Immagine
  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\
Benvenuti nel blog di mymarketing.it. Il sito è a disposizione di tutti coloro che vogliono confrontarsi su tematiche di marketing. Buona lettura!

WebLog
 
Di Max Da Via' (del 10/07/2018 @ 07:29:42, in Social Networks, linkato 334 volte)
Era il 2012 quando Facebook annunciò al mondo di aver acquisito Instagram per un miliardo di dollari e Mark Zuckerberg s’impegnò a costruire e a far crescere l’app in modo indipendente. A 6 anni dall’acquisto, com’è la situazione?

Alcuni lo definiscono l’affare del secolo. Sì, perché il social network delle fotocresce più velocemente di Facebook e sembra non arrestarsi. Le previsioni sono più che positive: in cinque anni arriverà a 2 miliardi di iscritti.

Nel 2012 il suo valore era di 1 miliardo di dollari; a quanto ammonta oggi? Secondo le stime della Bloomberg Intelligence, attualmente, il suo valore raggiunge i 100 miliardi di dollari. Impressionante, no?

instagram

Quanto è cresciuta Instagram?

Chi utilizza maggiormente Instagram appartiene ad un target differente rispetto a quello di Facebook: si tratta degli utenti più giovani.

Inoltre, i risultati degli ultimi anni sono stati davvero sorprendenti e la crescita è stata rapidissima: 1 miliardo di utenti, una crescita di 200 milioni dallo scorso settembre e 400 milioni di utenti che seguono le Stories. Per non parlare delle importanti novità che l’app continua ad annunciare.

Instagram

Da poco, infatti, è nata IGTV: in pratica, la televisione su Instagram. Gli utenti possono registrare ed inserire video fino ad un’ora di lunghezza.

Quanto ha giovato a Facebook?

Partiamo dal rispondere ad una domanda specifica: quanto pesa Instagram sul fatturato di Facebook? Alla fine del prossimo anno fiscale il suo peso potrebbe raggiungere il 16% e superare di molto il 10% circa dello scorso anno. 10 miliardi di dollari, grazie alla pubblicità.

Altro dato importante: Instagram attira nuovi utenti molto più velocemente di Facebook. Il contenuto principale veicolato dal social network sono le foto e, probabilmente, per questo motivo è più apprezzato dai giovani e risulta più appetibile e intrigante di altri social.

Cosa c’è nel futuro di Instagram?

Ciò che gli investitori si aspettando da Instagram è, sicuramente, il miglioramento della capacità di monetizzare gli accessi e la creazione di una struttura più solida, capace di assicurare dei guadagni imponenti.

Foto ma non solo, anche video, Stories e streaming per raccontare le vite dei propri utenti.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 05/07/2018 @ 07:45:08, in Social Networks, linkato 379 volte)

L'Influencer Marketing è la pratica attraverso la quale le aziende veicolano propri messaggi facendo leva sulla capacità di influenza di persone autorevoli e ben connesse in rete.

Breve storia dell’Influencer Marketing
Le sue origini possono essere fatte risalire ai primi tentativi di usare testimonial poco conosciuti da associare al brand. Famoso il caso di Nancy Green, assunta nel 1890 da R.T. Davis Milling Company per divenire il volto del mix per pancake “Aunt Jemima.”

Nel 1940 Lazarsfeld, Berelson e Gaudet nel loro studio sulla comunicazione politica (Multistep flow model) teorizzarono l’importanza degli opinion leader nell’influenza politica. Poi, intorno al 2004, con la diffusione di Internet e l’emergere dei blog come fonti dell’informazione in rete, le aziende iniziarono a porre in essere le prime azioni di Digital PR. Ai blogger venivano inviati prodotti da recensire o li si coinvolgeva in incontri ristretti e informali con i manager aziendali al fine di stimolare un confronto franco.
In quegli anni prendono piede anche le pratiche di buzz/viral marketing tese a sfuttare la coda lunga dei blogger con azioni di amplificazione, spesso opache.

Qualche anno dopo la massificazione e la moltiplicazione dei social media contribuì a diluire l’importanza delle opinioni scritte sui blog, creando, nel contempo, nuovi palcoscenici per nuovi influencer. Per le aziende divenne difficile individuare quelli più adatti alle proprie esigenze e, nel mercato, si creò lo spazio per attori, soprattutto tecnologici, specializzati nella discovery e nel coinvolgimento degli influencer. Nacque così l’influencer marketing che abbiamo imparato a conoscere.

L’influencer marketing oggi
Oggi lo scenario è diventato ancora più intricato. Gli attori in campo sono aumentati: aziende, influencer, mediatori (agenzie specializzate, centri media, talent agency), tech provider, istituzioni.
Le aziende chiedono maggiore qualità degli influencer, più controllo sui contenuti e metriche chiare per misurare il ritorno sull’investimento.
Gli influencer (che ora preferiscono essere chiamati creator) hanno una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e chiedono un adeguato riconoscimento del loro valore.
Gli organi di controllo e disciplina (Autorità, Unione Consumatori, IAP) spingono verso una completa trasparenza.
I tech provider migliorano la tecnologia (machine learning per un matching brand-influencer più preciso, misurazione puntuale del ROI, scalabilità ed efficienza operativa nella gestione della campagne) e, in alcuni casi, aggiungono supporto alla progettazione delle attività di influencer marketing.

Modelli di approccio delle aziende
In questo sistema complesso la pratica dell’influencer marketing va maturando e i modelli di approccio delle aziende si vanno differenziando. Semplificando, vi propongo quelli che mi sembrano i tre approcci principali.

Approccio tattico artigianale
Si tratta di un approccio mutuato dalle digital pr e spesso guidato dal reparto comunicazione/relazioni esterne.
L’azienda, con l’aiuto o meno di un agenzia, usa l’influencer marketing all’occorrenza (ad esempio in occasione del lancio di un nuovo prodotto). La scelta degli influencer viene fatta sulla base di liste limitate e tendenzialmente immutabili, costruite nel tempo, sulla base di precedenti iniziative e attraverso semplici ricerche in rete, senza strumenti tecnologici adeguati. Il budget destinato all’attività è esiguo e il contatto con gli influencer avviene “one to one”, dati i numeri esigui di persone da coinvolgere.
L’obiettivo è generalmente la brand awareness, con una scarsa attenzione alla misurabilità dei risultati.

Approccio tattico, ma tecnologico 
Modello molto simile al precedente, quindi tattico e basato su campagne spot, ma supportato da tool di discovery degli influencer o di piattaforme di influencer marketing.
Nel primo caso la tecnologia aiuta nell’individuazione degli influencer più in linea con la brand equity. Nel secondo caso la tecnologia supporta anche nella fase di coinvolgimento e di analisi dei risultati.
L’obiettivo può essere la brand awareness o la consideration, cresce il budget e l’attenzione alla misurazione dei risultati ottenuti.

