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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 20/06/2016 @ 07:15:34, in Social Networks, linkato 1248 volte)
Che gia' in Facebook gli utenti scrivono di meno si sa, quindi non sorprende che Nicola Mendelsohn - vice presidente della piattaforma per Europa, Medio Oriente e Africa - ha previsto che in futuro, si parla tra soli cinque anni, ci saranno solo video nella piattaforma sociale, e niente piu' testi scritti (o se ci saranno, in una quantità molto limitata).

Mendelsohn, nel corso del Fortune's Most Powerful Women International Summit di Londra, ha spiegato che gli utenti scrivono sempre meno testo, con le bacheche che sono piene di contenuti esterni condivisi. Presumibilmente Facebook sta prendendo una strada diversa rispetto a quella intrapresa quando è nato con lo scopo di permettere alle persone di scambiarsi messaggi e restare in contatto anche a distanza - oggi per questo esistono Whatsapp e molti altri servizi.

"Cercare di prevedere dove una società di tecnologia sarà tra cinque anni è un compito difficile, dato l'attuale ritmo di innovazione" cerca di spiegare il giornalista di Fortune, e per Mendelsohn nei prossimi anni la comunicazione sarà "sicuramente" mobile e "probabilmente" sarà attraverso "solo i video".

"Se dovessi fare una scommessa punterei tutto su video, video, video", ha commentato Mendelsohn. "I video sono il miglior modo per raccontare una storia, forniscono molte informazioni in pochissimo tempo", ha spiegato il VP.

I contenuti video su Facebook, Mendelsohn ha detto, stanno crescendo anche più rapidamente di quanto l'azienda aveva previsto. E la recente funzione Facebook Live che permette agli utenti di condividere video dal vivo in diretta nel social network sta crescendo più velocemente di quanto previsto da Facebook.

Via PianetaCellulare
 
Di Altri Autori (del 30/05/2016 @ 07:14:24, in Social Networks, linkato 1807 volte)
In uno scenario in cui sempre più si parla di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, che da una parte si trova ad affrontare le nuove esigenze del cittadino e dall’altra le nuove direttive a cui deve adeguarsi, come questa può sfruttare al meglio i social network? E in che modo e con quali strumenti si può migliorare il rapporto con i cittadini e il livello dei servizi offerti?

L’investimento in attività social da parte della PA è in crescita sì, ma lentamente. Ad esempio la presenza social dei comuni italiani secondo l’Anci (Associazione Comuni Italiani) è ancora molto bassa: solamente il 6% circa degli oltre 8mila Comuni italiani possiede un account sui principali social network. Se guardiamo, invece, alle Regioni – secondo i risultati un progetto di ricerca presentato dalla giurista Morena Ragone nel corso del convegno su social network e sentiment analisys che si è tenuto nei giorni scorsi a ForumPA – emerge che la maggioranza di queste possiede sia un account Twitter che Facebook.

I motivi che portano la PA ad investire sui social media sono principalmente due: il primo, invariato rispetto al passato, per avvicinarsi e raggiungere il cittadino che è diventato sempre più esigente ma al contempo anche più aperto alla collaborazione ed al dialogo; il secondo, invece, riguarda le tendenze crescenti in merito all’uso e al tempo mediamente speso dagli utenti sui social, come dimostrato dal rapporto We are social “Digital in 2016”.

Le PA sempre più adottano una strategia Citizen-Centric, mediante la quale si impegnano a favorire maggiore trasparenza e facile accesso ai servizi pubblici secondo le esigenze del cittadino, malgrado questo richieda un maggiore sforzo in termini economici e organizzativi che nel lungo periodo si traducono in benefici per la collettività. I 4 temi fondamentali di tale strategia sono:

Comunicazione

Gli account istituzionali sui social network spesso assumono il ruolo di un vero e proprio “sportello di informazione”, una sorta di prolungamento dell’ufficio URP: secondo l’indagine condotta da Anci il social network maggiormente impiegato è Twitter, attraverso il quale i Comuni svolgono attività informativa, come la promozione della cultura del turismo e news del territorio, ma non si aprono molto al confronto con i cittadini. Un vero peccato, se si considera la possibilità di dar vita, proprio attraverso i social, a nuove community pronte ad accogliere discussioni democratiche sulle tematiche riguardanti il territorio.

