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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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WebLog
 
Di Altri Autori (del 02/03/2015 @ 07:00:31, in Marketing, linkato 121 volte)

I marchi non soltanto si vedono, ma si scrivono. E c’è chi paga per farlo. Trovare il nome di un brand in un testo di narrativa è esperienza piuttosto comune e normale; probabilmente finora ben pochi lettori hanno prestato troppa attenzione leggendo qua e là di Apple, Audi o Coca-Cola.
Al contrario, i brand sono sempre più interessati, tanto da chiedere agli autori di entrare a far parte delle loro storie, di essere letti, anche pagando.

L’ultimo esempio è stato quello di William Boyd. Sceneggiatore, autore di Brazzaville Beach e dell’ultima avventura letteraria di James Bond (Solo), Boyd ha inserito in The Vanishing Game il brand Land Rover, facendo guidare al suo protagonista un Defender.
Un product placement pagato con un assegno a sei cifre dalla casa automobilistica che, senza entrare nel merito del testo, ha chiesto solo di essere citata. Il libro è stato distribuito gratuitamente in versione digitale anche sul sito di Land Rover.

I PRECEDENTI

«Gli scrittori hanno sempre scritto su commissione», si è difeso Boyd. Il quale non è certo il primo caso di inserimenti “su carta”: nel 2001 Bulgari ha chiesto a Fay Weldon (Dopo il crash) di inserire almeno una dozzina di volte il nome del brand nel suo The Bulgari Connection, romanzo che Bulgari intendeva distribuire in esclusiva gratuita ai suoi clienti e che in seguito è stato pubblicato da HarperCollins.
Gli inserimenti sono stati 34; l’autrice è stata pagata 18 mila sterline più la possibilità di indossare oltre 1,5 milioni di dollari in gioielli per il lancio del libro (che poi ha dovuto restituire!).
Pubblicità occulta o volontaria, spesso un marchio definisce una situazione o un personaggio meglio di molte parole, e non solo nella cosiddetta chick lit (con l’esempio eccellente de Il diavolo veste Prada).
Sono i completi di Ermenegildo Zegna o di Armani a definire gli yuppie di American Psycho, mentre il catalogo Ikea di Fight Club è simbolo dell’esistenza predefinita e pre-Tyler Durden del protagonista.
Con gli e-book, poi, sono già sulla rampa di lancio progetti editoriali che coinvolgono anche siti e Web series, creando ulteriori spazi per le marche: uno di questi è Find Me I’m Yours di Hillary Carlip, con il dolcificante Sweet’N Low. L’autrice è già al lavoro sul sequel.

Via Business People

 
Di Altri Autori (del 27/02/2015 @ 07:07:05, in Digitale, linkato 272 volte)

Le mamme si confermano anche in Italia un target particolarmente evoluto: capaci di cogliere le potenzialità della rete, sempre connesse, molto presenti sui social soprattutto da mobile. Una situazione ormai consolidata in USA che trova conferma anche in Italia nei dati di una ricerca svolta da FattoreMamma e gnresearch. La ricerca, che ha coinvolto nella fase quantitativa 755 mamme con una survey on line, ha messo in luce una particolare sintonia tra mamme e mobile: 9 mamme su 10 possiedono uno smartphone, percentuale molto elevata se paragonata alla media della popolazione che vede il 56% come tasso di penetrazione degli smartphone. Lo stesso vale per i tablet: se in media  il 17% della popolazione possiede un tablet, la percentuale sale a 53 quando consideriamo le mamme.

La fase qualitativa della ricerca ha rivelato i motivi di questa passione: grazie al mobile, la tecnologia è diventata friendly anche per le mamme che la considerano fedele (sempre disponibile), compagna(le supporta, le aiuta ad organizzare e risolvere) e femmina (multitasking, flessibile…). Tanto che il cellulare viene definito “una felice dipendenza e un’estensione di sé”. Se infatti il PC è visto come uno strumento freddo, rigido e funzionale, lo smartphone ha creato un rapporto di complicità, e viene vissuto in una dimensione individuale come uno strumento intrigante.

E per quanto riguarda più in particolare il “loro ruolo di mamme”, quali sono preferenze e comportamenti in relazione ai diversi device?

Al primo posto ci sono gli instant message (94%), seguono poi l’accesso ai social media (87%) e lacondivisione di foto (86%). Al pc sono lasciate le incombenze più “razionali” come l’home banking e la ricerca di informazioni mediche.
In quanto ad attività da smartphone, le mamme italiane risultano particolarmente attive, tanto da superare le mamme USA: ogni giorno dal cellulare di una mamma italiana sono spediti in media 31 instant message (26 in USA) e avviene 19 volte l’accesso ai social media (15 in USA). (fonte: US mobile report 2014)

E per quanto riguarda più in particolare il “loro ruolo di mamme”, quali sono preferenze e comportamenti in relazione ai diversi device?
Lo smartphone viene usato principalmente per organizzare gli impegni di tutta la famiglia, quando si tratta di intrattenere i bambini si preferisce il tablet, mentre gli acquisti (abbigliamento, libri, giochi) avvengono soprattutto al pc.
Ogni canale è frequentato per esigenze diverse: si va su Facebook per socializzare, trovare info su persone e scambiare consigli su marche, sulle app di instant messaging per scambiare foto o video  e  condividere eventi della propria famiglia.
E se si cercano consigli, supporto, risposte alle problematiche inerenti ai figli, il canale privilegiato sono i blog delle mamme. Da notare, infatti, che se il 61% si rivolge a parenti e amici, ben 1 mamma su 3 dichiara di ricorrere al consiglio di altri genitori on line, anche sconosciuti.

Via Spot and Web

 
Di Altri Autori (del 26/02/2015 @ 07:44:23, in Aziende, linkato 344 volte)

Sempre più spesso i bambini navigano su YouTube alla ricerca di contenuti da vedere. Ma la navigazione sul normale canale può, per errore, fare apparire video non adatti a dei minori.
La possibilità di censurare dei contenuti c'è sempre stata su YouTube, ma spesso i genitori non l'attivavano sia per la complessità del procedimento sia perché proprio non ne conoscevano l'esistenza.

Per facilitare le cose, oggi è stata creata un'app, studiata apposta per i minori, per navigare su YouTube in tutta sicurezza con una grafica semplice e intuitiva e i contenuti filtrati alla fonte: "Prima da un algoritmo e poi, manualmente, da alcuni esperti che visionano i filmati da mettere on line”, come ha dichiarato Shimrit Ben-Yair, Product Manager di YouTube Kids.

I video disponibili comprendono un mix di contenuti tratti dai canali di intrattenimento più popolari per i bambini come DreamWorks TV, o National Geographic Kids.

L'interfaccia è più grande e luminosa rispetto a quella del canale classico, per adattarsi alla manualità dei bambini.
Le sezioni previste sono quattro: "Spettacoli", "Musica", "Apprendimento", e "Esplora", indicate da semplici icone, rispettivamente: un pulsante di riproduzione, una radio, una lampadina e il binocolo. Tuttavia, nella schermata principale, è possibile anche sfogliare semplicemente i contenuti senza scegliere le diverse sezioni.

Infine i genitori potranno hanno pre-impostare il tempo di una sessione, al termine della quale, il piccolo viene avvisato.  E sempre i genitori possono disattivare suoni e musiche che spesso accompagnano i video.

L'app è interessante ma sembra ci sia ancora molto da fare: non è ancora possibile infatti filtrare i contenuti in base all'età del bambino e il codice del controllo parentale è facilmente aggirabile da un bimbo in età scolare (ovvero in grado di leggere: appaiono infatti, in parola, i numeri da digitare per accedere a questa funzione).

Diciamo che, in generale, è un'app studiata per i bambini in età pre-scolare.

Per il momento è disponibile la versione per gli Stati Uniti, per Android su Google Play e per iOS su iTunes.