Approccio strategico e di lungo periodo
In questo caso l’Influencer Marketing entra nel dominio del marketing strategico e dunque viene considerato nel piano marketing annuale, come leva continuativa di approccio al mercato (campagne always-on) e con un budget dedicato.
Il brand costruisce la strategia con l’aiuto di un azienda specializzata in Influencer Marketing in grado di padroneggiare una piattaforma evoluta e il processo creativo. L’attenzione alla brand affinity e alla misurazione dei risultati è molto alta.
L’utilizzo dei creator ha lo scopo di spingere gli utenti all’acquisto.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 27/06/2018 @ 07:21:40, in Social Networks, linkato 489 volte)
Nella classifica Blogmeter svetta come più coinvolgente Ceres, seguito da Birrificio Angelo Poretti e Bavaria. Su YouTube la migliore perfomance è di Leffe. Ecco le strategie di chi fa meglio

Nuova edizione della tradizionale indagine Top Brands di Blogmeter, questo mese dedicata al settore della birra. Utilizzando il nuovo tool di Social Analytics sono state analizzate le performance di tutte le pagine ufficiali Facebook, Twitter, Instagram e YouTube dei principali brand del comparto presenti sul mercato italiano.

Dai 30 brand presi in esame è scaturita una classifica in cui sono stati evidenziati i 5 brand risultati migliori per interazioni totali (escludendo le views di YouTube) nel trimestre che va dall’1 gennaio al 31 marzo 2018. Inoltre, a partire da questo mese, si aggiunge la novità della Top3, ovvero i brand che hanno registrato la migliore performance su YouTube.

Sul podio Ceres, Angelo Poretti e Bavaria
Per total engagement la prima in classifica è Ceres, divenuta molto popolare negli ultimi anni proprio per la sua originale ed ironica comunicazione social. Il brand di birra danese totalizza, nel trimestre di riferimento, un engagement pari addirittura a 394.000, ottenuto per il 73% su Facebook e per il 27% suYouTube. Il post di Ceres che ha ottenuto maggiore successo (oltre 30mila interazioni) è un post spiritoso dedicato all’orzo.

Medaglia d’argento per Birrificio Angelo Poretti, storico birrificio lombardo fondato nel 1877 e, dal 2002, di proprietà del gruppo Carslberg. Con un total engagement pari a 120.000 e oltre 100mila tra fan e follower sui suoi canali social, Poretti stacca di parecchio i suoi competitor di settore. Il post che ha ottenuto maggior successo è un post dedicato alla festa della donna in cui, accanto ad alcune mimose, appare l’elegante bottiglia della Poretti 10 Luppoli Le Bollicine Dorata.

In terza posizione si classifica l’olandese Bavaria, che colleziona un total engagement pari a 73.000durante il periodo di analisi. L’attività social di Bavaria si concentra quasi esclusivamente sul suo canale Facebook, che infatti raccoglie il 100% delle interazioni. Il post più engaging è un post a tema calcistico dedicato alla partita Inter-Roma, con cui si chiede ai fan di pronosticare chi vincerà l’incontro tramite una “Beereaction”.

A seguire Guinness e Birra del Borgo
Guinness, la celebre birra irlandese, si posiziona quarta con un total engagement pari a 32.200,proveniente per il 100% da Facebook. Il most engaging post di Guinness, che raccoglie 9.600 interazioni, è quello dedicato alla festa irlandese più celebre: il Saint Patrick’s Day. Al quinto posto della Top Brands troviamo Birra del Borgo, birrificio artigianale italiano nato a Borgorose nel 1999. L’attività social del brand è spaccata quasi a metà tra Facebook e Instagram, che raccolgono rispettivamente il 45% e il 54%delle interazioni totali (28.400). Il post di Birra del Borgo che ha ottenuto più successo nel trimestre è quello dedicato alla nuova birra lager Lisa, pubblicato su Facebook.

Top3 YouTube: Leffe svetta su Ceres e Birra Peroni
Per quanto riguarda la nuova classifica dedicata a YouTube, al primo posto troviamo Leffe che si aggiudica anche il premio per la pubblicazione del most viewed content del trimestre. Il video che vede come protagonista il famoso chef Alessandro Borghese, ha totalizzato quasi 2 milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni. Il secondo posto va alla già premiata Ceres, che con il suo nuovo spot 2018 dal titolo “Kaleidoscope” totalizza ben 1,2 milioni di views, alla data attuale. Infine, sale sul podio anche Birra Peroni, che con un video dedicato all’eccellenza tutta italiana delle sue birre, colleziona oltre 6mila visualizzazioni.

 Via Mark Up

 
Di Max Da Via' (del 25/06/2018 @ 07:34:19, in Social Networks, linkato 474 volte)

Instagram ha annunciato di aver raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti attivi al mese. A settembre scorso erano 800 milioni. Notevole per un app esclusivamente mobile nata con un set limitato di funzioni ed evolutasi, sotto la guida di Zuckerberg, interpretando le esigenze del mercato e incorporando anche feature inventate da altri.

Ma da oggi Instagram non sarà più la stessa. Infatti è stato appena svelato IGTV, la TV di Instagram. 
IGTV sarà un’applicazione separata (ora disponibile per Android e iOS), ma a tendere anche un hub nella sezione Esplora, entrambi pensati per ospitare i video, prodotti da utenti e aziende.

Su IGTV i creator avranno a disposizione un proprio canale (che verrà mostrato anche nel profilo Instagram) sul quale potranno caricare (da app o web) video in verticale, a schermo intero, di risoluzione fino a 4K e con una lunghezza massima di 60 minuti.
Nei video si potranno inserire dei link per portare traffico al loro profilo o ad un sito (anche e-commerce). Al momento non è prevista una opzione di monetizzazione per i creator, ma è nei piani dell’azienda (presumibilmente nella forma di revenue sharing).

Accedere a IGTV da app sarà come accendere una TV perché subito si vedranno i video provenienti dai canali dei creator seguiti su Instagram. Scorrendo dal basso in alto si vedranno le sezioni disponibili: “For You” (video raccomandati) “Following” (video di coloro che si seguono), “Popular” (quelli con più interazioni) e “Continue Watching” (quelli non visti completamente). Ovviamente si potranno lasciare like, commenti o inviare i video agli amici attraverso Direct (i messaggi diretti).

Tutte le piattaforme di social media stanno andando verso una maggiore focalizzazione video perché gli utenti, soprattutto giovani, destinano gran parte della loro attenzione a questa forma di contenuti. Ovviamente contrastare il dominio di YouTube non è facile, ma è una strada obbligata per cercare di accaparrarsi una fetta dei budget pubblicitari dei grandi inserzionisti. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per farsi spazio è riuscire a convincere i top creator a produrre contenuti per la propria piattaforma, dando loro una serie di opportunità di monetizzazione.
E’ vero che in questa guerra per l’attenzione del pubblico e l’attrazione dei creator Instagram competerà con Facebook (che ha già l’hub Watch), ma in questa prima fase l’obiettivo dei due è fiaccare YouTube.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 22/06/2018 @ 07:31:33, in Social Networks, linkato 522 volte)

Sempre alla ricerca di nuove modalità di monetizzazione, Facebook ha ora iniziato in via sperimentale a permettere agli amministratori di alcuni gruppi di far pagare un abbonamento mensile, che va dai 4,99 ai 29,99 dollari al mese, per permettere l’accesso ai sottogruppi con contenuti speciali e di maggior qualità. Al momento Menlo Park non prenderà una commissione su questi abbonamenti, ma è facilmente immaginabile che questo avverrà nel momento in cui l’operazione sarà lanciata ufficialmente, se l’esito dei test ora avviati sarà positivo.

