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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marcello Tansini (del 27/02/2006 @ 07:14:35, in Internet, linkato 3281 volte)
Google ha lanciato un nuovo servizio, chiamato Page Creator: uno strumento online AJAX-based gratuito che consente a chiunque di creare e pubblicare pagine web in pochi minuti e senza dover conoscere alcun linguaggio di programmazione.

Vi ricordate all'inizio del web quanti servizi promettevano, con alterni successi, di far creare un proprio sito in pochi minuti? Ecco, Google Editor riprende la stessa idea, ma seppur ancora in formato beta; il servizio sembra, al solito di Google, molto ben fatto e con numerose potenzialità di crescere. L'idea di base è quella di offrire un modo semplice per creare pagine web, più o meno nello stesso modo in cui si creano testi usando un word processor.

Justin Rosenstein, project manager per Google Page Creator, sostiene che l'applicazione è destinata agli utenti che desiderano poter pubblicare pagine semplici, relativamente statiche, al contrario di Blogger, piattaforma di blogging sempre di Google, che è destinato invece a coloro che aggiornano di frequente il contenuto del loro spazio web. Da sottolineare che nessuna conoscenza tecnica è richiesta.

Lo slogan è immediato (e crediamo il sogno per molti): What you see is what you'll get. E poi: Create pagine web di alta qualità senza imparare l'HTML od usare software complessi. Eseguite editing delle vostre pagine direttamente dal browser, vedendo ad ogni modifica esattamente come apparirà il prodotto finale.

Certo, non è proprio facile creare pagine web così come gli stessi slogan di Google affermano, ma per creare delle pagine statistiche senza tante pretese, Google Editor è un ottimo strumento.

Page Creator presenta la classica interfaccia pulita e easy-to-use che contraddistingue tutti i servizi del colosso della ricerca, ma tutto sommato non offre una vasta gamma di funzionalità. Si può scegliere tra 4 differenti layout e 41 stili di combinazioni di colore, che permettono di aggiungere elementi alla pagina da una sorta di sidebar. L'interfaccia WYSIWYG consente agli utenti di selezionare facilmente fonts, formattazione del testo e colori ed inserire immagini i link.

Google Page Creator si occupa inoltre di salvare automaticamente le modifiche fatte alla pagina, quindi gli utenti non risecheranno di perdere il lavoro fatto se per esempio dovessero chiudere accidentalmente il browser. Le pagine create saranno visitate automaticamente dal crawler di Google entro poche ore dalla pubblicazione e quindi indicizzate nel motore di ricerca del colosso.

Ma Google non si preoccupa di dare solo uno strumento per creare pagine web, ma offre anche lo spazio per pubblicarle con ben 100 mega di spazio web.

Le proprie pagine web saranno ospitate all'indirizzo: http://[username gmail].googlepages.com

Per usufruire del servizio occorre, quindi, prima di tutto disporre di un accoun Gmail e successivamente recarsi all'indirizzo http://pages.google.com ed eseguire il login nel proprio account Gmail. Mentre vi stiamo scrivendo Google Page Creator, che come abbiamo già detto si trova ancora in una fase di testing iniziale, sembra attualmente avere qualche problema forse dovuto all'alto traffico sul server generato dai curiosi navigatori della rete.

Attualmente, infatti, Google ha bloccato la possibilità di effettuare nuove registrazioni e mostra questo messaggio ai tentativi di login:

Thank you for your interest in Google Page Creator! Google Page Creator has experienced extremely strong demand, and, as a result, we have temporarily limited the number of new signups as we increase capacity. In the meantime, please submit your email address and we will notify you as soon as we are ready to add new accounts. Thank you for your patience.
 
