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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 26/02/2008 @ 07:00:58, in Tecnologie, linkato 2687 volte)

Più di 1 miliardo di cellulari venduti ogni anno nel mondo. È un numero impressionante, difficile anche solo da immaginare. È facile quindi capire come il Mobile World Congress (MWC) di Barcellona sia una delle fiere più ricche del pianeta, nonostante la crescita del mercato dei cellulari stia rallentando. Quella che fino allo scorso anno era chiamata 3GSM, è una kermesse dove i prodotti spesso vengono messi in secondo piano dalla levatura dei personaggi presenti. Si ha la sensazione che l'MWC sia uno dei pochi eventi legati alla tecnologia dove vengono veramente prese le decisioni che poi determinano le sorti del mercato. È una sensazione sottile, perché molto, quasi tutto, avviene in stanze chiuse, lontano dal clamore dei padiglioni stracolmi di visitatori, rigorosamente in giacca e cravatta, che hanno pagato almeno 600 euro per accedere alla fiera e molto di più per trovare una sistemazione a Barcellona, dove un albergo da 50 euro a notte arriva fino a 500 durante i giorni della fiera. Si vedono i prodotti, si assiste anche in diretta agli annunci delle aziende presenti, ci si rende conto di essere molto vicini alla stanza dei bottoni, ma allo stesso tempo si ha la chiara sensazione che molto avviene dietro le quinte. Ma cosa ci aspetta nel 2008 nel settore più in salute della tecnologia? Alcuni trend sono molto chiari, altri meno e c'è sicuramente ancora chi vuole rischiare proponendo nuovi prodotti e servizi.

Cos'è un cellulare
Sono passati più di 20 anni dalla nascita dei primi cellulari, ma se andiamo a vedere quali sono state le principali fonti di ricavo degli operatori, tutto ruota ancora intorno alle due funzioni principali dei telefonini: voce e sms. Modelli iper-tecnologici o molto semplici, alla fine continuiamo a usarli per le stesse due funzioni di base per cui sono stati immaginati ormai molti anni fa. Se andiamo a vedere i dati presentati da Vodafone a metà novembre, relativi al primo semestre dell'anno fiscale che va quindi da aprile a settembre 2007, notiamo come ancora oggi sul mercato europeo, che è sicuramente il più maturo al mondo, su 12,6 miliardi di sterline di fatturato quasi 9 vengono ancora dalla voce. Se a questi ricavi aggiungiamo 1,5 miliardi di sterline legati agli SMS, ben 10,2 miliardi su 12,6 del fatturato di Vodafone in un semestre in Europa, ossia l'80%, nel 2007 arriva ancora da voce e SMS. Analizzando i tassi di crescita la situazione si ribalta completamente. La voce è ormai in calo del 2%, la messaggistica tiene con una crescita dell'8,6%, la vera impennata avviene con i dati che crescono del 40%. Questi dati non influiscono solo sui bilanci di aziende multinazionali e sulle decisioni dei super-manager, sono una diretta conseguenza delle nuove tecnologie disponibili e, in ultima analisi, del modo in cui noi utilizziamo i cellulari. Il cambiamento è iniziato già da qualche anno e utilizziamo sempre di più il nostro cellulare come strumento per collegarci, per gestire i nostri media digitali, per orientarci.

Da telefono a computer
Nokia chiama i suoi cellulari più evoluti Multimedia Computer. Difficile dargli torto quando un prodotto come l'N96, annunciato a Barcellona e disponibile nel terzo trimestre 2008, ha 16 gigabyte di memoria, una fotocamera da 5 megapixel, GPS integrato e uno schermo da 2,8 pollici. In 125 grammi c'è un concentrato di tecnologia che permette realmente di avere sempre con sé tutti i propri media, di accedere a Internet, di scattare foto di qualità comparabile a una compatta e di vedere la televisione grazie al ricevitore DVB-H. L'N96 è quasi esagerato ma è l'esempio più evidente di un trend molto preciso. Oggi in un cellulare diamo per scontato che ci sia una fotocamera, con risoluzioni minime di 2 megapixel e che spesso arrivano a 5. Meno scontato poter ascoltare musica, guardare e realizzare filmati, scaricare la posta, collegarsi a Internet e avere un navigatore GPS dentro il cellulare. Meno scontato perché ci sono prodotti che fanno molto bene una singola attività, BlackBerry la posta elettronica tanto per fare un esempio, ma non c'è ancora un unico prodotto che riesce a fare tutto quanto nel modo migliore. Rispetto all'anno scorso poi c'è stato un prodotto, quasi del tutto assente a Barcellona, che ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Parliamo, naturalmente, dell'iPhone che ha rivoluzionato il modo di utilizzare un cellulare e che ha fatto capire come sia possibile vendere un telefono non per fare telefonate, ma prima per tutte le altre funzioni e poi, secondariamente, per essere usato come telefono. L'impatto dell'iPhone si è fatto sentire e va oltre il design del prodotto, l'interfaccia rivoluzionaria e l'incredibile facilità d'uso. Apple, che in questo è maestra, è riuscita a cambiare il modo di vendere un cellulare e di creare un nuovo tipo di rapporto con gli operatori. È troppo presto capire quale sarà il reale successo dell'iPhone e se Apple riuscirà a raggiungere l'ambizioso obiettivo di 10 milioni di iPhone nel primo anno di vita del prodotto. È invece certo il fatto che l'arrivo dell'iPhone ha alzato nettamente le aspettative sulle prestazioni e le funzionalità di un cellulare.