Facebook sottolinea in un blog post che la decisione nasce anche dalla richiesta, proveniente da molti amministratori, di individuare forme di guadagno che permettano loro di investire di più sui gruppi. In questo mondo, spiega Alex Deve, Product Manager di Facebook Groups, “aiuteremo gli amministratori ad offrire contenuti di maggior qualità ai loro membri e a continuare a investire nelle loro comunità”

Declutter My Home, il gruppo amministrato da Sarah Mueller, dedicato alla condivisione di suggerimenti per organizzare meglio il proprio appartamento utilizzando meglio gli spazi a disposizione, ha dato vita in poco tempo ad una comunità di migliaia di persone sparse in tutto il mondo. Grazie alla creazione del sottogruppo a pagamento Organize My Home, spiega Muelle, “potrò ora proporre alla mia comunità strumenti più interattivi, come ad esempio video tutorial, corsi di formazione, sfide di gruppo e sessione di domande e risposte in diretta”, mantenendo il gruppo originale come area dove ottenere consigli gratuitamente. I test riguardano al momento anche gruppi che si occupano dell’ammissione ai college, come Grown and Flown Parents, e della pianificazione della spesa settimanale per la famiglia, come Meal Planning Central Premium.

Ma come funziona il nuovo sistema? Agli utenti del suo gruppo, l’amministratore potrà dunque ora fornire una serie di opzioni di abbonamento e inviare loro l’invito a sottoscriverlo. I membri del gruppo potranno valutare il sottogruppo a pagamento vedendo le schede di anteprima che riporteranno i contenuti proposti e i costi dell’abbonamento. L’amministratore dovrà accettare la richiesta di iscrizione dell’utente, chiamato a quel punto a pagare la tariffa mensile. Gli abbonamenti saranno gestiti attraverso le applicazioni di Facebook per iOS e Android.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 20/06/2018 @ 07:19:01, in Social Networks, linkato 532 volte)

Facebook continua a spingere sulla monetizzazione di una delle sue property ancora poco affollata di pubblicità: l’app Messenger. Sul programma di messaggistica, infatti, arriva per la prima volta la pubblicità video. La novità è stata annunciata dal social network in occasione del Festival della Creatività Internazionale di Cannes.

Gli annunci video su Messenger appariranno nella schermata dei messaggi in arrivo, dove le persone visualizzano la lista delle chat avviate con amici e altri contatti, e dove già era possibile trovare i formati Sponsored Post. Gli spot partiranno automaticamente quando un utente scorre sopra di essi, ed avranno l’aspetto degli stessi formati video già presenti sulla bacheca di Facebook o su Instagram.

Messenger è un contenitore pubblicitario relativamente nuovo per Facebook: i primi annunci sull’app, infatti, risalgono a solo un anno fa. Quanto alla pubblicità video, gli spot in autoplay hanno fatto il loro debutto sulla bacheca di Facebook nel 2014, a cui si sono poi aggiunti da quest’anno i primi pre-roll ospitati all’interno di contenuti video caricati sulla piattaforma, come quelli prodotti da media partner all’interno della nuova sezione Watch.

Gli spot su Messenger saranno acquistabili all’interno di pacchetti di campagne pianificate su Facebook. Questo significa che non sarà possibile diffondere una campagna esclusivamente sull’app di messaggistica. I primi spot hanno iniziato ad essere erogati questa settimana.

Facebook, novità per i creatori di contenuti

Intanto, sempre oggi Facebook ha annunciato anche altre novità, dedicate ai creatori di contenuti: dal lancio ufficiale di Brand Collabs Manager, il motore di ricerca per mettere in contatto le aziende con gli influencer più adatti alle loro campagne (ne avevamo parlato in questo articolo), a nuove funzionalità per i video interattivi e all’apertura, anche ai creator, del contenitore video Watch.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 15/06/2018 @ 07:20:40, in Mercati, linkato 581 volte)
Secondo l’Osservatorio mensile Findomestic la spesa media pro capite è di 1.460 euro, anche se 3 su 4 non sforeranno i 1000 euro. Più che raddoppiati i B&B (+110%) e boom per le prenotazioni online (+22%)

Vacanze estive più brevi ma più ricche per gli italiani rispetto allo scorso anno. Stando ai dati del nuovo Osservatorio mensile di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, si alza il budget di spesa per un italiano su quattro (la metà di questi è pronta a sborsare fino al 30% in più), anche se la durata media della villeggiatura si abbassa da 12,8 a 12,4 giorni.

Tra gli altri trend emerge la netta preferenza per le località di mare (64,9%), il boom dei B&B (+110%) e delle prenotazioni online (+22%) ma anche il ritorno delle vacanze itineranti soprattutto tra gli under 25. Ma vediamo i risultati nel dettaglio. 

NIENTE VACANZE PER UNO SU CINQUE
Secondo lo studio della società di credito al consumo del Gruppo Bnp Paribas le vacanze sono una certezza per due italiani su tre (64%), ma quasi uno su cinque (18%) resterà a casa, soprattutto per motivi economici (53%). Un altro 18%, invece, non ha ancora deciso se partirà o meno. La destinazione preferita resta il mare, scelto dal 65%, in linea con il dato del 2017. Aumentano i viaggi itineranti (13% contro il 10% dell’anno scorso), calano gli amanti della montagna (dal 10% al 7%), stabili invece quelli che optano per le città d’arte (7%). Gli italiani continuano a preferire l’Italia come meta delle proprie vacanze: quasi 6 intervistati su 10 (56%, erano il 58% nel 2017) hanno fatto questa scelta, soprattutto chi ha almeno un figlio (62%).

SPESA MEDIA DI 1.460 EURO
Il 42% si concede al massimo una settimana di vacanza (era il 44% nel 2017) e altrettanti fino a 2 settimane. Solo il 16% trascorrerà un periodo di villeggiatura superiore ai 15 giorni.  Se la spesa media prevista è di 1.460 euro, secondo Findomestic, tuttavia tre vacanzieri su quattro mettono a budget un massimo di 1.000 euro. E, in particolare, il 40% di questi spenderà non più di 500 euro a persona (tra i 18-34enni la percentuale sale al 47%), il 33% fino a 1.000 euro e il 21% dai 1.500 euro in su a persona. Il 24,1% spenderà più dell’anno passato, mentre il 18,6% è convinto di abbassare la propria soglia di spesa. In ogni caso la voglia di vacanze ha raggiunto livelli record: nell’ultimo anno il numero di italiani intenzionati a prenotare un periodo di villeggiatura è cresciuto del 4,5% secondo le rilevazioni dell’Osservatorio mensile di Findomestic.

CRESCONO LE PRENOTAZIONI ONLINE
Il 31% dei villeggianti sceglie come sistemazione un albergo/hotel (percentuale che sale al 36% tra le donne), il 19% affitta una casa, il 12% preferisce un villaggio turistico (erano il 9% lo scorso anno). Un ulteriore 11% alloggia presso l’abitazione di amici e parenti e altrettanti optano per un B&B o una pensione (soprattutto gli uomini: 14% contro l’8% delle donne). L’Osservatorio Findomestic dimostra che ormai due italiani su tre (67%) si affidano a Internet per prenotare: il 41% lo fa attraverso siti dedicati come Booking e Tripadvisor (soprattutto i 18-34enni), il 13% attraverso il sito della struttura e altrettanti tramite le agenzie di viaggio online. Il 22% invece contatta la struttura telefonicamente e l’8% preferisce ancora recarsi in agenzia di viaggio.

