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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandro Figus (del 03/10/2005 @ 15:56:32, in Prodotti, linkato 3299 volte)
Nasce da un'idea di Nicholas Negroponte ed è un laptop destinato a paesi come Cina, India, Brasile, Sud Africa, Egitto, Tailandia, etc. L'obiettivo del progetto "One laptop per child" è quello di dotare il maggior numero di bambini di questi economici laptop ed iniziare ad istruire, informaticamente parlando, la stragrande maggioranza del globo che ancora non ha mai visto qualcosa che assomigli ad un pc.
Le prerogative per la costruzione dei laptop sono state l'indistruttibilità e la riduzione al minimo del fabbisogno energetico, quest'ultima permessa dall'utilizzo di un leggerissimo sistema operativo Linux RedHat, appositamente modificato per le scarse risorse hardware, dall'ideazione di una manovella che ne consente il funzionamento in situazioni di emergenza, dalla sostituzone dell' hard disk con memorie flash e da una risoluzione grafica molto imperfetta che può essere utilizzata anche in modalità black and white. Altre specifiche del processore sono 1MHz, 1GB e 1 Megapixel, quattro porte USB, connettività Wi-Fi e monitor LCD.
La sua commercializzazione non sarà destinata direttamente ai consumatori ma si rivolgerà invece ai Ministeri dell'Educazione di ogni Stato i quali provvederanno a munire gli studenti( e quindi anche le loro famiglie) di questi laptop. L'iniziativa è pregevole anche se in alcuni di questi paesi le preoccupazioni sono ben più gravi della mancanza di conoscenze informatiche, anzi questa non è che la più superficiale tra le conseguenze dei problemi che da tempo affliggono milioni di persone. Dopotutto però Negroponte non ha grandi colpe in tutto questo anzi ha comunque il merito di aver mosso almeno un dito verso chi è meno fortunato.
http://laptop.media.mit.edu/
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Di Jacopo Gonzales (del 03/10/2005 @ 20:45:46, in Viral Marketing, linkato 1548 volte)
Vi ripropongo un post interessante di Seth Godin in merito al marketing virale (probabilmente la piu' difficile da applicare tra le tecniche marketing), e più nello specifico, cosa rende virale un'idea:

No one "sends" an idea unless:
a. they understand it
b. they want it to spread
c. they believe that spreading it will enhance their power (reputation, income, friendships) or their peace of mind
d. the effort necessary to send the idea is less than the benefits


No one "gets" an idea unless:
a. the first impression demands further investigation
b. they already understand the foundation ideas necessary to get the new idea
c. they trust or respect the sender enough to invest the time

This explains why online ideas spread so fast but why they're often shallow. Nietzsche is hard to understand and risky to spread, so it moves slowly among people willing to invest the time. Numa Numa, on the other hand, spread like a toxic waste spill because it was so transparent, reasonably funny and easy to share.

Notice that ideas never spread because they are important to the originator.

Notice too that a key dynamic in the spread of the idea is the capsule that contains it. If it's easy to swallow, tempting and complete, it's a lot more likely to get a good start.

But that doesn't mean that there's no role for mystery or ideas that unfold over time. In fact, the unmeasurable variable here is style. Howard Dean's ideas spread at the beginning--not because of the economic ramifications of his immigration policy, but because of the factors above. The way they were presented fit into the worldview of those that spread them.

A key element in the spread of ideas is their visual element. iPods and visual styles spread faster in the real world than ephemeral concepts. Pictures and short jokes spread faster online because the investment necessary to figure out if they're worth spreading is so tiny.

And of course, plenty of bad ideas spread. Panic, for instance, is a superbad idea at all times, but it spreads faster than most. That's because spreading an idea is rarely a thoughtful, voluntary act. Instead, it is near the core of who we are, and we often do it without thinking much about the implications.
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Di Jacopo Gonzales (del 03/10/2005 @ 21:29:43, in Internet, linkato 1450 volte)

