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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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WebLog
 
Di Altri Autori (del 29/04/2016 @ 07:42:55, in Mobile, linkato 150 volte)
In un mondo in cui i dispositivi mobili sono sempre più presenti nella vita quotidiana delle persone, il mobile commerce rappresenta ormai un canale stabile di vendita per il mercato B2C. Ad affermarlo è Criteo che ha rilasciato un nuovo report dedicato proprio al mobile commerce identificando alcuni elementi importanti di cambiamento avvenuti nell’ultimo periodo. Uno degli aspetti più rilevanti è che i rivenditori di punta stanno constatando una crescita del 100% della quota di transazioni da mobile rispetto alla media dell’anno precedente, arrivando quasi ad eguagliare le transazioni effettuate via desktop. Per rendere l’idea delle proporzioni attuali, basti pensare che circa quattro acquisti online su dieci sono stati effettuati tramite mobile.

A CHE PUNTO SIAMO

Giappone, Regno Unito e Corea del Sud sono attualmente i primi tre Paesi in cui il mobile commerce è più forte rispetto agli altri, e guidano il mercato. In rapporto allo stesso periodo dell’anno precedente molti altri paesi, partiti da uno stato di arretratezza, stanno cercando di recuperare terreno; anche i vertici della classifica hanno rilevato qualche cambiamento in corsa,  l’Australia ha recuperato ben cinque posizioni posizionandosi come quarta. Gli Stati Uniti, sorprendentemente, si attestano in posizione centrale insieme a Germania, Francia e Spagna.

Inoltre, nella maggioranza dei paesi analizzati, la gran parte delle transazioni mobile, contrariamente a quanto si pensi in genere, è effettuata attraverso gli smartphone. Questa tendenza scardina l’ipotesi secondo la quale è il tablet il device preferito per il mobile commerce ed è resa più evidente in Giappone e in Corea del Sud. Uniche eccezioni sono il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Russia, che registrano un primato (anche se minimo) nella preferenza d’uso del tablet.

Nel corso di questo 2016 e per gli anni successivi è ragionevole pensare che assisteremo ad una crescita esponenziale degli acquisti effettuati via smartphone: ad incidere saranno gli schermi più grandi, l’arrivo della banda ultra-larga e le maggiori integrazioni tra app e web. I device mobili  colmeranno in poco tempo il divario con gli acquisti via desktop, in particolare grazie al ruolo delle app, che attualmente incidono sempre di più sui tassi di conversione.

LE 4 RACCOMANDAZIONI DI CRITEO PER I RETAILER

Alla luce di questi dati, quali sono le best practice e le azioni che i retailer dovranno mettere in campo per poter ottimizzare il proprio mobile commerce? Alla luce dei dati raccolti sul comportamento degli utenti nell’ultimo trimestre del 2015, Criteo ne individua quattro:

Assicurarsi che i canali mobile vengano progettati per tutti i tipi di utenti, rendendoli facilmente navigabili da tutti i device, da tutti i browser e da tutti i sistemi operativi;

Personalizzare l’esperienza di shopping mobile secondo i bisogni del singolo utente e secondo le necessità del retailer. In sintesi, bisogna creare un ecosistema che non abbia troppe barriere, che non presenti un numero eccessivo di passaggi per arrivare al pagamento, che possa memorizzare le opzioni di pagamento preferite e che metta in evidenza i prodotti di punta;

Sfruttare la tecnologia di identificazione cross-device per avere una profilazione più approfondita degli utenti. Le transazioni cross-device hanno rappresentato il 37% di tutti gli acquisti effettuati nel corso del quarto trimestre del 2015, rendendo evidente che uno stesso cliente sceglie e acquista i prodotti attraverso dispositivi diversi;

Utilizzare l’app mobile per ridurre gli ostacoli alla transazione e per rendere ancora più personalizzata l’esperienza di scelta e di acquisto. Le applicazioni per smartphone non sono un semplice showroom o una ripetizione del web mobile, ma uno strumento potente di fidelizzazione e di vendita in grado di convertire anche di più del PC desktop.

In conclusione, secondo Criteo, il 2016 sarà l’anno in cui la maggior parte delle aziende realizzerà strategie consapevoli e strutturate per il proprio mobile commerce, ponendo al centro le necessità e le aspettative dei clienti. Entro la fine dell’anno sarà assolutamente lecito aspettarsi sempre più da parte dei retailer l’utilizzo di dati e device mobili per relazionarsi con gli utenti, incidendo in modo significativo sul fatturato, fidelizzando clienti e personalizzando le esperienze d’acquisto.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 28/04/2016 @ 07:41:27, in Brand, linkato 274 volte)
È l’azienda che sta rivoluzionando il nostro modo di acquistare online e in Italia sta facendo parlare di sé grazie a un piano di investimenti e, soprattutto, al servizio PrimeNow che, partito da Milano, si diffonderà a breve anche nel resto del Paese. Anche per questo Amazon si impone nell’edizione 2016 dei Suprebrands Pop Award, il riconoscimento dedicato alla marchio più amato dagli italiani.
Ad assegnare il premio, promosso da Superbrands in collaborazione con Radio Italia e CheBanca!, sono stati oltre 15 mila utenti che hanno espresso le loro preferenze sui social network dell’emittente radiofonica. Sul podio, insieme ad Amazon, anche Apple (2°) e Bmw (3°), che quest’anno celebra i suoi primi 100 anni di storia. Quarta in classifica e prima tra le marche italiane (scalzata anche la Nutella), è Esselunga, un’eccellenza della distribuzione che ha saputo costruire un rapporto di grande fiducia coi suoi clienti e ha sviluppato un’offerta commerciale in grado di conquistare sempre più consensi. Quinto posto per Nutella, seguita da Samsung (una new entry della classifica) e Google. Chiudono la top ten Coca Cola (ottava); H&M e, al decimo posto, Mulino Bianco.
Una menzione speciale per Bottega Verde che conquista il premio per il brand che ha scalato più posizioni in classifica e si afferma come Superbrands “best jumper” 2016. “Siamo rimasti sorpresi di quante persone abbiano voluto dimostrare la loro passione per i brand che amano esprimendo i loro voti e premiando quelli che hanno saputo costruire con loro una relazione ricca e coinvolgente”, commenta Sergio Tonfi, Editor di Superbrands. “Un brand oggi deve entrare nei cuori della gente per essere davvero super e la classifica Pop celebra chi è andato al di là delle performance di prodotto o servizio per donarci emozioni ed esperienze che sono entrate per sempre nelle nostre vite“ .
Il Superbrands Pop Award sarà consegnato ad Amazon nell’ambito della cerimonia di consegna dei prestigiosi Superbrands Awards il 23 giugno all’auditorium di Radio Italia, l’occasione in cui saranno celebrati tutti i brand che avranno ottenuto la qualifica di Superbrands 2016.

