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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 25/07/2017 @ 07:34:09, in Social Networks, linkato 954 volte)

Mentre molti di noi ancora cercano di comprendere come gestire le dinamiche più importanti del web 2.0, gli addetti ai lavori già sono a pieno titolo immersi nel web 4.0. Al di là delle etichette che vogliamo dare ai processi, viviamo all’interno di un qualunque racconto di fantascienza di meno di venti anni fa, in cui robot ed umani interagiscono nel quotidiano con ordinaria familiarità e ci siamo arrivati mentre eravamo ancora distratti dall’euforia dell’iperconnettività e della socialità a portata di like. L’unica differenza dall’immaginario classico è che, per il momento, questi robot non hanno fattezze antropomorfe. Si sono insinuati nel nostro mondo come vere e proprie “protesi cognitive”, dall’aspetto innocente ed in taluni casi perfino intangibile.

I nostri smartphone ci conoscono meglio del nostro partner, indovinano i nostri gusti musicali, i nostri amici, i nostri appuntamenti, i libri che preferiamo e le ricette che cuciniamo; ci suggeriscono dove comprare e cosa ed arrivano perfino a monitorare con accudente precisione il nostro bioritimo più adeguato. Anticipano le nostre esigenze ed in molti casi, effettivamente, ci semplificano la vita. Sicuramente la capacità di personalizzazione delle tecnologie è parte integrante del loro successo contribuendo a fornirci un’estensione delle nostre capacità cognitive che rende il servizio di questi strumenti un vero e proprio potenziamento digitale (Prensky, 2011).

In questo idilliaco panorama di uno spazio sociale in cui le applicazioni diventano la Mary Poppins della nostra vita, navighiamo senza troppa consapevolezza e senza sufficiente comprensione della maggior parte dei fenomeni di cui siamo protagonisti. Sembra elementare solo perché è facile – smart si dice oggi – eppure non è esattamente così. Sono facili le azioni, ma sono decisamente complesse le dinamiche sottese.

Concentrandoci sulle interazioni mediate dalle tecnologie digitali, è necessario riflettere sui meccanismi che ne hanno garantito la diffusione e che quotidianamente ci rendono parte di un processo più ampio. Questa forma di ossessione collettiva è tacitamente tollerata, per le dimensioni che ha acquisito, finendo per rendere sempre più difficile distinguere l’uso dall’abuso e scindere i momenti online da quelli offline. Questo non solo a causa di una contiguità sempre più spinta tra reale e virtuale,[1] ma di una diffusione che rende la “norma” (normale) un comportamento perché diffuso dalla maggior parte delle persone. Portiamo i nostri device sempre con noi, riuscendo in questo modo ad essere in ogni istante in contatto con la nostra “rete” sociale, ospitata da quel cyberspazio che ha assunto un ruolo decisamente impegnativo nel nostro tempo e nelle nostre interazioni: i social network. Sono loro che ci raccontano la nostra storia, in quella versione avvincente e pubblica che gli abbiamo suggerito, selezionando con un sempre più talento registico foto, status, hashtag e localizzazioni.[2]

Di fatto, il successo dei social si basa sulla principale leva della socialità: il confronto sociale. Online viviamo nella costante necessità di stimolare il riscontro dei nostri contatti, di avere un feedback più o meno continui sulle nostre azioni, pensieri e su ogni cosa possa essere oggetto di condivisione. Attiriamo in questo modo l’attenzione e sfoghiamo le nostre emozioni, certi dell’empatia dei nostri contatti, in un ambiente che percepiamo come controllato e sicuro.[3]

Proprio perché considerata intima e basata su un pregiudizio positivo di fiducia, la comunicazione digitale entro i social network si dimostra in realtà estremamente persuasiva, per quanto inconsapevolmente, in virtù del processo che BJ Fogg (2008), il teorico della captologia[4], già all’inizio della loro diffusione aveva intercettato e definito persuasione interpersonale di massa (Mass Interpersonal Persuasion – MIP)[5].

In particolare, unendo la persuasione interindividuale alle caratteristiche dei media di massa la MIP, all’interno dei social network si genera un’esperienza persuasiva che incide sia sugli atteggiamenti che sui comportamenti.

Per comprendere meglio, è possibile analizzare gli elementi salienti su cui si basano le tecnologie orientate a processi persuasivi.

Persuasive experience

Le interazioni mediate dalle applicazioni social hanno come obiettivo le principali dinamiche dell’influenza sociale: la modifica degli atteggiamenti e dei comportamenti. Per comprendere meglio è sufficiente pensare ad una qualunque pagina Facebook: il suo primo intento sarà quello di indurre una disposizione positiva verso il prodotto o il personaggio, che costruirà pianificando attentamente intrattenimento e/o consigli. Ottenuto questo risultato – costruendo la community e fidelizzandola – chiederà un’azione concreta, dal condividere un post, scrivere una recensione positiva, partecipare ad un evento, visitare il sito o acquistare un certo prodotto.

Automated structure

La convergenze multimediale dei media digitali agevola la viralità della comunicazione per via di una progettazione finalizzata a convincere gli utenti ad impegnarsi in un’azione che è strutturata proprio per essere estremamente semplice. Si pensi, ad esempio, alla facilità con cui attraverso un “I like” si diffonde un’informazione o ancora come sia efficace chiedere una “semplice” condivisione di un link per promuovere un prodotto, un’attività o un’idea. La facilità con cui condividiamo contenuti è frutto di una progettazione che si impegna a renderli sempre più automaticamente virali.

