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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 17/06/2009 @ 07:03:37, in Mobile, linkato 1621 volte)
SingTel, principale compagnia di telecomunicazioni del sudest asiatico, ha lanciato a Singapore un servizio di music-mobile che permette agli utenti di scaricare file musicali e video sui propri cellulari.
 
Sviluppata con Universal Music, la funzione dovrebbe attirare nuovi clienti. Oltre il 50% degli utenti telefonici di Singapore, infatti, ascoltano musica sui loro apparecchi. SingTel spera di estendere prossimamente il servizio ad altri paesi asiatici.
 
Via Quo Media
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Di Altri Autori (del 16/06/2009 @ 07:43:29, in Internet, linkato 1717 volte)

Virgin Media, attraverso una partnership commerciale con la discografica Universal, sta per lanciare un servizio di abbonamento per scaricare musica senza limiti.

L’operatore di tv via cavo permetterà a tutti i suoi clienti di banda larga di ascoltare in streaming e scaricare tutti gli album e i brani musicali che vorranno dal catalogo di Universal, dietro pagamento di una quota. La musica sarà in formato mp3.

Virgin pensa che questo genere di collaborazioni con l'industria discografica aiuterà a contrastare la pirateria sul proprio network, ma ha aggiunto che nessun utente sarà disconnesso in modo permanente nel caso vengano riscontrate delle infrazioni al copyright o operazioni di scambio illegale di file.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 15/06/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1550 volte)

Penso che il titolo del mio post rappresenti un quesito ricorrente per molti imprenditori e marketing manager. La prima risposta che mi viene in mente è “dipende”.

Se guardiamo allo strumento di per sé il blog è veramente adatto ad ogni tipo di azienda: si può costruire con poche risorse economiche, fa molta immagine, permette di aprire un dialogo con il cliente, acquisito o potenziale che sia.

A dispetto delle apparenze però lanciarsi nell’avventura di un corporate blog non è per tutti, e non mi riferisco alla complessità tecnica o gestionale.

Il primo tema è quello del committment: il blog in sé è un semplice sito ma culturalmente comporta una vera rivoluzione nell’azienda: la comunicazione è diretta, non pubblicitaria, trasparente, dialogica e non sempre i tempi dello scambio dialogico sono dettati dall’impresa.
Insomma in primo luogo non avrete lo stesso controllo che potreste vantare sul vostro sito tradizionale, o almeno che credete di avere.
Questa paura infatti in realtà è relativa, in quanto chi vuole parlare di male di voi lo può fare in mille altri siti, ed è un freno che ormai ha un senso limitato.

Ciò non toglie però che per bloggare per davvero in azienda occorre avere l’appoggio di sponsor interni importanti, non a tutti infatti piacerà da subito questo nuovo approccio e non si cambia la cultura di un’azienda in un giorno.

Inoltre chi sarà il blogger (o i blogger) non deve essere costretto a questo ruolo ma deve trovarsi a suo agio e, soprattutto, deve essere convinto dell’utilità del suo operato.
Deve trovare un proprio stile, scrivere comunque bene, trasmettere passione e competenza, invitare a conversare e, come dice Debbie Weil, deve divertirsi.

Se ci sono tutte queste condizioni anche il tempo, altra grande paura nel seguire un blog, sarà sempre una risorsa meno scarsa del previsto.

Un ulteriore grande tema poi è la scelta degli obiettivi e della strategia del blog: come abbiamo visto più volte a proposito dell’approccio post infatti occorre avere ben chiaro che cosa si vuole ottenere dal blog e come raggiungere l’obiettivo.
Ciò non può prescindere dall’ascolto e dall’analisi del profilo Social Technographics del pubblico atteso, che ci aiuterà anche a trovare i giusti argomenti ed i toni di voce migliori.

Infine il tema della misurazione dei risultati può essere affrontato con gli stessi criteri di tutti i social media, magari aiutandosi con le Social Media Ad Metrics Definition di IAB.

A questo punto la risposta al quesito iniziale cambia, o meglio è la domanda che formulata meglio: io e la mia organizzazione siamo pronti per bloggare?

A ciascuno la propria risposta, anche qui di seguito come commento, se vi va.
Io tornerò appena possibile sul tema.

Gianluigi Zarantonello
via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Roberto Venturini (del 12/06/2009 @ 07:52:17, in Marketing, linkato 1735 volte)

Reebok:su iPhone fatti la scarpa personalizzata
Nuovo da Reebok: Your Reebok, l'applicazione che ti permette di disegnarti la scarpa personalizzata e di comprarla online.

(concetto simile a NikeID)

L'applicazione non è disponibile per gli utenti italiani - al momento il sistema è attivo solo per USA e UK, più avanti verrà probabilmente introdotto in Germania, Austra, Francia, Belgio, Olanda e Irlanda.

Un passo avanti nel filone del m-commerce: viste anche le annunciate nuove potenzialità del rinnovato sistema operativo dell'iPhone che arriverà tra un po', potremo presto cominicare a parlare di iPbone-commerce come categoria a sè?

