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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Altra classica operazione di buzz, sempre in ambito ristorazione e sempre appoggiata sulla diffusione di foto sui propri social a favore della creazione di awareness per un produttore di cibi pronti (in modo comparabile al caso Dinnercam e al caso LIDL, con cui ha parecchio in comune)

In sostanza:
Il produttore di surgelati Birds Eye ha lanciato un pop-up restaurant dove vengono serviti i propri prodotti della gamma premium.

Un modo per far provare i propri prodotti, in qualche maniera una forma molto alta di sampling (l'operazione, saggiamente, è integrata in un piano di comunicazione più ampio che prevede TV e forme più tradizionali di sampling).

La cena viene servita gratuitamente, in cambio del posting di proprie foto, sui social, con l'hashtag #BirdsEyeInspirations. Come beneficio aggiunto, agli ospiti viene anche offerto un mini corso di food photography.
L'idea è di diffondere awareness e innescare conversazioni...

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Di Altri Autori (del 19/06/2014 @ 07:31:04, in Internet, linkato 1344 volte)

Sembra quasi fatta per il lancio del servizio di musica in streaming (a pagamento) di YouTube. Il canale video di proprietà di Google sfiderà entro l'estate Spotify e Deezer, puntando sulla sua popolarità e sull’abitudine degli utenti a navigare tra i meandri della sua piattaforma, tra le più frequentate del web.

Resta da risolvere il problema del copyright sulle canzoni di alcuni artisti celebri, che potrebbero decidere di boicottare il servizio e non concedere a YouTube il diritto di trasmettere i propri album, rendendo meno certo il successo dell’iniziativa. Google ha siglato accordi con le principali etichette discografiche, ma le compagnie minori, che spesso gestiscono popstar di livello internazionale, non hanno ancora trovato l’intesa con il colosso della rete, lamentando un trattamento di secondo livello rispetto a quello riservato alle major. Così, band come Artic Monkeys o cantanti come Adele potrebbero sparire in toto da YouTube.

A Mountain View dormono sonni tranquilli, consci di poter contare sul 90-95% del repertorio dell’industria musicale e convinti che la minaccia dell’oscuramento dei videoclip dalla loro piattaforma sia insostenibile anche per nomi di primo piano del panorama musicale. Come rinunciare, del resto, a un pubblico potenziale di 1 miliardo di persone (per gli abbonamenti a pagamento) e di 3 miliardi per i normali passaggi video?

Band ed etichette indipendenti sono però sul piede di guerra e potrebbero appellarsi all’antitrust in Europa e Stati Uniti, convinti che Google stia facendo abuso di posizione dominante, falsando il mercato. YouTube, oltre a guardarsi dalla concorrenza di Spotify, Deezer e Beats, di recente acquistato da Apple, dovrà fare i conti con i musicisti bistrattati. Difficile cantrsela e suonarsela da soli, nell’economia internet di questi giorni.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 18/06/2014 @ 12:00:00, in Tecnologie, linkato 1285 volte)
C’è chi dice che il neologismo “Internet delle cose” sia nato in P&G e chi invece parla dell’Auto-ID Center presso il MIT ma sulla data c’è abbastanza accordo: 1999. Non proprio ieri quindi, e mi ricordo bene che di temi collegati, come il machine2machine, si discute e lavora anche in Italia da almeno 10 anni.

Come tutte le rivoluzioni tecnologiche però il viaggio inizia da lontano e prima che un argomento diventi caldo sui media e nella percezione collettiva serve del tempo e dei passi intermedi, tanto che alcuni osservatori già dicono che sarà un cambiamento grande ma non così tanto come si dice in certi ambienti (siamo già all’hype?) e nell’analisi delle ricadute ottimismo e dubbi si alternano.

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Nonostante tutto questo oggi i tempi sembrano maturi per la diffusione di tutta una serie di soluzioni, dai pagamenti mobile, alla domotica, alle Smart Cities, che dovrebbero cambiarci la vita. 

Che cosa manca allora fare l’ultimo salto? Prima di tutto l’ecosistema. Prendiamo la possibilità dei pagamenti contactless fatti con chip RFID dei cellulari: inizialmente c’erano pochi cellulari con questa tecnologia a bordo ma anche quando il loro numero è aumentato non altrettanto si è potuto dire delle realtà commerciali pronte a ricevere questo tipo di transazioni. Vedremo se questo sarà l’anno buono.

