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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di Max Da Via' (del 13/12/2017 @ 07:22:57, in Social Networks, linkato 952 volte)
In un post precedente avevo provato a chiarire il significato di due termini molto usati, spesso a sproposito, dai marketer:reach e impression. Ora, in vista di cambiamenti rilevanti, mi sembra necessaria una precisazione meno astratta e più pratica legata al significato, attuale e futuro, di reach secondo il social network più grande del mondo.

calcolo reach facebook

Cosa significa la reach di Facebook?
Facebook intende con reach organica di un contenuto, portata in italiano, il numero di persone raggiunte da un certo post ossia quelle nel cui News Feed è apparso il post.Può capitare, però, che tale contenuto, pur apparendo nel News Feed, non venga effettivamente visto dall置tente. Ad esempio il post viene distribuito nel flusso di notizie, ma l置tente dal suo smartphone potrebbe non scorrere fino al punto di visualizzarlo.
Per i post sponsorizzati il calcolo della reach viene effettuato diversamente, in maniera più restrittiva e realistica. Il sistema calcola la persona raggiunta solo quando il post entra nella parte di News Feed visibile dall置tente.

Come cambia il calcolo della reach su Facebook?
Un anno fail social network annunciò un cambiamento nel calcolo della reach organica, che dovrebbe diventare realtà nelle prossime settimane (secondo quanto detto da unrappresentantedi Facebook). In pratica accadrà che il calcolo della reach organica si uniformerà a quello della reach a pagamento ossia dei post sponsorizzati. Dunque il sistema calcolerà le persone che avranno visualizzato il post nella porzione di schermo a disposizione.
Questa modifica dovrebbe determinare un calo di circa il 20% della portata della singola pagina. Una notizia non piacevole, ma che restituirà un段mmagine più realistica degli sforzi di comunicazione fatti.

Via Vincos Blog
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Di Max Da Via' (del 06/12/2017 @ 07:36:29, in Internet, linkato 1175 volte)

Il Mobile ha conquistato una posizione di primo piano in tutto il mondo: conta per oltre la metà dei minuti complessivi spesi online in 13 Paesi, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. In Italia questa percentuale si ferma al 62%, in linea con i dati di USA e Regno Unito.

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Tuttavia, una percentuale significativa della popolazione internet italiana è fortemente dipendente dai dispositivi mobili. Le persone che accedono al web esclusivamente da Mobile sono il 26% della popolazione italiana, una percentuale molto più alta di paesi come Germania, Regno Unito e Stati Uniti (rispettivamente 4%, 8% e 12%), mercati in cui la maggioranza accede da più piattaforme.

L棚talia risulta anche il mercato più polarizzato in assoluto per quanto riguarda l置tilizzo di app: oltre l87% del tempo trascorso via mobile è infatti speso all段nterno di un誕pp, ma in termini di reach in Italia solo 11 app riescono a raggiungere un livello di audience abbastanza consistente attorno al 20% di penetrazione (contro le 20 degli USA o le 17 del Regno Unito).
Queste alcune delle evidenze provenienti dalla relazione internazionale sull置so dei dispositivi mobili per il 2017 di comScore, intitolata 敵lobal Mobile Report.

Questo nuovo studio si propone di esaminare le audience mobile, le categorie di contenuti e le applicazioni che stanno modificando il panorama digitale globale. La relazione si basa su dati multi-piattaforma relativi a 14 mercati internazionali (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Argentina, Brasile, Messico, Cina, India, Indonesia e Malesia) allo scopo di evidenziare trend globali e differenze regionali nell置tilizzo dei dispositivi mobili.

鏑誕dozione del mobile avviene in maniera tutt誕ltro che uniforme a livello globale, commenta Will Hodgman, Executive Vice President of international sales presso comScore. 轍uesta relazione dimostra che identificare le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi sulle piattaforme mobili permette a proprietari di media, inserzionisti e relativi centri media di portare alla luce nuove opportunità potenziali in termini di audience e contenuti. Con l誕mpliamento della misurazione delle audience mobile a livello granulare e basata su dati panel, comScore intende perseguire l段ntento di individuare nuovi trend da azionare.