Yahoo sta lanciando un "nuovo progetto" sulla falsa riga di Google, che con il suo Google Print suscitò non poche polemiche e reazioni (anhe legali, basta ricordarsi dell'Opt-out) in merito alla questione del copyright. Yahoo sta però affrontando questa impresa titanica non da sola, bensì con l'appoggio dell' Open Content Alliance (OCA), di cui fanno parte molti di quelli che criticarono aspramente il progetto Google Print. Patricia Schroeder, presidente dell'Association of American Publishers, ritiene che l'approccio mostrato da Yahoo sia molto incoraggiante. Una gran parte dell'informazione che Yahoo digitalizzerà (libri, ma anche file video, audio etc...) sarà rappresentata da materiale coperto da copyright, ma volontariamente offerto da editori ed autori, come viene riportato da David Mandelbrot, vice presidente per la ricerca di Yahoo! Inoltre al fianco di Yahoo! nel progetto di digitalizzazione ci saranno partner del calibro di Hewlett-Packard ed Adobe Systems oltre a Internet Archive, European Archive, O'Reilly Media, l'Università della California e quella di Toronto. Che ci crediate o meno l'iniziativa di Yahoo ha ricevuto il plauso del Googleplex che ritiene benvenuti tutti gli sforzi orientati a rendere l'informazione accessibile su scala mondiale. Il progetto di Yahoo è poiparticolarmente degno di nota in quanto tutta la mole di informazioni che verrà digitalizzata non sara' esclusiva di Yahoo soltanto, ma sarà liberamente accessibile da qualunque motore di ricerca.

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Di Tiziana P. (del 04/10/2005 @ 07:48:04, in Prodotti, linkato 1437 volte)
Oggi a Milano si festeggia l’uscita dei cuccioli virtuali targati Nintendo, i Nintendogs. Si tratta di un videogioco che rappresenta l’evoluzione dell’ormai attempato tamagotchi, in grado di fornire un’esperienza innovativa di gioco interattivo. Il cucciolo infatti deve essere curato coccolato attraverso la console.
La cosa interessante è che la compagnia nipponica ha scelto come partner per l’occasione la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, promuovendo una serie di iniziative benefiche a favore del migliore amico dell’uomo. Le diverse celebrità coinvolte nell’iniziativa adotteranno anch’esse un cucciolo virtuale, devolvendo il proprio compenso alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

L’iniziativa infatti è sicuramente lodevole, ma anche efficacemente abbinata, visto il tema del videogioco. La presenza di celebrità e lo scopo dichiaratamente benefico potrebbero aggiungere ulteriore interesse ad un evento già di per sé ben ideato.
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Di Matteo B. (del 04/10/2005 @ 20:55:07, in Internet, linkato 1925 volte)
Leggo su Macity un articolo che mette in discussione il sistema di royalty di iTunes. La cosa mi colpisce ancora di più perché proprio oggi ho visto una statistica dove si riportava che nel 2005 le vendite globali di musica digitale (via internet o cellulare) sono più che triplicate, riuscendo quasi a compensare il calo registrato nelle vendite su supporti tradizionali.

Al MMF - Music Managers Forum di Manchester si è discusso di iTunes ma soprattutto delle royalty che spettano agli artisti e ai loro manager per ogni brano venduto online dal negozio di musica digitale dominante.
I musicisti ricevono da Apple 4,5 pence (circa 7 centesimi di euro) per ogni canzone venduta attraverso iTunes, ovvero il 6% del valore commerciale in UK (79 pence), da ogni disco fisicamente venduto nei canali tradizionali gli interpreti incassano 35 pence (circa 50 centesimi di euro) ovvero il 12% di 3 sterline. (…)
Un musicista dovrebbe riuscire a vendere musica per 1,5 milioni di brani digitali prima di racimolare del profitto, tolti tutti i vari costi.
I manager dei musicisti non sembano particolarmente felici del fatto che i gestori dei negozi online di musica digitale abbiano assunto una rilevanza tale da riuscire a stabilire il guadagno della controparte.
La proposta che viene da chi crea la musica è di rialzare al 12% del prezzo il loro guadagno, acconsentendo anche che per un periodo di incoraggiamento iniziale (2 anni) la percentuale resti a 8. Il BPI - British Phonographic Institute ritiene che il 6,5% del prezzo sia il giusto guadagno per i musicisti.

