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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 03/12/2019 @ 07:42:11, in Social Networks, linkato 505 volte)

Twitter sta per rilasciare Topics, una funzione che permetterà di seguire argomenti specifici. L’idea gira nei corridoi dell’azienda da anni, ma solo ora grazie ai progressi nel campo del machine learning e al lavoro di un team editoriale, è pronta per essere resa disponibili a tutti.
L’obiettivo è di aiutare i nuovi utenti, quelli che non vogliono perdere tempo a costruire una propria rete di following, ad avere contenuti in linea con i propri interessi.

come funziona twitter topic

Come funziona Twitter Topics?

Gli utenti non potranno seguire qualunque tema, ma solo scegliere tra una rosa che inizialmente è composta da oltre 300 argomenti. Da essi sono stati esclusi quelli politici, che potrebbero essere oggetto di “hijacking” e di fake news.
Dopo aver deciso di seguire un argomento l’algoritmo di Twitter andrà a caccia dei tweet pertinenti (in base a parole chiave che ne delimitano i confini).
Poi passa a comprendere se quei tweet provengono da persone credibili (account ufficiali o da persone che solitamente trattano quel tema).
A questo punto li ordina per engagement e decide quali di questi far apparire nella timeline dell’utente.

L’efficacia dell’algoritmo andrà testata, ma da queste informazioni è probabile un comportamento abbastanza scontato e quindi poco utile. Mi spiego: se io sono un fan di cinema e inizio a seguire questo topic, potrei deder apparire tweet di personaggi del cinema e case di produzione che già seguo o, all’opposto, di cui poco m’importa essendo l’argomento così vasto.

L’altra questione riguarda la frequenza di questi aggiornamenti. Quanto andranno ad “inquinare” la mia timeline attuale fatta di tweet di persone che ho scelto di seguire puntualmente? La risposta ufficiale di Twitter è che la frequenza sarà regolata in base al numero di persone che si seguono. Se seguo molte persone che producono tanti contenuti, vedrò pochi tweet dai topic e viceversa. L’obiettivo è offrire una timeline sempre ricca, che non annoi l’utente. Una questione, non banale, di bilanciamenti la cui efficacia andrà verificata.

Come cambierà Twitter con Topics?

Topics è destinato a cambiare Twitter in maniera profonda. Il modello di social network asimmetrico finora esistente si è rivelato poco adatto all’utente medio per la curva di apprendimento iniziale che richiede (la ricerca di profili da seguire). Diventando un “network di interessi” Twitter avrà il vantaggio di rendere più rapida la comprensione del servizio (fase di onboarding) e di stimolare le persone ad utilizzarlo più frequentemente (engagement nel tempo).
Oltre a ciò il sistema avrà dati molto più solidi per profilare gli utenti (i loro interessi) e dunque di proporre pubblicità più rilevanti. In pratica potrebbe dare nuovo impulso all’advertising self service e non, che su Twitter stenta a decollare.

Dal 13 novembre capiremo se questa novità aggiungerà valore all’esperienza di Twitter o solo rumore. Il mio è più di un timore visto che non è stata prevista la possibilità di relegare i topic a liste specifiche, navigabili come timeline separata rispetto a quella delle persone.

Via Vincos blog
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Di Max Da Via' (del 18/12/2019 @ 07:21:06, in Internet, linkato 568 volte)

Jingle Bells, Jingle Bells... il periodo di alberi luccicanti e Christmas Carol è ormai iniziato da un po’. Per tutti noi è il periodo più bello dell’anno, ma forse un po’ meno per i Social Media Manager.
Ogni anno il ritornello di Natale che sentono più spesso è: “quando parte la campagna natalizia?".

Secondo un recente studio di Facebook, Global Holiday Study curato da Ipsos, circa il 43% dei consumatori iniziano il loro shopping prima di Novembre, con picchi registrati durante la Black e Cyber week.

Qual è dunque la prima regola?

Holiday Promotion e Social

Diversi brand di fatto storceranno un po’ il naso, ma a livello di vendite non esiste nulla di più invitante di una promozione in puro stile natalizio.

Il motivo è molto semplice: le occasioni fanno molta più gola. Non è del tutto corretto pensare che una promozione non possa essere legata al brand, o che debba per forza essere solo un momento commerciale.

Sarà compito del brand identificare la creatività giusta e il messaggio corretto, che strizzi l'occhio ai consumatori, senza rovinare la strategia brand costruita.

