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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Benvenuti nel blog di mymarketing.it. Il sito è a disposizione di tutti coloro che vogliono confrontarsi su tematiche di marketing. Buona lettura!

WebLog
 
Di Max Da Via' (del 21/02/2018 @ 07:26:33, in Social Networks, linkato 220 volte)
L'algoritmo di Facebook, che regola ciò che viene mostrato nel news feed personalizzato degli utenti, è basato su una moltitudine di elementi che non vengono svelati nel dettaglio, ma solo accennati a grandi linee. Di recente, però, durante un webinar destinato a pochi editori, sono emerse informazioni utili sui nuovi fattori di posizionamento delle notizie.

Come funziona l’algoritmo di Facebook?

Le istruzioni che compongono l’algoritmo misterioso seguono queste quattro fasi.

1. Inventory. Ogni volta che accediamo alla piattaforma, il sistema recupera e considera tutte le notizie pubblicate recentemente dal nostro network (fatto di amici e pagine seguite)

2. Signals. A questo punto entrano in gioco i segnali che sono di contesto e di contenuto.

I segnali di contesto sono quelli che aiutano il sistema a determinare la situazione attuale dell’utente:
– l’orario e il luogo di accesso
– la tipologia di connessione
– il dispositivo usato

In questo insieme potremmo far rientrare le azioni proattive che ognuno di noi compie o dovrebbe compiere per “curare il nostro news feed”, addestrando l’algoritmo: smettere di seguire un amico o una pagina, silenziarlo, nascondere o segnalare un post.

I segnali di contenuto sono quelli che riguardano le notizie:
– tipologia di contenuto (non è chiaro se ci sono tipologie che vengono privilegiate)
– chi ha postato la storia (pagina o profilo)
– quanto è completo il profilo dell’autore
– quando è stata pubblicata (la “freschezza” viene premiata)
– quanti commenti, condivisioni e reazioni ha ottenuto
– quanti feedback negativi (se è stato nascosto o segnalato)
 il tempo medio trascorso dagli altri utenti sulla storia anche senza cliccare e il tempo intercorrente tra il click al link esterno e il ritorno dell’utente all’homepage di Facebook
– il livello informativo del post (nel caso di link è importante il testo di accompagnamento)

Ma alcuni segnali hanno un peso maggiore di altri. In questo momento Facebook privilegia quelle che chiama “meaningful interactions” ossia le interazioni naturali che possono avvenire quando:

– il link al post è stato condiviso su Messenger e ha dato luogo ad una conversazione
– ci sono stati commenti multipli da parte di stesse persone (i botta e risposta sono segnali di interesse)
– un amico fa interazioni o condivide il post di una pagina (a maggior ragione se questo provoca ulteriori interazioni)
– l’interazione avviene tra due persone (amici e familiari, in particolare), anzichè tra persona e pagina.

facebook algoritmo fattori di posizionamento

3. Predictions. Sulla base dei segnali l’algoritmo opera una previsione personalizzata per ognuno degli utenti connessi ossia prova a dare risposta alla domanda: quanto è probabile che piaccia ognuno dei contenuti analizzati (ossia stimolerà la lettura, i click, le reazioni, i commenti)?

4. Score. Infine ad ognuna delle storie dell’inventario viene assegnato un punteggio di rilevanza e quelle con più punti vengono mostrate nel news feed dell’utente

Consigli per gli amministratori di pagina

Ecco alcuni consigli che ho elaborato sulla base delle informazioni contenute nelle linee guida ufficiali.

– Conoscere la propria audience
Tipicamente le aziende su Facebook sono di due tipi: quelle che pubblicano post autoreferenziali, partendo dai contenuti che hanno a disposizione e seguendo la propria agenda commerciale (lancio prodotto, eventi, ecc.) e quelle che decidono di puntare aprioristicamente su contenuti divertenti in grado di aumentare le interazioni, ma perdendo di vista la “brand identity”. L’ideale sarebbe approfondire la conoscenza della propria audience, partendo dalle statistiche di Facebook Insights: demografiche, provenienza, orari e giorni di connessione, contenuti che ottengono più interazioni (in particolare commenti).

– Creare contenuti utili 
I contenuti dovrebbero essere di qualità e pensati per essere utili al proprio pubblico, non di mero intrattenimento. L’utilità viene dedotta dall’algoritmo sulla base dei segnali di cui sopra. Al momento sono premiati quei contenuti come articoli e video in diretta in grado di stimolare discussioni accese (più che semplici like).
La scelta del formato più opportuno (video/foto 360, live, sondaggi, ecc.) andrebbe operata dopo una fase di test e verifica del gradimento.
Ciò premesso, Facebook consiglia di postare frequentemente e tempestivamente (seguendo l’attualità e i trend del giorno).

– Evitare pratiche fraudolente
Facebook penalizza le pagine che usano pratiche di “link baiting” (post ingannevoli usati per portare visite ad un sito) e di “engagement baiting” (post che contengono frasi del tipo “metti mi piace se…”, “condividi se anche tu…”, “vota X se…”, “tagga un amico…”).

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 19/02/2018 @ 07:26:19, in Social Networks, linkato 247 volte)

Twitter punta sullo streaming delle notizie locali: dopo la copertura di alcuni eventi sportivi in diretta, ora il social network dei cinguettii ha avviato negli Stati Uniti i test di un servizio di news live a livello locale, grazie ad accordi con alcune emittenti televisive.

La prima prova è stata fatta il 14 febbraio, con la sparatoria nel liceo Majority Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida. In quest’occasione, Twitter ha avviato una partnership con Miami Wsvn 7 per aprire sulla piattaforma una finestra con la copertura in diretta della cronaca dei fatti. Il box era affiancato al flusso di notizie.

“Stiamo continuando a lavorare su nuovi modi che facciano emergere informazioni credibili e per aiutare le persone a rimanere informate”, spiega a BuzzFeed Kayvon Beykpour, general manager della sezione video di Twitter.

La novità segue di pochi giorni a quella di Facebook legata alle notizie locali, una mossa anti fake news avviata in fase di test negli Stati Uniti (leggi l’articolo).

Inoltre, Twitter punta a spingere sempre di più sullo streaming, nell’ottica di incrementare i ricavi della società, che ha registrato con gli ultimi dati finanziari il primo trimestre in utile di sempre (qui i dati).


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 14/02/2018 @ 07:01:56, in Aziende, linkato 324 volte)
La coppia Amazon-Whole Foods (formalmente: papà Amazon e figlio adottivo Whole Foods) ci regala le prime sinergie intra-business. E finalmente iniziamo a capire meglio le intenzioni che hanno portato il colosso dell'eCommerce ad acquisire lo scorso anno la catena di supermercatispecializzata in grocery di qualità fresca e green.

Già nella prima campagna di comunicazione post acquisizione lanciata a febbraio 2018 vediamo comparire "lo zampino di Amazon". Il tone of voice di Whole Foods è infatti cambiato e si indirizzaa consumatori giovani e un po' eccentrici. Ora, l'ultima notizia è che il servizio di consegna rapida (1-2 ore) Amazon Prime Now è entrato ufficialmente da Whole Foods a partire dalle città statunitensi di Austin (che è dove il retailer ha la propria sede), Dallas, Cincinnati e Virginia Beach (qui la landing page ufficiale).

Il gigante di Seattle conferma così il proprio interesse per un ulteriore sviluppo nel grocery in modo integrato e con sguardo rivolto a un più ampio pubblico. Secondo il Wall Street Journal si tratta forse del primo step davvero importante nella sfida ai competitor dell'alimentare.

