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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 29/07/2014 @ 07:30:57, in Tecnologie, linkato 71 volte)

Con l’ampliamento delle tecnologie digitali, i rivenditori hanno a disposizione potenzialità inedite per creare applicazioni ad hoc per conquistare la clientela. È quanto emerge dal rapporto Accenture Retail Technology Vision 2014 che esamina le principali tendenze della tecnologia in questo campo e delinea il loro impatto sul settore retail.

Gli ultimi cinque anni hanno cambiato il panorama delle vendite al dettaglio: oggi, ogni cliente è un cliente digitale, con delle crescenti aspettative circa la qualità e l’ubiquità della sua esperienza di shopping che dalla dimensione online si protrae fino alle attività in-store. È un cliente consapevole, che sa come gestire le transazioni e ne conosce ogni aspetto. Diventa quindi necessario mettere in campo risorse aggiuntive per conquistare il cuore di una clientela sempre più spesso corteggiata da un numero sempre crescente di operatori.

Allo stesso modo, le nuove forme di analisi e raccolta delle informazioni messe a disposizione dalle tecnologie stanno aumentando il livello di comprensione dei comportamenti dei clienti. Il continuo miglioramento delle infrastrutture permette infatti di supportare enormi quantità di dati e di analizzarli ed elaborarli in tempo reale. I rivenditori che vedono queste tendenze come opportunità hanno la possibilità di impostare il proprio business su più elementi: oltre a rafforzare le loro relazioni con i clienti, possono sfruttare efficacemente i dati a disposizione e ottimizzare le risorse professionali.

Secondo lo studio sono tre i fattori abilitanti che possono fare la differenza in questo campo.

La crescita dei device. La popolarità di tablet e smartphone è innegabile – di fatto, nel giorno medio il 79% dei consumatori parla al telefono o lo ha vicino per due ore nell’arco della loro giornata – e insieme a questo andamento positivo si registra un aumento dell’interesse dei consumatori intorno ai dispositivi indossabili come gli smart watch e i Google Glass.

Considerato questo radicamento dei dispositivi mobile nella vita quotidiana, i rivenditori hanno la possibilità di investire in applicazioni ad hoc al fine di fornire un “ponte”, senza soluzione di continuità, per consentire ai clienti di continuare le proprie esperienze di acquisto dallo shopping generico on-line a quello condotto all’interno di applicazioni brandizzate. Questo permetterà ai retailer di costruire relazioni più personalizzate e meglio differenziarsi dalla concorrenza.

Il ruolo dei social media. I rivenditori leader del settore utilizzano i dati sociali per analizzare i mercati locali su ampia scala, seguire le tendenze, identificare gli influencer e rispondere in modo intelligente alle diverse esigenze di pubblici eterogenei. Ma questo è solo il punto di partenza. Un uso intensivo dei social media può permettere di prevedere la domanda di determinati prodotti e influenzare la propria presenza sugli store on line per creare  offerte più convenienti e personalizzate.

Gli store tecnologicamente avanzati. La presenza di store online costituisce una fortissima concorrenza per gli store “fisici” ma grazie alle nuove tecnologie i rivenditori possono arricchire l’esperienza di shopping nei propri negozi. Stampa 3D, tecnologie immersive, come la realtà virtuale, e applicazioni mobili possono trasformare rapidamente l’esperienza di acquisto e contribuire ad una differenziazione dei differenti venditori.

Saranno queste la chiavi del successo? La presenza di negozi, off line e on line, che offrono un servizio rapido, coerente, senza soluzione di continuità e attraverso canali multipli. In caso contrario, un altro rivenditore è solo ad un clic di distanza.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 25/07/2014 @ 07:39:43, in Mercati, linkato 196 volte)

Sono tante e diverse le incombenze da sbrigare prima di poter partire per una vacanza, e buona parte di queste spesso richiedono tempo e creano problemi che in genere si preferirebbe evitare. L'apporto della Rete in queste situazioni è tra quelli più apprezzati dagli utenti, proprio per la possibilità di ridurre intere procedure a pochi passaggi online, con l'ulteriore vantaggio di affrontare meglio anche gli imprevisti sul momento, sfruttando la connettività mobile. Il quadro che ne scaturisce presenta alcuni aspetti interessanti a livello IT, elaborati da Oxford Economics su richiesta di Amadeus e presentati nel corso di State of the Net, evento internazionale dedicato allo stato dell’arte della Rete, quest’anno incentrato sul tema della Smart Life.

