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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 18/09/2020 @ 07:56:09, in Marketing, linkato 78 volte)

Il lockdown ha messo in discussione le abitudini di consumo degli italiani. I consumatori hanno colto l’occasione per cimentarsi in nuove modalità di acquisto, spingendo i brand a digitalizzare i punti vendita, a diventare omnicanale e a promuovere un’esperienze integrata.

Ma quali cambiamenti hanno vissuto i consumatori durante il contenimento e quale lezione possono trarne i marketer?

Prima del lockdown

Device

Smartphone. L’mCommerce è un trend in crescita: gli acquisti online tramite mobile per il settore dell’abbigliamento nel 2019.

Nel 2019 gli acquisti tramite smartphone hanno rappresentato il 40% delle vendite online totali generano 12,5 miliardi. In alcuni casi il mobile arriva a rappresentare il principale device di acquisto: 50% nell’abbigliamento, 48% nel beauty e 49% nell’arredamento.

consumatore post lockdown

In-store

Interazioni fisiche. Vetrine e shopping sono attività legate soprattutto al tempo libero: gli italiani che preferiscono effettuare il primo acquisto nel negozio fisico.

I punti vendita fisici rimangono fondamentali come hub di scoperta ed esperienza dei prodotti. Toccare e sentire la merce, e ottenere subito i prodotti desiderati e sconti. Il primo acquisto infatti avviene in-store per la maggior parte degli italiani.

Canale

Drive-to-store. Le vendite offline trainano il settore retail.

L’eCmmerce B2C ha pesato il 7,3% delle vendite totali del settore retail, mentre il 92,7% delle vendite continua ad avvenire nel negozio fisico, confermandone l’importanza chiave.

Fedeltà

Carte fisiche. L’utilizzo della carta fedeltà è molto ampio.

Il 74% della popolazione italiana è iscritto almeno a un programma fedeltà presso un rivenditore. Il 44% è iscritto a un numero di programmi compreso tra 2 e 5. Tuttavia, il tasso medio di attività dei membri dei programmi fedeltà in Itala è solo del 40%.

Pagamento

Contanti. Le transazioni contactless sono ancora inferiori alla media mondiale.

Nonostante l’entusiasmo per i pagamenti contactless, che hanno generato nel mondo oltre 3,5 miliardi nel 2019, l’Italia rimane tra i primi paesi europei per pagamento in contanti, confermandosi la modalità più utilizzata.


Dopo il lockdown

Device

Computer. Il carrello medio da PC supera i 75%, mentre il carrello medio da mobile è inferiore ai 75€.

Seppur gli acquisti online da smartphone siano in costante crescita (50% durante il lockdown), il carrello medio è superiore per gli acquisti avvenuti da computer, specialmente durante la settimana. Durante il contenimento si è registrata una flessione dei carrelli per entrambi i dispositivi, evidenziando però che i consumatori acquistano con lo smartphone anche da casa, ma spendono di meno.

In-store

Distanziamento sociale. La sicurezza fa il suo ingresso nella customer experience.

Gli italiani propensi a visitare i soli punti vendita provvisti delle migliori condizioni di igiene e sicurezza. Indossare una mascherina, limitare i contatti fisici e rispettare il distanziamento. I consumatori oggi vivono un’esperienza di successo in-store grazie alle misure sanitarie preventive e grazie alla digitalizzazione del punto vendita. Il 51% degli italiani, infatti, desidera trovare in negozio un maggiore utilizzo delle tecnologie digitali.

Canale

Omnicanale. Abitudini di acquisto in piena trasformazione: i nuovi consumatori italiani che hanno acquistato online nei primi 4 mesi del 2020.

Il lockdown ha avuto il merito di modificare le abitudini di acquisto degli italiani, ora più propensi agli acquisti online per proteggersi dai rischi sanitari. Si stima che l’eCommerce in Italia raggiungerà i 22,7 miliardi di fatturato nel 2020 (+26% rispetto al 2019), con un crescente utilizzo del Click & Collect (+349% registrato in maggio in Italia) e del proximity commerce.

Fedeltà

Carte dematerializzate. La digitalizzazione come esperienza di fidelizzazione. Percentuale di carte fedeltà installate nel Mobile Wallet che vengono conservate e raramente disinstallate. I clienti post-lockdown desiderano smaterializzare il più possibile le carte fedeltà per minimizzare il concetto fisico. Nel 2019 il 63% di possessori di smartphone ha digitalizzato nel Mobile Wallet almeno un contenuto: primo da tutti la carta fedeltà, gli strumenti di pagamento, infine i buoni sconto.

Pagamento

Contactless. Pagamento senza contatto. Gli italiani che hanno utilizzato il pagamento contactless con facilità a causa dell’emergenza sanitaria. Il lockdown ha avuto il merito di aver incrementato l’utilizzo del pagamento contactless. Si stima che a causa della pandemia, quasi la metà (45%) della popolazione abbia ridotto l’utilizzo del contante e il 17% abbia sperimentato il pagamento contactless per la prima volta. È giunto il momento del mobile wallet, che oltre a consentire di effettuare il pagamento, permette ai consumatori di beneficiare immediatamente dei vantaggi fedeltà.

Via Ninja Marketing

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Di Max Da Via' (del 09/09/2020 @ 07:16:41, in Social Networks, linkato 167 volte)

L’approccio di molte aziende all’influencer marketing è bidimensionale. La scelta ricade sempre su quelli che hanno più follower o che tutti conoscono. Completamente assente la cultura data driven e la volontà di andare oltre l’ovvio.
Per sensibilizzare il mercato sulle metriche più interessanti di valutazione degli influencer, in Buzzoole abbiamo elaborato i dati di oltre 700.000 instagramers e li abbiamo racchiusi in un report gratuito. Lo studio “Influencer Performance Benchmarks” ha preso in esame sia le metriche visibili pubblicamente come le interazioni e i follower, sia quelle ottenibili attraverso gli insights dei creator iscritti alla piattaforma (i cosiddetti “first party data”).

Per segmentare meglio i risultati abbiamo operato una classificazione per fasce: novice (coloro che hanno fino a 10.000 follower), micro (dai 10.000 ai 100.000 follower), top (dai 100.000 follower a un milione) e celebrity (oltre un milione).

