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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Venturini (del 31/07/2008 @ 08:07:09, in Comunicazione, linkato 1969 volte)
Per le agenzie coinvolte nel programma spaziale americano, la comunicazione col pubblico è sempre più una priorità, un elemento che determina il loro successo: in un clima di taglio di fondi l’interesse del pubblico è un fattore importante nel determinare quale progetto avrà i soldi per continuare.

Chi ha visto Apollo 13 (il film) si ricorda che per mancanza di audience TV il programma Apollo fu cancellato anticipatamente.

Per evitare questo rischio, gli addetti ai lavori stanno cercando di sviluppare progetti di comunicazione destinati alle persone, sempre più engaging. Dopo lo straordinario successo di interesse del primo robottino su Marte (vi ricordate? Sojourner…) che seppe usare molto bene un Internet agli albori, dopo una comunicazione ben confezionata per i due rover Spirit e Opportunity che ancora adesso scorazzano sulla superficie di Marte, ora tocca a Phoenix innovare.

Phoenix è una roba noiosissima. Non va in giro, non compie imprese epiche. Tutto quello che sa fare è fare foto, scavare da ferma con una paletta e analizzare i campioni presi. Ma sa fare una cosa innovativa: sa parlare in prima persona. Su Twitter.

L’idea di Rhea Borja, Media Relations Officer al Jet Propulsion Laboratory è stata quella di costruire una sorta di personalità artificiale per la macchina… nel senso che è Veronica McGregor, manager dello stesso ufficio, a impersonare la sonda, tenendo aggiornato il mondo non (solo) con le consuete release stampa per addetti ai lavori ma anche con un linguaggio più fresco, sintetico, umano.

Sparando fino a 10 messaggi al giorno su Twitter, in cui la macchina (virtualmente) dà informazioni, aggiorna, risponde alle domande del pubblico… e si abbandona alle emozioni. Con messaggi quali «Are you ready to celebrate? Well, get ready: We have ICE!!!!! Yes, ICE, *WATER ICE* on Mars! w00t!!! Best day ever!!» o «And the great news is, the soil shaking finally worked! I've got an oven full of Martian dirt to analyze, and a lot of happy scientists».

Ci sono già oltre 28.000 “ascoltatori”, senza poi contare quelli che seguono la pagina di Facebook messa su dal JPL.

Un pubblico giovane, tecnofilo, che potrebbe trovare noioso interagire con la NASA, porre le proprie questioni e curiosità a un ente, ma che può trovare normale e affascinante parlare (anche se solo metaforicamente) con una macchina, specialmente se dotata di tratti caratteriali simpatici, divertenti, contemporanei.

E sono spesso persone che non sono particolarmente appassionate di spazio, non sono dei tecnici, sono solo persone che apprezzano una bella storia, apprezzano avere uno spiraglio attraverso il quale origliare quello che succede su Marte, avere uno sguardo sul dietro le quinte, prima che lo pubblichino sui giornali, sapere in tempo reale come sente, che cosa pensa, che cosa combina quel robottino piantato sul gelido polo marziano, con brevi messaggi accessibili anche dal cellulare, dal palmare, da dovunque.

Fatto non disprezzabile, per la sua natura di sinteticità e di informalità, un flusso di Twitter è infinitamente più semplice, rapido e meno costoso da gestire di un sito o di un blog. Poco sforzo, un bel risultato.

Di conseguenza, dato il successo di pubblico è possibile che si sia solo all’inizio di un trend di comunicazione che vedrà le macchine “famose” (o destinate a diventarlo) assumere una propria personalità, un carattere...? (diventando quindi di conseguenza un Brand....)
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Di Altri Autori (del 30/07/2008 @ 07:18:49, in Internet, linkato 2441 volte)

Lo scorso aprile è stato il mese dello storico sorpasso da parte di Facebook ai danni di MySpace, in termini di visitatori unici mondiali, ma il duello tra i due social-network per eccellenza è più che mai attivo.

I dati dell'istituto di ricerca comScore hanno evidenziato che Facebook, nato nel febbraio del 2004 da una geniale idea dello studente diciannovenne Mark Zuckenberg, ha raggiunto il più datato portale di proprietà di New Corp, che ha debuttato in rete nel novembre 2003, superando quota 100 milioni di visitatori unici in tutto il mondo.

