Immagine
  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 21/05/2014 @ 07:46:11, in Aziende, linkato 1498 volte)

Facebook sta lavorando per ampliare il suo servizio di video advertising che permette alle imprese di mostrare sul social spot simili a quelli televisivi: secondo quanto riporta in esclusiva Reuters, la novità riguarderà gli utenti del social network in Gran Bretagna, Brasile e altri cinque paesi. L’operazione rinnova l’interesse della compagnia verso lo sviluppo di nuove features per la promozione pubblicitaria che, secondo gli analisti, potrebbero essere in grado di aiutare la società a catturare un’ulteriore fetta di mercato dedicata al brand advertising.

Facebook ha iniziato a vendere questo tipo di annunci negli Usa a marzo di quest’anno solo per un ristretto gruppo di aziende, tra cui la società di assicurazione Progressive Corp e l’emittente televisiva NBC, un’unità della Comcast Corp. Il test ha avuto un riscontro positivo e sarà esteso anche in altri paesi, anche se la cautela nell’estensione dei video promozionali in auto-play è d’obbligo, considerato l’impatto sul pubblico e il giro d’affari.

Facebook, a partire dal prossimo mese, lavorerà con un gruppo limitato di inserzionisti in Francia, Germania , Brasile, Giappone, Canada, Australia e Gran Bretagna. Ogni annuncio dovrà superare un test di controllo di qualità in collaborazione con la società impegna in video analytics Ace Metrix. Da una dichiarazione di un portavoce Facebook a Reuters, la maggior parte degli spot non apparirà sui mercati internazionali fino a settembre, visto che la società sarà impegnata con la sezione marketing al fine di garantire gli standard di qualità richiesti da questo tipo di attività. Le aziende, i cui spot sono ritenuti accettabili, potrebbero però cominciare a vedere in onda su Facebook i video già nel mese di giugno, in tempo per i Mondiali di Calcio.

Le inserzioni pubblicitarie su Facebook sono cresciute dell’82%  fino a raggiungere i 2,27 miliardi dollari nel primo trimestre di quest’anno. Il prezzo che le aziende pagano per pubblicare un annuncio video su Facebook è determinato dalla dimensione del pubblico così come viene analizzato dalla società di misurazione Nielsen. I clienti possono scegliere orari specifici della giornata per i loro spot e possono indirizzare gli annunci a seconda dell’età e del sesso del proprio target di riferimento.

Gli annunci video online, che in genere portano ricavi più alti rispetto ad altre forme di annunci online, potrebbero aiutare Facebook a rafforzare le sue entrate sul fronte della pubblicità, soprattutto nei mercati internazionali dove il ricavo medio della società per utente è inferiore rispetto agli Stati Uniti e Canada.

Infatti circa l’84% dei 1,28 miliardi di utenti mensili di Facebook sono al di fuori degli Stati Uniti e del Canada, con 87 milioni di utenti mensili in Brasile e 34 milioni di utenti mensili nel Regno Unito. Gli utenti brasiliani che ogni giorno usano uno smartphone per connettersi a Facebook sono aumentati del 75% arrivando a 35 milioni.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 

Che il settore mobile sia diventato il chiodo fisso di Mark Zuckerberg è ormai chiarissimo. Gli assegni miliardari staccati dal Ceo di Facebook per acquistare prima Instagram e poi WhatsApp ne sono la prova più evidente. Come la recente trovata di costringere gli utenti Android a installare Messenger per poter utilizzare i messaggi di Facebook dal proprio smartphone. Immagini, fotoritocco, testo.

