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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 08/05/2017 @ 07:09:57, in Aziende, linkato 1058 volte)

Bisognerà attendere ancora qualche giorno, o settimana, affinché Facebook diventi un servizio da due miliardi di utenti nel mondo. Due miliardi. Un numero spaventoso che diverse aziende del beverage guardano dal basso e solo pochi altri non invidiano. Facebook ha chiuso il trimestre al 31 marzo con 1,94 miliardi di user mensili, fatturato in aumento del 49% a oltre 8 miliardi e un profitto a +76% per 3 miliardi. Il core business del colosso social – il cui fatturato è circa l’utile del rivale Alphabet – è l’advertising: di questa l’85% è transitata da mobile per un totale di 6,7 miliardi di dollari. Il giro d’affari della sola pubblicità non accenna a rallentare, nonostante gli ammonimenti della stessa Facebook e le conseguenti preoccupazioni di Wall Street: +51% a 7,85 miliardi di dollari.

Oltre il newsfeed: Instagram, video e audience network

Facebook capitalizza 440 miliardi. Gran parte del suo business dipende dagli annunci sul newsfeed, che ormai hanno raggiunto una quota ‘eccessiva’. Non si possono più sovraccaricare gli utenti di messaggi promozionali. Per questo l’attenzione si è spostata verso Instagram, che quest’anno secondo i dati forniti da eMarketer dovrebbe fatturare poco meno di 4 miliardi di dollari e ormai raggiunge oltre 700 milioni consumatori; e dalla pubblicità video, il segmento più corposo in termini di raccolta pubblicitaria per via della diretta competizione con i più elevati budget televisivi. Un altro canale cui il social sta attingendo è Facebook Audience Network (FAN): in questo caso la vendita di pubblicità su siti e applicazioni esterni sembra poter compensare l’affollamento pubblicitario del newsfeed. Tuttavia ciò non dovrebbe bastare, secondo il chief financial officer David Wehner, ad arrestare il “significativo” rallentamento della crescita delle revenue di Facebook nel secondo semestre. Ma occorre operare ancora una volta una distinzione importante: il problema dell’ad load riguarda il solo newsfeed e non l’armata di app e asset in mano a Facebook. WhatsApp ha oltre 1 miliardo di utenti, Messenger ne ha oltre 1,2 miliardi. Queste sono destinazioni che potranno essere mettere a frutto, magari non nell’immediato, e le tante novità annunciate nel corso della ultima F8 developer conference lo confermano.

Utenza in ascesa. E più preziosa

Gli utenti attivi su base giornaliera sono 1,28 miliardi. La quasi totalità si connette da mobile. E il consumatore si fa più prezioso, anche in mercati consolidati come il Nord America, dove il valore del singolo utente (ARPU) è balzato del 37% a


Via DailyOnline
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La società di ricerca eMarketer ha rivisto al rialzo le stime sull’utenza internet globale per il periodo 2016-2021, principalmente per gli incrementi previsti in Cina e altri Paesi dell’area Asia-Pacifico nonché in tutta Europa. A riferirlo è l’ultimo rapporto “Worldwide Internet and Mobile Users: eMarketer’s Estimates for 2016-2021”, in base a cui oltre il 47% della popolazione mondiale utilizzerà internet almeno una volta quest’anno, un dato il 6,1% più elevato rispetto al 2016 e pari a 3,47 miliardi di persone.  La soglia del 50% verrà superata solo nel 2019, quando saranno 3,82 miliardi le persone connesse alla rete su scala internazionale. Una parabola ascendente che per gli operatori del settore significa una sola cosa: opportunità.

Le aree a maggiore crescita

Senza particolari sorprese, eMarketer spiega che la spinta più importante arriverà dalle zone rurali e a più basso reddito di alcune nazioni situate in Asia-Pacifico, Europa Centrale, Europa dell’Est, America Latina, Medioriente e Africa. In questi territori, diverse persone si collegheranno alle reti internet per la prima volta attraverso dispositivi mobili. A tal proposito, quest’anno circa l’80% dei navigatori web userà un telefono mobile per accedere online (+9,3%) grazie al traino dato da un’espansione della copertura del wi-fi e una maggiore disponibilità di tecnologie 3G/4G.

