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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Eli (del 06/10/2005 @ 07:56:50, in Internet, linkato 1573 volte)
Entro fine Ottobre ci dovrebbe essere l’atteso debutto del Portale Nazionale del Turismo www.italia.it che ha come il divario creatosi con gli altri Paesi che, avendo recepito prima di noi l'importanza della Rete per orientare i flussi turistici, hanno da tempo un portale turistico nazionale.
Il portale si configurerà come una nazionale, in grado di informare e promuovere l’offerta italiana ne mondo, offrendo eventualmente la possibilità di prenotare alcune strutture.
Inizialmente saranno messe on-line le prime 10.000 pagine in quattro lingue (italiano, tedesco, inglese e francese) entro fine ottobre-inizio novembre e tra la fine dell'anno e l'inizio del 2006 anche in cinese, russo e spagnolo per un totale di 40-50.000 pagine.
Desta stupore il costo dell’iniziativa, che avrà un costo stimato di 45 milioni di Euro,20 per lo sviluppo del portale e 25 per azioni di cofinanziamento sui contenuti digitali.
Stanca ha riconosciuto che oltre la metà dei 200 milioni di “'navigatori” europei consulta abitualmente i siti turistici nella preparazione di un viaggio e che turismo e viaggi sono la prima voce dell’e-Commerce mondiale, con una incidenza del 30% nel valore complessivo delle transazioni on-line ed una crescita stimata tra il 25 ed il 30% l'anno, mentre in Italia il 90% delle strutture ricettive non sono ancora accessibili attraverso i principali circuiti telematici internazionali di promozione e distribuzione.

Meglio tardi che mai direbbe qualcuno, l’Italia infatti è precipitata al quinto posto nella classifica delle destinazioni turistiche, dopo Stati Uniti, Francia, Spagna, Cina. Moltissime nazioni offrono da tempo questo tipo di servizio, pur senza avere a disposizione la ricchezza artistica e naturale dell’Italia. Il costo preventivato è decisamente alto rispetto al progetto. Speriamo di non dover assistere ai soliti sprechi, oltre agli inevitabili ritardi.
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Di Max Da Via' (del 05/10/2005 @ 08:12:44, in Strategie, linkato 1590 volte)
eBay ha acquistato Skype; Microsoft annuncia la prossima espansione di Outlook verso la telefonia su IP, acquista Teleo, un fornitore di telefonia IP p2p, e parla di merger dei servizi online MSN con AOL posseduta da Time Warner. Google già da tempo ha lanciato Google Talk, un’applicazione di instant messaging aperta alla telefonia p2p.
Tempi duri insomma per le compagnie telefoniche, che vedono il proprio mercato e soprattutto i propri ricavi minacciati dall’affermazione del VoIP.
Questo fenomeno comincia ad essere tenuto d’occhio anche dagli operatori di telefonia mobile: proprio in questi giorni Vodafone ha dichiarato che difficilmente ci potranno essere delle strategie a lungo termine per bloccare nuove tecnologie come i servizi di telefonia gratuita via Internet dai cellulari. Di conseguenza, invece di combattere la battaglia a suon di barricare il colosso delle telecomunicazioni mobili ha annunciato che ritiene fondamentale essere competitivi sui costi.
IPdrum e altre applicazioni, del resto, hanno mostrato Skype è già utilizzabile anche tramite i cellulari.

Come consumatori non possiamo che rallegrarci di queste prese di coscienza, soprattutto in mercato dive gli operatori si sono sempre ben guardati dal farsi una vera guerra di prezzi, creando invece una giungla di tariffe il cui unico punto in comune è spesso la scarsa trasparenza, garantendosi allo stesso tempo margini più che consistenti.
Qualcosa sta già cambiando nella telefonia fissa, stiamo per assistere a una rivoluzione anche nel mobile?
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Di Matteo B. (del 04/10/2005 @ 20:55:07, in Internet, linkato 1914 volte)
Leggo su Macity un articolo che mette in discussione il sistema di royalty di iTunes. La cosa mi colpisce ancora di più perché proprio oggi ho visto una statistica dove si riportava che nel 2005 le vendite globali di musica digitale (via internet o cellulare) sono più che triplicate, riuscendo quasi a compensare il calo registrato nelle vendite su supporti tradizionali.