Il Global Mobile Report si concentra sulle seguenti tematiche:
La percentuale del tempo digitale complessivo dedicato al mobile (e alle app) con le relative quote di audience, approfondendo anche l段nfluenza dei modelli di utilizzo 杜obile-only sul panorama digitale;
Le dinamiche a livello delle singole categorie di contenuti, identificando le categorie maggiormente caratterizzate da comportamenti 杜obile first;
I comportamenti dei consumatori in relazione alle transazioni da mobile;
I brand e le applicazioni mobile che hanno conquistato posizioni dominanti nelle categorie di Messaggistica Istantanea, Notizie, Retail e Social Media;
La maturità del mercato globale delle app, con identificazione delle categorie che registrano una crescita costante.
I panel mobile migliorati in Germania, accanto a quelli di Francia e Argentina, hanno l弾ffetto di ampliare le già avanzate soluzioni comScore per la misurazione dell置niverso mobile, le quali oggi si concentrano su ben 14 mercati globali. comScore è intenzionata a espandere ulteriormente le proprie capacità di misurazione del mobile a livello globale.

Via Spot and Web
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L弾conomia digitale è sempre più strategica per l棚talia: secondo la ricerca realizzata da IAB Italia e EY, per il secondo anno, vale ben 58 miliardi di euro (+9% rispetto allo scorso anno) e occupa 253.000 persone (con una crescita del 15%). Allargando l弛rizzonte e andando a prendere in considerazione il valore che il digitale porta alla vita reale in termini di aumento nei consumi e di investimenti da parte dei player digitali su altri canali, arriviamo a un valore complessivo di 80 miliardi di euro, con oltre 600.000 persone occupate nel settore stesso o in altri servizi direttamente connessi. Restringendo il campo alla sola pubblicità digitale, si nota che gli investimenti tornano a crescere a doppia cifra e registrano un aumento del 12%, raggiungendo in totale i 2,65 miliardi di euro.

Mercato sano

Sono questi i principali risultati annunciati dal palco di IAB Forum, il più importante evento italiano sulla comunicazione digitale, che termina oggi al MiCo di Milano. 的l digitale, in Italia, è in grado di creare valore e, soprattutto, di creare occupazione: i risultati che abbiamo visto oggi ce lo confermano ancora una volta. Anche gli investimenti pubblicitari ci mostrano un mercato dell誕dvertising online sano e in crescita e questo è un ottimo segnale, sia per il nostro presente che per il nostro futuro. Come associazione a rappresentanza di una delle principali Industry che trainano il Pil italiano, siamo fortemente impegnati a promuovere soprattutto la professionalità e la qualità, a beneficio dei brand, degli utenti, e, non da ultimo, delle aziende, grandi e piccole, che fanno il successo di questo settore, ha dichiarato ieri dal palco Carlo Noseda, attuale presidente di IAB Italia.

La ricerca IAB / EY sul valore dell弾conomia digitale in Italia

Sempre in un弛ttica di scenario, vale la pena sottolineare che l弾conomia digitale in Italia è in grado di generare un indotto di 25 euro per ogni euro investito, con effetti benefici sull弾conomia e sull弛ccupazione. Il valore del digitale a perimetro ristretto, vale a dire considerando solo gli investimenti in attività del tutto digitali, è di 58 miliardi di euro e aumenta del 9% rispetto all誕nno precedente. La pubblicità online, assieme all弾commerce, sono i due comparti che stanno maggiormente contribuendo alla crescita dell段ntero settore, con un accrescimento, rispettivamente, del 19% e del 10% rispetto allo scorso anno.

Approccio integrato tra customer journey, multicanalità, branding e advertising

Ha commentato Andrea Paliani, mediterranean advisory services leader di EY: 的l digitale è un alleato prezioso per il marketing e la comunicazione; quest誕nno gli investimenti media nel digitale sono, infatti, in forte crescita rispetto al 2016. Crea valore chi è in grado di veicolare contenuto rilevante e coerente nell段nterazione multicanale, chi crea ingaggio attraverso una relazione biunivoca di lungo termine con i consumatori, i follower, gli influencer e con le community; e chi ne capitalizza in real-time i feedback. Sono fermamente convinto che occorra, quindi, avere un approccio integrato tra customer journey, multicanalità, branding e advertising. Come emerge dalla ricerca IAB/EY, l誕ttuazione di tali strategie genera un incremento di brand perception (fino a +15%), di vendite (fino a +5%,) di maggiore capacità nel rispondere a esigenze di servizio dei consumatori (fino a +70% claim risolti tramite i social) e investimenti più efficienti (fino al +20%) anche in innovazione di prodotto e servizio.

