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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 21/03/2016 @ 07:16:06, in Mercati, linkato 1432 volte)
Se l'Italia fosse fatta solo di bambini saremmo una nazione leader nella lettura. Stando ai dati Aie, il 63,3% dei bimbi tra i 2-5 anni legge o sfoglia un libro almeno una volta al giorno mentre gli adulti che leggono almeno un libro al mese sono scesi dal 43% al 41,4%. Insomma, il mercato è lì e infatti cresce. Rispetto al 2012 le case editrici attive nel settore ragazzi sono salite da 195 a 204 e sale il giro d'affari, con le librerie che nel 2014 hanno totalizzato 168,3 milioni di euro (+5,7% rispetto al 2013) mentre se allarghiamo lo spettro a tutti canali, compresi toy center, uffici postali e grande distribuzione, l'aumento è del 4,3 per cento, pari a 208,6 milioni di euro.

Nell'editoria pura la crescita ha diversi fattori ma il fondamentale è l'aura di cui ancora gode il libro: genitori o parenti non lettori comprano libri anche per sopperire alle proprie mancanze letterarie, senza dimenticare che un libro è sempre considerato un regalo “colto”, che fa bella figura (i regali contano per un 15 per cento sulle vendite). Accanto alla carta però c'è il digitale che nel caso dei bambini è strategico. Non solo e non tanto perché i tablet sono diventanti uno strumento di intrattenimento di primaria importanza. Ma anche perché dai piccoli schermi stanno nascendo nuove forma di letteratura interattivi.
Adulti sempre più digitali spingono i propri figli nella stessa direzione e visto che in futuro ci saranno genitori sempre più versati nella tecnologia, è logico che ci saranno sempre più infanti tecnologici. Ecco quindi che Apple ha intercettato subito questo mercato: fin dal 2011 ha aperto una sezione del suo iTunes store dedicata i più piccoli e a gennaio 2015 l'ha divisa per fascia d'età proponendo contenuti per chi ha meno di 5 anni, dai 6 agli 8 e dai 9 agli 11 anni, una guida utile per i genitori che così possono stare tranquilli circa ciò che scaricano e non a caso la ritroviamo anche nel Play Store di Google. Nei negozi digitali troviamo tanti libri e contenuti di colossi come Disney e Lego ma anche piccoli editori e sviluppatori italiani come Minibombo o Elastico che si distinguono per la cura delle loro produzioni e l'attenzione ai contenuti.

C'è poi chi offre un ponte tra le due culture come Giunti, editore di lungo corso che nel 2015 ha investito 200 milioni di euro in Ebooks&Kids, sviluppatore dedicato solo all'infanzia. Dall'acquisizione del 20 per cento della startup è nata la collana Zerosei che offre il libro cartaceo e l'app in un unico pacchetto. Il mercato insomma è effervescente soprattutto nella fascia d'età più bassa e il motivo è semplice: volumi spesso privi di testo, albi da colorare e giochi per infanti non hanno bisogno di traduzione. Consentono di esportare agevolmente prodotti all'estero senza sovrapprezzi ma anche di importarli, rendendo la concorrenza ancora più agguerrita.

Concorrenza dovuta anche alle basse barriere all'ingresso: ideare e stampare un libro comporta investimenti inferiori ai diecimila euro e le app costano anche meno. Lo scoglio in entrambi i casi è la visibilità che nel mondo cartaceo significa distribuzione e libreria, per le app il risalto sugli store digitali. In entrambi i casi lo si può superare grazie al digitale come dimostra Lostmy.name, casa editrice inglese arrivata a vendere quasi un milione e mezzo di libri cartacei nel mondo offrendoli solamente online.

Via IlSOle24Ore.com
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Di Altri Autori (del 17/03/2016 @ 07:02:29, in Social Networks, linkato 1261 volte)
È stata presentata stamattina alla Camera la ricerca "Prime 'social' Ministers", analisi del comportamento sui social media di Matteo Renzi, Alexis Tsipras, David Cameron, Angela Merkel, Mariano Rajoy e François Hollande.

