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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Mobile (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Crescono del 66% nel 2015 le vendite via Smartphone da siti web con operativitaÌ in Italia sono cresciuti addirittura del 66%, sfiorando quota 1,7 miliardi di euro, pari all’11% di tutto l’eCommerce B2c italiano. È questo il responso principale riguardante il mondo Mobile del nuovo Osservatorio eCommerce B2C di Politecnico di Milano e Netcomm.

Più in dettaglio, il comparto con la piuÌ alta penetrazione di vendite da Smartphone eÌ l’abbigliamento, con circa il 18% del totale eCommerce, seguito dall’editoria con il 15%, grazie a un valore medio dell’ordine ridotto che favorisce l’acquisto d’impulso in mobilitaÌ. Sorprende il fatto che il terzo settore per penetrazione degli acquisti Mobile (14%) sia l’informatica/elettronica, nonostante questi prodotti siano difficilmente visibili in tutti i loro dettagli su schermi piccoli. Nel turismo, invece, la penetrazione del 7% è ritenuta troppo bassa dall’Osservatorio, poicheì l’acquisto in mobilitaÌ dovrebbe giocare un ruolo piuÌ importante (soprattutto nei trasporti).

Anche passando al valore assoluto in euro, il settore principale rimane l’abbigliamento, che ha registrato vendite via Mobile per circa 415 milioni, grazie sia ai siti di vendite private (tra cui Privalia, SaldiPrivati, vente-privee.com) che ai retailer online (come YooX). Seguono il turismo con quasi 380 milioni, grazie sia alle vendite di biglietti di trasporti (tra cui Alitalia, Lufthansa, Meridiana, Ntv, Trenitalia, Trenord) sia alle agenzie online (Expedia, eDreams, lastminute.com), e l’informatica/elettronica di consumo con piuÌ di 270 milioni, grazie sia ai pure player (Amazon, eBay, ePrice, gli Stockisti) sia ai retailer multicanale (MediaWorld e Unieuro). Tra gli altri comparti si segnalano gli ottimi risultati del couponing.

Se consideriamo oltre alle vendite su Smartphone anche quelle su Tablet, la crescita eÌ del 44% e l’incidenza dei nuovi device sale a quasi un quarto dell’intero eCommerce (22%): solo tre anni fa (2012) era al 5%.

Come testimoniato dai risultati della ricerca, condotta dal Politecnico con Doxa, il Tablet eÌ peroÌ un dispositivo utilizzato prevalentemente in casa (oltre il 70% delle connessioni avviene in wifi) e quindi sostitutivo del pc tradizionale. Tenendo conto poi che lo schermo del Tablet è di dimensioni paragonabili piuÌ a un Pc che a uno Smartphone, il paniere delle vendite via Tablet eÌ piuÌ simile a quello dell’intero eCommerce, anche se l’Osservatorio evidenzia due differenze: un peso superiore dell’abbigliamento (25% delle vendite via Tablet contro il 15% della media dell’eCommerce), e un'incidenza inferiore delle Assicurazioni (2% su tablet contro l’8% della media dell’eCommerce).

Tre motivi di ulteriore crescita nei prossimi anni

Oggi, con un peso del 22% delle vendite online, l’ecommerce attraverso dispositivi mobili nel nostro paese eÌ di poco inferiore a quello dei principali mercati occidentali (UK 28%, Francia, Spagna e USA 27%, Germania 26%). Se ci focalizziamo sulle vendite via Smartphone, l’Italia con l’11% del valore delle vendite online fa registrare l’incidenza piuÌ alta tra i principali mercati occidentali (Spagna 10%, USA 9%, Francia, Germania e UK 8%), anche se largamente al di sotto di Cina, Corea del Sud e India dove l’incidenza delle vendite tramite Smartphone va anche oltre il 50%.

Secondo l’Osservatorio quindi è ragionevole pensare che nel nostro paese vi siano ancora importanti potenzialitaÌ di crescita dell’eCommerce da Smartphone. In primis per l’ulteriore diffusione dei device. Nel 2020 si prevedono 60 milioni di Smartphone e circa 22 milioni di Tablet attivi nel nostro Paese. In secondo luogo anche la diffusione dell’eCommerce sui Social network, che tipicamente sono fruiti da dispositivi mobili, possa spingere ulteriormente le vendite. Ci sono molte attivitaÌ di sperimentazione avanzata, soprattutto all’estero, su quasi tutti i principali Social (Facebook, Twitter, Instagram, Periscope e Pinterest).

In terzo luogo i ricercatori si aspettano un incremento dell’offerta dedicata al canale Mobile, oggi ancora sottodimensionata (solo due terzi dei primi 200 merchant oggi hanno un Mobile site o una Mobile App), sia per il “Mobilegeddon”, ossia il cambiamento dell’algoritmo di ricerca di Google che favorisce i siti “responsive”, cioè pensati per facilitare la fruizione da Mobile, sia per il naturale ciclo di rinnovamento dei siti web da parte dei merchant.

Lo Smartphone, sottolinea l’Osservatorio, eÌ una fonte di traffico di primaria importanza, da cui in molti casi arriva anche piuÌ del 50% degli accessi al sito. Diventa quindi fondamentale non solo sviluppare un sito responsive, ma anche progettarlo in modo adeguato per garantire un’esperienza d’acquisto fluida anche da Smartphone, oltre che da pc.

