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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 30/07/2013 @ 07:05:15, in Social Networks, linkato 1459 volte)

Nel mese di maggio Twitter ha annunciato la versione beta di un nuovo prodotto chiamato “TV targeting”. Un servizio che permette alle società di marketing di portare la pubblicità televisiva sul social network Twitter. I risultati del test rivelano che l’impatto del social network combinato con la pubblicità televisiva è significativamente maggiore di quello di utilizzare la solamente la pubblicità tv. E in questi giorni Twiter ha annunciato che è disponibile negli Stati Uniti il servizio di TV targeting per gli inserzionisti, in continuità con gli spot televisivi nazionali. Si tratta di marchi come Adidas, Holiday Inn Express, Jaguar, e Samsung, ed altri che hanno utilizzato la versione beta del TV targeting ed hanno registrato miglioramenti significativi nell’associazione del messaggio pubblicitario all’intenzione d’acquisto.

Nel corso dei test è emerso che gli utenti di Twitter che sono stati esposti ad uno spot televisivo e poi ad un tweet promozionale hanno dimostrato una più forte associazione al messaggio (95%) e inoltre si è rilevato che si ha un 58% in più di propensione all’acquisto rispetto agli utenti che sono stati esposti agli spot sulla sola TV. Questo significa che gli spot su Twitter aumentano significativamente il richiamo del marchio ed una maggiore associazione del messaggio per gli utenti.

“La Twitter TV e il servizio beta di annunci hanno aiutato l’Holiday Inn Express a migliorare il target di consumatori che hanno guardato i nostri nuovi #spot televisivi StaySmart“, ha detto Heather Balsley, SVP Americas Holiday Inn. “Utilizzando messaggi accattivanti accanto alle risorse video e interessanti tweets promozionali con l’hastag #StaySmart, siamo stati in grado di raccogliere l’intenzione di acquisto degli utenti e questo ci ha permesso di creare interessanti conversazioni con i consumatori tramite l’account Twitter @HIExpress “.

“Gli spot di Twitter spot hanno permesso alla Jaguar di intraprendere conversazioni uniche con il pubblico che è stato esposti al brand attraverso spot televisivi“, ha detto Joe Torpey, Jaguar Communications Manager, Jaguar Nord America. “Utilizzando la Twitter TV con l’account twitter della Jaguar (@JaguarUSA) abbiamo avuto un aumento diretto nei social media #MyTurnToJag.”

Oltre ai risultati realizzati di questi marchi, Twitter sta anche lanciando una nuova serie di strumenti di analisi attraverso la “TV Ads Dashboard” che estende le funzionalità di monitoraggio degli annunci. Con queste nuove analisi gli inserzionisti saranno in grado di capire meglio ciò che gli utenti su Twitter hanno da dire circa le loro campagne pubblicitarie. Gli inserzionisti hanno un nuovo strumento che gli permette un più facile e diretto accesso ai feedback degli utenti sugli spot.  Inoltre la Twitter TV fornisce soluzioni “always-on” che facilitano gli inserzionisti a continuare la conversazione iniziata con gli spot televisivi con uno grado di interattività e coinvolgimento unico.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 24/07/2013 @ 07:54:13, in Social Networks, linkato 2228 volte)

Negli Stati Uniti il 57% degli utenti di social network ha cliccato il “mi piace” sulle pagine dei brand preferiti, ma alla domanda su quale impatto abbia avuto su di loro il gradimento espresso dagli amici per un determinato marchio, la risposta più registrata (35%) è stata “nessuno”. Questo secondo i risultati di un nuovo studio targato Adobe sullo stato dell’advertising online e su social network.

Dall’indagine è emerso come la maggior parte degli utenti che hanno messo “mi piace” sui marchi preferiti provenga dalla Corea del Sud, con circa il 59% e dall’Australia (54%), mentre i valori scendono se si prendono in considerazione gli utenti degli altri paesi: in UK solo il 44% dei rispondenti ha dichiarato di “likare” i brand, in Francia il 38%, in Giappone il 36% e in Germania solo 33%.