Non solo. Stando gli esperti si tratta del più grande passo verso quello che molti analisti si aspettavano che Amazon facesse con la sua nuova catena retail, ovvero: utilizzare Whole Foods e il suo inventario di generi alimentari come un'estensione della propria rete di magazzini. Un'ipotesi avallata dalla ferma volontà di sviluppare il servizio Prime Now oltre i primi store-pilota, come confermato da Stephenie Landry, vicepresidente di Prime Now. L'obiettivo sarebbero tutti gli Usa.

Le esistenti relazioni tra Whole Foods e altri servizi di consegna a domicilio come Instacart per il momento non subiranno tuttavia modifiche, come espressamente specificato da Landry. La vicepresidente ha inoltre evidenziato il potenziale ancora tutto da sfruttare che alcune categorie merceologiche come acqua, banane e carta igienica, già molto apprezzate per l'online delivery, hanno in ambito di consegna rapida. Una recente ricerca di Walker Sands conferma tra l'altro che il 33% degli americani acquisterebbe più grocery online se i tempi di consegna fossero migliori.

La partnership tra Amazon e Whole Foods su Prime Now consentirebbe inoltre al colosso dell'online, come sottolineato sempre da Landry, di trarre vantaggio dall'expertise del retailer nelle in-store operations (per ora sono gli addetti in negozio a prendere dagli scaffali la merce ordinata online).

"Ci vedrete fare ancora un sacco di cose insieme", preannuncia Landry.

Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 12/02/2018 @ 07:03:48, in Mobile, linkato 312 volte)

Volete aumentare le conversioni sul vostro sito?

Il 60% delle attività web vengono effettuate da mobile, per cui se non state ottimizzando il vostro sito per il mobile state perdendo tempo e denaro.

Ciò che funziona bene da desktop non è detto che abbia la stessa usabilità da smartphone, diventa dunque indispensabile avere una mentalità mobile first per ottenere ottimi risultati in termini di lead e guadagni.

Diamo uno sguardo ad alcuni suggerimenti utili che vi aiuteranno a convertire i vostri visitatori in clienti.

Sticky header

sticky_header_esempio

Fonte @WebEngage

Promuovere le campagne attraverso uno sticky header è il modo migliore per assicurarsi un’ampia visibilità senza annoiare l’utente mobile.

Gli sticky header facilitano la navigazione, facendo in modo che il menu resti sempre visibile anche quando si scorre la pagina verso il basso.

Ecco qualche suggerimento al fine di utilizzare al meglio l’header di un sito per generare conversioni:

  • Aggiungere un form in cui si chiede alle persone di iscriversi alla newsletter;
  • Inserire una call to action che porti l’utente su pagine specifiche, quali contest, landing page, pagine prodotto.
  • Offerte a tempo, limitare le promozioni ad un periodo limitato, trasmette agli utenti un senso di urgenza, spingendoli ad agire velocemente.

Acquisire lead in due step

mobile-marketing-content

Lasciate perdere i fastidiosi pop-up, che disturbano la navigazione e spesso portano l’utente ad abbandonare la sessione.

Per aumentare in modo esponenziale le conversione, fate in modo che siano i visitatori stessi a decidere se lasciare i propri dati.  Se desiderate ottenere risultati ottimali, optate per l’inserimento in home page di un’immagine cliccabile o un qualsiasi pulsante di  CTA che consentano all’utente di decidere in modo autonomo se visualizzare il pop-up in cui si chiedono loro maggiori informazioni.

Permettere alle persone di iscriversi in due step si rifà al concetto che in psichiatria viene chiamato effetto Zeigarnik ossia gli individui che avviano un processo in modo indipendente sono più predisposti a portarlo a termine.

Dal momento che il pop-up appare sulla stessa pagina, elimina il naturale calo che di solito si verifica quando i visitatori vengono indirizzati ad un’altra pagina di destinazione per completare un’azione.

Acquisire contatti attraverso un blog

mobile-marketing-content

Per far crescere una mailing list, è pratica comune inserire all’interno di un blog un opt-in form nella barra laterale. Sebbene funzioni abbastanza bene da desktop, non possiamo dire lo stesso per la navigazione da mobile.

Innanzitutto con la versione mobile di molti temi la barra laterale sparisce o appare in fondo, per cui se l’obiettivo è quello di convertire i lettori in lead, è fondamentale capire bene dove e come posizionare il form.

Il modo migliore per garantirne una corretta fruibilità da mobile è quello di inserirlo prima della sezione dei commenti o all’interno degli articoli del blog.

Man mano che l’utilizzo dei dispositivi mobili continua a crescere, ottimizzare il proprio sito e creare contenuti mobile friendly deve essere la propria missione per trasformare il pubblico mobile in clienti fedeli e lead.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 07/02/2018 @ 07:30:02, in Strategie, linkato 385 volte)

Il  con più di 800 milioni di utenti, , già a novembre contava 25 milioni di profili business. Non c’è da stupirsi se, con 200 milioni di visitatori al giorno dei quali l’80% segue almeno un brand,  è diventato uno dei principali terreni per le azioni digitali delle aziende. Ricordate quando nell’agosto del 2016  ha introdotto le Stories? Da allora gli utenti che ne fanno uso ogni giorno sono più di 250 milioni e circa il 20% di chi legge una storia dopo la commenta. Dato l’enorme successo la piattaforma non poteva che adattarsi e monetizzare questa espansione, così dal 2017 sono arrivate le Ads stories e noi, adesso, impareremo ad usarle.

COSA SONO LE STORIES E COME CREARLE

Se non ti è mai capitato di imbatterti nelle  puoi averne un idea più  dettagliata dal blog Instagram business. In sintesi si tratta di una funzione che permette agli utenti di condividere contenuti in diretta, dal proprio smartphone, per 24 ore in seguito alle quali le foto o i video non sono più visualizzabili. Le Stories degli utenti o delle aziende che seguiamo sono messe  in cima al nostro feed, quando l’icona di un account è circondata da un arcobaleno colorato vuol dire che ci sono nuove stories da vedere. Per visualizzarle basta cliccare sulla foto del profilo e scorrere avanti e indietro per guardare tutte le storie degli altri utenti.

Con l’introduzione di Instagram Direct è anche possibile inviare messaggi privati o commentare le Stories, ma una volta pubblicate che fine fanno? Grazie a Story Higlights dal 2017 è possibile salvare in archivio i nostri contenuti di successo per riproporli successivamente.

Come vedete le funzionalità introdotte da Instagram negli ultimi anni sono numerose ed è difficile racchiuderle tutte in poche parole, ma sarebbe già un passo importante capire, oggi, come sfruttare le storie per il nostro marketing.

INIZIAMO DAI PRIMI PASSAGGI: COME SI CREA UN STORIA?

