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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Eli (del 11/03/2006 @ 08:02:16, in Marketing non convenzionale, linkato 8155 volte)
Per rendere ancora più interessanti i nuovi modelli di iPod recentemente lanciati sul mercato Apple ha utilizzato una speciale vetrina che simula in maniera convincente un vetro in frantumi, con al centro in bella evidenza un iPod nuovo fiammante. Se il player non fosse sufficiente ad attirare l’attenzione il vetro farà il resto.



Via Advertising/Design Goodness
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Di Max Da Via' (del 12/03/2006 @ 08:54:27, in Marketing, linkato 2084 volte)
In un precedente post avevamo parlato di iTunes e di come in America stia progressivamente guadagnando posizioni nella Top Ten dei rivenditori musicali USA. Un articolo pubblicato recentemente su Economy offre lo spunto per fare una rapida panoramica della situazione della musica digitale in Italia.

In un contesto nel quale il fatturato dell’industria discografica complessivamente nel 2005 ha visto una contrazione del 5% (a fronte di un pesante -14% nel 2004) un segnale positivo è arrivato dai nuovi canali di vendita, che sono aumentati del 4% lo scorso anno e che dovrebbero passare al 10% nel 2006, per un valore complessivo di 10 milioni di Euro. Oltre il 70% di questa cifra secondo le previsioni fatte dovrebbe essere prodotto dalle suonerie derivanti dai master originali.

Se oltreoceano la musica digitale è una realtà importante, in Italia le vendite sono comunque ancora ridotte e legate in buona parte alla telefonia mobile. La stessa Apple secondo alcune indiscrezioni avrebbe realizzato nel 2005 solo il 5% del fatturato europeo in Italia con un numero di transazioni inferiore al milione.

Anche gli altri operatori che offrono il download di brani musicali sono ancora in attesa di raggiungere cifre consistenti: Rosso Alice, a dispetto dei 3,3 milioni di pagine visitate quotidianamente, non supera i 2.000 brani al giorno, mentre MSN Music si attesta attorno ai 1.400 download giornalieri.

Il business della musica on-line in Italia è anche poco redditizio: al netto di spese gestionali e di marketing, all’operatore rimane solo l’8% lordo del prezzo finale del brano scaricato che, con i volumi attualmente coinvolti, rappresenta un valore complessivo non certo esaltante. Per poter garantire ricavi interessanti infatti, con questo modello, la musica digitale dovrebbe valere almeno il 30-40% del totale venduto. In Italia, paese europeo con il più alto tassi di penetrazione della telefonia mobile, un ruolo di primo piano nella distribuzione della musica digitale è rappresentato dalla telefonia mobile, al punto che Sony BMG stima che le suonerie per telefonini attualmente costituiscano ben l’80% del mercato digitale nazionale, con margini più interessanti per gli operatori coinvolti.

Un ulteriore motivo di penalizzazione è rappresentato dall’IVA, che in Italia pesa per il 20% alla quale bisogna aggiungere il 12% che la Siae chiede per ogni transazione. In Inghilterra, ad esempio, l’equivalente dell’IVA vale il 17%, mentre alla società spetta l’8%.

L’Italia è quindi destinata a rimanere il fanalino di coda della musica digitale in Europa? Probabilmente no, anche se ci sono altri ostacoli, oltre a quelli già citati, che potrebbero rallentarne l’affermazione.

Il tasso di utilizzo di internet infatti, nonostante sia un trend in crescita, non si attesta ancora al livello degli altri Paesi, specie se il paragone viene fatto con il Nord Europa. Un ulteriore elemento da considerare, che riguarda non solo il digitale ma il mercato discografico nel suo complesso, è il fenomeno della pirateria, che in Italia raggiunge livelli da record.

Tuttavia la maggiore convenienza in termini di costo, la comodità di acquisto, l’ampia gamma di scelta offerta da molti negozi on-line, unite alla crescente diffusione dei vari lettori Mp3, favoriranno a mio parere un forte sviluppo del canale digitale nei prossimi anni, che verrà ad affiancarsi in maniera consistente a quelli tradizionali, così come è avvenuto già da tempo in molti altri Paesi.
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Di Altri Autori (del 13/03/2006 @ 07:05:04, in Marketing, linkato 1943 volte)
La Formazione rappresenta un valido strumento per incrementare e migliorare le performance del personale di vendita, tuttavia nella pratica le ricerche dimostrano che le aziende utilizzano la Formazione e decidono di investire delle risorse economiche in questa direzione prevalentemente con l’obiettivo di vedere incrementate le vendite.