Le innovazioni continuano
Apple non è l'unica a sperimentare, un'azienda che ha sicuramente fatto parlare di se a Barcellona è stata Modu. Azienda israeliana fondata da Dov Moran, di fatto l'inventore delle chiavette USB che nel 2006 aveva venduto la sua azienda a San Disk per qualcosa come 1,5 miliardi di dollari, Modu propone un nuovo concetto di cellulare. Il cuore del nuovo concetto è il cellulare più piccolo del mondo, entrato per questo motivo nel guinness dei primati, che ha solo delle funzioni base, come chiamare, inviare un sms o cercare un numero nella rubrica, 1GB di memoria flash e un connettore, simile al dock dell'iPhone. Il colpo di genio però non è nelle dimensioni contenute del Modu, ma nelle jacket, degli involucri con specifiche funzioni nei quali inserire il Modu per estenderne le possibilità. Ci sarà quindi una jacket per gli MP3 con presa cuffia standard e molta memoria o una per la messaggistica con una tastiera estesa. Questo approccio permette di personalizzare al massimo il rapporto con il cellulare, potendo cambiare di fatto modello anche più volte al giorno. Ma c'è un altro vantaggio forse ancora più importante, legato al ciclo di vita di un cellulare, che oggi è di almeno dodici mesi perché è davvero complesso e dispendioso certificare un modello prima di poterlo vendere e quindi una vita "lunga" è necessaria per rientrare dell'investimento. Il Modu base, il cellulare, è l'unico componente a dover essere certificato, le jacket invece sono "solo" degli accessori che quindi avranno un prezzo accessibile, si parla di meno di 100 euro per quelle meno complesse, e potranno essere lanciate sul mercato con una velocità decisamente più elevata perché non dovranno superare tutti i controlli di un normale cellulare. Modu inizialmente si appoggerà esclusivamente a degli operatori per commercializzare i propri prodotti. TIM è uno dei primi partner che sono stati ufficializzati a Barcellona e quindi l'Italia sarà uno dei primi paesi in cui verrà commercializzato Modu. Si parla di fine 2008, inizio 2009.

Un vero computer
Se è vero che tutti i cellulari si stanno evolvendo, aggiungendo sempre più funzioni e assomigliando sempre più a un computer, i cellulari che possiamo chiamare feature phone, c'è una categoria di prodotti che da sempre sono per natura dei veri e propri computer. Parliamo naturalmente degli Smartphone che sono in assoluto la categoria di prodotti che sta crescendo di più, con tassi di crescita annui superiori al 30%. Ormai tutti i produttori hanno a listino degli Smartphone e Symbian la fa ancora da padrona nel mercato dei sistemi operativi. Windows Mobile continua nella sua crescita e BlackBerry consolida la sua posizione. La notizia di Barcellona è che ormai 4 produttori, LG, Samsung, Motorola e Sony Ericsson, fra i primi 5 al mondo propongono almeno un modello con Windows Mobile. Ha colpito soprattutto l'annuncio dell'Xperia X1 di Sony Ericsson, uno smartphone con un design molto particolare e delle innovazioni rispetto a quanto visto fin'ora. Per adesso però è solo un prototipo, sul mercato lo vedremo sicuramente dopo l'estate, speriamo entro la fine del 2008.

