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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.


Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai aglihashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.


I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.

Via Ninka Marketing

 
Di Max Da Via' (del 03/10/2018 @ 07:01:34, in Internet, linkato 782 volte)
I 20 anni della nascita di Google segnano un nuovo capitolo della storia del motore di ricerca, che ha modificato profondamente il nostro modo di acquisire informazioni e conoscenza. Da oggi la ricerca cambia sulla base di tre paradigmi:
  • da risposte a percorsi: non più semplici risposte a domande degli utenti, ma la proposizione di percorsi di ricerca, sulla base degli interessi;
  • da query all’assenza di query: non ci sarà necessità di fare una specifica richiesta, ma il motore farà emergere contenuti su misura per l’utente;
  • da testo a immagini: i risultati saranno più visivi (foto, video, storie) 

Tutti questi cambiamenti sono resi possibili dai miglioramenti delle tecniche di Intelligenza Artificiale, che oggi sono in grado di comprendere concetti e non semplici parole.

Da risposte a percorsi
Oggi gli utenti non fanno ricerche una tantum, ma spesso ritornano su ricerche precedenti. E così Google ha pensato di introdurre le “Activity Cards” che mostreranno le pagine visitate in precedenza e le query effettuate (eliminabili all’occorrenza) in modo da rendere più immediate le successive interrogazioni.  Queste Card potranno essere salvate e organizzate in “Collections” tematiche (tipo Pinterest).

Topic Layer
Il miglioramento delle capacità di ricerca passa anche dal potenziamento del cosiddetto “Knowledge Graph” ossia quell’insieme di relazioni tra fatti (persone, eventi, luoghi, argomenti) che Google costruisce nel tempo e che gli permette di “comprendere” le domande di ricerca. Viene introdotto il concetto di “Topic Layer” per descrivere la capacità del sistema di individuare e mostrare una serie di sotto argomenti (quindi articoli sempreverdi e nuovi) legati alla chiave di ricerca principale. 

Il Feed diventa Discover
Il News Feed, il flusso di notizie cui si accede usando l’app mobile di Google, usato da 800 milioni di persone al mese,  viene rinominato “Discover”. Presto apparirà quando si aprirà google.com da un browser su dispositivo mobile. Il suo compito è di mostrare le news del giorno e quelle più rispondenti agli interessi del singolo utente. Ogni notizia sarà accompagnata da una sorta di tag tematico che, cliccato, farà partire una ricerca più ampia sullo specifico argomento. Si potrà decidere di seguire o smettere di seguire un topic, segnalando a Google l’interesse verso lo stesso.

Da testo a immagini
I risultati della ricerca saranno sempre più visivi. Ad esempio conterranno le Storie AMP, il formato mobile promosso da Google che è in grado di contenere foto, video, testi al fine di raccontare una notizia. Ogni frammento della storia, cliccato, porterà a scoprire nuovi contenuti (attraverso la ricerca).  La cosa interessante è che queste storie saranno composte automaticamente da un sistema di Intelligenza Artificiale. 

Nella SERP vedremo anche più video, le cui anteprime saranno selezionate da un sistema di “computer vision” in modo permettere una immediata identificazione di quelli più rilevanti.  

La sezione Google Images verrà profondamente rinnovata in modo da mostrare sia le ricerche correlate alla parola inserita, sia delle descrizioni di contesto insieme alle foto.  In pratica diventerà Pinterest. Saranno privilegiati i contenuti nuovi e quelli provenienti da siti autorevoli che danno grande spazio ai contenuti visivi.
Verrà aggiunta anche la funzione Google Lens, che permetterà di eseguire ricerche visive di dettaglio rispetto agli oggetti contenuti in una foto.

In definitiva i risultati di ricerca di Google conterranno meno link blu, più elementi visivi, dati strutturati e tasti-scorciatoia per semplificare le operazioni successive di ricerca. Chi pubblica sul web probabilmente dovrà puntare ancora di più sulla qualità, anche visiva, e sull’aggiornamento dei contenuti.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 22/05/2018 @ 06:31:18, in Internet, linkato 1116 volte)

Con il 25 maggio e il GDPR che diventa vincolante per tutti è opportuno fare chiarezza sul rapporto tra i cookies con il Regolamento Ue 2016/679. I cookies, va ricordato, sono file di testo inviati da un sito web al computer dell’utente che lo sta visitando. Nascono come strumenti per migliorare la navigazione, ma sono anche utilizzati dalle aziende per identificare, riconoscere e classificare l’utente (si chiamano cookies di profilazione), in modo da poter creare degli annunci personalizzati su ogni sito visitato. Ebbene, l’utilizzo dei cookie e i relativi obblighi non sono regolati dal GDPR, ma dalla Direttiva ePrivacy (o Cookie Law), che che opererà insieme con il GDPR per disciplinare i requisiti per l’uso dei cookie stessi.

