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Arthur Bloch
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Di Altri Autori (del 30/03/2010 @ 07:10:36, in Aziende, linkato 1727 volte)

Secondo i tradizionali rumours che accompagnano l'uscita dell'ultima creatura di Cupertino, l'iPad, la Apple sarebbe in procinto di lanciare una piattaforma di mobile advertising che gestisca il business legato ai suoi gioiellini mobili.

IAd, così dovrebbe chiamarsi la piattaforma, dovrebbe debuttare il 7 aprile e rappresenta la concretizzazione dell'acquisizione di Quattro risalente al gennaio scorso. Apple si è assicurata le prestazioni della società attiva nel mobile adv per 275 milioni di dollari.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 29/03/2010 @ 07:55:56, in Social Networks, linkato 1831 volte)

La banca più attiva su Facebook è Ing Direct: la fan page americana ha quasi 14mila iscritti, ma il loro numero aumenta di ora in ora. La pagina di Citigroup argentina, invece, ne ha circa 11mila. Bnp Paribas arriva a 120mila, però i numeri non le bastano per diventare regina del credito 2.0. La classifica di "Innova et Bella", società di consulenza strategica, considera la capacità di relazione con gli utenti, l'aggiornamento e il numero di fan monitorando i principali cento gruppi bancari mondiali. Su Facebook - la terza nazione al mondo dall'alto di oltre 400 milioni di utenti - le aziende hanno l'opportunità di avviare un dialogo con i clienti. Nel caso delle banche, sulle pagine si leggono domande sui mutui offerti, consigli e lamentele per i limiti del servizio di home banking, link ad articoli di giornale, eventi. E, almeno nel caso dei primi isitituti in classifica, le risposte delle banche. La prima fan page italiana è sempre di Ing Direct, poi, al quindicesimo posto, Ubi banca.Ecco la classifica completa.

POSIZIONE

 

 BANCA  

 

 RATING  

 

 FAN  

 

 1  

 

 ING GROUP  

 

 AAB  

 

 
 

 Usa  

 

 AAB  

 

 13.679  

 

 

 Italia  

 

 AAC  

 

 1.007  

 

 2  

 

 CITI GROUP  

 

 AAB  

 

 

 

 

 

 Argentina  

 

 AAB  

 

 10.807  

 

 3  

 

 BNP PARIBAS  

 

 ABA  

 

 

 

 

 

 Net  

 

 ABA  

 

 119.595  

 

 

 

 Italia  

 

 CBC  

 

 202  

 

 4  

 

 JP MORGAN CHASE & CO.  

 

 ABC  

 

 

 

 

 

 Usa  

 

 ABC  

 

 5.537  

 

 5  

 

 CREDIT AGRICOLE GROUP  

 

 ABC  

 

 

 

 

 

 Francia  

 

 ABC  

 

 1.601  

 

 6  

 

 BANK of AMERICA Corp.  

 

 BAC  

 

 
 

 Usa  

 

 BAC  

 

 4.415  

 

 7  

 

 STANDARD BANK GROUP  

 

 BAC  

 

 2.013  

 

 

 

 Uae  

 

 BAC  

 

 

 

 8  

 

 SOCIETE GENERALE  

 

 BAC  

 

 

 

 

 

 Francia  

 

 BAC  

 

 807  

 

 9  

 

 STANDARD CHARTERED  

 

 BBC  

 

 

 

 

 

 Usa  

 

 BBC  

 

 6.662  

 

 10  

 

 MORGAN STANLEY  

 

 BBC  

 

 

 

 

 

 Usa  

 

 BBC  

 

 2.690  

 

 11  

 

 DEXIA  

 

 BBC  

 

 

 

 

 

 Paesi Bassi  

 

 BBC  

 

 1.135  

 

 12  

 

 BANK OF NEW MELLON  

 

 BBC  

 

 

 

 

 

 Usa  

 

 BBC  

 

 771  

 

 13  

 

 BBVA GROUP  

 

 BCC  

 

 
 

 Venezuela  

 

 BCC  

 

 3.098  

 

 14  

 

 UNICREDIT  

 