  1. Entriamo sul nostro profilo Business e clicchiamo sull’icona della fotocamera nell’angolo in alto dello schermo per scattare una foto o registrare un video (massimo 10 secondi). In alternativa possiamo caricare un contenuto scattato in precedenza scegliendo tra le foto o i video scattati nelle ultime 24 ore. Nella barra in basso della fotocamera troviamo varie modalità di registrazione:  live (si attivano le riprese in diretta che possiamo salvare o eliminare), Normal (si catturano foto all’istante o tenendo premuto registriamo video), Boomerang (scatta una manciata di foto in rapida successione e le trasforma in un loop simile a GIF che riproduce in avanti e all’indietro), Superzoom ( una lente che registra video ingrandendo sempre di più l’oggetto a fuoco), Rewind (permette di filmare video al contrario), Stop Motion (fissa delle immagini e le mette insieme in un unico video senza interruzioni).
  1. Una volta scelto il soggetto della nostra storia, possiamo personalizzarlo, ad esempio toccando in un punto qualsiasi dello schermo apparirà lo strumento di testo con il quale scrivere sopra alle immagini. Dato che ormai tutti i contenuti su Instagram possono essere trovati tramite hashtag, ricordiamoci di inserirli sempre per renderci ancora più visibili. Oltre ai testi possiamo personalizzare anche con lo strumento penna che permette di fare dei disegni colorati.
  1. Come abbiamo detto gli utenti vedranno le nostre storie nella parte superiore del feed e noi in alto nella pagina del nostro profilo. L’App però ci permette anche (se disponiamo di un profilo business) di monitorare i risultati delle storie e gli utenti che le hanno visualizzate, basta accedere agli Insight.

COME ATTIVARE ADS STORIES

Per realizzare le nostre Instagram Stories Ads dobbiamo accertarci di avere un account Instagram collegato alla pagina Facebook aziendale. Poi possiamo iniziare a impostare la nostra campagna accedendo a Poter Editor o a Business Manager (è possibile intervenire direttamente anche la gestione delle inserzioni dall’APP, ma gli strumenti Business forniscono funzionalità più precise). A questo punto accediamo a Power Editor e clicchiamo su “crea una nuova campagna” e scegliamo il nostro obiettivo tra quelli possibili: copertura, visualizzazioni del video, conversioni, installazioni dell’App, traffico. Diamo un nome alla campagna e proseguiamo nella schermata successiva quando il sistema ci chiede di specificare i dettagli come per qualsiasi altro tipo di ADS su Facebook (target, raggio di azione, budget ecc). Andiamo quindi su Edit Placement (=Modifica il Posizionamento) e clicchiamo prima sul punto Instagram e poi su Instagram Stories. In questo modo abbiamo specificato che il nostro annuncio dovrà essere veicolato su Instagram e nel format delle Stories. Passiamo all’ultima fase caricando la nostra Storia, in formato video o foto, e seguiamo i passaggi finali indicati al sistema.

Da ricordare:

  • le Ads Stories permettono di inserire nell’annuncio il pulsante Call To action che a sua volta rimanda ad esempio ad un link, ad un indirizzo o un numero di telefono. Le CTA disponibili sono 12 tra le quali “leggi di più”, “contattaci adesso”, “manda un messaggio”, “Ordina adesso”
  • Video e foto devono sempre soddisfare le dimensioni raccomandate da Facebook ovvero i video non possono superare i 15 secondi, dovrebbero essere informato MP4, GIF o MOV e possono pesare fino a un massimo di 2,3 GB con risoluzione di almeno 720p.
  • Se proprio vuoi aggiungere del testo al contenuto, riducilo il più possibile altrimenti il sistema non approverà la tua inserzione.

5 VANTAGGI DELLE ADS STORIES

  1. Creatività semplice da realizzare. Grazie a tutte le opzioni di personalizzazione delle storie (testi, adesivi, colori) possiamo rendere originali i nostri contenuti in modo rapido economico e presentando i prodotti con un linguaggio vicino al consumatore.
  2. Transmedialità. Henry Jenkins nel 2016 parlava di un nuovo concetto di fare pubblicità; per il professore ogni medium può trasmettere informazioni aggiuntive o diverse diventano parte stessa della storia. In questo caso le Stories, data la loro breve vita, si prestano per veicolare informazioni come il dietro le quinte della nostra attività, le persone che vi lavorano e tutti quegli spunti che possono incuriosire l’utente e creare delle aspettative.
  3. Visibilità al quadrato. Su Instagram gli influencer e i micro influencer sono spesso chiamati per collaborazioni che, oltre ad aumentare il bacino di utenti raggiunto, danno al nostro prodotto un’immagine più affidabile e tangibile.
  4. Più contenuti meno spam. La caducità delle Storie permette di aumentare la frequenza di pubblicazione, senza risultare “ingombranti” agli occhi degli utenti. Su Instagram i nostri clienti sono abituati a veder pubblicare dagli Influencer anche decine di storie diverse in un giorno, quindi possiamo mostrarne di più e più spesso.
  5. Il momento giusto. Rispetto ad altri tipi di promozione digitale le Stories sono ancora una novità e c’è poca concorrenza con gli altri brand.

QUALCHE TRUCCO? 

  • Usa i sondaggi
  • Usa gli adesivi, i colori di sfondo, i testi
  • Indica nelle tue Stories la posizione in cui ti trovi
  • Utilizza gli hashtag
  • Lascia che gli spettatori possano condividere le tue storie.
Via Tech Economy
 
Di Max Da Via' (del 05/02/2018 @ 07:57:24, in Advertising, linkato 403 volte)

Amazon ha in questi giorni catalizzato l’attenzione del mercato per le ottime performance pubblicitarie registrate nel quarto trimestre 2017. Una crescita del 60% dei ricavi “altri”, voce cui afferisce per lo più il suo business pubblicitario, che ha portato alcuni analisti ad avanzare delle stime sul futuro adv del gigante dell’ecommerce.

In effetti, le attività pubblicitarie stanno diventando sempre più importanti all’interno dell’offerta di Amazon, che in breve tempo ha messo a punto una piattaforma di soluzioni che cerca di sfruttare al meglio il grande potenziale data-driven della società di ecommerce. Un potenziale derivato da qualcosa che fa molta gola alle aziende: i dati di acquisto degli utenti, ossia le informazioni non solo su quello che le persone desiderano (e cercano), ma anche su quello che poi effettivamente comprano.

L’offerta pubblicitaria di Amazon è in continua evoluzione. Cerchiamo però di fare un po’ di chiarezza su come, a grandi linee, essa si compone attualmente.

Amazon Media Group, Amazon Marketing Services e Amazon Advertising Platform

I tre acronimi che bisogna tenere a mente sono AMG, AMS e AAP.

Il primo, che sta per Amazon Media Group, è la struttura preposta alla vendita dei prodotti pubblicitari e collabora con aziende e agenzie sui formati direct display, video e customizzati a disposizione sulle varie property di Amazon, che comprendono, tra gli altri, il sito Amazon.com (e le sue declinazioni locali), IMDb (Internet Movie Database), Kindle e l’ad network A9. I clienti sono sia aziende che vendono prodotti sull’ecommerce che non.

Poi c’è AMS, che sta invece per Amazon Marketing Services. Questo costituisce l’offerta di Amazon per la pubblicità search: una suite di soluzioni self-service per pubblicità pay-per-click a performance sul sito Amazon. Questa offerta si compone di tre formati search, ossia Sponsored Products, Headline Search Ads e Product Display Ads, e degli Amazon Store, che sono delle soluzioni customizzabili per quei clienti che vogliono creare una propria esperienza in-store all’interno di Amazon. Amazon Marketing Services è disponibile esclusivamente per le aziende che vendono prodotti sull’ecommerce.