Si parla di dati personali quando i cookie sono in grado di identificare un individuo. Anche se non tutti i cookie sono utilizzati in un modo da poter identificare gli utenti la maggior parte di essi sono soggetti al GDPR (vedi Considerando 30 del Regolamento)

Il consenso (non ambiguo)

Con l’entrata in vigore del GDPR verrà modificata anche la disciplina riservata ai cookies. Soprattutto per quanto riguarda la parte relativa al consenso. Come risulta dall’art. 7 comma 1 del GDPR e del Considerando 32

il consenso dovrà essere espresso mediante un atto positivo con cui l’interessato esprime la propria intenzione libera, specifica, informata ed inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano

Questo significa che l’unico comportamento positivo che equivale al consenso sarà quello di selezionare una specifica impostazione tecnica tra le opzioni del browser sull’accettazione o sul diniego dei cookies. Uno dei nuovi obblighi imposti dal GDPR prevede infatti dei meccanismi di opt-out per la revoca del consenso prestato, che siano trasparenti e di efficacia pari alle modalità di acquisizione del consenso.

Tecnicamente, quindi, ogni sito web dovrebbe predisporre un meccanismo chiaro per ottenere un consenso informato e attivo, fornire un metodo per la revoca del consenso, garantire, tramite un blocco preventivo, che non venga effettuato alcun trattamento prima di aver raccolto il consenso

Il meccanismo di opt-out non deve essere ospitato necessariamente sul tuo sito. Nella maggior parte dei casi, in base alla legislazione degli Stati Membri dell’Unione Europea, le impostazioni del browser sono considerate un metodo accettabile per gestire e revocare il consenso.

Il registro dei consensi

La Cookie Law tra l’altro non impone la tenuta di un registro dei consensi

ma stabilisce la necessità di dimostrare che i consensi siano stati ottenuti, anche se sono stati revocati

Il modo più semplice per soddisfare questo requisito è quello di adottare una soluzione cookie che utilizzi un meccanismo di blocco preventivo in quanto, in questo caso, i codici che installano cookie sono eseguiti solo dopo aver ottenuto il consenso. In questo modo, infatti, il fatto stesso che i codici siano stati eseguiti è una prova sufficiente del consenso.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 26/03/2018 @ 07:05:17, in Internet, linkato 830 volte)
Nel mese di gennaio la total digital audience ha raggiunto il 61,8% della popolazione italiana, pari a 33,9 milioni di utenti che hanno navigato su internet tramite i device rilevati (PC, smartphone e/o tablet), collegati complessivamente per 53 ore e 12 minuti. Lo afferma Audiweb nell’ambito del suo periodico monitoraggio del mercato online italiano. Gli italiani online almeno una volta nel giorno medio sono stati 24,5 milioni, collegati in media per 2 ore e 22 minuti per persona. Nel giorno medio hanno navigato da mobile 21,1 milioni di italiani maggiorenni e 12,2 milioni di questi lo hanno fatto esclusivamente da mobile. Sono stati 12,3 milioni gli italiani dai 2 anni in su che hanno navigato anche da un computer.

Il profilo degli utenti online

I dati sul profilo degli utenti online confermano la fotografia degli ultimi mesi, con una quota di donne online nel giorno medio leggermente superiore a quella degli uomini e i più giovani, dai 18 ai 34 anni, ma anche la popolazione più adulta, dai 35 ai 54 anni, coinvolta almeno nel 60% dei casi. Più in dettaglio, infatti, risultano online il 45,9% delle donne (12,6 milioni) e il 43,5% degli uomini (circa 12 milioni), il 61,4% dei 18-24enni (2,6 milioni), il 62,1% dei 25-34enni (4,2 milioni), il 60,9% dei 35-54enni (11,1 milioni) e il 40,5% dei 55-74enni (5,9 milioni). Dai dati sull’area geografica degli utenti online, in questo mese di rilevazione erano online nel giorno medio il 48,7% degli italiani del Nord Est (4,6 milioni), il 47,5% del Nord Ovest (6,7 milioni), il 43,1% del Centro (4 milioni) e il 41,5% dell’area Sud e Isole (9 milioni).