Alla Formazione competono, però, anche altre finalità generali oltre al miglioramento della produttività, quali:

Miglioramento del morale
La Formazione consente di superare la difficoltà dovuta alla mancanza d’esperienza nel settore o in quell’ambito di mercato. I venditori si sentono così seguiti dall’azienda con conseguenze positive sul loro morale appunto e soprattutto capaci di far fronte alle diverse situazioni in cui poterebbero trovarsi a contatto con i clienti.

Riduzione del fenomeno del turnover
Come conseguenza di una percezione del lavoro più soddisfacente, per effetto dei benefici della formazione, si può registrare anche un minore abbandono da parte di venditori. Il fenomeno del turnover può risultare quanto mai controproducente nell’ambito della forza vendita per gli effetti su tutti gli aspetti commerciali della vendita, oltre che sugli stessi clienti.

Miglioramento delle relazioni con i clienti
Un altro importante obiettivo ed effetto della Formazione dei venditori, conseguenza anche di una loro maggiore fidelizzazione, è rappresentato dai benefici che ne derivano sul rapporto con il portafoglio clienti. In sostanza un buon lavoro sul fronte formativo, facilita la fidelizzazione della forza vendita, che quindi è maggiormente in grado di svolgere il giusto lavoro “sui clienti”.

Miglioramento delle capacità e competenze di vendita
Questo rappresenta un obiettivo tecnico importante. Le qualità di un venditore non sono soltanto comunicative e non attengono soltanto alla sua conoscenza del mercato e del prodotto; altrettanto rilevanti sono le sue doti organizzative, i metodi e le tecniche applicate al lavoro e al rapporto con le interfacce (azienda e clienti). L’utilizzo di sistemi tecnologici innovativi, la flessibilità vengono favorite dall’implementazione di piani formativi in cui si pongono le basi per un rapporto triangolare azienda-venditore-clienti di tipo interattivo-proattivo.

Antonia Santopietro
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Di Gianluigi Zarantonello (del 14/03/2006 @ 17:23:57, in Segnalazioni, linkato 2546 volte)

Si terrà il 31 marzo e il 1 aprile 2006, presso Villa Foscarini Rossi di Stra (VE), il Quarto Salone d’Impresa, la manifestazione che si conferma come un atteso momento d’incontro tra soggetti imprenditoriali e ricerca, un’occasione di confronto per fornire contributi importanti nel dibattito economico, uno stimolo alla formulazione di esempi ed azioni concrete che coinvolgano Imprenditori e Università, Istituzioni, Associazioni.

Il tema su cui si incentrerà la due giorni di convegni e di incontri, dedicati agli scenari e agli strumenti per la crescita delle Medie Imprese, sarà “Il Caos: nuova regola di mercato. Ovvero come si può crescere in un mondo che cambia”.

Per i visitatori l’ingresso è a pagamento (euro 100 per tutti i convegni), chi si iscrive però tramite Connecting-Managers riceverà un invito omaggio, per maggiori informazioni http://www.connecting-managers.com/index.jsp?doc=975

Scarica il programma completo dei convegni >>

Website: www.saloneimpresa.it 

Info: info@saloneimpresa.it - tel. 041.2960832

Curatore: Ferdinando Azzariti

Comitato Scientifico

Giuseppe Bortolussi, Segretario CGIA Mestre
Carlo Carraro, Pro Rettore Università Ca’ Foscari di Venezia
Giovanni De Luca, Direttore RAI Veneto
Giampaolo Faggioli, Referente area Marketing Unindustria Venezia
Adriano Favaro, Il Gazzettino
Santi Giorgianni, Preside Facoltà di Scienze Università Ca’ Foscari di Venezia
Diego Lorenzon, Vicepresidente Unindustria Venezia
Gianpietro Marchiori, Amministratore Unico EIE srl
Gianpiero Menegazzo, Direttore ACRIB
Giuseppe Milan, Responsabile Ufficio Economico Unindustria Treviso
Alessandro Vardanega, Presidente Consorzio Unint

