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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Media (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 12/06/2014 @ 07:11:05, in Media, linkato 307 volte)

Non vi sono esenzioni dal mercato pubblicitario, anche le tv a pagamento, come anche i giornali, traggono parte delle proprie risorse dalle inserzioni. E’ quindi sulla misurazione del tempo che Auditel basa i propri dati sul consumo di televisione, più volte aggiornandosi e rinnovando se stessa: la propria composizione societaria, la composizione del panel di famiglie e la propria strumentazione tecnologica.

Recentemente Sky ha deciso che le informazioni messe a disposizione dal vecchio Auditel non bastano più e che è arrivato il momento di avere un altro strumento non alternativo, ma integrativo. Il risultato è Smart Panel, sistema di rilevazione che passa dalle poco più di mille famiglie dell'Auditel alle 10mila del nuovo campione. Non è solo una questione di numeri, ma di qualità dell'indagine. Smart Panel rileva anche i consumi tipici dell'era digitale, ovvero streaming, on demand e consumo che passa da tv a tablet. Per Sky si tratta di Sky Go, Sky On Demand e Sky Online, oltre alla modalità di utilizzo della Guida Tv e dei servizi interattivi. La premessa è che circa il 90% dei ricavi di Sky arriva dagli abbonamenti, il resto dalla pubblicità. Il 60% degli abbonati ha un decoder MySky, che permette di gestire tempi e flussi della programmazione, oltre 2 milioni usano SkyGo e un milione i servizi on demand. “Per una tv a pagamento l'affidabilità dei dati di ascolto è fondamentale per definire la linea editoriale e perfezionare l'offerta”, spiega Andrea Mezzasalma di Sky Italia. “Con l'Auditel – continua – abbiamo canali da 5mila telespettatori che vengono rilevati da un solo meter”. Nel caso della serie tv House of Card, il grafico Auditel mostra un calo contenuto tra prima e seconda puntata e poi un crollo alla terza. La stessa rilevazione fatta da Smart Panel indica invece una curva più armonica, con una dispersione minore: “Un dato molto più simile a quello che ci saremmo potuti aspettare da una serie come questa”. C'è poi la pubblicità. Secondo Sky dai dati Auditel risulterebbe che su 100 spot sui canali Sky e Fox, 39 non sarebbero visti da nessuno e questo “ci dà grossi problemi con i clienti” sottolinea Mezzasalma. Con Smart Panel gli spot zero scendono a 8. L'installazione dei nuovi set-top-box in tutta Italia è in corso e il nuovo monitoraggio sarà operativo da luglio 2014. Ai 10mila che hanno firmato il consenso informato e accettato il nuovo sistema in casa, Sky dà un compenso di 50 euro una tantum in buoni di acquisto che arrivano 6 mesi dopo. La soluzione tecnologica è interna, prodotta da Eureka e diversa da quella adottata in Inghilterra da BSkyB; oltre all'uso del telecomando è in grado di monitorare quando il decoder è acceso ma la tv è spenta. Sky fa parte del comitato tecnico dell'Auditel, continuerà a farlo e spiega che il nuovo strumento “non deve essere l'anti-Auditel; a nessuno fa comodo che ci siano due diversi standard sul mercato”. È per questo che i nuovi dati verranno messi a disposizione di Auditel. 

La società, nata a Milano nel 1984, ha la proprietà divisa in quote del 33% per le tre componenti fondamentali, cioè televisione pubblica, emittenza privata, aziende che investono in pubblicità con agenzie e centrali media, con un 1% di proprietà della Fieg. Oggi è dotata di strumenti che registrano tracce audio digitalizzate delle emittenti televisive sulle quali è sintonizzato il televisore della famiglia-campione: la registrazione avviene a prescindere dalla piattaforma attiva in quel momento, avviene qualunque sia il decoder collegato al televisore. L’audio registrato viene poi confrontato con l’emesso di tutti i canali, canali registrati in una banca dati centrale. Il passo successivo consiste nell’accoppiare l’audio digitale ripreso dai meter delle famiglie-campione con quello della banca dati, alla ricerca dell’audio coincidente. Si tratta dunque di una struttura molto articolata, che consente alla società di rilevazione, la Nielsen Television Audience Measurements, di avere almeno tre diverse fonti di dati: i meter familiari, le centrali territoriali di registrazione e le unità di controllo. Si tratta di un sistema di rilevazione degli ascolti televisivi complesso e costoso, dovuto alla nascita, alla crescita e allo sviluppo della televisione digitale. Per conoscere il consumo di un’emittente analogica bastava infatti conoscerne la frequenza di trasmissione nelle diverse aree del Paese; lo strumento di rilevazione collegato al televisore doveva semplicemente constatarne lo stato, acceso/ spento, e, se acceso, verificare su quale frequenza il televisore fosse sintonizzato.

