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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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WebLog
 
Di Max Da Via' (del 22/10/2018 @ 07:39:39, in Media, linkato 107 volte)

Il CENSIS ha pubblicato il 15° Rapporto sulla comunicazione che può essere utile per avere un quadro delle abitudini di consumo mediale degli italiani e capirne le evoluzioni (qui l’analisi del precedente rapporto).

Il medium con la maggiore penetrazione rimane la TV, ma quella lineare al 89,9%, continua a calare del 2,3% rispetto all’anno precedente.  Crescono gli spettatori via web tv e smart tv (30,1%) e quelli che guardano la televisione in mobilità (25,9%). Le piattaforme tv digitali (Netflix e simili) salgono al 17,9%, con punte del 29,1% tra i giovani under 30; 

Flessione anche per la radio tradizionale (56,2%), compensata dall’ascolto via pc (17%) e smartphone (20,7%).

Crollano i lettori dei quotidiani cartacei dal 67% del 2007 al 37,4% di oggi, ma crescono di poco quelli delle versioni online (26,3%). Gli aggregatori di notizie sono consultati dal 46,1% degli italiani.

I connazionali che usano la rete passano dal 75,2% al 78,4%, con una differenza positiva del 3,2% rispetto allo scorso anno e del 33,1% dal 2007.

italiani e servizi web 2018

Gli italiani che si dichiarano utenti dei social network passano dal 67,3% al 72,5%. 
L’app più usata resta WhatsApp che guadagna 1,8 punti in un anno (al 67,5%), ma ne perde 4 tra i giovani di età compresa tra i 14 e i 29 anni (all’81,6%).
Facebook continua a primeggiare tra i social network ma il suo utilizzo resta inchiodato al 56% della popolazione e cala di 9 punti tra gli adolescenti.
YouTube, invece, è la destinazione del 52% della popolazione (+2 punti), ma cala per la prima volta tra i giovani di circa 5 punti.  
Tonfo annunciato per Google+ (-14) e flessione minore per Twitter (-1,3 nel complesso -2,5 tra i giovani) e LinkedIn (-1,1 in generale e -5 tra i giovani).
L’unico a crescere sensibilmente è Instagram che guadagna ben 5,7 punti percentuali e 6,6 punti nella fascia “young”. 
Bene anche Telegram che guadagna circa 3 punti in entrambe le coorti, mentre Snapchat rimane stabile nella popolazione (5,7%) ma cresce di un punto tra i giovani (al 16%).

Sul versante e-commerce Amazon è usato dal 31% della popolazione (+4,4),  mentre eBay pur mantenendo la sua utenza al 18%, continua a perdere i giovani (-2,7%).

Queste le percentuali CENSIS raccolte attraverso il metodo delle interviste. Se volete conoscere l’ampiezza dell’utenza dei vari social media in Italia, sintesi di diverse fonti in mio possesso, vi consiglio di tenere d’occhio la pagina dell’Osservatorio Social Media.

Via Vincos blog

 

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.


Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai aglihashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.


I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.

Via Ninka Marketing

 
Di Max Da Via' (del 04/10/2018 @ 07:24:13, in eCommerce, linkato 389 volte)

‘Se non puoi batterli fatteli amici’. E trasformali in una ‘categoria-di-scelta’ del tuo negozio online. È il pensiero che sta prendendo piede negli e-tailer statunitensi che stanno dedicando spazi alle influencer all’interno dei propri shop online. Non più solo testimonial, ma vere e proprie promoter commerciali, coinvolte soprattutto da realtà fashion e beauty, ma non solo. Spazi in cui poter suggerire prodotti alle utenti, spesso proprie follower sui social network. Collaborazioni firmate a quattro mani con l’e-tailer o, semplicemente, una selezione di items prescelta dalle star del web. Alla fine, dunque, oltre alle selezioni per brand, tipologia merceologica o prezzo, si potrà scegliere anche per influencer.

“Le persone non acquistano più seguendo un brand, acquistano perché hanno una connessione personale con qualcuno, queste nuove strategie retail seguono quest’idea”, riassume Ivka Adam, fondatrice e CEO del brand di gioielli Iconery che, all’interno del proprio sito, ospita una sezione dedicata a celebrities e influencer. Le commissioni sulle vendite, riporta Wwd, possono variare dal 5% fino al 25 per cento.

“In molti casi, il ruolo di un retailer – suggerisce Kirsten Green della società di venture capital Forerunner Ventures – è stato quello di creare un contesto intorno a un prodotto. Gli influencer hanno l’opportunità di essere un mini store in sé perché possono mostrare il prodotto attraverso le proprie raccomandazioni e le modalità d’uso, è parte di un trend in ascesa che sta rimappando l’ecosistema retail ridefinendo i ruoli di tutti diversi player e l’aspetto dei loro business”.

Via PambiancoDaily

 
Di Max Da Via' (del 03/10/2018 @ 07:01:34, in Internet, linkato 392 volte)
I 20 anni della nascita di Google segnano un nuovo capitolo della storia del motore di ricerca, che ha modificato profondamente il nostro modo di acquisire informazioni e conoscenza. Da oggi la ricerca cambia sulla base di tre paradigmi:
  • da risposte a percorsi: non più semplici risposte a domande degli utenti, ma la proposizione di percorsi di ricerca, sulla base degli interessi;
  • da query all’assenza di query: non ci sarà necessità di fare una specifica richiesta, ma il motore farà emergere contenuti su misura per l’utente;
  • da testo a immagini: i risultati saranno più visivi (foto, video, storie) 

Tutti questi cambiamenti sono resi possibili dai miglioramenti delle tecniche di Intelligenza Artificiale, che oggi sono in grado di comprendere concetti e non semplici parole.