La crescita delle vendite e dei ricavi, durante la Black Week, è aumentata ed aumenterà esponenzialmente nei prossimi anni, senza dimenticare che il Single Day sta diventando un momento promozionale rilevante anche qui in Europa. Bisogna fare attenzione però a non utilizzare post organici per questi eventi, ma catturare i target corretti attraverso sponsored post, in modo da non modificare troppo la brand perception che state cercando di costruire.

LEGGI ANCHE:  Natale si avvicina e fioccano i primi imperdibili annunci dai grandi brand

Social Media: Holiday Emotion

Natale è il momento delle emozioni e dell’esplosione di sentimenti. Il principale obiettivo di ogni Social Media Manager è quello di portare a ogni visitatore e consumatore un pizzico in più di spirito natalizio.

E il primo strumento per veicolare le emozioni sono sicuramente i video.

Alzi la mano chi non si è mai trovato a sciogliersi davanti a una campagna di Natale. I video sono lo strumento di comunicazione migliore dal momento che permettono a chi lo guarda di immedesimarsi completamente.

La prima regola è quella di focalizzarsi su un'emozione e sviluppare lo storyboard così da lasciare che il racconto porti la storia nel cuore delle persone. Pochi dettagli, ma che colpiscano e lascino il segno. I principali ingredienti di un contenuto virale.

Una regola importante il vostro contenuto non dovrà mai allontanarsi dai valori caratteristici del vostro brand, e da come i vostri consumatori e fan vi conoscono nella "vita di tutti i giorni".

Engage, engage, Engage!

I contenuti natalizi sono il momento perfetto per creare awareness e migliorare la fedeltà dei propri consumatori. Come?

Il primo suggerimento è quello di crearne di rilevanti, anche solo visivi che contengano prodotti ma che non passino inosservati. Non dimenticate che ognuno di noi è sommerso quotidianamente, durante il periodo delle festività, di immagini di Natale.

Dovreste dunque distinguervi, creando un feed di Instagram o Facebook ad alto tasso di originalità.

Lasciate che il valore dei vostri prodotti parli anche attraverso i contenuti che andrete a postare. Costruite una strategia che non parli solo di gifting, ma di holiday mood, perché la prima regola del successo è che la vostra audience si senta coinvolta davvero.

Ultimo, ma non meno importante, utilizzare User Generated Content: non c'è modo migliore che utilizzare immagini di consumatori per aumentare il vostro tasso di creatività che lasciare che i vostri consumatori trasmettano il vostro messaggio natalizio nel loro modo.

Via Ninja Marketing
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Di Max Da Via' (del 09/01/2020 @ 07:48:15, in eCommerce, linkato 658 volte)
Dall'acquisto tramite messaggi vocali alla crescita di realtà aumentata e virtuale per presentare i prodotti. Come evolveranno gli acquisti online

Continua l'ascesa globale dell'eCommerce, che anche in Italia nel 2019 ha registrato numeri e dati tutti positivi. Lo sguardo ora va al 2020 e quelle che saranno le direttrici di sviluppo ed evoluzione degli acquisti online.

Come sottolinea Anastasia Sfregola, sales director per il mercato italiano della piattaforma eCommerce Kooomo: “Viviamo nell’era della misinformation, ossia il momento storico in cui è facile diffondere informazioni non precise o false. Creare, gestire e verificare contenuti chiari ed affidabili spingerà i consumatori a fidarsi del rivenditore. Se aumenta la credibilità del negozio è molto probabile che si verifichi un aumento naturale delle vendite”.

Trend eCommerce per il 2020

Ecco secondo Kooomo quali saranno le 7 tendenze e must eCommerce del 2020.

