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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 16/10/2005 @ 09:39:11, in Marketing, linkato 1379 volte)

Ecco le tariffe per organizzare un esproprio proletario in qualche punto vendita di proprietà:

Offerta base

esproprio tradizionale con volantinaggio, striscione e megafonata sul caro vita con un centinaio di manifestanti

costo: fino a 5.000 euro in merce (più 20% spese di produzione)


Offerta de luxe

esproprio con processione della statua di San Precario, almeno due striscioni coreografici e oltre duecento manifestanti

costo: oltre 5.000 euro in merce (più 25% spese di produzione)


Offerta elite

esproprio con processione della statua di San Precario, soluzioni pirotecniche e presenza di almeno un leader no-global

costo: oltre 10.000 euro in merce (più 30% spese di produzione)

Queste sono le tariffe pubblicate sul sito di espropriproletari.com, un sito che applica in maniera non convenzionale alcuni principi di guerrilla marketing. Il funzionamente è decisamente semplice: il committente (proprietario del punto vendita, si spera), paga questa società per organizzare un cosiddetto esproprio proletario. Un certo numero di persone quindi, il cui totale varia in funzione della tariffa concordata, farà un vero e proprio esproprio nel punto vendita da voi segnalato, rubandovi la merce.

A questo punto qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi perché pagare per farsi svaligiare il negozio…

La risposta è nascosta tra le righe delle Faq del sito: tramite un accurato lavoro dell’ufficio stampa infatti, i media saranno prontamente allertati di quanto sta per succedere (ovviamente senza sapere che si tratta di un esproprio organizzato), e assicureranno una buona copertura mediatica dell’evento.

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Di Tiziana P. (del 15/10/2005 @ 16:28:26, in Viral Marketing, linkato 1406 volte)
A proposito di Viral Marketing anche se è già in giro da un pò vi segnalo la campagna pubblicitaria di parla.it, ideata da Effects.

L'idea è molto semplice ma ben congeniata. Un paio di labbra femminili, dopo il primo trillo, cominciano a parlare rimproverandovi, ed è praticamente impossibile farle smettere, in quanto la protagonista è ben consapevole che tanto le telefonate non le paga, grazie all'offerta VoIP dell'azienda.

In attesa di una versione "politically correct" che ci consentirà di far tacere anche un uomo eccessivamente logorroico qui potete godervi questa simpatica animazione. Ovviamente, come ogni iniziativa viral che si rispetti, è anche possibile inviarla ad un amico.
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Di Matteo B. (del 15/10/2005 @ 10:04:09, in Media, linkato 1956 volte)
L'Espresso pubblica un interessante articolo, dove si parla delle nuove strategie di Rupert Murdoch per il futuro, e sembra che abbia le idee molto chiare.

Oggi negli Usa metà dei ragazzi tra i 15 e i 25 anni passano più tempo davanti a Internet che di fronte alla tv. Quanto ai giornali cartacei, nemmeno li guardano. In Rete, le nuove generazioni si dilettano con strumenti come l'instant messaging, che tra i ragazzi ha già mandato in pensione le 'vecchie' e-mail, e soprattutto i blog (ogni 7,4 secondi ne nasce uno). Poi cercano videogiochi, musica, divertimenti, strumenti di socializzazione immediata e di comunicazione facile.

Il plutocrate australiano ha riflettuto un paio di mesi attorno a queste considerazioni, ha convocato i suoi direttori di giornali per comunicare loro che ormai appartenevano al Pleistocene e quindi ha cercato qualcosa che gli consentisse di creare il nuovo polo mediatico per i giovani basato appunto sull'entertainment. Infine ha scelto MySpace, un sito fondato nel 2003 da un chitarrista losangelino che oggi ha 29 anni e di nome fa Tom Anderson.

Semplice ma geniale, MySpace è un luogo in cui ognuno si può creare una specie di 'cameretta virtuale', con il suo blog, la sua musica, le sue foto, una frasetta di benvenuto, qualche poster, più naturalmente un elenco di modi per essere contattato. MySpace è una comunità virtuale che consente allo stesso tempo di proclamare la propria identità, di esprimersi in libertà assoluta, di definire un'appartenenza a un gruppo e di socializzare con altre persone. Al momento gli iscritti, in gran parte teen-ager, sono quasi 27 milioni, ma la cifra è in continua lievitazione e si è già quadruplicata dall'inizio dell'anno.