Da risposte a percorsi
Oggi gli utenti non fanno ricerche una tantum, ma spesso ritornano su ricerche precedenti. E così Google ha pensato di introdurre le “Activity Cards” che mostreranno le pagine visitate in precedenza e le query effettuate (eliminabili all’occorrenza) in modo da rendere più immediate le successive interrogazioni.  Queste Card potranno essere salvate e organizzate in “Collections” tematiche (tipo Pinterest).

Topic Layer
Il miglioramento delle capacità di ricerca passa anche dal potenziamento del cosiddetto “Knowledge Graph” ossia quell’insieme di relazioni tra fatti (persone, eventi, luoghi, argomenti) che Google costruisce nel tempo e che gli permette di “comprendere” le domande di ricerca. Viene introdotto il concetto di “Topic Layer” per descrivere la capacità del sistema di individuare e mostrare una serie di sotto argomenti (quindi articoli sempreverdi e nuovi) legati alla chiave di ricerca principale. 

Il Feed diventa Discover
Il News Feed, il flusso di notizie cui si accede usando l’app mobile di Google, usato da 800 milioni di persone al mese,  viene rinominato “Discover”. Presto apparirà quando si aprirà google.com da un browser su dispositivo mobile. Il suo compito è di mostrare le news del giorno e quelle più rispondenti agli interessi del singolo utente. Ogni notizia sarà accompagnata da una sorta di tag tematico che, cliccato, farà partire una ricerca più ampia sullo specifico argomento. Si potrà decidere di seguire o smettere di seguire un topic, segnalando a Google l’interesse verso lo stesso.

Da testo a immagini
I risultati della ricerca saranno sempre più visivi. Ad esempio conterranno le Storie AMP, il formato mobile promosso da Google che è in grado di contenere foto, video, testi al fine di raccontare una notizia. Ogni frammento della storia, cliccato, porterà a scoprire nuovi contenuti (attraverso la ricerca).  La cosa interessante è che queste storie saranno composte automaticamente da un sistema di Intelligenza Artificiale. 

Nella SERP vedremo anche più video, le cui anteprime saranno selezionate da un sistema di “computer vision” in modo permettere una immediata identificazione di quelli più rilevanti.  

La sezione Google Images verrà profondamente rinnovata in modo da mostrare sia le ricerche correlate alla parola inserita, sia delle descrizioni di contesto insieme alle foto.  In pratica diventerà Pinterest. Saranno privilegiati i contenuti nuovi e quelli provenienti da siti autorevoli che danno grande spazio ai contenuti visivi.
Verrà aggiunta anche la funzione Google Lens, che permetterà di eseguire ricerche visive di dettaglio rispetto agli oggetti contenuti in una foto.

In definitiva i risultati di ricerca di Google conterranno meno link blu, più elementi visivi, dati strutturati e tasti-scorciatoia per semplificare le operazioni successive di ricerca. Chi pubblica sul web probabilmente dovrà puntare ancora di più sulla qualità, anche visiva, e sull’aggiornamento dei contenuti.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 28/09/2018 @ 07:57:08, in eCommerce, linkato 507 volte)

Per l’85% dei principali merchant italiani la consegna tradizionale a domicilio gestita da terzi (corrieri espresso, operatori postali) è la modalità più utilizzata dai propri web shopper. I consumatori prediligono, inoltre, gli strumenti di pagamento contestuali all’acquisto (carta di credito e PayPal), i quali generano il 96% del transato eCommerce B2c. Relativamente al post-vendita, il 78% degli operatori combina 2 o più strumenti di assistenza al cliente: tra questi, l’email e il telefono rappresentano le modalità più adottate (87% e 86%), seguono chat/chatbot (23%) e social network (11%).

È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm -  School of Management del Politecnico di Milano*. La ricerca, presentata a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del Convegno “Pagamenti e logistica per un eCommerce B2C di successo”, analizza le due fasi a valle della catena del valore eCommerce, ossia le attività volte a gestire l’evasione dell’ordine e assistere il consumatore durante l’acquisto.

La gestione del pagamento
Nel 2018, l’utilizzo degli strumenti di pagamento contestuali all’ acquisto è la modalità più apprezzata dai consumatori: ben il 96% dell’eCommerce è generato attraverso carta di credito (64%) e PayPal (32%). Resta basso l’impiego di altri mezzi di pagamento, come il bonifico (2%) e il contrassegno (2%)” Afferma Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano É confermata, inoltre, la bassa incidenza delle frodi, pari a un valore dello 0,15% del mercato (in linea con quanto registrato nel 2017).  La sicurezza percepita rimane però una delle principali barriere all’acquisto online da parte di molti potenziali clienti”.

Tra le diverse fasi del customer journey, quella di check-out risulta essere quella più critica: su 100 visitatori che inseriscono nel loro carrello almeno un prodotto, ben 88 abbandonano il sito senza finalizzare l’acquisto. Ridurre il tasso di abbandono del carrello, lavorando sull’offerta di strumenti di pagamento per intercettare le preferenze di tutti i potenziali clienti e semplificando il processo di acquisto, rimane una delle sfide più critiche per i merchant eCommerce.

Le modalità di consegna del bene
L’85% dei merchant intervistati dichiara che la consegna tradizionale a domicilio gestita da terzi (corrieri espresso, operatori postali) è la modalità più utilizzata dai propri web shopper. L’8% dei merchant, concentrati soprattutto nell’Alimentare, segnala invece come soluzione più impiegata la consegna a domicilio con mezzi propri, mentre il 7% il ritiro in store.” Afferma Riccardo Mangiaracina Direttore Scientifico dell'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano A fianco della consegna standard, aumenta l’offerta di servizi a valore aggiunto, che arricchisce e migliora il servizio base e rappresenta un fattore competitivo di differenziazione rispetto alla concorrenza. Attraverso questi servizi i merchant vogliono sia ridurre i costi delle mancate consegne (uno dei principali freni all’acquisto online) sia migliorare il livello di servizio e la soddisfazione del cliente, con ritorni importanti sul fatturato.”

