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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Gianluigi Zarantonello (del 28/09/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1972 volte)

E’ innegabile che ormai nell’immaginario collettivo i siti e gli strumenti del web 2.0 sono diventati dei media a tutti gli effetti e per tale ragione sono sempre più corteggiati dai marketing manager.


I dati che vengono dalle ricerche che riguardano gli USA sono significativi: secondo l'indagine "Social Media: Embracing the Opportunities, Averting the Risks" (di Russell Herder e Ethos Business Law, sondaggio realizzato a luglio di quest’anno) 8 su 10 degli uomini di marketing attribuiscono ai social network un ruolo importante per il potenziamento del brand, oltre che per il recruiting e il customer care.

Anche gli investimenti in advertising si muovono di conseguenza e, secondo uno studio di comScore, i siti di social media hanno rappresentato il 21,1% della distribuzione di inserzioni nel web Usa a luglio (anche se la raccolta è molto concentrata su MySpace e Facebook, con oltre l'80% del mercato).

D’altronde l'ultima indagine semestrale Nielsen (oltre 25.000 consumatori di 50 Paesi del mondo), evidenzia che il 90% dei consumatori internet si fida dei consigli di persone che conoscono e il 70% crede alle opinioni dei consumatori pubblicate online.


Tutto bene dunque? Sì ma con dei distinguo.

Il primo aspetto riguarda l’effettiva fiducia che i consumatori hanno nei brand attivi nei social media: nello studio "Women & Brands Online: 'The Digital Disconnect" il 52% delle 1.000 donne intervistate diventa amica o almeno fan di un brand nei social network, l'83% comunque si sente "neutrale" o "negativa" al rispetto al marchio. Il 75% poi dice di non essere influenzata da canali di social networking per l'acquisto di prodotti e servizi.

Inoltre io sono sempre scettico nella pubblicità in quanto tale sui social media, alla quale preferisco un linguaggio e degli strumenti più di stampo dialogico.

Infine non dimentichiamo che gli iscritti ai social media non sono registrati al nostro sito e non diventano lead per il nostro database, per cui di fatto contribuiamo alla crescita altrui.

Dal mio punto di vista dunque i social media sono un’estensione importante del brand e permettono di contattare nuovi prospect per iniziare un dialogo con loro ma alla fine devono riportare sulle pagine di proprietà dell’azienda.
Non ha senso creare infatti un social network proprio o un nuovo Twitter brandizzato se si può sfruttare l’enorme bacino di questi siti ma le rendini le si deve tenere in azienda con una corretta impostazione strategica e servendosi dei social media (non servendo loro).

E voi che ne dite?

Gianluigi Zarantonello

via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Altri Autori (del 29/09/2009 @ 07:02:41, in Prodotti, linkato 1601 volte)

Apple festeggia un nuovo invidiabile traguardo, il download di applicazioni dal suo sito ha superato i 2 miliardi di contatti in un anno o poco più. App Store dunque può ben definirsi il più grande rivenditore di applicazioni su scala globale, con la sua offerta di 85.000 programmi per un panorama di 50 milioni di utenti.
 
E i download sono destinati ad aumentare, poiché lo stesso Steve Jobs, Ceo del colosso di Cupertino, assicura che nell’ultimo trimestre ne sono già stati registrati oltre un miliardo

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 30/09/2009 @ 07:52:28, in Internet, linkato 1452 volte)

Negli Stati Uniti sono 161 milioni gli internauti che ad agosto hanno guardato video online, il più alto numero mai registrato. Lo dice l'ultimo rapporto di comScore. Secondo la società specializzata in misurazioni e rilevazioni su Internet, i video visti su Internet sono stati complessivamente più di 25 miliardi, oltre 10 miliardi dei quali su siti del gruppo Google, pari al 40% del totale.
Spopola Youtube, che ha totalizzato il 99% delle 'visitè per la visione dei video di Google. Al secondo posto si piazzano i siti di Microsoft con un totale di 547 milioni di 'accessi videò (2,2%), seguiti da Viacom Digital con 539 milioni di video visti (2,1 %) e Hulu, con 488 milioni (1,9%).
Secondo i dati, in media nel solo mese di agosto ogni cittadino statunitense ha visto 157 video. I più gettonati rimangono i siti a marchio Google con oltre 121,4 milioni di utenti unici, Microsoft ne totalizza 54,9 milioni e i siti di Yahoo! chiudono la classifica con 51,6 milioni di visitatori.

