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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 09/02/2010 @ 07:24:27, in Pubblicità, linkato 1258 volte)

Google apre una nuova era della sua politica di marketing. Domenica notte, durante il Super Bowl, negli Usa è andato in onda il primo spot televisivo dedicato al più popolare dei motori di ricerca.

60 secondi, intitolati Parisian Love, in cui i servizi di Big G sono presentati in una storia d’amore virtuale. Costo stimato dell’operazione, 5 milioni di dollari. Termina così l’ostracismo di Mountain View verso la pubblicità su piccolo schermo, dopo la presentazione a metà 2009 di un breve spot dedicato al browser Chrome. Google sente la pressione dei rivali e il tubo catodico rispolvera il marchio per le masse

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 10/02/2010 @ 07:11:16, in Social Networks, linkato 1399 volte)

Gmail assorbe molte funzioni tipiche delle reti sociali per rintuzzare il sempre più numeroso popolo di Twitter, Facebook & co. Secondo Nielsen, gli utenti di social network sono ormai oltre 300 milioni, contro i circa 280 milioni di persone che fanno uso della posta elettronica.
Tuttavia i social network stanno vivendo una situazione simile a quella degli albori di Internet: tante informazioni disponibili, ma poco ordine. Così diventa difficile individuare quello che conta dal rumore di fondo. Ovvero c'è un eccesso di dati disorganizzati e disgregati che non sono in grado di esprimere al 100% il valore che hanno. E questo bombardamento di informazioni è in continuo aumento. C'è bisogno di un nuovo approccio per capire ciò che è rilevante da quello che non lo è. La soluzione?

Google Buzz, l'evoluzione, anzi la rivoluzione, di Gmail. Che già nel corso degli anni è andata espandendosi in fatto di funzioni: dalla posta elettronica alla videochat. Buzz è una nuova era nella comunicazione e condivisione delle informazioni. Ha ben poco a che vedere con la classica e-mail. Per esempio, c'è l'auto-following, per rispondere subito alle persone con cui parliamo più di frequente.

Oppure offre un modo più semplice e veloce per condividere file e per trovare quali informazioni sono pubbliche e private. Senza dimenticare che si visualizza in tempo reale gli aggiornamenti allo stato degli amici e permette di inserire contenuti audio e video. Buzz è integrato in Gmail: si attiva non appena si apre la propria casella di posta elettronica on-line. Basta scegliere i contatti e gli amici con cui utilizzare la funzione perché messaggi, file multimediali, contenuti e collegamenti in Internet vengano aggregati in un unico flusso. Una colonna di informazioni che va crescendo con il tempo. Sulla falsariga di ciò che è già stato sperimentato con Google Wave. Anzi, per dirla tutta, si tratta di portare in Gmail gli strumenti sviluppati in Wave, solo con un occhio di riguardo per la parte multimediale. Per aggiungere nuovi contributi basta rispondere con un metodo simile a quello di Facebook: si apre uno spazio bianco per replicare al messaggi oppure per inserire un collegamento a un sito o a un video.
Tutte le informazioni contenute in questa sorta di chat sono modificabili in qualsiasi momento e possono rimanere private oppure pubbliche. In quest'ultimo caso chiunque acceda al nostro profilo pubblico vedrà la colonna di messaggi scambiati con gli altri utenti.

La privacy è tenuta in forte considerazione: si possono scegliere i gruppi di utenti che possono contribuire alla conversazione oppure individuare chi è escluso. Dunque, spariscono le e-mail? No, sono solo organizzate in modo profondamente diverso da quanto siamo stati abituati finora. Non più posta elettronica statica bensì un aggregato di informazioni che danno origine a un nuovo flusso di dati complesso e articolato. E in continua espansione. La cosa interessante è che si può iniziare a partecipare a qualsiasi flusso perché invitati o raccomandati da un qualsiasi contatto o amico che è già parte del Buzz in questione. Alla resa dei conti, ciò che Google cerca di ottenere è di creare una nuova forma di conoscenza partendo da e-mail inerti. Va da se che Buzz, essendo parte di Gmail, è supportato anche dai dispositivi mobili non appena attivato nella propria casella e-mail.

