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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 07/05/2020 @ 06:56:25, in Mercati, linkato 932 volte)

Confcommercio non smette di esprimere preoccupazione per l'attuale scenario economico di settore e, dopo il parere fortemente negativo espresso sul posticipo della data di riapertura, torna a parlare di consumi e stime 2020 in base alle nuove ipotesi di calendario. Come si legge nella relativa nota: "mantenendo la data del primo ottobre come la più realistica per il ritorno a una fase di totale normalità, seppure con l’attivazione di protocolli di sicurezza che modificheranno i comportamenti di famiglie e imprese, si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019)".

Una "valutazione prudenziale che, non si esclude, potrebbe anche peggiorare. Oltre tre quarti della perdita dei consumi – prosegue la nota – sono concentrati in pochi settori di spesa: vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali, alberghi, bar e ristoranti. Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le cadute più pesanti: -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. Per questi due importanti settori le stime sono molto prudenziali: le cadute potrebbero risultare a consuntivo decisamente più gravi se il ritorno alla 'nuova' normalità sarà particolarmente lento".

"E’ evidente che con un crollo della domanda così pesante la sopravvivenza stessa di questi comparti di attività economica è messa a serio rischio. Molto dipenderà dall’efficacia dei provvedimenti del Governo di sostegno alla produzione e al consumo, sia quelli già adottati sia quelli futuri. La strategia più logica e immediata di sostegno si riassume nella trasformazione delle perdite di reddito del settore privato, causate dalla chiusura forzata per il lockdown, in maggiore debito pubblico. Questo pilastro dei trasferimenti a fondo perduto a famiglie e imprese sembra in via di rafforzamento, e ciò offre qualche speranza per la ripresa".

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Di Max Da Via' (del 01/05/2020 @ 07:43:41, in Social Networks, linkato 842 volte)

La pandemia da Sars-CoV-2, costringendoci a rimanere a casa, ha determinato un mutamento nella percezione dell’utilità della tecnologia e anche delle abitudini della popolazione mondiale.

Ha fatto capire a molti intellettuali, ma anche a semplici superficiali, che i dispositivi connessi non limitano necessariamente le esperienze. Al contrario, in una situazione di limitazione delle esperienze nella quale si acuisce la percezione di ciò che abbiamo perso, possono aiutarci a ricostruire la fisicità perduta e a tenere in vita le relazioni. Soli, ma insieme, grazie alle tecnologia.

Amplificazione di vecchie abitudini e insorgere di nuovi bisogni

L’impossibilità di spostarsi, se non per gli acquisti essenziali, ha amplificato il bisogno di sfruttare la rete per sopperire alle attività che richiedevano la presenza fisica e ha creato nuovi bisogni temporanei. Abbiamo trascorso più tempo a fare cose che facevamo prima, ma abbiamo anche imparato a fare nuove cose, con l’aiuto delle tecnologie di rete.
Ad esempio abbiamo sviluppato un desiderio, quasi spasmodico, di intrattenimento e comunicazione, dettato probabilmente dalla voglia di evadere dalla prigione domestica. Secondo McKinsey, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, il 64% degli italiani ha incrementato la fruizione di contenuti online e il 62% l’uso dei videogiochi e le chat.
Allo stesso tempo abbiamo anche iniziato, forzatamente, ad usare alcuni strumenti di apprendimento e di lavoro a distanza. Il 57% ha usato per la prima volta tool per la scuola da remoto e il 42% le videoconferenze per uso professionale (dato più alto rispetto a quello di Francia e Germania). Un buon numero di early adopter anche tra coloro che non avevano mai fatto lezioni online per tenere in forma il corpo e la mente (rispettivamente 38% e 22%).

I servizi internet più usati durante il Coronavirus

Stando a casa è cambiata la modalità di fruizione di internet: è diminuita la quota di utilizzo della rete mobile ed è aumentata la navigazione da desktop. Si usano ancora molto gli smartphone, ma connessi al wifi casalingo e, comunque, vengono preferiti gli schermi più grandi.
Di questo stato di iperconnessione non hanno beneficiato tutti i servizi online. Naturalmente a soffrire di più sono stati quelli che permettono l’organizzazione di viaggi (weroad.it -140% di traffico web a marzo rispetto a gennaio), tra questi tutte le compagnie di trasporto e di noleggio (herz.it -80% di traffico).
Ad esplodere sono state sei tipologie di servizi che rispondono a specifiche esigenze che si sono accentuate in questo periodo.

E-Commerce e Delivery: le aziende al dettaglio già equipaggiate con un ecommerce e appartenenti a settori merceologici essenziali hanno beneficiato di questa situazione di reclusione forzata, anche se hanno dovuto riorganizzare la catena logistica a causa della domanda inattesa.
Gli altri, come l’abbigliamento e la cosmesi, stanno soffrendo. Certamente è cresciuto il bisogno di ordinare cibo a domicilio sia direttamente dai supermercati (Coop, Esselunga, Carrefour hanno avuto incrementi di visite ai siti di oltre il 200% a marzo rispetto a gennaio), sia attraverso gli intermediari (Glovo ha avuto un’impennata di traffico di circa il 100% e Deliveroo di circa il 50%).

Informazione: sono cresciuti gli accessi ai siti che permettono di essere aggiornati sull’evoluzione dell’emergenza, anche in maniera dettagliata. A marzo gli accessi a Repubblica.it sono cresciuti del 55%, al Corriere.it del 59% e al Sole 24 Ore del 149%. A beneficiare di un impatto positivo è stata anche l’informazione settoriale, ad esempio OrizzonteScuola.it ha toccato i 5 milioni di utenti unici (+70%) e Zanichelli 1,8 milioni di utenti unici (+154%).

Lavoro/Istruzione: per molti l’attività professionale si è spostata tra le mura domestiche e dunque ci si è dovuti attrezzare per imparare ad utilizzare le piattaforme necessarie per lavorare e imparare a distanza. 
A marzo l’applicazione per videoconferenze più scaricata dagli italiani è stata l’outsider Zoom (oltre 2,3 milioni di volte) che è stata anche quella che ha subìto il maggiore incremento di utenti giornalieri insieme a Hangouts Meet. Ma la più utilizzata dagli italiani rimane Skype, usata quotidianamente da oltre 300.000 utenti Android, seguita da Zoom (120.000).

applicazioni videoconferenza download coronavirus

Intrattenimento: la quota di tempo dedicata a qualche forma di svago o di cura degli interessi personali (hobby, audio/video streaming, videogames, porno) è aumentata e si è polverizzata lungo tutto il corso della giornata.
I dati di marzo della fruizione di contenuti da desktop mostrano che YouTube, con i suoi 33,7 milioni di visitatori unici, è il centro nevralgico dell’intrattenimento perché permette la massima libertà di costruzione del proprio palinsesto.
Seguono Mediaset.it (17,9 milioni di visitatori unici) e Sky.it (13,6 milioni). Più in basso RaiPlay (6,7 milioni), La7.it (6,6 milioni). Tra gli over the top Amazon Prime Video ha attratto ben 6,3 milioni di visitatori da desktop probabilmente perché molti si sono accorti che era compreso nel proprio abbonamento Prime. Netflix ha ricevuto 4,9 milioni di visitatori da desktop, ma rimane leader tra le app di streaming.

Comunicazione: l’utilizzo delle app dedicate alla messaggistica istantanea, per rimanere in contatto con parenti e amici, non è cresciuto in termini di tempo speso, ma si è allargata l’arena competitiva e la base degli utilizzatori nel giorno medio.
Anche in questo periodo di isolamento la chat preferita dagli italiani è stata WhatsApp, stabile in termini di utenza giornaliera, ma unica a crescere in termini di tempo si utilizzo (55 minuti a persona al giorno). Hangouts, la chat consumer di Google, è la sola ad aumentare i suoi utenti quotidiani (su Android).
L’app più scaricata in questa categoria è stata Facebook Messenger (1,6 milioni di download a marzo), seguita a sorpresa da Telegram (1,5 milioni). Marzo segna la comparsa della novità Houseparty con 1 milione di download e una crescita di utenti giornalieri dell’8000%.