Si tratta di una ricerca quantitativa e qualitativa sulle migliaia di contenuti pubblicati ONLINE dai sei leader politici europei realizzata da Doing in tutto il 2015: si tratta di un anno particolarmente ricco di eventi rilevanti politicamente soprattutto in ambito europeo, dal cosiddetto grexit, alla crisi immigrati/rifugiati, agli attacchi terroristici che hanno in particolare colpito la Francia. "Se pensiamo agli attentati di Parigi - si spiega nella presentazione dello studio - (e alla modifica della propria immagine di profilo con la bandiera francese da parte degli utenti, ndr) ci accorgiamo dell'importanza dei social, un vero e proprio acceleratore di partecipazione pubblica."

I ricercatori sono partiti dall'analisi dei loro profili ma hanno anche analizzato le conversazioni che avvengono su pagine collegate ma fuori da questi profili proprietari, analizzando la loro "popularity", ovvero il numero di seguaci sui social, come interagiscono con essi, quali sono gli argomenti di interesse per questi ultimi ed inoltre cercando anche di analizzare il sentimento con cui gli utenti interagiscono con essi, il "tono di voce" con cui i leader li affrontano e come vengono percepiti dai "fan".

In generale, Matteo Renzi è il più popolare su Twitter (grazie ai suoi 2.177.652 al 31 dicembre 2015) e Merkel, che non ha un account sulla piattaforma di microblogging, è quella con più amici su Facebook. Alexis Tsipras è invece quello che riesce a raccogliere maggiormente seguaci anche all'estero, anche perché è l'unico ad avere profili internazionali sui social oltre a quelli in greco, mentre lo spagnolo Mariano Rojoy è il più attivo. Meno bene fanno invece sia François Hollande che David Cameron, definiti troppo istituzionali e per questo non capaci a creare engagement con la loro community.

Ci sono poi alcuni eventi che generano movimento intorno ai profili social dei leader europei: nei giorni degli attentati di Parigi, per esempio, Hollande ha guadagnato oltre 100mila seguaci, mentre il tweet con cui Renzi ha espresso solidarietà al popolo francese è quello che gli ha fatto guadagnare più follower (più 6.900).

Via Punto Informatico
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Di Altri Autori (del 14/03/2016 @ 07:47:17, in Advertising, linkato 1467 volte)
n un settore Media complessivamente ancora in difficoltà la componente digitale fruita tramite internet è l'unica in crescita: dopo aver superato i 2 miliardi di euro nel 2014, il mercato degli Internet Media raggiungerà i 2,2 miliardi di euro alla fine di quest'anno. Questo la principale conclusione del nuovo report  dell'Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, presentato presso l'ateneo milanese in occasione del convegno “Internet Advertising: verso il 30% del mercato”.

«Gli Internet Media potrebbero raggiungere nel 2015 una quota di mercato del 15% del totale mezzi, in uno scenario complessivo che in 7 anni ha bruciato quasi un quinto del suo valore - spiega Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -. È soprattutto nel mercato pubblicitario che gli Internet Media risultano sempre più decisivi. Di fatto, Internet è da due anni il secondo mezzo per investimenti pubblicitari in Italia, dopo il sorpasso sulla Stampa avvenuto nel 2013; con un +11% nel 2014, ha raggiunto una quota di mercato del 27% e nel 2015 stimiamo possa arrivare al 30% del totale mercato pubblicitario sui Media italiani».

Una crescita, quella degli Internet Media, trainata dalle componenti più innovative (Smartphone, Tablet, Smart Tv, Social Network, Applicazioni, Video online, ricavi Pay, Programmatic Advertising) che i ricercatori del Politecnico definiscono "New Internet".