Comitato d’Onore

Gilberto Benetton, Presidente Edizione Holding spa
Innocenzo Cipolletta, Presidente Il Sole 24 Ore
Antonio Favrin, Presidente Marzotto spa
Giovanni Gajo, Presidente SanPaolo IMI Fondi Chiusi
Matteo Marzotto, Direttore Generale Valentino spa
Gianluca Rana, Amministratore Delegato Rana spa
Luigino Rossi, Presidente Rossimoda spa
Andrea Tomat, Presidente Lotto Sport Italia spa

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Di Max Da Via' (del 15/03/2006 @ 06:10:39, in Marketing, linkato 5579 volte)
Le grandi multinazionali prestano generalmente grande attenzione, nelle loro strategie di branding, naming e comunicazione, a non urtare in alcun modo la sensibilità di fasce più o meno ristrette della popolazione, ben consapevoli dei potenziali effetti negativi che possono derivare da eventuali fraintendimenti.

Stupisce quindi molti esperti di cultura asiatica la decisione della tedesca Adidas di introdurre una nuova linea di scarpe da tennis denominate “Yellow Series”, una delle quali in particolare mostra sulla linguetta un’immagine stile fumetto di un asiatico.

Trascurabile leggerezza o precisa strategia di marketing per attirare rapidamente e senza particolari costi l’attenzione sul prodotto? In un momento storico nel quale ci sono già molte tensioni di carattere etnico e culturale per motivi ben più sostanziali questa provocazione potrà essere ulteriore motivo di attriti o al contrario passerà inosservata?

Via Adrants
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Nel corso del 2006 Heineken Italia lancerà dieci nuove campagne relative ai key-brand Heineken, Birra Moretti, Dreher, Budweider e il marchio di birra sarda Ichnusa. La prima a partire, tra la fine di marzo e i primi di aprile, sarà la campagna televisiva Heineken, caratterizzata dal nuovo claim ‘Meet you there’.

Lo ha anticipato ieri a Milano Marco Alberizzi, direttore marketing dell’azienda, ricordando che, sul fronte creativo, le agenzie di riferimento sono JWT per Heineken, D’Adda Lorenzini Vigorelli Bbdo per Dreher, Armando Testa per Birra Moretti, Ideogramma per Budweiser (la campagna internazionale di prossima messa in onda sarà però firmata Ddb Chicago) e Leo Burnett per i brand Ichnusa e Sans Souci.

Il media è gestito da Muraglia Calzolari & Associati. Secondo quanto spiegato dal manager nell’ambito della conferenza stampa cui sono intervenuti anche l’amministratore delegato Peter Heilbron e il direttore comunicazione e affari istituzionali Alfredo Pratolongo, nelle strategie aziendali rivestono un peso sempre più rilevante le attività di marketing esperienziale e le sponsorship, che per Heineken si traducono negli eventi musicali Jammin’ Festival e Heineken Contest, nei party Halloween Nights e nella sponsorship della Champions League.

Mentre Birra Moretti consolida il legame con il calcio sia con l’omonimo Trofeo sia con la sponsorizzazione del Napoli Soccer, della Juventus e dell’Inter, Dreher presidia l’area delle sagre popolari nel Sud Italia. Per Ichnusa, che nell’adv tradizionale punterà su una nuova campagna affissioni e sullo spot dello scorso anno, la sponsorizzazione riguarda invece le squadre sportive (di calcio, pallavolo e basket) del cosiddetto ‘orgoglio sardo’. Budweiser, che si associa a Fifa World Cup, Nba, F1, ha scelto di legarsi anche agli sport ‘da tavola’ (snowboard, surf da onda, windsurf e kite) e sarà inoltre sponsor di Germania 2006. Oltre alla leva comunicazione (a fronte di una quota di mercato del 33%, l’azienda si appropria di una quota d’investimento del 46%) anche il versante prodotto è interessato da alcune novità: in Sardegna, dall’esperienza di Ichnusa, è nata la birra cruda Jennas, mentre Heineken propone il primo fusto da 5 litri con sistema di spillatura.

