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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

ualcosa sta cambiando nelle abitudini di condivisione degli oltre 2 miliardi di persone che usano i servizi social.
Il modello News Feed inventato da Facebook nel 2006 inizia a mostrare la sua debolezza ora che la piattaforma è diventata un moloch in cui 1,45 miliardi di persone ogni giorno produce una mole impressionante di contenuti. Secondo i calcoli di Menlo Park ciascuno di noi segue in media oltre 200 amici, per cui ad ogni accesso il nostro News Feed si riempirebbe di 1500 post, se non intervenisse il misterioso algoritmo filtro (qui qualche elemento sul suo funzionamento).
Naturalmente ognuno di noi può migliorare la formula magica, decidendo chi silenziare, chi vedere per prima o anche scegliendo di vedere solo i più recenti contenuti anziché la selezione algoritmica dei “migliori”. In ogni caso, anche se l’algoritmo tende a migliorare nel tempo, imparando dalle nostre interazioni quotidiane, difficilmente riscirà a offrirci un mix di cose che amiamo vedere ed elementi inaspettati (evitando la trappola dell’echo chamber).

In attesa dell’algoritmo perfetto si vanno facendo strada due nuove modalità di condivisione, che potrebbero mettere in crisi il modello News Feed: quella privata e quella attraverso le Storie.

Condivisione privata
L’attitudine alla condivisione privata è testimoniata dal successo di WhatsApp (1,5 miliardi di utenti attivi al mese) e Facebook Messenger (1,3 miliardi). La facilità d’uso e l’immediatezza di comunicazione (pseudo asincrona) abilitata da questi strumenti ha stimolato le persone a (ri)scoprire il valore della comunicazione personale (o di gruppo) privata.
Per particolari occasioni (che si sono rivelate essere la maggioranza) e per contenuti che non riceverebbero l’attenzione desiderata, abbiamo capito che non ha senso la diffusione di massa teoricamente abilitata dai social media. Inoltre gli Instant Messenger eliminano lo stress della pressione sociale e spingono ad una risposta (anche emotiva) immediata (l’engagement è forzato perché è quasi impossibile non rispondere ad un messaggio diretto). Infine la messaggistica privata funziona bene per tenere a bada l’overload informativo. Anche se un nostro contatto o un gruppo si dovessero rivelare troppo invadenti, rimarrebbero sempre relegati ad un flusso informativo separato, silenziabile all’occorrenza.
Per queste ragioni oggi ogni servizio social ha provveduto ad aggiungere o potenziare la funzione di messaggistica privata.

crescita della condivisione visiva

Le Storie
Il formato Storie, inventato da Snapchat e diffuso alle masse da Zuckerberg, consente di raccontare la propria giornata attraverso un patchwork di video, foto, emoticon, disegni, resi disponibili per sole 24 ore. Hanno il vantaggio di permettere la compressione di eventi accaduti in momenti diversi all’interno di una unità di tempo più breve e dunque più fruibile. In più la produzione di una Storia non richiede molta cura, libera dal fardello della qualità per servire il momento.
Anche le Stories funzionano bene per combattere l’overload informativo del news feed perché il creatore pubblica magari più contenuti di prima, ma stipati in un unico contenitore. Di conseguenza il fruitore può visionarli all’occorrenza e saltarli, se noiosi. Si passa dalla modalità push del news feed alla modalità pull delle Storie.
Viene bypassata anche la necessità di un algoritmo regolatore perché dalla scelta del contenuto si passa alla scelta, volta per volta, del contenitore e della persona. Ma con l’aumento vertiginoso delle storie pubblicate non si può escludere che le piattaforme decideranno di mostrare anche una selezione di quelle più interessanti per ciascun utente.
Oggi le Storie su WhatsApp (chiamate Status) attraggono 450 milioni di utenti ogni giorno (tra produttori e fruitori), quelle su Instagram 300 milioni, quelle su Facebook 150 milioni al pari con quelle di Snapchat (secondo le stime di Block Party). Si può parlare di affermazione di un nuovo formato se si pensa che un po’ tutti i servizi le stanno adottando: Facebook, Messenger, YouTube, Netflix, Google AMP.
A sigillare il successo è arrivato Chris Cox, a capo della famiglia di app di Facebook, che durante F8 ha dichiarato “Le Storie, l’anno prossimo, diventeranno il modo principale di condivisione, superando la classica pubblicazione via news feed”.