Via Panorama.it

 
Di Altri Autori (del 25/02/2015 @ 07:28:10, in eCommerce, linkato 289 volte)

Lo shopping mobile è sempre più diffuso e attira l’attenzione di sempre maggiori quote di utenti. Secondo dati e-Marketer più di 150 milioni di persone in America hanno utilizzato nel 2014 un dispositivo mobile per fare ricerche, navigare o confrontare prodotti, nello specifico il 79% degli utenti smartphone e l’86% degli utenti tablet.

Eppure, rileva la stessa società, meno di sette clienti mobile su dieci fa un acquisto dal proprio dispositivo. E, ancora, se quasi otto persone su dieci hanno fatto shopping su tablet, solo la metà dei consumatori via smartphone ha fatto lo stesso. Ciò dimostra che anche se i tablet sono meno diffusi nella popolazione rispetto agli smartphone, tali utenti sono più propensi a fare acquisti sui loro dispositivi, e sono generalmente più ben disposti ad acquistare e a spendere. I tablet rappresentato il 65,8% del totale delle vendite al dettaglio degli Stati Uniti per il comparto del mobile commerce lo scorso anno, dicono le stime di eMarketer, contro il 32% via smartphone. Quando si tratta di comportamenti di acquisto digitali, insomma, gli utenti tablet si comportano più come gli utenti desktop e tendono ad avere comportamenti “poco mobile” e più simili all’uso del pc: tipicamente sono a casa, con del tempo a disposizione per valutare attentamente gli acquisti. I compratori via smartphone esplorano i prodotti in mobilità ma poi passano ad altri canali per completare gli acquisti.

I dati di e-Marketer non sono gli unici a rappresentare un panorama del genere: nel mese di settembre 2014, comScore ha riferito i risultati che supportano la tendenza delle persone a fare attività legate allo shopping via mobile, ma non necessariamente ad acquistare attraverso questo canale. E anche secondo recenti dati MarketLive quasi il 56% del traffico verso i siti di vendita al dettaglio è venuto da fonti non mobili. Infine IBM: nelle passate feste di Natale le vendite tablet hanno rappresentato il 18,4% delle vendite online con gli smartphone fermi al 16,3 % e anche il desktop, secondo i numeri IBM, non è morto. Il traffico registrato da PC Desktop, infatti, ha rappresentato il 42,6% del totale e ben il 65,2% di tutte le vendite online. Inoltre, i consumatori hanno speso più soldi comprando dai propri desktop con un valore medio degli ordini di 107,72 dollari rispetto agli 88 dollari spesi da dispositivi mobili, con una differenza pari al 21,4%.

Il moltiplicarsi di analisi di questo tipo dimostra che il tema del mobile shopping, e del commercio online in generale, è al centro delle attenzioni dei marketer che sono sempre più alla ricerca di strumenti per comprendere il comportamento di acquisto delle persone sui vari device a loro disposizione. Uno sforzo non da poco che, secondo alcuni, potrà trovare risposta nell’approfondita conoscenza del percorso di acquisto che porta al sospirato click sul tasto “compra”.

Via Tech Economy

 

La digitalizzazione sta cambiando il modo in cui le aziende progettano e innovano servizi e prodotti, secondo un nuovo studio di Accenture. Ad essere più competitive nell’era del digitale sono le aziende capaci di stabilire interazioni più personali con i consumatori e di realizzare servizi in grado di anticipare le loro esigenze, senza tuttavia risultare invadenti. L’analisi “Trends 2015”, condotta  da Fjord, società di service design acquisita da Accenture nel 2013 e ora parte integrante di Accenture Interactive, mette in luce quali sono le principali evoluzioni nell’ideazione e nell’innovazione di servizi e prodotti, attraverso l’analisi dei progetti sviluppati per aziende clienti, di seminari e conversazioni con designer ed esperti del settore.

“Sono principalmente tre gli elementi che determinano se l’esperienza di un consumatore sarà positiva e di successo”, spiega Mark Curtis, Chief Client officer di Fjord Design and Innovation di Accenture Interactive. “Il grado di personalizzazione dell‘esperienza, che sempre più spesso è legata a servizi di customer service gestiti da personale altamente qualificato, anziché da  sistemi completamente automatizzati. La capacità di connettere al  meglio i servizi offerti, device e luoghi di fruizione. La possibilità dei servizi intelligenti di anticipare le intenzioni dei consumatori e di realizzarle, eseguendo in maniera automatica le azioni di routine”.

“Con il digitale si sta affermando un nuovo concetto di customer experience”, commenta Mike Sutcliff, group chief executive di Accenture Digital. “i consumatori si aspettano esperienze di fruizione più intuitive, personali e intelligenti. Molti responsabili di marketing ritengono che ci siano ancora dei gap da colmare per offrire un’esperienza soddisfacente ai propri consumatori, coloro che sapranno innovare prodotti e servizi attraverso il design avranno l’opportunità di far crescere la propria base clienti e di fidelizzarla”.

L’analisi Accenture evidenzia nove tendenze digitali:

1) Omni-Colleagues – Le persone sono i nuovi eroi del digitale: i servizi di customer service di livello superiore torneranno ad essere gestiti  da persone qualificate, a cui le aziende forniranno strumenti tecnologici di cognitive computing in grado di aiutarli nel conoscere e interagire meglio con i consumatori. Telstra in Australia ad esempio ha annunciato un’imponente iniziativa “digital first”, che automatizza tutti i compiti amministrativi ripetitivi, in modo che i dipendenti possano concentrarsi sulle interazioni più significative con i clienti.

2) Mind the gap: i clienti spesso sperimentano un gap quando usano prodotti e servizi digitali, in particolare quando hanno a che fare con esperienze che prevedonoil passaggio tra on-line e off-line. L’esempio di successo di Spotify chiarisce quale sia la modalità più efficace per garantire un servizio passando tra gli ambienti on e off-line. Per le aziende sarà fondamentale individuare e risolvere le problematiche che si  presentano nel passaggio fra modalità (on e off line) e dispositivi diversi, oltre che comprendere quali sono le principali esigenze dei consumatori ed indirizzarle con il giusto livello di personalizzazione del servizio.

3) Aggregation moves to services: la capacità delle aziende di offrire pacchetti di servizi aiuterà il consumatore ad eliminare possibili frustrazioni e elementi di insoddisfazione. SNCF, la società ferroviaria statale francese, sta cercando di ridurre la complessità dei servizi offerti adottando l’approccio “viaggio completo”, fornendo cioè un servizio supplementare di autista privato che accompagna il passeggero da casa alla stazione e viceversa quando si vuole viaggiare in treno.

4) Dieta Digitale: vista la pervasività del digitale, maggiori potranno essere le occasioni di irritazione e distrazione di una persona nel mondo reale. Le aziende dovranno dunque prestare più attenzione alle condizioni imposte ai consumatori per poter fruire dei loro servizi. Un ottimo esempio attuale è rappresentato dalla collaborazione tra Evernote e Moleskine. Per creare taccuini fisici aumentati: Evernote utilizza Smart Stickers che permettono il tagging digitale di appunti fisici, ma anche opzioni di ricerca e la condivisione di informazioni.

5) Interfacce emotive – Dai comandi alle conversazioni: Il modo in cui le persone interagiscono con le tecnologie digitali è cambiato molto. Oggi, i progressi della tecnologia consentono interazioni più naturali fra l’uomo e le macchine. Nel 2014, un super-computer è riuscito nell’intento di far credere alle persone con cui si interfacciava di essere umano. Grazie a sensori emotivi sempre più precisi, in futuro le macchine potranno sapere come ci sentiremo, cambierà il rapporto delle persone con le macchine, per questo le  aziende dovranno prendere in considerazione l’adozione di interfacce utente guidate da elementi emotivi e gestuali.

6) La digital disruption è fisica: molte azioni di ogni giorno e dispositivi fisici porteranno alla nascita di servizi digitali guidati dai dati. Le società non possono più evitare la digital disruption e devono ottimizzare l’uso dei loro asset fisici, spesso costosi. Consideriamo come ad esempio nell’ambito dei “viaggi in condivisione” alcuni nuovi soggetti stanno rivoluzionando un settore tradizionalmente a elevati investimenti con l’introduzione di sistemi digitali per la gestione del servizio. Le aziende utilizzano i dati provenienti da azioni fisiche e sensori per ottenere nuovi livelli di efficienza. In questo contesto emergeranno due attori in particolare: coloro che saranno all’avanguardia nei smart device e coloro in grado di raccogliere e analizzare in maniera accurata i dati provenienti dalle azioni umane.