L’adozione del sistema di registrazione e controllo delle tracce audio mette in grado la Nielsen e quindi la società committente di questi dati, cioè l’Auditel di conoscere il consumo di tutte le reti televisive, indipendentemente dalla collaborazione e dalla volontà dell’editore, come avveniva per i dati sul consumo di televisione analogica. Il sistema dell’audio matching presenta inoltre dei vantaggi per la misurazione del consumo dell’emesso televisivo, indipendente-mente dalla piattaforma e dal televisore. Nell’ultimo periodo le due società stanno sperimentando la rilevazione del consumo di televisione effettuato tramite computer. Le tracce audio sono il legame che consente l’identificazione di quanto sia ascoltato tramite computer, brevi spezzoni sia interi sia programmi. Il limite è temporale, per essere misurato come
audience l’ascolto deve avvenire entro sette giorni dalla data di emissione. Il sistema potrà valere anche per tutti gli altri device che trasmettano programmi televisivi, purché ci sia l’accordo delle persone a far parte del campione, ovvero a consentire la registrazione audio di tutto quel che ascoltano tramite computer, tablet e smartphone, e, nel caso di questi ultimi due, anche dei proprietari dei sistemi operativi. Il punto debole di questa modalità di rilevazione riguarda soprattutto i casi di trasmissione contemporanea di un evento, tipicamente il messaggio di Capodanno del Presidente della repubblica: la criticità è emersa con la rilevazione degli ascolti del funerale di Papa Giovanni Paolo II. Trasmessi da Rai 1 e da Rai Storia, i funerali rilevarono un ascolto record per Rai Storia, ma si trattava di un errore, una trasposizione delle audience della prima rete. Per evitare l’inconveniente, il meter rileva anche il telecomando e il tasto utilizzato per sintonizzarsi e accoppia queste informazioni. Ovviamente non mancano certo le critiche ad Auditel e al suo sistema di rilevazione, ma si tratta sicuramente del più evoluto dei sistemi di rilevazione dei consumi mediali: Audipress, AudiPoster e Audiweb hanno metodiche meno evolute e meno controllate e controllabili.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 09/06/2014 @ 07:42:42, in Media, linkato 278 volte)

Detto, fatto. La Rai, come promesso, ha sostanzialmente chiuso il suo canale YouTube, cancellando quasi tutti i 40mila filmati di sua proprietà presenti sul portale video di Google. L’accordo sullo sfruttamento dei diritti sulle clip è scaduto lo scorso 31 maggio e viale Mazzini si era detta insoddisfatta della proposta di rinnovo.

Così il servizio pubblico sparisce dal più importante canale video di internet, insieme agli account specifici delle sue trasmissioni: scomparsi quelli di Ballarò, Che tempo che fa, Porta a Porta e altri. Con loro se ne vanno anche i filmati incorporati in milioni di pagine web, che risultano non più visibili.

La Rai otteneva da YouTube 700mila euro per il caricamento di circa 7mila clip ogni anno: i video sono ancora disponibili sul sito della tv pubblica, che però ha un sistema di visione e condivisione molto più complesso, che finirà con lo scoraggiare gli utenti. Anche per questo la decisione di sparire dal portale di Google, annunciata nei giorni scorsi, è stata molto discussa e criticata. Tra i pochi filmati ancora online su YouTube, il più visto di sempre in casa Rai: l’audizione di Suor Cristina per The Voice. Ma anche questa verrà oscurata a breve.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 30/05/2014 @ 07:21:51, in Media, linkato 402 volte)

Non vi sono esenzioni dal mercato pubblicitario, anche le tv a pagamento, come anche i giornali, traggono parte delle proprie risorse dalle inserzioni. E’ quindi sulla misurazione del tempo che Auditel basa i propri dati sul consumo di televisione, più volte aggiornandosi e rinnovando se stessa: la propria composizione societaria, la composizione del panel di famiglie e la propria strumentazione tecnologica.