stories amp youtube netflix

Personalmente non sono un produttore di Storie perché non amo condividere troppo della mia vita privata, ma allo stesso tempo cedo spesso alla curiosità di sbirciare quel palinsesto sgangherato che occhieggia dagli oblò colorati.
Per le aziende, i numeri e le prospettive, suggeriscono interessanti opportunità di visibilità. Però usare bene il nuovo formato non è per niente banale. Richiede lo sforzo di reimmaginarsi come un vero e proprio media, con una chiara strategia di content marketing e risorse dedicate.

Via Vincous blog
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Di Max Da Via' (del 22/05/2018 @ 06:31:18, in Internet, linkato 251 volte)

Con il 25 maggio e il GDPR che diventa vincolante per tutti è opportuno fare chiarezza sul rapporto tra i cookies con il Regolamento Ue 2016/679. I cookies, va ricordato, sono file di testo inviati da un sito web al computer dell’utente che lo sta visitando. Nascono come strumenti per migliorare la navigazione, ma sono anche utilizzati dalle aziende per identificare, riconoscere e classificare l’utente (si chiamano cookies di profilazione), in modo da poter creare degli annunci personalizzati su ogni sito visitato. Ebbene, l’utilizzo dei cookie e i relativi obblighi non sono regolati dal GDPR, ma dalla Direttiva ePrivacy (o Cookie Law), che che opererà insieme con il GDPR per disciplinare i requisiti per l’uso dei cookie stessi.

Si parla di dati personali quando i cookie sono in grado di identificare un individuo. Anche se non tutti i cookie sono utilizzati in un modo da poter identificare gli utenti la maggior parte di essi sono soggetti al GDPR (vedi Considerando 30 del Regolamento)

Il consenso (non ambiguo)

Con l’entrata in vigore del GDPR verrà modificata anche la disciplina riservata ai cookies. Soprattutto per quanto riguarda la parte relativa al consenso. Come risulta dall’art. 7 comma 1 del GDPR e del Considerando 32

il consenso dovrà essere espresso mediante un atto positivo con cui l’interessato esprime la propria intenzione libera, specifica, informata ed inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano

Questo significa che l’unico comportamento positivo che equivale al consenso sarà quello di selezionare una specifica impostazione tecnica tra le opzioni del browser sull’accettazione o sul diniego dei cookies. Uno dei nuovi obblighi imposti dal GDPR prevede infatti dei meccanismi di opt-out per la revoca del consenso prestato, che siano trasparenti e di efficacia pari alle modalità di acquisizione del consenso.

Tecnicamente, quindi, ogni sito web dovrebbe predisporre un meccanismo chiaro per ottenere un consenso informato e attivo, fornire un metodo per la revoca del consenso, garantire, tramite un blocco preventivo, che non venga effettuato alcun trattamento prima di aver raccolto il consenso

Il meccanismo di opt-out non deve essere ospitato necessariamente sul tuo sito. Nella maggior parte dei casi, in base alla legislazione degli Stati Membri dell’Unione Europea, le impostazioni del browser sono considerate un metodo accettabile per gestire e revocare il consenso.

Il registro dei consensi

La Cookie Law tra l’altro non impone la tenuta di un registro dei consensi

ma stabilisce la necessità di dimostrare che i consensi siano stati ottenuti, anche se sono stati revocati

Il modo più semplice per soddisfare questo requisito è quello di adottare una soluzione cookie che utilizzi un meccanismo di blocco preventivo in quanto, in questo caso, i codici che installano cookie sono eseguiti solo dopo aver ottenuto il consenso. In questo modo, infatti, il fatto stesso che i codici siano stati eseguiti è una prova sufficiente del consenso.