7) Money talks: sempre più i consumatori combinano e-commerce e messaggistica quando effettuano pagamenti e acquisti. La piattaforma cinese di chat per dispositivi mobile WeChat consente ai suoi 500 milioni di utenti di inviare contante digitale ed eseguire acquisti direttamente dalla piattaforma. Molte piattaforme e idee innovative hanno avuto origine nei mercati che per primi hanno adottato soluzioni mobile. Oggi non sono solo i retailer e le banche a dover considerare cosa succede quando i pagamenti diventano parte delle conversazioni in chat dei clienti, perché in realtà queste conversazioni possono avere degli impatti anche sulle politiche di pricing delle aziende, nonché sui servizi che tramite la chat possono essere offerti.

8) Interazioni nei sistemi connessi: le wearable technology sono diventate protagoniste assolute della scena digital, ma il 2015 vedrà l’avvento di nuove tipologie di dispositivi smart, come hearable (dispositivi di ascolto smart) e  nearable (dispositivi che si attivano in prossimità di qualcosa). Per esempio, Starwood Hotels and Resorts ha introdotto le porte virtuali, sbloccabili con lo smartphone. Tutto ciò richiede lo sviluppo di un forte ecosistema, che integri tra loro app e interazioni individuali e, in ultima analisi, renda la vita delle persone più facile. Gli smartphone e i dispositivi indossabili potrebbero quindi interagire sempre più con un’intera gamma di sensori che gli utenti non vedrebbero mai, ma che agirebbero per loro conto.

9) Il sesto senso: sempre più servizi iniziano a prevedere le esigenze del cliente e ad agire di conseguenza, grazie alla progettazione intelligente e all’uso dei dati, prima ancora che l’utente prema un tasto. Amazon sta esplorando questa possibilità attraverso le spedizioni anticipatorie, un servizio data driven  che spedirà i prodotti all’area geografica finale, senza conoscere l’indirizzo di destinazione esatto. Le società che desiderano prevedere nella maniera più precisa possibile le aspettative dei propri consumatori avranno bisogno di una solida strategia focalizzata sull’utilizzo dei dati.

Via Spot and Web

 
Di Altri Autori (del 23/02/2015 @ 07:30:30, in Mobile, linkato 355 volte)

Ancora legati al contante ma sempre più aperti ai pagamenti digitali innovativi. E’ questo il panorama tracciato dal recente Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, presentato oggi, nel quale è stato approfondito il ruolo giocato dal comparto mobile nella diffusione dei pagamenti elettronici.

“Gli italiani non hanno ancora rinunciato al contante, ma i pagamenti digitali innovativi (New Digital Payment) li stanno progressivamente abituando a utilizzare la carta di credito con maggiore frequenza e per beni di piccolo importo, soprattutto tramite acquisti e pagamenti via cellulare” spiega Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. Infatti, mentre i pagamenti elettronici con carta di credito crescono nel 2014 solo dell’1,6% passando da 126 a 128 miliardi di euro, i New Digital Payment ottengono un incremento del 20%: passano da 15 a 18 miliardi di euro e conquistano il 12% dell’intero mercato dei pagamenti digitali, che può così registrare un incremento complessivo del 3,6% e arrivare a quota 146 miliardi di euro. “Tuttavia è possibile fare qualcosa in più e ci attendiamo una crescita media, tra il 2015 e il 2017, pari al 7% annuo, che porterà questo mercato a raggiungerei 176 miliardi di euro. Per agevolare questa crescita occorrono sia un intervento normativo che proponga incentivi e diffonda conoscenza, sia l’impegno, da parte del mondo dell’offerta, a puntare sui New Digital Payment”, aggiunge Alessandro Perego.

Il ruolo del mobile
Il mobile gioca un ruolo fondamentale nei New Digital Payment che comprendono: eCommerce; ePayment, ovvero il pagamento da PC di ricariche e bollette; Mobile Commerce, acquisto di beni e servizi o contenuti cellulare via smartphone tramite App o Mobile site; Mobile Payment (Remote e Proximity), ovvero i pagamenti di ricariche telefoniche, parcheggi, mezzi pubblici, multe via smartphone; Mobile POS e Contactless Payment, che rappresentano i pagamenti mediante carta contactless.

L’eCommerce di prodotti, servizi e contenuti digitali e l’ePayment detengono la quota principale: assieme valgono l’86% dei pagamenti digitali innovativi. E mentre l’eCommerce registra una crescita del 18% toccando i 12,8 miliardi di €, l’ePayment vale quasi 2,5 miliardi di euro, in gran parte transati per il pagamento di ricariche e bollette.

Ma la componente più dinamica del nuovi pagamenti è rappresentata dal Mobile Payment & Commerce di beni e servizi: nel 2014 cresce del 55% e supera i 2 miliardi di euro.

Alla base di questa crescita complessiva, c’è la componente del Mobile (Remote) Commerce di beni e servizi che continua nella sua crescita e raddoppia, passando da 610 milioni di euro nel 2013 a 1,2 miliardi di euro nel 2014, pari al 9% del totale transato via eCommerce (nel 2013 rappresentava il 4,5%). Questa dinamica è spiegata da un lato dal crescente numero di esercenti che stanno attivando iniziative di vendita anche tramite App o Mobile site (circa 110 esercenti tra i primi 200 nell’eCommerce offrono una soluzione di Mobile Commerce, erano 75 nel 2013), dall’altro, da un cambio evidente di predisposizione da parte degli utenti. “Gli italiani infatti non vedono più il Mobile solo come un canale per gli acquisti in mobilità, ma sempre più come uno strumento comodo anche per gli acquisti e i pagamenti più tradizionali”, afferma Valeria Portale, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce.

Il Mobile Remote Payment di beni e servizi, ovvero il pagamento dei biglietti di trasporto pubblico locale, parcheggi, ricariche telefoniche e bollettini, cresce e raggiunge i 160 milioni di euro.
Le ricariche telefoniche continuano a rappresentare il 70% del mercato (+22% rispetto al 2013). Crescono anche i pagamenti di bollette e bollettini (+37% rispetto al 2013). Ma il vero protagonista è il trasporto pubblico: quadruplica, infatti, il transato per servizi legati al mondo del trasporto (biglietti dei bus, pagamenti delle soste e car sharing) anche se in valore assoluto rimane ancora marginale. Nel 2014 sono stati acquistati più di 3 milioni di biglietti, pagati oltre 2 milioni di servizi di car sharing e pagate 1 milione di soste attraverso il telefono cellulare. In Italia, dei 235 servizi di Mobile Remote Payment (erano 135 nel 2013), il 77% è legato al trasporto pubblico.

Il Mobile Remote Payment & Commerce di contenuti digitali cresce di circa il 20% nel 2014, sorpassando i 760 milioni di euro, spinto dal mondo delle Applicazioni che rappresenta oltre il 38% di questo mercato.

“La maggior propensione degli italiani a utilizzare lo smartphone per fare acquisti e l’aumento dell’offerta di prodotti acquistabili via mobile da parte degli esercenti, fa prevedere una crescita del Mobile (Remote) Commerce di beni e servizi di quasi il 40% annuo, arrivando tra i 3 e i 3,4 miliardi di euro a fine 2017. I contenuti digitali, il primo servizio acquistato via cellulare dagli italiani, proseguirà con un tasso di crescita compreso tra il 10 e il 20% annuo”, afferma Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce. “In totale, stimiamo quindi che il Mobile Remote Payment & Commerce varrà tra i 4 e i 5 miliardi di euro nel 2017, spinto dal Mobile Commerce di beni e servizi.”

