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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Da tempo Facebook cercava un modo per monetizzare da WhatsApp, la più popolare app di messaggistica. Ora sembra aver trovato un modo che potrebbe funzionare con WhatsApp Business.
La connessione tra
 Facebook e WhatsApp potrà collegare gli annunci direttamente alla nuova piattaforma WhatsApp Business. Funzionerà in modo abbastanza semplice: le persone potranno contattare direttamente le aziende attraverso questo nuovo servizio; le aziende potranno rispondere in modo del tutto gratuito entro 24 ore. Se la risposta si fa attendere troppo (o non arriva affatto), viene applicato un costo di 9 centesimi per messaggio.

In un sistema globale di scambi sempre più veloci, la piattaforma valuterà la reattività dei canali offrendo quindi un servizio gratuito ” a tempo”; quando l’azienda “sfora” i limiti concessi per rispondere a una persona, viene “multata” per il ritardo.

WhatsApp si conferma il canale di marketing più coinvolgente al mondo. Se uniamo gli utenti attivi su Facebook Messenger e WhatsApp, questi rappresentano il 79% dell’intero mercato della messaggistica. Ecco perché per un’azienda WhatsApp Business potrebbe essere una strada facilmente percorribile per garantirsi alti tassi di coinvolgimento.

La chiave per utilizzare efficacemente WhatsApp for Business è data dalla qualità delle interazioni generate per creare una relazione di valore con le persone. WhatsApp viene utilizzato da persone per parlare con altre persone.

La soluzione presenta anche delle controindicazioni: cosa accadrà ai nostri numeri di telefono, in mano alle aziende?

Via Ninja Marketing
 

Secondo una recente analisi di Linqia, l’86% dei marketer ha usato Influencer nelle proprie campagne di marketing nel 2017 e il 92% dei marketer che ha collaborato con alcuni di loro, ha dichiarato di essere soddisfatto dei risultati ottenuti.

Dati destinati alla crescita, così come il budget stanziato per queste attività.

Le strategie integrate che coinvolgono Micro-ambassador, Blogger, Influencer vengono usate sempre di più e la piattaforma social di riferimento è Instagram. Le persone si fidano maggiormente dei messaggi veicolati da personaggi influenti, rispetto alle tradizionali forme di pubblicità.

Ecco perché è importante analizzare quali sono i modi più efficaci per collaborare con questi personaggi e per dare la giusta spinta al tuo brand.

LEGGI ANCHE: Come scegliere l’influencer giusto per il prodotto (o il  brand) giusto.

i 6 modi più efficaci per collaborare con influencer

Programma i contenuti pubblicizzati sui social media

Il modo più popolare per promuovere i tuoi prodotti o il tuo brand è quello di instaurare un accordo con l’Influencer, il quale garantirà visibilità sui propri profili social. Sarà necessario istruirlo, fornirgli le linee guida e proporgli un programma sul materiale che dovrà creare.

Ti sarai accorto della dicitura che indica i post pubblicizzati su Instagram. LInfluencer Giulia Calcaterra, ad esempio, racconta di come si allena tutti i giorni per mantenere la sua forma fisica impeccabile e utilizza prodotti per un’alimentazione ricca di proteine. Nel copy fornisce anche un codice sconto per incentivare i suoi followers a comprare.

È quella che si definisce una win-win situation: il personaggio offre un vantaggio agli utenti che lo seguono fedelmente e il brand utilizza questa leva promozionale in modo indiretto.


Una buona pratica, quando metti le basi per una campagna di marketing è quella di coinvolgere un gruppo di Influencer, in modo da far risuonare il tuo brand su più fronti. Non disperdere una goccia in un mare di post!

Gioca sull’effetto sorpresa con i regali

Un altro modo per instaurare una collaborazione è quello di inviare dei regali, magari inaspettati, di un prodotto che sai possa piacere all’Influencer.

In questo modo, puoi sperare in una recensione, un post o una citazione spontanei sul tuo prodotto.

Ovviamente non essendoci un accordo e un compenso monetario, l’Influencer non è obbligato a dare visibilità al tuo regalo. Potrebbe anche capitare che ti vengano comunque richiesti dei soldi per pubblicizzare quello che gli hai inviato. Oppure potrebbe arrivare un post negativo se il prodotto non rispecchia le aspettative o non è gradito.

Sfrutta gli articoli sul blog

Quando si parla di una collaborazione che includa la scrittura di articoli sul blog, può essere di due tipi. Puoi sbizzarrirti insieme al Blogger e richiedereun intero articolo che parli del tuo prodotto oppure puoi farlo rientrare in una serie di citazioni, insieme ad altri brand.