Siamo già alla messa in discussione di un nuovo modello di distribuzione che sembrava aver messo d’accorti utenti e major discografiche?
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Di Max Da Via' (del 05/10/2005 @ 08:12:44, in Strategie, linkato 1606 volte)
eBay ha acquistato Skype; Microsoft annuncia la prossima espansione di Outlook verso la telefonia su IP, acquista Teleo, un fornitore di telefonia IP p2p, e parla di merger dei servizi online MSN con AOL posseduta da Time Warner. Google già da tempo ha lanciato Google Talk, un’applicazione di instant messaging aperta alla telefonia p2p.
Tempi duri insomma per le compagnie telefoniche, che vedono il proprio mercato e soprattutto i propri ricavi minacciati dall’affermazione del VoIP.
Questo fenomeno comincia ad essere tenuto d’occhio anche dagli operatori di telefonia mobile: proprio in questi giorni Vodafone ha dichiarato che difficilmente ci potranno essere delle strategie a lungo termine per bloccare nuove tecnologie come i servizi di telefonia gratuita via Internet dai cellulari. Di conseguenza, invece di combattere la battaglia a suon di barricare il colosso delle telecomunicazioni mobili ha annunciato che ritiene fondamentale essere competitivi sui costi.
IPdrum e altre applicazioni, del resto, hanno mostrato Skype è già utilizzabile anche tramite i cellulari.

Come consumatori non possiamo che rallegrarci di queste prese di coscienza, soprattutto in mercato dive gli operatori si sono sempre ben guardati dal farsi una vera guerra di prezzi, creando invece una giungla di tariffe il cui unico punto in comune è spesso la scarsa trasparenza, garantendosi allo stesso tempo margini più che consistenti.
Qualcosa sta già cambiando nella telefonia fissa, stiamo per assistere a una rivoluzione anche nel mobile?
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Di Eli (del 06/10/2005 @ 07:56:50, in Internet, linkato 1581 volte)
Entro fine Ottobre ci dovrebbe essere l’atteso debutto del Portale Nazionale del Turismo www.italia.it che ha come il divario creatosi con gli altri Paesi che, avendo recepito prima di noi l'importanza della Rete per orientare i flussi turistici, hanno da tempo un portale turistico nazionale.
Il portale si configurerà come una nazionale, in grado di informare e promuovere l’offerta italiana ne mondo, offrendo eventualmente la possibilità di prenotare alcune strutture.
Inizialmente saranno messe on-line le prime 10.000 pagine in quattro lingue (italiano, tedesco, inglese e francese) entro fine ottobre-inizio novembre e tra la fine dell'anno e l'inizio del 2006 anche in cinese, russo e spagnolo per un totale di 40-50.000 pagine.
Desta stupore il costo dell’iniziativa, che avrà un costo stimato di 45 milioni di Euro,20 per lo sviluppo del portale e 25 per azioni di cofinanziamento sui contenuti digitali.
Stanca ha riconosciuto che oltre la metà dei 200 milioni di “'navigatori” europei consulta abitualmente i siti turistici nella preparazione di un viaggio e che turismo e viaggi sono la prima voce dell’e-Commerce mondiale, con una incidenza del 30% nel valore complessivo delle transazioni on-line ed una crescita stimata tra il 25 ed il 30% l'anno, mentre in Italia il 90% delle strutture ricettive non sono ancora accessibili attraverso i principali circuiti telematici internazionali di promozione e distribuzione.

Meglio tardi che mai direbbe qualcuno, l’Italia infatti è precipitata al quinto posto nella classifica delle destinazioni turistiche, dopo Stati Uniti, Francia, Spagna, Cina. Moltissime nazioni offrono da tempo questo tipo di servizio, pur senza avere a disposizione la ricchezza artistica e naturale dell’Italia. Il costo preventivato è decisamente alto rispetto al progetto. Speriamo di non dover assistere ai soliti sprechi, oltre agli inevitabili ritardi.
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Di Matteo B. (del 06/10/2005 @ 12:48:03, in Internet, linkato 1490 volte)

Direttamente da Mytech un aggiornamento su Yahoo!, che è stata contagiata dall’iperattività di Google.
(…) Di oggi è la notizia dell'acquisizione di Upcoming.org, un sito di "social calendaring".
Sono gli utenti a inserire e condividere le date e i luoghi di eventi in aree geografiche specifiche (soprattutto, almeno per ora, negli Usa).
Il calendario personalizzato può essere anche inserito nel proprio sito/blog. Naturalmente, Upcoming.org usa i tag per classificare gli eventi.
Dopo Flickr e dopo l'iniziativa di Yahoo 360°, Yahoo estende la sua rete di iniziative di social network; contemporaneamente rafforza l'impegno nel local search e nell'offerta di contenuti Internet localizzati. Ambito nel quale anche Google e Msn sono lanciatissime. (…)

