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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 02/05/2022 @ 07:38:58, in Web 3.0, linkato 653 volte)
Proprio come era difficile immaginare nel 1982 cosa sarebbe stato internet nel 2020, oggi non sappiamo davvero come descrivere il metaverso. Queste parole sono di Matthew Ball, autorevole analista e venture capitalist statunitense, nell'ambito di un'ampia e approfondita riflessione su quello che si candida a essere uno dei termini più abusati dell'anno.

Quello che è certo è che, nell'immaginario letterario e cinematografico (il termine compare per la prima volta nel romanzo "Snow Crash" di Neal Stephenson), del metaverso esistono alcune accattivanti e talora inquietanti versioni, da Matrix a Black Mirror (riferimento consigliato: il primo episodio della quarta stagione intitolato "Uss Callister"). Quello che è altrettanto certo è che la tecnologia ad oggi disponibile non consente un tale livello di integrazione tra mondo reale e virtuale, ma che tutti ci stanno lavorando e investendo, perché se uno come Zuckerberg dice che il futuro è lì bisogna pur prendere la cosa per lo meno in considerazione.


Esperienze digitali come Second Life e The Sandbox sono solo dei vaghi albori del metaverso potenziale che ci aspetta secondo gli avanguardisti tech. Parliamo infatti di uno spazio dove saranno garantite esperienze senza frizioni, sincrone sia nello scorrimento del tempo che nella condivisione collettiva, dove le azioni del nostro "io-avatar" impatteranno su quelle del nostro "io-reale" e così via. Questo con tutte le relative e ovvie conseguenze anche sul mondo degli acquisti e del business, tra criptovalute, nft e blockchain che già stanno aprendo molte nuove strade.

Il noto neuroscienziato e professore di business Moran Cerf, che troverete intervistato sul numero di Mark Up di marzo 2022, ci ha parlato di un futuro in cui il marketing diventerà far provare alle persone i profumi, gli shampoo e i vini riproducendo direttamente nel loro cervello la relativa sensazione olfattiva, tattile e di gusto del prodotto, senza che tuttavia queste si muovano dalla loro postazione casalinga. A mancare, ancora una volta, sono tra le altre cose i dispositivi, ma gli ultimi decenni ci hanno insegnato che bisogna essere open-minded su ciò che è solo "fanta" e su ciò che è profezia auto-avverante. E se c'è chi ci scommette con i propri capitali le probabilità aumentano.

Un esempio concreto di questi scommettitori? Carrefour, che ha acquistato un terreno pari a 36 ettari di superficie nel mondo virtuale del videogioco The Sandbox, pagato con la criptovaluta Ethereum una cifra pari a circa 300mila euro. Uno spazio per eventi o lanci di prodotti che fa parte della più ampia sperimentazione da parte della catena retail delle nuove tendenze, come ha dichiarato la figura aziendale dedicata proprio alla trasformazione digitale (Élodie Perthuisot in un'intervista a Le Figaro). Non a caso l'azienda ha dichiarato un certo interesse anche per l'ambito degli nft.

Anche Adidas Originals si è comprato uno spazio su Sandbox dove si parla di offrire un’esperienza di gioco immersivo e di acquisto di abbigliamento tramite nft. Nike, dal canto suo, ha acquisito Rtfkt Studios, realtà online del fashion che si occupa di creare sneaker digitali. Marcia indietro, invece, di H&M sull'apertura di uno store virtuale con Ceek, piattaforma sociale basata sulla realtà virtuale.

Come evidente, si tratta di passi diversi e sperimentali in un ambito che sta a sua volta evolvendo ma che, se guardati nel loro complesso, restituiscono un interessante quadro di nuove possibilità e prospettive. Rispetto all'epoca dei primi social e dei primi eCommerce molti sembrano aver capito che l'innovazione necessaria per essere competitivi sul mercato del domani richiede il tempo delle prove e della lungimiranza.

