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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Benvenuti nel blog di mymarketing.it. Il sito è a disposizione di tutti coloro che vogliono confrontarsi su tematiche di marketing. Buona lettura!

WebLog
 

Sembrerebbe proprio che ora tocchi ai videogiochi. Dopo musica, film, software e libri l'offerta in abbonamento sta prendendo le misure di un'altra industria, quella del gaming. I pionieri sono Electronic Arts (uno dei primi cinque publisher al mondo) che ha lanciato un servizio di sottoscrizione a cinque dollari al mese o 30 all'anno. Per questa cifra (e per ora solo su Xbox One e solo negli Usa) i giocatori potranno accedere a una serie di titoli e giocarli fin quando non scade l'abbonamento. Non ci saranno restrizioni, fanno sapere da Ea aggiungendo che il servizio si chiamerà Ea Access. Attualmente è in fase Beta e offre quattro giochi FIFA 14, Madden NFL 25, Peggle 2 e Battlefield 4, insomma praticamente il meglio della collezione di Ea. Inoltre gli abbonati potranno provare in anteprima giochi in uscita cinque giorni prima del lancio. Nulla si sa sugli sviluppi futuri di questa iniziativa, se per esempio verrà estesa a tutta la collezione o se comprenderà anche i nuovi titoli al momento del lancio (difficile...ndr). Di certo si sa che il modello sarà presto seguito anche da altri publisher magari interessati a raccogliere qualche soldo dai vecchi best seller. In qualche modo la soluzione di Ea potrebbe essere una risposta per contrastare il mercato dell'usato. Ricordiamo che proprio Microsoft detentrice di questa esclusiva con Ea in un primo momento aveva proposto e poi subito ritirato soluzioni di lucchetto digitale che avevano fatto infuriare i fan.

Abbonamento vs Download

Allargando lo sguardo la scelta di Ea è l'indizio di un nuovo modello di distribuzione dei contenuti digitali che in qualche modo sta togliendo spazio alla vendita al dettaglio (per così dire) rappresentata dall'ormai download. Playstation lancia domani negli Usa l' open beta di Playstation Now il suo servizio di videogame in streaming. Qui il comunicato. Qualche segnale in questa direzione arriva dall'industria musicale che sta sperimentando con successo lo streaming come propria tecnologia di riferimento. Tuttavia, sostengono gli analisti, non assisteremo a fenomeni di cannibalizzazione tra modelli di business differenti. Si va verso una convivenza tra consumatori digitali differenti. Da una parte i collezionisti più legati al possesso del bene fisico e dall'altra chi bada alla fruizione massiva di contenuti senza troppi sentimentalismi (quando l'abbonamento scade si perde tutto...). Più realisticamente si troverà modalità di offerte di contenuti in grado di contemplare entrambe le esigenze. C'è anche chi si è domandato a quanto l'all-you-can- eat delle digitale. Giornate dedicate all'abboffata di contenuti del tipo 24 ore per ingozzarsi di tutto. Naturalmente a prezzi modici.

I nuovi modelli di business del gaming

L'iniziativa di Ea arriva in ogni caso in un momento di grande trasformazione di questa industria. La distribuzione digitale sta neanche tanto lentamente prendendo il sopravvento su quella fisica (negozi, catene specializzate come GameStop o grandi store). Il mobile rappresenta il settore emergente e più interessante. Sulle console si concentrano pochi giochi con budget milionari in grado di garantire incassi stellari. Per quanto poi attiene al modello di business, il videogioco si sta configurando sempre di più come un servizio. Il boom del free-to-play, ovvero app ludiche che appaiono gratuite ai consumatori e che invece richiedono acquisti successivi per poter continuare a giocare ne è un esempio. E molto interessante sotto questo aspetto sarà misurare l'impatto di Destiny, un giocone fantascientifico di Activision che vuole fondere insieme le logiche economiche dei mmo multiplayer online game (mmo) al successo di genere dei first person shooter. Il nuovo titolo in uscita a settembre punta a essere una esperienza di gioco eccezionalmente longeva. L'avventura spaziale si andrà componendo nel tempo con nuovi missioni e nuove possibilità di personalizzazione del personaggio. Obiettivo è quello di non mollare la comunity di giocatori appassionati al titolo, offrendo nuovi giochi all'interno del gioco. Con efficaci economie di scale da parte dell'editore. Il tutto, naturalmente, a pagamento.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 29/07/2014 @ 07:30:57, in Tecnologie, linkato 236 volte)

Con l’ampliamento delle tecnologie digitali, i rivenditori hanno a disposizione potenzialità inedite per creare applicazioni ad hoc per conquistare la clientela. È quanto emerge dal rapporto Accenture Retail Technology Vision 2014 che esamina le principali tendenze della tecnologia in questo campo e delinea il loro impatto sul settore retail.

Gli ultimi cinque anni hanno cambiato il panorama delle vendite al dettaglio: oggi, ogni cliente è un cliente digitale, con delle crescenti aspettative circa la qualità e l’ubiquità della sua esperienza di shopping che dalla dimensione online si protrae fino alle attività in-store. È un cliente consapevole, che sa come gestire le transazioni e ne conosce ogni aspetto. Diventa quindi necessario mettere in campo risorse aggiuntive per conquistare il cuore di una clientela sempre più spesso corteggiata da un numero sempre crescente di operatori.

Allo stesso modo, le nuove forme di analisi e raccolta delle informazioni messe a disposizione dalle tecnologie stanno aumentando il livello di comprensione dei comportamenti dei clienti. Il continuo miglioramento delle infrastrutture permette infatti di supportare enormi quantità di dati e di analizzarli ed elaborarli in tempo reale. I rivenditori che vedono queste tendenze come opportunità hanno la possibilità di impostare il proprio business su più elementi: oltre a rafforzare le loro relazioni con i clienti, possono sfruttare efficacemente i dati a disposizione e ottimizzare le risorse professionali.

Secondo lo studio sono tre i fattori abilitanti che possono fare la differenza in questo campo.