Tra i servizi a valore aggiunto offerti dai primi 50 merchant di prodotto in Italia, quelli più semplici, come la consegna in un giorno definito e “al piano”, sono offerti da circa il 40% degli operatori, mentre quelli che puntano alla riduzione delle consegne fallite, come la consegna al sabato, serale o su appuntamento, sono adottati dal 20%. Ancora poco offerti i servizi che puntano sulla velocità, come la consegna same day (15% dei merchant) e la consegna in due ore (6% dei merchant, concentrati nel food delivery). I principali merchant dell’Informatica ed elettronica offrono invece la consegna con installazione.

Supporto al cliente durante il processo di acquisto
L’analisi condotta sui primi 100 merchant per fatturato, operanti in Italia, ha evidenziato un utilizzo consapevole e maturo di diversi sistemi di assistenza al cliente, sia sincroni (telefono, chat…) sia asincroni (email, post sui social…).

La strategia dei merchant italiani è combinare l’offerta di più strumenti di assistenza: Il 78% ricorre infatti ad almeno 2 canali. L’email e il telefono rappresentano le modalità più adottate (87-86%), seguono chat/chatbot (23%) e social network (11%). Al tempo stesso, cresce anche l’uso di mezzi meno tradizionali come Skype e WhatsApp” conclude Samuele Fraternali, Ricercatore Senior dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano  “La scelta del canale di assistenza è influenzata dal comparto merceologico di appartenenza: nei prodotti prevale l’email mentre nei servizi il telefono, più adatto a gestire consulenze più complesse. Adottare adeguati sistemi di assistenza favorisce la capacità di convertire l’interesse in acquisto e di creare una relazione prolungata e ricca di valore con il proprio consumatore”.

Via Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano






 

Da qualche tempo ormai, si sta parlando del sorpasso di Instagram su Facebook.

I Millennials hanno già ampiamente dimostrato di preferire il social del visual storytelling per eccellenza a quello che è diventato Facebook, una sorta di repository di informazioni di nessun valore per le nostre vite (sede di lamentele, polemiche e commenti gratuiti), fake news, inserzioni pubblicitarie mal targettizzate e condivisioni di contenuti virali quanto anonimi.

Perché Instagram piace più di Facebook?

facebook

Così, mentre Facebook arranca, Instagram attira sempre più pubblico. Perché? Per svariati motivi.

In primis, perché siamo tutti per natura edonisti per cui apprezziamo le cose belle (una bella fotografia, una gallery armoniosa o un invidiabile stile di vita – che, anche se di plastica, ci è d’ispirazione). Oltre a questo ci siamo tutti un po’ stancati di leggere cavolate qua e là e quindi preferiamo che siano le immagini a parlare; del resto, l’interpretazione personale che noi facciamo di una determinata immagine e le emozioni intime che questa ci suscita, rappresentano un’esperienza di gran lunga più coinvolgente di quella che faremmo leggendo le dozzinali riflessioni di qualcun altro. Inoltre, Instagram risulta molto meno invadente del fratello poiché manca di tutti quegli aspetti che, a lungo andare, diventano fastidiosi, ad esempio il pulsante per la condivisione, limitando così lo spam isterico di notizie non sempre meritevoli di essere condivise.

LEGGI ANCHE: Quanto pubblicare su Instagram per coinvolgere (e non annoiare)

Per tutte queste ragioni – e perché i due social network sono figli dello stesso padre – Facebook punta nuovamente ad assomigliare un po’ di più a Instagram, testando la Visualizzazione griglia e implementando un nuovo strumento dedicato all’Influencer Marketing.

Facebook testa la Visualizzazione griglia

facebook

Nella versione desktop, potrete notare la comparsa di un’opzione alternativa alla classica “Visualizzazione lista”, ovvero la “Visualizzazione griglia”: un nuovo modo di visualizzare i post del profilo, suddividendoli in griglie di immagini quadrate (o card, in caso di contenuti di solo testo)… proprio come Instagram.

Dopo aver fatto un copia/incolla della funzione Stories (senza troppo successo), Facebook dimostra ancora una volta di voler diventare sempre più instagrammabile, per stare al passo con i tempi e con i gusti dei Millennials.

In ogni caso, la nuova feature non è stata ancora ufficializzata e potrebbe rimanere uno dei tanti test a cui periodicamente viene sottoposta la piattaforma.

Facebook punta sull’Influencer Marketing

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Facebook alza un altro po’ l’asticella e testa uno strumento volto a facilitare la connessione tra aziende e influencer – personalità che su Facebook non sono mai risultate particolarmente di spicco. Si chiama Branded Content Matching ed è un motore di ricerca intelligente che permette alle aziende di individuare facilmente quali creator vantano l’audience più affine al proprio target di riferimento. 

Gli influencer potranno inserire all’interno della piattaforma tutte le informazioni necessarie a stilarne un profilo preciso (collaborazioni migliori, numero fan, …) volto ad alimentare il database di creator interno a Facebook. Le aziende potranno autonomamente accedere a questi profili, selezionandoli per caratteristiche d’interesse (età, genere, stato sentimentale, livello di studio, …) e ottenere subito una lista dei creator più affini al proprio target di riferimento. Per ogni creator sarà visibile anche il tasso di engagement e le visualizzazioni dei propri video in media per facilitare la scelta dell’influencer ideale da parte dell’azienda, in base agli obiettivi di comunicazione.

Questo tipo di strumento dà la possibilità a Facebook di sfruttare la nuova forma pubblicitaria dell’Influencer Marketing (che attualmente riscuote più successo rispetto alle classiche inserzioni) per aumentare l’attrattiva della propria piattaforma per gli inserzionisti. 

Inizialmente, lo strumento sarà utilizzabile solo su Facebook… furbacchione di un Mark!

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 24/09/2018 @ 07:08:05, in Social Networks, linkato 502 volte)

Con l’arrivo della funzione Shopping, Instagram si appresta a diventare il Postalmarket della rete, annichilendo le aspirazioni di Pinterest e dando del filo da torcere ad Amazon e eBay .