Engagement su Reach

Dato che l’Engagement Rate è una metrica sopravvalutata, un dato interessante si può ottenere confrontando le interazioni con la reach, ossia con le persone realmente raggiunte dai post.
Dall’analisi si scopre che “novice” e “micro” differiscono di poco nella loro capacità di sviluppare interazioni rispetto alle persone raggiunte (intorno al 14%), mentre dai top ci si può attendere un tasso di Engagement su Reach di circa il 13% e dalle celebrità l’11,45%.

engagement su reach influencer instagram

Reach su Follower

Altro indice utile è quello che mette in relazione la reach e i follower dei
creator, per comprendere la loro capacità di raggiungere il proprio bacino
di spettatori. Considerando che oggi l’algoritmo di Instagram non permette di raggiungere la totalità dei propri follower, neanche con l’ausilio di pubblicità, diventa fondamentale avere dei benchmark di riferimento.
Emerge che i novice, mediamente, riescono a raggiungere il 27,5%
dei propri follower e le celebrità il 24,3%. Meno positive le performance dei micro e dei top.

reach su follower influencer instagram
report influencer performance benchmarks di buzzoole


Queste sono solo alcune delle metriche che troverete nel white paper “Influencer Performance Benchmarks“, scaricabile gratuitamente.

Naturalmente sta al marketer valutarle congiuntamente, individuando di volta in volta quelle più adatte a rappresentare il raggiungimento dello specifico obiettivo di comunicazione che si intende conseguire.
L’importante è acquisire una propensione all’analisi dei dati che, prima di qualunque campagna, permetterà di individuare obiettivi realistici e non farseli imporre dalle piattaforme.





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Di Max Da Via' (del 28/08/2020 @ 07:34:49, in Social Networks, linkato 252 volte)
  • Pubblicare diversi tipi di contenuto significa più opportunità per aumentare le interazioni da parte degli utenti e, come possibile conseguenza, la crescita organica della fanbase di Instagram.
  • Instagram consente di aggiungere fino a 30 hashtag nel testo dell’immagine, ma sembra che la quantità ottimale per raggiungere il massimo engagement sia di nove hashtag.
  • Organizzare un concorso o un giveaway è una strategia che funziona nel 99% dei casi per aumentare la follower base, oltre che consolidare la presenza del brand sulla piattaforma.

 

Passano gli anni, cambiano i trend, Mark Zuckerberg rilascia nuove feature per le sue piattaforme, ma il problema principale dei marketer rimane sempre uno: come faccio ad aumentare la follower base del profilo Instagram del mio brand?

Purtroppo per Instagram, al contrario di Facebook, non è mai esistita un’opzione di advertising pensata per raggiungere direttamente questo obiettivo

Per molti brand, ma soprattutto per parecchi influencer, al principio l’unica alternativa è stata quella di acquistare fake follower per “gonfiare” la propria fanbase, ma sappiamo tutti benissimo quanto sia una mossa sbagliata e assolutamente inutile.

Esiste quindi un modo per aumentare in modo organico la follower base di Instagram?

Non c’è un unico modo predefinito per riuscire ad ottenere organicamente nuovi follower per il proprio profilo, ma esistono diverse strategie che combinando engagement, awareness e contenuti di qualità possono aiutare ad aumentare la propria fanbase.

Vediamo insieme quali sono le sei tattiche più utilizzate per raggiungere questo obiettivo.

#1 Pubblica regolarmente e negli orari migliori

Partiamo dalle basi ovvero dalla frequenza di pubblicazione, che influisce notevolmente sulla crescita della fanbase - oltre che sul tasso di engagement.

Per riuscire a rimanere al passo con l’algoritmo di Instagram, è consigliato pubblicare almeno un contenuto al giorno, ovviamente nei momenti della giornata considerati migliori.

Secondo uno studio di SproutSocial, basato sui dati di Instagram che riportano i momenti di maggiore attività da parte degli utenti sulla piattaforma, il momento perfetto nel 2020 per condividere contenuti su Instagram sarebbe il mercoledì alle 11:00 e il venerdì tra le 10 e le 11:00. 

In generale comunque per raggiungere un buon livello di engagement si consiglia di pubblicare dal martedì al venerdì tra le 10:00 e le 15:00.

#2 Investi nella produzione di contenuti differenti

Post nel feed, Instagram Stories, IGTV, filtri AR e il nuovo arrivato Reels: la piattaforma mette a disposizione una grande varietà di formati per i tuoi contenuti, perché non testarli tutti per capire qual è quello che meglio funziona per acquisire nuovi follower?

Il livello di engagement infatti non è più collegato esclusivamente ai post nel feed: ora questo calcolo include anche metriche come le risposte e le menzioni nelle storie, le visualizzazioni dei video IGTV, l’utilizzo dei filtri etc.

Questo vuol dire che pubblicare diversi tipi di contenuto significa più opportunità per aumentare le interazioni da parte degli utenti e, come possibile conseguenza, la crescita organica della fanbase di Instagram.

#3 Utilizza gli hashtag giusti

Confermiamo che gli hashtag continuano ad essere di fondamentale importanza per aumentare la reach delle pubblicazioni su Instagram.

Ma è necessario scegliere quelli giusti, senza esagerare. Instagram consente di aggiungere fino a 30 hashtag nel testo dell’immagine, ma sembra che la quantità ottimale per raggiungere il massimo engagement sia di nove hashtag.

In generale, è meglio evitare di utilizzare hashtag vaghi o troppo popolari perché il contenuto rischia di passare inosservato tra i milioni di post che vengono pubblicati ogni minuto. 

Esempio, se siamo un artista che pubblica dipinti con l’acquerello, l’hashtag #watercolor è troppo generico. Piuttosto, se si tratta di un dipinto di fiori, utilizzeremo l’hashtag #WatercolorFlowers oppure #FloralWatercolor per raggiungere un target più specifico.

Esistono inoltre siti web o applicazioni che aiutano a trovare gli hashtag giusti da utilizzare, partendo da un argomento, come ad esempio DisplayPurposes.

Di grande utilità anche il tag di posizione, che aiuta a localizzare per esempio le piccole attività locali, in modo che gli utenti possano trovarle più facilmente dopo aver visto un contenuto.