Recentemente Sky ha deciso che le informazioni messe a disposizione dal vecchio Auditel non bastano più e che è arrivato il momento di avere un altro strumento non alternativo, ma integrativo. Il risultato è Smart Panel, sistema di rilevazione che passa dalle poco più di mille famiglie dell'Auditel alle 10mila del nuovo campione. Non è solo una questione di numeri, ma di qualità dell'indagine. Smart Panel rileva anche i consumi tipici dell'era digitale, ovvero streaming, on demand e consumo che passa da tv a tablet. Per Sky si tratta di Sky Go, Sky On Demand e Sky Online, oltre alla modalità di utilizzo della Guida Tv e dei servizi interattivi. La premessa è che circa il 90% dei ricavi di Sky arriva dagli abbonamenti, il resto dalla pubblicità. Il 60% degli abbonati ha un decoder MySky, che permette di gestire tempi e flussi della programmazione, oltre 2 milioni usano SkyGo e un milione i servizi on demand. “Per una tv a pagamento l'affidabilità dei dati di ascolto è fondamentale per definire la linea editoriale e perfezionare l'offerta”, spiega Andrea Mezzasalma di Sky Italia. “Con l'Auditel – continua – abbiamo canali da 5mila telespettatori che vengono rilevati da un solo meter”. Nel caso della serie tv House of Card, il grafico Auditel mostra un calo contenuto tra prima e seconda puntata e poi un crollo alla terza. La stessa rilevazione fatta da Smart Panel indica invece una curva più armonica, con una dispersione minore: “Un dato molto più simile a quello che ci saremmo potuti aspettare da una serie come questa”. C'è poi la pubblicità. Secondo Sky dai dati Auditel risulterebbe che su 100 spot sui canali Sky e Fox, 39 non sarebbero visti da nessuno e questo “ci dà grossi problemi con i clienti” sottolinea Mezzasalma. Con Smart Panel gli spot zero scendono a 8. L'installazione dei nuovi set-top-box in tutta Italia è in corso e il nuovo monitoraggio sarà operativo da luglio 2014. Ai 10mila che hanno firmato il consenso informato e accettato il nuovo sistema in casa, Sky dà un compenso di 50 euro una tantum in buoni di acquisto che arrivano 6 mesi dopo. La soluzione tecnologica è interna, prodotta da Eureka e diversa da quella adottata in Inghilterra da BSkyB; oltre all'uso del telecomando è in grado di monitorare quando il decoder è acceso ma la tv è spenta. Sky fa parte del comitato tecnico dell'Auditel, continuerà a farlo e spiega che il nuovo strumento “non deve essere l'anti-Auditel; a nessuno fa comodo che ci siano due diversi standard sul mercato”. È per questo che i nuovi dati verranno messi a disposizione di Auditel. 

La società, nata a Milano nel 1984, ha la proprietà divisa in quote del 33% per le tre componenti fondamentali, cioè televisione pubblica, emittenza privata, aziende che investono in pubblicità con agenzie e centrali media, con un 1% di proprietà della Fieg. Oggi è dotata di strumenti che registrano tracce audio digitalizzate delle emittenti televisive sulle quali è sintonizzato il televisore della famiglia-campione: la registrazione avviene a prescindere dalla piattaforma attiva in quel momento, avviene qualunque sia il decoder collegato al televisore. L’audio registrato viene poi confrontato con l’emesso di tutti i canali, canali registrati in una banca dati centrale. Il passo successivo consiste nell’accoppiare l’audio digitale ripreso dai meter delle famiglie-campione con quello della banca dati, alla ricerca dell’audio coincidente. Si tratta dunque di una struttura molto articolata, che consente alla società di rilevazione, la Nielsen Television Audience Measurements, di avere almeno tre diverse fonti di dati: i meter familiari, le centrali territoriali di registrazione e le unità di controllo. Si tratta di un sistema di rilevazione degli ascolti televisivi complesso e costoso, dovuto alla nascita, alla crescita e allo sviluppo della televisione digitale. Per conoscere il consumo di un’emittente analogica bastava infatti conoscerne la frequenza di trasmissione nelle diverse aree del Paese; lo strumento di rilevazione collegato al televisore doveva semplicemente constatarne lo stato, acceso/ spento, e, se acceso, verificare su quale frequenza il televisore fosse sintonizzato.

L’adozione del sistema di registrazione e controllo delle tracce audio mette in grado la Nielsen e quindi la società committente di questi dati, cioè l’Auditel di conoscere il consumo di tutte le reti televisive, indipendentemente dalla collaborazione e dalla volontà dell’editore, come avveniva per i dati sul consumo di televisione analogica. Il sistema dell’audio matching presenta inoltre dei vantaggi per la misurazione del consumo dell’emesso televisivo, indipendente-mente dalla piattaforma e dal televisore. Nell’ultimo periodo le due società stanno sperimentando la rilevazione del consumo di televisione effettuato tramite computer. Le tracce audio sono il legame che consente l’identificazione di quanto sia ascoltato tramite computer, brevi spezzoni sia interi sia programmi. Il limite è temporale, per essere misurato come
audience l’ascolto deve avvenire entro sette giorni dalla data di emissione. Il sistema potrà valere anche per tutti gli altri device che trasmettano programmi televisivi, purché ci sia l’accordo delle persone a far parte del campione, ovvero a consentire la registrazione audio di tutto quel che ascoltano tramite computer, tablet e smartphone, e, nel caso di questi ultimi due, anche dei proprietari dei sistemi operativi. Il punto debole di questa modalità di rilevazione riguarda soprattutto i casi di trasmissione contemporanea di un evento, tipicamente il messaggio di Capodanno del Presidente della repubblica: la criticità è emersa con la rilevazione degli ascolti del funerale di Papa Giovanni Paolo II. Trasmessi da Rai 1 e da Rai Storia, i funerali rilevarono un ascolto record per Rai Storia, ma si trattava di un errore, una trasposizione delle audience della prima rete. Per evitare l’inconveniente, il meter rileva anche il telecomando e il tasto utilizzato per sintonizzarsi e accoppia queste informazioni. Ovviamente non mancano certo le critiche ad Auditel e al suo sistema di rilevazione, ma si tratta sicuramente del più evoluto dei sistemi di rilevazione dei consumi mediali: Audipress, AudiPoster e Audiweb hanno metodiche meno evolute e meno controllate e controllabili.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 26/05/2014 @ 07:54:20, in Media, linkato 364 volte)

