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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 12/09/2005 @ 22:15:55, in Blog, linkato 1723 volte)

In questo primo mese di vita del nostro blog sono già stati postati molti interventi interessanti da parte dei nostri autori ( Matteo, Jacopo, Alessandro ed Elisabetta, per ora), ai quali va il mio personale ringraziamento.

Una domanda che mi è stata fatta spesso quando parlavo di questo progetto (e sarebbe tuttora in cima ad una ipotetica hit-parade) è questa: "Ma perché qualcuno dovrebbe scrivere all'interno del blog di un sito ideato da te quanto può facilmente crearsene gratis uno personale?".

Ho una sola risposta: perché siamo tutti a corto di tempo. In un mondo "ideale" con le giornate di 48 ore sarebbe facile per tutti lavorare, andare in palestra, scrivere per il proprio sito e vedere gli amici. Nella realtà quotidiana le cose stanno molto diversamente, spesso si riesce a fare solo la metà delle cose che si vorrebbero, ed è difficile organizzarsi anche dandosi una scala di priorità.

Un sito che abbia come obiettivo quello di occuparsi di marketing (con o senza blog) deve necessariamente essere tempestivamente aggiornato, offrire anticipazioni, suscitare l'interesse dei visitatori e il loro feedback tramite l'interazione.

Anche lavorandoci a tempo pieno (cioè dedicandosi al 100% al sito) è praticamente impossibile fare tutto da soli, e si corre il rischio di aggiornare raramente le pagine, scrivere articoli poco interessanti, non destare destando l'interesse del visitatore.

Da questa premessa nasce mymarketing.it: un sito all'interno del quale rispettando le regole, sia possibile per tutti confrontarsi su tematiche di marketing a 360° (e non solo di web marketing come in altri), scrivendo nel blog ma anche partecipando come autori nelle altre sezioni.

Il poco tempo che molte persone possono trovare, infatti, può rendere un progetto interessante, con spazio di crescita e di confronto per tutti.

Perchè partecipare come autori a questo progetto:

· Un elevato numero di visitatori garantisce quotidianamente visibiltà e possibilità di confronto

· Il sito è dedicato esclusivamente a tematiche di marketing , e vanta la partecipazione di validi professionisti

· Abbiamo un dominio facilmente identificabile e memorizzabile , azzeccato in riferimento agli argomenti che si trattano

· Non ci sono sponsor, adwords, dialer, pop up e altri strumenti che rendono faticosa e noiosa la navigazione

· Proprio per rendere il sito sempre più dinamico e orientato ad essere la prima marketing community italiana offriamo accesso come autore a chi lo desideri e abbia le carte per farlo (quindi senza richiedere suppliche, raccomandazioni o quant'altro).

Vuoi maggiori informazioni? Contattami

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Di Jacopo Gonzales (del 12/09/2005 @ 17:37:39, in Internet, linkato 1349 volte)
Questo articolo nasce dalla necessità di trattare, sotto una luce diversa, uno tra i temi più conosciuti: lo spam, o meglio ciò che l’utente può percepire come tale, ogni qualvolta viene mal guidato.
Partiamo da un concetto di base: quando l’utente naviga in internet è a caccia dei suoi contenuti, riflesso dei suoi desideri. La bravura dei marketer sta nel riuscire a soddisfare quel desiderio in quello specifico momento, offrendo al consumatore ciò che egli cerca, sia che egli sia arrivato a noi attraverso un link o tramite uno dei tanti motori di ricerca a disposizione, sia che abbia digitato il nostro indirizzo nella barra delle Url. Il concetto non cambia.

Forse molti di voi ignorano alcuni servizi che i big del contextual advertising hanno pensato per far guadagnare i Registrar di siti internet (eh già proprio quelli cui vi rivolgete voi) che hanno a disposizione una notevole quantità di domini parcheggiati. Cosa sono? Beh i c.d. parked domains sono in sostanza tutti quei domini che vengono acquistati da un utente (pagando) e che in attesa di essere utilizzati al meglio dal legittimo proprietario, vengono sfruttati economicamente dal registrar-publisher, che in breve si arricchisce sulla vostra inerzia. Come? Semplicemente aderendo ad uno dei vari servizi disponibili in rete come ad esempio: Google AdSense for domains.

