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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 16/12/2010 @ 07:33:45, in Aziende, linkato 1507 volte)

E fu la volta di Mark Zuckerberg, personaggio principe del 2010 secondo Time magazine.

Nell’anno in cui Facebook, la sua creatura, ha superato il mezzo miliardo di iscritti nel mondo diventando anche l’oggetto di un film per nulla accomodante diretto da David Fincher (The Social Network), Time premia il giovane informatico americano come persona dell’anno, dedicandogli l’apposita copertina.

Zuckerberg succede al presidente della Fed, Ben Bernanke, e vince la concorrenza di Julian Assange.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 15/12/2010 @ 07:22:05, in Social Networks, linkato 1333 volte)

Il social networking è il vero fenomeno mediatico degli ultimi due anni. Negli Stati Uniti, bacheche, tag e status coinvolgono soprattutto i giovani tra gli 8 e i 24 anni. Lo dice uno studio di Harris Interactive dal titolo YouthPulse2010, secondo cui il 68% degli intervistati di questa fascia d’età possiede un account su Facebook e simili e lo usa quotidianamente.

La comunità fondata da Mark Zuckerberg è senza dubbio la più popolare tra i raggazzi d’Oltreoceano (usato dal 75% del campione). Interessante notare come, nonostante la giovane età, il 28% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni possieda una pagina su Facebook. Altre attività gradite ai giovani internauti americani sono l’ascolto di musica (70% dei casi) e la visione di video di vario genere (60%).

Via Quo Media

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Facebook trionfa in India e continua la scalata ai vertici delle classifiche mondiali di partecipazione ai social network. Eppure, non saranno facili i prossimi passi per conquistare l'attenzione del pubblico online in altre nazioni dove le barriere linguistiche si intrecciano alle tradizioni culturali. A mostrarlo è l'ultima edizione della mappa dei social network nel mondo, ricostruita nel blog italiano Vincos.it, con dati di Alexa e Google trends for websites.

In Cina domina QQ Zone, sostenuto dal successo della chat QQ: è un vero e proprio impero su internet che spazia dalle transazioni elettroniche ai servizi software. Anche a Mosca restano in vetta reti sociali con radici locali: le prime due, Vkontakte e Odnoklassniki, fanno parte del gruppo Mail.ru, la società russa che controlla una partecipazione di Facebook acquistata con un investimento di 500 milioni di dollari, come ha annunciato di recente Alexander Tamas, membro del consiglio di amministrazione di Mail.ru.

In Medio Oriente, invece, sopravvivono l'iraniano Cloob e il siriano Maktoob, comprato l'anno scorso da Yahoo. E in Vietnam è saldo sul primo gradino del podio Zing, un social network che ha conquistato il successo attraverso un motore di ricerca per mp3.
Facebook in Italia ha raggiunto 17,6 milioni di iscritti, secondo i dati ricavati dalla sua piattaforma pubblicitaria. È seguito da Badoo, rivolto soprattutto ai giovani, e da Twitter, lo spazio per scrivere messaggi nei microblog.

di Luca Dello Iacovo su IlSole24ORE.com

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Di Roberto Venturini (del 10/12/2010 @ 07:26:13, in Internet, linkato 1272 volte)

Come ogni anno ecco i dati su Adolescenti e Internet attraverso una ricerca promossa dalla Società Italiana di Pediatria.

L'edizione 2010 dell'indagine: 'Abitudini e Stili di vita degli adolescenti' svolta su un campione di 1.300 studenti di età compresa tra gli 12 e i 14 anni ci dice alcune cose interessanti. La presentazione della ricerca sarà il 2 Dicembre, ecco alcune anticipazioni.

La prima, scontata, forse, è che socializzare in Rete è molto importante, e che Internet supera la TV. Per la prima volta, il numero di ragazzi che passano più di tre ore al giorno (!) in rete - pari al 17.2% supera quello dei ragazzi che fanno lo stesso davanti alla TV (15.3% - cifra che è crollata in un anno, era al 22%).Risultato preoccupante per certi inserzionisti pubblicitari, mi viene da dire.

Seconda cosa interessante: son quasi il 69% le femmine 12-14 in rete, contro il 66% scarso dei maschi.

Terza, quasi scontata: Facebook. Ha il profilo circa il 67% del campione, e l'anno scorso era il 50%. Insomma, tocca proprio esserci, a quell'età.

Quarta: si conferma il ventilato crollo dei blog: nel 2009 ne aveva uno il 41% abbondante, oggi è crollato al 17%. Anche se secondo me questo non significa la morte dei blog in assoluto: i blog di persone che hanno cose importanti da dire, da diffondere secondo me resteranno vivi, utili, seguiti. Per un ragazzo di questa età, spesso, il tipo di contenuto erogato su un blog funziona proprio meglio su FB e simili.