#4 Organizza concorsi e giveaway

Lo sappiamo tutti: le persone amano ricevere prodotti gratuitamente e fanno di tutto pur di partecipare a un contest per vincere qualcosa.

SproutSocial afferma che il 72% dei consumatori si aspetta di trovare sconti o promozioni speciali sui canali social media brand. Al contrario, solo il 18% degli marketers pensa che sia necessario comunicare sconti e promozioni sui canali social.

Per questo organizzare un concorso o un giveaway è una strategia che funziona nel 99% dei casi per aumentare la follower base, oltre che consolidare la presenza del brand sulla piattaforma.

Ovviamente uno dei requisiti fondamentali per partecipare al concorso o al giveaway è quello di seguire la pagina e commentare il contenuto taggando i propri amici o colleghi (che a loro volta dovranno seguire la pagina).

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Di Max Da Via' (del 31/07/2020 @ 07:05:10, in Social Networks, linkato 456 volte)

TikTok può essere considerato come il social "del momento", e questo non solo in termini di cifre di utilizzatori (800 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, secondo di dati di Statista.com), ma anche come protagonista controverso dell'attualità a livello globale, che, nonostante ciò, non frena il suo sviluppo tecnologico e le novità per il business.

È notizia dello scorso 20 luglio 2020 che la camera dei deputati degli Stati Uniti abbia votato una legge per vietare l’installazione dell'app del social network cinese in tutti i dispositivi messi a disposizione dal governo, a causa delle preoccupazioni sulla raccolta dei dati e sul potenziale spionaggio da parte delle autorità cinesi e stia valutando una messa al bando dell’app in tutto il paese. Pure in India e in Australia, TikTok è nell’occhio del ciclone per simili questioni e, per rincarare la dose di sospetti, nei giorni scorsi anche il gruppo di hacker Anonymous ha lanciato un messaggio in rete denunciando i rischi di un malware collegato a TikTok in grado di spiare utenti ignari.

Tutte queste complicazioni, derivanti da una precaria situazione geopolitica tra gli Stati e da conseguenti tensioni di sorta, non stanno arrestando l’avanzata tecnologica di TikTok, che vuole porsi sempre più come nuovo benchmark nel business sui social media, sorpassando le altre piattaforme, e il Gruppo Facebook Inc. in primis.

Dopo aver da poco lanciato TikTok For Business, uno spazio di riferimento strutturato per marketing creativo e adv per i Brand, il social dell’azienda tech ByteDance, sta continuando ad arricchire il suo set di strumenti per il business per avvicinarsi ai propri clienti, sfruttando le lezioni apprese dalla pandemia e dal confinamento. Di fatti, uno di questi trend già ben avviati, ma oggi più che mai in voga, è quello della Gamification. Essendo in grado di veicolare messaggi di vario tipo, a seconda delle esigenze, e di indurre a comportamenti attivi da parte dell’utenza, la Gamification rappresenta uno strumento estremamente efficace, che consente di raggiungere specifici obiettivi, ponendo l’utente con il suo coinvolgimento attivo al centro. La Gamification restituisce, quindi, un’esperienza divertente per coinvolgere in maniera positiva la community di TikTok nei messaggi delle aziende, valorizzando il crescente interesse verso il gaming su TikTok, cresciuto di oltre il 200% sulla piattaforma nel corso dell’ultimo anno.

A tal fine, TikTok ha lanciato il nuovo Gamified Branded Effect, ovvero l’opportunità di integrare i messaggi di brand in effetti di Gamification in grado di aiutare gli utenti a creare in modo interattivo e divertente, in linea con la creatività delle loro espressioni su tutta la piattaforma.

Nello specifico, il Gamified Branded Effect si colloca come il prodotto più recente di TikTok For Business, ed invita gli utenti a giocare “in serie A” grazie a un’esperienza video interattiva e divertente. Gli utenti possono utilizzare le espressioni del volto, le pose del corpo, o altri movimenti per controllare gli elementi brandizzati e interagire con essi, con un’esperienza sound-on.

Al momento, sono disponibili oltre 20 tipi di formati di gamification tra i quali scegliere per personalizzare le proprie campagne, tra i quali, ad esempio, far muovere in aria una palla muovendo le sopracciglia, fare una gara di pose con un ritmo accattivante e utilizzare i movimenti della testa per controllare un sottomarino.

Inoltre, lo scorso 23 luglio 2020, TikTok ha annunciato che nel corso di agosto 2020 attiverà a partire dagli USA (quasi volendo rispondere addolcendo il colpo alle controversie politiche, senza menzionare la promessa di assunzione di 10.000 persone nell'organico di TikTok negli States come riporta TechCrunch), il cosiddetto "TikTok Creator Fund", ovvero una somma di 200 milioni di dollari per supportare economicamente i TikTokers più capaci in termini di content creation attivi sulla piattaforma. I creator idonei a ricevere tale supporto devono avere almeno 18 anni, soddisfare una certa base (non specificata) per numero di follower, e anche pubblicare contenuti originali in linea con le linee guida della community di TikTok. C'è da sottolineare che questo non costituisce il solo contributo economico erogato ad oggi dalla piattaforma: TikTok, ad esempio, nella cornice delle azioni intraprese in contrasto agli effetti della pandemia, ha messo a disposizione del cosiddetto "Creative Learning Fund" 50 milioni di dollari al fine di favorire la produzione di contenuti didattici, facendo famigliarizzare gli insegnanti con tutto il mondo di TikTok.

In definitiva, nonostante l’incertezza sul futuro del social in alcune specifiche zone del mondo, TikTok sembra voler sbaragliare i competitor puntando sull'innovazione tecnologica e il sostegno ai creators di valore presenti nel proprio ecosistema, che di pari passo con la freschezza della propria audience di riferimento (secondo i dati di Statista.com, il 41% degli utenti TikTok è tra i 16 e i 24 anni), gli conferisce un potenziale strategico di crescita un certo livello, che spariglia le carte delle altre piattaforme social.

Via Mark Up

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Di Max Da Via' (del 13/07/2020 @ 07:55:57, in Social Networks, linkato 505 volte)

Qualsiasi azienda ha il potenziale per essere un love brand. A insegnarlo è la storia dei brand più amati al mondo, che ogni anno vengono censiti da Talkwalker.