Approfondiamo un attimo il concetto di contextual advertising che trova la sua applicazione pratica quando determinati tipi di pubblicità vengono mostrati all’utente dinamicamente ed in modo automatico, basandosi sul content di una pagina, ossia sull’argomento che quella pagina tratta. Per fare un esempio pratico: se voi navigatori vi trovate su una pagina che parla di viaggi, il tipo di advertising che verrà visualizzato seguirà il content e quindi vedrete con tutta probabilità pubblicità relativa a vacanze, offerte last minute su voli aerei o su pacchetti turistici. Questo perché il software che gestisce il funzionamento degli ads riconosce piu’ o meno correttamente il contenuto trattato.

Il problema nasce qui, ossia nel momento in cui per portare pubblicità mirata sui gusti dell’utente viene a mancare la base di sostegno, ossia il content.
In questo caso, pur di bombardare il navigatore e sperare in un suo click su uno sponsored listing (che fa guadagnare il registrar-publisher grazie al vostro dominio), il software che gestisce la pubblicità ha solo un elemento su cui basarsi per targettizzare l’advertising: l’url del sito. Mi pare un pò pochino!
Considerazioni personali a parte, in questo particolare caso il software si basa su elementi semantici (e non lessicali, come di solito avviene con Adsense, Adwords et similia), vale a dire su elementi che valutano il significato delle parole contenute nel nome del dominio.

Il grosso limite di questo sistema semantico (che siamo ben lontani dal realizzare) sta proprio nel fatto che dovrebbe proporre un risultato profilato sulla necessità dell’utente, sulla base di un unico parametro, peraltro assolutamente variabile, con il rischio più reale che virtuale di danneggiare l’utente forzando la mano con sistemi che mal funzionano, almeno per ora.
Immaginate ad esempio che il nome di dominio non abbia alcun significato. Cosa si troverebbe a visualizzare l’utente? Come si comporterebbe a questo punto il sistema di advertising semantico? E poi perché dovrebbe essere il Registrar a guadagnarci in tutto questo, nonostante il dominio sia registrato e quindi di proprietà di un altro soggetto?

Con tutta probabilità mostrerebbe qualche sponsored listing che non ha nessuna attinenza con ciò che il navigatore internet sta cercando. Le conseguenze?
Di tutto rilievo, in quanto il navigatore internet si trova di fronte a ciò che non cerca, a ciò che non vuole, vedendo inoltre fortemente deluse le sue aspettative, per non parlare poi del danno che ricevono più o meno direttamente tutti quegli advertiser che pagano per utilizzare gli annunci sponsorizzati, legati come sono ad un meccanismo di impression/cpc/performance ed inseriti in un circuito semantico che non può funzionare tecnicamente in un discorso di dinamiche forzate.

Il rischio che si viene a presentare con questo tipo di advertising semantico su larga scala (attualmente Google da solo gestisce più di 3 milioni di parked domains) è la percezione che gli utenti ne hanno. Si è ormai talmente insofferenti allo spam che anche le newsletter sottoscritte volontariamente sono percepite come indesiderate se anche appena non combaciano con gli interessi degli utenti. Di questo passo, tutto diventa spam. Un pericolo molto grave, la cui soluzione a mio avviso è ben lontana dall’essere ritrovata nel semantic advertising, ma un buon punto di partenza può essere individuato partendo dal massimo rispetto degli utenti.
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Di Jacopo Gonzales (del 12/09/2005 @ 17:28:17, in Internet, linkato 1534 volte)

Sono infinite le discussioni che questo motore di ricerca sta generando, da tutti i punti di vista, rendendoci spesso inobiettivi e googleofili per il solo gusto di esserlo. Ormai che tu legga un giornale, accenda la TV, o vada su internet, Google è sempre lì. Non solo. Google è diventato un verbo, “to google” (almeno nello slang americano) sinonimo di ricerca e di motore di ricerca (il più grande del mondo) citato e definito da vocabolari ed enciclopedie di tutto rispetto, e questo basta a spiegare quanto penetrante sia la sua presenza nelle nostre vite.
Credo che la ragione, il comune denominatore di tutto ciò, sia che Sergey Brin e Larry Page, due ragazzi ora poco più che trentenni, stanno rivoluzionando (se già non lo hanno fatto) l’informazione su scala mondiale ed il modo in cui questa vada concepita. E non accennano a fermarsi, in fondo perché dovrebbero farlo? Hanno iniziato in due con un “piccolo” motore di ricerca all’università di Stanford, arrivando ad avere oggi circa 4.200 dipendenti in tutto il mondo, oltre 100.000 server per gestire praticamente tutte le pagine web esistenti sul pianeta (per la cronaca abbiamo superato quota 8 miliardi di pagine), oltre al fatto che l’80% delle ricerche fatte online vengono fatte attraverso i suoi 100 ed oltre domini nazionali.