Il ruolo degli smartphone

Specialmente a causa di un abbassamento sia dei prezzi dei dispositivi sia dei piani dati, lo smartphone sta diventando una componente  fondamentale per connettersi. Stando alle stime eMarketer, infatti, il numero di utenti smartphone crescerà a doppia cifra in tutte le zone esaminate, eccetto che nel Nord America. Al contempo, una riduzione del costo dei piani dati in America Latina dovrebbe fornire a questa macro-regione una grande spinta. Per la prima volta quest’anno, il 60% della popolazione locale userà uno smartphone per accedere regolarmente a internet.

Messaggistica e social al top

Una forte domanda per servizi di messaggistica e piattaforme di social media come WhatsApp, WeChat e Messenger sta guidando lo sviluppo dell’internet mobile: questi strumenti sono oggi la via più comune per comunicare con amici e parenti. E in alcuni Paesi hanno scavalcato anche le chiamate vocali e gli SMS. Quest’anno il 98% dei nordamericani e il 97% di chi vive in Europa occidentale userà uno smartphone per connettersi e la crescita, ovviamente più ristretta rispetto ai Paesi in via di sviluppo, sarà da attribuire alle fasce più anziane della popolazione. Che per la prima volta andranno sul web tramite il proprio smartphone.

Via DailyOnline
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Di Max Da Via' (del 03/05/2017 @ 07:02:46, in Social Networks, linkato 1021 volte)

La Federal Trade Commission (Ftc) ottiene un primo storico riscontro dagli influencer americani. Dopo aver più volte segnalato la necessità di dichiarare esplicitamente il contenuto commerciale di alcuni contenuti condivisi sui social network attraverso gli hashtag #sponsored o #adv, qualcuno ha fatto il primo passo. Fohr Card, agenzia di marketing che connette alcuni influencer con le aziende, ha annunciato una doppia presa di posizione: l’esortazione dei propri clienti ad affiancare la sigla #sponsored agli scatti condivisi on line; l’esortazione agli stessi influencer a spiegare perché è necessario farlo.

Il risultato è che 120 degli iscritti all’agenzia hanno accettato la proposta, pubblicando una foto con tanto di testo esplicativo, hashtag e look “sponsored”. James Nord, fondatore di Fohr Card, ha dichiarato a Fashionista: “Volevamo dare agli influencer una piattaforma per intavolare una conversazione con i loro follower del tipo ‘Hey, investo molta energia in ciò che faccio per vivere, voi siete il motivo per cui ho questo lavoro e non firmo contratti che penso non siano giusti'”. Il manager ribadisce l’importanza di seguire le regole emesse dalla Ftc, e aggiunge quanto sia importante per gli stessi influencer poter avere la fortuna di collaborare con marchi riconosciuti da milioni di persone. Fortuna che, a maggior ragione, non va nascosta ma mostrata apertamente. In quanti seguiranno il suo esempio?


Via PambiancoNews
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Di Max Da Via' (del 28/04/2017 @ 07:40:04, in Marketing, linkato 1128 volte)

La spesa globale in digital advertising è in continua crescita. Secondo le stime negli Stati Uniti quest'anno arriverà a 83 miliardi di dollari (eMarketer): una torta spartita al 90% da Google e Facebook, i due maggiori player che confermano la crescente tendenza al duopolio nel settore.

Una delle conseguenze di questa concentrazione di potere è il rischio di un calo di fiducia da parte degli utenti. Non è un caso che i due colossi della rete stiano prendendo provvedimenti al riguardo, da ultimo Google con un cambio di algoritmo volto ad arginare le fake news.

Il trend delineato è solo una delle evoluzioni che contribuiscono a creare un nuovo scenario d'azione per il digital marketing, come evidenzia Business2Community. Tra quelle in atto vediamone allora tre fondamentali.