Infine, c’è AAP. Dietro questo acronimo si nasconde il nome Amazon Advertising Platform, che è la soluzione programmatica di Amazon, o la sua DSP. La piattaforma, che può essere utilizzata sia in modalità “managed” (con il supporto di un team Amazon dedicato) sia in “self-service” (autonomamente dal cliente) consente di acquistare specifici segmenti di audience di Amazon al di fuori delle property della società. L’utilizzo di questa piattaforma è consentito sia ai retailer presenti su Amazon sia a quelli che non vendono prodotti sul sito.

Via Programmatic-Italia.com
 
Di Max Da Via' (del 01/02/2018 @ 07:59:06, in Internet, linkato 466 volte)

L’Ofcom – l’autorità regolatrice delle società di comunicazione nel Regno Unito – ha rilasciato un interessante rapporto che permette di comparare le abitudini di utilizzo delle tecnologie di comunicazione in diversi paesi europei e non solo. L’analisi tocca molteplici aspetti, qui mi limito a riassumere qualche dato riguardante l’uso comparato di internet e dei social media.

Partendo dalle tecnologie di accesso, il report evidenzia che l’85% degli italiani adulti usa uno smartphone, in Spagna si arriva all’87% mentre negli altri paesi europei la percentuale è più bassa (UK al 75%).
Il tablet, in quasi tutta Europa, viene utilizzato da circa la metà dei consumatori intervistati. Il laptop è usato dal 68% degli italiani, in linea con le altre nazioni. Il desktop è usato dal 51% dei connazionali, mentre in UK e in Giappone la percentuale è crollata al 39%. Forse un segno di quello che potrà accadere fra qualche anno anche da noi.

device usage in europe 2017

Inevitabilmente, in tutte le nazioni, la maggior parte del tempo trascorso online avviene attraverso l’uso di dispositivi mobili. In Italia mediamente ogni persona naviga via smartphone (usando browser e app) 52 ore al mese, mentre in Spagna, Francia, Germania, Uk vengono superate le 60 ore e negli USA si arriva a 75 ore. Da desktop e laptop gli italiani navigano 21 ore al mese, in linea con gli altri paesi.

Le destinazioni più raggiunte da desktop e laptop sono ovunque i siti di Google (il motore di ricerca, YouTube e le altre applicazioni). In seconda posizione si piazzano le property di Microsoft, ma in Italia lasciano il posto a Facebook. Nel nostro paese al quarto posto c’è la galassia di siti di ItaliaOnLine e al quinto Amazon.
Se si guardano le destinazioni più raggiunte via smartphone svettano Google e Facebook, mentre Microsoft scompare (segnale del ritardo della sua strategia mobile first). Nelle altre posizioni spuntano i gruppi editoriali: L’Espresso, RCS, Mondadori.
Ma in mobilità gli italiani trascorrono più tempo sul social network di Zuckerberg che sui siti del gigante di Mountain View.

Top ten properties by reach accessed on smartphone and tablet, ranked by reach: August 2017

Questa preferenza viene confermata anche dai dati delle app con più utenti attivi ad agosto. In Italia sono state WhatsApp, Facebook, FB Messenger. Poi la classifica mostra delle differenza a seconda del sistema operativo utilizzato. In entrambi compaiono Instagram, Amazon, Spotify, Shazam (con un successo che da anni fatico a comprendere, replicato anche in Francia e Spagna).

La maggioranza dei navigatori di tutti i paesi accede ai social network dominante almeno una volta a settimana. Sono l’86% in Spagna e l’83% in Italia (in linea con gli USA), mentre i tassi più bassi sono registrati in Germania e Giappone.
Facebook è di gran lunga il più usato ovunque, con punte del 90% dei naviganti negli Stati Uniti. Se si considera l’uso da mobile Instagram guadagna il secondo posto ovunque. Twitter è al terzo posto, tranne che in Italia dove prevale ancora Google+ (altri miei dati lo danno in declino negli ultimi mesi), Francia e USA dove avanza Snapchat.

La rete è diventata la principale modalità di accesso alle notizie in cinque nazioni: UK, US, Australia, Spagna e Svezia (in quest’ultima il 49% di coloro che dichiarano di aver avuto accesso a news, indica internet come principale fonte). In controtendenza, per il momento, il nostro paese in cui il 59% dichiara una preferenza per la TV, solo il 29% si rivolge prevalentemente a internet.

Provando ad unire i puntini tra questi dati si può provare a tratteggiare un quadro delle abitudini dei navigatori europei. E’ chiara la prevalenza dell’accesso alla rete in mobilità, un fatto da cui non si torna più indietro. Ciò induce le persone a preferire le app al browsing (secondo ComScore ben l’89% del tempo speso online avviene “in app”).
Quelle su cui si trascorre più tempo si contano sulle dita di una mano e coincidono con servizi che permettono una comunicazione pubblica e privata, social e instant messaging, in mano a pochi colossi. Dunque è plausibile ipotizzare una tendenza del grande pubblico verso una dieta mediale poco varia sia offline (in Italia con la prevalenza della TV), che online. Un’abitudine che potrebbe favorire il consumo di informazioni “snack” a scapito dell’approfondimento, i giardini recitanti anziché il web aperto. 
A mio avviso l’unico antidoto al derivante rischio di chiusura in bolle informative non può essere demandato alla tecnologia o alla politica, ma risiede nella capacità di ognuno di noi di non smettere di coltivare la curiosità.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 26/01/2018 @ 07:10:45, in eCommerce, linkato 635 volte)

Industria 4.0, realtà virtuale, machine learning, sono tutte tematiche che hanno trasformato e trasformeranno il modo in cui le persone acquistano prodotti e servizi. Volendo approfondire, quali tecnologie, processi o funzioni hanno fatto sì che l’ crescesse ai ritmi che conosciamo? Come hanno fatto aziende come ASOS o Missguided a conquistare un ruolo dominante in un così breve lasso di tempo? Da quando sono stati sviluppati i primi portali dove era possibile fare acquisti, si sono evidenziate innumerevoli trasformazioni. Alcune “prossime grandi rivoluzioni” sono scomparse senza lasciare traccia mentre altre sono emerse come dal nulla e continuano a prosperare. SAP Hybris evidenzia i 10 eventi che hanno cambiato le regole del gioco nell’.

  1. RECENSIONI E FEEDBACK DEI CONSUMATORI

In molti mercati l’introduzione della possibilità di postare recensioni è stata una delle grandi spinte allo sviluppo dell’e-commerce. Oggi le persone non si fanno più problemi a prenotare una vacanza, un hotel o una casa in cui non sono mai stati perché prima è possibile leggere le recensioni di utenti reali su Tripadvisor. Le recensioni portano le persone a fidarsi offrendo un punto di vista indipendente su ciò che si acquista. Vengono spese discrete somme di denaro per un computer o una tv che non sono mai stati toccati con mano perché sono state lette le recensioni online. Il feedback è stato il motore primario dell’affermazione di eBay quando fu lanciato. Chi mai comprerebbe qualcosa online da uno sconosciuto pagando il prodotto prima di averlo ricevuto?  Senza i feedback l’intero modello di business di eBay non si reggerebbe.

Molte piattaforme di e-commerce offrono la possibilità di lasciare giudizi e recensioni ma ci sono anche servizi terzi come Bazaarvoice e Trustpilot che offrono funzionalità ancora più avanzate. Per quanto le recensioni non siano utilizzabili in tutti i mercati, molto spesso costituiscono la ragione più importante per cui alcuni prodotti o servizi vengono acquistati online. Se in alcuni mercati non sono particolarmente importanti, in altri addirittura sono la sola ragione per cui il modello funziona.