I dati relativi agli USA rivelano come nel corso del 2013, tre utenti mobile su dieci abbiano prenotato viaggi attraverso il proprio smartphone e più del 50% abbia almeno cercato informazioni per la stessa via. Sempre oltreoceano, nel 2015 una prenotazione di hotel su tre verrà effettuata via mobile. In Europa, nello stesso anno una prenotazione di viaggio su cinque passerà da smartphone. Nel complesso, dal 2012 al 2014 il mercato globale dei viaggi generato dalle prenotazioni via mobile si prevede ammonterà a 25,8 miliardi di dollari.

Il settore del turismo contribuisce in maniera importante a determinare il PIL globale, con un tasso annuale di crescita del 5,4%. Grazie a questo, l’intero mercato nel 2023 viene stimato in un valore pari a 7.680 miliardi di dollari. Nel 2012 sono stati contati infatti 2,98 miliardi di passeggeri aerei, destinati a diventare 3,91 miliardi nel 2017. Di conseguenza, la migliore accessibilità alle reti mobile e alle relative soluzioni, prime tra tutte prenotazione e acquisto dei viaggi, diventerà uno dei fattori principali nello sviluppo dell’intero mercato.

Secondo la ricerca, nel 2013 sono stati registrati 2,2 miliardi di navigatori su Internet da mobile. Per la prima volta gli utenti mobile dei Paesi in via di sviluppo hanno superato il resto del mondo: sono ormai 1,2 miliardi di persone, con una crescita annua del 371,9%, contro un incremento medio del 45%. Da sottolineare come nei Paesi in via di sviluppo, la scarsa diffusione di carte di credito e gli storici problemi legati alla mancanza di infrastrutture a supporto delle linee telefoniche fisse abbiano generato una forte apertura al cambiamento tecnologico presso gli operatori, in particolare per lo sviluppo di soluzioni di pagamento via mobile.

Un esempio è fornito dalle app cinesi Bid to Win e Real Time Tracking. La prima consente, nei momenti di punta, di ingaggiare un'asta con altri viaggiatori per ottenere un taxi evitando lunghe attese, mentre la seconda torna utile a monitorare il tragitto del taxi prenotato verso la propria posizione.

Come sottolineano i ricercatori inoltre, in tutti i mercati gli operatori devono fronteggiare due diverse esigenze: la crescente cultura del cosiddetto now-ism e la domanda di seamless travel. Nel primo caso si analizza come la navigazione Web ad alta velocità e la disponibilità immediata di servizi online abbiano cambiato il modo con cui gli utenti si rapportano anche ai servizi offerti dal settore viaggi, dettando un mutamento della domanda. L’immediatezza del Web ha infatti generato la cultura appunto del now-ism, del "qui e subito": un utente su quattro abbandona una pagina Web se non viene caricata in quattro secondi e tre su cinque non tornano a visitarla una seconda volta. Nel secondo, si prende in considerazione la crescente esigenza di poter contare su una sorta di "pacchetto viaggio integrato", vale a dire senza soluzione di continuità dalla propria porta di casa fino alla destinazione finale.

Di fronte a cambiamenti di portata così ampia, il settore del turismo è quindi chiamato ad adeguarsi sotto svariati aspetti, in modo particolare per quanto riguarda infrastrutture e tecnologia. Viene infatti sottolineata la necessità di investire sulle infrastrutture a supporto della logistica del viaggio. Per esempio nel caso dei collegamenti tra gli aeroporti e le città diventerà indispensabile garantire il coordinamento tra i diversi mezzi necessari, attraverso piattaforme che assicurino la possibilità di utilizzare un solo biglietto, meglio ancora se virtuale, e un supporto informativo continuo via mobile.