Via Ninja Marketing
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Di Max Da Via' (del 14/05/2018 @ 07:38:03, in Pubblicità, linkato 238 volte)

Il mercato degli investimenti pubblicitari in Italia chiude il mese di marzo stabile a -0,2% (-2,9% senza search e social), portando il trimestre a +1,0%, rispetto allo stesso periodo del 2017. Se si esclude dalla raccolta web la stima Nielsen sul search e sul social, l’andamento del trimestre registra un calo del -1,3%.

Il primo trimestre dell’anno si chiude in crescita, seppur modesta, ma con un rallentamento rispetto all’andamento del bimestre, com’era prevedibile” - spiega Alberto Dal Sasso, Ais managing director di Nielsen. “Contrariamente ai buoni dati di venduto della grande distribuzione a marzo (+7,5%), dovuti anche alla Pasqua, gli investimenti pubblicitari sono rimasti mediamente in stallo, anche se non su tutti i mezzi. Si tratta di una situazione complessa, caratterizzata da settori in grande spinta comunicativa ed altri in drastica frenata: difficile trovare un “fil rouge” se non il parallelo con lo stallo politico, e di conseguenza economico, entro il quale le aziende si trovano ad operare.

Relativamente ai singoli mezzi, la tv cala nel singolo mese del -2,7% e chiude il trimestre a -0,6%. Sempre in negativo i quotidiani, che a marzo perdono il -10,1%, consolidando il periodo cumulato gennaio-marzo a -9,3%. Stesso andamento per i periodici, sia nel singolo mese che per il trimestre, con cali rispettivamente del -10,8% e -11%. La radio continua l’andamento positivo e, grazie al +10% di marzo, porta a +7,1% l’incremento del periodo gennaio – marzo.

Sulla base delle stime realizzate da Nielsen, la raccolta dell’intero universo del web advertising nel primo trimestre dell’anno chiude in positivo a +7,7% (+2,5% se si escludono il search e il social). Il cinema è in crescita del 43,1%, così come il transit (+13,1%) e la GoTv (+33,2%). Sostanzialmente stabile l’outdoor a -0,4%.

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 9 in crescita, con un apporto di circa 38,6 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti. Alla buona performance di distribuzione (+2,2%), cura persona (+4,3%) e bevande (+8%), si contrappone il calo di alimentari (-0,9%), farmaceutici (-10%) e telecomunicazioni (-12,9%). Inversione di tendenza nel trimestre per toiletries (-11,4%) e media/editoria (-3,5%). Tra gli altri settori che contribuiscono alla crescita si segnala il buon risultato in termini di investimenti pubblicitari del tempo libero (+34,5%), industria/edilizia/abitazione (+25,4%) e enti e istituzioni (+33,5%).


Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 11/05/2018 @ 07:33:23, in Social Networks, linkato 278 volte)

Secondo l'indagine condotta da Blogmeter, gli italiani utilizzano i social principalmente per informarsi e seguire i contenuti pubblicati dagli altri,attraverso Facebook (84%) e Instagram (46%). 
Ciò significa un pubblico di utenti sempre più esposti alle notizie che provengono dai social media e dagli influencer del settore, nonché dalle comunicazioni di brand e aziende all'interno di queste piattaforme.

Sono due infatti i social classificati dall'indagine: quelli di cittadinanza, che riguardano maggiormente le attività di informazione, e quelli funzionali che invece permettono all'utente di muoversi più velocemente tra diversi campi, primo tra tutti Whatsapp che mantiene le relazioni social e cresce nell'ultimo anno del +3% per utilizzo quotidiano. 

Il 45% degli utenti social italiani è comunque impegnato a leggere, scrivere e commentare, rimanendo quindi attivo su sui social a tutte le ore. Facebook diventa sempre più interessante come piattaforma in cui raccogliere pareri di altri utenti su servizi e prodotti: crescono i numeri di commenti e recensioni sulle pagine di aziende e brand. Instagram è invece destinato al mondo delle celebrità e quindi all'advertising mediato dalla promozione diretta di un vip che si fa brand ambassador attraverso i social. 