Questa settimana al New York Times sono accaduti due fatti inattesi: la direttrice Jill Abramson è stata licenziata e un rapporto riservato sul futuro digitale del giornale è filtrato all'esterno. C'è un legame tra i due episodi? Ufficialmente no, ma leggendo le 96 pagine del documento (intitolato: «Innovation») è lecito pensare di sì. Per due motivi. Primo: si tratta di una dura requisitoria contro la cultura conservatrice dei vertici e della redazione. Secondo: il documento è firmato (tra gli altri) da Arthur Gregg Sulzberger, figlio ed erede dell'editore. Non c'è da stupirsi dunque se la Abramson è stata rimossa. Ma il caso supera i confini del Times perché «Innovation» sta facendo il giro del mondo e viene indicato come una pietra miliare nell'impervia e ineluttabile strada verso il giornalismo digitale.
Il Rapporto non mette in discussione l'eccellenza della redazione ma la sua capacità di raggiungere il lettore sul web. Il dito è puntato contro una cultura obsoleta che mette al centro il giornale cartaceo, con i giornalisti convinti che il lavoro sia concluso quando un articolo viene mandato in stampa e i vertici che dedicano troppo tempo a definire una prima pagina sempre meno strategica. Infatti i lettori della versione di carta sono ormai una minoranza: 5 milioni contro i 30 milioni del web (negli Usa) e i 20 milioni del mobile. Ma ci sono segnali preoccupanti: i numeri sono in discesa e la home page è frequentata ormai solo da un terzo degli utenti. I lettori che arrivano dai social network (il 30%) non bastano a compensare il calo.

Incredibilmente giornali digitali assai meno prestigiosi fanno meglio del Times. E non solo un sito aggregatore come l'Huffington Post (90 milioni di utenti al mese nel mondo, il doppio del Times), ma anche BuzzFeed (40 milioni), snobbato per il suo giornalismo pop, le liste, le classifiche, le gallerie di immagini. Succede che quando questi siti pubblicano articoli basati sugli scoop del Times, vengono cliccati molto più del sito originario. Perché sul web la strategia di comunicazione vale almeno quanto la qualità dei contenuti. E il numero degli utenti che arrivano a BuzzFeed dai social network è sei volte quello del Times.

L'allarme lanciato dal Rapporto è affilato come una lama: il New York Times, come tutti i giornali tradizionali, è un gigante dai piedi d'argilla. Non solo si stanno moltiplicando i concorrenti digitali (Upworthy, First Look media, Vox...) ma stanno risorgendo antichi rivali come il Washington Post, grazie agli ingenti investimenti di Jeff Bezos, fondatore di Amazon. E poi ci sono i protagonisti di sempre, il Financial Times e il Wall Street Journal, che nei mesi scorsi hanno annunciato la scelta strategica del "Digital First". Che cosa significa?

Il direttore del Financial Times, Lionel Barber, lo scorso ottobre lo ha spiegato così: l'orario di lavoro dei giornalisti viene anticipato; gli articoli vengono pubblicati al più presto sul web (e sul mobile), meglio se nei momenti di picco di lettura; la sera un piccolo team editoriale decide il menu da mandare in edicola, scegliendo tra quanto già pubblicato online. Un completo rovesciamento di prospettiva: il focus non è più sul giornale come manufatto complesso, ma sui singoli articoli, ciascuno dei quali deve essere promosso in modo adeguato. Perché questa svolta? Perché nell'ottobre 2013 gli abbonamenti digitali del Ft già superavano di centomila le copie vendute su carta.