Diversa la situazione negli Stati Uniti, che continuano a premiare MySpace con 72 milioni di visitatori unici al mese, contro i 36 milioni del social network di Zuckerberg e Moskovitz. Negli ultimi 12 mesi Facebook ha aggiunto ben 75 milioni di visitatori unici mensili, ma solamente 13 di questi erano localizzati suolo americano. Secondo una stima approssimativa, saranno necessari oltre 4 anni perché Facebook possa raggiungere il suo nemico MySpace negli States.

Quali sono le differenze e i valori aggiunti dell'una o dell'altra piattaforma che li rendono competitivi l'uno con l'altro e nei confronti dei nuovi astri nascenti del settore?

PRIVACY: si tratta della questione più spinosa per ciò che concerne il social networking in generale. Fra i due contendenti è Facebook ad aver la peggio: la sezione 'home' permette infatti di visualizzare tutti movimenti dei propri contatti e dei contatti dei propri contatti. In parole povere le informazioni personali e soprattutto le foto degli utenti, anche protette da privacy, sono visibili da tutti i contatti a essi collegati anche tramite un contatto comune e non per scelta diretta. Su MySpace è invece possibile 'chiudere' il proprio profilo e renderlo accessibile esclusivamente ai contatti autorizzati.

POPOLARITA': il sistema studiato da Facebook secondo il quale l'unico modo per visualizzare le pagine del sito è attivare una rapida registrazione fa schizzare il numero dei profili coinvolgendo anche persone inizialmente non interessate a partecipare al progetto. Registrarsi a MySpace non è una condizione necessaria per visualizzare i profili, se essi sono aperti al pubblico ovviamente, e diventa quindi una scelta autonoma dell'internauta.

FOTO:
si tratta di una prerogativa di Facebook e lo elegge quindi vincitore a priori. Fin dalle prime versioni è possibile caricare foto, dividerle in album e 'taggare', segnalare le altre persone presenti sia nella foto sia nella community, i propri amici. Anche MySpace si è adeguato ma la distribuzione caotica della home dei profili non rende giustizia a questa possibilità. Unico punto a favore del social network di News Corp è relativo alla sovracitata questione della privacy, che non difende a dovere gli scatti pubblicati su Facebook.

APPLICAZIONI: si tratta dell'escamotage che porta gli utenti a fare un uso più ingente della piattaforma. Da un parte MySpace permette una rudimentale attività di blogging e la possibilità di dare ampia visibilità a file audio e video. Dall'altra Facebook offre una miriade di applicazioni più o meno utili e più o meno serie che permettono di coinvolgere i propri contatti e di avere un ruolo attivo sulla propria pagina quotidianamente.

COMMUNITY: questa la caratteristica che divide maggiormente i due contendenti. MySpace si è progressivamente trasformato in una vetrina per i gruppi musicali emergenti, dando loro visibilità e, in alcuni casi, portandoli al successo. Questa caratteristica fa sognare i giovani complessi di tutto il mondo ma diventa una scocciatura per gli utenti privati e riduce le intenzioni di chi contatta a semplice auto-promozione. Diversa la questione per ciò che riguarda Facebook, che mette in contatto amici di vecchia data, attraverso le reti legate a Istruzione e Professione, e promuove contatti 'spontanei'.

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Di Altri Autori (del 29/07/2008 @ 07:26:54, in Tecnologie, linkato 1692 volte)

L'editore Scribner and Simon & Schuster Digital ha siglato una partnership con Marvel Entertainment e CBS Mobile per offrire l'inedito "N" come sotto forma di 25 episodi video da vedere su cellulare o web.

Ogni episodio dura circa due minuti e non costerà nulla agli urenti mobili. Sul web è possibile acquistare blocchi di cinque episodi su CBS Audience Network e NisHere.com 0,99 centesimi oppure acquistare l'intera stagione a 3,99.

"Mi sono sempre interessato ai nuovi sistemi di distribuzione per i racconti - spiega King - e sono sempre stato curioso su come funzionano questi sistemi con la realtà del raccontare storie. Secondo me questa funziona estremamente bene".

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 25/07/2008 @ 07:51:31, in Aziende, linkato 4051 volte)

L'emittente musicale Mtv ha presentato il suo nuovo palinsesto autunnale, che fa ancora una volta dei giovani il suo centro nevralgico e punta sul cambiamento e sull'innovazione. Tra le novità dell'area musica, ci sarà Lazarus, viaggio on the road di Alessandro Cattelan e Francesco Mandelli nell'anima musicale dell'America, e il Videojukebox, in cui grazie a una piattaforma crossmediale sarà il pubblico a decidere tramite sms i video da mandare in onda.
 