Partiamo dalla google mission (
http://www.google.it/intl/it/privacy.html), oserei dire il loro manifesto programmatico:

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili”.

Affascinante senza dubbio, d'altronde un obiettivo di tale ambizione e portata non poteva che provenire da una nazione che ritiene che tutto sia possibile, e che qualunque problema possa e debba essere superato, non importa a quale costo. Ma che vuol dire nello specifico ve lo chiedete mai? E a quale prezzo questo potrebbe avvenire? E la nostra privacy? Basta pensare che Google, sia attraverso la sua interfaccia di ricerca che attraverso la sua toolbar, acquisisce informazioni sul nostro utilizzo del web (fonte
http://www.google.it/intl/it/privacy.html: Google non raccoglie informazioni che permettano di identificare l'utente (come il nome e l'indirizzo di posta elettronica) a meno che non sia l'utente a fornirle esplicitamente. Google acquisisce e salva informazioni quali l'ora del giorno, il tipo di browser, la lingua utilizzata dal browser e l'indirizzo IP per ciascuna richiesta ricevuta. Tali informazioni vengono confrontate con i record a disposizione di Google e servono a fornire servizi più mirati agli utenti. Ad esempio, Google può utilizzare l'indirizzo IP o la lingua del browser per stabilire quale lingua utilizzare per la visualizzazione dei risultati delle ricerche e degli annunci pubblicitari).

Inoltre come molti sanno, è diventato anche un Registrar, anche se non consente la registrazione di domini, almeno per ora. Ciò vale a dire che, comunque sia, ha accesso a tutte le informazioni che riguardano la vita dei siti web su scala mondiale (fatevi due conti), e grazie anche a queste informazioni (almeno a detta sua) può rendere migliore e più affidabile per il navigatore l’esperienza online, in modo da poter combattere più efficacemente lo spam, terribile piaga del mondo virtuale. A tal proposito, leggevo ieri una curiosa statistica secondo cui almeno la metà dei blog ospitati da Blogger (società acquistata di recente da Google) sarebbe in mano agli spammer.

Tornando al loro manifesto programmatico, sembrerebbe un concetto talmente democratico da non poter destare timori o sospetti. Eppure non è così. La missione del Googleplex non ha precedenti nella storia dell’uomo, e vale da sola a giustificare le paure che ne seguono, forse proprio per la mancanza di un “precedente”. Ci sono schiere di governi in tutto il mondo che stanno cominciando a tremare pensando al tanto folle quanto ambizioso servizio Google Print (
http://print.google.com/), (altro che biblioteca di Alessandria) applicazione online di imperialismo culturale a matrice americana. Non sapete ancora che cos’è? Un americano ti risponderebbe: “Well, just google it”...
In breve il progetto, che coinvolge editori, biblioteche ed università prestigiose, consiste nella digitalizzazione e messa online di milioni di libri, per un totale di miliardi di pagine. Meno male che è intervenuto il copyright, giusto in tempo, a frenare un processo quantomeno frettoloso. Già il fatto che per accedere a tutta questa mole di informazioni ci sia bisogno di connessioni internet o di un cellulare limita e rende meno democratica la sua accezione di universalità. Qualche miliardo di persone ad oggi non ha acqua potabile, figuriamoci se puo’ accedere ad internet. Comunque sicuramente Google Print è un progetto interessante, e chi lo nega? Fa sorridere pensare che un progetto di questa natura sia stato promosso e dovrebbe essere gestito da un paese che, con tutto il dovuto rispetto, di cultura, intesa in senso ampio ne sa ben poco (forse è più corretto parlare di nozionismo).

