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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 14/01/2009 @ 07:47:49, in Mercati, linkato 1345 volte)

Questo Natale i consumatori italiani hanno risparmiato, fra le altre cose, sugli acquisti di prodotti tecnologici. E’ quanto emerso dalle rilevazioni di GfK Retail & Technology nelle ultime cinque settimane del 2008. A subire maggiormente la contrazione che ha colpito il mercato, sono stati i lettori mp3. iPod e affini hanno visto uno flessione del 48% delle vendite rispetto al Natale scorso (-66% in termini di valore).

Decisamente poco rosea anche la situazione dei navigatori satellitari che, dopo la crescita vista nel 2008, hanno visto una battuta d’arresto del 19% (quantità) e del 33% (valore). Trend negativo anche per le telecamere (-17% quantità, - 27% valore) e per le stampanti (-46% quantità, -44% valore).

Pochi i prodotti che hanno chiuso il periodo natalizio in positivo: primi fra tutti pc portatili (+39% a quantità e +5% a valore) flat tv (+15% a quantità e -9% a valore), lettori video digitali MP4 (+11% a quantità e -18% a valore), fotocamere digitali (+5% a quantità e -8% a valore).

Per quanto riguarda i computer il periodo natalizio conferma le tendenze registrate nel corso dell’anno: flessione dei desktop (-18% a quantità e -24% a valore) e positivi i risultati dei portatili.

In particolare, per quanto riguarda portatili, il fatto che la crescita a valore è più contenuta di quella a quantità conferma che gli acquisti si sono spostati verso prodotti a prezzo medio più basso. Ciò avviene non solo a causa della generalizzata riduzione dei prezzi medi, ma anche in funzione dell’introduzione del nuovo segmento dei notebook, con prezzi medi nettamente inferiori.

Gli acquisti si sono comunque differenziati durante le settimane del periodo Natalizio: nelle prime 4 settimane infatti gli acquisti sono stati inferiori a quelli dello stesso periodo nel 2007, mentre si registra una ripresa nell’ultima settimana di rilevazione comune a tutti i prodotti in esame ad eccezione dei desktop, sempre negativi.

Questa crescita concentrata nell’ultima settimana assume maggiore importanza alla luce del fatto che nel 2008 l’ultima settimana non includeva il week-end pre-natalizio. Di conseguenza nel mese di dicembre i consumatori, rispetto al 2007, hanno avuto a disposizione un week-end in meno per gli acquisti dell’ultima ora.

Prendendo invece in esame le ultime due settimane di rilevazione (dal 15 al 28 Dicembre 2008) le vendite dei beni tecnologici di consumo mostrano un +2,4% a quantità, a fronte del quale si registra comunque un -7,8% a valore.

Le ultime due settimane confermano la performance positiva di flat tv, mp4, fotocamere digitali e laptop ppc a cui si aggiungono le Mfd in recupero nell’ultima settimana. D’altra parte si conferma comunque una flessione degli acquisti a valore, con unica eccezione per i laptop pc (+11% a valore a fronte di + 52% a volume).

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 13/01/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1314 volte)

Ormai il social networking è diventata un’attività, e anche forse una moda, estremamente diffusa nel nostro paese.
La maggiore esperienza diretta sta portando molti a chiedersi quale sia il modo migliore per utilizzare questi strumenti, specie in ottica business, e quale sia il migliore approccio nella gestione delle proprie reti.

Uno dei temi sicuramente più caldi è quello delle connessioni, meglio averne tante oppure è bene essere selettivi negli inviti e nell’accettare richieste di contatto?

Provo a fare qualche mia considerazione relativa solo all’ambito dei business social network che frequentiamo per motivi di lavoro o di interesse professionale.

Negli studi sociali il numero di Dumbar ci dice che possiamo ragionevolmente intrattenere rapporti di reale conoscenza al massimo con circa 150 persone: dunque secondo questa visione tutti i numeri superiori di connessioni non sarebbero veri contatti.

Dall’altra parte però troviamo le riflessioni di Anderson sul web come mercato a coda lunga: rispetto alle reti sociali offline con pochi click e utilizzando dei filtri come settore di attività, ruolo, area geografica possiamo velocemente selezionare dei contatti interessanti in una quantità virtualmente illimitata di possibili connessioni.