Un ulteriore trend positivo infine è che gli acquisti da Smartphone stanno perdendo la caratteristica di decisioni d’impulso e diventando sempre piuÌ una consuetudine slegata dalla rilevanza dell’istante d’acquisto. L’incidenza delle vendite dove conta il preciso momento d’acquisto è infatti scesa dal 59% del 2014 al 48% del 2015.

Via Mobile4innovation

 
Di Altri Autori (del 21/09/2015 @ 07:03:24, in Mobile, linkato 1487 volte)

E’ il trend del momento che, in prospettiva, appare anche il più promettente: è quello che, per effetto della crescente diffusione dell’IoT, lega internet a device e apparati che monitorano e raccolgono dati sulla nostra salute e benessere. Un interesse che si concretizza, nel solo panorama Usa, in oltre 165mila app dedicate alla salute e dispositivi wearable con funzioni innovative per la raccolta dati attualmente disponibili per i consumatori americani. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato oggi dall’IMS Institute for Healthcare Informatics.

Benché la maggior parte delle applicazioni ad oggi disponibili guardino al benessere generale dell’individuo, lo studio fotografa un interesse crescente verso un più ampio utilizzo da parte del sistema sanitario soprattutto per quanto riguarda la gestione delle patologie croniche. Secondo lo studio, oggi, 1 applicazione su 10 è in grado di interconnettersi con un dispositivo o un sensore, fornendo biofeedback e dati sulle funzioni fisiologiche del paziente ampliando così l’accuratezza e la praticità della raccolta dati. Quasi un quarto delle applicazioni è incentrato sulla gestione delle patologie e delle relative terapie, mentre due terzi riguarda il fitness e il benessere delle persone.

I numeri

Il numero totale delle applicazioni mHealth è in rapida ascesa:  nell’App Store di Apple dal 2013 si è assistito a un incremento ben del 106% di App, e il 12% di queste rappresenta più del 90% di tutti i download effettuati, e circa la metà di tutti i download è attribuibile a sole 36 applicazioni.

Nel corso degli ultimi due anni, oltre al potenziamento della capacità di raccolta dati sugli utenti, si è assistito anche a un incremento del numero di applicazioni mHealth in grado di connettersi a reti social (dal 26% al 34% del totale), evidenziando l’importanza del social networking per stimolare la partecipazione dei consumatori.

Strategico il ruolo dei medici: il retention rate a 30 giorni delle applicazioni mHealth prescritte da un medico è infatti superiore del 10% rispetto a quelle selezionate autonomamente dai pazienti. Per quanto riguarda le applicazioni per il fitness prescritte da un operatore di settore, il retention rate presenta un incremento del 30%.

Le tipologie

Le app di mHealth analizzate possono essere suddivise in due categorie principali: quelle che facilitano il benessere generale come l’esercizio fisico e la dieta, e quelle che specificamente si concentrano sulla gestione di una malattia attraverso l’implementazione di protocolli di trattamento, come i memo dei farmaci. Le prime sono quelle numericamente più frequenti, con i due terzi dello app: fitness, stile di vita, stress, dieta e nutrizione. Trattamento e gestione di patologie, invece, interessano un terzo delle app analizzate  con solo una piccola quota specificamente concepita per particolari malattie.

I soggetti erogatori di prestazioni sanitarie concordano sul valore derivante dall’utilizzo di app mHealth, ma riconoscono il persistere di barriere che ne prevengono una capillare adozione. La maggior parte dei soggetti erogatori intervistati dall’Istituto sono fiduciosi che l’utilizzo di app mHealth possa ridurre la spesa sanitaria e incoraggiare i pazienti ad assumere un ruolo più partecipativo nel miglioramento del proprio stato di salute. Gli intervistati hanno evidenziato come l’integrazione dei dati mHealth con la cartella clinica informatizzata sia un aspetto essenziale per migliorare il processo decisionale del clinico e la comunicazione con il paziente.

Nonostante l’entusiasmo di fondo rispetto all’utilizzo integrato di app mhealth nel sistema sanitario, rimangono perplessità relative ad alcuni limiti ad oggi persistenti come: la limitata connettività e integrazione con sistemi di workflow; il lento cambiamento nei processi di erogazione delle prestazioni sanitarie; riservatezza dei dati, sicurezza e incertezze normative; assenza di evidenze scientifiche finalizzate a misurare l’efficacia delle applicazioni e incapacità di raggiungere i gruppi di pazienti più vulnerabili (principalmente gli anziani o coloro che non parlano inglese).

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 16/06/2015 @ 07:28:06, in Mobile, linkato 1597 volte)

I risultati dello studio internazionale The Battle for Competitive Advantage in the App Economy, commissionato da CA Technologies, hanno rilevato la necessità di una accelerazione da parte delle aziende che oggi devono competere in quella che viene definita l’economia delle applicazioni. Firmata da Oxford Economics, la ricerca si basa su un sondaggio riguardante la strategia applicativa e il relativo impatto sui risultati aziendali condotto fra top manager di tutto il mondo. I dati emersi mostrano chiaramente che le aziende si stanno adeguando a ritmi sempre più sostenuti alle nuove esigenze dettate dall’economia delle applicazioni, approfittandone per rivisitare i concetti di vantaggio competitivo e differenziazione.