Il percorso dell’ecosistema è esattamente quello che ha portato al successo la navigazione mobile, partendo dal wap (dove non c’era offerta di siti) per passare al 3G che ha reso tutto più veloce (e in seguito anche economicamente accessibile) fino all’avvento delle app.

Proprio le app mi portano a un secondo punto: scarseggiano ancora le killer application che rendano diffuso e imprescindibile l’uso di questi strumenti per la larga fetta della popolazione.

Terzo, il rischio è l’incompatibilità tra sistemi chiusi e proprietari, che è un po’ la negazione stessa di internet ma che già si è iniziata a sentire proprio con i sistemi operativi mobili.
Per questo tecnologicamente guardo con simpatia a tecnologie che comunque hanno un certo grado di neutralità, come iBeacon, ma anche in presenza di queste ci vuole un’offerta di contenuto o servizio rilevante e trasversale.

Un’ultima considerazione riguarda le persone: io sono convinto che la tecnologia funziona quando quasi non ci si accorge di usarla tanto è naturale ed allo stesso tempo se ci migliora la vita realmente.
Uno scenario dove tutto è connesso e ci avvolge minando la nostra privacy e forse anche la capacità di decidere da soli non mi piace ma confido che non sarà proprio così, anche se alcuni problemi dovranno essere affrontati.
Semplicemente, gli standard e i servizi che daranno beneficio alle persone si diffonderanno realmente, mentre tante altre cose resteranno nicchie.
Per questo chi sta disegnando questi mondi deve pensare alla customer experience ed ai bisogni delle persone.

Voi che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

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Di Altri Autori (del 17/06/2014 @ 07:00:53, in Mobile, linkato 991 volte)

In Italia i pagamenti elettronici continuano ad essere poco utilizzati. Nel 2012 il valore del transato con carta rappresenta solo il 15% sul valore complessivo dei consumi degli italiani, mentre nel resto dell’Europa (EU17) raggiunge il 22%, fino ad arrivare al 31% per i “Big” (Francia, Germania, Spagna, UK) e al 46% per i top performer (Danimarca, Svezia e Finlandia). Solo un italiano su tre utilizza la propria carta per pagare online o presso gli esercizi fisici (stima Osservatorio Mobile Payment & Commerce su dati survey Doxa). I 20 milioni di italiani che utilizzano la carta per pagare transano con questo strumento mediamente il 45% dei loro consumi, in linea quindi con quanto avviene nella media dei top perfomer europei. Questi dati mostrano che gli italiani che si sono “fidati” ad utilizzare la propria carta per fare acquisti lo continuano a fare. Tuttavia il valore medio dello scontrino con carta è di 75 euro (rispetto ai 51 euro dello scontrino medio dell’Europa) a dimostrazione del fatto che la carta non viene utilizzata per gli acquisti quotidiani.

In alternativa alla carta di pagamento gli italiani prediligono i pagamenti in contanti: per ogni euro pagato in contanti, gli italiani spendono solo 0,35 euro con carta mentre i top performer europei arrivano a spendere 2,86 euro. Il contante ha un costo per il Sistema Paese, stimato dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce in collaborazione con Cartasi, di 9,4 miliardi di euro suddivisi tra banche, esercenti e consumatori, senza calcolare l’evasione fiscale che troppo spesso è associata ai pagamenti in contanti. Tali costi potrebbero essere notevolmente ridotti se gli italiani utilizzassero maggiormente strumenti alternativi al contante.

Questi dati mostrano chiaramente la necessità del Sistema Paese di rendere più efficienti i pagamenti, riducendo costi legati alla sicurezza, al trasporto, al conteggio, etc. Per una maggior diffusione dei pagamenti elettronici è necessario muoversi su due direzioni: da un lato abituare gli italiani a fidarsi ad utilizzare la carta per i loro pagamenti e spingere i 20 milioni di coloro che già lo fanno ad utilizzarla ancora più spesso; dall’altro abituare anche gli esercenti ad accettare questi strumenti. In questa direzione negli ultimi due anni si sono viste le prime iniziative del Governo (accettazione dei pagamenti elettronici da parte della PA e degli esercenti) anche se ancora molto rimane da fare per trasformare un “obbligo” in reale utilizzo, magari attraverso i giusti incentivi.