E dunque? La personale visione mi porta a dire questo:

1) E’ bene selezionare con cura i nostri contatti seguendo una certa linea di operato: ad esempio potremmo cercare di contattare nuove connessioni ragionando su di un tipo di ruolo in un determinato settore. Avere troppi contatti disparati è una fonte di ‘rumore’ che ci impedisce di percepire i nostri reali interessi.

2) Per contro sono propenso ad accettare le richieste di connessione: sono pur sempre frutto di una manifestazione di interesse e ci possono aprire, a livello di contatti di secondo livello, un mondo di possibili relazioni utili.

3) La gestione delle relazioni è un lavoro lungo: se non gestiamo con impegno i nostri network e siamo passivi non ne trarremo nulla (i contatti interessanti non arrivano da soli). Inoltre connessioni che oggi ci sembrano inutili potrebbero tornare preziose un giorno, per cui non precludiamoci opportunità a priori trascurandole del tutto.

4) Come tutti i mercati a coda lunga anche quello delle connessioni è governato dai filtri: dunque nel profilo cerchiamo di dare le informazioni giuste su di noi e casomai proviamo a frequentare qualche gruppo che ci interessa veramente, dove poter trovare persone che condividono i nostri interessi.

Le mie naturalmente sono riflessioni brevi e credo che questo sia un tema interessante e ricco di spunti, per cui dopo aver lanciato il sasso sarei curioso ora di sentire le vostre opinioni.

Gianluigi Zarantonello
via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Altri Autori (del 13/01/2009 @ 07:12:52, in Prodotti, linkato 1428 volte)

Il solo annuncio del Times ha fatto tremare i media in Giappone. La Nintendo ha intenzione di lanciare, in una prima fase solo nel territorio nipponico, la propria televisione.

Sfruttando la rete e il grande numero di console vendute, la Wii avrà un proprio canale televisivo. Per adesso non si sa molto sul palinsesto e i titoli in programmazione, si dovrebbe trattare di un canale orientato alle famiglie: trasmissioni di cucina, cartoni animati e quiz ispirati a videogiochi di grande successo come "Brain training".

Il nome di questa nuova tv sarà Wiinoma, l'importante agenzia di comunicazione Dentsu si occuperà dei contenuti e anche della vendita pubblicitaria. Buona parte dei contenuti sarà disponibile in maniera gratuita, mentre le trasmissioni on demand potranno essere acquistate tramite i Wii points.

Dopo il test in Giappone previsto per questa primavera, dovrebbe sbarcare negli Usa e per ultimo in Europa.
Un test decisivo non solo per la qualità di questo canale, ma soprattutto per i pubblicitari che cercano nuovi mezzi per raggiungere un pubblico sempre più lontano dalla televisione tradizionale. Sarà l'enorme comunità della Wii a decretare il successo di questa tv. Dopo aver lanciato un canale di news e un canale di meteo sulla consolle, la Nintendo superato l'effetto sorpresa della Wii, continua a puntare su contenuti multimediali di largo consumo. Sarà curioso vedere quali nuove mosse attueranno i concorrenti per mantenere il passo nelle vendite. Questo inverno la Microsoft ha rilanciato tutta l'interfaccia della propria Xbox 360, mentre Sony ha lanciato Home, una sorta di Second Life per i possessori di Playstation 3 con una grafica di alto livello.

di Leonard Catacchio su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 12/01/2009 @ 07:12:48, in Mobile, linkato 1363 volte)

 Skype è pronto al grande salto. Il popolare software di messaggistica istantanea e voIp ha comunicato al Ces l’intenzione di concentrarsi sul settore della telefonia mobile e di collaborare con la piattaforma Android di Google.

La nuova versione del client di proprietà di eBay, che inizialmente sarà disponibile solo in versione beta per gli utenti Usa, sarà compatibile con il T-Mobile Htc G1, primo e unico cellulare che supporta per ora Android.

Skype ha anche lanciato una versione Light del suo servizio voIp compatibile con oltre 100 nuovi modelli di telefoni cellulari che dispongono di Java, tra cui moltissimi Lg, Motorola, Nokia, Samsung e Sony Ericsson.