Via ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 01/10/2009 @ 07:26:23, in Aziende, linkato 1193 volte)

Nokia ha acquisito il social network Dopplr. Il sito, dedicato ai viaggiatori, si aggiunge ai servizi internet della casa finlandese.

Quella di Dopplr è la più recente di una serie di annessioni nel settore dei servizi web fatte dal primo produttore mondiale di cellulari, che sta cercando nuove aree di crescita al di fuori del mercato ormai saturo della telefonia mobile.

Nokia, che ha acquistato la società da azionisti privati,  continuerà a gestire Dopplr separatamente dalla sua offerta online attuale. Al momento non si conosce il valore esatto dell’operazione, che però dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 milioni di euro.

Via Quo Media

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Di Roberto Venturini (del 02/10/2009 @ 07:40:11, in Media, linkato 1492 volte)

Secondo dati rilasciati dall'ente no-profit Conference Board, continua a crescere la fruizione di contenuti televisivi attraverso il computer. E non stiamo parlando (solo) di corti autoprodotti, filmetti virali etc: qui si parla proprio della TV "vera", ridiffusa dai network e simili online.
Insomma, in un certo senso un mantenere immutato il modello di fruizione, cambiando però lo schermo... con la marginale differenza che qui si tratta di consumo on demand e non inflittivo / palinsestato.

Quindi ci si inizia a interrogare sulla fine dell'"Appointment TV", verso una TV sempre più su richiesta - con tutte le conseguenze sulla programmazione e sopratutto sulla pianificazione pubblicitaria, unica vera risorsa che tiene in piedi i network televisivi.

Vedere quello che vuoi, ma sopratutto quando vuoi. E non perdersi le puntate... con l'onerosa conseguenza di dover attendere il (costoso) DVD qualche mese dopo per scoprire che diavolo era successo nell'episodio mancante.

Qualche numero: ormai il 25% dei focolari americani guarda la TV (anche) online (+20% vs 2008). E un 20% dichiara che la TV online ha fatto calare il proprio consumo di TV tradizionale.

Il dato più tosto è il quadruplicare su base annua degli utenti di Hulu (che ridiffonde contenuti di ABC, Fox, NBC...), che è ormai il terzo opunto d'accesso televisivo online, rosicchiando terreno a YouTube, buon secondo. Al primo posto? semplice, le "solite TV"- è infatti da notare che due terzi abbondanti dei video-internet-utenti accedono ai contenuti attraverso il sito dell'emittente televisiva - non cercano dunque contenuti "alternativi" ma proprio la televisione di tutta una vita...

I contenuti più gettonati sono le news - con un 43% dei videoutenti, seguiti da reality , sitcoms e sport. Di nuovo nulla di nuovo di fronte allo schermo...e un PC che sta diventando elettrodomestico quasi quanto la solita TV a schermo più o meno piatto o bombato?

Due terzi degli utenti guarda i contenuti in streaming, un 41% va di download gratuito. Ma quasi tutti la TV la guardano da casa... solo 1 su 10 dall'ufficio (la produttività ringrazia).

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Di Altri Autori (del 05/10/2009 @ 07:20:34, in Internet, linkato 1017 volte)

Ottobre è un mese importante per Microsoft. Infatti, insieme al lancio del nuovo sistema operativo per i PC, Windows 7, atteso per il 22 ottobre, il 6 ottobre verrà ufficializzato il lancio di Windows Phone 6.5, il sistema operativo per i cellulari.

Ma le novità non finiscono qui: infatti, per i cellulari di nuova generazione è prevista la creazione del MarketPlace, un negozio virtuale dove scaricare le applicazioni per il telefono, gratuite e a pagamento e prima della fine dell'anno verrà attivato anche per i modelli dotati di sistema operativo precedente. Microsoft, nel frattempo, è impegnata nel supporto degli sviluppatori che potranno realizzare applicazioni che possono essere vendute in ogni paese del mondo, creando anche eventi con le principali università italiane. Inoltre, per la prima volta, Microsoft venderà direttamente il proprio software per PC attraverso internet.

E' già attivo il sito dove si possono acquistare i tools di sviluppo per i programmatori e i programmi per la produttività in ufficio. Il pagamento, attraverso carta di credito, anche ricaricabile, permette l'immediato scaricamento dell'applicazione, eliminando i tempi di consegna. Si può masterizzare il file scaricato, salvarlo su una chiavetta e, chiaramente, richiedere l'invio di una copia su DVD (in questo caso, si pagherà la spedizione).