Scendendo nel dettaglio, un fattore decisivo è la diffusione dei nuovi device di accesso a Internet: gli Smartphone saranno 40 milioni nel 2015, i Tablet 10 milioni, mentre le Smart Tv sono già presenti in una famiglia su 4 e attive in una su 8. I Social Network sono sempre più il luogo privilegiato di interazione digitale: gli utenti vi spendono il 30% del tempo trascorso online. Le App rappresentano una nuova modalità di accesso ai contenuti a fianco del browser e occupano già l’84% del tempo trascorso sui device mobili. I Video, a cui gli utenti dedicano 2 ore al mese, sono diventati un veicolo chiave per distribuire contenuti sia editoriali sia pubblicitari. Si stanno sviluppando nuovi modelli di revenue basati su contenuti a pagamento a fianco della pubblicità. Infine il Programmatic advertising, cioè la compravendita di spazi pubblicitari online su piattaforme automatizzate, sta cambiando profondamente la filiera pubblicitaria online e le strategie d'acquisto degli spazi delle aziende investitrici.

«Ci aspettiamo che il mercato Media abilitato dal New Internet cresca del 40% circa nel 2015, arrivando a superare il miliardo di euro - spiega Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio New Media & New Internet -. Mentre la restante componente "Old Internet" degli Internet Media, composta dai formati pubblicitari più classici su Pc (come Standard Display Advertising, Search, email advertising e Classified), continua a calare di qualche punto percentuale. Prevediamo così che il New Internet nel 2015 sorpassi l'Old Internet, raggiungendo una quota del 55% sul totale mercato Internet Media (nel 2014 vale il 45%)".

Il 95% del mercato è pubblicità, il resto spesa degli utenti

Il mercato della pubblicità su Internet ha chiuso il 2014 a 1,94 miliardi di euro, in crescita dell’11%, e secondo l'Osservatorio nel 2015 si avvicinerà ai 2,1 miliardi di euro con una crescita di poco inferiore al 10%. I principali fattori che guidano la crescita sono:

  • la pubblicità sui Social Network, che dovrebbe crescere di oltre il 40% (dopo il +70% del 2014), arrivando a valere circa il 20% del Display Advertising, grazie all’audience raggiunta e all’elevata capacità di profilazione;
  • i ricavi legati al Video Advertising, che potrebbero crescere di un ulteriore 15% nel 2015, con buone prospettive per la capacità di soddisfare le esigenze di branding e visibilità delle imprese investitrici e la possibilità di raggiungere reach incrementali rispetto alla Tv a costi contenuti;
  • la raccolta pubblicitaria su Smartphone, che i ricercatori si aspettano aumenti di circa il 40%, avvicinandosi al 20% del mercato Internet Advertising; sono diverse le barriere (a livello di formati e strumenti di tracciamento e misurazione) che, se abbattute, potrebbero accelerare fortemente gli investimenti nei prossimi anni, visto il crescente spostamento di audience dal mondo desktop a quello Mobile;
  • i ricavi pubblicitari legati alle App su Tablet, che potrebbero registrare un tasso di crescita tra il 40% e il 50%;
  • la compravendita attraverso piattaforme automatizzate di Programmatic advertising, che crescerà del 90% circa, passando dal 10% a quasi il 20% del Display Advertising.

I ricavi Pay legati all’acquisto di contenuti editoriali e all’abbonamento a servizi di musica e video in streaming, da qualsiasi device internet-based, hanno sfiorato nel 2014 i 100 milioni di euro (+43% sul 2013), e cresceranno in maniera analoga anche nel 2015. In evidenza soprattutto i servizi in abbonamento “all you can eat” che permettono di accedere a vaste library di contenuti senza limitazioni per un periodo di tempo (solitamente mensile) e, ad oggi, riguardano, in particolare, video e musica: nel 2014 valgono quasi la metà dei ricavi, in crescita del 70% rispetto al 2013.

Via Mobile4innovation
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Di Altri Autori (del 11/03/2016 @ 07:05:54, in Internet, linkato 1281 volte)

Audiweb: 28.7 milioni gli italiani online

 Nei dettagli del nuovo report di Audiweb, nel giorno medio risultano 11.5 milioni gli italiani che hanno navigato da un computer, il 20,8% della popolazione dai 2 anni in su e 18.2 milioni da device mobili (smartphone e tablet), il 41,2% dei 18-74enni. Numeri che testimoniano il crescente “amore” verso smartphone e tablet pc degli italiani. In Italia, inoltre, l’accesso ad internet non vede prevalere ne il sesso maschile e nemmeno quello femminile. Infatti, in base ai dati socio-demografici, nel giorno medio a gennaio erano online 10.9 milioni di uomini (il 40% degli uomini dai 2 anni in su) al pari delle donne, 10.9 milioni online (il 39% delle donne). In ogni caso, Audiweb ha verificato come internet sia un mondo amato prevalentemente dai giovani.