Sicuro dell’appoggio degli utenti, che grazie alle chiamate effettuate mediante il programma hanno risparmiato ingenti somme, Skype deve ora conquistare la fiducia di quegli operatori di telefonia mobile ancora scettici per il timore di vedere una drastica riduzione del fatturato generato dalle chiamate vocali.

Il responsabile operativo del gruppo Scott Durchslag si è detto sicuro che questa tendenza stia mutando: “In passato gli operatori pensavano che fossimo qualcosa di diabolico. Ora ci sono operatori che stanno venendo da noi”.

Durchslag ha spiegato che la crisi economica sta aiutando e non danneggiando Skype, in quanto i consumatori cercano alternative meno care. Anche i clienti business, che sono stati più lenti ad adottare Skype, ora cercano di usarlo per diminuire le spese.

“Non abbiamo mai visto le cose andare meglio”, ha affermato il dirigente, aggiungendo che il comparto business ora rappresenta circa il 30% del minutaggio telefonico utilizzato, rispetto al 20% di inizio 2008. “Ci sono imprese che usano il servizio e che prima non avrebbero mai chiamato“, ha detto Durchslag , citando come esempio il responsabile di un importante team del produttore di attrezzature Cisco Systems, il cui gruppo usa Skype per comunicare.

Durchslag ha aggiunto che, mentre altre aziende stanno licenziando personale, Skype, che guadagna oltre 30 milioni di utenti a trimestre, invece sta assumendo in massa per tenere il passo con la rapida crescita.

Con l'obiettivo di andare anche oltre il pc e il cellulare, Durchslag ha anche detto di aver cominciato a lavorare con i produttori di televisori per avere, forse già tra un anno, Skype sugli apparecchi tv digitali connessi a internet. “I televisori hanno un ciclo di sviluppo molto lungo, dunque si tratta di qualcosa che si vedrà probabilmente alla fine del 2009 o all'inizio del 2010, se va tutto alla perfezione”, ha concluso il dirigente, che però non ha indicato i nomi dei fabbricanti coinvolti.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 09/01/2009 @ 07:12:18, in Internet, linkato 1310 volte)

Annunciato lo scorso dicembre, il nuovo sistema integrato di Audiweb per la rilevazione dei dati relativi alla fruizione dei media on line, è ora entrato in funzione a pieno regime. La Joint Industry Committee che vede fra i soci partecipanti Fedoweb, Upa ed Assocomunicazione ha infatti perfezionato il meccanismo di distribuzione agli operatori specializzati del database mensile contenente i dati quotidiani di navigazione del panel composto da 20mila utenti Internet. Nelle mani di editori, centri media, concessionarie di pubblicità e agenzie Web vi sono quindi tutti gli strumenti per poter procedere con qualsiasi tipo di pianificazione di natura pubblicitaria e, questa una delle novità più importanti per il 2009, la possibilità di mettere a frutto i vantaggi di una metodologia in grado di integrare i dati forniti dai panelist con quelli censuari (estratti dalle attività svolte sui siti censiti e riferiti alle pagine effettivamente consultate via browser dall'utente) e quelli (stimati) relativi alla navigazione in Rete effettuata da luoghi pubblici. Il "nuovo" corso della misurazione del Web italiano, secondo Audiweb, può contare su una comunità ampia e variegata - gli editori online presenti nel database, direttamente o tramite i loro network pubblicitari, sono 80 e i brand censiti 179 – che abbraccia praticamente tutti (le eccezioni sono poche sebbene autorevoli, vedi Yahoo! e Sky) i grandi e piccoli attori della Rete.