  1. SITI RESPONSIVE

Il responsive design ha cambiato radicalmente il modo di costruire le interfacce utente dei siti. Prima era normale creare versioni distinte, desktop e mobile di uno stesso sito. La funzione di riconoscimento del device era usata per reindirizzare gli utenti di dispositivi mobili sul sito mobile, mentre agli utenti di tablet era normalmente mostrato il sito desktop, soluzione non ideale ma sempre meglio del sito mobile. Ciò significava dover sviluppare e gestire due strutture diverse, senza avere la possibilità di confezionare un’esperienza su misura per l’utente di tablet. Il responsive design ha cambiato tutto.

Questa tecnica consente di creare un’unica interfaccia utente che può essere visualizzata su tutti i dispositivi. L’interfaccia utente si adatta alle dimensioni del dispositivo, offrendo all’utente un’esperienza su misura per lui. Anziché dovere supportare due modalità di visualizzazione diverse, il responsive design ci permette di avere tanti break point quanto ne desideriamo. Come minimo avremo la visualizzazione per desktop, tablet e mobile ma spesso ce ne potranno essere di più, ad esempio l’orientamento verticale o orizzontale. Se da un lato il responsive design ci lascia la libertà e la flessibilità di offrire esperienze tagliate su misura delle dimensioni dello schermo, dall’altro il front end potrebbe essere più complesso o costoso da sviluppare.   I grafici oggi devono creare almeno tre diverse versioni dell’interfaccia e anche lo sviluppatore del front end deve lavorare di più dato che non devono limitarsi a produrre interfacce di dimensioni fisse ma una sola interfaccia capace di adattarsi a schermi di ogni dimensione. Tuttavia la flessibilità e il fatto di non dovere manutenere diverse versioni hanno fatto sì che il responsive design cambiasse completamente lo sviluppo delle interfacce utente.

  1. MOBILE

Per molte catene della grande distribuzione online negli ultimi due anni il traffico mobile ha superato decisamente il traffico desktop. L’esplosione del traffico da mobile ha cambiato totalmente il volto dell’e-commerce. Ora nel disegnare un’interfaccia utente si usa un approccio “mobile first” dato che questa è spesso la parte più complicata. Il front end di un sito oggi deve essere ottimizzato per la navigazione mobile, con tecniche adattive che riducono le dimensioni delle immagini sulle connessioni più lente garantendo quella velocità cui gli utenti sono abituati nella navigazione da casa. L’internet mobile ha completamente cambiato il modo di navigare e acquistare online in quanti possiamo esaminare i prodotti praticamente sempre e dappertutto. Possiamo anche usarlo come strumento di confronto quando stiamo facendo acquisti in un punto vendita fisico. L’uso del mobile se da un lato presenta nuove sfide ai retailer, dall’altro permette di intercettare nuovi pubblici aumentando il traffico complessivo.

  1. PAYPAL

Nella maggior parte dei siti retail in Gran Bretagna, il 25-40% degli ordini viene pagato con PayPal. Le carte di credito continuano ad essere lo strumento più diffuso ma PayPal è secondo a breve distanza e oggi è abbastanza raro trovare un sito di e-commerce che non consenta di pagare con PayPal. La principale attrattiva di payPal è che i dati della carta di credito sono già archiviati in PayPal, rendendo il checkout semplice e sicuro poiché non è necessario comunicare tali dati al venditore. Sono convinto che l’uso di PayPal continuerà a crescere nei prossimi anni. PayPal inoltre continua ad innovare, con soluzioni come PayPal Credit e PayPal Here che le apre il campo dell’omnicanalità.

  1. ESPERIENZA UTENTE (UX)

Con la crescita del mondo Internet è maturato anche il processo di progettazione e sviluppo. Alcuni ruoli sono diventati specialistici, come pure le agenzie. Nemmeno troppo tempo fa il compito di creare dal nulla il front end di un sito veniva affidato a un grafico. Lentamente si è iniziato a capire che la grafica e l’esperienza utente sono due cose diverse che richiedono competenze diverse e devono essere sviluppate da persone diverse. Il mondo del retail online è diventato sempre più competitivo, gli utenti sono più scaltri e competenti che mai: avere la certezza che il sito offra agli utenti un’esperienza ottimale è essenziale per far fronte alla concorrenza. Non si tratta solo di avere un bel sito, deve anche essere usabile.

La progettazione di una UX riguarda il layout e l’interfaccia del front end più ancora dell’impatto visivo. Un buon progettista di UX deve fare un grosso lavoro di ricerca sia sulla concorrenza sia sugli utenti reali per capire a fondo lo user journey prima ancora di creare dei prototipi cliccabili che permettono di testare l’interfaccia utente prima di iniziare il lavoro di sviluppo del front end. Solo dopo avere completato l’UX il grafico potrà iniziare a lavorare sul look and feel, per poi passare il tutto agli sviluppatori del front end.

  1. CONSEGNE E RESI

L’impatto della consegne e dei resi sui tassi di conversione di un sito di e-commerce non può essere sottovalutato. Molti studi sottolineano il fatto che le opzioni di consegna e di reso sono uno dei fattori primari nel determinare le decisioni di acquisto. Non riesco a pensare ad altre aree in cui gli obiettivi siano evoluti così rapidamente.

Pochi anni fa la consegna in 24 ore era un’opzione nuova ed esaltante. Oggi è ciò che i clienti si aspettano. La consegna in giornata oggi è un qualcosa di speciale ma prevedo che entro un anno diventerà lo standard, come pure la possibilità di scegliere giorno e ora. A causa dell’elevata competitività del mercato retail, non appena un grande player implementa una nuova opzione di consegna, gli altri non possono che adeguarsi. Lo stesso vale per i resi. In molti mercati, come ad esempio la moda, molti clienti si aspettano di potere rendere i prodotti senza costi aggiuntivi e molti retailer offrono gratuitamente sia la consegna sia il ritiro dei resi.

In quest’area va dato credito ai corrieri di avere fatto passi da gigante. Aziende come DPD e Collect hanno investito pesantemente in sistemi e infrastrutture per offrire una gamma di opzioni a che permettono ai retailer di proporre ai clienti opzioni di consegna flessibili ed economiche senza impatti significativi sui margini.

  1. CLICCA E RITIRA

Qualche retailer innovativo ha iniziato a proporre questa soluzione circa 5 anni fa e subito ha cambiato le regole del gioco. Risolve infatti uno dei più grossi problemi che si presentano ai clienti online Non essere a casa quando l’articolo viene consegnato. Per i retailer che già hanno una buona presenza fisica sul territorio è una soluzione ovvia che può accrescere in modo significativo le vendite, permettendo di attirare clienti che altrimenti non avrebbero acquistato.  Per tutti gli altri, aziende come DPD e Collect+ offrono soluzioni alternative che permettono di sfruttare la presenza fisica di qualcun altro. Questa è una modalità di consegna che solo pochi anni fa era considerata un’eccezione ma oggi è richiesta da molti clienti.

  1. RICERCA E NAVIGAZIONE

Con la crescita esponenziale dei prodotti offerti, è diventato fondamentale semplificare e velocizzare la navigazione e la ricerca degli articoli nonché permettere ai retailer di proporre in modo più efficace i loro prodotti. Soluzioni pronte all’uso come Solr, integrato in SAP Hybris, o soluzioni di terze parti come Attraqt, Adobe Search & Promote e SLI Systems non solo garantiscono ottimi risultati di ricerca ai clienti ma consentono ai venditori di controllare i risultati delle ricerche facendo proposte ad hoc. Le ricerche consigliate, quelle di Google e Amazon, hanno modificato il modo di cercare e sono oggi uno strumento prezioso in molti siti di e-commerce.