 La fruizione di internet è ormai una pratica che si è affermata principalmente tra i 18-24enni, con il 65% dei giovani di questa fascia che naviga quotidianamente e soprattutto da device mobili. Infatti, mentre il 61% naviga da device mobili (2.6 milioni), solo il 24% naviga da computer (1 milione).

 La navigazione tramite device mobili (smartphone e tablet), inoltre, prende ancora piede tra le donne, affermandosi nel 42% dei casi contro il 40% degli uomini: sono state 9.8 milioni le donne online da device mobili nel giorno medio a gennaio, più degli uomini (8.7 milioni), collegate per 1 ora e 56 minuti per persona.

Sono ancora i giovani di 18-24 anni a dedicare molto tempo alla navigazione online, con 2 ore e 31 minuti complessivi nel giorno medio (2 ore e 17 minuti da device mobili), seguiti dai 25-34enni online per 2 ore e 13 minuti e la fascia più estesa dei 35-54 anni che tocca le 2 ore a persona.

 Tra le prime categorie di siti e applicazioni più consultati nel mese, anche a gennaio risultano confermati i siti di ricerca con 26.4 milioni di utenti complessivi, i portali generalisti con 25.8 milioni di utenti e i social network che raggiungono 24.9 milioni di utenti.

 Per quanto riguarda il consumo di contenuti di intrattenimento, l’insieme di siti e applicazioni dedicati ai contenuti video (sotto-categoria “Videos / Movies”) hanno raccolto l’interesse di 23.7 milioni di utenti, mentre la categoria di siti dedicati alle notizie e all’informazione (Current Events & Global News) ha raggiunto quasi 20 milioni di utenti. Il 75,8% degli utenti online, 21.8 milioni, ha visitato almeno un sito o applicazione dedicato all’ecommerce (sotto-categoria “Mass Merchandiser”), dedicandovi in media 1 ora e 39 minuti.

 Via Webnews

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Di Altri Autori (del 10/03/2016 @ 07:27:57, in Prodotti, linkato 1323 volte)
Il target interessato all’acquisto di wearable è esperto di tecnologia, utilizza ampiamente i social ed è molto attento allo stile e all’abbigliamento: è quanto rivela IDC in una ricerca di mercato statunitense svolta allo scopo di capire quale tipologia di consumatori porterà avanti il mercato dei device indossabili nel prossimo futuro.

Il consumatore ideale dei wearable è molto pratico di tecnologia (89%); più dei tre quarti degli intervistati (76%) controllano il proprio smartphone come prima cosa al mattino e utilizzano moltissimo i social media, con l’87% di loro che utilizza Facebook, controllandolo ogni ora (29%). Oltre la metà (54%) dei potenziali consumatori wearable è d’accordo con l’affermazione: “Quando non controllo i social media, mi chiedo cosa mi manchi” (un fenomeno comunemente noto come FOMO, “fear of missing out”).

Inoltre, i potenziali consumatori di wearable sono molto attenti all’abbigliamento e quello che indossano non è mai scelto casualmente. Le affermazioni più ricorrenti:

“Sono attento a come mi presento” (81%)
“E’ importante come mi vesto” (77%)
“Il mio abbigliamento è espressione di chi sono” (66%)
“Gli accessori che indosso (occhiali, orologi, gioielli) dicono qualcosa di me” (63%)
L’interesse per i wearable è elevato, con il 74% degli intervistati che concordando sul fatto che “la tecnologia Wearables è entusiasmante”; il 71% inoltre è d’accordo con l’affermazione “credo che i wearable saranno il prossimo grande passo della tecnologia”; il 65%, infine, concorda sul fatto che “la tecnologia wearable avrà un impatto positivo sulla vita quotidiana.”