Il valore aggiunto dell'impianto di ricerca Audiweb, dicono i diretti interessati, deriva dal fatto di essere fondato su tre distinti metodi di rilevazione - ricerca quantitativa di base, panel statisticamente rappresentativo della popolazione italiana online e sistema censuario – che nell'insieme offrono una reportistica completa dell'audience dei media digitali. Lo strumento "innovativo" di misurazione è proprio il Database, che oltre a descrivere il comportamento tenuto sui siti degli associati dal campione da casa e ufficio riporta i profili socio-demografici dei componenti del panel stesso e una precisa codifica per categorie dei canali visitati. Il dettaglio è quindi il più approfondito possibile, e per gli operatori questo si traduce nella possibilità di studiare, costruire e ottimizzare adeguatamente i piani media. Investire in advertising on line non è mai stato così facile, questo in sintesi il messaggio che lancia al mercato Audiweb, e considerando le ancora diffuse reticenze all'utilizzo di Internet come canale di sbocco per la comunicazione commerciale non sembra una cosa da poco. Dietro tale auspicio c'è anche, e Audiweb ne sottolinea infatti la valenza, l'utilizzo di sofisticati sistemi di ponderazione (nello specifico la routine statistica Calmar, messa a punto con il contributo di Memis e Nielsen Online) a garanzia dell'autenticità e veridicità dei dati Internet provenienti dal mercato.

Nella logica di sistema integrato, al Database si affiancano altri tre strumenti di rilevazione del traffico on line. AW Trends è il report con i risultati dei primi tre cicli della ricerca di base (curata da Doxa) e fornisce la stima dell'universo dei navigatori per la corretta ponderazione dei dati panel; AW View è invece il servizio (basato su Nielsen Online NetView) che visualizza i dati di audience mensili di tutti i siti; AW Report è infine il sistema di monitoraggio quotidiano dei dati censuari complessivi di navigazione dei siti Web iscritti. La convinzione di Audiweb è quella, in sostanza, di aver messo a punto un "ecosistema" che possa essere un punto di riferimento puntuale e omogeneo (oltre che certificato) per misurare l'audience del Web nostrano. I dati di traffico (pagine viste, utenti unici, tempo medio speso on line e quant'altro) di portali e siti di maggior afflusso saranno cioè facilmente tra di loro confrontabili e così facendo sarà più immediato per chi investe in Web avere delle basi e dei riscontri qualitativamente e quantitativamente adeguati. Che si sia agli albori di una nuova e florida stagione della pubblicità on line è troppo presto per dirlo, ma certo è che il Web è un media che più di ogni altro ha fra le sue peculiarità quella di un rapporto molto stretto e funzionale con i suoi utenti. L'essere in Rete è sinonimo (spesso) di trovare la risposta alle proprie necessità informative e comunicative e ciò che più conta per gli operatori pubblicitari è la costante crescita della propensione a navigare on line degli italiani. Senza dimenticare, inoltre, che fare advertising sul Web costa ancora decisamente meno che non ritagliarsi una finestra in televisione.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 08/01/2009 @ 07:35:24, in Internet, linkato 1260 volte)

Internet potrebbe essere un salvagente formidabile per alcuni modelli di business tradizionali, che nella Rete troverebbero esempi e consigli pratici per superare indenni gli effetti della crisi finanziaria globale. Uno dei punti focali teorizzati dal giapponese Joichi Ito, guru dell'informatica e di Internet considerato dal World Economic Forum uno dei 100 "leader globali del futuro", verte sul fatto che il Web ha abbattuto i costi della distribuzione delle informazioni e il cardine delle attività di business non deve più essere fondato sul come diffonderle ma sul come selezionarle, individuando gli utenti idonei a riceverle. Internet, dice Ito, crea costantemente forme nuove di business partendo dalla gratuità della distribuzione dei contenuti e Google, che offre gratuitamente i suoi servizi (dalla ricerca alle mappe) e vive di pubblicità, è ovviamente un esempio d'eccellenza. In tempi di crisi, però, anche la Rete offre il fianco a minacce che possono seriamente ridimensionare la crescita del Web advertising, per quanto lo strumento costituisca una forte attrattiva per inserzionisti "delusi" dal mezzo televisivo o dalla carta stampata. I media digitali non sono quindi immuni dalla recessione e a confermarlo sono i dati – relativi agli Stati Uniti - pubblicati di recente da una delle società più attente a rilevare le dinamiche in atto nel cyberspazio, e cioè eMarketer .

