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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 31/01/2007 @ 07:48:09, in Internet, linkato 2389 volte)

MySpace.com è pronta a sbarcare in Cina. Il magnate dei media, Rupert Murdoch, si starebbe preparando a lanciare il popolare sito di networking anche nella Repubblica cinese. Secondo indiscrezioni di stampa News Corp, il gruppo media guidato da Murdoch, avrebbe avviato le trattative per ottenere le necessarie licenze internet. Il nuovo progetto potrebbe vedere la luce già nel giro di qualche mese e avrà il suo quartier generale a Pechino. News Corp deterrà una quota inferiore al 50% e all’operazione parteciperà anche il fondo IDG-Accel China Growth Fund, controllato dalla International Data Group Technology Venture Investment. Il principale candidato a ricoprire il ruolo di Ceo della versione cinese di MySpace.com è Luo Chuan, già alto dirigente di Microsoft. MySpace vanta oggi 130 milioni di user in rapida crescita in tutto il mondo. La piattaforma è stata acquisita da Murdoch nel 2005 per 580 milioni di dollari.

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Di Gianluigi Zarantonello (del 30/01/2007 @ 19:58:26, in Segnalazioni, linkato 2956 volte)
Pensare in maniera creativa, apprendere velocemente, guidare il cambiamento: queste abilità si rivelano strategiche, specie se si compete in un ambiente globalizzato ed in rapida evoluzione. E che cosa accadrebbe se potessimo avere un grande genio come Leonardo da Vinci come mentore che ci aiuta a coltivare e sviluppare queste abilità?
 
Questo è lo stimolante incipit di un corso che mi sembra interessante segnalare: Le chiavi del Pensiero Creativo.  La lezione di Leonardo da Vinci
Con Michael J. Gelb, 30-31 marzo 2007.
 
Per chi fosse interessato questa è la pagina dell'evento.
 
 
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Di Altri Autori (del 29/01/2007 @ 07:54:29, in Tecnologie, linkato 2873 volte)

Principi di funzionamento, caratteristiche e vantaggi della nuova modalità per fruire dei contenuti digitali

 Come spesso avviene nel campo della microinformatica per il mercato di massa, il continuo progresso tecnico “quantitativo” (nella fattispecie: aumento della velocità, della capacità della memoria di massa, dell’autonomia della batteria e riduzione delle dimensioni, del peso e del prezzo), superata una certa soglia, permette anche un vero e proprio salto “qualitativo” nel tipo di applicazioni e di dispositivi che è possibile realizzare e lanciare sul mercato.

Nel caso dei dispositivi portatili con capacità multimediali come palmari, console portatili per videogiochi, lettori MP3 e lettori multimediali audio/video, la memoria di massa è cresciuta al punto che sono sempre più numerosi i dispositivi di costo abbordabile che risultano in grado di memorizzare centinaia di ore di musica o migliaia di brani, riproducibili con ottima qualità audio.

Quasi sempre è presente un display chiaro e ben visibile, con un pratico sistema di controllo che consente di selezionare velocemente il brano da ascoltare, liberando l’utente dalla quasi necessità di ascoltare i brani in ordine sequenziale o casuale; in alcuni tipi di dispositivi è perfino presente una qualche capacità di accesso wireless alla rete, via Wi-Fi o GPRS. La leggerezza, le minime dimensioni, la lunga autonomia di funzionamento a batteria consentono, poi, un comodo utilizzo in mobilità anche per lunghi periodi.

Questi “ingredienti”, contemporaneamente presenti in un unico dispositivo, aprono la possibilità di scaricare sul proprio lettore non soltanto un vasto repertorio di canzoni, ma anche registrazioni audio di altro genere, come notiziari, letture di libri (audiobook), trailer di film o semplicemente brani digitalizzati di programmi radiofonici o anche televisivi.

Dal Walkman all’iPod
Il fatto che il prodotto più rappresentativo e desiderato, stilisticamente molto curato e tecnicamente aggiornato, ormai vero e proprio emblema di questa categoria di dispositivi digitali, sia il riuscitissimo Apple iPod, ha reso quasi spontanea l’identificazione dei player multimediali con il termine pod. È immediato il parallelo con il mitico Walkman, un riuscitissimo prodotto Sony diventato poi un suo marchio commerciale ultraprotetto, anche se il termine era ormai entrato nel linguaggio comune per identificare un riproduttore portatile stereo di audiocassette con cuffia, indipendentemente dalla marca.