Lo studio ha cercato inoltre di indagare le motivazioni che spingono gli utenti a cliccare sul “mi piace” per un determinato brand e il risultato, negli Stati Uniti, è stato che il 53% degli utenti lo fa perché compra regolarmente quel servizio o prodotto brandizzato. A questa risposta seguono delle altre che mostrano come il 46% degli utenti lo faccia per eventuali promozioni o sconti; il 38% lo fa per lo stile del brand o per ciò che questo veicola; il 17% perché desidera comprare un determinato prodotto di quel brand. Il dato interessante, però, è che solo il 5% clicca “mi piace” perché lo hanno fatto altri amici.

Prima si è accennato a come la risposta più accreditata (35% dei rispondenti) alla domanda riguardo l’impatto che ha un “like” di un amico su un determinato brand fosse “nessuno”. Dall’analisi emerge, però, che un 29% dei rispondenti, dopo che un amico ha cliccato “mi piace” su un brand, vada a controllare quel determinato prodotto e che il 14% va a visitare il sito del brand reclamizzato. Sono molto basse, invece, le percentuali degli utenti che interagiscono con il brand sponsorizzato: solo il 4% commenta sul prodotto; il 2% raccomanda il prodotto; un altro 2% compra il prodotto.
Dallo studio Adobe la pubblicità digitale nel suo complesso non sembra meglio, registrando un 32% di intervistati che ritiene la pubblicità online un metodo non molto efficace.

Ann Lewnes, Chief Marketing Officer di Adobe ha detto: “Il digital marketing ha creato senza dubbio una grande opportunità per i brand, ma i consumatori si aspettano qualcosa in più. Vogliono storie cucite addosso per loro stessi e che il brand veicoli messaggi con un alto livello di trasparenza. Tutti i brand che diffondono qualsiasi cosa che sia al di sotto delle aspettative dei consumatori verranno ignorati. Questo sondaggio ha dimostrato però che il digital marketing non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale”.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 09/07/2013 @ 07:09:07, in Social Networks, linkato 2211 volte)

Era stato presentato a gennaio come la rivoluzione definitiva di Facebook, finalmente pronto a operare anche da motore di ricerca vero e proprio, almeno al suo interno: da oggi Graph Search è disponibile per tutti gli utenti, che potranno trovare foto, dati e post nel mare magnum di informazioni del sito, semplicemente usando chiavi di ricerca.

Graph Search basa il suo funzionamento su un algoritmo semantico, così da rovistare tra i contenuti di Facebook e scovare per associazione quelli richiesti dagli internuati, lavorando in simbiosi con Bing, motore di Microsoft. L’avvento della nuova funzione non cambia la grafica del sito, ma mette ulteriormente alla prova le politiche sulla privacy. Gli utenti sono chiamati a rivedere le proprie impostazioni sulla sicurezza, dato che d’ora in poi chiunque attuerà una ricerca sul social network potrà in teoria accedere a foto e status degli altri iscritti.

Ciascuno può però decidere a chi rendere visibili - nei risultati di ricerca - i propri contenuti: “La privacy è una cosa a cui teniamo molto e così fin dall'inizio abbiamo fatto in modo che sia possibile cercare solo le cose che si possono già vedere”, dicono Mark Zuckerberg & Co. Il futuro di Facebook ricomincia da Graph Search, che dovrebbe fare da propulsore a nuovi investimenti pubblicitari, migliorare l’esperienza degli utenti e prolungarne la permanenza nel sito. Un circolo virtuoso a suon di tag e ricerche.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 26/06/2013 @ 07:35:48, in Social Networks, linkato 1889 volte)

Sembra che l’introduzione dei video su Instagram abbia riscosso un notevole successo. Secondo quanto riportano Cnet, infatti, l’azienda di proprietà di Facebook ha fatto sapere che nelle prime 24 ore di attivazione del servizio sono stati caricati 5 milioni di video.

Instagram ha anche dichiarato che nel momento di picco massimo, gli utenti hanno caricato 40 ore di video al minuto. Il servizio, che permette di caricare video lunghi fino a 15 secondi, è evidentemente un tentativo di contrastare la popolarità di Vine, il servizio video (da 6 secondi) di Twitter. Al momento, Instagram può contare su 130 milioni di utenti.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 25/06/2013 @ 07:25:52, in Social Networks, linkato 1741 volte)

Ormai quasi tutti i brand, insieme a molte aziende B2B, hanno capito le potenzialità che Twitter offre per la crescita delle loro attività. A questo punto, ciò che risulta maggiormente interessante per le aziende presenti sul social del cinguettio, è capire come gli utenti parlano sulla piattaforma e soprattutto se le discussioni virano o almeno menzionano i brand interessati.
A questo proposito, la piattaforma inglese di monitoraggio Brandwatch, ha analizzato i dati provenienti da un lasso di tempo comprensivo di due mesi alla fine del 2012, offrendo una panoramica delle abitudini attualmente in uso su Twitter.