Una visione del futuro
Fra i vari scenari proposti durante il Mobile World Congress, particolarmente accattivante è stato quello presentato da John Chambers, numero uno di Cisco. Chambers è convinto che sempre di più la tecnologia permetterà di avere delle esperienze simili indipendentemente dal dispositivo usato e che la pervasività delle reti IP abilita un'integrazione trasparente fra diversi modi di comunicare, da Internet al fisso, fino al cellulare. Un esempio è il "three screen video" che permette di accedere liberamente agli stessi contenuti su TV, PC e cellulare.
Nel rendere più facile l'accesso alla rete, il 2008 sarà finalmente l'anno del Wimax. In Italia andando avanti molto velocemente l'asta per l'assegnazione delle licenze, e per la fine dell'anno o all'inizio dell'anno prossimo saranno quindi attive le prime reti Wimax. Nello stesso periodo Intel, con la nuova generazione di Centrino, nome in codice Montevina, che verrà presentata a luglio, proporrà una soluzione molto economica e pratica per integrare Wimax nei notebook. In altri paesi Wimax è invece già una realtà, a Barcellona abbiamo incontrato Andy McKinnon di Motorola che ci ha raccontato di come Wimax ha permesso di portare connettività broadband in un paese come il Pakistan, dove le infrastrutture erano molto arretrate e sarebbe stato praticamente impossibile cablare il paese con tecnologie tradizionali. Questo è un esempio di una tecnologia che permette di saltare delle tappe, quello che in inglese viene definito leapfrog, e che ha permesso in Pakistan di non dover creare una rete fissa tradizionale per poi passare all'ADSL per assicurare connettività. Si è passati dal nulla al collegamento Wimax. Purtroppo non è sempre possibile con tutte le tecnologie, ma il Wimax ha sicuramente questa caratteristica ed è particolarmente adatto a paesi in via di sviluppo dove mancano altri mezzi di comunicazione. Motorola ha anche mostrato una serie di prodotti Wimax, fra cui il più interessante era un router wireless casalingo che si collega a Internet attraverso Wimax e poi irradia il segnale in casa attraverso un collegamento Wifi. Tutto sembra quindi volgere al meglio per Wimax, dopo una fin troppo lunga gestazione, ma non tutti sono certi del successo della nuova tecnologia wireless ideata da Intel. Forse è troppo tardi, soprattutto nei paesi avanzati dove l'HSDPA si sta consolidando come tecnologia di connettività mobile. Solo in Italia molti operatori offrono oggi 7 Megabit di banda, che presto diventeranno 14. Con velocità di questo genere, le tariffe che stanno diminuendo e soprattutto si stanno trasformando in flat e gli utenti ormai abituati a questa modalità di connessione, Wimax rischia di avere qualche difficoltà di diffusione proprio nei paesi più avanzati

di Vittorio Manti su ILSOLE24ORE.COM

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Il tema della ricerca e sviluppo è sempre più centrale per tutte le aziende e l’innovazione oggi richiede ritmi altissimi per poter mantenere un’impresa competitiva sui mercati internazionali.

Nell’approccio tradizionale al problema le innovazioni vengono sviluppate all’interno delle organizzazioni attraverso appositi dipartimenti, con lo scopo di massimizzare la rendita commerciale delle nuove idee attraverso la proprietà intellettuale in ambieti chiusi e protetti.

Oggi però, come spiegano molto bene Tapscott e Williams in Wikinomics (da cui sono tratti molti dei dati e dei temi qui discussi), le imprese non riescono più a monopolizzare la conoscenza e, per quanto grandi siano i loro laboratori, sicuramente fuori dall’organizzazione ci sono altri cervelli che hanno la soluzione dei problemi che non si sono ancora risolti.

Lafley, il CEO di Procter & Gamble, descrive con queste parole tale tema: “Qualcuno al di fuori della vostra organizzazione, oggi, sa come rispondere a una domanda specifica con cui siete alle prese, risolvere il vostro problema particolare o cogliere l’opportunità che avete di fronte meglio di voi. Dovete individuare un modo per collaborare produttivamente con lui”. 

Grazie alle tecnologie di rete esiste un modo accedere a questa conoscenza diffusa: le ideagorà, dei market place dove, come accade per le transazioni sui siti commerciali come Ebay, si possono acquistare e scambiare soluzioni e tecnologia.

Ci sono due tipi di Ideagorà: il primo e più facilmente intuibile è il modello rappresentato dal sito Innocentive.com, dove le aziende possono proporre ad una comunità di scienziati, ricercatori ed esperti i problemi per i quali non hanno ancora trovato soluzioni adeguate

C’è poi il secondo tipo di Ideagorà, forse più sorprendente, quelle dove si offrono soluzioni che sono ancora in cerca di chi abbia un simile problema da risolvere, come accade per yet2.com.

Infatti sembrerà strano ma molte grandi aziende registrano annualmente una grande mole di brevetti (con i relativi costi) per i quali tuttavia non si è ancora individuato un utilizzo.

Per questo tali soluzioni vengono offerte, sotto forma di licenza d’uso, a altre realtà che invece ne hanno bisogno portando nelle casse dei dipartimenti di R&S dei soldi da reinvestire in ricerca in un classico processo collaborativo win-win.

Perché dunque a fronte di tale interesse le ideagorà sono ancora una realtà di frontiera?