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Di Altri Autori (del 09/12/2010 @ 07:22:45, in Mobile, linkato 1722 volte)

Forte dei 5,3 milioni di utenti italiani che utilizzano smartphone e tablet per accedere alla rete (26,1% del totale), Audiweb decide di puntare sul mobile per rendere le sue rilevazioni più precise e utili a un mercato pubblicitario sempre più avido di informazioni. Il gruppo che si occupa di tracciare l'attività degli italiani online sta lavorando alla realizzazione di una una ricerca ibrida basata su panel meterizzato tag censuari che estenda l’attuale misurazione pc anche a telefoni cellulari intelligenti e tablet.

Sono già pronti al debutto, previsto a inizio 2011, Audiweb View, servizio realizzato in partnership con Nielsen per l'elaborazione dei report mensili sulla navigazione effettuata tramite pc, e Audiweb Objects, sistema di rilevazione che prende in considerazione - oltre alla pagina web - video, giochi e applicazioni social.

I numeri dell'Italia su internet, ha dichiarato il presidente Audiweb Enrico Gasperini, "sono ancora sensibilmente inferiori a quelli dei paesi con il medesimo Pil ma i margini di miglioramento sono evidenti". A ottobre 2010, Audiweb segnala che in rete si sono avvicendati almeno una volta 24,7 milioni di italiani dai 2 anni in su (+11% rispetto al 2009).

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 30/11/2010 @ 08:00:00, in internet, linkato 1600 volte)

La domanda è volutamente provocatoria ma non per questo infondata, almeno per quanto mi riguarda.

Non è nemmeno un dubbio che mi nasce ora, ma me lo sono riproposto nuovamente dopo lo IAB Forum, partecipando alla fiera e leggendo tutti i contributi che ne sono seguiti.

Vista da dentro una giornata come il forum l’Italia è brillante e digitale: tanti gruppi importanti che stanno facendo un ottimo lavoro, innovazione, voglia di proporre soluzioni e tanta, tanta gente.

Anche i numeri sono sicuramente lusinghieri, con l’adv online che non conosce crisi ed ha sempre il segno più quando si parla di trend.

Eppure non è tutto così ovvio.

Basta ad esempio leggere il numero di Wired distribuito quello stesso giorni per realizzare il nostro ritardo nella banda larga, colmabile tra l’altro eliminando 5 anni di auto blu.

Oppure basta chiedere alle persone che non siano del settore quali altri social network conoscono ed usano al di fuori di Facebook per scoprire che la penetrazione del social web non è così alta.

Basta infine approcciare un certo numero di uffici marketing per capire che una cosa è l’adv (che alla fine si faceva anche prima) e un’altra è tutto il mondo del web marketing, del mobile e dell’internet delle cose.

Insomma l’impressione è quella di un paese a due facce, quella entusiasmante delle aziende all’avanguardia e dei professionisti di settore opposta a quella incerta delle imprese tradizionali.

Gli incontri cui ho partecipato in tutta Italia evidenziano questo divario in quanto spesso sono fatti dagli esperti per gli esperti, mentre chi dovrebbe davvero presenziare (dirigenti, imprenditori) sono assenti, allargando la forbice di conoscenza ma anche di capacità di reciproco adattamento nei confronti dei professionisti del digitale (che a loro volta non sono privi di colpe).

Questo scollamento produce poi la persistenza di infrastrutture tecnologiche inadatte ad affrontare le nuove sfide e di policy organizzative non applicano gli insegnamenti del social web.

Tutto da rifare dunque? Non proprio, nonostante la tendenza a correre dietro ai picchi di hype causati dalla stampa le aziende italiane guardano con attenzione al web e alle nuove tecnologie, anche se manca loro il coraggio e il supporto per affrontarli.

Dal canto loro poi molti professional sarebbero pronti ad aiutarle se solo riuscissero a maturare una capacità di spiegare le nuove opportunità con l’occhio dell’impresa, portando (se competenti) prove reali del loro valore aggiunto.

Insomma, mi sembra che oggi manchi forse l’incontro tra una timida domanda e una confusa offerta, mentre i potenziali clienti finali (digital divide permettendo) stanno velocemente maturando.

Direi che ho detto abbastanza, forse troppo, voi che ne dite? Quale è la vostra percezione?

Gianluigi Zarantonello via internetmanagerblog.com

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Di Altri Autori (del 29/11/2010 @ 07:17:13, in Social Networks, linkato 1622 volte)

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, il più famoso e diffuso social network, sarà in visita in Cina a dicembre. La notizia è stata confermata dall’agenzia di stampa Nuova Cina. Una visita, la sua, che suscita curiosità circa i possibili esiti. Zuckerberg infatti è ben consapevole che Facebook non è accessibile in Cina (così come Youtube e Twitter) e che le autorità cinesi, almeno per il momento, non sembrano disposte ad aperture sull’argomento e dunque non sembra aspettarsi molto, anche se appare assai probabile che gli esperti alle pubbliche relazioni del suo team stiano negoziando già da tempo colloqui ad alto livello con i leader cinesi per garantirgli prima o poi l’accesso a un paese da oltre un miliardo di persone.