 BCC  

 

 

 

 

 

 Slovenia  

 

 BCC  

 

 569  

 

 15  

 

 UBI BANCA  

 

 BCC  

 

 

 

 

 

 (Iw) Italia  

 

 BCC  

 

 297  

 

 16  

 

 UBS  

 

 CCC  

 

 

 

 

 

 Svizzera  

 

 CCC  

 

 7.178  

 

 17  

 

 GOLDMAN SACHS  

 

 CCC  

 

 

 

 

 

 Usa  

 

 CCC  

 

 6.072  

 

 18  

 

 DEUTSCHE BANK  

 

 CCC  

 

 

 

 

 

 Germania  

 

 CCC  

 

 1.644  

 

 19  

 

 TURKIYE IS BANKASI AS  

 

 CCC  

 

 

 

 

 

 Turchia  

 

 CCC  

 

 874  

 

 20  

 

 CREDIT SUISSE GROUP  

 

 CCC  

 

 

 

 

 

 Svizzera  

 

 CCC  

 

 406  

 

Nota: I voti, dalla A alla C, indicano il grado di sviluppo su:
- Relation Quality: l'adozione delle migliori pratiche di relazione 2.0
- Relation Care: la gestione dinamica del loro aggiornamento
- Relation Power: il loro potere relazionale (n. di fan)
Fonte: Innova et Bella

di Luca Salvioli su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 26/03/2010 @ 07:52:04, in Pubblicità, linkato 1851 volte)

Inizio d’anno positivo per la pubblicità in Italia: secondo l’analisi Nielsen, a gennaio si registra una variazione del +1,8% rispetto allo stesso mese del 2009. La crescita, con diversa intensità, riguarda la maggior parte dei mezzi. Dei ventiquattro settori in cui è classificato il mercato, quindici hanno segno positivo e nove negativo.
Wind, Ferrero, Vodafone, Perfetti, Tim, P&G, Volkswagen, Danone, Citroen e Telecom guidano la classifica dei Top spender a gennaio 2010.

L’analisi dei mezzi mostra che la Televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), ha un aumento sul mese del +3,7%. Tra i principali settori si evidenzia la crescita di Alimentari (+10,2%), Farmaceutici (+12,3%), Gestione Casa (+1,5%) e l’exploit dei Toiletries (+42,1%). L’Auto segna il -5,3% e le Tlc sono sui valori del gennaio 2009 (+0,7%).

La Stampa, nel suo complesso, ha un calo gennaio su gennaio del 4,9%. I Periodici sono ancora in sofferenza e diminuiscono del 17,7% con l’Abbigliamento a -14,5%, l’Abitazione a -1,8% e la Cura persona a -10,5%. Considerando la periodicità: i settimanali diminuiscono del 15,9% e i mensili del 23,7%. I Quotidiani a pagamento, invece, fanno segnare il +0,7% con l’Auto, il settore più importante, ancora negativo (-22,8%). A livello di tipologie: la Commerciale Nazionale cresce dell’8%, la Locale del 2,2% e la Rubricata/Di Servizio è in flessione del 12,1%. La raccolta dei Quotidiani Free/Pay Press è in linea con il gennaio 2009 (+0,1%).

Il primo mese dell’anno è positivo per la Radio che fa registrare il +6,9%, per l’Outdoor (+14,4%), per il Cinema (+38,8%) e per le Cards (+1,2%). Il Direct mail passa da 41,8 milioni nel gennaio 2009 a 42,1 milioni nel gennaio 2010 (+0,7%). Cresce anche Internet (+4,7%) con le tipologie: Display a +10,2%, Search a +1,5% e Affiliate a +7,8%. Segnaliamo l’entrata nella rilevazione Internet di sette nuove concessionarie dichiaranti con i dati retroattivi a partire dal Gennaio 2009.

Da gennaio 2010, Nielsen ha ampliato la copertura dell’Out of Home Tv. Agli investimenti pubblicitari sulle televisioni degli aeroporti e della metropolitana di Telesia, si sono aggiunti quelli sugli schermi presenti nelle catene di elettronica di consumo gestiti da Neo Advertising. Il totale nel mese è di 549mila euro.