Non solo: arriverà all'interno di Maps (aggiornato con nuove funzioni) a iniziare dalle versioni del software per Symbian, Windows Mobile e Android (le altre piattaforme saranno supportate a breve).

L'innovativo servizio di Google individua in tempo reale dove mi trovo e indica nel mio contributo alla conversazione la posizione da cui è stato inviato il post. Così il messaggio è geolocalizzato ed è possibile vedere sulla mappa da dove si scrive. Inoltre, dallo smartphone si attiva la funzione Nearby che mostra i Buzz rilevanti con il luogo in cui mi trovo. Per esempio, indicando i contatti vicini a dove sono oppure le conversazioni che contengono riferimenti a servizi nei dintorni. E su questo fronte Buzz rappresenta un'evoluzione senza precedenti nell'utilizzo della tecnologia Gps:
gelolocalizzare dati in un modo pressoché rivoluzionario.

Via ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 11/02/2010 @ 07:57:56, in Pubblicità, linkato 1388 volte)

Arrancano tv, stampa e radio. Cresce internet. Questa la sentenza emersa dalla rilevazione Nielsen relativa agli investimenti pubblicitari del 2009. Il dato totale ha visto un calo del 13,4%, a 8.515 milioni di euro, rispetto al 2008.

Nel corso dello scorso anno la televisione, tenuti in considerazione sia i canali generalisti che quelli satellitari targati Sky e Fox, ha riportato una flessione del 10,2%, il trend ha invertito la rotta a dicembre quando si è registrata una crescita del 2,5%.

Per quato concerne la carta stampata nell'intero anno ha riportato una contrazione del 21,6%, segno meno anche per la radio che ha ceduto il 7,7%.

Buone notizie sono giunte, invece, dall'universo virtuale che ha visto gli investimenti pubblicitari aumentare del 5,1% lo scorso anno.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 12/02/2010 @ 07:42:33, in Marketing, linkato 1929 volte)

Stando agli ultimi dati forniti da Nielsen, i consumatori multicanale in Italia hanno superato la soglia dei 20 milioni. La progressiva diffusione delle nuove tecnologie pone nuove sfide per il marketing delle aziende.

Non conosce sosta l'aumento dei consumatori multicanale in Italia. Stando alle ultime rilevazioni condotte da Nielsen, in collaborazione con Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, i consumatori multicanale nel Bel Paese hanno superato quota 20,4 milioni. La ricerca riferita al 2009 ha consentito di mettere in evidenza i principali trend e gli effetti della crisi nell'approccio strategico delle imprese italiane sul terreno della multicanalità.

«Il claim di questa edizione, "Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?" racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l'orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, con i blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni, ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni. Dall'altro il pregiudizio, l'approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend, ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target» si legge nel rapporto da poco messo a disposizione da Nielsen.

La ricerca statistica è stata condotta su un campione di 3mila famiglie pari a 7mila individui con età superiore ai 14 anni. I dati ottenuti sono stati successivamente confrontati e integrati con le informazioni raccolte nei database Nielsen e contestualizzati grazie al lavoro degli esperti di Connexia e della School of Management del Politecnico di Milano. Il rapporto mette in evidenza come i consumatori Open Minded siano cresciuti del 4% circa rispetto all'anno precedente, mentre i Reloaded hanno fatto registrare una crescita complessiva pari al 19%. Il sensibile aumento rilevato è stato reso possibile dalla progressiva diffusione delle nuove tecnologie e dalla loro evoluzione.

Stando ai dati forniti da Nielsen, nel corso del 2009 gli utenti unici della Rete sono stati pari a 23,6 milioni di individui con un incremento di tempo speso online di circa l'11% per ogni utente. Il Web si è così rivelato uno dei principali strumenti di informazione e di socialità. Su base annua, per esempio, gli utenti dei social media sono aumentati di 13 punti percentuali a dimostrazione delle grandi potenzialità della Rete per rispondere a parte delle istanze di socialità di chi naviga online.