La crescita dei device. La popolarità di tablet e smartphone è innegabile – di fatto, nel giorno medio il 79% dei consumatori parla al telefono o lo ha vicino per due ore nell’arco della loro giornata – e insieme a questo andamento positivo si registra un aumento dell’interesse dei consumatori intorno ai dispositivi indossabili come gli smart watch e i Google Glass.

Considerato questo radicamento dei dispositivi mobile nella vita quotidiana, i rivenditori hanno la possibilità di investire in applicazioni ad hoc al fine di fornire un “ponte”, senza soluzione di continuità, per consentire ai clienti di continuare le proprie esperienze di acquisto dallo shopping generico on-line a quello condotto all’interno di applicazioni brandizzate. Questo permetterà ai retailer di costruire relazioni più personalizzate e meglio differenziarsi dalla concorrenza.

Il ruolo dei social media. I rivenditori leader del settore utilizzano i dati sociali per analizzare i mercati locali su ampia scala, seguire le tendenze, identificare gli influencer e rispondere in modo intelligente alle diverse esigenze di pubblici eterogenei. Ma questo è solo il punto di partenza. Un uso intensivo dei social media può permettere di prevedere la domanda di determinati prodotti e influenzare la propria presenza sugli store on line per creare  offerte più convenienti e personalizzate.

Gli store tecnologicamente avanzati. La presenza di store online costituisce una fortissima concorrenza per gli store “fisici” ma grazie alle nuove tecnologie i rivenditori possono arricchire l’esperienza di shopping nei propri negozi. Stampa 3D, tecnologie immersive, come la realtà virtuale, e applicazioni mobili possono trasformare rapidamente l’esperienza di acquisto e contribuire ad una differenziazione dei differenti venditori.

Saranno queste la chiavi del successo? La presenza di negozi, off line e on line, che offrono un servizio rapido, coerente, senza soluzione di continuità e attraverso canali multipli. In caso contrario, un altro rivenditore è solo ad un clic di distanza.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 25/07/2014 @ 07:39:43, in Mercati, linkato 234 volte)

Sono tante e diverse le incombenze da sbrigare prima di poter partire per una vacanza, e buona parte di queste spesso richiedono tempo e creano problemi che in genere si preferirebbe evitare. L'apporto della Rete in queste situazioni è tra quelli più apprezzati dagli utenti, proprio per la possibilità di ridurre intere procedure a pochi passaggi online, con l'ulteriore vantaggio di affrontare meglio anche gli imprevisti sul momento, sfruttando la connettività mobile. Il quadro che ne scaturisce presenta alcuni aspetti interessanti a livello IT, elaborati da Oxford Economics su richiesta di Amadeus e presentati nel corso di State of the Net, evento internazionale dedicato allo stato dell’arte della Rete, quest’anno incentrato sul tema della Smart Life.

I dati relativi agli USA rivelano come nel corso del 2013, tre utenti mobile su dieci abbiano prenotato viaggi attraverso il proprio smartphone e più del 50% abbia almeno cercato informazioni per la stessa via. Sempre oltreoceano, nel 2015 una prenotazione di hotel su tre verrà effettuata via mobile. In Europa, nello stesso anno una prenotazione di viaggio su cinque passerà da smartphone. Nel complesso, dal 2012 al 2014 il mercato globale dei viaggi generato dalle prenotazioni via mobile si prevede ammonterà a 25,8 miliardi di dollari.

Il settore del turismo contribuisce in maniera importante a determinare il PIL globale, con un tasso annuale di crescita del 5,4%. Grazie a questo, l’intero mercato nel 2023 viene stimato in un valore pari a 7.680 miliardi di dollari. Nel 2012 sono stati contati infatti 2,98 miliardi di passeggeri aerei, destinati a diventare 3,91 miliardi nel 2017. Di conseguenza, la migliore accessibilità alle reti mobile e alle relative soluzioni, prime tra tutte prenotazione e acquisto dei viaggi, diventerà uno dei fattori principali nello sviluppo dell’intero mercato.

Secondo la ricerca, nel 2013 sono stati registrati 2,2 miliardi di navigatori su Internet da mobile. Per la prima volta gli utenti mobile dei Paesi in via di sviluppo hanno superato il resto del mondo: sono ormai 1,2 miliardi di persone, con una crescita annua del 371,9%, contro un incremento medio del 45%. Da sottolineare come nei Paesi in via di sviluppo, la scarsa diffusione di carte di credito e gli storici problemi legati alla mancanza di infrastrutture a supporto delle linee telefoniche fisse abbiano generato una forte apertura al cambiamento tecnologico presso gli operatori, in particolare per lo sviluppo di soluzioni di pagamento via mobile.

Un esempio è fornito dalle app cinesi Bid to Win e Real Time Tracking. La prima consente, nei momenti di punta, di ingaggiare un'asta con altri viaggiatori per ottenere un taxi evitando lunghe attese, mentre la seconda torna utile a monitorare il tragitto del taxi prenotato verso la propria posizione.

Come sottolineano i ricercatori inoltre, in tutti i mercati gli operatori devono fronteggiare due diverse esigenze: la crescente cultura del cosiddetto now-ism e la domanda di seamless travel. Nel primo caso si analizza come la navigazione Web ad alta velocità e la disponibilità immediata di servizi online abbiano cambiato il modo con cui gli utenti si rapportano anche ai servizi offerti dal settore viaggi, dettando un mutamento della domanda. L’immediatezza del Web ha infatti generato la cultura appunto del now-ism, del "qui e subito": un utente su quattro abbandona una pagina Web se non viene caricata in quattro secondi e tre su cinque non tornano a visitarla una seconda volta. Nel secondo, si prende in considerazione la crescente esigenza di poter contare su una sorta di "pacchetto viaggio integrato", vale a dire senza soluzione di continuità dalla propria porta di casa fino alla destinazione finale.