Una strategia analoga è in via di realizzazione al Wall Street Journal dove, al centro della redazione, sono stati collocati gli esperti di social network e analytics (che seguono i flussi del web). Al contrario al New York Times questi tecnici vengono snobbati in nome dell'antica separazione tra redazione e area business. Verrà anche qui il momento del "Digital First"? Certo, ma non oggi, perché il sorpasso del digitale non c'è ancora stato: gli abbonati alla versione cartacea sono 1,25 milioni, quelli digitali 760mila. Traducendo in fatturato, la carta fornisce il 75% del fatturato pubblicitario (497 milioni su 667) e l'82% di quello da abbonamenti (674 milioni su 824). Ma il tempo stringe, le abitudini dei lettori cambiano in fretta e i concorrenti sono più avanti.

La parola chiave è "sperimentare". Senza troppa paura di sbagliare. Tra le richieste contenute nel Rapporto, la più eversiva è forse quella di far sedere allo stesso tavolo tecnologi e giornalisti. Perché il giornalismo – ormai è chiaro – è diventato una professione tecnologica.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 08/01/2014 @ 07:18:15, in Media, linkato 553 volte)

La televisione ha dominato anche nel 2013, e  il merito pare sia da attribuirsi alla svolta digitale, grazie alla quale la tv ha recuperato parte del suo pubblico moltiplicando l’offerta dei canali. Un’indagine condotta dal Sole 24 Ore illustra le preferenze degli ascoltatori: Rai 1 si conferma la rete più vista, seguita da Canale 5 e Rai 3.

Il 2013 è stato il primo anno interamente digitale della televisione italiana che ha compiuto il suo processo di trasferimento dall’analogico al digitale nel luglio del 2012. La digitalizzazione e moltiplicazione dei canali segmentati ha riportato davanti a un televisore acceso quanti se ne erano allontanati per insoddisfazione e distanza culturale dalla programmazione generalista. Nella media di tutti i giorni dell’intero anno si sono accomodate a consumare televisione 10,5 milioni di italiane ed italiani. Nelle due ore della classica prima serata le persone attente a quanto programmato in tv sono 26,1 milioni. La rete preferita dalla popolazione nel suo complesso è ancora una volta il primo canale della tv di Stato, lo è ininterrottamente dal 1995 e, da che esiste la rilevazione Auditel, non lo è stata soltanto negli anni 1992,1993 e 1994.

Tra i nativi digitali è Real Time il successo dell’anno, con una quota d’ascolto dell’1,5% nel giorno medio migliora la propria perfomance del 2012. Un altro alloro per il successo ottenuto va a Rai Yo Yo, che pur essendo un canale segmentato sul target bambini, target meno numeroso di altri, occupa la seconda posizione, e con una quota d’ascolto dell’1,3% sorpassa Rai 4, Rai Premium, Rai Movie, Boing e Iris, quest’ultimo supera Rai 4 e Rai Premium, si piazza sul terzo gradino del podio dei nativi digitali nel giorno medio e conquista il primato in prima serata. I canali nativi digitali sin qui citati sono editi da Rai o da Mediaset con la sola eccezione di Real Time e sono Rai e Mediaset a produrre l’ascolto più elevato tra gli editori di canali nativi digitali.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 11/06/2013 @ 07:31:22, in Media, linkato 956 volte)

Molte ricerche dimostrano che guardare la tv e utilizzare i social media non sono due azioni che si escludono a vicenda. Anzi, gli utenti sembrano amare postare commenti su Facebook o twittare mentre sono davanti lo schermo della tv. Molti di questi spettatori discutono di ciò che stanno guardando in tempo reale con amici o altri utenti della rete che in quel momento guardano lo stesso programma intavolando spesso conversazioni che continuano per giorni e giorni.

Operatori del settore tv e del marketing televisivo hanno capito di poter utilizzare questa nuova tendenza a loro vantaggio. L’idea non è di competere con i social media ma di usarli in modo che gli show televisivi, eventi e campagne pubblicitarie possano spingere il pubblico a partecipare attivamente ed interagire con il materiale audiovisivo mostrato.

In un nuovo report targato BI Intellingence vengono esaminati i trend più significativi della Social Tv e come la nuova pratica di consumo spinge i broadcaster e gli operatori marketing a ripensare alle loro strategie in chiave social. Dal report emerge innanzitutto come il mercato in cui si gioca questa nuova partita muova ingenti somme di denaro: nel 2012, a livello globale, sono stati spesi 350 miliardi di dollari in spot televisivi. In questo senso, se la Social Tv riuscirà a rendere maggiormente efficace la pubblicità o aiutare i social media a raggiungere parte di quegli investimenti, potrà diventare, secondo i ricercatori, un vero e proprio settore di business autonomo.
La pratica della Social Tv è un’abitudine già consolidata tra il pubblico di tutto il mondo. Gli utenti dei social media affermano, infatti, che la pratica di commentare show televisivi o eventi fa già parte delle loro abitudine quotidiane. L’attività è cresciuta in corrispondenza dell’incremento delle vendite di smartphone e di altri dispositivi mobili.