È sempre la musica protagonista di Girlicious, l'evoluzione del reality Pussycat Dolls, che andrà alla ricerca di nuove band, tutte al femminile.
 
L'Mtv Day 08, in programma il 13 settembre da Genova, darà inizio alla stagione degli appuntamenti con la musica dal vivo, come il Chupa Chups Live in onda da Barcellona previsto per fine settembre, il Coca Cola Live@Mtv, a Roma a ottobre; e ancora concerti a casa degli spettatori come i Live@your place, e gli Emas che quest'anno si svolgeranno a Liverpool. Sul fronte delle serie tv, arriva il realyity Paris Hilton's my new bff, in cui venti giovani ragazzi proveranno a diventare il miglior amico della bionda ereditiera, Reaper è una nuova serie americana che mescola ironia, fantasy e horror, Clueless vedrà protagonista una teenager di Bevery Hills, alle prese con le tematiche dell'età adolescenziale, mentre Buzzin seguirà le avventure di due giovani musicisti che vogliono diventare famosi a Malibu.
 
Altra novità del prossimo palinsesto è Mtv Confidential che, ambientato in 5 istituti superiori della nostra penisola, racconterà la vita quotidiana dei ragazzi di oggi. Tra le conferme, Il Testimone di Pif che ritorna con 14 puntate a parlare ai giovani e a farli confrontare su tematiche scomode e spiazzanti e Very Victoria, il talk di Victoria Cabello.
 
Per le inizitive pro-social del palinsesto, Mtv Italia si concentra quest'anno sui diritti umani. Dal 17 al 19 ottobre si terrà lo Stand Up Day contro la povertà nel mondo mentre con La legge di Mtv, per la prima volta in televisione, una rete si farà carico di progettare, proporre e sostenere un progetto di legge che sarà presentato al Parlamento.

Il gruppo si sta preparando anche a realizzare un altro ambizioso progetto: creare una catena di ostelli per i giovani con il proprio marchio. "Abbiamo costruito il progetto Mtv Hostels - ha detto l'ad Antonio Campo Dall'Orto durante la presentazione del palinsesto autunnale per l'Italia - e stiamo sondando diversi imprenditori alberghieri a livello internazionale. Non siamo ancora alla fase operativa, serve un partner con la necessaria capacità finanziaria e concretezza". Il progetto prevede una "facile accessibilità", cioè prezzi bassi, "ma anche attenzione alla forma e allo stile". Le strutture, per esempio, avranno i soffioni della doccia a forma di microfono e un'area dedicata alla musica.

L'idea, ha proseguito l'ad, risponde alla strategia di allargare sempre di più le fonti di reddito del gruppo partendo dal tentativo di "concretizzare l'esperienza" del telespettatore allargandola a nuove forme di comunicazione. Una scelta, abbinata all'espansione su nuovi mercati come il lancio di Mtv Grecia e Mtv Africa, che in Italia ha portato a ricavi che per il 50% derivano già oggi da fonti diverse dalla pubblicità televisiva tradizionale e che nel giro di tre anni raggiungeranno il 70%. E' un dato, ha detto Campo Dall'Orto, che oggi "ci fa stare più sereni" rispetto ad altri gruppi televisivi, nonostante le difficoltà del mercato.

"Per fare comunicazione in una fase di stallo - ha continuato - occorre puntare ancora di più sugli elementi di innovazione". Da questo punto di vista l'Italia, ha concluso l'ad, darà un contributo molto importante con due strutture interne: il centro di produzione Playmaker e il gruppo di lavoro "Milan Design Studio". Quanto all'iniziativa italiana Mtv Mobile, offerta di telefonini e servizi in collaborazione con Tim, Campo Dall'Orto ha detto che "i primi segnali sono positivi e oltre le attese": 30mila apparecchi distribuiti ai negozi in due settimane.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 23/07/2008 @ 07:53:19, in Marketing, linkato 1885 volte)

Crolla sotto il peso della dea pubblicità uno dei suoi più acerrimi nemici: TiVo, divenuta famosa per aver lanciato una sorta di videoregistratori in grado di registrare programmi televisivi senza interruzioni pubblicitarie, ha annunciato un accordo con Amazon per trasformare il telecomando in uno strumento per acquistare prodotti reclamizzati e promossi durante alcuni show, quali The Oprah Winfrey Show e The Late show with David Letterman.