Zuckerberg vuole coprire ogni possibilità, senza lasciare spazio a eventuali competitor, in un mercato sempre più esasperato. E in questa sorta di monopolizzazione del settore mobile, c'è ancora un pezzetto del mosaico facebookiano fuori posto: quello dei messaggi che si autodistruggono. Chiariamolo subito: Zuckerberg ci aveva provato con Snapchat, la celebre App che di fatto ha lanciato la moda del messaggio «usa e getta». Ma Evan Spiegel, il ragazzino di Los Angeles che ha inventato Snapchat, rifiutò un assegno da tre miliardi di dollari, balzando agli onori delle cronache (non si sa se per follia o per coraggio...). Tutto ciò accadeva qualche mese fa. Ora Zuckerberg ci riprova, ma stavolta ha deciso di abbandonare la strada del corteggiamento a Snapchat per passare al piano B: attaccare Snapchat e magari sottrargli il mercato. Per farlo, Facebook avrebbe confezionato in casa una App concorrenziale a Snapchat.
A riferire l'indiscrezione è il Financial Times. Secondo il quotidiano finanziario l'App studiata dai programmatori di Palo Alto si chiama Slingshot (che in italiano significa "fionda"). Un'applicazione alla quale l'azienda di Zuckerberg starebbe lavorando da ormai qualche mese, e che potrebbe comparire nei vari store già in questo mese di maggio.
Non sarebbe casuale, infatti, la rimozione dagli store di due App di casa Facebook, ovvero "Poke" e "Facebook Camera", due applicazioni concorrenti a Snapchat e Instagram. Con la seconda già in mano, e con Slingshot in arrivo, Zuckerberg avrebbe deciso di rimuoverle per rinfrescare il pacchetto App.
Slingshot, secondo i primi rumors, dovrebbe permettere di inviare brevi messaggi, foto e video che scompaiono poco dopo essere stati visualizzati dal destinatario. Perché pare essere proprio questa la nuova esigenza dei chattatori da smartphone. E dopo che anche Yahoo! ha virato in questa direzione, con l'acquisto di Blink, Zuckerberg cala l'ennesimo asso. Se Slingshot farà tremare Snapchat, però, è tutto da vedere.

Via IlSole24Ore.com

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 19/05/2014 @ 07:23:59, in Internet, linkato 1696 volte)

La quasi totalità dei ventenni italiani utilizza quotidianamente internet e social network, ma meno della metà si preoccupa della sicurezza dei propri dati e delle informazioni condivise. Il 40%, secondo i dati della ricerca condotta dall’Università di Milano-Bicocca, non utilizza pin di protezione per smartphone e tablet, e non effettua log out per uscire dalle app. Il 20% non effettua una cancellazione sicura dei dati.

Questi comportamenti favoriscono gli hacker e i furti d’identità tramite le intromissioni nei dispositivi mobili connessi alla rete. Ai Millennials, però, interessa poco: sicurezza e nativi digitali non sembrano andare d’accordo, stando al campione di oltre mille studenti di venti università italiane utilizzati come campione per l’indagine.

Nello specifico, il 75% utilizza ogni giorno lo smartphone come strumento di navigazione internet, mentre l’85% lo sfrutta per la messaggistica istantanea, con Skype e WhatsApp tra i servizi più popolari. Solo il 25% degli intervistato usa il cellulare per giocare.

In generale, i giovani utenti hanno una percezione errata delle proprie abilità informatiche e dei pericoli in cui possono incappare navigando senza badare alla sicurezza: si sovrastimano nel primo caso, mentre nel secondo non temono furti d’identità e simili (61% dei casi). Insomma, serve un po’ di educazione alla tecnologia, teorica e comportamentale, anche per coloro che sono nati con l’hi-tech in mano.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 16/05/2014 @ 07:54:11, in Mobile, linkato 1638 volte)

Il mondo del turismo sta vivendo una seconda importante rivoluzione, dopo l’avvento del web e dell’organizzazione fai da te dei viaggi resa possibile da siti come Expedia o Booking.com. Stando a quanto rilevato da Business Insider è lo smartphone a rappresentare l’ulteriore cambiamento, dal momento che in viaggio di lavoro o di piacere ci si rivolge ai propri telefonini per indicazioni, consigli  e persino per fare  prenotazioni on-the -go.