Due le particolarità. La prima è che l'utente potrà scaricare per 3 volte il prodotto acquistato nell'arco di un anno, per cui è ipotizzabile che Microsoft stia iniziando ad attrezzarsi a forme di noleggio delle applicazioni, come annunciato per Office 2010. La seconda è che Windows 7 sarà disponibile in digitale, probabilmente, dalla mezzanotte e un minuto del 22 Ottobre, prima quindi dei negozi tradizionali.
 
di Gigi Beltrame su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 06/10/2009 @ 07:15:24, in Marketing, linkato 1771 volte)

Più della metà delle aziende progetta di aumentare la propria spesa in social media nel 2009. Sebbene i dati mostrano un spostamento verso attività di social marketing rapidamente disponibili e poco costose a causa della recessione, ci suggeriscono anche che le attività di marketing rimangono in una fase sperimentale. Di seguito alcuni tratti salienti dalla ricerca, condotta su 145 professionisti globali di marketing interattivo (dei quali il 16% rappresenta l’Europa):

Il 53% delle aziende interattive si aspetta di vedere il proprio budget di marketing dedicato ai social media crescere  in risposta alla recessione.
I budget dedicati ai social media rimangono minuscoli rispetto al resto destinato al marketing interattivo. I tre quarti delle aziende afferma che la spesa per i social media è all’incirca $100,000 nell’arco di 12 mesi.
I social media non compaiono ancora come una specifica voce nei budget di marketing. Il 45% delle aziende afferma che i propri budget per i social media sono stabiliti secondo le esigenze e il 23% afferma di racimolare fondi da ogni fonte disponibile.
“I nostri dati mostrano che le aziende intendono investire di più nei social media, ma devono ancora giustificare tali budget,” scrive Jeremiah Owyang, analista di Forrester. “Se si continua a finanziare le social application solo come esperimenti, difficilmente le aziende saranno in grado di fare abbastanza per creare un impatto o per avere una fonte sicura di reddito sicura per il futuro. Un modo per porre questi sforzi in una posizione più solida è concentrarsi sugli obiettivi e sui progressi misurabili…piuttosto che sperimentare solamente per vedere cosa accade.”

L’abstract del report “Social Media Playtime Is Over” è disponibile qui.

Via Marketing Journal

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Di Altri Autori (del 07/10/2009 @ 07:04:24, in Internet, linkato 1788 volte)

Oggi parliamo di SEO, e di alcune informazioni fondamentali per il posizionamento del proprio sito web nei motori di ricerca. In particolare dei fattori più importanti da considerare nell’ottimizzazione delle nostre pagine web.

Vediamo quali sono i 5 elementi dal peso specifico maggiore per un ottimo posizionamento:


1. Il primo fattore riguarda l’anchor text di tutti i link in entrata al vostro sito web. Per chi non lo sapesse Google, ma anche tutti i motori di ricerca in generale, usano gli anchor text degli altri siti che ci linkano per capire di cosa tratta il nostro sito, ma soprattutto per capire le keywords con la quale indicizzarci nelle pagine di ricerca. Quindi è sempre meglio avere link in entrata provenienti da anchor text contenti keywords piuttosto che anchor text che riproducono la nostra url.

2. Il secondo elemento riguarda le parole chiave nel tag title. Più sarà unica e di qualità la keyphrase che inseriamo nel nostro title e più saranno di qualità i nostri risultati nei motori di ricerca. Importante dunque assicurarsi che la pagina che si sta ottimizzando abbia nel tag title la parola chiave per noi più importante. Se possibile è meglio includere sola la frase chiave, così questa avrà più peso e maggiore importanza. Va evidenziato che questo fattore riguarda si il tag title della nostra web page ma anche il tag title dei siti che ci linkano. Più le keywords dei siti che ci linkano saranno di qualità e analoghe alle nostre, rispettivamente nei loro title e nelle loro description, e meglio sarà anche per noi che da queste pagine web veniamo linkati.

3. Il terzo fattore è la link popularity, un termine che riecheggia molto nell’ambito SEO e che ha una stretta correlazione con il Page Rank. Con questo termine si indica la quantità e la qualità dei link nella rete che puntano al nostro sito web. Importante in questo caso che i link provengano da siti che hanno per Google un’ottima reputazione e di conseguenza un buon Page Rank. Fondamentale dunque la costruzione di collegamenti che hanno un buon PR Google. Diciamo così più il nostro sito viene citato, più avrà ottimi risultati nelle pagine di risposta Google, ancor più se le citazioni vengono da siti autorevoli.