  • La necessaria automazione del marketing
    Nonostante la concentrazione di potere tra i due player, i social network e le piattaforme di relazione sono molto più numerose di un tempo. Ne deriva la necessità di creare un maggior numero di contenuti, diversi tra loro, e di gestire una complessità crescente. L'unica risposta sul lungo termine è l'automazione del marketing attraverso strumenti ad hoc: da quelli per aumentare in automatico i follower come Social Quant per Twitter e SociallyRich per Instagram, a piattaforme in stile "tutte in uno" come Marketo e Hubspot. Una multinazionale del calibro di Coca-Cola sta addirittura sperimentando la creatività automatizzata in sostituzione parziale al genio umano.
  • L'ascesa dell'intelligenza artificiale
    Ricollegandoci al trend precedente, anche il volume di dati a nostra disposizione è in aumento esponenziale. Per dare un senso a tutto questo "rumore" servono intelligenza artificiale e macchine con processori potenti. Oggi incontriamo l'AI già in diversi casi, come quando su Facebook ci viene proposto di taggare un amico in base al riconoscimento facciale della foto.
    Secondo una ricerca condotta da Demand Base, sono almeno tre i vantaggi per i marketer nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale:
    benefici AI marketing
  • Il continuo prosperare dei video...live!
    Il boom dei video è già una tendenza assodata che continua a restare sull'onda. Quello che però emerge man mano è la crescente efficacia del live e dello streaming. Mark Zuckerberg sostiene che gli utenti li guardino il 300% più a lungo e li commentino 10 volte di più rispetto ai video "ordinari". Tradotto in termini di marketing, si tratta di preziosissimo engagement.
    live video streaming


Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 27/04/2017 @ 07:47:54, in Social Networks, linkato 1169 volte)

Ti sei mai chiesto chi acquista il tuo ? Se ti dicessi che i Millennias sono il tuo presente, non solo il futuro? La ricerca pubblicata a Marzo da PWC dimostra che l’impatto della Generazione Y nel settore vinicolo è in rapida crescita: essi rappresentano circa un terzo del mercato in Italia (+12% dal 2014) e quasi la metà in Europa (+13% dal 2014).  In Italia sono le giovani donne a incrementare i consumi,  che rappresentano circa il 32% del mercato, gli uomini invece si inseriscono con una percentuale minore il 25%.

Considerando questi dati risulta essenziale per le aziende del settore capire come influenzare il processo di acquisto dei Millennial. PWC, infatti, mette  un nuovo atteggiamento di consumo del vino che diventa un’esperienza omnicanale.  Lo storytelling s’impone come parola d’ordine anche in questo campo, per  valorizzare la conoscenza del prodotto verso i clienti. E’ interessante notare come il livello di fedeltà al brand sia più basso rispetto ad altre generazioni: “non sono esperti, ma curiosi e si affidano ai canali social,  agli inflencer del settore, per la fase di ricerca e per ottenere consigli su una degustazione ottimale e sull’acquisto più giusto”. Parlando di consumatori abituati a trovare ogni risposta online, cambiano ovviamente i touchpoint.

I Millennial ricercano informazioni sui vini tramite App mobile e dopo l’utilizzo ne condividono le loro impressioni sui social.  Così se cambia la percezione del prodotto, come si legge nel report pubblicato da PWC, e da bevanda di consumo, il vino diventa sinonimo di life style, cultura e relax, allora forse non è arrivato il momento anche di ripensare la propria strategia di comunicazione?

Tra i nuovi touchpoint a cui fare attenzione, l’ingaggio di Web-Influencer è la soluzione che approfondiamo in questo articolo.

CHI SONO GLI INFLUENCER?