Il telefono cellulare continua a essere il dispositivo elettronico maggiormente diffuso tra gli italiani: le utenze attive sono oltre 50 milioni e gli smartphone nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni raggiungono un livello di penetrazione pari al 35%. L'introduzione di tariffe e offerte promozionali più vantaggiose per collegarsi alla Rete in mobilità hanno portato a una rapida crescita degli utenti del Web mobile, stimati intorno agli 8,5 milioni di individui. Nel 13% dei casi, la connessione mobile viene utilizzata per l'accesso ai social network come Facebook.

L'avanzamento delle tecnologie e la possibilità di visualizzare i medesimi contenuti su piattaforme diverse ha portato a una progressiva contaminazione e ibridazione dei media tradizionali. Secondo Nielsen, l'11% circa degli italiani guarda almeno una volta al mese un programma televisivo attraverso Internet, mentre il 14% ascolta almeno una volta su base mensile la radio via Web.

Sul fronte dell'approccio delle aziende italiane alla multicanalità, la ricerca mette in evidenza come sussista «una percezione molto elevata dell'importanza della multicanalità nell'ambito delle strategie aziendali e dell'impatto della multicanalità su tutte le performance aziendali: efficacia dell'attività di marketing per l'87% delle aziende, sinergie positive tra i canali per il 68%, maggior soddisfazione dei clienti per il 64%». L'adozione di strategie di multicanalità si rivela maggiormente tangibile nelle imprese dove viene realizzata una integrazione tra le unità organizzative come Marketing e IT, mentre si conferma ancora poco matura la consapevolezza dell'importanza della co-creazione. «Il 52% delle imprese rispondenti non percepisce la possibilità che il consumatore finale possa partecipare attivamente ai processi di creazione del valore, a dimostrazione che le strategie di co-creazione sono ancora embrionali o limitate ad alcuni casi di imprese italiane» sottolineano gli analisti nel rapporto.

Dalla comprensione della possibile evoluzione della società italiana, verso consumatori Open Minded o Reloaded, dipenderà la possibilità per le aziende di mettere in campo strategie e linguaggi efficaci per cogliere l'attenzione degli utenti. Una sfida complessa che passerà anche attraverso il sistema di interazione multicanale per la creazione di modelli di business vincenti in grado di dare risultati positivi anche nel lungo termine.

Emanuele Menietti su ManagerOnline.it

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Di Altri Autori (del 15/02/2010 @ 07:16:42, in Advertising, linkato 1634 volte)

Il telefono cellulare si configura come strumento perfetto per azioni di marketing e di gestione dei servizi verso il cliente. Sostanzialmente è, e probabilmente sarà, lo strumento che le aziende preferiscono per il mobile advertising, un mercato ancora in fase embrionale ma che mostra interessanti tassi di crescita.

Nel 2009, infatti, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio mobile marketing & service, il comparto ha registrato un fatturato di 32 milioni di euro, in crescita di ben 21 punti percentuali sull’anno precedente.

Le aziende credono quindi nella potenzialità del mobile advertising che permette di stabilire una relazione diretta con il consumatore a costi sostanzialmente ridotti. Lo sviluppo del mobile adv, inoltre, è supportato dalla crescente diffusione di device evoluti (smartphone) e dall’introduzione di tariffe flat per la navigazione da cellulare.

Infine, tra i settori più propensi all’utilizzo del mobile adv segnaliamo: intrattenimento, editoria e media, abbigliamento e accessori e automotive.

Via Marketing Journal

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Di Altri Autori (del 16/02/2010 @ 07:15:03, in Internet, linkato 1767 volte)

Apple fa il conto alla rovescia e si prepara a segnare il traguardo dei 10 miliardi di canzoni scaricate attraverso iTunes, il negozio on line inaugurato nel 2003. In una pagina del suo sito web appositamente aperta per l'evento, ci sono il countdown in tempo reale e anche la promessa della casa di Cupertino: per chi effettuerà il download numero dieci miliardi ci sarà in regalo un buono acquisto di 10 mila dollari da spendere su iTunes.