Dalla ricerca, effettuata su un campione casuale di 10mila tweet, è emerso innanzitutto che le interazioni su Twitter sono principalmente espressioni di engagement. Il 62% dei tweet analizzati, infatti, rappresentano conversazioni tra due o più utenti: il 22% sono retweet, il 36% replies e il 4% tag di altro tipo. Il 38% del totale dei tweet presi in considerazione, invece, sono solo tweet, ovvero messaggi che non hanno riscontro da parte di altri utenti.

Per quanto riguarda i temi trattati all’interno delle conversazioni, si scopre come 4 tweet su 5 sono classificati come “personali”, ovvero messaggi che menzionano compleanni, proverbi, oroscopi o diete. Esclusa la categoria “personal”, i topic maggiormente chiacchierati riguardano show televisivi, film, sport musica e celebrità.

Per quanto riguarda l’argomento che più preme alle aziende, ovvero la diffusione delle conversazioni circa i loro brand, dalla ricerca emerge che i tweet che parlano a proposito di marchi aziendali, rappresentano il 3,6% del totale. La nota interessante però, è che se i “marchi” fossero considerati come un topic a sé, sarebbero tanto rilevanti quanto la categoria show tv/film e sport, superando addirittura la musica, le celebrità e altri topic.
Secondo la ricerca, infatti, se i 10mila tweet presi in considerazione rappresentassero realmente la totalità di Twitter, si avrebbero 12,600 tweet al minuto relativi ai brand. Nello specifico, i dati dimostrano che gli utenti che twittano riguardo un marchio, tendono maggiormente ad includere nei loro messaggi argomenti che riguardano lavoro o educazione. Inoltre, i messaggi riguardo i brand sembrano essere maggiormente retweet piuttosto che replies, il che suggerisce come gli utenti siano più inclini a pubblicizzare un brand in modo passivo piuttosto che in modo creativo aggiungendo propri contenuti.

Infine, per quanto riguardo le categorie specifiche dei brand menzionati, si osserva come il range di nomi spazi molto, andando da Amazon a Ford alle più piccole società come Azendi o Micro Scooters. Lo stesso vale per i prodotti e servizi nominati che risultano avere un uguale numero di “mention”, dimostrando che non c’è una grossa differenza tra settore secondario e terziario.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 18/06/2013 @ 07:05:14, in Social Networks, linkato 2463 volte)

Negli Stati Uniti il 57% degli utenti di social network ha cliccato il “mi piace” sulle pagine dei brand preferiti, ma alla domanda su quale impatto abbia avuto su di loro il gradimento espresso dagli amici per un determinato marchio, la risposta più registrata (35%) è stata “nessuno”. Questo secondo i risultati di un nuovo studio targato Adobe sullo stato dell’advertising online e su social network.

Dall’indagine è emerso come la maggior parte degli utenti che hanno messo “mi piace” sui marchi preferiti provenga dalla Corea del Sud, con circa il 59% e dall’Australia (54%), mentre i valori scendono se si prendono in considerazione gli utenti degli altri paesi: in UK solo il 44% dei rispondenti ha dichiarato di “likare” i brand, in Francia il 38%, in Giappone il 36% e in Germania solo 33%.

Lo studio ha cercato inoltre di indagare le motivazioni che spingono gli utenti a cliccare sul “mi piace” per un determinato brand e il risultato, negli Stati Uniti, è stato che il 53% degli utenti lo fa perché compra regolarmente quel servizio o prodotto brandizzato. A questa risposta seguono delle altre che mostrano come il 46% degli utenti lo faccia per eventuali promozioni o sconti; il 38% lo fa per lo stile del brand o per ciò che questo veicola; il 17% perché desidera comprare un determinato prodotto di quel brand. Il dato interessante, però, è che solo il 5% clicca “mi piace” perché lo hanno fatto altri amici.

