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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 17/06/2020 @ 07:18:58, in Social Networks, linkato 994 volte)

LinkedIn ha pubblicato alcune novità sul funzionamento del suo algoritmo di classificazione dei contenuti (le cui caratteristiche avevo approfondito qui).

Quando l’utente entra nella piattaforma, il sistema individua una lista di possibili post candidati ad essere mostrati. La scrematura dei candidati viene effettuata applicando ad ogni post un'”algoritmo di classificazione leggero” che ha il compito di prevedere se sarà gradito dall’utente.

Cosa considera l’algoritmo di classificazione di LinkedIn

La previsione, fatta grazie a modelli di machine learning, tiene conto di:

  • P (l’azione) = la probabilità che l’utente compia un’azione vedendo il post candidato ad essere mostrato
  • E [downstream clicks/virals | action] = l’effetto downstream ossia l’effetto virale che si genererebbe (interazioni successive) nel caso in cui l’utente che vede il post candidato compisse un’azione (es. un like)
  • E [upstream value | action] = l’effetto upstream ossia l’effetto positivo sull’autore del post (in termini di motivazione a scrivere di più) che si potrebbe generare se l’utente che vede il post candidato compisse un’azione (es. un commento).

Questi tre elementi vengono bilanciati in modo da mantenere un ecosistema di notizie “salutare”. Più facile a dirsi che a farsi. In realtà il sistema tenderà a mostrare solo i post che hanno più probabilità di essere cliccati. Ecco perché è stato introdotto un segnale nuovo: il tempo di permanenza.

L’importanza del tempo di permanenza

Il tempo di permanenza, di cui già tiene conto l’algoritmo di Facebook, è un segnale dell’interesse verso un contenuto molto utile. Infatti i click e le altre interazioni non sempre bastano. Ci sono utenti passivi che leggono i post senza compiere azioni, utenti che cliccano un link ma subito chiudono la pagina o che lasciano un like compulsivo su contenuti qualitativamente poveri.

Tipicamente ogni aggiornamento permette di considerare due tipi di tempo di permanenza. Il primo “sul feed” che parte dal momento in cui almeno metà del contenuto appare sullo schermo di chi scrolla. Il secondo è quello “dopo il click” ossia il tempo speso sul contenuto linkato.

linkedin algoritmo e tempo di permanenza

Analizzando milioni di post diversi, LinkedIn ha correlato il periodo di visualizzazione del post con la probabilità di interazioni. Come immaginabile, c’è un tempo Tskip nel quale l’utente “guarda e passa” (la linea verde tratteggiata), trascorso quel tempo, più rimane a leggerlo, più aumenta la probabilità di una nostra interazione. Dunque oggi l’algoritmo di classificazione di LinkedIn considera anche questo fattore quando deve decidere quali aggiornamenti mostrarci.

Si tratta di un ulteriore passo, non ancora decisivo, nella previsione dell’interesse verso un contenuto per via algoritmica. Non a caso parlo di interesse e non di qualità del contenuto.
Perché il tempo speso può essere un fattore facilmente sfruttabile da chi cerca attenzione, senza offrire sostanza. Sono quelli che scrivono post demagogici o inutilmente lunghi e pieni di tag. Se ne incontrano tanti nell’open space LinkedIn, che assomiglia sempre più al centro commerciale Facebook.

Via Vicos blog


 
Di Max Da Via' (del 19/05/2020 @ 07:52:44, in Social Networks, linkato 1032 volte)

Il 24 aprile Facebook annuncia con un comunicato stampa ufficiale  il lancio delle Messenger Rooms, nuova funzionalità di Facebook, che pare presto sarà disponibile per Instagram Direct, Whatsapp e Portal.

È diventato così ancora più facile passare il tempo con gli amici e i nostri cari su Facebook, soprattutto in tempo di pandemia, quando tutti i programmi di video conferenza hanno spopolato. Facebook ha registrato un uso più che raddoppiato dei suoi servizi di videochiamata tramite Messenger e WhatsApp e delle dirette live su Facebook e Instagram. E così non ci ha messo molto ad aggiungere un nuovo strumento.

Si tratta della possibilità di creare vere e proprie stanze virtuali e organizzare video chiamate di gruppo senza limiti di tempo, includendo fino a 50 persone. È possibile aprire la stanza dal proprio profilo personale e poi condividerla sul proprio News Feed, su gruppi o eventi, in modo che per le persone sia facile unirsi.

Facebook studia sempre di più ciò che facciamo nella vita reale e tenta di ricreare online degli spazi virtuali per poter continuare le situazioni offline anche sulla proprio piattaforma. Ci dimostra come metta sempre di più gli utenti e le loro esigenze al centro di tutto.

messenger rooms

Come funziona Messenger Rooms

Crei la stanza virtuale direttamente dal tuo profilo sia da cellulare che da desktop. Puoi scegliere di personalizzare l’attività della stanza, chi può accedere (se i tuoi amici o persone specifiche con invito o condivisione di link). Non è necessario essere iscritti a Facebook per partecipare a una videochat su Messenger Rooms, basta cliccare sul link condiviso da chi ha creato la stanza virtuale. È possibile inoltre iniziare subito oppure programmare la videochiamata di gruppo in altro momento.