  1. Acquistare tramite messaggi vocali
    Lo shopping vocale è esploso negli Stati Uniti e continuerà a crescere nei prossimi anni. Con questa nuova modalità di acquisto si potrà fare ricerca su un eCommerce tramite la voce, chiedendo all’assistente vocale di mostrare il prodotto in base a preferenze di colori, misure e altri dettagli.
  2. Il ruolo chiave dei social media
    I social media si sono ormai evoluti come strumento di marketing, consentendo ai marchi di ampliare il loro target. Instagram e Facebook sono dotati di pulsanti di acquisto diretto, che permettono ai negozi online di vendere attraverso queste piattaforme. È bene che le aziende dell'eCommerce elaborino strategie di social marketing con le quali permettere ai clienti di cliccare su prodotti specifici all'interno di un post delle loro pagine social per essere condotti direttamente al sito. In questo modo si facilita l’acquisto attraverso la pubblicità online.
  3. Facilitare lo shopping da mobile
    Gli utenti non usano i dispositivi mobili solo per fare acquisti, ma anche per cercare i prodotti e esaminarli prima di acquistarli. Secondo i dati raccolti da Statista, le vendite da dispositivi mobili rappresenteranno circa il 73% di tutte le vendite dell'eCommerce alla fine del 2021.
  4. Semplificare le opzioni di pagamento
    L'abbandono del carrello all’ultimo momento è ancora molto comune. Se si vuole rendere il proprio negozio online più competitivo, si deve semplificare il processo di checkout con opzioni di pagamento più flessibili. Per capire quale metodo fa al caso del singolo negozio, può essere utile rivolgersi a un fornitore di questi servizi.
  5. Sempre più realtà aumentata e virtuale
    Cresce il numero di aziende che si affida alle opportunità offerte dalla realtà aumentata e virtuale per la presentazione dei prodotti. Tramite la telecamera dello smartphone l’utente può, per esempio, collocare virtualmente un mobile in casa o provare un abito per capire come veste. L’immagine realistica aiuta il cliente a prendere decisioni di acquisto migliori.
  6. Personalizzazione anticipata
    Proporre al consumatore quello che vuole o ciò di cui ha bisogno prima ancora che lui lo sappia. Si può fare attraverso appositi software di raccolta dati che usano l’intelligenza artificiale e sono in grado di riconoscere immediatamente i gusti e le necessità del cliente e proporre un’esperienza d'acquisto personalizzata.
  7. Più attenzione all’ambiente
    La sempre maggiore attenzione per la sostenibilità ambientale è un chiaro segno che i venditori online devono impegnarsi a intraprendere pratiche rispettose dell'ambiente. Le aziende possono farlo proponendo prodotti che offrono un beneficio sociale o ambientale e riducendo i rifiuti di spedizione, utilizzando materiali riciclati o biodegradabili.

Al centro restano i contenuti e molti degli store online presentano ancora informazioni non del tutto corrette o addirittura sbagliate: dalla scheda prodotto ai sistemi di pagamento, fino ai tempi di spedizione e alle procedure di reso.

“Al di là dei trend, la chiarezza e la verifica dei contenuti resta ancora il primo obiettivo da perseguire", conclude Sfregola.

Via Mark Up
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Di Max Da Via' (del 22/01/2020 @ 07:48:14, in Retail, linkato 372 volte)

Abbiamo già parlato qui di quanto ambiente e sostenibilità siano la principale preoccupazione degli italiani dopo la disoccupazione, ma anche di come una parte dei consumatori sia disposta a pagare di più prodotti con un miglior profilo green anche dal punto di vista del packaging. Cosa intendono, tuttavia, gli italiani per "acquisto sostenibile"? 

Risponde con nuovi dati presentati a #Marca2020 l'Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma in collaborazione con Spin Life.

L'eco-sostenibilità nel carrello degli italiani varrebbe infatti ben 6,5 miliardi di euro tra food e non food (Nielsen). Questo perché il 36% degli italiani, davanti allo scaffale, è portato a scegliere prodotti che limitano l’impatto generato sull’ecosistema e il 61% si dice disposto a modificare le proprie abitudini di spesa pur di ridurre gli effetti e le ricadute ambientali.


In concreto, per gli italiani questo significa: un prodotto che proviene da agricoltura biologica (42%), una confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale (37%), l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione (31%) e la garanzia di un giusto reddito ai lavoratori (24%).

Quando la sostenibilità è collegata ad una certificazione il riconoscimento del consumatore è indiscutibile (+27% i prodotti con certificazione utz, +11% il Fairtrade, +8% i prodotti a marchio Friends of the Sea, +7% il biologico).
Le informazioni sul packaging giocano un ruolo centrale: 1 italiano su 3 sceglie cosa acquistare sulla base delle informazioni presenti in etichetta mentre il 27% e il 23% prende in considerazione il tipo di materiale utilizzato per l’imballaggio e le sue caratteristiche.

Disposti a pagare di più o no?
Una parte dei consumatori afferma di essere di essere pronta a farlo, ma è altrettanto vero che un'altra non lo è e soprattutto che tra dichiarato e azione non sempre c'è coerenza. Dai dati di questa indagine emerge che gli italiani cercano pack più sostenibili, ma che il 41% non è disposto a pagare di più e a questi si aggiunge un ulteriore 26% che dichiara una disponibilità molto bassa a sostenere un differenziale (che nella pratica rischia verosimilmente di azzerarsi). Questo perché per il 99% degli intervistati è un dovere dell’industria dei retailer un impegno a proporre packaging a minor impatto ambientale. Il 35% dei consumatori valuta infatti insufficiente l’impegno delle aziende nella riduzione dell’impatto ambientale della confezione dei prodotti, un altro 62% giudica quanto messo in campo finora appena sufficiente.