Guardando a un futuro più prossimo, secondo i Fjord Trends 2022 il metaverso è un'esplosione culturale pronta a manifestarsi da un momento all'altro. "Sarà una nuova frontiera di internet su cui convergeranno tutti i livelli esistenti di informazioni, interfacce e spazi attraverso i quali le persone interagiscono. È un luogo in cui si potranno generare profitti, creare nuove opportunità lavorative e offrire infinite possibilità alle persone di contribuire alla costruzione o evoluzione dei brand. Il metaverso non esisterà solo attraverso schermi e cuffie ma includerà anche esperienze e luoghi del mondo reale in dialogo con il mondo digitale".

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Di Max Da Via' (del 21/06/2022 @ 07:05:00, in Web 3.0, linkato 587 volte)
financialounge -  Balenciaga Financialverse Meta Metaverso

Si parte da Instagram, Facebook e Messenger. Poi toccherà, in futuro, al Metaverso. Meta ha annunciato l’apertura di uno store per avatar nel quale scegliere look di ogni genere per il proprio alter ego virtuale. Prima di tutto lo stile, perché i nuovi look includono disegni di Balenciaga, Prada e Thom Browne. E in futuro sono attese nuove collezioni.

FINO A 9 DOLLARI PER UN ABITO


Mark Zuckerberg e la VP per le partnership col fashion di Meta, Eva Chen, hanno discusso delle novità in una live su Instagram, presentando quello che hanno definito il primo fashion show per avatar. Capi esclusivi da sfoggiare nel mondo virtuale del Metaverso, senza spendere neanche una fortuna. Ogni singolo pezzo, infatti, costerà tra i 2,99 dollari e 8,99 dollari.

“PROGETTO DI PASSIONE”


“È stato un lungo anno di lavoro su qualcosa che ha rappresentato davvero un progetto di passione”, ha commentato Eva Chen, che ha poi parlato di alcuni look di Thom Browne e Prada pensati proprio per Zuckerberg e Chen. “Questa è probabilmente l’unica sfilata a cui sarò mai vicino”, ha aggiunto il fondatore di Facebook.

LA NOVITÀ ANNUNICATA SU TWITTER


Su Twitter, qualche giorno fa, Meta aveva annunciato sul suo profilo ufficiale una novità con una frase in cui era taggata Balenciaga, mentre a novembre, quando il social aveva cambiato nome da Facebook a Meta, aveva scritto: “Hey Balenciaga, come ci si veste nel Metaverso?”, anticipando di fatto la collaborazione che oggi è diventata realtà.

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Di Max Da Via' (del 01/08/2022 @ 07:45:09, in eCommerce, linkato 498 volte)

Quello dell’eCommerce, soprattutto in seguito alla pandemia da Covid-19, è un settore sempre più competitivo che vede consumatori via via più esigenti e tecnologie sempre più avanzate.

Tendenze eCommerce 2022

PayPlug ha fatto il punto sulle dieci tendenze eCommerce che gli eMerchant dovrebbero seguire nel 2022.

#1 Da TikTok a Instagram, i nuovi marketplace

Sempre più lontane dalla pura funzionalità di interazione e discussione, tra lo shop Instagram, il marketplace Facebook e l’hashtag #TikTokMadeMeBuyIt, le piattaforme social si stanno trasformando gradualmente in veri e propri marketplace, tanto che il 53% dei 16-24enni  utilizza proprio i social media per trovare un brand.

#2 Vendite in aumento con il Livestream Shopping

Il Livestream Shopping, ovvero la vendita online tramite video in diretta social, si è rivelata un’ottima leva di conversione rispetto ai canali tradizionali dell’eCommerce.

tendenze ecommerce livestream shopping

Nata all’inizio della crisi sanitaria, questa strategia non è solamente una prerogativa dei giganti dell’eCommerce: anche le PMI  la stanno sfruttando sempre di più per connettersi con la propria community e aumentare le vendite, non solo sui social network, ma anche su marketplace ed eCommerce, grazie a piattaforme come Marlene, già utilizzata da noti brand come Upim, Dmail e Kasanova.