Social: non potendo frequentare i luoghi fisici di aggregazione, gli italiani si sono ritrovati nelle piazze della rete. La classifica di preferenza rimane invariata rispetto alla mia analisi annuale, ma ci sono delle novità interessanti. Sono cresciuti i social che incorporano una forte funzione di intrattenimento. A marzo Facebook ha fatto registrare 41 milioni di accessi unici da desktop (+43% rispetto a febbraio). Cresce anche Twitch, il sito di game streaming, che totalizza 25 milioni di visite (+25%).
L’applicazione di gran lunga più scaricata è stata TikTok (oltre 1,6 milioni di volte ossia +50%) seguita da Instagram (oltre 1,1 milioni).
Nel grafico in basso, che mostra la crescita degli utenti giornalieri Android, si nota che TikTok e Twitch sono quelli che hanno incrementato maggiormente la propria utenza (rispettivamente 18,7% e 20,4%).

crescita utenti giornalieri social app marzo 2020

Quando ritorneremo ad uscire dalle nostre case per riprendere la routine della vita pre-covid19 l’utilizzo di molti servizi si attenuerà, ma alcune abitudini rimarranno perché l’ostacolo psicologico all’utilizzo è stato rimosso, anche se forzatamente. L’insegnante avrà meno timore a organizzare una video lezione e la casalinga più restia si concederà il lusso dell’home delivery, dopo una giornata faticosa.

* L’analisi sull’utilizzo delle applicazioni è stata fatta considerando i dati Similarweb del Play Store italiano. In Italia Android rappresenta l’83% delle istallazioni mobili (Kantar).

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Di Max Da Via' (del 21/04/2020 @ 07:01:54, in Social Networks, linkato 1019 volte)

E’ormai evidente anche ai marketing manager meno attenti all’evoluzione dei social media che senza un investimento pubblicitario non è possibile ottenere una sufficiente circolazione dei contenuti sulle piattaforme sociali. Di conseguenza risulta fondamentale avere dei benchmark su costi e performance dei diversi posizionamenti pubblicitari sulle piattaforme disponibili.
Dall’ultimo report AdStage ho selezionato alcuni dati sui KPI più usati nel social advertising del 2019 che, anche se riferiti al mercato statunitense, possono essere utili come punti di riferimento (qui i dati del 2018). Vi consiglio di dare un’occhiata anche agli andamenti per trimestre perché il prezzo fluttua in ragione dei volumi di domanda e offerta.

I costi della pubblicità su Facebook

La pubblicità nel news feed vede un costo per click attestarsi su un valore mediano di $0,81 (+15,7% rispetto allo scorso anno). Contemporaneamente, anche quest’anno, decresce il costo per mille impression che si attesta su $8,87. Il click through rate tocca il livello più basso da anni e va all’1,14%.
La pubblicità fatta sulla spalla destra è più costosa, con un CPC di $1,59 (-25% sull’anno).
Meno costoso l’adv attraverso Audience Network di Facebook che ha un CPC di $0,79 (+4%).
Se si decide di usare l’adv su Messenger si può immaginare un CPC di $1,94 (+47%).

facebook adv costi

I costi della pubblicità su Instagram

Aumentano i marketer che usano anche il social delle immagini, spesso in combinata con Facebook, per sponsorizzare i propri messaggi e ciò si riflette sui costi.
La pubblicità nel news feed di Instagram ha un CPC di $1,53 (-29% rispetto allo scorso anno), un CPM di $6,81 e un CTR dello 0,44%.
La pubblicità nelle Storie fa registrare un costo per click più alto di $1,84 (-6,6%), un CPM di $7,99 e un CTR dello 0,41%.

instagram adv cpc 2019

I costi della pubblicità su LinkedIn

Quest’anno il CPC del social di Microsoft è cresciuto di 10 punti, attestandosi su $4,08. Il CPM è di $9,05 (+16%) e il CTR è dello 0,22% (-12%). I costi sono ancora molto elevanti ma il risultato può essere premiante perché le opportunità di targeting per ruolo sono uniche. Negli ultimi dodici mesi è stato migliorato il Campaign Manager e agli obiettivi di Consideration sono stati aggiunti quelli di Awareness e Conversion.

I costi della pubblicità su Twitter

Nel network dei 280 caratteri la pubblicità ha un costo molto basso, ma le possibilità di targeting non sono sempre granulari. Il costo per click è di soli $0,28, in discesa di ben il 49% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il CPM è di $7,31 (+17,5%) e il click through rate arriva addirittura al 2,36% (+98%).

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I costi della pubblicità su YouTube

Sul più grande network televisivo non lineare la pubblicità CPC ha un costo di $2,96, in calo del 17,6% rispetto all’anno precedente. Il CPM è di $9,61 (-10,4%) e il CTR è dello 0,31% (+10,7%). Negli ultimi dodici mesi YouTube ha reso disponibile l’acquisto del posizionamento Masthead a CPM, con diverse opzioni di targeting. Si tratta dello spazio di maggior pregio, ossia quello in alto immediatamente sotto la barra di ricerca, prima venduto per almeno un giorno.

youtube adv cpc 2019

I costi della pubblicità su Pinterest

Sulla social bacheca delle ispirazioni la pubblicità ha un costo poco più basso di Instagram. Il CPC è pari a $1,28, in crescita del 121% rispetto allo scorso anno. Il CPM è di $6,85 (+77,5%) e il CTR è dello 0,59% (+9%).

pinterest adv cpc 2019

Il mio consiglio è di considerare le linee di tendenza di queste informazioni e procedere ad una sperimentazione costante di posizionamenti, formati, creatività. Evitate di chiudervi nelle comfort zone di Google e Facebook.


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Sono molte le aziende che si stanno impegnando socialmente per far fronte all'emergenza COVID-19. Un senso di responsabilità che si è inizialmente espresso grazie allo smart working, come soluzione per le imprese impiegate nel settore dei servizi. Anche molte compagnie che non avevano mai previsto il lavoro da casa si sono adoperate per garantire la salute e il benessere dei propri dipendenti.

Altri hanno optato per non chiudere il luogo di lavoro, prevedendo però una quotidiana sanificazione degli impianti, una turnazione del personale per rispettare le distanze di sicurezza e l’acquisto di prodotti per la protezione individuale.

Numerosi gli aiuti economici arrivati da parte delle aziende e degli stessi imprenditori e manager, in favore di ospedali, Croce Rossa e Protezione Civile. La maggior parte di queste offerte sono state utilizzate per comprare macchinari o per riadattare le strutture all'emergenza.

Non dimentichiamo che alcune fabbriche hanno deciso di interrompere la produzione di beni non necessari per cambiare o accelerare la produzione di materiali essenziali per contrastare il virus.

E il modo in cui le grandi aziende stanno rispondendo a questa crisi è un momento determinante che sarà ricordato per decenni.

Se da anni si parla ormai di come le aziende debbano avere uno scopo sociale e rispondere a un insieme di valori, o di quanto abbiano a cuore i loro dipendenti e gli altri stakeholder, ora è il momento di portare avanti questo impegno. Le persone credono veramente che la loro azienda abbia uno scopo e dei valori chiari solo quando vedono il management prendere una decisione che sacrifica la redditività a breve termine per aderire a quei valori.

Gli esempi più significativi di Corporate Social Responsibility

Moda

Gucci invita tutti i suoi follower a diventare #GucciCommunty, dando un contributo economico per combattere la situazione di crisi che stiamo affrontando, attraverso due campagne di crowdfunding.