Ad esempio a Gipsy in the Kitchen nel suo blog di cucina, posta la ricetta per preparare “La piadina con albicocche carammellate e squaquerello Nonno Nanni.” Utilizza spesso prodotti di noti brand all’interno dei suoi piatti.


Alcuni punti da tener presente per questo tipo di collaborazione:

  • Quando collabori con un Blogger, cerca qualcuno che condivida i valori del tuo brand e che possa essere rappresentativo per la tua nicchia
  • Scrivere un articolo richiede tempo per cui programma tutto per tempo e non aspettarti un ritorno immediato con una sola azione
  • Accordati sulle immagini se le deve creare il blogger, oppure fornisci fotografie di buona qualità in alta risoluzione
  • Può aiutare inserire un codice sconto nell’articolo e indicare il link diretto al tuo sito web per facilitare la conversione

Organizza un Takeover

Un altro format molto efficace ed usato è quello del Takeover del tuo account Instagram da parte di un Influencer, per un determinato periodo di tempo o durante un particolare evento.

L’Influencer produrrà direttamente i contenuti. Farà vivere al pubblico il suo punto di vista autentico.

Dovrai stabilire una policy per la pubblicazione, se diretta o se previa la moderazione del social media manager. L’azione deve essere palesata e promossa sia sull’account del brand che su quello del personaggio che effettuerà il Takeover.

È importante scegliere un Influencer con cui hai già lavorato, di cui ti fidi per essere sicuro che produrrà dei contenuti live in linea con il tuo brand.


Passa al livello successivo e trasforma l’Influencer in un Brand Ambassador

Un altro percorso che si può intraprendere è quello di trasformare un Influencer in un vero e proprio testimonial duraturo del brand. In questo caso non si tratta più di azioni spot, ma di passare ad un livello successivo.

In qualità di Ambassador il personaggio scelto, non solo posterà contenuti sul tuo prodotto regolarmente, ma rappresenterà il brand durante eventi locali e iniziative promozionali di vario tipo.

Anche in questo caso, assicurati di aver già testato il lavoro dell’Influencer, il quale deve condividere i valori del brand, avere una personalità e un attitudine che ben si sposano con la tua filosofia aziendale per diventarne portavoce verso il suo pubblico.

Consigli utili da non dimenticare prima di iniziare le tue collaborazioni

  • Stila una lista di Influencer che possono fare al caso tuo. Non soffermarti solo su chi è seguito da grandi numeri, ma cerca chi può essere rilevante per la tua nicchia
  • Non mandare solo mail, ma cerca di stabilire una relazione con delle collaborazioni durature e costruttive
  • Pensa ad un compenso adeguato per la creazione dei post, il valore dei contenuti creati e la creatività, questo dimostrerà come consideri il lavoro dell’Influencer e lo incentiverà a dare di più
  • Sii molto specifico e preciso sulle linee guida che il personaggio che rappresenta il tuo brand deve seguire: più il briefing è accurato, più sarà facile che vengano rispettate le aspettative di tutti
  • Lascia l’Influencer libero nella creatività: potrà dimostrare il suo valore aggiunto e non si sentirà frustrato
  • Non avere fretta. Il tutto e subito non esiste. Le campagne richiedono tempo perché si vedano i risultati.
Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 10/07/2018 @ 07:29:42, in Social Networks, linkato 717 volte)
Era il 2012 quando Facebook annunciò al mondo di aver acquisito Instagram per un miliardo di dollari e Mark Zuckerberg s’impegnò a costruire e a far crescere l’app in modo indipendente. A 6 anni dall’acquisto, com’è la situazione?

Alcuni lo definiscono l’affare del secolo. Sì, perché il social network delle fotocresce più velocemente di Facebook e sembra non arrestarsi. Le previsioni sono più che positive: in cinque anni arriverà a 2 miliardi di iscritti.

Nel 2012 il suo valore era di 1 miliardo di dollari; a quanto ammonta oggi? Secondo le stime della Bloomberg Intelligence, attualmente, il suo valore raggiunge i 100 miliardi di dollari. Impressionante, no?

instagram

Quanto è cresciuta Instagram?

Chi utilizza maggiormente Instagram appartiene ad un target differente rispetto a quello di Facebook: si tratta degli utenti più giovani.

Inoltre, i risultati degli ultimi anni sono stati davvero sorprendenti e la crescita è stata rapidissima: 1 miliardo di utenti, una crescita di 200 milioni dallo scorso settembre e 400 milioni di utenti che seguono le Stories. Per non parlare delle importanti novità che l’app continua ad annunciare.

Instagram

Da poco, infatti, è nata IGTV: in pratica, la televisione su Instagram. Gli utenti possono registrare ed inserire video fino ad un’ora di lunghezza.