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Di Altri Autori (del 11/06/2009 @ 07:49:47, in Advertising, linkato 2026 volte)

I consumatori dell’era digitale chiedono contenuti espressi in forme innovative. È questa la sintesi dello studio condotto alla fine dello scorso anno su oltre 2.800 consumatori in Australia, Germania, India, Giappone, Uk e Usa da Ibm Istitute for Business Value, dal titolo “Beyond advertising: choosing a strategic path to the digital consumer”.

I consumatori di oggi, non più soggetti passivi ma attivi, per poter essere raggiunti efficacemente con i messaggi pubblicitari, hanno bisogno di una dieta multimediale nuova, di nuovi mezzi di comunicazione, di nuovi contenuti.

Se il mercato non saprà adeguarsi alle nuove tendenze applicando nuovi modelli, saranno a rischio le stesse strategie di marketing e sviluppo delle aziende. Insomma: occorre diventare efficaci in tempi molto veloci, mettendo in campo nuove capacità: innovazione cross-platform, maggiore veduta di insieme, una più aperta collaborazione e, infine, processi digitali.

In particolare lo studio, che evidenzia una significativa discrepanza tra chi si occupa di pubblicità, chi possiede i contenuti da veicolare, chi li distribuisce ai media e le agenzie, conferma alcuni trend emersi già da tempo: la personalizzazione del messaggio, l’utilizzo dell’ambiente web, il passaggio a una comunicazione “brand-actional”.

È più che nota la crescita di interesse suscitata dai social network, la cui adozione è quasi raddoppiata tra il 2007 e il 2008 (passando dal 33% al 60%), così come dalla possibilità di accedere online a musica e video (addirittura quadruplicata, con un passaggio di utilizzo dal 7% del 2007 al 35% del 2008). Un cambiamento questo che richiede una profilazione più nitida del consumatore, che sceglie i messaggi pubblicitari di suo interesse, e - di conseguenza - una maggiore personalizzazione del messaggio pubblicitario stesso.

Nuovi media, nuovi mezzi, nuovi messaggi. È questa in sostanza la spinta che porta chi si occupa di pubblicità a prendere atto di internet come nuovo spazio/mezzo di comunicazione. La tendenza, già iniziata anni fa, è destinata a crescere, come confermano i dati (il 63% dei chief marketing officer a livello globale si aspetta una crescita della comunicazione pubblicitaria online, mentre il 65%di loro è certo che le forme tradizionali di pubblicità sono destinate a decrescere).

Infine la migrazione dei consumatori sulle nuove piattaforme digitali confonde i confini tra pubblicità e marketing. Questo fatto consente chi si occupa di comunicazione di perseguire due obiettivi simultaneamente. Mentre i mezzi di comunicazione tradizionali sono adatti a veicolare o un brand (tv, radio, stampa, cartellonistica ecc.) o un’informativa transazionale (telefono, volantini postali ecc.), i nuovi mezzi digitali consentono di fare entrambe le cose insieme.

(Lo studio integrale si può scaricare a questo indirizzo: www.ibm.com/services/gbs/beyondadvertising).

Via Promotionmagazine.it

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Di Altri Autori (del 10/06/2009 @ 07:10:47, in Mobile, linkato 1376 volte)

Il mercato del mobile advertising è in forte espansione, almeno stando al rapporto specifico ‘Mobile advertising: canali di distribuzione, modelli di business e previsioni’ della società d’analisi Jupiter Research, secondo cui la pubblicita’ sui cellulari dovrebbe arrivare ad un volume d’affari di 5,7 miliardi di dollari entro il 2014.

La crescita dell’advertising nel settore mobile ha portato all’aumento in questa fetta del mercato di molte start-up che cercano di capitalizzare. Molte le imprese che hanno mirato all’iPhone della Apple come piattaforma per i propri utenti.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 09/06/2009 @ 07:16:43, in Marketing, linkato 1760 volte)

McDonald's porta nei suoi ristoranti una buona abitudine che in Italia, rispetto agli altri paesi del mondo, è ancora poco sfruttata: il collegamento a internet gratuito. Il colosso della ristorazione 'fast' ha già attivato in 320 dei suoi 390 punti vendita italiani un rete wifi illimitata e gratuita.
 
Per connettersi è necessario effettuare una procedura di login inserendo i propri dati, fra cui il numero di un documento e del cellulare. L’utente riceve poi la password via sms e può utilizzarla in tutti i McDonald’s d’Italia.

Già testata in alcuni ristoranti, l’iniziativa è stata apprezzata soprattutto da turisti stranieri, “cioé chi non aveva altri mezzi per connettersi” ha spiegato Roberto Masi, managing director di McDonald’s Italia, presentando le novità questa mattina a Milano. “Prevediamo una fase iniziale, di 2-3 anni, in cui l’uso del wi fi sarà contenuto - ha aggiunto Masi -, ma crediamo che col tempo le abitudini degli italiani si modificheranno e il servizio avrà il grande successo ottenuto all’estero”.

Via Quo Media

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Grazie a Domenico Nardone e al sempre aggiornato blog Social Media Marketing sono venuto a conoscenza di un bel white paper di Jeremiah Owyang, social media anlalyst di Forrester, che questa volta prova a descrivere le fasi storiche del Social Web presente e futuro.