Di fronte a cambiamenti di portata così ampia, il settore del turismo è quindi chiamato ad adeguarsi sotto svariati aspetti, in modo particolare per quanto riguarda infrastrutture e tecnologia. Viene infatti sottolineata la necessità di investire sulle infrastrutture a supporto della logistica del viaggio. Per esempio nel caso dei collegamenti tra gli aeroporti e le città diventerà indispensabile garantire il coordinamento tra i diversi mezzi necessari, attraverso piattaforme che assicurino la possibilità di utilizzare un solo biglietto, meglio ancora se virtuale, e un supporto informativo continuo via mobile.

Via Wireless4Innovation

 
Di Altri Autori (del 24/07/2014 @ 07:05:19, in Aziende, linkato 177 volte)

Facebook, salgono profitti e ricavi trainati dalla pubblicità sul mobile

Facebook ha messo in mostra conti brillanti, capaci di mettere le ali al titolo. Il re dei social network ha aumentato le entrate del 61% nel secondo trimestre, a 2,91 miliardi di dollari, più dei 2,8 miliardi previsti. Una crescita avvenuta sull'onda della raccolta pubblicitaria online soprattutto attraverso i gadget mobili, smartphone e tablet. E i profitti sono lievitati a 791 milioni, più che raddoppiando rispetto ai 333 milioni dell'anno scorso. Pari a 42 centesimi per azione, hanno a loro volta battuto nettamente attese della vigilia ferme a 32 centesimi.
Nel dopo mercato il titolo, grazie ai risultati, si è spinto verso nuovi massimi storici oltre i 74 dollari, in rialzo del 4% dopo aver già guadagnato il 3% durante la seduta del Nasdaq. Il precedente massimo lo aveva stabilito l'11 marzo a 72,59 dollari. Numerosi analisti hanno adottato target ancora superiori per le azioni del social network, tra gli 80 e gli 85 dollari. «Abbiamo avuto un buon trimestre», ha commentato l'amministratore delegato e fondatore Mark Zuckerberg.

Tra le cifre del bilancio in maggior evidenza, la pubblicità nel segmento "mobile" ha rappresentato il 61% del totale, salendo dal 59% dei tre mesi immediatamente precedenti. L'andamento di queste entrate viene considerato di importanza strategica, fulcro della crescita futura visto il crescente accesso a Internet dei consumatori utilizzando tecnologie mobili.
Nell'insieme la raccolta pubblicitaria del gruppo è stata pari a 2,68 miliardi negli ultimi tre mesi, un incremento del 67%, con le inserzioni mobili cresciute al passo del 30 per cento. La società controlla una quota del 5,8% della pubblicità digitale a livello globale, rispetto al 4,1% alla fine del 2012. Il mercato dovrebbe lievitare da 120 a 140 miliardi di dollari quest'anno. Per aumentare la sua presenza e sfidare il dominio di Google, Facebook ha anche sviluppato pubblicità video.
Il gruppo può contare su un esercito di 1,32 miliardi di utenti attivi al mese, in aumento dagli 1,28 miliardi del primo trimestre del 2014. Gli utenti mobili sono lievitati dal 40% nell'ultimo anno a una media quotidiana in giugno di 650 milioni. Di recente, per ampliare sempre più i suoi servizi e la sua capacità di attrazione, il social network si è anche lanciato in significative acquisizioni, tra le quali il gruppo di messaggeria istantanea WhatsApp per 19 miliardi e la società di virtual reality Oculus VR.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 23/07/2014 @ 07:46:37, in Social Networks, linkato 514 volte)

Fare shopping online direttamente su Facebook, con un semplice click sulla pubblicità di un prodotto. È la novità a cui sta lavorando il social network, che sul suo blog ha annunciato la sperimentazione del tasto «buy», in italiano «Compra», a corredo delle inserzioni delle aziende.

In pratica gli spazi pubblicitari acquistati su Fb diventeranno un canale diretto di vendita. Cliccando il tasto «buy», da computer o telefonino, l'utente potrà comprare all'inserzionista senza lasciare il social network. Il pagamento, assicura il colosso del web, sarà sicuro. «Nessuna informazione sulle carte di credito che gli utenti condividono con Facebook quando completano una transazione sarà condivisa con altri inserzionisti, e le persone potranno scegliere se salvare o meno le informazioni del pagamento per acquisti futuri». La sperimentazione è per ora limitata a piccole e medie aziende negli Stati Uniti.

L'azienda di Mark Zuckerberg aveva già annunciato all'inizio di quest'anno la volontà di rendere più efficace gli annunci social per finalità di marketing, anticipando anche l'introduzione del pulsante «Acquista ora».

Nel frattempo anche Twitter pare abbia avviato la sperimentazione di un pulsante simile, «Buy now» per aumentare il potenziale di e-commerce dalla rete sociale.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 22/07/2014 @ 07:24:57, in Tecnologie, linkato 188 volte)

Spendiamo di più e sappiamo quello che vogliamo da device, smartphone e tablet. È quanto risulta dall’indagine Samsung dedicata al rapporto lifestyle-tecnologia in Europa
Gli italiani riservano un budget di 559 euro per comprare elettrodomestici e device mobili, per uso ricreativo e social, contro i 360 euro degli spagnoli. Più parsimoniosi invece i tedeschi che spendono circa 323 euro, seguiti dagli inglesi con 274 euro e dai francesi con 223 euro.

Dalle stime del Technomic Index di Samsung, emerge anche che in media nelle famiglie italiane si attestano 16 dispositivi mobili, in linea con la media europea di 18 e che passiamo in media 8 ore davanti ai display di tablet, smartphone. Secondo le preferenze del campione italiano di intervistati, tra i 18 e i 65 anni, è la Tv la protagonista dei salotti (80%), seguita poi dalle lavatrici utilizzate almeno una volta alla settimana (76%), e dagli elettrodomestici per la cucina (81%).
Inoltre, secondo i dati dello studio condotto, gli italiani non possono fare a meno di: tablet (50% in rapporto al 53% degli altri paesi intervistati), che risulta il device più regalato (16%); fotocamere (35% vs il 26% in Europa), le preferite per scattare foto.