A fronte della crescente dipendenza dal software evidenziata dalle imprese in ogni settore, ridurre i tempi necessari per mettere sul mercato applicazioni di elevata qualità diviene uno degli elementi cruciali per distinguersi dalla concorrenza. Il 43% dei soggetti intervistati ritiene infatti che oggi la trasformazione di ogni realtà aziendale in un’impresa il cui business è fondamentalmente basato sul software costituisca una leva fondamentale ai fini del vantaggio competitivo – percentuale che sale al 78% se si considera un orizzonte temporale di tre anni.

Maggiore agilità e un time-to-market più rapido sono i due principali fattori strategici emersi dalle risposte delle aziende interpellate in merito agli elementi che possono creare un reale vantaggio competitivo nell’application economy. Secondo gli intervistati, questa trasformazione verso modelli di business e operativi sempre più dipendenti dal software incide in maniera significativa sui tempi decisionali: il 45% la considera già oggi una realtà, mentre il 61% ritiene che si concretizzerà nei prossimi tre anni.

“È incoraggiante vedere che le organizzazioni europee sono avanti nell’adozione e nella comprensione delle potenzialità dell’Application Economy,” ha dichiarato Marco Comastri, General Manager e President EMEA di CA Technologies..

Secondo i risultati a livello mondiale, la crescente dipendenza dal software ha effetti positivi anche sulla quota di mercato (47%), sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (42%) e sui risultati finanziari (36%) — tutte tendenze date in accelerazione dai manager intervistati.

Fra gli altri rilievi in evidenza:

  • Oltre la metà dei soggetti intervistati (51%) afferma di aver investito in nuove forme di software (mobile app, software gestito tramite API, ecc.) negli ultimi tre anni, mentre una percentuale di poco inferiore dichiara di aver intenzione di aumentare il livello degli investimenti nel corso dei prossimi tre anni.
  • Il 54% sta elaborando nuove strategie di interazione con i client.
  • A testimonianza del ruolo strategico attribuito al software, il 49% del c.ampione interpellato sta riportando in azienda gran parte dello sviluppo software e il 47% sta considerando o ha già in progetto una strategia di M&A per potenziare le capacità di sviluppo applicativo.

“Per un’azienda non è più sufficiente avere prodotti o servizi di qualità superiore. Al giorno d’oggi, il successo dipende dalla capacità di offrire una customer experience migliore,” ha dichiarato Otto Berkes, Chief Technology Officer di CA Technologies. “La trasformazione digitale in atto nelle aziende impone la necessità di far leva sulla customer experience „Ÿ elemento chiave di differenziazione nell’odierna Application Economy”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 28/05/2015 @ 07:26:55, in Mobile, linkato 1448 volte)

È una generazione praticamente sempre connessa a internet e il suo dispositivo per eccellenza è lo smartphone, usato per oltre la metà del tempo per le sue funzioni online e non semplicemente per telefonare o inviare gli ormai “vecchi” sms. Sono i “Millennials”, 11,2 milioni di giovani italiani nati tra gli anni ottanta e gli anni duemila, che fin da piccoli hanno avuto a che fare con internet, il cui identikit è tracciato da una ricerca Yahoo! commissionata a Nielsen.

La generazione Millennials è rappresentata da ragazzi fra 18 e 34 anni: il rapporto indica che il 76% di loro è abitualmente connesso: ogni mese i Millennials trascorrono online 66 minuti e 34 secondi, gran parte attraverso dispositivi mobili. Il mezzo per eccellenza è lo smartphone, sul quale trascorrono 2 ore e 41 minuti ogni giorno. Così, tra social network, chat e app sono connessi a Internet il 69% del tempo. Solo per il 17% vengono utilizzate le app che non richiedono connessione online, come la fotocamera. L’utilizzo delle funzioni telefoniche rappresenta il 14% del tempo.

I Millennials sono caratterizzati da un’alta propensione alla spesa: la maggior parte (69%) sceglie in autonomia i prodotti da acquistare. Il 55% vive ancora in casa con i genitori ma non tutti lo fanno per reali esigenze economiche: il 26% fa questa scelta per potersi assicurare un miglior stile di vita e il 17% lo trova più comodo per non occuparsi della gestione della casa. Solo il 16% vive da solo, un altro 16% ha formato una nuova famiglia senza figli e il 13% ha uno o più bambini.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 27/05/2015 @ 07:43:38, in Mobile, linkato 1881 volte)

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2015 le vendite online via smartphone cresceranno del 70% circa e supereranno 1,8 miliardi di euro, pari al 12% dell’eCommerce B2c. La situazione è piuttosto diversa da settore a settore. Il comparto con la più alta penetrazione delle vendite da Smartphone è l’Informatica ed elettronica con circa il 18%, seguito dall’Abbigliamento con il 17%.

Troviamo infine l’Editoria e il Turismo con il 15% e con l’8% rispettivamente. Se si considera invece l’apporto in valore assoluto, il Turismo contribuisce alle vendite con più di 440 milioni di euro, l’Abbigliamento con circa 390 milioni e l’Informatica ed elettronica di consumo con circa 370. Tra gli altri comparti si segnalano gli ottimi risultati del Couponing.