Oltre alle iniziative del Governo, che per loro natura richiedono tempi più lunghi di implementazione, si muovono le innovazioni che stanno caratterizzando il panorama dei pagamenti: contactless e Mobile Payment per abituare i consumatori e Mobile POS per allargare gli esercenti che accettano pagamenti elettronici.

Gli italiani da sempre sono degli utilizzatori di telefoni cellulari evoluti e forse proprio il telefono cellulare, così comodo e sempre a portata di mano, potrà aiutare gli italiani ad abituarsi ai pagamenti elettronici generando un circolo virtuoso che spingerà poi anche gli esercenti ad utilizzare questi sistemi. Se il pagamento fosse arricchito da una serie di funzionalità in grado di rendere più appeal il processo di acquisto, la fase di pagamento potrebbe essere vissuta con meno fastidio da parte dei consumatori. Il Mobile Wallet si muove proprio in questa direzione: trasformare il telefono cellulare nel portafoglio con coupon, carte fedeltà, carte d’identità, etc.

Via Agenda Digitale

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Di Altri Autori (del 16/06/2014 @ 07:42:45, in Mobile, linkato 1049 volte)

Nella versione 8 di iOS Apple includerà HealtKit, applicazione nata per aggregare tutti i dati relativi al proprio stato fisico, raccolti anche tramite l'uso di applicazioni di terze parti. Secondo Forbes la risposta di Mountain View ha già un nome, Google Fit, e verrà presentata a margine dell'evento I/O 2014, la conferenza che riunisce a San Francisco gli sviluppatori (quest'anno il 25 e il 26 giugno).

I due framework hanno il compito di raccogliere dati, monitorare lo stato di salute di chi ne fa uso e aiutare gli sportivi a migliorare le proprie prestazioni. Lo scopo ultimo è quello di creare dispositivi indossabili sempre più evoluti, corsa nella quale si è inserita anche Samsung con la piattaforma Simbad, volutamente aperta affinché altri produttori possano contribuirvi allo sviluppo. I nostri smartphone collezioneranno e conserveranno nel cloud informazioni relative ai livelli di ossigeno e zuccheri nel sangue, alla pressione e al battito cardiaco. A corredo altri dati quali, ad esempio, attività fisica, ore dedicate al sonno, indice di massa corporea e via dicendo.

Un mercato da 50 miliardi (oppure molto meno)
Secondo uno studio pubblicato a maggio 2014 da Credit Suisse, il mercato dei fitness tracker varrà 50miliardi nel 2018, cifra ritenuta esagerata da MarketsandMarkets che ha abbassato le stime a 8,4miliardi. La fiducia nel potenziale commerciale di tali dispositivi e applicazioni cala proporzionalmente all'aumento delle domande che sollevano. Il New York Times ha svolto dei test, utilizzando in contemporanea diverse fonti per la raccolta di dati ottenendo risultati assolutamente incompatibili tra loro.

Ne nasce quindi una questione di attendibilità che andrà affrontata e risolta anche perché, in assenza di un algoritmo certificato, è impensabile che i medici possano avvalersi dei dati forniti da applicazioni e dispositivi.
Per creare dispositivi fitness tracker performanti, sicuri e affidabili (anche dal punto di vista tecnico e tecnologico) servono test a cui partecipano un elevato numero di persone e per un periodo di tempo prolungato: condizioni lungi dal verificarsi e in assenza delle quali i framework per la raccolta e la conservazione ordinata dei dati sono poco più di un vezzo.

Via IlSole24Ore.com

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La pubblicità su Facebook diviene sempre più personale. Gli utenti americani di Facebook possono ora controllare e gestire meglio la pubblicità che ricevono sul social network, regolandola in base ai propri interessi e, nel caso, anche disattivandola. Lo annuncia una nota del colosso di Menlo Park, precisando che le novità riguardano il ricorso alla pubblicità basata sugli interessi (Interest-Based advertising) e lo strumento Ad Preferences, che “permettono rispettivamente di ricevere pubblicità più rilevanti in base ai propri interessi e di controllare e gestire in modo ancora più informato e consapevole i criteri che determinano la visualizzazione di uno specifico annuncio“.

