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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Qualche giorno fa i media hanno dato grande spazio al Quit Facebook Day, nel quale le persone avrebbero dovuto lasciare in massa il più grande e famoso social network del mondo per protestare contro le sue politiche privacy.

E’ stato un flop, con poco più di 30.000 cancellazioni su 400 milioni (!), mentre Zuckerberg si affrettava a modificare le policy del suo gigante.

La vicenda è comunque interessante perché testimonia ancora una volta la confusione che regna sui temi privacy sul web: ho sentito dai telegiornali nazionali frasi del tipo “i social network rivelano dati sensibili, come ad esempio l’appartenenza politica”. Avete mai visto un social network che chiede come dato obbligatorio la dichiarazione di voto o che ti costringe a caricare le foto della tua ultima sbornia?

Chiariamoci subito, il problema della tutela dei dati personali è reale, e ogni sito che ne detenga deve renderci facile e trasparente la loro gestione, condivisione e cancellazione.

Detto questo però la nostra responsabilità personale resta cruciale, dobbiamo capire che ciò che carichiamo online è di fatto di dominio pubblico, soprattutto se non impariamo a distinguere tra messaggi privati tra amici e pubblicazioni su bacheche visibili a tutti.

Mi sembra dunque urgente e fondamentale una campagna di educazione degli utenti, tema di cui ho già parlato a proposito del Safer Internet Day. In più, se usiamo il web per lavoro, dobbiamo essere attenti e intelligenti nel creare una nostra identità online.

Io purtroppo vedo ancora tanta ignoranza, gonfiata dagli strafalcioni dei media, e voi che cosa ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 15/06/2010 @ 07:28:36, in Mobile, linkato 1465 volte)

In occasione della presentazione ufficiale della piattaforma iAd, avvenuta contestualmente al lancio del nuovo iPhone, Steve Jobs ha annunciato con orgoglio di aver già venduto sponsorizzazioni destinate alle applicazioni per un valore complessivo di 60 milioni di dollari. Questa affermazione e tutto ciò che che ne consegue potrebbero costare alla Apple un'indagine dell'antitrust statunitense, su imbeccata di Google.

Il colosso dei motori di ricerca, che ha di recente acquistato AdMob per sbarcare nel settore della pubblicità mobile, ha puntato il dito contro le nuove regole inserite da Apple che rendono difficile la realizzazione di pubblicità mirata sulle applicazioni destinate a iPhone e iPad. "Questi paletti rischiano di eliminare le entrate che sostengono decine di migliaia di sviluppatori - ha protestato Google sul blog ufficiale del network AdMob - E visto che la pubblicità finanzia un enorme numero di applicazioni gratuite o low-cost, si colpiscono anche i consumatori".

Via Quo Media

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Protagonista del più grande disastro ecologico della storia americana, la British Petroleum (BP) sembra interessata a ripulire più la propria immagine che la marea nera provocata dal pozzo nel Golfo del Messico. La multinazionale petrolifera ha infatti acquistato su Google e Yahoo! diverse parole chiave per influenzare le ricerche degli utenti relative alla catastrofe ambientale. In particolare, gli sforzi profusi dalla BP (a suon di dollari) sui motori di ricerca hanno l’obiettivo di “dirottare” i navigatori su una pagina del proprio sito internet che tenta di fornire un’immagine positiva e responsabile del colosso degli idrocarburi.

Del resto, escludendo i risultati a pagamento, il 95% dei risultati delle ricerche fornisce notizie decisamente negative sulla BP; ad esempio, ricercando la frase “BP oil spill” su Google si ottiene una lunga lista di link a pagine web che sottolineano il cinismo della società, fra cui alcuni filmati su YouTube sull’impatto della marea nera sull’ambiente e l’ecosistema.