#3 Cookieless, il ruolo dei first party data

A causa del rafforzamento delle norme relative alla protezione dei dati personali, i browser web stanno gradualmente disattivando i cookie di terze parti.

tendenze ecommerce first party data

Per continuare a offrire servizi personalizzati online nel rispetto della privacy, gli eMerchant possono contare sui first party data, o dati proprietari, raccolti cioè in modo diretto dal proprio pubblico: una strategia potenzialmente molto efficace in termini di produttività – considerando che fidelizzare i propri clienti è meno costoso e più redditizio che trovarne di nuovi – e già adottata dal 61% delle aziende.

Si tratta, in particolare, di dati affidabili, quasi sempre gratuiti e facili da raccogliere,  per esempio attraverso le interazioni degli utenti sul sito web, le mail e gli sms o i CRM dei punti vendita, che aiutano l’azienda nella personalizzazione dei prodotti e servizi offerti basandosi sulla cronologia degli acquisti e il comportamento dei clienti.

LEGGI ANCHE: 70+ report e trend per la tua strategia vincente nel 2022

#4 L’IA al servizio della conversazione

Il commercio conversazionale, ovvero l’atto di vendere prodotti e servizi intrattenendo una conversazione personalizzata con i propri clienti tramite SMS, email, applicazioni di messaggistica e chatbot, sta assumendo un ruolo fondamentale all’interno di una customer journey di successo, tanto che la crescita annuale prevista per il mercato globale dell’assistenza virtuale entro il 2028 è pari al +28%.

Per gli eMerchant, dunque, sarà sempre più importante fare uso di agenti conversazionali dotati di intelligenza artificiale per comunicare in tempo reale e potenziare le relazioni con i propri clienti, garantendo consigli personalizzati in base alle risposte dell’utente.

#5 L’ascesa della Voice Search

In Italia, il 37% degli utenti utilizza attualmente la ricerca o i comandi vocali almeno una volta al mese, contro il 30% nel 2019.

Per soddisfare questa tendenza crescente, acquisire nuovi clienti e convertire in maniera efficace sul web, gli eMerchant possono contare sul VEO (Voice Engine Optimization), una variante della SEO che consiste nell’utilizzare parole chiave a coda lunga che corrispondano ai modelli di linguaggio naturale degli utenti.

tendenze eCommerce 2022 - voice search

#6  I nuovi metodi di pagamento, dagli mPOS al Buy Now Pay Later

Il pagamento non è più un semplice mezzo per incassare denaro, ma contribuisce a tutti gli effetti a migliorare l’esperienza cliente sia in negozio, grazie agli mPOS che riducono la coda in cassa e facilitano il rispetto delle norme sanitarie vigenti, sia online, con la funzionalità Buy Now Pay Later, che consente agli esercenti di adeguarsi alle richieste del mercato emergenti e proporre ai clienti di pagare in più rate, aumentando il potere di acquisto di questi ultimi.

#7 Metodi di autenticazione più fluidi e sicuri

Il 63% degli italiani ha manifestato la necessità di sistemi di sicurezza più efficaci per quanto concerne i pagamenti online: sarà quindi necessario per gli eMerchant proporre metodi di pagamento sicuri ma allo stesso veloci e fluidi, ottimizzando la gestione delle carte e diminuendo il tasso di transizioni rifiutate, migliorando così l’esperienza del cliente e aumentando la redditività.

#8  Inclusive web design

Rendere un sito web accessibile al maggior numero di persone possibile dovrebbe essere una priorità per gli eMerchant, visto che il 5% della popolazione italiana è diversamente abile e il 51% degli over 65 usa Internet.

tendenze eCommerce inclusive web design

In questo contesto, una nuova sfida per gli eCommerce sarà proprio quella di realizzare UX sempre più lineari, intuitive e accessibili: un’interfaccia semplice, colori contrastanti, caratteri sufficientemente grandi e testo alternativo per ogni immagine sono tutti elementi che contribuiscono a realizzare un’esperienza utente fruibile ai più.