Ascolto

La PA interessata all’ascolto del cittadino può investire nella sentiment analysis di quanto discusso online, uno strumento utile a studiare la soddisfazione del cittadino e valutare la qualità della comunicazione online. Nello studio presentato da Morena Ragone, ad esempio, si sono evidenziate, tramite strumenti di sentiment analysis applicati a Twitter, le “polarità” delle discussioni classificandole come con accezione negativa, positiva oppure neutra. Dai risultati emerge che nella quasi totalità dei casi la polarità dei tweet pubblicati dalle Regioni è relativamente neutra e questo è probabilmente dovuto alla difficoltà comunicativa e semantica legata ai restrittivi 140 caratteri che Twitter permette di pubblicare e che dovrebbe far riflettere sulla necessità di adottare nuovi linguaggi che meglio si adattino alle caratteristiche del canale di comunicazione adottato.

Social Media Policy

La Social Media Policy è quel documento in cui vengono definite le norme di comportamento e i regolamenti in merito all’uso dei social media, rivolte sia ai dipendenti di un’organizzazione che ai suoi utenti con cui questa entra in contatto attraverso i canali di comunicazione istituzionale online. Dai dati presentati durante il convegno di ForumPA emerge che non tutte le PA dispongono di una social media policy: delle 13 Regioni che hanno risposto all’intervista effettuata solo 3 posseggono policy interne. Questo fenomeno comporta un generale disorientamento e disorganizzazione dei dipendenti non istruiti all’uso delle utenze istituzionali social.

“La social media policy – afferma Marco Laudonio, che cura la strategia digitale del MEF ed è componente del gruppo di supporto al Responsabile Anticorruzione e Trasparenza dello stesso Ministero – è la carta di identità della pubblica amministrazione. Nel lavoro che abbiamo realizzato per il MEF, ad esempio, abbiamo aggiunto anche una sezione su cosa non postiamo proprio come forma di autodisciplina oltre che di assoluta trasparenza”.

Servizi

Attraverso i social network site si può dar vita a nuovi canali di erogazione dei servizi pubblici al cittadino, come ha affermato durante il convegno Giacomo Angeloni, Consigliere del Comune di Bergamo che ha sottolineato come sia possibile, attraverso i social, creare nuove occasioni di fruizione dei servizi offerti.

La PA infatti grazie ai social network può offrire servizi di assistenza al cittadino attraverso la messaggistica in real time, la divulgazione di informazioni di pubblica utilità e la promozione di eventi sul territorio e di nuovi servizi erogati online come quello dei pagamenti elettronici, che in molti casi riducono le lunghe tempistiche amministrative migliorandone l’efficienza. Infine in un’ottica di autodisciplina la PA può diffondere questionari volti a raccogliere le opinioni e le valutazioni dei cittadini in merito ai servizi offerti, sia online che presso i diversi sportelli fisici dislocati sul territorio. Tutto ciò con l’obiettivo di cimentare un rapporto di collaborazione e fiducia reciproca tra cittadino e pubblica amministrazione.

Case history interessante quella del Comune di Modena, che ha usato i social per “ascoltare”, ovvero diffondere questionari e sondaggi, ma soprattutto per creare community di cittadini modenesi che potessero supportare i processi decisionali dell’Amministrazione. Questo è stato possibile grazie allo sviluppo di una piattaforma di ascolto dal nome “Che ne pensi?”, che si propone di raccogliere le opinioni riguardo le grandi scelte strategiche della Pubblica amministrazione.

Quale il freno al cogliere le Social Opportunità da parte della PA?

Il limite vero sembra legato ad una scarsa consapevolezza di cittadini e dipendenti delle pubbliche amministrazioni rispetto agli strumenti digitali che riconduce tutto quindi a una questione culturale. Ma come si può dar vita a un nuovo fenomeno culturale volto all’innovazione? La risposta a questa domanda forse dovrebbe essere aggiunta nell’aggiornamento del Vademecum Pubblica Amministrazione e social media, purtroppo fermo al 2011, ma che potrebbe costituire un valido strumento di supporto per le PA.