“I potenziali consumatori sono entusiasti dei device indossabili, ma hanno esitato nell’acquisto. Questo è un elemento interessante che sottolinea come le aziende non abbiano ancora compreso come offrire qualcosa che sia funzionale ma che sia anche fashion. Dato che i consumatori di questi prodotti sono molto attenti allo stile, le aziende devono concentrarsi sull’ estetica dei loro prodotti” ha dichiarato Allan Fromen, Vice Presidente e Consulting Partner di IDC.

I brand preferiti differiscono per categoria: per gli smartwatch è in cima alla classifica Apple (52%), per chi pratica regolarmente sport e fitness Fitbit (37%) , per gli occhiali Google (36%)  e per l’abbigliamento Nike (40%) .

Il mercato dei wearable non deve essere sottovaluto. Gartner, infatti, prevede che nel 2016 il numero di device indossabili venduti in tutto il mondo sarà circa di 274,6 milioni di unità: una cifra in netto aumento (+ 18,4%) rispetto alle 230 milioni di unità vendute nel corso del 2015. In generale, durante il nuovo anno, le vendite dei wearable produrranno un fatturato stimato di circa 28,7 miliardi di dollari: di questi, 11,5 miliardi arriveranno esclusivamente dagli smartwatch.

Via Tech Economy
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Di Altri Autori (del 07/03/2016 @ 07:12:56, in Tecnologie, linkato 1330 volte)
Il crescente utilizzo di tecnologie intelligenti (Smart Technologies) nei luoghi di lavoro fa bene alle aziende. Lo dicono i dati di Avanade che evidenziano l’aumento dei ricavi che, secondo le previsioni dei leader del settore business e It, cresceranno del 33% entro i prossimi cinque anni (del 38% secondo i manager italiani che hanno partecipato alla ricerca). Inoltre, le aziende stanno prevedendo di aggiornare professionalmente la propria forza lavoro attuale, con la creazione di nuove figure professionali e una riorganizzazione della struttura interna, dal momento che nel futuro è attesa una riqualificazione del 20%, nella media globale degli intervistati (il 25% secondo i manager italiani), degli attuali ruoli aziendali.

Secondo Avanade, il 63%delle aziende nella media globale (addirittura il 79% in Italia) ha già fatto importanti investimenti in smart technologies ed inizia ad ottenerne benefici, tra i quali emergono l’incremento dei ricavi, il miglioramento della customer experience e un innalzamento del livello di soddisfazione dei propri dipendenti. A spingere in questa direzione è anche la considerazione che il 92% dei manager a livello globale (in Italia addirittura il 96%) crede che sarà più facile attrarre e trattenere i migliori talenti grazie all’aumento dell’utilizzo di smart technologies nell’ambiente di lavoro.

CAPACITA'. Il 73% degli intervistati a livello globale (in Italia il 69%) afferma, tuttavia, che le aziende avranno bisogno di assumere dipendenti più qualificati per prendere decisioni sempre più complesse. Le abilità più apprezzate in un vero e proprio digital workplace, secondo la media dei decision maker intervistati a livello globale, saranno: capacità di problem solving (61%), capacità di raccogliere e analizzare i dati (59%), pensiero critico (51%) e spirito di collaborazione(51%). Per i dirigenti italiani questa classifica è leggermente diversa, con la capacità di raccogliere e analizzare i dati a primeggiare con il 63%, seguita dal problem solving con il 54%, e dal pensiero critico e lo spirito di collaborazione con “appena” il 44%
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CLIENTI. Infine, circa il 60%della media dei manager intervistati a livello globale (il 63% per quanto riguarda i manager italiani) crede chele smart technologies avranno un ruolo chiave nelle attività di supporto alla customer experience. Sempre il 60% della media globale pensa che le smart technologies avranno la capacità di identificare le opportunità di vendita (67% per gli italiani intervistati), e il 49% pensa che saranno capaci di individuare i clienti a rischio (appena il 38% per i business leader italiani).