In un recente rapporto, si evidenzia come l’ adozione a livello mondiale di smartphone, tablet e altri dispositivi sta modificando radicalmente il modo in cui si viaggia – prima, durante e dopo. I player del settore dei viaggi stanno per questo puntando molto sul cellulare come un componente fondamentale delle loro strategie di business e  stanno lavorando per rendere i loro prodotti e servizi più friendly verso il mondo della telefonia mobile. Quelli che non si adattano, dice BI, rischiano di diventare “reliquie” di un’epoca passata dominata dal desktop.

Ecco alcuni dei punti chiave del rapporto sul viaggio:

I dispositivi mobili sono compagni ideali per i viaggiatori permettendo loro di accedere a informazioni, servizi e  prenotazione durante il viaggio. Entro il 2015, gli smartphone rappresenteranno un quarto delle vendite di viaggi online negli Stati Uniti.
I tablet stanno configurandosi come importanti dispositivi per il completamento dell’acquisto online. Su di essi passa il 7% di tutte le prenotazioni di viaggi online a livello globale nel terzo trimestre del 2013.
Ci sono notevoli ostacoli da superare prima che il cellulare possa diventare un canale chiave per la ricerca e per gli acquisti legati ai viaggi: bisognerà superare un design non user friendly dei servizi online, aspetto che impedisce gli utenti di completare le operazioni sul cellulare, e la mancanza infrastrutturale di Wi-Fi e di copertura 4G.
Compagnie aeree, catene alberghiere e agenzie di viaggio online hanno bisogno di considerare tali nuovi scenari, come sta facendo Airbnb, ad esempio, che già si aspetta che la maggior parte del traffico arriverà da cellulare molto presto.
L’ ulteriore prossima frontiera sarà rappresentata da sistemi indossabili e  per automobili  che rappresentano le piattaforme del futuro. Tanto che ci si aspetta che nuove app collegate al mondo dei viaggi debutteranno a breve sui wearable device, che sono il grande boom del futuro.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 15/05/2014 @ 07:26:16, in Strategie, linkato 1142 volte)

Sponsorizzare le proprie attività artistiche, scientifiche, di beneficenza via internet è sempre più comune, anche in Italia. A dimostrazione di ciò c’è la diffusione delle piattaforme di crowdfunding, che nel nostro Paese sono ormai 54, di cui 41 attive e 13 in fase di lancio.

Questi numeri, se confrontati a quelli del web anglosassone, sono ancora piccola cosa, ma il fatto che il mercato del finanziamento popolare via web in Italia abbia raggiunto i 30 milioni di euro è senza dubbio un segnale che la tendenza si sta diffondendo anche nello Stivale e interessa realtà eterogenee.

La vera scommessa, a questo punto, è raccontare e pubblicizzare il fenomeno, così che più persone possano parteciparvi e più progetti possano trarne beneficio. Il sostegno dal basso online potrebbe essere sfruttato al meglio dagli atenei universitari, ad esempio, per progetti di studio e ricerca specifici, seguendo magari logiche social per raccogliere fondi. Il crowdfunding va poi diffuso anche al sud, dove sembra quasi sconosciuto. Un serbatoio che nel mondo raccoglie 5 miliardi di dollari di contribuiti spontanei non può essere ignorato: è una fonte virtuosa di finanziamenti per le idee della rete e non solo.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 14/05/2014 @ 07:28:15, in Aziende, linkato 1413 volte)

Amazon annuncia oggi che gli Amazon Coins sono ora disponibili anche per i clienti in Italia. Dopo l’annuncio dello “sbarco” della moneta virtuale sui dispositivi Android, riservata agli utenti di Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna, è di oggi l’annuncio che sarà possibile acquistare Amazon Coins nel nostro paese con uno sconto fino al 10%. Sarà possibile utilizzarle per acquistare applicazioni, giochi e un’ampia gamma di contenuti in-app dall’App-Shop Amazon su Amazon.it, Kindle Fire e dispositivi Android.