Non a caso, rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati, Facebook e Instagram sono due canali molto accreditati come fonte di stimoli attraverso la pubblicità. Ciò significa che il mercato del social advertising diventa sempre più importante ed influente. 
Riflessi che si leggono nei risultati complessivi del settore eCommerce: il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell'anno a venire, questo proprio a partire dall'utilizzo sempre più massiccio dei social. 

A far crescere questo trend sono in particolar modo i giovanissimi, attenti soprattutto alle novità del mercato attraverso la promozione di prodotti e servizi da parte di social influencer. Gli utenti tra i 15 e i 14 anni hanno maggiore propensione ad "ascoltare la rete", nonché a rivolgersi direttamente ai brand dove intendono acquistare sempre attraverso i social. Ciò significa anche una maggiore attenzione da parte di aziende e realtà corporate ad implementare i servizi di customer care attraverso le piattaforme social (attraverso chatbot e plug-in dedicati).


Via Energia Digitale
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Di Max Da Via' (del 07/05/2018 @ 07:40:01, in Social Networks, linkato 307 volte)

F8, l’evento che Facebook dedica ogni anno agli sviluppatori, è sempre un buona occasione per cercare di capire la direzione che sta prendendo il più grande impero mediale del mondo.
L’anno scorso i temi principali furono la Realtà Aumentata e Virtuale, all’insegna dello slogan “Faremo della fotocamera la prima piattaforma di realtà aumentata“.
Quest’anno, a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, Zuckerberg ha aperto la conferenza sottolineando che “la nostra responsabilità non è solo dare potenti strumenti alle persone, ma anche assicurarsi che questi vengano utilizzati a fin di bene”.
Di qui l’impegno per evitare, attraverso l’Intelligenza Artificiale e il rafforzamento del team dei revisori, utilizzi impropri della piattaforma per diffondere fake news, inquinare le elezioni, fare atti di bullismo (è stato introdotto un filtro per nascondere i commenti offensivi su Instagram).

PRIVACY
Sul fronte della privacy oltre all’adeguamento al GDPR (e la sua estensione al di fuori dei confini europei) è stato annunciato Clear History, una funzione che permetterà all’utente di vedere i siti e le app che inviano informazioni a Facebook, di cancellarle e disabilitarne il tracciamento (cookies).

POTENZIAMENTO DELLA MESSAGGISTICA
Un altro chiaro trend che è possibile scorgere tra gli innumerevoli annunci è il rafforzamento delle funzioni di messaggistica. In quest’ottica va l’introduzione delle Video Chat di gruppo sia su WhatsApp che su Instagram Direct (che in futuro potrebbe anche diventare un’applicazione separata da Instagram come avvenuto con Messenger).

instagram videochat

GRUPPI
E’ stata rimarcato più volte l’importanza dei Gruppi che, nati come piccola funzione di Facebook, sono diventati col tempo un luogo di ritrovo fondamentale per lo scambio di esperienze di valore (ogni mese 1,4 miliardi di utenti li usano).
Ecco perché è stata presentata una tab dedicata ai Gruppi, che renderà più semplice navigare tra quelli di cui si fa parte, interagire con essi e scoprirne di nuovi.
Inoltre un nuovo plugin permetterà di aggiungere un tasto su siti e email per chiedere alle persone di entrare a far parte di un gruppo.