Per l'occasione Apple ha anche pubblicato un elenco dei brani più acquistati di sempre su iTunes: al primo posto c'è I gotta feeling dei Black Eyed Peas, al secondo Poker Face di Lady Gaga e al terzo Boom Boom Pow ancora dei Black Eyed Peas. A seguire Ìm Yours' di Jason Mraz, Viva la Vidà dei Coldplay, Just Dancè di Lady Gaga & Colby O'Donis, Low di Flo Rida, 'Love Story' di Taylor Swift, Bleeding Love di Leona Lewis, TiK ToK di Ke$ha, Disturbia di Rihanna e So What di Pink.

Tra i brani antecedenti alla nascita di iTunes e che sono stati ridigitalizzati per essere venduti online un primato ce l'ha Don't stop believin di Journey: uscita nel 1981, la canzone fu nel 2008 la prima a raggiungere i due milioni di vendite digitali anche grazie al fatto di essere nella colonna sonora della serie tv dei Sopranos.
Negli ultimi anni, scrive Mashable, sito specializzato in tecnologia, il tasso di download dei brani musicali dal negozio virtuale di Apple ha raggiunto velocità sempre maggiori: due anni fa Apple aveva venduto 4 miliardi di canzoni.

Via ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 17/02/2010 @ 07:27:01, in Pubblicità, linkato 1797 volte)

E’ stata presentata l’ottava edizione dell’Indagine predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione” di StageUp - Sport and Leisure Business e Ipsos, nella quale si prevede, tra l’altro, una crescita del mercato nel 2011 dopo due anni di calo. Secondo l’indagine il mercato delle sponsorizzazioni in Italia nel 2010 tornerà, almeno in termini nominali (senza considerare quindi l’inflazione), sui valori del 1999.

Secondo le stime contenute nell’ottava edizione dell’Indagine predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione” di StageUp - Sport & Leisure Business e Ipsos, gli investimenti complessivi, al termine dell’anno in corso, si attesteranno a 1.465 milioni di euro, arretrando dell’8,9% rispetto al 2009.

Fra i principali motivi che porteranno alla flessione, la seconda consecutiva dopo quella del 2009, peserà la tendenza ad una riallocazione dei budget dedicati alle attività di comunicazione e relazione verso i settori a più alto ed immediato ritorno commerciale, la riduzione delle aziende attive in sponsorizzazioni ed una contrazione generalizzata del budget da queste investito, a cui si accompagna una forte razionalizzazione nell’allocazione delle risorse. A fronte di ciò non emergono aziende, anche di settori emergenti, capaci di compensare nell’immediato la riduzione degli impegni dei player consolidati.
Il mercato si prevede che tornerà a crescere nel 2011 attorno al 4-5%.

Via Marketing Journal

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Di Altri Autori (del 18/02/2010 @ 07:52:04, in Mercati, linkato 1747 volte)

Il mercato della musica via internet, in Italia, è cresciuto del 27% nel corso del 2009, secondo i dati di Fimi-Confindustria presentati al Festival di Sanremo. Prosegue l’evoluzione dell’utenza di settore, sempre più usa ai lidi del web, dove spesso i prodotti costano meno e sono più facilmente reperibili.

Complessivamente, comunque, il mercato italiano langue nella mediocrità: il fatturato degli ultimi dodici mesi è di 144 milioni di euro, contro i 178 milioni del 2008. Le vendite di cd e dvd musicali hanno perso ancora il 24%.

Sul fronte digitale si conferma il trend di crescita e, per la prima volta, il fatturato supera i 20 milioni di euro (erano stati 16 del 2008). Sempre più importante il successo del download dei singoli brani via internet, cresciuto del 24%, e quello degli album, in ascesa del 32%.