Audiweb gennaio 2018 .2
Il tempo trascorso online

Oltre il 77% del tempo totale trascorso online questo mese dagli italiani è stato generato dalla fruizione da mobile e il 23% dalla fruizione tramite computer. L’orologio giornaliero registra una media di 2 ore e 22 minuti di tempo trascorso per persona e, in generale, le donne hanno trascorso online mezz’ora in più degli uomini, dedicando in particolare 2 ore e 23 minuti alla fruizione da mobile e decisamente meno – un’ora circa – alla fruizione da PC. Anche dal punto di vista del tempo speso, emerge che sia i più giovani (18-34 anni) che la fascia più matura della popolazione (35-54 anni) dedicano abbastanza tempo all’online con una media di almeno 2 ore e mezza al giorno.

Audiweb gennaio 2018 .3
Search al vertice

Nel mese di gennaio, oltre alla categoria dei siti di ricerca che raggiunge il 91,3% degli utenti online, confermano almeno l’80% degli utenti le categorie: General interest portals & communities, con l’84,2% degli utenti online mese; Internet tools / web services (i siti dedicati ai servizi e tool online), con l’83,3% degli utenti; Member communities (i social network), con l’81,7% degli utenti; Software manufacturers (dedicati alla presentazione e aggiornamento di software), con l’81,6%%; Video / Movies, con il 79,8% degli utenti online).

Via DailyOnline
 
Di Max Da Via' (del 01/02/2018 @ 07:59:06, in Internet, linkato 782 volte)

L’Ofcom – l’autorità regolatrice delle società di comunicazione nel Regno Unito – ha rilasciato un interessante rapporto che permette di comparare le abitudini di utilizzo delle tecnologie di comunicazione in diversi paesi europei e non solo. L’analisi tocca molteplici aspetti, qui mi limito a riassumere qualche dato riguardante l’uso comparato di internet e dei social media.

Partendo dalle tecnologie di accesso, il report evidenzia che l’85% degli italiani adulti usa uno smartphone, in Spagna si arriva all’87% mentre negli altri paesi europei la percentuale è più bassa (UK al 75%).
Il tablet, in quasi tutta Europa, viene utilizzato da circa la metà dei consumatori intervistati. Il laptop è usato dal 68% degli italiani, in linea con le altre nazioni. Il desktop è usato dal 51% dei connazionali, mentre in UK e in Giappone la percentuale è crollata al 39%. Forse un segno di quello che potrà accadere fra qualche anno anche da noi.

device usage in europe 2017

Inevitabilmente, in tutte le nazioni, la maggior parte del tempo trascorso online avviene attraverso l’uso di dispositivi mobili. In Italia mediamente ogni persona naviga via smartphone (usando browser e app) 52 ore al mese, mentre in Spagna, Francia, Germania, Uk vengono superate le 60 ore e negli USA si arriva a 75 ore. Da desktop e laptop gli italiani navigano 21 ore al mese, in linea con gli altri paesi.

Le destinazioni più raggiunte da desktop e laptop sono ovunque i siti di Google (il motore di ricerca, YouTube e le altre applicazioni). In seconda posizione si piazzano le property di Microsoft, ma in Italia lasciano il posto a Facebook. Nel nostro paese al quarto posto c’è la galassia di siti di ItaliaOnLine e al quinto Amazon.
Se si guardano le destinazioni più raggiunte via smartphone svettano Google e Facebook, mentre Microsoft scompare (segnale del ritardo della sua strategia mobile first). Nelle altre posizioni spuntano i gruppi editoriali: L’Espresso, RCS, Mondadori.
Ma in mobilità gli italiani trascorrono più tempo sul social network di Zuckerberg che sui siti del gigante di Mountain View.

Top ten properties by reach accessed on smartphone and tablet, ranked by reach: August 2017

Questa preferenza viene confermata anche dai dati delle app con più utenti attivi ad agosto. In Italia sono state WhatsApp, Facebook, FB Messenger. Poi la classifica mostra delle differenza a seconda del sistema operativo utilizzato. In entrambi compaiono Instagram, Amazon, Spotify, Shazam (con un successo che da anni fatico a comprendere, replicato anche in Francia e Spagna).