Un’altra grande innovazione in quest’area è la faceted navigation: 10 anni fa pochissimi siti di e-commerce la usavano in modo sensato, mentre oggi credo sia difficile trovare un sito che ne sia privo. E’ senz’altro una delle più importanti innovazioni nell’area della ricerca e navigazione degli ultimi dieci anni.

  1. SOCIAL

E’ indubbio che i social media abbiano avuto un impatto incredibile sulla società in toto, come lo hanno avuto sull’e-commerce. I social media offrono ai retailer un canale tramite il quale raggiungere i loro clienti e dialogare con loro, anziché limitarsi a farne gli obiettivi di azioni di marketing. Piattaforme come Twitter e Facebook sono usate come strumento per l’assistenza al cliente, consentendo ai retailer di dialogare col cliente lungo tutto il sale journey.

I social media danno una voce ai clienti e possono incentivare i retailer ad offrire un servizio migliore. I clienti insoddisfatti non si fanno problemi a rendere pubblica la loro opinione sui social, al pari di quelli soddisfatti e i retailer devono trattare entrambi con le dovute attenzioni. Usati correttamente i social media possono essere uno strumento molto potente per i retailer che consente di dialogare con i clienti come mai prima d’ora.

  1. UTILIZZO DEI BIG DATA

Non è sempre evidente, ma tutti noi siamo costantemente oggetto di comunicazioni a causa del CRM. Sia che si tratti di un retailer che invia semplici email a tutti gli utenti abbonati alla sua newsletter, sia che si tratti di comunicazioni totalmente personalizzate, sicuramente è stato usato un qualche strumento CRM. I tool più sofisticati, come SAP Hybris Marketing, permettono ai retailer di segmentare i propri clienti usando i dati raccolti da molteplici canali e touch point potendo così personalizzare le comunicazioni in modo estremamente raffinato. Un utilizzo intelligente del CRM, ovvero delle banche dati dove vengono raccolte e reindirizzate le informazioni sui percorsi d’acquisti dei clienti, permette ai retailer di targetizzare in modo molto preciso i clienti con messaggi rilevanti aumentando la probabilità di chiudere la vendita.


Via Tech Economy
 
Di Max Da Via' (del 24/01/2018 @ 07:51:19, in Tecnologie, linkato 517 volte)

Al giorno d’oggi il mercato del digital advertising è composto principalmente da tecnologia e mosse strategiche dei player che si pongono l’obiettivo di insidiare il duopolio formato da Facebook e Google. Il 2017 è stato segnato dal consolidamento dei modelli di business, spesso attraverso acquisizioni su terra statunitense ma capaci di riflettersi sul panorama digitale europeo.

Qui sotto un’infografica che mostra alcuni highlights delle M&A del 2017, mese per mese.

 

Focus sulla media distribution

L’acquisizione di Fox da parte di Disney, che include anche il 60% di Hulu, merita una menzione. La strategia di Disney mira al possesso di una mole più grande di contenuti e nella sua distribuzione. Probabilmente ora la società ha le carte in regola per rivaleggiare con Netflix sulla proposta contenutistica in qualità di OTT. Nel 2018 mi aspetto che il mondo broadcast evolverà verso una versione più ibrida della distribuzione dei contenuti video, in cui gli utenti utilizzeranno device differenti per la visione dei filmati. In questo senso la mossa di Disney si inserisce perfettamente nello scenario previsto. Provate a nominare un altro player che si stia muovendo allo stesso modo… Sì, si pensa che Amazon sia potenzialmente il più grande competitor di Facebook e Google sul campo dell’advertising, con il vantaggio di conoscere già i consumatori che hanno acquistato dalla piattaforma. Amazon produce anche contenuti originali, cosa non apprezzata dal lungimirante Google. Quindi se volete acquistare Amazon Fire TV sappiate che non potrete installare la app di Youtube.

 

Il mondo del digital contro il duopolio

Dal momento che Google e Facebook stanno manifestando i propri interessi nel diventare i nuovi colossi della produzione media e negli eventi in diretta, i broadcaster e gli operatori hanno lavorato ad acquisizioni di company ad tech per la gestione delle proprie inventory dirette agli utenti di nuova generazione. RTL Group ha acquisito SpotX e ha intenzione di fonderla con Smartclip, assorbita durante l’anno precedente. La stessa cosa ha fatto Comcast, che nei primi mesi del 2017 ha acquistato FreeWheel (precedentemente nota come Sticky Ads).

Gli M&A del mondo della pubblicità sembrano scandire un concetto chiaro: se hai iniziato a lavorare sul lato sell, continuerai a lavorare sul lato sell e proverai a gestire le audience tanto bene quanto ne sarai in grado. Lezione che Rubicon Project ha imparato sulla sua pelle, e infatti dopo aver acquisito Chango nel 2016 per provare a mettere un piede nel buy side ha deciso di rivenderla nel 2017 tornando a operare nel “side” in cui sapevano muoversi meglio.

 

Previsioni per il 2020

Lo scenario dell’advertising cambierà drasticamente nei prossimi 2 anni. Entro il 2020, metà dei player dell’ad tech rappresentati nel LumaScape subiranno un rebrand, rivedranno drasticamente il loro business model o dichiareranno bancarotta.

  • I motivi della mia previsione sono supportati da 3 pilastri:
  • Necessità di trasparenza da parte di chi investe: conseguente eliminazione degli intermediari e probabile adozione della blockchain per la gestione dell’IO e dei contratti per ogni impression
  • Data management e protection: GDPR ed ePrivacy saranno attivi dal maggio 2018 e saranno pienamente efficaci entro 2 anni. Gli utenti saranno più consapevoli dei loro diritti e di come vengono usati i dati per il loro tracciamento
  • Ad blocker di default e attenzione degli utenti: progressiva eliminazione delle ads invasive da parte dei browser, meno advertising e più valore determinato dall’attenzione prestata dagli utenti. La blockchain può aiutare a costruire un business model condiviso, in cui l’utente è ricompensato per l’attenzione e l’engagement

 

Il business model si evolverà di conseguenza:

  • I publisher digitali hanno ancora bisogno di concentrarsi sui contenuti, su una minore pressione pubblicitaria, sull’aumento del valore dell’advertising attraverso la proposta contenutistica, preferibilmente con video di lunghezza massima di 3 minuti audio off.
  • Gli operatori e i broadcaster entrano in massa nel business della pubblicità digitale e di conseguenza nello sviluppo dell’addressable tv adv, essenziale per una strategia pubblicitaria cross-channel.
  • Le DMP si evolveranno in Customer Management Platform, una sorta di CRM potenziato per gestire clienti attuali e potenziali, tracciandoli attraverso device ID graph e sistemi di identity management che integrano tutte le caratteristiche di una strategia di marketing e di advertising.
  • Le media agency saranno costrette a competere con le società di consulenza (e viceversa) e dovranno rivedere i modelli di business ogni 6 mesi per garantire una trasparenza totale
  • I provider di ad tech attivi sul lato sell dovranno consolidarsi, le company più piccole (con un turnover minore di 15 milioni di dollari) spariranno o verranno acquisite e archiviate insieme agli ad network medio-piccoli che utilizzano tecnologie di terze parti. Appariranno nuove tech company, la strategia vincente è possedere sia domanda sia offerta e magari anche utilizzare sistemi che sfruttino la blockchain.
  • Gli advertiser possiedono i budget e hanno intenzione di spenderli più saggiamente da adesso in poi. Internalizzeranno le risorse o si rivolgeranno a consulenti esterni per la valutazione del ritmo di investimento sul digital advertising, sui vari device e sulle operazioni gestionali.