Importante novità anche per il Transit. Da gennaio 2010 (con i dati storici a partire da gennaio 2009) alla pubblicità dinamica gestita da IGPDecaux su metropolitane, aeroporti, autobus e tram, si aggiungono i prodotti che si rivolgono ad un target in movimento gestiti da Clear Channel e CBS Outdoor. Gli investimenti complessivi ammontano a 5,9 milioni di euro nel mese.

Via Marketing Journal

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Di Gianluigi Zarantonello (del 24/03/2010 @ 08:00:00, in internet, linkato 2493 volte)

Lo spunto per questo post mi viene dalla lettura di [mini]marketing, e in particolare da un articolo dal titolo eloquente di “gli interinali dei social media“.

Da attento osservatore Gianluca Diegoli ha scovato su FriendFeed un annuncio di lavoro dove un’agenzia cercava collaboratori part-time per fare social media marketing per un’azienda che a sua volta aveva delegato all’esterno questa attività. Gianluca si chiede “ve le immaginate importanti aziende usare collaboratori esterni non dico come responsabili vendite, ma anche solo come agenti di zona? “.

Il punto è semplice, se si vedono i social media come un’appendice della normale attività pubblicitaria push è piuttosto ovvio che si affidi in modo occasionale all’esterno una diffusione in modalità spamming delle proprie comunicazioni. Se invece si comprende che  il cuore del social media marketing è la creazione di una relazione e di un dialogo di lungo periodo con i clienti, beh allora l’attenzione sarà sicuramente diversa.

Outsourcing o insourcing? Anche qui il tema va visto con criterio, come ho scritto in passato non ha senso inventare la ruota ogni volta creando un proprio social media autocostruito e autarchico e d’altronde è piuttosto difficile che un’azienda abbia in partenza al proprio interno le competenze per fare un corretto lavoro nel marketing dell’ascolto.

L’equilibrio ideale dunque è di avere delle risorse interne che dedichino almeno una parte continuativa del loro tempo a seguire in prima linea il dialogo sotto la guida e il supporto consulenziale di esperti qualificati del settore.

Un corretto approccio poi richiede un pensiero strategico che non può essere delegato alle persone più operative, ci deve essere un committment dall’alto e un investimento, più che di denaro, di tempo e attenzione.

Insomma, ben venga l’aiuto esterno ma non cedete la relazione con i vostri clienti a dei partner occasionali, non ha senso creare un nuovo tipo di precari in un paese che in questo settore ha bisogno di esperti! Qual è la vostra esperienza in merito?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 24/03/2010 @ 07:22:44, in Mobile, linkato 1664 volte)

Il cellulare sta diventando il fulcro della vita online degli utenti, che attraverso il telefonino accedono a internet e svolgono molta della loro attività di ricerca web. Secondo uno studio di Deloitte, lo smartphone surclasserà entro quest'anno i pc, con vendite che raggiungeranno i 400 milioni di pezzi.

"Nel 2010 - dice Alberto Donato, partner di Deloitte Consulting e responsabile italiano per il settore Technology, Media e Tlc - la funzionalità di ricerca mobile sarà una della cinque applicazioni più usate, insieme a chiamate, sms, agenda e navigazione". Inoltre, i motori di ricerca dovrebbero generare oltre la metà del loro volume d’affari (7,2 miliardi di dollari) dal mercato pubblicitario mobile.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 22/03/2010 @ 07:01:25, in Media, linkato 1595 volte)

Inizia a prendere forma la prossima sfida di Google. Il quotidiano statunitense New York Times ha svelato una serie di particolari che dovrebbero caratterizzare Google Tv, piattaforma mediante la quale il gigante californiano avrebbe intenzione di sbarcare nei salotti di tutto il mondo. I partner sono Intel, Sony e Logitech International e il progetto sarà basato sul software Android.

La missione è quella di portare all’interno del tubo catodico le applicazioni web come, ad esempio, Twitter e Facebook. I partner del progetto lavoreranno al lancio di una generazione di televisori e decoder interattivi che permetteranno di combinare le prestazioni televisive con quelle virtuali.