Rispetto all’antenato Walkman, la novità dell’iPod e di tutti i dispositivi che gli assomigliano (sebbene cerchino di differenziarsi nel tentativo di conquistare una propria identità) è, in fondo, la facilità e la velocità con cui enormi quantità di contenuti multimediali, non solo audio, possono esservi riversati per un ascolto in diretta (nel caso sia possibile una connessione in rete e quindi lo streaming) o in differita, attingendo alla memoria di massa del lettore.

Se ora grazie ai pod è possibile questa nuova forma di fruizione differita o in mobilità di programmi radiofonici, la cui diffusione via etere è detta broadcast, ecco che la lingua inglese ha partorito nel 2004 l’ennesimo neologismo tanto intraducibile quanto efficace: podcast. Alcuni sostengono, invece, che POD non sia altro che un acronimo di Personal On Demand; ai posteri l’ardua sentenza…

Il termine è talmente calzante ed entrato nell’uso comune da essere stato inserito già nel 2005 nel New Oxford American Dictionary, che ne dà la seguente definizione ufficiale: “Una registrazione digitale di un programma radio o simile, reso disponibile via Internet per il download su un riproduttore audio personale”.

Vantaggi del podcasting
Uno dei principali vantaggi del podcasting come modalità di fruizione di contenuti multimediali è sicuramente quello di poter differire con estrema facilità il momento dell’ascolto rispetto al momento della pubblicazione o trasmissione del materiale: una sorta di funzione timeshifting senza limitazioni, resa possibile dalla grande capacità di memorizzazione dei player multimediali, che immagazzinano i contenuti da riprodurre in seguito.

Appositi feed RSS vengono usati dagli autori o da chi diffonde i contenuti per annunciare nuove puntate di una serie, nuovi capitoli di un audiobook, nuovi argomenti di una discussione, nuove notizie di un canale informativo. “Sintonizzandosi” con questi feed è quindi possibile essere messi al corrente sulla disponibilità di nuovi contenuti interessanti e scaricarli sul proprio lettore.
Meglio ancora, si può fare in modo che l’operazione di individuazione di nuovi contenuti e il loro scaricamento sul lettore portatile avvengano in modo completamente automatico.

Esistono innumerevoli canali podcast sui più svariati argomenti, dai classici canali all-news alle comic strip quotidiane, dagli audiobook ai trailers di film. Sempre più numerose, poi, sono le radio che accanto al classico canale “hertziano” stanno adottando la forma pod­cast per diffondere la propria programmazione. Il bello è che gran parte dei materiali, spesso di ottima qualità, è disponibile gratuitamente.

RSS e Atom
Elemento fondamentale del sistema podcast è il formalismo con cui i siti intenzionati a pubblicare contenuti scaricabili possono esporne su Internet la lista in una rappresentazione che consenta a un programma automatico (detto aggregator) di individuare l’eventuale comparsa di nuovi contenuti. Il formato RSS, oggi giunto alla versione 2.0 considerata “definitiva”, ha avuto una storia piuttosto lunga e tormentata.

I precursori dell’RSS vero e proprio possono essere considerati il CDF (Channel Definition Format), introdotto nel 1997 da Microsoft per supportare gli ActiveChannel di Internet Explorer 4, e l’RDF (Resource Description Framework), un formalismo progettato per identificare e descrivere risorse in rete, standardizzato dal W3C nel 1999. L’RDF venne impiegato nel quadro di uno schema più ampio, l’RDF Site Summary (RSS), per descrivere l’intero contenuto scaricabile di un sito. Lo standard risultante, proposto nel 1999 da Netscape dopo una fase iniziale di sviluppo condotta in Apple, si chiamava RSS 0.9.

Successivamente, nonostante lo standard e le sue applicazioni stessero conoscendo una crescente diffusione, Netscape perse interesse nel guidare lo standard, che venne così preso in carico da un apposito gruppo, RSS-DEV, che nel 2000 emise lo standard RSS 1.0 proprio mentre, in parallelo, altri sviluppatori indipendenti proponevano versioni evolute dell’RSS 0.9. Nel 2002 si arrivò a un punto di unificazione con il rilascio della versione RSS 2.0, in cui all’acronimo veniva ufficialmente assegnato il significato di Really Simple Syndication, e la proprietà e manutenzione dello standard venivano assegnate ufficialmente alla Harvard University.