 Social distribution

Il meccanismo persuasivo è implicitamente condiviso tra gli amici, quindi dotato di un’elevata accettabilità sociale e di una affidabilità garantita dalla prossimità. La facilità con cui accetto l’invito di un amico ad iscrivermi ad un gruppo o scaricarmi una App è paragonabile a quella con cui a mia volta girerò l’invito ad altri amici, amplificando esponenzialmente il processo di distribuzione sociale del meccanismo stesso. Richard Brodie (2000) parla di “virus della mente” ritenendo che l’individuo possa essere concepito come mero replicatore dei memi dai quali viene “infettato” durante le interazioni sociali, processo decisamente accresciuto con l’avvento del digitale. La facilità con cui cliccando un tasto inviamo inviti a centinaia di contatti ci rende contestualmente attivi ed inconsapevoli portatori di “virus culturali”. [6]

Rapid cycle

Per sua stessa natura la rete si basa su processi virali estremamente rapidi, che trovano negli ambienti social un terreno fertilissimo di propagazione grazie all’elevata affordance dei meccanismi di reazione e condivisione. Non devo faticare per condividere immediatamente un contenuto ed ho la consapevolezza che la velocità di propagazione è proporzionale al successo del mio intervento. Se condivido contenuti “datati” perdo appeal rispetto alla mia performance. Si pensi, ad esempio, in proposito al successo del real time marketing e di come la propagazione di un #hashtag di moda richieda a tutti di essere tempestivi al massimo nella partecipazione alla cerimonia sociale di condivisione. Ugualmente, pensiamo a come la rapidità diventi utile ad esempio nel caso di attentati o disastri naturali: Facebook ha attivato il Safety check per avvisare immediatamente i propri contatti di essere in salvo.

Huge social graph

Facebook – per citare il social più popolare ed utilizzato al mondo – ad oggi conta circa 2 miliardi di utenti (di cui 1, 28 attivi giornalmente con un incremento annuale del 18%)[7] e solo in Italia supera i 30 milioni di utenti, per cui ogni interazione online può creare delle connessioni che coinvolgano potenzialmente miliardi di persone. Nessuno, ovviamente arriva a tutti, ma senza dubbio, i celebri Sei gradi di separazione di Milgram sono drasticamente diminuiti con il diffondersi delle reti sociali.

Measured impact

Gli effetti del proprio comportamento nel network possono essere osservati da utenti e creatori, ragione che amplifica la “cultura della quantità”. In particolare la possibilità di ricevere feedback immediati di apprezzamento aumenta la motivazione a pubblicare altri contenuti. Di fatto, il processo della riprova sociale ci induce a ritenere attrattivo ciò che è popolare nella maggioranza. Un esempio della nostra tendenza a farci guidare dalla “saggezza delle folle” governa la popolarità dei meccanismi di recensione sempre più popolari del mondo digitale (si pensi al ruolo giocato sulla brand reputation da tripadvisor o da yelp) che sempre più influenzano le nostre esperienze di acquisto.

Senza scomodare Vans Packard e i persuasori occulti, come ogni altra forma di persuasione la MIP non è in sé positiva e negativa, ma è sicuramente un potenziale enorme dei social network, che rende per la prima volta nella storia l’individuo ordinario dotato dell’abilità di acquisire visibilità ed esercitare potenzialmente la propria influenza su milioni di persone.

Il problema è un bias di fondo nell’utilizzo dei social ovvero l’illusione della libertà intrinseca alla partecipazione online. Questa idea (illusione) di sostanziale democrazia ci rende meno reattivi ai tentativi di influenza interpersonale sia quando li subiamo sia quando li agiamo, perché non arrivano più dai grandi media di massa (come tv e radio), ma dal nostro “vicino di banco”.

Nonostante la diffusa percezione di autonomia intellettuale all’interno dei social network, è dimostrata la minor propensione ad esprimere la propria opinione reale online, qualora questa sia difforme da quella della “nostra” maggioranza (i nostri contatti), rispetto a quanto faremmo in un’interazione in presenza.  Le dinamiche di desiderabilità sociale aumentano esponenzialmente all’interno dei social, rendendoci ancora più sensibili a quel processo che prima riguardava solo la comunicazione pubblica: la spirale del silenzio.[8]  Restiamo poco consapevoli del fatto che a decidere di cosa ci interessa parlare sono i nostri “affidabili contatti” o meglio gli algoritmi che ci costruiscono attorno un mondo su misura, a partire dalle nostre preferenze lasciate inconsapevolmente in rete. Nella nostra “bolla” social edifichiamo una realtà basata sulle nostre preferenze e sulla rinnovata interconnessione dei nostri small worlds, mantenendo viva l’illusione che in rete sia rappresentata la totalità della realtà sociale (effetto echo-chambers).

La cultura della rete appare come dominata dall’idea che le interazioni online rappresentino la “voce non mediata della gente”,[9] espressione di quella tanto idealizzata democrazia di rete che permette a chiunque di dire la sua sul palcoscenico esteso dei social media. Ma se questo è vero a livello teorico e resta (sia chiaro) un’opportunità concreta e appassionante di connettività globale e potenziamento cognitivo, in assenza di una cultura della comunicazione digitale e di un consapevole ed eticamente responsabile utilizzo, finisce per trasformarsi in una babele di monologhi, generati da inconsapevoli processi di persuasione interpersonale di massa, tanto non interessanti (per i più), quanto economicamente proficui (per pochi).  L’iperconnettività propria dei social si rivela al servizio della legge dellaquantità, che domina il giudizio sociale diffuso. [10] Per il principio dell’aggregazione preferenziale la numerosità delle interazioni e dei gradimenti online,  agevola la popolarità e la conseguente attrattività di un net (nodo: utente, pagina etc): da cui più like, più reactions, condivisioni e commenti, più il post diventa virale ed il nodo che lo ha diffuso ne ricava visibilità che si traduce in “produzione sociale di valore”.[11] Eppure “quando tutti sono lì a trasmettere non rimane nessuno ad ascoltare” (Keen 2007), così ci ritroviamo impegnati a produrre con costanza contenuti su contenuti per ampliare la nostra rete e monitorarne l’apprezzamento, nonostante la richiesta di velocità propria del social sia incompatibile con la lentezza dell’introspezione, dell’approfondimento e della riflessione. Non c’è tempo per pensare prima di parlare. Accade, quindi, di trovarci davanti a quella che Wolf, definisce una evidente e sempre più diffusa perdita della capacità di lettura profonda, ampliando la ricaduta di quello che può intendersi come un vero e proprio analfabetismo funzionale[12].

Imparare a gestire la comunicazione in rete in qualità di agenti di persuasione, conoscere l’impatto del nostro comportamento online, anche il più piccolo, non è una necessità solo per gli addetti ai lavori, quanto un’urgenza sociale più ampia, che riguarda ciascuno nel proprio ruolo di cittadino globale.