Via Business People
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Di Altri Autori (del 04/03/2016 @ 07:58:00, in Mobile, linkato 1370 volte)
Google sta testando un nuovo servizio di pagamento mobile separato da Android Pay. Il nuovo sistema consente ai clienti di pagare nei negozi senza dover tirare fuori lo smartphone, cosa utile qualora si avessero le mani occupate (bisogna tenere i bambini o le buste della spesa) o semplicemente non si ha voglia di tirare fuori il device.

Come funziona il nuovo servizio è semplice ma il telefono deve avere Bluetooth e Wi-Fi attivi (due caratteristiche ormai presenti in ogni telefono): la connessione Bluetooth Low Energy in combinazione con la localizzazione fornita dal Wi-Fi permettono allo smartphone di effettuare un pagamento stando nella tasca comunicando con la cassa del negozio tramite beacons.

Il cliente deve semplicemente dire al cassiere che sta "pagando con Google", poi il cassiere con il suo terminale comunica con lo smartphone del cliente per verificare che il pagamento avviene effettivamente con la persona che si trova di fronte (sul telefono si imposta una propria foto, che il cassiere vede nel display del suo sistema) e conferma il pagamento. Una notifica viene poi inviata direttamente al dispositivo, con la conferma del pagamento appena fatto.

I beacons sono dispositivi che sfruttano la connettività BLE a basso consumo energetico, la stessa che usano gli smartband o smartwatch, che hanno una sola funzione: trasmettere pacchetti di dati contenenti solo informazioni per notificare la propria presenza a dispositivi vicini. Nel caso del nuovo servizio di Google, un beacons viene integrato nella cassa del negozio, così la tecnologia consente ad uno smartphone o ad un altro dispositivo di comuicare in automatico quando si trova nelle vicinanze. Il comando "pago con Google" deve essere pronunciato dal cliente per dire al cassiere di attivare il beacons della cassa, così da ricevere dallo smartphone le informazioni utili per la conferma dell'identità del compratore.

Un esempio di come funziona il nuovo servizio si puo' vedere nel video qui sotto realizzato da Google.

Al contrario di sistemi di pagamento come Samsung Pay o Apple Pay, tuttavia, la nuova soluzione a cui Google sta lavorando obbligherà i negozianti ad acquistare un dispositivo apposito che supporti la tecnologia, non bastano i tradizionali POS.

La piattaforma è comunque gia' in funzione, è attualmente disponibile nella South Bay Area in California presso due commercianti: McDonald's e Papa John's.

Via PianetaCellulare
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Di Altri Autori (del 01/03/2016 @ 07:36:29, in Mobile, linkato 1330 volte)
Gli uffici marketing delle aziende guardano sempre di più a smartphone e tablet come un canale privilegiato di comunicazione, alla luce dell’utilizzo crescente di questi device tra la popolazione mondiale, italiani in testa. Secondo un report previsionale di Cisco, nel 2019 nel nostro Paese gli smartphone utilizzati saranno ben 63 milioni e, soprattutto, da questi dispositivi passerà il 68% di tutto il traffico dei dati. E la pubblicità sui canali mobile trainerà, fra il 2015 e il 2018, il mercato globale dell’advertising con un incremento medio annuale del 32%, raggiungendo l’87% di tutti i nuovi investimenti in advertising in questo periodo (dati ZenithOptimedia). Una percentuale bulgara, dunque, che lascia pochi dubbi sulla direzione che il comparto della pubblicità sta prendendo. Il mobile advertising, termine che racchiude tutte le formule di comunicazione su questi canali, dal display al search sino alle applicazioni a pagamento, passerà dunque da un giro d’affari di 50 miliardi di dollari registrato nel 2015 ai 113 miliardi previsti nel 2018. E arriverà a pesare per oltre il 50% di tutta la pubblicità su Internet.

Quali saranno dunque i trend da tenere d’occhio per adattarsi ai nuovi modelli di comportamento dei consumatori mondiali? Le marche dovranno prestare attenzione, per esempio, allo sviluppo delle funzioni di ricerca vocale sui supporti mobile, così come al native advertising, destinato a ridurre il peso del digital display advertising poiché meno efficace su smartphone e tablet. Per non parlare poi degli emoji, le icone digitali ormai imprescindibili nel linguaggio di scrittura di millennials (le persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni) e generazione Z (i nati alla fine degli anni Novanta). Le grandi aziende, inoltre, punteranno sempre di più sui servizi di personal shopping, prenotabili via web e mobile: una rivoluzione che non riguarderà solo gli operatori del lusso, ma anche tante altre categorie merceologiche. E il ricorso ai temporary store aiuterà i brand a costruire esperienze d’acquisto più stimolanti con i consumatori approcciati sui device mobili.