A sfruttare il canale mobile, sono oggi diverse categorie di iniziative. In primis, i siti delle vendite private (come ad esempio Amazon BuyVIP, Privalia, SaldiPrivati e vente-privee.com) e quelli del Couponing (come ad esempio Glamoo, Groupalia e Groupon) per un’evidente affinità con un modello di business in cui l’istante di acquisto conta. In secondo luogo, le compagnie di trasporto (come ad esempio Alitalia, Lufthansa, Meridiana, NTV e Trenitalia) dove contano sia l’istante che il luogo in cui l’acquisto viene effettuato. Vi sono poi alcune grandi Dot Com che fanno leva sul carattere personale del dispositivo, come ad esempio TicketOne che propone i biglietti per gli eventi degli artisti preferiti che sono presenti nelle playlist personali sullo Smartphone o sul proprio profilo Facebook. Ve ne sono altre che puntano sulla semplificazione del processo di acquisto, come ad esempio Amazon che nella sua App ha integrato il lettore del codice a barre per favorire la ricerca del prodotto senza digitazione presso i punti vendita dei retailer tradizionali. Ed infine ne troviamo altre ancora che provano a sfruttare al massimo i tempi morti (ad esempio negli spostamenti) laddove il contenuto informativo è particolarmente ampio e complesso (come ad esempio le agenzie online come Expedia, lastminute.com, i portali di hotel come Booking.com o venere.com).

Se invece consideriamo le vendite sia su smartphone che su tablet, la crescita è del 60% e porta i nuovi device a pesare per un quarto dell’intero eCommerce. Erano il 5% nel 2012, il 14% nel 2013 e il 18% nel 2014. Con un peso pari al 25% delle vendite online, l’eCommerce attraverso dispositivi mobili è sostanzialmente in linea con UK e USA (25%), Germania (22%), Spagna (20%) e Francia (17%).

Cosa è lecito aspettarsi per il prossimo futuro? Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c sono diversi gli elementi da tenere in considerazione per valutare lo svi­luppo delle vendite online da dispositivi mobili. In primis, c’è la diffusione dei device. Nel 2014 si stimavano 45 milioni di smartphone e circa 11 milioni di tablet attivi nel no­stro Paese, che dovrebbero arrivare nel 2015 a 52 (+16%) e 14 milioni (+25%) rispettivamente.

Negli anni successivi è attesa una crescita più importante per i tablet, che in molte attività di in­trattenimento (soprattutto domestiche) andranno a sostituire il pc (desktop o laptop). In secondo luogo, si ritiene che lo smartphone avrà un ruolo sempre più significativo nell’unire il mondo fisico con quello digitale, spingendo percorsi di acquisto multicanale.

Percorsi multicanale saranno resi disponibili anche attra­verso nuove funzionalità come la ricerca visuale lanciata da Amazon, che consente di fotografare un prodotto in store per verificarne disponibilità e prezzi online o l’acquisto tramite riconoscimento delle immagini e riconoscimento audio (sia all’interno dello store che sui media) offerto dal gruppo Miroglio (Motivi). In terza battuta, riteniamo che l’offerta su smartphone e tablet sarà sempre più completa, grazie alla progettazio­ne di siti “responsive” (ossia che si adattano al display del device da cui vengono fruiti) e allo sviluppo delle App (oggi “solamente” il 22% dei merchant del nostro campione ha una applicazione di mobile Commerce). Infine, pensia­mo che anche l’innovazione attraverso i social network, tipicamente fruiti da dispositivi mobili, potrà spingere ulteriormente le vendite. Amazon ad esempio negli USA dà la possibilità di inserire dei prodotti nella wishlist e nel carrello tramite tweet. Twitter stesso si è poi dotato del bottone “buy” e ha acquisito CardSpring, un’infrastruttu­ra di pagamento che connette i venditori con i payment processor. Sempre in questo ambito si segnala l’accordo tra YOOX Group e WeChat, in Italia, USA e poi in Cina, che consentirà ai clienti di accedere a servizi e contenuti esclu­sivi (come ad esempio chattare con un assistente o consul­tare un personal stylist dedicato).

Via Agenda Digitale

 
Di Altri Autori (del 07/05/2015 @ 07:07:12, in Mobile, linkato 1606 volte)

Più ricerche da mobile che da pc. E Google lancia nuovi tool per advertising

Google registra oggi più ricerche da mobile, tablet o smartphone, che dalla navigazione online da pc. Lo storico sorpasso è stato comunicato ieri quando l‘executive Jerry Dischler, in occasione del  AdWords event, ha dichiarato che il passaggio è avvenuto su ben 10 mercati globali, tra cui America, Canada e Giappone ma non ha chiarito quali siano stati gli altri sette.

Si tratta di un dato di rilievo per il colosso che conferma il trend consolidato del mobile come principale chiave di accesso a servizi online, assunto che è alla base di molte scelte del colosso, non ultima quella di penalizzare, nel search da mobile appunto, siti web e pagine con compatibili con la visualizzazione da mobile. E’ il Mobilegeddon, come lo hanno definito gli esperti, che detterà necessariamente le nuove regole di presenza e business online.

Questo “sorpasso” rafforza, e a suo modo giustifica, anche l’annuncio di nuove forme di pubblicità fortemente visuali per mobile che il colosso ha fatto sempre ieri in occasione dell’evento. Google mette a disposizione un nuovo set di tool pubblicitari che include pubblicità specializzata per il comparto auto, hotel e mutui per la casa. “Sono tutte pensate per aiutare i marketer a rispondere alle necessità e motivazioni degli utenti nel momento in cui conta di più” spiega Dischler.  