Al MMF - Music Managers Forum di Manchester si è discusso di iTunes ma soprattutto delle royalty che spettano agli artisti e ai loro manager per ogni brano venduto online dal negozio di musica digitale dominante.
I musicisti ricevono da Apple 4,5 pence (circa 7 centesimi di euro) per ogni canzone venduta attraverso iTunes, ovvero il 6% del valore commerciale in UK (79 pence), da ogni disco fisicamente venduto nei canali tradizionali gli interpreti incassano 35 pence (circa 50 centesimi di euro) ovvero il 12% di 3 sterline. (…)
Un musicista dovrebbe riuscire a vendere musica per 1,5 milioni di brani digitali prima di racimolare del profitto, tolti tutti i vari costi.
I manager dei musicisti non sembano particolarmente felici del fatto che i gestori dei negozi online di musica digitale abbiano assunto una rilevanza tale da riuscire a stabilire il guadagno della controparte.
La proposta che viene da chi crea la musica è di rialzare al 12% del prezzo il loro guadagno, acconsentendo anche che per un periodo di incoraggiamento iniziale (2 anni) la percentuale resti a 8. Il BPI - British Phonographic Institute ritiene che il 6,5% del prezzo sia il giusto guadagno per i musicisti.

Siamo già alla messa in discussione di un nuovo modello di distribuzione che sembrava aver messo d’accorti utenti e major discografiche?
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Di Tiziana P. (del 04/10/2005 @ 07:48:04, in Prodotti, linkato 1435 volte)
Oggi a Milano si festeggia l’uscita dei cuccioli virtuali targati Nintendo, i Nintendogs. Si tratta di un videogioco che rappresenta l’evoluzione dell’ormai attempato tamagotchi, in grado di fornire un’esperienza innovativa di gioco interattivo. Il cucciolo infatti deve essere curato coccolato attraverso la console.
La cosa interessante è che la compagnia nipponica ha scelto come partner per l’occasione la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, promuovendo una serie di iniziative benefiche a favore del migliore amico dell’uomo. Le diverse celebrità coinvolte nell’iniziativa adotteranno anch’esse un cucciolo virtuale, devolvendo il proprio compenso alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

L’iniziativa infatti è sicuramente lodevole, ma anche efficacemente abbinata, visto il tema del videogioco. La presenza di celebrità e lo scopo dichiaratamente benefico potrebbero aggiungere ulteriore interesse ad un evento già di per sé ben ideato.
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Di Jacopo Gonzales (del 03/10/2005 @ 21:29:43, in Internet, linkato 1433 volte)

Yahoo sta lanciando un "nuovo progetto" sulla falsa riga di Google, che con il suo Google Print suscitò non poche polemiche e reazioni (anhe legali, basta ricordarsi dell'Opt-out) in merito alla questione del copyright. Yahoo sta però affrontando questa impresa titanica non da sola, bensì con l'appoggio dell' Open Content Alliance (OCA), di cui fanno parte molti di quelli che criticarono aspramente il progetto Google Print. Patricia Schroeder, presidente dell'Association of American Publishers, ritiene che l'approccio mostrato da Yahoo sia molto incoraggiante. Una gran parte dell'informazione che Yahoo digitalizzerà (libri, ma anche file video, audio etc...) sarà rappresentata da materiale coperto da copyright, ma volontariamente offerto da editori ed autori, come viene riportato da David Mandelbrot, vice presidente per la ricerca di Yahoo! Inoltre al fianco di Yahoo! nel progetto di digitalizzazione ci saranno partner del calibro di Hewlett-Packard ed Adobe Systems oltre a Internet Archive, European Archive, O'Reilly Media, l'Università della California e quella di Toronto. Che ci crediate o meno l'iniziativa di Yahoo ha ricevuto il plauso del Googleplex che ritiene benvenuti tutti gli sforzi orientati a rendere l'informazione accessibile su scala mondiale. Il progetto di Yahoo è poiparticolarmente degno di nota in quanto tutta la mole di informazioni che verrà digitalizzata non sara' esclusiva di Yahoo soltanto, ma sarà liberamente accessibile da qualunque motore di ricerca.

