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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 13/04/2011 @ 07:12:41, in Social Networks, linkato 1658 volte)

Crescono i profili degli over65 italiani sui social network. Nel nostro paese sono 1,5 milioni gli anziani che possiedono una pagina Facebook. L’utilizzo della rete è un fenomeno sempre più diffuso anche tra i meno giovani, che stanno scoprendo le potenzialità di internet, del social networking (praticato dall’8% degli appartenenti alla categoria) e dei servizi di comunicazione offerti dal web.

Skype, per esempio, è utilizzato da oltre un milione di anziani per comunicare con nipoti e parenti lontani. E pare che la piattaforma sviluppata da Mark Zuckerberg abbia anche effetti benefici sulla memoria. Secondo uno studio condotto dall’Associazione italiana psicogeriatria, l’utilizzo quotidiano di Facebook allena le sinapsi e stimola i nonni internauti.

Va Quo Media

 

Se fosse una nazione, sarebbe la quarta più popolata al mondo dopo Cina, India e Stati Uniti. Decollano gli accessi a Facebook da cellulari e tablet: il social network ha appena superato la soglia di 250 milioni di utenti unici mensili che leggono le sue pagine in strada, in viaggio o a casa senza impiegare una connessione alla rete fissa.

Per accedere ai loro profili utilizzano le applicazioni software da iPhone, Blackberry, Nokia e smartphone con il sistema operativo Android. La maggior parte naviga attraverso i browser. Anzi, Facebook ha semplificato l'interazione per il suo pubblico. Finora aveva una pagina dedicata ai dispositivi con schermo touch e un'altra per i cellulari meno potenti. Ma gli sviluppatori software hanno ammesso che era troppo complesso gestire l'evoluzione di ogni versione del social network. E quindi hanno costruito una singola piattaforma all'indirizzo m.facebook.com. Nel mondo la rete sociale online lanciata da uno studente di Harvard, Mark Zuckerberg, e da tre suoi amici del college ha raggiunto 600 milioni di persone.

Ma per le successive espansioni Facebook guarda ai paesi in via di sviluppo, a partire dall'India dove ha aperto di recente un centro per gli sviluppatori software e ha conquistato il podio come social network più frequentato, sottraendo il primato a Orkut. Diventa decisivo l'accesso da cellulare, soprattutto nelle aree non raggiunte da connessioni fisse. Secondo l'Itu alla fine dell'anno scorso erano 5,3 miliardi gli utenti di telefonia mobile: può collegarsi ai network di telecomunicazione il 90% della popolazione. E Facebook si prepara all'avanzata. Ha comprato Snaptu: è un'azienda specializzata nell'arricchimento dell'interazione con il social network attraverso gli schermi di cellulari meno potenti degli smartphone.


L'espansione procede rapida. Lo scorso febbraio la rete sociale online aveva 100 milioni di utenti attivi che leggevano le sue pagine in mobilità, raddoppiati a novembre. E da allora si sono aggiunte altri 50 milioni di persone.

di Luca Dello Iacovo su IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 11/03/2011 @ 07:31:42, in Social Networks, linkato 1505 volte)

Warner Bros. è la prima major cinematografica a sbarcare su Facebook con un servizio di film a noleggio. Per 3 dollari a visione, la casa di produzione permetterà agli utenti di guardare i titoli del proprio catalogo in streaming all’interno del social network.

Per il momento il servizio è attivo solamente negli Stati Uniti, ma Warner prova a sfruttare la capillare diffusione di Facebook per supplire al sempre più asfittico mercato dei dvd a noleggio. Il social network rimpiazza Blockbuster, a suo modo: gli utenti potranno disporre del film scelto sul proprio account per due giorni, interrompendo e riprendendo la visione a ogni accesso.

Non mancherà la possibilità di commentare le pellicole attraverso post e status, coinvolgendo amici di bacheca.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 04/03/2011 @ 07:10:10, in Social Networks, linkato 1451 volte)

Prendo spunto da questa notiza letta su TechCrunch.

In breve: si parla di un'app per FB che notifica immediatamente quando una coppia si scioglie, quando due si lasciano.

Nata per poter immediatamente tacchinare l'uomo o la donna che da tempo ci turba i sonni (ma che era irraggiungibile in quanto impegnato e fedele), questa app apre le porte ad un futuro alternativo.


Le conseguenze in termini di marketing sono straordinarie. Bisognerebbe linkare a questo evento un'immediata campagna di marketting diretto per siti di appuntamenti, o quantomeno resettare le priorità dei banner che queste persone vedono.