Per “festeggiare” il lancio di Amazon Coins, i possessori di un Kindle Fire registrato su un account Amazon.it alla data di lancio, riceveranno in omaggio, direttamente sul loro account Amazon, 500 Amazon Coins per un valore di 5 euro. “Oggi tutti i possessori di Kindle Fire e tutti i clienti di App-Shop Amazon che scaricheranno l’app gratuita del giorno con l’ultima versione Android di App-Shop, riceveranno Amazon Coins per un valore di 5 euro utilizzabili per l’acquisto di nuove applicazioni e giochi come Cut the Rope 2, Minecraft o QuizDuello.” ha spiegato Mike George, Vice President di App-Shop Amazon and Games. “Continueremo ad aumentare le possibilità di ricevere e utilizzare Amazon Coins su una gamma di contenuti e attività sempre più ampia”.

Le Amazon Coins possono essere utilizzate come opzione di pagamento aggiuntiva per gli acquisti nell’App-Shop Amazon e non sostituiscono i “tradizionali” metodi di pagamento nè le forme di guadagno per gli sviluppatori che utilizzano App-Shop Amazon: essi, si legge in una nota, continueranno a ricevere il 70% dei ricavi sulle vendite, anche in caso di acquisti effettuati con le Amazon Coins.

Al contrario dei bitcoin, moneta digitale crittografata che può essere acquistata con valuta tradizionale sul web ed essere usata per pagare beni di ogni tipo nelle strutture che l’accettano, le Amazon Coins sono regolatie dall’azienda di Seattle, non hanno un sistema di cambio in dollari o euro e non possono essere impiegati in altri esercizi commerciali ma solo all’interno del negozio digitale di Amazon.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 

Grazie a un accordo tra la piattaforma Vevo* e Mirriad technologies, i video musicali potranno ora ospitare product placement, da parte di inserzionisti, "a posteriori".

In estrema sintesi, l'idea è di prendere un video musicale esistente (possibilmente che faccia traffico) e - anche a distanza di tempo, piazzarci un bel product placement (ad esempio un bel posterone di prodotto sullo sfondo, mentre il cantante cammina per la città).

Il concetto è simile, per certi versi, a quello storico del placement nei videogames, concetto vecchio di anni.

Ma è un'idea che potrebbe avere delle implicazioni non banali.

Intanto, significa trasformare il video musicale in un "media" digitale - esattamente come un sito o un blog; dove cioè metto a disposizione uno spazio pubblicitario a favore degli inserzionisti. E così, mi immagino, su un qualche video famosissimo potrei vendere per un mese lo spazio a un'automobile, poi tirare giù il product placement e sostituirlo con quello di un soft drinks...

Ovviamente qui parliamo di coda lunga dei contenuti. La manipolazione ex post, su quei contenuti che non muoiono subito ma che permangono nel tempo in rete. Anzi, il fatto che certi content (io penso sempre a "Thriller", vedi mio post di un po' di tempo fa) più che dei pezzi di contenuto ospitati dentro un media sono in fondo diventati dei media essi stessi.

E anche la pianificazione ex post e non ex ante. In Advertising cerco di indovinare chi vedrà il mio programma e se il target coincide con il mio, ci piazzo la mia pubblicità.

Qui invece posso, come inserzionista, analizzare chi abitualmente guarda proprio quel video, quel contenuto (e non quel canale) e decidere che mi interessa piazzare il mio prodotto dentro il videoclip "Mission Impossible (Piano/Cello/Violin)" ma non dentro "Elektronik Supersonik" o viceversa, basandomi su dei dati fattuali e non predittivi.

Tenendo conto che una faccenda è avere i break pubblicitari all'inizio, un'altra è avere il placement dentro il video, inevitabile e non skippabile.

In realtà, nel caso specifico, le case discografiche e gli artisti avranno diritto di parola, esprimendo il proprio parere sull'adeguatezza o meno dell'inserimento di un certo brand nel proprio video.