Questi, infatti, hanno reso molto più semplice per le persone riuscire ad interagire con i programmi stando comodamente seduti sui loro divani davanti alla tv. Uno dei dati emersi dal report è che il 40% degli spettatori americani dichiara di utilizzare i social media da smartphone o tablet mentre guarda la tv da casa. Inoltre i social media da dispositivo mobile sono maggiormente utilizzati mentre si è a casa davanti alla tv piuttosto che in altre attività come lo shopping.

La pratica della Social Tv può essere declinata in più varianti. Esistono, infatti, molte applicazioni che favoriscono questo tipo di attività come quelle al supporto per gli spot televisivi, che ottimizzano il processo di acquisto rendendo l’annuncio più diretto ed efficiente, o app che misurano in tempo reale l’audience di un determinato evento televisivo. I dati emersi dall’analisi di una determinata attività di social tv possono costituire un vero e proprio focus group da cui ricavare informazioni interessanti e, se utilizzati in modo adeguato, possono generare un ciclo di feedback positivi per la creazione di palinsesti e campagne pubblicitarie più vicine alle esigenze dello spettatore.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 02/05/2013 @ 07:49:23, in Media, linkato 809 volte)

u questo tipo di contenuti, ormai è chiaro, si gioca il futuro delle Media company. Meno certezze ci sono su come si riorganizzeraÌ il mercato pubblicitario, e su quale saraÌ il ruolo della tv come la conosciamo oggi

Guardare video sul pc, sul tablet o sullo smartphone eÌ ormai un’abitudine per la maggior parte degli utenti Internet. L’offerta eÌ sconfinata: solo in Italia sono oltre 260 le Media company, fra editori, emittenti televisive e radio, ad avere un’offerta video sui propri siti Web: approfondimenti complementari alla carta stampata, trasmissioni on demand e in diretta, video musicali, programmi radiofonici e via dicendo.

Secondo la più recente indagine dell'Osservatorio New Media e New Internet della School of Management del Politecnico di Milano, l’audience italiana eÌ di 25 milioni di utenti, pari all’80% degli utilizzatori di pc, e per molti di loro il device preferito eÌ ormai il tablet. Sono anche nati programmi che vanno in onda solo sul Web, alcuni di grande successo, con milioni di accessi. 

Pubblicità raddoppiata in un anno

Che il video online sia il futuro, dunque, eÌ ormai chiaro a tutte le Media company, che stanno arricchendo l’offerta cercando di conquistare una quota del promettente mercato del video advertising. Meno chiaro, invece, in questo nuovo scenario che si va delineando, eÌ come si riorganizzeraÌ il mercato pubblicitario e quale saraÌ il ruolo della tv come la conosciamo oggi, in un contesto che vede gli investimenti in advertising in forte contrazione da ormai alcuni anni.

L’aumento degli utenti e del tempo dedicato da essi attrae sempre di piuÌ l’interesse degli investitori: in Italia nel 2012 la pubblicitaÌ sui video online eÌ raddoppiata rispetto all’anno precedente e vale oggi il 2% del totale del mercato televisivo (sia advertising che pay). EÌ ancora poco, ma si prevede che potraÌ arrivare fino al 10% nel 2017. Non si tratta certo di un trend che riguarda solo il nostro Paese. ComScore stima che negli Stati Uniti il 23% dei contenuti video visualizzati nello scorso mese di dicembre, pari a 39 miliardi, conteneva pubblicitaÌ, il 14% in piuÌ rispetto all’anno precedente. Ma mentre l’offerta cresce, le tariffe pubblicitarie scendono, mettendo in dubbio la sostenibilitaÌ nel lungo periodo di questo nuovo business. 

L’online non esclude la tv, anzi

Anche il cambiamento delle abitudini rappresenta ancora un’incognita. L’utente non sta sacrificando l’offerta televisiva tradizionale a favore di quella online, anzi: a volte il successo di un programma o di un personaggio sul Web spinge al rialzo gli ascolti sulla tv. Si tratta piuttosto di un completamento, di un’estensione della fruizione in momenti della giornata o in luoghi in cui non si ha accesso allo schermo televisivo, oppure del desiderio di vedere un programma che si eÌ perso in tv. E sempre di piuÌ si utilizzano due dispositivi in contemporanea, ovvero il pc, il tablet o lo smartphone mentre si guarda la tv.