Citando il celebre teorizzatore della distinzione tra nativi ed immigrati digitali, la saggezza digitale va attentamente distinta dalla destrezza digitale.[13]  Non basta saper usare le tecnologie per farlo con cognizione. Così come non basta digitalizzare aziende e pubbliche amministrazione senza fornire le conoscenze essenziali relative ai processi di comunicazione digitale, per gestire al meglio le interazioni dietro gli strumenti.

Tra le possibili strade da approfondire per imparare a dirigere il legame tra comunicazione digitale e persuasione interpersonale di massa (MIP) sembra fondamentale la pianificazione di un’azione educativa che non agisca solo sugli strumenti, ma anche sui processi. È necessario fare in modo che si sviluppi una maggiore sensibilità rispetto agli effetti delle proprie interazioni online (e dell’impatto che hanno nell’offline), così come è importante riflettere sulla sempre più efficace affordance degli strumenti, che li rende e renderà ancora più user friendly, offuscando il bisogno di cognizione delle implicazioni d’uso. [14] Solo in questo modo si può realmente sperare nella valorizzazione di una dimensione creativa, costruttiva, della comunicazione in rete, a dispetto di quella autoreferenziale, replicativa e mainstream che domina attualmente.

Via Agenda Digitale
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Nel corso del primo semestre 2017, mediamente 5,4 milioni di utenti unici in Italia hanno commentato ogni mese almeno una volta su Facebook e Twitter i programmi televisivi trasmessi da 34 emittenti digitali terrestri e satellitari, attraverso contenuti originali (post e tweet) e attività di engagement (commenti, risposte, condivisioni, like, retweet, citazioni, etc). Nello stesso periodo, le interazioni complessive generate sulle due piattaforme social sono state 124 milioni, il 40% delle quali ha riguardato i programmi sportivi. Il picco di utenti unici si è registrato a febbraio, con 7,4 milioni di persone.

Facebook vs. Twitter

Lo rivela Nielsen sulla base dei dati semestrali di Social Content Ratings, la soluzione per la misurazione della social tv in termini di attività e di audience. Dal dettaglio del monitoraggio continuativo del fenomeno, emergono differenze di peso e caratteristiche dei due social network: relativamente al totale degli utenti unici, Facebook ha attirato il 94% degli autori e Twitter il 6%; a livello di interazioni, Facebook ne ha raccolto l’84% e Twitter il 16%.

Sport al top delle interazioni

Per quanto riguarda i generi televisivi più commentati, lo sport pesa per il 40% delle 124 milioni di interazioni, l’intrattenimento per il 34%, talent e reality per il 13%, talk show e approfondimento politico 6%, serie TV e fiction 3%. Anche a livello complessivo di generi, emergono significative differenze tra gli utenti di Facebook e Twitter. Mentre sul primo è lo sport a farla da padrone con il 47% delle interazioni, i “cinguettii” si sono rivolti in maggioranza all’intrattenimento (32%).

La social tv dal punto di vista demografico

Guardando ai dati demografici degli utenti, prevale leggermente il genere maschile (51% vs 49%) ma se si escludono lo sport e i talent/reality prevalgono le donne. Si tratta di indicazioni rilevanti in termini pubblicitari, che si riflettono anche a livello di fasce d’età, dove si evidenziano ugualmente forti scostamenti in base al genere televisivo: complessivamente sono i 25-34 a essere più attivi, ma nel dettaglio del genere talk show/intrattenimento politico il picco più alto (42%) lo registrano gli over 55.

Oltre la programmazione

L’attività sui social non si concentra solo nelle fasce orarie in cui sono trasmessi i programmi televisivi. Il 41% delle conversazioni è avvenuto in giorni diversi dalla messa in onda, mentre il 59% in modalità “lineare”, cioè durante il programma e nelle tre ore precedenti e successive. Sul totale dell’attività su Facebook, il 51% avviene in modalità “non lineare”, a differenza di Twitter che attira maggiormente l’attività “in diretta” e dove il 78% delle interazioni è in modalità “lineare”. Le rilevazioni Social Content Ratings di Nielsen in termini di milioni utenti attivi e interazioni dimostrano quanto si stia rivelando vincente la strategia dei principali editori televisivi italiani di puntare in maniera convinta sulla social tv.

La Social Tv Nielsen pronta a misurare Instagram

Luca Bordin, general manager media sales&solutions di Nielsen commenta: “Si tratta di un fenomeno che, per diffusione tra il pubblico e importanza strategica per gli operatori televisivi, avvicina l’Italia agli standard dei Paesi più digitalizzati. Anche grazie a questa dinamicità l’Italia, subito dopo gli Stati Uniti, è il Paese dove Nielsen sperimenta e lancia i servizi più innovativi in termini di misurazione dei media e della Social tv, come dimostra l’imminente ampliamento a Instagram della misurazione della social tv”.


Via DailyOnline
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Di Max Da Via' (del 20/07/2017 @ 07:37:30, in Aziende, linkato 1014 volte)
Google lancia il guanto di sfida a Facebook & Co. sul suo terreno, quello dei flussi di news ritagliate "su misura". Il nuovo servizio apparirà sulla app "Google" per dispositivi mobili che girano su Android o iOs e fornirà articoli, video e altri contenuti selezionati in base alle enormi masse di dati provenienti dalla cronologia delle ricerche effettuate e degli argomenti prevalentemente cercati. A differenza del criterio con cui Facebook e gli altri social selezionano news e post - le connessioni con amici e amici di amici - Google farà perno sui profili degli utenti elaborati grazie al search. Addirittura "anticipando" desideri e ricerche.

La posta in gioco è contendere utenti alle app mobili dei social rendendo la app "Google" una tappa obbligata per chi naviga su smartphone.

Il flusso di notizie inizialmente sarà disponibile solo tramite app mobile per poi sbarcare anche su desktop, annuncia Ben Gomes vp Engineering. Il flusso è concepito per offrire notizie e informazioni attinenti agli interessi dell’utente, in base alle ricerche effettuate, addirittura anticipando quello che "potrebbe" essere cercato. Qualcosa di simile a quanto sperimentato da Yahoo nei primi temp della gestione cui Marissa Mayer.