Shopping nelle Storie
Da oggi le aziende, piccole e grandi, potranno inserire all’interno delle Storie un adesivo contenente un link ad una pagina con la descrizione del prodotto. Da qui l’utente potrà procedere all’acquisto andando sul sito del brand. I marketer potranno monitorare, negli Insights, il numero di click sullo sticker e quelli verso il loro sito.  La funzione, testata da giugno, è stata già usata mediamente da 90 milioni di persone al mese.

Shopping in Esplora
Viene anche inaugurato un nuovo canale Shopping nella sezione Esplora dell’applicazione (in attesa di un app dedicata che sarebbe in sviluppo). In pratica raccoglierà i post contenenti il tag di Shopping provenienti dagli account seguiti o da quelli consigliati dall’algoritmo secondo le nostre abitudini di utilizzo del social medium.

In definitiva l’app di Kevin Systrom vuole dimostrare ai 25 milioni di profili business iscritti, e non solo, che è in grado di portare traffico gratuito e acquirenti verso i loro siti. Presto però, come già accaduto con Facebook e come è fisiologico che sia, ci si renderà conto che senza un adeguato supporto pubblicitario non basterà usare uno sticker per ottenere conversioni. Ovviamente il consiglio, soprattutto alle piccole imprese, è di non cedere alla facile tentazioni di appaltare la community ad Instagram, ma di lavorare per costruirla sul proprio terreno.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 14/09/2018 @ 17:20:11, in Social Networks, linkato 686 volte)

Nonostante il grande e continuo lavoro, diretto e con influencer di ogni sorta, da parte dei brand, Google strapazza ancora i social media quando si tratta di portare traffico ai siti web del lusso. È quanto emerge dal report ‘Luxury Brands Online 2018’ redatto dall’agenzia Pmx che ha analizzato i comportamenti online dei consumatori americani. I motori di ricerca, infatti, rappresentano il 49,7% delle fonti di traffico ai siti web dei marchi del lusso (questi, non solo americani), e oltre il 95% di questa fetta di torta riguarda Google. Il 21,4% del traffico deriva da siti di shopping online (5,4% dai department store), in primis Amazon seguito da Macy’s e Ebay. Il 3,3% dei navigatori virtuali approda ai siti dei marchi del lusso attraverso i servizi via email. A sorpresa solo il 5,9% del traffico deriva dai social network e appena lo 0,2% da Instagram, superato da Facebook (2,5%), YouTube (1,9%), Reddit (0,3%).

Questo limitato apporto al traffico del sito risalta ancor più se confrontato con i tassi di crescita dell’ingaggio social. Sempre secondo il report, nell’ultimo anno i social network hanno visto un incremento del 20% dei luxury social media follower. Combinando Instagram, Facebook e Twitter, gli oltre 90 fashion brand presi in considerazione dal report Pmx contano oltre 677 milioni di likes e follower, nel 2017 erano 564. Instagram, in particolare, vanta una crescita annua del 23% a 346 milioni. Il social network fotografico si conferma un ottimo strumento di engagement; delle oltre 1 miliardo di interazioni con i luxury brand il 95% deriva proprio da Instagram mentre Facebook si ferma appena al 4 per cento.

Questo distonico andamento tra traffico social e traffico web, tuttavia, non è detto si traduca in un effetto ‘spiazzamento’ sul fronte delle vendite online. Vero è che dopo la visita al sito web di un luxury brand il campione americano esaminato da Pmx visita un sito di shopping (38,9%) oppure si rivolge a un motore di ricerca (17,3%), un social network (6,5%, in primis Facebook e YouTube), oppure Amazon (2,4%). Ma gli strumenti attuali puntano a favorire sempre più il passaggio diretto dal social media alla piattaforma e-commerce, non necessariamente attraverso il sito web del marchio.


Via PambiancoDaily






 
Di Max Da Via' (del 12/09/2018 @ 07:53:20, in Social Networks, linkato 688 volte)

Snapchat dichiara di avere 188 milioni di persone che usano l’app quotidianamente e che accedono, in media, 20 volte al giorno.  Le nazioni con più “Snapchatter” sono gli Stati Uniti e il Canada con 93 milioni e l’Europa con 73 milioni. Per capire qual è la situazione in Italia ho dato un’occhiata alle informazioni di reach riportate utilizzando lo strumento di advertising della piattaforma.

Quanti sono gli utenti italiani di Snapchat?

Gli italiani che usano Snapchat sono circa 2,5 milioni. Un dato non entusiasmante sia se lo si rapporta allo scorso anno, quando erano 2 milioni, sia se lo si confronta con nazioni simili alla nostra. Ad esempio in Spagna, dove la popolazione internet è inferiore a quella italiana, Snapchat raggiunge 4 milioni di individui. La Francia, che ha una popolazione simile alla nostra, ha la più alta presenza di Snapchatter del continente: 17,5 milioni.   

Qual è la composizione demografica degli italiani su Snapchat?

Il 60% degli italiani su Snapchat sono donne (1,5 milioni) mentre gli uomini coprono il restante 40% (1 milione).  Questa è la prima peculiarità del servizio, visto che su Instagram si ha una leggera prevalenza delle donne, mentre su Facebook accade l’opposto.

utenti snapchat italiani 2018

La seconda peculiarità riguarda la prevalenza dei teenager dai 13 ai 18 anni che rappresentano il 39% degli iscritti italiani. Nè in Instagram, né in Facebook si riscontra questa situazione, anche se stiamo parlando di circa 1,1 milione di ragazzi. L’altro gruppo che ha una presenza percentuale importante è quello della fascia 19-24 che rappresenta il 33% degli utenti raggiungibili. Seguono i 25-29enni al 13,5%. I 30-35enni sono solo il 4% mentre tutti gli altri sono il 10,5% (da notare che il sistema non fornisce dati sui più anziani e ciò è un’ulteriore conferma della sua focalizzazione sul pubblico giovane). 