Siamo in piena profilazione, ci autoprofiliamo modificando il nostro status, i nostri parametri su Facebook... giusto che gli inserzionisti ne approfittino e ci raggiungano con consigli per gli acquisti  pensati su misura, no? ; - )

Scherzi a parte, mi aspetto di vedere in futuro tutta una serie di attività di marketing "su misura" basate proprio su sistemi analoghi di profilazione/autoprofilazione sui Social. Avrebbe molto senso, se fatto con garbo e con rispetto...

 

Corrono le valutazioni dei social media. E i grandi investitori fanno a gara per accaparrarsi una fetta delle società più calde. Dopo Goldman Sachs con Facebook, adesso è il turno di Jp Morgan: la banca meglio uscita dalla crisi finanziaria ha messo gli occhi su Twitter, re del microblogging. Un nuovo fondo «digitale» lanciato dalla banca – il Digital Growth Fund – sta trattando l'acquisto di una quota di minoranza nel gigante dei messaggi da 140 caratteri: forse il 10%, a cifre che valutano l'azienda circa 4,5 miliardi di dollari. Non basta: avrebbe già fatto incetta di titoli sul mercato grigio, dove sono scambiate le azioni delle società non quotate.
La sfida dell'iPad: superare se stesso per stare al vertice (di Antonio Dini)

Twitter è tra i protagonisti dell'impennata dei valori dei «marchi» internet di nuova generazione, nati negli ultimi cinque anni e non ancora sbarcati in Borsa. Nelle scorse settimane era trapelato che alcuni investitori sarebbero stati disposti a valutare il gruppo ben di più, fino a otto o dieci miliardi. Ma non è il solo social media a tenere banco: la valutazione di cinque delle più ambite stelle online odierne ha superato i 120 miliardi, sollevando lo spettro di bolle speculative.

Tutto comincia con Facebook: guardando gli scambi sui mercati grigi, è lievitato fino a 84 miliardi. Questo dopo che l'investimento targato Goldman pochi mesi or sono l'aveva già spinto a 50 miliardi. Il newtork per professionisti LinkedIn, da parte sua, ha sfiorato i quattro miliardi. Groupon, colosso dello shopping scontato che ha aperto i battenti nel 2008, è arrivato a 15 miliardi una volta respinte le avances da sei miliardi di Google. Mentre Zynga, popolare creatore di giochi sociali online, oscilla tra i sette i nove miliardi.

Molti di questi protagonisti possono far valere una crescita esponenziale delle loro attività accanto alle valutazioni. Groupon ha moltiplicato il giro d'affari a 760 milioni di dollari nell'ultimo anno, ben 23 volte i 33 milioni del 2009. E ha 60 milioni di utenti in 42 paesi del mondo. L'interrogativo è se questa crescita sia sostenibile, traducibile in crescenti guadagni e sufficiente a giustificare valutazioni multimiliardarie.

Twitter, nato nel 2006, è un ulteriore esempio di questo dilemma. La sua marcia è innegabile: con più di 200 milioni di utenti, è stato citato anche tra i grandi facilitatori di proteste e trasformazioni in Medio Oriente. Quest'anno dovrebbe riportare 150 milioni di entrate, grazie alla pubblicità partita dallo scorso aprile. Le valutazioni hanno tuttavia spiccato il volo oltre ogni previsione: un miliardo ancora nel 2009, 3,7 miliardi a fine 2010, tra i 4,5 e i dieci oggi. C'è chi non teme gli effetti sui mercati e sull'economia di una bolla: le ragioni più citate sono l'esiguo numero e l'estrazione d'elite degli investitori che, al contrario del passato, scommettono sui social media. E la concentrazione delle «puntate» su pochi leader del settore, che avrebbero maggiori chance.

Ma restano le perplessità sul futuro. Il rischio è che le grandi operazioni attorno a Twitter e altri marchi abbiano eccessive finalità finanziarie e troppo poco industriali. Ne è convinto il professor Giuliano Noci, vicedirettore del Mip, la business school del Politecnico di Milano: «Siamo davanti a logiche eccessive e valutazioni che ricordano una certa esuberanza irrazionale, come la definì all'inizio degli anni duemila l'allora governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan».