Ma la ricerca continua anche tramite cellulare, ed ecco qui spuntare Google Mobile (
http://mobile.google.com/), tramite cui puoi accedere a quasi qualunque informazione che il noto motore abbia da offrire. Interessante, sicuramente un servizio utile, che si andrà rafforzando anche grazie alla recente acquisizione di Android (società specializzata nella realizzazione di software per disposivi mobili, ma rispetto alla quale nulla di più è dato sapere) da parte del colosso californiano.
Tornando alla privacy, lettori tremate: Google può decidere di divulgare le informazioni personali degli utenti alle società che utilizzano Google a scopo pubblicitario, ai partner commerciali, agli sponsor ed altri. (fonte
http://www.google.it/intl/it/privacy.html)
E poi ci sono le mappe, quasi dimenticavo. Consiglio a chiunque non lo abbia ancora fatto, di farsi un giro del pianeta visto dai satelliti. Il servizio online si chiama Google Maps (
http://maps.google.com/) e permetterà gratuitamente di vedere in modo dettagliato praticamente qualunque città o luogo del globo. Analoga funzione svolge poi Google Earth (http://earth.google.com/), realizzato sulle impronte del software della Keyhole (ennesima società acquisita). Non parliamo poi dei problemi di sicurezza che taluni hanno sollevato in merito alla libera fruizione di un prodotto del genere e alle conseguenze che essa genera. Tralasciamo anche la mancanza di concorrenza che si respira nella Silicon Valley, (tra le altre acquisizioni vale la pena di segnalarvi anche quella della brasiliana Akwan Information Technologies, società specializzata nello sviluppo di sistemi di ricerca delle informazioni, e l’acquisto del 2% di Baidu, il primo motore di ricerca in Cina. Vi ricordo che i cinesi sono oltre 1 miliardo) dove le società che si trovano sulla rotta di interessi economici del Googleplex vengono direttamente acquisite, senza mezzi termini, e quelle che non riescono a stargli dietro (e chi ci riuscirebbe, considerando che anche Yahoo e Microsoft faticano nell’intento) chiudono direttamente bottega (beata concorrenza), altre ancora direttamente rinunciano ad aprire. Potrei continuare all’infinito, ma penso che sia palese che di imperialismo e monopolio incontrollabile dell’informazione si possa parlare quando questi due concetti vengono associati a quel numero seguito da cento zeri (http://it.wikipedia.org/wiki/Googol).
Siamo ancora tanto sicuri che sia giusto che un gruppo di ragazzi decida quello che dobbiamo sapere, oltre al come e al dove? In fondo ha ragione Sergey Brin, nel dire che se le cose vi stanno bene così tanto meglio, altrimenti un altro motore di ricerca è sempre a portata di click.

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Di Eli (del 12/09/2005 @ 12:46:23, in Internet, linkato 1386 volte)

Adesso è ufficiale!

 

http://www.swissinfo.org/sit/swissinfo.html?siteSect=143&sid=6080580&cKey=1126520773000

 

eBay, il gruppo statunitense leader mondiale nelle aste online, ha reso noto ufficialmente di aver acquisito l'operatore telefonico online Skype Technologies, con sede legale in Lussemburgo, per un controvalore di 2,6 miliardi di dollari.

 

L'operazione avverrà parte in contanti e parte con uno scambio azionario. eBay pagherà cash 1,3 miliardi di dollari, oltre a assegnare in concambio agli azionisti Skype un totale di 32,4 milioni di proprie azioni.

 

Oltre a questo, nell'ambito di un accordo cosiddetto di earn-out, vale a dire subordinato al raggiungimento di determinate condizioni, eBay pagherà ulteriori 1,5 miliardi di dollari, se Skype centrerà gli obbiettivi previsti.

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Di Alessandro Figus (del 10/09/2005 @ 17:23:46, in Pubblicità, linkato 4197 volte)

Chi abita a Roma,Milano, Firenze, Torino o Napoli si sarà imbattuto, a partire dal 5 Settembre, nella nuova cartellonistica di Ra-Re, una griffe di moda medio-alta.Uno dei tre tipi di pubblicità rappresenta due uomini che si baciano, mentre nelle altre due gli stessi modelli,passatemi il termine, sono intenti a toccarsi. Preciso che i ragazzi sono molto ben vestiti, elemento importante ai fini della sensazione che imprime l'immagine nel suo complesso rispetto a foto di semi-nudo.

Il padre creativo della campagna è Oliviero Toscani che ha sempre abituato a dividere l'opinione pubblica in seguito alle sue ideazioni spesso d'impatto. Anche questa volta non ha tardato a comporsi il fronte degli indignati che si oppone a coloro che non reputano offensivo un "naturale" ritratto della realtà omosessuale.