In definitiva Snapchat in Italia può essere considerato uno stimolante terreno di comunicazione, ma non per tutte le aziende. Sicuramente i brand che vogliono parlare ad un pubblico giovane farebbero bene ad iniziare a comprendere i codici comunicativi degli Snapchatter e ad utilizzarli nelle loro sperimentazioni. Tutti gli altri, che magari non hanno risorse adeguate, farebbero bene a massimizzare gli sforzi sugli altri social media.

Per rimanere sempre aggiornati sulle statistiche riguardanti i social media in Italia vi consiglio di tenere d’occhio la pagina dell’Osservatorio Social Media, mentre per i dati internazionali c’è “Social Media Statistics“.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 03/09/2018 @ 07:36:45, in Social Networks, linkato 866 volte)

La seconda trimestrale 2018 di Facebook ha mostrato, per la prima volta, segnali di rallentamento dell’impero Zuckerberg in termini di ricavi e utenti. Pur raggiungendo 2,2 miliardi di persone ogni mese, negli ultimi tre mesi si è registrato un calo in Europa sia degli utenti giornalieri (-3 milioni) che mensili (-1 milione).

Per capire cosa sta succedendo in Italia, ad un anno dalla mia ultima rilevazione, condivido a beneficio di tutti i dati disponibili sulla sua ampiezza.

Lo strumento nativo di advertising segnala 31 milioni di account potenzialmente raggiungibili.
Una penetrazione di circa il 91% se si considera che gli utenti mensili di internet sono stimati in circa 34 milioni (Audiweb).

Secondo le mie stime nel giorno medio sono 25 milioni gli italiani che visitano il social network. In mobilità lo usano quasi la totalità: almeno 29 milioni una volta al mese e 24 milioni quotidianamente. 

Come sta cambiando la composizione demografica degli iscritti a Facebook in Italia? 
Oggi il 58% degli utenti ha più di 35 anni. La fascia con più utenti è quella 35-46 con 6,7 milioni di iscritti.
Interrogando lo strumento di advertising emerge chiaramente la drastica  diminuzione dei giovani (non è detto che si siano disiscritti, ma potrebbero non essere stati attivi e quindi non considerati dal tool come raggiungibili dalla pubblicità).

Considerando la fascia 13-29 il calo, rispetto allo scorso anno, è di 2 milioni di persone. In particolare i 13-18enni diminuiscono del 40%, i 19-24enni del 17%, i 25-29 del 12%. Calano anche i 30-35enni e i 36-45enni. A crescere solo le fasce più avanzate: quella dei 46-55enni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

La mutazione di Facebook mi sembra irreversibile. E’ sempre il centro commerciale più grande del paese, ma per i giovanissimi non è più la prima destinazione social, mentre per i più maturi rimane il luogo nel quale intrattenere relazioni e apprendere informazioni. 

Per ulteriori statistiche sui social media in Italia vi consiglio di tenere d’occhio la pagina dedicata dell’Osservatorio Social Media in Italia.

Via Vincos bllog
 
Di Max Da Via' (del 28/08/2018 @ 07:57:07, in Mercati, linkato 879 volte)

In Cina 802 milioni di persone accedono a Internet, il 57,7% della popolazione (soprattutto quella che vive in zone urbane). Da dispositivi mobili si connettono ben 788 milioni di individui. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dell’agenzia governativa China Internet Network Information Center (CNNIC).

Si tratta di numeri strabilianti se confrontati con quelli di altri paesi: l’Europa conta 700 milioni di connessi, l’Africa 450 milioni, l’America Latina 430 milioni e il nord America 345 milioni.

Le altre statistiche rivelate mostrano un utilizzo molto avanzato dei servizi di rete:

  • il 71% fa acquisti in rete 
  • il 21% degli utenti cinesi usa servizi finanziari (+30% rispetto a 6 mesi prima)
  • il 43,6% ordina cibo da dispositivo mobile
  • il 42% accede ai servizi pubblici attraverso app come WeChat e Alipay (i vari livelli di governo hanno una presenza stabile sulle piattaforme social più diffuse)
  • il 30,6% usa app di bike sharing
  • il 43,2% usa app per la prenotazione di taxi e il 37,3% quelle per bus e treni
  • le vendite online sono state pari a circa 600 miliardi di dollari nella prima metà del 2018 (+30% rispetto allo scorso anno)
  • l’87% usa WeChat, il 65% QQ Space il 42% Weibo (qui i dati sui social media nel mondo)
  • il 74% usa applicazioni basate sulla condivisione di video (tra queste la più famosa è Douyin, conosciuta in occidente come Tik Tok)

E’ la fotografia di un popolo dinamico all’interno di un territorio che non è l’Internet che conosciamo, ma sarebbe più appropriato definire Wide Area Network, un recinto rigidamente controllato dal governo. 
La mano “invisibile” dello stato da un lato ha dato grande impulso allo sviluppo della rete, dall’altro regola la diffusione di servizi e contenuti.  
La censura si abbatte sulle VPN (che permetterebbero di scavalcarla) e su 135 siti tra i più visitati al mondo, compresi i social network occidentali. Neanche i servizi locali vengono risparmiati: l’aggregatore di notizie Jinri Toutiao (ByteDance) e il servizio di live streaming Kuaishou (Tencent) sono stati costretti a rimuovere alcuni contenuti considerati inappropriati.  

Siamo di fronte ad un fenomeno che vale la pena studiare attentamente per le sue ricadute geo-politiche e per le dinamiche tecno-economiche già in atto. In particolare sarà interessante capire quanto i servizi cinesi riusciranno ad espandersi oltre il Grande Firewall, minacciando i giganti della tecnologia occidentali e se questi riusciranno ad entrare in Cina, sacrificando frammenti della loro identità. 