La maggioranza dei navigatori di tutti i paesi accede ai social network dominante almeno una volta a settimana. Sono l’86% in Spagna e l’83% in Italia (in linea con gli USA), mentre i tassi più bassi sono registrati in Germania e Giappone.
Facebook è di gran lunga il più usato ovunque, con punte del 90% dei naviganti negli Stati Uniti. Se si considera l’uso da mobile Instagram guadagna il secondo posto ovunque. Twitter è al terzo posto, tranne che in Italia dove prevale ancora Google+ (altri miei dati lo danno in declino negli ultimi mesi), Francia e USA dove avanza Snapchat.

La rete è diventata la principale modalità di accesso alle notizie in cinque nazioni: UK, US, Australia, Spagna e Svezia (in quest’ultima il 49% di coloro che dichiarano di aver avuto accesso a news, indica internet come principale fonte). In controtendenza, per il momento, il nostro paese in cui il 59% dichiara una preferenza per la TV, solo il 29% si rivolge prevalentemente a internet.

Provando ad unire i puntini tra questi dati si può provare a tratteggiare un quadro delle abitudini dei navigatori europei. E’ chiara la prevalenza dell’accesso alla rete in mobilità, un fatto da cui non si torna più indietro. Ciò induce le persone a preferire le app al browsing (secondo ComScore ben l’89% del tempo speso online avviene “in app”).
Quelle su cui si trascorre più tempo si contano sulle dita di una mano e coincidono con servizi che permettono una comunicazione pubblica e privata, social e instant messaging, in mano a pochi colossi. Dunque è plausibile ipotizzare una tendenza del grande pubblico verso una dieta mediale poco varia sia offline (in Italia con la prevalenza della TV), che online. Un’abitudine che potrebbe favorire il consumo di informazioni “snack” a scapito dell’approfondimento, i giardini recitanti anziché il web aperto. 
A mio avviso l’unico antidoto al derivante rischio di chiusura in bolle informative non può essere demandato alla tecnologia o alla politica, ma risiede nella capacità di ognuno di noi di non smettere di coltivare la curiosità.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 28/12/2017 @ 18:45:36, in Internet, linkato 874 volte)

Il Mobile ha conquistato una posizione di primo piano in tutto il mondo: conta per oltre la metà dei minuti complessivi spesi online in 13 Paesi, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. In Italia questa percentuale si ferma al 62%, in linea con i dati di USA e Regno Unito.

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Tuttavia, una percentuale significativa della popolazione internet italiana è fortemente dipendente dai dispositivi mobili. Le persone che accedono al web esclusivamente da Mobile sono il 26% della popolazione italiana, una percentuale molto più alta di paesi come Germania, Regno Unito e Stati Uniti (rispettivamente 4%, 8% e 12%), mercati in cui la maggioranza accede da più piattaforme.

L’Italia risulta anche il mercato più polarizzato in assoluto per quanto riguarda l’utilizzo di app: oltre l’87% del tempo trascorso via mobile è infatti speso all’interno di un’app, ma in termini di reach in Italia solo 11 app riescono a raggiungere un livello di audience abbastanza consistente attorno al 20% di penetrazione (contro le 20 degli USA o le 17 del Regno Unito).
Queste alcune delle evidenze provenienti dalla relazione internazionale sull’uso dei dispositivi mobili per il 2017 di comScore, intitolata “Global Mobile Report”.

Questo nuovo studio si propone di esaminare le audience mobile, le categorie di contenuti e le applicazioni che stanno modificando il panorama digitale globale. La relazione si basa su dati multi-piattaforma relativi a 14 mercati internazionali (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Argentina, Brasile, Messico, Cina, India, Indonesia e Malesia) allo scopo di evidenziare trend globali e differenze regionali nell’utilizzo dei dispositivi mobili.

“L’adozione del mobile avviene in maniera tutt’altro che uniforme a livello globale”, commenta Will Hodgman, Executive Vice President of international sales presso comScore. “Questa relazione dimostra che identificare le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi sulle piattaforme mobili permette a proprietari di media, inserzionisti e relativi centri media di portare alla luce nuove opportunità potenziali in termini di audience e contenuti. Con l’ampliamento della misurazione delle audience mobile a livello granulare e basata su dati panel, comScore intende perseguire l’intento di individuare nuovi trend da azionare.”

