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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 31/01/2006 @ 07:34:08, in Media, linkato 7278 volte)
L'erotismo da sempre desta molto interesse in un’ampia fascia della popolazione, al punto da far ritenere ad alcuni che il boom dell’home video prima e di internet poi siano in buona parte dovuti, almeno nelle fasi iniziali di affermazione, all’ampia disponibilità di contenuti a luci rosse.

Il binomio sesso-cellulari, tema che appassiona numerosi utenti ma anche e soprattutto fornitori di contenuti e compagnie telefoniche, è diventato di stretta attualità ultimamente come conseguenza del crescente interesse verso la produzione e la distribuzione di contenuti per la telefonia mobile.

In questi giorni si è appena concluso a Miami il congresso "Contenuti per adulti della telefonia mobile", al quale hanno partecipato le principali compagnie telefoniche europee e americane, molto interessate ad un settore che le stime ipotizzano potrebbe valere ben 2 miliardi di dollari su base globale nel 2009.

Dai lavori sono emerse sostanziali differenze tra l’atteggiamento americano, più prudente nel proporre questo tipo di contenuti per motivi di regolamentazione all’accesso e quello europeo, decisamente più spregiudicato, visto che in Europa già lo scorso anno sono stati messi a disposizione contenuti hard per oltre 10 milioni di Euro.

Le riserve americane derivano principalmente dalla difficoltà di applicare filtri adeguati per evitare che questi servizi siano utilizzati da minorenni, accompagnate dal timore di reazioni negative da parte delle aree più conservatrici dell’opinione pubblica.

Questo orientamento è però messo a dura prova dalle previsioni tutte al rialzo per il settore, che in America nel 2005 è stato stimato valere 30 milioni di dollari. I manager di Waat Media, azienda californiana di intrattenimento, sono convinti che opportunamente promossi questi servizi potrebbero valere oltre 500 milioni di dollari l’anno, a patto di riuscire ad utilizzare una tecnologia adeguata per regolamentarne l’accesso.

La situazione europea, come accennato precedentemente, è profondamente diversa, al punti che Tina Southall, manager della Vodafone, ha illustrato come i contenuti hard sul cellulare siano una importante fonte di reddito dell’azienda, al punto da avere un’importanza strategica nell’offerta di servizi per i prossimi anni.

Stiamo quindi per assistere quindi al boom del settore? I tassi di diffusione dei cellulari sono tali, specie in Europa, da spiegare l’interesse generale per la fornitura di questi contenuti. Se loghi, giochi e suonerie non bastano più ad assicurare volumi di traffico soddisfacenti un po’ di eros sicuramente darà il suo contributo al fatturato, in attesa dell’arrivo della mobile tv.


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Di Eli (del 30/01/2006 @ 19:01:24, in Segnalazioni, linkato 2892 volte)
I veri amanti delle aste on-line non si devono fare sfuggire i festeggiamenti per il compleanno di eBay Italia. Il prossimo 5 febbraio a Milano, dalle 10.30 alle 20, nello spazio espositivo di via Savona 56, la filiale italiana del sito di aste più famoso al mondo festeggia i 5 anni.

Una festa aperta a tutti sarà l’occasione per conoscere la storia dell’azienda ma anche per partecipare sul posto a nuove e curiose aste e vedere alcuni degli oggetti più bizzarri messi all’asta. Musica, talk show, mostre e spettacolo accompagneranno i partecipanti per tutta la giornata, fino al taglio della torta.

Per partecipare è sufficiente registrarsi sul sito.


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Performance ed efficienza/efficacia sono due concetti correlati ma distinguibili nell’ambito della gestione della forza vendita. Parliamo di performance quando intendiamo valutare il “comportamento” di un venditore in considerazione del contributo da lui apportato nel raggiungimento degli obiettivi generali dell’impresa.