Attraverso la forza del social listening, anche quest'anno sono stati individuati i 50 brand più amati, ma non solo. Il dato più interessante per te, infatti è scoprire come riescono ad essere amati, per imitarne le strategie.

Engagement vs sentiment

Per prima cosa, il report guarda l'engagement e il sentiment generali.

Engagement

Valuta tutte le menzioni del brand, come, per esempio, like, commenti e condivisioni sui social media, reazioni a notizie, interazioni su forum e blog, ecc.

Sentiment

Il sentiment rappresenta le reazioni delle persone a tali menzioni. Utilizzando l'IA proprietaria di Talkwalker, sono state distinte menzioni positive e negative, analizzando il linguaggio, il contenuto e il contesto di ognuna di esse.

781 marchi a confronto

La tendenza per tutti questi marchi è chiara. Più aumenta l’engagement, ovvero più persone reagiscono al brand, più diminuisce il sentiment generale, con una maggiore tendenza a interazioni negative. Su 25 grandi marchi mondiali con oltre 100 milioni di engagement, nessuno presenta un net sentiment superiore al 75%.

Più visibile diventa il brand, più aumenta la probabilità di critiche. Non si può accontentare sempre tutti e un aumento della clientela rende più impegnativo soddisfare tutte le aspettative dei clienti.

Per questo bisogna monitorare costantemente il sentiment del brand per capire esattamente come il pubblico ne parla.

Infatti, se alla crescita della tua attività potrebbe corrispondere un leggero calo di sentiment, un calo drastico o improvviso di solito segnala una crisi. E questo richiede una gestione della crisi.

Engagement rate

L’engagement rate, ovvero il tasso di coinvolgimento, ti aiuta a confrontare il tuo brand con la concorrenza.

Con molti post potresti ottenere un coinvolgimento totale. Ma un competitor potrebbe ottenere lo stesso coinvolgimento con meno post, ottenendo di più in proporzione al suo tempo e ai suoi sforzi.

Il tasso di coinvolgimento equivale quindi al coinvolgimento totale diviso per il totale delle menzioni. Più alto è il numero, meglio è.

In genere il sentiment diminuisce con l'aumentare del tasso di coinvolgimento.

Un ottimo tasso di coinvolgimento aiuta a diffondere i tuoi contenuti tra più persone, condividendo il tuo messaggio con un pubblico più ampio. Confrontando il tasso di coinvolgimento con il sentiment, possiamo notare un altro calo nel tempo.

Complessivamente, per tutti i marchi analizzati, la media di net sentiment è del 61,5% e il tasso medio di coinvolgimento è pari a 8,32.

La viralità, insomma, aiuta a far arrivare i tuoi contenuti a più persone, ma ti espone anche a un rischio maggiore, rendendoti più suscettibile a commenti o risposte negative.

Monitora costantemente il tuo contenuto virale e rispondi rapidamente ai detrattori per evitare ritorsioni indesiderate.

I KPI di marketing per ogni settore

Brand Love Story ha preso in considerazione i KPI di svariati settori, allo scopo di aiutare i team di marketing nel benchmarking sui social media.

Per ognuno è stato tracciato un grafico con tassi di coinvolgimento e sentiment drel brand.

Ne abbiamo analizzati nel dettaglio cinque, per scoprire quali sentiment e coinvolgimento li caretterizzano.

1. Automotive

Sentiment medio - 59,9%

Tasso medio di coinvolgimento – 7,75

Con 30 marchi automobilistici analizzati, il settore è abbastanza simile alle medie globali. Spesso, i post aspirazionali delle auto più recenti aiutano a stimolare sentiment e coinvolgimento. Ma alcune crisi abbattutasi su diversi brand automobilistici hanno fatto crollare il sentiment generale.

Il coinvolgimento automobilistico è complesso. In buona misura è legato alle immagini mozzafiato di auto (e stile di vita) che i brand offrono. Eppure altri consumatori vogliono contenuti di maggiore valore, guidati da confronti e cifre efficienti.

2. Moda e bellezza

Sentiment medio - 66,5%

Tasso medio di coinvolgimento – 6,63

L'industria della moda e della bellezza, con 67 marchi analizzati, è in controtendenza, con una crescita parallela di net sentiment e tasso di coinvolgimento. Il sentiment è alto, grazie all’attrazione esercitata dagli abiti e dai contenuti coinvolgenti sui social media. Non c'è da stupirsi che così tanti marchi del settore siano entrati nella nostra top 50.

La parola d’ordine è aspirazione. I tuoi social media non sono lì solo per promuovere un marchio ma uno stile di vita. Concentrandoti su questo aspetto, susciterai un sentiment più alto, mentre le conversazioni significative con la tua comunità contribuiranno ad aumentare il coinvolgimento.

3. Retail

Sentiment medio - 54,8%

Tasso medio di coinvolgimento – 10,20

I 50 brand del settore retail inclusi nel report, spesso si impegnano nella promozione di prodotti alimentari, andando verso un modello come questo, con un alto coinvolgimento, ma con un sentiment più basso. Il sentiment è ridotto anche dai problemi del servizio al cliente, inevitabili quando si ha a che fare con un'ampia fetta del pubblico.

Non concentrarti solo sui prodotti che vendi. Presta attenzione alla tua community e genera contenuti di marca che affrontino i suoi problemi, per costruire sentiment positivo attorno al tuo brand.

4. Servizi professionali

Sentiment medio - 75,0%

Tasso medio di coinvolgimento – 4,56

I 20 servizi professionali esaminati, con una gamma di servizi e soluzioni per le imprese, hanno una posizione simile a quella del settore manifatturiero. Si rivolgono a un pubblico specifico per creare sentiment ma in cambio ricevono un coinvolgimento limitato.

Anche in questo caso, non pensare che il tuo pubblico sia troppo di nicchia. Si è connesso a te per un motivo, quindi massimizza le tue intuizioni riguardo ai clienti per assicurarti di creare contenuti rilevanti e coinvolgenti.