Resta poi da comprendere quale saraÌ l’impatto delle 'Smart TV', le tv di nuova generazione connesse a Internet, che nei prossimi mesi potrebbero giocare un ruolo particolarmente significativo nel cambiare l’esperienza dell’utente sullo schermo televisivo 'tradizionale'.

Via Wireless4Innovation

 
Di Altri Autori (del 29/04/2013 @ 07:38:29, in Media, linkato 763 volte)

La Commissione Ue sta lavorando sui media digitali e la tv connessa, ovvero “la prossima rivoluzione nel mondo creativo e digitale“, affinché ci sia una “rapida convergenza” tra tutti i media ma che soprattutto abbiano norme comuni. Sono questi i punti chiave del discorso sul futuro dei media pronunciato in apertura della conferenza annuale dell’Emma (European magazine media association) a Bruxelles, pronunciato dal vice presidente della Commissione europea responsabile per la Digital Agenda, Neelie Kroes.

La Kroes sottolinea come internet e il mondo digitale stiano trasformando l’industria dei media facendola sconfinare sempre più nei settori delle telecomunicazioni e delle Ict. Tali trasformazioni, sono per la vice presidente motivo per chiedersi verso quali significati virerà la parola “media” nel 2060, e anche l’occasione per affermare che “il cambiamento è inevitabile, adattarsi è imperativo. Per tutti i settori coinvolti, il mio consiglio è lo stesso”, afferma la Kroes: “Non difendetevi dalla rivoluzione del digitale ma sfruttate a vostro vantaggio le opportunità dell’online, adattatevi e innovate. I settori che lo hanno fatto già godono dei loro frutti digitali, quelli rimasti indietro già si sentono schiacciati”.

Altro punto chiave preso in considerazione dalla Kroes è quello della convergenza tra Internet e TV. Ad oggi in Europa le tv connesse sono 40,4 milioni, ma la previsione è che entro il 2016 siano in quasi tutte le case degli europei. La scommessa è quindi quella di assicurare rapidamente che standard tecnici, regole legali e contenuti convergano e tutelino sia i consumatori, inclusi quelli più deboli come i minori, che le emittenti radiotv, il mondo di internet e delle imprese. Questo è quanto assicurato dalla Kroes presentando un Libro verde sulla questione e lanciando le consultazione pubbliche che resteranno aperte sino a fine agosto.

Sono cinque i nodi su cui Bruxelles chiede opinione e contributi degli attori di questi settori chiave per delineare gli sviluppi di un futuro prossimo. In primo luogo, le regole del gioco, ovvero come creare le condizioni necessarie affinché le imprese europee possano affrontare la concorrenza internazionale, soprattutto quella americana. Secondo, la protezione della libertà dei media e dei valori europei, inclusa la tutela dei minori e l’accessibilità per i disabili. Terzo, mercato unico e norme comuni, in modo che ci siano standard tecnici compatibili. Poi, i finanziamenti, e il modo in cui gli utenti e la convergenza internet-tv influenzeranno e quanto la produzione dei contenuti, dai film agli spettacoli. Infine, apertura e pluralismo dei media: se internet e tv finiranno per convergere, si aprono domande sul filtraggio dei contenuti di internet da parte delle pubbliche autorità e sulla loro accessibilità, per esempio per film recenti di successo o i grandi eventi sportivi. “Un dibattito a livello Ue ci permetterà di affrontare questi cambiamenti – ha sottolineato la Kroes – di contribuire alla crescita delle imprese, di incoraggiare la creatività e di difendere i nostri valori“.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 18/04/2013 @ 07:17:59, in Media, linkato 1279 volte)

Secondo un’indagine presentata a Milano e realizzata da ConMe, laboratorio di ricerca frutto della collaborazione tra la School of Management del Politecnico di Milano e Makno/Abis analisi e strategie, gli italiani sono sempre più un popolo di “consumatori convergenti”, ovvero con un consumo mediale e una dotazione tecnologica sopra la media. Sono quasi 18 milioni, infatti, quelli che, fra 15 e 64 anni, usano attivamente più mezzi di comunicazione nelle più svariate situazioni.

Dal rapporto emerge come fino a 34 anni i potenziali convergenti hanno una penetrazione uguale tra uomini e donne, mentre oltre i 35 anni si osserva che la concentrazione tra gli uomini è più alta per il maggior tasso di attività. Come prevedibile, la penetrazione è massima, invece, nelle fasce di età più giovani ovvero per l’80% fra 15 e 18 anni e il 73% fra 18 e 24. In questo caso si tratta di persone che fanno più esperienze mediali sui dispositivi digitali e che utilizzano sempre di più smartphone (+77%) e tablet (+186%).