Una dedicata al nostro paese, a sostegno della Protezione Civile per sostenere il servizio sanitario italiano e la creazione di nuovi posti letto nelle terapie intensive”. È possibile partecipare alla raccolta fondi attraverso la piattaforma di Intesa SanPaolo ForFunding o tramite la story salvata sul profilo Instagram del brand.

L’altra campagna esorta a fare una donazione al Fondo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre grazie alla funzione “donate” nella IG Stories del canale www.instagram.com/Gucci.

Al momento del lancio, Gucci ha devoluto 1 milione di euro in favore della campagna per l’Italia e un altro milione al COVID-19 Solidarietà Response Fund della fondazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo finale è di arrivare a raccogliere 10 milioni per entrambi i progetti. Facebook si impegnerà a doppiare la cifra complessiva delle donazioni.

L’iniziativa fa seguito al progetto del gruppo Kering (di cui Gucci fa parte), ossia produrre oltre 1 milione di maschere e camici per il personale sanitario, in risposta all’appello della regione toscana.

Questa pandemia ci chiama a un compito inaspettato, ma è una chiamata alla quale rispondiamo con decisione, supportando il lavoro straordinario del personale sanitario, dei medici e degli infermieri che sono ogni giorno in prima linea nella lotta contro l’epidemia di Covid-19, in Italia e nel resto del mondo. Sostenendoci a vicenda saremo in grado di superare questa crisi: uniti, ancora più di prima.

Queste le parole di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, e Marco Bizzarri, Presidente e CEO.

Bizzarri, inoltre, ha donato 100 mila euro a favore dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia, sua città d’origine.

  • Dalle misure rivolte ai dipendenti, alle raccolte fondi, sino alle riconversioni, la Corporate Social Responsibility si esprime in tanti modi al tempo del Coronavirus
  • Le persone credono veramente che la loro azienda abbia uno scopo e dei valori chiari quando il management sacrifica la redditività a breve termine per aderire a quei valori.

 

Sono molte le aziende che si stanno impegnando socialmente per far fronte all'emergenza COVID-19. Un senso di responsabilità che si è inizialmente espresso grazie allo smart working, come soluzione per le imprese impiegate nel settore dei servizi. Anche molte compagnie che non avevano mai previsto il lavoro da casa si sono adoperate per garantire la salute e il benessere dei propri dipendenti.

Altri hanno optato per non chiudere il luogo di lavoro, prevedendo però una quotidiana sanificazione degli impianti, una turnazione del personale per rispettare le distanze di sicurezza e l’acquisto di prodotti per la protezione individuale.

Numerosi gli aiuti economici arrivati da parte delle aziende e degli stessi imprenditori e manager, in favore di ospedali, Croce Rossa e Protezione Civile. La maggior parte di queste offerte sono state utilizzate per comprare macchinari o per riadattare le strutture all'emergenza.

Non dimentichiamo che alcune fabbriche hanno deciso di interrompere la produzione di beni non necessari per cambiare o accelerare la produzione di materiali essenziali per contrastare il virus.

E il modo in cui le grandi aziende stanno rispondendo a questa crisi è un momento determinante che sarà ricordato per decenni.

Se da anni si parla ormai di come le aziende debbano avere uno scopo sociale e rispondere a un insieme di valori, o di quanto abbiano a cuore i loro dipendenti e gli altri stakeholder, ora è il momento di portare avanti questo impegno. Le persone credono veramente che la loro azienda abbia uno scopo e dei valori chiari solo quando vedono il management prendere una decisione che sacrifica la redditività a breve termine per aderire a quei valori.

Gli esempi più significativi di Corporate Social Responsibility

Moda

Gucci invita tutti i suoi follower a diventare #GucciCommunty, dando un contributo economico per combattere la situazione di crisi che stiamo affrontando, attraverso due campagne di crowdfunding.

Una dedicata al nostro paese, a sostegno della Protezione Civile per sostenere il servizio sanitario italiano e la creazione di nuovi posti letto nelle terapie intensive”. È possibile partecipare alla raccolta fondi attraverso la piattaforma di Intesa SanPaolo ForFunding o tramite la story salvata sul profilo Instagram del brand.

L’altra campagna esorta a fare una donazione al Fondo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre grazie alla funzione “donate” nella IG Stories del canale www.instagram.com/Gucci.

Al momento del lancio, Gucci ha devoluto 1 milione di euro in favore della campagna per l’Italia e un altro milione al COVID-19 Solidarietà Response Fund della fondazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo finale è di arrivare a raccogliere 10 milioni per entrambi i progetti. Facebook si impegnerà a doppiare la cifra complessiva delle donazioni.

L’iniziativa fa seguito al progetto del gruppo Kering (di cui Gucci fa parte), ossia produrre oltre 1 milione di maschere e camici per il personale sanitario, in risposta all’appello della regione toscana.

Questa pandemia ci chiama a un compito inaspettato, ma è una chiamata alla quale rispondiamo con decisione, supportando il lavoro straordinario del personale sanitario, dei medici e degli infermieri che sono ogni giorno in prima linea nella lotta contro l’epidemia di Covid-19, in Italia e nel resto del mondo. Sostenendoci a vicenda saremo in grado di superare questa crisi: uniti, ancora più di prima.

Queste le parole di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, e Marco Bizzarri, Presidente e CEO.

Bizzarri, inoltre, ha donato 100 mila euro a favore dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia, sua città d’0rigine.

Giorgio Armani è stato il primo a riconoscere la gravità del problema, decidendo di sfilare a porte chiuse. In principio con aiuti in favore della Protezione Civile e degli ospedali di Milano, Roma, Bergamo, Piacenza e Versilia, per un valore complessivo di 2 milioni di euro. A partire dal 26 marzo tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani hanno iniziato a produrre camici per il personale sanitario. È così che lo stilista piacentino decide di rimane vicino al nostro paese.

Moncler ha offerto 10 milioni per mettere in moto il progetto promosso dalla Regione Lombardia. Realizzare un polo ospedaliero con 400 posti di rianimazione nell’ex Fiera di Milano.

Milano è una città che ha regalato a tutti noi un presente straordinario. Non possiamo e non vogliamo abbandonarla. È un dovere di tutti restituire alla città ciò che fino ad ora ci ha dato.

Pronuncia con orgoglio Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato dell’azienda tessile.

In tanti hanno elargito ingenti somme di denaro e convertito la produzione delle loro fabbriche in materiali essenziali per contrastare il virus. Dalle mascherine, ai camici, fino agli igienizzanti per le mani. Valentino, Versace, Trussardi, Dolce & Gabbana, Bulgari, Prada, Gruppo Miroglio, Geox, Calzendonia e The Ferragnez, solo per citarne alcuni.

C'è chi come Trussardi ha deciso di destinare anche il 100% dei ricavi dell'eCommerce all'acquisto di respiratori e ventilatori polmonari.

Auto e trasporti

FCA e Ferrari, insieme a Marelli, metteranno i loro impianti e dipendenti a disposizione di Siare Engineering International, leader nella progettazione e produzione di apparecchiature medicali a livello mondiale.

L'obiettivo è la fabbricazione di nuovi respiratori polmonari per i pazienti.

  • Dalle misure rivolte ai dipendenti, alle raccolte fondi, sino alle riconversioni, la Corporate Social Responsibility si esprime in tanti modi al tempo del Coronavirus
  • Le persone credono veramente che la loro azienda abbia uno scopo e dei valori chiari quando il management sacrifica la redditività a breve termine per aderire a quei valori.

 

Sono molte le aziende che si stanno impegnando socialmente per far fronte all'emergenza COVID-19. Un senso di responsabilità che si è inizialmente espresso grazie allo smart working, come soluzione per le imprese impiegate nel settore dei servizi. Anche molte compagnie che non avevano mai previsto il lavoro da casa si sono adoperate per garantire la salute e il benessere dei propri dipendenti.