I vari partecipanti entrano ed escono a piacimento e come admin, chi ha creato la stanza può decidere di rimuovere membri e condividere lo schermo (con massimo 10 partecipanti).

Quando l’admin esce, la stanza continua ad esistere e le persone possono continuare a tenerla attiva, entrando e uscendo, oppure l'admin può decidere di cancellarla.

messenger_rooms

4 modi per usare le Messenger Rooms come strumento utile per le attività commerciali su Facebook

Ma veniamo agli scenari possibili che si potrebbero aprire grazie a Messenger Rooms.

Queste stanze virtuali possono diventare veri e propri strumenti utili per aumentare l’engagement della nostra community. Metterci la faccia, creare servizi personalizzati porta i suoi frutti. Creare una relazione con i propri utenti porta ad avere risultati di conversione sicuramene più alti, soprattutto per le attività commerciali, anche locali.

  1. Creiamo esperienze esclusive

Le stanze possono diventare luoghi online dover poter regalare ai nostri migliori fans delle esperienze esclusive insieme a noi, referenti del brand. Una sorta di premio agli utenti più attivi o ai migliori clienti del nostro eCommerce. Possiamo offrire la possibilità di un’esperienza immersiva ed esclusiva, cui gli altri non hanno accesso.

  1. Offriamo incentivi

Un altro modo per sfruttare questa nuova funzionalità potrebbe essere quello di incentivare a comprare i nostri prodotti o servizi, offrendo delle sessioni private con approfondimenti, maggiori informazioni, consigli utili e altro ancora sul prodotto stesso. Si possono creare degli appuntamenti fissi a scadenza settimanale o mensile. Una sorta di servizio aggiuntivo per stare vicino ai clienti che scelgono i nostri prodotti o servizi.

messenger rooms

  1. Convidiamo tutorial

Possiamo anche creare delle stanze che insegnino qualcosa, proponendo degli incontri formativi, dei veri e propri tutorial. Pensiamo a quanti lavorano nel campo della formazione e vendono corsi, o che svolgono attività legate al food che potrebbero proporre ricette e 'how to' di ogni tipo, o ancora a parrucchieri ed estetiste che potrebbero pensare a sessioni online con consigli utili da mettere in pratica quando non puoi recarti in negozio. Chi ora propone lezioni di fitness, yoga o pilates potrebbe offrire classi virtuali su Messenger Rooms anziché su altri strumenti.

  1. Coinvolgiamo gli influencer

Se lavoriamo con influencer, testimonial di spicco del nostro marchio, importanti per la nicchia di utenti cui ci rivolgiamo, coinvolgiamoli nella creazione di stanze per poter incontrare direttamente i nostri follower. Un modo per creare un rapporto esclusivo, proporre sessioni di domande e risposte, interviste, lasciando aperto l’intervento a chi entra nella stanza. Come sempre l’inventiva e la creatività possono essere infinite. Sicuramente mettersi a disposizione dei propri utenti, dimostra grande disponibilità e regala un valore aggiunto alla community.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 01/05/2020 @ 07:43:41, in Social Networks, linkato 969 volte)

La pandemia da Sars-CoV-2, costringendoci a rimanere a casa, ha determinato un mutamento nella percezione dell’utilità della tecnologia e anche delle abitudini della popolazione mondiale.

Ha fatto capire a molti intellettuali, ma anche a semplici superficiali, che i dispositivi connessi non limitano necessariamente le esperienze. Al contrario, in una situazione di limitazione delle esperienze nella quale si acuisce la percezione di ciò che abbiamo perso, possono aiutarci a ricostruire la fisicità perduta e a tenere in vita le relazioni. Soli, ma insieme, grazie alle tecnologia.

Amplificazione di vecchie abitudini e insorgere di nuovi bisogni

L’impossibilità di spostarsi, se non per gli acquisti essenziali, ha amplificato il bisogno di sfruttare la rete per sopperire alle attività che richiedevano la presenza fisica e ha creato nuovi bisogni temporanei. Abbiamo trascorso più tempo a fare cose che facevamo prima, ma abbiamo anche imparato a fare nuove cose, con l’aiuto delle tecnologie di rete.
Ad esempio abbiamo sviluppato un desiderio, quasi spasmodico, di intrattenimento e comunicazione, dettato probabilmente dalla voglia di evadere dalla prigione domestica. Secondo McKinsey, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, il 64% degli italiani ha incrementato la fruizione di contenuti online e il 62% l’uso dei videogiochi e le chat.
Allo stesso tempo abbiamo anche iniziato, forzatamente, ad usare alcuni strumenti di apprendimento e di lavoro a distanza. Il 57% ha usato per la prima volta tool per la scuola da remoto e il 42% le videoconferenze per uso professionale (dato più alto rispetto a quello di Francia e Germania). Un buon numero di early adopter anche tra coloro che non avevano mai fatto lezioni online per tenere in forma il corpo e la mente (rispettivamente 38% e 22%).