Parliamo, di efficienza/efficacia quando ci riferiamo ai risultati di tutta l’attività, misurabili attraverso l’utilizzo di indicatori ben precisi. (e.g.: fatturato, quota di mercato, indice di mantenimento dei clienti e così via )
L’efficienza/efficacia non dipende in toto dal comportamento del venditore ma è piuttosto una funzione di diversi fattori non necessariamente sotto il diretto controllo del venditore.

La forza vendita può essere valutata sia secondo parametri oggettivi che in riferimento a criteri soggettivi.
In genere, gli indicatori oggettivi ovvero gli indici, prendono a riferimento i dati statistici e le informazioni che il management può ottenere attraverso il sistema informativo aziendale.

Tali indici tendono a fornire valutazioni quantitative, numericamente confrontabili in modo da favorire la valutazione comparativa e il controllo. Essi mirano anche a fornire una misura dell’impegno del venditore nel compiere il proprio lavoro e nel raggiungere gli obiettivi.

Le valutazioni soggettive riguardano invece l’osservazione qualitativa dei supervisori, e quindi del management, circa i comportamenti lavorativi, in altre parole di come il venditore si organizza, di come si muove. Non è facile fare una buona valutazione dell’attività della forza vendita.

Le diverse variabili in causa potrebbero indurre il management in errore soprattutto quando ci si trova nelle situazioni intermedie: ad esempio risultati di vendita al di sotto delle previsioni ma ottima performance delle attività di vendita in termini di contatti effettuati, presentazioni presso nuovi clienti e così via. Come giudicare in questo caso? In genere prevale la tendenza alla valutazione dei risultati misurabili –“outcome bias”, (Marshall, G., W., Mowen, J., C., “An Experimental Investigation of the Outcome Bias in Salesperson Performance”, Journal of Personal Selling & Sales Management, Volume 13, summer, 1993, pp. 31-47), sebbene questo sia molto controproducente per il morale, la soddisfazione e la motivazione della forza vendita.

L’orientamento alla valutazione dei soli risultati di vendita e il sistema di controllo basato su di essi è poco utile alla luce dell’evoluzione della funzione di vendita all’interno di un moderno sistema aziendale. I venditori sanno perfettamente che in sistemi di quel tipo l’importante è mantenere dei risultati apprezzabili in termini numerici. Questo funziona in organizzazioni di vendita fortemente orientate ai volumi con trattamento economico esclusivamente basato sulle commissioni di vendita. In un sistema di vendita basato sulla gestione delle relazioni con il mercato non è pensabile di applicare tale sistema di valutazione e controllo in via esclusiva. Ad esso vanno aggiunti meccanismi valutativi “behavior-based” che tengano cioè conto anche dei comportamenti.

Antonia Santopietro
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Di Max Da Via' (del 29/01/2006 @ 07:52:22, in Pubblicità, linkato 5007 volte)
Secondo un’indagine condotta da StageUp, azienda specializzata in “sport business” il 2006 sarà un annata d’oro per gli investimenti in sponsorizzazioni sportive, che cresceranno sensibilmente rispetto all’anno precedente, grazie anche alle Olimpiadi di Torino e ai Mondiali di calcio in Germania. In previsione di questi eventi è previsto infatti un boom di investimenti, che in Italia toccheranno quota 1,1 miliardi di Euro, segnando un +4,1% sul 2005.

Ma per le Olimpiadi Invernali la strada è stata almeno in parte in salita. Il timore di una deludente copertura mediatica della manifestazione ha frenato molte aziende medio-grandi dal partecipare in maniera consistente alla sponsorizzazione degli eventi. Tra le tante assenze si contano anche numerose multinazionali piemontesi, Lavazza e Ferrero in testa, mentre ha approfittato della partita giocata in casa la Fiat. La campagna di marketing del Lingotto non riguarderà più, come in passato, solo la simpatica nazionale giamaicana di bob (presente comunque negli spot), ma molti marchi e “stelle” dei giochi, per un budget complessivo di 60 milioni di Euro.
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Di Jacopo Gonzales (del 28/01/2006 @ 20:31:34, in Internet, linkato 2877 volte)

Apprendo via Jensense che Google sta testando una nuova dimensione per il suo Adsense: quella del Rich Media Advertising.