Prima si è accennato a come la risposta più accreditata (35% dei rispondenti) alla domanda riguardo l’impatto che ha un “like” di un amico su un determinato brand fosse “nessuno”. Dall’analisi emerge, però, che un 29% dei rispondenti, dopo che un amico ha cliccato “mi piace” su un brand, vada a controllare quel determinato prodotto e che il 14% va a visitare il sito del brand reclamizzato. Sono molto basse, invece, le percentuali degli utenti che interagiscono con il brand sponsorizzato: solo il 4% commenta sul prodotto; il 2% raccomanda il prodotto; un altro 2% compra il prodotto.
Dallo studio Adobe la pubblicità digitale nel suo complesso non sembra meglio, registrando un 32% di intervistati che ritiene la pubblicità online un metodo non molto efficace.

Ann Lewnes, Chief Marketing Officer di Adobe ha detto: “Il digital marketing ha creato senza dubbio una grande opportunità per i brand, ma i consumatori si aspettano qualcosa in più. Vogliono storie cucite addosso per loro stessi e che il brand veicoli messaggi con un alto livello di trasparenza. Tutti i brand che diffondono qualsiasi cosa che sia al di sotto delle aspettative dei consumatori verranno ignorati. Questo sondaggio ha dimostrato però che il digital marketing non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 30/05/2013 @ 07:39:17, in Social Networks, linkato 1934 volte)

Diciamo subito una cosa. Se Pinterest è il social network più amato dai marketer e dagli amanti del food&beverage, i trend di settore confermano nel 2013, la crescita inarrestabile dell’utilizzo di  Instagram da parte degli utenti sempre più coinvolti nella generazione e condivisione delle loro food experience in real time.
Ormai è  assodato che nella cultura dei nostri giorni, non si concepisce più il concetto di mangiare soltanto per necessità, non si vuole trascurare il piacere culinario, assaporare i gusti, vivere il cibo come un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. E, con la tecnologia mobile che ci accompagna ogni giorno con i nostri inseparabili smartphone e tablet, diventiamo fotografi in tempo reale delle nostre food experience. Nato e ideato per gli smartphone, Instagram è diventato oggi il protagonista indiscusso nelle logiche di visual marketing virale e senza dubbio l’introduzione dei filtri, che permettono di dare uno stile e un effetto speciale alle foto rendendole delle piccole opere d’arte, ha contribuito indubbiamente al successo dell’applicazione.

Il fenomeno Instagram in numeri
I numeri riportati nell’infografica parlano chiaro e cancellano ogni perplessità: danno un’idea del fenomeno Instagram in continua crescita, che vede coinvolto maggiormente l’universo femminile con il 55% dei 100 milioni di utenti attivi al mese, i quali generano quotidianamente 40 milioni di foto che vanno a nutrire anche le altre piattaforme social, stimolando 8500 likes al secondo. Un altro elemento rilevante riguarda le generazioni coinvolte, che vedono protagoniste indiscusse le fasce d’età tra il 18-24 al 34% e quella tra i 25-34 al 33%, a conferma di come il fenomeno di catturare quello che si sta vivendo in quel dato momento per poi condividerlo attraverso gli appositi hastag identificativi, sia un’attrazione irresistibile soprattutto per la Millenium generation.

E non possiamo trascurare la scelta di un filtro piuttosto di un altro perché rappresenta un elemento fondamentale capace di influenzare l’aumento di engagement. Lo conferma una ricerca condotta da SymplyMeasured, che ha prodotto un report davvero interessante dove si evince che Lo-fi è il filtro più utilizzato dai brand (figura2) ma non quello che fa riscuotere più engagement che è Hefe che tuttavia si attesta come il meno adottato con solo il 5%, pur avendo coinvolto con il 4.515 likes degli utenti. E ogni filtro ha la sua efficacia visiva e comunicativa.

I filtri Instagram del food impegnati nel sociale
“Se vuoi condividere il tuo cibo, fallo sul serio”. E’ il claim della campagna  dell’associazione “Manos Unidas” ha sviluppato il primo “filtro solidale per Instagram” (a pagamento a 0,89euro) disponibile per iPhone e Android, che permette di raccogliere fondi per sfamare gli affamati, ovviamente. Strategia giusta che non fa una piega e che ci piace.