Sicuramente c’è un problema di natura culturale, in quanto è difficile condividere con altri il proprio lavoro intellettuale e, simmetricamente, non è facile superare la sindrome del “not invetended here” interna alle aziende. 

Inoltre è necessario stabilire un modus operandi che permetta di capire dove e come accedere all’innovazione distribuita e quanta parte della ricerca vada delegata all’esterno.

Essere dentro un’ideagorà non è di fatto qualificante di per sé perché anche i concorrenti vi possono entrare, con un effetto livellante, bisogna dunque saperne cogliere i vantaggi e saperne trarre il massimo attraverso una buona organizzazione interna con persone aperte a questo tipo di scambio.

Infine gli stessi market place dovranno evolversi nel tempo per garantire un livello di servizio adeguato, ad esempio migliorando la trasparenza (anonimato delle imprese e scarso riconoscimento pubblico di chi risolve i problemi) e favorendo l’aggregazione in gruppi fra i ricercatori. 

Qual è dunque lo scenario futuro?

Difficile dirlo con certezza, probabilmente la ricerca interna non sparirà da nessuna azienda perché essa garantisce una serie di vantaggi legati alla proprietà intellettuale, tuttavia non basterà più per gestire tutte le tematiche innovative e chi investirà solo all’interno avrà dei costi altissimi e non sostenibili a fronte di un numero ridotto di prodotti realmente di successo.

In ogni caso la differenza maggiore sarà probabilmente fra chi sarà in grado di gestire in modo aperto le occasioni che si presenteranno e chi invece si arroccherà su posizioni chiuse e difensive

La sfida è aperta.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

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Di Roberto Venturini (del 22/02/2008 @ 07:54:48, in Pubblicità, linkato 1270 volte)

Noi comunicatori ce la siamo cercata... ovviamente insieme alle aziende.

Dal Trust Barometer 2008 di Edelman, risulta che la credibilità della pubblicità è bassina...

"In particolare, per quanto riguarda l’Italia, il “barometro della fiducia” rileva che la fonte di informazione più attendibile per le élite culturali sono gli articoli dei periodici economici (63%), più ancora degli analisti di Borsa (53%).

All’ultimo posto, la pubblicità, gli atleti e gli intrattenitori (spesso l’effetto si somma visto che a volte la pubblicità utilizza come testimonial sportivi e intrattenitori).

Interessante notare come i blog (23%) abbiano perso di credibilità nei confronti dei CEO delle aziende (31%). Ma sono soprattutto le persone di pari livello (“la gente come me”) a collocarsi molto in alto nella fiducia (53%), al pari degli analisti."

User-Generated trust?

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Di Altri Autori (del 20/02/2008 @ 07:51:56, in Media, linkato 1740 volte)

Datamonitor ha previsto che le emittenti di tutto il mondo vedranno, a partire dall’anno in corso, una sensibile crescita delle entrate: dai 284,1 miliardi di dollari del 2007 si passerà a 326,2 miliardi nel 2010.
 
Il consiglio dell’istituto di ricerca alle emittenti tradizionali è quello di concentrarsi sulla diffusione multipiattaforma per tenere alto l’interesse dell’audience.
 
Il rapporto ha precisato che l’adozione della tv digitale, nello specifico l’Iptv e i servizi via cavo, crescerà in ugual  modo negli Stati Uniti e in Europa occidentale: saranno 149,5 milioni le abitazioni a sottoscrivere un contratto di questo tipo nelle due regioni. Di tutte le abitazioni connesse a un segnale digitale il 32% ha scelto un collegamento via cavo, il 43% il satellite, il 22% il Ddt e il 3% l’Iptv.

In termini di crescita assoluta, a guadagnare le quote di mercato più sensibili saranno il Dtt e il cavo, a raggiungere, rispettivamente, 13,3 milioni e 14,5 milioni di abitazioni.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 18/02/2008 @ 07:48:30, in Marketing, linkato 2245 volte)

Offrire gratis chiamate e servizi chiedendo in cambio all'utente di vedere spot pubblicitari: è un modello di business innovativo che, mutuato dal mondo del web, nel 2008 approderà anche sui cellulari. Lo mostrano i tanti annunci fatti a Barcellona. Per esempio cresce Blyk: il primo operatore mobile (virtuale) a offrire chiamate gratis in cambio di pubblicità. Opera nel Regno Unito ma sta per arrivare in Olanda e «contiamo di sbarcare in Italia entro fine anno», dice Timo Ahopelto, head of strategy and business development di Blyk. Ha annunciato anche l'ingresso di nuovi investitori, tra cui Goldman Sachs. «I nostri utenti hanno tra i 16 e i 24 anni. Contiamo di conquistarne centinaia di migliaia entro settembre», aggiunge.