I principali formati presi in considerazione sono: interstitials, expanding ads e floating ads.

Comprendo che nuovi orizzonti vadano scoperti e sviluppati, e benvenga anche l’innovazione lungimirante, sebbene, a mio avviso, il rich media advertising non sia nemmeno così innovativo.

Avrei preferito però qualche passo in avanti relativamente a qualche servizio effettivamente più utile per i publisher, ma ancor prima per gli advertiser, come ad esempio il servizio di Click-To-Call.

Tutto sommato non vorrei che Google diventasse l'ennesimo Tradedoubler o Zanox della situazione. [via Internet Marketing Blog]

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Di Matteo B. (del 28/01/2006 @ 07:42:22, in Pubblicità, linkato 12648 volte)
“Fastweb, con la sua storia giovane ma già costellata di primati, ha individuato in Valentino Rossi la sintesi dei valori del proprio successo e cioè l’attitudine alla sfida e al cambiamento.”

Inizia così il comunicato stampa di Fastweb che annuncia l’ingaggio del campione pescarese come testimonial per tutto il 2006 con un’opzione anche per il 2007.

I risultati di Fastweb in effetti sono di tutto rispetto: a cinque anni dal lancio dell’attività, l’azienda si è affermata come il secondo operatore di rete fissa in Italia per estensione della propria infrastruttura, per numero di clienti diretti e per accessi broadband, e ha chiuso il 2005 con ricavi per 967 milioni di euro, con una crescita del 34% rispetto al 2004.

Valentino Rossi dal canto suo, giovane campione mondiale di motociclismo e personaggio pubblico particolarmente amato in Italia, rappresenta una vera e propria icona per gli sportivi e richiama un’immagine vincente che bene si abbina, come dimostrato dal successo di Alice, a connessioni ad alta velocità.

Tutto perfetto quindi? Non proprio, visto che il testimonial fino a ieri scarrozzava sulla propria motocicletta la bella Fernanda Lessa negli spot televisivi della Telecom e da lungo tempo legava la sua immagine all’azienda, che ha utilizzato estensivamente il suo volto su tutti i media a disposizione.

La domanda sorge spontanea: ha senso strappare a suon di milioni (due, secondo i bene informati) il testimonial simbolo di un’azienda concorrente e utilizzarlo di punto in bianco per la propria? Può rivelarsi una scelta realmente efficace e premiante?

Se da un lato non ci sono infatti dubbi sull’ascendente che Valentino può esercitare sul target, in particolar modo su quello più giovane, dall'altro si potrebbe anche osservare che il passaggio di testimone, anzi testimonial, tra aziende ormai concorrenti possa togliere rilevanza all’impatto complessivo della campagna. Sarebbe stato diverso se il cambiamento fosse stato intercalato, almeno per qualche mese, da una forte campagna in cui il nostro protagonista promuove prodotti completamente diversi? Sarebbe stato sufficiente a “stemperare” il legame Rossi-Lessa-Alice? Valentino ha forse stavolta fatto un salto troppo brusco e rischioso?

Riuscendo a strappare il prezioso testimonial al temuto concorrente e può sperare che il telespettatore-utente possa essere facilmente confuso e cedere alla tentazione di comparare gli spot attuali e precedenti, o ancora peggio a continuare ad associare il pilota al rosso di Telecom.

Vedremo nei prossimi mesi se la scelta darà i risultati sperati. La nuova campagna comunque è articolata su soggetti specifici per i diversi mezzi e prevede l’utilizzo di stampa e internet, mentre dalla seconda metà di febbraio gli spot sbarcheranno anche in televisione.
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Di Max Da Via' (del 27/01/2006 @ 07:18:55, in Marketing, linkato 3304 volte)
LG, multinazionale coreana specializzata nell’elettronica di consumo, ha inaugurato a Parigi il primo wash bar,  punto d’unione tra un locale di tendenza e una lavanderia.