DATING
A sorpresa è stata annunciata la funzione di Dating per Facebook, che entrerà in fase di test nei prossimi mesi. Una invasione nei territori del gruppo Match.com, proprietario di OkCupid e Tinder.
Gli utenti potranno creare un profilo ad hoc destinato solo alla ricerca dell’anima gemella, completamente separato da quello già esistente. Il sistema presenterà le persone affini sulla base delle preferenze di ciascuno, ma si potranno individuare coloro con i quali entrare in contatto anche tra i partecipanti ad un Gruppo o ad un Evento specifico. Ovviamente quello che viene fatto utilizzando il “dating profile” non verrà condiviso con la propria rete di contatti.

facebook dating profile

REALTA’ AUMENTATA
Continua la focalizzazione sulla realtà aumentata. Ad un anno dal debutto della “AR Camera Platform“, inizialmente utilizzabile solo su Facebook, è stata annunciata l’estensione ad Instagram e Messenger. In pratica gli sviluppatori, usando il tool AR Studio, potranno creare nuove esperienze di realtà aumentata (maschere, filtri, world effects) per gli utenti di queste app. Il primo brand a usufruirne è Nike che attraverso Messenger permette di vedere in realtà aumentata un paio di Kyrie 4s e di comprarle, ovviamente.

facebook nike AR

REALTA’ VIRTUALE
E’ stata annunciata la disponibilità sul mercato di Oculus GO, un visore stand-alone a 219€, entry level per iniziare a fare le prime esperienze di realtà virtuale. Si tratta di una decisa spinta verso un tipo di hardware che i primi produttori stanno facendo fatica ad imporre ai consumatori, in assenza di applicazioni che ne giustifichino l’acquisto. Facebook propone un migliaio di applicazioni disponibili fin da subito, ma ovviamente punta sugli sviluppatori per aumentarne il numero.

Via Vincos blog
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Di Max Da Via' (del 03/05/2018 @ 07:35:31, in Mercati, linkato 395 volte)

Gli italiani comprano sempre più di seconda mano, meglio se online. Il mercato dell’usato nel 2017 ha raggiunto la cifra di 21 miliardi di euro, pari a circa l’1,2% del Pil. Di questi, 9,3 miliardi arrivano dagli acquisti online. È quanto rileva la quarta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy, condotto da Doxa per la piattaforma di compravendita online Subito.

Dal 2014 il volume d’affari del settore è aumentato del 72%. A trainare la crescita sono proprio le vendite e gli acquisti realizzati online, il 31% in più rispetto all’anno precedente. Gli utenti premiano velocità e semplicità nell’accesso ai beni, tanto che Internet e app restano il canale privilegiato per chi vende. A essere cedute sono soprattutto automobili, attrezzature sportive e telefonia, mentre si comprano oggetti d’arredamento, casalinghi e libri.

In media chi ha venduto beni usati online ha guadagnato 1.030 euro all’anno. Un tesoretto da reinvestire nell’economia domestica (40%) o nell’acquisto del modello successivo di nuova generazione (25%). Oltre alla voglia di liberarsi del superfluo (55%), tra le ragioni che spingono alla vendita c’è proprio il desiderio di comprare altri beni nuovi o usati (21%) e la prospettiva di un guadagno (19%). Tutte motivazioni che attirano in particolare i cittadini della Lombardia, prima regione per valore degli scambi con un ammontare di 3,4 miliardi di euro. Seguono la Toscana con 2,8 miliardi, l’Emilia Romagna con 2,3 miliardi e la Sicilia, prima regione del Sud con 1,5 miliardi di valore generato.

“La second hand è oggi un vero e proprio state of mind integrato nelle abitudini di consumo e di vita delle persone, in grado di rappresentare valori ed esigenze di una generazione dinamica e consapevole in crescita nel nostro Paese”, osserva Melany Libraro, ceo di Schibsted Italy(Subito, InfoJobs e Pagomeno). “Penso in particolare ai Millennials, più attivi nella compravendita dell’usato rispetto alla media della popolazione: ciò che guida la scelta è l’oggetto in sé, nuovo o usato poco importa. Oltre che nativi digitali, potremmo definirli nativi second hand”. Il 59% dei Millennials compra usato, contro il 48% della media nazionale. I giovani sono anche più attenti alla sostenibilità ambientale, promuovendo il riutilizzo degli oggetti. Sono poi più propensi a mixare nuovo e usato nei loro acquisti e tendono a voler dare una “seconda vita” ai loro beni. Secondo le previsioni dell’Osservatorio, l’economia dell’usato è destinata a crescere del 75% nei prossimi 5 anni. Diventando un canale abituale di compravendita, percepito come una scelta sostenibile e smart.