Ed infine, ecco il primo video modificato a posteriori - con l'inserimento di un poster Levi's che nel filmato non c'era...

di Roberto Venturini

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 09/05/2014 @ 07:24:50, in Tecnologie, linkato 1346 volte)

Surfing the web: questa è la promessa che ha fatto vincere a Vurb la competizione TechCrunch Disrupt New York. Tra le 26 startup che si sono date battaglia ne sono state individuate 6 papabili: Boomerang Commerce, ISI Technology, Mimi, Mink, ShowKit e Vurb ed è proprio quest'ultima che ha convinto la giuria composta da personaggi di spicco dell'industria digitale e del mondo del finanziamento, tra questi Roelof Botha (Sequoia Capital), Marissa Mayer (Yahoo!) e Fred Wilson (Union Square Ventures). Il palco newyorkese è talmente prestigioso che il premio di 50mila dollari (35mila euro circa) passa in secondo piano rispetto all'essersi qualificati al primo posto.

Cosa fa Vurb
Si tratta di un motore di ricerca "decisionale" web e mobile. In un'unica pagina, cercando ad esempio un film, si otterranno i nomi delle sale cinematografiche in cui viene proiettato, le recensioni, spoiler e anticipazioni multimediali (per il momento su Netflix). Oltre a ciò sarà possibile acquistare i biglietti online e, per concludere la serata, si potrà scegliere un ristornate limitrofo in cui mangiare le specialità desiderate. Informazioni che potranno essere condivise sulle reti sociali classiche.

Perché ha vinto
L'obiettivo di Vurb è sfruttare i legami tra le informazioni fruibili e presentarle in un'unica pagina, cosa comoda per chi naviga da postazione fissa e quasi imprescindibile per chi fa uso di dispositivi mobili. Il modello su cui si basa tende a ridisegnare la ricerca, eliminando i link a cui siamo abituati e restituendo immagini o "mattonelle" più pratiche per chi naviga da mobile e più simili a quanto offre l'interfaccia grafica dei più comuni sistemi operativi.
L'idea non è riuscita a convincere la giuria all'unisono: Fred Wilson si è mostrato reticente ma i suoi dubbi sono stati controbilanciati da Michael Arrington il quale, oltre ad essere uno dei fondatori di TechCrunch, ha anche finanziato Vurb.

Via IlSole24Ore.com

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 08/05/2014 @ 07:33:00, in Aziende, linkato 1115 volte)

Rinascere ancora una volta, come già fatto in passato: dopo aver ceduto i cellulari e gli smartphone a Microsoft, Nokia ora prova a farsi strada (è il caso di dirlo) nel settore delle cosiddette "auto intelligenti". La sua divisione che si occupa di investimenti, Nokia Growth Partners, ha annunciato la creazione di un fondo da 100 milioni di dollari proprio per contribuire allo sviluppo di tecnologia legata all'automotive: un settore scelto non a caso, visto che tra i gioielli della corona rimasti nel forziere ci sono le mappe di HERE.

Liberatasi di quello che era diventato a tutti gli effetti un business ingombrante, schiacciato dalla concorrenza senza esclusione di colpi di nuovi giganti del settore come Apple e Samsung, Nokia è libera di tentare nuove avventure: la relativa salute di cui gode il suo sistema di mappe deve aver convinto il management che si trattasse di un argomento interessante da esplorare, e la scelta di investire in iniziative legate alla "connected car" è un chiaro tentativo di sviluppare un nuovo ramo di business parallelo all'attuale.

L'idea che dopo i cellulari, le automobili possano diventare intelligenti non è d'altronde campata in aria: sono anni che i grandi marchi del settore propongono sistemi di bordo sempre più sofisticati, capaci di leggere i segnali, parcheggiare l'auto, avvisare in caso di cali di attenzione o colpi di sonno. Poi c'è anche Google che sta sperimentando automobili in grado di guidarsi da sole, e ancora Google e pure Apple stanno lavorando alla creazione di sistemi di intrattenimento di bordo basati su Android e iOS. Nokia ha già in casa un'enorme mole di informazioni ottenuta tramite le mappe HERE, ha la competenza per valutare e collaborare allo sviluppo di hardware e software: dunque, perché non provarci?