In parole semplici gli influencer sono tutti quei soggetti capaci di influenzare le scelte, non solo di acquisto, degli utenti che s’interessano a loro. Tagliapietra ha cercato di definirli suddividendoli in due macro categorie: le persone con un audience ampia, i broadcaster, e quelle con un audience limitata (i narrocaster), entrambi possono essere attivi su più piattaforme o su una sola. In base all’appartenenza degli influencer ad una di queste due categorie, si potrà parlare in modo decrescente di personaggi famosi, publisher (blogger), fan (consumatori) e amici. Ottenere l’influenza di un personaggio famoso non è obbligatoriamente sempre la cosa migliore, a volte è proprio il consiglio di un amico fidato a guidare le scelte di acquisto dei consumatori.

PERCHÉ SONO IMPORTANTI?

  1. Seguire con regolarità le persone più influenti sul web per il proprio settore, permette di essere sempre aggiornati sulle nuove mode, sugli interessi e i linguaggi dei consumatori. Possiamo prendere esempio dal loro stile comunicativo, ricavare nuove idee di vendita o promozionali e seguire le reazioni degli utenti ai contenuti più apprezzati.
  2. Ingaggiare un influencer come vero e proprio ambasciatore del brand o semplicemente riuscire ad essere resi visibili sui suoi profili consente di ottenere non solo un’ampia visibilità del brand, ma conferma agli utenti il valore del marchio. 

CHI SONO I WINE-INFLUENCER  DA SEGUIRE?

Julien Miquel ha redatto su Social Vignerons una classifica dei top influencer sui  per il 2017. Tra questi  ci sono anche tre italiani: Andrea Gori, Marilena Barbera e Francesco Saverio Russo.

Le leggi del marketing tuttavia insegnano che ogni obiettivo deve essere realizzabile e cercare di arrivare ai tre principali wine blogger del momento forse per alcuni non è una meta così semplice da raggiungere. L’importante è procedere a piccoli passi e magari iniziare a coinvolgere i nostri fan più seguiti sul web e magari, grazie anche a loro, riuscire a raggiungere altri importanti nomi del “WineWeb”.

Ad esempio si può iniziare con nomi come:

  • Filippo Ronco, 6.520 follower
  • Luciani pignataro, 5.548 follower
  • Giampiero Nadali, 4.166 follower
  • Marco Caprai, 3.549 follower
  • Mike Madio, 8.416 follower
  • Filippo Cortivo, 5246 follower
  • Luciano Ferraro, 5421 follower

Non perdete di vista però anche le Pagine e i blog più seguiti del momento, potranno essere una grande fonte di ispirazione per le vostre strategie digitali:

  • Italy fine wines, 29.200 follower
  • Ridge vigneyards, 14.600 follower
  • Iwinect, 15.900 follower.

Via Tech Economy
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Di Max Da Via' (del 26/04/2017 @ 07:01:56, in Internet, linkato 869 volte)
Audiweb rende disponibile il nastro di pianificazione, Audiweb Database*, con i dati della fruizione di internet (total digital audience) del mese di febbraio 2017.

La total digital audience a febbraio ha raggiunto 30,7 milioni di utenti unici, il 56% della popolazione dai 2 anni in su. Gli italiani online hanno navigato complessivamente per 53 ore e 20 minuti, collegati tramite i device rilevati (PC e mobile - smartphone e tablet - al netto delle sovrapposizioni).

Erano online nel giorno medio 24,1 milioni di utenti, online per 2 ore e 26 minuti per persona.
Più in dettaglio, nel giorno medio a febbraio hanno navigato da un computer 10,9 milioni di italiani (circa il 20% della popolazione 2+ anni) e/o da mobile 21,4 milioni (il 48,5% della popolazione di 18-74 anni).