Ma la sfida maggiore per l’azienda che lo scorso anno ha fatturato 1228 milioni di euro (con un +0,1% in un mercato in leggera flessione, e che secondo Heilbron quest’anno presenta potenzialità di crescita) riguarda però il lancio di Birra Moretti Zero, la prima birra italiana a 0 gradi alcolici cui sarà riservata anche una campagna targata Armando Testa (a giugno spot di 15”, a luglio annunci su stampa nazionale e presenza a bordo campo nelle sfide di Inter e Juve). Si tratta di un prodotto pensato per chi desidera una birra senza gli effetti dell’alcol e, più in generale, mirato a creare nuove occasioni di consumo. [via pubblicitaitalia]

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Di Altri Autori (del 17/03/2006 @ 06:15:09, in Marketing, linkato 7783 volte)

La difficoltà di valutare i risultati della Formazione della forza vendita è un argomento, che ha interessato molti studiosi. A causa di tale difficoltà, spesso, secondo quanto scritto da Attia, Honeycutt et al. (1)nel 2002, alla valutazione dei risultati viene attribuita un’importanza secondaria, al punto da essere in alcuni casi del tutto tralasciata.

Attia, Honeycutt et al., (2) definiscono almeno quattro rilevanti ostacoli alla valutazione dei risultati conseguiti a seguito di un percorso formativo: 1) la percezione del management; 2) i limiti dei criteri valutativi in genere adottati; 3) problemi metodologici; 4) assenza di riscontri empirici.

Sicuramente dalla Formazione sono attesi almeno due generi di benefici: benefici soft e benefici hard (3).

I benefici hard sono misurabili in relazione alla variazione di indicatori concreti sia di tipo economico che gestionali (produttività, incremento ordini, aumento clienti etc); i benefici soft, invece, riguardano i miglioramenti nell’ambito di processi intangibili quali atteggiamenti, modus operandi, attitudini ovvero l’insieme delle “behavioural performance” che possono incidere notevolmente sulla qualità dei primi.

Diverse sono le matrici di valutazione proposte negli studi internazionali, come il modello STEM (Sales Training Evaluation Model) elaborato da Lupton, Weiss e Peterson nel 1998 (4). Quasi tutte trovano origine nel famoso modello di valutazione della Formazione elaborato ed introdotto da Kirkpatrick nel 1959 e tuttora adottato (almeno in versione base).

Il modello di Kirkpatrick è basato su “quattro livelli” valutativi (Reazioni, Apprendimento, Prestazione, Risultato) ed è detto gerarchico poichè i dati raccolti a ciascun livello sono propedeutici alla valutazione al livello successivo:

I LIVELLO

REAZIONI

I partecipanti hanno risposto positivamente al programma?

Al primo livello la valutazione consiste nel rilevamento del grado di soddisfazione dei partecipanti ottenibile attraverso la somministrazione di un questionario in cui s’invita i partecipanti ad esprimere un giudizio qualitativo sul corso.

II LIVELLO

APPRENDIMENTO

I partecipanti hanno appreso i concetti e i contenuti?

L’aver gradito il corso nei vari suoi aspetti non garantisce che i contenuti siano stati appresi e si sia pronti ad utilizzarli. Per questa valutazione possono essere utili test di verifica pre e post corso

III LIVELLO

PRESTAZIONE

I partecipanti hanno modificato i propri comportamenti sul lavoro?

A questo livello s’intende valutare il grado d’applicazione nell’ambtio professionale dei contenuti appresi durante il corso. Questa valutazione è piuttosto complessa, tuttavia chiedendo la collaborazione dei partecipanti si può ottenere la compilazione di test di follow-up per eseguire dei rating sui comportamenti tenuti in seguito.

IV LIVELLO

RISULTATI

Quali sono i risultati personali e quelli a beneficio dell’organizzazione?

E questa come dicevamo e la parte in cui prevalentemente i parametri utilizzati riguardano i cambiamenti occorsi in termini di vendite, produttività, numero di clienti etc. Il metodo di valutazione applicato è l’analisi costi/benefici ovvero il calcolo del ROI %= (BENEFICI TOTALI x 100 / COSTI TOTALI DELLA FORMAZIONE)

Comprendiamo adesso come il processo di valutazione sia piuttosto complesso e che per questa ragione spesso non venga adeguatamente seguito; in questo caso assistiamo a due atteggiamenti da parte delle aziende: 1) valutazione positiva del corso soltanto in presenza di ROI favorevole; 2) assenza di valutazione dei risultati in termini di modifiche degli “atteggiamenti”.