In Cina Zuckerberg, come viene comunemente chiamato, incontrerà anche la famiglia di origine di Priscilla Chan, la sua fidanzata cino-americana, conosciuta ad Harward.

In una recente intervista il fondatore di Facebook ha detto che “i paesi hanno differenti valori e il suo social network rispetta questo”. Zuckerberg ha aggiunto di sapere che la Cina è “estremamente complessa e che il suo viaggio ha lo scopo solo di ascoltare e imparare”. Ha poi detto di essere consapevole che la Cina non ha bisogno di Facebook, ma ha ammesso di avere lui bisogno della Cina. “Come puoi dire di essere connesso con il mondo - ha detto in una recente intervista - se ti manca oltre un miliardo di persone?”.

Via Quo Media

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Di Roberto Venturini (del 26/11/2010 @ 07:41:53, in Pubblicità, linkato 2088 volte)

Vi allego il video del "best of" del Rich Media Award 2010, prestigioso premio dedicato al digitale etc etc.
Una presentazione video dei progetti arrivati in nomination e di quelli premiati.

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Di Altri Autori (del 24/11/2010 @ 07:06:54, in Mobile, linkato 1548 volte)

L’advertising mobile in Europa è sempre più una questione di sms. Nei cinque paesi guida dell’Unione (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Italia), il mercato specifico ha raggiunto ormai un target di 100 milioni di utenti. Questo il numero di iscritti ai diversi servizi di marketing via messaggio nel Vecchio Continente.

Secondo i dati comScore/Mobilens, il 44% delle sottoscrizioni a servizi pubblicitari mobili riguarda dunque gli sms.

Via Quo Media

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Ho avuto l’occasione di parlare più volte del concetto di ipertestualità diffusa e di contaminazione e interazione fra mondo fisico e oggetti digitali.

Trovo infatti che ormai molti elementi rendano obsoleta e riduttiva la distinzione fra ciò che accade, ad esempio, in un negozio di mattoni e ciò che ruota intorno alla sua versione digitale.


Sempre più applicazioni per i device mobili evoluti oggi permettono di consultare informazioni su web a partire dal luogo fisico dove ci si trova, mentre QR code e realtà aumentata arricchiscono l’esperienza di un oggetto che teniamo tra le mani.

mobile payment

Nonostante questo ho l’impressione che manchi ancora un anello di congiunzione che renda davvero fluido e democratico tale passaggio, senza frapporre barriere economiche, cognitive e, naturalmente, tecnologiche all’uso di massa.

Provo ad individuarne alcune:

a)      molte tecnologie non sono presenti di default sugli strumenti più comuni, come i cellulari: dai semplici lettori di QR fino ai chip NSC o RFID le risorse oggi esistenti non sono (per ora) montate di serie sui device. Dove questo è accaduto (come per i QR in Giappone) l’adozione è stata altissima, negli altri casi invece gli strumenti non sono mai decollati.

b)      mancanza di standard condivisi: gli ecosistemi chiusi su modello degli application store sono molto profittevoli ma limitano la creazione di software realmente universali, senza contare limiti dettati da contrasti come quello Apple-Adobe su Flash.

c)      poca conoscenza da parte delle aziende: è vero che certi strumenti oggi hanno poco mercato per i motivi di cui sopra ma è difficile per gli utenti apprezzare questo genere di servizi…fino a quando nessuno li offre! La riprova? Prima dell’iPad non credo che nessuno vedesse così profittevole il mercato dei tablet…

d)      infrastrutture poco adeguate: questo tema vale sia per le aziende, che spesso hanno architetture IT rigide e non adatte ai nuovi modelli cloud orientend, sia per il mondo delle reti, visto che in Italia il wi-fi scarseggia e con lui anche solo la banda larga.

e)      validi motivi per l’utilizzo: fatto salvo il punto c) perché una tecnologia sia davvero utilizzata deve dare vantaggi reali, tangibili e unici, e finora molti esperimenti non hanno portato all’utente reale valore aggiunto.

Sicuramente ci sono altre ragioni che non ho elencato (scrivetele pure nei commenti) e si potrebbero fare molti distinguo (io mi sono molto focalizzato sui cellulari e gli smartphone, perché sono lo strumento che quasi tutti hanno in mano), però la sensazione è questa: manca un anello di congiunzione per legare fra loro le enormi possibilità del digitale.

Un esempio illuminante in questo senso sono i social network geolocalizzati, che come sapete ho già utilizzato:sono frubili da tutti i telefoni (certo, rendono meglio con gli smartphone), non chiedono installazioni né lato azienda né lato utente, possono offrire piccoli o grandi vantaggi esclusivi agli utenti.

Naturalmente si tratta di un tipo di applicazioni molto circoscritte, ma è un esempio utile a spiegare ciò che voglio dire, ossia che vale davvero la pena di investire in questi settori, tanto più che la vera killer application che faccia da anello di congiunzione in realtà ancora manca!

Voi che ne dite?

Gianluigi Zarantonello

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