Il Global Mobile Report si concentra sulle seguenti tematiche:
• La percentuale del tempo digitale complessivo dedicato al mobile (e alle app) con le relative quote di audience, approfondendo anche l’influenza dei modelli di utilizzo “mobile-only” sul panorama digitale;
• Le dinamiche a livello delle singole categorie di contenuti, identificando le categorie maggiormente caratterizzate da comportamenti “mobile first”;
• I comportamenti dei consumatori in relazione alle transazioni da mobile;
• I brand e le applicazioni mobile che hanno conquistato posizioni dominanti nelle categorie di Messaggistica Istantanea, Notizie, Retail e Social Media;
• La maturità del mercato globale delle app, con identificazione delle categorie che registrano una crescita costante.
I panel mobile migliorati in Germania, accanto a quelli di Francia e Argentina, hanno l’effetto di ampliare le già avanzate soluzioni comScore per la misurazione dell’universo mobile, le quali oggi si concentrano su ben 14 mercati globali. comScore è intenzionata a espandere ulteriormente le proprie capacità di misurazione del mobile a livello globale.

Via Spot and Web
 
Di Max Da Via' (del 06/12/2017 @ 07:36:29, in Internet, linkato 1025 volte)

Il Mobile ha conquistato una posizione di primo piano in tutto il mondo: conta per oltre la metà dei minuti complessivi spesi online in 13 Paesi, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. In Italia questa percentuale si ferma al 62%, in linea con i dati di USA e Regno Unito.

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Tuttavia, una percentuale significativa della popolazione internet italiana è fortemente dipendente dai dispositivi mobili. Le persone che accedono al web esclusivamente da Mobile sono il 26% della popolazione italiana, una percentuale molto più alta di paesi come Germania, Regno Unito e Stati Uniti (rispettivamente 4%, 8% e 12%), mercati in cui la maggioranza accede da più piattaforme.

L’Italia risulta anche il mercato più polarizzato in assoluto per quanto riguarda l’utilizzo di app: oltre l’87% del tempo trascorso via mobile è infatti speso all’interno di un’app, ma in termini di reach in Italia solo 11 app riescono a raggiungere un livello di audience abbastanza consistente attorno al 20% di penetrazione (contro le 20 degli USA o le 17 del Regno Unito).
Queste alcune delle evidenze provenienti dalla relazione internazionale sull’uso dei dispositivi mobili per il 2017 di comScore, intitolata “Global Mobile Report”.

Questo nuovo studio si propone di esaminare le audience mobile, le categorie di contenuti e le applicazioni che stanno modificando il panorama digitale globale. La relazione si basa su dati multi-piattaforma relativi a 14 mercati internazionali (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Argentina, Brasile, Messico, Cina, India, Indonesia e Malesia) allo scopo di evidenziare trend globali e differenze regionali nell’utilizzo dei dispositivi mobili.

“L’adozione del mobile avviene in maniera tutt’altro che uniforme a livello globale”, commenta Will Hodgman, Executive Vice President of international sales presso comScore. “Questa relazione dimostra che identificare le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi sulle piattaforme mobili permette a proprietari di media, inserzionisti e relativi centri media di portare alla luce nuove opportunità potenziali in termini di audience e contenuti. Con l’ampliamento della misurazione delle audience mobile a livello granulare e basata su dati panel, comScore intende perseguire l’intento di individuare nuovi trend da azionare.”

Il Global Mobile Report si concentra sulle seguenti tematiche:
• La percentuale del tempo digitale complessivo dedicato al mobile (e alle app) con le relative quote di audience, approfondendo anche l’influenza dei modelli di utilizzo “mobile-only” sul panorama digitale;
• Le dinamiche a livello delle singole categorie di contenuti, identificando le categorie maggiormente caratterizzate da comportamenti “mobile first”;
• I comportamenti dei consumatori in relazione alle transazioni da mobile;
• I brand e le applicazioni mobile che hanno conquistato posizioni dominanti nelle categorie di Messaggistica Istantanea, Notizie, Retail e Social Media;
• La maturità del mercato globale delle app, con identificazione delle categorie che registrano una crescita costante.
I panel mobile migliorati in Germania, accanto a quelli di Francia e Argentina, hanno l’effetto di ampliare le già avanzate soluzioni comScore per la misurazione dell’universo mobile, le quali oggi si concentrano su ben 14 mercati globali. comScore è intenzionata a espandere ulteriormente le proprie capacità di misurazione del mobile a livello globale.