L’idea è decisamente innovativa, e ha come scopo promuovere i nuovi modelli di lavatrice presso un target giovane e modaiolo, tradizionalmente poco sensibile alla pubblicità tradizionale utilizzata per la promozione degli elettrodomestici.

Questa trovata deriva da un’analisi di mercato su abitudini e stile di vita del target di riferimento: ben l’80% dei giovani parigini che non vivono più in famiglia trascorre in una settimana mediamente un’ora al bar e almeno 45 minuti in una lavanderia automatica, è poco interessato alla televisione e ama fuggire dalle mura domestiche.

Ecco allora la soluzione: creare un locale alla moda all’interno del quale, tra tavolini di design e ceste del bucato, sia possibile incontrarsi con gli amici, ma anche ascoltare musica o guardare la televisione, il tutto ovviamente utilizzando prodotti LG. Ma la vera novità del locale è la zona lavanderia all’interno della quale è possibile fare gratuitamente il bucato (sono forniti anche i detersivi), provando i nuovi elettrodomestici della multinazionale coreana, sorseggiando cocktails con nomi che richiamano il mondo della detergenza e del pulito.

Questa idea di marketing presenta diversi vantaggi: riesce ad avvicinare un target sfuggente al mondo degli elettrodomestici bianchi in maniera divertente, consentendo ai ragazzi di non vivere più l’appuntamento con il bucato come una noiosa incombenza ma come un momento di svago, promuove un vero e proprio tryadvertising dei prodotti, compresi televisori e stereo e contribuisce a dare un’ottima visibilità alla marca. La notizia infatti sta facendo il giro della rete e in molte altre nazioni si pensa già di ripetere l’esperimento.

Tra le possibili riserve bisogna tenere conto del fatto che l’utilizzo delle lavatrici da parte dei ragazzi è vincolato all’aspetto ludico derivante dall’abbinamento con il bar: non necessariamente quindi il successo del locale si tradurrà in maggiori vendite di questi elettrodomestici, a maggior ragione visto che si tratta di persone che generalmente frequentano lavanderie e quindi sono poco intenzionate, per motivi economici o per inclinazioni personali, a farsi il bucato in casa.

Se però vediamo il wash-bar come un occasione per promuovere non solo il brand ma anche una vasta gamma di prodotti LG (televisori, stereo, lettori MP3, lettori DVD e tutto quello che si mette a disposizione degli avventori), allora è chiara la rilevanza del progetto.

Il locale consente infatti di comunicare in maniera privilegiata con un target estremamente interessante per l’elettronica di consumo, facendo provare in anteprima i nuovi prodotti consentendo inoltre di effettuare analisi sulle modalità di impiego che i ragazzi fanno di questi oggetti, con la possibilità di utilizzare queste informazioni sia per migliorarne le prestazioni che per tarare in maniera più efficace le future attività promozionali e comunicative nei confronti del possibili acquirenti.

Via Economy
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Di Alessandro Figus (del 26/01/2006 @ 18:55:54, in Internet, linkato 4228 volte)

Grazie ad Apple sarà possibile assistere alle lezioni universitarie comodamente da casa. Il Guardian ha annunciato che per la prossima primavera sarà sperimantato in alcune università europee una nuova tecnologia a dir poco rivoluzionaria; si tratta di Quick Time 2 Really Simple Syndication, il quale permetterà agli studenti di vedere la registrazione del prof mentre spiega l'argomento desiderato quasi in tempo reale. Le università che accoglieranno la novità dovranno munirsi di un Mac e di un sistema di registrazione audio-video mentre gli universitari potranno reperire la lezione mediante appositi podcast nell'I-Tunes Music Store per rivederle direttamente sul proprio pc o addirittura attraverso l'iPod. Attualmente alcuni atenei già hanno intrapreso questa strada in via sperimentale, ma in futuro il loro numero sarà destinato a crescere. Per un esempio visitate il sito della Standford University on iTunes.

