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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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L’Italia è il Paese con il più alto tasso su scala globale di acquirenti online che scelgono di comprare prodotti oltreconfine (79% vs dato medio a livello globale pari a 57%, media Europa 65%). In Europa il nostro Paese si posiziona davanti a Germania (73%), Spagna (63%), Francia (59%), UK (52%).  E’ quanto emerge dalla Global Survey “Connected Commerce” di Nielsen realizzata su un campione di 13.000 individui in 24 Paesi, con l’obiettivo di studiare motivi e modalità di approccio all’e-commerce nel mondo.

COSA SI FA ONLINE?

A prescindere dalla categoria merceologica che intendono acquistare gli italiani svolgono diverse attività online a: il 47% ricerca informazioni relative al prodotto, il 41% controlla e confronta i prezzi, il 33% intende individuare sconti, promozioni e coupon. Sul versante dell’advertising online si registra che il 6% degli italiani dice di aver cliccato su una pubblicità online, il 5% afferma di averne aperta una ricevuta via email, il 4% di avere lasciato like, commenti o tweet sulla pagina di un prodotto o store.

“Oggi ci troviamo di fronte a un consumatore che si sposta dal canale fisico a quello virtuale con estrema facilità – commenta   l’amministratore delegato di Nielsen Italia Giovanni Fantasia - E’ la tradizionale nozione di shopping experience che deve essere ridefinita. Le grandi catene della distribuzione devono passare da una visione di marketing lineare a un modello che genera valore in un contesto media e di canale sempre più frammentato. In altri termini non è più possibile affidarsi solo a messaggi di vendita accattivante, occorre fornire all’acquirente strumenti che possano facilitargli il processo d’acquisto, in termini di canale, metodi di pagamento, possibilità di raffronto dei prezzi sul mercato e disponibilità di applicazioni mobile”.

METODI DI PAGAMENTO

Dal momento che il contesto competitivo è in fase di trasformazione, questo si ripercuote anche sulle modalità di pagamento. A livello globale, il 53% degli intervistati ha dichiarato di usare la carta di credito ma, nello stesso tempo, ben il 43% ha usato sistemi digitali come PayPal, il 39% le carte prepagate o il bancomat, il 38% il bonifico, il 36% il contrassegno.
Per quanto riguarda l’Italia, oltre a PayPal – prima modalità con il 55% – i principali strumenti di pagamento sono: carta prepagata (51%), dato controcorrente rispetto a quello degli altri Paesi europei, come Francia al 5%, Gran Bretagna all’8%, e Spagna al 13%, carta di credito (42%), gift card rilasciata dal singolo negozio (27%) e contrassegno (25%).

MOTIVAZIONI ALLA BASE DELLO SHOPPING ONLINE

A spingere verso l’acquisto online è ancora la ricerca dell’affare migliore (42%), seguito dal trovare prodotti non disponibili negli store (39%), ricercare prodotti online prima dell’acquisto in negozio (39%), visitare il maggior numero possibile di siti per intercettare l’offerta al prezzo più basso (39%), guadagnare tempo (38%), cercare opinioni online per prendere decisioni (36%), accedere a punti vendita non localizzati nella zona di residenza (34%), non portare borse pesanti (30%).
Queste, invece, le motivazioni rilevate a livello globale: accorciare i tempi della spesa (53%), sondare le opinioni in Rete per prendere decisioni (50%), reperire ciò che non è disponibile negli store (49%), la migliore offerta (49%), accedere a store non presenti sul territorio (47%), intercettare online il prezzo più basso (47%), trovare maggiore assortimento (41%).