Via CorCom
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Di Max Da Via' (del 30/04/2018 @ 07:25:02, in Brand, linkato 477 volte)

Presto i consumatori ascolteranno solo chi fa content marketing. Lo scrivevamo su queste pagine nel 2016 e la tendenza si riconferma ad oggi dopo due anni di evoluzioni. Evoluzioni, in realtà, ancora un po' poco spinte per quanto riguarda il nostro Paese, dove i contenuti promozionali di qualità sono ancorapiù chiacchierati che attuati.

In questa guerra della visibilità, che lo scorso anno è stata segnata da 5 trend tutt'ora in fase di sviluppo, a vincere è chi riesce a stare al vertice della piramide, investendo agilmente nei format più evoluti. Anche l'ormai popolarissimo influencer marketing richiede nuove strategie d'efficacia per distinguersi dalla massa.

Proviamo a prendere esempio da chi sta facendo bene. L'appuntamento annuale con l'indagine di NewsCred sui 50 migliori brand in ambito di content marketing offre un interessante spunto in tal senso, da più noti come Ikea e Nike a Taco Bell e Zappos. Come evidente, tra l'altro, le formule del successo sono individuabili da tutti i settori: retail, food, automotive, beauty, finanza e così via.

Un caso emblematico? Sephora, che invece di pagare i propri impiegati o una figura esterna per gestire un blog di bellezza lascia tutto in mano ai propri utenti/consumatori, che diventano così essi stessi gestori di un content marketing user-generated. Il suo hub di contenuti è la sua stessa community di appassionati e fedelissimi, che discutono di prodotti e condividono consigli, suggerimenti e consigli su ciò che vale la pena acquistare.

A seguire vi presentiamo la classifica NewsCred 2018 completa e divisa per settori. Cliccando su ogni brand potete visualizzare la relativa case history e lasciarvi ispirare.

Auto

Beauty

Finance

Fitness + Lifestyle

Food

Health + Pharma

Insurance

Retail

Technology

Travel

Via Mark Up
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Di Altri Autori (del 24/04/2018 @ 07:52:16, in Brand, linkato 498 volte)
È Ferrero l’azienda con la migliore reputazione in Italia. A decretare questo risultato è la classifica stilata dall’Italy RepTrak del Reputation Institute, che giunto alla sesta edizione misura la reputazione delle 150 aziende più apprezzate in Italia. Confermato, dunque – come emerso in occasione dell’evento di lancio, i Reputation Awards promossi con il patrocinio di Ferpi e Iulm – il podio dell’edizione 2017, ma Walt Disney scende sul gradino più basso. Di seguito la top ten:

scende sul gradino più basso. Di seguito la top ten:

1. Ferrero (80,9)
2. Ferrari (80,7)
3. Walt Disney (79,1)
4. Lavazza (78,8)
5. Canon (78,7)
6. Samsung (78,6)
7. Lego (78,4)
8. Amazon (77,4)
9. Pirelli (76,5)
10. Giorgio Armani (76,5)

Walt Disney perde 6,3 punti percentuali, ma anche Ferrero (-3,8) e Ferrari (-3,5) lasciano sul campo qualche punto rispetto all’edizione 2017. Così come Lego, Lavazza e Amazon che rimangono in top ten; Lavazza salendo dal sesto al quarto posto, Amazon scendendo dalla quinta all’ottava posizione, Lego dalla quarta alla settima piazza. Entrano nelle prime dieci Canon (quinta), Samsung (sesta), Pirelli (nona con 21 posizioni guadagnate) e Giorgio Armani (decima).

“In un periodo caratterizzato da una crescente sfiducia nei confronti della politica e delle Istituzioni, crescono inesorabilmente le attese nei confronti delle aziende, oggi impreparate a guidare quel cambiamento atteso dai consumatori -ha affermato Fabio Ventoruzzo, vice president di Reputation Institute-. Le aziende devono trovare il coraggio di guardare oltre la profittabilità del business nel breve termine. Le grandi imprese, anche se di settori diversi, devono avere interessi e progettualità convergenti per proporre una visione di medio-lungo periodo, assumendosi una leadership autentica e credibile proprio in un momento di vuoto della rappresentanza”.