Quanto ha giovato a Facebook?

Partiamo dal rispondere ad una domanda specifica: quanto pesa Instagram sul fatturato di Facebook? Alla fine del prossimo anno fiscale il suo peso potrebbe raggiungere il 16% e superare di molto il 10% circa dello scorso anno. 10 miliardi di dollari, grazie alla pubblicità.

Altro dato importante: Instagram attira nuovi utenti molto più velocemente di Facebook. Il contenuto principale veicolato dal social network sono le foto e, probabilmente, per questo motivo è più apprezzato dai giovani e risulta più appetibile e intrigante di altri social.

Cosa c’è nel futuro di Instagram?

Ciò che gli investitori si aspettando da Instagram è, sicuramente, il miglioramento della capacità di monetizzare gli accessi e la creazione di una struttura più solida, capace di assicurare dei guadagni imponenti.

Foto ma non solo, anche video, Stories e streaming per raccontare le vite dei propri utenti.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 05/07/2018 @ 07:45:08, in Social Networks, linkato 737 volte)

L'Influencer Marketing è la pratica attraverso la quale le aziende veicolano propri messaggi facendo leva sulla capacità di influenza di persone autorevoli e ben connesse in rete.

Breve storia dell’Influencer Marketing
Le sue origini possono essere fatte risalire ai primi tentativi di usare testimonial poco conosciuti da associare al brand. Famoso il caso di Nancy Green, assunta nel 1890 da R.T. Davis Milling Company per divenire il volto del mix per pancake “Aunt Jemima.”

Nel 1940 Lazarsfeld, Berelson e Gaudet nel loro studio sulla comunicazione politica (Multistep flow model) teorizzarono l’importanza degli opinion leader nell’influenza politica. Poi, intorno al 2004, con la diffusione di Internet e l’emergere dei blog come fonti dell’informazione in rete, le aziende iniziarono a porre in essere le prime azioni di Digital PR. Ai blogger venivano inviati prodotti da recensire o li si coinvolgeva in incontri ristretti e informali con i manager aziendali al fine di stimolare un confronto franco.
In quegli anni prendono piede anche le pratiche di buzz/viral marketing tese a sfuttare la coda lunga dei blogger con azioni di amplificazione, spesso opache.

Qualche anno dopo la massificazione e la moltiplicazione dei social media contribuì a diluire l’importanza delle opinioni scritte sui blog, creando, nel contempo, nuovi palcoscenici per nuovi influencer. Per le aziende divenne difficile individuare quelli più adatti alle proprie esigenze e, nel mercato, si creò lo spazio per attori, soprattutto tecnologici, specializzati nella discovery e nel coinvolgimento degli influencer. Nacque così l’influencer marketing che abbiamo imparato a conoscere.

L’influencer marketing oggi
Oggi lo scenario è diventato ancora più intricato. Gli attori in campo sono aumentati: aziende, influencer, mediatori (agenzie specializzate, centri media, talent agency), tech provider, istituzioni.
Le aziende chiedono maggiore qualità degli influencer, più controllo sui contenuti e metriche chiare per misurare il ritorno sull’investimento.
Gli influencer (che ora preferiscono essere chiamati creator) hanno una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e chiedono un adeguato riconoscimento del loro valore.
Gli organi di controllo e disciplina (Autorità, Unione Consumatori, IAP) spingono verso una completa trasparenza.
I tech provider migliorano la tecnologia (machine learning per un matching brand-influencer più preciso, misurazione puntuale del ROI, scalabilità ed efficienza operativa nella gestione della campagne) e, in alcuni casi, aggiungono supporto alla progettazione delle attività di influencer marketing.

Modelli di approccio delle aziende
In questo sistema complesso la pratica dell’influencer marketing va maturando e i modelli di approccio delle aziende si vanno differenziando. Semplificando, vi propongo quelli che mi sembrano i tre approcci principali.

Approccio tattico artigianale
Si tratta di un approccio mutuato dalle digital pr e spesso guidato dal reparto comunicazione/relazioni esterne.
L’azienda, con l’aiuto o meno di un agenzia, usa l’influencer marketing all’occorrenza (ad esempio in occasione del lancio di un nuovo prodotto). La scelta degli influencer viene fatta sulla base di liste limitate e tendenzialmente immutabili, costruite nel tempo, sulla base di precedenti iniziative e attraverso semplici ricerche in rete, senza strumenti tecnologici adeguati. Il budget destinato all’attività è esiguo e il contatto con gli influencer avviene “one to one”, dati i numeri esigui di persone da coinvolgere.
L’obiettivo è generalmente la brand awareness, con una scarsa attenzione alla misurabilità dei risultati.