LE BARRIERE

Permangono però dubbi e resistenze verso lo shopping online in Italia: volere esaminare i prodotti di persona (56%), essere preoccupati perché la spedizione dei prodotti può avvenire quando non si è in casa (45%), perché i prodotti non siano rispondenti a quelli ordinati online (40%), per la freschezza del prodotto in base alla data di scadenza (39%), per la qualità del prodotto (38%). Il 44% dei consumatori italiani non acquista prodotti alimentari online se questo implica un pagamento per la spedizione.
In particolare, per quanto riguarda la moda il 30% dei nostri connazionali afferma di acquistare in store a causa dell’eccessiva lunghezza dei tempi di spedizione e per le spese online, mentre il 64% dichiara di acquistare online un cellulare solo se il prezzo è inferiore rispetto a quello praticato nello store.

Via Tech Economy
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Di Admin (del 26/01/2016 @ 07:27:33, in Social Networks, linkato 1125 volte)

L’Osservatorio di Blogmeter, che ha stilato la Top 10 delle campagne hashtag di dicembre più citate su Twitter, incorona il brand di beverage che raccoglie quasi 38.000 tweet con una campagna sul Natale

La Top 10 delle campagne hashtag di dicembre stilata dall’Osservatorio Blogmeter di Top Twitter Campaigns vede entrare in classifica diverse campagne legate al Natale, oltre a quelle dedicate ad alcuni temi sociali, del mondo del calcio e del Food. Fa storia a sé invece la campagna legata all’attesissima uscita del settimo episodio di Star Wars. La prima posizione nel rating appartiene alla campagna natalizia #VorreiFarFelice di Coca Cola Italia, che ha ruotato attorno al tema della condivisione. Su Twitter, il noto brand di beverage ha invitato gli utenti a twittare l’hashtag ufficiale e il nome dell’account, permettendo, mediante un servizio di autoreply, di fare degli auguri personalizzati. Il successo è stato travolgente: oltre  37.900 tweet per un totale di 10.600 autori unici e 22,5 milioni di unique impression. Il profilo Twitter di Coca Cola è risultato anche il più retwittato del mese, mentre il tweet più di successo è stato quello attraverso cui il fan club friulano dell’attrice Lodovica Comello le ha augurato Buon Natale. Sempre in tema di Natale, troviamo altre due campagne: in nona posizione #PassionForLife, l’iniziativa di Renault – protagonista la Reanult Twingo – che invitava gli utenti a condividere ciò che provavano sotto le feste natalizie (1.300 tweet). #MissioneEntusiamo di Nutella, si è invece posizionata al decimo posto con 1.300 messaggi e 1000 autori unici. Lanciata il 2 dicembre, era legata alla promozione della Christmas Limited Edition, i nuovi vasetti da un chilogrammo che avevano come protagonista il personaggio dei fumetti Snoopy.

Il Real-time Marketing di Star Wars

La tendenza dei brand di sfruttare il successo e la viralità di un fenomeno per realizzare attività di real-time marketing sta diventando sempre più diffusa soprattutto su Twitter. Anche a dicembre conquista una rilevante posizione in classifica una campagna legata a un fenomeno esploso su Twitter: l’attesa per l’uscita del settimo episodio di Star Wars. Diversi brand hanno colto la palla al balzo, adottando l’hashtag ufficiale del lancio del film @StarWarsIT #IlRisveglioDellaForza, trending topic per diversi giorni. In particolare FCA ha avviato una partnership con Lucasfilm e Disney e il 16 dicembre, giorno dell’uscita del film nelle sale italiane, ha sponsorizzato l’hashtag che, in quella singola giornata, ha collezionato 15.500 tweet per un totale di 8.400 autori unici arrivando al secondo posto in classifica.