Con questa storia così poco lineare, non stupirà sapere che l’RSS non risulta essere uno standard progettato in modo particolarmente robusto e “pulito”. I suoi limiti consistono principalmente in un imperfetto recepimento di alcuni importanti standard del mondo XML e Internet, come il formato di rappresentazione di date, attributi e titoli, o come il processo di registrazione del MIME type usato per etichettare il tipo di flusso RSS.

Altro difetto dello standard RSS 2.0 è il fatto che la sua gestione non sia stata affidata a un ente normativo riconosciuto a livello internazionale ma a un soggetto privato, seppure autorevole (la Harvard University). Queste ragioni hanno portato alla comparsa, nel 2003, di uno standard alternativo, Atom, questa volta ratificato dall’IETF dopo la classica fase iniziale di brainstorming.

La comparsa di Atom come formalismo alternativo, unito alla dichiarata intenzione dei manutentori di RSS 2.0 di congelarne l’evoluzione a tempo indeterminato, fa presumere che in futuro il mondo del podcasting possa progressivamente migrare da RSS ad Atom, specialmente se in RSS dovessero emergere problemi o limiti incompatibili con eventuali nuovi tipi di contenuto o nuove forme d’utilizzo. Per questo, cominciano a vedersi degli aggregator che supportano sia RSS che Atom, ed è lecito aspettarsi che il trend continui nei prossimi anni.

Che cosa occorre
Qualunque lettore multimediale portatile collegabile al PC può essere usato per la fruizione di contenuti in podcast. Tutto quello che si deve fare è installare sul PC un apposito programma aggregator (per feed RSS), o più specificamente podcatcher (in particolare per feed RSS che annunciano contenuti destinati al podcasting) e lasciarlo attivo in background sul proprio PC.

Periodicamente, il podcatcher si collega con i feed RSS sui quali ci siamo registrati e verifica se sono comparsi nuovi contenuti. In caso affermativo, li segnala all’utente che può comandare manualmente il download oppure, se espressamente configurato per farlo, li scarica automaticamente sull’hard disk del PC in una apposita cartella.

In seguito, quando l’utente collega il lettore multimediale al PC, il podcatcher potrà trasferire automaticamente i contenuti sul dispositivo, oppure l’operazione potrà essere effettuata con un semplice drag and drop. Va da sé che l’operazione di trasferimento automatico è preferibile, in quanto garantisce che i contenuti presenti nei due file system siano perfettamente allineati, anche in caso di file omonimi recentemente modificati. In questo caso si parla di sincronizzazione, una funzione purtroppo non presente in tutti i sistemi.

Uno dei migliori esempi di integrazione fra podcatcher e lettore multimediale è, naturalmente, l’accoppiata iTunes+iPod proposta da Apple. Il software iTunes è un ottimo aiuto per l’organizzazione della propria libreria multimediale e per il download di nuovi contenuti gratuiti o a pagamento, ma soprattutto integra una funzione per la gestione dei podcast che si occupa sia di facilitare al massimo l’accesso a elenchi ragionati di podcast per categorie, sia di scaricare automaticamente i nuovi contenuti dei podcast quando compaiono, sia (ciliegina sulla torta) di sincronizzare automaticamente i contenuti dell’iPod con gli ultimi materiali quando il player viene parcheggiato nella sua sede, o comunque collegato al PC. L’utente non deve effettuare alcuna operazione e tutto avviene in modo automatico.

iTunes è probabilmente la soluzione di podcatching più completa e diffusa, ma è fortemente rivolto all’impiego con iPod: chi dispone di player multimediali di altro tipo non può sfruttare la sua comodissima funzione di sincronizzazione automatica dei contenuti. Vero è che rimane sempre l’opzione drag and drop per popolare manualmente il lettore, ma esistono alternative.

Per esempio, programmi di podcatching promettenti ma ancora in fase di maturazione sono l’open source Juice, il recente Doppler e l’interessante FireAnt (in grado di supportare anche target inusuali con capacità video come la Sony PSP e di scaricare contenuti via BitTorrent e in streaming ).

Il sito specializzato PodcatcherMatrix.org ha censito, ad oggi, ben 20 diversi programmi per il podcatching che differiscono, oltre che per il prezzo (molti, fortunatamente, sono gratuiti) per i sistemi operativi supportati, le funzioni accessorie come la gestione delle playlist, i download a orari programmati o a più riprese, la sincronizzazione più o meno automatica con iPod, PSP e Media Player, la capacità di riprodurre direttamente contenuti prima di trasferirli su un lettore, il supporto ai protocolli RSS o Atom per la descrizione dei feed e ai protocolli HTTP, BitTorrent e altri per il trasferimento dei contenuti. Scegliere il proprio podcatcher diventa allora quasi una questione di gusti: noi vi consigliamo di provarne diversi prima di decidere.