“Il tentativo non è nuovo” annota infatti Greg Sterling, analista specializzato in motori di ricerca. Si tratta per Google di spostare il focus sui device mobili in un momento in cui sta cambiando la modalità di ricerca da parte degli utenti. “Il nuovo flusso sarà davvero costruito sugli interessi dell'utente – dice Gomes – e non su quello che interessa agli amici o agli amici degli amici, come invece accade con le altre news feed".
Gli executive di Google dicono che verranno utilizzare le stesse tecniche usate dalla compagnia per prevenire la creazione di “bolla da filtro”, ovvero il rischio che le persone si trovino davanti solo informazioni "omogenee", che rafforzano la propria visione del mondo. Il nuovo servizio è un’estensione di Google Now, progettato per anticipare la necessità dell’utente di avere informazioni.

Via CorCom
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Di Max Da Via' (del 19/07/2017 @ 07:49:30, in Aziende, linkato 1057 volte)

Amazon ha lanciato ieri, per ora solo negli Stati Uniti, una nuova feature dedicata ai membri del servizio Prime, attraverso cui è possibile postare propri contenuti come in tutti i più comuni social network. Chiamata Amazon Spark, la piattaforma si compone di un feed fotografico – molti notano la somiglianza con Instagram – in cui sono presenti immagini pubblicate dagli abbonati Prime insieme ai prodotti acquistati sul sito di ecommerce.

Secondo TechCrunch, che per primo ha riportato la notizia, i non abbonati possono scorrere il feed senza però pubblicare contenuti. Agli utenti Prime sarà invece consentito di interagire attivamente con le fotografie, commentandole o reagendo con uno smile, che poi è la controparte del like di Facebook.

Amazon Spark

Amazon Spark permette anche un certo grado di personalizzazione: avviando la funzione appaiono alcuni interessi come Libri, Film, Moda, Idee regalo, che è possibile selezionare per rendere più coinvolgente l’esperienza di fruizione. La soluzione pare un’estensione delle recensioni dei prodotti, già popolate da numerose immagini.

La novità ha un potenziale enorme: i membri di Prime negli Stati Uniti hanno raggiunto quota 85 milioni e la società starebbe lavorando ad Anytime, una applicazione di messaggistica interattiva per le tante persone nel mondo che navigano sulla piattaforma. L’obiettivo? Creare un ecosistema di servizi in cui mantenere elevata l’attenzione delle persone, attirandole con incentivi quali musica, film, sconti dedicati e persino la trasmissione degli incontri di NFL.


Via DailyOnline
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Nei primi cinque mesi del 2017, il mercato degli investimenti pubblicitari chiude con una crescita dello +0,5% rispetto allo stesso periodo del 2016 (-1,9% se si esclude dalla raccolta web la stima Nielsen sul search e sul social). Positivo l’andamento del mercato anche nel singolo mese di maggio: +2,7% (+1,3% senza search e social).

Maggio sopra le aspettative

“A maggio il mercato è andato meglio delle aspettative e registra un segno positivo nei primi cinque mesi dell’anno nel suo perimetro totale. Nei prossimi due mesi verranno a mancare gli apporti degli eventi sportivi che hanno caratterizzato l’estate del 2016, ma la tendenza rimane positiva” – spiega Alberto Dal Sasso, TAM e AIS Managing Director di Nielsen.“Avremo due mesi di stallo fisiologico, dal momento che il mese di giugno 2016 aveva fatto registrare una crescita del 9,3% trainata dagli Europei di Calcio. Già con l’inizio dell’autunno, torneremo a rivedere numeri positivi: si consideri che nel 2016, il periodo settembre – dicembre aveva segnato una crescita dell’1,4%, a differenza di un quadrimestre precedente che cresceva in termini più robusti del 4,8%”.

L’andamento dei singoli mezzi secondo Nielsen

Relativamente ai singoli mezzi, grazie a un singolo mese di maggio positivo (+1,2%), la tv chiude il periodo gennaio-maggio in sostanziale stabilità (-0,2%). L’andamento di quotidiani e periodici a maggio è differente: continuano a calare i primi (-7,3%), mentre i magazine registrano una performance timidamente positiva (+0,8%). La raccolta nel periodo cumulato rimane comunque negativa per entrambi: quotidiani a -10,3% e periodici a -6,1%.

Continua il buon andamento della radio che, grazie a un singolo mese di maggio a +14,8%, chiude i cinque mesi con una crescita del 4,1%. Sulla base delle stime realizzate da Nielsen, la raccolta dell’intero universo del web advertising chiude in positivo del 7,4% (+0,6%, se si escludono il search e il social). Buoni segnali anche dalla GoTV (2,8%) e dal transit (0,7%), mentre continua il trend negativo di cinema (-14,4%), outdoor (-17,6%) e direct mail (-4,7%).

I settori merceologici

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 11 in crescita, con un apporto complessivo di circa 81 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti: alle performance positive di automobili (+4,9%), farmaceutici (+9,8%) e abitazione (+2,3%), si contrappongono i cali delle telecomunicazioni (-7,1%) e di media/editoria (-13,9%). Andamento molto positivo per tre settori – elettrodomestici, giochi/articoli scolastici e industria/edilizia/attività – che incrementano il loro fatturato rispettivamente del 50,4%, 44,7% e 47,9%, con un apporto complessivo di circa 32 milioni di euro.

Ripresa economica fondamentale

“L’aggancio alla ripresa economica europea da parte dell’Italia, ancora in lieve difficoltà, soprattutto dal punto di vista occupazionale, sarà fondamentale per il mercato della comunicazione. Ugualmente, lo saranno probabilmente del medio termine anche le iniziative tattiche come il Tax Credit – conclude Dal Sasso -. I segnali di ottimismo in termini previsionali emersi dalla recente Assemblea dell’UPA, insieme agli indicatori di cui riportiamo la consueta sintesi, ci consentono di confermare una chiusura d’anno in crescita, seppur contenuta. Si tratta di un risultato importante, considerate le condizioni strutturali di un anno privo di eventi mediatici rilevanti”.