Via Business People
 
La 55° edizione del Salone Internazionale del Mobile si rivela un enorme successo anche sui social media. Dall’indagine svolta da Blogmeter – che ha monitorato attraverso il proprio tool di Social Listening il buzz online relativo al Salone del Mobile e al Fuorisalone, parallelamente alle performance sui social network dei profili ufficiali della manifestazione e dei brand di design coinvolti nell’evento – sono risultati complessivamente oltre 113mila messaggi online per un totale di 51mila autori unici. Un risultato rilevante se si pensa che è stato ottenuto in soli sei giorni di manifestazione. La maggior parte delle citazioni, quasi 49.000 pari al 42% del totale, sono state raccolte su Instagram, rivelatosi il social più apprezzato dagli utenti per condividere immagini e momenti relativi all’esposizione in Fiera e ai numerosi eventi che si sono tenuti con il Fuori Salone. La seconda fonte di maggiore traffico è stata Twitter con circa 39mila messaggi, seguita da Facebook che ha registrato circa 19mila citazioni.

Il picco di conversazioni si è ottenuto il 13 aprile, con un passaparola online di circa 20mila messaggi, giorno in cui la Torre Velasca si è colorata di rosso, in occasione dell’evento Audi City Lab  e le strade di Milano si sono affollate per il Design Pride promosso dal brand Seletti. Gli hashtag più utilizzati sono stati quelli ufficiali della manifestazione #FuoriSalone2016 e #SaloneDelMobile

con rispettivamente 22.400 e 18.300 citazioni, ma ottiene un buon numero di citazioni anche il #BreraDesignDistrict (2.100). Tra i temi più discussi sul web troviamo le nuove collezioni relative al mondo del design, il made in Italy, ma anche la Triennale di Milano che quest’anno ospita la XXI Esibizione internazionale dal titolo “Design After Design”. Da segnalare che l’inaugurazione del grande centro commerciale di Arese con l’attesissima apertura del primo store in Italia di Primark, ha generato grande entusiasmo tra gli utenti di internet, distogliendo per qualche ora l’attenzione dall’evento milanese.

I brand più performanti

La Milano Design Week è stata un’edizione molto social anche dal punto di vista delle performance dei brand di design su Facebook, Twitter e Instagram, a dimostrazione di come anche il mondo del design si sia aperto alle svariate possibilità che i canali social offrono per comunicare con la propria audience. Partendo dagli account ufficiali del Salone del Mobile, notiamo che il più coinvolgente è stato quello di Instagram con oltre 13.300 interazioni totali, a fronte di Facebook (4.600 interazioni) e Twitter (7.700). Il contenuto che ha generato più engagement è stato il post di lancio dell’evento. Anche i brand di design hanno ottenuto numeri importanti, sebbene emergano delle discrepanze evidenti tra i brand più noti a livello internazionale e i brand conosciuti e diffusi solo a livello locale. Su Facebook, a dominare per engagement durante l’intera settimana è Kartell con oltre 25mila interazioni ottenute grazie ai 160 post, con cui ha promosso i suoi numerosi progetti e la nuova linea di prodotti Kartell Kids dedicata ai bambini. Al secondo posto per engagement, troviamo la pagina Facebook di Ikea Italia, mentre la pagina che ha acquisito il maggior numero di nuovi fan nel periodo di riferimento (quasi 16mila ) è Scavolini. Rispetto a Facebook, i numeri di Twitter sono decisamente più contenuti ma pur sempre significativi: in termini di unique impression, la Top 3 è costituita da Moroso, Natuzzi e Foscarini, mentre il tweet più coinvolgente appartiene ancora a Kartell. A concentrare le performance migliori, tuttavia, è Instagram dove oltre agli account di Ikea e Kartell, con rispettivamente 36.500 e 32.000 interazioni, emerge l’account di Muuto Nordic che colleziona oltre 19.000 interazioni in sette giorni, mentre a incrementare maggiormente la propria community è Vitra con 5.600 nuovi follower.

Via Spot and Web
 
Di Altri Autori (del 22/04/2016 @ 07:32:58, in Social Networks, linkato 485 volte)
L’influenza dei social network sui consumatori italiani non è mai stata così forte. Secondo il report Total Retail Survey 2016 di Pwc, l’84% del campione intervistato (il 14% in più rispetto all’anno precedente) è stato condizionato dall’utilizzo dei social media nelle proprie scelte in fatto di shopping. Una percentuale molto più alta della media globale (che si attesta al 78%) e che dimostra una grande opportunità per i retailer attivi sul mercato nazionale. Inoltre, questa volta in linea con i dati globali, gli italiani hanno dichiarato che nel 50% dei casi la ricezione di offerte promozionali tramite social media ha influenzato il loro comportamento di acquisto online. Il 47% degli intervistati invece sostiene che un forte fattore di influenza negli acquisti sia stato leggere review, commenti e feedback sui canali social media. Il rapporto della società di consulenza inglese ha inoltre evidenziato una crescita significativa per l’utilizzo dello smartphone negli acquisti online: il 23% (+7% rispetto all’anno precedente) dei consumatori italiani afferma di aver fatto un acquisto tramite questo mezzo negli ultimi 30 giorni.