Via Wireless4Innovation

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Di Altri Autori (del 24/07/2014 @ 07:05:19, in Aziende, linkato 148 volte)

Facebook, salgono profitti e ricavi trainati dalla pubblicità sul mobile

Facebook ha messo in mostra conti brillanti, capaci di mettere le ali al titolo. Il re dei social network ha aumentato le entrate del 61% nel secondo trimestre, a 2,91 miliardi di dollari, più dei 2,8 miliardi previsti. Una crescita avvenuta sull'onda della raccolta pubblicitaria online soprattutto attraverso i gadget mobili, smartphone e tablet. E i profitti sono lievitati a 791 milioni, più che raddoppiando rispetto ai 333 milioni dell'anno scorso. Pari a 42 centesimi per azione, hanno a loro volta battuto nettamente attese della vigilia ferme a 32 centesimi.
Nel dopo mercato il titolo, grazie ai risultati, si è spinto verso nuovi massimi storici oltre i 74 dollari, in rialzo del 4% dopo aver già guadagnato il 3% durante la seduta del Nasdaq. Il precedente massimo lo aveva stabilito l'11 marzo a 72,59 dollari. Numerosi analisti hanno adottato target ancora superiori per le azioni del social network, tra gli 80 e gli 85 dollari. «Abbiamo avuto un buon trimestre», ha commentato l'amministratore delegato e fondatore Mark Zuckerberg.

Tra le cifre del bilancio in maggior evidenza, la pubblicità nel segmento "mobile" ha rappresentato il 61% del totale, salendo dal 59% dei tre mesi immediatamente precedenti. L'andamento di queste entrate viene considerato di importanza strategica, fulcro della crescita futura visto il crescente accesso a Internet dei consumatori utilizzando tecnologie mobili.
Nell'insieme la raccolta pubblicitaria del gruppo è stata pari a 2,68 miliardi negli ultimi tre mesi, un incremento del 67%, con le inserzioni mobili cresciute al passo del 30 per cento. La società controlla una quota del 5,8% della pubblicità digitale a livello globale, rispetto al 4,1% alla fine del 2012. Il mercato dovrebbe lievitare da 120 a 140 miliardi di dollari quest'anno. Per aumentare la sua presenza e sfidare il dominio di Google, Facebook ha anche sviluppato pubblicità video.
Il gruppo può contare su un esercito di 1,32 miliardi di utenti attivi al mese, in aumento dagli 1,28 miliardi del primo trimestre del 2014. Gli utenti mobili sono lievitati dal 40% nell'ultimo anno a una media quotidiana in giugno di 650 milioni. Di recente, per ampliare sempre più i suoi servizi e la sua capacità di attrazione, il social network si è anche lanciato in significative acquisizioni, tra le quali il gruppo di messaggeria istantanea WhatsApp per 19 miliardi e la società di virtual reality Oculus VR.

Via IlSole24Ore.com

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Di Altri Autori (del 23/07/2014 @ 07:46:37, in Social Networks, linkato 473 volte)

Fare shopping online direttamente su Facebook, con un semplice click sulla pubblicità di un prodotto. È la novità a cui sta lavorando il social network, che sul suo blog ha annunciato la sperimentazione del tasto «buy», in italiano «Compra», a corredo delle inserzioni delle aziende.

In pratica gli spazi pubblicitari acquistati su Fb diventeranno un canale diretto di vendita. Cliccando il tasto «buy», da computer o telefonino, l'utente potrà comprare all'inserzionista senza lasciare il social network. Il pagamento, assicura il colosso del web, sarà sicuro. «Nessuna informazione sulle carte di credito che gli utenti condividono con Facebook quando completano una transazione sarà condivisa con altri inserzionisti, e le persone potranno scegliere se salvare o meno le informazioni del pagamento per acquisti futuri». La sperimentazione è per ora limitata a piccole e medie aziende negli Stati Uniti.