NFC e pagamenti in prossimità
Il Mobile Proximity Payment & Commerce, ovvero gli acquisti e pagamenti “in prossimità” e agevolati dalla tecnologia NFC, non è ancora decollato, ma gli italiani sono pronti a utilizzarlo. Sono circa 12 milioni gli utenti con in mano un telefono cellulare NFC e oltre 250.000 i POS contactless attivi. Ancora poche le SIM NFC (si stimano circa 800.000 SIM già in mano ai consumatori), ma con la promessa da parte degli operatori telefonici di raggiungere quota 5 milioni entro la fine del 2015. “Grandi aspettative ricadono su questo segmento di mercato”, afferma Valeria Portale. “Prevediamo che nel 2017 si possano raggiungere 4,8 milioni di utenti attivi per un transato di oltre 6 miliardi di euro, nel caso in cui alcuni fattori abilitanti venissero messi in atto: l’avvio delle iniziative di tutte le Banche e degli operatori telefonici, la distribuzione massiva delle SIM NFC, il raggiungimento di accordi da parte di Apple con almeno le tre principali banche italiane, l’arrivo delle soluzioni HCE sul mercato italiano e una forte azione promozionale”.

La possibilità di pagare in negozio con carte contactless e Mobile POS si sta invece allargando: le transazioni hanno raggiunto i 300 milioni di euro nel 2014.
L’infrastruttura contactless è, infatti, cresciuta nel 2014: 1 carta su 8 è contactless (si stimano 12 milioni di carte a fine 2014, raddoppiate rispetto al 2013) e 1,2 milioni (pari al 10% del totale) sono le carte attive (hanno effettuato almeno una transazione in modalità senza contatto); 1 POS su 6 è attivo in modalità contactless (250.000 a fine 2014, +67% rispetto al 2013). Tuttavia solo 1 transazione su 300 di quelle con carta è contactless, per un transato complessivo pari a circa 200 milioni di euro. È un risultato ancora limitato, ma in forte crescita rispetto al 2013 (cinque volte in più), grazie anche agli sforzi messi in atto dagli esercenti che, con l’aiuto dei circuiti e degli acquirer, hanno fatto alcune azioni per abituare il cliente a questo tipo di pagamenti (ad esempio girando il POS verso il cliente ed invitandolo a svolgere il pagamento in autonomia).

“Il futuro dei pagamenti digitali è legato alla sfida della diffusione del Mobile Payment & Commerce di prossimità e il 2015 è un anno cruciale per il comparto: si aprirà la competizione delle diverse filiere dell’offerta”, afferma Alessandro Perego. “Da una parte la filiera cosiddetta ‘SIM-based’ che vede coinvolti operatori telefonici e banche in una configurazione collaborativa (nelle infrastrutture abilitanti). Dall’altra filiere basate sulle più recenti tecnologie HCE (Host Card Emulation) che potranno consentire ad alcune banche di offrire soluzioni di pagamento su cellulare direttamente senza utilizzare la SIM. Ed infine Apple Pay. Si accettano scommesse su chi vincerà la partita conquistando quote maggiori di mercato. Certo, dipenderà molto dalla strategia commerciale degli attori che hanno già investito molto. Quello che più importa, lato consumatori, è che le regole del gioco sono ormai per buona parte definite e qualsiasi soluzione non potrà che arrivare rapidamente ed essere estremamente sicura e facile da usare”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 19/02/2015 @ 07:57:35, in Mobile, linkato 427 volte)

Gli smartphone domineranno entro il 2019 l’intero mercato delle comunicazioni. A determinare la conquista di questo importante primato saranno le prestazioni tecnologiche, sempre più avanzate dei device, e il progressivo miglioramento delle reti. Anche le scelte dei consumatori sembrano confermare questa tendenza. Gli smartphone rappresentano ormai una priorità assoluta e il mercato offre una vasta scelta di alternative, con modelli nuovi, prestazioni sempre più evolute e tariffe convenienti. Gli operatori di telefonia propongono sempre più spesso dei pacchetti, che abbinano a degli smartphone di ultimo tipo delle generose possibilità di traffico. Per avere qualche esempio basta informarsi su Tim e le sue offerte, o su Wind e gli altri operatori, e scegliere la formula più adatta alle proprie esigenze.

Gli smartphone domineranno la rete
Secondo questa ultima indagine condotta da Cisco, il traffico globale nei prossimi cinque anni aumenterà di circa 10 volte. La creazione di reti sempre più veloci,  il progressivo miglioramento delle prestazioni degli smartphone e l’adozione di connessioni M2M – machine-to-machine, saranno i fattori determinanti per la crescita del traffico globale. Se nello scorso anno, il traffico era costituito per l’88% da dati provenienti da cellulari, per il 2019 si prevede un’ulteriore crescita con valori che toccheranno le soglie del 97%.

Il fenomeno è facilmente spiegabile se si pensa all’enorme crescita e diffusione di dispositivi portatili e connessi alle rete, con elevate funzionalità. I tablet, ad esempio, rappresentano un segmento del mercato in particolare crescita, apprezzati dai consumatori per le elevate possibilità di utilizzo che presto potranno sostituire del tutto l’uso dei personal computer.

Proiezioni future
Anche per le reti globali si preannunciano imponenti cambiamenti. Entro il 2017 il 3G diventerà la principale tecnologia per cellulari basata sulla condivisioni della connessione alla rete, tutto questo determinerà di fatto la totale scomparsa del 2G. Con il 2019, si assisterà all’uso delle reti 3G per il 44% dei dispositivi, mentre le reti per il traffico 4G faranno da supporto al 26% delle connessioni, generando il 68% del traffico globale. Si arriverà così a toccare i 65 trilioni di immagini (ovvero messaggi multimediali o foto), cioè una media di 23 immagini al giorno per ogni persona sulla Terra e 6 trilioni di videoclip, più di due video al giorno per ogni persona sulla Terra.

I valori degli smartphone
Dati spaventosi, che assumono un significato reale e concreto se si pensa a quanto siano ormai diffusi gli smartphone. Nel giro di pochi anni sono diventati parte integrante della quotidianità di ognuno, un oggetto irrinunciabile a cui vengono destinate molte attenzioni e risorse economiche. Senza poi sottovalutare le profonde implicazioni sociali, con le molteplici opportunità di creare delle relazione tra gli utenti, che si incontrano proprio nel web.

Via SoloTelco.it

 
Di Altri Autori (del 18/02/2015 @ 07:26:33, in Mobile, linkato 457 volte)


Reti sempre più veloci, vecchi dispositivi che lasciano spazio a nuovi modelli sempre più capaci, connessioni fra macchine sempre più diffuse. È il quadro della società digitale che ci aspetta, una società in cui network, apparati intelligenti e device alimenteranno a grandissimi volumi il flusso di informazioni che viaggerà online. Dal “Visual Networking Index Global Mobile Data Traffic Forecast 2014-2019” a firma di Cisco emergono tantissimi dati che ci aiutano a capire come evolverà il fenomeno nei prossimi anni. Il più importante, forse, è il seguente: nel 2014, su scala globale, la percentuale di traffico dati generata da apparecchi con funzionalità avanzate di elaborazione multimediale e dotati di connessione 3G o superiore è arrivata all’88%. Entro quattro anni salirà al 97%, anche in virtù del fatto che le reti di terza generazione lasceranno via via spazio a quelle di quarta. Servizi e dispositivi 4G Lte andranno a generare infatti il 68% dei circa 292 exabyte di dati (un exabyte corrisponde a un miliardo di gigabyte) che costituiranno a fine 2019 le dimensioni del traffico mobile del pianeta. Nel 2014 le reti cellulari hanno processato “solo” 30 exabyte fra video, foto, canzoni, messaggi, file, pagine Web e altri contenuti.