Via PambiancoNews
 
Di Altri Autori (del 18/04/2016 @ 07:17:54, in Social Networks, linkato 530 volte)
Una ‘personal chat’ per guidare lo shopping attraverso gli smartphone. Messenger, app di messaggistica legata a Facebook, ha annunciato martedì il lancio di una api (application programming interface) legata al servizio di e-commerce Spring (il primo solo su smartphone) che permette di interfacciarsi direttamente con ciascuno dei suoi oltre 900 milioni di iscritti. Facebook ha chiamato il servizio ‘conversational commerce’ perché permette all’utente di conversare direttamente con l’e-commerce opzionando genere, categoria merceologica e fascia di prezzo in chat private. Il sistema permette di scegliere attraverso le proposte di oltre 800 brand tra cui Uniqlo e Marc Jacobs oltre a servizi extra settore. Spring è in grado di memorizzare gli acquisti effettuati così da facilitare le scelte future.
Il successo della app cinese WeChat sembra aver spianato la strada per shopping experience simili, sempre più personalizzate includendo anche servizi come prenotare un taxi o inviare un mazzo di fiori attraverso un’intricata rete di accordi commerciali.

Via PambiancoNews
 
Di Altri Autori (del 15/04/2016 @ 07:46:43, in Mobile, linkato 483 volte)
Gli italiani sono sempre più connessi. Nell’arco del 2015 è cresciuta del 18% la fruizione del web in modalità “multipiattaforma”, e del 36% l’accesso al web esclusivamente tramite mobile (smartphone e/o tablet). Ma mentre i possessori di smartphone dichiarano di accedere alla rete via smartphone tramite App in percentuale maggiore rispetto al browser, si assiste nel contempo a una forte concentrazione nell’utilizzo di App. WhatsApp, Google e Facebook viaggiano ognuna tra il 50% ed il 60% di penetrazione sulla popolazione utilizzatrice di smartphone.

Sempre più connessi. Con sempre più dispositivi

A gennaio 2016 sono stati rilevati in Italia 37,5 milioni di utenti connessi al web, per la maggior parte in modalità Multipiattaforma (oltre il 45%). Gli utenti che hanno effettuato l’accesso alla rete con utilizzo contestuale sia da dispositivi mobili che da PC risultano in crescita (+18%).

In maniera analoga cresce la fruizione del web in modalità esclusivamente Mobile: con un incremento annuo del 36%, interessa una quota prossima agli 8 milioni di utenti unici mensili.

A cedere il passo è la navigazione esclusiva da PC, che pur confermandosi come il metodo di accesso al web per oltre 12 milioni di utenti unici, ha subito un calo dell’11% in un anno.

La navigazione tramite App supera quella da browser

Secondo i dati della ricerca Mobilens di comScore, nel mese di gennaio 2016 l’87% di chi ha navigato in rete da uno smartphone dichiara di averlo fatto attraverso una App, mentre la modalità di navigazione tramite browsing si attesta all’83%.

“Lo spostamento della navigazione da browser ad app rende cruciale l’implementazione di sistemi di misurazione in grado di riattribuire agli editori il cosiddetto traffico “in app browser” (ovvero il traffico sui siti degli editori proveniente da app di terzi)” afferma Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers e rappresentante per l’Italia di comScore “attività che comScore realizza regolarmente in diversi paesi nel mondo cosi come in Italia. Con la stessa logica e dato l’elevato grado di concentrazione del traffico mobile siamo in grado di riattribuire agli editori il traffico generato da soluzioni quali Instant Articles e Google AMP”.

L’utilizzo delle App risulta inoltre molto concentrato. La lotta per monopolizzare i servizi di messaging, social network ed email premia i leader del mercato. Il 60% dei possessori di smartphone dichiara infatti di aver usato WhatsApp, mentre il 50% ha usato le app di Google o quelle di Facebook.

Considerando le variazioni anno su anno, cresce il numero di italiani che dichiarano di avere utilizzato almeno una App nel corso del mese precedente, attestandosi sui 27 milioni di utenti, con un incremento del 19% rispetto allo stesso mese del 2015.

In merito alle performance delle singole App, i “soliti noti” fanno registrare crescite percentuali a doppia cifra, con +19% per WhatsApp e Google (entrambe oltre i 15 milioni di utenti) e +12% per Facebook per proseguire con Skype ed Outlook.com, entrambe sopra quota 5 milioni e con tassi di crescita rispettivamente del 17% e del 12%.

Sono tre App profondamente diverse tra loro quelle ad aver fatto registrare i più ampi tassi di crescita nel corso dell’ultimo anno. Instagram evidenzia una crescita del 27%, quasi pareggiando gli utenti di Outlook, mentre Amazon si conferma il nome di punta per l’eCommerce anche per le App (oltre quota 4 milioni, +37%). La crescita più consistente (+43%) riguarda Libero.it, che ha saputo raccogliere le preferenze di oltre 3 milioni di utenti collegando ai propri servizi di e-mail contenuti relativi a news, intrattenimento, informazione e meteo.

“Il mercato ADV è chiamato quindi a un’evoluzione” conclude Fabrizio Angelini “oggi è fondamentale sviluppare la misurazione dell’efficacia dell’adv mobile e a tal fine abbiamo appena rilasciato la rilevazione della viewability in app e realizzato una dashboard di analisi delle campagna che evidenzia le differenti performance di mobile, desktop e fornisce un dato cumulato di Total Digital Audience”.

Via Spot and Web
 
Di Altri Autori (del 13/04/2016 @ 07:05:09, in Mercati, linkato 450 volte)
L’E-Learning facilita la creazione di un sistema integrato della conoscenza mediante l’utilizzo delle tecnologie multimediali e di Internet tanto che la sua importanza è stata riconosciuta dall’Unione Europea che, a partire dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, l’ha annoverato tra gli elementi imprescindibili dell’istruzione del futuro.

Secondo una ricerca volta da Docebo, i trend di mercato intorno all’E-Learning sono positivi e in continua crescita: le previsioni parlano di una crescita del 5,8% nell’area dell’Europa Occidentale con un fatturato totale di 8,1 miliardi. Sembra proprio che il futuro della formazione, sia aziendale che per i privati, stia andando verso la digitalizzazione dei contenuti.

MA QUALI I TREND E-LEARNING?

AUTOMATED COURSE AUTHORING

La creazione di contenuti è un processo che richiede tempo ed energia. Oggi, però, tale processo può essere automatizzato in settori di grandi interesse come, ad esempio, quello dell’E-Learning. Questo meccanismo consente di creare corsi online auto-producendo, pubblicando e gestendo autonomamente contenuti. Inoltre, è possibile rilevare, sempre in modo automatico, le preferenze degli utenti così da poter personalizzare ogni aspetto della loro esperienza di apprendimento online. L’attuazione di queste tecnologie comporta un notevole risparmio in termini di tempo e costi.