La preoccupazione dei vertici della compagnia pertrolifera riguardo ai motori di ricerca è giustificata dal fatto che sono moltissimi i navigatori che, colpiti dalle dimensioni del disastro, cercano costantemente sul web notizie in tempo reale, report e filmati sulle dimensioni della marea nera e sui tentativi di contenerla. Ovviamente, gli utenti non sono obbligati a cliccare sui risultati a pagamento, opportunamente evidenziati da Google e Yahoo!, tuttavia sono in molti a pensare che BP stia cercando in tutti i modi di “dirottare” altrove l’attenzione di quanti cercano informazioni sulla tragedia del Golfo del Messico.
D’altra parte, l’acquisto di chiavi di ricerca è una degli investimenti di marketing in grado di generare i ritorni più veloci: logico, quindi, che BP abbia scelto questa strada per cercare di arginare i danni alla propria immagine in piena emergenza.

Via Marketing Journal

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Di Altri Autori (del 10/06/2010 @ 07:12:00, in Social Networks, linkato 1861 volte)

Il web 2.0 segna un altro importante successo e continua a crescere. Almeno in Gran Bretagna, dove il traffico dei social media ha superato per la prima volta quello dei motori di ricerca.

L’ampia categoria, che secondo gli analisti di Experian Hitwise comprende Facebook e Twitter ma anche YouTube, nel mese di maggio ha raccolto l’11,9% degli accessi web d’Oltremanica, a dispetto dell’11,3% totalizzato da Google & Co.

Secondo i dati raccolti da Experian, negli ultimi tre anni il traffico britannico sui social network è cresciuto del 5%, mentre nello stesso periodo le visite ai motori di ricerca sono calate del 13%. La svolta potrebbe portare a un maggiore investimento, soprattutto pubblicitario, nei media sociali, che garantiscono un’efficacia prolungata al messaggio a dispetto dell’immediatezza del search marketing. A dominare la scena è comunque Facebook, che da solo raccoglie il 55% dei movimenti sui social media, mentre YouTube, secondo quanto a popolarità, si attesta intorno al 18%.

Via Quo Media

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Sul cosiddetto web 2.0, termine mediatico di scarso significato (chiamiamolo social web o nuvola), si scrive ogni giorno di tutto di più, tanto che c’è chi si chiede se non si tratti di una grande bolla.

una parte del social web

In realtà io credo che il cambiamento nella vita e nel business portato dalla diffusione dei nuovi paradigmi online sia significativo e stabile, al di là del momento di Hype portato dai media tradizionali.

Ci sono però una serie di considerazioni da fare:

1) Non esiste un web 2.0, ci sono delle tecnologie abilitanti per delle persone che sono pronte ad un nuovo approccio collaborativo e connesso.

2) In conseguenza di ciò le tecnologie non servono a nulla senza la corretta mentalità.

3) Ci sono tante persone che temono di perdere il loro potere in azienda e tanti esperti esterni che non sanno adattare le loro proposte alle reali esigenze delle aziende. Risultato: incomprensione reciproca.

4) Per questo i veri nuovi professionisti del web sono sempre più preziosi per l’azienda.

5) Senza una visione strategica dei social media non si può trovare un equilibrio corretto tra la creazione di propri servizi innovativi e l’uso degli strumenti offerti già fatti dai big della rete.

Dunque, senza dilungarmi molto, per far sì che il 2010 sia l’anno della svolta occorre tanta, tanta concretezza.

Purtroppo sento ancora tante chiacchiere e vedo poca strategia, e allora sì che capisco chi pensa che il social web sia una bolla.

Voi che ne dite?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 08/06/2010 @ 07:27:06, in Internet, linkato 1909 volte)

Vera amicizia o tregua strategica? L'accordo annunciato oggi tra Facebook e Yahoo! avvicina le due media company e i rispettivi utenti. Se è vera amicizia, lo dirà il tempo. Oggi appare più una tregua strategica. Un patto di non belligeranza. Solo una settimana fa le due società erano in battaglia: dal quartier generale di Facebook era traperata – o è stata diffusa ad arte? – una notizia che ha smosso i vertici di Yahoo!: «Facebook sta testando un servizio che permette agli utenti di condividere domande e risposte». Un'imitazione di Yahoo! answers, lo strumento che ha fatto la storia del motore di ricerca americano e che ha appena raggiunto il traguardo del miliardo di risposte (con una media di 10 nuove domande e risposte caricate ogni secondo dagli utenti).