Di Andrea Grilli (del 25/02/2006 @ 14:31:58, in Internet, linkato 3153 volte)
Proprio di recente Yahoo! ha lanciato la versione Beta della sua webmail.
Il confronto con Gmail è ovvio considerando la strategicità dei servizi email per i portali, e Google è ormai un portale, anche se i servizi, tool e quant'altro vengono mascherati da versione Beta, Lab Google etc...
Salta subito all'occhio che la webmail di Yahoo! è stata progettata per gli utenti (dicesi anche consumatori), mentre Gmail rimane cmq la webmail degli smanettoni (con tutto il rispetto per gli smanettoni!! Il termine è usato per indicar i tecnici più geniali, incredibili, ma poco attenti agli aspetti markettari dei prodotti su cui lavorano). Mi spiego. Ci sono dei comandi o dei servizi che possono non sembrare utili, ma per l'utente comune sono comodi. Troppo spesso Gmail è grezza, semplice a tal punto da non essere comoda (salvo l'antispamming che è fantastico!!).
Il prodotto di Yahoo! si vede che è stato progettato per creare un prodotto da vendere ai consumatori.
Ed è questo un elemento fondamentale della lotta tra Google e le altre internet company.
Google possiede il metodo e il pensiero innovativo per progettare, soprattutto sa sfruttare molto bene la nuova architettura Ajax.
Gli altri sanno progettare prodotti da vendere.
Quanto durerà la favole di Google contro vecchi volponi come MSN, Yahoo!, l'ermegente Ask Jeeves (che si muove però con molta accortezza)?
Se guardiamo attentamente i prodotti di Google non sono all'altezza dei medesimi offerti dai competitor.
Un altro esempio? Il Messenger di MSN. Il fatto che non venga usato il protocollo jabber, non implica che "il prodotto" messenger di MSN sia inferiore. Sono piani diversi.
La grande sfida di Google è far maturare l'opensource in termini di marketing, ricerche del consumatore e tutto quello che serve per "fare" un prodotto da vendere. PS. chi scrive usa la combinazione: Gmail.com come filtro per l'antispamming e Yahoo! come interfaccia di webmail)
 
Di Jacopo Gonzales (del 24/02/2006 @ 10:01:23, in Internet, linkato 3038 volte)
Non è nuovo l'interesse di Google di offrire gratuitamente l'accesso Wi-Fi alla citta' di San Francisco, tanto che lo scorso aprile, Google aveva lanciato un hotspot wi-fi in partnership con Feeva proprio nel centro di San Francisco.

Nuova pero' è la proposta di alleanza strategica tra Google ed Earthlink, uno dei maggiori ISP (internet service provider) negli USA, volta ad offrire a tutta la città californiana un libero accesso ad internet per tutti. Come si dice l'unione fa la forza. Secondo la proposta di alleanza, Google si occuperebbe di offrire il servizio Wi-Fi all'intera Frisco, mentre Earthlink ricoprirebbe il ruolo di Internet Service Provider.

Come ha dichiarato Google lo scorso mercoledi in un comunicato:
"We have submitted this proposal because at Google we're focused on creating new technologies that make it easier for people to quickly access the world's information. It is also a way for Google to support the local community."

Dichiarazioni anche da parte di Donald Berryman, presidente della Earthlink's municipal networks unit, sulla partnership strategica con il Googleplex:
"This proposal presents a unique opportunity for both companies. By coming together to leverage the strengths of both companies, we will be able to offer services to different customers on the network that fit with their own individual needs and wants."
 
Di M. Ferrero (del 14/02/2006 @ 06:53:30, in Internet, linkato 3488 volte)
Proprio ieri abbiamo parlato del dominio incontrastato di Google nell’ambito delle ricerche effettuate in America. Una recente ricerca di BIGresearch analizza però i dati da una prospettiva diversa: una cosa infatti è il numero di utenti che effettuano una ricerca ma altra è la capacità di influenzare in maniera significativa le decisioni di acquisto.

Ovviamente per motivi puramente statistici un elevato numero di visitatori ha maggiori possibilità di tradursi in un acquisto o almeno in una visita ad un determinato sito, ma può essere significativo valutare la capacità di un motore nell’influenzare le decisioni di acquisto dei navigatori come valore di per sé.

L’ultima pubblicazione del latest Simultaneous Media Study (SIMM), condotto da BIGresearch, esamina proprio questo aspetto, analizzando le risposte e il comportamento di oltre 15.000 intervistati. Gli utilizzatori di Google sono i più influenzati quando si tratta di prodotti di elettronica di consumo (30,5%), seguiti dai visitatori di Yahoo (27,5%) e MSN (24,9%). Anche nel settore delle telecomunicazioni Google è in prima posizione (10,3%), ma con un distacco minimo su Yahoo e MSN, che sono attorno al 10,1%.