L’automotive ad, ad esempio, permette di pubblicare immagini sulle vetture, insieme ad altre informazioni di potenziale interesse per gli acquirenti. I risultati delle ricerche con le nuove pubblicità mostreranno un carosello di foto che gli utenti potranno sfogliare per vedere maggiori dettagli. Funzionalità simili sono previste anche per la pubblicità del comparto alberghi e hotel: i risultati delle ricerche sulle strutture ricettive daranno informazioni sulle disponibilità, stelle e recensioni ma anche foto dettagliate dai partner Google.

Di pari passo verrà ampliato anche il servizio Google Compare, uno strumento che aiuta a effettuare comparazioni dei prezzi di polizze assicurative per le automobili, che includerà presto anche i mutui di casa. 

Tante le novità in campo e tanta l’enfasi che Google sta ponendo sul mobile in un momento in cui il colosso è nel  mirino di molti stati e molte organizzazioni che l’accusano di abuso di posizione dominante proprio nel mondo del search online.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 09/03/2015 @ 07:48:21, in Mobile, linkato 1409 volte)

Realizzare smartphone senza servizi non porta utili, anzi, porta solo debiti. Lo sanno bene coloro che hanno scelto di appoggiare Android e si sono ritrovati, dopo qualche anno, meri produttori di hardware che hanno arricchito Android gestendo però in prima persona tutti i problemi legati alla produzione, alle scorte, all’assistenza e alle oscillazioni dei prezzi. Lo abbiamo sempre detto: la fortuna di Apple non è tanto l’iPhone quanto i servizi associati agli iPhone, servizi che ovviamente fruttano se sul mercato ci sono tanti utilizzatori. In principio erano le app e i contenuti a fare la fortuna di Apple, ma l’arrivo di soluzioni gratuite per le app più costose, di servizi di streaming a canone fisso e di contenuti freemium ha frenato un po’ queste fonti di guadagno comunque redditizie. La nuova gallina dalle uova d’oro è il pagamento elettronico: Apple, che ha già fatto debuttare Apple Pay, guadagna lo 0.15% su ogni transazione, una fetta che divide con le banche e i circuiti delle carte di credito. Considerando la diffusione sempre maggiore di Apple Pay e la quota che ha guadagnato rapidamente nelle transazioni sotto i 20 dollari negli Stati Uniti tra qualche anno è molto probabile che Apple, già piena di soldi, diventi una sorta di banca per la quantità di denaro che recupererà anche da questo nuovo fronte.

Un mercato che si sta combattendo anche in ambito Android: Google ha lanciato Android Pay mentre Samsung ha presentato Samsung Pay per il suo S6. L’azienda coreana ha fatto la fortuna di Android negli ultimi anni guadagnando davvero poco: i suoi servizi, dal Samsung App Store ai negozi per musica e video non sono riusciti ad avere la meglio sui servizi di Google come Google Play, Google Video e così via.

La fetta dei pagamenti elettronici, tuttavia, è troppo importante per arricchire ancora una volta Google ed ecco quindi che qui Samsung vuole procedere da sola: Google dovrà trovare partner importanti per Android Pay, e per la prima volta non potrà contare sul primo produttore di smartphone Android.

Tutti, in ogni caso, dovranno affrontare il problema della sicurezza: Apple per Apple Pay ha realizzato un sistema praticamente perfetto per l’autenticazione ma ha sottovalutato le procedure di autenticazione delle banche che ha portato ad un incremento del 6% il tasso di frodi sui pagamenti. La segnalazione arriva dall’esperto di pagamenti mobile Cherian Abraham, che spiega però come non sia colpa di Apple ma più che altro del processo delle banche per l’identificazione dei clienti Apple. L’iPhone, oltre a separare i dati in una partizione dedicata criptata utilizza un codice biometrico con TouchID per l’acquisto, tuttavia se un malintenzionato aggiunge una carta clonata al suo iPhone necessita solo dei codici scritti sulla carta stessa. La banca accetta la carta, ma si riserva la possibilità di verificare l’identità dell’utente per acquisti di una certa entità: per farlo viene chiamato al telefono il possessore dell’iPhone che ha fatto la transazione e quest’ultimo, in molti casi, deve fornire il numero di previdenza sociale o le ultime cifre della carta di credito. Dati, questi, facilmente recuperabili per chi perpetra una frode. Le banche comunque si stanno attrezzando per sistemare la questione frode, con la moltiplicazione del fenomeno potrebbe davvero assumere livelli preoccupanti: è facile per un utente capire se la carta è stata clonata quando si trova un acquisto consistente mai fatto, ma in mezzo a centinaia di micro-transazioni capire che mancano uno o due dollari non è altrettanto immediato.

Via DDay.it

 
Di Altri Autori (del 06/03/2015 @ 07:38:16, in Mobile, linkato 1311 volte)

In Italia l'investimento in Mobile Advertising nel 2014 è cresciuto del 50% raggiungendo il valore di 290 milioni di euro. Si tratta del 14,5% di tutta la pubblicità su internet. Questo dato, che conferma in pratica quello dell'Osservatorio Mobile Marketing del Politecnico di Milano, sottolinea come nel nostro Paese la pubblicità sia sempre più "mobile" e come stia diventando uno dei protagonisti indiscussi del mercato.