Una interessante alternativa ai podcatcher classici da installare sul proprio PC è quella dei servizi on line. In pratica, il podcatcher risiede su un server Internet e su quel server grava, quindi, il carico di lavoro per il controllo periodico dei feed e per il download e immagazzinamento dei contenuti via via pubblicati. L’accesso al servizio potrà avvenire da qualsiasi postazione Internet, liberando l’utente dalla necessità di portare con sé il PC e di riempirne il disco con contenuti spesso ingombranti solo per riscaricarli subito dopo sul lettore portatile. Per i gestori del sito, invece, il vantaggio è la riduzione del consumo di banda, visto che in caso di feed a cui sono registrati più utenti questo sistema permette di effettuare una sola scansione e un solo download per tutti.
 

Marco Mussini 

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Di Roberto Venturini (del 25/01/2007 @ 08:01:28, in Marketing, linkato 2527 volte)

Prodotti di nicchia, target di nicchia, marketing di nicchia.

Se sono in una nicchia sono speciale e mi sento meno solo (o più speciale) se mi strofino con gli altri tre gatti che appartengono come me al mini segmento.

In questi casi la creazione di una comunità può essere uno strumento di marketing molto centrato - ed è quello che ha fatto Toyota, per coccolare, rassicurare, gratificare gli acquirenti delle vetture ibride.

Il sito messo su dalla casa automobilistica giapponese fa leva sulla comunità e sul network sociale - proponendo ai circa 600,000 proprietari di incontrarsi virtualmente sulla base dei propri profili (per confronto,negli USA si vendono attualmente credo almeno 13 milioni di autovetture all'anno), condividendo le proprie eperienze e i motivi di una scelta di acquisto ancora tanto anticonvenzionale.

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Di Altri Autori (del 24/01/2007 @ 07:42:32, in Pubblicità, linkato 2405 volte)

Servono già per comunicare, scaricare la musica, navigare su internet, effettuare piccoli pagamenti. Ora, la nuova frontiera dei telefonini sembra quella della pubblicità : un'opportunità di profitto già ben sviluppata in Asia che sembra cominciare a sedurre anche l'Europa.

Se infatti, in un primo momento gli operatori del Vecchio Continente si dimostravano scettici nei confronti della trasformazione del cellulare in nuovo privilegiato strumento di marketing, le cose sembrano pian piano cambiare e gli advertiser e compagnie telefoniche stanno cominciando a valutare le opportunità del business.

Anche gli utenti sembrano più propensi a ricevere sms pubblicitari sul telefonino, a patto che si tratti di spot mirati e – soprattutto – che consentano di usufruire dei servizi in maniera gratuita o quanto meno scontata.

Molte aziende di successo, tra cui Coca Cola, Reebok, Jaguar, Peugeot e Air France hanno già utilizzato il telefonino come veicolo pubblicitario , trasmettendo pubblicità sotto forma di sms, banner per la versione mobile dei loro siti, o di contenuti speciali da scaricare. Forme di promozione che tuttavia hanno riscosso successo soprattutto sui mercati asiatici.

Anche gli operatori occidentali, tuttavia, hanno finito per credere alle opportunità del marketing mobile: in Francia, ad esempio, Orange offre agli advertiser un pacchetto pubblicitario ‘ triple play ' che abbina ai canali tradizionali – internet e tv – anche il telefonino.

Il telefonino, del resto, è uno dei mezzi di comunicazione dai quali più difficilmente l'utente si separa e rappresenta dunque un canale tra i più privilegiati per gli advertiser.

Si tratta inoltre di uno strumento estremamente ‘ flessibile ' che apre diverse opportunità e permette di diversificare l'offerta nei modi più disparati. Un sito di viaggi, ad esempio, può comunicare ai potenziali clienti informazioni sponsorizzate sul meteo.

Prima che il mobile advertising possa affermarsi come medium pratico, dicono gli analisti, bisogna risolvere alcuni aspetti fondamentali , tra cui i modelli di business, la condivisione dei profitti, oltre a questioni prettamente tecniche come la misura dello schermo dei cellulari, disponibilità di banda, interoperabilità delle reti e ancora il tipo, la lunghezza e la frequenza degli spot e via dicendo.

Se tutto andrà per il verso giusto, comunque, il settore dovrebbe decollare per generare quest'anno introiti per circa 1,5 miliardi di dollari , più o meno il doppio dello scorso anno.