Gli ultimi trends in questo ambito vedono, invece, i managers sempre più indotti, almeno nelle grandi aziende, ad indagare a più livelli gli effetti della Formazione sulla forza vendita. Ciò presuppone la definizione di obiettivi relativi anche a benefici soft per la cui misurazione, in assenza di indicatori numerici bisognerà ricorrere all’attribuzione di un grado di importanza, un sistema di misurazione e confronto della variazione prima e dopo il corso e di un valore economico convenzionale ai benefici derivanti dal cambiamento positivo.

In un articolo apparso sull’E-magazine Industryweek.com, nel 2000, W. Keenan Jr., direttore editoriale dell’Alexander Communications Group di New York ed editore di “Sales Rep’s Advisor” newsletter, scrive: “la correlazione tra Formazione ed incremento delle vendite non è così automatica…..come molte aziende hanno compreso, ma analizzare gli altri fattori di apprendimento e metterli in relazione con gli investimenti non è facile neanche per una grande azienda come la Xerox Corp…..la quale cerca almeno in parte di cambiare i termini della questione definendo i corsi non più di Formazione ma di “apprendimento” e più che al ROI come obiettivo la Xerox Corp. punta alla “knowledge verification” e al “performance support…..”

Vale a dire che se la Formazione deve essere giustamente considerata come un investimento e non come un costo, a maggior ragione è giusto che tutti i benefici da essa derivanti debbano essere pianificati e quindi valutati secondo diversi criteri.

Ciò è quanto mai rilevante se alla forza vendita viene riconosciuta una funzione importante nella costruzione e mantenimento delle relazioni con i clienti e alla creazione di fiducia e nell’esecuzione di tutte quelle attività che consentono di conseguire un vantaggio competitivo proprio attraverso il raggiungimento di obiettivi di relationship marketing.

La Formazione è uno strumento strategico in questo senso, per via della sua notevole vocazione a trasferire non solo contenuti ma anche “motivazioni”, “metodi”, “spiegazioni”, ovvero anche i perché delle cose.


Antonia Santopietro



(1) Attia, A.M., Honeycutt, E.D. Jr., Attia, M.M., “The difficulties of evaluating sales training”, Industrial Marketing Management, volume 31, No. 3, April 2002, pp. 253-259

(2) idem

(3) Fantacone, F., Preziosa, A., “Formazione e business: valutare i risultati nell’era dell’E-learning”, E-Learning e Knowledge Management, Anno I, No. 2, Maggio-Giugno 2004, pp. 31-40

(4) Lupton, R.A., Weiss, J.E., Peterson, R.T., “Sales Training Evaluation Model (STEM), a conceptual Framework”, Industrial Marketing Management, Volue 28, No. 1, January 1999, pp. 73-86

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Di Max Da Via' (del 18/03/2006 @ 15:36:39, in Internet, linkato 1774 volte)
Secondo alcune indiscrezioni pubblicate sul New York Times (richiede sottoscrizione) Amazon.com, sarebbe in procinto di lanciare un nuovo servizio per il download di film e programmi televisivi che potrebbero poi essere masterizzati direttamente su cd. L’articolo riporta come sarebbero già in corso alcune trattative con grosse case produttrici quali Paramount Pictures, Universal Studios and Warner Bros.

In questo modo la principale libreria on-line al mondo si troverebbe a rivaleggiare ad armi pari con iTunes, che già da tempo offre con buoni risultati l’accesso a video musicali e serie televisive di successo.

Un ulteriore motivo di dispiacere per la Apple deriva da fatto che Amazon pare sia intenzionata a lanciare a breve anche un servizio di download di brani musicali oltre ad un proprio lettore MP3, con la chiara intenzione di porsi in concorrenza con iTunes anche in questo settore, che si sta affermando, almeno in America come uno dei principali canali distributivi per la musica.