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Di Jacopo Gonzales (del 03/10/2005 @ 20:45:46, in Viral Marketing, linkato 1518 volte)
Vi ripropongo un post interessante di Seth Godin in merito al marketing virale (probabilmente la piu' difficile da applicare tra le tecniche marketing), e più nello specifico, cosa rende virale un'idea:

No one "sends" an idea unless:
a. they understand it
b. they want it to spread
c. they believe that spreading it will enhance their power (reputation, income, friendships) or their peace of mind
d. the effort necessary to send the idea is less than the benefits


No one "gets" an idea unless:
a. the first impression demands further investigation
b. they already understand the foundation ideas necessary to get the new idea
c. they trust or respect the sender enough to invest the time

This explains why online ideas spread so fast but why they're often shallow. Nietzsche is hard to understand and risky to spread, so it moves slowly among people willing to invest the time. Numa Numa, on the other hand, spread like a toxic waste spill because it was so transparent, reasonably funny and easy to share.

Notice that ideas never spread because they are important to the originator.

Notice too that a key dynamic in the spread of the idea is the capsule that contains it. If it's easy to swallow, tempting and complete, it's a lot more likely to get a good start.

But that doesn't mean that there's no role for mystery or ideas that unfold over time. In fact, the unmeasurable variable here is style. Howard Dean's ideas spread at the beginning--not because of the economic ramifications of his immigration policy, but because of the factors above. The way they were presented fit into the worldview of those that spread them.

A key element in the spread of ideas is their visual element. iPods and visual styles spread faster in the real world than ephemeral concepts. Pictures and short jokes spread faster online because the investment necessary to figure out if they're worth spreading is so tiny.

And of course, plenty of bad ideas spread. Panic, for instance, is a superbad idea at all times, but it spreads faster than most. That's because spreading an idea is rarely a thoughtful, voluntary act. Instead, it is near the core of who we are, and we often do it without thinking much about the implications.
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Di Alessandro Figus (del 03/10/2005 @ 15:56:32, in Prodotti, linkato 3292 volte)
Nasce da un'idea di Nicholas Negroponte ed è un laptop destinato a paesi come Cina, India, Brasile, Sud Africa, Egitto, Tailandia, etc. L'obiettivo del progetto "One laptop per child" è quello di dotare il maggior numero di bambini di questi economici laptop ed iniziare ad istruire, informaticamente parlando, la stragrande maggioranza del globo che ancora non ha mai visto qualcosa che assomigli ad un pc.
Le prerogative per la costruzione dei laptop sono state l'indistruttibilità e la riduzione al minimo del fabbisogno energetico, quest'ultima permessa dall'utilizzo di un leggerissimo sistema operativo Linux RedHat, appositamente modificato per le scarse risorse hardware, dall'ideazione di una manovella che ne consente il funzionamento in situazioni di emergenza, dalla sostituzone dell' hard disk con memorie flash e da una risoluzione grafica molto imperfetta che può essere utilizzata anche in modalità black and white. Altre specifiche del processore sono 1MHz, 1GB e 1 Megapixel, quattro porte USB, connettività Wi-Fi e monitor LCD.
La sua commercializzazione non sarà destinata direttamente ai consumatori ma si rivolgerà invece ai Ministeri dell'Educazione di ogni Stato i quali provvederanno a munire gli studenti( e quindi anche le loro famiglie) di questi laptop. L'iniziativa è pregevole anche se in alcuni di questi paesi le preoccupazioni sono ben più gravi della mancanza di conoscenze informatiche, anzi questa non è che la più superficiale tra le conseguenze dei problemi che da tempo affliggono milioni di persone. Dopotutto però Negroponte non ha grandi colpe in tutto questo anzi ha comunque il merito di aver mosso almeno un dito verso chi è meno fortunato.
http://laptop.media.mit.edu/
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Di Matteo B. (del 03/10/2005 @ 07:28:30, in Internet, linkato 1339 volte)
Qualche giorno fa avevo parlato di rumors attorno ad un nuove servizio di Google per l’offerta di accessi wireless, denominato fantasiosamente Google WiFi. Oggi leggo che Google Inc. ha proposto servizi wireless per Internet gratuiti in tutta la città di San Francisco. Si tratterebbe di un’offerta per testare i servizi Internet locali via Wi-Fi, la tecnologia wireless a corto raggi, e, per fare le cose in grande, sarebbe stata estesa all’intera città.Il costo dell’operazione, secondo quanto riportato da un portavoce di Google, sarebbe interamente finanziato proprio dall’ advertising online.