L'azienda di Mark Zuckerberg aveva già annunciato all'inizio di quest'anno la volontà di rendere più efficace gli annunci social per finalità di marketing, anticipando anche l'introduzione del pulsante «Acquista ora».

Nel frattempo anche Twitter pare abbia avviato la sperimentazione di un pulsante simile, «Buy now» per aumentare il potenziale di e-commerce dalla rete sociale.

Via IlSole24Ore.com

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Di Altri Autori (del 22/07/2014 @ 07:24:57, in Tecnologie, linkato 157 volte)

Spendiamo di più e sappiamo quello che vogliamo da device, smartphone e tablet. È quanto risulta dall’indagine Samsung dedicata al rapporto lifestyle-tecnologia in Europa
Gli italiani riservano un budget di 559 euro per comprare elettrodomestici e device mobili, per uso ricreativo e social, contro i 360 euro degli spagnoli. Più parsimoniosi invece i tedeschi che spendono circa 323 euro, seguiti dagli inglesi con 274 euro e dai francesi con 223 euro.

Dalle stime del Technomic Index di Samsung, emerge anche che in media nelle famiglie italiane si attestano 16 dispositivi mobili, in linea con la media europea di 18 e che passiamo in media 8 ore davanti ai display di tablet, smartphone. Secondo le preferenze del campione italiano di intervistati, tra i 18 e i 65 anni, è la Tv la protagonista dei salotti (80%), seguita poi dalle lavatrici utilizzate almeno una volta alla settimana (76%), e dagli elettrodomestici per la cucina (81%).
Inoltre, secondo i dati dello studio condotto, gli italiani non possono fare a meno di: tablet (50% in rapporto al 53% degli altri paesi intervistati), che risulta il device più regalato (16%); fotocamere (35% vs il 26% in Europa), le preferite per scattare foto.

Per gli smartphone abbiamo gusti precisi: secondo Samsung, ci aspettiamo che siano performanti e all’avanguardia (26%) e veloci ed efficienti (32%). Poi siamo molto sensibili al fattore mobilità per device: scegliamo nuovi tablet (19%) o macchine fotografiche (15%) perché più leggeri e più piccoli.
Pc, tablet e smartphone li impeghiamo per navigare nella Rete (91%), per utilizzare app (79%), scattare foto (79%), per fare shopping online (70%), per vedere un film o ascoltare musica in streaming (58%), per social network (71%) e messaggistica istantanea (72%). Infine, per operazioni di online banking preferiamo il pc (98%) o il cellulare (70%).

Infine la tecnologia ha un ruolo importante per le nostre relazioni sociali, permettendoci di restare in contatto con i nostri familiari (80%) e di aumentare amicizie e relazioni con l’instant messaging (70%), tendenza in linea con la media europea.

Via Business People

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Di Altri Autori (del 21/07/2014 @ 07:36:33, in Aziende, linkato 181 volte)

È come Spotify, ma per i libri: in cambio di un abbonamento mensile di 9,99 dollari, si ha diritto a leggere tutto quello che si vuole, scegliendo tra oltre 600 mila titoli. Il servizio si chiama Kindle Unlimited ed è stato appena lanciato da Amazon, dopo che qualche giorno fa era stata pubblicata per sbaglio sul sito dell’azienda una pagina promozionale. 
 
Il servizio potrà essere provato gratuitamente per 30 giorni e sarà disponibile anche per dispositivi mobile sia su piattaforma iOS di Apple che Android, attraverso l’app gratuita di Kindle. Con questa mossa l’azienda di Jeff Bezos sta così cercando di creare uno Spotify dei libri, garantendo ai suoi iscritti l’accesso a oltre 600.000 titoli. Come riporta il Wall Street Journal adesso Amazon starebbe anche cercando di attrarre grandi editori, aumentando così l’attrattività del servizio.
 