In particolare, lo strumento Ad Preferences consente di capire perché si sta vedendo un particolare annuncio sul proprio diario e si possono anche consultare le categorie di interessi associate al proprio profilo che ne hanno determinato l’apparizione, aggiungendo o rimuovendo le categorie a seconda delle pubblicità che si desidera ricevere. La pubblicità può essere poi ulteriormente personalizzata da Facebook, utilizzando informazioni relative ai siti web, ai like, alle pagine e alle applicazioni mobili utilizzate dall’utente. Facebook assicura che questi nuovi strumenti sono improntati al massimo rispetto della privacy e che proprio per questo sarà possibile disattivare totalmente questo tipo di pubblicità, usando uno strumento messo a disposizione dalla Digital Advertising Alliance, supportata da FB e da altre 100 aziende. “Ad oggi questi cambiamenti riguardano solamente gli Stati Uniti, ma l’obiettivo – conclude la nota – è quello di un lancio globale nei prossimi mesi”.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 12/06/2014 @ 07:11:05, in Media, linkato 1191 volte)

Non vi sono esenzioni dal mercato pubblicitario, anche le tv a pagamento, come anche i giornali, traggono parte delle proprie risorse dalle inserzioni. E’ quindi sulla misurazione del tempo che Auditel basa i propri dati sul consumo di televisione, più volte aggiornandosi e rinnovando se stessa: la propria composizione societaria, la composizione del panel di famiglie e la propria strumentazione tecnologica.

Recentemente Sky ha deciso che le informazioni messe a disposizione dal vecchio Auditel non bastano più e che è arrivato il momento di avere un altro strumento non alternativo, ma integrativo. Il risultato è Smart Panel, sistema di rilevazione che passa dalle poco più di mille famiglie dell'Auditel alle 10mila del nuovo campione. Non è solo una questione di numeri, ma di qualità dell'indagine. Smart Panel rileva anche i consumi tipici dell'era digitale, ovvero streaming, on demand e consumo che passa da tv a tablet. Per Sky si tratta di Sky Go, Sky On Demand e Sky Online, oltre alla modalità di utilizzo della Guida Tv e dei servizi interattivi. La premessa è che circa il 90% dei ricavi di Sky arriva dagli abbonamenti, il resto dalla pubblicità. Il 60% degli abbonati ha un decoder MySky, che permette di gestire tempi e flussi della programmazione, oltre 2 milioni usano SkyGo e un milione i servizi on demand. “Per una tv a pagamento l'affidabilità dei dati di ascolto è fondamentale per definire la linea editoriale e perfezionare l'offerta”, spiega Andrea Mezzasalma di Sky Italia. “Con l'Auditel – continua – abbiamo canali da 5mila telespettatori che vengono rilevati da un solo meter”. Nel caso della serie tv House of Card, il grafico Auditel mostra un calo contenuto tra prima e seconda puntata e poi un crollo alla terza. La stessa rilevazione fatta da Smart Panel indica invece una curva più armonica, con una dispersione minore: “Un dato molto più simile a quello che ci saremmo potuti aspettare da una serie come questa”. C'è poi la pubblicità. Secondo Sky dai dati Auditel risulterebbe che su 100 spot sui canali Sky e Fox, 39 non sarebbero visti da nessuno e questo “ci dà grossi problemi con i clienti” sottolinea Mezzasalma. Con Smart Panel gli spot zero scendono a 8. L'installazione dei nuovi set-top-box in tutta Italia è in corso e il nuovo monitoraggio sarà operativo da luglio 2014. Ai 10mila che hanno firmato il consenso informato e accettato il nuovo sistema in casa, Sky dà un compenso di 50 euro una tantum in buoni di acquisto che arrivano 6 mesi dopo. La soluzione tecnologica è interna, prodotta da Eureka e diversa da quella adottata in Inghilterra da BSkyB; oltre all'uso del telecomando è in grado di monitorare quando il decoder è acceso ma la tv è spenta. Sky fa parte del comitato tecnico dell'Auditel, continuerà a farlo e spiega che il nuovo strumento “non deve essere l'anti-Auditel; a nessuno fa comodo che ci siano due diversi standard sul mercato”. È per questo che i nuovi dati verranno messi a disposizione di Auditel. 