Sperimenta questo modello di business anche Silverback Media, una delle più grandi aziende di mobile marketing al mondo: «Bisogna ancora capire se la pubblicità può coprire il costo di tutti i contenuti – dice Paul Amsellem, il ceo –. Sarà così con i servizi di intrattenimento, come giochi e programmi tv su cellulare». «Per esempio – continua – da quest'estate stiamo sperimentando, con Bouygues Telecom, l'offerta di giochi gratis in cambio di pubblicità inserita al loro interno. Banner a fondo campo in una partita di tennis».

Ma c'è spazio anche per altre idee: «Da febbraio tutti gli operatori francesi permettono di sfogliare gratis le pagine gialle, sul cellulare, via internet; da giugno vi aggiungeranno, con la nostra partnership, pubblicità geolocalizzata. Apparirà per esempio quella della pizzeria che si trova vicino a dov'è l'utente in quel momento, mentre sfoglia le pagine gialle», dice Amsellem.
Un'altra idea viene da Funambol, mobile e-mail provider, che a Barcellona ha presentato un servizio di posta elettronica gratuita su cellulare, sovvenzionata dalla pubblicità. Include una tecnologia che fa apparire i banner degli sponsor all'interno dell'e-mail.

Se non si può regalare qualcosa all'utente mobile, in cambio di pubblicità, almeno non bisogna infastidirlo: è il concetto dietro alla piattaforma di advertising (rivolta agli operatori) presentata da Comverse. Mette la pubblicità in vari formati, ma sempre opt-in: con il consenso dell'utente e in modo non invadente. Il messaggio vocale pubblicitario può essergli inviato anche come ringback tone, cioè dopo che si è composto il numero e prima che l'altro utente risponda.
Un passo avanti verso la maturitá viene anche dalla nascita, questa settimana, del Nokia advertising network, che include 70 tra editori e operatori di primo piano. La soluzione permette di mettere pubblicitá sulle loro pagine (accessibili via cellulare) e su prodotti Nokia.

Il succo è che i gestori mobili stanno guardando con più fiducia a un modello di business tipico di internet, prima snobbato: contenuti gratis finanziati dalla pubblicità. È successo che il mercato della pubblicità online si è sbloccato e ha cominciato a fare gola agli operatori, che d'altra parte sono sempre alla ricerca di modi per potenziare le fonti di entrate alternative ai servizi voce (i cui margini continuano a calare).

Formula tutta da provare, certo, ma qualche operatore ci crede, e non solo in Francia. In Italia c'è Tim, che a Barcellona ha presentato una piattaforma, in collaborazione con Prim'Vision, per portare la pubblicità nei cellulari attraverso un chip. «È un chip, che i produttori potrebbero integrare nei propri cellulari. Scarica via internet mobile e memorizza al proprio interno la pubblicità. L'utente che accetta il servizio può quindi vedere su schermo la pubblicità prima di scaricare un gioco o fare una telefonata, che avranno in cambio un prezzo ridotto o persino gratuito», spiega Paolo Paganucci, VP scouting & benchmarking di Telecom Italia, che spera di fare un pre-lancio del servizio prima dell'estate.
Il chip consente anche di tracciare il comportamento dell'utente, di rilevare quante volte ha visto la pubblicità e come vi ha interagito. Si propone quindi anche come piattaforma di misurazione.

«A oggi manca uno standard per misurare l'efficacia della campagna. È uno dei motivi per cui il mercato della pubblicità mobile via internet cresce piano e varrà solo 1,3 miliardi di euro nel 2012, in Europa; di conseguenza, nel medio periodo gli sms resteranno il veicolo pubblicitario principe per raggiungere la grande massa degli utenti», dice Thomas Husson, analista di Jupiter Research. Oggi ad avere successo è infatti Tim Spot, un servizio basato su sms. È stato sottoscritto da 9 milioni di utenti. Permette di ricevere sms gratis di informazioni in cambio di pubblicità.

Via ILSOLE24ORE.com

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Di Roberto Venturini (del 13/02/2008 @ 07:45:53, in Marketing, linkato 3351 volte)

Interessante intervista sul sito della CNN con Howard Schultz, l'uomo che ha creato la catena Starbucks e che ora ritorna come CEO, per cercare di riportare in auge l'azienda

Come qualcuno saprà, la più nota catena di caffetterie del mondo sembra avere qualche prolemino...

Alla radice del problema, a quanto dice ... sta (guarda un po') il fatto che l'azienda a perso nel tempo la sua focalizzazione su cliente.

Non solo: ha anche trascurato gli aspetti di fidelizzazione.

Teniamo conto che Starbucks ha visto negli anni crescere la concorrenza da parte di catene analoghe (a noi generalmente ignote) ma forse più agguerrite, che hanno anche capitalizzato sulla formazione di una certa opinione negativa verso Starbucks... se non altro per l'usuale fenomeno che quando una azienda / catena diventa grande e di successo c'è sempre chi inizia a vederla male...).