"Il nostro obiettivo è quello di lavorare con l'industria media per far sì che la pubblicità in Tv abbia maggiore effetto. Quello che stiamo cercando di fare -  ha spiegato l'amministratore delegato di TiVo, Thomas S. Rogers - è gettare le basi per un nuovo modello di business in televisione".

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 21/07/2008 @ 07:45:25, in Internet, linkato 2068 volte)

Che fai adesso? È la domanda essenziale. Una sorta di codice che attiva la comunicazione tra conoscenti. E online è diventata lo "status update". Una funzione che da tempo si diffonde sui social network. Lanciata da Twitter. Resa popolare da Facebook. Il flusso dei brevi messaggi che rispondono alla domanda «che fai adesso?» tiene insieme piccoli gruppi di amici. Diventa un'altra forma di socializzazione. È una nuova goccia nel mare delle novità? Per qualcuno è la prossima onda dell'innovazione internettara. Per altri è trascurabile. Forse è un fenomeno leggero, ma pone una domanda seria. «Internet: che fai adesso?».

Ebbene. I social network sono piattaforme che consentono alle persone di esprimere una personalità digitale e di connettersi ad altri. Se n'è parlato per le cifre astronomiche che NewsCorp ha pagato per MySpace, America Online per Bebo, la Microsoft per una piccola quota di Facebook. Centinaia di milioni di persone li usano: circa il 39% dei navigatori intervistati da Gartner in 18 paesi, tra i quali l'Italia. Si tratta di servizi che hanno conosciuto una crescita straordinaria e che ultimamente hanno dato segnali di rallentamento. Lo stesso era successo ai podcast. E ai blog. Sono fenomeni che seguono una curva logistica: partono piano, poi crescono in fretta, infine raggiungono il limite quando trovano un equilibrio nell'ambiente che li ospita. Ma ogni volta che un fenomeno rallenta, subito se ne presenta un altro che parte. Mauro Del Rio, di Buongiorno, pensa che la nuova onda sarà una sorta di "status update" pensato soprattutto per il cellulare.

Come valutare? La logica finanziaria spinge a interessarsi alle storie che promettono crescita veloce. Ma l'analisi decisiva è concentrata sulle esigenze delle persone: e quelle che contano hanno una storia di lunga durata. Solo le innovazioni vere sciolgono la contraddizione.
Le innovazioni vere si mostrano nel punto in cui l'offerta tecnologica incontra ciò che la società comprende e vuole. Le persone vogliono – e comprendono l'importanza di – esprimersi e connettersi. Le loro relazioni fondamentali sono quelle di sempre e si sviluppano soprattutto nella vicinanza fisica. Lo dimostrava già un paper di David Liben-Nowell e altri, pubblicato su Pnas nel 2005: anche se le tecnologie digitali funzionano indipendentemente dalla distanza e anche se sono utili a chi voglia esplorare nuove conoscenze, gli utenti di network sociali si aggregano in cluster geograficamente precisi. D'altra parte, fino a che la società non comprende bene l'offerta tecnologica non le attribuisce grande importanza: in effetti, le persone intervistate da Gartner attribuiscono un valore relativamente basso ai social network (voto 5,74 su 10). Quasi tutti invece continuano a considerare fondamentale l'e.mail (voto 8,88). I social network sono più collegati al divertimento; la mail è un dovere necessario.

Lo status update e i social network via cellulare potrebbero essere le prossime storie di crescita se pensati e progettati come sistemi di messaggistica più ricchi, divertenti e convenienti, sdoganandoli dall'idea che li vede come sistemi per tenere blog semplificati, adatti a chi non ha tempo da perdere, ma offrendo loro la missione di contribuire alla qualità dell'intelligenza collettiva della rete.
I social network possono migliorare la comunicazione online, affollata di mail inutili e di sms costosi. Ma occorre che diventino più seri senza perdere il loro carattere divertente, senza troppo spam, ma soprattutto con una buona gestione delle priorità. Questo potrebbe favorire lo sviluppo preconizzato da Julia Lin, ricercatrice di Gartner: «La sfida per i social network sarà quella di adattarli all'ambiente aziendale». Ma per restare anche coinvolgenti dovranno cambiare: «In futuro, i social network di oggi ci sembreranno arcaici» pensa Charlene Li, di Forrester Research. «Diventeranno facili da usare. Non ci chiederanno mille registrazioni. Saranno naturali come la mail».