LEGGI ANCHE: Calendario 2022: un’idea di campagna marketing al mese per animare la tua relazione con la clientela

#9  La sfida della sostenibilità nell’eCommerce

La crisi sanitaria ha aumentato notevolmente l’attenzione degli italiani nei confronti della sostenibilità. Il 43% di essi, in particolare, teme che l’aumento delle vendite online rappresenti una minaccia per l’ambiente, soprattutto relativamente agli imballaggi non riciclabili e alle emissioni dovute al trasporto.

Fornire una scelta più ampia di prodotti e imballaggi sostenibili e creare una supply chain sostenibile saranno indiscussi punti di forza per gli eMerchant, tanto che la  crescita prevista per l’uso di imballaggi ecosostenibili nell’eCommerce entro il 2022 è pari al 50%.

#10 Omnicanalità, dalle parole ai fatti

L’83% delle aziende italiane considera l’omnicanalità una priorità, ma meno del 10% l’ha pienamente integrata nella propria strategia.

Dopo aver capito l’importanza della presenza su più canali, gli esercenti devono riadattare la loro organizzazione interna e integrare gli strumenti adeguati a stabilizzare questo modello, per garantire agli utenti una customer experience più fluida e completa.

 Via Ninja Marketing




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Di Max Da Via' (del 22/08/2022 @ 07:37:51, in Marketing, linkato 426 volte)

La Generazione Z è la protagonista del mercato, il vero focus delle ricerche di marketing, perché in grado di offrire spunti interessanti per l'impresa circa l'orientamento per gli anni futuri.

È la generazione dei nativi digitali che guarda ai social per scovare e partecipare alle tendenze culturali. "Partecipare" è proprio la parola chiave che li caratterizza: è composta da individui creativi, che vogliono esprimersi e far parte di quel processo di vendita che li porta ad essere consumatori. Desiderano condividere creatività, non tanto i propri stati e aggiornamenti personali, (tipico dei Millenial), come mostra la ricerca di Globalwebindex.

generazione z

Secondo una ricerca di Adolescent Content, solo l'8% della Generazione Z crede che i brand li capisca a fondo, la maggior parte lamenta di non essere coinvolti da loro. È un popolo definibile come fluido, che migra dove trova spazio di espressione, ma quasi esclusivamente all'interno del mondo dei social network, come dimostrato da uno studio di Essence, secondo cui il 77% dei giovanissimi afferma di fare acquisti tramite i social.

La predilezione della Generazione Z per i social cambia il concetto di marketing, "...Cominciano ora ad avere un buon poter di spesa, e sono autori di uno dei più grandi cambiamenti culturali del mondo moderno. Le loro decisioni avranno impatto a lunghissimo termine, in positivo", ha affermato Liz Toney, co-fondatrice dell'agenzia di marketing PRZM, specializzata sulla Generazione Z.

Non avere paura dei mondi emergenti

Per affermare il proprio brand non ci si può più sedere sul bordo del fiume in attesa che emergano grandi trend, aspettare che un'idea oltrepassi la soglia della diffusione potrebbe essere già tardi! Bisogna capire come far penetrare il brand nel mondo della Generazione Z, tenendo conto delle caratteristiche che la contraddistinguono.

Gen Z

Il punto di forza potrebbe essere la ricerca di nuove piattaforme, sottoculture, tendenze non ancora esplose ma dal forte potenziale.

TikTok è l'esempio più eclatante: in soli 5 anni ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti attivi, perché qualcuno, in tempi non sospetti, ha creduto e puntato sul fenomeno. Ora TikTok non è più un evento di nicchia ma il re dei social network, riuscito a superare, in numeri, quelli già affermati come LinkedIn, Twitter e Snapchat.

