e la loro gestione in maniera immediata.

In alternativa i già citati aggregator consentono di gestire numerosi feed attraverso un’unica interfaccia sia attraverso appositi software che integrandosi nei browser, al punto che la stessa Microsoft sta valutando la possibilità di introdurre uno specifico aggregatore nella prossima release del popolare Explorer.

Un aspetto da considerare è legato comunque all’ancora limitato numero di navigatori in grado di utilizzare questi feed. Il motivo principale deriva dal fatto che, nonostante la relativa facilità di gestione, da molti sono visti come un ulteriore elemento di complicazione e quindi non sfruttati. Solo il 5% dei navigatori infatti, secondo le stime recenti si avvale quotidianamente di questi strumenti.

Ma perché allora se ne parla tanto? Forse perché indicano quella che potrebbe essere una tendenza del prossimo futuro. Molti utenti sono letteralmente sommersi dall’elevato numero di email ricevute, al punto da avere difficoltà anche solo a leggere i messaggi di lavoro, figuriamoci quindi quanto tempo potrebbero dedicare alla valutazione dell’offerta del giorno di qualche negozio on-line.

Rendere le informazioni disponibili nelle modalità richieste dagli utenti, invece di pretendere che siano questi ultimi ad adattarsi alle scelte dell’azienda, rappresenta una svolta nelle modalità di comunicazione, che può portare evidenti benefici in termini di attenzione al messaggio inviato ma anche di fidelizzazione.

Un altro aspetto interessante legato all’uso dei feed è legato al fatto che anch’essi, come le email, consentono un tracking delle iniziative, sia per quanto riguarda il numero di navigatori che sottoscrivono il feed sia grazie alla possibilità di inserire dei codici di tracking all’interno dei feed stessi. Le analisi effettuate in molti casi sono ancora nelle fasi iniziali, ma c’è da scommettere che con la crescente diffusione del loro utilizzo e i miglioramenti nella tecnologia in breve tempo sarà possibile effettuare analisi e statistiche approfondite.
 
Di Jacopo Gonzales (del 05/03/2006 @ 15:13:13, in Internet, linkato 2224 volte)

Non capita tutti i giorni di vedere Seth Godin al Googleplex per una conferenza.

Il video non è certo breve, ma vale tutto sommato l'ascolto.

 
Di Max Da Via' (del 01/03/2006 @ 06:27:59, in Internet, linkato 5501 volte)
Quando tre anni fa Steve Jobs ebbe l’idea di un sito dedicato al download legale di brani musicali ci furono manifestazioni di scetticismo da più parti, prevalentemente a causa della convinzione che pochi avrebbero deciso di pagare per accedere ad un servizio che i vari netwoork peer to peer offrivano (illegalmente) già da tempo.

Ma il numero uno della Apple, come è emerso in altre occasioni, raramente si sbaglia e proprio in questi giorni il suo iTunes può festeggiare l’invidiabile traguardo di un miliardo di downloads musicali.

Nei suoi tre anni di vita l’offerta di iTunes si è allargata notevolmente, fino a comprendere oltre due milioni di canzoni delle principali case discografiche, 3.500 video musicali, numerosi episodi di serie di successo quali Desperate Housewives e Lost, 35.000 podcast e 16.000 audiolibri, con un’offerta da fare impallidire il più fornito punto vendita tradizionale.

Proprio questa ampia offerta lo scorso anno ha consentito al sito di entrare nella Top Ten dei rivenditori musicali in USA, posizionandosi di davanti a operatori del calibro di Tower Records, Sam Goody e Borders.

Ma quali sono i fattori che hanno decretato il successo di iTunes?

Un primo fattore va attribuito alla scelta di un pricing particolarmente competitivo, contestato più di una volta da musicisti e major discografiche in quanto ritenuto inadeguato a garantire un sufficiente guadagno a tutte le parti in causa.

Il secondo è una conseguenza della perfetta integrazione con il diffusissimo iPod, lettore MP3 incontrastato leader di mercato nella fascia di prodotto medio-alta. Proprio la facilità con la quale è possibile effettuare l’acquisto e caricare i brani scelti nel proprio player ha determinato la popolarità sia del lettore che del sito, contribuendo ad avvicinare alla musica digitale anche una fascia di consumatori con minore dimestichezza con la tecnologia.

Terzo motivo direttamente legato al prestigio del brand: Apple ha saputo nel tempo crearsi un seguito di fedeli e affezionati utenti che vedono nell’utilizzo dell’iPod uno status symbol da esibire come un accessorio.

Tutti questi aspetti, uniti a comodità di fruizione e vastità di scelta, non potranno che continuare a giovare al successo di iTunes, protagonista di quello che sarà chiaramente uno dei principali canali distributivi del prossimo futuro per la musica.
 
Di Marcello Tansini (del 27/02/2006 @ 07:14:35, in Internet, linkato 3222 volte)
Google ha lanciato un nuovo servizio, chiamato Page Creator: uno strumento online AJAX-based gratuito che consente a chiunque di creare e pubblicare pagine web in pochi minuti e senza dover conoscere alcun linguaggio di programmazione.