La situazione cambia sensibilmente quando si prendono in considerazione altre categorie merceologiche, come ad esempio oggetti per abbellire la casa, dove Yahoo è il numero uno e Google soltanto in quarta posizione, ma anche per le medicine la situazione è sostanzialmente analoga, con Yahoo di nuovo in testa e Google quinto. Solo se si parla di cenare fuori il motore Mountain View recupera qualche posizione, rimanendo comunque terzo.

In altre categorie il gradino più alto del podio è addirittura occupato da MSN (per ricerche legate ad auto e automezzi) o AOL (abbigliamento e vestiti e alimentari).

A questo punto è lecito porsi la domanda: è più conveniente puntare sempre sul motore più utilizzato in assoluto o in un’ottica di advertising vale la pena di tenere in considerazione anche la categoria merceologica alla quale si appartiene?


 
Di Max Da Via' (del 13/02/2006 @ 06:52:03, in Internet, linkato 2727 volte)
Una recente ricerca di Nielsen//NetRatings relativa alle ricerche effettuate su internet nel 2005 in USA ha evidenziato due dati particolarmente interessanti:

1. Il numero complessivo delle ricerche continua ad aumentare, segnando un +55% rispetto all’anno precedente (3,3 miliardi a dicembre 2004 contro i 5,1 miliardi registrati a dicembre 2005).

2. Google ha un ruolo sempre più centrale nell’accesso al web, riuscendo a catalizzare quasi il 49% del totale delle ricerche effettuate, e nel 2005 ha ulteriormente distanziato gli inseguitori.

Il motore di Mountain View infatti lo scorso anno è cresciuto del 5,7% mentre Yahoo, al secondo gradino del podio, ha perso lo 0,3%, passando dal 21,7% del 2004 al 21,4% del 2005. Medaglia di bronzo per MSN, il motore Microsoft, che, nonostante i tentativi di promozione, stenta a d affermarsi, perdendo nel periodo considerato ben il 3,1%, con una quota d mercato che passa dal 14,9% adel 2004 l 10,9% del 2005.

A questo deciso aumento del numero di ricerche effettuate non corrisponde però un altrettanto elevato incremento del numero di utilizzatori della rete, che sono cresciuti appena del 3%, con un totale di 207 milioni di persone.

Una prima analisi dei dati presentati (il report completo può essere scaricato qui) mostra come sommando le quote di mercato dei tre principali player si arrivi ad una market share complessiva dell’80% del mercato, a dispetto dell’elevato numero di motori di ricerca considerati (60 in tutto).
Si tratta quindi di un mercato fortemente concentrato, con un singolo operatore che ha una posizione predominante e ben distanziata da principali inseguitori.

Un altro dato interessante è il notevole aumento del numero di ricerche effettuate anche in presenza di tassi di crescita dei navigatori decisamente più modesti. Questo significa che un numero sempre più consistente di navigatori utilizza internet per cercare le informazioni di cui ha bisogno, con evidenti implicazioni in termini di advertising mirato.

In aggiunta infatti alle ricerche effettuate per lavoro o studio diventa sempre più frequente, anche in Europa, la tendenza a reperire on-line informazioni sui prodotti di proprio interesse, anche se l’acquisto viene poi fatto in un punto vendita tradizionale. In questo modo è possibile paragonare tra loro prestazioni e caratteristiche di una molteplicità di prodotti, aumentando considerevolmente la possibilità di effettuare acquisti consapevoli dei quali rimanere soddisfatti.

Riuscirà Google a mantenere questa posizione di leadership quasi assoluta anche nel 2006? Molto dipenderà dalle scelte e dalle strategie dei principali concorrenti, che difficilmente staranno a guardare rassegnandosi a raccogliere le briciole di quanto avanzato dal colosso di Mountain View. Dovranno però operare con molta efficacia per recuperare il terreon perduto anche perché, come sappiamo, difficilmente Google rimarrà fermo ad aspettare.

 
Di Matteo B. (del 09/02/2006 @ 06:32:27, in Internet, linkato 3008 volte)
Google prosegue la propria corsa per integrare in una singola interfaccia il maggiore numero di servizi, in modo da offrire un unico punto di accesso ai navigatori, con evidenti benefici in termini di fidelizzazione.