Naturali. Perché i social network che hanno senso non nascono come progetti finanziari, ma come umili piattaforme che agevolano le relazioni tra le persone che si donano tempo e attenzione. Magari con strutture aperte e standard. Riannodando il filo con l'insieme di internet. Ma questa è un'altra storia.

di Luca De Biase su ILSOLE24ORE.COM

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Segnalo ai lettori del blog questo libro, che credo interessante: Manuale operativo di relazioni pubbliche. Metodologia e case history, scritto da Giampietro Vecchiato e arricchito da diversi contributi e case history, edito da Franco Angeli.

Il volume vuole proporre prima di tutto una griglia metodologica per gestire in maniera organizzata e processuale un corretto ed efficace piano di comunicazione monitorandone e gestendone in modo professionale tutte le fasi.

Più in generale poi il libro si inserisce in un ambito tematico molto caro all’autore: il pieno riconoscimento istituzionale della disciplina delle relazioni pubbliche e la creazione di procedure metodologiche che diano spessore manageriale alla professione.

Si tratta quindi di una lettura interessante sia per il professionista che voglia migliorare la propria metodologia sia per il giovane che intenda accostarsi a questo campo.

Per una recensione dettagliata: http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=4362 

Gianluigi Zarantonello

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Di Altri Autori (del 17/07/2008 @ 07:56:45, in Prodotti, linkato 2529 volte)

Continua la battaglia a distanza fra Nientendo e Sony per aggiudicarsi il titolo di console di videogiochi più venduta e gettonata. A dire la verità lo scontro si è fino a ora sempre risolto a favore della Wii di Nintendo, motivo per cui Sony sta tentando di correre ai ripari e rilanciare l'immagine della sua PlayStation. La società giapponese ha infatti annunciato il progetto di noleggiare e vendere film e programmi tv su internet per la PS3 e anche di raddoppiare la capacità di memoria dell'hard disk, con una versione da 80 giga attesa per settembre.
 
Il nuovo servizio di distribuzione video - per il quale pescherà tra l'altro nelle produzioni di Sony Pictures, Warner Bros. e 20Th Century Fox - cercherà di colmare la lacuna che la separa da una simile iniziativa messa in atto da Microsoft per la sua Xbox 360. Nintendo da parte sua non si adagia certo sugli allora e ha annunciato l'uscita di nuovi videogiochi, tra cui uno che consente di lanciare il frisbee e un altro che permette di suonare 60 strumenti musicali. Per la Wii è in arrivo anche un nuovo e più sensibile game-controller, il Wii MotionPlus, e una serie di giochi sportivi, come "Wii Sports Resort", che consente agli utenti di lanciare un frisbee a una cane virtuale o di duellare contro un altro giocatore armati di spade.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 14/07/2008 @ 07:59:17, in Internet, linkato 2344 volte)

Il linguaggio, importante, lo è sempre stato. In un'era dove le informazioni sono decisamente in sovrannumero rispetto alla capacità di fruizione dei consumatori/utenti saper comunicare bene, farsi capire e soprattutto interessare non è un'impresa da poco. Ed è lo scoglio che, stando a quando dice una recente ricerca effettuata da Forrester Research, fanno più fatica a superare i corporate blog, i siti di interscambio "culturale" creati dalle aziende per parlare di business e di prodotti. Ebbene il responso partorito dalla società di ricerca sulla base dell'osservazione di 90 siti di multinazionali che compaiono nella classifica Fortune 500 è impietoso: troppo tecnici, noiosi, scialbi (sotto il profilo della qualità dei contenuti) e incapaci di stimolare la discussione. Il motivo di così evidente insuccesso? Sembrerà paradossale (ma non lo è) ma a minare l'efficacia dei blog aziendali è la scarsa convinzione delle stesse aziende, che nel 53% dei casi li considera irrilevanti per le proprie strategie. Una sorta di vezzo, di qualcosa da fare per forza ma poco funzionale alle attività di business strategiche.