Il grande seguito delle campagne sociali

I social network continuano ad essere un ottimo canale per amplificare il passaparola relativo alle campagne sociali. A dicembre ben quattro campagne che avevano un obiettivo di sensibilizzazione sociale e umanitario sono entrate nella Top 10. A partire dal terzo posto ottenuto da #NonMiArrendo, l’iniziativa promossa da Telethon, in concomitanza dell’annuale maratona televisiva che si è tenuta dal 13 al 20 dicembre, con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore della ricerca sulle malattie genetiche. La campagna ha raggiunto quasi 9000 tweet, la maggior parte dei quali collezionati il 18 dicembre, giorno in cui è andato in onda sulle reti Rai il Telethon Show 2015. E anche un’enorme visibilità (16,7 milioni di unique impression) grazie al sostegno di numerosi personaggi pubblici come Radja Nainggolan, Caterina Balivo, Giusy Versace e Luciana Littizzeto. Quinto posto, invece, per la campagna #IoCiMettoLaFaccia lanciata dai Patronati d’Italia attraverso l’account TiTuteliamo per protestare contro i nuovi tagli ai servizi dei patronati previsti dal Governo (2.300 messaggi). E sesto posto per #CorriConMe di Amnesty International (2000 tweet), l’iniziativa che ha promosso la maratona mondiale di raccolta firme a favore dei diritti umani.  Continua infine a riscuotere grandi consensi la campagna di  LAV Onlus e Animal Equality, #CoraggioConiglio, già in classifica a novembre, che in questa edizione riceve oltre 1.700 citazioni piazzandosi al settimo posto.

In classifica anche contest e campagne sportive

Bene anche la campagna che trattava del contest di Parmigiano Reggiano #MeglioIlMeglio che ha messo in palio un kit di tre pezzi di stagionatura diversa ai migliori post e tweet che descrivevano l’idea di “Meglio il meglio”. L’iniziativa si è posizionata al quarto posto totalizzandopiù di 4.900 tweet condivisi da un numero piuttosto esiguo di autori unici. All’ottavo posto infine #BeTheDifference, l’hashtag ufficiale della campagna con cui Adidas annunciava a maggio la “Football Revolution”. A dicembre la campagna è tornata in auge – totalizzando quasi 1.700 messaggi – grazie ai numerosi tweet dedicati alle due squadre di calcio di cui è sponsor tecnico, AC Milan e Juventus FC, che hanno portato grande visibilità in termini diimpressions (circa 9,7 milioni).

 

Via Spot and Web

 

 

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Quali saranno i trend della Digital Transformation nel business nel prossimo futuro? A rispondere a questa domanda ci hanno pensato diversi istituti di ricerca, tra cui ForresterGartner e IDC. Secondo Forrester, solo il 27% delle aziende di oggi ha una strategia digitale coerente, in grado di definire in dettaglio come l’azienda crea valore per i propri clienti attraverso il business digitale. Gartner afferma, tuttavia, che 125.000 grandi organizzazioni stanno lanciando iniziative di Digital Transformation e gli amministratori delegati si aspettano che le entrate dal digitale aumentino di oltre l’80% entro il 2020. IDC, invece, si aspetta che la percentuale di imprese che si concentreranno su progetti di trasformazione digitale in tutto il mondo raddoppierà entro il 2020 (dal 22% di oggi a quasi il 50%).

Le previsioni non si fermano qui e addirittura comincia a nascere un nuovo lessico: IDC parla dell’“economia della trasformazione digitale”, Gartner inventa il termine “business algoritmico” e Forrester di “Economia programmabile”. Tutti modi di dire che richiamano all’importanza della trasformazione digitale nel business e nelle aziende. Ma cosa significano? Per comprenderlo, Forbes ha messo insieme una serie di trend che vedremo realizzarsi nel corso del nuovo anno (ma anche successivamente), estrapolando i contenuti proprio dalle ricerche dei vari istituti. Ecco cosa è emerso:

1.     La Digital Transformation diventerà il driver strategico fondamentale per la maggior parte degli amministratori delegati: nel corso di quest’anno i CEO faranno uno sforzo notevole per integrare le diverse iniziative digitali in tutta l’azienda, creando una visione chiara, di lungo periodo, al fine di dimostrare (dati alla mano) come le esperienze digitali riusciranno a generare entrate; inoltre le industrie B2B inizieranno a colmare il divario digitale che c’è rispetto alle aziende B2C, nettamente superiori (ad oggi) nell’implementare strategie vincenti di digital transformation.