Altri hanno optato per non chiudere il luogo di lavoro, prevedendo però una quotidiana sanificazione degli impianti, una turnazione del personale per rispettare le distanze di sicurezza e l’acquisto di prodotti per la protezione individuale.

Numerosi gli aiuti economici arrivati da parte delle aziende e degli stessi imprenditori e manager, in favore di ospedali, Croce Rossa e Protezione Civile. La maggior parte di queste offerte sono state utilizzate per comprare macchinari o per riadattare le strutture all'emergenza.

Non dimentichiamo che alcune fabbriche hanno deciso di interrompere la produzione di beni non necessari per cambiare o accelerare la produzione di materiali essenziali per contrastare il virus.

E il modo in cui le grandi aziende stanno rispondendo a questa crisi è un momento determinante che sarà ricordato per decenni.

Se da anni si parla ormai di come le aziende debbano avere uno scopo sociale e rispondere a un insieme di valori, o di quanto abbiano a cuore i loro dipendenti e gli altri stakeholder, ora è il momento di portare avanti questo impegno. Le persone credono veramente che la loro azienda abbia uno scopo e dei valori chiari solo quando vedono il management prendere una decisione che sacrifica la redditività a breve termine per aderire a quei valori.

LEGGI ANCHE: 5 consigli per affrontare l’emergenza Coronavirus in business, finanza, psicologia e salute

coronavirus

Gli esempi più significativi di Corporate Social Responsibility

Moda

Gucci invita tutti i suoi follower a diventare #GucciCommunty, dando un contributo economico per combattere la situazione di crisi che stiamo affrontando, attraverso due campagne di crowdfunding.

Una dedicata al nostro paese, a sostegno della Protezione Civile per sostenere il servizio sanitario italiano e la creazione di nuovi posti letto nelle terapie intensive”. È possibile partecipare alla raccolta fondi attraverso la piattaforma di Intesa SanPaolo ForFunding o tramite la story salvata sul profilo Instagram del brand.

L’altra campagna esorta a fare una donazione al Fondo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre grazie alla funzione “donate” nella IG Stories del canale www.instagram.com/Gucci.

Al momento del lancio, Gucci ha devoluto 1 milione di euro in favore della campagna per l’Italia e un altro milione al COVID-19 Solidarietà Response Fund della fondazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo finale è di arrivare a raccogliere 10 milioni per entrambi i progetti. Facebook si impegnerà a doppiare la cifra complessiva delle donazioni.

L’iniziativa fa seguito al progetto del gruppo Kering (di cui Gucci fa parte), ossia produrre oltre 1 milione di maschere e camici per il personale sanitario, in risposta all’appello della regione toscana.

Questa pandemia ci chiama a un compito inaspettato, ma è una chiamata alla quale rispondiamo con decisione, supportando il lavoro straordinario del personale sanitario, dei medici e degli infermieri che sono ogni giorno in prima linea nella lotta contro l’epidemia di Covid-19, in Italia e nel resto del mondo. Sostenendoci a vicenda saremo in grado di superare questa crisi: uniti, ancora più di prima.

Queste le parole di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, e Marco Bizzarri, Presidente e CEO.

Bizzarri, inoltre, ha donato 100 mila euro a favore dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia, sua città d’origine.

Giorgio Armani è stato il primo a riconoscere la gravità del problema, decidendo di sfilare a porte chiuse. In principio con aiuti in favore della Protezione Civile e degli ospedali di Milano, Roma, Bergamo, Piacenza e Versilia, per un valore complessivo di 2 milioni di euro. A partire dal 26 marzo tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani hanno iniziato a produrre camici per il personale sanitario. È così che lo stilista piacentino decide di rimane vicino al nostro paese.

Moncler ha offerto 10 milioni per mettere in moto il progetto promosso dalla Regione Lombardia. Realizzare un polo ospedaliero con 400 posti di rianimazione nell’ex Fiera di Milano.

Milano è una città che ha regalato a tutti noi un presente straordinario. Non possiamo e non vogliamo abbandonarla. È un dovere di tutti restituire alla città ciò che fino ad ora ci ha dato.

Pronuncia con orgoglio Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato dell’azienda tessile.

In tanti hanno elargito ingenti somme di denaro e convertito la produzione delle loro fabbriche in materiali essenziali per contrastare il virus. Dalle mascherine, ai camici, fino agli igienizzanti per le mani. Valentino, Versace, Trussardi, Dolce & Gabbana, Bulgari, Prada, Gruppo Miroglio, Geox, Calzendonia e The Ferragnez, solo per citarne alcuni.

C'è chi come Trussardi ha deciso di destinare anche il 100% dei ricavi dell'eCommerce all'acquisto di respiratori e ventilatori polmonari.

Auto e trasporti

FCA e Ferrari, insieme a Marelli, metteranno i loro impianti e dipendenti a disposizione di Siare Engineering International, leader nella progettazione e produzione di apparecchiature medicali a livello mondiale.

L'obiettivo è la fabbricazione di nuovi respiratori polmonari per i pazienti.

Pirelli, grazie alla collaborazione con China Construction Bank, ha deciso di donare 65 ventilatori per la terapia intensiva, 5.000 tute protettive per chi lavora negli ospedali e 20.000 mascherine alla Lombardia.

In un momento di così grande difficoltà, vogliamo stare vicini alla nostra regione e al nostro paese. Dobbiamo dunque ringraziare tutti i nostri partner che ci hanno aiutati in questa iniziativa, per supportare il sistema sanitario in modo rapido ed efficace.

Il gruppo Aponte segue le orme della Gnv Splendid, ovvero la "nave ospedale" ferma a Genova, offrendo la disponibilità di stazionare al porto di Palermo una nave MSC. Un piano B per la quarantena di coloro che risultano positivi al tampone o per i casi confermati di COVID-19.

Settore farmaceutico

La Bayer dona 1 milione di euro agli ospedali della Lombardia per acquistare macchinari per la terapia intensiva.

Menarini ha prodotto tonnellate di gel disinfettante da offrire agli ospedali.

La Roche si impegna a fornire gratuitamente il suo farmaco contro l’artrite, per il tempo necessario e a tutte le Regioni che lo richiedono. Infatti secondo la comunità scientifica questo prodotto sembra migliorare la capacità respiratoria nei pazienti positivi al virus.

Intrattenimento

C’è un tempo per ogni cosa, e questo per tutti è il tempo per restare a casa, per essere responsabili, per proteggere noi stessi, i nostri cari, le persone più deboli, il Paese.

Queste sono le prime parole del comunicato stampa di Sky del 17 marzo.

L’emittente mostra la sua vicinanza agli italiani e il suo incoraggiamento a stare in casa tramite una programmazione aperta a tutti gli abbonati (nessun limite di pacchetto), senza costi aggiuntivi e lancia una campagna di raccolta fondi per sostenere la Protezione Civile.

Per ora non si sa con certezza fino a quando l’offerta rimarrà valida, l’unico aggiornamento è che dal 4 aprile ci saranno due nuovi canali creati ad hoc. Sky Cinema IoRestoACasa 1, con film per tutta la famiglia e Sky Cinema IoRestoACasa 2, indirizzato a un pubblico più adulto.

Infinity, la piattaforma streaming on demand del Gruppo Mediaset, offre due mesi gratuiti per provare il servizio.

MYmovies mette a disposizione (fino al 5 aprile e a costo zero) 50 film da visionare tramite la prenotazione di posti digitali nelle sale web.

Settore bancario

Il presidente di Intesa SanPaolo annuncia:

In un momento così difficile per l’Italia, destiniamo alla ricerca sul Covid-19 un milione di euro, una misura che si aggiunge alle donazioni alla sanità nazionale, al sostegno economico a privati e imprese, a iniziative di raccolta fondi per progetti meritori.