“I social media – afferma Stefano Epifani, direttore di Tech Economy – sono strumenti di contatto fondamentali tra PA e cittadini. Non solo perché rappresentano ormai un canale largamente utilizzato dalle persone, ma soprattutto perchè determinano un nuovo modello di interazione, più orizzontale e partecipativo, che la PA non può non prendere in considerazione. Certo è che il cambiamento è forte, e per portarlo avanti serve prima di tutto una vera e propria rivoluzione culturale. Molto è cambiato da quanto – anni fa – scrivemmo le linee guida per i social media nella PA, ma ancora oggi la necessità di comprendere come l’ecosistema della comunicazione sia cambiato è prioritaria, se la PA vuole davvero avvicinarsi ai cittadini”.

Via Tech Economy
 
La 55° edizione del Salone Internazionale del Mobile si rivela un enorme successo anche sui social media. Dall’indagine svolta da Blogmeter – che ha monitorato attraverso il proprio tool di Social Listening il buzz online relativo al Salone del Mobile e al Fuorisalone, parallelamente alle performance sui social network dei profili ufficiali della manifestazione e dei brand di design coinvolti nell’evento – sono risultati complessivamente oltre 113mila messaggi online per un totale di 51mila autori unici. Un risultato rilevante se si pensa che è stato ottenuto in soli sei giorni di manifestazione. La maggior parte delle citazioni, quasi 49.000 pari al 42% del totale, sono state raccolte su Instagram, rivelatosi il social più apprezzato dagli utenti per condividere immagini e momenti relativi all’esposizione in Fiera e ai numerosi eventi che si sono tenuti con il Fuori Salone. La seconda fonte di maggiore traffico è stata Twitter con circa 39mila messaggi, seguita da Facebook che ha registrato circa 19mila citazioni.

Il picco di conversazioni si è ottenuto il 13 aprile, con un passaparola online di circa 20mila messaggi, giorno in cui la Torre Velasca si è colorata di rosso, in occasione dell’evento Audi City Lab  e le strade di Milano si sono affollate per il Design Pride promosso dal brand Seletti. Gli hashtag più utilizzati sono stati quelli ufficiali della manifestazione #FuoriSalone2016 e #SaloneDelMobile

con rispettivamente 22.400 e 18.300 citazioni, ma ottiene un buon numero di citazioni anche il #BreraDesignDistrict (2.100). Tra i temi più discussi sul web troviamo le nuove collezioni relative al mondo del design, il made in Italy, ma anche la Triennale di Milano che quest’anno ospita la XXI Esibizione internazionale dal titolo “Design After Design”. Da segnalare che l’inaugurazione del grande centro commerciale di Arese con l’attesissima apertura del primo store in Italia di Primark, ha generato grande entusiasmo tra gli utenti di internet, distogliendo per qualche ora l’attenzione dall’evento milanese.

I brand più performanti

La Milano Design Week è stata un’edizione molto social anche dal punto di vista delle performance dei brand di design su Facebook, Twitter e Instagram, a dimostrazione di come anche il mondo del design si sia aperto alle svariate possibilità che i canali social offrono per comunicare con la propria audience. Partendo dagli account ufficiali del Salone del Mobile, notiamo che il più coinvolgente è stato quello di Instagram con oltre 13.300 interazioni totali, a fronte di Facebook (4.600 interazioni) e Twitter (7.700). Il contenuto che ha generato più engagement è stato il post di lancio dell’evento. Anche i brand di design hanno ottenuto numeri importanti, sebbene emergano delle discrepanze evidenti tra i brand più noti a livello internazionale e i brand conosciuti e diffusi solo a livello locale. Su Facebook, a dominare per engagement durante l’intera settimana è Kartell con oltre 25mila interazioni ottenute grazie ai 160 post, con cui ha promosso i suoi numerosi progetti e la nuova linea di prodotti Kartell Kids dedicata ai bambini. Al secondo posto per engagement, troviamo la pagina Facebook di Ikea Italia, mentre la pagina che ha acquisito il maggior numero di nuovi fan nel periodo di riferimento (quasi 16mila ) è Scavolini. Rispetto a Facebook, i numeri di Twitter sono decisamente più contenuti ma pur sempre significativi: in termini di unique impression, la Top 3 è costituita da Moroso, Natuzzi e Foscarini, mentre il tweet più coinvolgente appartiene ancora a Kartell. A concentrare le performance migliori, tuttavia, è Instagram dove oltre agli account di Ikea e Kartell, con rispettivamente 36.500 e 32.000 interazioni, emerge l’account di Muuto Nordic che colleziona oltre 19.000 interazioni in sette giorni, mentre a incrementare maggiormente la propria community è Vitra con 5.600 nuovi follower.