Dai dati demografici risulta che nel giorno medio a febbraio erano online il 43,2% degli uomini (11,8 milioni dai due anni in su) e il 44,5% delle donne (12,3 milioni). La fruizione quotidiana di internet si conferma quale abitudine diffusa soprattutto tra i giovani - con il 70,4% dei 18-24enni (2,9 milioni) e il 65,9% dei 25-34enni (4,6 milioni) online nel giorno medio – e gli under 54 (il 61% dei 35-54enni).
Inoltre, con il 47,4% della popolazione collegata a internet nel giorno medio (6,3 milioni), il Nord Ovest è ancora geografica più online nel giorno medio, rispetto al 43,7% del Nord Est (3,7 milioni), il 42,7% del Centro (3,9 milioni) e il 40,2% dell’aera Sud e Isole (8,4 milioni).

In base ai dati di consumo nel giorno medio emerge ancora la preferenza delle donne e dei giovani per la fruizione da mobile. Infatti, nel giorno medio a febbraio hanno dedicato alla fruizione da mobile 2 ore e 28 minuti le donne e 2 ore e 35 minuti i 18-24enni, navigando per poco più di 1 ora da PC.

Dai dati sul traffico online nel mese, tra le categorie di siti più visitati dagli italiani, risultano confermati i motori di ricerca (sotto-categoria “Search”, con il 93,3% degli utenti online, 28,7 milioni), i portali generalisti (“General Interest Portals & Communities”, con l’89,6% degli utenti online, 27,5 milioni) e i social network (“Member Communities”, con l’87,1% degli utenti online, 26,8 milioni).

Tra le altre categorie di siti dedicati all’intrattenimento, all’informazione e alle diverse attività pratiche emergono: la categoria di siti dedicati alla fruizione dei video (“Videos / Movies”) con 25,7 milioni di utenti, i siti dedicati all’informazione (“Current event & global news) che hanno raccolto l’interesse di circa 20 milioni di utenti, i siti dedicati all’ecommerce (“Mass Merchandiser”) con 22,6 milioni di utenti unici, i siti e le applicazioni dedicati alla gestione delle email con 23,4 milioni di utenti e quelli dedicati ai servizi mobile e di messaggistica istantanea (“Cellular/Paging”) con 23,7 milioni di utenti unici.

Via MediaKey
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Di Altri Autori (del 20/04/2017 @ 07:25:46, in Pubblicità, linkato 1007 volte)
Negli Stati Uniti il programmatic è ormai assoluto protagonista nel campo degli investimenti pubblicitari online. Secondo un forecast di eMarketer, infatti, quest’anno gli investimenti in programmatic display raggiungeranno quota 33 miliardi di dollari, circa l’80% del totale display. E nel 2019 la quota del programmatic sul display arriverà all’84%. Nonostante i numeri siano di per sé molto positivi, non è tutto oro quel che luccica: secondo eMarketer inserzionisti ed editori richiedono maggior controllo in tema programmatic, in particolare attraverso deal su private marketplace. Già oggi, circa il 75% della spesa in programmatic display, 24,25 miliardi di dollari, è transata tramite private marketplace o direct deals, con quest’ultima modalità di moda soprattutto per il native advertising. Contestualmente lo share degli open exchange è in declino, segno che le richieste da parte del mercato si stanno concretizzando in dei cambiamenti tangibili. L’anno scorso, per la prima volta, più della metà degli investimenti dedicati al video sono stati destinati al programmatic advertising e questa porzione crescerà del 42,3% a quota 9,13 miliardi. E l’anno prossimo il 75% dei video pubblicitari sarà venduto in programmatic. Buone notizie anche sul fronte del mobile, in questo caso circa l’80% della spesa su questo mezzo sarà automatizzata, per arrivare a oltre l’85% nel 2019.

via DailyOnline
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Di Altri Autori (del 19/04/2017 @ 07:14:46, in Social Networks, linkato 1085 volte)

Il progetto #pasocial promette di svecchiare l'apparato dello Stato per semplificare il rapporto con i cittadini. Ed eliminare la storica diffidenza degli italiani per il Palazzo

I social cambieranno la burocrazia. La promessa arriva dal gruppo di lavoro #pasocial, formato da comunicatori e giornalisti del governo che punta a sviluppare la nuova comunicazione pubblica, sia a livello centrale che sui territori. Il lavoro, che coinvolge la pubblica amministrazione centrale e locale, aziende pubbliche e aziende dei social, si sviluppa con appuntamenti di divulgazione, confronto e formazione e con la nascita di nuovi account e profili del settore pubblico.