Ed ha anche trascurato la customer experience ("We spent time on efficiency rather than the experience")

C'è poi da tener presente che McDonalds ha recentemente annunciato la sua entrata nel business del caffe'...

Tra le novità che possiamo apsettarci nei prossimo futuro da Starbucks:

1) Dare un taglio alla "burocrazia" e alla centralizzazione

2) Mettere a posto il business negli US e potenziare qello internazionale, su cui ritengono ci sia ancora moltissimo da fare

3) Focalizzarsi maggiormente sui clienti, come dico spesso, mettersi nei loro panni... e lo dice anche Schultz: " We need to put ourselves in the shoes of our customers. That is my new battle cry. Live and breathe Starbucks the way our customers do."

4) Lavorare sulla relazione e la experience

5) Rivedere il design del punto vendita

6) Rivedere le strategie di fidelizzazione /( anche tenendo conto che il 15% degli acquisti sono fatti attraverso la Starbucks card)

7) Introdurre nuovi prodotti e ripensare alla parte "food"

La battaglia è anche sul fronte della qualità percepita.. ma non tanto del prodotto quando dell'esperienza.

Se si deve pagare caro un caffè... e basta, ci si ritrova in un business di nicchia, da intenditori... o meglio da amatori dei beveroni.

I 5 dollari (o quel che sono) che dai a Starbucks non sono solo per una bevanda calda ma per un complesso di cose (a mio avviso, basandomi sulle mie ottime
esperienze spagnole con catena, ad esempio per avere un posto accogliente dove leggere, lavorare, socializzare, studiare o fare riunioni di lavoro)

Per approfondimenti, ecco
l'intervista con Schultz

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Di Altri Autori (del 11/02/2008 @ 07:51:44, in Tecnologie, linkato 2919 volte)

Tempi stretti, strettissimi. Per le emittenti televisive tenere il telespettatore seduto sulla poltrona è diventata un'impresa ardua. E non tanto perché manchino programmi di qualità: tra satellitare, digitale terrestre, tv classica, filmati su Internet, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Quanto perché, anche per la televisione, il tempo è diventata una risorsa limitata. «È lo spirito dei tempi – sorride Edmondo Lucchi, responsabile del Dipartimento New Media Internet di Gfk Eurisko commentando i dati dell'ultima edizione Audistar (Satellite Television Audience Research) –. O per meglio dire siamo ufficialmente giunti a un punto di non ritorno». Secondo quanto emerge ricerca nell'arco di un solo semestre, il percepito degli italiani circa il tempo complessivamente dedicato alla televisione è diminuito del 18 per cento. Un calo che investe tutta l'offerta tv indistintamente, in tutte le sue componenti più o meno innovative. Quindi anche nel segmento della tv satellitare, oggetto della ricerca.

Stiamo parlando di un platea di 19 milioni gli italiani che si espongono ai canali satellitari nel corso di una settimana; 7,6 milioni nel giorno medio. Diciannove milioni di persone che stanno rapidamente cambiando la loro dieta mediatica. «Il dato interessante – sottolinea Lucchi – è che il minor tempo dedicato alla tv viene dichiarato e non rilevato. In altre parole, c'è una componente di interpretazione soggettiva che ci fornisce qualche informazione in più, sopratutto perché parallelamente aumenta il pubblico del satellitare e l'offerta di contenuti». Nell'ultimo anno, la diffusione degli abbonamenti alla pay tv è cresciuta del 10%, il pubblico del 14%. Insomma. aumentano le teste davanti alla tv satellitare. E con esse aumentano anche i canali e i contenuti televisivi. Rispetto al 2003, la piattaforma Sky 2008 ha incrementato la propria offerta di canali del 49%

Tradotto negli ultimi sei mesi è cresciuta la voglia di qualità e contenuti. Perché allora questa sofferenza, perché le persone concedono meno tempo al piccolo schermo? Semplicemente perché l'offerta è diventata sempre più «competitiva», sottolinea Lucchi. Satellite, internet, digitale terrestre hanno definitivamente fatto saltare in aria il vecchio paradigma della tv. Il telespettatore non solo può scegliere meglio all'interno delle singole piattaforme, ma è continuamente stimolato da nuove alternative tra cui anche il pc e il cellulare.
Il che non significa la fine della tv tradizionale, o di flusso come viene definita in gergo. Non siamo di fronte a un maligno contrappasso per la "generalista" che dopo aver ipnotizzato il pubblico italiano sottraendogli tempo in quantità industriale ora si batte per conquistare minuti di ascolto. Siamo al contrario in presenza di un nuovo telespettatore, più selettivo e più stretto nei tempi da dedicare al piccolo schermo. Uno spettatore sempre meno "tele" che però sul satellite si espone nell'arco di una settimana a 20 canali (su Sky) contro i 9,4 della media nazionale.