Tv: mercato ancora statico nei primi cinque mesi del 2017, il progressivo si attesta a -0,2%

Andamento sostanzialmente in linea per il mezzo, che invece nel mese di maggio porta a casa un incremento dell’1,2%; in crescita Sky e Discovery, più lente Rai e Mediaset, calo per La7

Si conferma anche nei primi cinque mesi dell’anno una certa staticità nel mercato degli investimenti pubblicitari sul mezzo tv. Il dato progressivo a maggio si chiude con una lieve negatività dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2016, con ricavi a quota 1.723.710.000 euro contro i 1.727.265.000 dell’anno precedente. La Rai perde l’1,5% degli investimenti e registra un fatturato pubblicitario di 377 milioni di euro, a fronte dei 382,6 dell’anno prima. Mediaset chiude a -0,5%, con ricavi per 967,5 milioni contro 972,5 milioni nel 2016. La7 perde il 2,6% sull’anno precedente, con ricavi per 69,1 milioni di euro rispetto ai 70,9 milioni dei primi cinque mesi 2016. Sky invece marcia in terreno positivo, con ricavi per 209,6 milioni di euro in crescita dell’1,2% rispetto ai 207,2 dell’anno precedente. Cresce anche l’operatore tv Discovery, che si attesta a quota 100,6 milioni, il 6,9% in più rispetto ai 94,1 milioni dell’anno prima.

Nel singolo mese di maggio i fatturati si attestano a quota 426,5 milioni di euro, in crescita dell’1,2% sul maggio 2016 (421,1 milioni). La Rai si avvicina al +0,5%, con fatturati a quota 96,7 milioni di euro (96,2 milioni); anche Mediaset cresce dello 0,5% e si attesta a quota 236,6 milioni (235,4 milioni). La7 mette a segno un incremento del 2,5%, con un totale fatturati di 16,5 milioni di euro (16,2 milioni). Sky solo a maggio cresce dello 0,5% con ricavi pubblicitari a quota 52,6 milioni di euro (52,3). Discovery mette a segno il 14,4% in più dell’anno scorso, con fatturati a quota 24,1 milioni di euro (21,1 milioni).

Via DailyOnline
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Supporto dell’azienda all’economia locale (72%), cause ambientali (70%), trasparenza (69%) e cause sociali (68%) sono i fattori che impattano maggiormente sulla decisione di acquistare o sostenere un brand. Così un’indagine Nielsen secondo cui le pubblicità e offerte più efficaci sono soprattutto quelle di prodotti con ingredienti vicini al proprio background e cultura: 64%, ma la percentuale sale al 74% tra i millenials.

Circa 4 italiani su 10 si sono stufati dello stereotipo dell’individuo giovane, atletico e di bella presenza nelle pubblicità. Secondo l’indagine Nielsen, il 40% degli italiani si dichiara d’accordo con l’opinione che le comunicazioni commerciali dovrebbero mostrare più spesso persone con tipi di corporatura diversi e persone più anziane.

Il 39% è favorevole alla presenza di persone con background, culture ed etnie diverse. Ampia la percentuale (39%) di chi condivide l’idea che persone con diverse abilità fisiche e/o mentali (udito, vista, mobilità, parola, ragionamento, etc.) debbano essere maggiormente rappresentate nelle pubblicità e sui packaging.

Il 38% degli italiani, inoltre, ritiene importante che i messaggi pubblicitari e il packaging dei prodotti mostrino anche famiglie non tradizionali, genitori single, famiglie omogenitoriali, coppie miste dal punto di vista etnico. La media europea si ferma al 32%. Nielsen rende noto anche che il 31% degli italiani ritiene importante che le campagne di advertising e le confezioni dei prodotti rappresentino orientamenti e identità sessuali diverse (omosessuali, transgender, etc). La media europea scende in questo caso al 26%, influenzata da Paesi come la Russia, la Turchia e gli Stati dell’ex Urss.

I dati emergono dalla Global Survey Women & Diversity di Nielsen condotta su un campione di circa 31.000 individui in 63 Paesi, tra i quali l’Italia.

“Ciò che emerge dalla nostra ricerca è quindi un desiderio comune a tutto il mondo industrializzato di vedere comunicazioni commerciali più inclusive”, ricorda Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia, “dove la diversità non sia nascosta o rappresentata come un ostacolo”.

“L’attenzione alle differenze di genere rientra in un più ampio raggio d’azione”, precisa Fantasia, “che mette al centro dell’advertising l’individuo con le sue inesauribili esigenze. La massimizzazione del Roi dell’advertising non può prescindere da questi aspetti”.

Via Prima Comunicazione
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Di Max Da Via' (del 07/07/2017 @ 07:45:06, in Marketing, linkato 1363 volte)
Dati Osservatorio Statistico 2017

Per quanto riguarda la metodologia che sottostà alla redazione dell’Osservatorio Statistico, è bene precisare che il documento è stato realizzato considerando gli invii di email effettuati attraverso la piattaforma MailUp lungo il 2016, ovvero circa 12,4 miliardi di messaggi totali.

Ogni cliente ha potuto selezionare categorie di classificazione differenti per ogni ambiente (lista), indicando sia la tipologia di messaggio…

  • DEM – 25% del totale invii
  • Newsletter – 59%
  • Transazionali – 16%

… che la tipologia di destinatario:

  • B2B
  • B2C
  • Pubblico misto B2B+B2C

NEWSLETTER

Anno su anno, i volumi di invio delle newsletter informative crescono, passando da 7,2 miliardi del 2015 a 8,5 miliardi del 2016. Gli indicatori di performance segnalano una situazione stabile, in cui all’aumento dei volumi non è corrisposto un calo dei risultati, ma piuttosto un lieve miglioramento.

Nello spaccato per settore merceologico, spiccano i risultati positivi di Industria ed Enti Pubblici, soprattutto nel segmento B2C. Per quanto riguarda la comunicazione B2B, invece, si distinguono Agricoltura/Alimentare e Assicurazioni/Finanza/ Banche

Andamento newsletter - Osservatorio Statistico 2017

TRANSAZIONALI

Aumentano i volumi di email transazionali inviate nel corso dell’anno. Il dato è legato al crescente utilizzo dei workflow di automazione, che donano dignità e utilità maggiore a queste comunicazioni spesso ritenute “di servizio”.

Email transazionali - Osservatorio Statistico 2017

DEM

Le comunicazioni promozionali vedono un miglioramento dei risultati, che si accompagna a una contrazione dei volumi di invio. Segnale, questo, che la qualità degli invii non è proporzionale alla loro quantità, anzi.