 

La mia generazione digitale è abituata a liquidità e cambiamenti, ma non dobbiamo dimenticarci la cosa più importante: l’utente. E alla fine il segreto risiede nel tempo che l’utente è disposto a dedicarvi. Le fusioni e le acquisizioni dei prossimi due anni avverranno solo quando le company interessate a vendere dimostreranno ai loro acquirenti di poter generare engagement e una relazione positiva con l’audience.

Via 360com
 
Di Max Da Via' (del 22/01/2018 @ 07:42:14, in Social Networks, linkato 553 volte)

WhatsApp è il servizio di messaggistica più popolare in Italia, con oltre 22 milioni di utenti, e una portata mondiale di 1,3 miliardi di utenti mensili.
Nasce per le persone, ma è stato fin da subito sfruttato dalle aziende per le proprie finalità di contatto con i clienti. Oggi, dopo anni di test, è disponibile nel nostro paese WhatsApp Business, un’app (inizialmente solo per Android) specificamente dedicata alle attività commerciali.

whatsapp aziende

A questo punto molte piccole e grandi aziende staranno già utilizzando il classico WhatsApp. Perché dovrebbero scaricare questa nuova app? Ecco le funzioni attuali:

– Account business: anzitutto perché in questo modo le persone vedranno che quel numero è associato ad un account business. In futuro, dopo un processo di verifica, lo stesso verrà certificato.
– Profilo: l’azienda avrà un proprio profilo sul quale esporre le informazioni di descrizione dell’attività, l’indirizzo fisico, l’email, e il sito web
– Risposte rapide: si possono impostare delle risposte brevi in modo da rispondere più velocemente alle richieste più frequenti (es: rispetto ai tempi di consegno, orari di apertura, ecc…)
– Messaggio di benvenuto: può essere pre impostato per essere recapitato a tutti coloro che interagiscono per la prima volta con l’azienda
– Messaggi di assenza: da impostare quando non si può rispondere prontamente e far sapere gli orari di disponibilità
– Statistiche: utili per tenere sotto controllo il numero di messaggi inviati, consegnati e letti.

In definitiva se volete solo una nuova linea di contatto con i clienti WhatsApp Business andrà più che bene. Se invece desiderate anche investire del tempo nella produzione di contenuti potreste valutare l’accoppiata pagina Facebook + Messenger (oltre che Google My Business).

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 19/01/2018 @ 07:32:00, in Tecnologie, linkato 626 volte)

Netflix re delle revenue attraverso le app

Una ricerca di SensorTower ha provato a consegnare una risposta al mercato, escludendo però le app relative all’universo del gaming per capire quali sono i prodotti ad aver concepito un modello di revenue redditizio. Sebbene molte ricerche indichino un immobilismo verso il download di nuove app e una situazione di dominio ad appannaggio della supercoppia Facebook – Google, è Netflix ad aver incassato di più dai suoi abbonati. Nel 2017, infatti, ha portato a casa 510 milioni di dollari su scala globale, con un incremento del 130% rispetto ai 215 milioni spesi dagli utenti sulla app nell’anno precedente, quando a dominare era Spotify. La app di streaming musicale è al decimo posto nella classifica relativa all’App Store e non compare nella top ten di Google Play. Al secondo posto c’è Tinder, che primeggia su Google Play ma segue la streaming platform da distanza ravvicinata sull’App Store. Chiude il podio Line.

 

 

L’editore mobile a generare più revenue? Tencent

È la società asiatica a dominare il mercato mondiale delle revenue mobile attraverso le app, guidando sia la classifica relativa al gaming sia quella relativa al resto delle app. I suoi titoli di punta sono Tencent Video e Honor of Kings.

 

Via 360com
 

L’utente medio di Facebook probabilmente accoglierà con piacere le nuove linee guida che ai contenuti degli editori e dei brand preferiscono quelli degli amici. Publisher e aziende, invece, stanno già pensando a come rielaborare le proprie attività sulla piattaforma. La stampa è in declino da anni e le testate online non hanno ancora chiaro in mente come sviluppare un business model redditizio. In questo scenario Facebook rappresenta – nelle strategie della grande maggior parte degli editori – un appiglio importante per generare traffico, costituendo così un supplemento alle entrate economiche. E ora che succederà? Quali accorgimenti dovranno mettere in pratica i brand editoriali per rimanere a galla sulla piattaforma?

Prepararsi a spendere

Se ai contenuti pubblicati su Facebook verrà tagliata ulteriormente la reach organica, l’unica soluzione sarà l’aumento dei budget per la promozione degli stessi. Questa pratica non sarà calzante per molti editori, ma alcuni di questi potrebbero offrire opzioni di paid social nel loro pacchetto di vendita dedicato ai brand. I margini dei publisher verranno in parte erosi, ma potrebbe essere un trade-off necessario per raggiungere vaste audience attraverso Facebook.

Diversificare

I nuovi publisher di successo devono essere in grado di andare oltre alla produzione di contenuti. Se ci si affida a Facebook, è arrivato il momento di pensare a strategie per generare traffico da altri canali social, dal proprio sito, da email e dal SEO. Oltre ai contenuti, però, devono offrire eventi, promuovere posti di lavoro, condividere ricerche, organizzare premi e offrire una serie di sponsored content e attività speciali di vario genere.

Qualità

Chi è riuscito a ritagliarsi una nicchia a cui offre contenuti di alta qualità non sarà particolarmente danneggiato dalla strategia di Facebook. Questi portali hanno un’utenza fidelizzata e un’identità unica, verranno raggiunti indipendentemente dalla posizione nel social feed.

Retention

Il bounce rate dei siti è in continuo aumento, allo stesso ritmo diminuiscono le pagine per sessione. I lettori sono occasionali, indice del fatto che gli accessi provengono sempre più spesso dai link proposti dai social network. Diventa necessario fidelizzare gli utenti spingendo su contenuti unici ed educandoli a una fruizione diretta.

Ottimizzare l’user experience

L’UX svolge un ruolo chiave nella retention. L’esperienza da mobile dev’essere di prima classe, pensata per il dispositivo, libera da inserzioni che infastidiscano la navigazione e organizzata in modo semplice.

Via 360com
 
Di Max Da Via' (del 17/01/2018 @ 07:14:40, in Social Networks, linkato 572 volte)

Zuckerberg ha annunciato l’ennesimo aggiustamento all’algoritmo che regola i contenuti che vediamo. In sintesi verrà attribuito un peso maggiore ai post prodotti o che ricevono più interazioni da familiari e amici.

Oggi è la quantità di reazioni e commenti che riceve un post a determinarne la sua importanza e dunque quanto in alto apparirà nel News Feed (a parità di altre condizioni). Con questo aggiornamento si vogliono mettere in evidenza contenuti considerati significativi dalle persone della propria cerchia ovvero quelli che generano discussioni (per Facebook il commento sembra essere un segnale di maggior attenzione rispetto ad un like).