Sotto la lente di ingrandimento degli analisti è finito in particolare il fenomeno del Web 2.0 per antonomasia, il social networking, sempre più al centro dell'attenzione di addetti ai lavori e non e mai avaro di contraddizioni. Facebook – oltre 120 milioni di utenti nel mondo e 60 miliardi di pagine visitate al mese – è l'emblema di una nuova era della comunicazione, che verte su socialità globale, interattività ed estrema visibilità. Strano a credersi, ma i siti di social network non sono certo un riferimento per gli inserzionisti della Rete. Anzi. Proprio eMarketer ha abbassato più volte nel corso del 2008 le previsioni di spesa per l'advertising su Facebook & Co. e stando alle ultime stime elaborate in dicembre nell'anno appena concluso aziende e centri media statunitensi dovrebbero aver raccolto 1,2 miliardi di dollari, contro gli 1,4 miliardi stimati a giugno. Per il 2009, il taglio dei budget rispetto alle iniziali previsioni è ancora più netto: il livello di investimenti per i prossimi dodici mesi si attesta infatti attorno agli 1,3 miliardi di dollari, mezzo miliardo in meno circa di quanto a suo tempo profetizzato. Numeri che rimangono importanti – pensiamo per esempio al fatto che la pubblicità on line in Italia raggiunge gli 850 milioni di euro nel suo complesso – ma che testimoniano i limiti dell'advertising su Internet nel decollare definitivamente. Rispetto agli altri media (giornali e TV) la reazione alla crisi è sicuramente migliore ma resta in sostanza il fatto che tanto l'intero comparto della pubblicità online quanto le reti sociali in modo particolare non significano ancora per molte aziende un sicuro ritorno sugli investimenti.

Nel caso specifico dei vari Facebook, MySpace, Linkedin e via dicendo ciò che preoccupa gli analisti (e il messaggio è decisamente in contrasto con quello di molti esperti di marketing) è l'incertezza che ruota intorno all'efficacia pubblicitaria di questi siti, alla loro capacità di valorizzare a fini commerciali gli enormi volumi di contenuti generati dagli utenti. I numeri che fotografano le difficoltà dei più gettonati siti di social network parlano di fatto da soli: MySpace, di proprietà della News Corp. di Rupert Murdoch, dovrebbe aver chiuso il 2008 con 585 milioni di dollari di ricavi pubblicitari, rispetto ai 755 milioni di dollari previsti. Facebook se la passa anche peggio perché se le stime di eMarketer sono corrette si è dovuta accontentare di 210 milioni, contro i 265 milioni previsti a inizio anno. Anche la faccia più splendente del Web 2.0, insomma, ha le sue belle gatte da pelare e i prossimi dodici mesi saranno una sorta di prova della verità. Tornando alle teorie di Ito, i social network sono sicuramente un'irrinunciabile opportunità sociale ed economica, una base di partenza per la creazione di modelli di business credibili, ma almeno per ora hanno "fallito" la prova del campo e del mercato. Il rischio di una nuova bolla come quella del 2000 (anche se qualcuno l'ha predetta) sembra scongiurata ma ha forse visto bene il Commissario europeo per la società dell'informazione Viviane Reding nell'auspicare la definizione di normative dedicate al fenomeno. Normative che avrebbero l'obiettivo di strutturare i social network su basi più solide e renderli meno esposti alle forti oscillazioni del mercato, così da attirare l'attenzione (e gli investimenti) di una vasta comunità di aziende.


di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

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A Chicago (lo sa bene chi guardava E.R.) fa un freddo porco.

Ha quindi molto senso l'iniziativa di comunicazione non tradizionale di Kraft per la sua zuppa pronta "Stove Top Quick Cups".

L'azienda ha deciso di utilizzare una cinquantina di pensiline del bus come punto di contatto (poster) col pubblico; in 10 di queste ha installato un sistema di riscaldamento (una follia dal punto di vista dell'efficienza energetica, btw) ed è poi passata a distribuire campioni *caldi* del prodotto agli infreddoliti utenti dei mezzi (vedi alla voce tryvertising).

Kraft non è nuova a esperimenti in campo comunicazionale - si veda il caso della pubblicità odorosa di cui abbiamo parlato in passato.

Nemmeno le pensiline sono un luogo nuovo per la comunicazione alternativa - si veda lo sfortunato caso delle pensiline al profumo di biscotto.