ANCORA POCO DIFFUSO L’ACQUISTO RATEIZZATO DELLE VACANZE
La rateizzazione del costo di una vacanza rimane una pratica poco diffusa: solo il 7% degli italiani ha già acquistato a rate una vacanza o ha intenzione di farlo in futuro (dato in linea con quanto rilevato a partire dal 2014). Il 20% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai pensato alla possibilità di acquistare a rate una vacanza.

ITALIANI A CACCIA DI SCONTI SULLE PRENOTAZIONI (IN ANTICIPO O LAST MINUTE)
Quando si tratta di prenotare una vacanza, gli italiani cercano le occasioni. Particolarmente apprezzati gli sconti sulle prenotazioni (il 42% cerca gli sconti per prenotazioni anticipate e il 23% per quelle «last minute») e i servizi extra inclusi nel prezzo (34%).  Da segnalare come le donne, più degli uomini, valutano positivamente la presenza di transfer dalla stazione/aeroporto all'albergo: 16% contro il 10% degli uomini. Infine, chi ha figli è interessato a sconti/riduzioni per il loro soggiorno (31% contro il 19% del totale campione) o per il viaggio (13% contro il 9% del totale campione).

Via Mark Up


 
Di Max Da Via' (del 11/06/2018 @ 07:45:03, in Social Networks, linkato 641 volte)

Stilare un Social Media Plan professionale ed efficace è un’attività tutt’altro che semplice; richiede tempo, esperienza, analisi e un’approfondita conoscenza del mondo digitale, oltre che di quello social.

D’altro canto, come è possibile attribuire il giusto ruolo e obiettivi a un canale se non si conosce l’ecosistema in cui va inserito?

In questo post vedremo insieme gli step principali per creare un plan di successo, tenendo conto che più il brand è strutturato, maggiore è la complessità del piano e che chiaramente redigere un piano per un piccolo negozio di provincia richiede molto meno effort rispetto al farlo per una multinazionale, magari con più divisioni.

1. L’analisi per iniziare con il piede giusto

Purtroppo spesso e volentieri ho visto fare piani partendo dalla fase strategica o, peggio, operativa: niente di più sbagliato. Come posso decidere dove andare e come arrivarci se non so da dove parto?

È fondamentale iniziare con un’analisi approfondita, sia interna che esterna.

Interna per verificare e comprendere l’identità del brand, il posizionamento voluto, gli obiettivi generali e i desiderata rispetto all’attività social, le risorse economiche e umane a disposizione, eccetera.

Esterna per valutare lo status quo della presenza del brand sui social, ciò che è stato fatto fino ad adesso e con quali risultati (in modo da non ripetere eventuali errori o reiterare le pratiche di successo) sia in ambito paid che organic, ma non solo; dove si parla del brand e dei prodotti/servizi a esso collegati? Come se ne parla? Chi ne parla?

Rilevare la reputation online del brand in questione è importantissimo, così come lo è capire dove se ne parla e chi ne parla, in modo da valutare l’attivazione di presidi ufficiali nei canali di riferimento e prendere contatti con eventuali influencer.

È anche di centrale importanza analizzare le attività dei competitor, per farsi un’idea dello scenario competitivo in cui il brand è inserito e imparare da errori e best practice di chi lavora nel nostro stesso settore.

Per queste attività sono fondamentali sia i tool di Social Media Listening che quelli di Analysis; il mio consiglio, per snellire i tempi e ottenere risultati chiari e facilmente condivisibili è quello di utilizzare strumenti ad hoc.

In caso non ci sia abbastanza budget, si può procedere con un’analisi e reportistica manuale, tenendo ben presente che spesso la quantità di tempo e sforzo che richiede è tanto che l’acquisto di un buon tool sarebbe sicuramente la scelta migliore (provate a raccogliere e catalogare decine, centinaia di menzioni tra tutti i vari canali e fatemi sapere!).

Una volta che si ha una chiara panoramica possiamo passare alla fase successiva.

2. Obiettivi: cosa vogliamo fare e come intendiamo misurarlo

Perché siamo presenti/vogliamo essere presenti sui Social? Come intendiamo misurare il raggiungimento dei nostri obiettivi?

Poiché non vogliamo andare a ingrossare le fila delle aziende che hanno aperto account sui vari social network per una non meglio specificata “visibilità” o che ancora valutano la riuscita della loro presenza solo a suon di like, commenti e condivisioni, dobbiamo aver ben chiaro che risultati vogliamo raggiungere e a quali metriche associarne il raggiungimento.

A ogni obiettivo, i suoi KPI; se vogliamo aumentare la nostra brand awareness, allora dati come il numero di persone raggiunte, le impression generate, le visualizzazioni dei video, la portata virale e affini ci saranno molto utili per misurare i nostri sforzi.

Viceversa, se vogliamo aprire un presidio di Social Care, dati come il numero di richieste di assistenza ricevute, i tempi di risposta, il tasso di soddisfazione degli utenti, etc, saranno centrali; ovvio, saranno importanti (con possibilità e volumi variabili di settore in settore) anche quante richieste di contatto e vendite (dirette e indirette) i social ci permettono di raggiungere, quanto riusciamo ad agire in termini di consideration (es. traffico al sito web), gli indicatori di performance vanno scelti con cura e attenzione, proprio in base ai nostri obiettivi reali.

Definire gli obiettivi ci aiuterà anche a scegliere in maniera più ponderata su quale social investire.

3. Strategia e tattiche per definire come muoverci nei Social Media

Quale tone of voice caratterizzerà il brand? Quale sarà la policy interna ed esterna da prevedere? Quale linea editoriale seguiremo? Quali contenuti andremo a utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi? Quanto budget è previsto, per quali obiettivi e come verrà splittato sui vari canali?

Sono tutte domande alle quali la nostra parte strategica e tattica dovrà rispondere in modo dettagliato, con tanto di definizione dell’identità del brand, piano editoriale, budget media previsti, declinazione dei contenuti per social (mica vorremo pubblicare la stessa identica cosa in tutti i canali, vero?), persone coinvolte, responsabilità, flussi di lavoro.

In questa sezione sarà importante anche chiarire le eventuali azioni previste in caso di crisi, come il brand si approccerà alle varie richieste dei clienti e quali processi sono previsti da seguire in alcune circostanze frequenti (es. richiesta di assistenza, dove va reindirizzata? Cosa fare invece in caso di lamentela? Gli eventuali suggerimenti a chi vanno riportati?).

Ovviamente in questo caso sia la parte strategica che quella esecutiva andranno pensate per essere “elastiche”.

Come ben sa chi lavora con i social da tempo, strumenti, funzionalità, policy cambiano dal giorno alla notte, bisogna essere pronti a rivedere velocemente i propri piani alla luce delle novità e non risiedere troppo su certi tool proprietari che alcuni social mettono a disposizione e che si riservano di togliere dall’oggi al domani, senza preavviso, sia su base organica che paid (es. molte aziende che facevano advertising su Facebook nel B2B si sono visti togliere l’anno scorso moltissime opzioni di targeting per titolo lavorativo ed educazione e reintegrarne in seguito solo una parte).