Il valore per utente di Twitter sulla base del deal Jp Morgan sarebbe di 23 dollari, il doppio di quanto Aol ha pagato l'Huffington Post, «che ha fonti di revenue più chiare». Senza contare che l'operazione Jp Morgan-Twitter, sostiene Noci, potrebbe avere la sola ottica della speculazione e puntare alla rivendita delle quote a Microsoft e Google, indietro nel segmento dei social network». Intanto la sete di scommesse degli investitori non accenna a placarsi. Il fondo «digitale» di Jp Morgan ha raccolto 1,2 miliardi, il doppio delle attese. E dopo Twitter ha nel mirino Zynga.


di Daniele Lepido, Marco Valsania e Antonio Dini su IlSole24ORE.com

 
Di Altri Autori (del 22/02/2011 @ 07:13:30, in Social Networks, linkato 1337 volte)

Un pubblico all’altezza del loro nome e del loro appeal: Google e Facebook, negli Stati Uniti, attraggono un’utenza per lo più giovane e con un livello d’istruzione alto. E ricchi. Lo dice una ricerca promossa dal quotidiano Usa Today e svolta fine 2010 da Gallup su un campione di adulti americani, secondo cui i seguaci dei due siti sono per oltre il 50% sotto i 50 anni, hanno una laurea e guadagnano almeno 90mila dollari l’anno.

Secondo l’indagine, uomini e donne mostrano un interesse simile verso Facebook (il 42% dei maschi e il 45% delle femmine intervistate ha un account proprio), mentre gli uomini usano di più Google (63% contro il 56% delle donne), che comunque resta il motore di ricerca più popolare: il 40% totale del campione ha dichiarato di visitare le pagine di BigG almeno una volta a settimana.

Ma la forza motrice dei due celebri siti, come detto, sono i giovani benestanti: tra i 18 e i 29 anni, l’83% naviga su Google e il 73% ha un account Facebook. I dati calano sensibilmente se si considera la categoria più anziana, gli over65, in cui il 34% sfrutta i servizi di Mountain View e solo il 17% ha una propria pagina sul social network di mark Zuckerberg.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 16/02/2011 @ 07:07:49, in Social Networks, linkato 1353 volte)

Negli Stati Uniti nasce Everloop, primo social network pensato per i bambini tra gli 8 e i 13 anni. Il progetto coinvolge alcuni investitori privati che sperano di catalizzare l’attenzione delle scuole e dei marchi dedicati all’infanzia. Everloop funziona più o meno come Facebook, ma richiede la certa verifica dei genitori al momento dell’iscrizione.

I genitori possono anche scegliere di ricevere notifiche sulle attività svolte dal figlio nel social network e possono disattivare alcune delle funzioni, quali le richieste di amicizia ricevute e la chat.

Everloop è stato programmato tenendo conto del Children’s Online Privacy Protection Act, legge che poibisce ai siti web di chiedere e archiviare informazioni degli internauti sotto i 13 anni.

Via Quo Media

 

Ecco Habbo, il social network alternativo a Facebook con poca pubblicità e monete digitali

Facebook è ancora alle prime sperimentazioni con la sua valuta elettronica, i "credits". Ma non è all'avanguardia. A superarlo, per esempio, è stato Habbo, un ibrido tra mondo digitale e social network dove gli utenti entrano con le figure di un avatar, hanno una loro abitazione e si incontrano. Come in un videogioco.

Ma è un ambiente diverso rispetto a Facebook. C'è poca pubblicità. E gli iscritti utilizzano una moneta digitale per gli acquisti, i "credits": a spenderli sono nove utenti su dieci. Simili a dobloni con una "H" incisa sui lati, hanno portato nelle casse un fatturato da 49 milioni di euro in un anno. Ma Habbo ha seguito una strada diversa da social network e altri "virtual worlds". Scommettendo da subito su avatar e stanze da abitare. E ha appena tagliato il traguardo di 200 milioni di utenti registrati: in Italia sono sei milioni.

Ma Facebook all'inizio ha puntato soprattutto sugli studenti universitari: sono stati i primi a iscriversi in massa alla rete sociale online. Ma finora non è ancora diffuso l'impiego di monete digitali per le transazioni, come i "credits": sono spese soprattutto nei videogiochi e sono acquistabili online. Si tratta, però, di sperimentazioni ancora ai primi passi. Habbo, invece, ha avuto già successo nella vendita di beni virtuali: mobili per l'arredamento, vestiti da comprare, giochi. Da subito è diventato un punto d'incontro per gli adolescenti: in Italia acquistano i "dobloni" attraverso carte prepagate in tabaccheria, come avviene con il credito telefonico. Oppure, richiedono un addebito sul telefono fisso.