Numero degli occupati in aumento consistente

Ciò che cresce maggiormente è il numero degli occupati nel digitale, che passa (sempre considerando il perimetro ristretto) da 220.000 a 253.000, con un aumento del 15%. L弛ccupazione ha un aumento maggiore rispetto al valore economico, perché il processo di digitalizzazione delle competenze è più veloce e leggermente anticipato rispetto a quello dei ricavi.

Un弾conomia che vale 80 miliardi

Se si considera che il digitale ha una forte influenza sui consumi, in quanto è in grado di creare nuove abitudini e bisogni basti pensare al mondo delle app per la consegna di cibo e che le imprese del settore digitale stanno estendendo i propri investimenti pubblicitari anche al di fuori dei canali online (ad esempio alla tv e alla radio), si può fare una valutazione più veritiera, a perimetro allargato. Il valore dell弾conomia digitale sale, quindi, a 80 miliardi e si stima un弛ccupazione per 600.000 persone, con professionalità anche non digitali ma che con il loro lavoro contribuiscono allo sviluppo del settore. E proprio il settore del digitale, a perimetro ristretto, vale quasi quanto il settore dell誕utomotive mentre, considerando il perimetro allargato, si avvicina al valore del comparto dell弾nergia, due ambiti storicamente fondamentali per il sistema economico del nostro Paese.

Gli investimenti in pubblicità online, i dati dell丹sservatorio Internet media del Politecnico di Milano e IAB Italia

A spingere l段ncremento a doppia cifra della raccolta pubblicitaria online è l誕dvertising sui social network e, in particolare, l誕dvertising video sui social, che pesa ora quasi la metà del totale su questo canale. La pubblicità su smartphone progredisce ancora molto (circa del +40%), ma raccoglie meno del 40% del mercato totale dell段nternet advertising, a fronte di una quota di tempo speso sul canale mobile attestata a quota 64%.

Comandano sempre Google e Facebook

ネ un mercato sempre più concentrato, con un peso fortissimo dei grandi player internazionali (Google e Facebook in primis), che hanno il vantaggio di avere enormi quantità di informazioni sugli utenti online e di riuscire a raggiungere grandi audience.

I formati: display sempre in pole position

Dal punto di vista dei formati pubblicitari, la display advertising rappresenta la parte più importante, con un peso pari al 60% dell段ntero settore, un valore complessivo di circa 1,6 miliardi e una crescita del 17% rispetto al 2016. Segue la search, con il 29% sul totale e un valore di 770 milioni di euro (+5% vs 2016). Il terzo formato più diffuso è il classified advertising (8% sul totale) che supera i 210 milioni di euro (+ 7% vs 2016). Tra le altre componenti spiccano l弾mail advertising, che vale poco più di 30 milioni di euro (+ 3% sul 2016) e il native advertising che, nelle sole componenti di Recommendation Widget e In-feed Unit (social network esclusi), è pari a circa 40 milioni di euro (+27% vs 2016).

Programmatic tv, forte spinta dai video

Il mercato del programmatic advertising è cresciuto, con un peso sul totale degli investimenti online advertising che passa dal 13% al 15% e un valore del 25% sul totale display advertising (nel 2014 era solo il 10%). Il programmatic, dunque, vale circa 400 milioni di euro e vede una forte spinta soprattutto grazie agli spazi video, che dal 2017 sono stati venduti in maniera importante sulle piattaforme programmatiche, arrivando a pesare ben oltre il 30% del valore complessivo del mercato.

Via 360com
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Di Max Da Via' (del 29/11/2017 @ 07:29:57, in Digitale, linkato 1076 volte)

TheFork, tra le principali app di prenotazione online dei ristoranti a livello globale, ha realizzato una ricerca su tecnologia e, cercando di analizzare il sentiment degli utenti italiani riguardo l置tilizzo di strumenti tecnologici prima, durante e dopo l弾sperienza gastronomica fuori casa.

鄭nche in Italia si assiste a una crescita dell置tilizzo di strumenti digitali nell誕mbito della ristorazione e la crescita di TheFork ne è un chiaro esempio. Talvolta, il timore dei ristoratori riguardo l置tilizzo di questi strumenti è privare i commensali dell誕spetto umano dell弾sperienza. Questo sondaggio dimostra che strumenti tecnologici che semplificano aspetti come la prenotazione e le liste d誕ttesa sono apprezzati dagli utenti, che giustamente continuano a preferire e valorizzare la componente umana nel corso del servizio,commentaAlmir Ambeskovic, Regional Manager di TheFork.