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Di Gianluigi Zarantonello (del 03/01/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1566 volte)

Avrete sentito parlare di Chris Anderson e della teoria della coda lunga. In buona sostanza si tratta di una constatazione, in un mercato praticamente illimitato come quello digitale anche la vendita di piccole quantità di prodotti di nicchia è redditizia, anzi, la somma del valore generato da questi piccoli lotti supera spesso in valore l’introito dei best sellers. 

Questa osservazione può essere molto interessante anche rispetto ai contenuti e alla comunicazione nell’era del web 2.0

Se infatti analizziamo in modo attento le statistiche di un qualunque nostro website dotato di qualche notorietà in rete vedremo che fra i referrals ci sono tantissimi accessi da siti che ci portano uno o due visitatori per volta.

Di solito trascuriamo questo tipo di valori, se però proviamo a sommare le provenienze da siti “altri” rispetto alle grandi fonti di traffico vedremo che sono i primi che ci portano la maggioranza dei nostri accessi.

Di più, se abbiamo un sito ricco di contenuto probabilmente quei pochi accessi verranno ciascuno da una fonte attinente con il tema trattato nella pagina di atterraggio. Questo mi porta a riprendere e amplificare un messaggio lanciato alcuni post fa: è fondamentale creare molto contenuto di qualità e diffonderlo capillarmente nel web con feed rss e piattaforme 2.0.

Il risultato sarà quello di una presenza diffusa dei nostri contenuti che potranno intercettare tutta quella domanda più o meno di nicchia che la dimensione del web riesce finalmente a soddisfare nei bisogni latenti, non gratificati dalla necessaria selezione di prodotti e contenuti propria delle economie offiline (magazzini, rese a metro, spazio sugli scaffali).

Grazie a questa diffusione porteremo un flusso continuo di piccoli accessi che a conti fatti saranno il reale punto d forza del nostro traffico per realizzare il nostro business (vendita di pubblicità, e-commerce, altro).

Che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello
Via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Altri Autori (del 31/12/2008 @ 07:31:00, in Tecnologie, linkato 2859 volte)

Crisi o non crisi la tecnologia continua a fare passi da gigante. Anche nel 2008 le innovazioni nei prodotti destinati al grande pubblico non sono mancate, nel campo del software come in quello dell'hardware, nei dispositivi mobili come in quelli votati all'alta definizione. Molte di queste "new entry" del firmamento hi-tech, praticamente tutte, giocheranno un ruolo importante anche nel 2009 e negli anni a venire condizionando le abitudini quotidiane di milioni di persone, siano esse semplici consumatori o figure di business. E non sono neppure mancate novità importanti nel campo della ricerca, sotto forma di nano tecnologie e nuovi materiali per realizzare i microchip e di transistor (progettati dagli Hp Labs) che sostituiranno in futuro le attuali memorie Dram (Dynamic random access memory) su prodotti in commercio entro i prossimi cinque anni. La ventata di novità ha toccato anche mondi sempre più pervasi dalle tecnologie come lo sport, con il rivoluzionario costume da bagno prodotto da Speedo in collaborazione con la Nasa. L'innovazione, come sentenzia una delle bibbie della tecnologia, Wired, è in altre parole viva e vegeta e pure in ottima salute, anche se i venti della recessione si fanno sentire eccome. Proprio la prestigiosa testata americana ha stilato come di consueto la classifica delle 10 tecnologie a suo avviso più importanti, "le "Top Technology Breakthroughs of 2008". Di questa classifica diamo di seguito alcuni esempi in ordine (crescente) di rilevanza.

Display flessibili
Se ne parla da parecchio tempo e diventeranno realtà, nel senso di un loro impiego su larga scala, entro il 2010 o al più tardi il 2011. Cellulari, computer portatili ed e-book si doteranno infatti progressivamente di schermi flessibili, arrotolabili su se stessi, come una sorta di antica pergamena. Quest'anno significativi sviluppi in questa direzione si sono registrati in seno all'attività dell'Arizona State University o di vere e propri specialisti della materia come Plastic Logic ed E-Ink. Samsung, fra i produttori di telefonini, è stata la prima a mettere in mostra (esemplificativo questo video apparso su YouTube) un prototipo di display flessibile destinato agli apparecchi mobili che si ripiega alla stregua di un libro. Quanto immaginato in "Minority Report" non è quindi più così lontano.