Consiglio anche di prevedere sempre un canovaccio di risposte alle domande più frequenti, in modo da snellire il processo di risposta e ridurre il rischio di dare risposte errate; un’altra cosa da tenere in considerazione è la tipologia di formati e quindi di creatività richieste in base agli obiettivi.

La parte visual è sempre più importante in tutti i social, per cui si dovranno prevedere delle creatività ad hoc per ogni canale, ottimizzate per le dimensioni che ognuno offre.

Dovremo inoltre porre particolare attenzione a ciò che riguarda il budget pubblicitario: come verrà allocato? Dove, in quale proporzione? Come verrà diviso mensilmente in base agli obiettivi/tipologia  (es. interazione, traffico al sito, lead, vendita, retargeting..)? Quali risultati ci aspettiamo per mese/trimestre/anno?

Probabilmente in fase iniziale, se il brand è nuovo al panorama social, una parte più consistente del budget verrà destinata alla creazione di una base fan/follower e all’interazione “spicciola”, andando avanti nel tempo il budget verrà spostato più su obiettivi performance e sicuramente ci sarà una distribuzione diversificata in base ai vari periodi dell’anno.

4. Gli strumenti che verranno utilizzati (o che vengono suggeriti)

Un aspetto da non sottovalutare è la scelta degli strumenti da associare all’attività di Social Media Management e Social Media Advertising.

Soprattutto nel caso di brand strutturati o che gestiscano la presenza in più social network, scegliere gli strumenti di supporto giusti per ottimizzare le attività, consentire una gestione semplificata e generare una reportistica efficace è davvero molto importante.

Si prevede di gestire una gran mole di commenti/messaggi/menzioni? In tal caso si dovrà mettere a budget un tool centrato sulla parte di management, flagging dei contenuti e assegnazione delle risposte; se invece si necessita di programmare molti contenuti o su più canali, sarà fondamentale selezionare uno strumento in grado di semplificare la pianificazione dei post e personalizzare le varie didascalie e specifiche.

In alcuni casi invece grande importanza ricopre la gestione del budget media, quindi si sente l’esigenza di investire in un tool che permette di gestirli e ottimizzarli al meglio.

Fare un Social Media Plan che si rispetti non è cosa semplice, ma fidati se ti dico che un documento di questo tipo, se fatto bene, può essere il tuo migliore alleato!

Via Ninja Marketing

 
Di Max Da Via' (del 07/06/2018 @ 07:37:53, in Social Networks, linkato 608 volte)

I post che vediamo su Instagram, da tempo oramai, non sono più mostrati in ordine cronologico. Come avvenuto anche per Facebook, col crescere della community, è stato introdotto un algoritmo che ha la funzione di regolare la visibilità di foto e video sulla base di una serie di fattori.

I 3 fattori principali su cui si basa l’algoritmo di Instagram sono:

Interest: il sistema valuta i contenuti che potrebbero piacerci sulla base dell’interesse dimostrato in passato verso determinati elementi (like e commenti lasciati, video visti, ecc…). Questa previsione è basata su tecniche di machine learning e di machine vision per l’analisi dei contenuti multimediali.

Timeliness: viene premiata la freschezza dei contenuti, per cui vengono mostrati per primi i post condivisi più di recente dai nostri contatti, rispetto a quelli più datati

Relationship: maggior rilievo viene destinato ai contenuti condivisi da persone che il sistema interpreta come vicine, magari perché in passato ci hanno taggati in un post o abbiamo scambiato messaggi diretti

Insieme a questi fattori principali di posizionamento, vengono considerati anche altri segnali che influenzano l’ordinamento dei contenuti:

Frequency: la nostra frequenza di apertura di Instagram incide sull’algoritmo spingendolo a mostrarci per primi i migliori post pubblicati dalla visita precedente

Following: il numero delle persone seguite influenza i post visibili, quindi se seguite molti contatti il sistema vi mostrerà meno contenuti di una persona specifica in modo da farvi vedere contenuti più vari, ossia di altri

Usage: il tempo trascorso nell’app influisce sui post mostrati, se la usiamo per un breve periodo il sistema sarà obbligato ad operare una selezione più profonda

Alcuni miti su Instagram

– L’algoritmo non nasconde i video e le foto pubblicate dalla vostra rete, ma ne modifica solo l’ordine algoritmicamente. Quindi continuando a scollare saranno tutti visibili.

– Non c’è un formato che ha un peso maggiore nella “ricetta” algoritmica. Ciò che incide sulla priorità di visualizzazioni è solo l’interesse mostrato in passato verso un certo formato.

– Non c’è una preferenza verso i contenuti degli utenti che usano Storie, Live o altre funzioni particolari dell’app

– Instagram non penalizza gli utenti che pubblicano frequentemente, ma se un contatto inizia a pubblicare molti post in un arco di tempo limitato, l’algoritmo provvederà ad inframmezzare contenuti di altri per “spezzare” la pubblicazione a raffica

– Neanche chi usa molti hashtag o fa altre azioni viene penalizzato

– Instagram non garantisce più reach a chi ha un account business rispetto ad uno personale e viceversa.

Ovviamente queste regole potranno cambiare nel corso del tempo, ma per ora possono essere molto utili per guidare le tattiche di pubblicazione di singoli e aziende, soprattutto se usati tenendo presente anche i fattori di posizionamento di Facebook.

Via Vicos Blog
 
Di Max Da Via' (del 05/06/2018 @ 07:56:14, in Brand, linkato 665 volte)

Google, Apple, Amazon: è loro il podio 2018 della classifica BrandZ Top 100 Most Valuable Global Brands , l’analisi annuale di  Wpp e Kantar Millward Brown sui brand a maggior valore, che tiene conto dell’impatto della marca nel portare fatturato, crescita e capitalizzazione di mercato.

Ancora una volta, a dominare la graduatoria è la tecnologia: otto dei brand presenti nella top 10 provengono da questo settore. Dietro a Google, a quota 302,1 miliardi di dollari, con un aumento del 23% rispetto allo scorso anno, Apple, con 300,6 miliardi di dollari (+28%) e Amazon, con 207,594 (+49%), troviamo colossi hi-tech del calibro di Microsoft, Tencent, Alibaba e Netflix. A fare la differenza, secondo gli esperti, sono l’implementazione crescente di tecnologie data-driven (come l’intelligenza artificiale), approcci di marketing creative, contenuti personalizzati e brand experience eccezionali.

BrandZ Top 100: crescono i Paesi asiatici

Per la prima volta, nella classifica BrandZTM i brand non americani sono cresciuti più di quelli americani. Basti pensare che se nella Top 100 del 2016 era presente un solo marchio cinese (China Mobile), oggi ne sono presenti 14. Non solo. Proprio i brandcinesi dominano la classifica dei Top 10 Brand in maggior crescita quest’anno: JD.com (59° nella classifica generale) è in testa con un +94% di crescita del brand value; Alibaba (9° nel ranking mondiale) è secondo con un 92% di incremento; e Moutai (34° nel ranking globale) è terzo, con un 89% di crescita. Anche altri Paesi del mondo mostrano forti crescite, in primis l’India. C’è da segnalare anche l’entrata del primo brand indonesiano, la banca Bca, al n. 99.