Le 3 parole chiave per attrarre la Generazione Z

  • Definisci la mission (i valori portanti dell'azienda): i giovanissimi di questa generazione hanno a cuore temi quali i diritti della comunità LGBTQ, la diversità etnica come ricchezza culturale, la responsabilità sociale d'impresa nei confronti dei lavoratori e dell'ambiente
  • Trasparenza e verità: i nativi digitali sanno navigare nel web con capacità, conducono ricerche e seguono le recensioni, sono in grado in grado di scovare eventuali false promesse legate al prodotto e all'azienda
  • Personalità: il brand deve tirare fuori la voce, non avere paura di mostrare anche le imperfezioni, ma rivendicare con costanza il proprio ruolo, puntando sul divertimento (come sta facendo l'industria cinematografica di Hollywood)

Punta sui nano-influencer

Analizzare una sottocultura è vantaggioso, soprattutto se si è i primi, ma ciò che è fondamentale è avere naso per quelle carte che possono mostrarsi vincenti.

Il concetto di community continua ad essere il pilastro delle strategie social: la parola comunità fa pensare agli esseri umani non tanto ai numeri. I ragazzi vogliono creare una connessione emotiva con il brand e con i coetanei, e in questo sappiamo quanto l'influencer sia importante.

Ma visto che questa figura non è più una novità, così come il micro-influencer, è bene puntare gli occhi sui nano-influencer.

i giovani e i social network

I nano-influencer sono personaggi con un numero di follower limitato (1000-10000 circa), spesso hanno un pubblico di nicchia e un'influenza locale. Hanno un ingaggio dal prezzo ridotto, generalmente infatti l'entrata del lavoro di influencer non è l'unica fonte di sostentamento. E proprio quest'ultimo aspetto è un fattore che gioca a loro vantaggio, mostrano una real life, simile a quella dei tanti giovanissimi, che quindi si identificano con facilità, mostrando un maggior livello di fiducia.

Affidarsi a influencer di questo tipo, apparentemente, sembrerebbe comportare una riduzione delle vendite, in realtà non è importante tanto il numero di follower quanto l'engagement che porta gli utenti a credere nel prodotto: spesso hanno un engagement superiore ad un micro influencer perché i follower sono davvero interessati e intorno a loro si crea una community nella quale si interagisce con facilità.

Scopri le potenziali app del futuro

Per attrarre l'attenzione della Generazione Z bisogna guardare al piccolo, scavare e individuare le novità che consentano di creare ambienti in cui i giovani possano sentirsi protagonisti.

Ogni social network ha un pubblico e delle dinamiche proprie da saper sfruttare. Per fare il salto di qualità bisogna guardare avanti e non ostinarsi a spremere i social già famosi.

Ecco qualche esempio:

Discordlanciata nel 2015  dalla piattaforma statunitense VOIP, è cresciuta rapidamente fino a 350 milioni di utenti. Nata per offrire ai giocatori di videogiochi un modo per comunicare, oggi riguarda tutti gli utenti che vogliono creare una comunità: dopo aver aperto un server si creano delle stanze suddivise per argomenti, tramite chat, scritte e vocali.

Le chat, pur essendo private, (vi si partecipa tramite link di invito), possono essere molto ampie e connettere youtuber e nano-influencer con i seguaci. L'app sembra invertire la logica dei like, del numero di follower e degli algoritmi tipici del presente, piuttosto ricorda le chat degli anni '90-2000.

L'azienda ha l'opportunità, ad esempio, di aprire un server aziendale dedicato all'assistenza clienti, con i quali può connettersi e chattare direttamente o comunicare tramite livestreaming, arrivando direttamente al target.