Particolarmente forti sono le comunicazioni promozionali del settore Commercio all’Ingrosso, specialmente su utenza B2B, com’è facile aspettarsi. Bene anche i comparti Gambing/Giochi, Moda/ Abbigliamento/Calzature e Ristorazione.

Newsletter - Osservatorio Statistico 2017

ANDAMENTO PER SETTORE MERCEOLOGICO

Nell’Osservatorio Statistico 2017 analizziamo nel dettaglio anche le performance di ciascun settore merceologico, con lo scopo principale di fornire alle aziende un benchmark accurato con cui comparare le proprie performance.

Oltre a uno spaccato dei risultati dei principali settori, siamo entrati nel dettaglio di alcuni comparti particolarmente significativi, ai quali abbiamo affiancato dei casi studio che rendessero concreto il valore astratto dei numeri.

I focus hanno interessato i seguenti settori:

  • Banking & Finance
  • Onlus & Non Profit
  • Turismo
  • Casa & Giardino
  • Retail

Al fine di fornire un benchmark pratico, è stato creato anche il motore di comparazione che trovi a questa pagina del sito: un modo semplice e interattivo di confrontare i risultati delle tue campagne email con quelli delle aziende del tuo stesso settore. Per consultarlo, assicurati di avere sottomano i dati di clic e aperture delle tue campagne, insieme al dettaglio della tipologia di comunicazione (DEM, newsletter, transazionale) e alla tipologia di pubblico (B2B, B2C, misto).

NOVITÀ: UTILIZZO DI SPECIFICHE FEATURE

Una delle grandi novità introdotte quest’anno nell’Osservatorio Statistico è l’analisi del tasso di adozione di specifiche funzionalità da parte delle aziende italiane. Ce lo chiedete spesso, agli eventi e durante i webinar: si fa un gran parlare di Marketing Automation, A/B test e autoprofilazione, ma quante aziende di fatto sfruttano queste possibilità?

Abbiamo voluto dare una risposta a questa domanda analizzando il grado di utilizzo di alcune feature percepite come avanzate. Nel dettaglio:

  • Campi dinamici
  • A/B test
  • Strumenti di Marketing Automation
  • Form di autoprofilazione

I dati restituiscono uno scenario variegato, che mostra come alcune di queste funzionalità abbiano già trovato terreno fertile (ad esempio i campi dinamici, utilizzati dalla stragrande maggioranza delle aziende), mentre altre abbiano ancora bisogno di tempo per arrivare a piena maturazione (specialmente l’A/B test).

Accanto all’analisi di ciascuna funzionalità, abbiamo stilato una breve classifica dei Best Performer e Worst Performer, ovvero le aziende che maggiormente si discostano dalla media per eccellenza o per arretratezza. Inoltre, troverai approfondimenti e spunti pratici per imparare a mettere in pratica le nozioni prese in considerazione.

Via Tech Economy
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Di Max Da Via' (del 06/07/2017 @ 07:56:48, in Marketing, linkato 1132 volte)

#1: Attivarsi in contesto stagionale
Le persone in estate si muovono, viaggiano, passano il tempo con la famiglia e gli amici ma rimangono sempre connessi: scattano selfie, condividono i ricordi sui social dal loro smartphone e di tanto in tanto controllano la posta. In un’indagine effettuata da Intel negli Usa il 68% degli intervistati ammette di controllare la posta, sia personale sia di lavoro, almeno una volta al giorno, tutti i giorni. Secondo Facebook il 92,5% delle conversazioni in estate avviene via mobile. Gli argomenti possono variare a seconda della piattaforma (Facebook rispetto a Instagram), genere, età e giorno della settimana. Su Instagram, ad esempio, durante i weekend prevalgono le discussioni su salute, bellezza, moda e accessori, mentre il venerdì e sabato si parla di bevande. È vero quindi che le persone hanno sempre con sé lo smartphone, ma le situazioni sono diverse rispetto al resto dell’anno: vogliono rilassarsi, vogliono interagire e che gli altri interagiscano con loro. Quando si inviano messaggi, dunque, bisogna tenere a mente questi aspetti cercando di mantenerli brevi e allo stesso tempo accattivanti, così da invogliare il lettore ad aprirli e dare loro un’occhiata: emoji, notifiche push ben fatte e immagini coinvolgenti saranno più efficaci di lunghe email testuali. E non dimenticate: tutte le strategie di marketing, qualunque sia il canale utilizzato, saranno molto probabilmente aperte su un dispositivo mobile.

#2: Creatività e nuovi spazi!
Se si vuole catturare l’attenzione dei clienti non si può prescindere dalla creatività. Un esempio virtuoso potrebbe essere il Summer Snapshot Contest di Coca Cola, per il quale l’azienda ha chiesto ai suoi fan di scattare immagini a tema estivo contenenti una lattina di Coca. La campagna è diventata presto virale, conquistando nuovi fan (e vendendo lattine!). I partecipanti sono stati inoltre coinvolti in un processo di condivisione: nel concorso Coca Cola, ad esempio, tutti potevano votare le foto. Ikea, invece, ha deciso di approfittare del trentesimo compleanno della libreria Billy. Per portare il brand ai suoi clienti sono stati collocati 30 scaffali Billy sulla spiaggia di Bondi, a Sydney, offrendo a surfer e bagnanti l’opportunità di scegliere qualche lettura estiva. Quando si dice la comodità.

#3: Diventare una farfalla social
In base a una recente indagine svolta da Facebook, in estate la condivisione di post sui social cresce del 26% e la condivisione di video del 43% rispetto al resto dell’anno. Questo, dunque, è più che mai il momento di essere social. Durante la bella stagione il lavoro consiste nel trovare il modo per entrare nel ciclo di condivisioni e connettere il brand agli obiettivi del cliente vacanziero, ad esempio puntando sugli interessi di gran parte delle persone: dieta e attività fisica in vista della prova costume.

#4: Sconti e promozioni da evento
L’estate è un’ottima opportunità per offrire sconti e promozioni creative. C’è un particolare evento che attira il proprio pubblico di riferimento come un concerto o un evento particolare? Se sì, bisogna prenderlo in considerazione. Così ha fatto Asos che per una pubblicità si è unita a MasterCard creando un incentivo a taggare le immagini con #EPICSUMMER. Gli utenti sono stati incoraggiati a seguire Asos, avendo la possibilità di vincere un buono acquisto da 750 dollari.