Approccio tattico, ma tecnologico 
Modello molto simile al precedente, quindi tattico e basato su campagne spot, ma supportato da tool di discovery degli influencer o di piattaforme di influencer marketing.
Nel primo caso la tecnologia aiuta nell’individuazione degli influencer più in linea con la brand equity. Nel secondo caso la tecnologia supporta anche nella fase di coinvolgimento e di analisi dei risultati.
L’obiettivo può essere la brand awareness o la consideration, cresce il budget e l’attenzione alla misurazione dei risultati ottenuti.

Approccio strategico e di lungo periodo
In questo caso l’Influencer Marketing entra nel dominio del marketing strategico e dunque viene considerato nel piano marketing annuale, come leva continuativa di approccio al mercato (campagne always-on) e con un budget dedicato.
Il brand costruisce la strategia con l’aiuto di un azienda specializzata in Influencer Marketing in grado di padroneggiare una piattaforma evoluta e il processo creativo. L’attenzione alla brand affinity e alla misurazione dei risultati è molto alta.
L’utilizzo dei creator ha lo scopo di spingere gli utenti all’acquisto.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 27/06/2018 @ 07:21:40, in Social Networks, linkato 839 volte)
Nella classifica Blogmeter svetta come più coinvolgente Ceres, seguito da Birrificio Angelo Poretti e Bavaria. Su YouTube la migliore perfomance è di Leffe. Ecco le strategie di chi fa meglio

Nuova edizione della tradizionale indagine Top Brands di Blogmeter, questo mese dedicata al settore della birra. Utilizzando il nuovo tool di Social Analytics sono state analizzate le performance di tutte le pagine ufficiali Facebook, Twitter, Instagram e YouTube dei principali brand del comparto presenti sul mercato italiano.

Dai 30 brand presi in esame è scaturita una classifica in cui sono stati evidenziati i 5 brand risultati migliori per interazioni totali (escludendo le views di YouTube) nel trimestre che va dall’1 gennaio al 31 marzo 2018. Inoltre, a partire da questo mese, si aggiunge la novità della Top3, ovvero i brand che hanno registrato la migliore performance su YouTube.

Sul podio Ceres, Angelo Poretti e Bavaria
Per total engagement la prima in classifica è Ceres, divenuta molto popolare negli ultimi anni proprio per la sua originale ed ironica comunicazione social. Il brand di birra danese totalizza, nel trimestre di riferimento, un engagement pari addirittura a 394.000, ottenuto per il 73% su Facebook e per il 27% suYouTube. Il post di Ceres che ha ottenuto maggiore successo (oltre 30mila interazioni) è un post spiritoso dedicato all’orzo.

Medaglia d’argento per Birrificio Angelo Poretti, storico birrificio lombardo fondato nel 1877 e, dal 2002, di proprietà del gruppo Carslberg. Con un total engagement pari a 120.000 e oltre 100mila tra fan e follower sui suoi canali social, Poretti stacca di parecchio i suoi competitor di settore. Il post che ha ottenuto maggior successo è un post dedicato alla festa della donna in cui, accanto ad alcune mimose, appare l’elegante bottiglia della Poretti 10 Luppoli Le Bollicine Dorata.

In terza posizione si classifica l’olandese Bavaria, che colleziona un total engagement pari a 73.000durante il periodo di analisi. L’attività social di Bavaria si concentra quasi esclusivamente sul suo canale Facebook, che infatti raccoglie il 100% delle interazioni. Il post più engaging è un post a tema calcistico dedicato alla partita Inter-Roma, con cui si chiede ai fan di pronosticare chi vincerà l’incontro tramite una “Beereaction”.

A seguire Guinness e Birra del Borgo
Guinness, la celebre birra irlandese, si posiziona quarta con un total engagement pari a 32.200,proveniente per il 100% da Facebook. Il most engaging post di Guinness, che raccoglie 9.600 interazioni, è quello dedicato alla festa irlandese più celebre: il Saint Patrick’s Day. Al quinto posto della Top Brands troviamo Birra del Borgo, birrificio artigianale italiano nato a Borgorose nel 1999. L’attività social del brand è spaccata quasi a metà tra Facebook e Instagram, che raccolgono rispettivamente il 45% e il 54%delle interazioni totali (28.400). Il post di Birra del Borgo che ha ottenuto più successo nel trimestre è quello dedicato alla nuova birra lager Lisa, pubblicato su Facebook.