I trend sono dunque chiari. Si va verso un universo mobile a banda larghissima (la velocità media di connessione sarà più che raddoppiata nel periodo 2014-2019) e popolato da un esercito di dispositivi intelligenti, siano essi personali (smartphone, tablet e wearable) che dediti a mansioni di tipo business e o di tipo pubblico (gli apparati Machine to Machine e i sistemi dell’Internet of Everything). Il traffico su mobile crescerà inoltre a velocità tre volte superiori rispetto al traffico IP fisso. Ma sarà così anche in Italia? Nòva lo ha chiesto a Max Locatelli, Director Service Provider South di Cisco, che ha subito sgombrato il campo da eventuali dubbi: “l’Italia è fra i mercati guida nell’adozione delle tecnologie mobili e lo sarà anche in futuro”. La convinzione del manager del colosso californiano è comunque anche un’altra e riguarda gli operatori. “Continueranno ad aggiornare i propri network e ad investire sia sul broadband 4G che sulla rete fissa per supportare meglio le connessioni Wi-Fi e machine to machine. L’industria telcos sta puntando tutto sul passaggio dalla voce ai dati e per gestire questi ultimi e l’aumento esponenziale del numero di connessioni, hanno bisogno di aumentare la capacità della rete sulla quale transitano i servizi a valore aggiunto”. C’è infine un fenomeno, riguardante anche l’Italia, che si muoverà sullo sfondo del boom annunciato del traffico dati mobile e wireless, quello del consolidamento del mercato. “Oggi – precisa in merito Locatelli – ci sono cinque grandi operatori telco negli Usa, mentre in Europa se ne contano oltre 100. È quindi ipotizzabile che alle acquisizioni e fusioni già completate se ne aggiungano presto altre”.

Tornando invece ai dati dell’Index di Cisco, vediamo più da vicino gli indicatori che fanno del Belpaese una terra molto fertile per l’industria mobile. Il primo di questi non ha bisogno di molti commenti: il traffico dati crescerà di otto volte, fino al 2019, con un tasso di incremento composito annuo del 50%. In soldoni parliamo di poco meno di 360 petabyte (un milione di gigabyte) mensili, 81 volte la quantità di traffico sviluppata nel 2009, per un totale di circa 4,3 exabyte su base annua. Nel 2014 si è arrivati a una media di 47 petabyte al mese, con un aumento del volume di dati processati a fine anno pari al 48%. Molto significative sono anche le indicazioni relative alle soluzioni M2M: i dati scambiati fra macchine su rete mobile cresceranno di 37 volte, al ritmo del 106% anno su anno, per raggiungere i 31,4 petabyte mensili entro il 2019 (un volume pari al 9% del totale del traffico che viaggerà in modalità wireless).

Il mobile in Italia corre veloce, quindi, e in tutte le sue forme. L’incremento di byte scaricati e inviati sulle reti senza fili sarà doppio rispetto a quello stimato per le linee Ip fisse mentre di quasi due volte aumenterà la percentuale di connessioni intelligenti sul totale delle connessioni mobili, passando dal 36% dell’anno passato al 67% previsto da qui a quattro anni. Ogni mese, in media, ogni singolo dispositivo connesso (utente finale) genererà oltre 3,8 gigabyte (e cioè 3.800 megabyte) di traffico, rispetto ai circa 560 megabyte del 2014, e parimenti ogni singolo utente andrà a contribuire con oltre 5,9 gigabyte (contro gli 854 megabyte dell’anno passato). Notevole, da qui al 2019, sarà anche l’evoluzione della velocità di connessione media su rete mobile: navigheremo infatti da tablet, pc portatile e telefonino a oltre sei megabit per secondo di media, un valore quattro volte superiore alla capacità di cui abbiamo goduto nel 2014. Sulle reti 4G, in particolare, i dati correranno mediamente nel 2019 a circa 18 megabit al secondo (rispetto ai circa 11 dell’anno passato) e proprio alla tecnologia di quarta generazione si dovrà oltre il 76% del traffico totale, una percentuale decisamente superiore a quella (il 13,5%) registrata a fine 2014. Interessanti, infine, gli indici che misurano la ripartizione dei dati che verranno prodotti su rete mobile fra mondo business e mondo consumer e per tipologia di applicazioni. Gli utenti professionali peseranno nella misura del 21% (con circa 74,5 petabyte medi mensili), mentre i consumatori privati per il restante 79% (con oltre 284 petabyte). Il video crescerà in cinque anni di dieci volte (fino a 264 petabyte al mese) e costituirà il 74% del traffico complessivo; lo streaming audio contribuirà con una fetta del 6%, il filesharing con il 2% e il Web e altri dati produrranno il restante 18%. Di tutte queste applicazioni, quelle basate nella cloud veicoleranno il 90% di tutto il traffico mobile.

L’impatto del mobile, volendo sintetizzare, è un susseguirsi di parametri che aumenteranno di dimensione a doppia cifra. E il discorso vale anche per i dispositivi: a fine 2019 si conteranno in Italia qualcosa come 179 milioni di apparecchi mobili connessi (una media di 2,9 pro capite), con gli smartphone che toccheranno quota 63 milioni (dai 27 milioni del 2014) e i tablet che passeranno da 1,6 a 7 milioni. Senza dimenticare naturalmente i wearable dotati di connettività su rete mobile, la cui popolazione nel 2019 è stimata in 900mila unità (sui 13,5 milioni di indossabili che complessivamente abbelliranno i polsi degli italiani). Solo il numero di utenti mobili, da qui al 2019, rimarrà di fatto stazionario, ma questo perchè gli attuali 53,6 milioni di profili attivi, che diventeranno 55 milioni nel 2019, si avvicinano ormai al livello di saturazione rispetto al totale della popolazione. Oggi siamo all’88%, fra quattro anni arriveremo al 90%.

Via IlSole24Ore.com

 

Twitter ha annunciato di aver acquisito Niche, una startup con sede a News York, che aiuta a collegare personaggi noti presenti sui social media con i grandi marchi favorendo lo stabilirsi di attività commerciali e di marketing tra le parti. Twitter, in altre parole, oltre che a preoccuparsi di ampliare la sua base utenti e rassicurare gli investitori sulle prospettive di crescita del colosso, punta anche a valorizzare utenti e potenziali legami sulla piattaforma in chiave di business.

L’acquisto di Niche, di cui non si conoscono i dettagli economici, rientrerebbe in questa direzione. E’ un dato di fatto che sui social, oggi, vi sono sempre più celebrità e anche “persone normali” che hanno acquisito ampio seguito online. E i grandi brand sono sempre più interessati ad entrare in contatto con loro e, ovviamente, con i milioni di persone che li seguono. Niche, che si definisce come una agenzia di talenti per i social media, fa in modo di rintracciare online le celebrità per metterle in contatto con aziende interessate. In passato ha lavorato per aziende Usa come Gap, American Eagle, the NFL, Proctor & Gamble, and Warner Bros ma ha tra i suoi clienti anche pubblicitari.

Anche Twitter ha già lavorato con Niche su Vine, l’app che permette di realizzare brevi video da condividere sui principali social network, ed è probabile, dicono gli analisti, che l’acquisizione è orientata proprio a sviluppare le possibilità economiche di Vine.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 12/02/2015 @ 07:04:14, in Digitale, linkato 802 volte)

Un anno caratterizzato dalla sempre maggiore attitudine dei consumatori a fruire in modo personalizzato dei contenuti digitali, abitudine che “sarà destinata ad avere un enorme impatto nel settore della comunicazione”. E’ quanto spiega Beatrice Agostinacchio, Country Manager di Hotwire in Italia, commentando quanto contenuto nel sesto report di Hotwire, sui trend digitali dell’anno appena iniziato. Con questa indagine, Hotwire evidenzia come la ‘possibilità di scelta’ sia infatti il catalizzatore che informa la maggior parte dei trend digitali del momento, ritenendo che il 2015 sarà l’anno del CYOC: Choose Your Own Content.

Oggi i consumatori utilizzano una miriade di dispositivi per accedere a contenuti e conversazioni online, ciascuno dei quali si presta meglio alla fruizione di determinate tipologie di contenuto – file audio, immagini o testi più o meno elaborati. Se vogliono assicurarsi che nel 2015 il consumatore partecipi attivamente alla storia del proprio brand, le aziende oggi devono offrire lo stesso messaggio in formati e canali diversi, in modo da incoraggiare il coinvolgimento del proprio pubblico assecondandone le modalità di consumo privilegiate.