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 23/08/2018 @ 07:03:41, in Social Networks, linkato 1487 volte)

Il mondo dei social corre sempre veloce, per questo, oltrepassata ormai la metà dell’anno e dopo aver quasi archiviato il capitolo ferie estive anche quest’anno, fa bene rinfrescare la memoria e ripercorrere le più interessanti novità di Facebook.

Per controllare di non esserti perso niente di importante finora e per un check di tutto quello che devi sapere sulle nuove funzioni introdotte dal social network, ecco un veloce recap.


1. La musica su Facebook

Il servizio Sound Collection di Facebook sembrava già promettere bene e Facebook ha chiuso all’inizio dell’anno anche un  accordo con Sony/Atv Music Publishing, che consentirà ad utenti di Facebook e Instagram di pubblicare video con i brani appartenenti all’etichetta.

2. Il cambio dell’algoritmo

Se ne parlava da un po’ ma nessuno ci ha mai creduto fino in fondo, poi all’improvviso è successo: il news feed è cambiato per sempre. L’algoritmo Facebook favorisce ormai un’interazione da persona a persona limitando la portata dei contenuti pubblicati dalle pagine.


3. I video si guardano insieme con Watch Party

Facebook ha lanciato Watch Party per i gruppi, un modo per consentire agli amministratori di un gruppo di condividere video con i propri membri e di commentare e discutere dei contenuti in real time.

Interazione, condivisione, coinvolgimento. Queste, ancora una volta, le parole chiave su cui punta Facebook.


4. Le nuove policy di Facebook Ads

Dopo gli annunci relativi agli aggiornamenti dell’algoritmo e le nuove opzioni di privacy date in mano agli utenti, il social network ha introdotto anche una nuova policy in merito al servizio Facebook Ads.

Il principio ispiratore che ha portato a queste modifiche è sempre lo stesso, ovvero la tutela e la salvaguardia degli utenti; ecco perché è stata creata una norma che vieta la pubblicazione di quegli annunci pubblicitari che promuovono prodotti e servizi finanziari i quali solitamente vengono associati a pratiche promozionali ingannevoli, con un particolare riferimento ai servizi finanziari come le opzioni binarie, le IPO (Initial Coin Offering) e offerte inerenti a criptovalute.

Poco tempo dopo Facebook ha però fatto un passo indietro e deciso di riammettere la pubblicità da parte di inserzionisti pre-approvati. Continueranno a non essere ammessi gli annunci per le offerte iniziali di valuta, le Ico, e le opzioni binarie, ancora troppo pericolose per gli utenti.


5. Più visibilità ai contenuti locali

Dopo le modifiche nell’algoritmo, Facebook ha annunciato di voler assegnare la priorità ai contenuti locali nei feed delle notizie degli utenti. Lo ha fatto anche con alcune novità nel design delle pagine da mobile. Soprattutto a recensioni e raccomandazioni è stato dato un ruolo di maggior risalto nella visualizzazione, ma anche le call to action e le Storie saranno ora molto più importanti.

6. I post in 3D

Facebook ha lanciato la funzione per pubblicare post in 3D a febbraio. È possibile pubblicare questi tipi di post da Oculus Medium o dalla piattaforma Spaces direttamente su Facebook, che permettono agli utenti di interagire sia da desktop che da mobile. Inoltre si possono portare gli oggetti 3D dal News Feed direttamente su Spaces, in modo da esplorarli in realtà virtuale. Il post 3D permette di visualizzare l’oggetto in 3D a 360°, avendo quindi una visione da ogni angolo. Uno sviluppo sicuramente molto interessante per aziende e-commerce.


7. Gli annunci di lavoro su Facebook

Le aziende possono pubblicare i loro annunci di lavoro, se hanno una pagina sul social, nella nuova tab dedicata alle offerte di lavoro. Gli utenti possono scoprire le posizioni aperte nel Marketplace di Facebook e nel feed news, dove potranno comparire tramite annunci a pagamento. Chi voglia candidarsi ad una posizione può compilare una domanda di assunzione che viene redatta automaticamente con le informazioni presenti sul proprio profilo.

8. Il test per i post vocali e le breaking news

Foto, video, status, gif, emoji, sondaggi. Se niente è più sufficiente per soddisfare il nostro ego sul social network, in arrivo anche i famosi post vocali. Una possibilità di aggiornare il proprio stato con un messaggio vocale. L’utente potrà registrare il messaggio, che graficamente sarà rappresentato dall’onda vocale, e riascoltarlo prima di decidere se pubblicarlo.

Facebook è sempre più impegnato a migliorare anche il modo in cui ci vengono mostrate le notizie e l’ultima novità in fase di test è la scritta Breaking News che dovrebbe comparire sulle pubblicazioni indicate come ultime notizie da parte di media ed editori.

9. Il backup della nostra vita su Facebook

Che Facebook si ricordi tutto di noi, dalle foto imbarazzanti ai pensieri condivisi in bacheca senza pensarci troppo, ormai è risaputo. Talvolta, gli preme ricordarci come eravamo qualche anno fa con la funzione Ricordi, altre volte permette ad altri utenti di ricordarcelo nostro malgrado.

Per ognuno di noi esiste un backup di dati, la storia della nostra vita compressa in una manciata di megabyte di spazio nei sistemi della società di Menlo Park, scaricabile dalle Impostazioni del proprio profilo di Facebook, entrando nella finestra relativa alle impostazioni generali dell’account e cliccando su “Scarica una copia dei tuoi dati su Facebook”.


10. Le novità per i creators

Molte le novità, finora, anche per i creators su Facebook, con cambiamenti su Facebook Creator e Facebook for Creators per aiutare i creativi e capire di cosa hanno bisogno per realizzare campagne di successo. Sono tanti gli aspetti a cui Facebook sta lavorando, come i nuovi modi per entrare in connessione con la propria community e i fan più attivi, o i nuovi strumenti di monetizzazione. Se non l’hai ancora fatto e ti interessa unirti alla community di creators, testare nuove prodotti e ricevere notifiche sulle ultimissime funzionalità, puoi farlo direttamente dalla piattaforma.