Per gli smartphone abbiamo gusti precisi: secondo Samsung, ci aspettiamo che siano performanti e all’avanguardia (26%) e veloci ed efficienti (32%). Poi siamo molto sensibili al fattore mobilità per device: scegliamo nuovi tablet (19%) o macchine fotografiche (15%) perché più leggeri e più piccoli.
Pc, tablet e smartphone li impeghiamo per navigare nella Rete (91%), per utilizzare app (79%), scattare foto (79%), per fare shopping online (70%), per vedere un film o ascoltare musica in streaming (58%), per social network (71%) e messaggistica istantanea (72%). Infine, per operazioni di online banking preferiamo il pc (98%) o il cellulare (70%).

Infine la tecnologia ha un ruolo importante per le nostre relazioni sociali, permettendoci di restare in contatto con i nostri familiari (80%) e di aumentare amicizie e relazioni con l’instant messaging (70%), tendenza in linea con la media europea.

Via Business People

 
Di Altri Autori (del 21/07/2014 @ 07:36:33, in Aziende, linkato 210 volte)

È come Spotify, ma per i libri: in cambio di un abbonamento mensile di 9,99 dollari, si ha diritto a leggere tutto quello che si vuole, scegliendo tra oltre 600 mila titoli. Il servizio si chiama Kindle Unlimited ed è stato appena lanciato da Amazon, dopo che qualche giorno fa era stata pubblicata per sbaglio sul sito dell’azienda una pagina promozionale. 
 
Il servizio potrà essere provato gratuitamente per 30 giorni e sarà disponibile anche per dispositivi mobile sia su piattaforma iOS di Apple che Android, attraverso l’app gratuita di Kindle. Con questa mossa l’azienda di Jeff Bezos sta così cercando di creare uno Spotify dei libri, garantendo ai suoi iscritti l’accesso a oltre 600.000 titoli. Come riporta il Wall Street Journal adesso Amazon starebbe anche cercando di attrarre grandi editori, aumentando così l’attrattività del servizio.
 
Al momento nella lista ci sono anche titoli popolari, come Harry Potter, il Signore degli Anelli e Hunger Games, ma anche diverse esclusive per la piattaforma Kindle. In aggiunta ai libri di testo, Kindle Unlimited offre accesso a oltre 2000 audiolibri e anche la possibilità di cominciare a leggere un testo normalmente e di continuare poi con la lettura vocale. 
La compagnia di Seattle non è la prima ad offrire la possibilità di leggere libri in abbonamento: Scribd offre già un servizio analogo per 8,99 dollari al mese e può contare su un catalogo di 400 mila opere, mentre Oysrer arriva a 500 mila (ma per 9,95 dollari al mese). 
 
«Con Kindle Unlimited non si dovrà pensare due volte prima di provare un nuovo autore o un nuovo genere: basterà iniziare a leggere», ha detto Russ Grandinetti, responsabile di Amazon Kindle. 
Non è dato sapere se e quando il servizio sarà disponibile anche in Italia.

Via La Stampa

 
Di Altri Autori (del 17/07/2014 @ 07:16:05, in Marketing, linkato 313 volte)

A partire da quest’autunno, quando un utente di Facebook guarderà uno show televisivo su cellulare o tablet, Facebook probabilmente lo saprà. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times il social network avrebbero stretto infatti un accordo con Nielsen per monitorare le abitudini televisive in mobilità dei consumatori statunitensi: Facebook analizzerà il suo database e invierà età e genere degli spettatori a Nielsen, nell’ottica di aiutare gli inserzionisti ad imparare qualcosa in più sulle abitudini delle audience che guardano show online.

Per decenni, Nielsen ha reclutato famiglie per sapere ciò che esse guardavano sulla tv di casa ma dal momento che con i device mobili è la stessa definizione di “guardare la TV” che sta cambiando rapidamente passando dal guardare “canali” su televisori nei salotti a guardare i programmi preferiti su computer portatili, smartphone, tablet, cambiano anche le modalità di rilevazione. “Il mondo sta cambiando radicalmente, e quindi abbiamo dovuto far evolvere le nostre misurazioni, in modo che potessimo catturare questa realtà frammentata”  spiega Cheryl Idell, vice presidente esecutivo di Nielsen. Attraverso la collaborazione con Facebook Nielsen guadagna una finestra sui dati e sul pubblico dei dispositivi digitali mobili e quindi una conoscenza più approfondita sugli spettacoli che vengono consumati su tablet e smartphone, come pure quando questi spettacoli vengano effettivamente consumati. Facebook, da parte sua, potrebbe migliorare l’appetibilità dei suoi spazi per gli inserzionisti pubblicitari.

E la privacy? Ovviamente in una operazione di questa portata gli aspetti legati alla tutela dei consumatori sono immediatamente entrati nel mirino di associazioni di settore cui Facebook ha risposto che: “Abbiamo lavorato con Nielsen ispirati ai principi della privacy. Noi non crediamo che i sistemi di misurazione dell’audience debbano essere utilizzati per regolare le azioni di targeting, devono essere utilizzati solo per la misurazione. Questo protegge la privacy delle persone che hanno visionato pubblicità e assicura che entrambi gli inserzionisti e gli editori abbiano le stesse informazioni relative il pubblico.”

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 15/07/2014 @ 07:22:37, in Mobile, linkato 382 volte)

Le prenotazioni via mobile sono destinate a crescere in modo esponenziale nel prossimo decennio. Non solo: il mobile influenzerà l’intera esperienza dei viaggiatori, ma modificherà anche il modo in cui i travel manager gestiscono i viaggi aziendali. Viaggiatori e travel manager, in particolare, si aspettano che le prenotazioni via mobile aumentino significativamente, raggiungendo il 25% delle transazioni effettuate online entro il 2017. E, nel prossimo biennio, si prevede un raddoppio delle prenotazioni effettuate con device mobili.