A seguire il dettaglio dell’intera Top 10 dei trend digitali individuati per il 2015:

1. Scelta di contenuti personalizzati

create-your-own-content-2-webLa possibilità di scegliere la modalità di fruizione del contenuto – che sia scritto, visivo o audio – rappresenterà una delle tendenze più importanti dell’anno: contraddistingue i consumatori come individui e li unisce nell’esigenza comune di controllare il modo in cui i brand interagiscono con loro.

2. Esperienze digitali unificate

Oggi, i professionisti di marketing non pretendono solo che il design sia ben riconoscibile, ma anche che sia assolutamente in linea con il brand. Che si tratti del sito web o di un’app, ora siamo in grado di manipolarne le sensazioni che comunica per assicurarci che l’identità del brand sia coerente su tutti i canali.

3. Schermi multipli, metodi molteplici, una sola storia

Oltre il 60% di noi utilizza già più di un dispositivo e questa percentuale è destinata ad aumentare, dal momento che i tablet sono sempre meno costosi e i dispositivi wearable vengono utilizzati in modo sempre più diffuso. Abbiamo quindi bisogno di individuare un modo universale per veicolare la storia che vogliamo raccontare, indipendentemente dal dispositivo che si decide di utilizzare.

4. L’auto dei contenuti

L’attesa per l’auto connessa è stata persino più lunga di quella per il famigerato frigorifero che avvisa quando manca il latte. Solo adesso però – e l’edizione appena conclusa del CES di Las Vegas ne è una dimostrazione – iniziamo a percepire un interesse concreto dei brand automobilistici e tecnologici per questo tipo di evoluzione tecnologica, legata in particolare alla possibilità di offrire contenuti mediatici durante il viaggio.

5. L’advertising diventa routine

Conoscere e comprendere i meccanismi alla base delle decisioni d’acquisto è un asset inestimabile per i professionisti del marketing. Ricostruire un quadro della geolocalizzazione dei consumatori, delle loro ricerche e abitudini sociali permette infatti ai marketer di determinare rapidamente se un individuo è un potenziale cliente al quale valga la pena veicolare determinati messaggi.

6. Dai wearable al ‘Dott. Dati’

I dispositivi wearable dei giganti tecnologici, da Google Fit a Sony SmartWatch 3, stanno portando alla ribalta il tema della salute digitale, offrendo ai cittadini la possibilità di condividere informazioni relative alla propria salute con i professionisti della sanità pubblica e privata. Il prossimo passaggio dovrà far sì che il sistema sanitario trovi il modo più efficace di mettere a frutto queste enormi quantità di dati generati dagli utenti a beneficio della collettività.

7. Non ci sono servizi (digitali) gratuiti

Ormai ne siamo perfettamente consapevoli: se un servizio è gratuito, la moneta con cui si paga è costituita dai propri dati personali. Quello della privacy è un tema che i professionisti del marketing devono tenere in grande considerazione, ma non bisogna temere di utilizzare i dati che le persone condividono consapevolmente: anzi, saranno più contente di ricevere solo comunicazioni su misura.

8. Non tutti amano la tecnologia

Annunciare di non essere più su Facebook sta diventando il coming out più in voga del momento e molti ex patiti di tecnologia stanno prenotando dei trattamenti di disintossicazione per disconnettersi da internet e concentrarsi piuttosto sulla meditazione o sulle diete detox. Ebbene sì, una delle tendenze digitali del 2015 è il movimento anti-tech: chi l’avrebbe mai detto?

9. Quando FFW significa Fashion ForWard

I fashion retailer stanno pensando a come la tecnologia possa arricchire e personalizzare maggiormente l’esperienza d’acquisto e la brand experience attraverso i dispositivi indossabili, la ricerca visiva, l’assistenza all’acquisto e i camerini virtuali.

10. Verso il digitale: la strada per l’elezione generale

I politici hanno ormai capito che utilizzare le piattaforme digitali permette loro di raggiungere un pubblico molto più vasto in tempi decisamente più ridotti. I protagonisti della vita pubblica hanno iniziato ad esporsi, stanno esprimendo opinioni personali che spesso esulano dalla sfera politica, mostrando ai propri elettori aspetti di sé mai rivelati prima d’ora. Il caso del Movimento 5 Stelle, nato ‘dal basso’ e amplificato grazie alla cassa di risonanza del cosiddetto Web 2.0, rappresenta di certo l’esempio più eclatante di questa inusitata consapevolezza della politica italiana.

Se per il M5S la rete è il canale ufficiale di comunicazione, vi sono numerosi altri esponenti politici di primo piano che hanno deciso di sfruttarne la leva, a cominciare dal Presidente del Consiglio, che in alcuni casi risponde alle domande dei cittadini raccolte attraverso un hashtag creato ad hoc.

Il report di quest’anno sarà l’ultimo sui cosiddetti “Digital Trend”: “Fare riferimento al digitale come a un’area separata nel contesto dell’industria della comunicazione ci sembra datato” spiega ancora Agostinacchio. “Che ci piaccia o no, il digitale è ormai una parte della vita di ogni professionista del marketing e della comunicazione. In Hotwire abbiamo fatto talmente convergere le nostre attività online e offline che ognuno dei nostri team lavora sulla base di programmi di comunicazione che passano fluidamente dal digitale al mondo reale. Ci sembra quindi il momento perfetto per porre fine, con quest’ultima edizione, ai Digital Trend Report così come li conosciamo e, con il prossimo anno, guardare al futuro attraverso una lente completamente integrata”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 10/02/2015 @ 07:54:51, in Mobile, linkato 807 volte)

Gli italiani che si connettono a Internet ogni giorno via Mobile hanno superato quelli che navigano da pc, sia in numero (15 milioni contro 13), sia come tempo medio giornaliero di navigazione (90 minuti contro 70). In particolare l’uso del Mobile inizia a diventare davvero significativo anche durante il processo con cui i consumatori italiani fanno acquisti: oltre tre quarti dei Mobile Surfer, infatti, usa lo Smartphone in almeno una delle fasi (pre-vendita, vendita, post-vendita). Sono molte anche le Mobile App dei brand scaricate dagli utenti, soprattutto dei settori banche/assicurazioni, trasporti/viaggi, e telecomunicazioni.

Sono queste alcune delle evidenze di un'indagine dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service, in collaborazione con Doxa, svolta nel dicembre 2014 su oltre 1500 utenti italiani di mobile internet tra 16 e 75 anni. Se si considera anche l’utilizzo dei tablet, il numero di coloro che accedono giornalmente alla rete da device mobili raggiunge i 16,4 milioni. E la dominanza dello Smartphone sul Pc è ancora maggiore se si considerano le fasce d’età più giovani; in particolare i 18-24enni trascorrono oltre 2 ore al giorno navigando da Smartphone e, soprattutto, il 60% di questi utilizza nel giorno medio soltanto tale dispositivo. Considerando invece l’intero campione, i navigatori solo da Mobile sono il 38%.

 Il 41% usa lo smartphone mentre si trova in negozio

L’utilizzo del Mobile è significativo in particolare all’interno del processo con cui i consumatori decidono ed effettuano i loro acquisti. Oltre tre quarti dei “Mobile Surfer”, infatti, usa lo smartphone in almeno una delle fasi (pre-vendita, vendita, post-vendita). In particolare, il 58% lo usa fuori dal negozio e il 41% direttamente dentro il punto vendita. Tra le attività principali prima dell’acquisto ci sono la raccolta di informazioni (66%), il confronto dei prezzi (66%), il confronto tra alternative di prodotto (63%), e la ricerca di promozioni (56%).

Il 18% poi impiega lo smartphone per attività a seguito dell’acquisto: le più frequenti sono il monitoraggio della spedizione, e la pubblicazione dei commenti sul prodotto. Il settore dell’elettronica di consumo è quello con la percentuale più alta di utenti che utilizzano lo Smartphone nel processo d’acquisto: il 60%, contro il 48% del mondo Abbigliamento e Accessori e il 29% della grande distribuzione organizzata alimentare (GDO Grocery).

Sono molte anche le Mobile App dei brand scaricate dagli utenti. Nella top 5 dei settori della App “brandizzate” più scaricate figura al primo posto Banche e/o assicurazioni, al secondo Trasporti e Viaggi e al terzo Telecomunicazioni. Seguono Elettronica di Consumo e Abbigliamento.