Dispo: fondata nel 2019 dalla star di YouTube David Dobrik e Alexis Ohanian, è il social che lancia la sfida ad Instagram e all'uso incontrollato dei filtri. Funziona come una vecchia macchina fotografica usa e getta, (da cui prende il nome), le fotografie scattate appaiono nei feed degli utenti 24 ore dopo averle scattate (proprio come se dovessero essere sviluppate), e possono essere raccolte in album definiti rullini (rolls).

Riflettendo bene potrebbe risultare un'occasione rispetto ad Instagram, ormai noto a tutti, permettendo di trovare spazio più facilmente, ad esempio, affidandosi ad un influencer che invita i follower a condividere foto in un album comune.

Poparazziil social anti-selfie, basato anch'esso sulle foto, ma scattate dagli altri. Fondata dai fratelli Austen e Alex Ma, permette di creare un profilo che si arricchisce di foto in cui l'utente viene taggato da altri, come dei paparazzi, appunto. Non ci sono didascalie, like, commenti, e nessuna modifica agli scatti.

"Una nuova app di condivisione foto che si concentra sul conservare i momenti autentici con gli amici", si legge nella presentazione su Medium, The anti-selfie club.

Il fatto di non poter modificare le foto dopo che siano state pubblicate, da parte dell'utente taggato, fa sorgere il problema di eventuali scatti imbarazzanti. A tal proposito, si può chiederne l'eliminazione, o limitare, nelle impostazioni, la possibilità di taggare solo alle persone più fidate.

D'altronde, la questione privacy riguarda, in vari m0di, tutti i social, basta essere accorti e responsabili.

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Di Max Da Via' (del 12/10/2022 @ 07:11:46, in Marketing, linkato 331 volte)

Secondo un sondaggio della B2Bmarketing.net and Circle Research, il 61% delle aziende ha dichiarato di aver trovato difficile il processo di implementazione e adozione di tecnologie legate alla Marketing Automation.

Implementation Marketing Difficult

La Marketing Automation è uno strumento potente che può essere utilizzato per generare lead e guidare le vendite, ma è valido solo se ne utilizziamo tutte le funzionalità.

Ecco alcuni consigli utili e 7 migliori pratiche su come far funzionare la Marketing Automation per la propria azienda. 

1. Conosci la tua audience, le buyer personas

La parola automazione potrebbe farci pensare a campagne impersonali. Utilizzare l’automation significa automatizzare gli sforzi di marketing, ma è importante non commettere l’errore di pensare che si tratti di un processo automatico.

È necessaria, infatti, un’attenta pianificazione e considerazione di chi riceverà il messaggio, questo ci permetterà di creare campagne di successo, con destinatari ben definiti.

Il modo migliore per farlo è trovare le buyer personas. Si tratta di profili immaginari dei clienti ideali, in grado di aiutarci ad analizzare dati demografici, sfide, esigenze ed interessi. 

digital marketing: buyer persona

Questi profili riescono a guidarci nella creazione di campagne marketing che offrono valore al pubblico adeguato e convertono i lead in clienti.

Puoi creare le persone in base ai dati dei clienti e alle ricerche di mercato, utilizzando strumenti come:

  • Sondaggi, interviste e focus group
  • Analisi del pubblico di siti web e social media
  • Dati ricevuti dai moduli di contatto
  • Approfondimenti del team di vendita

Una volta chiarito quale è il target, è possibile adattare il contenuto delle campagne automatizzate alle esigenze dei clienti ed evitare la dispersione dei contenuti e del budget.

LEGGI ANCHEBuyer Personas Template: impara ad usare il tool definitivo per individuare il cliente ideale

2. Comprendi il percorso del cliente

Le aspettative del pubblico non rimangono statiche ma si evolvono man mano che gli individui si muovono nelle varie fasi del loro customer journey.

Le campagne automatizzate dovrebbero riflettere questo alimentando i lead con il contenuto giusto per la fase in cui si trovano.

Si può iniziare creando una mappa del percorso cliente, una rappresentazione visiva di tutti i punti di contatto che un cliente attraversa.