Top3 YouTube: Leffe svetta su Ceres e Birra Peroni
Per quanto riguarda la nuova classifica dedicata a YouTube, al primo posto troviamo Leffe che si aggiudica anche il premio per la pubblicazione del most viewed content del trimestre. Il video che vede come protagonista il famoso chef Alessandro Borghese, ha totalizzato quasi 2 milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni. Il secondo posto va alla già premiata Ceres, che con il suo nuovo spot 2018 dal titolo “Kaleidoscope” totalizza ben 1,2 milioni di views, alla data attuale. Infine, sale sul podio anche Birra Peroni, che con un video dedicato all’eccellenza tutta italiana delle sue birre, colleziona oltre 6mila visualizzazioni.

 Via Mark Up

 
Di Max Da Via' (del 25/06/2018 @ 07:34:19, in Social Networks, linkato 823 volte)

Instagram ha annunciato di aver raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti attivi al mese. A settembre scorso erano 800 milioni. Notevole per un app esclusivamente mobile nata con un set limitato di funzioni ed evolutasi, sotto la guida di Zuckerberg, interpretando le esigenze del mercato e incorporando anche feature inventate da altri.

Ma da oggi Instagram non sarà più la stessa. Infatti è stato appena svelato IGTV, la TV di Instagram. 
IGTV sarà un’applicazione separata (ora disponibile per Android e iOS), ma a tendere anche un hub nella sezione Esplora, entrambi pensati per ospitare i video, prodotti da utenti e aziende.

Su IGTV i creator avranno a disposizione un proprio canale (che verrà mostrato anche nel profilo Instagram) sul quale potranno caricare (da app o web) video in verticale, a schermo intero, di risoluzione fino a 4K e con una lunghezza massima di 60 minuti.
Nei video si potranno inserire dei link per portare traffico al loro profilo o ad un sito (anche e-commerce). Al momento non è prevista una opzione di monetizzazione per i creator, ma è nei piani dell’azienda (presumibilmente nella forma di revenue sharing).

Accedere a IGTV da app sarà come accendere una TV perché subito si vedranno i video provenienti dai canali dei creator seguiti su Instagram. Scorrendo dal basso in alto si vedranno le sezioni disponibili: “For You” (video raccomandati) “Following” (video di coloro che si seguono), “Popular” (quelli con più interazioni) e “Continue Watching” (quelli non visti completamente). Ovviamente si potranno lasciare like, commenti o inviare i video agli amici attraverso Direct (i messaggi diretti).

Tutte le piattaforme di social media stanno andando verso una maggiore focalizzazione video perché gli utenti, soprattutto giovani, destinano gran parte della loro attenzione a questa forma di contenuti. Ovviamente contrastare il dominio di YouTube non è facile, ma è una strada obbligata per cercare di accaparrarsi una fetta dei budget pubblicitari dei grandi inserzionisti. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per farsi spazio è riuscire a convincere i top creator a produrre contenuti per la propria piattaforma, dando loro una serie di opportunità di monetizzazione.
E’ vero che in questa guerra per l’attenzione del pubblico e l’attrazione dei creator Instagram competerà con Facebook (che ha già l’hub Watch), ma in questa prima fase l’obiettivo dei due è fiaccare YouTube.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 22/06/2018 @ 07:31:33, in Social Networks, linkato 909 volte)

Sempre alla ricerca di nuove modalità di monetizzazione, Facebook ha ora iniziato in via sperimentale a permettere agli amministratori di alcuni gruppi di far pagare un abbonamento mensile, che va dai 4,99 ai 29,99 dollari al mese, per permettere l’accesso ai sottogruppi con contenuti speciali e di maggior qualità. Al momento Menlo Park non prenderà una commissione su questi abbonamenti, ma è facilmente immaginabile che questo avverrà nel momento in cui l’operazione sarà lanciata ufficialmente, se l’esito dei test ora avviati sarà positivo.

Facebook sottolinea in un blog post che la decisione nasce anche dalla richiesta, proveniente da molti amministratori, di individuare forme di guadagno che permettano loro di investire di più sui gruppi. In questo mondo, spiega Alex Deve, Product Manager di Facebook Groups, “aiuteremo gli amministratori ad offrire contenuti di maggior qualità ai loro membri e a continuare a investire nelle loro comunità”

Declutter My Home, il gruppo amministrato da Sarah Mueller, dedicato alla condivisione di suggerimenti per organizzare meglio il proprio appartamento utilizzando meglio gli spazi a disposizione, ha dato vita in poco tempo ad una comunità di migliaia di persone sparse in tutto il mondo. Grazie alla creazione del sottogruppo a pagamento Organize My Home, spiega Muelle, “potrò ora proporre alla mia comunità strumenti più interattivi, come ad esempio video tutorial, corsi di formazione, sfide di gruppo e sessione di domande e risposte in diretta”, mantenendo il gruppo originale come area dove ottenere consigli gratuitamente. I test riguardano al momento anche gruppi che si occupano dell’ammissione ai college, come Grown and Flown Parents, e della pianificazione della spesa settimanale per la famiglia, come Meal Planning Central Premium.