Vi ricordate all'inizio del web quanti servizi promettevano, con alterni successi, di far creare un proprio sito in pochi minuti? Ecco, Google Editor riprende la stessa idea, ma seppur ancora in formato beta; il servizio sembra, al solito di Google, molto ben fatto e con numerose potenzialità di crescere. L'idea di base è quella di offrire un modo semplice per creare pagine web, più o meno nello stesso modo in cui si creano testi usando un word processor.

Justin Rosenstein, project manager per Google Page Creator, sostiene che l'applicazione è destinata agli utenti che desiderano poter pubblicare pagine semplici, relativamente statiche, al contrario di Blogger, piattaforma di blogging sempre di Google, che è destinato invece a coloro che aggiornano di frequente il contenuto del loro spazio web. Da sottolineare che nessuna conoscenza tecnica è richiesta.

Lo slogan è immediato (e crediamo il sogno per molti): What you see is what you'll get. E poi: Create pagine web di alta qualità senza imparare l'HTML od usare software complessi. Eseguite editing delle vostre pagine direttamente dal browser, vedendo ad ogni modifica esattamente come apparirà il prodotto finale.

Certo, non è proprio facile creare pagine web così come gli stessi slogan di Google affermano, ma per creare delle pagine statistiche senza tante pretese, Google Editor è un ottimo strumento.

Page Creator presenta la classica interfaccia pulita e easy-to-use che contraddistingue tutti i servizi del colosso della ricerca, ma tutto sommato non offre una vasta gamma di funzionalità. Si può scegliere tra 4 differenti layout e 41 stili di combinazioni di colore, che permettono di aggiungere elementi alla pagina da una sorta di sidebar. L'interfaccia WYSIWYG consente agli utenti di selezionare facilmente fonts, formattazione del testo e colori ed inserire immagini i link.

Google Page Creator si occupa inoltre di salvare automaticamente le modifiche fatte alla pagina, quindi gli utenti non risecheranno di perdere il lavoro fatto se per esempio dovessero chiudere accidentalmente il browser. Le pagine create saranno visitate automaticamente dal crawler di Google entro poche ore dalla pubblicazione e quindi indicizzate nel motore di ricerca del colosso.

Ma Google non si preoccupa di dare solo uno strumento per creare pagine web, ma offre anche lo spazio per pubblicarle con ben 100 mega di spazio web.

Le proprie pagine web saranno ospitate all'indirizzo: http://[username gmail].googlepages.com

Per usufruire del servizio occorre, quindi, prima di tutto disporre di un accoun Gmail e successivamente recarsi all'indirizzo http://pages.google.com ed eseguire il login nel proprio account Gmail. Mentre vi stiamo scrivendo Google Page Creator, che come abbiamo già detto si trova ancora in una fase di testing iniziale, sembra attualmente avere qualche problema forse dovuto all'alto traffico sul server generato dai curiosi navigatori della rete.

Attualmente, infatti, Google ha bloccato la possibilità di effettuare nuove registrazioni e mostra questo messaggio ai tentativi di login:

Thank you for your interest in Google Page Creator! Google Page Creator has experienced extremely strong demand, and, as a result, we have temporarily limited the number of new signups as we increase capacity. In the meantime, please submit your email address and we will notify you as soon as we are ready to add new accounts. Thank you for your patience.
 
Di Andrea Grilli (del 25/02/2006 @ 14:31:58, in Internet, linkato 3106 volte)
Proprio di recente Yahoo! ha lanciato la versione Beta della sua webmail.
Il confronto con Gmail è ovvio considerando la strategicità dei servizi email per i portali, e Google è ormai un portale, anche se i servizi, tool e quant'altro vengono mascherati da versione Beta, Lab Google etc...
Salta subito all'occhio che la webmail di Yahoo! è stata progettata per gli utenti (dicesi anche consumatori), mentre Gmail rimane cmq la webmail degli smanettoni (con tutto il rispetto per gli smanettoni!! Il termine è usato per indicar i tecnici più geniali, incredibili, ma poco attenti agli aspetti markettari dei prodotti su cui lavorano). Mi spiego. Ci sono dei comandi o dei servizi che possono non sembrare utili, ma per l'utente comune sono comodi. Troppo spesso Gmail è grezza, semplice a tal punto da non essere comoda (salvo l'antispamming che è fantastico!!).
Il prodotto di Yahoo! si vede che è stato progettato per creare un prodotto da vendere ai consumatori.
Ed è questo un elemento fondamentale della lotta tra Google e le altre internet company.
Google possiede il metodo e il pensiero innovativo per progettare, soprattutto sa sfruttare molto bene la nuova architettura Ajax.
Gli altri sanno progettare prodotti da vendere.
Quanto durerà la favole di Google contro vecchi volponi come MSN, Yahoo!, l'ermegente Ask Jeeves (che si muove però con molta accortezza)?
Se guardiamo attentamente i prodotti di Google non sono all'altezza dei medesimi offerti dai competitor.
Un altro esempio? Il Messenger di MSN. Il fatto che non venga usato il protocollo jabber, non implica che "il prodotto" messenger di MSN sia inferiore. Sono piani diversi.
La grande sfida di Google è far maturare l'opensource in termini di marketing, ricerche del consumatore e tutto quello che serve per "fare" un prodotto da vendere. PS. chi scrive usa la combinazione: Gmail.com come filtro per l'antispamming e Yahoo! come interfaccia di webmail)
 
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