Ci sarà poi un’evoluzione del mobile wallet, che da strumento di pagamento diretto dal telefono diventerà una vera piattaforma di marketing dove i marchi potranno proporre i loro contenuti. La stampa 3D inoltre prenderà sempre più piede tra la popolazione, mentre i tempi di consegna dei prodotti acquistati attraverso la rete saranno molto più rapidi. Da capire invece fino a che punto avrà successo la diffusione della realtà virtuale su dispositivi mobile, anche se i produttori si stanno muovendo fortemente in questa direzione.
Il futuro continua a correre dunque più velocemente di quanto avremmo mai potuto ipotizzare qualche anno fa. Per la comunicazione di marca, però, di strada da percorrere ne rimane ancora tanta. In particolare in Italia, dal momento che il mercato della pubblicità – secondo molti protagonisti – non ha ancora trovato le formule più idonee per sfruttare questi media.

I direttori marketing delle aziende intervistati da Business People lamentano il fatto che tanti operatori della pubblicità non hanno saputo ancora cavalcare la nuova onda. Sullo sfondo, rimane inoltre l’annoso problema della lentezza della rete, anche se paradossalmente è proprio la scarsità di infrastrutture tradizionali a spingere gli italiani a utilizzare i dispositivi mobile. Nel nostro Paese, infatti, solo il 68% degli utenti internet adulti usa una connessione fissa in banda larga per accedere a Internet, contro il 79% dei britannici e l’84% dei francesi.

Via Business People
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Di Altri Autori (del 26/02/2016 @ 07:26:17, in Social Networks, linkato 1515 volte)
Instagram ha attirato più di 200.000 inserzionisti negli ultimi cinque mesi: è quanto ha dichiarato la società di proprietà di Mark Zuckerberg secondo fonti Reuters, sottolineando come il popolare social network delle foto stia contribuendo alle effettive entrate di Facebook.

A settembre Instagram aveva dichiarato concluso il suo periodo di test per l’advertising e aveva lanciato il suo servizio di inserzioni in altri 30 paesi, Italia inclusa, per poi aprire la possibilità dal 30 dello stesso mese a tutto il mondo; quella di Instagram è una platea composta da circa 400 milioni di utenti attivi al mese, a disposizione degli uomini di marketing da inizio ottobre.

Instagram ha avuto molti vantaggi sui competitor e, tra tutti, utilizza la tecnologia degli annunci di Facebook, che è tra le più avanzate per quanto riguarda le possibilità di profilazione degli utenti ed è in grado di raggiungere segmenti demografici estremamente specifici. Attraverso il pannello delle inserzioni di Facebook gli inserzionisti hanno quindi la possibilità di far partire campagne sia su Facebook, sia su Instagram.

“Il supporto di Facebook ha contribuito ad aumentare la nostra base utenti” e ad attirare gli inserzionisti, ha dichiarato James Quarles, Responsabile del Global Advertising di Instagram. “Le persone possono creare annunci utilizzando entrambe le piattaforme e incrociando i canali, una possibilità che finora non era molto comune nel mondo del marketing”.

Instagram non ha voluto però rivelare il modo in cui gli inserzionisti utilizzano anche Facebook in contemporanea, ma in una precedente dichiarazione dei guadagni il COO di Facebook Sheryl Sandberg ha dichiarato che ben 98 dei primi 100 più grandi inserzionisti utilizzano anche le inserzioni per Instagram. Una cifra che lascia comprendere come la tendenza ad utilizzare entrambe le piattaforme sia in crescita.