I servizi internet più usati durante il Coronavirus

Stando a casa è cambiata la modalità di fruizione di internet: è diminuita la quota di utilizzo della rete mobile ed è aumentata la navigazione da desktop. Si usano ancora molto gli smartphone, ma connessi al wifi casalingo e, comunque, vengono preferiti gli schermi più grandi.
Di questo stato di iperconnessione non hanno beneficiato tutti i servizi online. Naturalmente a soffrire di più sono stati quelli che permettono l’organizzazione di viaggi (weroad.it -140% di traffico web a marzo rispetto a gennaio), tra questi tutte le compagnie di trasporto e di noleggio (herz.it -80% di traffico).
Ad esplodere sono state sei tipologie di servizi che rispondono a specifiche esigenze che si sono accentuate in questo periodo.

E-Commerce e Delivery: le aziende al dettaglio già equipaggiate con un ecommerce e appartenenti a settori merceologici essenziali hanno beneficiato di questa situazione di reclusione forzata, anche se hanno dovuto riorganizzare la catena logistica a causa della domanda inattesa.
Gli altri, come l’abbigliamento e la cosmesi, stanno soffrendo. Certamente è cresciuto il bisogno di ordinare cibo a domicilio sia direttamente dai supermercati (Coop, Esselunga, Carrefour hanno avuto incrementi di visite ai siti di oltre il 200% a marzo rispetto a gennaio), sia attraverso gli intermediari (Glovo ha avuto un’impennata di traffico di circa il 100% e Deliveroo di circa il 50%).

Informazione: sono cresciuti gli accessi ai siti che permettono di essere aggiornati sull’evoluzione dell’emergenza, anche in maniera dettagliata. A marzo gli accessi a Repubblica.it sono cresciuti del 55%, al Corriere.it del 59% e al Sole 24 Ore del 149%. A beneficiare di un impatto positivo è stata anche l’informazione settoriale, ad esempio OrizzonteScuola.it ha toccato i 5 milioni di utenti unici (+70%) e Zanichelli 1,8 milioni di utenti unici (+154%).

Lavoro/Istruzione: per molti l’attività professionale si è spostata tra le mura domestiche e dunque ci si è dovuti attrezzare per imparare ad utilizzare le piattaforme necessarie per lavorare e imparare a distanza. 
A marzo l’applicazione per videoconferenze più scaricata dagli italiani è stata l’outsider Zoom (oltre 2,3 milioni di volte) che è stata anche quella che ha subìto il maggiore incremento di utenti giornalieri insieme a Hangouts Meet. Ma la più utilizzata dagli italiani rimane Skype, usata quotidianamente da oltre 300.000 utenti Android, seguita da Zoom (120.000).

applicazioni videoconferenza download coronavirus

Intrattenimento: la quota di tempo dedicata a qualche forma di svago o di cura degli interessi personali (hobby, audio/video streaming, videogames, porno) è aumentata e si è polverizzata lungo tutto il corso della giornata.
I dati di marzo della fruizione di contenuti da desktop mostrano che YouTube, con i suoi 33,7 milioni di visitatori unici, è il centro nevralgico dell’intrattenimento perché permette la massima libertà di costruzione del proprio palinsesto.
Seguono Mediaset.it (17,9 milioni di visitatori unici) e Sky.it (13,6 milioni). Più in basso RaiPlay (6,7 milioni), La7.it (6,6 milioni). Tra gli over the top Amazon Prime Video ha attratto ben 6,3 milioni di visitatori da desktop probabilmente perché molti si sono accorti che era compreso nel proprio abbonamento Prime. Netflix ha ricevuto 4,9 milioni di visitatori da desktop, ma rimane leader tra le app di streaming.

Comunicazione: l’utilizzo delle app dedicate alla messaggistica istantanea, per rimanere in contatto con parenti e amici, non è cresciuto in termini di tempo speso, ma si è allargata l’arena competitiva e la base degli utilizzatori nel giorno medio.
Anche in questo periodo di isolamento la chat preferita dagli italiani è stata WhatsApp, stabile in termini di utenza giornaliera, ma unica a crescere in termini di tempo si utilizzo (55 minuti a persona al giorno). Hangouts, la chat consumer di Google, è la sola ad aumentare i suoi utenti quotidiani (su Android).
L’app più scaricata in questa categoria è stata Facebook Messenger (1,6 milioni di download a marzo), seguita a sorpresa da Telegram (1,5 milioni). Marzo segna la comparsa della novità Houseparty con 1 milione di download e una crescita di utenti giornalieri dell’8000%.