Lo rivela Tap into mobile: managed travel in the digital economy, il nuovo studio dedicato al ruolo del mobile nella gestione del travel appena presentato da Carlson Wagonlit Travel (CWT). La ricerca CWT mostra anche che ci sono voluti otto anni perché gli online booking tool raggiungessero il livello di attività che ci si attende venga raggiunto dagli strumenti mobile entro i prossimi tre anni. Lo studio mette quindi in luce le grandi aspettative che sia i viaggiatori sia i travel manager hanno riguardo ai servizi di viaggio disponibili via mobile e ai vantaggi che ne potranno derivare.

Né i viaggiatori né i travel manager pensano però che i servizi mobile possano condurre a una riduzione dei costi di viaggio; i principali vantaggi derivanti dal mobile, invece, risultano essere la maggiore facilità di fare business, la produttività e il benessere del viaggiatore. Come conseguenza, le applicazioni per il travel management stanno diventando sempre più sofisticate, e le aziende che si stanno attivando sin d’ora potranno ottenere i maggiori benefici, spingendo i viaggiatori verso app in linea con la propria travel policy.

Lo studio ha inoltre evidenziato che in media il 62% dei viaggiatori già possiede uno smartphone aziendale e il 56% delle aziende ha già, o intende avviare, la politica del Bring your own device (che consente ai dipendenti di utilizzare i propri dispositivi personali). A livello globale, i travel manager ritengono che l’impatto potenziale del mobile sul travel management sia elevato, attribuendo un punteggio pari a 6,8 su una scala da 1 a 10.

Via ItalianVenue

 
Di Altri Autori (del 14/07/2014 @ 07:16:50, in Pubblicità, linkato 265 volte)

Complice un maggio a scartamento ridotto, il settore pubblicitario italiano ha continuato a perdere investimenti nella prima parte dell’anno. Nei primi cinque mesi, il mercato ha lasciato per strada circa 110,5 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2013, recedendo del 3,9%.

Nel solo mese di maggio, il passo indietro è stato del 5,5% (su base annua), mentre aprile si era chiuso con un laconico -4,4%. I dati di Nielsen non lasciano spazio all’ottimismo, anche se lo scorso anno le perdite werano state ben maggiori (-17,2% tra gennaio e maggio). Gli analisti non si aspettavano però numeri così in ribasso nell’ultimo mese in esame.

 “Per recuperare gli oltre 110 milioni persi in questa parte dell’anno, sarebbe necessaria una crescita del +3,2% nei prossimi sette mesi, visto che il periodo giugno – dicembre 2013 si era chiuso a -8,6%”, dice il rapporto. Intanto, tutti i media hanno registrato un saldo pubblicitario negativo a inizio 2014: i quotidiani hanno perso il 12,8% degli investimenti, i periodici l’11,6%. meglio la radio, con un -0,3%, mentre internet si ferma al -2,1%.

Via Quo Media

 

Fino alla fine degli anni ’80 dettava regole e orientava le scelte del pubblico. Nel decennio successivo era il marchio a dominare su tutto. Poi si è passati alla centralità del consumatore. La comunicazione pubblicitaria cambia e si reiventa, proprio come le mode. E nell’era della crisi economica e creativa dello spot, attinge dal baule dei ricordi e torna a raccontare storie alla maniera del vecchio Carosello.

Se Calimero, nel 1954, riuniva grandi e piccini attorno all’unica tv di casa, il nuovo Branded Entertainment punta a costruire cortometraggi, talent e web series attorno ad un unico marchio, con lo scopo di far rivivere quel legame intimo con lo spettatore/consumatore, chiave di volta per una comunicazione più efficace ed impattante.

Con il 20% all’attivo nel settore degli investimenti in adv e previsioni di crescita esponenziale entro la fine del 2014, il contenuto sponsorizzato si fa strada anche sul piccolo schermo italiano con format di successo come La Casa degli Assi (PokerStars), Un giorno per me – Missione Giovinezza (Pantene), The Apprentice o RDS Academy. È in questa direzione che puntano anche i player USA: gli investimenti per il Branded Content sono aumentati dell’8%, con una spesa di 1,86 milioni di dollari nel 2013 rispetto a 1,73 milioni dell’anno precedente (fonte: ContentWise).

Dalla soap opera allo spot, andata e ritorno. Pioniera del Branded Entertainment, la soap opera americana – sorella maggiore dell’italiano Carosello – serie o mini-drama pensata per le casalinghe, prodotta o sponsorizzata da aziende di detersivi e saponi. Una su tutte, la soap Sentieri di P&G che dal 25 gennaio 1937 conta più di 15.000 puntate.

Dopo circa mezzo secolo di strapotere, il fiume d’oro degli investimenti pubblicitari televisivi ha iniziato a cambiare direzione e morfologia, in concomitanza con le aspettative dei telespettatori 3.0.

“Negli ultimi anni coloro i quali hanno ricercato un coinvolgimento di tipo emotivo con i clienti, investendo in contenuti brandizzati, hanno ottenuto un considerevole vantaggio competitivo sulla concorrenza – spiega Massimo Romano, Media Hunter e A.D. di Spencer & Lewis – Ne è un esempio il format ibrido ‘La Casa degli Assi’, a metà tra Branded Entertainment e talent show, realizzato da PokerStars e prodotto da Magnolia. Dalla seconda serata di Italia2, il reality di poker sportivo è balzato in replica sull’ammiraglia Italia1 appassionando un numero sempre maggiore di neofiti di questa disciplina”.

Uno studio condotto da 2BResearch-Demoskopea per l’OBE – il primo Osservatorio del Branded Entertainment – dimostra quanto i nuovi contenuti sponsorizzati rappresentino un plus-valore per il consumatore stesso e un’ottima opportunità per il brand. Il 50% degli intervistati ammette: “Mi fa venire voglia di provare il prodotto”, “Mi ha avvicinato alla marca” e “Ha cambiato il mio approccio al brand”.