Le parole usate dallo stesso Toscani per descrivere il messaggio che si cela dietro questa campagna pubblicitaria sono:"Massima libertà di comportamenti,d'interpretazione e massima libertà di espressione,anche quella di essere omosessuali". Siamo sicuri che la libertà di espressione di uno non intacchi la libertà di chi è costretto a vedere i suddetti cartelloni per strada? La capacità di analisi di un adulto sarà identica a quella di un bambino?

Dal punto di vista etico assisteremo ad ovvi dibattiti sull'idoneità di una simile pubblicità ad "arredare" i lati delle strade; ma analizzando invece l'efficenza pubblicitaria, a che risultati porterà? Sicuramente farà parlare di sè; probabilmente il target afferrerà e condividerà in buona parte il messaggio.Si sa, la novità, la stranezza capta l'attenzione.Ma c'è chi afferma di non trovarci niente di strano.

E allora, cosa c'è di strano nel pubblicizzare una marca di abbigliamento giocando con la sessualità omosessuale?Niente?In questo caso non staremmo neanche qui a discuterne. A parer mio la prima e ineccepibile stranezza risiede nel fatto che la trovata di Toscani è la prima nel suo genere e come tale è strana. Forse tra qualche tempo non lo sarà più.Bisognerà vedere se questa forma di comunicazione verrà seguita da altri brand d'avanguardia o se la società rigetterà il coraggioso tentativo.

Per giudicare in prima persona vi consiglio www.ra-re.it ,(anche fonte delle mie informazioni), andate poi nella sezione ra-re, troverete inoltre maggiori informazioni sulla campagna pubblicitaria.