I risultati si possono presagire dal libro PA Social. Viaggio nell'Italia della nuova comunicazione tra lavoro, servizi e innovazione di Francesco Di Costanzo. Nel volume si legge che il 60% degli italiani i social network sono importanti strumenti di utilità e sono, e lo saranno sempre di più in futuro, un’importante occasione anche per il mondo del lavoro: sei italiani su dieci considerano le piattaforme di nuova comunicazione professionalmente importanti (social ma anche chat come WhatsApp e Telegram) e un po' a sorpresa sono gli italiani dai 55 anni in su a pensare che i social network rappresenteranno sempre di più un'occasione di lavoro.

Gli italiani chiedono alla Pubblica amministrazione, ma anche alle aziende private, di usare di più i social network e soprattutto vogliono poter partecipare maggiormente e avere un dialogo diretto: informazioni in tempo reale (91%), avere la possibilità di segnalare disservizi e problematiche (90%), trovare informazioni su prodotti e promozione del territorio (89%), poter proporre eventi e nuove iniziative (89%). In molti considerano i social network strumenti utili: nella pubblica amministrazione per avere un rapporto migliore con i cittadini (63%), nelle aziende per migliorare i propri servizi (77%) e incrementare il fatturato (73%), sia per il settore pubblico che per quello privato sono un valore aggiunto per trovare lavoro (71%). Quanto i cittadini credono affidabili le informazioni fornite sui social network da PA e aziende? Per il 56% degli italiani sono molto/abbastanza affidabili le notizie che arrivano dalle aziende, si scende al 48% per quanto riguarda la pubblica amministrazione. I dati dimostrano come resti forte ancora la diffidenza dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione e che proprio strumenti di apertura e vicinanza come i social network siano considerati positivi per un nuovo rapporto con la cittadinanza.

«I cittadini indicano la strada, il servizio pubblico deve esserlo anche dal punto di vista della comunicazione», spiega all'Ansa l'autore del libro, Francesco Di Costanzo, «i social offrono un'opportunità straordinaria, una rivoluzione già in corso. Da queste semplici considerazioni è partito il percorso #pasocial, un'idea che abbiamo condiviso con numerosi comunicatori del Governo, ma anche con enti e aziende pubbliche del territorio e aziende dei social. Nel libro raccontiamo un lavoro e un viaggio che significa tante cose: lavoro, innovazione, nuovi servizi e linguaggi a disposizione dei cittadini. Il percorso va avanti, la PA sta cambiando e come comunicatori cerchiamo di dare il nostro contributo perché sia sempre più a portata di smartphone. I social sono ormai strumenti di utilità, di servizio pubblico, fonte di lavoro e di un nuovo rapporto tra Pa e cittadini».


via Business People

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Di Max Da Via' (del 18/04/2017 @ 07:13:54, in Pubblicità, linkato 899 volte)
In Gran Bretagna la pubblicità digitale supererà i 10 miliardi di dollari, persino più dell’intero mercato pubblicitario italiano. A scattare la fotografia è un report di PWC per IAB Uk, secondo cui è il mobile a trainare la spesa per due ragioni abbastanza semplici: da un lato gli advertiser devono provare a sfruttare le possibilità offerte dal video su questo mezzo; dall’altro sono anche quasi obbligati a farlo, visto che oltre il 50% del tempo speso online in Gran Bretagna è appannaggio degli smartphone.

L’incremento più grande del 2007

L’incremento del settore, pari al +17%, non è mai stato così elevato dal 2007, anno in cui venne segnato un +38%. Il mobile ha registrato una crescita del 50% a oltre 4 miliardi di dollari e il segmento assorbe il 38% della raccolta su internet. Nel complesso la spesa in mobile video ha sfiorato i 900 milioni di dollari nel corso dell’anno scorso.