Ma perché Google dovrebbe interessarsi di servizi Wi-Fi? Innanzitutto per raccogliere ancora più dati sugli utenti. Nella sezione Privacy di Google Secure Access c’è scritto chiaramente che “il traffico fatto dagli utenti tramite questo programma sarà in qualche modo tracciato e diventerà materia di analisi da parte di Google” in modo da poter migliorare il servizio. Nonostante ufficialmente Google affermi di non volere diventare Wi-Fi provider il sospetto è legittimo, altrimenti perché dedicate tante risorse a questo progetto?
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Di Eli (del 02/10/2005 @ 12:48:51, in Viral Marketing, linkato 1818 volte)
Sono rimasta positivamente stupidita dal nuovo sito dell'Ikea, che presenta una serie di nuovi prodotti di design in maniera non convenzionale, puntando sull'elemento del gioco.
Anche in questo caso si tratta di una sperimentazione: 28 designer hanno studiato nuovi materiali e i loro possibili utilizzi non convenzionali, proponendo una serie di soluzioni originali e innovative.

Questa domanda è l'elemento ricorrente del nuovo stile di comunicazione Ikea: E se le idee più audaci portassero alle soluzioni migliori? Per rispondere a questa domanda non resta che dare un'occhiata di persona alle proposte presentate.
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Di Max Da Via' (del 01/10/2005 @ 08:29:35, in Strategie, linkato 1557 volte)
Su molti giornali recentemente si è parlato di telefonia e di come il Voip potrebbe modificare l’attuale panorama competitivo, che in Italia per certi versi è più vicino ad un oligopolio che alla concorrenza perfetta.
L’aspetto fondamentale legato a questa tecnologia sono i risparmi, che possono arrivare all’80%, soprattutto nel caso di chiamate internazionali. Proprio per questo motivo molte compagnie telefoniche tradizionali sono sul piede di guerra, e si preparano al contrattacco.
British Telecom, una delle prime a dare il buon esempio, ha lanciato proprio in questi giorni una campagna promozionale sul VoIP a prezzi più concorrenziali di quelli praticati da Skype.
Dal prossimo 31 dicembre, infatti, tutte le chiamate verso le 30 destinazioni internazionali di maggiore utilizzo costeranno 5 pence al minuto. Per fare un paragone con l’offerta di Skype un’ora di telefonata verso un numero fisso USA, che costa 72 pence con Skype, avrà un prezzo di 30 pence.
Anche in questo caso occorre scaricare un programma dedicato, che si chiama BT Communicator, e, trattandosi di un’iniziativa della British Telecom, consente l’addebito direttamente in bolletta senza dover ricorrere ai crediti prepagati di Skype. Questo software stato scaricato da 2,5 milioni di persone dal suo lancio, avvenuto due anni fa, e conta oltre 60.000 utenti.
Ul ulteriore vantaggio della proposta targata British Telecom è quello di offrire tramite BT Communicator la possibilità di effettuare chiamate attraverso una rete di ben 7.800 punti WiFi, senza spesa d'accesso e senza costo supplementare al minuto.

E’ molto probabile che l’esempio di British Telecom possa a breve essere seguito, seppure a malincuore, da altre compagnie. L’offerta di Skype infatti è decisamente competitiva, ed è attualmente utilizzata da oltre 56 milioni di utenti con una media di 180.000 nuovi iscritti ogni giorno.
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