«Il Mobile è dunque pienamente entrato nel processo d’acquisto - spiega Guido Argieri, Telco&Media Director di Doxa -, e un navigatore su tre ci dice che grazie allo smartphone l’esperienza d’acquisto è decisamente migliorata. La fase pre-acquisto è predominante per tutti, e caratterizzata soprattutto dalla ricerca di informazioni sul prodotto, ma l’integrazione fisico-digitale nel punto vendita si dimostra cruciale per i target di clientela più evoluti e più ricettivi nei confronti delle iniziative Mobile dei brand».

Via Wireless4Innovation

 
Di Altri Autori (del 09/02/2015 @ 07:43:39, in Internet, linkato 835 volte)

Navigare online senza pubblicità di alcun genere, evitando banner, interruzioni, annunci testuali, video sovrapposti al contenuto da leggere, più o meno intrusivi. Uno studio a cura di Page fair stima in 144 milioni (4,9%) gli utenti su scala globale dotati di strumenti per bloccare la pubblicità (ad block), in crescita del 69% rispetto all’anno precedente. La ricerca, su dati relativi a giugno 2014, pone Google Chrome in testa alla classifica dei browser più usati a tale scopo, con 86 milioni di utenti, seguito da Mozilla Firefox con 41 milioni; Chrome è inoltre responsabile del 63% della pubblicità bloccata con Internet Explorer e Safari fermi al 4%. La Polonia è il paese con i navigatori più attivi (28,6%), seguita da Grecia (24,5%) e Svezia (21,6%). L’Italia non figura nella top 10 ma il tasso di crescita su base annua si attesta a +61% rispetto al 2013.

Chi sono questi navigatori e perché bloccano la pubblicità? Una indagine condotta negli USA mostra come l’identikit corrisponda a un maschio giovane, con un picco del 54% tra i maschi compresi tra 18 e 29 anni. Il fenomeno è guidato dal passaparola, con il consiglio di installare una estensione dedicata da parte di un amico o di un familiare (49%). La motivazione principale addotta per questo comportamento è il rigetto totale (45%) o parziale (27%) della pubblicità, seguita da chi vuole evitare di essere tracciato (11%) e chi cerca migliorare le performance della navigazione (8%). L’intolleranza più elevata si concentra sugli annunci noiosi (animazioni e suoni) o fonte di distrazione (annunci prima del video o prima del contenuto), mostrando la disponibilità di accettare pubblicità più semplice e integrata.

La reazione degli addetti ai lavori si divide tra chi invita a rivedere il modello di business dell’editoria online, certo che il fenomeno non si possa arrestare, e chi condanna questi utenti, suggerendo di impedire loro di accedere ai contenuti. Se la reazione di alcuni editori tedeschi (RTL Group e ProsiebenSat1) e francesi è stata di citare in tribunale Eyeo, l’azienda titolare del più popolare tra i software di blocco, AdBlock Plus, Frédric Filloux auspicherebbe che editori e inserzionisti si riunissero intorno a un tavolo per affrontare la questione, studiando forme di pubblicità maggiormente in linea con i desideri degli utenti. Un sondaggio tra i 25 principali editori internazionali realizzato da DCN Research evidenzia una forte disponibilità (80%) a considerare metriche di vendita della pubblicità basate sul tempo invece che sul numero di visualizzioni, ma la mancanza di standard relativi costituisce ancora un ostacolo alla sperimentazione e alla diffusione.

Il fattore tempo non gioca a favore degli editori. La crescita della generazione dei Millennial (18-29 anni), dove il fenomeno è già di massa, e l’implementazione di nuovi strumenti pensati per il mondo mobile, oggi quasi escluso dal blocco per la complessità tecnica necessaria, richiedono un ripensamento dello strumento pubblicitario, rapido e innovativo. Compensare le perdite virtuali degli ad blocker con pubblicità più invasiva rischia soltanto di accelerare la fuga degli utenti.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 06/02/2015 @ 07:25:44, in Internet, linkato 1005 volte)

Google e Twitter tornano insieme. Dopo una falsa partenza cinque anni fa, i due colossi del web hanno raggiunto un accordo che permette ai tweet di 140 caratteri di essere visualizzati dal motore di ricerca non appena pubblicati. La notizia dell’intesa siglata nella giornata di ieri è stata riportata da Bloomberg News e per il momento non è stata confermata dalle due aziende.

L’accordo prevede che i messaggi inviati dai 284 milioni di utenti di Twitter siano visualizzati quasi in diretta sulla pagina dei risultati di Google, senza attendere la scansione del crawler del motore di ricerca. L’obiettivo è di far aumentare il traffico del sito di microblogging, aprendo quindi la piattaforma - così come la pubblicità e la possibilità di sottoscrizione - anche ai navigatori non iscritti.

Twitter, che ha già accordi simili con Bing e Yahoo!, rinnova l’intesa con Big G sottoscritta per la prima volta nel 2009, ma che in realtà non ha mai dato i risultati auspicati e che era quindi stata sciolta due anni dopo. In realtà i dissidi riguardavano anche la visualizzazione dei tweet sulla pagina dei risultati del motore di ricerca e l’utilizzo dei risultati da parte di Google: Twitter voleva soltanto che i messaggi finissero nella pagina dei risultati, mentre il motore di ricerca chiedeva che questi fossero integrati in maniera organica in tutti i suoi prodotti, a partire dal social network Google Plus. Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, Google non verserà a Twitter una percentuale sugli introiti pubblicitari generati dal traffico supplementare, ma pagherà un fisso per l’accesso al database dei tweet.

Proprio questa settimana Twitter aveva accelerato sul fronte pubblicitario, siglando per la prima volta accordi con Flipboard e Yahoo Japan per vendere pubblicità al di fuori della propria piattaforma. Questa sera il sito di microblogging comunicherà i risultati del quarto trimestre: le previsioni di Thomson Reuters stimano un balzo dell’87% del fatturato a 453 milioni di dollari nonostante un rallentamento della crescita di nuovi utenti.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 05/02/2015 @ 07:00:23, in Pubblicità, linkato 1096 volte)

I numeri della “rivoluzione Mobile” in Italia sono sempre più impressionanti: la navigazione da Smartphone ha superato quella da Pc – 15 milioni di italiani si connettono a Internet ogni giorno via Mobile per 90 minuti in media, contro i 13 milioni che si collegano con desktop, in media per 70 minuti. E tre “mobile surfer” su quattro utilizzano il loro smartphone anche durante lo shopping, per informarsi dentro e fuori i punti vendita.

Questi dati fanno capire l’enorme opportunità del Mobile in chiave business. E in effetti le aziende italiane mostrano finalmente di capire che il Mobile è non solo un canale formidabile per supportare le politiche di relazione e fidelizzazione dei consumatori: è anche in grado di “rafforzare” gli altri canali, nell’ambito di una strategia “omnichannel”.

In quest’ottica si capisce la crescita di investimenti e l’attenzione dei vertici aziendali anche per tutto l’ambito del Mobile Marketing e Service. Nel 2014 in Italia il mercato della pubblicità su smartphone e tablet (Mobile Advertising) è cresciuto del 48% e ha superato i 300 milioni di euro: si tratta del 15% del valore della pubblicità su internet, e del 4,5% di tutti gli investimenti pubblicitari fatti in Italia l’anno scorso. Soltanto due anni prima, nel 2012, il Mobile Advertising era il 5% dell’Internet Advertising, e l’1% del valore del mercato pubblicitario in Italia. In cinque anni (vedi grafico in fondo all'articolo) questo mercato è decuplicato, passando dai 33 milioni del 2009 ai 302 appunto del 2014.

Sono questi alcuni dei moltissimi riscontri del nuovo report dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano, presentato proprio ieri al Campus Bovisa dell’università milanese nel corso di un affollatissimo convegno. Il problema a questo punto però, sottolineano i ricercatori del Politecnico, è che non basta concepire lo smartphone come un altro schermo dove “colpire” il cliente: occorre un’esperienza di marca attrattiva e omogenea lungo tutto il processo d’acquisto, che garantisca un reale valore aggiunto al consumatore, per convincerlo a scaricare e utilizzare la Mobile App della marca.