MySpace è già oggi il quinto sito più visitato del mondo: con sette miliardi e mezzo di pagine viste al mese ha superato anche il mitico Google.

Pochi pensano che il tycoon di Sky abbia in mente di far pagare il servizio, attualmente gratuito. Molto più probabile che ad aprire il borsellino siano invece quelle aziende che ai ragazzi di MySpace vogliono comunicare un loro prodotto, a iniziare dalla musica (diverse band devono le loro fortune proprio al tam tam digitale del sito). Ma non solo. Gli stessi blog sono ormai un fenomeno talmente esteso che una piattaforma planetaria può provare a venderne gli spazi pubblicitari a prezzi da spot televisivo.

E in ogni caso, My Space potrà diventare l'epicentro attorno a cui ruoteranno anche le altre attività della Internet corporation di Murdoch, quando avrà completato gli investimenti per i quali prevede di spendere almeno 2 miliardi di dollari. Ad esempio, l'imprenditore australiano ha già ingoiato Scout Media (un gruppo di informazione sportiva i cui contenuti si adeguano perfettamente al target giovanile di MySPace) e Ign.com, network specializzato in giochi elettronici (altra passione degli adolescenti e non solo). Ora sta trattando l'acquisto di Blinx, uno strumento di ricerca per audio e video.

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Di Alessandro Figus (del 14/10/2005 @ 23:23:47, in Prodotti, linkato 1511 volte)
Questa volta non è un film e non è neanche americana. E' una Volkswagen Touareg che è stata provata in un percorso extrastradale al Motorpark di Oschersleben. Il suo segno distintivo è che accelera, curva, cambia marcia e arriva a destinazione senza che qualcuno la guidi, o meglio, senza l' intervento di un pilota umano. Il conducente è il frutto dell'eccezionale livello di automazione raggiunto attraverso il coordinamento di sette schede madre Pentium M in rete, sensori radar che permettono di "vedere" la strada, il GPRS che assicura il raggiungimento del luogo desiderato ed un complesso software capace di generare i comandi di guida. Fa notizia anche perchè a vederla sembrerebbe una comunissima automobile e non una macchina così lontana dalla realtà.

La prova è stata superata a pieni voti lasciando intuire quali saranno gli scenari futuri. La tecnologia utilizzata non permette di sbagliare strada, di distrarsi, di superare i limiti di velocità.

Probabilmente le prime sostituzioni di piloti avverranno in ambito militare e chissà quando la diffusione riguarderà l'intero pubblico. Sarà un cambiamento radicale per molti aspetti; per quanto riguarda gli uomini impegnati al fronte ma anche per la sicurezza nelle strade e per l'opportunità di facilitare gli spostamenti a chi per motivi fisici non è in grado di poter guidare.



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Di Max Da Via' (del 14/10/2005 @ 06:55:01, in Blog, linkato 2845 volte)
Il progetto è sicuramente ambizioso: un gruppo di esperti di internet ha unito le forze per creare una rete di news e di approfondimento online.
Fin qui niente di nuovo, verrebbe da dire. La novità consiste nell’organizzazione di questo network di informazione: si tratta di cento blog professionali, monotematici curati da esperti,
giornalisti ma anche semplici appassionati.

Questo progetto, battezzato Blogosfere, punta dichiaratamente alle nicchie dell’informazione, avvalendosi di un network di blog monotematici gestiti da un appassionato del’argomento. L’organizzazione cura gli aspetti tecnici, di comunicazione e marketing, mentre gli autori avranno il compito di scriveranno e aggiorneranno i loro blog.
Il blogger viene pagato tramite il riconoscimento di una percentuale sulle delle entrate pubblicitarie derivanti dal blog di cui si occupa (fino ad un max del 50%), mentre il rimanente sarà di competenza di Blogosfere. Tra i benefici collaterali derivanti dal partecipare a questo progetto gli ideatori assicurano un’elevata visibilità e la possibilità di entrare in contatto con gli altri partecipanti, creandosi quindi un network di contatti.