Social: non potendo frequentare i luoghi fisici di aggregazione, gli italiani si sono ritrovati nelle piazze della rete. La classifica di preferenza rimane invariata rispetto alla mia analisi annuale, ma ci sono delle novità interessanti. Sono cresciuti i social che incorporano una forte funzione di intrattenimento. A marzo Facebook ha fatto registrare 41 milioni di accessi unici da desktop (+43% rispetto a febbraio). Cresce anche Twitch, il sito di game streaming, che totalizza 25 milioni di visite (+25%).
L’applicazione di gran lunga più scaricata è stata TikTok (oltre 1,6 milioni di volte ossia +50%) seguita da Instagram (oltre 1,1 milioni).
Nel grafico in basso, che mostra la crescita degli utenti giornalieri Android, si nota che TikTok e Twitch sono quelli che hanno incrementato maggiormente la propria utenza (rispettivamente 18,7% e 20,4%).

crescita utenti giornalieri social app marzo 2020

Quando ritorneremo ad uscire dalle nostre case per riprendere la routine della vita pre-covid19 l’utilizzo di molti servizi si attenuerà, ma alcune abitudini rimarranno perché l’ostacolo psicologico all’utilizzo è stato rimosso, anche se forzatamente. L’insegnante avrà meno timore a organizzare una video lezione e la casalinga più restia si concederà il lusso dell’home delivery, dopo una giornata faticosa.

* L’analisi sull’utilizzo delle applicazioni è stata fatta considerando i dati Similarweb del Play Store italiano. In Italia Android rappresenta l’83% delle istallazioni mobili (Kantar).

 
Di Max Da Via' (del 21/04/2020 @ 07:01:54, in Social Networks, linkato 1152 volte)

E’ormai evidente anche ai marketing manager meno attenti all’evoluzione dei social media che senza un investimento pubblicitario non è possibile ottenere una sufficiente circolazione dei contenuti sulle piattaforme sociali. Di conseguenza risulta fondamentale avere dei benchmark su costi e performance dei diversi posizionamenti pubblicitari sulle piattaforme disponibili.
Dall’ultimo report AdStage ho selezionato alcuni dati sui KPI più usati nel social advertising del 2019 che, anche se riferiti al mercato statunitense, possono essere utili come punti di riferimento (qui i dati del 2018). Vi consiglio di dare un’occhiata anche agli andamenti per trimestre perché il prezzo fluttua in ragione dei volumi di domanda e offerta.

I costi della pubblicità su Facebook

La pubblicità nel news feed vede un costo per click attestarsi su un valore mediano di $0,81 (+15,7% rispetto allo scorso anno). Contemporaneamente, anche quest’anno, decresce il costo per mille impression che si attesta su $8,87. Il click through rate tocca il livello più basso da anni e va all’1,14%.
La pubblicità fatta sulla spalla destra è più costosa, con un CPC di $1,59 (-25% sull’anno).
Meno costoso l’adv attraverso Audience Network di Facebook che ha un CPC di $0,79 (+4%).
Se si decide di usare l’adv su Messenger si può immaginare un CPC di $1,94 (+47%).

facebook adv costi

I costi della pubblicità su Instagram

Aumentano i marketer che usano anche il social delle immagini, spesso in combinata con Facebook, per sponsorizzare i propri messaggi e ciò si riflette sui costi.
La pubblicità nel news feed di Instagram ha un CPC di $1,53 (-29% rispetto allo scorso anno), un CPM di $6,81 e un CTR dello 0,44%.
La pubblicità nelle Storie fa registrare un costo per click più alto di $1,84 (-6,6%), un CPM di $7,99 e un CTR dello 0,41%.

instagram adv cpc 2019

I costi della pubblicità su LinkedIn

Quest’anno il CPC del social di Microsoft è cresciuto di 10 punti, attestandosi su $4,08. Il CPM è di $9,05 (+16%) e il CTR è dello 0,22% (-12%). I costi sono ancora molto elevanti ma il risultato può essere premiante perché le opportunità di targeting per ruolo sono uniche. Negli ultimi dodici mesi è stato migliorato il Campaign Manager e agli obiettivi di Consideration sono stati aggiunti quelli di Awareness e Conversion.