A metterlo nero su bianco la ricerca "Survey Agency Snapshot" - condotta per la prima volta da IAB Francia, BVDW / IAB Germania, IAB Italia, IAB Spagna, IAB Regno Unito e IAB Europa tra novembre e dicembre 2014 - che ha coivolto gli addetti di 154 agenzie pubblicitarie, con l'obiettivo identificare le attuali strategie in tema di marketing. Alla ricerca ha collaborato anche l'istituto demoscopico YouGov.

«La collaborazione tra gli IAB locali e IAB Europe per la produzione di questo studio, che interessa cinque mercati europei, è importante per valutare il livello di comprensione del valore del mobile in Europa, i driver e le barriere alla crescita. È incoraggiante vedere che nei nuovi budget viene considarata anche la voce Mobile Advertising, questo fatto dimostra che questo mezzo attrae gli investimenti pubblicitari», ha affermato Alison Fennah, Executive Business Advisor di IAB Europe.

Per quanto riguarda il nostro Paese, emerge come stia crescendo l'interesse delle agenzie per il Mobile Advertising. L’80% degli intervistati è convinto, infatti, che entro il 2015 la maggior parte delle agenzie media introdurrà il Mobile Advertising nelle proprie strategie.

«Il Mobile ha fatto registrare negli ultimi anni ottime performance. Insieme al Programmatic e al Video è certamente uno dei trend trainanti di tutto il nostro comparto», ha dichiarato Michele Marzan, Vice Presidente IAB Italia.

A rimarcare la crescente consapevolezza dell'importanza e dell'efficacia di questo canale nelle strategie pubblicitarie delle aziende il fatto che il 55% degli investimenti sul canale mobile negli anni passati era stato destinato ad altri media, contro il 30% di nuovi budget destinato specificamente a questo segmento.

La ricerca ha mostrato che però c'è ancora un po' di scetticismo nell'uso del canale mobile: il 47% degli intervistati vorrebbe avere più informazioni in merito alla gestione della privacy (Mobile Privacy), il 41% sulla pianificazione e il 35% sulla tutela del proprio marchio (Brand Safety).

E non è finita qui. Come sottolinea Marzan: «La ricerca ha evidenziato l’esistenza di barriere da superare. Prima fra tutte la scarsa comprensione dei vantaggi del Mobile Adv da parte del cliente (segnalata dal 50% del campione, ndr), seguita da una mancanza di integrazione nelle campagne a più ampio spettro e soprattutto di sistemi chiari di misurazione. Come Associazione il nostro compito è quello di supportare tutta la Industry con attività di formazione mirate e di lavorare insieme a tutti gli stakeholder nella definizione di metriche standard per la misurazione dei risultati. I dati sono sicuramente incoraggianti ed è quindi importante continuare a valorizzare questo segmento».

 

In Europa il 60% delle agenzie propone campagne su Mobile ai clienti

A livello aggregato, la ricerca ha messo in luce come le potenzialità del Mobile Advertising siano ormai riconosciute: il 60% delle agenzie, infatti, afferma di averlo reso parte integrante nelle proposte di campagne avanzate ai propri clienti, e per il 2015 la percentuale sale addirittura all'82%.

Dal punto di vista del budget, il 42% riconosce che il Mobile ha in qualche modo sbloccato nuovi finanziamenti per la pubblicità. Mentre il 71% è ancora costretto a gestire un budget unico da dover allocare ai diversi canali di comunicazione (mobile, internet, televisione, stampa e radio).

Tra i fattori più apprezzati del Mobile Advertising c'è la possibilità di lanciare una campagna di comunicazione location based, segnalata nel 63% dei casi. Il fatto poi che la pubblicità su Mobile stia prendendo piede in Europa è avvalorato, anche, dal peso crescente che hanno gli operatori specializzati all'interno delle agenzie, dove il 74% degli esperti di mobile e il 76% di quelli di soluzioni digitali si sentono riconoscere un ruolo guida nel decidere le strategie pubblicitarie su device mobili.

Come accade in Italia però anche a livello aggregato le agenzie sentono la necessità di avere maggiori informazioni sugli aspetti legati alla privacy (57%) e sulla tutela del proprio marchio (45%).

Via Wireless4Innovation

 
Di Altri Autori (del 23/02/2015 @ 07:30:30, in Mobile, linkato 1489 volte)

Ancora legati al contante ma sempre più aperti ai pagamenti digitali innovativi. E’ questo il panorama tracciato dal recente Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, presentato oggi, nel quale è stato approfondito il ruolo giocato dal comparto mobile nella diffusione dei pagamenti elettronici.

“Gli italiani non hanno ancora rinunciato al contante, ma i pagamenti digitali innovativi (New Digital Payment) li stanno progressivamente abituando a utilizzare la carta di credito con maggiore frequenza e per beni di piccolo importo, soprattutto tramite acquisti e pagamenti via cellulare” spiega Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. Infatti, mentre i pagamenti elettronici con carta di credito crescono nel 2014 solo dell’1,6% passando da 126 a 128 miliardi di euro, i New Digital Payment ottengono un incremento del 20%: passano da 15 a 18 miliardi di euro e conquistano il 12% dell’intero mercato dei pagamenti digitali, che può così registrare un incremento complessivo del 3,6% e arrivare a quota 146 miliardi di euro. “Tuttavia è possibile fare qualcosa in più e ci attendiamo una crescita media, tra il 2015 e il 2017, pari al 7% annuo, che porterà questo mercato a raggiungerei 176 miliardi di euro. Per agevolare questa crescita occorrono sia un intervento normativo che proponga incentivi e diffonda conoscenza, sia l’impegno, da parte del mondo dell’offerta, a puntare sui New Digital Payment”, aggiunge Alessandro Perego.