Nel mio precedente post ho parlato di come Yahoo! intendesse avvalersi anche dei blog per arricchire la propria offerta di news, mentre oggi stiamo parlando di un network italiano di informazione, sempre basato sul principio dei blog, resi complementari e opportunamente integrati per offrire informazioni su svariati argomenti. In questi giorni sembra quindi che un po’ tutti, sia in Europa che in altri continenti, stiano puntando molto, con diverse modalità, su questi nuovi canali di informazione. Questo ritengo sia prima di tutto una prova di come questo diverso modo di gestire le informazioni si stia affermando ritagliandosi un proprio spazio, ma anche di come i canali tradizionali spesso siano meno efficaci e diretti rispetto ad alcuni di questi siti.

Ultimamente si parla infatti fin troppo dei blog, e credo che parte dell’interesse esponenziale che si sta manifestando possa derivare da una sorta di “febbre collettiva” verso lo strumento, diventato improvvisamente di gran moda e il toccasana di tutte le esigenze di contro-informazione. Ma potrebbe essere, come molte improvvise infatuazioni, un interesse destinato a ridimensionarsi nel momento in cui ci sarà un’ulteriore evoluzione nelle modalità di comunicazioni o uno strumento che il tam-tam multimediale vorrà mettere sotto la lente di in gradimento esaltandone i pregi e minimizzandone i difetti. Fino a quel momento comunque godiamoci questo momento di grande popolarità, in attesa di vedere la prossima idea che vedrà i blog ancora una volta protagonisti.
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Di Gianluigi Zarantonello (del 13/10/2005 @ 19:11:37, in Marketing, linkato 1601 volte)

Il Marketing non è certo una disciplina statica e per sua natura evolve continuamente per far fronte ai cambiamenti del consumo e dell'economia.

Qualche volta però deve fare un passo indietro e recuperare qualcosa che sembra appartenere al passato per affrontare il futuro.

E' il caso del Buzz Marketing o Viral Marketing, niente altro che la sublimazione tecnica del passaparola, semplice, economico e convincente, basato sulla forza degli opinion leaders, persone dotate di carisma che riescono ad influenzare il comportamento e le idee di un gran numero di individui.

Non è certo di oggi la scoperta della loro influenza, Paul Lazarsfeld ne aveva individuato l'importanza parecchi anni orsono (1940-1960) teorizzando, in quel caso per le elezioni americane, il “Two steps flow of communication”, ossia il flusso di comunicazione a due stadi.

In breve Lazarsfeld aveva notato che gli elettori ricevevano informazioni sia direttamente dai media e dai candidati, sia da mediatori (gli opinion leaders) che riportavano, commentando e analizzando, notizie e dati appresi da altri.

Il ruolo di questi mediatori (non semplici trasmettitori ma veri e propri filtri che rielaborano l'informazione) e la loro influenza avevano un peso notevolissimo.

C'è chi allora ha iniziato ad applicare questi principi a una precisa strategia, ad esempio la società americana BzzAgent, che detiene un esercito di “apostoli” del brand più o meno stimabile in 100 mila adepti.

Mode? Può essere ma di fatto l'azienda nel suo portafoglio clienti ha già nomi come Coca-Cola, Estée Lauder, Lee Jeans, Kelloggs, Ralph Lauren e altri.

E la Procter&Gamble disporrebbe, secondo Panorama, di 250 mila giovani leader d'opinione che promuovono i suoi tanti prodotti.

Diversi guru del marketing USA, come Seth Godin e Malcolm Gladwell, si sono pronunciati con interesse sul tema, dato che il suggerimento e il passaparola tra amici, parenti e conoscenti è da sempre il motore delle mode.

La conoscenza e l'interesse per un bene cresce fino a raggiungere il tipping point di cui parla Gladwell in un suo libro recente, il punto oltre il quale il fenomeno decolla e contagia masse enormi di individui.