Formati innovativi

“L’aumento dei consumi di contenuti mobile e video ha accelerato il tasso di crescita del digitale ai livelli più alti degli ultimi dieci anni”, ha dichiarato James Chandler, responsabile marketing di IAB UK. Secondo Chandler, il risultato record è stato possibile grazie alla voglia di sperimentare formati innovativi e all’utilizzo del video per ingaggiare l’utenza.

Verso la riduzione del gap mobile

La performance del canale mobile coincide con i dati di fruizione del mezzo: negli ultimi sei mesi del 2016, infatti, il 54% degli utenti smartphone britannici ha visualizzato clip sul proprio telefono con il 40% degli stessi che ha dichiarato di averne fruiti di più rispetto a un anno prima (fonte YouGov). Il gap tra fruizione e raccolta su mobile sembra andare progressivamente verso una riduzione. Almeno in Gran Bretagna. E a dispetto della Brexit.


via DailyOnline
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Di Max Da Via' (del 12/04/2017 @ 07:26:37, in Pubblicità, linkato 1048 volte)

Nei primi due mesi del 2017 il mercato degli investimenti pubblicitari chiude in calo del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Nel singolo mese di febbraio la raccolta perde il 2,8%. Aggiungendo anche la stima sulla porzione di web attualmente non monitorata (principalmente search e social), il mercato chiude il mese di febbraio e il periodo consolidato in pari( 0% e 0,2%). Lo dicono i nuovi dati Nielsen sul mercato pubblicitario in Italia nel mese di febbraio 2017 (.pdf).

“Come ci si poteva aspettare, a febbraio gli investimenti pubblicitari oscillano tra il negativo e la parità se si considera il perimetro allargato dell’intero universo del web advertising”, ha spiegato Alberto Dal Sasso, Tam e Ais managing director di Nielsen. “Il periodo si confronta con febbraio 2016 che era stato uno dei mesi con la performance migliore dell’anno, se si esclude il mese di giugno con l’inizio degli Europei di calcio”.

Relativamente ai mezzi, la tv cala dello 0,5% sia nel singolo mese che nel bimestre. Sempre negativa la stampa: quotidiani e periodici a febbraio si attestano rispettivamente a -6,4% e -8,9%, chiudendo il primo bimestre a -9,7% e -6,4%. Performance negativa per la radio nel mese (-3,3%) che porta il bimestre di poco sotto “quota zero” (-0,3%).

La crescita di internet è dovuta principalmente a search e social, sulla base delle stime realizzate da Nielsen. Relativamente al perimetro attualmente monitorato in dettaglio, infatti, il web registra un calo del 2,9% nel periodo cumulato e dell’8,5% nel singolo mese di febbraio. Allargando il perimetro all’intero universo del web advertising, la raccolta nel primo bimestre chiude a +7,2%. In trend negativo il cinema (-6,4%), l’outdoor (-19,7%), la goTV (-14,1%) e il transit (-7,3%). Stabile il direct mail (0,2%).

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 11 in crescita, con un apporto complessivo di circa 35 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti: alle performance positive di automobili (+6%), bevande / alcolici (+22,4%), farmaceutici (+14,9%) e abitazione (+10,8%), si contrappongono i cali delle telecomunicazioni (-2,6%), media/editoria (-15,9%) e distribuzione (-14,1%). Dopo un anno in costante crescita, gli alimentari frenano nel bimestre con una raccolta di poco sotto lo zero rispetto allo stesso periodo del 2016.

“In attesa che si consolidi il primo trimestre per valutare la tendenza del 2017”, ha concluso Dal Sasso, “sarà importante vedere come lo scacchiere mondiale e quello europeo possano portare sviluppi a un settore – quello della comunicazione – così globalizzato sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta. Al momento le previsioni rimangono positive per la chiusura dell’anno grazie a un recupero che dovrebbe manifestarsi nel secondo semestre”.

Via Prima Comunicazione
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