5. eCommerce

Sentiment medio - 61,6%

Tasso medio di coinvolgimento – 6,65

Tra gli 11 brand di eCommerce uno si è distinto in modo significativo, con livelli di coinvolgimento leader nel settore. Ciò ha portato il tasso medio di coinvolgimento dell’eCommerce a livelli altrimenti difficili da raggiungere. Questo perché nelle conversazioni di settore le persone si sono concentrate più sul prodotto che sul venditore. Il sentiment generale è abbastanza forte, in quanto le persone sostengono le aziende che soddisfano le loro esigenze di consumo (spesso a prezzi incomparabili).

Concentrarsi su prodotti a breve termine farà aumentare le vendite ma non ti aiuterà a costruire il tuo brand. Integra i contenuti del marchio nella tua strategia per contribuire a costruire lealtà e sentiment generale.

Come costruire il brand love

La prossima volta che pianifichi la tua strategia di marketing, con tutti i KPI importanti per il tuo social listening, dai un'occhiata anche a come sta andando il tuo settore.

Imparare gli aspetti positivi e negativi che ogni industry deve affrontare, contribuirà a dare forma a tutte le tue campagne di marketing per costruire rapporti più forti con i consumatori e di conseguenza anche il brand love.

Via Ninja Marketing

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Di Max Da Via' (del 03/07/2020 @ 07:39:56, in Brand, linkato 647 volte)
Appuntamento annuale con la Top 100 BrandZ di Wpp e Kantar e le sotto-classifiche per settore. A crescere soprattutto media-entertainment

Anche per il 2020 Amazon mantiene la posizione di brand di maggior valore al mondo, crescendo del 32% e raggiungendo i 415,9 miliardi di dollari. Seguono come d'uso gli altri grandi colossi del tech (Apple, Microsoft e Google), tutt'altro che impattati dalla pandemia Covid-19.

Questo quanto emerge dalla classifica annuale BrandZ pubblicata da Wpp e Kantar, che oltre al ranking generale ne stila diversi per settore di riferimento (qui è possibile scaricare il report completo).

Nel complesso, il valore totale dei brand nella top 100 ha raggiunto i 5.000 miliardi di dollari, con un aumento del 5,9% nonostante la pandemia (prima della stessa si prevedeva un aumento del 9%).

IL SUCCESSO DI MEDIA E INTRATTENIMENTO

L'innovazione e la creatività sono stati i principali motori di crescita in tutte le categorie quest'anno. Guardando alle differenziazione interne, non a caso, una categoria che risulta trainante è quella di "media & entertainment", che raggiunge complessivamente 542,6 miliardi di dollari in termini di brand value. Proprio in questo contesto si situa l'ascesa di Tik Tok, che risulta la new entry in posizione più alta nella classifica globale (n.79 con un valore del brand di 16,9 miliardi di dollari). A perdere terreno, invece, all'interno del settore sono Facebook e Disney, con un valore rispettivamente in calo del 7% e del 14%.

Tra i marchi dei media e dell'entertainment, Instagram ha registrato la crescita più alta nel valore del brand, con un aumento del 47% a 41,5 miliardi di dollari, davanti a Netflix (45,9 miliardi di dollari, n. 26), con un incremento del 34% quest'anno. Instagram è stato anche tra i più alti nella BrandZ Top 100, in crescita di 15 posti raggiungendo la posizione 29, davanti a LinkedIn (+31%, 29,9 miliardi di dollari, n.43,) in crescita di 15 posti e Xbox (+18%, 19,6 miliardi di dollari, n.65) in crescita di 22 posizioni. Il brand leader nel settore dei media e dell'intrattenimento, la società cinese di servizi internet Tencent (+15%, 151 miliardi di dollari).

TENDENZE E ALTRI DETTAGLI

  • MasterCard è entrata per la prima volta nella Top 10 di quest'anno, grazie alla performance finanziaria positiva supportata da una crescita della brand equity. Il brand è riuscito a inserirsi con successo nella vita quotidiana delle persone e ha ottenuto una connessione emotiva privilegiata attraverso un posizionamento basato sul purpose.
  • Cinque nuovi nomi compaiono nella Top 100, guidati dal social cinese TikTok (79^ posto), seguito, da UnitedHealthcare (n. 86, 15,8 miliardi di dollari), Bank of China (n. 97, 13,7 miliardi di dollari), Lancôme (n. 98) e Pepsi (n. 99).
  • L’attenzione all’ambiente è diventata una tendenza nella comunità imprenditoriale globale. Haier (n. 68, 18,7 miliardi di dollari) è il marchio leader dell'ecosistema IoT per il secondo anno consecutivo.
  • I brand statunitensi sono più della metà di tutti quelli della Top 100, quelli asiatici hanno rappresentato un quarto di tutta la classifica, di cui 17 cinesi (inclusi Alibaba e Tencent nella Top 10) e due giapponesi (Toyota e NTT).
  • La sostenibilità è il nuovo lusso: i consumatori più giovani si aspettano la qualità tipica del lusso ma con materiali sostenibili e meno packaging; quattro brand di aziende del Lusso sono presenti nella Top 100 quest'anno, guidati da Louis Vuitton (+10%, n. 19, 51,8 miliardi di dollari).
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Di Max Da Via' (del 01/07/2020 @ 07:40:20, in Social Networks, linkato 544 volte)

La piattaforma per i video brevi ha appena lanciaro TikTok For Business, il marchio che identifica la piattaforma globale che ospita tutte le soluzioni di marketing attuali e future per i brand.

"Le soluzioni di TikTok For Business sono pensate per offrire ai brand e alle loro direzioni marketing gli strumenti per creare storytelling creativi, in grado di ingaggiare la community di TikTok con il loro messaggio", si legge nel comunicato di presentazione sul blog.

La creatività a portata di brand su TikTok

Negli ultimi anni, i brand che sono entrati con più successo in sintonia con la community TikTok ci sono riusciti non perché le loro campagne presentassero lo spot più patinato o il testimonial più famoso, ma grazie alla capacità di coinvolgere gli utenti in modo creativo e di creare una connessione con loro attraverso emozioni, azioni e suoni.

Oggi con TikTok For Business gli uffici marketing avranno a disposizione nuovi strumenti per farsi scoprire e connettersi con le community.