Se quindi almeno per ora Steve Jobs può dormire sonni tranquilli, forte del suo recente primato di 1 miliardo di download di brani musicali dal famoso iTunes, la situazione potrebbe rapidamente complicarsi per la Apple, visto la popolarità ma soprattutto la vasta base di utenti che Amazon può mettere in campo.
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Di Matteo B. (del 19/03/2006 @ 12:25:52, in Pubblicità, linkato 9707 volte)
Abbiamo recentemente pubblicato un articolo sul discusso spot delle patatine Amica Chips, con il famoso attore a luci rosse Rocco Siffredi come protagonista.

Come già era avvenuto precedentemente per altre campagne di comunicazione dell’azienda l’ambientazione e soprattutto le parole dell’interprete giocavano in maniera molto diretta su una serie di doppi sensi facilmente intuibile.

La novità è che il Giurì, su precisa richiesta del Moige (Movimento Italiano Genitori) ha decretato la cessazione dello spot, che pertanto non potrà più essere trasmesso in televisione.

“Lo spot “Patatine Amica Chips”, andato in onda nei mesi scorsi sulle reti Mediaset, viola gli articoli 1 (lealtà pubblicitaria), 9 (Violenza, volgarità, indecenza) e 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) del codice di Autodisciplina Pubblicitaria e pertanto il Giurì ne dispone la cessazione”.

A darne comunicazione direttamente al Moige – Movimento Italiano Genitori, che dopo aver ricevuto centinaia di segnalazioni di genitori aveva formalmente protestato per la volgarità dello spot con protagonista il pornodivo Rocco Siffredi, è lo Iap – Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.

“Ci auguriamo – dice Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Tv del Moige – che questa, come altre ‘bocciature’ da parte delle Iap di spot volgari, serva ad aumentare la sensibilità di chi fa pubblicità. Nel frattempo non possiamo che ringraziare pubblicamente il Giurì per la sua azione tempestiva”.

Caso di eccessiva censura o giusta tutela dei diritti dello spettatore? Questa decisione potrebbe nuocere all’immagine dell’azienda o al contrario rivelarsi ulteriore pubblicità gratuita? I pochi che non avessero ancora visto lo spot incriminato possono cliccare qui.
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Di Jacopo Gonzales (del 19/03/2006 @ 13:06:48, in Media, linkato 2383 volte)

Se siete giornalisti leggete con cura questo articolo di John Blossom.

Il giornalismo di qualità, il giornalismo in grado di veicolare notizie rilevanti per la società deve riuscire a trovare nuovi modelli di distribuzione dei propri contenuti per non morire. Le pubblicazioni stampate tradizionali non sono in grado di supportarlo. Sono necessari nuovi contesti per sostenere la crescita di giornalisti e di news di qualità.

Il report annuale di Project for Excellence in Journalism mette in rilievo aspetti che dovrebbero far riflettere tutti i giornalisti.

In un momento in cui i mercati online devono ancora maturare e il mercato delle pubblicazioni stampate sta calando notevolmente, i news publisher investono sempre di meno nella ricerca di notizie di qualità. La risposta a questa situazione va ricercata non tanto all’interno delle sale stampa quanto nei dipartimenti marketing dei maggiori produttori di notizie.  

 

Sono questi ad offrire le condizioni per sviluppare le capacità dei giornalisti di qualità. Le organizzazioni di notizie devono riconfigurare per intero il loro modello di distribuzione dei contenuti alle loro audience.

Quest’anno il report annuale del Project for Excellence in Journalism evidenzia come il modo standard di coprire le notizie stia fallendo dal punto di vista finanziario a discapito di fonti di news online compresi blog e portali di news che con il tempo stanno raggiungendo buoni profitti.

I magazine tradizionali stanno effettuando tagli di personale.

Dall’acquisizione di Knight Ridder da parte di McClatchy fino al licenziamento di 80 collaboratori al Washington Post, sembra sia chiaro il trend che sta imperando nel giornalismo tradizionale.

Molte di queste perdite rappresentano vere e proprie perdite di zone coperte precedentemente da notizie : Il report afferma che il totale dei reporter che coprono il mercato di Filadelfia è diminuito del 50%. Nei mercati globali il Washington Post sta supportando sempre meno gli uffici stranieri e i reporter che si dedicano a storie come il terrorismo.