Via Spot and Web
 
Di Max Da Via' (del 09/10/2017 @ 07:47:25, in Internet, linkato 809 volte)

Ancora numeri record per internet: il 75,2% degli italiani sul web, grazie a smartphone e social network. La crescita degli utenti di internet in Italia ha rallentato il ritmo, ma prosegue, seconda l’ultima rilevazione Censis. Nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% della popolazione, l’1,5% in più rispetto al 2016 (e il 29,9% in più rispetto al 2007). Il telefono cellulare è usato dall’86,9% degli italiani e lo smartphone, in particolare, dal 69,6% (la quota era solo del 15% nel 2009). Gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Notevole il passo in avanti di Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%.

La spesa per smartphone

22,8 miliardi la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati. Mentre tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2016 il valore dei consumi complessivi degli italiani ha subito una significativa flessione (-3,9% in termini reali), la spesa delle famiglie per gli smartphone ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom (+190% nel periodo 2007-2016, per un valore di poco meno di 6 miliardi di euro nell’ultimo anno). Anche gli acquisti di computer hanno registrato un rialzo rilevantissimo (+45,8% nel periodo). I servizi di telefonia si sono invece assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-14,3%, per un valore però di oltre 16,8 miliardi di euro nell’ultimo anno). E la spesa per libri e giornali ha subito un crollo verticale (-37,4%). Complessivamente, nel 2016 la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati ha superato i 22,8 miliardi di euro.

Tv… sempre più web

Raddoppia l’utenza della mobile tv. La tv tradizionale (digitale terrestre) cede qualche telespettatore, confermando però un seguito elevatissimo (il 92,2% di utenza complessiva, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2016). La tv satellitare raggiunge quasi la metà degli italiani (il 43,5% nel 2017). Cresce la tv via internet: web tv e smart tv raggiungono il 26,8% di utenza (+2,4% in un anno). Ed è decollata la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori, passati dall’11,2% al 22,1%. La radio tradizionale perde 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% di italiani radioascoltatori. La flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radio via internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). L’autoradio rimane lo strumento preferito dagli italiani per ascoltare le trasmissioni che vanno in onda in diretta (utenza al 70,2%). Complessivamente, la radio si conferma ancora ai vertici delle preferenze degli italiani, con una utenza complessiva dell’82,6% considerando tutti i vettori dei programmi radiofonici.

Il boom di Spotify e Netflix

Dal multimediale alle piattaforme multicanale. La grande novità dell’ultimo anno è rappresentata dalle piattaforme online che diffondono servizi digitali video e audio, come ad esempio Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio. Il dato è più elevato tra le persone più istruite, diplomate e laureate (rispettivamente, il 14,1% e il 13,3%). E praticamente raddoppia tra i più giovani: il 20,6% degli under 30 si connette ai servizi video e il 22,6% a quelli audio. È lo stesso concetto di internet che comincia a modificarsi: la rete diventa il veicolo di diffusione di contenuti che, pur viaggiando da un centro alla periferia, posso essere fruiti dagli utenti come e quando vogliono, influenzando l’immaginario collettivo degli italiani.

Flettono quotidiani e libri

Quotidiani e libri ancora in flessione. I quotidiani continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale. Oggi solo il 35,8% degli italiani legge i giornali. Negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa perdevano il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne acquistavano solo il 4,1% (oggi l’utenza complessiva è al 25,2%). Nel campo dei periodici, però, nell’ultimo anno si è registrata una ripresa sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%). Ma solo il 42,9% degli italiani legge i libri a stampa e il 9,6% gli e-book. Complessivamente, i lettori di libri si attestano al 45,7% della popolazione, confermando la ancora scarsa capacità dei libri elettronici di attirare nuovi lettori.

Giovani & Adulti

Forever young: il processo di “giovanilizzazione” degli adulti. I comportamenti mediatici dei giovani e degli adulti sono sempre più omogenei. Nel 2017 viene praticamente colmato il gap nell’accesso a internet, con una utenza dell’87,8% tra i 30-44enni contro il 90,5% dei 14-29enni. Lo stesso avviene per i social network (l’80,4% e l’86,9% di utenza rispettivamente), gli smartphone (l’84,7% e l’89,3%), la tv via internet (il 39,5% e il 40,9%) e gli e-book (il 15,4% e il 15,2%). Tra i media tradizionali si registra l’allontanamento degli adulti dai quotidiani a stampa, letti nel 2017 dal 27,5% rispetto al 46,6% del 2012. Anche in questo caso gli adulti si avvicinano ai giovani, tra i quali nel 2017 i lettori di quotidiani scendono al 23,6% rispetto al 33,6% del 2012. I modelli della comunicazione digitale si estendono, coinvolgendo pienamente anche le fasce adulte della popolazione. La rapidità d’accesso, la flessibilità nell’impiego dei mezzi, la connessione alle reti globali, l’abbattimento delle barriere di spazio e tempo, la personalizzazione dei palinsesti, la disintermediazione digitale, non sono fattori avvertiti come essenziali solo dagli adolescenti: ormai sono entrati nella vita quotidiana della maggior parte degli italiani.

