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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Venturini (del 10/05/2010 @ 07:40:42, in Advertising, linkato 1672 volte)

Se l’arte è lo specchio della vita e l’advertising influenza la nostra vita, qual è la conclusione logica? Forse che una volta l’advertising era lo specchio dell’arte – ma ora non lo è più. O forse lo è in un modo diverso.

I legami tra advertising e arte sono (stati) molto forti. Toulouse-Lautrec arrotondava disegnando affiche per il Moulin Rouge,  i poster di Dudovich hanno un posto nel mio cuore. I Caroselli e le pubblicità del dopoguerra contenevano, a volte, gioielli artistici.

Ora, tutto questo non c’è più. Colpa di noi markettari, dei planner, dei Director, delle multinazionali e sopratutto del target.
Target che ha smesso di comprare in modo romantico, facendosi sedurre da poetici messaggi commerciali. Dall’arte siamo passati all’advertising. Se l’arte è fatta per turbare, la scienza rassicura. (Georges Braque). E anche la pubblicità.

Oggi siamo più duri, razionali e molto più distratti. Senza una strategia, un posizionamento micrometrico i prodotti non si vendono più. Troppi spot meravigliosi abbiamo visto… di quelli che tutti si ricordano (ma senza ricordarsi la marca).

Chiaro, da una inossidabile strategia iper razionale, difficilmente escono pubblicità che stupiscono, anche se vendono, ed è questo in genere l’importante. Esistono però, fortunatamente, eccezioni, date un’occhiata a absolutad.com.

Eppure, tra marche ed arte, il feeling non è scomparso, né tra i pubblicitari ed arte (e non intendo solo la famosa collezione d’arte dei Saatchi).

Da un lato abbiamo tutta una serie di azioni “a favore dell’arte” condotte dalle marche. Azioni su un target culturalmente elevato? Scarico di utili attraverso operazioni fiscalmente deducibili? Creazione di pretesti di comunicazione e RP?

Il mio lungo trekking sulla strada dell’advertising (camminando sulla carreggiata, ho sempre cercato di evitare il marciapiede) mi fa temere un po’ del cinismo di noi addetti ai lavori. Ma è giusto essere ottimisti e pensare che qualche mecenate ci sia, motivato verso una responsabilità sociale dell’azienda che proponga comunicazioni in grado di stimolare la mente e le coscienze. Facendo volare più alto il target e il fuori target.

D’altra parte l’arte è un boomerang, e se l’abbiamo cacciata dell’advertising è tornata dalla finestra e se ne è impadronita autonomamente, senza il permesso. Del resto arte e pubblicità hanno qualcosa in comune nel DNA… diceva Balzac “Chi dice arte, dice menzogna”, proprio ciò di cui accusano in troppi noi pubblicitari.

Mi viene un altro pensiero.
Nel Medio Evo e oltre, Chiese e Palazzi erano – come sapete – dei media. In una società analfabeta, pittura e la scultura erano i mezzi più d’impatto per trasferire messaggi, emozioni, stimoli, brand image della casata o della congregazione religiosa. E molti andavano in chiesa per l’arte più forse che per la funzione. Così come noi, a volte, ci troviamo in situazioni in cui l’advertising ha un valore estetico e di interesse ben superiore al programma che interrompe (o che la interrompe?).

Eventi troppo rari purtroppo, la maggior parte delle comunicazioni non riesce a bucare il mio disinteresse e quello di molti altri fruitori di media. Non sempre la qualità è alta (anche se i brief sono impeccabili, e li si vede bene nella filigrana del comunicato) e si capisce perché altre forme di comunicazione stiano mordendo alle caviglie, come un branco di lupi siberiani, la pubblicità classica che non si dà un colpo d’ala..

Aspettate, sto forse dicendo che la pubblicità è il nuovo affresco? Che pensiero azzardato mi sono permesso. Martirizzatemi pure ma, a posteriori, non immortalate il mio martirio in un quadro; preferisco uno spot.

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Di Altri Autori (del 07/05/2010 @ 07:30:08, in Internet, linkato 1569 volte)

Galeotto fu il video per internet e universo della pubblicità? Stando all’istituto di ricerca eMarketer e alla concessionaria statunitense BrighRoll, grazie al video advertising fra il web e le sponsorizzazioni si starebbe finalmente accendendo quella passione che il mercato attendeva con trepidazione.