"Insieme ce la faremo!" è lo slogan con cui Banca Mediolanum, in collaborazione con ClassCNBC, ha presentato l'iniziativa che si è tenuta il 19 marzo. Un approfondimento circa le previsioni economiche e finanziarie della crisi, grazie ai commenti di esperti del settore. Inoltre la Banca ha effettuato donazioni per l'emergenza sanitaria e organizzato una raccolta fondi.

UBI Banca ha devoluto 5 milioni di euro a istituti ospedalieri e centri di ricerca direttamente impegnati nella gestione dell'emergenza.

Sport

La Roma ha raccolto 50 mila euro grazie alla fondazione RomaCares, il presidente Pallotta ha donato altri 50 mila euro e il club ha aperto una pagina su GoFundMe (piattaforma di crowdfunding americana) per la raccolta fondi in favore dell'Istituto Spallanzani di Roma.


Anche altre società come Inter, Milan e Parma si sono impegnate con importanti donazioni, senza dimenticare gli aiuti economici da parte dei singoli giocatori tra cui DyBala, Pazzini, Balotelli, Donnarumma, Ilicic e allenatori come Filippo Inzaghi.

L'ex calciatore invita i suoi follower ad agire tutti insieme, ognuno in base alla proprie possibilità.

Il valore della Corporate Social Responsibility

Questi sono solo alcuni esempi di Corporate Social Responsibility nel nostro paese.

Dall'attenzione ai dipendenti, a chi combatte in prima linea negli ospedali, a ogni singolo cittadino chiamato a stare in casa per proteggere se stesso e gli altri. Alle aziende che davanti a difficoltà come questa non si fermano. Ciò che non va dimenticato è che in questo momento così critico, le imprese hanno la possibilità di mostrare l'autenticità dei propri valori e in tante lo stanno facendo nel modo giusto, nel modo che non sarà facile dimenticare.

Via Ninja Marketing

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Di Max Da Via' (del 08/04/2020 @ 07:05:11, in Social Networks, linkato 1060 volte)

Continuano i nostri appuntamenti sulla comunicazione che cambia ai tempi del coronavirus. Dopo il successo del nostro vademecum con le 5 regole d'oro valide per tutti su tutti i canali, nonché un focus sul nuovo ruolo dei social media, passiamo al tema dell'influencer marketing. Abbiamo già sottolineato di recente, infatti, come nonostante le perplessità di molti creativi e pubblicitari rispetto al fenomeno, quest'ultimo continui a crescere, tra nuovi trend 2020 e incremento degli investimenti.

Ad effettuare un'indagine su influencer marketing e aziende ai tempi del Covid-19 è stato il team Pr & Influence di Ogilvy Italia, che ha coinvolto 80 influencer da tutta Italia con una fanbase compresa tra i 50mila e 1milione di follower. Vediamo quanto emerso.

Cambiano i contenuti "influenti"
Ben l’85% degli influencer intervistati afferma che la produzione dei propri contenuti sui social network è cambiata
, per il 39% sia nei formati sia nei temi trattati e moltissimi (84%) sottolineano come sia aumentata l’autenticità. A detta degli influencer i formati più rilevanti sono le IG stories, i video, le dirette Instagram. A livello di contenuti, ovviamente per molti i temi inerenti al Covid-19 e alla quarantena sono diventati centrali. Aumentati i contenuti indoor, quelli con un taglio informativo ed educativo. Infine, molti influencer si sentono investiti di un ruolo importante per le proprie community: trasmettere positività e speranza. La conferma arriva anche da un monitoraggio di Blogmeter, che tra i "top engaging content" pubblicati dalle celebrità vede in testa nuovi esperimenti culinari, allenamenti domestici, consigli per l'intrattenimento (libri, serie tv, ma anche concerti live da casa) e ironia (la #pigiamachallenge lanciata da Alessandro Borghese ha ottenuto 34K interazioni in pochi giorni).

Il marketing continua, ma con equilibri diversi
Nel 74% dei casi gli influencer affermano di essere stati contattati nelle ultime settimane da un brand, anche con cui non avevano mai lavorato prima (43%). Per la maggior parte le collaborazioni sono focalizzate sull’emergenza Covid-19 o su un breve periodo di tempo (74%), ma per 1 su 3 possono essere anche partnership di medio-lungo periodo. È anche vero, però, che assistiamo ad un diverso equilibrio tra contenuti sponsorizzati da un brand e invece contenuti personali, dove i secondi prevalgono.

Un futuro di maggior valore
La quasi totalità degli intervistati sarebbe felice di mettere a disposizione la propria esperienza per attività digital di brand, soprattutto incentrate su valori e messaggi più alti. Largo, dunque, a workshop, tutorial e format di edutainment, con argomenti di educazione e intrattenimento in linea con la loro expertise. In un momento come questo, dove molto si sposta sul digitale, tanti influencer ritengono infatti di essere un asset importante per le aziende anche per informare ed educare. Guardando al futuro, la maggior parte degli influencer crede, infatti, che la propria professione sia destinata a cambiare. E spera che il cambiamento vada nella direzione di creare collaborazioni con le aziende in modo sempre più coerente, dando spazio a messaggi e valori più che alla semplice promozione di prodotti ed iniziative.

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Di Max Da Via' (del 31/03/2020 @ 07:07:20, in Internet, linkato 917 volte)
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In queste settimane di isolamento forzato a causa dell’epidemia di coronavirus, gli italiani trascorrono molto più tempo in rete. Per informarsi, comprensibimente, ma anche per svolgere altre attività, incluso lo shopping online, concentrato su servizi e prodotti utili a rendere più piacevole il tempo trascorso in casa. Lo conferma una ricerca di Mapp, fornitore internazionale di una piattaforma cloud di servizi di marketing, che analizza i cambiamenti delle visite ai siti web di diversi settori economici a causa della pandemia di Covid-19.

Le visite sui portali di informazione sono in costante aumento

L’editoria a livello globale ha registrato un aumento degli accessi legato alla necessità della popolazione di acquisire informazioni. Si possono fare confronti interessanti comparando l’utilizzo dei media online tra Germania e Italia: in entrambi i Paesi, le notizie sui primi decessi hanno portato a un forte incremento di ricerche di notizie online.

Al crescere del numero di casi in Germania, verso la metà di marzo, l’accesso ai canali online dei vari notiziari tedeschi è aumentato in modo maggiore rispetto ai dati dei media italiani. Nel complesso, rileva Mapp, il traffico online è aumentato del 93% in Italia e del 103% in Germania dall’inizio del 2020. Il fatto che i media tedeschi abbiano superato quelli italiani indica una sorta di “saturazione” delle notizie nel territorio italiano.

Mapp: è in corso un significativo aumento degli acquisti online

Anche il segmento degli acquisti online registra una crescita significativa. Entro la fine del mese di marzo 2020, i volumi di ordini registreranno una crescita dell’88% in confronto al dato di inizio anno. Altri settori che registrano un aumento degli accessi da parte dei consumatori sono le telecomunicazioni (+23%) e il comparto della finanza (+17%).

Nel caso delle telecomunicazioni, la gestione degli abbonamenti o dell’accesso a Internet ha sicuramente influito su questi dati. Mentre il settore del commercio B2B sta ora rallentando dopo un temporaneo aumento, l’industria del turismo è certamente quella più penalizzata da questa crisi, con un calo molto marcato che si è assestato negli ultimi giorni al 34% rispetto al traffico di inizio anno.

E-commerce: cresce la domanda di accessori di hobbistica, giocattoli e cosmesi

Più nel dettaglio, l’analisi di Mapp rivela che sono in crescita i prodotti di uso casalingo, con i distributori di articoli di hobbistica in forte crescita di domanda. Gli ordini di questi prodotti sono cresciuti del 212% in confronto all’inizio dell’anno, dato mai registrato in passato. L’incremento di ordini di materiali da costruzione, attrezzi da giardinaggio e da costruzione indica chiaramente come, a seguito dell’isolamento, le persone si stiano dedicando ad attività di fai-da-te.