Yahoo! e Facebook, facilitando l'integrazione dei propri utenti, scendono a patti. Il primo si apre al secondo, più forte nell'area social e in costante espansione. Il secondo potrebbe rallentare il test sul servizio answers, che Yahoo! ha dimostrato di saper fare bene, prima e meglio. Chi ci guadagna di più? Visto che tutto accade nell'eco-sistema di internet, è difficile rispondere. Non a caso è stata siglata una tregua. Se la risposta a questa domanda fosse stata nota, almeno uno dei due avrebbe avuto un buon motivo per non scendere a patti.

Pur nelle differenze, su questo punto Yahoo! e Facebook sono alleati: la condivisione degli utenti. Gli iscritti che decidono di collegare i propri profili Facebook e Yahoo! vanno sottratti dall'insieme dei potenziali utenti che potrebbero prima o poi abbandonare Facebook per Yahoo! e viceversa. Collegando i propri profili, per migrare da un network all'altro gli iscritti dovrebbero migrare da se stessi. Impossibile, o comunque impegnativo (per capirlo non serve scomodare Sigmnd Freud). Questo è quello che accontenta sia Facebook che Yahoo!.

Ovviamente l'accordo di oggi influirà anche sui rapporti di forza con i governi confinanti: a cominciare da quelli di Google e Twitter. Google vede accrescere la forza del suo principale concorrente nel business della ricerca online, Yahoo!, che da oggi è più integrato: con il web e i suoi utenti, non solo con Facebook. Twitter – che insegue Facebook anche puntando sugli accordi con i giganti della rete – vede invece diminuire il valore dell'intesa che ha da poco stretto con Yahoo! e che permette di mostrare, in tempo reale, sulle home page di Yahoo!, i tweet degli utenti comuni. Da oggi possono farlo anche gli iscritti di Facebook.

di Antonio Larizza su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 07/06/2010 @ 07:38:17, in Tecnologie, linkato 1499 volte)

Entro cinque anni la vendita di volumi digitali supererà quella di libri cartacei. La valutazione è di Steve Haber, presidente della divisione digitale di Sony. "Tre anni fa - ha spiegato Haber - pensavo ci sarebbero voluti almeno dieci anni, invece ne basteranno cinque". Haber ha inoltre affermato che quello che Sony ha fatto nella digitalizzazione di musica e fotografia sarà realizzato anche nel mercato dei libri.

L'offerta di Sony nel settore è composta da tre modelli: il Sony Reader Touch e il Sony Reader Pocket in Europa e il Sony Reader Daily Edition negli Stati Uniti. Haber ha tenuto a sottolineare che i suoi dispositivi offrono un'esperienza di lettura 'immersiva' e che i device come iPad sono utili per un numero maggiore di funzioni, motivo per il quale le due realtà possono coesistere. Secondo una recente ricerca commissionata da Sony negli States solo l'11% di chi ha acquistato iPad l'ha fatto per sfogliare e-book.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 01/06/2010 @ 07:15:01, in Advertising, linkato 1656 volte)

AdMob è ufficialmente di proprietà di Google. E’ lo stesso colosso di Mountain View ad annunciarlo sul suo blog a pochi giorni dal via libera ottenuto dalla Federal Trade Commission sull’acquisizione da 750 milioni di dollari.

La transazione era stata ‘congelata’ per sei mesi dalle indagini dell’autorità americana, preoccupata che con AdMob, società leader nel settore del mobile advertising, Google potesse estendere la sua posizione dominante in un nuovo e cruciale settore tecnologico. Riserve poi sciolte, hanno spiegato i commissari della FTC, anche grazie all’ingresso di Apple nel mercato con la sua piattaforma iAds, considerata dall’agenzia Usa un potenziale “forte concorrente nel segmento del mobile advertising”.