GAMIFICATION

Per definizione è l’uso di un gioco o del meccanismo di un gioco in contesti non di gioco, come ad esempio appunto un corso online o una piattaforma E-Learning. La gamification a scopo formativo è diventata sempre più popolare negli ultimi anni. Il motivo è semplice: un gioco, in qualsiasi forma, aumenta la motivazione attraverso l’impegno. E in nessun altro ambito l’impegno diventa rilevante come nell’apprendimento e nella formazione a distanza. I corsi organizzati sfruttando le proprietà della gamification, diventano stimolanti, coinvolgenti e piacevoli da fruire. Basti pensare all’avanzamento tramite livelli, elemento che conferisce una concreta sensazione di “evoluzione” del proprio status. O ancora all’assegnazione di un punteggio in seguito ad una serie di azioni svolte.

AUGMENTED REALITY

La Realtà Aumentata è la rappresentazione di una realtà alterata in cui, alla normale realtà percepita attraverso i nostri sensi, vengono aggiunte informazioni supplementari generate da un computer. Queste informazioni aggiuntive possono essere costituite da video, animazioni 3D, file audio e multimediali e possono essere sovrapposte alla realtà fisica mediante diversi dispositivi: mobile device dotati di fotocamera, occhiali o guanti per la realtà virtuale, computer dotati di webcam. La AR offre un ambiente di apprendimento innovativo, stimolante ed immersivo. Si arriva così a parlare di Augmented Learning, in quanto l’utente elabora il proprio il proprio processo di apprendimento attraverso l’interazione con l’ambiente reale o virtuale che lo circonda.

CLOUD COMPUTING

Nonostante le numerose speculazioni a riguardo, le piattaforme di E-Learning basate su tecnologia Cloud sono quelle che, negli ultimi anni, hanno avuto una crescita maggiore. La formazione a distanza rappresenta una risorsa strategica per le aziende, ma si tratta di un mercato esigente che richiede flessibilità, qualità elevata e tempi di realizzazione quanto più possibile brevi. Le soluzioni Cloud consentono di erogare in modo continuativo servizi E-Learning di alto profilo tecnologico godendo di un risparmio economico davvero elevato. Per utilizzare i loro sistemi l’utente non ha bisogno di risorse di calcolo di alto livello, né software né hardware. L’utilizzo della tecnologia Cloud è, quindi, giustificata dal fatto che si può accedere alle informazioni da qualsiasi luogo tramite notebook, personal computer, smartphone o tablet.

BIG DATA

La raccolta di dati rappresenta, da sempre, il vero tesoro di un’azienda. Lo stesso vale anche per i dati raccolti durante il training di un E-Learning. L’utilizzo dei dati permette di affinare la propria strategia e assicura che ogni aspetto del corso sia in linea con i propri obiettivi. Predire trend futuri, individuare pattern all’interno dei dati, classificare categorie di utenti sulla base del loro comportamento: sono alcune delle potenzialità che possono essere messe al servizio delle aziende per estrarre ancora più valore dai propri dati. Questi dati forniscono importanti informazioni su comportamenti e preferenze di apprendimento, così da poter permettere agli sviluppatori di migliorare i propri corsi.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 12/04/2016 @ 07:27:48, in Mercati, linkato 541 volte)
Pensare al futuro del turismo è un po’ come cercare di prevedere il futuro della rete, è estremamente difficile, ma soprattutto controproducente avventurarsi in questa impresa; la maggior parte delle previsioni che hanno un orientamento temporale che va oltre il breve termine rischiano di non realizzarsi nelle modalità previste, perché non è possibile immaginare il mondo di domani, con gli occhi di oggi, soprattutto perché si presenta spesso un divario tra il “futuro possibile”, il “futuro desiderabile” e “ futuro realizzabile”. I grandi player tecnologici hanno le risorse e gli strumenti per progettare la “governance dell’innovazione”, ma non sono sempre in grado di avere il totale controllo sulle condizioni al contorno che si collocano al di fuori della loro sfera di influenza. Il turismo è un settore interdisciplinare complesso in profonda evoluzione, dai confini sempre più sfumati che è destinato nuovamente a mutare pelle per effetto dei nuovi impatti della prossima ondata della rivoluzione digitale, sempre più pervasiva.

Il turismo del futuro, così come la rete del futuro, dipenderà in larga parte dalle scelte che verranno fatte in termini di apertura, sicurezza, modelli economici, regolamentazioni e più in generale dalle visioni che saranno prevalenti anche di natura politica, nel senso più ampio del termine, decisioni che è estremamente difficile prevedere.

Risulta altresì difficile cercare di delineare le nuove forme di turismo del prossimo decennio. È possibile tuttavia osservare alcuni segnali deboli che si stanno presentando e che con grandi probabilità potrebbero caratterizzare alcune tendenze tecnologiche del turismo dei prossimi dieci anni e su cui come progettista dell’innovazione turistica sto già lavorando oggi.

Ambienti protetti v/s mondi artificiali aperti
Evoluzione dal turismo degli “oggetti” al turismo dei “significati”
Esaltazione delle ipernicchie
La trasformazione dell’esperienza per effetto delle attrazioni turistiche collegate in rete che si trasformeranno in oggetti sociali (social objects)
Mashup delle esperienze turistiche nei grandi eventi “trasformativi”
Nuove aggregazioni di comunità che daranno vita a nuove forme di pellegrinaggio
Il viaggio senza il movimento grazie alla realtà virtuale immersiva che viene declinata per motivazioni omogenee
Turismo auto-diretto ed etero diretto che parte da movimenti culturali
Turismo a tempo variabile, un’ora,  un giorno, un week end, grazie alle nuove frontiere della mobilità iperveloce
Turismo di ruolo ed esperienze proiettive nel passato, nel presente o nel futuro
Ognuno di questi temi richiederebbe di essere trattato in profondità, vorrei invece qui soffermarmi sugli elementi che hanno in comune il futuro del turismo ed il futuro della rete e delle tecnologie digitali, concentrandomi su un aspetto chiave su cui i due settori si troveranno a confrontarsi: la gestione dell’immaginazione delle persone.