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Di Eli (del 10/09/2005 @ 14:19:19, in Strategie, linkato 1486 volte)
E' previsto il tutto esaurito per il concerto di Luciano Ligabue, in programma stasera sabato 10 settembre al Campovolo di Reggio Emilia. E tutto esaurito probabilmente anche su Rosso Alice, il portale adsl di Telecom Italia, che per l'occasione dedica al cantante emiliano un'intera sezione del canale Musica. Collegandosi all'indirizzo www.rossoalice.it, gli utenti registrati possono prenotarsi per la visione Internet sul PC di casa in modalita' streaming. Intanto TIM, grazie al servizio di Mobile TV, rendera' disponibile sui telefonini le fasi di preparazione del concerto e il backstage. I telegiornali e i quotidiani non parlano d'altro... potremmo concludere "copertura totale!" Bravo Luciano!
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Di Eli (del 10/09/2005 @ 12:41:53, in Marketing, linkato 1435 volte)
Recentemente ho ricevuto da un fornitore un omaggio un po' particolare: un buono vacanza da usufruire in 6 mesi. Badate bene: un buono, non la vacanza... Si chiama Buono Vacanze Piu' e da' diritto ad una vacanza soggiorno di una settimana, ovvero il soggiorno gratuito in appartamento con angolo cottura. Non comprende: viaggio, vitto, consumi in loco, quota di iscrizione e di assicurazione variabile da 18 a 39 euro a persona a seconda delle destinazioni e dei periodi. Limite: i periodi di alta stagione, nei quali e' possibile comunque usare il buono, ma aggiungendo quanche soldino extra. Dietro questo nuovo modo di "incentivare" i clienti e cercare di "fidelizzarli", c'e' Iperclub Vacanze, azienda che gestisce e commercializza 180 strutture turistiche in Italia. Ma e' davvero conveniente per un piccolo imprenditore utilizzare questo tipo di promozioni? Quanto fidelizza al suo prodotto e quanto invece promuove il catalogo di Iperclub?
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Di Matteo B. (del 10/09/2005 @ 08:29:48, in Internet, linkato 1418 volte)
Questa non e' una novita', ma e' tanto per parlare di Google anche oggi... http://www.megalab.it/news.php?id=819 La macchina Google e' in piena attivita', e il gruppo non perde certo occasione per sperimentare ogni nuovo servizio che possa richiamare l'attenzione di stampa ed investitori. L'ultima trovata e' l'acquisto di alcuni spazi pubblicitari su Pc Magazine, il popolare mensile di informatica in vendita (suona ormai stano a dirlo) in tutte le edicole. La mossa e' in netta controtendenza rispetto alla politica Internet-centrica del gruppo, ma con questa trovata il portale di Mountain View spera di attirare nuovi inserzionisti al programma AdSense, proponendo qualche "lancio" su Pc Magazine come piatto di contorno.
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Di Eli (del 09/09/2005 @ 22:49:03, in Advertising, linkato 1628 volte)
In questi ultimi giorni si parla molto della campagna 892892, oggetto di scandalo per i costi elevati associati al servizio, che, grazie ad un uso accorto dei colori (rosso Telecom a manetta) e a dei promo "ingannevoli" (il 12 e il 412 messi pubblicamente in pensione) farebbe in effetti pensare a un servizio Telecom. La verita' e' invece che dietro a tutto questo si nasconde in Italia una non meglio identificata "Il Numero" che applica tariffe da capogiro per fornire informazioni sui numeri telefonici. Il promo in se' a mio parere e' pero ben fatto, i due ballerini che sembrano piovuti dagli anni '70 rimangono sicuramente impressi. Anche il sito e' ben strutturato, in perfetto stile fan club, e mostra anche foto di un improbabile assalto di ammiratori ai danni dei due platinati protagonisti. Vale la pena dargli un'occhiata. http://www.892892.com/index2.htm
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Di Alessandro Figus (del 09/09/2005 @ 16:05:30, in Marketing, linkato 1659 volte)
E' forse giunto il momento di dirlo. Solo pochi giorni fa è stata presentata a Torino la nuova Fiat Punto in un'atmosfera di euforico ottimismo. Il Presidente Luca Cordero di Montezemolo, approfittando di una folta platea composta da ospiti (più di 800) e giornalisti, ha elogiato le nuove strategie della casa torinese parlando di svolta decisiva. Oltre che per le evidenti speranze che ruotano intorno alla "Grande Punto" il Lingotto fonda il proprio ottimismo soprattutto sugli incoraggianti numeri che descrivono attualmente il mercato di casa Fiat; al suo esordio infatti la nuova Panda ha sorpreso anche le previsioni più ottimistiche, posizionandosi al primo posto tra le vetture vendute nel proprio segmento e guadagnando una quota di mercato pari a circa il 45% in Europa; per citare altri dati, nel mese di Agosto le vendite Fiat sono lievitate del 9.2% e questa che vi propongo è invece la classifica dei veicoli maggiormente consegnati nell'ultimo mese: n.consegne 01- FIAT PUNTO 7646 02- FIAT PANDA 5517 03- RENAULT MEGANE 2730 04- FORD FIESTA 2710 05- TOYOTA YARIS 2702 06- FIAT SEICENTO 2619 07- WOLKSVAGEN GOLF 2597 08- CITROEN C3 2592 09- OPEL ASTRA 2570 10- LANCIA YPSILON 2510 A voi i commenti. Inoltre nei giorni scorsi l'a.d. Marchionne aveva parlato di un "probabile partner non asiatico e per certi versi europeo" con il quale progettare un nuovo modello; l'enigma è stato presto risolto da www.quattroruote.it anticipando (come anche accennato in un odierno "commento" di Marco F.) che il nuovo alleato sarà Ford-Europe ed il modello niente poco di meno che il remake della Cinquecento, un veicolo forse concorrente con la nuova Panda e che forse per questo motivo, sarà fabbricata solo a partire dal 2007.La sede torinese e quella di Colonia hanno da poche ore ufficializzato la firma di un "memorandum understanding" che conferma tutti i pronostici di ieri. La nuova Cinquecento comunque sarà prodotta su una piattaforma condivisa con la nuova Ford Ka, probabilmente in alcuni stabilimenti Fiat in Polonia. Stando al prototipo fin da ora disponibile, il design dovrebbe ricordare molto la "mitica Cinquecento", al contrario dell'ultimo modello in commercio, e dal punto di vista estetico lascia certamente ben sperare. Per Fiat dunque un futuro che riparte dai fasti del passato, da ciò che ha contribuito nei tempi addietro al successo dell'azienda torinese.Che dire, se Panda, Punto e Cinquecento hanno dato tante soddisfazioni negli anni trascorsi, che riescano nuovamente a ripetersi ora che possono disporre di strategie finalmente concorrenziali. Dal canto nostro non ci resta che osservare. FONTE: WWW.QUATTRORUOTE.IT
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