RACCONTARE IL MARCHIO ATTRAVERSO UNA STORIA. Pur non essendo mai in primo piano, nel BE il marchio viene raccontato attraverso tutti i suoi valori, i suoi stili tipici e iconici risultando immediatamente riconoscibile. Tutto questo imprimendo nello spettatore la sensazione che i contenuti siano stati pensati e realizzati dalla società per arricchire la sua esperienza e non per invitarlo esplicitamente all’uso o all’acquisto di un prodotto.

Oltre al fortunato “La Casa degli Assi”, un altro format sponsorizzato attualmente in onda su SkyUnoHD è l’adventure reality “Calzedonia Ocean Girls”, in cui il nome del brand è presente già nel titolo. Lo stesso vale per “RDS Academy”, talent per aspiranti speaker radiofonici prodotto in collaborazione con Vanity Fair; lo show  si è concluso il 7 luglio con la vittoria della varazzina Giuditta Arecco, che ha battuto in finale il trentenne barese Stefano Mastrolitti: “Il tratto distintivo di RDS Academy è stato proprio la crossmedialità, tradotta nel tentativo di riavvicinare i giovani alla radio attraverso un talent – continua Massimo Romano – Grazie al format, che ha portato gli spettatori alla scoperta delle dinamiche pure del mezzo radiofonico, la stessa emittente RDS è riuscita a riposizionarsi, guadagnando in termini di ascolti e di immagine.”

Prima di approdare in tv, il Branded Entertainment ha stregato anche il grande schermo. La rivista Esquire ha ribattezzato il film “Gli Stagisti” il nirvana del product placement, una pubblicità a chiarissime lettere per il colosso Google sotto forma di commedia. Il gemello italiano potrebbe forse essere Benvenuti al Nord che, con una marcia in più rispetto al capitolo precedente Benvenuti al Sud, intreccia avventure e disavventure dei protagonisti nella realtà di Poste Italiane.

Dimenticatevi l’era dello spot a metà programma: è il format stesso a diventare pubblicità, il talent brandizzato ha la meglio e i consigli per gli acquisti diventano reality.

Via Spot and Web

 
Di Altri Autori (del 10/07/2014 @ 07:18:11, in eCommerce, linkato 416 volte)

È una sfida senza respiro, centimetro su centimetro. Impadronirsi del web in ogni modo, con ogni mezzo. Le big company non si danno pace. Nelle ultime ore Google ha lanciato l'ennesima sfida ad Amazon, scucendo 500 milioni di dollari dal suo portafogli per investirli in Shopping Express. Obiettivo? Introdurre un servizio di consegna rapida dei prodotti, settore già coperto dalla società di Jeff Bezos, che con Amazon Prime assicura all'acquirente la ricezione dell'oggetto in poche ore.

L'idea di Big G ha basi solide. Il mercato di riferimento, almeno all'inizio, sarà quello statunitense. Ma il progetto Google ha dalla sua parte un notevole vantaggio: la leadership inavvicinabile di Big G nel settore del product search. Offrire un servizio rapido ed efficiente potrebbe essere un bel problema per qualsiasi competitor, allora. Amazon incluso.
Per ora Google sta investendo per portare il servizio in tre città degli Usa: New York, San Francisco e Los Angeles. E ha già stretto accordi con alcuni marchi come Target, Costco, Toys R Us e Whole Foods. Ma Google Shopping Express è solo all'inizio del cammino.

Cosa lo differenzia da Amazon
A differenziare da Amazon il servizio sul quale Google ha deciso di puntare c'è un dettaglio non di poco conto. Il colosso di Mountain View, almeno per ora, non avrà gli enormi centri di distribuzione sui quali invece ha investito Bezos. Ciò vuol dire che i prodotti rimarranno nei magazzini dei fornitori originari. Google si farà carico di andare a prelevare la merce per poi consegnarla. Il tutto nel giro di poche ore. Per questo i 500 milioni di dollari investiti serviranno a preparare una vasta flotta di autisti, impacchettatori e mezzi. Il costo del servizio dovrebbe essere, secondo quanto scrivono negli Stati Uniti, di 4,99 dollari per ogni prodotto. Ma non è escluso che Big G punti ad abbonamenti annuali e a promozioni gratuite per far conoscere il servizio.

«Negli ultimi cinque anni abbiamo migliorato di molto Google Shopping, aiutando gli acquirenti a trovare i prodotti disponibili in zona. - ha commentato Tom Fallows, capo di Shopping Express, al web magazine Re/Code - Ma spesso ci trovavamo davanti a feedback nei quali gli utenti lamentavano i tempi di consegna troppo lunghi». Google Shopping Express è il servizio che correrà in loro aiuto. L'obiettivo è quello di consegnare un prodotto nelle 3/4 ore successive all'ordine effettuato online. Una sfida enorme, anche per un colosso come Google. Amazon ha investito tempo e danaro per arrivare ai risultati odierni, automatizzando i centri di distribuzione presenti in varie parti del mondo. La risposta di Big G è tutta da scoprire.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 09/07/2014 @ 07:12:04, in Digitale, linkato 390 volte)

Lo spread digitale costa all’Italia 10 milioni di euro al giorno di minori investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi. La stima arriva dal Censis. Per recuperare il gap internazionale il nostro Paese dovrebbe azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, sviluppare il commercio online e l’uso della moneta elettronica, fino a raggiungere i livelli medi europei.

Ma, soprattutto, sarebbe il caso di razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione centrale. Verrebbero così recuperati 3,6 miliardi di euro l’anno, ossia quasi 10 milioni al giorno). I numeri del ritardo italiano parlano ancora di un basso grado di confidenza con le nuove tecnologie digitali. Tra 16 e 74 anni chi utilizza internet è il 58% del totale (la media europea è del 75%). Ci sono poi da considerare i possibili spazi di crescita per il commercio online.