Ecco i principali risultati emersi.

PRIMA DEL PASTO

  • Gli utenti apprezzerebbero che prima ancora di prenotare e consumare l弾sperienza gastronomica, il gestore ricordasse il tavolo preferito (88%), ma anche date speciali e compleanni (57%), numero di volte in cui si è stati in quello stesso ristorante (40%) ed esigenze alimentari (71%). Il tutto però senza cercare informazioni in rete sul cliente stesso, cosa che risulterebbe negativa per il 78% dei rispondenti.
  • Ben l89% degli utenti intervistati guarda di buon occhio la ricezione di promozioni, menù e offerte prima della prenotazione.
  • Oltre a prenotare il ristorante online, i clienti sarebbero felici di prenotare via app i posti in lista d誕ttesa in quei ristoranti dove è difficile trovare posto (87%).
  • La maggior parte degli utenti (59%) preferisce ordinare direttamente al cameriere e non con un app prima del pasto né vorrebbe pagare con carta di credito al momento della prenotazione (85%).

DURANTE IL PASTO

  • Nel corso del servizio, i clienti intervistati affermano di preferire il contatto umano. Solo il 27% sarebbe soddisfatto se vi fosse un robot in cucina o in sala.
  • L置so di smartphone durante i pasti è ritenuto fastidioso da metà dei rispondenti, mentre il 24% lo ritiene accettabile solo se legato all弾sperienza (foto, condivisione social ecc.). Del resto solo il 20% afferma di non scattare mai una foto al ristorante. Infine, i telefonini sono ammessi a tavola quando si è da soli. Il 9% dice di farne sempre a meno, per gli altri è lecito.
  • Quanto all弛rdinazione, pollice verso per i touch screen o altri dispositivi elettronici simili per oltre il 56% dei rispondenti.

DOPO IL PASTO

  • Dopo un弾sperienza gastronomica positiva al ristorante, metà degli utenti ne scaricherebbe la app.
  • Il 62% dei rispondenti dichiara di non restare aggiornato tramite newsletter sulle attività di un ristorante.
Via Tech Ecopnomy
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Dalla combinazione di mobile ed header bidding, due dei trend che crescono con l誕cceleratore a tavoletta, non potevano che arrivare dati positivi. Molto positivi. L誕cquisto delle inventory attraverso la modalità di programmatic stando ai risultati delQuarterly Mobile Indexdi Pubmatic, cresce stabilmente sia su mobile sia su desktop, tenendo ritmi vertiginosi, grazie alle opportunità offerte dai PMP, dalla monetizzazione in app e dal mobile video.

Il percorso unico di acquisto su mobile e desktop ha favorito la crescita globale

Nel terzo trimestre del 2017, sono il 220% in più dello stesso periodo dello scorso anno le impression veicolate attraverso l檀eader bidding a livello globale, con una forte spinta del mobile, che tocca quota +252% YoY. Anche il desktop ha fatto passi da gigante (+214%), sottolineando la costanza con cui i marketer reputano importanti entrambi i media. L誕rea APAC è quella che ha registrato il maggior incremento di volumi, moltiplicando di 47 volte i risultati dello scorso anno. Il minore, invece, è quello americano che ha segnato un 1.3x. L脱MEA si colloca a metà tra le due aree precedenti, con una vendita di impression in header bidding 7 volte maggiore del terzo trimestre del 2016 per quanto riguarda il desktop e di 5 volte per il mobile.

La curva di adozione può essere commisurata con l誕mpiezza del mercato americano rispetto a quello mondiale, che nel 2016 rappresentava l82% dell檀eader bidding mentre ora ne vale il 54%. L脱uropa invece ha assunto un certo peso, superando il 17% dello scorso anno per attestarsi al 28%.

Cresce, poi, il valore dei CPM sia in EMEA sia in America, mentre cala drasticamente (-23%) in APAC, probabilmente a causa della forte espansione in quell誕rea geografica. Globalmente, il CPM si è abbassato di circa il 4%.

鏑檀eader bidding ha dato agli editori la possibilità di riprendere il controllo sulle decisioni pubblicitarie. Negli anni scorsi abbiamo visto i publisher affilare le armi grazie a questa tecnologia, spiega Jeff Hirsch, CMO e head of US publisher development di PubMatic.