Via DailyOnline
 

Nella classifica di giugno dell’informazione online, stilata da Prima sulla base dei dati di Audiweb Database, Repubblica,it è sempre saldamente in testa, come è ormai tradizione. Nelle posizioni successive ci sono stati però diversi sommovimenti, a cominciare dal secondo posto, conquistato da TgCom24. Il giornale online di Mediaset prosegue infatti la sua corsa (nell’ultimo anno è cresciuto del 31%) e supera di slancio il sito del Corriere della Sera, calato del 5,5% rispetto a maggio.

Perde terreno (-17%) anche l’altro quotidiano di Rcs, la Gazzetta dello Sport, che mantiene comunque il quarto posto. Al quinto si piazza Citynews, con i suoi 42 giornali locali online (più uno nazionale, Today.it), conquistando due posizioni rispetto al mese scorso. Anche LaStampa.it guadagna due posizioni, salendo al sesto posto, a spese di Donna Moderna. Nell’ultimo anno il sito del settimanale femminile di Mondadori è cresciuto del 57%, ma in giugno la sua corsa si è arrestata, con una perdita del 9% del traffico rispetto a maggio. Ancora più accentuata (-24%) la flessione del settimo classificato, il Messaggero, che dal quinto scende all’ottavo posto.

Nono si conferma Tiscali, con 538mila utenti unici nel giorno medio. In decima posizione si piazza TuttoMercatoWeb.com, superando l’Ansa. Quando il calciomercato stava entrando nel suo periodo clou, il sito fondato e diretto da Michele Criscitiello è cresciuto del 23%, in controtendenza rispetto agli altri siti sportivi: Gazzetta.it, come abbiamo già detto, ha perso il 17%; la stessa flessione ha registrato il Corriere dello Sport, mentre l’altro quotidiano del gruppo Amodei, Tuttosport, è calato del 12% rispetto a maggio.

Notevole l’exploit del Sole 24 Ore, che in giugno ha registrato un +16,2% rispetto a maggio e che in meno di un anno (dal settembre 2016) è salito dal 17° al 12° posto. Un’escalation che il quotidiano spiega con la nuova linea editoriale voluta dal direttore Guido Gentili di aumento della quantità e miglioramento della qualità dei contenuti specialistici, grazie al rafforzamento dell’integrazione tra carta e web. In particolare hanno influito in maniera positiva sugli accessi l’appuntamento con la dichiarazione dei redditi, gli effetti sui mercati dei recenti fatti di cronaca e le notizie dall’America di Trump.

Per interpretare i cali di diversi giornali online rispetto a un anno fa c’è da considerare che, come abbiamo più volte ripetuto, le rilevazioni di Audiweb per ora non tengono conto del traffico in app sui social network, che rapprersenta una quota importante dell’audience dei siti di informazione. Non ci sono stati invece fatti particolarmente rivelanti nel giugno dello scorso anno che potessero catalizzare l’interesse dei lettori online, salvo il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016, che ha suscitato un ampio dibattito anche da noi. Nel confronto con il mese precedente bisogno tener conto che in maggio c’è stata la conclusione del campionato di calcio italiano, con la vittoria della Juventus, fatto che indubbiamente ha inciso in particolare sul traffico dei siti sportivi. Da considerare anche gli accordi commerciali tra i vari siti (le cosiddette TAL, traffic assigment letters), che incidono direttamente sull’audience rilevata. A questo proprosito, la principale novità di giugno riguarda Repubblica, che ha eliminato il channel ‘Tom’s HW – Computer & Consumer Electronics News’, che era l’unica TAL attiva del quotidiano online.

Sulla base dei dati di Audiweb Database si può stilare anche un’altra classifica: quella degli editori di siti d’informazione. Nettamente in testa a questa particolare classifica è Gedi Gruppo Editoriale (la nuova denominazione del Gruppo Editoriale L’Espresso), con 2 milioni 79mila utenti unici complessivi nel giorno medio (nel giugno 2016 erano 2 milioni 175mila), cifra a cui vanno aggiunti i 598mila di LaStampa.it, visto che proprio in giugno si è compiuta l’integrazione di Italiana Editrice (che pubblica La Stampa) nel gruppo presieduto da Marco De Benedetti.