Dall’indagine emerge come i dispositivi mobili siano parte integrate della giornata e che, insieme al pc, occupano l’intera giornata degli utenti, soprattutto per il bisogno relazionale e la fruizione di intrattenimento. In questo senso si evidenzia come piattaforme quali Facebook e YouTube raggiungono il 90% degli intervistati.

Facebook è il social network più utilizzato (tutti i giorni per il 62% del campione), seguito da YouTube (usato almeno una volta a settimana dal 71%). Twitter non sembra essere, almeno in Italia, il social network così diffuso come lo è nel resto del mondo. Altri social, invece, sono per lo più inutilizzati, come Linkedin, non frequentato per il 60% degli intervistati e Pinterest che affornta una quasi totale indifferenza (79%).

Altri dati sono relativi all’utilizzo della pratica comunemente chiamata “second screen”. Il dispositivo più utilizzato mentre si guarda la tv è il computer, acceso “sempre” e “spesso” nel 50% dei casi, mentre lo smartphone è fra i dispositivi più presenti nel corso della giornata (37%), seguito dal tablet (15%).

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 03/04/2013 @ 07:26:51, in Media, linkato 830 volte)

E’ stato pubblicato ieri l’ultimo rapporto di GlobalWebIndex che indaga su come gli utenti nel mondo passino il proprio tempo, quali device utilizzino maggiormente e quali media prediligano. E’ doveroso precisare che tutte le indagini di GlobalWebIndex si basano su sondaggi svolti unicamente su soggetti con accesso ad internet e, anche in questo caso, si tratta della percezione che gli utenti hanno di loro stessi e come tale va considerata indicativa dei loro comportamenti.

Uno dei dati più interessanti, a mio avviso, che emerge da questo studio e’ che a livello globale il tempo che passiamo sui media digitali eccede quello sui media tradizionali. Quello che ad un primo sguardo può sembrare un dato molto impressionante va analizzato alla luce del fatto che gran parte delle nostre professioni si svolge ad un pc. Acquistiamo prodotti online, leggiamo notizie online, ascoltiamo radio online, e ormai guardiamo anche la TV online. E se anche guardiamo la TV in maniera tradizionale, nel 49% dei casi nel mondo, utilizziamo contemporaneamente un PC o uno smartphone.

Generazione iper-connessa? Non proprio se consideriamo che, sebbene siano i piu giovani a passare piu tempo coi media in generale, la percentuale di tempo passata al PC non scende con l’avanzare dell’età. Certo, i piu anziani sono meno abituati ad utilizzare smartphone e tablet, ma per quando riguarda l’utilizzo dei PC quasi raggiungono i più giovani per quantità di utilizzo.

A livello mondiale esiste un enorme divario tra paesi maggiormente consumatori di media e quelli in cui invece il consumo e’ minore. Ad esempio in Giappone (in fondo alla nostra lista) si passa il 73% di tempo in meno rispetto all’Argentina sui vari media, il paese della nostra ricerca che ne fa il maggior consumo.

In Italia passiamo circa 10 ore e mezzo al giorno con i media, poco meno di un’ora in piu rispetto agli inglesi e, in entrambi i casi, e’ il PC a farla da padrone. Sorprenderà sapere, infatti, che in l’Italia e’ piuttosto in linea con gli altri paesi per quanto riguarda il consumo di televisione e viene anzi superata dagli inglesi, dove esiste un’offerta multicanale da molti più anni. In compenso leggiamo di piu offline. La stampa infatti occupa poco piu di mezzora al giorno in media agli italiani contro i 20 minuti scarsi degli inglesi.

Ma quanto di questo tempo viene passato online? Di tutto il cumulo di ore passate sui media, in Italia, circa 5 ore e mezza vengono passate collegati alla rete, rispetto alle 5 ore scarse degli inglesi. Italiani piu collegati quindi, ma con cosa? In Italia cosi come in Gran Bretagna e praticamente ogni paese incluso nella nostra ricerca, sono le attività di social networking a farla da padrone. Quasi un terzo del tempo complessivo online viene passato sui social network in Italia contro il 25% degli inglese, mentre il 13% lo passiamo sui Twitter contro il 10% degli inglesi.

Le attività social sono ormai una delle motivazioni principali che spingono gli utenti ad accedere ad Internet, basti pensare che a livello mondiale, gli dedichiamo il 48% del nostro tempo online. Un enormita’!

I dati di questa ricerca dimostrano in maniera incontrovertibile e inequivocabile come Internet abbia totalmente sconvolto, non solo la maniera in cui fruiamo dei contenuti, delle notizie e dell’intrattenimento, ma anche la maniera in cui ci relazioniamo con le persone, in cui socializziamo e diamo vita alle società. Solo 4 anni fa Facebook iniziava a diventare un fenomeno di massa in Italia… dove ci troveremo e come socializzeremo tra altri 4 anni?

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