Gli advertiser stanno aumentando la qualità degli investimenti attraverso un maggiore utilizzo dei PMP

Il volume di impression monetizzate attraverso PMP è cresciuto, per la settiman volta consecutiva, del 75% nel trimestre. Il motivo è una continua ricerca, da parte dei brand, di ecosistemi sicuri per il marchio e trasparenti sui prezzi. Un dato che si lega a quello estratto dalla ricerca di eMarketer, secondo cui circa un quarto delle divisioni programmatiche americane hanno intenzione di spostare i budget dagli open marketplace ai PMP.

Potranno gioirne i publisher, dal momento che le previsioni indicano un possibile rialzo dei CPM dai PMP mobile.

Mobile: i volumi di browser e app

Il digital advertising sta diventando mobile first, e così le opportunità che si annidano nel programmatic mobile crescono costantemente. Le stime di Magna Global considerano che alla fine dell誕nno il 52% delle impression display sugli smartphone saranno consegnate attraverso il programmatic. Una cifra che rappresenta il 42% del totale delle compravendite effettuate sulla tecnologia.

Ma il mobile è formato da due canali che vanno entrambi analizzati: app e browsing. Secondo lo studio di Pubmatic, l誕ttività pubblicitaria si sta spostando con decisione sull弾cosistema delle app, dove viene erogato il 65% delle impression mobile. Un anno fa la percentuale non superava i 27 punti.

Il mobile web, però, non sta affatto morendo. APAC e EMEA ne rappresentano il 66% del volume globale, confermando che il mercato è ancora molto ambito. La situazione è diversa in America, dove la tendenza è abbandonare la long tail per destinazioni premium, e di conseguenza si è assistito a una riduzione di tre quarti della sua consistenza ma al contempo di una crescita del CPM annuale del 98%. APAC ed EMEA invece hanno portato a casa risultati più esigui, stabilendo un tasso di crescita del CPM globale del 50%.

APAC ed EMEA: grande espansione sul versante video

Nonostante lo scettro delle monetizzazioni rimanga nelle mani del desktop, Pubmatic ha notato forti opportunità sul mobile video. I premium publisher continuano a fare perno sulle inventory video, materia su cui il mobile dovrebbe esplodere quest誕nno assorbendo circa il 50% del viewing time degli utenti americani. Queste condizioni sono molto promettenti per gli editori del continente, che ora si aspettano un superamento del costo dei CPM video mobile di 8 punti percentuali sul desktop. I volumi crescenti delle video impression in APAC e EMEA contribuiranno all弾spansione del segmento.

Via 360com
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Di Max Da Via' (del 21/11/2017 @ 07:44:29, in Brand, linkato 1197 volte)

Ferrero, Samsung, Huawei e Mulino Bianco. Sono questi i primi classificati nelle quattro categorie di ranking di Best Brands Italia, appuntamento annuale con la ricerca condotta da GfK e Serviceplan che misura l段mportanza delle marche in Italia, rivelando quali sonole più amate e rilevanti del 2017.

Nonparliamo di un premio, non ci sono iscrizioni né giurie: è un段ndagine condotta con interviste dirette tra 4.500 consumatorisull誕ppeal del marchio nella percezione delle persone(share of soul) che viene mixata da un algoritmo esclusivo di GfK con l弾ffettivo ruolo economico sul mercato.

"Oggi Best Brands è presente anche in Germania, Belgio e Cina ed entro il 2018 lo sarà anche in Russia e in Francia", sottolineaGiovanni Ghelardi, Ad di Serviceplan Group Italia.

I risultati della ricerca sono ripartiti in tre classifiche principali:Best Corporate Brand, Best Product Brand, Best Growth Brand, quest置ltima dedicata alle marche che sono cresciute di più nel corso dell誕nno. Questa edizione della ricerca ha avuto un focus speciale: iBest Millennials Brand.