4. Il quarto elemento di elevata importanza riguarda la diversità dei domini che ci linkano. Se ad esempio abbiamo 100 link dallo stesso dominio avremmo benefici minori rispetto ad averne 100 da 100 siti diversi.

5. Il quinto e ultimo fattore riguarda la parola chiave nel dominio principale, o meglio, nella url del sito. Siti che hanno la parola chiave che si vuole indicizzare nella url hanno risultati migliori e persistenti nel ranking Google rispetto a quelli in cui non è contenuta. Parliamoci chiaro questa non è una regola assoluta, ci sono siti che magari non hanno la keyword nel dominio principale e comunque hanno ottimi risultati, anche migliori magari, ma solo grazie all’esperienza ed alla persistenza nel lavoro di ottimizzazione. Va quindi sottolineato che includere la keyword nella url aiuta sempre.

Via Marketing Journal

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Di Altri Autori (del 08/10/2009 @ 07:16:28, in Prodotti, linkato 1660 volte)

Mediamarket dichiara guerra alla Playstation. La catena della grande distribuzione specializzata in prodotti hi-tech con le insegne Mediaworld e Saturn ha messo al bando dai suoi scaffali la PspGo, l'ultima console portatile della Sony: 158 grammi di peso, schermo da 3,8 pollici e un costo, non proprio a buon mercato, di 249 euro, contro i 179 euro del Nintendo Dsi e della "sorella" maggiore Psp 3000.

Messa al bando perché la PspGo, disponibile dallo scorso primo ottobre, non sarà venduta nei cento negozi del gruppo Mediamarket che ha deciso di «boicottare» la distribuzione di questa macchina da gioco mignon per protestare contro il nuovo modello di business che il colosso giapponese dell'entertainment sta cercando di portare avanti. Di cosa si tratta?

Nel settore dei videogiochi i negozi realizzano i margini più ghiotti non con la vendita dell'hardware ma con quella dei videogame, del software. Se infatti i profitti che i gruppi della grande distribuzione mettono in cassa con la vendita delle console sono inferiori al 15% («Un margine spesso azzerato dai costi del negozio», come fa sapere un operatore), con il software i guadagni sono superiori al 30 per cento. Questo il punto: con la PspGo i giochi si scaricano direttamente da internet, saltando il canale degli store fisici, un po' come avviene con l'iTunes della Apple per la musica. Una rivoluzione copernicana.

«Con Sony abbiamo cercato di trovare un accordo vantaggioso per entrambi – spiega al Sole 24 Ore Maurizio Motta, direttore generale di Mediamarket – ma per ora non è stato possibile. Ci terrei a precisare che non siamo contro la distribuzione dei giochi online, anzi una delle proposte che stavamo trattando era proprio quella di permettere anche a noi di vendere i giochi della PspGo sul nostro sito di ecommerce, dove già distribuiamo musica e film con i download». Forte del suo potere contrattuale, e dei suoi 2,8 miliardi di euro di ricavi in Italia, Mediamarket punta i piedi su un settore che in Italia vale circa un miliardo e mezzo, anche se lo stesso Motta ci tiene a precisare che comunque «i rapporti con la Sony sono ottimi, tanto che nei nostri punti vendita tutti gli altri modelli di Playstation ovviamente ci sono».

Sony, dal canto suo, racconta un'altra versione dei fatti. «PspGo è il primo esperimento di console supportata esclusivamente da contenuti acquistabili online – racconta Gaetano Ruvolo, general manager di Sony Computer Entertainment Italia – e naturalmente si era tenuto conto del mancato profitto dei retailer sui singoli contenuti nella definizione degli accordi commerciali, compensandolo con un aumento su quello della console. Mediamarket è stato l'unico rivenditore in Italia a non accettare la scontistica offerta, per quanto adeguata al nuovo modello di business. Nonostante questo il resto del mercato ha già assorbito la quantità di prodotti, permettendoci di rispettare i target di vendita previsti per il lancio».