Ma come funziona il nuovo sistema? Agli utenti del suo gruppo, l’amministratore potrà dunque ora fornire una serie di opzioni di abbonamento e inviare loro l’invito a sottoscriverlo. I membri del gruppo potranno valutare il sottogruppo a pagamento vedendo le schede di anteprima che riporteranno i contenuti proposti e i costi dell’abbonamento. L’amministratore dovrà accettare la richiesta di iscrizione dell’utente, chiamato a quel punto a pagare la tariffa mensile. Gli abbonamenti saranno gestiti attraverso le applicazioni di Facebook per iOS e Android.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 20/06/2018 @ 07:19:01, in Social Networks, linkato 872 volte)

Facebook continua a spingere sulla monetizzazione di una delle sue property ancora poco affollata di pubblicità: l’app Messenger. Sul programma di messaggistica, infatti, arriva per la prima volta la pubblicità video. La novità è stata annunciata dal social network in occasione del Festival della Creatività Internazionale di Cannes.

Gli annunci video su Messenger appariranno nella schermata dei messaggi in arrivo, dove le persone visualizzano la lista delle chat avviate con amici e altri contatti, e dove già era possibile trovare i formati Sponsored Post. Gli spot partiranno automaticamente quando un utente scorre sopra di essi, ed avranno l’aspetto degli stessi formati video già presenti sulla bacheca di Facebook o su Instagram.

Messenger è un contenitore pubblicitario relativamente nuovo per Facebook: i primi annunci sull’app, infatti, risalgono a solo un anno fa. Quanto alla pubblicità video, gli spot in autoplay hanno fatto il loro debutto sulla bacheca di Facebook nel 2014, a cui si sono poi aggiunti da quest’anno i primi pre-roll ospitati all’interno di contenuti video caricati sulla piattaforma, come quelli prodotti da media partner all’interno della nuova sezione Watch.

Gli spot su Messenger saranno acquistabili all’interno di pacchetti di campagne pianificate su Facebook. Questo significa che non sarà possibile diffondere una campagna esclusivamente sull’app di messaggistica. I primi spot hanno iniziato ad essere erogati questa settimana.

Facebook, novità per i creatori di contenuti

Intanto, sempre oggi Facebook ha annunciato anche altre novità, dedicate ai creatori di contenuti: dal lancio ufficiale di Brand Collabs Manager, il motore di ricerca per mettere in contatto le aziende con gli influencer più adatti alle loro campagne (ne avevamo parlato in questo articolo), a nuove funzionalità per i video interattivi e all’apertura, anche ai creator, del contenitore video Watch.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 11/06/2018 @ 07:45:03, in Social Networks, linkato 981 volte)

Stilare un Social Media Plan professionale ed efficace è un’attività tutt’altro che semplice; richiede tempo, esperienza, analisi e un’approfondita conoscenza del mondo digitale, oltre che di quello social.

D’altro canto, come è possibile attribuire il giusto ruolo e obiettivi a un canale se non si conosce l’ecosistema in cui va inserito?

In questo post vedremo insieme gli step principali per creare un plan di successo, tenendo conto che più il brand è strutturato, maggiore è la complessità del piano e che chiaramente redigere un piano per un piccolo negozio di provincia richiede molto meno effort rispetto al farlo per una multinazionale, magari con più divisioni.

1. L’analisi per iniziare con il piede giusto

Purtroppo spesso e volentieri ho visto fare piani partendo dalla fase strategica o, peggio, operativa: niente di più sbagliato. Come posso decidere dove andare e come arrivarci se non so da dove parto?

È fondamentale iniziare con un’analisi approfondita, sia interna che esterna.

Interna per verificare e comprendere l’identità del brand, il posizionamento voluto, gli obiettivi generali e i desiderata rispetto all’attività social, le risorse economiche e umane a disposizione, eccetera.

Esterna per valutare lo status quo della presenza del brand sui social, ciò che è stato fatto fino ad adesso e con quali risultati (in modo da non ripetere eventuali errori o reiterare le pratiche di successo) sia in ambito paid che organic, ma non solo; dove si parla del brand e dei prodotti/servizi a esso collegati? Come se ne parla? Chi ne parla?

Rilevare la reputation online del brand in questione è importantissimo, così come lo è capire dove se ne parla e chi ne parla, in modo da valutare l’attivazione di presidi ufficiali nei canali di riferimento e prendere contatti con eventuali influencer.

È anche di centrale importanza analizzare le attività dei competitor, per farsi un’idea dello scenario competitivo in cui il brand è inserito e imparare da errori e best practice di chi lavora nel nostro stesso settore.