Nel 2009 il formato in questione ha visto una crescita dell’utilizzo del 40% e il ritmo dovrebbe proseguire inalterato nel 2010, secondo i dati di eMarketer. Inoltre, il 94% dei dirigenti di agenzie pubblicitarie ha dichiarato a BrightRoll di aver pianificato per il primo trimestre dell’anno in corso un aumento delle spese da dedicare alla pubblicità video su internent.La percentuale è superiore all’87% del 2009 ed è accompagnata da un importante 83% che si dice maggiormente soddisfatto rispetto all’anno scorso per i ritorni garantiti dal video adv.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 06/05/2010 @ 07:07:46, in Internet, linkato 1277 volte)

Gli autori più o meno amatoriali di filmati potranno presto assegnare una tariffa per la visione dei propri contenuti su YouTube. Lo ha detto Hunter Walk, product manager del sito di proprietà di Google. 

Secondo il dirigente, gli ingegneri di YouTube stanno lavorando a un metodo self-service per consentire a chi realizza i video di caricare o fornire in streaming contenuti a pagamento, applicando una tariffa desiderata.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 05/05/2010 @ 07:28:19, in Advertising, linkato 1251 volte)

Un milione di euro. Questa la cifra per inserire campagne pubblicitarie nelle applicazioni di iPhone e iPod Touch tramite la piattaforma iAd. Certo farsi conoscere attraverso i dispositivi Apple ha un costo elevato, tanto che le cifre chieste da Cupertino hanno creato subbuglio nel mondo del mobile advertising.

Secondo le indiscrezioni riportate da The Wall Street Journal, la compagnia della Mela avrebbe approntato il ‘listino prezzi’ in vista del lancio del nuovo melafonino, che dovrebbe essere svelato a giugno.

Jobs & Co. vogliono così sfruttare il mercato delle app, in continua crescita. Ogni sviluppatore può scegliere se inserire o meno la pubblicità nel proprio programma per iPhone: il 60% dei ricavi degli spot vanno a chi ha creato il software e il restante 40% ad Apple.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 04/05/2010 @ 08:00:00, in Strategie, linkato 1955 volte)

E’ una cosa che mi fa divertire un sacco. Aziende strutturate, che investono milioni in analisi e ragionamenti complessi sul target quando arrivano sul web diventato improvvisamente libere da qualsiasi problema strategico.



L’imperativo diventa: facciamo qualcosa, rivolto a qualcuno e vediamo che cosa succede, perché dobbiamo esserci anche noi! Fantastico.
Non tutte le aziende arrivano nella realtà a mettere in pratica questo approccio e molte poi mettono a fuoco la situazione precisando meglio obiettivi, target e costi, la tentazione iniziale però è quasi sempre quella descritta.

Perché accade questo?

Il primo fattore, secondo me, sono le barriere all’ingresso nel web, che sono quasi nulle e comunque di fatto irrilevanti, in termini di paragone, per chi già faccia investimenti pubblicitari in altri mezzi.
A questo si lega la convinzione che la presenza su Internet sia gratuita, cosa che come sappiamo non è propriamente vera.

In secondo luogo c’è poca conoscenza del mezzo all’interno delle aziende, che si affidano in tutto e per tutto a dei professionisti esterni senza avere gli strumenti per valutare realmente il loro operato e senza riuscire a spiegare realmente gli obiettivi da raggiungere.

Terzo, non è così frequente trovare una percezione realistica degli impatti che ha l’essere online, specie in un social web dialogico e incontrollabile: si pensa ancora ad una vetrina pubblicitaria da mettere in piedi una tantum, senza considerare l’aggiornamento nel tempo, monodirezionale.

Questo mio discorso poi può essere esteso al mobile, al digital signage, alle application per smartphone e via discorrendo, con l’unico freno dei costi d’entrata più alti di queste tecnologie.

Personalmente trovo che, per l’importanza che sempre più avranno le nuove tecnologie, sia ormai imprescindibile (e utile) la presenza di una figura di riferimento aziendale (con forme e modi commisurati alle dimensioni) che guidi l’utilizzo di questi strumenti.
Non può essere una funzione isolata ma deve lavorare insieme al resto dello staff per portare realmente dentro la rete l’impresa, che a sua volta deve essere disponibile a dialogare in modo paritetico con questa figura.
Insomma è l’ora della competenza e della fiducia.