L’immaginazione diventerà un elemento centrale nel turismo del futuro, così come nel settore dell’entertainment, per creare nuove offerte che si proporranno di modificare o allargare la realtà dei viaggiatori e di fornire loro nuove esperienze di evasione rispetto alla routine quotidiana.

Questa evoluzione richiederà nuove competenze che cercherò di sintetizzare in una tabella che mette in evidenza i fattori critici di successo a confronto tra oggi e domani.

Come ci appare chiaro, la tecnologia è già oggi un elemento abilitante dell’esperienza e sarà sempre più connettiva ed immersiva.

La capacità di favorire o facilitare lo sviluppo  dell’immaginazione delle persone caratterizzerà una competenza determinante e porterà  ben presto a dare vita a ciò che possiamo definire l’immagination divide. Ci saranno destinazioni turistiche che per ragioni culturali, economiche e organizzative non avranno accesso alle nuove forme di turismo e di conseguenza ai nuovi mercati che si formeranno.

La creazione di modi possibili, alternativi, diversi, proibiti, anticipati, allargati, raffigurati, da esorcizzare, erotici, spirituali, caratterizzerà il futuro terreno di battaglia in diversi settori, tra cui il turismo ed il passaggio dalle tecnologie dell’informazione a quelle dell’immaginazione, di cui parlava Steve Jobs e l’allargamento della filiera turistica, che includerà sempre di più nuovi attori provenienti dal mondo del gaming, dell’entertainment, delle tecnologie, dell’editoria, che oggi non ne fanno ancora parte. In tutti i casi la figura del Designer di Esperienze turistiche, sarà centrale.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 11/04/2016 @ 07:59:50, in Comunicazione, linkato 500 volte)
Gli uffici stampa delle aziende ormai producono articoli di scenario, commentano la cronaca, producono servizi video, gestiscono magazine online e dialogano direttamente con il pubblico. Il giornalismo si sente accerchiato da tutta questa disintermediazione, che va dal primo ministro alle grandi imprese, che parlano direttamente col loro pubblico. Di tutto quel che si può dire, una cosa è certa: senza i social questo non sarebbe stato possibile.

Il confronto sulle pubbliche relazioni nell’era digitale tenuto al Festival di Perugia ha cercato di mettere a fuoco un cambiamento che ha assottigliato i confini tra informazione e comunicazione. Moderati da Jacopo Tondelli, ne hanno discusso i referenti di Telecom Italia, Sky, Eni, Nestlè, Google, insomma dei pezzi grossi della comunicazione che di mestiere non fanno gli editori, ma hanno relazioni così costanti con il mondo dell’informazione da averne in qualche modo appreso le tecniche. E sono talmente impegnati sul fronte della comunicazione coi loro clienti da aver influenzato l’informazione stessa.

Ognuno ha la propria esperienza, le aziende hanno fatto ricorso a strumenti differenti (anche se col tempo tendono ad assomigliarsi), ma tutte partono da un punto decisivo: portare i propri contenuti ai target di riferimento, agli utenti, ai clienti, al proprio pubblico, vuol dire occuparsi della loro produzione, di cercare le persone dove sono, raggiungerle coi mezzi più semplici. Per Paolo Artuso (Telecom), «i contenuti sono dappertutto, le aziende devono trovarli e intessere comunità di più persone»; Erika Mandraffino (senior VP rapporti media di Eni), evidenzia i contenuti interessanti, le relazioni con un pubblico più ampio e l’internazionalità come i tre punti principali della comunicazione della sua azienda; Simona Panseri, dall’alto della sua posizione di direttore comunicazione per il sud Europa di Google, si preoccupa della rapidità di diffusione delle informazioni, cosciente del fatto che è proprio Big G a mettere a disposizione di tutti degli strumenti che hanno quasi un carattere neutrale rispetto agli obiettivi di questa comunicazione, mantenendo la velocità come premessa valida sia per i giornalisti che per gli uffici stampa; Manuela Kron, direttore corporate affairs di Nestlè considera le aziende di oggi più agili nel loro modo di comunicare, che si riflette poi in una maggiore autorevolezza agli occhi del proprio pubblico; Flavio Natalia, direttore della struttura magazine di Sky, aggiunge che il mobile ha cambiato tutto, e la sfida di questa velocità, agilità, qualità, si gioca nell’aiutare una opinione pubblica disorientata dal sovraccarico informativo.

Via Webnews
 
Secondo i dati emersi dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy di Doxa, lo smartphone è diventato fondamentale nel processo di acquisto. La percentuale di Mobile Surfer che fanno acquisti di beni e servizi dal proprio smartphone passa dal 32% al 41% tra fine 2014 e fine 2015. Chi invece utilizza il device fuori dal negozio per controllare prezzi e promozioni passa dal 45% al 55%, mentre chi lo usa all’interno del negozio cresce dal 31% al 34% del totale. Il 77% dei Mobile Surfer utilizza lo Smartphone nelle varie fasi del processo d’acquisto: il 57% lo impiega nel percorso di acquisto di prodotti di elettronica, il 53% per abbigliamento e accessori e il 27% per la spesa alimentare.

Vista la tendenza cresce del 53% tra il 2014 e il 2015 anche il Mobile Advertising che raggiunge un valore di 462 milioni di euro e una quota pari al 21% dell’Internet Advertising e al 6% del totale dei mezzi pubblicitari.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 04/04/2016 @ 07:06:08, in Mercati, linkato 574 volte)
A pochi giorni dalla pubblicazione dei dati con cui RIAA ha illustrato il panorama del mercato musicale statunitense del 2015, i dati di FIMI confermano anche in Italia l'ascesa dello streaming in tutte le sue forme.

Cresce il mercato, si rileva nello scenario elaborato da Deloitte per i discografici italiani, e questa crescita del 21 per cento, a raggiungere un fatturato di 148 milioni di euro, si deve all'entusiasmo che i consumatori italiani manifestano rispetto a tutti i formati in cui viene distribuita la musica, a partire dalla musica fisica, con una ripresa del CD, in crescita del 17 per cento per ricavi oltre gli 88 milioni di euro, e con la marcia del vinile, in crescita del 56 per cento, a valere il 4 per cento del mercato.