Il fatturato degli album in rete ha quasi raggiunto il fatturato realizzato dalle singole hit: il mercato digitale è dunque in fase di maturazione anche in Italia, a braccetto con la rete.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 19/02/2010 @ 08:00:00, in internet, linkato 1797 volte)

Ho letto in questi giorni diversi post, molto interessanti, sulle previsioni per il 2010 come l’anno dell’azione, sia per il social media marketing (leggete questi articoli su Social Media Marketing e su Digitalmarketinglab) sia per il mobile web (ancora su Digitalmarketinglab).

Spero anche io che quest’anno si passi davvero da una generica consapevolezza del valore di questi strumenti (peraltro molto legati fra loro) alla reale attuazione di piani e strategie.

Quali sono i limiti e le opportunità della situazione ad oggi?


Partiamo dal mobile, dopo un paio di annate partite a metà la tecnologia è matura, la diffusione degli smartphone è alta e anche gli operatori stanno spingendo. Cosa manca? Sicuramente la conoscenza delle opportunità da parte degli utenti finali, traumatizzati anche dai salassi patiti causa alte tariffe. Auspicherei dunque delle campagne informative per il grande pubblico, oltre alla pubblicità commerciale.

Inoltre il futuro è fortemente legato alle applications, in questo senso fondamentale è stato l’avvento dell‘iPhone che ha cambiato l’approccio al mercato (una previsione azzeccata), non bisogna però dimenticare che in Italia questo device vale forse il 3% del mercato (700.000 pezzi) e che dunque mode a parte non bisogna trascurare tutti gli altri sistemi operativi a partire da Symbian e Windows Mobile. Le aziende sono consapevoli delle quote di mercato, oltre che dei costi di porting?

Veniamo poi ai social media: nei giorni scorsi si è sviluppata una bella discussione su Linkedin a proposito di come trasmettere la cultura dei social media marketing all’interno delle organizzazioni.

Credo che sia qui il problema centrale: la teoria in questo caso è difficile da applicare in mancanza di una conoscenza diretta degli strumenti e di un giusto approccio culturale. Come si diceva su Linkedin è importante coinvolgere chi in azienda ha già familierietà con questi strumenti per farne degli evangelisti. Tuttavia senza un forte committment dall’alto queste persone non avranno abbastanza credito, per cui uno sponsor forte è davvero necessario.

immagine tratta da http://laurelpapworth.com

In libri come l’Onda Anomala molte storie iniziano con dei pionieri che ad un certo punto trovano un sostenitore forte in azienda, dando vita a storie di successo, nel 2010 ci sarà abbastanza coraggio per poter avere dei casi di studio italiani?

Su questo chiudo con un pensiero senza intenti polemici: in tutti gli incontri in cui mi sono trovato a parlare di social media negli ultimi mesi ho sempre avuto un pubblico di addetti ai lavori, dove mancavano quasi totalmente i manager di azienda. Non so se sia un problema di poca curiosità o di inviti gestiti male, certo è che ci siamo trovati ogni volta a dirci che “sono i soliti discorsi” mentre per altri interlocutori sarebbe stati preziosi.

Andrà meglio quest’anno? Che ne dite?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

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Di Altri Autori (del 22/02/2010 @ 07:47:28, in Internet, linkato 1487 volte)

PaidContent svela usi e attitudini degli internauti d’oggi: 27mila intervistati in 52 differenti paesi, per scoprire che l’utenza più giovane è anche quella più disposta a pagare per i contenuti offerti dalla rete.

Gli under20 non attuano scale gerarchiche tra i diversi media, per cui lo streaming online ha dignità e valore pari ai programmi in tv o ai film in sala. Più gli internauti invecchiano, invece, meno sono disposti a sovvenzionare i contenuti web.

La deduzione - ottimistica - è che la nuova generazione d’utenti (definita ‘platform-agnostic’) risolleverà le sorti dell’industria culturale digitale: il 65% di essi è pagherebbe per la musica in download, il 60% per lungometraggi e videogiochi. Percentuali decisamente superiori alle altre fasce d’età (40-44 anni e over60). Meno disponibilità verso servizi considerati parte integrante della rete, non un’offerta complementare a essa, come blog e social network, per cui solo il 30% degli under20 prenderebbe in considerazione un contributo economico.

Via Quo Media

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