Google avrebbe iniziato inoltre a testare la la tecnologia set top box con Dish Network e sarebbe pronta a sviluppare una nuova versione del suo broswer Chrome esclusivamente dedicata a questo progetto televisivo.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 18/03/2010 @ 07:26:38, in Internet, linkato 1990 volte)

Per un'intera settimana, negli Stati Uniti, Facebook ha superato Google per numero di click sulle rispettive homepage. A testimoniare il sorpasso, già avvenuto in passato ma unico per durata, l'istituto di ricerca di Hitwise, che ha reso noto come il social network abbia catturato il 7,07% delle visite degli internauti statunitensi e il motore di ricerca si sia fermato al 7,03%.

Il dato, è giusto sottolinearlo, fa riferimento esclusivamente alle pagine d'accesso dei due colossi della rete e non tiene conto dei siti correlati a Google, come YouTube, Gmail o Google Maps, ma è comunque indicatore di una tendenza sempre più netta: internet si sta trasformando da una piattaforma 'search' a una piattaforma 'social'.

Le visite al sito di Mark Zuckerberg sono infatti aumentate del 185% nell'ultimo anno, mentre il traffico generato dal motore di ricerca è rimasto sostanzialmente invariato. Il sorpasso sembra dunque destinato a riproporsi nei prossimi mesi e a trasformarsi in un divario.

La tendenza è nota anche dalle parti di Mountain View, avendo Google recentemente dotato il suo servizio di posta del programma Buzz, che permette un'interattività in tempo reale paragonabile a quella di Facebook e Twitter, e inserito le attività dei maggiori portali di social network all'interno dei risultati delle sue ricerche.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 17/03/2010 @ 08:00:00, in Strategie, linkato 1625 volte)

Sapete bene che secondo me la tecnologia non può essere ciò che guida la strategia di un'azienda (sui social media e in generale) ma deve essere al servizio di una visione senza condizionarla, come invece di solito capita.

immagine tratta da Sevensheaven.nl

Mi piace però evidenziare come anche il mondo dell'informatica stia andando verso la logica della nuvola (come sarebbe pù corretto definire il cosiddetto web 2.0), questo post infatti è stato ispirato dalla lettura di un articolo in cui Steve Ballmer parlava dei progetti Microsoft sul Cloud Computing.

La virtualizzazione e l'ubiquità infatti sono uno dei fattori che stanno determinando la nascita di un mondo sempre più ipertestuale dove il tipo di device ha un'importanza relativa rispetto al contenuto che veicola e all'uso che se ne fa.

Questo approccio si sposa sempre più con i presupposti economici che Chris Anderson ha tratteggiato nel suo libro Gratis: il costo dello storage dei dati e quello della banda di trasmissione decrescono continuamente mentre la loro grandezza aumenta ancor più velocemente di quella dei processori e questo consente di immaginare nuovi paradigmi economici e tecnologici basati totalmente sulla rete.

Ecco dunque che le aziende, a mio avviso, devono evolvere quanto prima verso questo modello di infrastruttura tecnologica, ciascuna secondo le proprie possibilità, per non restare tagliate fuori dai benefici del nuovo modo di fare business.

Naturalmente ciò dipende prima di tutto dalla voglia di sposare una strategia di questo tipo, senza cui, ad esempio, tutte le bellissime soluzioni di Enterprise 2.0 che ci sono oggi in circolazione sono totalmente inutili e controproducenti.

Ancora una volta dunque, anche partendo dal puro discorso tecnologico, torniamo al solito punto: non ci sono aziende innovative ma solo persone innovative che ne fanno parte, manager ma anche collaboratori che hanno capito che per il futuro avere la testa in una nuvola conviene, eccome!

E questa volta non parlo solo di temi di marketing, per chi ne avesse voglia (e fosse scettico) consiglio la lettura dei case-history del libro Wikinomics.

I commenti come sempre sono graditi.