In particolare, ci sono fasce di pubblico che vivono già nel nuovo paradigma: i calciofili, o meglio i lettori dei giornali sportivi, il pubblico della pay tv di prima generazione. Loro, il calcio lo seguono sul satellite, ma anche sul digitale terrestre. E quindi hanno meno tempo. Gli appassionati di infotainment, e quindi coloro che hanno curiosità e interessi precisi e utilizzano tutti i media a disposizione per la loro crescita culturale.

Ebbene questa tipologia di pubblico sta subendo sempre di più il fascino della Rete. Usano YouTube, cercano l'on-demand, vogliono la tv tematica capace per soddisfare l'interesse specifico. Questi spettatori sono diventati anche utenti, nel senso che scelgono il loro palinsesto attraverso più piattaforme. «In questo caso – sottolinea Lucchi – la definizione di Steve Jobs di media che si guardano inclinati in avanti e quelli che vedi inclinato indietro calza a pennello. Questa fascia di pubblico tende a utilizzare il pc per cercarsi i propri contenuti video. Non accetta più passivamente quello che passa la televisione». O, per usare la metafora della "Long Tail", è un utente sta nella parte più bassa della coda, quella delle nicchie.
E poi ci sono i giovani appartenenti al target del musical entertainment, dell'intrattenimento musicale. Questo target si è progressivamente reso più autonomo nella costruzione di un palinsesto musicale. Grazie all'iPod e alle tecnologie di condivisione della musica si crea la propria play list.
Che internet in tutto questo abbia un ruolo è evidente anche se non ci sono ricerche che misurano la dimunizione del tempo della tv tradizionale sottratta a favore di You Tube o dei servizi di Web tv. Si sa solo che se è vero che tutti i media subiscono una riduzione di tempi, Internet dal 2000 al 2007 ha registrato, presso gli utenti, un incremento del monte ore di collegamento di circa il 600% (dati Gfk Eurisko).

Quindi? È il prezzo della modernità, dolcezza, verrebbe da chiosare. O meglio il prezzo da pagare all'ingresso di nuove piattaforme. Tra tempi che si contraggono e offerte che si moltiplicano, la frammentazione è inevitabile. La sfida, quindi, osserva Lucchi, è mettersi all'inseguimento del telespettatore errante, in cerca di qualità crescente.

In realtà, puntualizza Paola Liberace, blogger di Nòva100 e esperta di media, «più che un telespettatore errante ci troviamo di fronte a uno spettatore che si è sdoppiato, con interessi sempre più vari. Volendo scomodare Pirandello, possiamo affermare che il nuovo telespettare è uno, nessuno e centomila: uno perché decide autonomamente quali e quante piattaforme utilizzate. Nessuno perché sfugge alla tv di flusso e centomila perché è la somma di centomila interessi che vogliono essere soddisfatti con risposte tematiche ad hoc». Secondo la manager di Telecom Italia, «non c'è più la figura dello spettatore che veniva accolto dalla tv tradizionale alla mattina e accompagnato per mano per tutta la giornata. Con l'avvento della televisione tematica e satellitare, spiega la Liberace, lo spettatore ha imparato a spostarsi di device, mettendo in atto una serie di comportamente per recuperare una identità televisiva che è esplosa in "centomila"interessi.

Se tutto ciò è vero, resta da capire se assisteremo a una selezione naturale tra piattaforme tecnologiche, visto che il tempo resta una risorsa limitata. «Come abbiamo visto con l'introduzione del videoregistratore digitale, l'ingresso di un nuovo media ha spesso un effetto virtuoso. Quando è comparso sul mercato il Dvr molti hanno temuto che potesse costituire un pericolo per la televisione, visto che consentiva agli spettatori di saltare la pubblicità. Al contrario ha provocato una effetto "traino" sul pubblico stesso, attraendo anche nuovi spettatori. In questo senso, credo che la tv tradizionalista non morirà, anzi, l'ingresso di un nuovo media può innescare un circole virtuoso, stimolando il consumo anche degli altri mezzi di comunicazione»

Di Luca Tremolada su ILSOLE24ORE.COM

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Di Roberto Venturini (del 08/02/2008 @ 09:38:16, in Marketing, linkato 1534 volte)

Vista la relativa abbondanza (percentuale) di nudisti fra i tedeschi c'era da aspettarselo; qualcuno ha individuato in loro un bel target...

Il ragionamento fatto non fa una grinza: quand'è che un nudista da pienamente sfogo al suo stile di vita? Ovviamenrte in vacanza - non vede quindi l'ora di levarsi i vestiti.