Via Business People
 
Di Max Da Via' (del 25/05/2018 @ 08:40:58, in eCommerce, linkato 742 volte)

Il rituale della prova in negozio, del toccare con mano la merce, con tutte le lusinghe della compravendita tradizionale, sarà spazzato via dal cerimoniale dell’e-commerce, più informale e ponderato al contempo? Quello che possiamo dire è negli ultimi mesi si è verificata una rapida accelerazione, particolarmente significativa nel settore dell’Alta orologeria. Se nella moda la transizione dalla boutique tradizionale a quella virtuale si poteva immaginare imminente, chi conosce il conservatorismo che connota l’industria delle ore conservava ragionevoli riserve. E le perplessità sono ancora legittime, perché dal nostro approfondimento si riscontrano significative resistenze al trend, che pure ha preso un impulso coinvolgente.

Alta orologeria: un settore sempre più online-oriented

Mentre scriviamo siamo di ritorno da Ginevra, dove si è svolto il Salone Internazionale dell’Alta orologeria dedicato alle Maison del Gruppo Richemont, a quelle del Gruppo Kering e a grandi manifatture indipendenti come Audemars Piguet, Richard Mille, Parmigiani-Fleurier, Greubel Forsey oltre all’altissimo artigianato della sezione Carré des Horlogers. Ma a Ginevra, nei più esclusivi alberghi lungolago, sono stati presentati alla stampa anche alcuni modelli pre-Basilea di quelle Case che esporranno a marzo proprio in quel di Baselworld. Un defining moment annuale che permette di intercettare la direzione dell’industria. Ebbene, la rotta porta verso un orizzonte sempre più online-oriented. Poche ore dopo la conclusione del SIHH, il Gruppo Richemont, già azionista di maggioranza di Yoox Net-A-Porter (titolo Ynap), avrebbe infatti lanciato un’Opa totalitaria per acquistare l’intera società fondata da Federico Marchetti con un esborso totale di 2,7 miliardi di euro. Una scelta strategica chiara.

A tal proposito, emblematica la dichiarazione del fondatore e chairman di Richemont, Johann Rupert: «Oltre un secolo or sono, il celebre aviatore Alberto Santos-Dumont si lamentava con il suo amico Louis Cartier a proposito delle difficoltà di controllare il suo orologio da tasca mentre era in volo. Dovendo preoccuparsi di tenere le mani ben salde sui comandi del velivolo, non poteva certo mettersi ad armeggiare! Cartier prestò attenzione alle sue esigenze e poco dopo… Eureka! Era nata un’idea che fece del Santos-Dumont da polso il primo pilot watch. Da allora, i successi di tutte le nostre Maison passano dal fornire ai nostri clienti i migliori prodotti e il miglior servizio per le loro esigenze. L’ossessione per la centralità del cliente ci ha portato a investire in strade alternative. Il canale digitale sta diventando decisivo per soddisfare i bisogni dei clienti del luxury e con questo step intendiamo rafforzare ulteriormente la nostra presenza e i nostri servizi». Parole che avevano trovato eloquente indizio nella presentazione del nuovo Santos de Cartier. Quella che abbiamo provato a Ginevra, infatti, ci è apparsa come una variazione concepita per l’e-commerce. Questa nuova edizione è una riprogettazione funzionale che mira a migliorare la qualità della vita del cliente che lo ordina da casa. La novità di maggior rilievo è data dall’ingegnoso sistema di fissaggio rapido del cinturino/bracciale, chiamato Cartier QuickSwitch System (brevetto depositato). Un meccanismo celato e integrato nel cinturino/bracciale che permette di inserirlo direttamente nella cassa con una semplice pressione. Inoltre, e questa è una soluzione ancor più illuminante, grazie a un altro brevetto, lo Smart-Link System, il bracciale si potrà regolare con facilità e senza dover ricorrere a un orologiaio, grazie ai pulsantini presenti in ogni singola maglia. Soluzioni pratiche e lungimiranti, finalizzare a plasmare un business to consumer sartoriale. Coerentemente con queste soluzioni ingegneristiche e questa dimensione commerciale, le possibilità di combinazione sono numerose, con una stuzzicante varietà di cromie per i cinturini in pelle e per i materiali di casse e bracciali.

roseguendo con altri big, Jaeger-Le-Coultre in Svizzera è conosciuta come La Manifattura o la Grande Maison, tale è il suo prestigio. Innumerevoli le invenzioni, i brevetti, i calibri, le referenze JlC che dal 1833 sino ai giorni nostri hanno scritto la storia dell’orologeria. Un giacimento culturale che è sempre stato raccontato e continua a essere raccontato con orgoglio nelle boutique monomarca e dagli storici concessionari. Eppure, qualcosa è cambiato. Quest’anno a Ginevra era possibile ammirare i nuovi modelli della Collezione Polaris e quindi acquistarli in tempo reale con il servizio “Order” presente sul sito ufficiale della Casa di Le Sentier. «Se solo pochi anni fa mi avessero detto che presto sarebbe stato possibile inserire uno Jaeger-LeCoultre in una shopping bag digitale e acquistarlo su Internet non ci avrei creduto», ci confessa Claudio Angé, direttore di Jaeger-Le-Coultre Italia. «Eppure oggi è realtà. Ma considero questa nuova cultura dell’acquisto come qualcosa che andrà ad affiancare il retail tradizionale, non a soppiantarlo. Per noi il cliente è al centro. Vogliamo circondarlo delle attenzioni necessarie e offrirgli tutte le opportunità. Sarà poi lui a decidere come arrivare a noi, se con un click da casa o di persona».

Anche Iwc è da anni attiva sull’online. Protagonista su Mr Porter e Net-A-Porter dal 2016, nel novembre scorso la Manifattura di Schaffhausen ha lanciato un progetto in collaborazione con Santoni per la piattaforma digitale. Una gift box che conteneva un Pilot’s watch Cronograph Iwc e accessori di alta pelletteria Santoni. Quanto all’e-commerce vero e proprio, dalla primavera 2017 è attivo per gli Usa dal sito iwc.com e nel 2018 si prevede di estendere il servizio ad altri Paesi. E i marchi che credono in questa nuova frontiera sono molti altri, da Audemars Piguet a Oris, da Zenith a Omega, da Montblanc fino a realtà più piccole ma vivaci come Gagà Milano e Bell & Ross; il brand francese fu avanguardista, esordendo con l’e-commerce addirittura nel 2009 e con un sito che oggi permette una certa libertà di interazione. Da questa prospettiva, già in passato abbiamo segnalato come a nostro giudizio il configuratore sia destinato a imporsi nell’orologeria; e gli stessi che obiettano come risulti improbabile per questioni di economie di scala e rigidità produttive, sono gli quelli che lo dicevano anche per le auto.