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Di Max Da Via' (del 27/01/2020 @ 07:37:31, in Tecnologie, linkato 387 volte)

Isocial network hanno caratterizzato l’ultimo decennio, ma le piattaforme di game streaming stanno creando nuovi spazi di socialità, di visibilità per influencer e profitto per le aziende che non possono essere sottovalutati. Si tratta di quei servizi che permettono agli utenti di osservare e interagire in diretta con giocatori di videogame. Strano? Neanche tanto se si pensa che è quello che si faceva negli anni 80 andando nei bar ad attorniare i giocatori dei primi Arcade come Space Invaders e Asteroids.
Un report di StreamElements e Arsenal.gg ha calcolato che a dicembre sono state trasmesse circa 1,2 miliardi di ore in diretta, +12% rispetto all’anno precedente.

Il leader di mercato, considerando solo gli streaming di giochi, è Twitch, spin-off del glorioso Justin.tv e acquisito da Amazon nel 2014 per 970 milioni di dollari, cui va il 61% delle ore guardate di streaming. Nel 2019 la piattaforma ha perso terreno a favore dei suoi competitor, che si sono fatti più agguerriti. Al secondo posto, a grande distanza e in lieve calo, c’è YouTube Gaming con il 28%. Al terzo con una fetta dell’8,5% spicca Facebook Gaming, che ha avuto una crescita considerevole: oltre 5,4 punti di share e +210% di ore di visualizzazione. Quindi più che i giocatori sono aumentate le ore di streaming effettuate e il tempo di permanenza degli spettatori. Mixer di Microsoft, pur avendo strappato la star Ninja a Twitch, si deve accontentare del 2,6%.

Un fenomeno interessante da tenere sott’occhio è quello dei live streaming che non hanno come oggetto i giochi. Su Twitch la categoria “Just Chatting” o “Quattro chiacchiere” nella quale il creator parla a ruota libera o di argomenti specifici interagendo con gli spettatori, è stata la più vista a dicembre (oltre 80 milioni di ore viste). Per la prima volta ha superato le visualizzazioni delle partite di League of Legends, Fortnite e Counter-Strike.
Altra categoria non-gaming in crescita è quella dedicata all’ASMR i video di sussurri e suoni tesi a rilassare l’audience, molto presente anche su YouTube.

Sono sicuro che nel 2020 la guerra tra i protagonisti del game streaming si farà più intensa: YouTube, Facebook e Microsoft continueranno ad insidiare Amazon sia provando ad accaparrarsi influencer con contratti milionari, sia prevedendo nuove forme di remunerazione.
Allo stesso tempo vedremo aziende che proveranno a presidiare anche questi spazi, magari facendo leva sulla collaborazione con creator noti.

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Sono passati circa 6 mesi da quando Instagram in Italia ha deciso di sperimentare la "sparizione dei like", ovvero ha scelto di nascondere agli utenti la possibilità via mobile (non da pc) di visualizzare il numero di "cuoricini" guadagnato dai post altrui. Un'iniziativa che almeno in parte ha lo scopo di spingere le persone a pubblicare più contenuti, evitando l'effetto "scoraggiamento" derivante dal basso consenso pubblico (come avviene invece probabilmente su Facebook, dove i contenuti privati sono calati dai tempi d'oro).

Ma quali sarebbero state, ad oggi, le conseguenze di tale decisione? Prova a rispondere con un'analisi Buzzoole nel suo Osservatorio sull’influencer marketing. Ecco a seguire i risultati.

Cresce il numero di interazioni medie
L'Osservatorio ha considerato due intervalli temporali, il primo dal 15 maggio al 15 luglio 2019 (prima dell’oscuramento) e il secondo dal 25 settembre al 25 novembre 2019. Il campione di post analizzati è di utenti italiani che nei due periodi hanno utilizzato gli hashtag della trasparenza (#ad, #sponsored, #fornitoda ecc…).
Nel primo arco temporale sono state registrati 20,7 milioni di like prodotti da 15 mila contenuti, mentre nel secondo 56,4 milioni con 36 mila post. Per poter comparare i dati dei due periodi si è optato di utilizzare l’indice like per post così da avere il dato medio per post. Contrariamente alle attese, il risultato è stato un aumento di interazioni medie del 13,68%.