Già in passato tra le due aziende non era corso buon sangue. Erano i tempi del lancio della Playstation 3, con Mediamarket che ne anticipò la distribuzione di due gioni giorni, il 21 aprile 2007, violando l'embargo deciso dalla Sony.

di Daniele Lepido su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 09/10/2009 @ 07:53:36, in Internet, linkato 1768 volte)

Cos’è il Widget Marketing? Con il termine Widget si indicano tutte quelle piccole applicazioni, molto leggere, che rimangono costantemente attive sul desktop fornendo svariati servizi di calcolo, news, o intrattenimento. Tra le loro funzioni la più interessante è quella di ricevere in tempo reale ogni sorta di informazione da internet, facendo risparmiare la necessità di visitare diversi siti web.

I Widget funzionano grazie ad un motore che nei sistemi Mac è integrato e prende il nome di Dashboard, mentre per i pc non ne esiste uno compreso nel sistema Windows, ma ne sono disponibili alcuni da scaricare, il più completo e diffuso dei quali è sicuramente Yahoo! Widgets Engine.
Cerchiamo di capire perchè i Widget rappresentano il futuro prossimo del branded content. Le motivazioni principali sono sicuramente due: la facile diffusione e la praticità di utilizzo.

La distribuzione di questi programmi è completamente libera e gratuita e tra breve gli stessi Widget che oggi utilizziamo con il computer potranno essere usati con il telefono cellulare: la rivoluzione è arrivata con iPhone di Apple, ma anche Nokia sta sviluppando una tecnologia simile. Ci sono tutti i presupposti per effettuare un salto di qualità dai “tradizionali” siti web interattivi e bypassare i canonici sistemi di navigazione web.

Con l’utilizzo del Widget gli utenti possono stringere un rapporto più stretto con la marca. Il brand, dal canto suo, può scegliere se creare un contenuto che trasmetta puramente il proprio messaggio, oppure creare una sorta di estensione dei valori del marchio.

Possiamo citare due esempi, entrambi dello scorso anno, che rappresentano questi due diversi approcci:
* H&M ha creato un Widget puramente legato alla propria catena di moda, che fornisce notizie in tempo reale sulle ultime novità disponibili nei negozi o altre attività promozionali, dedicato quindi esclusivamente agli estimatori del brand.
* Adidas, invece, ha scelto di fornire news in tempo reale raccolte da diverse fonti (Yahoo!, Sky, Radio 1) durante i mondiali di calcio in Germania, aggiungendo un pizzico di personalità con servizi esclusivi e speaker d’eccezione come David Beckham: di certo un modo per consolidare il rapporto con i propri consumatori ed eventuali prospect.
* Altri esempi: Purina ha creato un servizio meteo al quale gli utenti possono inviare le foto dei propri animali per vederli apparire sullo sfondo; Honda, per la sua Acura RDX, fornisce bollettini del traffico in tempo reale ricreando una delle novità del navigatore installato sulla vettura; Sony Pictures ha utilizzato un Widget per promuovere il film Zathura; il Rijksmuseum di Amsterdam regala immagini e informazioni sui capolavori esposti; ultimo, in ordine di tempo, il Rabbit Widget di Volkswagen che aggiorna in tempo reale su eventi gratuiti tra concerti, mostre, spettacoli e feste nelle principali città statunitensi.

Siamo sicuramente ancora agli albori del Widget Marketing: i casi esaminati non sono certo eclatanti e non riescono ancora a eguagliare lo sfruttamento di potenzialità del sistema ottenuto da altri Widget non brandizzati, ma si tratta pur sempre di una prima fase di rodaggio che sicuramente porterà a migliorie.

Da questi esempi possiamo intanto capire cosa fare e non fare per ottenere la massima efficacia:
* Fornire un servizio o una fonte di intrattenimento (Honda ha registrato più 10.000 download in un mese).
* Cercare di essere poco invasivi (purtroppo non basta una grafica decorativa come quella utilizzata da H&M)

Riguardo agli aspetti tecnici, utilizzare i motori standard, ovvero Dashboard e Yahoo! Widgets: sul web popolano altri pseudo-widget che non stanno risquotendo molto successo perchè forzano gli utenti a complicate installazioni di diversi motori (andando contro al principale plus dei Widget, la semplicità).

Non dobbiamo dimenticare che alla base dell’approccio del branded content c’è sì l’intrattenimento del consumatore, ma bastano dei piccoli errori per far sì che egli viva la marca in un modo indesiderato. E’ un peccato che le marche non siano ancora in grado di sfruttare a pieno i benefit di questo nuovo mezzo utile, poco invasivo e durevole, ma siamo sicuri che si tratti solo di una questione di tempo. Irrisoria.

Via Marketing Journal

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