“Il calo della reputazione non è dovuto all’aumento del numero degli ostili nei confronti dell’azienda ma è influenzato dall’incremento significativo degli indecisi- spiega Stefano Cini, managing director di Reputation Institute Italy-. Sono questi i consumatori che le aziende devono riconquistare e convincere per rafforzare il legame emotivo con gli italiani”. Anche perché “se prima era sufficiente raccontare ‘cosa fanno’ e ‘chi sono’ le aziende, oggi cresce l’aspettativa degli italiani nel chiedere il ‘perché’ le Aziende devono essere scelte. Gli italiani chiedono di creare ‘valore condiviso’, ossia influenzare positivamente i temi sociali attraverso i propri prodotti/servizi”.

Dalla ricerca emerge inoltre che, a fronte di un 52% di aziende che hanno a disposizione strumenti per valutare la reputazione ma si limitano a osservare passivamente cosa succede, c’è un 33% che ha iniziato a cercare risposte e che è a buon punto e un 15% che ritiene di aver già messo in atto tutte le pratiche utili ad accrescere la propria reputazione.

Infine, metà delle aziende (51% ) non ha ancora messo a budget spese per la gestione della reputazione.

Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 23/04/2018 @ 07:25:41, in Social Networks, linkato 579 volte)

Come ogni anno condivido qualche riflessione sui mutamenti dell’utilizzo dei social media nel nostro paese a partire dai dati forniti da Audiweb powered by Nielsen (qui i dati dello scorso anno). Si tratta della cosiddetta Total Digital Audience, ossia delle persone che accedono da desktop e mobile (smartphone e tablet) al netto delle sovrapposizioni. L’universo considerato è relativo ai maggiori di 2 anni per l’audience da Pc e alla fascia 18-74 anni per quella da mobile. Dunque è probabile una sottovalutazione dell’impatto dei servizi/app usati prevalentemente in mobilità dagli under 18.

utenti social media italia 2017

Facebook rimane il più grande mall italiano con circa 27 milioni di audience a dicembre 2017, in crescita del 9% sull’anno, nonostante il minor utilizzo da parte dei giovani. I dati ufficiali Facebook parlano di oltre 30 milioni di utenti attivi al mese (la differenza è dovuta a diverse metodologie di rilevazione ossia accessi versus utenza attiva).
Il network di Zuckerberg continua ad essere quello utilizzato per più tempo, per circa 14 ore al mese per persona.

Al secondo posto c’è sempre YouTube, la tv non lineare, seguita da oltre 24 milioni di italiani, con un tempo medio di permanenza mensile di 2 ore.

In terza posizione Instagram che continua a coinvolgere nuovi utenti attestandosi sopra i 14,5 milioni di individui. Un incremento del 41% rispetto al 2016 (anche qui i dati ufficiali sono più alti perché considerano l’utenza attiva).

Segue LinkedIn con un’audience di circa 9,8 milioni di persone (+38% in un anno), mentre Twitter è stabile sui 7,1 milioni.

Prosegue la lenta agonia di Google+ che perde 2,4 milioni di italiani e si ferma a 6,1 milioni di audience.

Continua a crescere anche Pinterest, che ora può vantare un’audience di oltre 5,1 milioni di italiani (+17%) ed inizia a diventare interessante per le aziende. Invece Tumblr, abbandonato da Yahoo!, perde 21 punti e si ferma a 1,9 milioni.

A differenza del balzo dello scorso anno Snapchat rimane stabile a 1,9 milioni di italiani, nonostante la copertura stampa relativa al suo ingresso a Wall Street.