Secondo una ricerca di eMarketer, entro il 2017 Instagram supererà Google e Twitter in termini di ricavi per gli annunci display su mobile; inoltre, le stime prevedono anche che entro il 2017 i ricavi pubblicitari totali di Instagram raggiungeranno quota 2,81 miliardi di dollari, pari ad oltre il 10% dei ricavi pubblicitari globali di Facebook. Gli analisti di eMarketer si aspettano quindi una rapida ed ulteriore crescita di Instagram nei prossimi anni, spinta da una forte domanda relativa proprio ai prodotti legati all’advertising.

Via Tech Economy
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Di Altri Autori (del 25/02/2016 @ 07:57:59, in Social Networks, linkato 1276 volte)
Prima o poi doveva succedere: sta per arrivare la pubblicita' in Messenger di Facebook. O almeno così è secondo le indiscrezioni che hanno rivelato il piano di Facebook di introdurre la pubblicità nella sua piattaforma di chat quest'anno, entro il mese di giugno.

Secondo un documento interno di Facebook ottenuto da TechCrunch, Facebook permetterà alle aziende di inviare annunci  pbblicitari sottoforma di messaggi alle persone che in precedenza hanno iniziato una conversazione con tale società. E' importante precisare sin da subito che le aziende potranno inviare messaggi pubblicitari solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in chat in passato.

Ad esempio, se avete scritto con il profilo ufficiale della Coca Cola (non so se esiste, è un esempio), la società potrà inviarvi dei messaggi pubblicitari, ma state tranquilli del fatto che non riceverete messaggi pubblicitari da profili aziendali con cui non avete avuto una interazione in chat.

Facebook nel documento ha anche alcuni consigli per le aziende al fine che possano essere pronte a condividere annunci pubblicitari quando la funzione verrà attivata: Facebook raccomanda alle imprese di iniziare gia' ora ad interagire con gli utenti, in modo da poter inviare a questi utenti le inserzioni in futuro.

Nel corso dell'ultimo anno, Facebook ha lanciato una serie di caratteristiche per favorire le conversazioni tra consumatori e imprese. Inoltre, vista la presenza di 800 milioni e oltre di utenti nella piattaforma, era prevedibile l'introduzione della pubblicità.

Facebook dice che non intende introdurre spam all'interno di Messenger, per questo limiterà per le aziende la possibilità di inviare messaggi promozionali solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in passato. Tuttavia, non ci sorprenderebbe che tra qualche mese Facebook toglierà questa limitazione. Lo scopo di un'azienda alla fine è guadagnare.

Anche se ha rifiutato di commentare le notizie riguardo il documento trapelato, Facebook ha detto che "Il nostro obiettivo con Messenger è quello di creare un'esperienza di alta qualità e coinvolgente per gli oltre 800 milioni di utenti in tutto il mondo, che comprende garantire alle persone di non ricevere messaggi indesiderati di qualsiasi tipo".

Il documento ha rivelato, inoltre, l'esistenza di un nuovo URL breve, fb.com/msg/, che servirà agli utenti per collegarsi direttamente con un'azienda con cui avviare una conversazione.

A questo punto nei prossimi mesi i messaggi pubblicitari potrebbero iniziare a circolare anche in Whatsapp, specie dopo che il servizio di messaggistica è diventato completamente gratuito dopo che Facebook ha tolto il canone annuale di 1 euro circa..

Sono 800 milioni gli utenti di Messenger oggi, ma entro la fine dell'anno potrebbero diventare un miliardo - traguardo raggiunto da Whatsapp alla fine di gennaio 2016. Stando ad una dichiarazione del CEO di Facebook Mark Zuckerberg dello scorso anno, WhatsApp e Messenger prima di essere considerare vere e proprie aziende - e quindi essere servizi che possono far guadagnare soldi a Facebook - devono raggiungere almeno un miliardo di utenti; Whatsapp l'obiettivo lo ha raggiunto, manca Messenger.

Al momento non sappiamo altro riguardo l'introduzione di messaggi pubblicitari in Messenger, ma vi terremo informati. Ricordiamo che nel mese di Aprile Facebook terrà la sua annuale conferenza degli sviluppatori, quindi qualche nuovo dettaglio potrebbe arrivare in questa occasione.

Via PianetaCellulare
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