Via Spot and Web
 
Di Altri Autori (del 22/04/2016 @ 07:32:58, in Social Networks, linkato 1579 volte)
L’influenza dei social network sui consumatori italiani non è mai stata così forte. Secondo il report Total Retail Survey 2016 di Pwc, l’84% del campione intervistato (il 14% in più rispetto all’anno precedente) è stato condizionato dall’utilizzo dei social media nelle proprie scelte in fatto di shopping. Una percentuale molto più alta della media globale (che si attesta al 78%) e che dimostra una grande opportunità per i retailer attivi sul mercato nazionale. Inoltre, questa volta in linea con i dati globali, gli italiani hanno dichiarato che nel 50% dei casi la ricezione di offerte promozionali tramite social media ha influenzato il loro comportamento di acquisto online. Il 47% degli intervistati invece sostiene che un forte fattore di influenza negli acquisti sia stato leggere review, commenti e feedback sui canali social media. Il rapporto della società di consulenza inglese ha inoltre evidenziato una crescita significativa per l’utilizzo dello smartphone negli acquisti online: il 23% (+7% rispetto all’anno precedente) dei consumatori italiani afferma di aver fatto un acquisto tramite questo mezzo negli ultimi 30 giorni.

Via PambiancoNews
 
Di Altri Autori (del 18/04/2016 @ 07:17:54, in Social Networks, linkato 1617 volte)
Una ‘personal chat’ per guidare lo shopping attraverso gli smartphone. Messenger, app di messaggistica legata a Facebook, ha annunciato martedì il lancio di una api (application programming interface) legata al servizio di e-commerce Spring (il primo solo su smartphone) che permette di interfacciarsi direttamente con ciascuno dei suoi oltre 900 milioni di iscritti. Facebook ha chiamato il servizio ‘conversational commerce’ perché permette all’utente di conversare direttamente con l’e-commerce opzionando genere, categoria merceologica e fascia di prezzo in chat private. Il sistema permette di scegliere attraverso le proposte di oltre 800 brand tra cui Uniqlo e Marc Jacobs oltre a servizi extra settore. Spring è in grado di memorizzare gli acquisti effettuati così da facilitare le scelte future.
Il successo della app cinese WeChat sembra aver spianato la strada per shopping experience simili, sempre più personalizzate includendo anche servizi come prenotare un taxi o inviare un mazzo di fiori attraverso un’intricata rete di accordi commerciali.

Via PambiancoNews
 
Di Altri Autori (del 23/03/2016 @ 07:44:25, in Social Networks, linkato 1459 volte)
Il processo decisionale di un utente e-commerce è molto complesso e costituito da diverse fasi, alcune delle quali sicuramente da monitorare. Pensiamo, ad esempio, al checkout in fase di acquisto dove la rapidità e la semplicità delle procedure possono far diminuire il rischio del cosiddetto “abbandono del carrello”. Altre fasi, come quelle che si trovano a monte dell’acquisto, sono più difficili da controllare e con una attività di influenza meno diretta.

Gli acquirenti digitali di tutto il mondo si rivolgono ai social network site per una varietà di cose che, secondo una ricerca condotta su 22.618 acquirenti da PricewaterhouseCoopers (PWC), sembrano influenzare il loro comportamento d’acquisto. I soggetti intervistati hanno effettuato acquisti on-line almeno una volta nel corso dell’anno passato; quasi la metà di essi (45%) ha dichiarato che la lettura di recensioni, commenti e feedback sui ​​diversi social ha influenzato il loro comportamento d’acquisto digitale. Circa il 44% degli intervistati ha, inoltre, affermato che le numerose offerte promozionali ricevute hanno contribuito ad influenzare ulteriormente il loro comportamento.