Il mondo dei motori di ricerca è quindi in continuo fermento, e marcia al ritmo di un’acquisizione al giorno o quasi. Yahoo! arricchisce la propria offerta di contenuti, ma sarà sufficiente a contrastare i ragazzacci di Mountain View?
Qui potete trovare l’acquisizione come è stata motivata nel blog di Yahoo!

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Di Jacopo Gonzales (del 06/10/2005 @ 16:39:43, in Internet, linkato 1515 volte)
L’informazione online deve essere gratuita. Probabilmente questo è un pensiero che non appartiene piu’ a molti navigatori internet, dal momento che sempre più persone pagano per i contenuti online, come dimostrato da uno studio condotto da Jupiter Research dal nome: "Paid Content and Services Forecast 2005-2010".

Questo studio ha evidenziato come 2/3 degli utenti internet adulti siano ancora restii a pagare il content per evitare la pubblicità online. Vero anche che circa il 31% dei soggetti che hanno preso parte al sondaggio, riferisce di aver pagato per alcuni tipi di contenuti online, con una percentuale di crescita del 5% rispetto allo scorso anno.

Secondo una previsione della Jupiter Research la spesa per il paid content raggiungerà la cifra di 3.8 miliardi di dollari quest’anno, per raggiungere quota 8.9 miliardi di dollari nel 2010.

Escludendo giochi e musica però il trend di crescita non e’ così incoraggiante dal momento che la spesa per content “generico” salirà dai 2.1 miliardi di dollari a 3 miliardi di dollari nel 2010.

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Di Max Da Via' (del 07/10/2005 @ 07:53:05, in Pubblicità, linkato 1996 volte)
In queste pagine qualche tempo fa abbiamo parlato della campagna di Toscani per Ra-re. La ditta di abbigliamento maschile aveva commissionato a Toscani una campagna pubblicitaria, che sin dalla sua prima uscita ha creato non poco scalpore alimentando un articolato dibattito sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico.
In seguito alle numerose proteste da parte dei cittadini è intervenuto il Comitato di controllo dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha bloccato l’affissione di nuovi manifesti, scatenando le ire di Oliviero Toscani. I cartelloni già esposti ai primi di settembre possono quindi restare, ma la Ra-re non ne potrà esporre di nuovi.
“L'ostentazione volgare e provocatoria di situazioni legate all'intimità sessuale – è stato scritto - porta la comunicazione a scadere in una inaccettabile lesione della sensibilità del pubblico”. (…)
“Lungi dal volere stimolare un serio e corretto approccio al tema della parità i messaggi mirano unicamente a colpire l'attenzione del pubblico ad ogni costo, turbandone la sensibilità attraverso rappresentazioni volgari tout court”.
In un’intervista rilasciata al Corriere Toscani esprime il suo punto di vista sulla faccenda: “Sa perché ce l'hanno con me? I clienti delle agenzie di pubblicità si lamentano: come mai Toscani fa una foto e ne parlano tutti e voi ci fate spendere miliardi? E poi le agenzie si vendicano con me”.

Non mi ritengo un amante della censura, e anzi sostengo la libertà di manifestazione artistica, purché non risulti offensiva o lesiva per gli altri. D’altro canto non apprezzo nemmeno la provocazione fine a se stessa o come “scorciatoia” per ottenere clamore e attenzione senza doversi spremere troppo le meningi nell’inventare qualcosa che colpisca per l’originalità o la fantasia.
In questi giorni oltre alla pubblicità Ra-re anche quella della Playstation ha fatto moto discutere. Ambedue a mio modo di vedere erano finalizzate, attraverso sentieri diversi, a dare “un pugno” nello stomaco a chi le vedeva, facendo leva una sul pudore e l’altra sul sentimento religioso.
Ma conviene a un’azienda committente sollevare clamore con questi mezzi? Sicuramente si ottiene un grande (e fugace) riscontro in termini di visibilità, ma con quale percezione? L’immagine ne guadagna? Secondo me no.
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