Entrando nel merito della ricerca, Forrester ha rilevato come il 70% dei blog campionati si limiti ad argomenti troppo tecnici, il 74% riceva raramente commenti e il 56% utilizzi come materiale di "ingaggio" per la discussione i comunicati stampa istituzionali. Il problema, come si diceva, non è tanto nel mezzo in sé o nelle possibili mancanze tecniche della piattaforma tecnica alla base del blog (magari povera di contributi multimediali) quanto l'atteggiamento delle aziende e degli addetti dell'area marketing in particolare, che in oltre la metà dei casi snobbano completamente il progetto. Con la conseguenza di non incentivare assolutamente la partecipazione all'attività di community da parte dei propri clienti/utenti, fornitori e partner.
La pecca, rilevano gli analisti di Forrester, è in sostanza un salto culturale che ancora non è avvenuto e che non è troppo tardi affinché avvenga. I corporate blog possono quindi uscire dall'anonimato e diventare strumenti di valore a supporto del business a condizione che le aziende (e i gestori del blog in particolare) gestiscano con più efficacia il media. E cioè stimolino più adeguatamente i confronti on line, rendano i contenuti pubblicati divertenti, facili da digerire e utilizzare, creino connessioni tra gli eventi e la community e invitino le figure più carismatiche dell'azienda a prendere la parola sul blog (esortandole però a seguire le regole della comunicazione on line). Troppi luoghi comuni o un linguaggio stereotipato non sono consoni alla natura del mezzo e alle sue finalità.

I blog diventano un importante strumento di comunicazione aziendale, ma vanno utilizzati in maniera diversa da quella istituzionale e ricorrente nelle trattative commerciali. Forrester invita quindi a dare un tocco di personalità ai post, a entrare con continuità nelle discussioni che tengono banco nella blogosfera, a spiegare la posizione dell'azienda anche su temi marginali rispetto al proprio core-business, ad affrontare senza remore (con il rischio di incontrare critiche) argomenti delicati. Solo così il corporate blog può produrre ritorni che si chiamano maggiore "redemption" in Rete e migliori relazioni con clienti (e il mercato in generale) e partner. Senza andare troppo lontano, ai blog dei big dell'industria hi-tech a stelle e strisce (come Jonathan Schwartz, il Ceo di Sun Microsystems, che ha un suo blog personale in azienda (http://blogs.sun.com/jonathan/), Forrester invita a prendere esempio da quelli della Ducati (DesmoBlog, http://blog.ducati.com/) e di Gambero Rosso (Papero Giallo, http://blog.gamberorosso.it/bonilli/). Motori e buona cucina sono senz'altro un argomento più propenso a dilettare i propri interlocutori ma, dicono gli esperti, si può fare blogging bene e con profitto anche parlando di computer, software e via discorrendo simili.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

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Di Roberto Venturini (del 11/07/2008 @ 07:04:01, in Media, linkato 2036 volte)

Il futuro della TV... meno spot...?

Che la TV non sia un mezzo, come dire, in rampante ascesa, lo sappiamo. E sappiamo anche che la pubblicità in TV non funziona più come una volta.

Se da un lato altri media meno "convenzionali" (primo fra tutti l'onine - e si vede dalla raccolta pubblicitaria) attirano l'interesse degli investitori, dall'altro lato i proprietari di catene televisive si spremono il cervello per riguadagnare gli spazi perduti. O almeno garantirsi un futuro.

Fox, negli USA, tenta una carta ad alto rischio. E riduce la quantità di pubblicità inserita nella sua programmazione.

Mentra da noi la quantità di spot infilati nei programmi sembra crescere continuamente (non è proprio così...) e si usano modi sempre più intrusivi per raggiungerci mentre guardiamo il nostro telefilm preferito, la Fox fa il contrario.

E riduce, a partire dalla prossima stagione del 50% (la metà!) il numero di commercials che verranno messi in onda durante due dei suoi più promettenti serial (si tratta quindi di un test, of course), portando quindi a quasi 50 minuti ogni ora la porzione dedicata la contenuto e non all'advertising.

Cercando quindi di minimizzare l'effetto zapping e di contrastare l'effetto di fastidio che è stato oggettivamente registrato negli utenti televisivi della catena per l'eccessivo affollamento.

E di aumentare l'efficacia dei messaggi pubblicitari diffusi - il che potrebbe permettere di aumentare i prezzi degli spazi e recuperare in questo modo i fatturati persi riducendo il numero di spot in vendita.

Per ora le reazioni degli operatori del settori (tipo agenzie media e investitori, è positiva. Tocca vedere come reagiranno le audience...).

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