Al momento nella lista ci sono anche titoli popolari, come Harry Potter, il Signore degli Anelli e Hunger Games, ma anche diverse esclusive per la piattaforma Kindle. In aggiunta ai libri di testo, Kindle Unlimited offre accesso a oltre 2000 audiolibri e anche la possibilità di cominciare a leggere un testo normalmente e di continuare poi con la lettura vocale. 
La compagnia di Seattle non è la prima ad offrire la possibilità di leggere libri in abbonamento: Scribd offre già un servizio analogo per 8,99 dollari al mese e può contare su un catalogo di 400 mila opere, mentre Oysrer arriva a 500 mila (ma per 9,95 dollari al mese). 
 
«Con Kindle Unlimited non si dovrà pensare due volte prima di provare un nuovo autore o un nuovo genere: basterà iniziare a leggere», ha detto Russ Grandinetti, responsabile di Amazon Kindle. 
Non è dato sapere se e quando il servizio sarà disponibile anche in Italia.

Via La Stampa

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Di Altri Autori (del 17/07/2014 @ 07:16:05, in Marketing, linkato 282 volte)

A partire da quest’autunno, quando un utente di Facebook guarderà uno show televisivo su cellulare o tablet, Facebook probabilmente lo saprà. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times il social network avrebbero stretto infatti un accordo con Nielsen per monitorare le abitudini televisive in mobilità dei consumatori statunitensi: Facebook analizzerà il suo database e invierà età e genere degli spettatori a Nielsen, nell’ottica di aiutare gli inserzionisti ad imparare qualcosa in più sulle abitudini delle audience che guardano show online.

Per decenni, Nielsen ha reclutato famiglie per sapere ciò che esse guardavano sulla tv di casa ma dal momento che con i device mobili è la stessa definizione di “guardare la TV” che sta cambiando rapidamente passando dal guardare “canali” su televisori nei salotti a guardare i programmi preferiti su computer portatili, smartphone, tablet, cambiano anche le modalità di rilevazione. “Il mondo sta cambiando radicalmente, e quindi abbiamo dovuto far evolvere le nostre misurazioni, in modo che potessimo catturare questa realtà frammentata”  spiega Cheryl Idell, vice presidente esecutivo di Nielsen. Attraverso la collaborazione con Facebook Nielsen guadagna una finestra sui dati e sul pubblico dei dispositivi digitali mobili e quindi una conoscenza più approfondita sugli spettacoli che vengono consumati su tablet e smartphone, come pure quando questi spettacoli vengano effettivamente consumati. Facebook, da parte sua, potrebbe migliorare l’appetibilità dei suoi spazi per gli inserzionisti pubblicitari.

E la privacy? Ovviamente in una operazione di questa portata gli aspetti legati alla tutela dei consumatori sono immediatamente entrati nel mirino di associazioni di settore cui Facebook ha risposto che: “Abbiamo lavorato con Nielsen ispirati ai principi della privacy. Noi non crediamo che i sistemi di misurazione dell’audience debbano essere utilizzati per regolare le azioni di targeting, devono essere utilizzati solo per la misurazione. Questo protegge la privacy delle persone che hanno visionato pubblicità e assicura che entrambi gli inserzionisti e gli editori abbiano le stesse informazioni relative il pubblico.”

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 15/07/2014 @ 07:22:37, in Mobile, linkato 320 volte)

Le prenotazioni via mobile sono destinate a crescere in modo esponenziale nel prossimo decennio. Non solo: il mobile influenzerà l’intera esperienza dei viaggiatori, ma modificherà anche il modo in cui i travel manager gestiscono i viaggi aziendali. Viaggiatori e travel manager, in particolare, si aspettano che le prenotazioni via mobile aumentino significativamente, raggiungendo il 25% delle transazioni effettuate online entro il 2017. E, nel prossimo biennio, si prevede un raddoppio delle prenotazioni effettuate con device mobili.