I costi della pubblicità su Twitter

Nel network dei 280 caratteri la pubblicità ha un costo molto basso, ma le possibilità di targeting non sono sempre granulari. Il costo per click è di soli $0,28, in discesa di ben il 49% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il CPM è di $7,31 (+17,5%) e il click through rate arriva addirittura al 2,36% (+98%).

twitter adv cpc 2019

I costi della pubblicità su YouTube

Sul più grande network televisivo non lineare la pubblicità CPC ha un costo di $2,96, in calo del 17,6% rispetto all’anno precedente. Il CPM è di $9,61 (-10,4%) e il CTR è dello 0,31% (+10,7%). Negli ultimi dodici mesi YouTube ha reso disponibile l’acquisto del posizionamento Masthead a CPM, con diverse opzioni di targeting. Si tratta dello spazio di maggior pregio, ossia quello in alto immediatamente sotto la barra di ricerca, prima venduto per almeno un giorno.

youtube adv cpc 2019

I costi della pubblicità su Pinterest

Sulla social bacheca delle ispirazioni la pubblicità ha un costo poco più basso di Instagram. Il CPC è pari a $1,28, in crescita del 121% rispetto allo scorso anno. Il CPM è di $6,85 (+77,5%) e il CTR è dello 0,59% (+9%).

pinterest adv cpc 2019

Il mio consiglio è di considerare le linee di tendenza di queste informazioni e procedere ad una sperimentazione costante di posizionamenti, formati, creatività. Evitate di chiudervi nelle comfort zone di Google e Facebook.


 
Di Max Da Via' (del 08/04/2020 @ 07:05:11, in Social Networks, linkato 1196 volte)

Continuano i nostri appuntamenti sulla comunicazione che cambia ai tempi del coronavirus. Dopo il successo del nostro vademecum con le 5 regole d'oro valide per tutti su tutti i canali, nonché un focus sul nuovo ruolo dei social media, passiamo al tema dell'influencer marketing. Abbiamo già sottolineato di recente, infatti, come nonostante le perplessità di molti creativi e pubblicitari rispetto al fenomeno, quest'ultimo continui a crescere, tra nuovi trend 2020 e incremento degli investimenti.

Ad effettuare un'indagine su influencer marketing e aziende ai tempi del Covid-19 è stato il team Pr & Influence di Ogilvy Italia, che ha coinvolto 80 influencer da tutta Italia con una fanbase compresa tra i 50mila e 1milione di follower. Vediamo quanto emerso.

Cambiano i contenuti "influenti"
Ben l’85% degli influencer intervistati afferma che la produzione dei propri contenuti sui social network è cambiata
, per il 39% sia nei formati sia nei temi trattati e moltissimi (84%) sottolineano come sia aumentata l’autenticità. A detta degli influencer i formati più rilevanti sono le IG stories, i video, le dirette Instagram. A livello di contenuti, ovviamente per molti i temi inerenti al Covid-19 e alla quarantena sono diventati centrali. Aumentati i contenuti indoor, quelli con un taglio informativo ed educativo. Infine, molti influencer si sentono investiti di un ruolo importante per le proprie community: trasmettere positività e speranza. La conferma arriva anche da un monitoraggio di Blogmeter, che tra i "top engaging content" pubblicati dalle celebrità vede in testa nuovi esperimenti culinari, allenamenti domestici, consigli per l'intrattenimento (libri, serie tv, ma anche concerti live da casa) e ironia (la #pigiamachallenge lanciata da Alessandro Borghese ha ottenuto 34K interazioni in pochi giorni).

Il marketing continua, ma con equilibri diversi
Nel 74% dei casi gli influencer affermano di essere stati contattati nelle ultime settimane da un brand, anche con cui non avevano mai lavorato prima (43%). Per la maggior parte le collaborazioni sono focalizzate sull’emergenza Covid-19 o su un breve periodo di tempo (74%), ma per 1 su 3 possono essere anche partnership di medio-lungo periodo. È anche vero, però, che assistiamo ad un diverso equilibrio tra contenuti sponsorizzati da un brand e invece contenuti personali, dove i secondi prevalgono.

Un futuro di maggior valore
La quasi totalità degli intervistati sarebbe felice di mettere a disposizione la propria esperienza per attività digital di brand, soprattutto incentrate su valori e messaggi più alti. Largo, dunque, a workshop, tutorial e format di edutainment, con argomenti di educazione e intrattenimento in linea con la loro expertise. In un momento come questo, dove molto si sposta sul digitale, tanti influencer ritengono infatti di essere un asset importante per le aziende anche per informare ed educare. Guardando al futuro, la maggior parte degli influencer crede, infatti, che la propria professione sia destinata a cambiare. E spera che il cambiamento vada nella direzione di creare collaborazioni con le aziende in modo sempre più coerente, dando spazio a messaggi e valori più che alla semplice promozione di prodotti ed iniziative.