Anche gli ordini di giocattoli e cosmetici sono in crescita, rispettivamente del 90% e del 64%. Nel primo caso, le ragioni di questo aumento sono da registrare nella chiusura delle scuole e degli asili e nella tendenza dei genitori a voler tenere i figli felici ed occupati.

Di contro, il segmento dell’abbigliamento non ha ancora subito un impatto correlato alla crisi in atto: il volume degli acquisti online è rimasto infatti invariato. In questo ambito, solo l’abbigliamento sportivo ha registrato un calo (-45%), dovuto al fatto che il tempo speso all’esterno delle proprie abitazioni è considerevolmente diminuito. Un dato sorprendente lo riserva il settore dei sex-toys, che è in calo del 19% nonostante il forte distanziamento sociale imposto dalla crisi.

Un nuovo trend: shopping al mattino, lettura delle notizie nel pomeriggio

Nel corso della pandemia da coronavirus sono stati misurati anche i picchi di accesso a internet. I portali di e-commerce sono usati più intensamente tra le 6:00 e le 8:00 del mattino, mentre i media hanno il picco di flussi di accesso tra le 16:00 e le 19:00. Questi dati, registrati in un momento di forte isolamento sociale, mostrano come gli utenti siano inclini a dedicarsi allo shopping al mattino, mentre la tendenza all’informazione si sia spostata dal mattino, solitamente nel tragitto casa-lavoro, al pomeriggio/sera.

Via Mark Up




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Di Max Da Via' (del 23/03/2020 @ 07:21:04, in Mercati, linkato 851 volte)

Come evolvono sentiment, percezione e comportamenti degli italiani nel contesto di attuale emergenza coronavirus? Sono tanti i dati che arrivano sul tema, dal monitoraggio costante di Ipsos e Nielsen alla ricerca realizzata sul tema da Metrica Ricerche.
Vediamo di tracciare un quadro complessivo della situazione per tematiche.

Meno spesa, più tv e internet
Continua ad aumentare a doppia cifra di settimana in settimana la fruizione di contenuti video sia in televisione che su piattaforme online, tanto che Netflix ha accolto la richiesta di Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno e i servizi, di diminuire la propria qualità di video streaming così da non intasare eccessivamente la rete. Nel frattempo, nella seconda settimana di marzo sale la percentuale di coloro che dichiarano di aver ridotto la frequenza di visita nei supermercati (40%, +26pp), negozi di alimentari (38%, +25pp) e mercati rionali (63%, +36pp), ma allo stesso tempo aumenta la propensione a fare scorte di (28%, +12pp - dati Nielsen). Un dato in linea con il generale aumento della preoccupazione, che, nonostante i dati relativi alle zone più colpite, resta alta al Sud (64% degli italiani) e in particolare la Campania (66%) più che al Nord-Ovest (57%) dove però aumenta significativamente: +37%).

Si torna a fare gli chef e si cerca il comfort nel cibo
L'andamento delle categorie di prodotto al supermercato ci suggerisce non solo che gli italiani pensano a fare scorta, come indica l'aumento di cibi a lunga conservazione e surgelati, ma anche che tornano di più ai fornelli, per fare ad esempio la pizza in casa: calano i cibi pronti, aumentano vertiginosamente farine e lievito. Non solo. Si cercano gratificazione e relax sia nel comparto bevande, con aumenti a doppia cifra per birra, vino e in generale alcolici, ma anche di tisane e camomilla per "i più virtuosi", che nel cibo: con boom di tavolette e barrette di cioccolato, ma anche affettati e patatine per un aperitivo fatto in casa.

Più consapevolezza su economia, imprese e valore della sanità
Forse per la prima volta la preoccupazione sul piano economico riguardo al sistema generale del Paese (77%) supera la preoccupazione per le finanze personali (51%). Questo nonostante, come prevedibile, aumenti anche il timore per il proprio posto di lavoro. Ci si preoccupa in generale di più, dopo il Dcpm, dell’impatto per i comparti più toccati dalla serrata: bar, ristoranti, cinema, teatri e musei, ma anche la vendita al dettaglio.

A seguito dell'emergenza, quasi il 60% del campione ha fortemente aumentato la propria consapevolezza circa il valore del Servizio Sanitario Nazionale, esprimendo l’attesa di maggiori investimenti in strutture, risorse e organizzazione. Un sistema al quale il 41% dichiara che si rivolgerà in futuro con crescente fiducia.

Un futuro più responsabile e digitalizzato
Oltre a tanti brutti ricordi, questa esperienza, lascerà in eredità un aumento del senso di responsabilità sociale degli italiani (il 52% si dichiara fortemente d’accordo). Allo stesso modo crescerà il sentimento di solidarietà. Meno consistente, ma comunque rilevante (per il 33% in forte aumento), la crescita del sentimento di orgoglio nazionale generata da come a livello pubblico, istituzionale, collettivo e individuale si sta affrontando la crisi.

Questa situazione sta forzando il Paese a percorrere più velocemente la strada della modernizzazione sotto diversi aspetti a partire dal sistema scolastico e universitario secondo il 62%. Il 57% del campione si dichiara fortemente disponibile a utilizzare maggiormente i servizi digitali sia come cittadino (nei rapporti con la p.a. e le istituzioni) sia per le attività di lavoro (il 46% è favorevole allo smart working) e d’impresa.

Infine, un’altra consapevolezza di fondo, per i cittadini, è che la rinascita socio-economica del Paese potrà avvenire solo «insieme e dal basso» avendo come protagonisti non solo i principali attori di livello nazionale come governo, grandi imprese, grandi banche (60%), ma anche e (52%) i soggetti del tessuto economico-sociale a livello locale (medie imprese, associazioni territoriali di categoria). Da ciò risulta evidente la necessità di sviluppare capacità di indirizzo e di coordinamento di tutte le forze.

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Di Max Da Via' (del 18/03/2020 @ 07:16:06, in Tecnologie, linkato 763 volte)

Giornate lente, scandite da ritmi quasi impercettibili. Uno dei nostri desideri più grandi, imbottigliati in una vita frenetica e senza pause, è stato quello di avere tempo. Nel momento in cui ci è piombata addosso l'incertezza e la paura, anche il tempo libero è sembrato una condanna. In periodi come questi, tuttavia, cambiare le nostre abitudini è importante e doveroso. Molti di noi hanno la possibilità di affidarsi allo smart working, ma non tutti possono farlo.

Gli studenti non si fermano grazie all'eLearning, e tutti ci stiamo abituando a utilizzare ogni mezzo possibile per continuare la nostra vita, restando a casa. Abbiamo la fortuna di avere i modi per farlo, tramite internet e tutti i device, dagli smartphone ai laptop. Un mondo iperconnesso accorcia le distanze, ci siamo sentiti spesso schiavi dell'essere perennemente online, ma situazioni di vita diverse ci fanno vedere le cose da punti di vista nuovi.

Un mondo iperconnesso

Tutti siamo connessi, appena ci abituiamo a qualche aggiornamento, ecco che spunta una novità. Siamo pochi inclini al cambiamento, un po' per paura, un po' per diffidenza, ma ci si mette anche la pigrizia. Quando sappiamo fare qualcosa, mal volentieri adottiamo metodi differenti per farla. Il mondo digitale cambia in fretta e specialmente i modi di usare internet e device.

È da un po' di tempo che sentiamo parlare di 5G, la rete di nuova generazione che andrà a superare l’attuale 4G. Non è solo una questione di velocità di connessione, ma è una rivoluzione dei servizi. A giovarne saranno soprattutto i media e l'intrattenimento.