Dopo aver invaso le strade, la televisione, internet e ogni mezzo di comunicazione disponibile – ivi comprese diverse parti del corpo di irriducibili della reclame – gli spot pubblicitari diventeranno dunque onnipresenti anche sui telefonini?


Alessandra Talarico

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Di Altri Autori (del 22/01/2007 @ 08:23:56, in Internet, linkato 2317 volte)

Pronto il primo motore di ricerca per anziani. La guida per seniores si chiama Cranky.com e condurrà per la rete le persone con più di 50anni. Il progetto è nato dalla collaborazione del gruppo media americano Eons e della società di ricerce di mercato Compete. Si fonda sull’idea che le persone di una certa età non hanno lo stesso approccio alla rete di chi è giovane e per questo i risultati devono essere selezionati e tarati per soddisfare la facia di età di chi è meno giovane e meno allenato alle tante informazioni che arrivano dal web. Come ha spiegato, Jeff Taylor, il fondatore del google per chi ha i capelli grigi: è molto semplice avviare la ricerca “viaggio in Cina” con uno dei grandi motori della rete. E’ difficile invece orientarsi tra i 60 milioni di risultati ottenuti. Ai suoi user Cranky faciliterà il lavoro fornendo soltanto quattro risultati a ricerca.

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Di Altri Autori (del 19/01/2007 @ 07:33:43, in Prodotti, linkato 2596 volte)

Così come da tempo fa l'Economist con il Big Mac, una banca australiana valuta il potere d'acquisto dei consumatori nel mondo utilizzando il lettore di Apple 
 
Non più solo un lettore Mp3 ma anche metodo per confrontare il potere d'acquisto dei consumatori nel mondo. L'iPod ripercorre lo stesso cammino dell'hamburger di McDonald's e, forte del suo successo planetario, diventa uno strumento per verificare la situazione delle valute nei vari Paesi. L'idea è venuta alla Commonwealth Bank, una delle più importanti banche australiane, che non ha fatto altro che imitare l'Economist, il settimanale inglese che ha inventato nel 1996 il Mac Index prendendo come punto di riferimento il panino con l'hamburger di McDonald's. L'istituto di credito australiano ha preso come punto di riferimento l'iPod Nano rilevandone il prezzo in 26 Paesi.

L'indagine mostra i prezzi della versione da due giga espressi in dollari Usa e indica che sono i brasiliani a pagare di più per accaparrarsi l'iPod, dovendo sborsare 327,71 dollari, una cifra ben superiore al prezzo che devono pagare i clienti indiani (222,27 dollari). In Italia il lettore costa 192,86 dollari, un prezzo che pone al 13° posto dopo la Spagna e prima della Germania.
L'iPod più economico si trova in Canada dove si paga 144,20 dollari mentre in Francia il prezzo sale fino a 205,80 dollari Gli Usa sono al quarto posto con un prezzo di 149 dollari.
 
smaunews.it

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Il contro-product placement: Marlboro al cinema? No grazie, dice il produttore

Philip Morris ha chiesto (negli USA) alle compagnie cinematografiche di astenersi dal mostrare i prodotti della multinazionale del tabacco nei film.

A questo scopo avrebbe prodotto addirittura spot appositi destinati a registi e operatori del settore per evitare che si verifichino situazioni di product placement non controllate.

La mossa è spiegabile in modo molto semplice. Se una Marlboro appare al cine e un giovanotto inizia a fumare a causa di questa esposizione, piombano addosso alla Philip Morris migliaia di attivisti antitabacco e alcune decine di enti statali, senza parlare della giustizia, tribunali e un rinforzo delle Giubbe Rosse canadesi.

Insomma, di questi tempi si rischia troppo a parlare dei propri prodotti, se si è nel tabacco: date un'occhiata al sito Philip Morris italiano - è praticamente impossibile capire che marche producono - esce solo che loro sì fanno sigarette ma che si dano un gran da fare perchè la gente smetta di fumare o non inizi, etc etc.

In effetti, da molte parti si accusano le imprese del tabacco di essersi ampiamente approfittate del product placement apparentemente "spontaneo", in quanto proibito da un accordo firmato dalle imprese del settore nel 1998 nel quale si impegnavano a non promozionare i prori prodotti al cinema.
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Di Max Da Via' (del 15/01/2007 @ 07:28:47, in Comunicazione, linkato 3605 volte)
Sempre più aziende puntano su una maggiore diversificazione all’interno delle proprie strategie di advertising, favorendo progetti di comunicazione locale a discapito della pubblicità sui canali tradizionali, primo tra tutti la televisione.