 
Di Max Da Via' (del 28/02/2020 @ 07:57:34, in Social Networks, linkato 1053 volte)

Nel 2019 gli italiani che hanno navigato in rete almeno una volta al mese sono stati 41,6 milioni, per un tempo medio a persona di oltre 104 ore. Nel giorno medio gli utenti connessi sono stati 33,3 milioni per 4 ore e 18 minuti. Questi sono i dati Audiweb powered by Nielsen dai quali parto per analizzare l’utenza dei social media (qui i dati dell’anno scorso). L’analisi considera la Total Digital Audience, ossia le persone che accedono da desktop e mobile (smartphone e tablet) al netto delle sovrapposizioni. L’universo riguarda i maggiori di 2 anni per l’audience da Pc e la fascia 18-74 anni per quella da mobile. Dunque è probabile una sottovalutazione dell’impatto dei servizi usati prevalentemente in mobilità dagli under 18.

utenti social media in italia confronto 2018 2019

Utenti dei social media in Italia

A dicembre 2019 la piattaforma social preferita dagli italiani è stata YouTube che ha raggiunto 36,173 milioni di persone. Naturalmente la tv non lineare di Google non prevede registrazioni quindi è più accessibile rispetto, ad esempio, a Facebook.
Nello stesso mese il social network di Zuckerberg ha catturato 35,906 milioni di connazionali. Entrambi in leggero miglioramento, 2,7 punti, rispetto a 12 mesi fa.

Stabile in terza posizione Instagram che continua a crescere, ma ad un ritmo meno intenso del passato. Riesce a coinvolgere 27,073 milioni di italiani, 15,6% in più anno su anno.

Segue LinkedIn con un’audience di 18,781 milioni di persone (+13,5% in un anno). Un miglioramenteo di tutto rispetto che però, come vedremo, si accompagna ai soliti, irrisolti, problemi di permanenza sul sito.

Ottima performance per Pinterest che per il secondo anno consecutivo, e senza clamore, riesce a incrementare il suo pubblico. A dicembre è stato di 16,642 milioni di persone, più 35% rispetto al 2018.

La stella nascente è TikTok che ha conquistato in pochi mesi 3,6 milioni di persone, con un tasso di crescita annuale del 388%. Naturalmente si tratta di dati sottostimati perché non comprendono l’audience tipica del servizio ossia i minorenni che lo usano da dispositivi mobili.

Secondo Audiweb cresce anche Twitter arrivando a superare i 10 milioni (+9%) e Snapchat con oltre 2,7 milioni (+14%). Anche in quest’ultimo caso ci potrebbe essere una sottostima dovuta alla peculiarità della sua audience. L’unico social in apparente caduta libera è Tumblr che registra 2 milioni di visitatori, in calo del 23,5%, a causa della “mala gestio” di questi anni.

Tempo di utilizzo dei social media in Italia

Il social utilizzato per più tempo dagli italiani è Facebook che a dicembre ha toccato le 16 ore e 24 minuti al mese per persona.
Segue Instagram che è stato usato in media per circa 7 ore e YouTube che cattura l’attenzione per 6 ore. E’ evidente che gli stimoli che si hanno in un social network simmetrico come Facebook sono la chiave dell’incremento dell’engagement.

Sorprendono per la loro crescita Twitter, con 3 ore e 48 minuti, e TikTok con 2 ore e 45 minuti.

Leggermente sopra i 60 minuti di utilizzo si piazza Tumblr, mentre di poco sotto troviamo Pinterest (53 minuti e 5 secondi) e Snapchat (52 minuti e 45 secondi).
La pecora nera dell’engagement è LinkedIn che è stato utilizzato per 37 minuti al mese. Per porre rimedio a questa bassa permanenza sono stati assunti, anche nel nostro paese, due giornalisti col compito di selezionare le notizie quotidiane da mettere in evidenza.

Dando un’occhiata alle modalità di fruizione dei social media emergono due grosse famiglie: i social che sono usati prevalentemente da smartphone e quelli che vengono fruiti anche da desktop (dati medi del 2019 per utenti di età 18-74 anni).
Quelli che presentano oltre il 90% di fruzione in mobilità sono Instagram (97%), Twitter (92%), Snapchat (92%), TikTok (91,5%). Quelli con l’utilizzo più alto da desktop sono YouTube (25%), Pinterest (19%) e Tumblr (18%).

In attesa dei vostri commenti vi consiglio, per non perdervi i prossimi aggiornamenti iscrivendovi alla newsletter, di consultare la pagina dell’Osservatorio Social Media per le statistiche italiane, la pagina Social Media Statistics per le straniere.

 

Sono passati circa 6 mesi da quando Instagram in Italia ha deciso di sperimentare la "sparizione dei like", ovvero ha scelto di nascondere agli utenti la possibilità via mobile (non da pc) di visualizzare il numero di "cuoricini" guadagnato dai post altrui. Un'iniziativa che almeno in parte ha lo scopo di spingere le persone a pubblicare più contenuti, evitando l'effetto "scoraggiamento" derivante dal basso consenso pubblico (come avviene invece probabilmente su Facebook, dove i contenuti privati sono calati dai tempi d'oro).

Ma quali sarebbero state, ad oggi, le conseguenze di tale decisione? Prova a rispondere con un'analisi Buzzoole nel suo Osservatorio sull’influencer marketing. Ecco a seguire i risultati.