Potremo giocare online senza problemi, anche in cloud gaming, senza la necessità di possedere una consolle. Lo stesso vale per il cloud computing. Potenziati anche i servizi di streaming, in particolare i video. Contenuti ad altissima risoluzione, fluidi e subito disponibili. I nostri device saranno sempre connessi e disponibili ovunque, ciò significa che non dovremmo più passare dal Wi-Fi alla rete mobile. Parliamo di servizi sempre attivi in città per esempio, come videosorveglianza, auto a guida autonoma per una maggiore sicurezza sulle strade.

L'industria globale dei media guadagnerà, entro il 2028, 765 miliardi di dollari dai nuovi servizi e applicazioni resi possibili dal 5G. Ma come succederà tutto questo?


La nuova era del 5G

Secondo uno studio condotto da Ovum, società di consulenza specializzata nella copertura globale di telecomunicazioni, media e tecnologia, il 5G scuoterà il panorama dei contenuti multimediali e dell’intrattenimento, rappresentando un'importante vantaggio competitivo per le aziende.

La rivoluzione del 5G aumenterà i risultati in termini di velocità, copertura globale, media interattivi basati sui gesti, fonti crescenti di entrate ed esperienze gamificate, fornendoci un futuro migliore.

L'impatto trasformativo della tecnologia 5G non solo migliorerà l'esperienza degli utenti di telefonia mobile, ma muterà il modo di concepire e utilizzare i media e l'intrattenimento su molti livelli, con nuovi modelli di business e nuove esperienze interattive.

Video, giochi, musica, pubblicità, AR e VR saranno i veri protagonisti di questi cambiamenti, con contenuti sempre più immersivi e un rapporto col pubblico sempre più stretto.


Come cambiano i contenuti col 5G per media e intrattenimento

Ovum suggerisce che le aziende sperimenteranno vari vantaggi tecnici del 5G, la velocità dei dati sarà 100 volte maggiore, con latenza dieci volte inferiore e connessioni significativamente più affidabili.

Per esempio, un film in HD impiegava diversi minuti per scaricare a velocità 4G, ma con l'avvento delle reti 5G, gli utenti potranno potenzialmente scaricare lo stesso film in pochi secondi. Questo comporterà una fruizione maggiore dei contenuti, essendo ancora più accessibili, e una domanda maggiore dei prodotti sul mercato. I creatori e fruitori dei contenuti tradizionali, dovranno preparasi a una vera e propria corsa contro il tempo, creando più materiali per soddisfare la crescente domanda.

Si prevede, infatti, che i prodotti video rappresenteranno il ​​90% del traffico dati 5G. Passeremo da un consumo mensile di circa 10 GB agli oltre 80 GB nel 2028.

Ma non solo, la rete wireless di prossima generazione consentirà svariate innovazioni digitali, dall'informatizzazione degli oggetti fisici all'intelligenza artificiale, inaugurando un nuovo mondo per facilitare l'ingresso di nuovi media e di concepire l'intrattenimento.

Come cambierà il mondo dell'intrattenimento

La realtà aumentata creerà un nuovo modo di connettersi ai contenuti multimediali, attraverso oggetti e personaggi virtuali, e la creazione di elementi tridimensionali. A beneficiare del 5G saranno soprattutto le applicazioni di realtà aumentata e virtuale.

Per quanto riguarda il settore televisivo, il mercato offre diverse modalità di consumo. Oltre ai soliti video on demand, streaming, download, pay per view che fanno già parte, da anni, della tv tradizionale, si aggiungeranno altre tipologie di offerta a pagamento: la bassa latenza permetterà download rapidissimi e un’eccellente qualità di live streaming.

Sempre dallo studio condotto si evince che negli Stati Uniti quasi il 9% delle famiglie che utilizzano la banda larga passerà al 5G entro il 2028, generando ricavi per 9 miliardi di dollari.

Il 5G rafforzerà il mercato della pubblicità digitale

Il 5G avrà un ruolo fondamentale anche nel passaggio dalla pubblicità tradizionale alle esperienze immersive sui social e sui media. Video, banner, posizionamento in-game su 5G e altri formati di pubblicità visiva appariranno in ambienti VR e AR. Per non parlare della possibilità di nuove applicazioni che oggi non esistono ancora, ma che potranno svilupparsi con il consolidarsi della nuova rete.

Esperienze ultra sensoriali

Le interfacce aptiche collegate al 5G saranno in grado di fornire una nuova dimensione sensoriale alle esperienze dei media. Ad esempio, il calore e la pressione potrebbero essere raggruppate in un potenziamento delle armi in un gioco d'azione, e i film potrebbero essere ripubblicati con un nuovo livello di sensazioni.

I giochi AR, VR e cloud combinati cresceranno del 2.400% nei prossimi anni per raggiungere un fatturato annuo di 47,7 miliardi di dollari nel 2028.

Si prevede che l'uso del 5G avrà un'impennata tra il 2023/2025, quando le capacità hardware e di rete aiuteranno a realizzare esperienze VR vicine alla realtà: campo visivo orizzontale a 210° su scala umana, risoluzione di visualizzazione/proiezione ad alta densità di pixel, dimensioni minime della batteria e interazione altamente reattiva.


La rivoluzione del gaming

Un altro settore in grande espansione è quello dei videogiochi, a cui il 5G darà ulteriore slancio. Il numero di videogiocatori nel mondo, secondo le stime più recenti, ammonta a 2,3 miliardi di persone. Oggi la tendenza di mercato è orientata verso lo sviluppo di piattaforme digitali con nuove modalità per la fruizione dei contenuti videoludici, tra cui streaming e cloud gaming.

Ciò permette ai giocatori di avere accesso ai videogiochi in qualsiasi momento e ovunque, garantendo la possibilità di effettuare aggiornamenti senza dover per forza acquistare o possedere hardware costosi.

Il game streaming può essere offerto tramite un servizio in abbonamento oppure tramite l’acquisto di giochi on demand. In Italia sono circa 16,3 milioni i videogiocatori, mentre gli appassionati di eSport che seguono eventi più volte a settimana sono più di 1,2 milioni. Basti pensare che il traffico dati per il gaming nell’ultimo anno è aumentato del 125%.

Via Ninja Marketing

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Di Max Da Via' (del 28/02/2020 @ 07:57:34, in Social Networks, linkato 913 volte)

Nel 2019 gli italiani che hanno navigato in rete almeno una volta al mese sono stati 41,6 milioni, per un tempo medio a persona di oltre 104 ore. Nel giorno medio gli utenti connessi sono stati 33,3 milioni per 4 ore e 18 minuti. Questi sono i dati Audiweb powered by Nielsen dai quali parto per analizzare l’utenza dei social media (qui i dati dell’anno scorso). L’analisi considera la Total Digital Audience, ossia le persone che accedono da desktop e mobile (smartphone e tablet) al netto delle sovrapposizioni. L’universo riguarda i maggiori di 2 anni per l’audience da Pc e la fascia 18-74 anni per quella da mobile. Dunque è probabile una sottovalutazione dell’impatto dei servizi usati prevalentemente in mobilità dagli under 18.

utenti social media in italia confronto 2018 2019

Utenti dei social media in Italia

A dicembre 2019 la piattaforma social preferita dagli italiani è stata YouTube che ha raggiunto 36,173 milioni di persone. Naturalmente la tv non lineare di Google non prevede registrazioni quindi è più accessibile rispetto, ad esempio, a Facebook.
Nello stesso mese il social network di Zuckerberg ha catturato 35,906 milioni di connazionali. Entrambi in leggero miglioramento, 2,7 punti, rispetto a 12 mesi fa.

Stabile in terza posizione Instagram che continua a crescere, ma ad un ritmo meno intenso del passato. Riesce a coinvolgere 27,073 milioni di italiani, 15,6% in più anno su anno.

Segue LinkedIn con un’audience di 18,781 milioni di persone (+13,5% in un anno). Un miglioramenteo di tutto rispetto che però, come vedremo, si accompagna ai soliti, irrisolti, problemi di permanenza sul sito.