Le imprese attive nel commercio elettronico in Italia sono complessivamente il 5% del totale (la media europea è del 14%). Altro capitolo, il ritardo nella diffusione dei pagamenti elettronici. In Italia il denaro contante è, infatti, utilizzato nell’82,7% delle transazioni, contro una media Ue del 66,6%. L’Italia è poi al penultimo posto in Europa per uso dei servizi online della pubblica amministrazione. Degli oltre 500 milioni di messaggi e-mail dei ministeri, solo il 27% è in uscita. In crescita invece la posta elettronica certificata: nel primo quadrimestre 2014 segna un +172% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 08/07/2014 @ 07:17:40, in Marketing, linkato 569 volte)

Riprendo, per parlarne anche a un pubblico diverso, un post che ho scritto per il blog di Digital PR.

Si chiama Real Time Marketing ed è una delle opportunità più interessanti che il marketing digitale ha messo a disposizione delle aziende. Come spesso capita si tratta di un’evoluzione di modelli pubblicitari tradizionali – classicamente l’annuncio pubblicitario realizzato in gran fretta e pubblicato sul quotidiano 24 o 48 ore dopo un “evento”, in genere sportivo.

L’idea è quella di reagire, questa volta davvero in tempo reale, a uno stimolo, un’opportunità di comunicazione che ci permetta di fare notizia, di diffondere un messaggio che faccia impatto, sorprenda, diverta, dimostri la nostra smartness.

Gli esempi non mancano – famosissimo quelli di Oreo al Superbowl che ha saputo approfittare di un imprevedibile blackout, ma anche quelli “costruiti” con cura gettando reti per poi raccogliere opportunità, come nel caso di Kleenex, che ha individuato in rete un piccolo numero di persone raffreddate e le ha coccolate inviando un “kit”. Ottenendo una vasta amplificazione mediatica, nettamente superiore in valore al costo dell’operazione e soprattutto dimostrando concretamente intelligenza e coolness (o, in forma un po’ più “blanda” e più in campo User Generated Content, l’operazione che ha visto Wendy trasformare in diretta in canzoni i tweet degli utenti, oppure Old Spice trasformarli addirittura in spot pubblicitari personalizzati).

In sostanza si tratta o di mettersi in agguato, sperando succeda qualcosa (possibilmente di probabile) e intervenendo con una propria comunicazione nel giro di pochi minuti, ad esempio presidiando un evento famoso come la cerimonia degli Oscar , che sappiamo essere molto popolare e la cui popolarità e seguito possiamo provare a intercettare entrando nella conversazione, proponendo una nostra visione (interessante, divertente, critica…).

A volte il tempo di reazione dev’essere rapido, anzi rapidissimo.

Citando un caso che abbiamo gestito direttamente, prendiamo l’esempio del down di Whatsapp del 2 aprile 2014. 50 minuti in cui i server della più popolare applicazione di messaggistica gratuita sono andati in crash. In quanto agenzia di Social PR di LINE, abbiamo deciso di intervenire in tempo zero con un messaggio chiaro e semplice su Twitter: “#whatsappdown Vi aspettiamo a braccia aperte! #LineUp”.Anche su Facebook abbiamo voluto dire la nostra, guidati da quel tocco di irriverenza con cui abbiamo da subito caratterizzato la comunicazione di LINE: “#whatsappdown Niente panico… Ci siamo noi!”.

In quel pomeriggio abbiamo deciso di dialogare un po’ con i nostri futuri potenziali clienti e abbiamo deciso di fare un po’ di sana infiltration anche su altri dialoghi tra utenti Twitter.

I risultati in termini social sono stati ottimi: oltre 150 menzioni su LINE, più di 100 interazioni su Facebook e, soprattutto, un grande impatto sul business: nella sola giornata del 2 aprile, LINE ha accresciuto del 30% la media dei nuovi iscritti, con un netto aumento degli unique browsing (persone che utilizzano l’app almeno una volta al giorno)

Aspettarli al varco

Un’altra possibilità/ modalità di intervento è invece costruire dei progetti in cui sappiamo già che qualche utente dirà una certa cosa (possibilmente un certo numero di utenti), predisponiamo una reazione un po’ eclatante e attendiamo che si verifichi l’evento che ci permette di scatenare la nostra azione (tipicamente, come nel caso di Kleenex, si tratta di attendere che una persona qualsiasi, ad esempio su Twitter, dica una certa cosa e far partire un progetto già predisposto accuratamente).

Specialmente nel primo caso, quello in cui ci si trova davanti una inaspettata opportunità di comunicazione, entrano in gioco una serie di fattori per riuscire davvero a farcela. In primis una capacità creativa dell’agenzia, ovvia; ma soprattutto l’essere in continuo monitoraggio della Rete – con i conseguenti budget allocati per un’attività che impegna risorse dell’agenzia e quindi comporta costi. Può comunque capitare che l’opportunità si manifesti anche per caso; che anche se non si sta monitorando in tempo reale e continuamente la Rete, balzi agli occhi di azienda o agenzia un messaggio, uno spunto da cogliere subito (e qui ci va anche un po’ di fortuna).

Qui diventa critica la capacità di essere flessibili, sia per l’azienda che per l’agenzia. Di sviluppare immediatamente un messaggio appropriato e potente, Di azzerare i tempi delle approvazioni, di essere fuori nel giro di minuti, non di giorni, sennò diventa molto meno interessante. Avere un sistema che riesce a mettere da parte le “procedure burocratiche”, il dover reperire il management, fissare appuntamenti per il giorno dopo. Avere la capacità di operare (anche) per rapidi colpi di mano, prendendosi magari qualche ragionevole rischio, in modo guerrigliero e quindi più sorprendente ed efficace. E soprattutto avere la capacità di non volerlo fare a tutti i costi. Come quando si vuole a tutti i costi raccontare una barzelletta, e la si racconta comunque, fuori contesto: non fa ridere, non funziona. Come molto spesso capita quando le marche cercano di forzare la mano non avendo una buona idea in mano (si veda questo articolo di Mashable).