Gli hashtag del food&beverage più utilizzati
Anche i food lovers non potevano non farsi travolgere dall’irresistibile tentazione di raccontare e condividere le loro food&beverage experience con amici ed altri appassionati del settore, tanto è vero che l’hastag #food è collocato al 55esimo posto con 9.699.039 milioni di  foto nella classifica dei 100 hashtag più utilizzati dal popolo di Instagram.
Tuttavia nella classifica dei top 100, non è l’unico legato al mondo del foods&beverage, poiché sono posizionati:
al 70esimo posto con 8.605,901 foto l’hastag #breakfast
al 71esimo posto  con 8.575,261 foto  l’hastag #instafood
all’86esimo posto con 7.803,003 foto l’hastag #cake
al 92 esimo posto con 7.578,029 foto l’hastag  #coffee

E Facebook non rimane a guardare
Un potenziale simile non poteva sfuggire agli occhi di “Paperon de Paperoni” del social media, sir. Zuckerberg, comprando Instagram nel 2012 a un miliardo di dollari tra contanti e azioni, più del doppio del suo valore economico riconosciuto.  Il CEO del social network ha spiegato che Facebook lavora da sempre per offrire ai propri utenti la miglior esperienza di condivisione delle foto e che l’acquisizione di Instagram ha perseguito quest’obiettivo.
Perché l’acquisto al doppio del suo valore? Domanda alla quale non è difficile rispondere, poiché tale operazione ha comportato in sostanza l’acquisizione di più di decine e decine di milioni di utenti, tanti quanti sono quelli che al momento usano Instagram sia su piattaforma iPhone che Android. Inoltre secondo Zuckerberg, la condivisione delle foto è uno dei motivi principali per cui la gente usa Facebook e Instagram è stata finora l’unica applicazione in grado di offrire agli utenti uno strumento alternativo a Facebook per condividere le proprie foto con gli amici in real time,  potendo commentare e a loro volta ri-condividere. Come su Facebook, appunto.
I brand del settore ci insegnano come fare social media marketing con Instagram
E le aziende l’hanno proprio capito, che la forza del visual storytelling è la chiave vincente sulle diverse strategie che si possano mettere in atto per creare engagement e relazioni di valore con le proprie community. Con l’utilizzo di numerosi hashtag specifici (in base al contenuto/emozione che vuole comunicare l’immagine) e la possibilità di condivisione della foto su Facebook, Twitter e Foursquare, Instagram permette al contenuto di ottenere un’esposizione tale e una diffusione virale che permette al brand di estendersi al di là dei suoi confini territoriali. E anche per questa ricetta di Instagram, è consigliabile seguire delle regole che possono aiutare un’azienda a gestire in maniera efficace una presenza sul portale di photosharing.
Regola#1: Postare immagini di valore che incarnano il life style del brand  - in altre parole non focalizzarsi troppo nelle foto del brand e del prodotto ma piuttosto postare immagini che rappresentino le passioni e il life-style che ruota intorno alla personalità dell’azienda e degli utenti/clienti o di tutti quelli che potrebbero essere i potenziali consumatori del brand.  In tutte le sue presenze nei canali social, Redbull fa chiave del suo successo, l’essere non autoreferenziale, scegliendo di rinunciare anche nella propria presenza su Instagram, a sponsorizzare la sua bevanda energetica e di dare invece grande spazio a tutti le passioni e alle attività del consumatore tipo e quello potenziale, che incarnano e che rientrano nello stile di vita della bevanda.  Redbull da voce agli sport estremi e agli eventi sportivi che annualmente sono organizzati in tutto il mondo, a dimostrare che non è il prodotto al centro della comunicazione, ma il mondo delle passioni sportive dei consumatori facenti parte del suo target.Redbull: 679.406 seguaci e il suo lifestyle negli sports