Tra gli obiettivi che sarà possibile raggiungere:

o   Crescita oltre che creatività: per il marketing, oltre che una destinazione imperdibile, TikTok è anche una piattaforma con un potenziale di crescita da valorizzare, basata sull’intrattenimento, che offre sia agli utenti sia ai brand gli strumenti giusti per raccontare la loro storia.

o   Vista, suono, movimento: con TikTok, il marketing può sfruttare il contesto dei dispositivi mobili, a cominciare dai suoni. E le opportunità di utilizzarli sono molte: musica, effetti sonori, playback, reazioni e molto altro.

o   Una community inclusiva e partecipe: la ragion d’essere di TikTok è “stare insieme”. Un’opportunità originale per gli esperti di marketing di creare qualcosa che diventa parte della nostra community. Su TikTok, le persone possono farsi coinvolgere e ispirare così tanto da una campagna di marketing da crearne una loro versione. E i brand possono sperimentare dal vivo l’impatto della loro campagna sulle persone.

o   Conoscenza e cultura per tutti: TikTok è una piattaforma aperta, dove può farsi scoprire chiunque, e qualunque brand. Su TikTok si conoscono cose nuove ogni giorno, in modo aperto e inclusivo.

o   Soluzioni semplici e senza intoppi: i prodotti di TikTok portano risultati su tutti i marketing touchpoint e consentono uno storytelling ricco e immersivo. Video impeccabili, a tutto schermo, video nativi nell’esperienza dell’utente. Lavorando con molte terze parti leader del settore, stanno inoltre sviluppando una suite di soluzioni di misurazione. Il più recente effetto di realtà aumentata per i brand, Branded Scan, è un nuovo prodotto che consente agli utenti di vivere un’esperienza di realtà aumentata con qualsiasi brand.

o  on annunci, ma TikToks

TikTok è una piattaforma progettata per ispirare contenuti creativi autentici che si trovano solo su TikTok.Per i brand, questo apre una finestra di opportunità interamente nuova di creare contenuti che parlano alle persone, invitando la community a unirsi alla conversazione e “a fare un TikTok”.
Con il lancio di TikTok For Business, l'azienda vuole coniugare la creatività e la positività della community con soluzioni pensate per le aziende in modo che crescano insieme.Sulla piattaforma è oggi possibile trovare e conoscere soluzioni, strumenti di misurazione e metriche, post di ispirazione, risorse e n0tizie utili per i brand.

 

Via Ninja Marketing

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Di Altri Autori (del 18/06/2020 @ 07:18:58, in Social Networks, linkato 814 volte)
L’Italia è ripartita con aziende e professionisti in cerca di riscatto per i mesi passati in sordina, operativi ma a capacità ridotta.
In questo periodo di ripresa la spinta al rilancio della propria professionalità si abbina alla voglia di rinascere e cambiare. Tanti professionisti stanno valutando come recuperare il tempo perduto creando nuovi contatti, sviluppando vecchi e nuovi network o semplicemente trovando nuovi paradigmi per mostrare alla loro organizzazione quanto valgono.

Dopo tanto tempo passato in solitudine, si ricomincia proprio da sé stessi, e dato che le relazioni di persona sono ancora lontane, si fa vivo il bisogno di investire nell’immagine digitale come appunto il profilo LinkedIn?

L’obiettivo di questo articolo, tuttavia, non è di incoraggiare i manager a compilare profili sempre più esaustivi per raggiungere una promozione, cambiare ruolo o trovare un nuovo lavoro, anzi. Per creare un profilo che davvero supporta il raggiungimento degli obiettivi professionali bisogna focalizzare sulla strategia e l’attività. Lo si può pensare come parte integrante del piano triennale (o quinquennale) di carriera e, prima di revisionarlo, sarebbe utile chiedersi: dove voglio essere tra tre, cinque o dieci anni? Quali skills devo valorizzare per raggiungere questi obiettivi e in che ordine?

Ecco dieci di suggerimenti pratici dai quali cominciare:

1.    Definire gli Obiettivi
Il profilo deve riassumere e trasmettere immediatamente la professionalità della persona, ma anche la sua traiettoria di carriera. Tempo e attenzione devono essere dedicati alla redazione delle prime poche parole di presentazione: il Summary.

2.    Rendere (solo) l’essenziale visibile all’occhio.
Anche se abbiamo partecipato a un’edizione di Masterchef o abbiamo la certificazione di dog trainer, a meno che il nostro obiettivo non sia diventare chef o addestratore, queste sono informazioni superflue. Non diluiamo le informazioni rilevanti in un mare di fronzoli senza strategia!

3.    Imparare dal copy editor
Regola chiave per qualsiasi copy è tagliare, rileggere e poi tagliare ancora. Ogni informazione superflua potrebbe creare una distrazione. Con le prime  parole del nostro sommario dobbiamo articolare chi siamo e cosa vogliamo.

4.    I Contatti
Ci sono vari tipi di consulenti che possono aiutare un professionista a creare o ottimizzare il profilo LinkedIn, ma quello che manca di solito è un approccio relativo allo sviluppo strategico dei contatti.
Affidarsi a un consulente che sappia sviluppare il pool di contatti, aiutandoci ad ampliare in nostro network in modo organico e strutturato, connettendoci con i player più importanti nel nostro settore ad esempio, consente di moltiplicare le opportunità di crescita.

5.    Attività
Mostrarsi attivi sui social spesso rappresenta un punto di stallo nello sviluppo dei profili LinkedIn di personalità molto senior. Il risultato è un profilo puramente “enciclopedico” che purtroppo suggerisce la scarsa comprensione dei social o il disinteresse al network, ma soprattutto che non portano benefici.

6.    Attivi senza fatica
Per fortuna esistono strategie pensate apposta per permettere agli occupatissimi senior manager di rimanere attivi con contenuti originali. Piccole abitudini e razionalizzazioni come la condivisione personalizzata dei post aziendali, la partecipazione in gruppi di settore o la pratica di condividere gli articoli più interessanti letti online sui social possono portare grandi benefici.

7.    Aggiornati e aperti a nuove opportunità
Così come postare regolarmente viene vissuto con disagio, le varie sezioni di LinkedIn su pubblicazioni, corsi etc. sono facilmente dimenticati una volta che il profilo è stato creato e/o tradotto e postato.  Mostrare che si è in continuo aggiornamento, invece, apre a nuove opportunità e mostra che si stanno perseguendo degli obiettivi.