I consumatori si rivolgono sempre più ai diversi canali social non solo al fine di essere ispirati, ma anche per acquistare prodotti e servizi. I social media influenzano e determinano le decisioni di acquisto ed estendono notevolmente le possibilità di entrare in contatto con i clienti nel contesto social, dove le informazioni e le interazioni vengono plasmate non soltanto dai media, ma anche dai loro amici e dalla loro rete sociale.

Dal report “Social Commerce 2015” di Business Insider è emerso che Facebook rappresenta il 50% dei rinvii sociali totali e il 64% del fatturato complessivo sociale.

Monitorare e utilizzare nel modo corretto tutti i social media è una necessità cui un’azienda non si può sottrarre. Una strategia di marketing vincente per migliorare la visibilità, la reputazione e le vendite.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 17/03/2016 @ 07:02:29, in Social Networks, linkato 1247 volte)
È stata presentata stamattina alla Camera la ricerca "Prime 'social' Ministers", analisi del comportamento sui social media di Matteo Renzi, Alexis Tsipras, David Cameron, Angela Merkel, Mariano Rajoy e François Hollande.

Si tratta di una ricerca quantitativa e qualitativa sulle migliaia di contenuti pubblicati ONLINE dai sei leader politici europei realizzata da Doing in tutto il 2015: si tratta di un anno particolarmente ricco di eventi rilevanti politicamente soprattutto in ambito europeo, dal cosiddetto grexit, alla crisi immigrati/rifugiati, agli attacchi terroristici che hanno in particolare colpito la Francia. "Se pensiamo agli attentati di Parigi - si spiega nella presentazione dello studio - (e alla modifica della propria immagine di profilo con la bandiera francese da parte degli utenti, ndr) ci accorgiamo dell'importanza dei social, un vero e proprio acceleratore di partecipazione pubblica."

I ricercatori sono partiti dall'analisi dei loro profili ma hanno anche analizzato le conversazioni che avvengono su pagine collegate ma fuori da questi profili proprietari, analizzando la loro "popularity", ovvero il numero di seguaci sui social, come interagiscono con essi, quali sono gli argomenti di interesse per questi ultimi ed inoltre cercando anche di analizzare il sentimento con cui gli utenti interagiscono con essi, il "tono di voce" con cui i leader li affrontano e come vengono percepiti dai "fan".

In generale, Matteo Renzi è il più popolare su Twitter (grazie ai suoi 2.177.652 al 31 dicembre 2015) e Merkel, che non ha un account sulla piattaforma di microblogging, è quella con più amici su Facebook. Alexis Tsipras è invece quello che riesce a raccogliere maggiormente seguaci anche all'estero, anche perché è l'unico ad avere profili internazionali sui social oltre a quelli in greco, mentre lo spagnolo Mariano Rojoy è il più attivo. Meno bene fanno invece sia François Hollande che David Cameron, definiti troppo istituzionali e per questo non capaci a creare engagement con la loro community.

Ci sono poi alcuni eventi che generano movimento intorno ai profili social dei leader europei: nei giorni degli attentati di Parigi, per esempio, Hollande ha guadagnato oltre 100mila seguaci, mentre il tweet con cui Renzi ha espresso solidarietà al popolo francese è quello che gli ha fatto guadagnare più follower (più 6.900).

Via Punto Informatico
 
Di Altri Autori (del 26/02/2016 @ 07:26:17, in Social Networks, linkato 1501 volte)
Instagram ha attirato più di 200.000 inserzionisti negli ultimi cinque mesi: è quanto ha dichiarato la società di proprietà di Mark Zuckerberg secondo fonti Reuters, sottolineando come il popolare social network delle foto stia contribuendo alle effettive entrate di Facebook.

A settembre Instagram aveva dichiarato concluso il suo periodo di test per l’advertising e aveva lanciato il suo servizio di inserzioni in altri 30 paesi, Italia inclusa, per poi aprire la possibilità dal 30 dello stesso mese a tutto il mondo; quella di Instagram è una platea composta da circa 400 milioni di utenti attivi al mese, a disposizione degli uomini di marketing da inizio ottobre.