Per queste attività sono fondamentali sia i tool di Social Media Listening che quelli di Analysis; il mio consiglio, per snellire i tempi e ottenere risultati chiari e facilmente condivisibili è quello di utilizzare strumenti ad hoc.

In caso non ci sia abbastanza budget, si può procedere con un’analisi e reportistica manuale, tenendo ben presente che spesso la quantità di tempo e sforzo che richiede è tanto che l’acquisto di un buon tool sarebbe sicuramente la scelta migliore (provate a raccogliere e catalogare decine, centinaia di menzioni tra tutti i vari canali e fatemi sapere!).

Una volta che si ha una chiara panoramica possiamo passare alla fase successiva.

2. Obiettivi: cosa vogliamo fare e come intendiamo misurarlo

Perché siamo presenti/vogliamo essere presenti sui Social? Come intendiamo misurare il raggiungimento dei nostri obiettivi?

Poiché non vogliamo andare a ingrossare le fila delle aziende che hanno aperto account sui vari social network per una non meglio specificata “visibilità” o che ancora valutano la riuscita della loro presenza solo a suon di like, commenti e condivisioni, dobbiamo aver ben chiaro che risultati vogliamo raggiungere e a quali metriche associarne il raggiungimento.

A ogni obiettivo, i suoi KPI; se vogliamo aumentare la nostra brand awareness, allora dati come il numero di persone raggiunte, le impression generate, le visualizzazioni dei video, la portata virale e affini ci saranno molto utili per misurare i nostri sforzi.

Viceversa, se vogliamo aprire un presidio di Social Care, dati come il numero di richieste di assistenza ricevute, i tempi di risposta, il tasso di soddisfazione degli utenti, etc, saranno centrali; ovvio, saranno importanti (con possibilità e volumi variabili di settore in settore) anche quante richieste di contatto e vendite (dirette e indirette) i social ci permettono di raggiungere, quanto riusciamo ad agire in termini di consideration (es. traffico al sito web), gli indicatori di performance vanno scelti con cura e attenzione, proprio in base ai nostri obiettivi reali.

Definire gli obiettivi ci aiuterà anche a scegliere in maniera più ponderata su quale social investire.

3. Strategia e tattiche per definire come muoverci nei Social Media

Quale tone of voice caratterizzerà il brand? Quale sarà la policy interna ed esterna da prevedere? Quale linea editoriale seguiremo? Quali contenuti andremo a utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi? Quanto budget è previsto, per quali obiettivi e come verrà splittato sui vari canali?

Sono tutte domande alle quali la nostra parte strategica e tattica dovrà rispondere in modo dettagliato, con tanto di definizione dell’identità del brand, piano editoriale, budget media previsti, declinazione dei contenuti per social (mica vorremo pubblicare la stessa identica cosa in tutti i canali, vero?), persone coinvolte, responsabilità, flussi di lavoro.

In questa sezione sarà importante anche chiarire le eventuali azioni previste in caso di crisi, come il brand si approccerà alle varie richieste dei clienti e quali processi sono previsti da seguire in alcune circostanze frequenti (es. richiesta di assistenza, dove va reindirizzata? Cosa fare invece in caso di lamentela? Gli eventuali suggerimenti a chi vanno riportati?).

Ovviamente in questo caso sia la parte strategica che quella esecutiva andranno pensate per essere “elastiche”.

Come ben sa chi lavora con i social da tempo, strumenti, funzionalità, policy cambiano dal giorno alla notte, bisogna essere pronti a rivedere velocemente i propri piani alla luce delle novità e non risiedere troppo su certi tool proprietari che alcuni social mettono a disposizione e che si riservano di togliere dall’oggi al domani, senza preavviso, sia su base organica che paid (es. molte aziende che facevano advertising su Facebook nel B2B si sono visti togliere l’anno scorso moltissime opzioni di targeting per titolo lavorativo ed educazione e reintegrarne in seguito solo una parte).

Consiglio anche di prevedere sempre un canovaccio di risposte alle domande più frequenti, in modo da snellire il processo di risposta e ridurre il rischio di dare risposte errate; un’altra cosa da tenere in considerazione è la tipologia di formati e quindi di creatività richieste in base agli obiettivi.

La parte visual è sempre più importante in tutti i social, per cui si dovranno prevedere delle creatività ad hoc per ogni canale, ottimizzate per le dimensioni che ognuno offre.

Dovremo inoltre porre particolare attenzione a ciò che riguarda il budget pubblicitario: come verrà allocato? Dove, in quale proporzione? Come verrà diviso mensilmente in base agli obiettivi/tipologia  (es. interazione, traffico al sito, lead, vendita, retargeting..)? Quali risultati ci aspettiamo per mese/trimestre/anno?