Se è vero che in Italia, a differenza di quanto avviene negli States, il mercato della musica fisica domina ancora su quello della musica immateriale, è altresì innegabile che la musica digitale rappresenti un traino sempre più determinante. Rispetto al quadro del 2014 gli equilibri si muovono verso il pareggio: nel 2015 il digitale costituiva il 38 per cento del mercato, mentre nel 2015 al digitale si è dovuto il 41 per cento del fatturato.

A pochi giorni dalla pubblicazione dei dati con cui RIAA ha illustrato il panorama del mercato musicale statunitense del 2015, i dati di FIMI confermano anche in Italia l'ascesa dello streaming in tutte le sue forme.

Cresce il mercato, si rileva nello scenario elaborato da Deloitte per i discografici italiani, e questa crescita del 21 per cento, a raggiungere un fatturato di 148 milioni di euro, si deve all'entusiasmo che i consumatori italiani manifestano rispetto a tutti i formati in cui viene distribuita la musica, a partire dalla musica fisica, con una ripresa del CD, in crescita del 17 per cento per ricavi oltre gli 88 milioni di euro, e con la marcia del vinile, in crescita del 56 per cento, a valere il 4 per cento del mercato.

Se è vero che in Italia, a differenza di quanto avviene negli States, il mercato della musica fisica domina ancora su quello della musica immateriale, è altresì innegabile che la musica digitale rappresenti un traino sempre più determinante. Rispetto al quadro del 2014 gli equilibri si muovono verso il pareggio: nel 2015 il digitale costituiva il 38 per cento del mercato, mentre nel 2015 al digitale si è dovuto il 41 per cento del fatturato.

Via Punto Informatico
 
Di Admin (del 30/03/2016 @ 07:02:49, in eCommerce, linkato 766 volte)
Il commercio elettronico, più comunemente conosciuto come e-commerce, non può più essere considerato come un qualcosa di accessorio. La ricerca “E-commerce in Italia 2015”, svolta dalla nota società di consulenza digitale Casaleggio Associati, mette in evidenza come, nel 2014, il valore dell’e-commerce B2C abbia raggiunto, a livello globale, la cifra complessiva di 1.316 miliardi di dollari, con un incremento del 22% sul 2013. Per il 2015 era prevista invece una crescita di un ulteriore 20,9%, con un totale vendite di 1.600 miliardi di dollari circa.

I risultati della “Ricerca 2015 dell’Osservatorio eCommerce B2C”, promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, dimostrano come nel mercato italiano il valore degli acquisti online ha raggiunto nel 2015 oltre 16,6 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2014 (2,2 miliardi di euro).

Per quanto concerne il 2016 possiamo aspettarci di vedere un ulteriore rafforzamento di questo settore. La realtà della vendita online è destinata a crescere e consolidarsi, ma avere successo nel Web non è cosa semplice e commettere un errore significa perdere clienti e fatturato.

Una recente indagine condotta da OneStop, nota azienda americana specializzata nella fornitura di soluzioni e-commerce personalizzate, ha reso noto come una cattiva esperienza nel mercato dell’online possa incidere sul comportamento d’acquisto futuro.

La ricerca ha visto coinvolti 600 utenti statunitensi che avevano effettuato un acquisto online negli ultimi 12 mesi. Dopo aver chiesto loro quali fossero le probabilità di effettuare un nuovo acquisto online dopo un’esperienza negativa, è emerso che il 47,8% ritiene improbabile che questo possa accadere, mentre il 27,7% lo ritiene addirittura altamente improbabile. Solo il 3,7% degli utenti si è mostrato propenso a ripetere l’esperienza.

Per evitare di incorrere in simili situazioni, abbiamo stilato una breve lista di errori da non commettere, così da permettere alla vostra attività online di affermarsi con successo.

1. MENTALITÀ SBAGLIATA

Pensare che la gestione di un’attività online sia più semplice e meno impegnativa rispetto ad una di tipo tradizionale è il primo errore da non commettere. Costruire un business richiede tempo, energia e sforzi tanto nel mercato reale quanto in quello dell’online. Realizzare un buon sito e vendere i migliori prodotti non farà arrivare i clienti sulla vostra pagina.

2. DESIGN SCADENTE

L’estetica di un sito è molto importante per la fidelizzazione del cliente. Avere una grafica scadente rischia di trasmettere all’utente un’assenza di professionalità. È attraverso questa, infatti, che gli utenti decidono se avere o meno fiducia di quella determinata azienda. I consumatori sono diventati molto più critici e formulano rapidamente dei giudizi estetici.

3. SCARSA USABILITÀ DEL SITO

Un buon sito deve essere sempre accessibile, vale a dire facilmente usabile da chiunque. L’obiettivo è quello di ridurre al minimo il numero di clic necessari ai clienti per trovare ciò che stanno cercando. L’architettura delle informazioni è l’aspetto che influenza maggiormente l’usabilità dello stesso. È fondamentale che le informazioni siano organizzate e messe in relazione in modo logico e intuitivo. Rendere il vostro sito e-commerce navigabile e unico nei suoi contenuti può rappresentare un vantaggio notevole.

4. DEFICIT SEZIONE “PRODOTTO”

Gli errori collegati al prodotto possono essere di varia natura:

immagini di bassa qualità: le persone che acquistano online rinunciano alla possibilità di entrare in contatto con un determinato oggetto. Inserire delle buone immagini diventa quindi fondamentale per rappresentare un prodotto. È importante mostrare le diverse prospettive e possibili opzioni aggiuntive, come ad esempio la possibilità di scegliere tra diversi colori.
descrizione di prodotto: è necessario fornire all’utente il maggior numero di informazioni. Il cliente vuole essere ben informato su ciò che sta per acquistare, più dettagli verranno forniti, più il vostro utente vi riterrà seri e professionali. Inoltre, la mancanza di un’accurata descrizione rende difficile attuare quel processo di indicizzazione da parte dei motori di ricerca.
utilizzo della descrizione dei produttori: copiare le informazioni dal sito dei produttori è tra le cose più sbagliate che potete fare. Google e altri motori di ricerca penalizzano i contenuti duplicati e il rischio è quello che la vostra pagina non venga indicizzata, eliminandola di fatto dai risultati.
assenza di recensioni: la maggior parte degli utenti ricerca le recensioni prima di acquistare un determinato prodotto. In assenza di esse il rischio è quello di perdere potenziali acquirenti. Inoltre non dimentichiamo che queste recensioni rappresentano dei contenuti unici e gratuiti, utili a mantenere la propria pagina prodotto sempre aggiornata.
5. CHECKOUT COMPLESSO