Il Sunday finanzia più storie di vita comune rispetto alle news di qualità e l’acquisizione da parte del New York Times di About.com sottolinea il fatto che le organizzazioni di news cercano il profitto dal più vasto inventario dei contenuti generati dall’utente.  

 

Con questa situazione i giornalisti che aspirano a raggiungere la celebrità attraverso i giornali tradizionali tramite grandi storie, se la possono dimenticare.

Troppo giornalismo ormai ruota attorno al concetto di sala stampa, mentre esistono ancora canali molto importanti per il contenuto ed i vincitori nel mercato editoriale sono coloro che inseriscono il loro contenuto in contesti di alta qualità.  

 

Ironicamente questa situazione sembra favorire le vecchie fonti di notizie come AP, l’Associated Press, Dow Jones e Reuters, che hanno l’abilità di avere il loro contenuto e brand ben piazzato nei motori di ricerca con accordi di licenza con portali Web maggiori, emergenti e con gli aggregatori di news.  

 

Anche i maggiori brand di giornali sembrano crescere rigogliosi quando fanno accordi di sindacazione online dei propri contenuti.  

 

Sebbene ci siano buone ragioni per essere preoccupati per la perdita delle sale stampa, a lungo termine ci sono anche buone ragioni per pronosticare un mercato altamente remunerativo per le notizie di alta qualità che non possono essere prodotte e messe sul mercato nella stessa maniera dei giornali di oggi.

Ecco qui alcune idee per mantenere l’esistenza di notizie di alto livello in relazione al mutamento del mercato dei contenuti.

Tratta ogni giornalista come un’entità di mercato.
Molte sale stampa stanno fallendo perchè non riescono ad usare i loro canali esistenti per mettere sul mercato del giornalismo di qualità. Le pubblicazioni stampate stanno divenendo sempre di meno il centro economico per un giornalismo di qualità e tale giornalismo deve sapersi rendere indipendente da queste pubblicazioni. Questa considerazione va oltre la preparazione di più contenuti multimediali. Il singolo giornalista dovrebbe focalizzarsi su precisi argomenti invece di dedicarsi a molti. Se l’affermazione "Ogni pagina Web è una prima pagina" è una realtà, ogni articolo del giornalista ha in teoria la potenzialità di essere una pubblicazione brandizzata alla ricerca dei propri percorsi di distribuzione.

Tratta ogni lettore come una persona che può sindacare la tua notizia.
Accordi precisi di licenza per la sindacazione dei feed RSS permettono alle persone di agire come partner di distribuzione delle news e di prodotti brandizzati in modo da costruire relazioni monetizzabili, un elemento chiave per la costruzione di un valore che fino ad ora è stato ignorato. La tecnologia attuale inoltre permette la creazione di livelli premium di sindacazione per gli utenti più esperti.

Tratta i motori di ricerca come strumenti per gli utenti e non come competitor

Dobbiamo essere cauti nel rendere i contenuti premium disponibili ai motori di ricerca, ma in larga parte le organizzazioni di news hanno sofferto considerando i motori di ricerca solo come nemici nella battaglia del giornalismo. Se il contenuto di un publisher può raggiungere un valore all’interno di un motore di ricerca enterprise che crea un contesto molto utile alle news come nel caso di
LexisNexis o Factiva c’è poco da lamentarsi con i motori di ricerca. Gli utenti hanno cominciato ad usare forme automatiche di aggregazione di contenuti come strumenti autorevoli in grado di aiutarli nella ricerca delle informazioni.

Ci sono ragioni per lavorare con motori di ricerca più news friendly ma è necessario permettere agli utenti di scoprire il maggior valore possibile dal tuo contenuto.  

 

Nel mercato caotico dei contenuti di oggi è spesso difficile far emergere notizie di qualità e siamo tentati di dire che i venditori di soap sono in grado di mettere alle corde le notizie di qualità.

Ma in qualità di produttori di notizie se saremo in grado divenire più esperti nell’incanalare i nostri contenuti vedremo nascere sempre più fonti di notizie di qualità che sanno incorporare il meglio delle sorgenti online e il meglio della tradizione giornalistica.

 

E’ il momento per tutte le organizzazione che lavorano nel mondo delle news di rendere questa visione realtà. [via masternewmedia]  

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