Probabilmente in fase iniziale, se il brand è nuovo al panorama social, una parte più consistente del budget verrà destinata alla creazione di una base fan/follower e all’interazione “spicciola”, andando avanti nel tempo il budget verrà spostato più su obiettivi performance e sicuramente ci sarà una distribuzione diversificata in base ai vari periodi dell’anno.

4. Gli strumenti che verranno utilizzati (o che vengono suggeriti)

Un aspetto da non sottovalutare è la scelta degli strumenti da associare all’attività di Social Media Management e Social Media Advertising.

Soprattutto nel caso di brand strutturati o che gestiscano la presenza in più social network, scegliere gli strumenti di supporto giusti per ottimizzare le attività, consentire una gestione semplificata e generare una reportistica efficace è davvero molto importante.

Si prevede di gestire una gran mole di commenti/messaggi/menzioni? In tal caso si dovrà mettere a budget un tool centrato sulla parte di management, flagging dei contenuti e assegnazione delle risposte; se invece si necessita di programmare molti contenuti o su più canali, sarà fondamentale selezionare uno strumento in grado di semplificare la pianificazione dei post e personalizzare le varie didascalie e specifiche.

In alcuni casi invece grande importanza ricopre la gestione del budget media, quindi si sente l’esigenza di investire in un tool che permette di gestirli e ottimizzarli al meglio.

Fare un Social Media Plan che si rispetti non è cosa semplice, ma fidati se ti dico che un documento di questo tipo, se fatto bene, può essere il tuo migliore alleato!

Via Ninja Marketing

 
Di Max Da Via' (del 07/06/2018 @ 07:37:53, in Social Networks, linkato 933 volte)

I post che vediamo su Instagram, da tempo oramai, non sono più mostrati in ordine cronologico. Come avvenuto anche per Facebook, col crescere della community, è stato introdotto un algoritmo che ha la funzione di regolare la visibilità di foto e video sulla base di una serie di fattori.

I 3 fattori principali su cui si basa l’algoritmo di Instagram sono:

Interest: il sistema valuta i contenuti che potrebbero piacerci sulla base dell’interesse dimostrato in passato verso determinati elementi (like e commenti lasciati, video visti, ecc…). Questa previsione è basata su tecniche di machine learning e di machine vision per l’analisi dei contenuti multimediali.

Timeliness: viene premiata la freschezza dei contenuti, per cui vengono mostrati per primi i post condivisi più di recente dai nostri contatti, rispetto a quelli più datati

Relationship: maggior rilievo viene destinato ai contenuti condivisi da persone che il sistema interpreta come vicine, magari perché in passato ci hanno taggati in un post o abbiamo scambiato messaggi diretti

Insieme a questi fattori principali di posizionamento, vengono considerati anche altri segnali che influenzano l’ordinamento dei contenuti:

Frequency: la nostra frequenza di apertura di Instagram incide sull’algoritmo spingendolo a mostrarci per primi i migliori post pubblicati dalla visita precedente

Following: il numero delle persone seguite influenza i post visibili, quindi se seguite molti contatti il sistema vi mostrerà meno contenuti di una persona specifica in modo da farvi vedere contenuti più vari, ossia di altri

Usage: il tempo trascorso nell’app influisce sui post mostrati, se la usiamo per un breve periodo il sistema sarà obbligato ad operare una selezione più profonda

Alcuni miti su Instagram

– L’algoritmo non nasconde i video e le foto pubblicate dalla vostra rete, ma ne modifica solo l’ordine algoritmicamente. Quindi continuando a scollare saranno tutti visibili.

– Non c’è un formato che ha un peso maggiore nella “ricetta” algoritmica. Ciò che incide sulla priorità di visualizzazioni è solo l’interesse mostrato in passato verso un certo formato.

– Non c’è una preferenza verso i contenuti degli utenti che usano Storie, Live o altre funzioni particolari dell’app

– Instagram non penalizza gli utenti che pubblicano frequentemente, ma se un contatto inizia a pubblicare molti post in un arco di tempo limitato, l’algoritmo provvederà ad inframmezzare contenuti di altri per “spezzare” la pubblicazione a raffica

– Neanche chi usa molti hashtag o fa altre azioni viene penalizzato

– Instagram non garantisce più reach a chi ha un account business rispetto ad uno personale e viceversa.

Ovviamente queste regole potranno cambiare nel corso del tempo, ma per ora possono essere molto utili per guidare le tattiche di pubblicazione di singoli e aziende, soprattutto se usati tenendo presente anche i fattori di posizionamento di Facebook.

Via Vicos Blog
 
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