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Di Max Da Via' (del 26/01/2006 @ 07:21:30, in Strategie, linkato 7290 volte)
Walt Disney, azienda leader nel settore dell’entertainment, ha annunciato ufficialmente l’intenzione di voler acquistare Pixar Animation per una cifra che si aggira sui 7,4 miliardi di dollari.

Le due aziende hanno convissuto, tra alti e bassi, a partire dal 1991, dando vita a una nutrita serie di blockbuster cinematografici, con titoli come Toy Story e Alla ricerca di Nemo e più recentemente con Gli Incredibili e il prossimo Cars, in programmazione a partire dal prossimo giugno e che, stando agli ultimi accordi siglati, è il lungometraggio che avrebbe dovuto sancire la fine di questa proficua alleanza.

La Pixar, il cui a.d. è un certo Steve Jobs - a capo anche della Apple - rappresenta una vera e propria success story. Acquistata nel 1986 per 10 milioni di dollari, quando era ancora la divisione di computer grafica di Lucasfilm Ltd, nell’arco di pochi anni ha saputo imporsi nel mercato del cinema d’animazione prima americano e poi mondiale creando, assieme alla rivale Dreamworks recentemente acquistata dalla Paramount Pictures, un vero e proprio genere di grande successo.

Solo grazie alla partnership con la Disney però, con la sua esperienza nello story telling e soprattutto nella distribuzione cinematografica, la capacità creativa della piccola casa di Jobs ha potuto raggiungere il successo che oggi la contraddistingue.

Dopo 2 diversi accordi e una chiusura che ormai sembrava definitiva, ora i rispettivi consigli di amministrazione hanno approvato un accordo che prevede l’emissione di 2,3 azioni Disney per ogni azione Pixar e l'ingresso di Jobs nel management del gigante dell’entertainment.

I capi creativi di Pixar avrebbero inoltre il controllo del famoso studio di animazione della Disney, che ha prodotto le fiabe di animazione più amate in tutto il mondo, e la direzione del Walt Disney Imagineering Group, la divisione specializzata nella progettazione dei parchi tematici.

La decisione di procedere con l’acquisizione si spiega con l’importanza crescente assunta dall’animazione computerizzata, che ha in buona parte sostituito i lungometraggi realizzati con le tecniche tradizionali. Si tratta di un settore nel quale la Pixar si sicuramente mossa per prima e nel quale è saputa rimanere leader indiscussa, con ottimi risultati in termini di remunerazione delle produzioni, nonostante gli attacchi della concorrenza.

Per questo motivo l’a.d. di Disney, Robert Iger, ha deciso di mantenere una stabile relazione anche con la compagnia di Jobs, che ha visto nell’arco di pochi anni crescere esponenzialmente il proprio valore. Solo nel corso dell’ultimo mese infatti le azioni della Pixar sono cresciute del 12%.

Il primo passo tra Iger e Jobs era già stato fatto qualche mese fa, quando la Disney strinse un agreement con iTunes per la distribuzione di alcune serie di successo di proprietà dell’ABC. E c’è già chi pensa che questo ulteriore avvicinamento potrebbe portare ad ulteriori sinergie legate alle nuove tecnologie, come ad esempio alla distribuzione di contenuti in streaming.
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Di Altri Autori (del 25/01/2006 @ 07:03:04, in Brand, linkato 13049 volte)
Un approccio alla comunicazione più emozionale può portare vantaggi concreti ad un brand? Roberto Venturini analizza le implicazioni del Lovemark.

Nel mondo delle agenzie di comunicazione, è corrente cercare di costruirsi awareness, credibilitá e differenziazione attraverso lo sviluppo di filosofie innovative, destinate (secondo gli autori) a rivoluzionare il mercato

In molti casi il tutto si riduce a un certo quantitativo di aria fritta impacchettato con una accattivante "buzzword", confezionato da addetti ai lavori che devono trovare una giustificazione per la propria esistenza o per gli elevati costi del servizio.