Il punto più delicato sta nel convincere le persone a diventare veicoli del contagio (di solito avviene gratis), infatti esse nel dare un consiglio a qualcuno del proprio gruppo di riferimento si giocano in parte nome e attendibilità, perché dunque dovrebbero farlo?

Normalmente è un fatto d'immagine, dunque un ritorno di tipo intangibile legato al rafforzamento della propria leadership in fatto di opinioni e al propri prestigio sociale nel gruppo.

Questo comporta anche una maggiore attenzione nel svolgere il proprio compito perché più si diventa influenti e più una brutta figura o un suggerimento sbagliato diventano pesanti.

Qualche benfit tangibile poi viene da campioni omaggio e altri piccoli regali/gadget, ma in effetti è l'aspetto immateriale a farla da padrone nella motivazione.

Quanto costa tutto ciò in termini economici? Per ora relativamente poco, visto che si tratta di una materia ancora in evoluzione e che i costi per la gestione degli opinion leaders sono pressoché nulli, una campagna tipo con la Bzz Agent viene a costare grossomodo 100mila dollari.

I costi di fatto sono uno degli elementi di forza del viral marketing ma anche i risultati in termini di efficacia non sono da buttare.

Con espedienti di Buzz Marketing Penguin ha venduto tirature record di romanzi di autori sconosciuti, le salsicce Al Fresco hanno raddoppiato le loro vendite, Hasbro e Lego sono riusciti a far diventare popolari dei giochi fra i bambini prima ancora che fossero lanciati sul mercato e la già citata Procter&Gamble ha fatto lo stesso con le Pringles in Italia.

Alla base del successo però ci deve sempre essere un'idea valida per spingere l'opinion leader a farsi carico, di fatto spontaneamente, del suo ruolo di “untore” del brand.

Altrimenti detto: non sempre funziona.

Iniziative come se porti un amico ti faccio uno sconto non sono vero viral marketing (ma sales promotion), occorre che le persone siano realmente coinvolte per spingere avanti il prodotto, anche senza niente in cambio.

Ci vogliono individui legati al prodotto da interessi personali e appartenenza sociale, l'oggetto da pubblicizzare deve avere davvero qualcosa di innovativo e altrettanto deve esserlo il modo di presentarlo.

E bisogna sapere osare, avendo alle spalle un brand forte.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

LINK UTILI E BIBLIOGRAFIA WEB DELL'ARTICOLO

http://www.bzzagent.com/

http://www.permission.com/

http://www.gladwell.com/

http://www.sethgodin.com/

http://www.percheinternet.it/autoformazione/viral-marketing.html

http://www.buzzmarketing.com/

http://www.undicom.it/ (link completo >>)

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Di Alessandro Figus (del 13/10/2005 @ 12:38:32, in Internet, linkato 1437 volte)

A breve l'interazione tra i due noti networks di messaggeria istantanea sarà resa possibile grazie ad un apposito accordo. Gli utenti di Msn e di Yahoo, mantenendo il proprio indirizzo, potranno scambiarsi files e comunicare tramite messaggi o voce.

 La portata di questa intesa è ampissima coinvolgendo ad oggi quasi 50 milioni di persone per una quota che si aggira intorno al 44% del mercato. Cosa ne penseranno quelli di AOL che fino ad oggi controllavano il settore con un (non più) rassicurante 55%? Ma oltre a minacciare così da vicino AOL, questa mossa potrebbe essere stata pensata anche per prendere subito le distanze dal recente servizio di instant messaging Google Talk, che pur potendo contare solo su una quota dell' 1%, rimane sempre un componente della famiglia Google e come tale da non sottovalutare. 