Cresce il numero di interazioni medie
L'Osservatorio ha considerato due intervalli temporali, il primo dal 15 maggio al 15 luglio 2019 (prima dell’oscuramento) e il secondo dal 25 settembre al 25 novembre 2019. Il campione di post analizzati è di utenti italiani che nei due periodi hanno utilizzato gli hashtag della trasparenza (#ad, #sponsored, #fornitoda ecc…).
Nel primo arco temporale sono state registrati 20,7 milioni di like prodotti da 15 mila contenuti, mentre nel secondo 56,4 milioni con 36 mila post. Per poter comparare i dati dei due periodi si è optato di utilizzare l’indice like per post così da avere il dato medio per post. Contrariamente alle attese, il risultato è stato un aumento di interazioni medie del 13,68%.

Le differenze per settore
L'Osservatorio ha posto l’attenzione su quattro settori che fanno molto leva sull’influencer marketing: fashion, beauty, accessories e food. Sono stati etichettati i primi 200 post con più engagement per ogni categoria, assegnando ad ognuno un tag in base al settore di competenza.
I due settori più attivi, l’abbigliamento e la cosmesi, non hanno subito alcuna ripercussione in termini di engagement dal test. In particolare, sui post dei fashion influencer sono stati riscontrati in media 3.600 like per post in più, un incremento del 6,33%. Più basso l’incremento dei beauty creator 3,2% con 1.400 cuori in più rispetto al periodo precedente.
Tutt’altro trend per i post dei settori accessories e food che vedono un leggero decremento delle prestazioni medie. Il maggior calo di performance si ha dai post che sponsorizzano accessori (-2,98% ossia -1700 like per post), e alimenti (-1,77% pari a 871 interazioni medie).

Non resta che da attendere un ulteriore sviluppo e monitoraggio del trend, che per il marketing per ora sembrerebbe non aver avuto conseguenze significativamente negative.

 
Di Max Da Via' (del 03/12/2019 @ 07:42:11, in Social Networks, linkato 702 volte)

Twitter sta per rilasciare Topics, una funzione che permetterà di seguire argomenti specifici. L’idea gira nei corridoi dell’azienda da anni, ma solo ora grazie ai progressi nel campo del machine learning e al lavoro di un team editoriale, è pronta per essere resa disponibili a tutti.
L’obiettivo è di aiutare i nuovi utenti, quelli che non vogliono perdere tempo a costruire una propria rete di following, ad avere contenuti in linea con i propri interessi.

come funziona twitter topic

Come funziona Twitter Topics?

Gli utenti non potranno seguire qualunque tema, ma solo scegliere tra una rosa che inizialmente è composta da oltre 300 argomenti. Da essi sono stati esclusi quelli politici, che potrebbero essere oggetto di “hijacking” e di fake news.
Dopo aver deciso di seguire un argomento l’algoritmo di Twitter andrà a caccia dei tweet pertinenti (in base a parole chiave che ne delimitano i confini).
Poi passa a comprendere se quei tweet provengono da persone credibili (account ufficiali o da persone che solitamente trattano quel tema).
A questo punto li ordina per engagement e decide quali di questi far apparire nella timeline dell’utente.

L’efficacia dell’algoritmo andrà testata, ma da queste informazioni è probabile un comportamento abbastanza scontato e quindi poco utile. Mi spiego: se io sono un fan di cinema e inizio a seguire questo topic, potrei deder apparire tweet di personaggi del cinema e case di produzione che già seguo o, all’opposto, di cui poco m’importa essendo l’argomento così vasto.

L’altra questione riguarda la frequenza di questi aggiornamenti. Quanto andranno ad “inquinare” la mia timeline attuale fatta di tweet di persone che ho scelto di seguire puntualmente? La risposta ufficiale di Twitter è che la frequenza sarà regolata in base al numero di persone che si seguono. Se seguo molte persone che producono tanti contenuti, vedrò pochi tweet dai topic e viceversa. L’obiettivo è offrire una timeline sempre ricca, che non annoi l’utente. Una questione, non banale, di bilanciamenti la cui efficacia andrà verificata.

Come cambierà Twitter con Topics?

Topics è destinato a cambiare Twitter in maniera profonda. Il modello di social network asimmetrico finora esistente si è rivelato poco adatto all’utente medio per la curva di apprendimento iniziale che richiede (la ricerca di profili da seguire). Diventando un “network di interessi” Twitter avrà il vantaggio di rendere più rapida la comprensione del servizio (fase di onboarding) e di stimolare le persone ad utilizzarlo più frequentemente (engagement nel tempo).
Oltre a ciò il sistema avrà dati molto più solidi per profilare gli utenti (i loro interessi) e dunque di proporre pubblicità più rilevanti. In pratica potrebbe dare nuovo impulso all’advertising self service e non, che su Twitter stenta a decollare.