Ecco tutte le classifiche con i top 10

Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 16/11/2017 @ 07:25:50, in Strategie, linkato 1491 volte)
Cè un dato da ricordare nella stagione di shopping natalizio americano: per la prima volta, gli acquisti online supereranno quelli offline. ネ un sorpasso storico che in molti attendevano. E che tutti davano per scontato. Ma, attenzione, non è così scontato che questo risultato apra la strada ad una partita a senso unico. Le previsioni su cosa succederà adesso si sono complicate. Infatti, cominciano a spuntare rilevazioni che indicano una riscoperta della voglia di negozio fisico. Basta che sia connesso, ingaggiante, esperienziale. Insomma, la partita è apertissima sui due macrofronti (online e offline), e si gioca su un numero sempre crescente di fattori. Non è passato molto tempo da quando le aziende comunicavano il lancio di un sito di e-commerce, indicandolo come balzo strategico e tecnologico epocale. Tempo fa, era accaduto lo stesso con l誕pertura del primo monomarca aziendale. Ebbene, è sorprendente quanto quei passaggi oggi appaiano preistoria. L段ntero sistema moda, infatti, ha ormai spostato il suo asse verso una dimensione 叢arallela, nella quale domina il principio della connessione virtuale e continuativa. L誕pertura di questa dimensione costringe le aziende a rivedere in toto le proprie strategie. ネ un riproporsi di quanto accaduto con l弾popea del retail reale. Si pensi al cambiamento strutturale imposto ai gruppi del lusso dal controllo diretto dei punti vendita: di fatto, si sono trasformati da produttori a distributori, ridisegnando profondamente gli equilibri lungo la filiera e accelerando i cambiamenti nei comportamenti di consumo. Nella 奏erza dimensione si rigioca oggi quella stessa partita, che condiziona produzione, logistica, comunicazione e, ovviamente, consumo. La differenza, dalle sfide precedenti, è la velocità del cambiamento. Per anni è stato sufficiente aprire un negozio nella via giusta. Oggi, come si è detto nel recente convegno Pambianco芳acebook, non solo non è più sufficiente essere presenti online, ma non è più sufficiente nemmeno essere presenti sui social media. Al continuo aumento delle opportunità della terza dimensione (si moltiplicano le offerte, i prodotti, i servizi e i player, grazie anche a barriere all弾ntrata minime) corrisponde un simmetrico ridursi di visibilità potenziale per chi è semplicemente 叢resente. Per farsi vedere e farsi seguire, sarà necessario 訴ngaggiare il consumatore. E in questo, ecco la rivincita dell弛ffline, può rivelarsi un formidabile atout il punto d段ncontro reale. Insomma, la parola chiave dei prossimi anni sarà omni-channel. Forse è quasi meglio indicarla come la parola chiave dei prossimi mesi. Perché il concetto ha già cominciato a evolversi verso un 双mni-channel interattivo.

Via PanbiancoNews
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Mentre si aggiornano i dati sulla confidenza degli italiani con gli smartphone, si aprono scenari limpidi sull弾commerce in mobilità. I beni e servizi acquistati da mobile sono il 32% in più dell誕nno scorso, e il potenziale di crescita è ancora molto alto se si pensa che solo il 20% delle transazioni sono avvenute dai dispositivi, nonostante sugli schermi tascabili si consuma il 69% del tempo speso online.

La situazione del social-commerce

Intanto, in un mercato evoluto come quello americano una parte delle conversioni avvengono attraverso i social network, e come spesso accade in questo campo è Facebook a farla da padrone. In un sondaggio condotto ad ottobre dalla società di social marketing Open Influencer, il 47,7% di chi ha acquistato un prodotto attraverso le piattaforme social ha finalizzato l置ltima transazione proprio sulla piattaforma di Zuckerberg. Gli altri social inseguono a distanza, con Instagram in seconda posizione a 8,6% e Youtube a chiudere il podio con il 4,5%. Pinterest, una delle piattaforme dal potenziale più alto nel social shopping, è appena quarto con il 2,1% dei rispondenti che hanno dichiarato di aver concluso sul portale l置ltimo social-acquisto. Solamente il 34,6% del campione ha dichiarato di non aver mai acquistato nulla da nessun social network.

Settori merceologici

Le analisi di Open Influence hanno evidenziato una propensione maggiore all誕cquisto di prodotti di abbigliamento (32,4% degli acquisti via social), e Food and Beverage (17,9%). Oltre a presentare una panoramica degli acquisti diretti, lo studio mostra il potenziale del social marketing anche in un弛ttica di multitouch attribution, utile ai brand per capire il supporto delle piattaforme alle conversioni.