Sul piano del bespoke, a spiccare sono Breitling, con la sezione dedicata “il mio Breitling su misura” del sito, e Vacheron Constantin, che con la collezione Quai de l’Ile fu la prima a creare una linea concepita per essere personalizzata. Sempre Vacheron Constantin, Tag Heuer, Ressence e Swatch si sono spinti anche in una direzione parallela, realizzando modelli speciali o serie limitate per il celebre sito Hodinkee , un magazine online fondato nel 2008 a New York, divenuto riferimento internazionale di gusto orologiero. Alle spalle di questo slancio verso l’e-commerce, ci sono giganti silenziosi, come Rolex, Patek Philippe e Hublot, che osservano. Pienamente gratificati dai riscontri in essere e dai canali di vendita tradizionali, per ora non sembrano intenzionati a buttarsi nell’agone digitale. Ma non poco del mercato dipenderà da come decideranno di muoversi in futuro.

Via Business People
 

ualcosa sta cambiando nelle abitudini di condivisione degli oltre 2 miliardi di persone che usano i servizi social.
Il modello News Feed inventato da Facebook nel 2006 inizia a mostrare la sua debolezza ora che la piattaforma è diventata un moloch in cui 1,45 miliardi di persone ogni giorno produce una mole impressionante di contenuti. Secondo i calcoli di Menlo Park ciascuno di noi segue in media oltre 200 amici, per cui ad ogni accesso il nostro News Feed si riempirebbe di 1500 post, se non intervenisse il misterioso algoritmo filtro (qui qualche elemento sul suo funzionamento).
Naturalmente ognuno di noi può migliorare la formula magica, decidendo chi silenziare, chi vedere per prima o anche scegliendo di vedere solo i più recenti contenuti anziché la selezione algoritmica dei “migliori”. In ogni caso, anche se l’algoritmo tende a migliorare nel tempo, imparando dalle nostre interazioni quotidiane, difficilmente riscirà a offrirci un mix di cose che amiamo vedere ed elementi inaspettati (evitando la trappola dell’echo chamber).

In attesa dell’algoritmo perfetto si vanno facendo strada due nuove modalità di condivisione, che potrebbero mettere in crisi il modello News Feed: quella privata e quella attraverso le Storie.

Condivisione privata
L’attitudine alla condivisione privata è testimoniata dal successo di WhatsApp (1,5 miliardi di utenti attivi al mese) e Facebook Messenger (1,3 miliardi). La facilità d’uso e l’immediatezza di comunicazione (pseudo asincrona) abilitata da questi strumenti ha stimolato le persone a (ri)scoprire il valore della comunicazione personale (o di gruppo) privata.
Per particolari occasioni (che si sono rivelate essere la maggioranza) e per contenuti che non riceverebbero l’attenzione desiderata, abbiamo capito che non ha senso la diffusione di massa teoricamente abilitata dai social media. Inoltre gli Instant Messenger eliminano lo stress della pressione sociale e spingono ad una risposta (anche emotiva) immediata (l’engagement è forzato perché è quasi impossibile non rispondere ad un messaggio diretto). Infine la messaggistica privata funziona bene per tenere a bada l’overload informativo. Anche se un nostro contatto o un gruppo si dovessero rivelare troppo invadenti, rimarrebbero sempre relegati ad un flusso informativo separato, silenziabile all’occorrenza.
Per queste ragioni oggi ogni servizio social ha provveduto ad aggiungere o potenziare la funzione di messaggistica privata.

crescita della condivisione visiva

Le Storie
Il formato Storie, inventato da Snapchat e diffuso alle masse da Zuckerberg, consente di raccontare la propria giornata attraverso un patchwork di video, foto, emoticon, disegni, resi disponibili per sole 24 ore. Hanno il vantaggio di permettere la compressione di eventi accaduti in momenti diversi all’interno di una unità di tempo più breve e dunque più fruibile. In più la produzione di una Storia non richiede molta cura, libera dal fardello della qualità per servire il momento.
Anche le Stories funzionano bene per combattere l’overload informativo del news feed perché il creatore pubblica magari più contenuti di prima, ma stipati in un unico contenitore. Di conseguenza il fruitore può visionarli all’occorrenza e saltarli, se noiosi. Si passa dalla modalità push del news feed alla modalità pull delle Storie.
Viene bypassata anche la necessità di un algoritmo regolatore perché dalla scelta del contenuto si passa alla scelta, volta per volta, del contenitore e della persona. Ma con l’aumento vertiginoso delle storie pubblicate non si può escludere che le piattaforme decideranno di mostrare anche una selezione di quelle più interessanti per ciascun utente.
Oggi le Storie su WhatsApp (chiamate Status) attraggono 450 milioni di utenti ogni giorno (tra produttori e fruitori), quelle su Instagram 300 milioni, quelle su Facebook 150 milioni al pari con quelle di Snapchat (secondo le stime di Block Party). Si può parlare di affermazione di un nuovo formato se si pensa che un po’ tutti i servizi le stanno adottando: Facebook, Messenger, YouTube, Netflix, Google AMP.
A sigillare il successo è arrivato Chris Cox, a capo della famiglia di app di Facebook, che durante F8 ha dichiarato “Le Storie, l’anno prossimo, diventeranno il modo principale di condivisione, superando la classica pubblicazione via news feed”.

stories amp youtube netflix

Personalmente non sono un produttore di Storie perché non amo condividere troppo della mia vita privata, ma allo stesso tempo cedo spesso alla curiosità di sbirciare quel palinsesto sgangherato che occhieggia dagli oblò colorati.
Per le aziende, i numeri e le prospettive, suggeriscono interessanti opportunità di visibilità. Però usare bene il nuovo formato non è per niente banale. Richiede lo sforzo di reimmaginarsi come un vero e proprio media, con una chiara strategia di content marketing e risorse dedicate.

Via Vincous blog
 
Di Max Da Via' (del 22/05/2018 @ 06:31:18, in Internet, linkato 877 volte)

Con il 25 maggio e il GDPR che diventa vincolante per tutti è opportuno fare chiarezza sul rapporto tra i cookies con il Regolamento Ue 2016/679. I cookies, va ricordato, sono file di testo inviati da un sito web al computer dell’utente che lo sta visitando. Nascono come strumenti per migliorare la navigazione, ma sono anche utilizzati dalle aziende per identificare, riconoscere e classificare l’utente (si chiamano cookies di profilazione), in modo da poter creare degli annunci personalizzati su ogni sito visitato. Ebbene, l’utilizzo dei cookie e i relativi obblighi non sono regolati dal GDPR, ma dalla Direttiva ePrivacy (o Cookie Law), che che opererà insieme con il GDPR per disciplinare i requisiti per l’uso dei cookie stessi.

Si parla di dati personali quando i cookie sono in grado di identificare un individuo. Anche se non tutti i cookie sono utilizzati in un modo da poter identificare gli utenti la maggior parte di essi sono soggetti al GDPR (vedi Considerando 30 del Regolamento)

Il consenso (non ambiguo)

Con l’entrata in vigore del GDPR verrà modificata anche la disciplina riservata ai cookies. Soprattutto per quanto riguarda la parte relativa al consenso. Come risulta dall’art. 7 comma 1 del GDPR e del Considerando 32

il consenso dovrà essere espresso mediante un atto positivo con cui l’interessato esprime la propria intenzione libera, specifica, informata ed inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano

Questo significa che l’unico comportamento positivo che equivale al consenso sarà quello di selezionare una specifica impostazione tecnica tra le opzioni del browser sull’accettazione o sul diniego dei cookies. Uno dei nuovi obblighi imposti dal GDPR prevede infatti dei meccanismi di opt-out per la revoca del consenso prestato, che siano trasparenti e di efficacia pari alle modalità di acquisizione del consenso.