8.    Focalizzare le energie
A seconda del profilo è consigliabile o meno valutare il ruolo delle recommendations e del featured work. Un consulente ha ogni interesse ad averne un portfolio in mostra, ma un professionista radicato in cerca di promozione interna ne beneficia molto meno.

9.    Interessi
Non tutti I nostri hobby servono a promuovere il nostro futuro professionale, ma esistono delle ottime fonti di notizie che aiutano a definire la professionalità del profilo e offrono interessanti spunti per la condivisione.

10.    Articoli
Gli articoli scritti e postati su LinkedIn permettono di comunicare messaggi maggiormente articolati alla propria audience. Richiedono senza dubbio un’attenzione maggiore alla copy, abilità di linguistiche e di scrittura che vanno oltre all’indispensabile know-how di settore, ma offrono anche molte soddisfazioni in più.

Sviluppare un profilo LinkedIn deve essere un’attività strategica che va ben oltre la semplice stesura di un CV. LinkedIn è un mezzo di comunicazione potente che può aiutare a rilanciarsi in un momento di ripresa. Let’s connect: https://bit.ly/2AWWx1d

Josephine Ornago, titolare OutspokenPR
www.outspokenpr.com
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Di Max Da Via' (del 17/06/2020 @ 07:18:58, in Social Networks, linkato 587 volte)

LinkedIn ha pubblicato alcune novità sul funzionamento del suo algoritmo di classificazione dei contenuti (le cui caratteristiche avevo approfondito qui).

Quando l’utente entra nella piattaforma, il sistema individua una lista di possibili post candidati ad essere mostrati. La scrematura dei candidati viene effettuata applicando ad ogni post un'”algoritmo di classificazione leggero” che ha il compito di prevedere se sarà gradito dall’utente.

Cosa considera l’algoritmo di classificazione di LinkedIn

La previsione, fatta grazie a modelli di machine learning, tiene conto di:

  • P (l’azione) = la probabilità che l’utente compia un’azione vedendo il post candidato ad essere mostrato
  • E [downstream clicks/virals | action] = l’effetto downstream ossia l’effetto virale che si genererebbe (interazioni successive) nel caso in cui l’utente che vede il post candidato compisse un’azione (es. un like)
  • E [upstream value | action] = l’effetto upstream ossia l’effetto positivo sull’autore del post (in termini di motivazione a scrivere di più) che si potrebbe generare se l’utente che vede il post candidato compisse un’azione (es. un commento).

Questi tre elementi vengono bilanciati in modo da mantenere un ecosistema di notizie “salutare”. Più facile a dirsi che a farsi. In realtà il sistema tenderà a mostrare solo i post che hanno più probabilità di essere cliccati. Ecco perché è stato introdotto un segnale nuovo: il tempo di permanenza.

L’importanza del tempo di permanenza

Il tempo di permanenza, di cui già tiene conto l’algoritmo di Facebook, è un segnale dell’interesse verso un contenuto molto utile. Infatti i click e le altre interazioni non sempre bastano. Ci sono utenti passivi che leggono i post senza compiere azioni, utenti che cliccano un link ma subito chiudono la pagina o che lasciano un like compulsivo su contenuti qualitativamente poveri.

Tipicamente ogni aggiornamento permette di considerare due tipi di tempo di permanenza. Il primo “sul feed” che parte dal momento in cui almeno metà del contenuto appare sullo schermo di chi scrolla. Il secondo è quello “dopo il click” ossia il tempo speso sul contenuto linkato.

linkedin algoritmo e tempo di permanenza

Analizzando milioni di post diversi, LinkedIn ha correlato il periodo di visualizzazione del post con la probabilità di interazioni. Come immaginabile, c’è un tempo Tskip nel quale l’utente “guarda e passa” (la linea verde tratteggiata), trascorso quel tempo, più rimane a leggerlo, più aumenta la probabilità di una nostra interazione. Dunque oggi l’algoritmo di classificazione di LinkedIn considera anche questo fattore quando deve decidere quali aggiornamenti mostrarci.

Si tratta di un ulteriore passo, non ancora decisivo, nella previsione dell’interesse verso un contenuto per via algoritmica. Non a caso parlo di interesse e non di qualità del contenuto.
Perché il tempo speso può essere un fattore facilmente sfruttabile da chi cerca attenzione, senza offrire sostanza. Sono quelli che scrivono post demagogici o inutilmente lunghi e pieni di tag. Se ne incontrano tanti nell’open space LinkedIn, che assomiglia sempre più al centro commerciale Facebook.

Via Vicos blog


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Di Max Da Via' (del 08/06/2020 @ 07:51:18, in Marketing, linkato 656 volte)

Una cosa è certa: quest’anno ha cambiato in modo permanente la natura di molti eventi. Certo, gli eventi fisici continueranno ad esistere, tuttavia molte agenzie nel reinventarsi probabilmente hanno scoperto che digitalizzare può essere una mossa strategicamente potenziale anche per il loro business. Sicuramente viene sacrificata una parte qualitativa, indiscusso punto di forza del formato esperienziale, che tuttavia viene compensata dall’efficienza e dal risparmio economico che organizzare un evento in digitale comporta.

Questa accelerazione verso il digital content, porta chi lavora nell’industria degli eventi a dover cercare una solida strategia di contenuto e le giuste tecnologie – in questo senso, esistono svariate piattaforme e tool che vengono in aiuto, per rendere gli eventi un contenuto 100% digitale.

Quando parliamo di content strategy, dobbiamo tenere in considerazione principalmente alcuni fattori:

  • live streaming: è la metodologia tramite cui dobbiamo far rivivere nel modo più immersivo possibile l’experience ai nostri utenti, mantenendo alto l’interesse e l’engagement;
  • contenuti on-demand: un vantaggio che deriva dalla digitalizzazione degli eventi, è quello di poter mettere a disposizione degli utenti anche una serie di contenuti satellite, che possono essere fruiti (gratuitamente o in logica paid) per un lasso di tempo più lungo e pre-determinabile.