Regola#2: Coinvolgere gli utenti a produrre contenuti – Motivare fan a inviare foto di come utilizzano il prodotto o semplicemente come vivono la loro storia nel quotidiano con il marchio.  Non c’è da meravigliarsi se Starbucks si prenda ancora il merito su come un brand debba coinvolgere gli utenti a produrre loro stessi contenuti sulle loro esperienze con il marchio ed instaurarvi un legame affettivo al punto di essere ricordato e presente nella quotidianità della vita delle persone.  E i risultati si vedono, piazzandosi al terzo posto della classifica dei brand più popolari su Instagram. Il motto diventa “Let customers generate some of that content” e così la bacheca di Starbucks su Instagram si è popolata di una quantità incredibile d’immagini prodotte dai fans stessi del brand che raccontano le loro Starbuck’s experiences, nonché sugli eventi che si tengono presso la sede aziendale in Seattle e nei punti vendita sparsi in tutto il mondo.Starbucks – 1.196.941 seguaci e la sua forza nell’User-generated content marketing.
Parlando di coinvolgimento degli utenti capaci di fare del viral marketing efficace, non possiamo non ricordare l’iniziativa di un ristorante       latino americano a New York, Comodo, che ha recentemente creato un “menù Instagram”, stimolando i clienti a scattare foto delle food experience nel locale e condividerle in Instagram con l’hashtag #comodomenu. Ora, i clienti (e i potenziali clienti curiosi) sono in grado di cercare l’hashtag #comodomenu per vedere le foto dei piatti presentati dal ristorante e stuzzicare l’appetito dei più curiosi.

Comodo
Regola#3: Tenere un concorso – Organizzare un concorso è un’ottima soluzione per stimolare le persone a usare l’hashtag creato dall’azienda su un contest di valore capace di stimolare la creatività degli utenti, dando in premio un prodotto o un servizio.
Da Aprile 2012, Whole Foods, il noto retail americano di prodotti biologici, conosciuto anche come tra le imprese più socialmente responsabili, organizza ogni mese un contest su tematiche ambientali, da sempre uno dei valori fondamentali del brand. Da poche settimane un nuovo contest con l’hashtag #WFMearthling è partito, e mette in palio un premio settimanale di una carta regalo dal valore di $150. Whole Food Markets ha compreso molto bene che fornire l’occasioni ai consumatori di esprimere la loro creatività attraverso la condivisione di valori comuni, in questo caso legati al rispetto per l’ambiente, ricompensandoli per la loro partecipazione e condivisione delle foto, è senza dubbio una delle strategie più efficaci per rafforzare e costruire relazioni solide con la propria community.

WholeFoodMarket
Regola#4: Mostrare come i prodotti sono realizzati. Mettere in evidenza su Instagram come i prodotti sono realizzati, soprattutto nel settore enogastronomico, sicuramente a molti interessa.  Di conseguenza, perché non raccontare e documentare le fasi più rilevanti del processo di realizzazione del prodotto e condividerle su Instagram? L’azienda vitivinicola Oliver Winery, con sede nello stato americano dell’Indiana, risponde a questa domanda, mostrando le fasi della vendemmia e della vinificazione dei propri vini, pubblicando delle foto di “backstage” sul proprio Instagram  account. E’ un modo semplice ed efficace per far comprendere agli utenti, quali sono i processi di produzione, le tecniche moderne utilizzate e il personale coinvolto ad ogni fase della vinificazione.
Regola#5: Mostrare le persone che lavorano in azienda.Pubblicare le foto dei dipendenti dello staff è un modo per dimostrarsi trasparenti nei confronti dei propri followers oltre a rendere più umana l’azienda, raccontando tramite delle foto i momenti di vita lavorativa quotidiana dei dipendenti del brand. L’azienda produttrice di birre Rogue Ales, fotografando momenti di lavoro del suo personale, ha applicato questa regola dimostrando che il valore della trasparenza e comunicare il volto umano di chi lavora dietro all’azienda, sono leve indiscusse nella fidelizzazione e credibilità di un brand nei confronti dei propri fan.
Regola#6: Mostrare i nuovi prodotti che si stanno per lanciare.
Mostrare in esclusiva i nuovi prodotti che si stanno per lanciare , dando all’utente uno stimolo in più per seguire quel brand su Instagram, per la curiosità di conoscere quello che presto potrà acquistare, è un altro modo per mantenere l’attenzione dei followers. Alla maggior parte dei fans piace essere tra i primi a sapere le ultime novità, poiché fa sentire loro speciali.  Proprio come fa Oliver Winery con i suoi vini, che premia i suoi fans fotografando anteprime esclusive di nuovi vini con immagini relative al processo di produzione del nuovi prodotti.