Dal 13 novembre capiremo se questa novità aggiungerà valore all’esperienza di Twitter o solo rumore. Il mio è più di un timore visto che non è stata prevista la possibilità di relegare i topic a liste specifiche, navigabili come timeline separata rispetto a quella delle persone.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 21/11/2019 @ 07:55:07, in Social Networks, linkato 681 volte)

Lo stato dei social media in Italia aveva evidenziato la persistente forza di Facebook quale luogo più affollato tra le piattaforma dedicate alla socialità. I visitatori, secondo Audiweb, si attesterebbero attorno ai 31 milioni, ma il sistema di advertising segnala un’audience raggiungibile di 29 milioni di persone.
La novità è che WhatsApp, come già ampiamente sospettato qui nell’analisi delle app di messaggistica più usate in Italia, avrebbe superato Facebook in termini di utilizzo.

Gli utenti italiani di WhatsApp sarebbero 32,9 milioni, stando a quanto riportato da eMarketer, numero molto vicino a quello comunicatomi da una mia fonte.
La nazione col maggior tasso di utilizzo è l’India che ha 340 milioni di utenti, seguita da Brasile, Stati Uniti, Indonesia, Messico e Russia. In Europa i più appassionati sono i tedeschi, gli italiani, gli spagnoli e gli inglesi.

Quest’anno si stima che saranno 2,5 miliardi le persone che nel mondo utilizzeranno applicazioni di messaggistica istantanea (+12,1% rispetto al 2018). Solo nel 2020 la crescita inizierà a rallentare, toccando i 2,7 miliardi per poi arrivare a 3 miliardi nel 2022. Una platea, che non si sovrappone completamente a quella degli utilizzatori dei social media, e che Mr. Zuckerberg non intende lasciarsi sfuggire.

La diffusione di WhatsApp anche ad un pubblico che non utilizza abitualmente internet, per impossibilità o per incapacità, si spiega con la sua semplicità di utilizzo. E’ il vantaggio di tutte le app che fanno solo una cosa e la fanno bene.
Ma in futuro tutto ciò potrebbe cambiare perché WhatsApp sta diventando una vera e propria piattaforma sul modello di quelle cinesi, in primis WeChat. Ad esempio sarà possibile trasferire denaro e fare acquisti di beni e servizi, funzioni che già si stanno testando in India. Il percorso è tracciato, ma non privo di ostacoli, soprattutto quelli relativi alle regolamentazioni nazionali. Sicuramente le aziende dovranno tenere gli occhi ben aperti e iniziare ad esplorare le opportunità di WhatsApp Business.

Via Vicos Blog
 
Di Max Da Via' (del 08/11/2019 @ 07:23:50, in Social Networks, linkato 984 volte)

Pinterest, a meno di un anno dalla sua quotazione, è il social occidentale più seguito dopo quelli della famiglia Facebook. Può vantare 322 milioni di utenti attivi mensili (+28% rispetto allo scorso anno), la maggior parte dei quali al di fuori degli Stati Uniti. Qui l’audience totale include il 43% di chi accede alla rete, in particolare l’80% delle donne con figli di età compresa tra i 18 e i 64 anni. 

In Italia Pinterest viene usato da 10 milioni di persone ogni mese, secondo i dati ufficiali condivisi dai rappresentanti della piattaforma durante le presentazioni nel nostro paese.
La caratteristica principale del servizio è che il 64% dei suoi utenti è donna e questo lo rende particolarmente efficace per tutte le attività di marketing destinate a questo specifico pubblico.
Da un punto di vista demografico la popolazione più presente è quella che ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni, che rappresenta il 24% della sua base utenti. Gli utenti che hanno 24-35 anni sono il 22% mentre al 20% troviamo sia i 36-44enni che i 45-54enni. Gli ultra 55enni rappresentano il 14%. Insomma su Pinterest si ritrovano un po’ tutte le fasce d’età rappresentate in maniera uniforme, senza particolari predominanze.

pinterest 10 milioni visitatori italiani

Pinterest si posiziona non come un social network, ma come un servizio utile per curare le proprie passioni, individuare trend e trovare ispirazioni, spesso per futuri acquisti. In definitiva è utile nella prima fase del customer journey dell’utente, tanto che il pitch di vendita consiglia di iniziare la pianificazione pubblicitaria su Pinterest mesi prima rispetto alla chiusura sperata della vendita, per poi proseguirla sui motori di ricerca e sui social.

Tuttavia le sfide che si trova ad affrontare sono molteplici. E’ vero che i ricavi dell’ultimo trimestre sono cresciuti del 28% rispetto all’anno scorso, ma il futuro è legato soprattutto alla capacità di crescere ulteriormente tra gli uomini e nelle regioni in cui la connessione non è ottimale (Pinterest non ha una versione light). A ciò si aggiunge una competizione sfrenata da parte di Google, Facebook e Instagram per presidiare non solo la parte iniziale del customer journey, ma anche quella di finale di conversione (social shopping).

Via Vincos blog
 
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