Instagram ha avuto molti vantaggi sui competitor e, tra tutti, utilizza la tecnologia degli annunci di Facebook, che è tra le più avanzate per quanto riguarda le possibilità di profilazione degli utenti ed è in grado di raggiungere segmenti demografici estremamente specifici. Attraverso il pannello delle inserzioni di Facebook gli inserzionisti hanno quindi la possibilità di far partire campagne sia su Facebook, sia su Instagram.

“Il supporto di Facebook ha contribuito ad aumentare la nostra base utenti” e ad attirare gli inserzionisti, ha dichiarato James Quarles, Responsabile del Global Advertising di Instagram. “Le persone possono creare annunci utilizzando entrambe le piattaforme e incrociando i canali, una possibilità che finora non era molto comune nel mondo del marketing”.

Instagram non ha voluto però rivelare il modo in cui gli inserzionisti utilizzano anche Facebook in contemporanea, ma in una precedente dichiarazione dei guadagni il COO di Facebook Sheryl Sandberg ha dichiarato che ben 98 dei primi 100 più grandi inserzionisti utilizzano anche le inserzioni per Instagram. Una cifra che lascia comprendere come la tendenza ad utilizzare entrambe le piattaforme sia in crescita.

Secondo una ricerca di eMarketer, entro il 2017 Instagram supererà Google e Twitter in termini di ricavi per gli annunci display su mobile; inoltre, le stime prevedono anche che entro il 2017 i ricavi pubblicitari totali di Instagram raggiungeranno quota 2,81 miliardi di dollari, pari ad oltre il 10% dei ricavi pubblicitari globali di Facebook. Gli analisti di eMarketer si aspettano quindi una rapida ed ulteriore crescita di Instagram nei prossimi anni, spinta da una forte domanda relativa proprio ai prodotti legati all’advertising.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 25/02/2016 @ 07:57:59, in Social Networks, linkato 1270 volte)
Prima o poi doveva succedere: sta per arrivare la pubblicita' in Messenger di Facebook. O almeno così è secondo le indiscrezioni che hanno rivelato il piano di Facebook di introdurre la pubblicità nella sua piattaforma di chat quest'anno, entro il mese di giugno.

Secondo un documento interno di Facebook ottenuto da TechCrunch, Facebook permetterà alle aziende di inviare annunci  pbblicitari sottoforma di messaggi alle persone che in precedenza hanno iniziato una conversazione con tale società. E' importante precisare sin da subito che le aziende potranno inviare messaggi pubblicitari solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in chat in passato.

Ad esempio, se avete scritto con il profilo ufficiale della Coca Cola (non so se esiste, è un esempio), la società potrà inviarvi dei messaggi pubblicitari, ma state tranquilli del fatto che non riceverete messaggi pubblicitari da profili aziendali con cui non avete avuto una interazione in chat.

Facebook nel documento ha anche alcuni consigli per le aziende al fine che possano essere pronte a condividere annunci pubblicitari quando la funzione verrà attivata: Facebook raccomanda alle imprese di iniziare gia' ora ad interagire con gli utenti, in modo da poter inviare a questi utenti le inserzioni in futuro.

Nel corso dell'ultimo anno, Facebook ha lanciato una serie di caratteristiche per favorire le conversazioni tra consumatori e imprese. Inoltre, vista la presenza di 800 milioni e oltre di utenti nella piattaforma, era prevedibile l'introduzione della pubblicità.

Facebook dice che non intende introdurre spam all'interno di Messenger, per questo limiterà per le aziende la possibilità di inviare messaggi promozionali solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in passato. Tuttavia, non ci sorprenderebbe che tra qualche mese Facebook toglierà questa limitazione. Lo scopo di un'azienda alla fine è guadagnare.

Anche se ha rifiutato di commentare le notizie riguardo il documento trapelato, Facebook ha detto che "Il nostro obiettivo con Messenger è quello di creare un'esperienza di alta qualità e coinvolgente per gli oltre 800 milioni di utenti in tutto il mondo, che comprende garantire alle persone di non ricevere messaggi indesiderati di qualsiasi tipo".