Il ruolo del mobile
Il mobile gioca un ruolo fondamentale nei New Digital Payment che comprendono: eCommerce; ePayment, ovvero il pagamento da PC di ricariche e bollette; Mobile Commerce, acquisto di beni e servizi o contenuti cellulare via smartphone tramite App o Mobile site; Mobile Payment (Remote e Proximity), ovvero i pagamenti di ricariche telefoniche, parcheggi, mezzi pubblici, multe via smartphone; Mobile POS e Contactless Payment, che rappresentano i pagamenti mediante carta contactless.

L’eCommerce di prodotti, servizi e contenuti digitali e l’ePayment detengono la quota principale: assieme valgono l’86% dei pagamenti digitali innovativi. E mentre l’eCommerce registra una crescita del 18% toccando i 12,8 miliardi di €, l’ePayment vale quasi 2,5 miliardi di euro, in gran parte transati per il pagamento di ricariche e bollette.

Ma la componente più dinamica del nuovi pagamenti è rappresentata dal Mobile Payment & Commerce di beni e servizi: nel 2014 cresce del 55% e supera i 2 miliardi di euro.

Alla base di questa crescita complessiva, c’è la componente del Mobile (Remote) Commerce di beni e servizi che continua nella sua crescita e raddoppia, passando da 610 milioni di euro nel 2013 a 1,2 miliardi di euro nel 2014, pari al 9% del totale transato via eCommerce (nel 2013 rappresentava il 4,5%). Questa dinamica è spiegata da un lato dal crescente numero di esercenti che stanno attivando iniziative di vendita anche tramite App o Mobile site (circa 110 esercenti tra i primi 200 nell’eCommerce offrono una soluzione di Mobile Commerce, erano 75 nel 2013), dall’altro, da un cambio evidente di predisposizione da parte degli utenti. “Gli italiani infatti non vedono più il Mobile solo come un canale per gli acquisti in mobilità, ma sempre più come uno strumento comodo anche per gli acquisti e i pagamenti più tradizionali”, afferma Valeria Portale, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce.

Il Mobile Remote Payment di beni e servizi, ovvero il pagamento dei biglietti di trasporto pubblico locale, parcheggi, ricariche telefoniche e bollettini, cresce e raggiunge i 160 milioni di euro.
Le ricariche telefoniche continuano a rappresentare il 70% del mercato (+22% rispetto al 2013). Crescono anche i pagamenti di bollette e bollettini (+37% rispetto al 2013). Ma il vero protagonista è il trasporto pubblico: quadruplica, infatti, il transato per servizi legati al mondo del trasporto (biglietti dei bus, pagamenti delle soste e car sharing) anche se in valore assoluto rimane ancora marginale. Nel 2014 sono stati acquistati più di 3 milioni di biglietti, pagati oltre 2 milioni di servizi di car sharing e pagate 1 milione di soste attraverso il telefono cellulare. In Italia, dei 235 servizi di Mobile Remote Payment (erano 135 nel 2013), il 77% è legato al trasporto pubblico.

Il Mobile Remote Payment & Commerce di contenuti digitali cresce di circa il 20% nel 2014, sorpassando i 760 milioni di euro, spinto dal mondo delle Applicazioni che rappresenta oltre il 38% di questo mercato.

“La maggior propensione degli italiani a utilizzare lo smartphone per fare acquisti e l’aumento dell’offerta di prodotti acquistabili via mobile da parte degli esercenti, fa prevedere una crescita del Mobile (Remote) Commerce di beni e servizi di quasi il 40% annuo, arrivando tra i 3 e i 3,4 miliardi di euro a fine 2017. I contenuti digitali, il primo servizio acquistato via cellulare dagli italiani, proseguirà con un tasso di crescita compreso tra il 10 e il 20% annuo”, afferma Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce. “In totale, stimiamo quindi che il Mobile Remote Payment & Commerce varrà tra i 4 e i 5 miliardi di euro nel 2017, spinto dal Mobile Commerce di beni e servizi.”

NFC e pagamenti in prossimità
Il Mobile Proximity Payment & Commerce, ovvero gli acquisti e pagamenti “in prossimità” e agevolati dalla tecnologia NFC, non è ancora decollato, ma gli italiani sono pronti a utilizzarlo. Sono circa 12 milioni gli utenti con in mano un telefono cellulare NFC e oltre 250.000 i POS contactless attivi. Ancora poche le SIM NFC (si stimano circa 800.000 SIM già in mano ai consumatori), ma con la promessa da parte degli operatori telefonici di raggiungere quota 5 milioni entro la fine del 2015. “Grandi aspettative ricadono su questo segmento di mercato”, afferma Valeria Portale. “Prevediamo che nel 2017 si possano raggiungere 4,8 milioni di utenti attivi per un transato di oltre 6 miliardi di euro, nel caso in cui alcuni fattori abilitanti venissero messi in atto: l’avvio delle iniziative di tutte le Banche e degli operatori telefonici, la distribuzione massiva delle SIM NFC, il raggiungimento di accordi da parte di Apple con almeno le tre principali banche italiane, l’arrivo delle soluzioni HCE sul mercato italiano e una forte azione promozionale”.