Instagram e la ciliegina sulla torta
A Instagram mancava solo una cosa, fondamentale per il suo essere un perfetto portale di photosharing: poter taggare anche le persone nelle foto. Se alle domande “Cosa?” e “Dove?” Instagram ha risposto dapprima con gli #hastag per rispondere a “Cosa?”, alla geocalizzazione per di rispondere a “Dove?”, dal 16 Maggio finalmente, con la versione 3.5.0 Instagram può rispondere alla domanda che rappresenta la ciliegina sulla torta, ovvero “Chi?”, perché parliamoci chiaro, in ogni visual storytelling che si deve, ci sono sempre dei protagonisti. Sarà possibile con la nuova versione poter taggare nelle foto dalle persone ai locali preferiti, ovviamente se presenti su Instagram, potendo finalmente raccontare e condividere una storia in tutte le sue parti.
Con i suoi 100 milioni di utenti al mese, Instagram è la piattaforma di photosharing più virale del momento e rappresenta ormai per il settore un ristorante a cielo aperto, un vero è proprio ritrovo di gourmet e appassionati di food&beverage che, attraverso la produzione e la condivisione di una delle loro passioni, entrano in contatto. A questa immensa tavolata apparecchiata, le aziende del settore, fotografi, food blogger, chef, ristoranti e semplici appassionati consumatori si siedono e si ritrovano a dialogare con lo stesso linguaggio, dove l’appetito non vien mangiando, ma nella generazione e condivisione delle loro food experience.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 28/05/2013 @ 07:29:04, in Social Networks, linkato 1747 volte)

Per i più “multitasking”  utilizzare Twitter mentre si segue la trasmissione di programmi televisivi è diventato un rituale; ecco perché alcuni dirigenti  Twitter si sono riuniti per valutare come sfruttare al meglio questa abitudine dei propri utenti, consentendo agli inserzionisti di inviare messaggi pubblicitari durante la trasmissione di determinati programmi Tv.

Il nuovo prodotto aiuterà le aziende a rintracciare le pubblicità visionate dai telespettatori grazie ai loro commenti: “Quando le persone si sintonizzano con la tv lo fanno anche con Twitter”, ha commentato Matt Derella, direttore del settore brand and agency strategy di Twitter, che ha presentato il nuovo servizio a Manhattan.

Twitter ha anche annunciato di voler lavorare con alcune società – tra le quali figurano Time Inc., Bloomberg, Discovery, Vevo, Vice Media, Condé Nast Entertainment e Warner Music Group – per creare “Twitter Amplify”, una media-partneship volta alla vendita di contenuti video e clip che potranno essere condivisi sulla propria piattaforma; gli inserzionisti potranno inserire i loro annunci pubblicitari prima del contenuto che si andrà a visualizzare.
Il format è simile a quello che l’azienda ha annunciato di voler mettere in pratica, in collaborazione con ESPN e Ford, tramite l’inserimento di spot pubblicitari  nei replay di football lanciati sul social.

Jim Nail, analista di Forrester Research, mette in guardia Twitter sul numero di annunci pubblicitari consentiti sulla sua piattaforma: inserendo troppi annunci durante un programma televisivo “rischiano di perdere utenza e di farla perdere al programma.” Un portavoce di Twitter ha annunciato che, in tal senso, la società aveva già previsto dei limiti al numero giornaliero di spot proposti ad ogni utente.

Lo scorso mese Twitter ha firmato, inoltre, un accordo pluriennale con Starcom per permettere alle aziende di incrementare il numero di risorse disponibili per misurare e monitorare i dati riguardanti la pubblicità.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 21/05/2013 @ 07:27:09, in Social Networks, linkato 1891 volte)

Novità nell’universo Pinterest, che ha annunciato due nuove funzionalità che aumenteranno l’attrattiva per nuovi, potenziali inserzionisti. L’obiettivo di Pinterest è quello di rendere i Pins più utili e monetizzabili, integrando le immagini ai marchi associati, aggiungendo informazioni e rendendo il collegamento e il processo d’acquisto più immediati.  Potrebbe essere il primo passo verso un radicale cambiamento della percezione del social da parte degli utenti e dei potenziali partner.