Questo permette di decidere cosa i clienti dovrebbero ricevere e quando ed aiuta a costruire workflow di automazione marketing.

Marketing Automation e Customer Journey

Ad esempio, è possibile impostare una serie di email di benvenuto automatizzate per le persone che si iscrivono per la prima volta alla newsletter.

Poiché i messaggi saranno indirizzati a nuovi lead, invece di essere eccessivamente promozionali le comunicazioni dovranno creare fiducia prima di tentare di convertire.

È quindi possibile utilizzare un software di automazione per personalizzare i passaggi successivi in base al modo in cui i contatti interagiscono.

Una volta che un cliente è stato convertito, il viaggio dell’acquirente non dovrebbe finire lì.

Ulteriori campagne mirate possono aiutare a sostenere il loro coinvolgimento e a mantenerli fedeli al marchio. Per i clienti appena convertiti, questo potrebbe assumere la forma di un flusso di lavoro di “onboarding” che li guida attraverso la configurazione con il prodotto o servizio.

Nel frattempo, è possibile sempre rivolgersi ai clienti attuali con contenuti specifici per riaccendere il loro interesse.

3. Raccogli i dati giusti

A questo punto diventa necessario avere informazioni precise sulle persone che compongono il pubblico.

Per assicurarci di inviare messaggi solo a coloro che rappresentano il nostro target, la marketing automation non riguarda semplicemente l’esecuzione di campagne su larga scala ma può aiutarci a raccogliere i dati necessari per una segmentazione del pubblico sempre più corretta.

È possibile dunque iniziare a costruire un’immagine di ogni contatto nella fase di acquisizione del lead attraverso le domande sul modulo di iscrizione.

Le informazioni cruciali variano a seconda dell’attività, come le esigenze e le motivazioni dei clienti.

Ad esempio, in un contesto B2C i dati demografici sono spesso un fattore importante, mentre nel marketing B2B il profilo aziendale, come le sue dimensioni e il settore, è più rilevante.

Ad ogni modo questi dati comportamentali, come i contenuti con cui gli utenti interagiscono e gli acquisti che effettuano, offrono preziosi indizi sugli interessi di un cliente.

Con le informazioni raccolte, si può utilizzare la segmentazione degli elenchi per raggruppare i contatti in base alle qualità condivise e creare diverse customer journey automatizzati su misura per loro.

4. Imposta il punteggio dei leads

Il comportamento dei contatti può dare un’idea del livello di interesse per l’azienda, questo aiuta a determinare in che punto del funnel si trovano, in modo da poter indirizzare meglio le campagne automatizzate.

La creazione di un modello di punteggio dei lead vuole dire dare un valore numerico alle diverse azioni che i consumatori portano a termine. Le azioni potrebbero essere qualsiasi cosa, dalla visualizzazione di un post del blog, alla partecipazione a un webinar, alla visita della pagina dei prezzi.

Quindi, assegnando punti ai lead in base alle loro azioni, il punteggio ci restituirà il loro potenziale.

Una volta che è stata stilata la “classifica”, saremo in grado di identificare quali lead sono pronti per essere “consegnati” alle vendite e quali richiedono un ulteriore “nutrimento” per massimizzare le conversioni.

LEGGI ANCHE: Individuare i lead più qualificati tra i prospect: intervista ad Armando Biondi

5. Crea esperienze multicanale

L’email automation è il modo più comune per i team di marketing di iniziare ad automatizzare le loro campagne. Per usare un software al pieno del suo potenziale occorre esplorare l’integrazione di altri canali nei flussi di lavoro.

Omnichannel

Limitarsi a un canale significa perdere opportunità. Mettendo in contatto i clienti in vari modi, è possibile massimizzare le possibilità. Inoltre, a seconda della natura del messaggio, un certo canale potrebbe essere più adatto di altri.