Le differenze per settore
L'Osservatorio ha posto l’attenzione su quattro settori che fanno molto leva sull’influencer marketing: fashion, beauty, accessories e food. Sono stati etichettati i primi 200 post con più engagement per ogni categoria, assegnando ad ognuno un tag in base al settore di competenza.
I due settori più attivi, l’abbigliamento e la cosmesi, non hanno subito alcuna ripercussione in termini di engagement dal test. In particolare, sui post dei fashion influencer sono stati riscontrati in media 3.600 like per post in più, un incremento del 6,33%. Più basso l’incremento dei beauty creator 3,2% con 1.400 cuori in più rispetto al periodo precedente.
Tutt’altro trend per i post dei settori accessories e food che vedono un leggero decremento delle prestazioni medie. Il maggior calo di performance si ha dai post che sponsorizzano accessori (-2,98% ossia -1700 like per post), e alimenti (-1,77% pari a 871 interazioni medie).

Non resta che da attendere un ulteriore sviluppo e monitoraggio del trend, che per il marketing per ora sembrerebbe non aver avuto conseguenze significativamente negative.

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Di Max Da Via' (del 06/02/2020 @ 07:52:34, in Marketing, linkato 432 volte)

Qual è l'approccio alla gestione del denaro da parte dei giovani nativi digitali (Generazione Z o "Greta" che dir si voglia) e degli ormai sempre più adulti Millennial (o Generazione Y che dir si voglia)? A rispondere è un'analisi effettuata dall’Ufficio Studi di Hype, la soluzione di banking digitale, che ha messo a confronto i due cluster su questi temi sulla base dei propri dati (70mila clienti under 18 e 500mila Millennial).

Monitoraggio costante via mobile. Primo dato significativo è la frequenza giornaliera di accesso all’app: 0,68 volte al giorno per i giovanissimi della Generazione Z e 0,57 volte per i Millennial. Una differenza che pare infinitesimale, ma che in realtà fa da chiaro indicatore di come i giovanissimi ricorrano con maggiore naturalezza alla propria mobile bank.

Accredito e pagamento abituali. Cresce del +214% il numero dei Millennial che ha accreditato il proprio stipendio su Hype nel 2019 rispetto all’anno precedente, mentre la Generazione Z, pur non avendo un’entrata fissa, presumibilmente ricorre all’app per ricevere la «paghetta» dai propri genitori. Il 70% degli under 18 utilizza infatti l’app per ricevere abitualmente denaro. Le principali voci di utilizzo di Hype mostrano come entrambe le generazioni abbiano comportamenti simili, con una spiccata propensione all’utilizzo della soluzione come abituale strumento di pagamento.

Le voci di spesa principali. A far la parte del leone per entrambi i target sono gli acquisti presso i negozi al dettaglio. Spicca l’importante peso specifico degli acquisti relativi ad abbigliamento ed accessori, che caratterizza maggiormente il cluster della Generazione Z (11,8% della spesa, rispetto a un più limitato 5,78% dei Millennials). Al secondo posto si posizionano gli acquisti relativi al food, che evidenziano una significativa differenza di comportamento tra generazioni, in linea con le diverse età: mentre i giovanissimi della Generazione Z mostrano una maggiore propensione al consumo di cibo fuori casa (spendono l’8,71% in ristoranti, il 3,78% in fast food), la Generazione Y sceglie sì in maniera significativa la ristorazione (7,39% ristoranti), ma bilanciata da un 6% di spesa per alimentari in gdo (la Generazione Z si ferma a 3,43%).

Per cosa si risparmia. Guardando al “salvadanaio virtuale” dell'app, che consente l’accantonamento progressivo di cifre destinate ad una finalità preimpostata, emergono come diametralmente opposte, tra i due target, le finalità legate agli accantonamenti a medio termine. Per la Generazione Z il principale obiettivo di risparmio riguarda l’acquisto di prodotti elettronici o software, quindi un investimento sul patrimonio tecnologico personale, mentre i Millennial sono più orientati verso il consumo “analogico”, presentando come principale voce di risparmio la categoria “veicoli e trasporti”, con un peso relativamente significativo anche della voce “viaggi e vacanze”. Questo dato può essere spiegato dalla maggiore autonomia e libertà di movimento dei Millennial, ma anche da un loro forte desiderio di svago off-line, mentre la Generazione Z tende sempre più a far rientrare nell’orbita della tecnologia anche il proprio tempo libero.