11. Facebook presenta Smart Speaker

No, non lo abbiamo dimenticato, il dispositivo elettronico quadrato e senza display, ossia gli altoparlanti da salotto che la società di Menlo Park era in procinto di lanciare ma ha poi momentaneamente bloccato per lo scandaloCambridge Analytica. Ancora avvolte nel mistero le funzionalità dell’oggetto il cui brevetto risale al 2016.


L’obiettivo di Facebook era quello di lanciare la sfida ai prodotti già presenti sul mercato, in primis Amazon Echo e Google Home, a cui si è aggiunto l’HomePod di Apple e lo speaker di Samsung. La volontà di Facebook sarebbe comunque quella di lanciare i nuovi prodotti entro la fine dell’anno.

12. Facebook e il blocco delle app

Facebook ha anche modificato i token di accesso alle app, chiedendo un rinnovo ogni 90 giorni con il consenso della persona che utilizza l’app. In poche parole, annuncia Facebook, tra il 9 e il 21 Aprile, i token degli utenti che non si sono connessi attivamente all’app negli ultimi 90 giorni scadranno.

Ma per le app su Facebook una vera valanga di alt è arrivata a partire dal 31 luglio. Facebook ha infatti annunciato di aver bloccato l’accesso alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni per centinaia di migliaia di app, più o meno attive, che non si sono adeguati alla revisione annunciata a maggio durante la conferenza degli sviluppatori. La revisione implicava la firma di nuovi contratti sulla raccolta dei dati degli iscritti e una nuova verifica dell’app.


13. Nuovi strumenti per le Stories

Per competere con Snapchat e offrire agli utenti più giovani un modo semplice e originale per creare e disegnare il mondo, negli ultimi giorni Facebook ha annunciato che introdurrà nuovi strumenti alle Stories: la realtà aumentata e la funzione Boomerang.
Grazie alla nuova funzione di realtà aumentata di disegno in 3D, sarà quindi possibile scarabocchiare il mondo intorno a te, e conservare i tuoi schizzi e graffiti sullo schermo, aggiungendo i disegni in 3D prima o mentre registri. Secondo quanto dichiarato da Facebook, potrebbero essere introdotti nuovi pennelli, e dovresti riuscire a identificare angoli e oggetti presenti in una stanza per creare grafiche 3D ad hoc.

Sempre nell’ottica di far funzionare meglio le Stories, presto potrai creare Boomerang e video clip animati attraverso la fotocamera di Facebook. Inoltre pare la piattaforma stia testando nuove funzionalità come icone più grandi con le anteprime delle Stories in cima al feed di notizie.

14. Il dating su Facebook

Tra gli annunci che hanno suscitato il maggior clamore del pubblico durante l’ultimo evento annuale di Facebook, c’è stata l’introduzione di Dating. Una sorta di Tinder made in Facebook. Prima della presentazione, Zuckerberg ha affermato che “ un matrimonio su tre negli Stati Uniti avviene grazie a un incontro online. E noi non abbiamo ancora costruito uno strumento per il dating“. L’annuncio ha risuonato con un vero e proprio messaggio di sfida nei confronti di Tinder, che subito dopo la notizia ha subito un crollo in borsa del 22%.


15. Gli annunci nelle Stories

Dopo mesi di sofferenza finalmente le Stories sulla piattaforma hanno iniziato a riscuotere un discreto successo, raggiungendo mediamente 150 milioni di utilizzatori al giorno. Per questo l’azienda ha deciso che era è arrivato il momento per monetizzare lo strumento e introdurre gli annunci pubblicitari anche qui. La fase di test dell’aggiornamento è partita in Stati Uniti, Messico e Brasile, dove gli utenti hanno cominciato a imbattersi in mini-video ADV non cliccabili, della durata compresa tra 5 e 15 secondi, che se vogliono possono skippare.

16. Ancora musica

Facebook ha lanciato una nuova funzione chiamata Lip Sync, molto simile alla celebre app Musical.ly. Il nuovo Lip Sync Live di Facebook consente agli utenti di scegliere una canzone famosa o una hit del momento per cantare in playback durante un video live. Per poter sfruttare questa nuova funzionalità basta fare un tap sull’apposita icona Lip Sync Live che si trova nella schermata della diretta, selezionando successivamente la canzone che si vuole cantare e premendo il tasto play e seguire il testo della canzone che si vuole cantare.


17. Facebook Memories

Il social Network di Menlo Park ci conosce bene e per rendere la nostra esperienza sulla piattaforma ancora più piacevole e soddisfacente, ha lanciato Memories, espandendo – di fatto – con le memorie degli amici il servizio già esistente conosciuto come “Accadde oggi”. Ma cosa ha di più Memories? La vera novità è che si parla di una vera è propria storyline parallela a cui si accede tramite questo link: www.facbeook.com/memories. Si apre subito una diversa e parallela bacheca in stile viaggio nel tempo in cui all’utente vengono riproposti post e foto pubblicati nel giorno in questione ma negli anni precedenti.


18. La feature anti-spoiler

Facebook ha iniziato a testare una nuova funzione anti-spoiler: gli utenti potranno selezionare una keyword che non sarà visualizzata sulla propria bacheca per 30 giorni, permettendo così a chiunque vorrà di restare all’oscuro del finale di una serie TV o del risultato di una partita che non si è potuta vedere a tempo debito.


19. Il caso Cambridge Analytica

L’anno di Facebook, non possiamo dimenticarlo, si è aperto con uno scandalo relativo alla privacy degli utenti e proprio da qui sono nate molte delle ultime novità. Un tentativo di mettersi al riparo da ulteriori possibili polemiche e problemi, che hanno comunque causato due disastrosi trimestri per la società.