Il marketing SMS, ad esempio, ha più immediatezza dell’email. Questo lo rende efficace per i messaggi sensibili al tempo come promemoria e follow-up.

Supponiamo che stiamo creando un workflow automatizzato per i partecipanti di un evento.

Potremmo iniziare con una serie di email automatizzate che condividono informazioni sull’evento, quindi utilizzare un messaggio SMS come promemoria finale.

Subito dopo l’evento potremmo inviare un ringraziamento via SMS ai partecipanti insieme a una richiesta di compilare un sondaggio di feedback. Questo potrebbe essere seguito da ulteriori email che mirano a coltivare la relazione.

Potremmo anche combinare l’email marketing con le ads sui social media per aumentare i punti di contatto dei clienti.

Ad esempio, se la nostra è un’azienda eCommerce potremmo già utilizzare l’automazione per inviare email dei carrelli abbandonati e convincere coloro che non sono stati persuasi a comprare tramite annunci social.

6. Automatizza i processi interni, non solo le campagne

Un grande punto di forza per l’adozione della Marketing Automation è la promessa di risparmiare tempo prezioso, soprattutto se la nostra è una piccola impresa che cerca di massimizzare l’efficienza con risorse limitate.

Tuttavia, molti si limitano all’automazione delle campagne quando ci sono altre attività manuali che potrebbero eliminare, a seconda della funzionalità del loro servizio di Marketing Automation.
Questo non solo libererebbe ancora più tempo, ma riduce anche il rischio di errore umano.

Per iniziare, ecco alcune idee per le attività che potresti automatizzare:

Segmentazione dei contatti

Invece di gestire manualmente le liste di contatti, possiamo tenerle aggiornate utilizzando l’automation per aggiungere contatti in base a trigger a seguito di azioni intraprese. Ad esempio, il flusso di lavoro riportato di seguito crea un elenco di contatti che si sono convertiti in clienti monitorando gli acquisti.

Pulizia delle tue liste

Per assicurarti di contattare solo gli iscritti che sono ancora interessati, dovresti rimuovere regolarmente quelli che non sono coinvolti. La Marketing Automation può fare questo lavoro per te in background. Basta impostare un flusso di lavoro che rimuova i contatti quando soddisfano i criteri per essere inattivi.

Assegnazione di lead

Per assicurarti che il team di vendita contatti i potenziali clienti il prima possibile, è possibile assegnare automaticamente lead qualificati a un rappresentante. Possiamo anche assicurarci che la persona giusta si occupi di ogni lead aggiungendo criteri per l’assegnazione, come il tipo di azienda o la posizione.

7. Tieni traccia delle tue prestazioni

Una volta configurate le automazioni, non lasciamo che il software prenda il sopravvento.

È consigliabile continuare a monitorare i risultati della marketing automation per sapere cosa funziona e cosa no. Queste informazioni ci aiuteranno a perfezionare la strategia in futuro e ad apportare tutte le modifiche necessarie ai vari flussi di lavoro.

web marketing digital strategy

Il modo in cui il pubblico interagisce con le campagne aiuterà a capire se i contenuti con i quali sono venuti in contatto rispondono alle loro esigenze. 

Ad esempio, i forti tassi di apertura e di clic sono un segno che i messaggi stanno raggiungendo il segno, mentre l’annullamento dell’iscrizione suggerisce una mancanza di rilevanza per il destinatario.

Non dimenticare di esaminare anche i risultati a livello di segmento. Questo permette di capire se staimo dividendo il pubblico in modo efficace.

In definitiva, la Marketing Automation dovrebbe aiutarci a spostare le persone lungo il buyer journey.

Quindi non è sufficiente che interagiscano con i contenuti a meno che non portino alla conversione. Il monitoraggio del tasso di conversione per ogni fase della canalizzazione aiuterà a identificare se i clienti si muovono in punti specifici e sarà quindi possibile regolare i workflow per migliorare tutto il processo.

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