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Di Max Da Via' (del 19/02/2020 @ 07:27:15, in Internet, linkato 367 volte)

Gli italiani si confermano sempre più connessi e "maturi" nell'approccio al mondo digitale, con un trend di adozione in crescita per quanto riguarda sia internet in senso ampio, sia le piattaforme social, sia le nuove tecnologie. Questo quanto emerge dal Report Digital 2020 di We are social e confermato anche dagli ultimi dati Audiweb relativi alla total digital audience 2019.

Stando all'analisi sono infatti quasi 50 milioni le persone online nel nostro Paese su base regolare, e 35 milioni quelle presenti ed attive sui canali social. In entrambi i casi, si registra un aumento rispetto alla rilevazione del 2019. A seguire un identikit approfondito.

Non è solamente la quantità di persone presenti ed attive a crescere, ma anche il tempo che si sceglie di passare online: spendiamo 6 ore connessi ad internet ogni giorno, e 1 ora e 57 minuti sui social, in aumento rispetto al dato rilevato nel 2019, che si era fermato a 1 ora e 51 minuti.

Maturità tecnologica
Guardando al livello di "maturità" rispetto alle nuove funzionalità/tecnologie, cresce di 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno l'utilizzo di assistenti vocali da mobile o device dedicati (dal 30% al 35%). Un italiano su 12 possiede invece device per la smart home, mentre triplica (dal 5% al 15%) la penetrazione della categoria dei wearables, siano essi smartwatch o altri dispositivi per il tracciamento dell'attività fisica o della salute in senso ampio. Più indietro, ma forse meno del previsto, l'adozione di dispositivi per la realtà virtuale, in mano al 3% degli italiani.

Privacy e fruizione
Più consapevolezza anche su dati temi: più di una persona su due ha infatti espresso preoccupazione per le fake news (52%) e in relazione al trattamento dei dati personali (59%) da parte delle piattaforme e delle aziende. Cresce contestualmente l'utilizzo di strumenti di ad-blocking (dal 35% del 2019 al 40%). Anche se il dato è alla prima rilevazione, inoltre, si riscontrano risultati importanti per quanto riguarda la regolare cancellazione dei cookies (54%) e l’utilizzo di sistemi/app per il tracciamento dello “screen time” sui dispositivi mobili (15%).

Interazione e utilizzo
Senza sorpresa, il 98% degli utenti social si connette da dispositivi mobili, ma al netto dei volumi è interessante un dato più qualitativo: siamo infatti anche più coinvolti, in virtù dell'aumento degli utenti che contribuiscono attivamente al dialogo, in crescita dal 74% all'81%.

Se si guarda alle app più usate (a seguire) non è solo il desiderio di rimanere connessi con amici, colleghi, brand preferiti e fonti di ispirazione che tiene gli italiani attaccati ai telefoni, ma anche un'evidente ricerca di svago ed intrattenimento. Guardare video online, seguire vlog, l'ascolto di musica, radio online e podcast sono tutte attività che incrociano intrattenimento e desiderio di crescita personale. A conferma di questo desiderio anche la top 10 delle categorie di app più utilizzate dagli italiani: 5 categorie delle prime 7 sono infatti ascrivibili alla sfera dei social e dell'intrattenimento.

Le piattaforme preferite 
Nessuno scossone rispetto a quanto riportato l'anno scorso, con YouTube e la famiglia di app di Facebook (WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger, nell'ordine) saldamente nella top 5. Ed è proprio Instagram la piattaforma che registra la crescita più evidente, dal 55% al 64%. In forze anche Pinterest, che vede un salto dal 24% al 29% anche in Italia, in parallelo ad una crescita globale anche in virtù di una serie di migliorie. Crescono di un paio di punti percentuali ciascuno anche SnapchatTwitterWeChatReddit: sono tutte piattaforme molto diverse tra loro ed è interessante notare come la crescita sia diffusa, indicatore di “salute generale” della categoria e non solo di alcune nicchie specifiche.

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Di Max Da Via' (del 26/02/2020 @ 07:29:33, in eCommerce, linkato 360 volte)
Con l’esplosione del web e dei social media, la realtà quotidiana ha ceduto sempre di più il passo alla dimensione virtuale e “finzionale” delle Instagram stories, dei feed Facebook o delle web serie su Youtube.

Stabilire una connessione con audience sempre più distratte, far breccia nel flusso perpetuo del content continuum è un’impresa spaventosa persino per il marketer più temerario.

Secondo un recente studio Ipsos, gli utenti ignorano più della metà degli ads online e impiegano circa tre secondi per decidere se i contenuti proposti siano o meno di loro interesse. Hai più probabilità di far colpo durante uno speed date, insomma.