2.     I Big Data saranno la colonna portante della Digital Transformation: l’analisi dei dati farà risparmiare circa 60 miliardi di dollari all’anno entro il 2020; questo sarà possibile perché (mentre altre aziende ignoreranno i big data) alcune imprese utilizzeranno i dati per fornire servizi personalizzati ai propri clienti, ma riusciranno anche a implementare strumenti e competenze in grado di ricavare valore dal flusso continuo di informazioni. In sintesi, il successo della digital transformation sarà basato sull’analisi dei flussi di dati (dentro e fuori l’azienda) in grado di essere monetizzabili.

3.     Le iniziative digitali saranno legate ad una visione precisa e le aziende saranno riorganizzate in base ad essa: nel 2016 i decision maker delle aziende realizzeranno progetti digitali in grado di influire su tutta l’organizzazione, perseguendo pochi scopi ma efficaci; in dettaglio, dal punto di vista organizzativo potremo assistere alla nascita di figure professionali il cui scopo sarà unicamente quello di verificare l’attuazione della digital transformation.

4.     L’Internet of Things sarà un forte driver per la trasformazione digitale in tutti i mercati: entro il 2018 ci saranno almeno 22 miliardi di dispositivi funzionanti all’interno dell’ecosistema dell’Internet delle cose, portando ad uno sviluppo di oltre 200.000 nuovi servizi; le soluzioni dell’internet of things hanno il potenziale di essere concretamente applicabili in ogni tipo di attività economica e di cambiare in modo sostanziale le modalità con cui le persone e i consumatori si relazionano con le imprese e le loro catene del valore.

5.     La Digital Transformation richiederà nuove competenze e uno spostamento di investimenti verso il settore IT: entro il 2018 il 35% delle risorse IT sarà investito in progetti volti a creare nuovi flussi di entrate dal digitale ed entro il 2020 quasi il 50% del budget IT sarà legato esplicitamente a iniziative di digital transformation. Riuscire ad intercettare giovani talenti e la capacità di assumere le persone giuste al momento giusto diventerà una grande differenziazione competitiva. Inoltre le nuove competenze digitali, come la creazione di app per il mobile e il design thinking, diventeranno il “new normal” per lo sviluppo dei software.

6.     L’Intelligenza artificiale (IA) sarà un nuovo driver: entro il 2018 almeno il 20% di tutti i lavoratori utilizzerà le tecnologie di assistenza automatizzata per prendere decisioni e ottimizzare il lavoro; sempre Forbes sostiene che entro il 2020, software autonomi, che non rispondono direttamente al controllo umano, parteciperanno al 5 % di tutte le transazioni economiche. L’interesse per l’intelligenza artificiale è stato manifestato concretamente anche da Mark Zuckerberg ad inizio anno, quando ha dichiarato di voler sviluppare una propria IA personale per aiutarlo nella gestione del lavoro.

In sostanza la Digital Transformation avrà molto a che fare con aspetti fondamentali che riguardano da una parte i cambiamenti organizzativi delle aziende e delle società, dall’altro la dimensione tecnologica e analitica: l’importanza delle competenze così come degli investimenti è un fattore cruciale che sarà affrontato durante il corso dell’anno da diverse realtà; inoltre la diffusione sempre più elevata dell’Internet of Things, della Big Data Analysis e, gradualmente, delle intelligenze artificiali toccherà da vicino i mercati, fino ad obbligare le aziende a ristrutturarsi e ri-organizzarsi. Questo però non vuol dire solo spese e cambiamenti, ma anche nuove opportunità di risparmio e di guadagno grazie a servizi personalizzati e analisi sempre più potenti.

Via Tech Economy

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