La società, nata a Milano nel 1984, ha la proprietà divisa in quote del 33% per le tre componenti fondamentali, cioè televisione pubblica, emittenza privata, aziende che investono in pubblicità con agenzie e centrali media, con un 1% di proprietà della Fieg. Oggi è dotata di strumenti che registrano tracce audio digitalizzate delle emittenti televisive sulle quali è sintonizzato il televisore della famiglia-campione: la registrazione avviene a prescindere dalla piattaforma attiva in quel momento, avviene qualunque sia il decoder collegato al televisore. L’audio registrato viene poi confrontato con l’emesso di tutti i canali, canali registrati in una banca dati centrale. Il passo successivo consiste nell’accoppiare l’audio digitale ripreso dai meter delle famiglie-campione con quello della banca dati, alla ricerca dell’audio coincidente. Si tratta dunque di una struttura molto articolata, che consente alla società di rilevazione, la Nielsen Television Audience Measurements, di avere almeno tre diverse fonti di dati: i meter familiari, le centrali territoriali di registrazione e le unità di controllo. Si tratta di un sistema di rilevazione degli ascolti televisivi complesso e costoso, dovuto alla nascita, alla crescita e allo sviluppo della televisione digitale. Per conoscere il consumo di un’emittente analogica bastava infatti conoscerne la frequenza di trasmissione nelle diverse aree del Paese; lo strumento di rilevazione collegato al televisore doveva semplicemente constatarne lo stato, acceso/ spento, e, se acceso, verificare su quale frequenza il televisore fosse sintonizzato.

L’adozione del sistema di registrazione e controllo delle tracce audio mette in grado la Nielsen e quindi la società committente di questi dati, cioè l’Auditel di conoscere il consumo di tutte le reti televisive, indipendentemente dalla collaborazione e dalla volontà dell’editore, come avveniva per i dati sul consumo di televisione analogica. Il sistema dell’audio matching presenta inoltre dei vantaggi per la misurazione del consumo dell’emesso televisivo, indipendente-mente dalla piattaforma e dal televisore. Nell’ultimo periodo le due società stanno sperimentando la rilevazione del consumo di televisione effettuato tramite computer. Le tracce audio sono il legame che consente l’identificazione di quanto sia ascoltato tramite computer, brevi spezzoni sia interi sia programmi. Il limite è temporale, per essere misurato come
audience l’ascolto deve avvenire entro sette giorni dalla data di emissione. Il sistema potrà valere anche per tutti gli altri device che trasmettano programmi televisivi, purché ci sia l’accordo delle persone a far parte del campione, ovvero a consentire la registrazione audio di tutto quel che ascoltano tramite computer, tablet e smartphone, e, nel caso di questi ultimi due, anche dei proprietari dei sistemi operativi. Il punto debole di questa modalità di rilevazione riguarda soprattutto i casi di trasmissione contemporanea di un evento, tipicamente il messaggio di Capodanno del Presidente della repubblica: la criticità è emersa con la rilevazione degli ascolti del funerale di Papa Giovanni Paolo II. Trasmessi da Rai 1 e da Rai Storia, i funerali rilevarono un ascolto record per Rai Storia, ma si trattava di un errore, una trasposizione delle audience della prima rete. Per evitare l’inconveniente, il meter rileva anche il telecomando e il tasto utilizzato per sintonizzarsi e accoppia queste informazioni. Ovviamente non mancano certo le critiche ad Auditel e al suo sistema di rilevazione, ma si tratta sicuramente del più evoluto dei sistemi di rilevazione dei consumi mediali: Audipress, AudiPoster e Audiweb hanno metodiche meno evolute e meno controllate e controllabili.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 11/06/2014 @ 10:00:00, in Tecnologie, linkato 1334 volte)

Si fa presto a dire omnichannel

Omnichannel o multichannel che sia, il tema di questa infografica è assolutamente all’ordine del giorno per moltissime aziende e sta entrando di diritto negli hype mediatici anche fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori. Il cliente infatti è online, ma ama ancora e molto gli store reali, creando dei percorsi articolati tra fisico e digitale.

Personalmente me ne occupo tutti i giorni, anche da tempi meno sospetti, come ogni inizio di settimana mi piaceva dunque prendere spunto dalla ricerca da cui viene tratta l’immagine per qualche considerazione.