#5: Organizzare un TweetUp (con tocco esclusivo)
L’azienda può organizzare un TweetUp, vale a dire un meeting reale con i propri utenti in una particolare location. Se si vuole solleticare al massimo l’interesse delle persone, si può creare un hashtag memorabile, ad esempio Msc Cruise Usa ha invitato le persone a partecipare al loro primo #CruiseChat #Tweetup. In questo modo si entrava a fare parte della lista degli ospiti della #CruiseChat con la possibilità di vincere premi durante la navigazione verso Cozumel, in Messico.

#6: Strategie multicanale
Oggi chi si occupa di marketing ha il compito importantissimo di raggiungere i clienti attraverso i loro canali preferiti. Ciò significa raggiungerli sia online sia offline, identificando i canali che stanno usando e indirizzandoli di conseguenza. È possibile usare strategie multicanale per colpire i clienti sia sui loro smartphone sia nei punti di vendita ad esempio integrando le smart tv presenti sul punto vendita con la app mobile per modificare in tempo reale ciò che viene visualizzato sullo schermo in funzione del tipo di persone presenti nel punto vendita, delle loro preferenze, degli acquisti passati, ecc. La multicanalità si applica anche a chi non dispone di negozi fisici. Infinity, il canale di streaming video italiano ha creato un programma di benvenuto responsive multicanale. La campagna, che ha avuto una percentuale di apertura del 30%, comprendeva messaggi push personalizzati che hanno aumentato l’engagement del 20% e advertising su Facebook per l’acquisizione di nuovi clienti.

#7: Carpe diem
Chi si occupa di marketing o di vendite sa bene che l’estate è il periodo peggiore per ingaggiare i clienti. Come fare per risolvere la questione? Bene, Udi Ledergor ha avuto un’idea brillante. Ha deciso di inviare un’email che sapeva avere un’alta percentuale di aperture e poi si è messo ad aspettare chi l’avrebbe aperta. Il suo team commerciale era lì di fianco in attesa dell’interazione. Quando un cliente apriva la mail, veniva prontamente contattato da un sales. La conversazione andava più o meno così: “Salve John, vedo che hai appena dato un’occhiata al nostro sito”.  “Maaa, come diavolo fate a saperlo?”, rispondeva il cliente senza troppo nascondere il nervosismo. Ma le quote di vendita erano fatte. Il sistema è utile per esempio nel settore del turismo, dove spingere il cliente e pre-prenotare delle attività può davvero alzare il Roi. Se un cliente ha appena prenotato un viaggio e gli inviate un’email con le attrazioni disponibili e il cliente apre l’email, questo è il segnale. I commerciali sanno per certo che il cliente è al computer o sullo smartphone e sta interagendo con il brand.

Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 04/07/2017 @ 07:34:23, in Social Networks, linkato 1160 volte)

Chi sono i più influenti e coinvolgenti del mondo food su Facebook, Twitter, Instagram e YouTube?Risponde la classifica di Blogmeter, che ha lanciato il nuovo strumento d'analisi con relativo osservatorio Social Influencer.

Nella classifica, guidata dalla metrica dell’engagement, non compaiono solo nomi di food blogger, ma anche di celebrities e chef diventati famosi e rilevanti in tema di alimentare attraverso questi canali.

Dall’analisi emerge in particolare che, se da un lato i blogger sono molto attivi sui social con foto e video di ricette nonché consigli di cucina, le celebrities e soprattutto gli chef hanno una content strategy più diversificata: alternano contenuti sul mondo food ad altri legati alla loro vita personale e ai loro interessi, riuscendo ugualmente ad appassionare gli utenti.

Ma vediamo la classifica nel dettaglio prima di ulteriori commenti:

A governare la top 10 del mondo Food in Italia è la blogger Benedetta Rossi, alias Fatto in casa da Benedetta, che, con una media di sei post al giorno, è riuscita a generare in soli trenta giorni ben 3,1 milioni di interazioni sui suoi quattro canali social.

Facebook e Youtube sono i canali dove si concentra la maggior parte dell’engagement, rispettivamente il 55% e il 43% delle interazioni, ma anche in termini di community Benedetta Rossi è risultata la migliore con una fan/follower base di 3,5 milioni di utenti, che si concentrano prevalentemente su Facebook (83%).

Al secondo posto troviamo un’altra food blogger, Chiara Maci che con circa sette contenuti al giorno riesce a ottenere 472 mila interazioni (l’83% su Instagram). La blogger, famosa anche sul piccolo schermo grazie a diversi programmi come #VitaDaFoodBlogger e Cuochi e Fiamme, condivide sui suoi canali social non solo immagini dei suoi piatti, ma anche scatti della sua vita personale e della sua famiglia. Tra i post che più hanno appassionato gli utenti, spicca infatti una foto con il suo compagno Filippo La Mantia.

Completa il podio lo chef Antonino Cannavacciuolo che ha ottenuto un boom di interazioni il 13 giugno scorso, giorno in cui i suoi fan hanno commentato un suo post augurandogli un buon onomastico. Durante il periodo di analisi, il testimonial di pasta Voiello ha condiviso sui suoi canali Facebook, Twitter e Instagram solo 29 post (meno di uno al giorno), risultando il meno attivo del panel, ma nonostante questo ha ottenuto ben 367 mila interazioni, principalmente su Facebook e Instagram.

Via DailyOnline
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Di Max Da Via' (del 03/07/2017 @ 07:46:40, in Mobile, linkato 1156 volte)

In occasione del decimo anniversario del lancio dell’iPhone, Axway (Euronext: AXW.PA), catalyst for transformation, ha pubblicato i i risultati di un sondaggio che esamina il ruolo svolto dagli smartphone nella vita quotidiana, grazie ai servizi e alle esperienze che abilitano, e come i consumatori vorrebbero si evolvessero in futuro.
Il sondaggio, che ha coinvolto 1.200 consumatori negli Stati Uniti, rivela che questi ultimi privilegiano la sicurezza dei dati e la privacy rispetto a nuove app e funzionalità alla moda, preferiscono le app mobile ai nuovi servizi ad attivazione vocale (come Siri® e Alexa®,) desiderano mandare messaggi anziché parlare e ritengono che estendere la durata della batteria sia essenziale per migliorare l’esperienza da mobile.