 
Di Altri Autori (del 07/07/2014 @ 07:49:57, in Digitale, linkato 309 volte)

Se l’Italia arrivasse ad azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, se sviluppasse il commercio online e l’uso della moneta elettronica fino a raggiungere i livelli medi europei, e se riuscisse a razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione centrale si renderebbero disponibili per nuovi investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi 3,6 miliardi di euro all’anno: quasi 10 milioni al giorno. Questo è il valore dello spread digitale secondo il Censis nel 7° numero del “Diario della transizione” che ha l’obiettivo di cogliere e descrivere i principali temi in agenda in un difficile anno di passaggio attraverso una serie di note di approfondimento diffuse nella primavera-estate del 2014. Tale spread, sostiene il Censis, attualmente penalizza l’Italia nella competizione internazionale.

Internet. Per quanto riguarda il grado di confidenza degli italiani con le nuove tecnologie digitali, le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale, contro il 90% del Regno Unito, l’84% della Germania e l’82% della Francia (la media europea è del 75%). Di questi, solo il 34% interagisce via web con le amministrazioni pubbliche, contro il 72% della Francia, il 57% della Germania e il 45% del Regno Unito (la media europea è del 54%). Ed è ancora forte il ritardo del nostro Paese sul fronte degli investimenti in reti di nuova generazione. In Italia le famiglie con un componente di età compresa tra 16 e 74 anni con accesso alla banda larga sono solo il 68% del totale, contro l’87% del Regno Unito, l’85% della Germania e il 78% della Francia (la media europea è del 76%). I laureati italiani in discipline scientifiche e tecnologiche con meno di 30 anni sono solo 13,2 ogni mille abitanti della stessa età, contro i 22,1 della Francia, i 19,8 del Regno Unito, i 16,2 della Germania (la media europea è di 17,1). E le start-up innovative, alle quali la normativa riconosce agevolazioni fiscali, faticano a crescere e a dare spinta propulsiva all’innovazione. Delle 2.254 imprese iscritte nell’elenco ufficiale, il 60,9% non ha nemmeno un sito internet. Non stupisce che la bilancia dei pagamenti per servizi informatici dell’Italia sia strutturalmente in deficit, con un saldo negativo che nel 2012 ha raggiunto 1,49 miliardi di euro: le esportazioni valgono 1,88 miliardi e le importazioni ammontano a 3,37 miliardi.

Commercio online. Le imprese attive nel commercio elettronico in Italia sono complessivamente il 5% del totale, contro il 22% della Germania, il 19% del Regno Unito e l’11% della Francia (la media europea è del 14%). Le imprese italiane con almeno 10 addetti che hanno un sito web attraverso il quale ricevere ordinazioni o prenotazioni online sono l’11,7% del totale, con un valore delle vendite realizzate via web pari solo al 2,1% del valore totale delle vendite (si oscilla tra il 2,6% al Nord-Ovest e lo 0,5% nel Mezzogiorno). Il fatturato complessivo delle vendite online delle imprese con almeno 10 addetti, e che realizzano via web almeno l’1% del proprio fatturato, è arrivato a 12,2 miliardi di euro nel 2013, molto meno dei 96 miliardi del Regno Unito, i 50 miliardi della Germania e i 45 miliardi della Francia. Se l’Italia incrementasse le vendite online e i fatturati realizzati via web, raggiungendo il livello di commercio elettronico dei principali competitor europei, potrebbe liberare risorse da investire in reti e servizi innovativi per circa 1,4 miliardi di euro all’anno.

Pagamenti elettronici. Non va meglio con i pagamenti elettronici. Le transazioni con carte di pagamento (escluse le carte di moneta elettronica) sono solo 28 per carta all’anno, contro le 167 del Regno Unito, le 129 della Francia e le 30 della Germania. In Italia il denaro contante è utilizzato nell’82,7% delle transazioni, contro una media europea del 66,6%. Il maggior costo rispetto alla media europea della gestione del contante confrontato con mezzi elettronici equivalenti è stimabile in circa 450 milioni di euro all’anno.

Servizi online della pubblica amministrazione. Il nostro Paese è al penultimo posto in Europa per uso dei servizi online della pubblica amministrazione. Degli oltre 500 milioni di messaggi e-mail dei ministeri, solo il 27% è in uscita: segno di una scarsa interattività con l’esterno. Nel primo quadrimestre del 2014 le caselle di posta elettronica certificata sono cresciute del 172% rispetto allo stesso periodo del 2011, superando la soglia di 15 milioni di caselle attive. La firma digitale ha raggiunto a maggio 2014 la quota di 5,3 milioni di certificati attivi, in crescita rispetto all’inizio del 2012 del 62%. Pur registrando una notevole diffusione, la firma elettronica è però uno strumento ancora sconosciuto nella cultura collettiva.
La pubblica amministrazione spende (dati al 2012) oltre 3,9 miliardi di euro per beni e servizi Ict, con un trend in contrazione nel tempo (-8% rispetto a 5 anni prima), nonostante la crescita costante del parco tecnologico installato. Ad esempio, le caselle di posta elettronica dei ministeri e degli enti nazionali ammontano a poco meno di 2 milioni, in crescita rispetto all’anno precedente del 14,3%. La quota delle spese dello Stato destinate alla gestione e manutenzione dell’esistente è pari al 57% del totale della spesa Ict, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente. La parte assorbita dagli investimenti si riduce progressivamente e riguarda principalmente la manutenzione evolutiva di applicativi esistenti, che pesa per il 41% del totale dei nuovi investimenti. Il 50,6% del valore dei nuovi contratti Ict è affidato con trattativa privata. Nel primo semestre del 2014 l’amministrazione centrale dello Stato ha speso 24,5 milioni di euro in consulenze informatiche, con una forte riduzione (-37%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2013 le spese in consulenza informatica sono state pari a 93,7 milioni di euro, che corrispondono ‒ per avere un ordine di grandezza ‒ al 73,4% della spesa destinata a traslochi e facchinaggi.

Via Tech Economy

 
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