"I veicoli diverranno la prossima piattaforma ad alto tasso tecnologico, analogamente a quanto successo ai telefoni e ai tablet" ha spiegato Paul Asel, uno dei dirigenti di Nokia Growth Partners. Ora la consociata di Espoo inizierà a distribuire assegni da 5 a 15 milioni di dollari ciascuno, per aiutare aziende che hanno già sviluppato soluzioni interessanti ad espandere il proprio giro d'affari e garantire un adeguato ritorno dell'investimento al finanziatore. Nel prossimo futuro, in ogni caso, potrebbe capitare di acquistare un'automobile con a bordo un sistema di infotainment marchiato Nokia.

Via Punto Informatico

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 07/05/2014 @ 07:41:57, in Mercati, linkato 1214 volte)

L’utilizzo di strumenti di comunicazione a distanza nella fornitura di servizi medici sta diventando sempre più diffuso con il mercato del c.d. eHealth, e in particolare della telemedicina, che promette un fatturato a livello mondiale di oltre 60 miliardi di euro, ma che nasconde problematiche di carattere legale che potrebbero rallentare la sua crescita.
Le linee di indirizzo nazionali recentemente approvate dalla Conferenza Stato-Regioni in materia di telemedicina sono un passo in avanti verso l’introduzione della telemedicina in Italia che è già molto diffusa in altri Paesi europei come la Danimarca, la Svezia, la Norvegia ma anche la Gran Bretagna e la Spagna.

ehealthLa telemedicina si caratterizza per la fornitura di servizi medici tramite mezzi di comunicazione a distanza. E si distingue in tre sottocategorie quali la televisita che prevede una comunicazione a distanza tra medico e  paziente, la teleassistenza che è invece un sistema di assistenza a distanza per esempio a beneficio di persone anziane o che stanno seguendo un processo di riabilitazione e il teleconsulto che prevede un confronto a distanza tra medici ad esempio tra un medico generalista ed uno specialista durante il trattamento di un paziente quando in una situazione di emergenza lo specialista non può raggiungere il paziente.

Le linee di indirizzo identificano i criteri di accreditamento da parte delle strutture sanitarie per l’erogazione di prestazioni in telemedicina e soprattutto per il loro rimborso da parte del servizio sanitario nazionale fornendo delle indicazioni – che dovranno essere testate nella loro implementazione pratica – circa la valorizzazione dei servizi in telemedicina che forniscano un valore aggiunto rispetto ai servizi tradizionali.

Ma le formalità burocratiche da adattare ai fini del riconoscimento di servizi forniti a distanza non rappresenta l’unico ostacolo normativo alla crescita della telemedicina. Infatti i sistemi di telemedicina non solo comportano la possibilità per il paziente (un altro medico/paramedico) di effettuare delle comunicazioni vocali con il proprio dottore, ma anche di trasmettere dati relativi alle rilevazioni che il paziente effettua a distanza tramite strumenti di autoanalisi al fine di consentire al medico di prescrivere il trattamento da eseguire. Ciò comporta quindi la raccolta a distanza di dati sensibili relativi ai pazienti che sono poi conservati in una banca dati in cloud a cui il medico può accedere in remoto.