SICUREZZA E PRIVACY IN CIMA ALLA LISTA DEI DESIDERI DEI CONSUMATORI

Benché ogni lancio di un nuovo smartphone si concentri su nuove caratteristiche e funzionalità  accattivanti da proporre, la ricerca  ha rilevato che sono la sicurezza dei dati e la privacy a essere in cima alla lista dei desideri dei consumatori quando pensano ai futuri aggiornamenti del proprio smartphone.

  • Il 69% di chi possiede uno smartphone desidera che lo sviluppo futuro di questi device si concentri sulla sicurezza dei dati e sulla privacy rispetto all’introduzione di nuove app e funzionalità. 

LE APP RENDONO ANCORA FELICI I CONSUMATORI

Sebbene il mercato si stia focalizzando sempre più sui servizi ad attivazione vocale, come le chatbot, la ricerca mostra che i consumatori non vogliono smettere di utilizzare le proprie app mobile e, in questo momento, non ritengono che i servizi ad attivazione vocale rappresentino una componente essenziale della propria esperienza da mobile.

  • Il 62% afferma che non rinuncerebbe a tutte le proprie app mobile per un servizio ad attivazione vocale come Siri che funzioni sempre perfettamente
  • Solo il 5% dei consumatori ha inserito le nuove funzionalità vocali nella propria lista dei desideri per migliorare l’esperienza da smartphone 

MESSAGGIARSI È BELLO: QUANDO MANDARE MESSAGGI È PIÙ IMPORTANTE DI TELEFONARE

Negli ultimi 10 anni lo smartphone ha incorporato una serie di diversi dispositivi consumer, dai lettori musicali alle console dei videogiochi, alle mappe, ridefinendo il concetto stesso di telefono.
Per comprendere come tutto questo abbia cambiato il modo in cui i consumatori usano il proprio device, abbiamo chiesto loro di elencare i cinque utilizzi preferiti che fanno del loro smartphone; in cima alla lista si trovano i messaggi.

  • Il 70% indica i messaggi come principale utilizzo
  • Il 62% ha citato le telefonate
  • La “top five” degli utilizzi preferiti include, inoltre, e-mail (54%), uso dei social network (51%) e uso della fotocamera (37%).
  • Altre funzionalità utilizzate in prevalenza dai consumatori sono: i giochi (30%), la musica (28%), le indicazioni stradali/mappe (24%), l’orologio (23%), lo shopping (23%), le previsioni meteo (22%) e i servizi bancari (21%).
  • Sono invece usati in misura minima servizi emergenti quali chat video (8%) e TV mobile (11%). 

LA DURATA DELLA BATTERIA È ESSENZIALE PER L’ESPERIENZA MOBILE DEL FUTURO

L’utilizzo dello smartphone continua a evolvere man mano che emergono nuove tecnologie, come la realtà virtuale e aumentata che offrono delle esperienze più coinvolgenti. Al fine di stabilire quale aspetto, secondo i consumatori, sarà fondamentale per migliorare la mobile experience, Axway ha chiesto loro di indicare una lista di quello che bisognerebbe fare in futuro:

  • Migliorare la carica della batteria, senza ombra di dubbio, è la priorità assoluta per i consumatori, visto che circa metà di essi (48%) la indica al primo posto nella propria lista dei desideri
  • Altri elementi ritenuti importanti sono: la possibilità di ricaricare via wireless (15%), una maggior durata (10%) e una migliore connettività con altri dispositivi (8%).
  • I consumatori non hanno invece segnalato come importanti tecnologie più futuristiche come lo schermo 3D (4%) o la realtà virtuale (4%). 

COSA SARÀ IN GRADO DI FARE IL MIO SMARTPHONE IN FUTURO?

Gli smartphone hanno acquisito un mercato consistente sottraendolo ad aziende che offrivano diversi dispositivi, come le fotocamere o lettori musicali portatili o i sistemi GPS. Abbiamo chiesto ai consumatori quale altro dispositivo verrà incorporato all’interno del loro smartphone nei prossimi due anni; la maggior parte (37%) ha risposto i bancomat , seguiti dai tablet (28%), i laptop (27%) e le chiavi dell’auto (21%). 

NON TOGLIETEMI IL MIO SMARTPHONE

Non è un segreto che gli smartphone svolgono un ruolo fondamentale nelle nostre vite quotidiane e molte persone faticano a immaginare la loro vita senza di essi. Quando Axway ha chiesto ai consumatori a cosa rinuncerebbero per una settimana, se al proprio smartphone o ad altri oggetti essenziali, gli intervistati hanno risposto di essere disposti a fare dei sacrifici consistenti pur di tenere il proprio smartphone.

  • Il 47% delle persone piuttosto rinuncerebbe all’alcool
  • Circa un terzo rinuncerebbe allo zucchero (35%), al caffè (33%), all’esercizio fisico (31%) e a guardare la TV (31%)
  • Il 24% degli intervistati rinuncerebbe al sesso
  • Il 10% rinuncerebbe anche a parlare con il proprio partner pur di avere una settimana di accesso allo smartphone!

“Sentiamo spesso parlare di digital transformation, ma nel caso dell’iPhone si è trattato veramente di una rivoluzione, poiché non ha cambiato solo il concetto di telefono, ma il nostro modo di usufruire dei servizi digitali in un contesto di experience economy che sta offuscando i confine tra la vita lavorativa e privata”, commenta Jean-Marc Lazzari, CEO di Axway. “Proprio per celebrare il decimo anniversario di un progresso tecnologico così importante, abbiamo scelto di analizzare il ruolo che gli smartphone svolgono nella vita quotidiana, grazie alle app mobile e alle API, che creano esperienze coinvolgenti e servizi sempre più convenienti. Le previsioni per il futuro mostrano un’evoluzione intrinseca con la crescita delle customer experience network, all’interno dei quali gli smartphone avranno un ruolo fondamentale. I risultati del sondaggio offrono spunti interessanti e alcune sorprese per quei brand che vogliono continuare a migliorare la mobile experience”.

 Via Tech Economy

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