Se Google Talk, il messanger di Mountain View, vi è piaciuto allora dovrete assolutamente provare Gmail Chat, un servizio di instant messaging che sarà accessibile direttamente dalla pagina principale del sito, insieme al servizio di posta Gmail.

Uno degli aspetti più interessanti legati a questo progetto è che non è prevista l’installazione di software addizionali per poterne utilizzare le funzionalità, con indubbi vantaggi sia per l’utente che per Google. In questo modo, infatti, il motore di ricerca non corre il rischio di perdere potenziali navigatori perché non possono o semplicemente non vogliono installare software addizionale sulla propria macchina.

Se l’instant messaging non può essere definito una novità (si tratta di funzionalità che sono offerte da oltre una decina d’anni) l’integrazione di un efficace sistema di messaggistica all’interno di una pagina web rappresenta una piccola rivoluzione.

Oltre a questo indubbio vantaggio sui software concorrenti Gmail Chat sembra promettere interessanti sviluppi anche grazie all’integrazione con Gmail: l’ampia base utenti del servizio di posta elettronica potrebbe infatti essere interessata ad un messaging integrato con la casella postale, in modo da poter gestire tutte le comunicazioni via web tramite un unico punti di accesso.
 
Di Max Da Via' (del 07/02/2006 @ 06:47:52, in Internet, linkato 2781 volte)
Chi frequenta abitualmente le pagine di eBay avrà probabilmente avuto occasione di notare la crescente presenza di prodotti griffati di dubbia origine. A partire dagli orologi di marche prestigiose venduti a poche decine di Euro fino ad arrivare all’abbigliamento e alla gioielleria, c’è un proliferare di repliche più o meno fedeli che animano un mercato parallelo.

Molte aziende già da tempo lamentao questa situazione, ma Tiffany & Co, è andata oltre, accusando formalmente il popolare sito di aste di agevolare il commercio di prodotti Tiffany contraffatti.

Secondo la testimonianza del New York Times l’iniziativa potrebbe avere un effetto dirompente sulle future attività di eBay, incentivando simili azioni legali da partesi altre griffe, con conseguenze molto pesanti per il sito d’aste che potrebbe essere costretto a rivedere profondamente le proprie procedure di sicurezza e policy di controllo, finora abbastanza permissive.

Le difficoltà appaiono ancora più evidenti se si considera che la base utenti sfiora ormai i 180 milioni di persone, con un numero elevatissimo di transazioni quotidiane e quindi con volumi tali da rendere oggettivamente difficoltosa un’efficace procedura di controllo. Ma al buon successo di questa iniziativa potrebbe essere legata la stessa sopravvivenza di eBay, che nei prossimi mesi si troverà ad affrontare importanti decisioni.
 
Di Max Da Via' (del 05/02/2006 @ 07:12:45, in Internet, linkato 3330 volte)
Se il mondo della musica grazie a internet sta vivendo una profonda rivoluzione dei canali distributivi anche nel settore della cinematografia qualcosa sta cambiando.

Warner Bros, colosso americano dell'entertainment ha recentemente annunciato l'intenzione di voler vendere film e programmi utilizzando la tecnologia peer to peer, a partire dal prossimo marzo. Inizialmente questo esperimento è limitato a Germania, Austria e Svizzera, ma potrebbe allargarsi ad altri Paesi se darà i risultati sperati.

Il servizio si chiamerà "In2Movies", e darà la possibilità di scaricare film e serie televisive dell'azienda, compresi molti prodotti di successo, come Batman Begins e Harry Potter e il calice di fuoco, oltre a programmi realizzati per la televisione tedesca.

Il meccanismo di funzionamento di In2Movies dovrebbe essere molto simile a software peer-to-peer come BitTorrent, che tanti dispiaceri hanno causato alle case discografiche, per cui lo scambio di contenuti non avverrà passando attraverso un server centrale, ma utilizzando direttamente iil materiale presente nei computer collegati al network. Basato su una piattaforma sviluppata da Arvata nelle intezioni degli ideatori dovrebbe essere "blindato", per evitare che possa favorire lòa circolazione non autorizzata dei contenuti.