Qual è la vostra esperienza in questo senso e che cosa ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Roberto Venturini (del 03/05/2010 @ 07:31:39, in Viral Marketing, linkato 1433 volte)

Il Viral di Doritos e il premio di 250.000 $
In testa alle classifiche dei filmati Viral di Advertising Age c'è questo film di Doritos... che in realtà è la pubblicità ad un'operazione promozionale / User Generated Content.

A trovare un nuovo nome per un prodotto e a farci un video c'è da guadagnare un quarto di milione di dollari. Il tutto raccontato con una tecnica di sovraimpressione tra realtà e sovraimpressione che ricorda certi vecchi cartoni animati ( e fa un po' impressione).

Comunque questo è il top del viral, al momento.

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Di Gianluigi Zarantonello (del 30/04/2010 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1736 volte)

Nelle scorse settimane mi è capitato di leggere una serie di articoli, commentare dei post e guardare dei video che in vario modo hanno ispirato questo mio contributo di oggi.

Mi viene da pensare che il web, in particolare quello di tipo social, sia sempre più orientato ad uno dei concetti che non molto tempo fa sembrava secondario e superato: il luogo.


Il primo elemento che salta agli occhi è lo sviluppo dei social media geocalizzati: Foursquare, Google Latitude, Gowalla stanno diventano sempre più interessanti, anche per il business, come ben spiegato in questo post di Vinco’s Blog.

Anche senza una geolocalizzazione così spinta poi i social network più diffusi, Facebook in primis, sono sempre più utilizzati sui dispositivi mobile, legandosi all’esperienza contestuale dei navigatori.
Ancora, risorse ipertestuali come i QR Code o la realtà aumentata poi si possono legare all’esperienza e alla fruizione di un luogo specifico, così come il più “antico” Blue Tooth.

Infine, oltre al puro tema tecnologico, avverto un’attenzione sempre maggiore all’integrazione fra online e offline nei media sociali, un aspetto strategico che alcune realtà (come l’italiana Connecting-Managers) avevano già individuato diversi anni fa.
L’aggregazione sociale sul nuovo web spesso sente il bisogno di sfociare in momenti di incontro personale che la tecnologia favorisce (e non impedisce) e allo stesso tempo delle realtà assolutamente locali trovano modo di esprimere la loro aggregazione attraverso il social web.

Esempi di quest’ultima tendenza sono tanto i ClubIn quanto i network iperlocali come Mirano Commnuity Network, forme evolute e interessanti di interazione fra locale e globale.

Tutti i nuovi device mobili, a partire dall’iPad, non faranno secondo me che aumentare la dialettica fra chi si muove nello spazio fisico e contestualizzato e i navigatori che seguono questa persona in rete, ovunque essi siano.
Ci sarà da capire al più presto quale potrà essere il modo migliore di utilizzo per le aziende.

Voi che ne dite di tutto ciò?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 29/04/2010 @ 08:17:30, in Brand, linkato 1572 volte)

Google c’è. Facebook anche. Queste due delle più importanti sentenze di BRANDZTM Top 100 Most Valuable Global Brands, graduatoria che annualmente valuta il valore economico dei più importanti marchi mondiali.

 L’indagine realizzata annualmente da Millward Brown Optimor, società del gruppo WPP specializzata nella misurazione del valore di marca, in collaborazione con il Financial Times, ha destinato il podio a Google, Ibm e Apple, evidenziando l’importanza del brand come fattore di vantaggio competitivo imprescindibile in tempo di crisi. Debuttante in classifica, in virtù di un brand he vale oltre 5,5 miliardi di dollari, Facebook, a testimonianza dell’importanza che i social media hanno assunto nel settore hi-tech.

A livello complessivo, la classifica evidenzia che i brand forti dimostrano maggiori capacità di recupero e tenuta anche in momenti di difficoltà e calo generalizzato dei principali indicatori finanziari. Nel 2010 il valore aggregato dei 100 brand in classifica è di oltre 2 mila miliardi di dollari: il 4% in più rispetto al 2009 e ben il 40% in confronto al 2006.