La rivalità tra i due colossi per dominare questo business diventerà ora più agguerrita, ma era cominciata già a novembre quando Google ’soffio” AdMob proprio alla Apple. Dopo un paio di mesi, a gennaio, Cupertino ha risposto con l’acquisto di Quattro Wireless, un altro network pubblicitario per dispositivi mobili.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 31/05/2010 @ 08:00:00, in internet, linkato 1656 volte)

C'è un interessante paradosso generato dalle tecnologie che costituiscono il web sociale:  se da una parte gli utenti dicono fin troppo di se stessi sulla rete dall'altra le aziende lo fanno troppo poco.

Naturalmente ci sono una serie di spiegazioni legate ai timori, giustificabili, dei manager nell'esporsi sul web, paure che ho provato a esorcizzare attraverso la divulgazione con questo blog e tramite uno dei miei ultimi e-book.

Tuttavia io vedo anche un altro aspetto, molto concreto e per questo mai trattato da chi discetta dei massimi sistemi: l'informazione in azienda è realmente disponibile a tutti e facile da gestire?

Io mi occupo di social media da ben prima che il fenomeno esplodesse e posso dire serenamente che moltissime delle cose che si fanno ora si potevano fare anche 8 anni fa. Solo che ci volevano conoscenze tecniche, molto più tempo e...non c'era pubblico!

La grande rivoluzione invece è stata data dalla facilità con cui tutti posso accedere a dei contenuti e ripubblicarli, condividerli, rimaneggiarli in pochissimo tempo e con uno sforzo quasi nullo.

La riflessione per le aziende non è così banale come sembra: anche volendo aprirsi all'esterno i nostri contenuti devono poter essere sempre noti a tutti coloro che ne hanno bisogno (e non è banale) e devono essere costruiti e archiviati in modo tale da non richiedere pesanti lavorazioni per essere condivisi, all'interno come come all'esterno.

Sembra incredibile ma i contatti che ho tutti giorni nel mio lavoro con tantissime aziende terze, anche molto importati e strutturate, mi danno una ragionevole certezza che invece non ci sia quasi nessun investimento in tecnologie di digital asset management e nella formazione del proprio personale interno circa l'organizzazione dei materiali e le logiche di condivisione.

Risultato: le informazioni esistono, ma recuperarle è difficoltoso in termini di ricerca prima e di lavorazione poi (documenti in formati diversi, incompatibilità tra sistemi, file con estensioni proprietarie che girano solo su specifici programmi etc).

Capite bene che in un'era di ipertestualità diffusa che si sta spingendo sempre più verso il mobile e verso nuove frontiere come l'internet degli oggetti questi sono limiti strutturali. Eppure non ne sento parlare quasi mai.

Voi che cosa potete raccontare in tal senso? Aspetto le vostre esperienze.

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Roberto Venturini (del 28/05/2010 @ 07:10:05, in Advertising, linkato 1659 volte)

iAd spacchera il mondo del mobile adv?
La "trazione" dei device Apple sul mobile è tale (siamo già ad oltre 1 milione di iPad venduti, e non è ancora nemmeno stato lanciato in Italia....) che la casa di Cupertino ritiene di disporre di un canale, un media talmente forte da potersi permettere una piattaforma proprietaria di adv.

E se c'è una cosa che Jobs ha capito è che se si disegna bene una cosa, si può chiedere un prezzo molto, molto superiore a prodotti analoghi e concorrenti.

E da quello che si è saputo, iAd è un sistema che rischia di disintermediare (insomma, di portare via budget) alle agenzie di pubblicità. Che, come sappiamo, sono dei player la cui importanza si sta progressivamente riducendo.

Tra qualche giorno ci scrivo un pezzo, adesso no che sono in partenza per Firenze.
Però vi lasco con il video della presentazione di iAd da parte di Jobs.

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