La svolta arriverà con il lancio di tre differenti tipologie di Pins, suddivise per categorie: food, prodotti e film. L’integrazione funzionerà solo con elementi aggiunti tramite i siti delle aziende aderenti alla partnership: se si apre un pin nella categoria “Food”, ad esempio, saranno disponibili maggiori informazioni come la ricetta e gli ingredienti; quelli nella categoria “Film” daranno informazioni come il rating, il cast o la data prevista per l’uscita nelle sale; le foto nella categoria “prodotti” daranno informazioni utili su dove trovare e acquistare il prodotto condiviso.

Certamente in un futuro non troppo lontano potrebbe diventare un modello di business molto remunerativo, ma la società ha voluto sottolineare come le nuove categorie di Pins non siano una forma di pubblicità ma piuttosto un modo di fornire un servizio prezioso e più interattivo ai propri utenti.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 13/05/2013 @ 07:17:32, in Social Networks, linkato 2552 volte)

Su Facebook i Brand più seguiti in Italia ad Aprile 2013 sono KIKO Cosmetics, Libero, PosteMobile e Le Iene. Questo è quanto emerge dalla periodica rilevazione di Blogmeter che per questo mese ha analizzato 40 milioni di interazioni

Ed eccoci di nuovo a mostrarvi la rilevazione che ogni mese Blogmeter opera sui brand più seguiti su Facebook che si rivolgono al mercato italiano. Per la rilevazione che riguarda il mese di Aprile 2013, sono state rilevato 40 milioni di interazioni che riguardano appunto i brand monitorati. Con quali risultati?

Per il secondo mese consecutivo, per quel che riguarda la classifica dei Nuovi Fans, si piazza al primo posto la fan page KIKO Cosmetics Italia che ad aprile ha guadagnato ben 551 mila nuovi fans, un risultato eccezionale che si presenta per la prima volta in questo tipo di rilevazioni. In seconda posizione si piazza Glamoo Italia con 172 mila nuovi fans e in terza posizione troviamo la fan page di uno dei videogame più famosi, Need For Speed, con 166,115 mila nuovi fans. Ricordiamo che le ultime due sono delle new entry per questo mese, come lo sono anche Real Time e Hugo Boss che si piazzano rispettivamente in quarta e quinta posizione.

Passiamo a vedere ora uno dei dati, a nostro modo di vedere, più rilevante, cioè l’Engagement, quindi le interazioni sulle pagine. Anche per il mese di Aprile 2013 la fan page di Libero su Facebook è quella che accentra il maggior numero di interazioni, con una media giornaliera di 170 interazioni per ogni mille fans, quindi un livello di coinvolgimento molto alto rispetto al numero di fans. Al secondo posto troviamo la new entry Iron Man IT che in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche del terzo capitolo della saga ottiene durante il mese di aprile una media di 86,1 interazioni giornaliere per ogni mille fan; al terzo posto si conferma la pagina della rivista Famiglia Cristiana con un page engagement di 71,5. Segnaliamo, tra le new entry, la fan page di Mario – Una serie di Maccio Capatonda, la serie che va in onda su Mtv, la fan page di Porta a Porta e anche quella di Amici. Le ultime tre fan page sono la testimonianza della crescita del fenomeno della Social Tv.

Per quanto riguarda i Tempi di Risposta in base alle richieste fatte sulle fan page, a guidare la classifica Response Time c’è PosteMobile che fa registrare un tempo di attesa medio di 1 ora e 16 minuti per rispondere alle domande degli utenti sulla propria pagina (264 in totale), segue Poste Italiane che ha risposto a 699 post degli utenti facendoli attendere mediamente 1 ora e 27 minuti, mentre al terzo posto si conferma Vodafone it con un response time medio di 1 ora e 36 minuti e 1.207 richieste degli utenti soddisfatte. TIM, pur perdendo la prima posizione, è il brand che ha risposto al maggior numero di richieste, ben 1.466.

Il post più coinvolgente, con oltre 39.800 interazioni, è quello pubblicato sulla fan page de Le Iene e ritrae Iary Blasi che invia un bacio virtuale ai fan del programma. In seconda posizione troviamo una foto sulla pagina di ROBA DA DONNE che ritrae una simpatica nonnina che per il suo novantunesimo compleanno chiede di mettere “mi piace” alla sua foto, ottenendo in risposta ben 36.600 interazioni! Terza posizione occupata da As Roma con il post che celebra l’accesso alla finale di Coppa Italia.

Via InTime

 
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