L’acquisto rappresenta un momento delicato, guidato da emotività. Evitate percorsi complessi, il rischio è che il cliente possa cambiare idea. Studiate un percorso di navigazione veloce e sicuro, in modo da ridurre al minimo il numero di clic necessari per effettuare il pagamento. Inoltre, è importante far luce sui costi di spedizione prima che l’ordine venga inviato. Gli utenti si aspettano di sapere da cosa è dato il prezzo che stanno per pagare, spedizione compresa. Ad operazione conclusa inviate una mail di conferma al vostro cliente e inserite nella sua area riservata il riepilogo dell’acquisto con lo stato dell’ordine costantemente aggiornato.

6. ASSENZA DI URL UNIVOCI

Gli URL permettono di dare indicazioni precise all’utente e al motore di ricerca circa il contenuto della pagina. Spesso gli URL delle pagine prodotto sono sequenze di numeri e lettere poco comprensibili. È molto importante, invece, utilizzare degli URL univoci. Avere parole chiave pertinenti nel’URL utilizzato significa mettere in risalto il dominio del sito.

7. ASSENZA DI UNA STRATEGIA SEO

L’attività di SEO risulta essere molto importante per il successo di un e-commerce. Questa rappresenta uno degli strumenti necessari per portare traffico al proprio sito attraverso una strategia organica, non a pagamento e continua. Fondamentale è prendere in considerazione il modo in cui le persone cercano determinati prodotti nei motori di ricerca ed utilizzare un linguaggio comune nella costruzione dei testi.

8. ASSENZA DI UNA STRATEGIA PROMOZIONALE

Uno degli errori più comuni è quello di non dedicare la giusta quantità di tempo, energia e denaro ad ogni canale di marketing. Rafforzare la propria presenza in rete è possibile mediante la condivisione sociale. Conseguentemente diventa necessario ottimizzare dimensione e posizione delle apposite icone di condivisione.

Gestire delle pagine aziendali su diversi canali social vi permetterà di raggiungere

un pubblico più vasto e, di conseguenza, porterà anche maggior traffico sul vostro sito. Molti utenti utilizzano questi canali come indicatori di professionalità e fiducia quando acquistano per la prima volta in un determinato negozio online. Non

dimentichiamo, però, che la semplice attivazione di questi canali non basta a rappresentare al meglio la propria attività. I canali per fare marketing sono numerosi, ma nessuno è utile senza una chiara strategia d’azione.

9. MANCANZA DI UNA VERSIONE MOBILE

I dispositivi mobile giocano un ruolo sempre più rilevante. Lo smartphone è diventato parte integrante del processo decisionale finalizzato all’acquisto. Non dimentichiamo che la navigazione mobile ha superato quella desktop. È indispensabile, quindi, che il proprio sito e-commerce sia navigabile anche da questi dispositivi. L’ideale sarebbe avere un sito responsive, cioè un sito che si adatti alle dimensioni del dispositivo in uso.

10. PROBLEMI DI SICUREZZA

Se chiedessimo ad un consumatore quale ritiene essere l’ostacolo maggiore nell’acquistare un prodotto presso un negozio online, certamente la risposta sarebbe: “frode o furto d’identità”. Questa specifica preoccupazione sembra tenere molti consumatori lontani dall’acquisto di prodotti e servizi in rete. Rendere sicuro il vostro sito e comunicarlo ai vostri clienti diventa, così, una necessità. Mediante l’adozione di un protocollo HTTPS si acquisisce un certificato digitale volto a fornire autenticità al proprio sito Web e una connessione crittografia per proteggere i dati sensibili dei vostri utenti. Inoltre, la possibilità di poter effettuare un acquisto attraverso diverse modalità di pagamento (bonifico bancario, contrassegno, carta di credito, PayPal) offre maggior sicurezza ai vostri consumatori, i quali si sentono liberi di scegliere in base all’opzione che ritengono maggiormente affidabile.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 23/03/2016 @ 07:44:25, in Social Networks, linkato 817 volte)
Il processo decisionale di un utente e-commerce è molto complesso e costituito da diverse fasi, alcune delle quali sicuramente da monitorare. Pensiamo, ad esempio, al checkout in fase di acquisto dove la rapidità e la semplicità delle procedure possono far diminuire il rischio del cosiddetto “abbandono del carrello”. Altre fasi, come quelle che si trovano a monte dell’acquisto, sono più difficili da controllare e con una attività di influenza meno diretta.

Gli acquirenti digitali di tutto il mondo si rivolgono ai social network site per una varietà di cose che, secondo una ricerca condotta su 22.618 acquirenti da PricewaterhouseCoopers (PWC), sembrano influenzare il loro comportamento d’acquisto. I soggetti intervistati hanno effettuato acquisti on-line almeno una volta nel corso dell’anno passato; quasi la metà di essi (45%) ha dichiarato che la lettura di recensioni, commenti e feedback sui ​​diversi social ha influenzato il loro comportamento d’acquisto digitale. Circa il 44% degli intervistati ha, inoltre, affermato che le numerose offerte promozionali ricevute hanno contribuito ad influenzare ulteriormente il loro comportamento.

I consumatori si rivolgono sempre più ai diversi canali social non solo al fine di essere ispirati, ma anche per acquistare prodotti e servizi. I social media influenzano e determinano le decisioni di acquisto ed estendono notevolmente le possibilità di entrare in contatto con i clienti nel contesto social, dove le informazioni e le interazioni vengono plasmate non soltanto dai media, ma anche dai loro amici e dalla loro rete sociale.

Dal report “Social Commerce 2015” di Business Insider è emerso che Facebook rappresenta il 50% dei rinvii sociali totali e il 64% del fatturato complessivo sociale.