In realtà, dietro la crisi, si nascondono una serie di altri vantaggi:

  • accessibilità: non essendoci più la barriera dello spostamento, che una partecipazione fisica implica, l’accessibilità agli eventi aumenta esponenzialmente, superando anche i confini del territorio nazionale;
  • durabilità: si crea la possibilità di poter rivivere l’experience attraverso i contenuti disponibili online;
  • responsabilità ambientale: abbattendo la costrizione di dover essere presenti fisicamente per poter fruire dell’esperienza, diminuisce radicalmente l’impatto negativo che gli spostamenti hanno sull’ambiente.

Un cambiamento che implica una serie di opportunità ma che porta con sé anche delle insidie. In particolare, si invitano i marketer a non ricommettere l’enorme errore che è stato fatto nei primi anni del nuovo millennio.

L’avvento del digitale e tutti gli errori di valutazione delle aziende Media

eventi

Agli inizi del 2000, quando si iniziavano a intravedere i presupposti di quello che sarebbe stato l’avvento dei digital media (e più tardi il boom dei social media), le aziende media avevano iniziato a forzare i propri modelli di business per cercare di adattarli ai nuovi formati digitali. Trattandosi di un formato dal costo davvero irrisorio a confronto dell’offerta analogica di televisione, radio e stampa, le aziende hanno iniziato a vendere le properties digitali come plus, per convincere i brand ad acquistare spazi pubblicitari sui media tradizionali.

Questa strategia di vendita ha funzionato a suo tempo, tuttavia ha reso davvero complicato, per tutti gli anni a venire, valorizzare e monetizzare i contenuti digitali in modo significativo. È rimasta sempre viva, da allora, una percezione dei servizi digitali in quanto cheap rispetto a quelli analogici che porta le aziende ancora oggi a investire molto più budget in media tradizionali piuttosto che digitali.

Questo perchè fin dall’inizio, durante il passaggio al digitale non è stata applicata nessuna vera strategia per sfruttare a pieno le potenzialità dei nuovi formati, ma le aziende hanno semplicemente preso i propri modelli di comunicazione tradizionali e li hanno applicati a un’esperienza più economica e mercificata.

Per questo motivo, diamo per scontato che una produzione video televisiva sia molto più costosa rispetto a quella per un video YouTube, che un ebook debba essere necessariamente più economico di un libro vero, che un articolo online abbia un valore inferiore a un pezzo stampato su un giornale nazionale. Diamo per scontate tutte queste cose e ci sbagliamo.

Non è il medium che definisce il valore di un contenuto (e di un evento)

eventi

LEGGI ANCHE: Insidie e opportunità dell’Influencer Marketing ai tempi del Coronavirus

Ogni contenuto prodotto, che sia destinato alla fruizione online o offline, ha il comune obiettivo di creare un’esperienza positiva per il consumatore. Pertanto, ogni esperienza digitale che creiamo dovrebbe essere di valore per il nostro target di persone e avere l’obiettivo di rendere la loro vita migliore – anche offline – e non solo essere più conveniente per le aziende.

Pertanto, oggi che ci troviamo di fronte al dilemma su come evolvere le strategie di eventi sul territorio in esperienze digitali, non dobbiamo cadere nella stessa trappola che ci spingerebbe semplicemente a prendere un contenuto e tradurlo in chiave virtuale, ma dobbiamo fare uno step in più. È necessario partire da una vera e propria content strategy che non abbia l’obiettivo di trovare la soluzione più conveniente per ill nostro business, ma più di valore per i nostri consumatori.

Quindi un evento virtuale sarà sicuramente diverso da un evento fisico, ma non per questo dev’essere considerato meno di valore, meno costoso o meno “esperienziale”.

A sostegno di questa tesi, possiamo anche scomodare Marshall McLuhan, il quale sosteneva che

Quando ci ritroviamo di fronte a qualcosa di nuovo, guarderemo istintivamente ad esso attraverso vecchi stereotipi. In questo modo, tentiamo semplicemente di adattare i vecchi modelli alla nuova forma, invece di chiederci come questa nuova modalità andrà a influenzare tutte le ipotesi formulate prima del suo avvento.

Insieme, verso un nuovo mondo

Tante cose cambieranno nel mondo di domani, quello post-pandemia, durante la quale molti hanno visto crollare gran parte delle proprie certezze ma, al tempo stesso, potranno vederne nascere altrettante. L’essere umano ha una resistenza innata al cambiamento, tuttavia è importante – ora più che mai – guardare al futuro con fare pionieristico e avveniristico, cogliendo prontamente la nascita di nuovi trend.

Tra questi, possiamo già elencarne alcuni:

  • aumenta la domanda di contenuto: abituati a vivere nella frenesia di una vita dettata da ritmi sempre più concitati, siamo stati improvvisamente catapultati in una realtà temporale dilatata. Così, all’aumentare del tempo a disposizione per noi stessi, da investire nella crescita personale o anche solo in un intrattenimento costante, aumenta anche la necessità di entrare in contatto con un numero di contenuti sempre maggiore;
  • aumento degli abbonamenti ai servizi online: seguendo lo stesso ragionamento, saranno sempre di più le persone che sceglieranno di abbonarsi a sevizi online per accedere a contenuti come podcast, film, ebook, ecc. – e, per la prima volta, avranno effettivamente il tempo di usufruirne;
  • abbattimento della barriera qualitativa: oggigiorno, le persone dimostrano di non badare tanto alla sofisticatezza del contenuto, quanto alla sostanza e al valore dello stesso;

In questa situazione d’emergenza, quello che viene richiesto alla aziende è la capacità di trasformazione: ad esempio, è interessante capire come trasformare il proprio team per rispondere nel modo più efficace possibile alla crescente domanda di eventi virtuali. È comprensibile che l’obiettivo principale delle aziende rimanga quello di fare il possibile per salvaguardare il proprio business, tuttavia varrebbe la pena fermarsi un attimo e affrontare questo cambiamento forzato non come una via d’uscita da una situazione potenzialmente di crisi, ma come l’opportunità di evolvere verso nuovi modi di fornire contenuti.

Per questo, il consiglio è quello di non cedere alla tentazione di rendere gli eventi digitali semplicemente una versione digitalizzata di quelli fisici, ma di mettere a punto una vera e propria strategia di contenuto, pensando più in grande, in modo più lungimirante. Il futuro degli eventi si fa sempre più ibrido, tra fisico e digitale, aprendo scenari fino a poco fa inesplorati ma non per questo meno potenziali. Facciamoci trovare pronti.

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