Memorie allo stato solido
Apple, con gli iPod, ha aperto la strada. Oggi e più che mai nei mesi a venire le memorie flash saranno ben più di un'alternativa ai classici hard disk nell'equipaggiamento di base di una moltitudine di dispositivi elettronici portatili, dai notebook ultraportatili alle macchine fotografiche digitali. Ora i grandi produttori di sistemi di archiviazione, fra cui Emc, Sun Microsystems e Hitachi stanno testando questa tecnologia per le grandi utenze aziendali. Una rivoluzione annunciata nel segno di migliori prestazioni (tempi di risposta) e di una maggiore efficienza energetica (minori consumi) rispetto ai tradizionali supporti di memoria. I prezzi dei dischi Ssd (solid state disk) è in costante flessione e questo ne faciliterà l'adozione a volumi già nel 2009 nei data center. Per i prodotti hi-tech che riempiono le case, ormai, è già tempo di dire "goodbye" ai vecchi hard disk.

Gps
La tecnologia in sé è datata 1978, quando furono rese operative le prime trasmissioni di dati su tecnologia Global Positioning System. Dal 1993 è iniziata la commercializzazione al grande pubblico, inizialmente per una ristretta categoria di utenti e veicoli, e nel 2008 i Gps hanno toccato l'apice della popolarità diventando un "add on" irrinunciabile per smartphone, lettori multimediali e computer portatili. Il futuro di questa tecnologia è tutta in una parola: servizi. Di geolocalizzazione e geotagging, perfettamente integrati con i software che comandano telefonini e gadget hi-tech e sotto il segno del Web 2.0.

Video ad alta definizione sulle reflex
La fotografia sposa il video e questo grazie al superamento di un limite tecnologico che ha segnato la storia recente della macchine digitali reflex a lente singola. Nikon e Canon, per prime, hanno lanciato sul mercato apparecchi Slr (Single-lens reflex) dotati di un apposito chip in grado di registrare filmati in alta definizione. Il che significa mettere nelle mani dei cultori delle arti grafiche e visive, nonché ai fotografi professionisti, dispositivi in grado di soppiantare le funzionalità delle classiche videocamere, aprendo le porte a un mercato dalle enormi potenzialità di sviluppo.

Usb 3.0
Alzi la mano chi non è mai ricorso a una chiavetta Usb per copiare file o documenti particolarmente pesanti da un computer a un dispositivo digitale o viceversa. La tecnologia Universal Serial Bus è ormai uno standard mondiale affermato e consolidato e a partire da metà 2009 avrà un'ulteriore accelerazione con l'avvento dei primi dispositivi dotati di interfacce Usb 3.0. La velocità di trasmissione dati sarà 10 volte più veloce della tecnologia attuale (la 2.0) e toccherà la punta di 4,8 megabit per secondo, agevolando di conseguenza il download e l'upload di contenuti digitali da e verso il Web. Ma non solo. Utilizzato come fonte di alimentazione, un cavo Usb 3.0 sarà capace di distribuire una quantità di energia elettrica nove volte superiore a quella trasportata oggi, con evidenti benefici sui tempi di ricarica di smartphone e dispositivi digitali in genere.
 
Android
É la scommessa di alcuni big della telefonia mobile, Motorola in testa. Lo sbarco negli Usa a fine ottobre del G1, il primo googlefonino - prodotto da Htc per T-Mobile – a vedere il mercato è stato solo l'inizio dell'avventura di Android. I circa 1,5 milioni di smartphone venduti con il sistema operativo open source voluto da Google non sono un dato eclatante se paragonato ai tre milioni di iphone che Apple ha consegnato al mercato nei primi due mesi di vita del melafonino. Le pecche del primo cellulare androide sono parse evidenti soprattutto alle voci batteria e display ma le prospettive di crescita per Android sono grandi. Il numero di operatori e produttori (Samsung, Sony Ericsson, Asus, Huawey e addirittura Lenovo con China Mobile) che hanno abbracciato la Open Handset Alliance è lunga come è lungo l'elenco degli annunci imminenti. Per l'industria mobile si annuncia un'altra rivoluzione e questa volta arriva non da un terminale ma da un software, da una piattaforma operativa aperta che potrebbe attirare a sé moltissimi sviluppatori di applicazioni. Mettendo pressione sugli altri Os dell'universo smartphone, da Symbian a Windows Mobile passando naturalmente per quello caricato a bordo dell'iPhone.