Monitorare e utilizzare nel modo corretto tutti i social media è una necessità cui un’azienda non si può sottrarre. Una strategia di marketing vincente per migliorare la visibilità, la reputazione e le vendite.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 21/03/2016 @ 07:16:06, in Mercati, linkato 820 volte)
Se l'Italia fosse fatta solo di bambini saremmo una nazione leader nella lettura. Stando ai dati Aie, il 63,3% dei bimbi tra i 2-5 anni legge o sfoglia un libro almeno una volta al giorno mentre gli adulti che leggono almeno un libro al mese sono scesi dal 43% al 41,4%. Insomma, il mercato è lì e infatti cresce. Rispetto al 2012 le case editrici attive nel settore ragazzi sono salite da 195 a 204 e sale il giro d'affari, con le librerie che nel 2014 hanno totalizzato 168,3 milioni di euro (+5,7% rispetto al 2013) mentre se allarghiamo lo spettro a tutti canali, compresi toy center, uffici postali e grande distribuzione, l'aumento è del 4,3 per cento, pari a 208,6 milioni di euro.

Nell'editoria pura la crescita ha diversi fattori ma il fondamentale è l'aura di cui ancora gode il libro: genitori o parenti non lettori comprano libri anche per sopperire alle proprie mancanze letterarie, senza dimenticare che un libro è sempre considerato un regalo “colto”, che fa bella figura (i regali contano per un 15 per cento sulle vendite). Accanto alla carta però c'è il digitale che nel caso dei bambini è strategico. Non solo e non tanto perché i tablet sono diventanti uno strumento di intrattenimento di primaria importanza. Ma anche perché dai piccoli schermi stanno nascendo nuove forma di letteratura interattivi.
Adulti sempre più digitali spingono i propri figli nella stessa direzione e visto che in futuro ci saranno genitori sempre più versati nella tecnologia, è logico che ci saranno sempre più infanti tecnologici. Ecco quindi che Apple ha intercettato subito questo mercato: fin dal 2011 ha aperto una sezione del suo iTunes store dedicata i più piccoli e a gennaio 2015 l'ha divisa per fascia d'età proponendo contenuti per chi ha meno di 5 anni, dai 6 agli 8 e dai 9 agli 11 anni, una guida utile per i genitori che così possono stare tranquilli circa ciò che scaricano e non a caso la ritroviamo anche nel Play Store di Google. Nei negozi digitali troviamo tanti libri e contenuti di colossi come Disney e Lego ma anche piccoli editori e sviluppatori italiani come Minibombo o Elastico che si distinguono per la cura delle loro produzioni e l'attenzione ai contenuti.

C'è poi chi offre un ponte tra le due culture come Giunti, editore di lungo corso che nel 2015 ha investito 200 milioni di euro in Ebooks&Kids, sviluppatore dedicato solo all'infanzia. Dall'acquisizione del 20 per cento della startup è nata la collana Zerosei che offre il libro cartaceo e l'app in un unico pacchetto. Il mercato insomma è effervescente soprattutto nella fascia d'età più bassa e il motivo è semplice: volumi spesso privi di testo, albi da colorare e giochi per infanti non hanno bisogno di traduzione. Consentono di esportare agevolmente prodotti all'estero senza sovrapprezzi ma anche di importarli, rendendo la concorrenza ancora più agguerrita.

Concorrenza dovuta anche alle basse barriere all'ingresso: ideare e stampare un libro comporta investimenti inferiori ai diecimila euro e le app costano anche meno. Lo scoglio in entrambi i casi è la visibilità che nel mondo cartaceo significa distribuzione e libreria, per le app il risalto sugli store digitali. In entrambi i casi lo si può superare grazie al digitale come dimostra Lostmy.name, casa editrice inglese arrivata a vendere quasi un milione e mezzo di libri cartacei nel mondo offrendoli solamente online.

Via IlSOle24Ore.com
 
Di Altri Autori (del 17/03/2016 @ 07:02:29, in Social Networks, linkato 782 volte)
È stata presentata stamattina alla Camera la ricerca "Prime 'social' Ministers", analisi del comportamento sui social media di Matteo Renzi, Alexis Tsipras, David Cameron, Angela Merkel, Mariano Rajoy e François Hollande.

Si tratta di una ricerca quantitativa e qualitativa sulle migliaia di contenuti pubblicati ONLINE dai sei leader politici europei realizzata da Doing in tutto il 2015: si tratta di un anno particolarmente ricco di eventi rilevanti politicamente soprattutto in ambito europeo, dal cosiddetto grexit, alla crisi immigrati/rifugiati, agli attacchi terroristici che hanno in particolare colpito la Francia. "Se pensiamo agli attentati di Parigi - si spiega nella presentazione dello studio - (e alla modifica della propria immagine di profilo con la bandiera francese da parte degli utenti, ndr) ci accorgiamo dell'importanza dei social, un vero e proprio acceleratore di partecipazione pubblica."

I ricercatori sono partiti dall'analisi dei loro profili ma hanno anche analizzato le conversazioni che avvengono su pagine collegate ma fuori da questi profili proprietari, analizzando la loro "popularity", ovvero il numero di seguaci sui social, come interagiscono con essi, quali sono gli argomenti di interesse per questi ultimi ed inoltre cercando anche di analizzare il sentimento con cui gli utenti interagiscono con essi, il "tono di voce" con cui i leader li affrontano e come vengono percepiti dai "fan".

In generale, Matteo Renzi è il più popolare su Twitter (grazie ai suoi 2.177.652 al 31 dicembre 2015) e Merkel, che non ha un account sulla piattaforma di microblogging, è quella con più amici su Facebook. Alexis Tsipras è invece quello che riesce a raccogliere maggiormente seguaci anche all'estero, anche perché è l'unico ad avere profili internazionali sui social oltre a quelli in greco, mentre lo spagnolo Mariano Rojoy è il più attivo. Meno bene fanno invece sia François Hollande che David Cameron, definiti troppo istituzionali e per questo non capaci a creare engagement con la loro community.

Ci sono poi alcuni eventi che generano movimento intorno ai profili social dei leader europei: nei giorni degli attentati di Parigi, per esempio, Hollande ha guadagnato oltre 100mila seguaci, mentre il tweet con cui Renzi ha espresso solidarietà al popolo francese è quello che gli ha fatto guadagnare più follower (più 6.900).

Via Punto Informatico
 
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