Tale raccolta e trattamento di dati personali quindi pone problematiche legali rilevanti con riferimento, tra gli altri, ai soggetti che operano come titolari del trattamento dei dati raccolti che a giudizio del Garante dovranno essere gli ospedali in cui il paziente è in cura piuttosto che gli sponsor del progetto,
alle misure di sicurezza da adottare per proteggere dall’accesso ai dati raccolti nella banca dati sulle quale il Garante si è pronunciato con riferimento al c.d. fascicolo sanitario elettronico e il dossier sanitario elettronico,
alle finalità per i quali i dati raccolti possono essere utilizzati che dovranno essere accettate espressamente dal paziente per iscritto e non potranno essere meramente generiche e
alle misure da adottare in caso di trasferimento dei dati raccolti al di fuori dello Spazio economico europeo per esempio nel caso di utilizzo di server cloud situati negli Stati Uniti o in India che richiedono, tra gli altri, o l’espresso consenso al trasferimento da parte del paziente, o l’adozione delle c.d. clausole contrattuali standard o nel caso di trasferimento a società americane l’adesione delle stesse al c.d. programma Safe Harbor.
Ehealth2Le limitazioni sopra indicate possono essere evitate in caso di trattamento di dati anonimi, ma come ha di recente chiarito il c.d. Article 29 Working Party che è un organo consultivo della Commissione europea in materia di privacy, i requisiti da soddisfare ai fini della qualificazione dei dati come “anonimi” sono molto stringenti. Quindi non solo la mera sostituzione del nome della persona a cui i dati si riferiscono con uno pseudonimo non basterebbe se qualcuno ha accesso all’elenco dei nomi che collega l’individuo al suo pseudonimo, ma ogni modalità di anonimizzazione che rende l’individuo a cui i dati si riferiscono identificabile tramite gli strumenti “che possono essere ragionevolmente utilizzati” anche indirettamente non potrebbero bastare.

E la rilevanza di quanto indicato in precedenza è stata confermata dai Garanti europei che di recente hanno deciso di avviare un’indagine circa le applicazioni mediche scaricabili su smartphone  e tablet per verificare la loro conformità alla normativa applicabile in materia di trattamento dei dati personali.

Infine, la telemedicina crea rilevanti problemi anche in materia di responsabilità da prodotto che ai sensi della normativa dettata dal Codice del Consumo è c.d. “oggettiva”. Ciò vuole dire che in caso di danno, il consumatore non dovrà provare la colpa del produttore, ma unicamente la presenza del difetto al fine di poter richiedere il risarcimento dei danni subiti. Con riferimento alla telemedicina se il dispositivo tramite il quale i dati raccolti dal paziente e poi comunicati al medico è difettoso e quale conseguenza di ciò il medico fornisce una diagnosi errata, il produttore del dispositivo potrebbe essere tenuto al risarcimento dei danni subiti dal paziente con l’ulteriore punto interrogativo derivante dal fatto che la comunicazione dei dati errati potrebbe nella particolare circostanza dipendere dal difetti del sistema di comunicazione utilizzato.

Questo argomento è di enorme attualità al momento e le questioni sopra indicate saranno da me affrontate in una presentazione che si terrà oggi 7 maggio ad un workshop in materia di telemedicina organizzato dall’ETSI, l’European Technical Standard Institute.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Ci sono 6998 persone collegate

< ottobre 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
15
16
17
18
19
20
21
23
24
25
26
28
29
30
31
 
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Advertising (108)
Aziende (142)
Blog (11)
Brand (38)
Comarketing (2)
Comunicazione (9)
dBlog (1)
Digitale (34)
eCommerce (42)
Grande Distribuzione (7)
Internet (546)
Marketing (294)
Marketing Ambientale (3)
Marketing non convenzionale (62)
Media (102)
Mercati (84)
Mobile (210)
Permission Marketing (1)
Prodotti (95)
Pubblicità (32)
Pubblicità (88)
Retail (12)
Segnalazioni (45)
Social Networks (362)
Startup (1)
Strategie (59)
Tecnologie (75)
Trade Marketing (1)
Viral Marketing (40)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020
Settembre 2020
Ottobre 2020

Gli interventi più cliccati

Titolo
Automobili (2)
Bianco e nero (1)
Comarketing (1)
Home (4)
Internet (4)
Prodotti (5)
Pubblicità (5)

Le fotografie più cliccate


Titolo

< /p>


Subscribe to my feed


Google
Reader or Homepage

Add to netvibes



Creative Commons License




28/10/2020 @ 12:44:32
script eseguito in 551 ms