Tecnicamente, quindi, ogni sito web dovrebbe predisporre un meccanismo chiaro per ottenere un consenso informato e attivo, fornire un metodo per la revoca del consenso, garantire, tramite un blocco preventivo, che non venga effettuato alcun trattamento prima di aver raccolto il consenso

Il meccanismo di opt-out non deve essere ospitato necessariamente sul tuo sito. Nella maggior parte dei casi, in base alla legislazione degli Stati Membri dell’Unione Europea, le impostazioni del browser sono considerate un metodo accettabile per gestire e revocare il consenso.

Il registro dei consensi

La Cookie Law tra l’altro non impone la tenuta di un registro dei consensi

ma stabilisce la necessità di dimostrare che i consensi siano stati ottenuti, anche se sono stati revocati

Il modo più semplice per soddisfare questo requisito è quello di adottare una soluzione cookie che utilizzi un meccanismo di blocco preventivo in quanto, in questo caso, i codici che installano cookie sono eseguiti solo dopo aver ottenuto il consenso. In questo modo, infatti, il fatto stesso che i codici siano stati eseguiti è una prova sufficiente del consenso.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 14/05/2018 @ 07:38:03, in Pubblicità, linkato 822 volte)

Il mercato degli investimenti pubblicitari in Italia chiude il mese di marzo stabile a -0,2% (-2,9% senza search e social), portando il trimestre a +1,0%, rispetto allo stesso periodo del 2017. Se si esclude dalla raccolta web la stima Nielsen sul search e sul social, l’andamento del trimestre registra un calo del -1,3%.

Il primo trimestre dell’anno si chiude in crescita, seppur modesta, ma con un rallentamento rispetto all’andamento del bimestre, com’era prevedibile” - spiega Alberto Dal Sasso, Ais managing director di Nielsen. “Contrariamente ai buoni dati di venduto della grande distribuzione a marzo (+7,5%), dovuti anche alla Pasqua, gli investimenti pubblicitari sono rimasti mediamente in stallo, anche se non su tutti i mezzi. Si tratta di una situazione complessa, caratterizzata da settori in grande spinta comunicativa ed altri in drastica frenata: difficile trovare un “fil rouge” se non il parallelo con lo stallo politico, e di conseguenza economico, entro il quale le aziende si trovano ad operare.

Relativamente ai singoli mezzi, la tv cala nel singolo mese del -2,7% e chiude il trimestre a -0,6%. Sempre in negativo i quotidiani, che a marzo perdono il -10,1%, consolidando il periodo cumulato gennaio-marzo a -9,3%. Stesso andamento per i periodici, sia nel singolo mese che per il trimestre, con cali rispettivamente del -10,8% e -11%. La radio continua l’andamento positivo e, grazie al +10% di marzo, porta a +7,1% l’incremento del periodo gennaio – marzo.

Sulla base delle stime realizzate da Nielsen, la raccolta dell’intero universo del web advertising nel primo trimestre dell’anno chiude in positivo a +7,7% (+2,5% se si escludono il search e il social). Il cinema è in crescita del 43,1%, così come il transit (+13,1%) e la GoTv (+33,2%). Sostanzialmente stabile l’outdoor a -0,4%.

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 9 in crescita, con un apporto di circa 38,6 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti. Alla buona performance di distribuzione (+2,2%), cura persona (+4,3%) e bevande (+8%), si contrappone il calo di alimentari (-0,9%), farmaceutici (-10%) e telecomunicazioni (-12,9%). Inversione di tendenza nel trimestre per toiletries (-11,4%) e media/editoria (-3,5%). Tra gli altri settori che contribuiscono alla crescita si segnala il buon risultato in termini di investimenti pubblicitari del tempo libero (+34,5%), industria/edilizia/abitazione (+25,4%) e enti e istituzioni (+33,5%).


Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 11/05/2018 @ 07:33:23, in Social Networks, linkato 834 volte)

Secondo l'indagine condotta da Blogmeter, gli italiani utilizzano i social principalmente per informarsi e seguire i contenuti pubblicati dagli altri,attraverso Facebook (84%) e Instagram (46%). 
Ciò significa un pubblico di utenti sempre più esposti alle notizie che provengono dai social media e dagli influencer del settore, nonché dalle comunicazioni di brand e aziende all'interno di queste piattaforme.

Sono due infatti i social classificati dall'indagine: quelli di cittadinanza, che riguardano maggiormente le attività di informazione, e quelli funzionali che invece permettono all'utente di muoversi più velocemente tra diversi campi, primo tra tutti Whatsapp che mantiene le relazioni social e cresce nell'ultimo anno del +3% per utilizzo quotidiano. 

Il 45% degli utenti social italiani è comunque impegnato a leggere, scrivere e commentare, rimanendo quindi attivo su sui social a tutte le ore. Facebook diventa sempre più interessante come piattaforma in cui raccogliere pareri di altri utenti su servizi e prodotti: crescono i numeri di commenti e recensioni sulle pagine di aziende e brand. Instagram è invece destinato al mondo delle celebrità e quindi all'advertising mediato dalla promozione diretta di un vip che si fa brand ambassador attraverso i social. 

Non a caso, rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati, Facebook e Instagram sono due canali molto accreditati come fonte di stimoli attraverso la pubblicità. Ciò significa che il mercato del social advertising diventa sempre più importante ed influente. 
Riflessi che si leggono nei risultati complessivi del settore eCommerce: il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell'anno a venire, questo proprio a partire dall'utilizzo sempre più massiccio dei social. 

A far crescere questo trend sono in particolar modo i giovanissimi, attenti soprattutto alle novità del mercato attraverso la promozione di prodotti e servizi da parte di social influencer. Gli utenti tra i 15 e i 14 anni hanno maggiore propensione ad "ascoltare la rete", nonché a rivolgersi direttamente ai brand dove intendono acquistare sempre attraverso i social. Ciò significa anche una maggiore attenzione da parte di aziende e realtà corporate ad implementare i servizi di customer care attraverso le piattaforme social (attraverso chatbot e plug-in dedicati).


Via Energia Digitale
 
Ci sono 1236 persone collegate

< luglio 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Advertising (104)
Aziende (142)
Blog (11)
Brand (36)
Comarketing (2)
Comunicazione (9)
dBlog (1)
Digitale (32)
eCommerce (36)
Grande Distribuzione (7)
Internet (536)
Marketing (279)
Marketing Ambientale (3)
Marketing non convenzionale (62)
Media (100)
Mercati (76)
Mobile (209)
Permission Marketing (1)
Prodotti (95)
Pubblicità (32)
Pubblicità (86)
Retail (10)
Segnalazioni (41)
Social Networks (316)
Startup (1)
Strategie (59)
Tecnologie (72)
Trade Marketing (1)
Viral Marketing (40)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018

Gli interventi più cliccati

Titolo
Automobili (2)
Bianco e nero (1)
Comarketing (1)
Home (4)
Internet (4)
Prodotti (5)
Pubblicità (5)

Le fotografie più cliccate


Titolo

< /p>


Subscribe to my feed


Google
Reader or Homepage

Add to netvibes



Creative Commons License




20/07/2018 @ 02:54:44
script eseguito in 424 ms