Anche American Express, uno dei principali player mondiali nel settore delle carte di credito, per il 2007 ha tra gli obiettivi di comunicazione in Italia quello di aumentare le iniziative locali sul territorio. Con una notorietà spontanea del marchio che supera l’80%, l’azienda ha infatti deciso di rivolgersi al proprio target focalizzandosi sempre più sul territorio, utilizzando quando necessario testimonial locali.

Un primo esperimento è stato condotto nel periodo natalizio a Milano, con un investimento complessivo di 700.000 Euro completamente dedicato a media locali (prevalentemente stampa e affissioni). Ma il responsabile marketing italiano di Amex, Paolo Famiglini, sottolinea come l’utilizzo di mezzi alternativi e nuovi canali “vuol dire anche collaborare con associazioni territoriali che consentano di creare comunicazione nei punti vendita o lungo la strada, tutto quello che può essere utile per accompagnare il consumatore dal mattino alla sera”.

L’investimento in comunicazione di Amex nel 2006 è stato di 25 milioni di Euro, dedicato per il 40% all’advertising e per il 60% al below the line, con un incremento complessivo rispetto al 2005 del 30%. Anche per il 2007 gli investimenti in comunicazione aumenteranno di un altro 30% sull’anno precedente, attestandosi attorno ai30 milioni d Euro.

Via Economy
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Di Altri Autori (del 11/01/2007 @ 07:36:33, in Prodotti, linkato 2856 volte)
È stato finalmente partorito dopo una estenuante attesa il tanto rumoreggiato iPhone. Chimera a lungo ambita ha mantenuto le promesse, o quasi. Al Macworld 2007 di San Fransisco Steve Jobs ha presentato il nuovo gioiello di casa Apple - e non più Apple Computer - riprendendo un discorso iniziato con Apple Newton ben 14 anni fa.



Tre prodotti in uno, esteticamente non fa una piega, ma solleva diversi dubbi riguardo la sua ergonomia - questa scienza sembra essere passata improvvisamente di moda nel mondo della telefonia. L'ampio multi-touchscreen sarà probabilmente il fulcro del successo di questo prodotto. Apple gode di ottima fiducia da parte dei suoi utenti e ci si aspetta che siano state prese le necessarie precauzioni e siano stati analizzati tutti i possibili problemi prima del suo lancio.



Dubbi e curiosità rimangono. Come si comporterà lo schermo dell'iPhone in situazioni quotidiane ma 'non ottimali'? Sarà sufficientemente resistente ai graffi? ovviamente si, altrimenti sarà un flop e da Apple - che sarebbe recidiva dopo l'esperienza dell'iPod Nano - proprio non ci si aspetta. Dunque come reagirà se una goccia di pioggia bagnerà lo schermo? e se l'utente indossa i guanti riuscirà comunque a scrivere il messaggio premendo con la dovuta precisione? e se l'utente non ha le mani pulite e imbratta tutto?

Con la maggior parte dei telefoni attuali - almeno quelli con i bottoni ben riconoscibili al tatto - ho la possibilità di scrivere e telefonare senza guardare il display. ora come faccio? niente più messaggini da sotto il banco per i futuri maturandi e niente telefonate mentre siamo impegnati e non possiamo abbassare lo sguadro? È davvero sempre necessario rinunciare a una funzione per accoglierne altre? Si tratta forse di una evoluzione tecnologica condita da compromessi pratici?



Ultimo dubbio riguarda la durata della batteria in standby, mentre per quanto riguarda il software sono convinto che sarà un successo e si rivelerà essere una spanna (anche due) sopra la concorrenza. Mi auguro che i dubbi - che viene spontaneo porsi di fronte a questo nuovo 'telefono' - saranno lietamente spazzati via nei prossimi mesi dimostrando che l'iPhone, come gli altri prodotti di Apple, fa della funzionalità la sua vera forza.

Ad ogni modo vendedo il keynote - disponibile in streaming - iPhone sembra veramente un bel prodotto e ovviamente molti di noi non vedono l'ora di averlo. Anche il mercato sembra sembra ottimista facendo registrare alla chiusura dei mercati uno stimolante +7.10 (8.31%). Vedremo, ci resta solo da aspettare. Intanto è quantomeno curioso ripercorre galleria dei vari 'fake' di iPhone comparsi sulla rete in questi mesi.

Riccardo Giraldi

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