Per il quarto anno consecutivo il vertice della classifica è guidato da Google con un valore di marca che, cresciuto del 14%, si attesta a quasi 114,3 miliardi di dollari. IBM guadagna la medaglia d’argento a scapito di Microsoft che perde due posizioni ed è quarta, grazie a un valore di quasi 86,4 miliardi di dollari e a una crescita del 30%.

 Segue Apple, che entra nei primi tre posti, sostituendosi a Coca Cola, ora quinta, con un brand che vale quasi 83,2 miliardi di dollari (+32%). Non è inoltre secondario sottolineare come Apple e IBM detengano anche il primato della crescita assoluta più significativa, con un incremento rispettivamente di circa 20 e 19,8 miliardi di dollari.

 Tra i primi 100 brand al mondo si confermano anche due italiani: Gucci, solo nelle origini, con un valore di marca di quasi 7,6 miliardi di dollari (97° posto), e Tim, con un valore di circa 7,3 miliardi di dollari (100° posto).

“In passato e specialmente in tempi di crisi, molte aziende hanno deciso di ricorrere ad una riduzione dei budget destinati al marketing. – dichiara Joanna Seddon, Ceo di Millward Brown Optimor – Un nuovo trend è invece emerso sulla scia della recessione poichè un numero crescente di aziende, nel far fronte ad una congiuntura delicata, hanno compreso l’importanza di mantenere o addirittura incrementare i budget a supporto delle attività legate al Brand”.

Tra le novità dell’’edizione 2010 di BRANDZTM Top 100 si segnala l’introduzione di una nuova categoria di analisi – Oil Companies – e il debutto di 11 brand – BP, ExxonMobil, Shell, ICICI, PetroChina, Telcel, Petrobras, Baidu, U.S. Bancorp, Samsung e Sony – mentre, sul fronte degli esclusi eccellenti, si rileva l’uscita dal ranking di IKEA, Nivea, Yahoo e Canon.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 28/04/2010 @ 07:14:36, in Mobile, linkato 1424 volte)

La pubblicità britannica via dispositivi mobili è cresciuta del 32% nel corso del 2009, per un giro d’affari di quasi 38 milioni di sterline.

Si legge nel secondo rapporto annuale stilato da Internet Bureau Advertising e da Pricewaterhouse Cooper’s, a guidare il settore sono spot e banner legati alla categoria media e spettacoli (che hanno catalizzato il 61,5% degli investimenti), seguiti a distanza dai marchi di telefonia (con il 14,7%).

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 27/04/2010 @ 07:48:54, in Advertising, linkato 1871 volte)

Si chiama iAd e si pone come la prossima rivoluzione di Apple sul mercato della tecnologia e nel campo dell'advertising Mobile. Si tratterebbe, infatti, di un network pubblicitario innovativo basato su iPhone ed iPad che potrebbe rappresentare una grande opportunità di revenue per l’azienda e una novità importante nel settore del Mobile Advertising. La caratteristica innovativa del servizio è che sarà possibile proporre agli utenti annunci pubblicitari, sotto forma di banner integrati nelle applicazioni, mirati e selezionati in base all’utilizzo dei device, alle applicazioni installate, alla loro localizzazione e ai dati personali.

Non si tratta esattamente di una sorpresa: in fondo il Mobile Advertising non è che la logica conseguenza delle strategie intraprese negli ultimi due anni da Apple sul fronte Mobile. Soprattutto, il lancio di una iniziativa specifica sul fronte advertising collocherebbe nel giusto tassello l’acquisizione del gennaio scorso di QuattroWireless, azienda di pubblicità su piattaforme Mobile, al fine di "sottrarre mercato" a Google che, a sua volta, ha da poco acquistato il più grande network pubblicitario mobile, AdMob.

Nel mondo dell'advertising l’avvento di iAd rappresenterebbe un ulteriore passo verso lo scontro con Google, perché se il progetto andasse a buon fine le parti dovrebbero spartirsi la torta in base alle quote di mercato detenute dai dispositivi Android da una parte, ediPhone ed iPad dall'altra.Per Apple si tratta senza ombra di dubbio di una importante occasione per monetizzare il travolgente successo in primis dell’iPhone e a seguire quello potenziale dell’ iPad, ufficialmente in commercio dal 3 aprile e che conta già vendite esorbitanti.

Via Wireless4innovation

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