I social in un modello di attribuzione multitouch

Per esempio, da un sondaggio condotto da ViSenze lo scorso agosto emerge che quasi la metà degli utenti social americani hanno concluso almeno un acquisto al mese partendo, in qualche modo, dai social network. Ancora una volta, Facebook è stata la prima fonte d段nfluenza, con il 31,8% dei rispondenti che hanno ammesso un suo ruolo nei propri acquisti. Pinterest ha avuto effetto sul 16,4%, e Instagram sul 12,5%. Il 37,7% del campione ha invece ammesso di non essere stato influenzato da nessun social.

Facebook e il marketplace proprietario

Il social network di Zuckerberg ha presentato esattamente 12 mesi fa Marketplace, la sua piattaforma di ecommerce c2c che mette insieme dati di localizzazione, amici e familiari per offrire prodotti fisicamente vicini agli acquirenti digitali. Il marketplace, secondo TechCrunch ha aggiunto 18 milioni di prodotti solamente nel maggio scorso sul territorio statunitense, e le comunicazioni tra compratori e venditori aumentate vertiginosamente nella prima metà del 2017. Tre settimane fa è stata aggiunta una sezione dedicata alla compravendita di auto e veicoli in generale.

Via 360com
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Di Max Da Via' (del 08/11/2017 @ 07:33:07, in Tecnologie, linkato 1200 volte)

Proprio come Shazam fa con le canzoni, i brand di abbigliamento vogliono mettere nelle mani dei consumatori uno strumento in grado di riconoscere gli outfit che gli interessano, e chissà mai, che sono intenzionati a comprare. Un段dea semplice, che presuppone una realizzazione più complessa e una scalabilità ancor di più. Nonostante questo, già sulle passerelle di Los Angeles popolate dai modelli vestiti Tommy Hilfiger, lo scorso febbraio, era possibile inquadrare i vestiti indossati con il proprio smartphone per essere rimandati alla pagina prodotto con informazioni sui capi e la possibilità di acquistarli.

Dopo Tommy, che ha lavorato con la tecnologia di Slyce, si sono poi avvicinati alla visual search anche Target (che ha annunciato una partnership con la tecnologia di Pinterest Lens a settembre, American Eagle, che ha integrato un chatbot nella sua campagna, eAsos. Tra questi brand e altri, che hanno sperimentato la funzione durante le passerelle di febbraio, sono molti a voler lanciare app 都tandalone focalizzate sulla visual search applicata alla stampa, all弛nline e alla vita reale.

Tecnologia datata, esigenze nuove

ネ vero, già dagli anni 2000 gli sviluppatori stanno rilasciando prodotti per il riconoscimento delle immagini, ma a quei tempi il mobile non era ancora nemmeno un置topia, mentre ora il mobile commerce sta occupando buone fette di mercato e fasce sempre più larghe di usage quotidiano. Insomma, la ricetta perfetta per utilizzare la fotocamera e passare direttamente all誕cquisto.

La visual search conviene a tutti?

Ci sono brand più inclini a questo tipo di dinamiche rispetto ad altri. I retailer devono considerare gli effettivi vantaggi dell段ntroduzione di questa tecnologia fa notare Eric Hansen, CTO e founder della company di customer experience optimization SiteSpect a partire della natura del prodotto che vendono. Ma devono ragionare anche in base all弾tà dei propri consumatori, in quanto i più propensi all置tilizzo di questi strumenti sono gli utenti con una maggiore confidenza con il mezzo mobile. Ovvero millennials (che secondo uno studio di eMarketer passano 4 ore al giorno su mobile) e Gen Z.

鏑a visual search potrebbe essere più appropriata per i giovani utenti, che sono nativi mobile, piuttosto che per i più anziani e meno esperti. Gli ultimi stanno ancora facendo esperienza con funzioni di search normale, e la ricerca visual potrebbe rappresentare un processo troppo lungo e complicato per loro, commenta Hansen.

Cresce invece l誕dozione della tecnologia, secondo i dati di Slyce. La company guidata da Ted Mann è stata utilizzata sia da American Eagle Outfitters sia da Tommy Hilfiger e proprio il CEO indica un utilizzo in costante crescita mensile, per volumi tra il 20 e il 40%.