Owyang ipotizza 5 fasi in parte sovrapposte fra loro in termini temporali e comunque non consequenziali cronologicamente:

1) Era of Social Relationships: Le persone si connettono e fanno sharing
2) Era of Social Functionality: I social network diventano delle vere proprie piattaforme, quasi dei sistemi operativi online su cui tutto si innesta
3) Era of Social Colonization: Tutte le esperienze in rete possono ora essere a carattere sociale
4) Era of Social Context: I contenuti diventano accurati e totalmente personalizzati
5) Era of Social Commerce: I nuovi prodotti e servizi nascono e vengono definiti all’interno delle communities.

Noi dove siamo oggi? Difficile porre dei confini ma sicuramente la prima era ormai è maturata e la seconda è qualcosa di molto prossimo alla realtà dei maggiori utilizzatori di internet.

Per quanto riguarda le altre tre io credo che da molte parti se ne colgano le anticipazioni ed i fermenti e dunque le aziende realmente attente ai propri clienti farebbero bene a iniziare ad attrezzarsi.

Come? Owyang suggerisce alcune linee guida, di cui in parte anche io ho parlato recentemente su questo blog:

• Don’t Hesitate: I cambiamenti sono rapidissimi e non bisogna aspettare che siano gli altri a fare la prima mossa. Siate preparati tramite l’ascolto delle conversazioni che si svolgono sulla rete.
• Prepare For Transparency: Le persone commenteranno i vostri prodotti e li recesiranno che lo vogliate o meno e spesso i consumatori ne sapranno più di voi, per cui non potrete barare.
Connect with Advocates: focalizzatevi sui clienti più fedeli, saranno vostri difensori in caso di controversie (e sono molto più ascoltati di voi dagli altri clienti).
• Evolve your Enterprise Systems: I software aziendali, CRM e CMS in primis, vanno adeguati al nuovo paradigma con più funzioni social e con la massima apertura all’esterno.
• Shatter your Corporate Website: Il vostro sito sarà sempre più scomposto e distribuito dagli utenti sui social media. Meglio essere preparati.

E voi cosa ne pensate?

Gianluigi Zarantonello
via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Roberto Venturini (del 05/06/2009 @ 07:16:56, in Internet, linkato 1570 volte)

E' partita la fase di prelancio di "Bing" che sarebbe il nuovo motore di ricerca di Microsoft - al momento "coming soon" - ma qualcosa potete vedere, sotto forma di un video di presentazione, su www.decisionengine.com (per la cronaca Bing è quello che prima veniva chiamato "Kumo").

Ovviamente (come si deve ormai dire in questi tempi), si sono attrezzati con Facebook e con Twitter ( i link li trovate sempre all'URL di cui sopra).

Il posizionamento che Microsoft sembra aver dato al motore - per differenziarsi da Google, è quello di un software che non "trova" ma che "aiuta a decidere".

L'idea sembra essere quella di non dare dei "search results" ma di cercare di capire cosa stai davvero cercando; non dare "risultati" ma risposte.

Il motore, a quanto è stato annunciato, si focalizzerà molto su dare buone risposte specialmente nei campi della salute, della ricerca locale, viaggi e turismo, shopping.

La campagna di lancio avrà un budget superiore agli 80 milioni di dollari.

Staremo a vedere. Sarà interessante. Anche per chi lavora in campo SEO; una nuova complicazione, che renderà il lavoro più affascinante e challenging...; - )

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Di Altri Autori (del 04/06/2009 @ 07:08:43, in Internet, linkato 1412 volte)

YouTube prova il grande salto dagli schermi dei computer a quelli della televisione.

Il portale video di Google si arricchisce di un'interfaccia chiamata Xl (youtube.com/xl), una versione ottimizzata per guardare i video sui più grandi monitor tv. Il servizio funziona con qualsiasi browser di navigazione collegabile alla tv.

L’interfaccia di Xl è semplificata, con una maggiore dimensione del testo, senza commenti o barre di scorrimento, il che rende la navigazione più agevole, anche con i comandi televisivi. Resta la possibilità di visualizzare le differenti classifiche inerenti i clip, di fare ricerche e di scegliere lingua e area geografica di riferimento.

Il servizio offerto si caratterizza per i filmati ad alta definizione, che garantiscono ottima qualità dell’immagine. Limiti e imposizioni riguardanti le licenze e il trattamento diritti, non permettono comunque di vedere su YouTube ‘extra large’ molti dei film e degli show proposti invece dal portale tradizionale.

Ma sembra essere solo questione di tempo, prima che il canale di Google riveda i cavilli contrattuali. Un rilancio, quello di YouTube, che giunge a poco più di una settimana dall’esordio del client desktop di Hulu, il software che permette di accedere ai contenuti del portale hulu.com, gratuito e specializzato in serie tv, senza l’obbligo di doversi connettere al catalogo tramite un browser.

Per ora, il servizio Hulu è a disposizione solo degli utenti statunitensi. Ma la battaglia per i video online è appena cominciata.
 
Via Quo Media

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