La composizione demografica degli utenti italiani dei social media 
Interessante l’elaborazione di AGCOM dei dati Audiweb che permettono di comprendere le caratteristiche delle audience dei social considerati.
L’Indice mostrato in tabella se >1 indica che la quota del target che ha visitato lo specifico social è maggiore di quella calcolata sull’intera categoria Audiweb detta “Search, Portals, Communities” (comprensiva di tutti i social network, portali e motori di ricerca).

composizione demografica social media italia

Genere: Pinterest e Snapchat si caratterizzano per una maggiore presenza di donne, rispetto al totale dei soggetti che consultano la categoria suddetta

Età: Instagram, Trumblr e Snapchat ricevono particolare attenzione da parte di un pubblico giovane (0-34 anni), rispetto agli altri social network come Linkedin, Twitter, Pinterest e Google+ seguiti in particolare dalle coorti d’età intermedia (35-54 anni)

Stato occupazionale: Google+, Linkedin, Twitter sono preferiti dagli utenti che hanno un’occupazione

Istruzione: Twitter e Linkedin sono seguiti più degli altri social media da un pubblico dotato di una laurea

Via Vincos blog

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Di Max Da Via' (del 20/04/2018 @ 07:27:24, in Social Networks, linkato 612 volte)


Torna l'appuntamento con i ranking Blogmeter dedicati ai brand che sui social vantano le migliori performance. Questa volta l'indagine è dedicata al comparto banking e ha preso in esame tutte le pagine ufficiali Facebook, Twitter, Instagram e YouTube delle principali banche (fisiche e online) operanti sul mercato italiano dal 1° gennaio al 31 marzo 2018.

Al primo posto troviamo Banca Mediolanum, che ottiene la medaglia d'oro grazie alla sua prolifica attività su YouTube. Con un total engagement pari a 79,1K e una media di 3 post al giorno, la banca milanese conquista il gradino più alto del podio, staccando di parecchio i principali competitor. L’attività maggiore del profilo è segnalata in data 8 gennaio, giorno in cui è stato pubblicato sul canale YouTube dell’azienda il video dedicato al pagamento tramite Apple Pay che ha totalizzato oltre 17K views nel periodo di riferimento.


Medaglia d'argento per CheBanca!, banca online del Gruppo Mediobanca, con un total engagement che supera la cifra di 56K e proviene per ben il 98% da Facebook.  Ed è proprio su Facebook che è stato pubblicato il post con maggior engagement di CheBanca!: si tratta di un post in cui l’azienda augura Buona Pasqua ai suoi clienti e follower, e che raggiunge la cifra di 10,6K interazioni.

Terza sul podio UniCredit, che raccoglie un total engagement di 52K durante il periodo preso in esame. L’86% delle interazioni registrate proviene da Facebook, mentre solo l’8% e il 5% provengono rispettivamente dalle pagine Twitter e YouTube dell’azienda. Il post di UniCredit risultato più engaging è quello targato #MiPIM2Milano, hashtag lanciato in occasione del Mipim Awards 2018, premio a cui ha partecipato il progetto di UniCredit Tower e che è poi risultato vincitore del titolo Best Urban Regeneration Project.

Quarta posizione per Credem - Credito Emiliano, con un total engagement pari a 46,4K proveniente per il 98% da Facebook e per appena il 2% dal profilo Twitter. Il most engaging post di Credem arriva proprio da Facebook: si tratta di un post dedicato alla giornata di San Valentino che ha raccolto oltre 4,8K interazioni.


Quinta in classifica Bper Banca, con un engagement totale di 43,4K ottenuto principalmente attraverso Facebook (97%). Il post di Bper Banca che ha ottenuto più successo nel trimestre in analisi è anche il post che ha ricevuto più reaction tra tutti quelli analizzati nel periodo in analisi.

Le menzioni speciali. Una prima menzione speciale la merita Intesa Sanpaolo, che si aggiudica il premio per la pubblicazione del most viewed content con un video in collaborazione con Mastercard. La seconda, invece, va ad Ibl Banca con un post gioco che guadagna il titolo di most commented content del trimestre, con oltre 2mila commenti.

Via Mark Up

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