Via Ninja Marketing










Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 21/08/2018 @ 08:54:51, in Social Networks, linkato 1052 volte)

La seconda trimestrale 2018 di Facebook ha mostrato, per la prima volta, segnali di rallentamento dell’impero Zuckerberg in termini di ricavi e utenti. Pur raggiungendo 2,2 miliardi di persone ogni mese, negli ultimi tre mesi si è registrato un calo in Europa sia degli utenti giornalieri (-3 milioni) che mensili (-1 milione).

Per capire cosa sta succedendo in Italia, ad un anno dalla mia ultima rilevazione, condivido a beneficio di tutti i dati disponibili sulla sua ampiezza.

Lo strumento nativo di advertising segnala 31 milioni di account potenzialmente raggiungibili.
Una penetrazione di circa il 91% se si considera che gli utenti mensili di internet sono stimati in circa 34 milioni (Audiweb).

Secondo le mie stime nel giorno medio sono 25 milioni gli italiani che visitano il social network. In mobilità lo usano quasi la totalità: almeno 29 milioni una volta al mese e 24 milioni quotidianamente. 

Come sta cambiando la composizione demografica degli iscritti a Facebook in Italia? 
Oggi il 58% degli utenti ha più di 35 anni. La fascia con più utenti è quella 35-46 con 6,7 milioni di iscritti.
Interrogando lo strumento di advertising emerge chiaramente la drastica  diminuzione dei giovani (non è detto che si siano disiscritti, ma potrebbero non essere stati attivi e quindi non considerati dal tool come raggiungibili dalla pubblicità).

Considerando la fascia 13-29 il calo, rispetto allo scorso anno, è di 2 milioni di persone. In particolare i 13-18enni diminuiscono del 40%, i 19-24enni del 17%, i 25-29 del 12%. Calano anche i 30-35enni e i 36-45enni. A crescere solo le fasce più avanzate: quella dei 46-55enni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

La mutazione di Facebook mi sembra irreversibile. E’ sempre il centro commerciale più grande del paese, ma per i giovanissimi non è più la prima destinazione social, mentre per i più maturi rimane il luogo nel quale intrattenere relazioni e apprendere informazioni. 

Per ulteriori statistiche sui social media in Italia vi consiglio di tenere d’occhio la pagina dedicata dell’Osservatorio Social Media in Italia.

Via Vincos glob
 
Di Max Da Via' (del 08/08/2018 @ 07:47:24, in Social Networks, linkato 958 volte)

Facebook ha annunciato una modifica alla struttura delle pagine per andare incontro alle esigenze delle aziende medio-piccole, che hanno attività commerciali sul territorio. Complessivamente Facebook ospita oltre 80 milioni di pagine aziendali, visitate ogni settimana da circa due terzi degli utenti. 

Ecco cosa cambierà:

  • Informazioni: più rilevanza viene data alle informazioni utili (orario di apertura, prezzi, menu) e per alcune tipologie di aziende (ristoranti e servizi) viene dato risalto agli Eventi e alle Offerte;
  • Azioni: i pulsanti di call to action sono stati ridisegnati per essere più visibili per i visitatori. Per scegliere la tipologia più adatta alla propria azienda (ordina, chiama, scrivi, ecc…) bisogna individuare il modello personalizzato giusto tra le impostazioni;
  • Raccomandazioni: gli utenti potranno scrivere una recensione (con testo, foto, tag) direttamente dalla pagina aziendale. I gestori dovranno farci i conti perché saranno più visibili;  
  • Storie: le storie prodotte potranno essere viste cliccando sulla foto profilo della pagina. Per Facebook rappresentano un nuovo mezzo per ingaggiare i clienti;
  • Eventi: la funzione eventi è stata rivista per permettere una più facile gestione della vendita di biglietti attraverso la piattaforma. Ogni mese sono 700 milioni le persone che consultano gli eventi su Facebook; 
  • Lavori: estesa a tutti i paesi la funzione per pubblicare offerte di lavoro sulla propria pagina.

Si tratta di miglioramenti che, insieme al lancio dell’applicazione Facebook Local, aiutano chi deve gestire un negozio e che cercano di contrastare quelli messi a disposizione da Google, da molto tempo ormai, per le attività commerciali locali.

Sicuramente Facebook è un ambiente molto più ricco per promuovere il proprio business, ma Google è ancora il motore principale di visibilità, anche locale. Di conseguenza al momento non si può che considerare entrambi nella propria strategia di marketing locale.

Via Vincos blog
 

Da tempo Facebook cercava un modo per monetizzare da WhatsApp, la più popolare app di messaggistica. Ora sembra aver trovato un modo che potrebbe funzionare con WhatsApp Business.
La connessione tra
 Facebook e WhatsApp potrà collegare gli annunci direttamente alla nuova piattaforma WhatsApp Business. Funzionerà in modo abbastanza semplice: le persone potranno contattare direttamente le aziende attraverso questo nuovo servizio; le aziende potranno rispondere in modo del tutto gratuito entro 24 ore. Se la risposta si fa attendere troppo (o non arriva affatto), viene applicato un costo di 9 centesimi per messaggio.

In un sistema globale di scambi sempre più veloci, la piattaforma valuterà la reattività dei canali offrendo quindi un servizio gratuito ” a tempo”; quando l’azienda “sfora” i limiti concessi per rispondere a una persona, viene “multata” per il ritardo.

WhatsApp si conferma il canale di marketing più coinvolgente al mondo. Se uniamo gli utenti attivi su Facebook Messenger e WhatsApp, questi rappresentano il 79% dell’intero mercato della messaggistica. Ecco perché per un’azienda WhatsApp Business potrebbe essere una strada facilmente percorribile per garantirsi alti tassi di coinvolgimento.

La chiave per utilizzare efficacemente WhatsApp for Business è data dalla qualità delle interazioni generate per creare una relazione di valore con le persone. WhatsApp viene utilizzato da persone per parlare con altre persone.

La soluzione presenta anche delle controindicazioni: cosa accadrà ai nostri numeri di telefono, in mano alle aziende?

Via Ninja Marketing
 
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