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 16/03/2010 @ 07:26:38, in Internet, linkato 1636 volte)

Comprare un prodotto, sottoscrivere un'assicurazione o semplicemente pianificare una vacanza. Gesti quotidiani e a "portata di click". Oggi la rete è una preziosa alleata nella vita di tutti i giorni, capace di semplificare molti gesti e accorciare tempi e distanze, evitando inutili code o gincane alla ricerca del negozio più conveniente. Lo shopping online è in continua crescita e, secondo uno studio condotto da BizReport, entro il 2011 produrrà in Europa un giro d'affari di 323 miliardi di euro.

Una preziosa opportunità anche per le imprese che possono vedere crescere così margine e fatturato a fronte di minimi investimenti. A patto che, per fidelizzare i clienti, attirarne di nuovi e cavalcare l'onda della ripresa economica, puntino soprattutto sulla "customer satisfaction", ossia la soddisfazione degli utenti in rete. Perché, se è vero che il Web promette di offrire innumerevoli vantaggi, a volte per i consumatori può trasformarsi però in un'esperienza frustrante. E non sono solo parole. Lo stress da web e, soprattutto da e-commerce, esiste ed è in agguato ad ogni tocco di mouse.

Ma si può davvero analizzare scientificamente il livello di nervosismo e affaticamento psico-fisico causato dalle applicazioni online? La risposta l'ha data uno studio effettuato, per conto di Ca, da Foviance, società di consulenza specializzata nella "customer experience". Secondo un esperimento condotto tra gennaio e febbraio su alcuni volontari nei laboratori della Caledonian University di Glasgow, lo stress legato all'attività di e-commerce è visibile dagli impulsi elettrici celebrali e dalle cosiddette "onde alfa", il cui livello diminuisce o cresce proporzionalmente allo stato di relax o di tensione a cui si è sottoposti. Foviance è riuscita a monitorare l'attività celebrale durante tutta la fase di navigazione, selezione e acquisto di un prodotto in Rete, dimostrando che quando le aspettative d'acquisto non sono soddisfatte, gli utenti non solo si sentono disorientati ma sono costretti ad aumentare del 50% il loro livello di concentrazione e, conseguentemente lo stato di stress.

«Quando navigano in Rete, soprattutto quando devono effettuare un acquisto, i consumatori vogliono trovare facilmente quello che cercano e si aspettano che le applicazioni rispondano nel giro di pochi secondi», sottolinea Catriona Campbell, psicologa comportamentale e fondatrice di Foviance. «Le aziende non devono sottovalutare l'esperienza online degli utenti, anzi devono puntare a migliorarla continuamente e per fare questo devono essere in grado di poterla monitorare in tempo reale», ribadisce Kobi Korsah, direttore Emea product marketing di Ca. «Non c'entra solamente il modo in cui il sito è stato progettato, e non basta valutare come parametro la velocità di connessione. Sempre più spesso infatti a fare la differenza sono le performance delle applicazioni Web». Per questo, secondo Korsah serve un metodo efficace per valutare in tempo reale il livello di soddisfazione o di insofferenze dell'utente. Solo così si può offrire un miglior servizio ai clienti, che si traduce poi in maggiore fedeltà al marchio e, di conseguenza, anche in una crescita del business.

Un dato su cui le aziende devono iniziare a riflettere seriamente. Perché se è vero che, come sostiene lo studio sul Web-stress stilato da Ca, il 40% degli utenti che non riesce a finalizzare un acquisto abbandona un sito Internet a caccia di un'altra valida alternativa sul Web, molte imprese potrebbero perdere una partita importante. In un solo click e senza neppure esserne consapevoli.

di Claudia La Via su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 15/03/2010 @ 07:36:19, in Internet, linkato 1657 volte)

Microsoft è pronta a lanciare un servizio di web-tv gratuito in Gran Bretagna, attraverso Msn Video. L’intento è quello di competere con iPlayer di Bbc, finanziando l’iniziativa con con spot da 30 secondi prima, durante e dopo ogni programma mostrato in streaming.

L’offerta di Msn Video comprenderà mille ore di trasmissione, ma nessuna in diretta. Microsoft ha già acquistato le licenze per mostrare 300 ore di programmi Bbc Worldwide.

Via Quo Media

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