Il caso del Lovemark, approccio propugnato da Kevin Roberts (CEO di Saatchi & Saatchi), può essere guardato con maggiore attenzione, non foss'altro che per l'impressionante curriculum in campo marketing dell'autore.

L’affermazione che Roberts fa è piuttosto forte: le Marche hanno finito la benzina. Ed è necessario guardare ad un futuro oltre le marche (ma attenzione: non un futuro senza le marche - ma un domani con delle “supermarche”…).

Identifica nella creazione di un rapporto fortemente emozionale e di lunga durata la chiave per far prosperare la marca. Stabilendo, grazie proprio all'Amore una connessione più profonda con i consumatori.

Questo tipo di approccio emozionale è condiviso da un gran numero di addetti ai lavori che riconoscono le difficoltà del marketing del secolo passato, in un mondo in cui le performance di prodotto sono ormai (giustamente) date per scontate e dove prodotti molto economici sono in grado di competere funzionalmente con prodotti ben più "nobili" e di prezzo elevato.

Il Lovemark trascende la "semplice" marca. Offre un’esperienza che sorpassa le aspettative di superior performance del consumatore.

Come le marche si basa su un forte rispetto da parte del mercato - ma a differenza delle marche più blande, il Lovemark dovrebbe arrivare diretto al cuore, creando una relazione tanto forte da creare una dipendenza affettiva.

La ricetta segreta per la costruzione di un Lovemark (oltre, ovviamente, partire dall’assegnazione di un corposo budget alla sua agenzia) si basa su tre ingredienti magici: Il Mistero, la Sensualità e l’Intimità.

Una marca un po’ misteriosa, una marca in grado di ricatturare periodicamente la nostra attenzione, sorpassando il rumore di fondo della comunicazione di massa, tenendo elevata la nostra curiosità e la voglia di scoprire le cose che ancora non sappiamo o che possono essere dietro l’angolo.

La seconda componente da costruire è quella della sensualità e dell’uso quindi di approcci multisensoriali, disegnando nei prodotti e servizi delle “firme” sensoriali.

Passando all’intimità, questa si esplica nella capacità della marca di mettersi in strettissima relazione con le aspirazioni personali e le ispirazioni dei consumatori. Di creare dunque un senso di vicinanza affettiva propria del rapporto di innamoramento umano.
Una marca in grado di costruire di se’ un profilo contraddistinto da impegno, da empatia e passione – per poter generare nel cliente (o adepto o, più propriamente, innamorato) una “lealtà al di là della ragione”.

In questo senso, una marca così carica di attributi affettivi dovrebbe essere in grado di passare oltre all'inerzia del consumatore, al punto che dovrebbe essere il target stesso a richiedere la comunicazione, entrando nell’ottica dell’Attraction Marketing.

Tutto questo dunque si traduce nella capacità di articolare la comunicazione su toni e soprattutto strategie altamente emozionali: lavorare a fondo sulle storie che si devono raccontare, storie chiaramente non “one shot” legate al singolo commercial ma alla comunicazione di lungo termine della marca.

E’ grazie a questi elementi che, secondo Kevin Roberts, si riescono a costruire queste supermarche terribilmente attraeneti e in grado di suscitare una fedeltà che rasenta il fanatismo.

Funzionerà nella nostra cultura? Ah, saperlo... la teoria (contenuta nel libro “Lovemarks: The Future Beyond Brands" e nel sito www.lovemarks.com) appare interessante, anche se presta il fianco a molte critiche – basandosi sostanzialmente sull’assunto che il consumatore sia pronto ad innamorarsi acriticamente di una marca… ipotesi che in molti paesi (in cui il consumatore si rivela sempre più critico, smailiziato e cinico) direi sara' messa a dura prova.

Roberto Venturini
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