La maggiore disponibilità di connessioni veloci senza dubbio contribuisce all'affermazione di queste nuovi canali distributivi, specie per i contenuti multimediali. Finora però questa maggiore rapidità nel downnload ha giocato soprattutto a favore della pirateria e dello scambio illegale di materiale. Secondo le stime di alcuni analisti infatti oltre il 60% del traffico su banda larga è legato allo scarico illegale di film e musica.

L'utilizzo di questa tecnologia potrebbe quindi rappresentare, se opportunamente implementato, uno strumento per sconfiggere o quantomeno limitare la pirateria on-line, soprattutto se abbinato a modelli di pricing competitivi.

Il prezzo per ora è uno dei principali punti deboli della soluzione, in quanto secondo le prime indiscrezioni film e telefilm così distribuiti avranno un costo vicino a quello dei normali DVD. Considerando che non ci sono più da affrontare i costi relativi al packaging e alle attività sul punto vendita, oltre ad una notevole riduzione di costi di distribuzione, stupisce che tutti questi risparmi non si traducano almeno in parte in benefici per gli acquirenti.

Proprio la limitata convenienza dell'iniziativa potrebbe quindi rivelarsi come uno dei principali ostacoli delprogetto, che però sembra evidenziare come anche secondo le aziende la maggiore disponibilità di banda possa portare ad una crescente importanza del canale elettronico come alternativa alla distribuzione tradizionale, in maniera in parte analoga a quanto già avviene per la musica.


 
Di Eli (del 03/02/2006 @ 06:29:10, in Internet, linkato 2522 volte)
Secondo il Financial Times la World Association of Newspapers starebbe organizzando una campagna per chiedere a Google e altri motori di ricerca una sorta di indennizzo per aver utilizzato e proposto i contenuti di libri e riviste coperti da diritti d’autore, senza lavere ottenuto le necessarie autorizzazioni.

Il gruppi di editori coinvolti in questa protesta comprende International Publishers Association, European Federation of Magazine Publishers e Agence France Presse, uniti dalla comune intenzione di fissare un incontro con Charlie McCreevy (il commissario europeo per il mercato interno) e Viviane Reding (la responsabile per i media), in modo da definire nuovi standard e politiche per la difesa dei diritti d’autore.

Tra i servizi discussi c’è anche Google News, in quanto la preview degli articoli indicizzati, secondo alcuni di loro, dissuade i navigatori dal visitare la corrispondente pagina. L’anticipazione proposta in molti casi sarebbe infatti giudicata sufficiente senza bisogno quindi di approfondire la notizia.

Il motore di ricerca più famoso nel mondo, inoltre, è criticato per un atteggiamento giudicato di chiusura e per portare avanti il principio secondo il quale tutte le informazioni dovrebbero essere rese disponibili gratuitamente, come dichiarato da Gavin O'Reilly, presidente della World Association of Newspapers.

Non è la prima volta che Google si trova messo in discussione per aspetti legati al copyright. Le 5 più grandi biblioteche del mondo, lo scorso ottobre, avevano presentato un esposto presso un tribunale americano per ostacolare l’avanzata di Google Print, timorose che i propri libri venissero scansionati e messi a disposizione gratuitamente su internet.

Continua quindi la battaglia tra editori e motori di ricerca, per la regolamentazione dell’accesso alle informazioni nel rispetto dei diritti d’autore. Il navigatore avrebbe solo da guadagnare dalla possibilità di consultare libri da casa tramite il proprio pc, ma questo progetto potrebbe funzionare anche pagando in qualche modo i diritti ai legittimi proprietari?
 
Di Jacopo Gonzales (del 28/01/2006 @ 20:31:34, in Internet, linkato 2870 volte)

Apprendo via Jensense che Google sta testando una nuova dimensione per il suo Adsense: quella del Rich Media Advertising.

I principali formati presi in considerazione sono: interstitials, expanding ads e floating ads.

Comprendo che nuovi orizzonti vadano scoperti e sviluppati, e benvenga anche l’innovazione lungimirante, sebbene, a mio avviso, il rich media advertising non sia nemmeno così innovativo.

Avrei preferito però qualche passo in avanti relativamente a qualche servizio effettivamente più utile per i publisher, ma ancor prima per gli advertiser, come ad esempio il servizio di Click-To-Call.

Tutto sommato non vorrei che Google diventasse l'ennesimo Tradedoubler o Zanox della situazione. [via Internet Marketing Blog]

 
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