La prima è che la customer experience si basa anche su fattori molto tecnici, dati e tecnologie: il risultato è una percezione del cliente ma per vincere la sfida con i competitors c’è dietro un grande lavoro dove l’estetica e la comunicazione sono assolutamente integrate con aspetti di altra natura. Una coerenza e una capacità di muoversi tra i canali che oggi viene richiesta al nuovo profilo di marketer.

La seconda è che, stando alla ricerca, anche dove ci sia un team dedicato all’omnichannel non mancano le difficoltà, perché averlo non basta se non si integra con il resto dell’azienda e della strategia.

C’è poi molto forte il tema del seamless, ossia del fatto che per il cliente tutti gli strumenti ormai sono vissuti in una continuità di azioni, e dunque l’aspettativa è quella di non trovare problemi passando da un device all’altro, come spiegavo qui relativamente alla navigazione web vs. mobile (ma vale per tutto).

Ultimo ma non ultimo, un grande argomento è quello della misurazione attraverso i vari canali. Se ne potrebbe parlare a lungo, e non ho qui lo spazio. Evidenzio solo che già oggi si misura poco il mezzo singolo, a partire dal web, mentre la cultura degli analytics è e sarà una delle prossime skill chiave.

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

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Di Altri Autori (del 11/06/2014 @ 07:41:03, in Mobile, linkato 1044 volte)

La pubblicità è l'anima del commercio, ma Apple vuole comunque garantire che la sua idea di esperienza utente sia rispettata: per questo ha deciso di applicare in modo rigido i paragrafi 2.25 e 3.10 del suo accordo con gli sviluppatori, così da rendere più chiari i messaggi visualizzati dagli utenti durante l'utilizzo dei dispositivi iOS. Su App Store è vietata la concussione.

I due paragrafi citati riguardano la promozione di applicazioni diverse da quelle dello sviluppatore, o l'offerta di crediti e chances di gioco in cambio di azioni predefinite: ad esempio quando si presentano altri prodotti diversi da quelli scaricati da App Store in maniera tale da far credere che ci sia un altro marketplace interno; oppure se si prova a far visualizzare un video (pubblicitario) in cambio della possibilità di continuare a giocare; o ancora se si prova a convincere l'utente a lasciare una recensione sul prodotto in uso in modo troppo pressante e insistente.

Sono moltissime le app che utilizzano questi meccanismi, anche celebri e grandemente scaricate, puntando a fare pubblicità al prodotto costringendo l'utente a chiedere l'aiuto dei propri contatti sui social network per sbloccare i livelli o ottenere bonus di gioco. Apple ha deciso di darci un taglio, e questo significherà anche condizionare il meccanismo di promozione delle app: ci sono esempi di successo, di grande successo, di aziende che hanno fatto la propria fortuna viralizzando richieste di aiuto su Facebook, e scalare le classifiche del marketplace non sarà più così semplice. Resta da chiarire se il repulisti di Apple sarà retroattivo.

Via Punto Informatico

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Di Altri Autori (del 10/06/2014 @ 07:48:30, in Mobile, linkato 948 volte)

Crescono a ritmo rapido gli abbonati alla telefonia mobile, tanto che entro il 2015, il numero di contratti sottoscritti supererà quello della popolazione mondiale. A sostenerlo è l’ultimo Mobility Report di Ericsson, secondo cui il tasso di avanzamento dei cellulari è del 7% annuo e nel solo primo trimestre 2014 le attivazioni nette sono state 120 milioni.

Con la diffusione dei telefonini, cresce anche quella degli smartphone. Secondo lo studio, entro il 2019 il numero di abbonamenti broadband, ovvero comprensivi di telefonia mobile e internet, saranno 7,6 miliardi, rappresentando l’80% di tutti i contratti di settore. Qualche anno prima, nel 2016, gli abbonati smartphone supereranno quelli dei normali cellulari, arrivando a quota 5,6 miliardi.

Numeri che portano a pensare che il traffico dati esploderà nel prossimo quinquennio, quadruplicando il suo volume attuale e decuplicando quello registrato a fine 2012. Il mondo è mobile e il web lo segue a passo veloce.

Via Quo Media

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14/11/2019 @ 19:49:15
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