Ottima performance per Pinterest che per il secondo anno consecutivo, e senza clamore, riesce a incrementare il suo pubblico. A dicembre è stato di 16,642 milioni di persone, più 35% rispetto al 2018.

La stella nascente è TikTok che ha conquistato in pochi mesi 3,6 milioni di persone, con un tasso di crescita annuale del 388%. Naturalmente si tratta di dati sottostimati perché non comprendono l’audience tipica del servizio ossia i minorenni che lo usano da dispositivi mobili.

Secondo Audiweb cresce anche Twitter arrivando a superare i 10 milioni (+9%) e Snapchat con oltre 2,7 milioni (+14%). Anche in quest’ultimo caso ci potrebbe essere una sottostima dovuta alla peculiarità della sua audience. L’unico social in apparente caduta libera è Tumblr che registra 2 milioni di visitatori, in calo del 23,5%, a causa della “mala gestio” di questi anni.

Tempo di utilizzo dei social media in Italia

Il social utilizzato per più tempo dagli italiani è Facebook che a dicembre ha toccato le 16 ore e 24 minuti al mese per persona.
Segue Instagram che è stato usato in media per circa 7 ore e YouTube che cattura l’attenzione per 6 ore. E’ evidente che gli stimoli che si hanno in un social network simmetrico come Facebook sono la chiave dell’incremento dell’engagement.

Sorprendono per la loro crescita Twitter, con 3 ore e 48 minuti, e TikTok con 2 ore e 45 minuti.

Leggermente sopra i 60 minuti di utilizzo si piazza Tumblr, mentre di poco sotto troviamo Pinterest (53 minuti e 5 secondi) e Snapchat (52 minuti e 45 secondi).
La pecora nera dell’engagement è LinkedIn che è stato utilizzato per 37 minuti al mese. Per porre rimedio a questa bassa permanenza sono stati assunti, anche nel nostro paese, due giornalisti col compito di selezionare le notizie quotidiane da mettere in evidenza.

Dando un’occhiata alle modalità di fruizione dei social media emergono due grosse famiglie: i social che sono usati prevalentemente da smartphone e quelli che vengono fruiti anche da desktop (dati medi del 2019 per utenti di età 18-74 anni).
Quelli che presentano oltre il 90% di fruzione in mobilità sono Instagram (97%), Twitter (92%), Snapchat (92%), TikTok (91,5%). Quelli con l’utilizzo più alto da desktop sono YouTube (25%), Pinterest (19%) e Tumblr (18%).

In attesa dei vostri commenti vi consiglio, per non perdervi i prossimi aggiornamenti iscrivendovi alla newsletter, di consultare la pagina dell’Osservatorio Social Media per le statistiche italiane, la pagina Social Media Statistics per le straniere.

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Di Max Da Via' (del 26/02/2020 @ 07:29:33, in eCommerce, linkato 852 volte)
Con l’esplosione del web e dei social media, la realtà quotidiana ha ceduto sempre di più il passo alla dimensione virtuale e “finzionale” delle Instagram stories, dei feed Facebook o delle web serie su Youtube.

Stabilire una connessione con audience sempre più distratte, far breccia nel flusso perpetuo del content continuum è un’impresa spaventosa persino per il marketer più temerario.

Secondo un recente studio Ipsos, gli utenti ignorano più della metà degli ads online e impiegano circa tre secondi per decidere se i contenuti proposti siano o meno di loro interesse. Hai più probabilità di far colpo durante uno speed date, insomma.

Ma cosa fa il tuo pubblico quando non ti sta ascoltando?

eCommerce: il lato positivo

Per avere un’idea, è sufficiente prendere in considerazione un minuto qualsiasi del 2019 su internet: ebbene, in un solo minuto sono stati mandati 41,8 milioni di messaggi Whatsapp/Messenger, guardati 4.5 milioni di video Youtube, creati 2,1 milioni di Snaps etc.

Soprattutto, ed è qui che vediamo spuntare una luce in fondo al tunnel, in quello stesso minuto sono stati spesi 996.956 dollari online, (per un valore annuo di transazioni pari a 693,35 miliardi).

Ora, come fare in modo che i tuoi prodotti facciano parte della metà fortunata che gli utenti notano e magari decidono di comprare?

Un’ottima mossa è "camminare sulle spalle dei giganti", ovvero analizzare le strategie di marketing delle aziende che cavalcano la rivoluzione eCommerce, per comprendere quali sono quelle più adatte alle tue esigenze e ai tuoi obiettivi di business.

Scopriamole insieme.

Integrazione della piattaforma eCommerce con Google Shopping

A meno che tu non sia Coca-Cola, Netflix o Mc Donald’s, è molto probabile che gli utenti siano atterrati sul tuo sito partendo da Google. Quindi, per dare maggiore visibilità ai tuoi articoli online, una buona strategia potrebbe essere quella di integrare la piattaforma di e-commerce con Google Shopping.

Le schede di Google Shopping mettono i tuoi prodotti in cima alle SERP di Google (le pagine dei risultati dei motori di ricerca) consentendoti di raggiungere più facilmente il pubblico target attraverso i PLA (product listing ads), mostrando i tuoi articoli prima ancora che gli utenti abbiano visitato il tuo sito.

AR and VR nelle vendite online

Una delle più grandi barriere all’acquisto dei prodotti online rimane il fatto che i tuoi i clienti non possano vedere o provare gli articoli prima di comprarli. Questo rende difficile, ad esempio, vendere make-up, complementi d’arredo, occhiali e altri accessori. Prodotti per cui le persone hanno bisogno di una “preview” prima di sciogliere ogni indugio.

La realtà virtuale (VR) e quella aumentata (AR) si stanno rivelando i migliori alleati dei brand per superare questa sfida. Aziende come Warby Parker e Sephora hanno lanciato delle app che, attraverso l’AR, consentono ai loro clienti di provare occhiali e make up.ecommerce-AR-VR

Anche Amazon e Ikea usano una tecnologia simile per dare agli shopper la possibilità di testare come i mobili proposti online armonizzerebbero nelle loro case.

Opzioni di pagamento flessibili nell'eCommerce

Se vendi beni di lusso o comunque articoli piuttosto costosi, gli utenti potrebbero essere scoraggiati a finalizzare la conversione per questioni di prezzo. Per scongiurare questo rischio, la tendenza eCommerce più diffusa è quella di offrire opzioni di pagamento flessibili attraverso sistemi come Afterpay, Final e Affirm.

Questi servizi frazionano automaticamente il costo degli articoli in più mesi, ammortizzando l’esborso economico dei clienti. In particolare, i rivenditori che offrono Afterpay hanno visto aumentare i tassi di conversione tra il 20% e il 30%.

Il fattore green nello shopping online

L’87% dei consumatori dichiara d’essere molto più propenso a comprare prodotti e servizi da aziende che dimostrano di tenere in considerazione l’impatto ambientale della loro attività durante ogni fase del ciclo di produzione e distribuzione.eCommerce-green-trends

Per venire incontro a questa istanza, negli ultimi tempi, molti brand eCommerce hanno scatenato tutta la propria creatività per ridurre gli sprechi del packaging, utilizzando materiali riciclabili. Tra queste, c’è Reformation che invia i prodotti in confezioni 100% vegetali e compostabili, invece di utilizzare la plastica.

Social Commerce

Combinare social media e shopping online è una tendenza che sta diventando sempre più popolare. Dal 2017 i Social referral ai siti eCommerce sono cresciuti 110%, sbaragliando la concorrenza di qualsiasi altro canale.

Molti utenti, cercano già i prodotti di cui hanno bisogno sui social media e magari ricevono feedback dalla loro cerchia online per farsi guidare lungo il processo d’acquisto.

Parliamo di Social Commerce, una tra le più importanti tendenze future dell’eCommerce.
Via Ninja Marketing
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