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Di Max Da Via' (del 13/10/2005 @ 06:50:48, in Internet, linkato 1447 volte)
Proprio in questi giorni leggo su Reuters che Yahoo! ha ufficialmente annunciato che renderà disponibile nelle ricerche il lavoro autopubblicato dei blogger sul web oltre a quello tradizionale giornalistico, sfumando le distinzioni tra le due fonti di informazione.
L’utilizzo di questa nuova modalità di ricerca potrà dare visibilità a certe informazioni che non sono pubblicate dai canali ufficiali perché ritenute poco significative ma che invece, per comunità ristrette, possono essere molto rilevanti. Per questo motivo la scelta di abbinare le news pubblicate da professionisti e i commenti della gente comune sembra in gradi di arricchire il flusso di informazioni sull’attualità.
I livelli di ricerca saranno quindi tre: il primo presenterà i tradizionali link ai siti più popolari mentre in una seconda pagina sarà possibile accedere a due sezioni che mostrano rispettivamente le news provenienti da 6.500 fonti tradizionali e centinaia di link a blog.
Questa iniziativa mostra l’importanza assunta dai canali di comunicazione “non-ufficiali”, che spesso per rapidità nell’anticipare i rumors e per rigore nell’informazione fornita si collocano in competizione se non al di sopra del siti tradizionali. D’altro canto, così come è democraticamente in grado di dare libertà di parola a tutti, internet rende a volte difficile la verifica dell’attendibilità delle informazioni fornite, specialmente quanto pubblicate nei blog.
Le informazioni così reperite, inoltre, non sono soggette ad alcun controllo, e potrebbero quindi rivelarsi offensive o volutamente fuorvianti. In ogni caso mi sembra un primo passo interessante verso una comunicazione più libera e globale, spostando in parte il monopolio dell’informazione da pochi eletti a chiunque sia armato di pc e buona volontà.
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Di Matteo B. (del 12/10/2005 @ 16:56:03, in Marketing, linkato 1706 volte)


Il recentissimo DoubleClick's quarterly e-mail marketing report non lascia dubbi: nel secondo trimestre del 2005 la percentuale di apertura di e-mail di marketing di poco superiore al 27%, e conferma una chiara tendenza la ribasso che era già stata evidenziata nei mesi precedenti.
Ma quali possono essere i motivi di questo tracollo? In parte la riduzione può essere attribuita all’utilizzo in molte aziende di applicativi per la lettura della posta elettronica in grado di bloccare le immagini, e che determinano una riduzione del dati statistici disponibili. L’uso di immagini molto piccole permette infatti il tracking delle risposte da parte dei destinatari.
I sistemi di posta descritti, inoltre, bloccando le immagini e spostando la formattazione rendono spesso l’email quasi illeggibile. Utilizzando Lotus Notes da quasi tre anni ormai posso dirlo con assoluta certezza (e numerose aziende hanno questa soluzione).
A parziale compensazione di questo andamento negativo Il click-to-purchase conversion rate è cresciuto dal Q2 2004 del 27,8% (da 3,6 % al 4,6% del Q2 2005), anche se fatturato associabile alla singola e-mail è al palo dal 2004, e si attesta a 0,20 centesimi di dollaro.
Secondo DoubleClick in questo caso la colpa non è però dello strumento ma del momento economico difficile, in quanto l'acquisto medio derivante da un’email promozionale è anch’esso sceso nel periodo considerato.

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Di Max Da Via' (del 12/10/2005 @ 07:23:43, in Viral Marketing, linkato 1524 volte)

Ma chi l�ha detto che il pesce è dietetico? Secondo l�Americana Chicken of the Sea, nel caso del tonno in scatola, la soluzione migliore per mantenere la linea consiste comprare un prodotto a basso contenuto di grassi.

E per far capire o rischi legati ad una cattiva alimentazione non c�è niente di meglio di un bel video in stile viral marketing , che mostri chiaramente le conseguenze nefaste che una dieta poco equilibrata possono portare.

Il video originale, tailandese, è targato 2001 e ha fatto il giro della rete riscuotendo un successo tale da essere riproposto in chiave aggiornata anche in America. Per chi non lo avesse ancora visto è possibile trovarlo ancora online qui, mentre a questo indirizzo è disponibile la versione americana, sostanzialmente simile.

Entrambi gli spot hanno procurato un�ottima visibilità all�azienda senza particolari costi salvo quelli di realizzazione, grazie al meccanismo del viral marketing. Che abbia anche redento qualche golosone?
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