Ma cosa fa il tuo pubblico quando non ti sta ascoltando?

eCommerce: il lato positivo

Per avere un’idea, è sufficiente prendere in considerazione un minuto qualsiasi del 2019 su internet: ebbene, in un solo minuto sono stati mandati 41,8 milioni di messaggi Whatsapp/Messenger, guardati 4.5 milioni di video Youtube, creati 2,1 milioni di Snaps etc.

Soprattutto, ed è qui che vediamo spuntare una luce in fondo al tunnel, in quello stesso minuto sono stati spesi 996.956 dollari online, (per un valore annuo di transazioni pari a 693,35 miliardi).

Ora, come fare in modo che i tuoi prodotti facciano parte della metà fortunata che gli utenti notano e magari decidono di comprare?

Un’ottima mossa è "camminare sulle spalle dei giganti", ovvero analizzare le strategie di marketing delle aziende che cavalcano la rivoluzione eCommerce, per comprendere quali sono quelle più adatte alle tue esigenze e ai tuoi obiettivi di business.

Scopriamole insieme.

Integrazione della piattaforma eCommerce con Google Shopping

A meno che tu non sia Coca-Cola, Netflix o Mc Donald’s, è molto probabile che gli utenti siano atterrati sul tuo sito partendo da Google. Quindi, per dare maggiore visibilità ai tuoi articoli online, una buona strategia potrebbe essere quella di integrare la piattaforma di e-commerce con Google Shopping.

Le schede di Google Shopping mettono i tuoi prodotti in cima alle SERP di Google (le pagine dei risultati dei motori di ricerca) consentendoti di raggiungere più facilmente il pubblico target attraverso i PLA (product listing ads), mostrando i tuoi articoli prima ancora che gli utenti abbiano visitato il tuo sito.

AR and VR nelle vendite online

Una delle più grandi barriere all’acquisto dei prodotti online rimane il fatto che i tuoi i clienti non possano vedere o provare gli articoli prima di comprarli. Questo rende difficile, ad esempio, vendere make-up, complementi d’arredo, occhiali e altri accessori. Prodotti per cui le persone hanno bisogno di una “preview” prima di sciogliere ogni indugio.

La realtà virtuale (VR) e quella aumentata (AR) si stanno rivelando i migliori alleati dei brand per superare questa sfida. Aziende come Warby Parker e Sephora hanno lanciato delle app che, attraverso l’AR, consentono ai loro clienti di provare occhiali e make up.ecommerce-AR-VR

Anche Amazon e Ikea usano una tecnologia simile per dare agli shopper la possibilità di testare come i mobili proposti online armonizzerebbero nelle loro case.

Opzioni di pagamento flessibili nell'eCommerce

Se vendi beni di lusso o comunque articoli piuttosto costosi, gli utenti potrebbero essere scoraggiati a finalizzare la conversione per questioni di prezzo. Per scongiurare questo rischio, la tendenza eCommerce più diffusa è quella di offrire opzioni di pagamento flessibili attraverso sistemi come Afterpay, Final e Affirm.

Questi servizi frazionano automaticamente il costo degli articoli in più mesi, ammortizzando l’esborso economico dei clienti. In particolare, i rivenditori che offrono Afterpay hanno visto aumentare i tassi di conversione tra il 20% e il 30%.

Il fattore green nello shopping online

L’87% dei consumatori dichiara d’essere molto più propenso a comprare prodotti e servizi da aziende che dimostrano di tenere in considerazione l’impatto ambientale della loro attività durante ogni fase del ciclo di produzione e distribuzione.eCommerce-green-trends

Per venire incontro a questa istanza, negli ultimi tempi, molti brand eCommerce hanno scatenato tutta la propria creatività per ridurre gli sprechi del packaging, utilizzando materiali riciclabili. Tra queste, c’è Reformation che invia i prodotti in confezioni 100% vegetali e compostabili, invece di utilizzare la plastica.

Social Commerce

Combinare social media e shopping online è una tendenza che sta diventando sempre più popolare. Dal 2017 i Social referral ai siti eCommerce sono cresciuti 110%, sbaragliando la concorrenza di qualsiasi altro canale.

Molti utenti, cercano già i prodotti di cui hanno bisogno sui social media e magari ricevono feedback dalla loro cerchia online per farsi guidare lungo il processo d’acquisto.