Il documento ha rivelato, inoltre, l'esistenza di un nuovo URL breve, fb.com/msg/, che servirà agli utenti per collegarsi direttamente con un'azienda con cui avviare una conversazione.

A questo punto nei prossimi mesi i messaggi pubblicitari potrebbero iniziare a circolare anche in Whatsapp, specie dopo che il servizio di messaggistica è diventato completamente gratuito dopo che Facebook ha tolto il canone annuale di 1 euro circa..

Sono 800 milioni gli utenti di Messenger oggi, ma entro la fine dell'anno potrebbero diventare un miliardo - traguardo raggiunto da Whatsapp alla fine di gennaio 2016. Stando ad una dichiarazione del CEO di Facebook Mark Zuckerberg dello scorso anno, WhatsApp e Messenger prima di essere considerare vere e proprie aziende - e quindi essere servizi che possono far guadagnare soldi a Facebook - devono raggiungere almeno un miliardo di utenti; Whatsapp l'obiettivo lo ha raggiunto, manca Messenger.

Al momento non sappiamo altro riguardo l'introduzione di messaggi pubblicitari in Messenger, ma vi terremo informati. Ricordiamo che nel mese di Aprile Facebook terrà la sua annuale conferenza degli sviluppatori, quindi qualche nuovo dettaglio potrebbe arrivare in questa occasione.

Via PianetaCellulare
 
Di Altri Autori (del 22/02/2016 @ 07:14:00, in Social Networks, linkato 1250 volte)
Twitter ha presentato un nuovo strumento per il social care che spinge i clienti ad entrare in contatto con le aziende tramite messaggi diretti; il product manager di Twitter Ian Cairns ha spiegato in un post sul blog ufficiale che Twitter è “il posto migliore per le imprese e per i loro clienti per connettersi” e che “in realtà molti dei nostri inserzionisti hanno dichiarato che oltre l’80% delle richieste social per l’assistenza arrivano proprio da Twitter”.

In sintesi, le aziende possono ora aggiungere un pulsante “invia un messaggio privato” ai loro tweets: in questo modo è possibile iniziare una conversazione tra azienda e cliente in un contesto pubblico, per poi passare ai DM (contesto privato) semplicemente premendo un tasto; in questo modo sarà più facile per le aziende dirimere questioni spinose o per parlare di eventuali dati che è meglio non inviare in pubblico.

Inoltre, Twitter ha aggiunto un’opzione che permette ai clienti di inviare una valutazione una volta che le operazioni di assistenza si sono concluse: si tratta di una feature che è stata pensata soprattutto per le imprese che vedono in Twitter la possibilità di fare social care, ma è anche un tentativo da parte di Twitter, sotto la guida di Dorsey, di rendere la piattaforma sempre più utile per utenti e brand e per risollevarsi dalla crisi nella quale il social network site si è impelagato.

Ma è anche vero che, come osserva TechCrunch, si tratta di un sistema davvero utile se si sta chiedendo un rimborso, o si devono fornire informazioni anagrafiche per il tracciamento di una spedizione; sono tutte informazioni che probabilmente è preferibile fornire in privato. Inoltre, le aziende possono avere bisogno di un modo più facile per misurare l’efficacia del loro servizio clienti e Twitter sta rilasciando i feedback proprio nelle forme più utilizzare per la valutazione del customer service, ovvero il punteggio Net Promoter (NPS) e i formati di Customer Satisfaction (CSAT).

Twitter sta anche integrando queste nuove funzionalità con strumenti già esistenti per il servizio clienti grazie alle partnership con Conversocial, Hootsuite, Litio, Salesforce, Spredfast, Sprinklr e Social Sprout. “Le imprese (che beneficeranno della nuova feature, ndr) generano risultati impressionanti”, conclude Cairns, citando il risparmio che deriva dalla gestione dell’assistenza clienti tramite Twitter paragonato ai costi dei classici call center.

La mossa, nel contesto delle tante e spesso contestate novità che il social offre ai suoi utenti, è chiaramente un modo per catturare ulteriormente l’attenzione delle imprese. Ce la farà?

Tech Economy
 
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