Al secondo posto sale il gruppo Mondadori, con 1 milione 998mila utenti unici, contro i 558mila di un anno prima; un exploit dovuto all’acquisizione di Banzai Media, che ha portato in dote siti frequentatissimi come PianetaDonna, Giallo Zafferano, Smartworld, Studenti.it e altri (in totale circa 2 milioni di utenti unici nel giugno 2016).

Terzo è Rsc Mediagroup (1 milione 722mila utenti unici); quarto Mediaset (1 milione 531mila); quinto Caltagirone Editore (913mila) con i siti dei suoi sette quotidiani (Messaggero, Corriere Adriatico, Gazzettino, Mattino, Leggo e Nuovo Quotidiano di Puglia). Triboo con i suoi 21 siti (tra cui i più frequentati sono DireDonna e Html.it) totalizza 764mila utenti unici; Citynews 633mila, la Rai 542mila, Tiscali 543mila, TC&C (l’editore di TuttoMercatoWeb) 510mila, Sky Italia 473mila.

Via Prima Comunicazione
 
Di Max Da Via' (del 15/06/2017 @ 07:31:26, in Internet, linkato 935 volte)

La total digital audience rilevata da Audiweb ad aprile ha raggiunto 30,4 milioni di italiani dai 2 anni in su, collegati almeno una volta dai device rilevati (PC e mobile – smartphone e tablet), complessivamente, per circa 2 giorni e 8 ore (56 ore e 24 minuti). Nel giorno medio sono stati 23,7 milioni gli italiani che hanno navigato dai device rilevati (PC e mobile – smartphone e tablet -, al netto delle sovrapposizioni tra i device), collegandosi in media per 2 ore e 25 minuti. Più in dettaglio, nel giorno medio sono stati 10,2 milioni gli italiani (+2 anni) che hanno navigato da un computer desktop e 21,2 milioni (18-74 anni) da mobile (smartphone e/o tablet), con 13,5 milioni di 18-74enni che hanno navigato esclusivamente da mobile.

Il profilo degli utenti

Dai dati sul profilo degli utenti online nel giorno medio risulta quanto sia molto diffuso l’uso abituale di internet tra i più giovani, in particolare tramite mobile. Infatti, sono online quotidianamente il 69% dei 18-24enni e il 67% dei 25-34enni, mentre la fruizione abituale di internet si attesta a poco più della metà dei 35-54enni (il 59,5%) e al 31,7% degli over 55 che abbattono la media complessiva nazionale.

La composizione dell’audience

La composizione dell’audience si riflette anche sui dati di consumo. Sono ancora i giovani di 18-24 anni a dedicare più tempo alla fruizione a internet, raggiungendo le 2 ore e 48 minuti, seguiti dai 25-34enni – online in media per 2 ore e 35 minuti – e dai 35-54enni – online per 2 ore e 27 minuti. Per quanto riguarda la distribuzione del tempo trascorso online, nel mese di aprile risulta che circa l’80% del tempo totale online è stato generato dalla navigazione da mobile (smartphone e tablet).

Mobile

Per i 18-24enni la fruizione di internet è principalmente da mobile, considerando che il 91,5% del tempo totale trascorso online da questo segmento è basato sul consumo in mobilità. Ma la navigazione da mobile è preferita in modo trasversale da tutti i profili, in particolare dalle donne maggiorenni, che ad aprile hanno dedicato l’84,8% del proprio tempo online alla fruizione da mobile, al pari dei 25-34enni, che vi hanno dedicato l’84,6% del tempo totale online.

Search sempre al vertice delle categorie Audiweb

Gli italiani online ad aprile, dopo “Search” (93,7% degli utenti nel mese), “General Interest Portals & Communities” (90,9% degli utenti), “Member Communities” e “Internet Tools / Web Services” (circa l’87% degli utenti), hanno preferito i contenuti video, nell’83,4% dei casi (categoria Video/Movies, con 25,4 milioni di utenti nel mese), i servizi di messaggistica da mobile, nel 77,5% dei casi (“Cellular Paging”, con 23,6 milioni di utenti nel mese), l’e-commerce, nel 72,8% dei casi (Mass Merchandiser), con 22,2 milioni di utenti.


Via DailyOnline
 
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