La possibilità di pagare in negozio con carte contactless e Mobile POS si sta invece allargando: le transazioni hanno raggiunto i 300 milioni di euro nel 2014.
L’infrastruttura contactless è, infatti, cresciuta nel 2014: 1 carta su 8 è contactless (si stimano 12 milioni di carte a fine 2014, raddoppiate rispetto al 2013) e 1,2 milioni (pari al 10% del totale) sono le carte attive (hanno effettuato almeno una transazione in modalità senza contatto); 1 POS su 6 è attivo in modalità contactless (250.000 a fine 2014, +67% rispetto al 2013). Tuttavia solo 1 transazione su 300 di quelle con carta è contactless, per un transato complessivo pari a circa 200 milioni di euro. È un risultato ancora limitato, ma in forte crescita rispetto al 2013 (cinque volte in più), grazie anche agli sforzi messi in atto dagli esercenti che, con l’aiuto dei circuiti e degli acquirer, hanno fatto alcune azioni per abituare il cliente a questo tipo di pagamenti (ad esempio girando il POS verso il cliente ed invitandolo a svolgere il pagamento in autonomia).

“Il futuro dei pagamenti digitali è legato alla sfida della diffusione del Mobile Payment & Commerce di prossimità e il 2015 è un anno cruciale per il comparto: si aprirà la competizione delle diverse filiere dell’offerta”, afferma Alessandro Perego. “Da una parte la filiera cosiddetta ‘SIM-based’ che vede coinvolti operatori telefonici e banche in una configurazione collaborativa (nelle infrastrutture abilitanti). Dall’altra filiere basate sulle più recenti tecnologie HCE (Host Card Emulation) che potranno consentire ad alcune banche di offrire soluzioni di pagamento su cellulare direttamente senza utilizzare la SIM. Ed infine Apple Pay. Si accettano scommesse su chi vincerà la partita conquistando quote maggiori di mercato. Certo, dipenderà molto dalla strategia commerciale degli attori che hanno già investito molto. Quello che più importa, lato consumatori, è che le regole del gioco sono ormai per buona parte definite e qualsiasi soluzione non potrà che arrivare rapidamente ed essere estremamente sicura e facile da usare”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 19/02/2015 @ 07:57:35, in Mobile, linkato 1514 volte)

Gli smartphone domineranno entro il 2019 l’intero mercato delle comunicazioni. A determinare la conquista di questo importante primato saranno le prestazioni tecnologiche, sempre più avanzate dei device, e il progressivo miglioramento delle reti. Anche le scelte dei consumatori sembrano confermare questa tendenza. Gli smartphone rappresentano ormai una priorità assoluta e il mercato offre una vasta scelta di alternative, con modelli nuovi, prestazioni sempre più evolute e tariffe convenienti. Gli operatori di telefonia propongono sempre più spesso dei pacchetti, che abbinano a degli smartphone di ultimo tipo delle generose possibilità di traffico. Per avere qualche esempio basta informarsi su Tim e le sue offerte, o su Wind e gli altri operatori, e scegliere la formula più adatta alle proprie esigenze.

Gli smartphone domineranno la rete
Secondo questa ultima indagine condotta da Cisco, il traffico globale nei prossimi cinque anni aumenterà di circa 10 volte. La creazione di reti sempre più veloci,  il progressivo miglioramento delle prestazioni degli smartphone e l’adozione di connessioni M2M – machine-to-machine, saranno i fattori determinanti per la crescita del traffico globale. Se nello scorso anno, il traffico era costituito per l’88% da dati provenienti da cellulari, per il 2019 si prevede un’ulteriore crescita con valori che toccheranno le soglie del 97%.

Il fenomeno è facilmente spiegabile se si pensa all’enorme crescita e diffusione di dispositivi portatili e connessi alle rete, con elevate funzionalità. I tablet, ad esempio, rappresentano un segmento del mercato in particolare crescita, apprezzati dai consumatori per le elevate possibilità di utilizzo che presto potranno sostituire del tutto l’uso dei personal computer.

Proiezioni future
Anche per le reti globali si preannunciano imponenti cambiamenti. Entro il 2017 il 3G diventerà la principale tecnologia per cellulari basata sulla condivisioni della connessione alla rete, tutto questo determinerà di fatto la totale scomparsa del 2G. Con il 2019, si assisterà all’uso delle reti 3G per il 44% dei dispositivi, mentre le reti per il traffico 4G faranno da supporto al 26% delle connessioni, generando il 68% del traffico globale. Si arriverà così a toccare i 65 trilioni di immagini (ovvero messaggi multimediali o foto), cioè una media di 23 immagini al giorno per ogni persona sulla Terra e 6 trilioni di videoclip, più di due video al giorno per ogni persona sulla Terra.

I valori degli smartphone
Dati spaventosi, che assumono un significato reale e concreto se si pensa a quanto siano ormai diffusi gli smartphone. Nel giro di pochi anni sono diventati parte integrante della quotidianità di ognuno, un oggetto irrinunciabile a cui vengono destinate molte attenzioni e risorse economiche. Senza poi sottovalutare le profonde implicazioni sociali, con le molteplici opportunità di creare delle relazione tra gli utenti, che si incontrano proprio nel web.

Via SoloTelco.it

 
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