Lo rivela Tap into mobile: managed travel in the digital economy, il nuovo studio dedicato al ruolo del mobile nella gestione del travel appena presentato da Carlson Wagonlit Travel (CWT). La ricerca CWT mostra anche che ci sono voluti otto anni perché gli online booking tool raggiungessero il livello di attività che ci si attende venga raggiunto dagli strumenti mobile entro i prossimi tre anni. Lo studio mette quindi in luce le grandi aspettative che sia i viaggiatori sia i travel manager hanno riguardo ai servizi di viaggio disponibili via mobile e ai vantaggi che ne potranno derivare.

Né i viaggiatori né i travel manager pensano però che i servizi mobile possano condurre a una riduzione dei costi di viaggio; i principali vantaggi derivanti dal mobile, invece, risultano essere la maggiore facilità di fare business, la produttività e il benessere del viaggiatore. Come conseguenza, le applicazioni per il travel management stanno diventando sempre più sofisticate, e le aziende che si stanno attivando sin d’ora potranno ottenere i maggiori benefici, spingendo i viaggiatori verso app in linea con la propria travel policy.

Lo studio ha inoltre evidenziato che in media il 62% dei viaggiatori già possiede uno smartphone aziendale e il 56% delle aziende ha già, o intende avviare, la politica del Bring your own device (che consente ai dipendenti di utilizzare i propri dispositivi personali). A livello globale, i travel manager ritengono che l’impatto potenziale del mobile sul travel management sia elevato, attribuendo un punteggio pari a 6,8 su una scala da 1 a 10.

Via ItalianVenue

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Di Altri Autori (del 14/07/2014 @ 07:16:50, in Pubblicità, linkato 236 volte)

Complice un maggio a scartamento ridotto, il settore pubblicitario italiano ha continuato a perdere investimenti nella prima parte dell’anno. Nei primi cinque mesi, il mercato ha lasciato per strada circa 110,5 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2013, recedendo del 3,9%.

Nel solo mese di maggio, il passo indietro è stato del 5,5% (su base annua), mentre aprile si era chiuso con un laconico -4,4%. I dati di Nielsen non lasciano spazio all’ottimismo, anche se lo scorso anno le perdite werano state ben maggiori (-17,2% tra gennaio e maggio). Gli analisti non si aspettavano però numeri così in ribasso nell’ultimo mese in esame.

 “Per recuperare gli oltre 110 milioni persi in questa parte dell’anno, sarebbe necessaria una crescita del +3,2% nei prossimi sette mesi, visto che il periodo giugno – dicembre 2013 si era chiuso a -8,6%”, dice il rapporto. Intanto, tutti i media hanno registrato un saldo pubblicitario negativo a inizio 2014: i quotidiani hanno perso il 12,8% degli investimenti, i periodici l’11,6%. meglio la radio, con un -0,3%, mentre internet si ferma al -2,1%.

Via Quo Media

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Fino alla fine degli anni ’80 dettava regole e orientava le scelte del pubblico. Nel decennio successivo era il marchio a dominare su tutto. Poi si è passati alla centralità del consumatore. La comunicazione pubblicitaria cambia e si reiventa, proprio come le mode. E nell’era della crisi economica e creativa dello spot, attinge dal baule dei ricordi e torna a raccontare storie alla maniera del vecchio Carosello.

Se Calimero, nel 1954, riuniva grandi e piccini attorno all’unica tv di casa, il nuovo Branded Entertainment punta a costruire cortometraggi, talent e web series attorno ad un unico marchio, con lo scopo di far rivivere quel legame intimo con lo spettatore/consumatore, chiave di volta per una comunicazione più efficace ed impattante.

Con il 20% all’attivo nel settore degli investimenti in adv e previsioni di crescita esponenziale entro la fine del 2014, il contenuto sponsorizzato si fa strada anche sul piccolo schermo italiano con format di successo come La Casa degli Assi (PokerStars), Un giorno per me – Missione Giovinezza (Pantene), The Apprentice o RDS Academy. È in questa direzione che puntano anche i player USA: gli investimenti per il Branded Content sono aumentati dell’8%, con una spesa di 1,86 milioni di dollari nel 2013 rispetto a 1,73 milioni dell’anno precedente (fonte: ContentWise).