Come si muovono i diversi settori: retailer, largo consumo, finance, telco, utility e automotive

«Alcuni settori hanno già maturato una vision strategica e l’hanno resa operativa, come i “pure player” del mondo eCommerce, nei quali il Mobile guida le scelte di investimento in termini di sviluppo, design, usability – ha detto Andrea Boaretto, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service -. I Retailer tradizionali invece stanno valutando come invogliare i propri clienti nell’uso dell’App, ma comunque stanno lavorando al potenziamento della shopping experience dei consumatori, in particolare dentro il punto vendita. Le aziende produttrici del largo consumo usano il Mobile per conoscere i clienti e iniziare a costruire una relazione costante con loro, mentre per le imprese di servizi (Finance/Banking, Telco e Utility) il Mobile assume un duplice ruolo strategico di acquisizione nuovi clienti e supporto al customer care. Nel settore Automotive invece il paradigma dell’Internet of Things, delle Connected Car, rende lo smartphone uno strumento di vera e propria interazione col veicolo».

Tornando al mercato Mobile Advertising, la forte crescita è certamente un segnale positivo, ma l’Osservatorio rimarca anche la forte concentrazione a livello sia di offerta sia di domanda. Sul lato offerta, tre quarti del mercato sono nelle mani di Google e Facebook, che nel complesso crescono di quasi il 60%. Sul lato domanda, oltre il 60% degli investimenti viene da aziende che fanno vendita diretta tramite il canale Mobile.

 Le enormi potenzialità di profilazione del Mobile

«La maggioranza degli investimenti su Mobile – ha detto Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service - rimane legata a obiettivi di performance, cioè lead generation, download di App, iscrizione a newsletter, vendita. Nel 2014 sono però cresciuti in modo significativo anche gli investimenti con obiettivi di branding, con campagne che utilizzano anche formati molto avanzati come Video e Rich Media».

Un altro trend emergente è lo sviluppo del Programmatic Advertising anche su Mobile, cioè l’automatizzazione tramite soluzioni software del processo di vendita/acquisto di spazi pubblicitari: trend che si sta sviluppando non solo in termini di investimenti ad hoc, ma soprattutto in una logica di pianificazione multicanale. «Ma l’ambito di innovazione più rilevante che guiderà la crescita del mercato nei prossimi anni è, a nostro avviso, la possibilità di sfruttare le enormi potenzialità di profilazione del Mobile non disponibili su altri canali: per esempio il geo-behavioral targeting», ha detto Valsecchi.

Via Wireless4Innovation

 
Di Altri Autori (del 04/02/2015 @ 07:17:17, in Media, linkato 1099 volte)

Non c’è bisogno di scomodare grandi teorie economiche per capire che se distribuisco un prodotto guadagno qualcosa ma se lo produco pure l’introito sarà maggiore. Questo vale ancor più per la Rete, dove la distribuzione di contenuti multimediali è a basso costo e conquistare il cliente è più facile. Spesso è l’utente stesso ad aderire volontariamente alla mia piattaforma, a diventare un cliente, ed ecco che tre superpotenze come Netflix, Amazon e Facebook da meri veicoli diventano fabbricanti di contenuti.

Il mercato a cui puntano è il cinema e lo scopo dichiarato è battere le major offrendo prodotti freschi, ben fatti, che non si trovano in televisione ma soprattutto fare cassa con tutti quegli utenti che girano sulle loro piattaforme. E a quanto pare funziona. Amazon lo ha dimostrato con “Transparent”, serie TV offerta in streming sul suo Prime Video che ha vinto due Golden Globes come miglior commedia e miglior protagonista. Ben curata e irriverente, vede una famiglia losangelina alle prese con un padre che, giunto alla terza età, scopre una nuova sessualità e diventa un transgender. Galvanizzata da questo successo, l’azienda di Bezos al Sundance Film Festival ha annunciato di avere massicci piani di espansione. Prima di tutto c’è un accordo con Woody Allen per girare la sua prima webserie e poi presentato ai sottoscrittori di Prime Video gli episodi pilota di altre sette serie, tra cui “The Man in the High Castle”, adattamento de “La svastica sul sole” di Philip K. Dick a opera di Frank Spotnitz (“X-Files”) e Ridley Scott (Si può vedere qui  tramite VPN o su YouTube). A quanto dice l’azienda l’analisi del traffico generato dagli episodi zero decreterà la vita o la morte delle serie ma non tutto il potere è in mano agli utenti. I metodi analitici adottati per il calcolo così come l’indice di gradimento non saranno svelati e il motivo è presto detto: “Transparent” era stato il numero zero meno gradito dagli utenti eppure si è rivelato un capolavoro. Va bene il crowdsourcing, quindi, ma la casa di produzione puoi fa quello che vuole. Ci dà l’impressione di avere il controllo su ciò che vediamo ma poi il nostro pollice verso può anche andare a farsi benedire.

Dopo le serie ecco il cinema con la C maiuscola. Amazon produrrà 12 film l’anno, indipendenti, solo di medio budget (Tra i 5 e i 25 milioni di dollari) e con una nuova formula di distribuzione: anteprima nelle sale e uscita in streaming da quattro a otto settimane dopo contro le solite 40-52. I primi frutti della strategia dovrebbero vedersi nel corso del 2015 per entrare poi a pieno regime nel 2016. Più aggressivo l’approccio di Netflix, la celebrata piattaforma di streaming da 57 milioni di utenti tutt’ora latitante in Italia. Qui la punta di diamante è “House Of Cards”, una ridda di intrighi a sfondo politico tratta dall’omonimo romanzo del consigliere di Margaret Thatcher, Michael Dobbs. Dietro alla macchina da presa nei primi due episodi c’è David Fincher (“The Social Network”, “Fight Club”, “Seven”), davanti troviamo Kevin Spacey e al momento è la webserie ad aver ricevuto il maggior numero di nomination agli Emmy, ben nove, oltre al Golden Globe incassato da Spacey. Cento milioni di dollari di investimento ben spesi, insomma. Visto che a differenza di Amazon non vende DVD o Blu-Ray, la sua politica per il cinema è più aggressiva. Si prevedono una decina di nuovi titoli l’anno che usciranno in contemporanea nelle sale e online. Si parte dal 28 agosto con il seguito de “La tigre e il dragone”, diverse catene cinematografiche come AMC, Regal e Cinemark lo hanno già boicottato e affermato che non lo proietteranno ma staremo a vedere se la loro politica risulterà vincente. Passando dalle piattaforme ai dispositivi ecco Facebook e la sua Oculus VR, l’artefice dei visori Oculus Rift.

A quanto pare Zuckerberg si è reso conto che senza contenuti i suoi occhialoni sono solo un simpatico ma inutile accessorio e così, sempre al Sundance, ha presentato “Lost”, la prima fatica del neonato Oculus Story Studio. Realizzato da un ex Pixar e diversi game designer, il corto offre un’esperienza interattiva in cui lo spettatore è al centro di una foresta e gli elementi si muovono solo quando li guarda. Cambia così il modo di intendere il film, come lo si scrive e lo si realizza, andando sempre più vicino al videogioco. Visuale a 360 gradi e interazione daranno del filo da torcere a sceneggiatori e designer ma gli offrono anche nuove opportunità espressive. Non si sa se sarà un successo ma intanto ci si prova visto che ci sono 1,4 miliardi di utenti a cui fare pubblicità gratuita. Dal punto di vista artistico invece la prima rottura di rilievo al predominio delle telecamere è “Tangerine”, pellicola girata interamente con l’iPhone, per la precisione tre 5S. Grazie a una steadycam per evitare tremolii, lenti anamorfiche da 20 dollari e ai controlli manuali dell’app Filmic Pro, lo sceneggiatore e regista Sean Baker riesce a raccontarci di una prostituta transgender (vedi “Transparent”) ricevendo anche il plauso per la fotografia. Non sappiamo come verrà distribuito ma i colossi hanno già gli occhi puntati.

Via IlSole24Ore.com

 
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