Tommy Hilfiger, un caso di successo

Tommy Hilfiger rimane il primo esempio di applicazione della visual search. Dopo aver raccolto un alone di successo durante le sfilate losangeline, il brand ha deciso di sviluppare un誕pp che incorporasse la tecnologia prima delle sfilate di settembre. La company ha voluto espandere l弾sperienza al di fuori delle passerelle, dove i presenti hanno potuto fare foto ai look ed essere re-diretti direttamente al portale per l誕cquisto. Nonostante Mann non abbia rivelato i numeri, ha dichiarato che la funzione ha contribuito ad aumentare le vendite: 的l loro evento di Los Angeles ha portato a molte vendite ed è stato profittevole. Dopo la passerella hanno raddoppiato gli sforzi sulla strategia adoperata e sul see-now-buy-now. Hanno sviluppato una nuova app con noi, utilizzabile per tutto l誕nno e nei loro fashion show.

Pinterest Lens, anche il social nel gioco della visual search

Allo stesso modo funzionano le Pinterest Lens costruite per aiutare gli utenti a identificare i prodotti nella vita reale utilizzando un algoritmo di search che trova stili simili a cui rifarsi al momento degli acquisti che hanno visto un picco di utilizzo nelle search e nell置tenza dal lancio dello scorso gennaio. Nelle sue prime fasi, la visual search sarà utile a raccogliere dati sui consumatori e capire come questi utilizzano la funzione. I brand possono monitorare i comportamenti degli utenti, se questi cliccano sul link con l段ntento di concludere l誕cquisto oppure no.

哲on è necessario creare un nuovo percorso d誕cquisto e cannibalizzare quello che i nuovi utenti avrebbero usato se la tecnologia non è ancora pronta. ネ meglio sviluppare la customer experience che saltare da un problema all誕ltro, conclude Hansen.

Via 360.com
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Di Max Da Via' (del 07/11/2017 @ 07:30:05, in Social Networks, linkato 1197 volte)

Facebook perde appeal fra i giovani. Niente di nuovo sotto il sole:la tendenza era già in atto (anche in Italia). Ma la fotografia scattata questa volta da eMarketer disegna un trend che rischia di compromettere la crescita della piattaforma guidata da Mark Zuckerberg a scapito di Snapchat e Instagram. E questo, perché i due sistemi riuscirebbero ad andare più incontro ai linguaggi comunicativi, prevalentemente visivi, delle nuove generazioni, osservano alla società di analisi.

Quest'anno i teenager che usano Facebook scenderanno del 3,4% a quota 14,5 milioni di utenti, sotto i 15,8 milioni di Snapchat, la quale, in base a uno dei principali strumenti di misurazione utilizzati dai pubblicitari, ha già superato Facebook nella fascia tra i 13-24 anni. In questo segmento infatti Facebook è a 25.26 milioni di utenti al giorno, contro gli oltre 26 milioni di Snapchat.

Si tratta del secondo anno consecutivoche Facebook registra un 電eclino per questa fascia di target degli inserzionisti. Una parte di pre-adolescenti snobba totalmente Facebook (eMarketer li chiama 擢acebook nevers) per andare dritti sulle piattaforme concorrenti. Molti altri adolescenti e preadolescenti, pur rimanendo iscritti, accedono sempre meno e consumano sempre meno tempo sul social di Zuckerberg.

Il calo di entusiasmo da parte di un段ntera generazione non è ovviamente una buona notizia per Facebook il cui business è basato su unmodello advertising revenue. Per l'azienda gli utenti under24 sono petrolio dal momento che hanno il "compito" di traghettare il social nel corso del ricambio generazionale, costruendo la base clienti del business futuro.

Ma, se da un lato Facebook può consolarsi grazie al fatto che Instagram è di sua proprietà, dall誕ltro sembra che Snapchat, che nel 2013 rifiutò l弛fferta di acquisizione da parte di Facebook per 3 miliardi di dollari, sorpasserà per successo sia Instagram che Facebook fra i ragazzi fra i 12 e i 17 anni, i giovani adulti (18-24) entro il 2017, spingendo il proprio share al 41% negli Usa:nel 2021 Snapchat potrebbe detenere la fetta maggiore della torta 都ocial.

La 電isaffezione a Facebook fra i giovani Usa è più alta e cresce a tassi più elevati che altrove. Ancora quest誕nno utilizzeranno Facebook l82% dei giovani americani, ma la quota scenderà al 76% entro il 2021. L置so di Facebook in Usa scenderà del 3,4% - rispetto al 2016 a 14,5 milioni, l1,2% in più rispetto alla contrazione dello scorso anno.

Via CorCom
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