Sembra molto simile alla modifica fatta nel 2016, ma mentre con la precedente si dava priorità ai contenuti prodotti da amici e familiari, con quella attuale verranno privilegiati anche quei post non direttamente prodotti da costoro, ma che ricevono interazioni e commenti da essi.

Ad esempio potremmo vedere apparire nel nostro News Feed post di pagine che non seguiamo, perché un amico col quale interagiamo spesso ha deciso di lasciare un commento lungo (per l’algoritmo un segnale di maggior interesse rispetto al breve) o di commentare più volte (segnale di un testo che ha acceso la discussione).

La grande novità è che Facebook dice chiaramente che privilegerà i post degli amici e della famiglia, rispetto a quelli pubblici ossia quelli delle pagine (ovviamente a parità di livello di interazioni ricevute).
Quindi è molto probabile un impatto negativo sulla reach delle pagine, sulla visualizzazione dei video e sul traffico ai siti.


Consigli per le aziende che vogliono evitare penalizzazioni da Facebook:

– puntare su contenuti di qualità che stimolino le conversazioni, facendo attenzione a non cadere nella trappola dell’engagement baiting (vedi mio post). Per esempio i video dal vivo sono un ottimo impulso alle discussioni

– invitare i fan a fare due azioni che garantiranno la visualizzazione dei contenuti: sotto l’header della pagina cliccare sul pulsante “Segui” e poi su “Mostra per primi” (fatelo per la pagina di Vincos Blog se vi va)

– usare l’advertising per promuovere i contenuti più interessanti. Una pratica ormai inevitabile che può dare ottimi risultati se fatta non saltuariamente, ma con una strategia ben precisa, e investendo budget commisurati all’obbiettivo che si vuole raggiungere.

Via Vincos blog
 

I brand potrebbero non essere ancora pronti a puntare grossi budget su Amazon, ma stanno studiando seriamente la situazione. Circa due terzi (63%) dei 250 marketer appartenenti al segmento b2c contattati nel sondaggio di Catalyst (GroupM) hanno dichiarato di voler aumentare i propri investimenti sulla piattaforma durante il prossimo anno. Il 54% dei rispondenti hanno detto di voler potenziare anche i budget su Google, mentre il 53% punterà su Facebook. La crescita della fetta di mercato di Amazon sarà causata, in parte, al fatto di essere una nuova piattaforma per molti advetiser. Solo il 15% degli intervistati ha dichiarato infatti di utilizzare tutti i prodotti pubblicitari di Amazon, mentre il 17% ha affermato di aver sviluppato sulla piattaforma una strategia pienamente definita.

L’ad business di Amazon supererà Twitter e Snapchat

Si prevede che le revenue pubblicitarie del colosso, negli USA, toccheranno 1,65 miliardi di dollari nel 2017. Molto meno di Google (35 miliardi) e Facebook (17 miliardi), ma più di Twitter (1,21 miliardi) e Snapchat (642 milioni – stime di eMarketer). L’advertising su Amazon sta crescendo più velocemente di ogni altro grande player pubblicitario, con un ritmo che toccherà il +48,2% nel 2018. Nel 2019, Amazon porterà le sue revenue a 3,19 miliardi negli USA, raggiungendo il 3% dell’intera spesa pubblicitaria globale.

Amazon si pone come un gigante nel processo d’acquisto

Amazon sta diventando tanto diffuso nella product search quanto Google lo è nelle ricerche online generiche. La maggior parte degli shoppers in USA, Germania, UK e Francia utilizzano Google (85%) per la ricerca prodotti e per lo shopping, ma il 56% di questi usa Amazon come starting point per cercare i beni da acquistare (dati di una ricerca di Kenshoo). Anche se i consumatori trovano su un altro sito il prodotto che intendono comprare, più della metà (51%) ammette di fare un controllo su Amazon prima di effettuare l’acqusto.

Le agenzie stanno aumentano la spesa su Amazon

Il ceo di WPP, Sir Martin Sorrell, è stato uno dei più grandi promotori di Amazon nel 2017. Speranzoso sul fatto che il marketplace possa spezzare il duopolio composto da Facebook e Google, Sorrell e i suoi hanno cercato di portare a casa più lavori possibili i cui budget fossero diretti verso la piattaforma. Questo cambio di strategia si è riflesso nelle manovre di WPP, che punta ad aumentare i suoi investimenti su Amazon del 40-50% – intorno a 300 milioni di euro – stando al WSJ. Anche Publicis seguirà la stessa strada, dedicando al marketplace nel 2018 il 50% in più rispetto all’anno in corso, per un totale di 300 milioni. Omnicom, invece, spenderà il doppio, toccando i 200 milioni. La maggior parte degli advertiser vogliono testare l’impatto della pubblicità su Amazon. “Ci hanno chiesto principalmente due cose: Che ritorno sull’ad spend ci aspettiamo? E quale sarà l’uplift incrementale generato dall’allocazione di ulteriori risorse su Amazon?”, ha dichiarato Andreas Reiffen, CEO della struttura specializzata in performance marketing Crealytics.

 Via 360com

 
Di Max Da Via' (del 11/01/2018 @ 07:56:16, in Social Networks, linkato 802 volte)

he Daily Beast è riuscita ad ottenere dei dati interni di Snapchat che mostrano come viene usato quotidianamente dai suoi utenti e che evidenziano le sue difficoltà.
L’azienda di Evan Spiegel, che ha 178 milioni di utenti attivi giornalieri, nasce come un ibrido tra applicazione di messaggistica privata (one-to-one) e social media pubblico (one-to-many).
Quello che i dati trapelati rivelano è che la maggior parte degli iscritti ama usarla come mezzo di comunicazione personale. Come si vede dal grafico gli utenti che quotidianamente mandano messaggi crescono, aggirandosi intorno ad 80/90 milioni.

snapchat mandati quotidianamente

Invece coloro che postano Snapchat Story rimangono nell’intorno dei 50 milioni di utenti, nonostante la crescita degli iscritti. C’è da dire che le visualizzazioni di queste storie crescono del 4,3% fino a toccare i 143 milioni, ma molto più lentamente di quanto fanno le iscrizioni.
In agosto, il 64% degli utenti ha preferito mandare “snap” ad amici (in media 34 messaggi al giorno) più che pubblicare Storie. Quest’ultimo formato di contenuti, che garantisce una visibilità allargata, è stato copiato con successo da Instagram, che dichiara un uso da parte di 300 milioni di persone al mese.

snapchat daily post story users

Negli scorsi mesi Snapchat aveva provato a dare più visibilità ai contenuti prodotti tramite le storie, lanciando Snap Maps, una mappa per visualizzare le storie geolocalizzate, ma i nuovi dati svelano uno scarso utilizzo della funzione. A settembre solo 19 milioni di utenti, in media, avrebbero visualizzato la mappa (l’11% della user base).

snapchat utenti delle map

Anche la funzione Discover, pensata per mettere in evidenza (a pagamento) le storie dei brand e dei publisher, non sembra essere molto gradita. In media solo il 20% degli utenti vi accede quotidianamente.

snapchat discover users

Al momento, stando così le cose, si spiega sia la debolezza del titolo in Borsa, sia perché la maggior parte degli inserzionisti preferisca investire su Instagram. Vedremo se l’imminente redesigndell’applicazione riuscirà a spingere le persone a postare più contenuti pubblici, che privati. Infatti solo negli spazi pubblici è possibile far transitare messaggi pubblicitari senza urtare la sensibilità degli utenti.

Via Vincos Blog
 
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