Dalla soap opera allo spot, andata e ritorno. Pioniera del Branded Entertainment, la soap opera americana – sorella maggiore dell’italiano Carosello – serie o mini-drama pensata per le casalinghe, prodotta o sponsorizzata da aziende di detersivi e saponi. Una su tutte, la soap Sentieri di P&G che dal 25 gennaio 1937 conta più di 15.000 puntate.

Dopo circa mezzo secolo di strapotere, il fiume d’oro degli investimenti pubblicitari televisivi ha iniziato a cambiare direzione e morfologia, in concomitanza con le aspettative dei telespettatori 3.0.

“Negli ultimi anni coloro i quali hanno ricercato un coinvolgimento di tipo emotivo con i clienti, investendo in contenuti brandizzati, hanno ottenuto un considerevole vantaggio competitivo sulla concorrenza – spiega Massimo Romano, Media Hunter e A.D. di Spencer & Lewis – Ne è un esempio il format ibrido ‘La Casa degli Assi’, a metà tra Branded Entertainment e talent show, realizzato da PokerStars e prodotto da Magnolia. Dalla seconda serata di Italia2, il reality di poker sportivo è balzato in replica sull’ammiraglia Italia1 appassionando un numero sempre maggiore di neofiti di questa disciplina”.

Uno studio condotto da 2BResearch-Demoskopea per l’OBE – il primo Osservatorio del Branded Entertainment – dimostra quanto i nuovi contenuti sponsorizzati rappresentino un plus-valore per il consumatore stesso e un’ottima opportunità per il brand. Il 50% degli intervistati ammette: “Mi fa venire voglia di provare il prodotto”, “Mi ha avvicinato alla marca” e “Ha cambiato il mio approccio al brand”.

RACCONTARE IL MARCHIO ATTRAVERSO UNA STORIA. Pur non essendo mai in primo piano, nel BE il marchio viene raccontato attraverso tutti i suoi valori, i suoi stili tipici e iconici risultando immediatamente riconoscibile. Tutto questo imprimendo nello spettatore la sensazione che i contenuti siano stati pensati e realizzati dalla società per arricchire la sua esperienza e non per invitarlo esplicitamente all’uso o all’acquisto di un prodotto.

Oltre al fortunato “La Casa degli Assi”, un altro format sponsorizzato attualmente in onda su SkyUnoHD è l’adventure reality “Calzedonia Ocean Girls”, in cui il nome del brand è presente già nel titolo. Lo stesso vale per “RDS Academy”, talent per aspiranti speaker radiofonici prodotto in collaborazione con Vanity Fair; lo show  si è concluso il 7 luglio con la vittoria della varazzina Giuditta Arecco, che ha battuto in finale il trentenne barese Stefano Mastrolitti: “Il tratto distintivo di RDS Academy è stato proprio la crossmedialità, tradotta nel tentativo di riavvicinare i giovani alla radio attraverso un talent – continua Massimo Romano – Grazie al format, che ha portato gli spettatori alla scoperta delle dinamiche pure del mezzo radiofonico, la stessa emittente RDS è riuscita a riposizionarsi, guadagnando in termini di ascolti e di immagine.”

Prima di approdare in tv, il Branded Entertainment ha stregato anche il grande schermo. La rivista Esquire ha ribattezzato il film “Gli Stagisti” il nirvana del product placement, una pubblicità a chiarissime lettere per il colosso Google sotto forma di commedia. Il gemello italiano potrebbe forse essere Benvenuti al Nord che, con una marcia in più rispetto al capitolo precedente Benvenuti al Sud, intreccia avventure e disavventure dei protagonisti nella realtà di Poste Italiane.

Dimenticatevi l’era dello spot a metà programma: è il format stesso a diventare pubblicità, il talent brandizzato ha la meglio e i consigli per gli acquisti diventano reality.

Via Spot and Web

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