Bene, allora aiutiamolo a farlo prima.

Di qui l'idea dell'agenzia di viaggi tedesca OssiUrlaub.de di organizzare un volo (sperimentale?) da Erfurt a Usedom (un resort baltico... ma non farà un po' troppo freddino per mettersi nudi?) per il 5 Luglio.

Si arriva in aereo vestiti e si sbarca vestiti. Ci si spoglia in mezzo. Mi perplimo leggermente, ma non essendo nudista...

Interessante il prezzo: quasi 500 Euro, motivati col fatto che l'aereo è intimo (55 passeggeri).

Magari se l'operazione va a regime i prezzi potrebbero scendere - anche considerando che il target viaggia leggero, con poca roba in valigia e quindi fa spendere di meno in carburante rispetto alla media dei vacanzieri
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Di Altri Autori (del 06/02/2008 @ 07:39:42, in Media, linkato 5201 volte)

Radio 105 è il primo network radiofonico italiano ad avere aperto un proprio canale video su YouTube, la video community più popolare al mondo.

Da oggi, infatti, all'indirizzo: http://www.youtube.com/radio105networkhttp://www.youtube.com/radio105network, sarà possibile accedere ad un canale tematico personalizzato che permetterà a 105.net di mostrare  tutta la sua  produzione settimanale di video dei  dj, vip, cantanti, attori, backstage e molto altro.

"Questa iniziativa realizzata in collaborazione con YouTube" dice Edoardo Hazan, Direttore dei siti web del Gruppo Finelco "rafforzerà non solo  la popolarità di Radio 105 e dei suoi dj, ma permetterà anche di vedere il backstage della vita di tutti i giorni di una emittente come la nostra per soddisfare la curiosità di tanti fedelissimi che potranno gustarsi le immagini , quasi in tempo reale, anche di cantanti,attori, vip e sportivi che settimanalmente ci fanno visita. E contribuirà ulteriormente alla già esponenziale crescita di 105.net , che nel corso del 2007 ha conseguito un aumento del 73% di visitatori unici e che nel 2008 punta al primato italiano fra le radio" 

I video, interamente prodotti da 105.net, proporranno le esilaranti esibizioni dello Zoo con Leone di Lernia, fra i più richiesti in assoluto, tutto il backstage dello Zoo, Di Tutto Esaurito, Ylenia, Alvin, Ringo.

Ma ci saranno anche video clip usicali, trailers di film, gli attori più popolari dei film in uscita, con Raoul Bova protagonista del film “Scusa se ti chiamo amore”, prima super-chicca .E prossimamente sono previsti anche dei video contest che coinvolgeranno bands e dj.

I video saranno aggiornati settimanalmente e potranno essere commentati e votati.

“Con questo branded channel perfezioneremo e aumenteremo ulteriormente la grandissima interazione che già abbiamo con i nostri utenti”, conclude Edoardo Hazan “rafforzando ulteriormente la nostra leadership nel web 2.0”

 “YouTube si dimostra ogni giorno di più uno strumento di informazione, intrattenimento ed interazione multi-canale” – afferma Claudio Zamboni, Industry Leader Entertainment& Telecommunications, Google Italia. “Il branded channel realizzato da Radio 105 su YouTube è prova infatti di come i contenuti radiofonici possano integrarsi perfettamente con il mezzo video per fornire agli utenti Internet contenuti sempre aggiornati ed estremamente interessanti su ciò che accade nel mondo della radio”.

Con il canale YouTube di Radio 105, la radio va in onda anche su Internet e permette alla community di utenti YouTube di votare e commentare ogni singolo video, interagendo così ancora più da vicino con i personaggi più amati di Radio 105.

Radio 105 fa parte del Gruppo Finelco proprietaria anche di Radio Monte Carlo e Virgin Radio ma ora prepotentemente sul mercato anche on-line.

Via Marketing Journal

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Di Roberto Venturini (del 04/02/2008 @ 07:59:55, in Marketing non convenzionale, linkato 1533 volte)
In Inghilterra una società chiamata Bluepod Media ha contrattato con la lega calcistica britannica i diritti per l'uso del Bluetooth come strumento di mobile marketing geolocalizzato (per un certo numero di club )...

Ovvero, per essere chiari (e poi guardate anche il prossimo post, a proposito di buzzwords), , durante le partite delle squadre che fanno parte dell'accordo, nello stadio saranno diffusi via BT contenuti mobili attinenti al team (immagino loghi e suonerie?)

Il download sarà gratuito, il costo sarà coperto dalle aziende che sponsorizzeranno il servizio (pagando all'organizzatore del servizio un tot per ogni download) per poter comunicare in modo innovativo con il target calcistico.
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