Apple App Store
Per alcuni addetti ai lavori è la vera scommessa vinta da Steve Jobs con il lancio dell'iPhone. E questo perché la guerra per il predominio negli smartphone si giocherà soprattutto sul fronte delle applicazioni che vi girano sopra: aprire un negozio virtuale per offrirle – gratuitamente alcune, a pagamento la maggior parte – agli utenti è stata una strada che Apple ha imboccato per prima e il suo App Store ha generato non a caso numeri molto ma molto importanti. Con il suo negozio la casa della Mela ha cambiato un modello statico di distribuzione di programmi (soprattutto di entertainment) per i cellulari rendendolo altamente dinamico, oltreché semplificato. Nella scia dell'App Store Google ha creato il suo Android Market, Research in Motion ha dato vita all'Application Storefront per i milioni di clienti dei suoi BlackBerry, Microsoft e Symbian sono prossime a dare il là ai propri marketplace di applicazioni. Android ha rafforzato un concetto: per migliaia di programmatori il cellulare è il nuovo pc, un device personalizzato su misura per tutto ciò che concerne strumenti di lavoro, giochi e tool di varia natura.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 30/12/2008 @ 07:04:17, in Marketing Ambientale, linkato 2727 volte)

Aziende italiane virtuose. Il 33% delle imprese italiane adotta politiche “verdi” all’interno dei propri processi produttivi. Il 20% ha intenzione di promuovere attività ecocompatibili mentre solo il 6% non ha intenzione di adottare alcuna politica verde. Sono questi alcuni dei dati (confortanti) che emergono dallo studio condotto dalla società di recruiting Robert Half Finance & accounting sui dipendenti di aziende di tutte le dimensioni.

Un terzo delle aziende italiane, quindi, ha già implementato delle attività volte al rispetto dell’ambiente. Un valore per ora sotto la media mondiale (42%), ma destinato a crescere. È infatti sopra la media il numero delle aziende che, a detta degli intervistati - manager del finance e della ricerca e sviluppo - stanno definendo delle politiche ambientali da implementare a breve (20% il dato Italia contro il 17% media mondiale). Ma quali sono le attività attuate per il rispetto dell’ambiente dalle aziende del nostro Paese? Primo fra tutti, un maggior rispetto per i consumi energetici che coinvolge ben il 66% delle imprese: in primis l’uso di lampadine a basso consumo e una maggiore sensibilizzazione dei dipendenti. Un valore addirittura superiore alla media mondiale (64%).

Seguono i programmi di riciclo inclusi nei processi produttivi per il 56% delle aziende e l’utilizzo di carta riciclata per il 54%. Poi, un quinto circa delle aziende ha un piano di conservazione e risparmio dell’acqua. Tra le modalità più originali e innovative si rilevano invece l’incentivazione all’uso dei mezzi pubblici attraverso il rimborso del costo dei biglietti utilizzati per raggiungere l’ufficio, attuato dal 22% delle imprese, e la digitalizzazione dei documenti, con conseguente risparmio nell’uso di carta, per il 12%. Sono ancora poche invece le imprese che optano per la compensazione delle emissioni di CO2 emesse nell’ambiente come conseguenza delle proprie attività. Solo il 7% delle aziende, infatti, sostiene piani di rimboschimento o altre iniziative analoghe.

Infine, mentre il 15% delle aziende dichiara di considerare le politiche ambientali all’interno di un più ampio programma di responsabilità sociale d’impresa, nessuna di quelle considerate dallo studio ha scelto la strada della certificazione Iso 14001 per dichiarare l’impegno concreto nel minimizzare l’impatto ambientale dei propri processi, prodotti e servizi.

da e-gazzette.it

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