Parliamo di Social Commerce, una tra le più importanti tendenze future dell’eCommerce.
Via Ninja Marketing
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Di Max Da Via' (del 28/02/2020 @ 07:57:34, in Social Networks, linkato 396 volte)

Nel 2019 gli italiani che hanno navigato in rete almeno una volta al mese sono stati 41,6 milioni, per un tempo medio a persona di oltre 104 ore. Nel giorno medio gli utenti connessi sono stati 33,3 milioni per 4 ore e 18 minuti. Questi sono i dati Audiweb powered by Nielsen dai quali parto per analizzare l’utenza dei social media (qui i dati dell’anno scorso). L’analisi considera la Total Digital Audience, ossia le persone che accedono da desktop e mobile (smartphone e tablet) al netto delle sovrapposizioni. L’universo riguarda i maggiori di 2 anni per l’audience da Pc e la fascia 18-74 anni per quella da mobile. Dunque è probabile una sottovalutazione dell’impatto dei servizi usati prevalentemente in mobilità dagli under 18.

utenti social media in italia confronto 2018 2019

Utenti dei social media in Italia

A dicembre 2019 la piattaforma social preferita dagli italiani è stata YouTube che ha raggiunto 36,173 milioni di persone. Naturalmente la tv non lineare di Google non prevede registrazioni quindi è più accessibile rispetto, ad esempio, a Facebook.
Nello stesso mese il social network di Zuckerberg ha catturato 35,906 milioni di connazionali. Entrambi in leggero miglioramento, 2,7 punti, rispetto a 12 mesi fa.

Stabile in terza posizione Instagram che continua a crescere, ma ad un ritmo meno intenso del passato. Riesce a coinvolgere 27,073 milioni di italiani, 15,6% in più anno su anno.

Segue LinkedIn con un’audience di 18,781 milioni di persone (+13,5% in un anno). Un miglioramenteo di tutto rispetto che però, come vedremo, si accompagna ai soliti, irrisolti, problemi di permanenza sul sito.

Ottima performance per Pinterest che per il secondo anno consecutivo, e senza clamore, riesce a incrementare il suo pubblico. A dicembre è stato di 16,642 milioni di persone, più 35% rispetto al 2018.

La stella nascente è TikTok che ha conquistato in pochi mesi 3,6 milioni di persone, con un tasso di crescita annuale del 388%. Naturalmente si tratta di dati sottostimati perché non comprendono l’audience tipica del servizio ossia i minorenni che lo usano da dispositivi mobili.

Secondo Audiweb cresce anche Twitter arrivando a superare i 10 milioni (+9%) e Snapchat con oltre 2,7 milioni (+14%). Anche in quest’ultimo caso ci potrebbe essere una sottostima dovuta alla peculiarità della sua audience. L’unico social in apparente caduta libera è Tumblr che registra 2 milioni di visitatori, in calo del 23,5%, a causa della “mala gestio” di questi anni.

Tempo di utilizzo dei social media in Italia

Il social utilizzato per più tempo dagli italiani è Facebook che a dicembre ha toccato le 16 ore e 24 minuti al mese per persona.
Segue Instagram che è stato usato in media per circa 7 ore e YouTube che cattura l’attenzione per 6 ore. E’ evidente che gli stimoli che si hanno in un social network simmetrico come Facebook sono la chiave dell’incremento dell’engagement.

Sorprendono per la loro crescita Twitter, con 3 ore e 48 minuti, e TikTok con 2 ore e 45 minuti.

Leggermente sopra i 60 minuti di utilizzo si piazza Tumblr, mentre di poco sotto troviamo Pinterest (53 minuti e 5 secondi) e Snapchat (52 minuti e 45 secondi).
La pecora nera dell’engagement è LinkedIn che è stato utilizzato per 37 minuti al mese. Per porre rimedio a questa bassa permanenza sono stati assunti, anche nel nostro paese, due giornalisti col compito di selezionare le notizie quotidiane da mettere in evidenza.

Dando un’occhiata alle modalità di fruizione dei social media emergono due grosse famiglie: i social che sono usati prevalentemente da smartphone e quelli che vengono fruiti anche da desktop (dati medi del 2019 per utenti di età 18-74 anni).
Quelli che presentano oltre il 90% di fruzione in mobilità sono Instagram (97%), Twitter (92%), Snapchat (92%), TikTok (91,5%). Quelli con l’utilizzo più alto da desktop sono YouTube (25%), Pinterest (19%) e Tumblr (18%).

In attesa dei vostri commenti vi consiglio, per non perdervi i prossimi aggiornamenti iscrivendovi alla newsletter, di consultare la pagina dell’Osservatorio Social Media per le statistiche italiane, la pagina Social Media Statistics per le straniere.

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