Circa l'8-10% degli italiani che frequentano il mondo digitale compra i "credits". «Per gli adulti spesso è impensabile spendere monete reali per banconote virtuali, ma i più giovani sono abituati: è una nuova cultura e una differente modalità di fruizione», osserva Silvia Vianello, Sda Bocconi Professor dell'Area Marketing. Nelle altre nazioni, invece, il mezzo di pagamento più utilizzato sono gli sms inviati dai cellulari. Ma in una decina di anni Habbo ha costruito 150 alternative per l'adozione della moneta digitale a seconda delle nazioni. È una miniera d'oro già valorizzata da anni in Estremo Oriente, soprattutto in Cina e in Giappone. Facebook muove i primi passi. Il giro d'affari stimato per i beni virtuali è di 2,1 miliardi di dollari entro l'anno.

di Luca Dello Iacovo su IlSole24ORE.com

 
Di Altri Autori (del 11/02/2011 @ 07:54:56, in Social Networks, linkato 1412 volte)

Sette anni di vita e oltre 600 milioni di utenti nel mondo: Facebook è senza dubbio il social network più popolare. In Italia, la creatura di Mark Zuckerberg conta 18 milioni di utenti, di cui 12 attivi quotidianamente.

Di questi, 4 milioni accedono ai propri account attraverso connessioni mobili. Tra le regioni più attive su Facebook, come evidenzia un'infografica di Vincosblog, vi sono il Lazio, con 2,45 milioni di iscritti, e la Lombardia, con 1,84 milioni.

Decisamente meno interessate al social networking sono il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta, il Molise, l’Abruzzo e la Basilicata, tutte con meno di 30mila utenti.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 08/02/2011 @ 07:12:34, in Social Networks, linkato 1409 volte)

L'ultima frontiera della comunicazione online si chiama tempo reale. Primo a segnare il passaggio verso l'immediatezza nello scambio e nel consumo di informazioni è stato Twitter, seguito oggi da numerosi altri servizi del social web . Una accelerazione del modo di stare online che ha presto contagiato le aziende e la concezione stessa della comunicazione, del marketing e del rapporto con i consumatori su Internet. Un tema che sarà affrontato e approfondito nel volume "Fare business con i social network" in edicola giovedì prossimo con Il Sole 24 Ore.
 
Se solo pochi anni fa un cliente insoddisfatto poteva lamentarsi con gli amici, scrivere una lettera di reclamo, inviata in copia alle associazioni di consumatori e ai giornali, oggi il Web 2.0 rende questo processo istantaneo, quanto globale. Il rischio, per una azienda disattenta, è vedere la propria reputazione compromessa in pochi minuti, soprattutto quando il passaparola si diffonde e si amplifica attraverso i social network. Dalla sfera privata della propria rete di amici in Facebook, una cattiva esperienza può essere facilmente rilanciata di tweet in tweet, fino a fare il giro del mondo in una manciata di secondi.

I giornalisti e gli editori sono i primi ad averne subito l'impatto. Dai terremoti segnalati online prima che i sismologi informino i media, fino alle recenti manifestazioni di piazza in Egitto, raccontate su Twitter prima di essere trasmesse in televisione, le notizie viaggiano ormai in una agenzia di stampa globale dal basso, in cui partecipano cittadini testimoni di eventi, giornalisti e protagonisti in prima persona, in un rincorrersi di aggiornamenti frenetici.

Il tempo reale produce effetti tangibili anche nei confronti delle relazioni personali e del modo di comunicare. Su Facebook i contenuti e i commenti degli amici sono visualizzati nel momento stesso in cui i nostri amici li scrivono, grazie ad una tecnologia già sperimentata sul network FriendFeed. Nell'ambito della condivisione di conoscenza, domande e risposte formulate dagli utenti su Quora – la piattaforma più in voga del momento – si susseguono in un flusso continuo, senza soluzione di continuità.


Visto con gli occhi del business, il real time web può creare e distruggere fortune in tempi molto brevi. David Meerman Scott, nel suo Real Time Marketing & PR di prossima uscita nella traduzione italiana per Hoepli, racconta di come una semplice chitarra possa ben esemplificare tale rivoluzione. Il caso è quello del musicista David Caroll e della sua chitarra danneggiata irreparabilmente durante un volo con la United Airlines. Incapace di rispondere alle lamentele dell'artista, la compagnia aerea si trova a subire un pesante danno d'immagine, causato dalla pubblicazione su YouTube di un video musicale in cui Caroll racconta l'episodio a modo suo: "United breaks guitars". Il passaparola in pochi giorni è tale da ricevere l'attenzione dei principali network radiotelevisivi americani, in cui Caroll è intervistato su quanto accaduto. Tempo reale può significare anche opportunità inaspettate, per chi sa coglierle.

Intercettato il caso Caroll, il produttore di custodie per strumenti musicali Calton Cases si inserisce nel flusso del passaparola con un video di risposta su YouTube e contatta l'artista per proporgli di diventare suo testimonial. Trovato presto un accordo, a due settimane dal primo video la custodia "Caroll's Traveller's Edition" è sul mercato, riscuotendo subito grande successo.

di Luca Conti su IlSole24ORE.com

 
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